CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
__________________
700-600 a..C: I Marsi nel VII secolo
Nel VII secolo a.C. prosegue la conflittualità fra i diversi ocres marsi, ma allo stesso tempo i Marsi vengono sempre più acquistando fama di grandi guerrieri attraverso il mercenariato di guerra. Nell’ambito della Marsica esistono diversi resti di ocres o necropoli del popolo marso come quella trovata a Valle Solegara.
Questa necropoli, che risale più o meno al VII sec. a.C., è stata rivenuta nel territorio di Avezzano, precisamente a Valle Solegara nella località detta “Monumento” lungo il percorso della Via Valeria, dove ora sorgono i resti di tre mausolei a torre di età imperiale romana. Qui nel passato sono stati ritrovati numerosi materiali riferibili a tombe di VII-V secolo a.C.: gladi a stami di ferro (pugnale o “spada corta” safina), punte di lance di ferro, fibule di bronzo e una coppia di dischi-corazza di bronzo con decorazione geometrica del VII secolo a.C. (De Nino 1885, 485).
700-600 a.C.:È, Sul finire dell’VIII secolo a.C., nizio VII diversi gruppi di Marsi si spingono verso il Lazio dal Passo di Serra S. Antonio per Filettino, Trevi (l’antica città equa di Treba) e l’Altopiano di Arcinazzo creando il loro principale caposaldo a Piglio, il Capitulum Hernicum ricordato dalle fonti, da cui iniziarono la lenta conquista dei centri laziali delle colline dell’alta Valle del Sacco (Gatti 1993, 61).
Nel corso del VII secolo, l’alta valle del Liri con l’area di Sora, come dimostrato dalla Fortini, sono interessate dalla presenza del commercio etrusco indirizzato all’acquisizione del minerale ferroso presente sui monti marsicani (Fortini 1988, 51-63). L’esistenza di materiale ferroso è documentata nella Valle Roveto a Cappadocia, Morino, Collelongo-Morrea, sui monti sopra Civita d’Antino e su Monte Cimarani di Avezzano il cui “ocre” doveva essere uno dei più importanti centri metallurgici marsi(Grossi 1992, 33).
_______________
700 a.C.: Santuario di Ciccio Felice

Grotta di Ciccio Felice divenuta santuario marso nel VII secolo a.C. (Immagine da Wikipedia)
Delle aree di culto del VII sec a.C. conosciamo il grande santuario in grotta di Ciccio Felice. La stessa, come abbiamo già visto, scavata dal Radmilli nel 1956, ha permesso di conoscere il monumentale luogo di culto dedicato probabilmente ad una divinità della fecondità visto il numero notevole di ex-voto di età ellenistica, riferibili ad uteri, seni ed organi genitali (Terrosi Zanco 1966). La struttura santuariale della prima età del ferro (VII secolo a.C.) consiste in sei basi rettangolari ricavate sul piano roccioso della stanza esterna e orientate verso nord e nord-est: il Radmilli ha detto di riconoscervi delle basi legate a riti d’incubazione (Radmilli 1977, 213).
Dalla prima età del ferro fino al IV secolo, le vicine valli del Liri e dell’Imele-Salto acquistano un ruolo importante nel processo di diffusione delle genti safine nel Lazio e delle loro guerre con gli Etruschi, Latini e Romani per il possesso delle fertili terre laziali.
________________
700-600 a.C.: La produzione ferrorsa marsa
Nel corso del VII secolo, l’alta valle del Liri con l’area di Sora, come dimostrato dalla Fortini, sono interessate dalla presenza del commercio etrusco indirizzato all’acquisizione del minerale ferroso presente sui monti marsicani (Fortini 1988, 51-63). L’esistenza di materiale ferroso è documentata nella Valle Roveto a Cappadocia, Morino, Collelongo-Morrea, sui monti sopra Civita d’Antino e su Monte Cimarani di Avezzano il cui “ocre” doveva essere uno dei più importanti centri metallurgici marsi (Grossi 1992, 33).
________________
700-600 a.C.: La nascita degli Aequi dai Marsi
Nel VII sec a.C. ci sono spinte di genti marse verso il Lazio settentrionale in direzione del Reatino tramite il corso dell’Imele-Salto. Ritrovamenti vari confermano questo come ad esempio presso l’area di Corvaro nel comune di Borgorose (RI) dove si attesta un grande tumulo in un’area legata alla “cultura Laziale” ancora della prima età del Ferro, dove sono presenti sepolture “ad incinerazione” e vasellame ceramico nelle tombe, come nel caso della tomba 8 e nei vasi ad impasto del tumulo centrale (Alvino: 1985, 104-105; 1991, 279).
L’arrivo delle prime genti fucensi nell’area cicolana è documentato sul finire tra la fine dell’VIII ed inizi del VII da un disco-corazza in lamina di bronzo a decorazione geometrica dall’area del tumulo di Corvaro (Grossi in Papi 1991, A18, 84-85, tav. XXVIII) e da un altro di Fiamignano (RI) a decorazione geometrico-orientalizzante della fine del VII secolo a.C. (Papi 1991, fig. 89, 66-67, 108). La piena occupazione dell’area da parte di genti a “cultura marsa” avviene durante la metà del VII secolo a.C. con numerose tombe ad inumazione racchiuse da un raffinato circolo di lastre calcaree coronate da sfingi e chimere, sepolture aventi solo materiali metallici, prevalentemente armi di ferro, stole con placche di bronzo, fibule e solo vasellame di bronzo (bacili ad orlo perlato) legato al consumo della carne (Grossi 1990a, 250).
In pratica abbiamo la nascita degli AEQUI che nascono dai Marsi. Queste genti, ricordate in epoca storica col nome di Aequi, si spingono tra la fine dall’VIII secolo e poi nel corso del VII dai Piani Palentini verso la valle dell’Imele, la valle del Turano (Carseolano) e la valle dell’Aniene raggiungendo nella seconda metà del VI secolo a.C. le vicinanze di Roma sui Colli Albani, nello sbocco tiburtino e reatino.
La tradizione romana ricorda il fondamentale apporto di questo gruppo safino nella istituzione della « legge feciale » durante il regno di Anco Marzio, quarto re di Roma (Livio I, 32, 5). Da un anonimo scrittore latino di età imperiale (Iul. Paris, Epitone de praen., 1) conosciamo il nome dei primi due re equi. Il primo fu Settimio Modio, mentre il secondo, Fertore Resio, fu il primo ad istituire la legge feciale: « Ab Aequiculis Septumiun Medium primum eorum regem, postea Fertorem Resium qui primis jus fetiale insituit ». Questo consistente apporto equo alla formazione di una legge legata alla dichiarazione di guerra, è prova ulteriore della spinta dei gruppi safini fucensi in direzione di Roma durante il corso della seconda età del Ferro e dei conseguenti successivi conflitti che vedranno Roma contro Equi, Volsci ed Ernici nel corso del V e IV secolo a.C. (Grossi 1990a, 318-322).
________________
600-500 a.C.: Necropoli marse
Qui di seguito ricordiamo alcune necropoli trovate nell’ambito del territorio di Avezzano risalenti al VI sec a.C.
La prima necropoli cui andiamo a trattare risale al VI sec a.C. ed è stata rinvenuta sotto il paese di S. Pelino, durante i lavori della realizzazione della Autostrada A25. Qui sono state riportate alla luce sepolture italiche che hanno restituito una bella spada di ferro con elsa a crociera del VI-V secolo a.C. (Grossi 1991, n. 25, 208).
Un altra grande necropoli è quella di Colle Sabulo o “Campo dei Gentili” di Avezzano la cui scoperta si deve ai lavori di Alessandro Torlonia per il prosciugamento del Fucino e la cui prima descrizione è data dall’Orlandi: « Trovasi tal sepolcreto praticato su un esteso banco di sabbia gialla di origine lacustre, denominato “Colle Sabulo”. Qui si sono rinvenute sepolture profonde a fossa coperte da grosse pietre con armi in ferro e scudetti di bronzo della corazza a “balteo-disco” del VI° secolo av.Cr.
A minore profondità si rinvengono sarcofagi in pietra con suppellettile varia del mondo muliebre, ed armi in ferro, lucerne, ampolle di terra cotta nonché un anfora (di) tipo campano. L’unica epigrafe rinvenuta è quella su riportata della tarda età dell’Impero. Attualmente sull’esteso banco vi è il Cimitero Civico, ed ivi riposano le vittime del terremoto del 1915.» (Orlandi 1967, 259). Le armi in ferro erano costituite da: « spade, lance, cinture » (Idem, 18), per cui si deve sospettare che in realtà anche le sepolture poste a minore profondità siano riferibili a tombe databili dal VI al IV secolo a.C., oltre a quelle relative alla presenza coloniale romana albense cui si devono attribuire gli altri ritrovamenti, fra i quali l’anfora campana a vernice nera presente, in passato, nel Museo di Avezzano.
I materiali conservati in passato nel Museo Lapidario avezzanese documentano la fase italica della necropoli con: piastra di cinturone (o stola?) a pallottole riportate del VI secolo a.C. (Colonna 1958, n. 36, 79. Inv.Mus.Avezzano, n. 30); coppia di dischi-corazza in lamina di bronzo di tipo aufidenate con raffigurazione di chimera funeraria di cm 15 di diametro, databili al VI secolo e un disco-corazza a decorazione geometrico-orientalizzante della seconda metà del VII secolo a.C. (Colonna 1972, 197, 205 n. 7. Grossi in Papi 1990, 85-86. Inv.Mus.Avezzano, nn. 33-34, 35); armi di ferro (quattro “gladi a stami”, una spada lunga e una punta di lancia) databili dalla fine del VII al V secolo a.C. (Inv.Mus.Avezzano, nn. 39, 41-43, 70).
Altro ritrovamento relativo a questa estesa necropoli, relativa all’ocre di “Castelluccio”, è riferito dallo Iatosti che descrive il ritrovamento fra le chiesette della Madonna di Loreto e S. Antonio, lungo l’attuale Via San Francesco, di una inumazione maschile dell’età del ferro con corredo composto da una lunga spada in ferro sul fianco ed una “targa di rame” (placca di cinturone?) inbronzo (Iatosti 1876, 29-30).
___________________
650-600 a.C. : GLI ITALICI D’ABRUZZO
Come accennato precedentemente il processo di maturazione identitaria non riguarda solo i Marsi ma un po’ tutte le popolazioni italiche. Anche se alcune di queste sono più nuove rispetto ai vetusti Marsi che stanziano intorno al Fucino ormai da diversi secoli.
Nel caso dell’Abruzzo abbiamo la nascita di popolazioni con un’identità più stabile e convinta. Le popolazioni in questione sono Marsi, Peligni, Marrucini, Vestini, Pretuzii, Frentani, Carricini, Equi, e Pentri.
Dei popoli descritti approfondiamo gli Equi e i Marsi, caratterizzanti come area d’interesse la zona intorno al lago del Fucino, del Fiume Turano, Fiume Salto e Fiume Aniene.
Il periodo che va tra la fine del VI secolo a.C. e l’inizio del successivo, abbiamo la strutturazione di numerosi stati oligarchici repubblicani storici come quelli dei Marsi ed Aequi. Ciò si realizza in quanto tra i popoli safini sussistono culture omogenee, che fanno da base per la migliore strutturazione dei loro stati e ciò tramite accordi o ampliamenti territoriali dovuti a conquiste militari.
Questi Stati federali risultano composti di tante toutas (“comunità” = civitas in Latino), corrispondenti a numerosi centri fortificati non più dominati dalle figure dei re, ma da magistrati pubblici supremi (meddices tudici) scelti fra i maggiorenti italici locali (nerf = “principi”) (Letta 1994a). Magistrati eponimi che duravano in carica un solo anno ed erano eletti dall’assemblea dell’ocris. Come per gli Ernici, la sede federale era il santuario nazionale del nomen: non sappiamo quello degli Equi, ma per i Marsi si può pensare al santuario d’Angitia posto nell’interno della città marsa di Anxa (Luco dei Marsi).
Nel VI secolo la spinta delle genti fucensi verso il Lazio, come abbiamo già visto, diventa più consistente con la creazione degli stati dei Volsci e degli Equi. Non siamo più di fronte all’arrivo nel Lazio di lavoratori stagionali, artigiani e piccoli gruppi armati di mercenari, ma, probabilmente, di consistenti compagini militari guidati da principi (« nerf ») e tesi ad una vera e propria azione di conquista militare della fertile pianura laziale. Genti fucensi dotate di un notevole potere offensivo, maturato con le guerre locali e con la pratica del mercenariato, pratica che fu veicolo di maturazione culturale e di conoscenza delle realtà urbane e socio-economiche presenti nel suolo laziale e campano.
La presenza volsca nel Lazio è documentata già nella seconda metà del VI secolo con un’azione di conquista che li porterà sul Tirreno, ad Anzio, (Antium) e Suessa Pometia, sui colli Albani, sul finire del secolo. I Volsci, insieme agli Equi, diedero un duro colpo al commercio ed alla presenza etrusca nel Latium adiectum e favorirono la caduta della monarchia dei Tarquinii a Roma e, con i Latini, la fine della loro ingerenza nel Lazio (Grossi 1990a, 318).
Non solo il Lazio fu interessato dalla presenza di mercenari di “cultura fucense”, ma anche l’area campana a partire dalla seconda età del ferro. Lo studio di un disco-corazza fucense a decorazione geometrico-orientalizzante di VII secolo a.C., proveniente dalla necropoli di Cuma e ora nella Collezione Stevens del Museo Archeologico di Napoli, costituisce un prezioso indizio di una precoce presenza di mercenari fucensi a Cuma. Esso, infatti: « potrebbe costituire un indizio della presenza in ambiente cumano di un guerriero di rango d’origine italica accolto ed in qualche modo integrato, anticipando già al VII secolo a.C. il fenomeno da tempo osservato di quelle “avanguardie italiche” che spostano notevolmente indietro nel tempo il dinamismo e la mobilità di queste genti.» (Papi 1996, fig. 6, 98-100).
Anche una notizia che ci viene da Dionisio d’Alicarnasso (7, 3, 1), riguardo alla partecipazione di « molti (…) degli altri barbari » che si uniscono ad Etruschi, Dauni ed Umbri nella guerra contro Cuma del 524, potrebbe nascondere la partecipazione di mercenari marsi a fianco degli Etruschi nell’ambito della prima metà del VI secolo a.C (Firpo 1991, 92).
_______________
650-500 a.C.: GLI EQUI
Nel 650 a.C. gli Equi sono una popolazione ormai già ampiamente consolidata nelle sue abitudini, che occupa un vasto territorio tra il Lazio e l’Abruzzo.
In pratica gli Equi sono stanziali lungo le valli del fiume Aniene, del fiume Turano, del fiume Imele e del fiume Salto che scorrono verso nord e confluiscono verso il fiume Nera.
Gli Equi sono riusciti ad occupare una zona così vasta in quanto la suddetta area comprende monti relativamente bassi, quindi facili da attraversare, con presenza di tre fiumi relativamente grandi, ma soprattutto intercuminicanti fra loro.
La presenza di questi fiumi è indice di una zona ricca di acqua quindi ricca di boschi e fauna con cui sostenentarsi. Ciò comporta uno sviluppo di questo popolo sotto vari punti di vista. Gli Equi dalla storia ci sono tramandati come un popolo rozzo e bellicoso in continua guerra con Roma.
1) RAPPORTO FRA GLI EQUI E ROMA
Non è un caso che prime notizie di questo popolo ci giungono direttamente dalla storia di Roma, che già nella sua fase iniziale cerca di espandersi nel territorio vicino, e uno dei primi popoli con cui entra in contrasto, sono proprio gli Equi. I primi scontri fra Roma ed Equi avvengono tra il 620 e il 580 a.C.
In questa fase Roma e gli Equi sono ancora acerve come comunità ma gli Equi come altri popoli italici vengono maturando un senso di comunità che gli permette di fare un salto di qualità come popolo.
Roma in questo momento è poco più di un villaggio, che però già nella sua fase iniziale cerca di espandersi nei territori vicini entrando da subito in contrasto con i popoli ad essa confinanti. Uno di questi popoli sono proprio gli Equi.
Nella circostanza dei combattimenti avvenuti tra il 620 e il 580 a.C. i Romani hanno da subito la meglio riuscendo a distruggere diverse città eque.
2) LE CITTA’ DEGLI EQUI
Come accennato prima gli Equi hanno costruito da subito molti villaggi divenuti con il tempo vere città.
Tra le città erette dagli Equi abbiamo notizia da De Stefanis, giurista del Regno delle Due Sicilie, che elenca le 10 città originariamente fondate dagli Equi:
Alba Fucens, Cliternia, Equicoli, Corbione, Carseoli, Carentia, Auricola, Nerse, Cominio, Vico di Nerse, Villa di Vitellio.
In questa sede riguardo alle città degli Equi consideriamo solo le città di Carsioli (oggi Civita d’Oricola) e Alba Fucens in quanto è sono le città che ricadono nell’attuale area della Marsica.
– Carseoli:
I dati trovati su Carseoli sono molto scarsi, rispetto alle notizie su Alba. Per quel che si sa, la città è una delle prime ad essere fondate dagli Equi, poichè si trova su di un sito pianeggiante a ridosso del fiume Turano.
Con molta probabilità la cittadina disponeva di mura fortificate, che sono state consolidate con il tempo.
La città sotto gli Equi è stata più volte distrutta dai Romani e più volte è stata ricostruita dagli Equi, quindi molte strutture difensive sono state ricostruite meglio con l’affermarsi di nuove tecniche militari.
– Alba Fucens
Dai pochi dati trovati, tenendo conto che l’argomento è ancora oggetto di studio, si può dire che il paese di Alba Fucens sotto gli Equi, fosse un centro di media grandezza. Tuttavia lo sviluppo vero e proprio arriverà con i Romani che ne faranno una città fortezza che poi in epoca imperiale diventerà un grande municipio e una delle maggiori città dell’impero. Le vestigia che si vengono ritrovando mano a mano che si scopre la città confermano questo
Tenendo poi conto dei dati studiati da due passi dello storico Appiano nello scritto Bellum Civile, III, 45, 47; V, 30. sembrerebbe che la città equa sia stata fondata non esattamente sul sito di quella romana, ma comunque nelle immediate vicinanze.
Quel che è certo è che la cittadina di di Alba Fucens è costruita a ridosso del confine con il territorio dei Marsi, antica e forte gente d’Abruzzo, e ne segna il confine.
Questa cittadina, come ricorda lo storico romano Livio, è costruita sulla collina di Alba di modo da dominare tutte le vallate circostanti. Tale descrizione coincide con quanto scritto da Strabone, secondo il quale questa città è costruita su un altura fortificata.
______
3) NOTIZIE SUGLI EQUI DAGLI STORICI ROMANI
– Virgilio :
Dallo storico romano ci giungono notizie sugli Equicoli che ci danno un’idea precisa sulla tipologia di questo popolo.
Secondo Virgilio fin dai tempi della venuta di Enea nel Lazio (1184 anni prima dell’era cristiana) formano un popolo già politicamente ben costituito e tanto valoroso nelle armi da occupare un posto ben distinto tra i popoli più illustri del tempo.
Cantando egli la guerra mossa da Turno contro Enea, che con i suoi Troiani aveva invaso il Lazio, nel passare in rassegna tutti i popoli italiani, che con Turno erano collegati, presero le armi per espellere dal patrio suolo le genti straniere, di queste ricorda anche le schiere Equicole, condotte da Ufense, illustre per fama e per gloriosi fatti d’Armi, e lo pone alla pari con i due grandi guerrieri etruschi, Messapo, e Mezenzio, annoverando come truppe ausiliare, suburdinate a questi tre supremi capitani, tutte le altre inviate dai diversi popoli italici (1).
– (1): Eneide – Lib. VIII° verso 5 e seg: Conjurat trepido Latum, saevit juventus // Effera, Duc-tores primi Messapus et Ufens. // Contemptorque Deum Mezentius, undique cogunt // Au-xilia, et latos vastant cultoribus agros.
Da Virgilio abbiamo altre notizie che ci descrivono gli Equi; Virgilio ricorda che gli Equi sono gente rozza, gagliarda e fiera. Questa gente è abituata, usa, a coltivare armata i campi, a guadagnare la vita con la caccia e con la rapina (2).
– (2): Eneide – Lib. VII° verso 746 e seg: Horrida praecipue cui gens, assetaque multo // Venatu nemorum, duris Aequicola glebis. // Armati terram exrcent, semperque reuntes // Convec-tare invat praedos, et vivere rapto.
– Silvio Italico :
Egli nel anto VIII della sua Punica, ce li descrive baldi e forti.
– Tito Livio :
Lo storico Tito Livio li rappresenta molto esperti nell’arte della guerra e parla anche che Anco Marzio prende da essi spunto riguardo la loro la Legge Feciale (3).
_______
4) LE LEGGI PRINCIPALI DEGLI EQUI: A) La LEGGE SACRATA e B) La
LEGGE FECIALE.
A) La LEGGE SACRATA ricorda l’indole eminentemente bellicosa degli Equi.
– La legge Sacrata dice che tutti i cittadini avevano il dovere ed il debito di difendere la terra natale e dovevano votarsi alla milizia con speciali formule e giuramenti. L’osservanza di questa legge era affidata al comandante supremo degli eserciti.
B) La LEGGE FECIALE ricorda la giustizia e l’equità che in ogni loro azione li guida
Per la legge Feciale gli Equi suggellavano nei loro animi il rispetto della vita e della pro-prietà altrui, come pure della indissolubilità dei legami più sacri che vincolavano i popoli.
L’osservanza di questa legge era affidata ai Feciali, che venivano scelti tra le primarie persone, e si consideravano sacri e costituenti un sacerdozio il più rispettabile.
Secondo Dionisio Alicarnasso era compito loro: d’impedire che s’intraprendesse una guerra ingiusta; di decidere quando fosse necessario di prendere le armi contro i nemici o di venire a trattati di pace con essi; di fare rispettare i patti stabiliti; di giudicare sulle offese ricevute dai legati; d’indagare se i comandanti degli eserciti avevano mancato o nò ai loro giuramenti e condannarli se colpevoli.
– Plinio :
Plinio nel suo Libro V dei suoi Fasti ci mostra che l’uomo Equo era occupato giornalmente a coltivare l’avito campicello ora con l’aratro, ora con il bidente ed ora con la falce. Invece la donna, secondo Plinio, era intenta ora a spazzare il prato con il rastrello, ora a porre in cova le garrule galline, ora a raccogliere le malve verdi e i bianchi funghi, ora a riaccendere il quasi spento fuoco ed a tessere la lana con cui ricoprirsi nella fredda stagione.
Plinio giudica gli Equi come un popolo guerriero ed agricoltore, cui non si sa con precisione assegnare il territorio abitato e coltivato.
Plinio, nella sua Historia Mundi liber III. Cap. 17, fa giungere il territorio degli Equi al di là di Tivoli. Ora tenendo presente il gran numero delle città che essi possedevano si può avere la struttura del territorio equo.
____________________
600 – 500 a.C.: I MARSI
_________
1) LA LEGGENDA DEL POPOLO MARSO
Le origini del popolo marso come abbiamo approcciato nella storia della Marsica sono molto antiche risalenti attorno al 1300 a.C., allorquando la popolazione originaria osco-umbra giunge dall’Asia Minore portandosi in un secondo momento appresso anche altre popolazioni come per esempio quella dei Lidii.
Successivamente gli Osco Umbri si vengono radicando in più punti dell’Appennino, poi quando si rendono conto di essere divenuti troppi per il sostentamento generale in quel luogo, si applica il fenomeno delle primaveresacre, ovvero la fase di uscita di un gruppo nutrito di giovani maschi adulti del posto, che si separa attraverso un complesso rito sacro dalla popolazione primigenia per andare a colonizzare altri luoghi e dando origine a una nuova popolazione. Coloro che rimangono nel posto iniziale con il tempo si specializzano andando ad identificarsi con il luogo in cui vivono acquisendocosì caratteristiche identitarie ed economiche diverse da altri a fianco.
Per i Marsi sappiamo che questi si separano dalla popolazione sabina originaria tra il 1300 e 1200 a.C., per andare a colonizzare il territorio intorno al Lago Fucino. Successivamente da questo i cosidetti protomarsi si spingono all’interno andando ad occupare le zone limitrofe ovvero le valli del Giovenco, Vallelonga e Valle Roveto. Con il tempo a queste aree si aggiungeranno anche le zone dove ora sorge Avezzano, l’alto Sangro (Pescasseroli e Opi) e la Valle di Nerfa.
Nel primo periodo i Marsi, o per meglio dire i Protomarsi s’inseriscono intorno al Lago Fucino, iniziando con il tempo a mischiarsi con le popolazioni indigene, da cui deriverà infine la vera e propria popolazione marsa, che conosceremo più avanti. Diciamo che anche in funzione del clima sub boreale, caratterizzato da aridità e scarse pioggie, si ha prevalentemente per ora la costituzione di villaggi anche fortificati lungo le rive del Lago Fucino.
Nel corso di questi primi secoli di cultura fucense si viene generando il popolo dei Marsi, ovvero la popolazione primigenia che si trovava qui da tempo immemore si mischia con i nuovi arrivati i cosidetti protomarsi,dando così origine ai Marsi che poi nell’arco del tempo si caratterizzeranno per alcune peculiarità come per esempio l’arte della guerra in funzione del cambiamento sociale che si nel X secolo a.C. Quindi quando i ProtoMarsi giungono in questo territorio, con il tempo si mischiano con le popolazioni indigene e danno origine al popolo marso; un popolo quindi con caratteristiche ancor più radicate in questo contesto.
Difatti tra la fine del X e l’inizio del IX secolo a.C., abbiamo l’esaurimento della fase climatica di tipo “sub-boreale” (prevalentemente arida con scarse piogge) ed l’inizio di un nuovo periodo climatico, a carattere “oceanico” freddo e umido, caratterizzato da abbondanti piogge. Il repentino innalzamento delle acque lacustri del Fucino segna l’inesorabile fine degli insediamenti perilacustri come quello di Avezzano di Strada 6 ed i più grandi di Luco, Ortucchio (Irti-Grossi 1983, 346) o di Celano.
A causa di ciò viene meno la struttura sociale conosciuta fin qui e se ne sviluppa una nuova che si basa sullo sviluppo del fenomeno dell’“incastellamento”, ovvero insediamenti di villaggi non più di pianura, ma d’altura posti su colline, sui rilievi montuosi più vicini cioè alle aree agricole e di pascolo delle locali comunità italiche. A loro volta ognuno di questi villaggi rappresenta un centro fortificato ovvero racchiuso da recinzioni lignee paliformi o da murature a secco (composte di grandi e medi blocchi di pietra).
Nascono così le prime cittadelle fortificate dei Marsi definite tante, « ocres », rette dal re (« raki » in lingua locale), principi guerrieri (« nerf ») ed in eterno conflitto fra loro come confermato dai grandi ocres difensivi e dal grande concetto di stirpe guerriera propria dei Marsi e confermata anche nei tanti corredi tombali maschili dell’epoca che sono stati via via ritrovati e che presentano le prime armi di ferro (Grossi 1990a, 232-238).
Siamo di fronte cioè alla nuova “unità culturale” appenninica dei Marsi, che dopo una prima fase insediamentale durata alcuni secoli di pacifica convivenza generale, ora cambia diventando una società dedita alla lotta e alla guerra, caratterizzandosi sempre più come una grande stirpe di combattenti, che però al loro interno rimarranno ancora molto divisi. E questo può definirsi il secondo periodo dei Marsi che durerà dal IX fino al V secolo a.C.
La loro cultura originaria, quella sabina, si diffonderà tra IX e VI secolo dalle conche e pianure fucensi ed aquilane verso le regioni vicine fino a raggiungere la Romagna, la Calabria e il suolo laziale con Roma cui darà dei re.
Certo i Marsi non solo guerrieri ma anche un popolo dedito all’agricoltura, alla pastorizia e alla pesca lacustre (vivendo a ridosso del Lago Fucino) e un’altra loro importante caratteristica riguarda la loro grande abilità nella produzione metallurgica del bronzo, riscontrabile negli usi funerari: infatti, le genti appartenenti alla « cultura marsa » dall’età del ferro fino al termine del II secolo a.C., usano mettere accanto agli inumati, oltre alle armi offensive e difensive, solo oggetti e raro vasellame per carni in metallo.
Vi è quindi il rifiuto del mediterraneo “rito del banchetto” con il suo consumo del vino, uso che mal si addiceva ad un popolo di guerrieri come i Marsi, figli del dio Marte. Quest’usanza particolare è presente oltre che nei Marsi anche negli Aequi, genti di « cultura fucense ».
Ma come detto prima i Marsi sono soprattutto uomini con straordinarie virtù guerriere, che li rendono famosi in tutto il bacino mediterraneo. Questo è possibile in quanto i Marsi sono stati per molto tempo soldati mercenari, ovvero soldati pagati al servizio di altri eserciti. Le loro virtù di forza e coraggio nella lotta, unita alla loro capacità militare, emergono in tutti i fronti di guerra e sotto qualsiasi bandiera in cui si trovano a combattere, come sotto i Cartaginesi, con i Macedoni, o con i regni del Medio oriente e così via. Di essi si sa per esempio che hanno combattuto tra le fila dell’esercito di Alessandro Magno, che nei 10 anni di costruzione del suo impero se ne è servito a mani piene.
In Italia i Marsi si mettono in grande evidenza nel corso delle guerre sannitiche tra il 350 e il 290 a.C. allorquando al fianco dei Sanniti combattono l’esercito romano che ne subisce spesso l’urto. Con questa lunga guerra acquistano fama anche in Italia.
La fama dei Marsi infine diventa leggenda quando anche i sommi letterati latini ne vengono descrivendo nei loro scritti le virtù guerriere, che si tramanderanno ai posteri nei secoli avvenire. Per esempio Appiano d’Alessandria riferendosi ai Marsi li descrive così:
“Nec sine marsis nec contra marsos triumphari posse…”
I Marsi confermano anche nel loro nome l’indole guerriera in quanto vengono fatti discendere direttamente dal dio Marte, che li avrebbe generati a sua immagine e somiglianza.
Sicuramente queste sono leggende, però è un fatto che Roma quasi soccombe ai Marsi quando questi si arrabbiano con il Senato romano nel 91 a.C. che ha negato loro la cittadinanza romana dopo molti anni di alleanza militare.
Essi da soli riescono a mettere in grave crisi Roma, quando guidando gli Italici nella guerra Sociale tra il 91 e l’88 a.C. riescono quasi a provocare la fine dell’URBE. La guerra sociale tra Italici e Romani conta in tre anni 300.000 morti divisibili quasi a metà tra le due parti. Ciò significa che a parte i morti nella prima guerra mondiale l’Italia non ha visto mai così tanti morti italiani o italici che si dica.
Dopo la guerra sociale la fama dei Marsi come guerrieri cresce ancor di più tanto da essere poi inquadrati da Cesare nel 49 a.C. nella famosa Legio Marsa per servirsene nelle guerre che egli combatte per far grande Roma. Ebbene anche durante la vita di questa legione emerge prepotentemente le virtù guerriere dei Marsi, capaci da soli di risolvere e vincere numerose battaglie.
I Marsi per la loro possenza fisica e arte lottatoria li ritroviamo spesso anche come gladiatori presso i Romani. Questi ultimi spesso nel descrivere i Marsi raccontano che un solo guerriero Marso poteva tener testa a ben quattro legionari romani. Nella veste di gladiatori ci sono molte storie di donne romane che pagano e si buttano letteralmente ai piedi dei lottatori marsi affinchè questi abbiano rapporti con loro.
Questa grande capacità militare, fisica e mentale è stata sicuramente alla base del loro incredibile successo, tuttavia essi sono famosi anche come maghi e stregoni. In pratica essi sono passati alla storia come guaritori di ferite e malattie per la conoscenza di piante officinali che venivano prese dai monti della Marsica. Inoltre i Marsi sono noti come grandi incantatori di serpenti servendosi di una musica particolare di loro conoscenza e della non meno capacità di guarire i morsi di questi animali tramite impacchi di erbe del posto.
Il fatto che i Marsi siano diventati grandi medici e incantatori di serpenti si spiegherebbe non con la magia o altri fenomeni paranormali, ma semplicemente che vivendo in un luogo come la Marsica ricca di serpenti di varie tipologie, loro per sopravvivere abbiano dovuto inventarsi dei modi per dominare il pericolo dei serpenti. Da qui l’invenzione della nania marsa ovvero una musica quasi ipnotica che stordisse i serpenti e poi abbiano sviluppato la capacità di saper discernere le varie erbe del posto imparandone su se stessi alcune caratteristiche come l’antidoto al morso dei serpenti o per altri mali. Per esempio i Marsi conoscono bene l’uso del papavero da oppio con le sue funzioni allucinogene.
A causa di queste conoscenze i Marsi si sono fatti strada nella mitologia dei vari popoli confinanti come grandi guaritori e incantatori di serpenti. Questi Marsi che ne dicano gli studiosi possono a buon diritto essere considerati dei miti dell’antichità sotto qualsiasi punto di vista li si guardi.
____________
3) EVOLUZIONE DELLA SOCIETA’ MARSA
La fase temporale fra il 650 e il 500 a.C. è dunque molto importante in quanto si assiste all’evoluzione statuale della società marsa, come sta avvenendo anche per altre popolazioni osco-umbre. In altre parole i Marsi divengono una popolazione identitaria con proprie caratteristiche.
Il nodo centrale di questo cambiamento sta nel passaggio da uno stato di concorrenzialità fra i diversi villaggi-città marse, ad una acquisizione d’identità sociale comunitaria espressa nella formazione di raggruppamenti federativi fra villaggi di uno stesso territorio.
Questo comporta la nascita di gruppi di popolazioni più grandi e stabili, che definiscono meglio le aree occupate. Questo criterio d’evoluzione porta alla nascita non solo dei Marsi come comunità unica, ma anche di altre comunità italiche di origine osco-umbra come i Piceni, i Peligni, I Sabini ecc.
Il risultato che così si ottiene è la naturale evoluzione da popolazione acerva a popolazione matura con sfaccettature proprie come possono essere i Marsi, o altre popolazioni italiche. Quindi si ha l’accettazione da parte delle popolazioni dei vari villaggi marsi di organismi politici e organizzativi regionali, che onsentono la nascita della popolazione dei Marsi così come li conosciamo oggi.
I Marsi viaggiando come mercenari sono in contatto diretto e continuo con le popolazioni della Magna Grecia, Etrusche ecc, e da queste imparano i concetti di democrazia. Quando poi i guerrieri rientrano nei loro villaggi cominciano a non sopportare più la figura dominante del re e inizia intorno al 650 a.C. un processo democratico che prosegue fino al 500 a.C. e vede la fine della figura del re del villaggio, mettendo al suo posto dei rappresentanti definiti “MEDDIX (al singolare) O MEDICES (al plurale)”, una sorta di sindaci del villaggio.
Questi a loro volta iniziano a riunirsi con gli altri capi villaggi marsi a Lucus Angitiae per discutere le questioni più importanti della Marsica. Da qui inizia a strutturarsi la popolazione dei Marsi come una sorta di federazione che imprime alla società marsa un grande salto di qualità portando essi a divenire un vero popolo.
In caso di guerra poi il piccolo parlamentino riunito presso Lucus Angitiae elegge una sorta di dittatore o condottiero definito “MEDDIX TUDITUR” che deve guidare l’esercito della nazione dei Marsi contro il nemico per esempio Roma o guidarlo da alleato per tutta la durata del conflitto.
Ma qual’è il segreto di questa evoluzione sociale? Il segreto dell’evoluzione della struttura sociale marsa è nel fenomeno delle guerre. Cosa significa?
Significa che in caso di conflitti con i popoli vicini, l’assemblea del nomen italico sceglie fra i suoi membri un condottiero, l’embratur, che doveva, come per il “dittatore” romano, condurre le operazioni belliche dello stato federale. Dalla stessa assemblea sono svolti i trattati politici e commerciali del nomen federale, mentre dai singoli ocres gruppi di giovani armati, verreia, a primavera partivano come truppe mercenarie, guidati da un magistrato (meddix) della touto, verso i teatri bellici del Mediterraneo.
Nell’ambito dei confini settentrionali dello stato dei Marsi è inserito anche il territorio di Avezzano: quindi abbiamo le montagne della catena di Salviano (ex “Castelluccio”), Monte Aria (ex “Monte Arrio”), Cimarani (ex “Montagna Grande”), Monte S. Felice sopra Cappelle, Peschio Cervaro e Monte Uomo sopra Paterno, sono in mano marsa, mentre la collina di Albe con Antrosano e Cappelle dovrebbe essere in mano equa ma su questo punto ci sono tuttora delle diversità di veduta fra gli storici e archeologi; il confine in teoria doveva essere costituito dal piano di Cesolino e il medievale Rivo Foraneo, l’attuale fossato di Valle Solecara che scende da Forme e Capo La Maina. Ma la presenza marsa doveva spingersi sui Piani Palentini fino a Corcumello e nell’alta Valle del Liri, la Valle di Nerfa, fino al diaframma di Cappadocia e Petrella Liri che separa le sorgenti del Liri da quelle dell’Imele.
____________
3) IL TERRITORIO DEI MARSI
Tra 600 e 500 a.C. i confini settentrionali dello stato dei Marsi comprende anche il territorio di Avezzano: quindi abbiamo le montagne della catena di Salviano (ex “Castelluccio”), Monte Aria (ex “Monte Arrio”), Cimarani (ex “Montagna Grande”), Monte S. Felice sopra Cappelle, Peschio Cervaro e Monte Uomo sopra Paterno, sono in mano marsa, mentre la collina di Albe con Antrosano e Cappelle dovrebbe essere in mano equa ma su questo punto ci sono tuttora delle diversità di veduta fra gli storici e archeologi; il confine in teoria doveva essere costituito dal piano di Cesolino e il medievale Rivo Foraneo, l’attuale fossato di Valle Solecara che scende da Forme e Capo La Maina.
Oltre a ciò il territorio dei Marsi comprende anche i Piani Palentini fino a Corcumello, la Valle del Liri fino all’attuale Balsorano e la Valle di Nerfa, fino al diaframma di Cappadocia e Petrella Liri che separa le sorgenti del Liri da quelle dell’Imele.
L’indizio di questa avanzata presenza marsa nella parte terminale dell’alta valle del Liri, della Valle di Nerfa, è documentato dagli avvenimenti legati ai conflitti fra Roma ed i Marsi sul finire del IV secolo: infatti, i Marsi ostacolano agli inizi del 302 a.C. il tentativo romano di istituire con l’invio nell’area di 4000 coloni, una nuova colonia romana, Carseoli, nell’alta valle del Turano (Livio, X, 3, 2)
Questo intervento armato dimostra una presenza marsa su questo settore interessato, per problemi di sbocco socio-economico, alla piana carseolana e valle dell’Aniene. Superato il Monte Arunzo, sui Piani Palentini, il confine fra i Marsi ed Equi doveva correre fra S. Sebastiano e Scurcola-Cappelle con gli Equi a nord-ovest ed i Marsi a sud-est del corso dell’Imele con i centri fortificati di Monte S. Felice, Cimarani e Rotella di Collalto.
Il permanere degli insediamenti fortificati anche nel sistema repubblicano safino documenta il reale stato di conflitto fra Marsi ed Equi per la definizione degli spazi territoriali delle due comunità, soprattutto sulle linee di confine (Grossi: 1990b, 88; 1994, 10). Infatti vi sono diversi studiosi che hanno ritenuto che il confine tra Marsi ed Equi non fosse la collina di Alba, ma bensì a Sant’Anatolia. Per cui in questo caso Alba Fucens sarebbe marsa e vi sarebbe da considerare un’altra categoria di Marsi, ovvero i Marsi-Albesi. Ma come ho detto la questione è ancora piuttosto dibattuta
Quindi i Marsi occupano gran parte dell’attuale parte ovest dell’Abruzzo. Sicuramente però il cuore di qusto territorio rimane il lago del Fucino dominato sia nella sponda sud-orientale, fino alle vallate del Giovenco, della Vallelonga e della Valle Roveto fino anche all’Alto Sangro ovvero l’attuale territorio dei comuni di Opi e Pescasseroli, che nella parte nord – nord ovest comprendente con molta probabilità oltre alla catena del Monte Salviano anche l’intera collina d’Alba Fucens.
In generale il territorio dei Marsi confina a nord con i Vestini, a est con i Peligni, a sud con i Pentri e a ovest con gli Equi e i Volsci.
Il territorio del popolo marso a differenza di quello occupato dagli Equi è per lo più montuoso, ma contiene il grande lago del Fucino, che è e sarà per lungo tempo il terzo lago d’Italia per estensione. Il Lago Fucino è un lago complicato per la sua geologia e geomorfologia. Questa complicazione riguarda la grande velocità nell’alzarsi e abbassarsi di livello.
Questa considerazione è importante per descrivere il popolo marso, in quanto riguarda il cuore del territorio da essi abitato, che ne determina la grande capacità di sopportazione a una condizione fisica difficile.
Per cui se si vuole a mio dire esaminare questo popolo e valutarlo a pieno non lo si può slegare dal contesto territoriale che esso abita perchè è questo che ne forgia il carattere e la forza fisica.
Abitare in pianura in riva al mare non è la stessa cosa che abitare in montagna con un grande lago a fare da fulcro all’intero territorio,e nell’esaminare i Marsi bisogna partire da questo e capire che se questi sonopiù forti e resistenti alla lotta rispetto ad altri popoli loro vicini,non lo si deve solo al loro grande senso militare, ma a mio dire, anche esoprattutto al contesto territoriale di montagna e lago nel quale vivono.
__________
5) LA RELIGIONE PER I MARSI
I Marsi come tutte le popolazioni italiche sono politeisti e hanno dei loro Dei di riferimento a cominciare da Angizia una sorta di dea della Madre Terra, a cui seguono, Feronia dea della Fertilità, Vesuna una sorta di Giunone italica, il culto di Ercole dio dei Commerci e dell’agricoltura, di Apollo dio del Sole, ecc.
Qui di seguito proviamo ad approfondire queste divinità italico-romane appena menzionate, che servono a capire molto dei tratti della vita dei Marsi.
1) La dea Angizia

La dea Angizia
La dea Angizia è la dea principale dei Marsi ed ha il suo tempio e luogo di culto principe in Lucus Angitiae, ovvero l’attuale Luco dei Marsi. Qui vi è il tempio principale e soprattutto questo è il luogo sacro più importante per i Marsi. Angizia come detto sopra rappresenta la dea principale, una sorta di dea madre a cui rivolgersi per moltissimi generi di problemi.
Secondo la testimonianza degli autori antichi Angizia era figlia di Eata, insieme alle sorelle Circe e Medea. Angizia occupati i luoghi circostanti il lago Fucino riesce a sconfiggere le malattie con la sua arte medica e viene in generale considerata una dea.
Angizia conosce le erbe officinali e maneggia i veleni: grazie alle sue capacità riesce a trarre la luna giù dal cielo – prerogativa principale delle maghe – a trattenere i fiumi e a spogliare i monti delle selve. Inoltre la dea con i suoi carmina provoca il soffocamento dei serpenti.
La capacità di ammansire questi animali insidiosi è distintiva dei Marsi, che vengono chiamati a Roma per catturarli, in quanto sono portatori di antiche pratiche di cui la parola magica diviene espressione verbale: la nenia Marsa. Questo secondo la tradizione è un canto marso capace di alleviare le pene d’amore, ma anche trasformare le vecchie in uccelli, come riportato Ovidio nei Fasti.
Anche Orazio e Virgilio parlano delle capacità magiche dei Marsi che trovano nella figura di Angizia l’espressione più diretta e nello stesso tempo, meno palpabile di tradizioni che rimangono in una dimensione volutamente non definita e non a tutti accessibile.

Resti del santuario di Angizia a Luco dei Marsi
Sul piano strutturale il culto di Angizia ha il suo centro principale nel sito di Lucus Angitiae dove sono presenti i santuari dedicati a questa dea. Lo scavo archeologico iniziato negli anni ’70 e poi ripreso dal comune di Luco dei Marsi nel 1998 e continuato dall’Università dell’Aquila nel 2003 ha portato alla luce i santuari dedicati ad Angizia e tre importantissime statuette di medie dimensioni riconducibili ad Angizia. Specialmente la statuetta in terracotta del III sec a.C. è quella che rappresenta in pieno la dea e che possiamo ammirare nell’immagine iniziale
2) La dea Feronia

La dea Feronia
Feronia è cosiderata presso gli Italici e i Marsi come la dea della Fertilità. Questa era una sorta di divinità delle acque da cui aveva origine, quindi in qualche modo era anche la dea delle acque, dei laghi, delle fonti:: Feronia mater nympha Campaniae (Serv., ad Aen., VIII, 564, Feronienses aquatores C.I.L., V, 8307).
La sua immagine la ritroviamo “effigiata nelle medaglie con un serto di fiori non ancora aperti di melogranato” e per questo dallo studioso Mommsen è ritenuta essere una sorta di dea della Primavera.
3) La dea Vesuna
Vesuna è una dea pare abbastanza seguita dai Marsi e rappresenta una sorte di Giunone latina. Al riguardo in passato è stata trovata un iscrizione nella zona dell’antica città di Milonia, dalle parti dell’attuale Ortona dei Marsi, con scritto “Divai Vesune Erinie”. Anche questa divinità italica viene menzionata.
4) Novesede
I Novesede (Mommsen, ivi, pp. 25-26.), sembra fossero divinità saettatrici, con probabilità corrispondenti ai Divi Novensiles dei Romani, che rappresentavano degli dei che scagliavano fulmini, stando all’invocazione che i consoli romani pronunciavano prima dell’inizio della battaglia.
5) Il dio Ercole

Il dio Ercole. (Immagine personale)
Nel 1960 nel corso degli scavi presenti in Alba Fucens la comunità scientifica belga riporta alla luce un enorme statua di Ercole e viene trovata all’interno del santuario al lui dedicato. L’enorme statua è stata poi portata Chieti dove è stata restaurata ed esposta. Facciamo quindi un passo indietro e parliamo di Ercole venerato come un dio dai Romani e dagli Italici, compresi i Marsi.
Ercole identificato dai latini nel greco Eracle, è venerato come un dio. Il culto di Eracle, giunto ai latini e a Roma attraverso la Magna Grecia e gli Etruschi, finisce con il sostituire quello di divinità indigene. Il culto di Ercole diventa ufficiale nel 312 a.C. e viene considerato il protettore dei commerci, dell’agricoltura e della pastorizia. Ad Alba sono fiorenti sia il commercio che l’agricoltura. Questo spiega perché il culto di Ercole fosse così sentito. Venerando Ercole si sperava che egli propiziasse l’abbondanza del raccolto e del bestiame.

Ricostruzione del tempio di Ercole ad Alba Fucens.
Presso Alba Fucens vi è il santuario di Ercole il più importante finora rinvenuto nella Marsica riguardante questo dio.
6) Il dio Apollo

IL DIO APOLLO. (Immagine da Wikipedia)
Apollo da sempre considerato il dio del Sole, ha in Alba Fucens il suo santuario di riferimento nella Marsica, che poi sarebbe l’attuale chiesa di San Pietro di Alba Fucens.
Questo santuario costruito probabilmente dai romani e da loro portato come culto nella Marsica rappresenta oggi una delle strutture religiose più antiche e importanti della zona proprio per essere stata una struttura religiosa continuativa, un unicum della Marsica.
Due parole su questo santuario sono doverose. La struttura che vediamo qui sotto, che rappresenta l’attuale chiesa di San Pietro si costituisce come tempio di Apollo e di questo rimangono molti elementi originali.

La chiesa di San Pietro, ex tempio di Apollo. (Immagine personale)
La struttura risultava formata da grossi blocchi irregolari di calcare che formavano il basamento del tempio e che ora costituiscono il basamento della chiesa di San Pietro, praticamente come allora. Il basamento detto podio è un elemento tipico dei templi italici e come accennato è ancora visibile lungo il perimetro esterno.

Schema del tempio pagano di Apollo. schema assonometrico.
Nel tempio si accedeva tramite una gradinata, ora interrata. Il portico di accesso era costituito da quatto colonne frontali dal fusto liscio, di cui oggi si ammirano solo quelle laterali, inserite nelle murature della chiesa. Dal portico presente sul lato est, si entrava nella cella, l’aula sacra in cui era esposta la statua della divinità, che non si sa dove sia finita. E’ probabile che l’aula fosse divisa in due parti uguali da un muro longitudinale.
Come si vede dalle foto sopra grandi blocchi di calcare, ancora oggi distinguibili, formavano la muratura del tempio. All’interno i blocchi sono caratterizzati da numerosi fori circolari, forse lasciati da perni metallici a sostegno delle decorazioni in marmo di cui si sono perse le tracce. In generale si osserva che gli scavi archeologici hanno messo in evidenza delle stipi votive, ossia fosse scavate nella terra in cui i sacerdoti del tempio ponevano le offerte lasciate dai fedeli per far posto a nuovi doni del tempio.
7) Il dio Marte

Il dio Marte. (Immagine da Wikipedia)
Per i Marsi, Marte è il loro dio guida, la loro essenza, sentendosi in qualche modo figli di Marte. Difatti il nome “Marsi” deriverebbe da Marte, dio della guerra, che in lingua sabellica si pronuncia “Mars” o “Mors”. Il nome viene assunto in seguito a un rito di Ver Sacrum, per cui i Marsi si sono distaccati dal gruppo sabellico.
Secondo una linea di pensiero si è detto che Marte era figlio di Angitia e ne personificava il lato distruttivo attraverso la guerra. Nella Marsica italico – romana seppure non ne siamo al momento a conoscenza vi sono sicuramente stati diversi santuari in onore al dio Marte.
__________
7) LA STRUTTURA FISICA E PSICOLOGICA DEL NUOVO POPOLO MARSO
Da quanto detto sopra appare chiaro che questo territorio così aspro e duro permea in modo indelebile sia il carattere duro che in qualche modo anche il fisico capace di adattarsi a condizioni estreme, come quelle vissute nel contesto del Lago Fucino e di montagna estremamente difficili come può essere la catena del Velino-Sirente, o le montagne della Valle Roveto e della Vallelonga.
__________
8) I MARSI NELLA COMUNICAZIONE ESTERNA ED INTERNA
Per i Marsi, la difficoltà della morfologia del territorio che abitano, è sicuramente un impedimento per motivi pratici di vita sia per le alte montagne che per il lago ma è anche un vantaggio nel poter passare da una condizione di alta montagna ad una lacustre di uno specchio d’acqua così grande e ricco di pesci.
Ma vantaggi e svantaggi di vita pratica significa anche difficoltà di comunicazione interna fra i diversi villaggi marsi presenti. Soprattutto all’inizio della storia marsa questi villaggi erano spesso in conflitto fra loro e solo con il tempo e lo stare a contatto con altre realtà di popoli hanno favorito e portato ad una maggiore comunicazione interna e al concetto di comunità superando con ciò anche le avversità fisiche del posto.
A ragion d’essere bisogna anche dire che la presenza del lago ha costituito da sempre una possibilità concreta di comunicazione efficace e veloce fra le diverse sponde lacustri e quindi dei villaggi che si affacciavano sul lago.
Il lago Fucino infatti, oltre a spingere i Marsi a divenire pescatori, sostenendosi nella dieta anche con il pescato del lago, rappresenta anche una efficace via di comunicazione interna territoriale. Ciò perchè Il lago consente di comunicare in modo veloce fra i vari centri rivieraschi evitando il disagio del percorso a piedi fra le montagne e la lunghezza nel tempo delle informazioni fra villaggi.
Questo anche ha contribuito con il tempo alla crescita dei Marsi come popolazione.
Riguardo invece alla comunicazione esterna sicuramente le alte montagne non favorivano molto gli scambi con le altre popolazioni confinanti, tuttavia sappiamo che le popolazioni nello spostamento da nord a sud attraversavano spesso la Marsica soprattutto nel passaggio per la Valle Roveto, da sempre via di comunicazione preferenziale.
Ebbene questa stessa via è usata dai Marsi per presentarsi ai Sanniti o agli Etruschi come soldati mercenari. Tramite ciò poi gli stessi soldati frequentando altri posti sono cresciuti al livello culturale e sociale, riportando infine quanto imparato nei propri villaggi, spingendoli così ad una crescita culturale. Ciò è evidente se confrontiamo i resti dei villaggi marsi dell’VIII o VII sec a.C. con le costruzioni del IV o III sec. a.C..
__________
650 – 500 a.C.: LE CITTA’ MARSE
In questa fase i Marsi evolvendo al livello culturale evolvono anche nelle modalità di costruzione che portano a una migliore strutturazione dei centri marsi a partire da Lucus Angitie, Milonia, Marruvio e tutti gli altri centri di tale popolo. In tal modo si assiste all’evoluzione dei villaggi marsi in vere e proprie città sul modello di quelle greche ed etrusche. Ma sarà il contatto con i Romani a determinare una forte crescita di queste città. Fra queste si vedrà più avanti la città di Marruvio che verrà praticamente rifatta da capo e diventare una sorta di mini Roma nella Marsica, tanto da essere poi definita città splendidissima civitas Marsorum.
Qui di seguito abbiamo fatto un breve elenco delle principali città marse con relative mini didascalie di questo momento storico. Esse sono: Marruvium (l’attuale San Benedetto dei Marsi), Antinum (l’attuale Civita D’Antino), Angitiae (l’attuale Luco dei Marsi), Supinum (l’attuale Trasacco), – Milonia (l’attuale Ortona dei Marsi), Cerfennia (l’attuale Collarmele).
– Marruvium :
Marruvium diventa intorno al 550 a.C. circa la capitale del popolo marso, dopo un primo periodo dato da Angitia in questa funzione.
– Angitia :
Angitia rappresenta per i Marsi la città sacrale e cultuale per eccellenza. La città nasce come le altre fra il 650 e 500 a.C. su di un sito, già in parte occupato con piccolo villaggio fortificato che si trova vicino i grandi templi di Angitia.
Con la crescita dell’importanza dei Marsi, Angitia diventa il luogo sacro per eccellenza non solo dei Marsi, ma anche di altre popolazioni confinanti.
In pratica fino al 600 a.C. si ha un villaggio fortificato distaccato di poco dalla zona dei grandi templi di Angizia, ma a partire da questo periodo sia il villaggio con sede sul Monte Penna che la zona cultuale diventano un unico corpo, trasformandosi da villaggio in città, ancora oggi tutta da scoprire.
Tuttavia sarà con i Romani che Lucus Angitiae diventerà un grosso centro abitato pur rimanendo un importantissimo luogo di culto. Per qualche tempo il villaggio fortificato di Angitia è stato anche un grosso centro politico laddove i meddix dei villaggi marsi si riunivano per concordare la linea politica da tenere nei momenti più difficili e pericolosi. In questo senso il villaggio diventa involontariamente l’elemento aggregatore delle genti del Fucino e quindi una sorta di capitale del popolo marso.
Quindi Angitia diventa il primo centro politico dei Marsi, considerati da tutti i vari popoli osco umbri come un popolo di guerrieri chiamati Marsi, in quanto “Figli di Marte”. Angitia riveste il ruolo di prima capitale marsa tra VIII e VI secolo e successivamente cederà questo ruolo a a Marruvium che rimarrà capitale marsa anche sotto il dominio romano.
Sul piano strutturale il vecchio centro fortificato del Monte Penna tra IL 650 e il 500 viene unito al luogo di culto di Angizia tramite la creazione di una imponente recinzione muraria in perfetta opera poligonale di III e IV maniera da ciò si ha la nascita della città.
Questa recinzione è dotata di cinque porte ed una posteria, localizzate nel basso, lungo la circonfucense ed in alto sugli accessi alle alture dell’acropoli. Nasce così il principale centro politico – religioso dello stato federale dei Marsim che poco dopo cederà questo ruolo a Marruvium che sarà la capitale marsa. Mentre Lucus mantiene il suo ruolo di guida religiosa e in parte politica fino al termine del Bellum Marsicum (Guerra Sociale), 91-88 a.C..
La supremazia di tale centro è convalidata dalla sua menzione in una saga di Capua del IV secolo a.C. riportata da Dionisio di Alicarnasso (I, 73). E Lucus Angizie è quindi l’unica città dell’Abruzzo preromano ad essere conosciuta nell’ambiente greco-etrusco-italico della Campania (Letta 19172, 61-63).
La costruzione delle nuove mura si estende per 2.400 Km di circonferenza occupando circa 30 ettari. La struttura si dota di un efficiente e moderno sistema urbanistico basato su un impianto a terrazze, in opera poligonale che degradano sul declivio del Monte Penna.
Qui abbiamo tre acropoli e un grande santuario dedicato alla dea Angizia, a sua volta circondato da un muro. E’ altamente probabile che fosse questo santuario a costituire la fonte economica più importante per la città, vista la sua importanza locale e sovranazionale.
La stragrande parte delle rendite al santuario provengono dalle offerte votive ed in denaro dei numerosi mercenari marsi al servizio delle colonie greche. Prova ne sono i numerosi ritrovamenti di armi, cinturioni di bronzo, monetazione e bronzetti di Ercole nell’area culturale: la prova principe proviene dalla iscrizione in dialetto marso-latino, della celebre lamina del condottiero marso Cato Cantovio Apruscolano, morto ad opera di truppe galliche, intorno al 294 a.C. nella città di Casuentum (nell’attuale Casentino, a confine fra Umbria ed Emilia-Romagna) ed a cui le sue trupper marse posero a ricordo, nel santuario di Anctia, un cinturione di bronzo, preda di guerra ( Vetter 1953, 228a; La Regina 1989, 399-401).
– Milonia:
Dai resti rinvenuti e che si rivengono nelle località di Casoli e Rivoli risulta evidente la presenza di un centro abitato strutturato che non ha finito la sua storia con la grande battaglia del 294 a.C., ma è proseguita seppure con minore importanza anche dopo. Ma in questo momento che siamo tra il 650 e il 500 a.C. il centro di Milonia diventa ancor più importante e strutturato come fortezza.
– Antinum
La città di Antinum nella Valle Roveto viene fondata dai Marsi in epoca molto antica al di sopra di un colle di 904 m. La città viene da subito immaginata come una città fortezza, che avesse un ruolo di controllo su chi entrava e usciva dalla Valle Roveto.
La città viene da subito dotata di possenti mura ciclopiche, di cui ad oggi abbiamo ancora ampia traccia. Antinum è destinata a durare molto a lungo come entità urbana a causa del luogo dove viene eretta con delle difese naturali enormi.
—————-
BIBLIOGRAFIA
1) www.trasacco.terremarsicane.it
2) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html
3) LA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi
4) http://santanatolia.it/storia/capitolo-iv
5) http://www.comune.avezzano.aq.it/index.php?id_sezione=427
6) http://www.pereto.terremarsicane.it
7) http://www.celano.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=26
9) www.lucodeimarsi.terremarsicane.it
10) Articolo scientifico : “Tracce archeologiche di un terremoto tardo-antico nella Piana del Fucino (Italia centrale) di F. Galadini, E. Falcucci, A. Campanelli, E. Ceccaroni.
11) www.terremarsicane.it/marsica/?qnode/187
13) V.D’Ercole, L’italia prima di Roma, Pescara 1998
14) Van Wonterghem, I Peligni e il loro territorio prima della conquista romana
18) Santellocco A.F. (2004) – MARSI STORIA E LEGGENDA – TOVTA MARSA (Luco dei Marsi)
19)http://www.pereto.info/contemporanea.htm
20) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html
21) http://www.itisavezzano.it/pagine/b00012.asp
22) http://www.santemarie.terremarsicane.it/
23) http://www.terremarsicane.it/category/luco-dei-marsi/
24) http://www.tagliacozzo.terremarsicane.it
26) www.civitellaroveto.terremarsicane.it
27) Marco Bianchini – Edilizia storica della Marsica occidentale – Editrice Dedalo di Roma
28) http://www.cerchio.terremarsicane.it/
29) http://www.aercalor.altervista.org/index_file/Lago_Fucino.pdf
30) Venerada Rubeo – Covella contessa di Celano: sulla storia di una nobildonna nella Marsica del Quattrocento – Editrice Kirke
31) http://www.civitadantino.com
32) http://www.valleroveto.eu/
33) Emanuela Ceccaroni – dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA – Edizioni Kirke
34)https://www.terremarsicane.it/i-marsi-e-gioia-dei-marsi/
36) https://comune.avezzano.aq.it/safini-marsi-ed-equi/
37) Fuoco e civiltà di Johan Goudsblom Edizioni Feltrinelli
38) Università di Cambridge – Storia Antica del Medio Oriente – Il Saggiatore
39) Pastorizia e tratturi in Abruzzo –Romolo Liberale Banca popolare della Marsica
40) Nature Communications Ricerca condotta da l’Università di Cambridge, e dalle irlandesi Trinity College e University College, di Dublino. I risultati sono comparsi sulla rivista scientifica e commentati da Leonardo Debbia il 22.12.2015
41) Emanuela Ceccaroni Archeologia preventiva nella Marsica: lo scavo nella necropoli in località Cretaro-Chiusa dei Cerri-Brecciara di Avezzano(AQ) in Quaderni di archeologia Abruzzo 1/ 2009
42) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-3/
43) L’ITALIA SOTTO SOTTO – Venerdì di Repubblica 29 Dicembre 2017 di Antonio Ferrara
44) PROFILO DI STORIA LINGUISTICA DELLA MARSICA – Walter Cianciusi-Istituto Dialettolologico D’abruzzo e Molise ( Univesità degli studi dell’Aquila )
45) Tipografia di Patrizio Graziani Roma Novembre 1988 – L’ABRUZZESE LINGUA COMPLETA NON SOLO DIALETTO – Roberta D’Alessandro maggio 2014
46) MITOLOGIA SUMERICO ACCADICA Roberto Castellitto – Società editrice internazionale 1966
47) LE PROCHE ORIENT ASIATIQUE –Presses Uuniversitaires De France, 1969 – 10000 ANNI DI IDENTITÀ EUROPEA di Riccardo Lala – Edizione Alpina
48) Rene Labat Florence Malbran- Labrat Manuel D’Epigraphie Accadienne Geuthner Manuels Marshall Sahlins L’economia dell’età della pietra Studi Bompiani
49) Archeoclub d’Italia – Sezione della Marsica Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità Atti del III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi Castello Orsini, Avezzano, 13-15 novembre 2009 -Avezzano – anno 2011
50) Carlo tozzi Giovanna Radi – La Ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo 2009 – Archivio di ecologia preistorica Università di Pisa
51) Le Scienze 07 giugno 2016 – I primi agricoltori europei erano migranti arrivati dall’Anatolia. La Dea delle acque e dei serpenti. I pastori nomadi ed il loro Dio; Una lingua oscura ma non troppo
52) Mario Liverani Antico Oriente. Storia Società Economia Laterza – Per scavi Paludi Celano Vincenzo D’ercole; Raffella Papi; Giuseppe Grossi: Antica Terra D’Abruzzo Editoriale Abruzzese 1990
53) https://comune.avezzano.aq.it/dal-paleolitico-alleta-del-bronzo/
54) https://www.terremarsicane.it/le-culture-delleta-del-bronzo/
55) https://www.terremarsicane.it/le-culture-del-neolitico/
56) https://www.lescienze.it/news/2016/06/07/news/origine_anatolia_primi_agricoltori_europei-3115619/
57) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende/
58) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-2/
CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA


ghj