CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
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88 ac – 49 dc: Con la fine della Guerra Sociale la situazione politica si tranquillizza e per la Marsica si apre un nuovo capitolo fatto di sviluppo economico e pace sociale.
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88 ac – 49 dc: Il periodo delle municipalizzazioni
la Marsica diviene territorio della gens Sergia e suddivisa in tre principali municipi ovvero Marruvium, Anxa (Angizia) e Antinum, tutti comunque secondari rispetto al centro politico del luogo ovvero Alba Fucens.
Successivamente il territorio marso viene inserito nella quarta regione augustea Sabina et Samnium.
In generale dopo la guerra sociale e ora con la cittadinanza romana si assiste ad un enorme sconvolgimento sociale. Di questo sconvolgimento sociale sappiamo che sono stati i Marsi a provocarlo e poi a guidarlo sia nell’azione militare che nella rivendicazione politica.
Con la sconfitta sostanziale di Roma gli Italici ottengono la tanto agognata cittadinanza portando a tutte le popolazioni benessere e stabilità politica, in quanto ci s’integrava finalmente nel mondo romano. Con la concessione della cittadinanza vengono meno per gli Italici gli ultimi scampi di autonomia, anche culturale, ma si acquista una migliore strutturazione sociale.
Osservando ora che quando una cosa la si vuole e la si conquista, poi la si apprezza di più, vediamo che questo è quanto successo agli Italici, che tanto era la volontà di arrivare a quel risultato, pur a caro prezzo, più ora tale vittoria è apprezzata. In un paio di generazioni si perderanno del tutto le lingue locali, che verranno soppiantate dalla ben più forte lingua latina, che farà da collante a tutti questi popoli.
Ma non finisce qui in quanto l’acquisizione della cittadinanza segna per le popolazioni italiche un notevole salto di qualità anche nelle forme d’insediamento e di riflesso nell’ organizzazione sociale.
In zone che non avevano conosciuto fino ad ora una vera e propria urbanizzazione, in quanto caratterizzate da insediamenti rurali (abitazioni sparse, piccoli oppida di antica costituzione, villaggi o vici di nascita recente), si apre ora una nuova fase architettonica in quanto a dominare ora è il modello urbano romano, con la creazione di municipia da cui vengono fatti dipendere tutti gli agreggati minori.
In questo grandioso fenomeno di urbanizzazione sono scelti pochi centri preesistenti perchè divengano sede di municipi e quindi punto di riferimento amministrativo. Per tale obbiettivo queste città vengono dotate di tutti gli elementi essenziali di una vera città dell’epoca: quindi foro, templi cittadini, curia per il senato locale, teatro per le assemblee popolari e per gli spettacoli, cinte murarie ecc.
In molti casi ciò significa un nuovo impianto urbanistico, sul modello delle colonie.
Sicuramente tra i Marsi il fenomeno è molto accentuato e questo nonostante la vicinanza ad un modello urbano come Alba Fucens. Il territorio marso nel suo complesso fino a questo momento è rimasto sostanzialmente ad uno stadio organizzativo preurbano e la costituzione dei municipi porta ad una rifondazione radicale di alcuni centri.
Per ricostruire l’assetto municipale della zona c’è la testimonianza di Plinio. Apparentemente Plinio nomina ben cinque municipi: Marsorum Anaxatini, Atinates Fucentes, Lucenses Marruvini.
Ancora una volta è soprattutto la documentazione epigrafica che ci permette di fare chiarezza su numerosi temi ancora misteriosi che riguardano i Marsi. Per esempio veniamo a sapere dalle iscrizioni ritrovate ad Antrosano che il nome giusto è Anxatini anzichè Anaxatini. La stessa cosa la vediamo con un’altra iscrizione trovata da Civita d’Antino dove il nome giusto degli abitanti è Antinates invece di Atinates.
Resta però la difficoltà di riconoscere sul terreno indizi significativi di ben cinque centri urbani; anche sul piano epigrafico sono documentate strutture municipali solo per tre città: Marruvium, Antinum e Lucus Angitiae.
Una postilla su Lucus Angitiae, il luogo in questione sappiamo essere il centro cultuale più importante per i Marsi, ma nel tempo si è sviluppato un villaggio nell’area cultuale. Ebbene questo villaggio si chiama Anxa e da qui i suoi abitanti Anxantini. Per riuscire a capire che Anxa era Angitia c’è voluto molto tempo, in quanto la zona dei templi pur rimanendo nello stesso sito si trova in posizione più defilata e riparata rispetto al centro abitato.
Poi in epoca romana-repubblicana Anxa si ingrandisce diventando una piccola cittadina che cresce d’importanza anche grazie alla scelta romana di elevarla a municipio, vista l’importanza religiosa che riveste al livello locale e interregionale. Così vediamo che la definizione della cittadina diventa Anxa-Angitia e poi con il tempo semplicemente Angitia.
Sul piano amministrativo è di nuovo dalla documentazione epigrafica che si deve ricorrere per stabilire la ripartizione del territorio tra i vari municipi. Decisiva è soprattutto la testimonianza dell’ara funeraria di Herrenius Purlidianus, che attesta la pertinenza della Vallelonga (e quindi molto probabilmente anche del vicus Supinas) al municipio di Marruvium.
Non solo ma la documentazione epigrafica ci da la certezza del permanere di vici con proprie strutture amministrative e una limitata autonomia all’interno del nuova struttura municipale.
A magistrati di un ignoto vicus sembrano da riportare le costruzioni pubbliche attestate da un’iscrizione di Cerchio databile al I sec a.C. All’incirca intorno al 50 a.C. si può datare un’iscrizione trovata in località “La Restina” presso Venere, che ricorda la costruzione di gradus, forse relativi alle installazioni di un porto lacustre, d(e) v(ici) s(ententia) o d(e) v(ici) s(citu).
Ora data la provenienza, l’iscrizione non può riferirsi alle gradinate del teatro o dell’anfiteatro di Marruvium (quest’ultimo costruito non prima dell’età augustea), come proponeva l’archeologo La Regina.
Negli stessi anni a Lecce nei Marsi due personaggi ancora privi di cognomen, forse magistrati vicani, pongono in un luogo pubblico una mensa ponderaria. Ancora sotto Tiberio troviamo a Lecce nei Marsi una dedica onoraria posta dai vicales Annini, cioè dalla comunità degli abitanti di quel vicus Annius presente anche da un’iscrizione probabilmente anteriore alla Guerra Sociale. Al I sec. d.C. è fatta risalire l’iscrizione rinvenuta a Trasacco e Luco, che attesta un legatus vici Fistaniensis.
Quasi sicuramente a comunità vicane va ricondotta la dedica posta nel centro municipale verso la fine del II sec d.C. o agli inizi del III, dalle comunità dei Caelani, Agellani, Urvi(nates?) e Aprusc(ulani?).
Dinotevole interesse è anche un cippo ritrovato in località San Manno, presso Ortucchio, che prima di essere riutilizzato (nel II o III sec.d.C.) come cippo funerario di una liberta, sembra aver segnato, nel I sec. d.C.il confine tra il territorio di due vici compresi nel territorio del municipiodi Marruvium.
Dal testo (Fines….)/ Marso(rum) et Cluari(atium?), ovvero Cluari(ensium), sembra possibile ricostruire l’esistenza di un confine tra il territorio di una comunità il cui nome è andato del tutto perduto, ma che doveva essere omonima di altre comunità centro-italiche, dal momento chesiè sentito il bisogno di corredare il suo nome con la precisazione Marsi e il territorio di una comunità il cui nome sembra correlabile come Cluari(ates) o Cluari(enses).
Sicuramente in questa ricotruzione vi è molto di ipotetico, ma che il cippo segnasse originariamente il confine tra due comunità minori non altrimenti note mi sembra molto probabile.
Il suo successivo reimpiego porterebbe a pensare a un venir meno delle strutture istituzionalizzate delle comunità vicane nel corso del II secolo, ma la loro vitalità, forse sotto altre forme, quali potrebbero essere quelle dei collegia, sembra confermata dalla già ricordata dedica marruvina, di Caelani, Agellani e altre comunità vicane.
Tornando ai municipia, gli interventi urbanistici volti a strutturare le nuove realtà urbane hanno lasciato traccia nella documentazione epigrafica.
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88 ac – 49 dc:
– Marruvium

Marruvium nel I secolo d.C.
(Lapide appartenente alla collezione Torlonia presente nel museo di Celano)
A Marruvium troviamo sia donazioni di tipo evergetico da parte di membri dell’elite, come l’horologium fatto installare de sua pecunia da una coppia di IIIIviri del I sec. a.C. sia opere pubbliche decise e finanziate dalla comunità, come la via post Capitolium, fatta lastricare ex d(ecurionum)d(ecreto) da un’altra coppia di quattuoviri pochi decennio dopo.
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– Antinum
Di Antinum sappiamo con certezza dell’importanza della città per i Romani e prima ancora per i Marsi, e ciò è confermato dall’elevazione della città a Municipio in questa fase. Tuttavia pur non avendo informazioni dirette sui cambiamenti urbanistici di Antinum in questa fase, per logica dobbiamo pensare che questi vi siano stati, poichè tutti gli altri municipi marsi registrano nel I sec a.C., ma soprattutto in età augustea l’edificazione di nuove strutture pubbliche. Quindi sicuramente anche Antinum è interessata da questa politica edilizia.
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– Angitia
La città subisce un profondo rinnovamento urbano con la creazione di nuovi edifici, come il nuovo edificio del “Tesoro” costruito su roccia su una parte alta, con imponenti costruzioni in opera cementizia, a due celle in opera reticolata rivestite di intonaco colorato e pavimenti in mosaico, con pronao ornato da pilastri laterali, colonne e due scalinate laterali.
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60 a.C. – 50 a.C: I Marsi divenuti ormai cittadini romani, servono stabilmente Roma anche nell’esercito, in cambio di questo e altri servizi chiedono a Roma d’intervenire per risolvere il loro più grave problema, il Lago Fucino.
– Il Lago Fucino è il terzo lago italiano per grandezza e il più grande del Centro Italia. La caratteristica peggiore di questo bacino è il fatto di non avere emissari. Questo comporta spesso grandi inondazioni locali con grandi disagi per le popolazioni che vi vivono, ovvero i Marsi. I Marsi pur avendo per conto loro sviluppato grandi arti come l’arte della guerra, l’arte della medicina, l’arte agricola, non hanno grandi forze e competenze tecniche per risolvere il problema del Fucino. Per cui si rivolgono ai Romani giudicati da tutti, più istruiti e progrediti.
– In questa fase a Roma siamo in una fase di declino del sistema repubblicano e l’avvio di uno nuovo. L’uomo forte che domina Roma in questo momento è Giulio Cesare. Egli è un grande generale, un grande stratega militare, e un uomo di cultura come pochi altri, che riunisce in se anche diverse competenze tecniche. I Marsi nelle loro richieste si rivolgono proprio a lui.
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56 a.C: La repubblica romana

La repubblica romana nel 56 a.C. (Immagine da Wikipedia)
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49 a.C.: Giulio Cesare ormai da anni leader indiscusso di Roma raggiunge un potere illimitato, che se anche non formalmente può essere ascrivibile a quello di un imperatore. In qualche modo può essere considerato il primo imperatore di Roma.

Giulio Cesare. (Fonte Wikipedia)
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49 a.C.: La repubblica romana sotto Giulio Cesare

La repubblica romana prima della guerra civile 49 a..C.
(Immagine da Wikipedia)
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49 a.C. – 45 a.C.: INIZIO DELLA GUERRA CIVILE
La guerra civile che inizia nel 49 a.C. e finisce nel 45 a.C. vede opporsi al livello politico e militare Cesare “leader del partito riformista” a Roma contro Pompeo Magno e il Senato che formano il partito conservatore. Nel 49 a.C. Cesare diventa dittatore di Roma imponendo il suo governo sulla repubblica romana e quindi al ceto senatorio. Da qui la rivolta contro di lui, che con sapiente ingegno governa Roma, il suo territorio e i suoi avversari per cinque anni. Su questi ultimi per avere la meglio crea una serie di nuove legioni a lui fedeli, che gli consentono di vincere le varie battaglie e sopravvivere politicamente.
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49 a.C. – 44 a.C.:
Giulio Cesare dall’alto della sua smisurata cultura concepisce per il territorio romano un grande programma di lavori pubblici con cui risolvere i più importanti problemi del tempo, come l’approvigionamento di derrate alimentari per Roma, la ricerca di nuove territori da sfruttare per l’agricoltura e la creazione di nuovi posti di lavoro con cui impiegare la plebe disoccupata.
Questi grandi progetti Cesare li elabora più o meno in questi anni. Tra i numerosi progetti concepiti da Cesare vi sono un nuovo porto di Ostia, per migliorare gli approvigionamenti per la capitale, completare la via Valeria, passando per la Marsica, per collegare Roma all’Adriatico, la bonifica delle Paludi Pontine, l’Istmo di Corinto in Grecia, per ridurre i tempi di percorrenza delle navi verso Roma, ecc.
Ma il progetto che considera il più grandioso per tecnica e sviluppo per Roma, è la realizzazione di un emissario per il Fucino, capace di diminuire il livello del lago in modo consistente, liberando così molto terreno fertile per l’agricoltura, i cui prodotti sarebbero per Roma, che diverrebbe totalmente indipendente per capacità di sostentamento dalle provincie.
In questo modo egli risponderebbe anche alle continue suppliche dei Marsi affinchè s’intervenga per sistemare il Fucino.
L’elenco delle opere da lui voluto ci sono giunte da Sventonio il quale nella sua opera DE VITA CAESARUM, nella parte Caesar 44 dice…
” ………. siccare Pomptinas paludes; emittere Fucinum lacum; viam munire a mari Supero per Appennini dorsum ad Tiberim usque; perfodere Isthmum; …..”
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49 a.C.: FORMAZIONE DELLA LEGIO MARTIA

La Legio Martia che scorta Giulio Cesare. (Immagine da Wikipedia)
La storia della grande legio Martia inizia con la battaglia di Farsalo, Cesare possiede già un esercito da schierare contro Gneo Pompeo Magno e il partito conservatore, ma per sentirsi più sicuro crea nuove legioni a lui fedeli da schierare contro i suoi avversari.
Le nuove legioni create da Cesare vengono distinte in numeri, la legio XXV – la legio XXVII – la legio XXVIII – la legio XXIX – la legiuo XXX che sono perlopiù composte da cittadini italici. Tra queste troviamo la legio XXV, composta da cittadini Marsi.
Questi contrariamente ad altri popoli italici, al momento della formazione della nuova legione sono già abbastanza famosi per formazione militare, avendo già esperienza di mercenari, per cui entrando nella nuova legione romana sanno già come comportarsi facendosi valere in campo militare.
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48 a.C: LA BATTAGLIA DI FARSALO
Nel 48 a.C. l’esercito di Cesare salpa dall’Italia per l’Epiro, risultando composto dalle quattro legioni consolari del 48 a.c., cioè le legio I, II, III e IV, e altre legioni tra cui la XXV (la futura legione Martia).
Oltre a questa ci sono anche le altre appena formate come la XXVII, la XXVIII, e quelle provenienti dalla Spagna, dalla Gallia cisalpina, dalla VI Gemella alla XIV legione, inclusa la futura V Alaudae e la VII. Non tutte riescono a salpare da Brindisi e a raggiungere il loro comandante a Dyrrhachium, ma la futura Martia riesce comunque a riunirsi a Cesare in tempo per la battaglia
Le altre forze sono invece inviate, per un numero di 12.000 uomini (pari a circa tre legioni a ranghi completi) e armati dallo stesso Cesare, prima dello scontro decisivo di Farsalo, in Macedonia e Grecia per assicurare il vettovagliamento delle truppe, come narrano Cassio Dione, Velleio e Appiano.
Cesare così schiera le sue legioni:
– la legione X è posta sull’ala destra sotto il comando di Publio Cornelio Silla,
– le legioni VIII e IX all’ala sinistra sotto il comando di Marco Antonio;
– al centro vi sono schierate le restanti legioni, tra cui la legio XI, la legio XII, e quindi probabilmente anche la legio Martia, agli ordini di Gneo Domizio Calvino, per un totale di ottanta coorti, per un totale di 22.000 fanti e 1.000 cavalieri.
– Le forze messe in campo da Pompeo sono invece più del doppio superiori alle sue, e constano di 45.000 fanti, 2.000 beneficiari veterani e 7.000 cavalieri.
La gran parte del successo delle armate cesariane dipende però dalla straordinaria capacità di Cesare di gestire con genialità, sangue freddo e determinazione tutte le situazioni che gli si presentavano, dimostrandosi un grande stratega, e un trascinatore di uomini che lo apprezzavano ed amavano come pochissimi generali furono così amati.
Cesare usa come al solito l’ingegno, il comandante della cavalleria di Pompeo era Tito Labieno, che aveva combattuto con lui in Gallia prima di passare al nemico. Labieno usa di solito attaccare sul lato debole dell’avversario, per poi convergere verso il centro contro il grosso dell’esercito nemico.
Cesare non segue lo schema classico di porre il grosso delle truppe in mezzo e due ali, spesso di cavalleria, invece stacca dal lato destro sei coorti di soldati, i più esperti, e li posiziona come riserva. Separando le coorti dall’ala, oltre ad avere una unità mobile pronta ad accorrere nel momento del bisogno, il generale mostrò un finto lato debole, prevedendo che la cavalleria pompeiana vi si sarebbe lanciata contro.
Dopo aver messo in ritirata il nemico, la riserva di Cesare, composta da 6 coorti, scaglia i giavellotti contro i volti dei nemici, sistema inedito, cercando di colpirne gli occhi che gli elmi lasciano scoperti. Cesare intuisce che i cavalieri di Pompeo, giovani e non avvezzi alla guerra, avrebbero temuto di essere sfregiati orribilmente in volto, e questo li spinge alla fuga. Con la ritirata di Labieno e la perdita di due fronti su tre, Pompeo considera perduta la battaglia e si ritira insieme a tutto lo stato maggiore. In questo modo salva la sua vita e quella di tutti i suoi ufficiali, ma perde quella di 15.000 soldati, mentre le perdite di Cesare ammontano ad appena duecento uomini.
Da Svetonio apprendiamo il commento di Cesare alla vista dei tanti caduti dopo la sanguinosa battaglia combattuta a Farsalo: “L’hanno voluto! Dopo tutte le mie imprese sarei stato condannato se non avessi cercato aiuto nelle armi”. Svetonio attinge da Asinio Pollione, testimone oculare della scena e del commento.
In seguito al grande contributo dato dai Marsi, nella vittoria di Farsalo la legione marsa ottiene da Roma l’appellativo onorifico di Martia, cioè degna di Marte Dio della guerra, da qui nasce la leggenda dei Marsi come grandi guerrieri. La legione Martia composta perlopiù dai Marsi combatterà in altre battaglie nelle quali saprà valersi e fare la differenza.
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47 a.C.: PREPARAZIONE PER LA GUERRA D’AFRICA CONTRO LE FORZE DI POMPEO
Nell’autunno del 47 a.C. Cesare salpa per l’Africa con le legioni XXV – XXVI – XXVII – XXIX – XXX, la legio V Alaudae per affrontare le truppe pompeiane comandate da Marco Porcio Catone Minore e Quinto Cecilio Metello Pio Scipione.
L’8 ottobre del 47 a.C., Cesare sbarca ad Adrumeto (Susa) con solo 3000 uomini e 150 cavalieri, poichè il resto della flotta era stata dispersa da una burrasca. A questo punto Cesare invia 10 navi a cercare i dispersi e ne invia altre per caricare rifornimenti da Sicilia e Sardegna. Successivamente avuto tutto procede ad occupare Ruspina (Monastir) e Leptis Minor (Lemta). Nei giorni successivi a Leptis Minor giungono il resto delle navi disperse precedentemente, ricongiungendosi a Cesare.
Questi nel frattempo è alla ricerca di vettogliamento per l’esercito in una zona vicina alle zone di occupazioni. Labieno soprende Cesare attaccandolo con un forte corpo di cavalleria e fanteria riuscendo infine a circodarlo. Cesare tuttavia riesce con i suoi uomini a ritirarsi su un’altura e a resistere tutta la notte, fino a quando con un’abile manovra riesce a fuggire con le sue truppe.
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46 a.C.: LA BATTAGLIA DI TAPSO
Nel corso dei mesi successivi Cesare si riorganizza per una decisiva battaglia contro le forze di Pompeo. Tra le legioni che maggiormente si mettono in vista per capacità, coraggio e determinazione vi sono i Marsi che sanno essere di valido aiuto a Cesare.
La battaglia decisiva tra Cesare e Pompeo ha luogo a Tapso in Africa il 6 aprile del 46 a.C. Qui le legioni di Cesare combattono con determinazione contro le forze africane di Metello. Tra e le legioni che si mettono più in luce compare anche la Legio Martia che combatte con coraggio.
La legione attacca con coraggio le forze africane di Metello Scipione, ma purtroppo durante il combattimento molti di loro muoiono schiacciati dagli elefanti africani usati da Metello per combattere i Romani.
Alla vista di tanta carneficina Cesare fa suonare enormi trombe con tanta violenza da spaventare e far retrocedere gli elefanti, che vengono calpestando la cavalleria. A questo punto la cavalleria romana tornata padrona del campo si getta sul campo fortificato distruggendolo e costringendo il nemico alla ritirata.
Poco dopo le truppe di Giuba alleate di Metello abbandonano le posizioni tornando verso le proprie terre, comportando con ciò che Scipione rimanga solo con una parte di elefanti. A questo punto anche Metello abbandona il campo, scappando via mare e lasciando le truppe in mano al suo vice Afranio.
Afranio non se la sente di combattere ancora e ritenendosi sconfitto dall’esercito romano si arrende ad esso. Cesare però contravvenendo alla propria tradizionale umanità fa strage del nemico uccidendo i 10.000 soldati africani compresi i suoi comandanti, tra cui Metello Scipione. Il giudizio degli storici sulla crudeltà di Cesare in questo caso è fortemente dibattuta dagli storici.
Dopo la battaglia Cesare conquista Tapso e poi continua fino ad Utica, dove reincontra Catone che alla notizia della sconfitta si suicida. Cesare alla notizia della morte di Catone ne resta sconvolto e secondo Plutarco egli esprime una frase celebre: «O Catone, ti porto invidia di tua morte, perché mi togliesti l’onore di salvarti la vita». La battaglia di Tapso si svolge il 6 aprile 46 a.c. nei pressi di Thapsus (Tunisia). Poco dopo Cesare cattura gli elefanti rimasti in mano nemica, per farli combattere al suo fianco. Ma l’impresa non riesce poichè gli elefanti non ubbidiscono e così decide di lasciarli andare allo stato brado.
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45 a.C.: LA BATTAGLIA DI MUNDA E LA FINE DEI POMPEIANI
Dopo la sconfitta di Tapso i Pompeiani si rifugiano in Spagna e qui li raggiunge Cesare con il suo esercito. I Pompeiani si trovano a Munda nel sud della Spagna e qui cercano di resistere alle forze di Cesare in arrivo. La battaglia fra l’esercito di Cesare e i suoi avversari avviene a Munda il 17 marzo concludendosi con la sconfitta dei pompeiani. Anche in questa battaglia compaiono i Marsi che con grande coraggio pare abbiano contribuito in modo forte alla vittoria finale. I comandanti pompeiani muoiono uno dopo l’altro. Labieno muore in battaglia, Gneo Pompeo viene catturato e giustiziato. Sesto Pompeo invece riesce a fuggire, assumendo il comando della flotta pompeiana.
Con questa vittoria Cesare diventa il padrone assoluto della situazione politica romana. Il partito dei senatori giura vendetta a Cesare…
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44 a.C.: ASSASSINIO DI CESARE

Assassinio di Giulio Cesare 44 a..C.
(Immagine da http://www.meteoweb.eu/2020/03/guardati-idi-marzo-44-a-c-assassinio-giulio-cesare/1404506/)
All’inizio del 44 a.C. la Legio Martia si trova in Macedonia in vista della campagna di Cesare contro i Parti. Purtroppo il 12 marzo 44 a.C. Cesare viene ucciso da un gruppo di congiurati che giustificano l’omicidio con l’idea di ristabilire ordine e sicurezza a Roma.
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34)https://www.terremarsicane.it/i-marsi-e-gioia-dei-marsi/
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40) Nature Communications Ricerca condotta da l’Università di Cambridge, e dalle irlandesi Trinity College e University College, di Dublino. I risultati sono comparsi sulla rivista scientifica e commentati da Leonardo Debbia il 22.12.2015
41) Emanuela Ceccaroni Archeologia preventiva nella Marsica: lo scavo nella necropoli in località Cretaro-Chiusa dei Cerri-Brecciara di Avezzano(AQ) in Quaderni di archeologia Abruzzo 1/ 2009
42) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-3/
43) L’ITALIA SOTTO SOTTO – Venerdì di Repubblica 29 Dicembre 2017 di Antonio Ferrara
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45) Tipografia di Patrizio Graziani Roma Novembre 1988 – L’ABRUZZESE LINGUA COMPLETA NON SOLO DIALETTO – Roberta D’Alessandro maggio 2014
46) MITOLOGIA SUMERICO ACCADICA Roberto Castellitto – Società editrice internazionale 1966
47) LE PROCHE ORIENT ASIATIQUE –Presses Uuniversitaires De France, 1969 – 10000 ANNI DI IDENTITÀ EUROPEA di Riccardo Lala – Edizione Alpina
48) Rene Labat Florence Malbran- Labrat Manuel D’Epigraphie Accadienne Geuthner Manuels Marshall Sahlins L’economia dell’età della pietra Studi Bompiani
49) Archeoclub d’Italia – Sezione della Marsica Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità Atti del III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi Castello Orsini, Avezzano, 13-15 novembre 2009 -Avezzano – anno 2011
50) Carlo tozzi Giovanna Radi – La Ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo 2009 – Archivio di ecologia preistorica Università di Pisa
51) Le Scienze 07 giugno 2016 – I primi agricoltori europei erano migranti arrivati dall’Anatolia. La Dea delle acque e dei serpenti. I pastori nomadi ed il loro Dio; Una lingua oscura ma non troppo
52) Mario Liverani Antico Oriente. Storia Società Economia Laterza – Per scavi Paludi Celano Vincenzo D’ercole; Raffella Papi; Giuseppe Grossi: Antica Terra D’Abruzzo Editoriale Abruzzese 1990
53) https://comune.avezzano.aq.it/dal-paleolitico-alleta-del-bronzo/
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57)https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende/
58) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-2/


