CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
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91 a.C.: La guerra dei Marsi

La guerra dei Marsi.
(Immagine dahttps://www.youtube.com/watch?v=xb5q2_jhfA8)
Chi è Poppedio Silone, il grande comandante marso che ha guidato per tre anni le forze italiche contro ROMA?
Ebbene Poppedio Silone è il genio propugnatore della terribile lotta, prode condottiero dei Marsi. La sua famiglia, amata e rispettata dai Marsi per l’esercizio di alte cariche, ebbe stabile sede in Marruvio e possiede nella zona ville di soggiorno. Nei dintorni si rinvengono iscrizioni celebrative, tra le contrade “Le Rosce” (Ortona S. Sebastiano) e Castelrotto (Pescina Venere). Educato fin dai primi anni allo studio dell’eloquenza e alle armi, perfezionatosi, secondo l’uso dei tempi, nello studio della lingua greca in Atene, allievo di valenti maestri, stringe amicizia con i più nobili giovani romani, eredi della facoltosa aristrocrazia e del censo, con lui dimoranti a scopo educativo. Tornato in patria, attese al “cursus honorum” e, in tale carriera, raggiunge le più alte cariche da farlo ben considerare “Princeps Marsorum”. Poppedio Silone fu uomo di grande coraggio e amatissimo della libertà e prosperità della patria, entusiasta e ardente, di pronta intelligenza, di carattere energico, rapido nelle prendere decisioni. Dietro l’esempio degli avi, sentiva una fervida brama di gloria e un forte desiderio che lo stimolava, irresistibilmente, a imitare le virtù degli eroi e a tentare di uguagliarne le gesta.
Convinto assertore di sani e onesti principi morali, si mantiene lontano dal lusso e dall’intemperanza; fu solo attratto dalla patria, alla quale dedica con onore l’intera vita, sostenendone con le proprie forze le libere aspirazioni. Di agile e robusta costituzione, si esercita sui monti e tra i boschi della Marsica in lunghe cacce, nel disprezzo d’ogni rischio e pericolo.
Sotto il comando di Caio Mario e di altri consoli, aveva combattuto coraggiosamente, guidando i Marsi nelle battaglie africane. Pur in Asia e in Europa si era segnalato per meriti distinti. Alla morte di Druso, messe da parte le discussioni e i risentimenti, i capi della lega, sotto la sua guida, stabiliscono di porre in campo un consistente esercito. Poppedio Marso fu l’animatore del movimento nazionale; dopo aver dato lo statuto fondamentale alla lega, dettò il piano militare.
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91 a.C.: Le varie popolazioni italiche si riuniscono per decidere il da farsi. Ora non si trattava più di strappare a Roma la cittadinanza, ma di ottenere la supremazia sull’Italia in vista della formazione di una Confederazione che avesse la capitale nel centro della penisola. Nell’assemblea viene decisa la nascita della Lega Italica che riunisce le varie popolazioni della penisola. I Sanniti, i più potenti “soci” della Lega, sacrificano ad una patria comune ogni ambizione.

Resti dell’antica Corfinium.
(Immagine da https://www.sitiarcheologiciditalia.it/corfinium/)
Durante l’assemblea viene decisa la nuova capitale della lega che sarà Corfinium, il cui nome per accordo di tutti viene mutato in Italia. Essa deve diventare secondo l’ideale iniziale della lega la città da opporre a Roma.
– Tale sede di governo repubblicano merita un breve “excursus”. Il termine Italia è d’origine osca, deriva dalla voce “Viteliu’, corruzione dal greco italiota parlato dai coloni nel Brutium, ove subisce evidente alterazione con la caduta della consonante “v” che ne muta il senso. Presso gli antichi scrittori si formano opinioni disparate, circa l’origine di tale nome; secondo Aristotele sarebbe addirittura derivato da quello del principe enotrio Italo, che avrebbe dominato l’estremo sud della nostra penisola (Politica, I, VII, c. 10). Altri, da Timeo a Varrone, pongono in connessione Italia con il latino “Vitulus”; ma, secondo una moderna interpretazione, il termine non avrebbe l’accezione di terra dei vitelli, ma significherebbe già da allora terra degli Itali, con preciso riferimento a gente che aveva per simbolo totemico un vitello dal volto umano, particolarmente onorato presso i Sabini. Tale ipotesi è soprattutto confortata da medaglie coniate nel corso della vicenda definita “Guerra Sociale”, anche se accanto all’epigrafe osca, retrograda di contorno, si trova a volte una porca o il toro sannita che minaccia una lupa capitolina. Yitelia, Vitalia o anche Viteliud, riassumibili alla latina con il toponimo conclusivo ITALIA, si trova pure presso Strabone. Comunque sia, il nome designa fin dal IV sec. a.C. la regione compresa tra lo stretto di Messina e Metaponto
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91 a.C.: Gli Italici si organizzano in stato arrivando a battere moneta, che porta come scritta “Italia” per identificare i popoli della lega Italica.

Immagine delle monete della Lega Italica da fonte Wikipedia
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91 a.C.: Le popolazioni italiche organizzano un esercito di 100.000 uomini suddiviso in legioni secondo l’ordinamento romano.
– In esso troviamo un raggruppamento militare posto a Nord nel Piceno e negli Abruzzi sotto il comando del marso Quinto Poppedio Silone.
– Un altro raggruppamento militare, sotto il comando del sannita Gaio Papio Mutilo, si stanzia a sud, in Campania e nel Sannio
– Secondo il piano previsto dagli Italici, bisognava avanzare in modo contemporaneo nel Lazio sia da sud che da nord.
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91 a.C.: I Romani organizzano a loro volta un esercito di 100.000 legionari divisi in due blocchi uno stanziato a nord sotto il comando di Publio Rutilio Lupo e l’altro esposto a sud sotto il comando di Lucio Giulio Cesare
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91 a.C.: INIZIO DELLE OSTILITA’ TRA ITALICI E ROMANI
I congiurati riuscendo appena a contenere il furore dei loro compatriotti, ai quali sono uniti da solenni giuramenti, non attendono che il momento adatto per correre al segnale d’appello. In quell’epoca il materiale necessario per far fronte a una campagna di guerra viene direttamente fornito dai compatriotti; quasi tutti gli uomini liberi possiedono uno scudo, una spada e alcuni giavellotti. D’altra parte le città alleate sono obbligate ad equipaggiare i loro contingenti ed sono tenute ad avere magazzini militari nelle città fortificate sotto la protezione di guarnigioni permanenti composte da militari.
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91 a.C.: Il potere del nuovo stato italico viene affidato a un Senato composto da 500 membri scelti tra i più attivi congiurati, senza riguardo a ricchezze e alla loro importanza, ma solo in funzione della capacità attiva. L’unico fine era scuotere il giogo e assicurare alla comunità una esistenza libera in cui si ritrovassero i valori fondamentali perduti. Tutte le città alleate, fatte proprie queste promesse, formano una lega nella quale ognuno trova l’accordo di opporsi fino al sacrificio di se stessi al prepotente avversario, visto come oppressore e ostacolo al nascere di una Patria. Questa pur tardando a venire era attesa e sospirata.
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91 a.C.: I Marsi per primi aderiscono con estremo slancio e sono di questa i più tenaci assertori . A loro come detto i uniscono Peligni, Vestini, Marrucini, Frentani: tutti coraggiosi e agguerriti, sebbene male equipaggiati e non sempre in grado di tenere testa alle legioni formanti “testuggini”, in un vero combattimento sostenuto in campo aperto. All’inizio è guerra di appostamento, di sortita… A questo nucleo di temerari si uniscono subito, a nord, i vicini Piceni; a mezzogiorno i Sanniti, quindi gli Aprutini e i Lucani, di comune origine e di uguali costumi, fino ad arrivare ad Etruschi e Umbri che chiudono il cerchio.
Gli ultimi che si aggiungono sono i Venusini e Irpini a serrare in una morsa il territorio stesso del Lazio inferiore ove Roma si sente ora oppressa e circondata. In una parola, l’Italia si trova per la prima volta compatta e desiderosa di governarsi con leggi uguali per tutti e conformi a giustizia.
Al livello di potere si costituisce pure un Senato composto dai rappresentanti designati da ogni città e si eleggono due consoli a imitazione dell’ingrata Roma che, come attesta Ovidio, “timuit socia manus”: Q. Poppedio Silone Marso e C. Mutilo Sannita.
Per la prima volta risuona il nome di Italia. La lega fu chiamata dagli alleati SOCIALE, ma più comunemente fu definita MARSICA per l’evidente maggior apporto dei promotori di essa.
Strabone, trattando del “bellum marsicum”, dice che durò oltre due anni, e precisamente dal 91 all’89 a.C., date memorabili da imprimere nella nostra coscienza.
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90 a.C.: Tra gli Italici e i Romani ci sono scontri importanti.
– La richiesta degli Italici a Roma è sempre la stessa ovvero la cittadinanza romana estesa a loro.
– L’area di Carsioli si rivela tra le più combattute fra gli Italici comandati da Silone e i Romani. Carsioli si schiera apertamente con ROMA, ciò determina la reazione degli Italici che con grande rabbia prendono e distruggono la città.
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11 giugno 90 a.C.: I Marsi uccidono durante un assalto ai Romani sul fiume Turabi, il console Rutilio Lupo insieme a 8000 militari di ROMA. I cadaveri dei poveri soldati vengono fatti trasportare dal fiume.
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90 a.C.: A Roma si fa strada l’idea di fare concessioni agli Italici per evitare ulteriori bagni di sangue. Così accade che il console Lucio Giulio Cesare promulghi la Lex Iulia, con cui si concede lo “ius migranti”.
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90 a.C.: Tra gli Italici serpeggia la voglia di far finire questa guerra che sta costando tanto sangue. Si creano così due fazioni coloro che vogliono deporre le armi e decidere di divenire cittadino romano, e altri che preferiscono combattere Roma e sconfiggerla. Per ora la guerra continua…
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89 a.C.: Promulgazione della Legge romana Plautia Papiria.
– Si riconosce la cittadinanza romana a tutti gli Italici a sud del Po che non sierano ribellati a Roma, e a coloro che avrebbero deposto le armi entro 60 giorni la cittadinanza romana.
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89 a.C.: Con questa legge il processo di divisione nella Lega Italica si accentua e si hanno le prime defezioni in favore dell’accettazione della cittadinanza romana. I primi ad accettare sono Etruschi e Umbri.
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89 a.C.: I Piceni accettano il piano romano ed escono dalla Lega Italica.
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89 a.C.: Marsi, Sanniti e Lucani proseguono la guerra, mantenendo fede al patto iniziale con l’intento di ottenere, fino in fondo, maggiori rivendicazioni dai Romani. A comando dell’armata italica rimane il condottiero marso Poppedio Silone che rinnova con fierezza il giuramento, anzi rinvigorito dal tradimento, sostiene, a spada tratta, la causa comune con accanimento sino a morirne.
Sanniti e Marsi non accettano di deporre le armi e incrementano le azioni contro i Romani sempre sotto il comando Quinto Poppedio Silone.
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89 a.C: L’esercito romano combatte il rimanente della Lega Italica che ha rifiutato le proposte romane.
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89 a.C.: I romani riprendono il controllo di molte città campane.
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89 a.C. L’esercito italico sotto il comando di Quinto Poppedio Silone viene sconfitto da Gaio Mario comandante romano nelle battaglie di Alba Fucens e Val Comino.
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89 a.C.: L’esercito di Quinto Poppedio Silone, si prende una grossa rivincita sui romani, sconfiggendoli nella battaglia del Lago Fucino dove rimane ucciso il comandante romano Lucio Porcio Catone.
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89 a.C.: Il comandante romano Silla si vendica degli Italici, assediando e penetrando la capitale Corfinium e sconfiggendo gli Italici nella decisiva battaglia di Boviano, dove viene ferito il comandante marso Poppedio Silone che muore poco dopo per le ferite riportate
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88 a.C.: I Romani sconfiggono le ultime resistenze italiche.
– Gli Italici pur uscendo sconfitti dai Romani, ne escono vittoriosi avendo ottenuto la cittadinanza romana.
– L’Italia peninsulare diventa territorio romano, procendendo così a un riordino organizzativo, che permette a Roma di governare i nuovi territori.
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