MARSICA 900 a.C. – 700 a.C.


CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA


 

 

 

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900-800 a.C.: I Marsi nel IX secolo e la società marsa tra IX e V secolo

I Marsi fin dai primi secoli di formazione come cultura dimostrano di essere abili guerrieri che con il tempo diventeranno grandi mercenari. Ciò è vero se si osservano le loro tombe che conservano esclusivamente aspetti legati all’arte bellica, ovvero le armi, e soprattutto i piccoli dischi corazza di bronzo, che sono la parte principale della loro veste, indicando con questi coraggio e temerarietà.

Nelle tombe marse non si trovano mai gli scudi, e il ritrovamento dello scudo di Gioia dei Marsi risulta molto prezioso e raro, tanto più che è di epoca arcaica, come dice l’archeologo Giuseppe Grossi, che lo fa risalire alla fine dell’VIII secolo a.C. L’antichità dei reperti archeologici è importantissimo per ricostruire l’identità e le autentiche radici del popolo marso, non potendo fare valido riferimento all’elemento filologico come si sperava in passato.

Oltre a ciò i resti delle città marse (di cui abbiamo qualche traccia a Marruvio ed Angizia) non risulta nulla di originale rispetto al mondo romano. Una particolarità dei Marsi sono le armi, i costumi, le fibule, le mura ciclopiche e le poche immagini statuarie di uomini e donne. Vi è comunque da dire che le caratteristiche dell’abbigliamento del popolo  marso nel V secolo a.C. denota una certa influenza dei modelli greci ed etruschi.

I Marsi di questo periodo così come dei secoli successivi diciamo fino al III secolo a.C. sono agricoltori e guerrieri, che chiaramente subiranno un evoluzione dei costumi stando sempre più a contatto con le altre culture mediterranee.

I guerrieri Marsi sono tanto abili nell’arte della guerra da essere famosi in tutto il bacino del Mediterraneo. Questo è possibile poichè in quanto un ragazzo marso divenuto adulto e abile nell’arte della guerra si reca a Capua, viene qui reclutato dai caporali, che sono di solito Etruschi o Sanniti, che spediscono il ragazzo insieme al suo gruppo di appartenenza, in varie zone del Mediterraneo come a Cartagine, in Macedonia, ecc. Per esempio vi sono stati diversi gruppi di Marsi che hanno servito nell’esercito di Alessandro Magno.

Quindi in generale i Marsi sono famosi come soldati mercenari, ovvero che combattono a pagamento venendo impiegati al servizio di altri eserciti. Il pagamento consiste in monete d’oro o d’argento e in piccole sculture facilmente trasportabili, che vengono poi reintrodotte nell’ambito della Marsica.

Quindi quando gli uomini Marsi tornano dalle varie zone di lotta con il proprio pagamento nei rispettivi villaggi, essi investono questo reddito per farsi bei vestiti, belle scarpe, nel vestire la moglie di sete orientali, nel farsi collane di ambra, nel farsi una grande tomba, oppure anche nell’erigere nel proprio villaggio un tempio alla divinità del posto.

La ricchezza e il denaro che mano a mano i Marsi accumulano facendo i guerrieri mercenari viene in parte impiegato anche nell’abbellimento dei templi. Non solo ma possiamo scorgere in questo fatto il cambiamento dello stile e della costruzione di questi templi, che in qualche modo è figlio del maggiore contatto che i Marsi hanno, stando insieme alle altre popolazioni del Mediterraneo, compresi gli Etruschi. Si passa dai templi fatti in semplice argilla, a templi costruiti in muratura con bellissime colonne ed eleganti pitture.

Quindi la società marsa nel periodo tra IX e V secolo avrà come base fondante sotto il profilo economico l’arte della guerra esercitata attraverso il mercenariato nelle fila degli eserciti dei vari paesi del tempo, il resto degli altri settori come l’agricoltura o la pastorizia sono attività di sussistenza. Gli allevamenti marsi consistono in capre e pecore, finalizzate sia a scopo alimentare che soprattutto per fare indumenti di lana. Invece gli allevamenti al solo scopo alimentare sono i maiali, che sono utilizzati sia come pasti funerari, che come pasti casalinghi.

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900-700 a.C.: La struttura amministrativa dei Marsi del IX-VIII secolo

Sul piano amministrativo i Marsi si dividono inizialmente in tanti  sottogruppi abitanti vicini nella zona della parte sud dell’ ex lago Fucino. Ogni sottogruppo in questi primi secoli di vita si struttura secondo un ordinamento tribale con re (RAKI) e principi (Nerf) locali. Da ciò è possibile scorgere una vera personalità e specificità dei Marsi.

A questo proposito ricordiamo la statua del guerriero di Capestrano trovata a 50 Km. circa da Gioia, in territorio dei Vestini, e precisamente attribuita ad un Re in base alla scritta sul margine della statua che così si traduce “questa bella immagine fece Aninis per Re Pompedio” statua risalente al VI secolo e raffigurante un uomo gigantesco con tipico disco-corazza nell’abbigliamento”. Tipici sono anche l’ornamento ed il costume della trovata in una tomba di Loreto Aprutino risalente sempre al VI secolo.

 

 

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900-800 a.C.: Gli insediamenti marsi nell’area sud orientale dell’ex lago Fucino

L’area di occupazione iniziale maggiormente sfruttata delle popolazioni marse si concentra nelle zone degli attuali comuni di Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Trasacco, Collelongo, Villavallelonga e San Benedetto dei Marsi. Poi successivamente i Marsi vengono occupando l’alto Sangro, la Valle del Giovenco, la Valle Roveto, spostandosi fino alla zona dell’attuale Avezzano.

Inizialmente dopo il cambio climatico e la fine del vecchio sistema lacustre i Marsi costruiscono i primi villaggi stanziali sulle alture circostanti il lago a quote di 800-1100 m di quota. Spesso questi villaggi risultano fortificati da palizzate esterne o muri di fango che li proteggono. Ebbene come è stato detto precedentemente i villaggi fortificati sono definiti “OCRES”.

Nelle aree dei comuni di Gioia dei Marsi, Ortucchio, Lecce nei Marsi, Trasacco sono emersi diversi di questi ocres che sono stati studiati e censiti. Per esempio a Gioia dei Marsi sono stati censiti ben undici siti archeologici, di cui tre necropoli, mentre come accennato molti siti sono emersi a Lecce nei Marsi, Ortucchio, Collelongo (Amplero) e in altri paesi confinanti con Gioia. Di conseguenza sappiamo che la zona è ben popolata fin da quest’epoca. Per Ortucchio si arriva anche all’età della pietra se ci mettiamo le prime popolazioni stanziali nelle grotte prima della venuta dei Marsi.

Tra gli insediamenti di questo periodo abbiamo quello presso Casali di Aschi risalente al IX secolo a.C. trovato dall’archeologo Giuseppe Grossi. Ad essere precisi questa località si trova a San Nicola al confine con Aschi e Venere e quindi molto vicino a Marruvio.

L’insediamento di cui stiamo trattando, si trova presso Casali di Aschi e rappresenta una città primitiva organizzata in tre “ocres”, (= centri fortificati con mura di pietrame rafforzate da palizzate in legno), intorno ad un piccolo altipiano di 900 m di altitudine. Qui sono state rinvenute tracce di ceramica e armi tra cui la parte centrale di uno scudo molto interessante, scoperto in località “Castelluccia” individuata tra Gioia, Sperone e Gioia Vecchio, così come parti di abbigliamento maschile conservati nei musei di Chieti e Celano.

Varie ocres e santuari si trovano nella zona vicina alla torre di Sperone e intorno a Gioia Vecchio la cui antica rocca medievale è stata eretta sopra un centro fortificato dei Marsi secondo l’opinione dell’Archeologo Antonio De Nino. Sicuramente la zona del comune di Gioia riserva e riserverà altre sorprese mano a mano che si andrà avanti nel tempo con nuove scoperte.,

A questo riguardo è interessante notare quanto scrive nel XIX secolo Andrea Di Pietro, uno dei più validi archeologi della Marsica, che ritiene di aver individuato un castello marso, dal nome simile a Gioia, presso una miniera di ferro vicino a Bisegna, a poca distanza dall’altopiano di Templo lungo il fiume Giovenco, che ha le sue origini nell’altopiano stesso. Qui esisteva anche una chiesetta medievale dedicata a San Tommaso, già distrutta nel XVI secolo, secondo la relazione del vescovo dei Marsi Monsignor Colli del 1585.

Se fosse realmente così che è esistita una comunità marsa, dove viene indicata da Di Pietro, in una zona ricca di ferro e forse di oro (il tratto iniziale del fiume Giovenco è definito con il nome Aureo in una mappa dello storico seicentesco Muzio Fabrizio, ciò potrebbe chiarire le logiche socioeconomiche dell’insediamento marso nell’ambito dei monti di Gioia. Questo insediamento potrebbe essere stato seguito da uno spostamento della comunità dalla valle del Giovenco alla “ocre” individuata a Gioia Vecchio, dove poi sorge la rocca medioevale e si congiungono le popolazioni di altri villaggi  presso l’altipiano suddetto compreso tra le sorgenti del fiume Sangro e del  Giovenco.

Il Di Pietro sostiene anche che il castello marso in questione, che egli definisce di Loe, coincida con quello medievale di Soe, citato nel catalogo dei Baroni normanno del 1150, castello, identificato in Gioia Vecchio dell’autorevole studiosa inglese Evelyn Jamisore che analizza e commenta il testo in questione. Viene detto che Loe, Soe e Joe (Gioia) sono tutte letture della stessa parola, riferibile a Giove, che è anche alla base della denominazione del fiume Giovenco, fiume sacro alla civiltà e cultura marsa.

A Gioia è stata rinvenuta in passato e sempre nella zona di Casali d’Aschi, un’iscrizione in lingua osca, oggi scomparsa, che è stata osservata dallo storico Andrea Di Pietro che ne tratta esplicitamente in una sua pubblicazione. I siti archeologici di Gioia dei Marsi sono stati segnalati dall’archeologo Giuseppe Grossi nelle seguenti località con toponimi antichi che a volte non corrispondono a quelli attuali. Questi siti, comunque, con un’accurata esplorazione del territorio, potrebbero essere agevolmente individuati, fotografati e analizzati. Tra questi citiamo i siti di S.Veneziano, Alto le Ripe e Piano di S. Nicola Ocres: Vallo di San Nicola, Castelluccio 1 e Castelluccio 2, Colle delle Cerese (o Protole), Colle della Croce, Gioia Vecchia, Colle Bernardo-Civita delle Bianche, Colle Arienzo – Sauco di Sperone. Altri siti citati da A. de Nino nei suoi studi del 1885-1906 e che possono coincidere con i precedenti sono: La Civita (La fossara), Le Bianche (Biferno), L’Antera, Colle della Guardiola, Tricaglie (Colle San Martino), la Castelluccia (Giurlanda).

 

 

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800-700 a.C.: I Marsi nell’VIII secolo a.C.

 

Nell’VIII secolo a.C. prosegue con decisione  la situazione d’estrema conflittualità fra i vari ocres marsi, che per tutta l’età del ferro si combattono continuamente: l’estrema enfatizzazione dell’aspetto guerriero si conferma anche nei corredi tombali maschili dell’epoca, come nel caso della necropoli di “Colle Sabulo” (S. Maria in Vico) di Avezzano e delle vicine necropoli italiche fucensi di Scurcola Marsicana, di Celano, di Lecce dei Marsi e d’altre sepolture della Marsica. Elemento distintivo dei gruppi guerrieri dominanti (re e principi) è la coppia di dischi-corazza in lamina di bronzo, utilizzata come difesa pettorale e dorsale dall’VIII al VI secolo a.C., prodotta da una metallurgia locale molto raffinata con artigiani posti a servizio del raki (re) e dei nerf (principi) (Grossi 1986b, 20-31; Papi 1990).

 

 

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800-700 a.C.: Resti di centri marsi nei comuni di Avezzano

 

Come visto precedentemente gli ocres marsi si concentrano in questa fase in altura in quanto hanno la funzione di  controllare e difendere il territorio agricolo e di pascolo della comunità locale.

Precedentemente abbiamo parlato dei resti dei centri marsi nell’area dei comuni di Gioia dei Marsi, Ortucchio, Lecce nei Marsi, ora invece diamo un’occhiata ai ritrovamenti degli Ocres marsi nell’area di Avezzano.

Nel comune di Avezzano di questi centri fortificati della prima dell’età del ferro, definiti « ocres » in lingua safina locale (« oppida » e « castella » in Latino, ne abbiamo  molteplici esempi. La maggior parte di questi si concentra, come a Gioia dei Marsi, sulle alture circostanti la piana, per essere più precisi se ne rinvengono nelle alture del territorio di Avezzano e delle sue frazioni di Castelnuovo, S. Pelino e Paterno. I primi cinque si snodano sulle medievali serre di S. Donato, di Arrio, di Cima Grande e di Alizio.

Il primo ocres di cui parliamo è posto sulla sommità detta “Colle degli Stabbi”, ex trecentesco « Monte Terrentinj » della altomedievale « serra Sancti Donati », a quota 963 sopra la Discenderia Maggiore dell’Emissario romano fucense, nelle vicinanze del confine con Luco dei Marsi (“Cunicella”).

Nel colle vicino, verso sud, nel medioevo vi era un cippo detto « Pigna »,  probabile cippo romano che ha segnato per tutto il medioevo e nell’età moderna  il confine fra la comunità avezzanese e la prepositura cassinese di S. Maria di Luco.  Qui abbiamo un ”area di forma ovoidale che rappresentano i resti di tracce di mura, che circoscrivono un’area interna di circa 0,5 ettari, e una porta riconoscibile sul versante nord-ovest. Nell’interno resti di tegolame, ceramica ad impasto ed acroma.(Letta 1979, 118, n. 47; Grossi: 1980, 181, n. 53; 1989a, 102, n. 40; 1991, 206, n. 40; 1995, 73, n. 41). Dal nome attestato dal 1371 fino al 1810, di “Terrentino” o “Torrontino”, si potrebbe essere tentati di ricostruire il nome antico dell’insediamento italico in Terrentum? (ASCA, Serie Pergamene, n. 2; ASA, 1).

Il secondo ocres individuato, si trova sopra  il Cimitero di Avezzano, a quota 985m s.l.m. in un’area detta “Castelluccio” del Monte Salviano. Qui rimangono poche tracce di mura che descrivono un’area ovoidale di circa 1,02 ettari, ma evidenti resti della strada perimetrale interna, numerosa ceramica ad impasto dell’età del ferro, ceramica acroma e qualche frammento di vasellame a vernice nera. Dal toponimo attestato nel medioevo, Arrio, si potrebbe, a titolo di ipotesi, pensare che il nome originale del centro fosse Arrium? (Letta 1979, 118, n. 48; Grossi: 1980, 182, n. 55; 1989a, 102, n. 46; 1991, 206, n. 47; 1995, 73, n. 52; ASA, 2).

Il terzo sito è riconoscibile sull’altura di Monte Cimarani, ex “Cima Grande”, a quota 1108 m, che ora  è occupato dai ripetitori televisivi. Il sito presente due fasi d’impianto che racchiudono un’area totale di circa 4,5 ettari: una prima, più antica a forma ovoidale perfetta ed una seconda con forma poligonale irregolare. Nell’interno rimangono oltre a tegolame, frammenti di vasellame ad impasto e macine in trachite vulcanica, missili di piombo da fionda e poi numerose scorie di ferro e minori di bronzo, che attestano la presenza di una consistente produzione metallurgica nel centro, visti i vicini affioramenti di limonite ferrosa del monte. (Letta 1979, 118, n. 50; Grossi: 1980, 183, n. 60; 1989a, 102, n. 47; 1991, 206, n. 48; 1995, 73, n. 53).

Il quarto ocres si pone a quota 1017 m in un’area detta “Colle di S. Silvestro”, sul versante orientale del Monte Cimarani ai margini della medievale « Valle Pandulfa ». Di forma triangolare sul pendio con superficie interna di circa 0,12 ettari, presenta nel suo interno frammenti fittili relativi a tegolame, ceramica ad impasto ed acroma di età italica e medievale (Grossi 1989a, 102, n. 48; 1990b, 79; 1991, 206, n. 49; 1995, 73, n. 54). Il nome di S. Silvestro, « Colletto con la chiesa di S. Silvestro », è dato dalla presenza qui nel medioevo di una piccolo insediamento, dotato di chiesetta, dipendente dal feudo di Pietraquaria (Brogi 1889). Il suo toponimo appare negli Statuti trecenteschi di Avezzano col nome di « (montem) beatum Silvestrum » (Di Domenico 1996, fl. 12 v., [130], 253).

Il quinto sito di ocres è ben riconoscibile sull’altura di Monte S. Felice, quota 1030 che sovrasta la Stazione Ferroviaria di Cappelle. La sommità è ora erroneamente detta di S. Felice, ma in passato era denominata “Cima di S. Giovanni d’Alezzo” o “di Alizio” (Morelli 1968, lett. 3), per cui si può risalire ad un toponimo antico di Alitium. Qui si riconoscono i resti di tre cinte murarie, dotate di cinque porte “a corridoio interno obliquo”, e di due terrazzi interni con superficie occupata di 2,6

ettari. Il numero delle recinzioni difensive presuppone uno sviluppo  cronologico del centro-fortificato, dal primitivo nucleo ovoidale sommitale dell’età del Ferro alle altre due cinte delle epoche successive fino all’abbandono della fine del IV secolo con la probabile conquista romana.

– Altri siti di centri marsi nel comune di Avezzano:

Un nuovo sito marso si trova presso San Felice dove sono stati rinvenuti ritrovamenti ceramici e una numerosa presenza di tegolame sui terrazzi interni. Ciò documenta l’esistenza di un abitato interno presente  tra la prima età del Ferro (X secolo a.C.) all’età ellenistica. Il ritrovamento di un contenitore plumbeo con missili per fionda  dello stesso metallo nell’interno, sono prova di una riutilizzazione dell’acropoli del centro da parte degli insorti italici durante il  conflitto del Bellum Marsicum nel periodo 91-88 a.C. Nel medioevo, sulla sommità della prima recinzione, fu realizzata, probabilmente su un  precedente terrazzo cultuale italico, la chiesa di Sancti Iohannis de Alitio, appartenente, forse, al feudo di Pietraquaria e di cui rimangono le sole fondazioni che disegnano la pianta di una struttura a tre piccole corte navate con abside centrale e vicina cisterna circolare esterna (Grossi 1990b, 66-74  con bibl.).

Altri quattro siti di ocres sono posizionati sulle alture del  medievale Monte Uomo (dorsale dei TRE MONTI) che sovrasta le frazioni di Castelnuovo, S. Pelino e Paterno. Un altro ocres si trova sull’altura  detta “Monte Castello”, quota 1242 m che sovrasta a sud l’abitato di Castelnuovo. Si presenta come un centro-fortificato di medie dimensioni rioccupato in età medievale dal castello-recinto di Castellum novum citato nel Catalogus Baronum normanno del 1156. L’insediamento medievale occupa solo una parte del recinto italico sovrapponendosi sui resti murari antichi: si riconoscono i resti di una torre sommitale a pianta quadrata e ben tre cisterne medievali ricoperte da intonaco di cocciopesto di colore rosso (Grossi 1995a, 61, 73 n. 56). I rimanenti, ancora in corso di studio e  rilievo, sono sul crinale della catena montuosa: “Monte Uomo” che  sovrasta S. Pelino a quota 1391; “Monte Uomo 2” che sovrasta  Paterno a quota 1380; “I tre Monti”, quota 1398 sopra Paterno  (Letta 1979, 118, nn. 53-55; Grossi: 1980, 183, nn. 63-65; 1989a, 102, nn. 51-52; 1991, 206, nn. 51-53; 1995, 73, nn. 57-59).

Sotto gli insediamenti fortificati, nelle pianure e colline vicine, sorgono le necropoli di tombe a tumulo costellate da alte steli monolitiche e  statue iconiche raffiguranti i re guerrieri e le loro mogli (Grossi 1988,  65-110). Queste estese necropoli con i loro grandi tumuli circolari erano per  il mondo italico locale, dei veri e propri “segnali” territoriali che servivano ad esprimere l’importanza della comunità locale ed  anche un luogo sacro in cui si praticava, in forma privata e collettiva, il  “culto degli Antenati” (Grossi 1995a, 67-68). Questo culto è probabilmente riferibile alla Dea Angitia (CIL IX, n. 3515), gli antenati morti figli di Angitia (Ancites) la “Signora dei Morti” del mondo fucense che « sembra essere emersa gradualmente come divinità individuale da un fondo indistinto di divinità collettive degli antenati, definendo via via dei caratteri insieme solari e ctoni, gli uni e gli altri legati alla sfera agraria e a quella funeraria » (Letta 1993, 33).

Le grandi necropoli italiche dell’età del Ferro sono  riconoscibili nel territorio preso in esame a S. Pelino, Antrosano, Castelnuovo e sul Colle Sabulo, sui piani posti sotto i centri fortificati già descritti.

Per i ritrovamenti di Antrosano e Valle Solegara (“Monumento”), sul piano fra Alba Fucense ed Avezzano, si tratta di materiali provenienti da tombe relative al precedente centro safino posto sulle alture della successiva colonia romana. Da una necropoli posta ai piedi di Antrosano ed un’altra situata fra lo stesso e Cappelle, provengono tre dischi-corazza in lamina di bronzo a decorazione geometrica e geometrico-orientalizzante, databili fra la fine dell’VIII secolo e il termine del VII secolo a.C., ora conservati al Museo Archeologico di Perugia e nel Museo Preistorico Etnografico « L. Pigorini » di Roma (Papi 1990, 40, n. 30; 59, n. 91, fig. 72; 43, n. 40, fig. 38).

 

 

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900-700 a.C.: La struttura amministrativa dei Marsi del IX-VIII secolo

 

Sul piano amministrativo i Marsi si dividono inizialmente in tanti sottogruppi abitanti vicini nella zona della parte sud dell’ ex lago Fucino. Ogni sottogruppo in questi primi secoli di vita si struttura secondo un ordinamento tribale con re (RAKI) e principi (Nerf) locali. Da ciò è possibile scorgere una vera personalità e specificità dei Marsi.

A questo proposito ricordiamo la statua del guerriero di Capestrano trovata a 50 Km. circa da Gioia, in territorio dei Vestini, e precisamente attribuita ad un Re in base alla scritta sul margine della statua che così si traduce “questa bella immagine fece Aninis per Re Pompedio” statua risalente al VI secolo e raffigurante un uomo gigantesco con tipico disco-corazza nell’abbigliamento”. Tipici sono anche l’ornamento ed il costume della trovata in una tomba di Loreto Aprutino risalente sempre al VI secolo.

I Marsi  in questo periodo hanno maggiore consapevolezza di se e ciò si vede anche nella strutturazione dei villaggi, che diventano più grandi e maggiormanete strutturati.

Però almeno per ora fino al 700 a.C i villaggi marsi rimangono piccole città stato o toutas (= comunità),  ovvero piccole repubbliche oligarche riferite a villaggi fortificati dell’età del ferro (Letta 1994).

Sul piano archeologico i Marsi sono una popolazione sicuramente interessante da approfondire, in quanto sono stati capaci di sviluppare una propria individualità e consistenza, slegata da altri modelli. Ciò lo si vede bene dai vestiti, che pur essendo molto semplici possiedono pecularità proprie.

Insomma siamo di fronte a caratteristiche proprie della civiltà italica senza influenze di modelli esterni, chiaramente mano a mano che questi girano il Mediterraneo fanno proprie tante usanze nuove, ma in generale siamo in presenza di una civiltà matura contestuale a quella etrusca e poi romana in condizioni di quasi parità e non di sudditanza culturale. Certamente come accenato qualche elemento diverso sussiste, che ricorda i modelli etruschi e romani.

Per esempio a questo proposito è interessante individuare l’esatta riferibilità dei reperti trovati a Gioia dei Marsi, in quanto se, come sembra, fossero molto arcaici e forse, precedenti l’VIII secolo a.C. potrebbero fornire una grande testimonianza sullo sviluppo della società dei Marsi e della sua peculiarità e, perciò, dare un effettivo contributo alla conoscenza storica della sub regione marsicana.

 

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900-700 a.C.: Gli abili guerrieri marsi

 

In questo periodo i Marsi diventano iperspecializzati nell’arte della guerra e anche la loro strutturazione fisica migliora, vivendo in un ambiente aspro come quello di montagna.

Il miglioramento dei Marsi come abili guerrieri continuerà ad aumentare nel corso del tempo e la loro cultura guerriera si manifesterà con grande efficacia allorquando andranno in giro per il Mediterraneo  come soldati mercenari. Ciò è vero se si osservano le loro tombe che conservano esclusivamente aspetti legati all’arte bellica, ovvero le armi, e soprattutto i piccoli dischi corazza di bronzo, che sono la parte principale della loro veste, indicando con questi coraggio e temerarietà.

Nelle tombe marse non si trovano mai gli scudi, e il ritrovamento dello scudo di Gioia dei Marsi risulta molto prezioso e raro, tanto più che è di epoca arcaica, come dice l’archeologo Giuseppe Grossi, che lo fa risalire alla fine dell’VIII secolo a.C. L’antichità dei reperti archeologici è importantissimo per ricostruire l’identità e le autentiche radici del popolo marso, non potendo fare valido riferimento all’elemento filologico come si sperava in passato.

Oltre a ciò i resti delle città marse (di cui abbiamo qualche traccia a Marruvio ed Angizia) non risulta nulla di originale rispetto al mondo romano. Una particolarità dei Marsi sono le armi, i costumi, le fibule, le mura ciclopiche e le poche immagini statuarie di uomini e donne. Vi è comunque da dire che le caratteristiche dell’abbigliamento del popolo marso nel V secolo a.C. denota una certa influenza dei modelli greci ed etruschi.

 

 

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800-700 a.C.: L’ordinamento amministrativo marso dell’VIII secolo

 

Sul piano amministrativo i Marsi continuano a comprendere diversi sottogruppi abitanti vicini nella zona della parte sud dell’ex lago Fucino. Anche nel secolo VIII Ogni sottogruppo è ancora strutturato secondo un ordinamento tribale con re (RAKI) e principi (Nerf) locali. Da ciò è possibile scorgere una vera personalità e specificità dei Marsi.

 

IL GUERRIERO DI CAPESTRANO RAPPRESENTA UN RE ITALICO

DEL VI sec. a.C. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo proposito ricordiamo la statua del guerriero di Capestrano trovata a 50 Km. circa da Gioia, in territorio dei Vestini, e precisamente attribuita ad un Re in base alla scritta sul margine della statua che così si traduce “questa bella immagine fece Aninis per Re Pompedio” statua risalente al VI secolo e raffigurante un uomo gigantesco con tipico disco-corazza nell’abbigliamento”. Tipici sono anche l’ornamento ed il costume della trovata in una tomba di Loreto Aprutino risalente sempre al VI secolo.

 

 

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800-700 a.C.: Nascita degli Ernici

 

È, Sul finire dell’VIII secolo a.C., inizio VII diversi gruppi di provenienza marsa si spingono verso il Lazio dal Passo di Serra S. Antonio per Filettino, Trevi (l’antica città equa di Treba) e l’Altopiano di Arcinazzo creando il loro principale caposaldo a Piglio, il Capitulum Hernicum ricordato dalle fonti, da cui iniziarono la lenta conquista dei centri laziali delle colline dell’alta Valle del Sacco (Gatti 1993, 61).

La prima presenza safina nel Latium adiectum è quella ernica, probabilmente nata dalle migrazioni stagionali costanti (« veria sacra ») di genti fucensi del VII sec. a.C. che raggiungono le future terre erniche utilizzando i comodi valichi del settore sud-ovest della Valle Roveto (Serra S. Antonio, Morino, Rendinara ecc.).

Questi « veria sacra » della prima età del ferro, legati alla mobilità sociale geografica italica, non erano naturalmente spostamenti di masse di genti, ma, probabilmente, di piccoli gruppi di lavoratori stagionali, artigiani o di guerrieri safini che si inoltravano nel Lazio sia per la possibilità d’assunzione nei lavori agricoli ed artigianali, sia a scopo d’iniziale mercenariato al servizio dei re laziali.

La loro presenza nel Lazio è registrata nel pieno VII secolo ed è confermata dalla presenza di un disco-corazza in lamina di bronzo con decorazione geometrica di produzione fucense rinvenuto nella campagna fra Anagni e Ferentino (Grossi in Papi 1990, 84, A 17), mentre oggetti metallici e vasellame di produzione safina di VII-VI secolo sono presenti in una stipe votiva d’Anagni, scavata recentemente (Gatti 1993, 61-62).

I contatti fra il mondo ernico è Roma sono documentati già dal VII secolo a.C. con il loro appoggio al re romano Tullio Ostilio durante la sua guerra con Albalonga: un anagnino, Laevus Cispius, avrebbe difeso la città sulla parte del colle Esquilino che avrebbe poi preso il suo nome (il Cispio). Lo stesso nome degli Ernici sarebbe derivato da una parola marsa herna, che in latino significava saxa (Virgilio, Aen., VII, 684; Silio Italico, IV, 226-277). Da una notizia contenuta negli Scoli Veronesi a Virgilio, sappiamo che nella più grande città ernica, Anagnia, abitavano dei « Marsorum coloni » (Schol. Verg. Veron., Aen., VII, 684).

Dal V secolo gli Ernici costituirono uno stato federale, il nomen Hernicum, che comprendeva il Capitulum Hernicum (l’attuale Piglio) con Anagni, Alatri, Ferentino, Affile e Veroli e centro politico-religioso di riunione presso Anagni nel luogo detto dalle fonti « circus quem maritimum vocant » (Livio, IX, 42, 11). Nei secoli successivi il legame del nomen Hernicum con il mondo safino fucense è testimoniato dalle fonti storiche antiche, soprattutto per il IV secolo, periodo di massimo conflitto fra Roma, gli Ernici e Marsi (Letta 1972, 84).

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BIBLIOGRAFIA

 

1) www.trasacco.terremarsicane.it

2) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html

3) LA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi

4) http://santanatolia.it/storia/capitolo-iv

5) http://www.comune.avezzano.aq.it/index.php?id_sezione=427

6) http://www.pereto.terremarsicane.it

7) http://www.celano.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=26

8) http://www.icastelli.it

9) www.lucodeimarsi.terremarsicane.it

10) Articolo scientifico : “Tracce archeologiche di un terremoto tardo-antico nella Piana del  Fucino (Italia centrale) di F. Galadini, E. Falcucci, A. Campanelli, E. Ceccaroni.

11) www.terremarsicane.it/marsica/?qnode/187

13) V.D’Ercole, L’italia prima di Roma, Pescara 1998

14)  Van Wonterghem, I Peligni e il loro territorio prima della conquista romana 

16) www.spaziovidio.it

17) www.wikipedia.org

18) Santellocco A.F. (2004) – MARSI STORIA E LEGGENDA – TOVTA MARSA (Luco dei Marsi)

19)http://www.pereto.info/contemporanea.htm

20) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html

21) http://www.itisavezzano.it/pagine/b00012.asp

22) http://www.santemarie.terremarsicane.it/

23) http://www.terremarsicane.it/category/luco-dei-marsi/

24) http://www.tagliacozzo.terremarsicane.it

25) www.civitellaroveto.org

26) www.civitellaroveto.terremarsicane.it

27) Marco Bianchini – Edilizia storica della Marsica occidentale – Editrice Dedalo di Roma

28) http://www.cerchio.terremarsicane.it/

29) http://www.aercalor.altervista.org/index_file/Lago_Fucino.pdf

30) Venerada Rubeo – Covella contessa di Celano: sulla storia di una nobildonna nella Marsica del Quattrocento – Editrice Kirke

31) http://www.civitadantino.com

32) http://www.valleroveto.eu/

33) Emanuela Ceccaroni – dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA – Edizioni Kirke

34)https://www.terremarsicane.it/i-marsi-e-gioia-dei-marsi/

35)https://molise2000.wordpress.com/2018/01/19/le-capitali-dei-safini-sabini-sabelli-sanniti-cenni-storici/

36) https://comune.avezzano.aq.it/safini-marsi-ed-equi/

37) Fuoco e civiltà di Johan Goudsblom Edizioni Feltrinelli

38) Università di Cambridge – Storia Antica del Medio Oriente – Il Saggiatore

39) Pastorizia e tratturi in Abruzzo–Romolo Liberale Banca popolare della Marsica

40) Nature Communications Ricerca condotta da l’Università di Cambridge, e dalle irlandesi Trinity College e University College, di Dublino. I risultati sono comparsi sulla rivista scientifica e commentati da Leonardo Debbia il 22.12.2015

41) Emanuela Ceccaroni Archeologiapreventiva nella Marsica: lo scavo nella necropoli in località Cretaro-Chiusa dei Cerri-Brecciara di Avezzano(AQ) in Quaderni di archeologia Abruzzo 1/ 2009

42) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-3/

43) L’ITALIA SOTTO SOTTO – Venerdì di Repubblica 29 Dicembre 2017 di Antonio Ferrara


44) PROFILO DI STORIA LINGUISTICA DELLA MARSICA – Walter Cianciusi-Istituto
Dialettolologico D’abruzzo e Molise ( Univesità degli studi dell’Aquila )


45) Tipografia di Patrizio Graziani Roma Novembre 1988 – L’ABRUZZESE LINGUA COMPLETA NON SOLO DIALETTO – Roberta D’Alessandro maggio 2014

46) MITOLOGIA SUMERICO ACCADICA Roberto Castellitto – Società editrice internazionale 1966

47) LE PROCHE ORIENT ASIATIQUE–Presses Uuniversitaires De France, 1969 – 10000 ANNI DI IDENTITÀ EUROPEA di Riccardo Lala – Edizione Alpina


48) Rene Labat Florence Malbran- Labrat Manuel D’Epigraphie Accadienne Geuthner Manuels Marshall Sahlins  L’economia dell’età della pietra Studi Bompiani


49) Archeoclub d’Italia – Sezione della Marsica Il Fucino e le 
aree limitrofe nell’antichità Atti del III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi Castello Orsini, Avezzano, 13 -15 novembre 2009 -Avezzano – anno 2011

50) Carlo tozzi Giovanna Radi – La Ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo 2009 – Archivio di ecologia preistorica Università di Pisa

51) Le Scienze 07 giugno 2016 – I primi agricoltori europei erano migranti arrivati dall’Anatolia. La Dea delle acque e dei serpenti. I pastori nomadi ed il loro Dio; Una lingua oscura ma non troppo

52) Mario Liverani Antico Oriente. Storia Società Economia Laterza – Per scavi Paludi Celano Vincenzo D’ercole; Raffella Papi; Giuseppe Grossi: Antica Terra D’Abruzzo   Editoriale Abruzzese 1990

53) https://comune.avezzano.aq.it/dal-paleolitico-alleta-del-bronzo/

54) https://www.terremarsicane.it/le-culture-delleta-del-bronzo/

55) https://www.terremarsicane.it/le-culture-del-neolitico/

56) https://www.lescienze.it/news/2016/06/07/news/origine_anatolia_primi_agricoltori_europei-3115619/

57) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende/

58) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-2/

 



CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA