MARSICA 1200 a.C. – 900 a.C.


CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA


 

 

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1187 a.C.: La guerra degli Italici contro i Pelasgi

(fonte il libro “dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA”): Secondo un filone storico in voga nell’XIX secolo ma scarsamente confermato dalle fonti archeologiche attuali in un epoca precedente diciamo intorno al 1700 a.C. si sarebbe avuta l’invasione del popolo dei Pelasgi che nel corso dei primi secoli dalla loro entrata in Italia avrebbero occupato diverse aree del paese dove avrebbero fondato città da cui controllerebbero i vari territori e popolazione  circostanti.

La sofferenza provata dai primi popoli italici nei confronti di questa dominazione pelasgica sarebbe andata man mano crescendo arrivando al culmine intorno al 1187. A questo punto secondo un certo filone storico i primi Italici sotto la guida dei primi Etruschi si sarebbero violentemente rivoltati avviando una dura guerra contro essi. 

A questa guerra avrebbero pare partecipato anche le prime popolazioni osco umbre da poco stanziatesi lungo l’Appennino, tra cui anche i Marsi e gli Equi

 

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1150 a.C.: Sconfita dei Pelasgi e ritorno all’indipendenza degli Italici.

Seguendo il filone storico sopra indicato, avremmo che intorno a questa data dopo circa 30 anni di guerre, gli Italici caccierebbero dall’Italia i Pelasgi riprendendo il controllo totale del territorio della penisola. Gli Etruschi fonderebbero poi il loro stato che ha come centro l’attuale Toscana diventando il principale stato italico. L’Etruria si estenderà dalle rive del PO fino alla Campania.

 

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1150 a.C.: Alba Fucens diventerebbe marsa

Proseguendo ora nel discorso sopra descritto, riguardo ai Marsi, diciamo che questo filone storico indicherebbe che loro partecipando come tutti gli italici alla guerra  e vincendo poi i Pelasgi avrebbero ottenuto come vincita di guerra il territorio che questi avrebbero occupato vicino la zona fucense che essi abitano, vale a dire la zona di Alba Fucens.

Da ciò ne conseguirebbero due considerazioni importanti, la prima indicherebbe che sono stati i Pelasgi ad aver fondato il primo impianto di Alba Fucense e poi che tale territorio sarebbe stato marso e non equo come sostenuto da più fonti.

Tralasciamo per ora la considerazione sulla fondazione o meno di Alba Fucens in questo periodo così antico e concentriamoci sul possesso del territorio da parte marsa.

Se seguiamo il filone indicatoci l’attribuzione di Alba Fucens ai Marsi porterebbe a dire che per lungo tempo è esistita la categoria dei Marsi-Albesi che si andrebbe così ad aggiungere alle altre categorie in funzione delle principali città marse.

In altre parole i Marsi nel periodo che va più o meno dal 1150 a.C. al 308 a.C. comprenderebbero sei categorie:  Marsi-Anxantini (Milonia), Marsi-Atinati (Antinum), Marsi-Fucesi, Marsi-Lucesi (Lucus Angitiae), Marsi-Marruvii (Marruvio), Marsi-Albesi (Alba Fucens).

Ma quali sonom le  fonti storiche che attribuirebbero Alba Fucens al territorio marso?

Una prima risposta porta allo storico Andrea Di Pietro vissuto nel XIX secolo e principale sostenitore della marsicità di Alba Fucens. Questa sua idea sarebbe confermata anche  da altri autori che verrebbero ricordati di seguito da lui.

Di Pietro indica come primo autore al riguardo un certo storico Flavio Biondo, che nella sua Italia Illustrata, avrebbe incluso Alba tra i Marsi; sebbene il Sigonio e il Volaterraneo la collochino nel territorio equo. Altri autori citati che indicano la pertinenza marsa di Alba Fucens sarebbero le testimonianze di Festo (4, 11-13), Tolomeo (III, 1,50), e Silio Italico (VIII, 509) che si andrebbero a scontrare con quelle di Livio (X, 1,1-2), Appiano (Hann. 39) e Strabone (V, 3,7, 235; V,3,13,240).

Sarà soprattutto Febonio a sostenerne la marsicità, condizionando anche gli autori successivi, tra i quali il Corsignani; lo stesso Antinori si allinea a questa interpretazione, nonostante le diverse posizioni lui note.

Sebbene Promis, mediante un’analisi delle fonti e un riscontro dei dati archeologici disponibili, attribuisca Alba Fucens agli Equi, Di Pietro si riallinea al filone marso, ovvero che colloca Alba Fucens nel territorio marso.

Detto ciò interrompiamo qui la discussione sulla diatriba se Alba Fucens è o non è nel territorio marso, lasciando al lettore la volontà di approfondire.

Per quanto ci riguarda pur manifestando un’aperta simpatia a questa idea, continuiamo a credere che Alba Fucens si collochi in territorio equo.

 

 

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XII-XI sec a.C.: E’ in questa fase che molto  probabilmente si ha la costituzione del centro marso di Archippe, forse la prima grande capitale marsa, retta da questo potente re che da il nome alla città, al cui servizio si trova un importante sacerdote di nome Umbrone. Per la leggenda che ci è giunta a noi che però non è stata ancora confermata da nessun dato archeologico, il centro di Archippe dovrebbe essere posizionato vicino l’attuale centro di Ortucchio e all’epoca da quelle che sono le fonti si direbbe che il villaggio con il tempo sia diventata la prima grande città marsa.

Una città da come si esprimono le fonti, bellissima e fortificata per l’epoca che si troverebbe a ridosso del lago Fucino.

 

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X – IX Sec. a.C.

Alla fine del X secolo a.C. si ha un grande sconvolgimento climatico che fa sentire i suoi effetti anche nell’area fucense determinando tra X e IX secolo un grosso sconvolgimento sociale che mette fine in qualche modo all’età del bronzo e apre una nuova fase che si caratterizzerà sempre più per la lavorazione del ferro.

Nell’area fucense questo sconvolgimento climatico porta alla fine dei grandi villaggi del periodo precedente edificati presso la piana fucense sui ristretti limiti del lago dell’epoca. Il cambamento climatico avviene durante il corso della prima età del Ferro quindi tra la fine del X e l’inizio del IX secolo a.C. portando come detto alla fine di gran parte del sistema insediamentale perilacustre dell’età del Bronzo.

Tra la fine del X e l’inizio del IX secolo a.C., si esaurisce infatti la fase climatica di tipo “sub-continentale” o “sub-boreale” (prevalentemente arida con scarse piogge) ed ha inizio un nuovo periodo climatico, a carattere “oceanico” freddo e umido, caratterizzato da abbondanti piogge. Il repentino innalzamento delle acque lacustri segna inesorabilmente la fine degli insediamenti perilacustri come quello di Avezzano di Strada 6 ed i più grandi di Luco, Ortucchio (Irti-Grossi 1983, 346) o come quello di Celano. Questo sconvolgimento insediamentale è così ampio da essere tramandato oralmente per secoli, fino all’età romana, attraverso la saga della “città” marsa di Archippe, sommersa dalle acque del Fucino e fondata da Marsia re dei Lidi.

La prima notizia della leggenda marsa c’è data dall’analista romano Gneo Gellio che visse nel II secolo a.C. e, successivamente, da Plinio il Vecchio (I sec. d.C.): « Gellianus auctor est lacu Fucino haustum Marsorum oppidum Archippe conditum a Marsia duce Lydorum » (Plinio, Nat. Hist., III, 108 = Gellio, Hist., fr. 8 Peter). Ricordata anche da altri autori del III secolo d.C. (Solino, II, 6), la saga marsa è il preciso ricordo orale dei Marsi della fine traumatica del più grande insediamento dell’età del Bronzo della Marsica fucense, quello di Strada 28 di Ortucchio con i suoi ben 30 ettari di superficie (Grossi 1980, 125, nota 17).

Con questi sconvolgimenti climatici e soprattutto si ha di riflesso un aumento dei conflitti sociali nell’area,  e quindi la cosidetta  struttura “vicana”, cioè basata su  villaggi aperti posti in pianura o su terrazzi collinari, ha fine nel corso del IX secolo a.C.. Al suo posto troviamo un nuovo tipo d’insiediamento che riguarda lo sviluppo del fenomeno dell’“incastellamento” che porta ad una nuova struttura insediamentale, “oppidanica”, non più basata su insediamenti di pianura, ma su villaggi d’altura (“centri fortificati”) racchiusi da recinzioni lignee paliformi o da murature a secco (composte di grandi e medi blocchi di pietra), posti su colline, sui rilievi montuosi più vicini alle aree agricole e di pascolo delle locali comunità italiche.

Nascono così le prime cittadelle fortificate dei Marsi definite tante, « ocres », rette dal re (« raki » in lingua locale), principi guerrieri (« nerf ») ed in eterno conflitto fra loro come confermato dagli apprestamenti difensivi e dal grande concetto di stirpe guerriera propria dei Marsi e confermata anche nei tanti corredi tombali maschili dell’epoca che sono stati via via ritrovati e  che presentano le prime armi di ferro (Grossi 1990a, 232-238). Siamo di fronte alla nuova “unità culturale” appenninica dei Marsi, che dopo una prima fase insediamentale durata alcuni secoli entrano in una nuova fase dove diventeranno guerrieri caratterizzandosi molto per questa loro indole da combattenti. Tale periodo durerà dal IX fino al IV secolo a.C. e la loro cultura originaria, quella sabina si diffonderà dalle conche e pianure fucensi ed aquilane verso le regioni vicine fino a raggiungere la Romagna, la Calabria e il suolo laziale con Roma cui darà dei re.

In pratica le recenti ricerche storiografiche ed archeologiche, stanno confermando via via l’importanza dell’elemento sabino e allo stesso tempo il loro tipo di struttura sociale che si viene diffondendo nel resto d’Italia. Quindi si sta evidenziano che l’elemento sabino diventa tanto importante da essere coinvolto nella creazione della Roma dell’età del ferro con la constatazione che i primi re romani, escluso il leggendario Romolo, sono da ritenersi Sabini (Numa Pompilio, Tito Tazio e Anco Marzio) componenti della tribù dei Tities (Bernardi 1988, 261-266).

Riguardo ai Marsi sappiamo che essi saranno grandi protagonisti di questa civiltà appenninica antica, con i propri usi e costumi funerari («cultura fucense»), con i loro conflitti e rapporti con il mondo etrusco-laziale e della Magna Grecia, con le guerre del V-IV secolo a.C. contro la potenza romana. Ciò perchè i Marsi diventeranno nel breve volgere di 100 anni dei grandi guerrieri mercenari cioè assunti per combattere nelle fila di eserciti stranieri. Ciò è possibile in quanto i giovani Marsi atti a combattere si presentano a Cuma in Campania dove trovano o i Sanniti o gli Etruschi che li mandano come mercenari a combattere per gli eserciti stranieri.

Un’ altra caratteristica fondamentale delle genti marse riguarda l’elevata produzione metallurgica in bronzo, che è riscontrabile negli usi funerari: infatti, le genti appartenenti alla « cultura marsa » dall’età del ferro fino al termine del II secolo a.C., usano mettere accanto agli inumati, oltre alle armi offensive e difensive, solo oggetti e raro vasellame per carni in metallo. Vi è quindi il rifiuto del mediterraneo “rito del banchetto” con il suo consumo del vino, uso che mal si addiceva ad un popolo di guerrieri come i Marsi, figli del dio Marte. Quest’usanza particolare è presente oltre che nei Marsi anche negli Aequi, genti di « cultura fucense ».

In generale però la caratteristicafondamentale su cui si basa l’economia marsa è la pratica della guerra e da questa la pratica della mobilità sociale geografica espressa dal mercenariato (Tagliamonte 1994). A questa segue poi la lavorazione dei metalli e una una modesta attività agricola e pastorale.

 

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1000-900 a.C.: Quindi vediamo che a causa del grande sconvolgimento climatico in corso i Marsi sono costretti a ricostruire nuovi villaggi e centri fortificati in altura e non più in pianura. All’inizio l’area di occupazione iniziale delle popolazioni marse si concentra nelle zone degli attuali comuni di Ortucchio, Lecce nei Marsi, Gioia dei Marsi, Trasacco, Collelongo, Villavallelonga e San Benedetto dei Marsi ovvero i comuni che erano a ridosso del lago Fucino. Poi con il cambio climatico e il bisogno di proteggersi dal lago vengono via via invase anche le zone limitrofe con le alte montagne, occupando via via l’alto Sangro, la Valle del Giovenco, la Valle Roveto, spostandosi fino alla zona dell’attuale Avezzano.

Inizialmente anche in virtù dei livelli del Lago Fucino da sempre capriccioso nei suoi periodi di piena, i primi villaggi stanziali vengono così costruiti sulle montagne a circa 900-1100 m di quota. Quindi abbiamo che i primi villaggi – città dei Marsi, che si trovano nella zona sud orientale dell’ex lago Fucino.

A Gioia dei Marsi per esempio sono stati censiti ben undici siti archeologici, di cui tre necropoli, mente molti siti sono emersi a Lecce nei Marsi, Ortucchio, Collelongo (Amplero) e in altri paesi confinanti con Gioia. Di conseguenza sappiamo che la zona è ben popolata fin da quest’epoca. Per Ortucchio si arriva anche all’età della pietra se ci mettiamo le prime popolazioni stanziali nelle grotte prima della venuta dei Marsi.

Tra gli insediamenti molto antichi seppure non antichi come stiamo sostenendo qui vi è quello presso Casali di Aschi risalente al IX secolo a.C. trovato dall’archeologo Giuseppe Grossi. Ad essere precisi questa località si trova a San Nicola al confine con Aschi e Venere e quindi molto vicino a Marruvio.

L’insediamento di cui stiamo trattando, si trova presso Casali di Aschi e rappresenta una città primitiva organizzata in tre “ocres”, (= centri fortificati con mura di pietrame rafforzate da palizzate in legno), intorno ad un piccolo altipiano di 900 m di altitudine.  Qui sono state rinvenute tracce di ceramica e armi tra cui la parte centrale di uno scudo molto interessante, scoperto in località “Castelluccia” individuata tra Gioia, Sperone e Gioia Vecchio, così come parti di abbigliamento maschile conservati nei musei di Chieti e Celano.

Varie ocres e santuari si trovano nella zona vicina alla torre di Sperone e intorno a Gioia Vecchio la cui antica rocca medievale è stata eretta sopra un centro fortificato dei Marsi, secondo l’opinione dell’Archeologo Antonio De Nino. Sicuramente la zona del comune di Gioia riserva e riserverà altre sorprese mano a mano che si andrà avanti nel tempo con nuove scoperte.

A questo riguardo è interessante notare quanto scrive nel XIX secolo Andrea Di Pietro, uno dei più validi archeologi della Marsica, che ritiene di aver individuato un castello marso, dal nome simile a Gioia, presso una miniera di ferro vicino a Bisegna, a poca distanza dall’altopiano di Templo lungo il fiume Giovenco, che ha le sue origini nell’altopiano stesso. Qui esisteva anche una chiesetta medievale dedicata a San Tommaso, già distrutta nel XVI secolo, secondo la  relazione del vescovo dei Marsi Monsignor Colli del 1585.

Se fosse realmente così che è esistita una comunità marsa, dove viene indicata da Di Pietro, in una zona ricca di ferro e forse di oro (il tratto iniziale del fiume Giovenco  è definito con il nome Aureo in una mappa dello storico seicentesco Muzio Fabrizio, ciò potrebbe chiarire le logiche socioeconomiche dell’insediamento marso nell’ambito dei monti di Gioia. Questo insediamento potrebbe essere stato seguito da uno spostamento della comunità dalla valle del Giovenco alla “ocre” individuata a Gioia Vecchio, dove poi sorge la rocca medioevale e si congiungono le popolazioni di altri villaggi presso l’altipiano suddetto compreso tra le sorgenti del fiume Sangro e del Giovenco.

Il Di Pietro sostiene anche che il castello marsoin questione, che egli definisce di Loe, coincida con quello medievale di Soe, citato nel catalogo dei Baroni normanno del 1150, castello, identificato in Gioia Vecchio dell’autorevole studiosa inglese Evelyn Jamisore che analizza e commenta il testo in questione. Viene detto che Loe, Soe e Joe (Gioia) sono tutte letture della stessa parola, riferibile a Giove, che è anche alla base della denominazione del fiume Giovenco, fiume sacro alla civiltà e cultura marsa.

A Gioia è stata rinvenuta in passato e sempre nella zona di Casali d’Aschi, un’iscrizione in lingua osca, oggi scomparsa, che è stata osservata dallo storico Andrea Di Pietro che ne tratta esplicitamente in una sua pubblicazione. I siti archeologici di Gioia dei Marsi sono stati segnalati dall’archeologo Giuseppe Grossi nelle seguenti località con toponimi antichi che a volte non corrispondono a quelli attuali. Questi siti, comunque, con un’accurata esplorazione del territorio, potrebbero essere agevolmente individuati, fotografati e analizzati. Tra questi citiamo i siti di S.Veneziano, Alto le Ripe e Piano di S. Nicola Ocres: Vallo di San Nicola, Castelluccio 1 e Castelluccio 2, Colle delle Cerese (o Protole), Colle della Croce, Gioia Vecchia, Colle Bernardo-Civita delle Bianche, Colle Arienzo – Sauco di Sperone. Altri siti citati da A. de Nino nei suoi studi del 1885-1906 e che possono coincidere con i precedenti sono: La Civita (La fossara), Le Bianche (Biferno), L’Antera, Colle della Guardiola, Tricaglie (Colle San Martino), la Castelluccia (Giurlanda).

 

 

 


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