MARSICA 3000 a.C. – 1700 a.C.

jj


CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA


 

 

_______________________

3000 a.C.: Il lago Fucino nel 3000 a.C. – Ricostruzione grafica

 

Ricostruzione grafica del Lago Fucino. (Immagine personale)

 

 

_______________________

3000 a.C.: Gli agricoltori Protomarsi

Un agricoltore Protomarso mentre aggiusta un utensile. (Immagine personale)

 

 

Gli agricoltori Protomarsi del 3000 a.C. praticano regolarmente l’agricoltura, usano utensili primitivi e coltivano piccoli appezzamenti. Il raccolto dei campi consiste di grano, orzo, miglio, fagioli e piselli. Inoltre allevano bestiame domestico come le capre, e fabbricano vasi di terracotta.

 

 

_______________________

4500-2700 a.C.: Indagini archeologiche intorno all’area di Ortucchio seguendo i vecchi testi di Radmilli

Riprendiamo qui di seguito i testi del prof. Radmilli e cerchiamo anche tramite questi di dare maggiori spunti sull’area fucense di questo periodo. In questo testo non emerge ancora la possibilità che le nuove genti fucensi possano provenire dall’Asia minore, ma ci si limita a considerare gli elementi che indicherebbero stretti rapporti fra l’area fucense e quanto accade in altre zone del Mediterraneo orientale.

Per cui nel testo di Radmilli che stiamo osservando si parla del problema di stabilire le relazioni intercorse fra le genti mesolitiche insediatesi nella piana fucense e le popolazioni che avrebbero introdotto nel Fucino la nuova economia, basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiamo, che segna nella Marsica l’inizio dello stadio neolitico, in quanto scarse sono al momento le testimonianze riferibile alla corrente culturale della ceramica impressa che rappresenta, con i suoi vari aspetti culturali, la fase più antica del neolitico italiano.

Questa si manifesta con pochi frammenti presso la grotta La Punta, la grotta San Nicola, e presso la grotta Maritza; resti più importanti si hanno nel deposito della grotta Continenza. Non bisogna dimenticarsi che lo stadio neolitico si caratterizza anche per i tipi di insediamento, che  consistono in villaggi all’aperto, mentre le grotte divengono ora solo un luogo religioso e di riti, o posti dove seppellire i morti.

Abbiamo notizia della scoperta fatta nel 1962 di un villaggio a ceramica impressa nel Fucino, in un sito non lontano da Ortucchio. Durante lo scavo dell’insediamento mesolitico si è avuto modo di accertare che il livello superiore conteneva scarsi frammenti di ceramica impressa (Cremonesi 1962).

Un altro villaggio simile è stato rinvenuto presso Paterno (comune di Celano), dove assieme a ceramica impressa sono venute fuori lamette di ossidiana, trapezi, falcetti e macine che attestano l’attività agricola di una comunità già presente in loco ma stanziata a 30 m sopra la piana (Cremonesi 1983). Il villaggio è stato stimato ad un’età compresa tra il 2700 e il 2200 a.C.

Ora solo dagli scavi di questi villaggi e di altri che si troveranno si potranno sapere le caratteristiche culturali delle genti che introducono il nuovo tipo di economia e cogliere gli elementi che possano dimostrare i rapporti e gli scambi intercorsi fra gli indigeni (cacciatori fucensi) e i nuovi arrivati (agricoltori dell’Anatolia); dall’analisi di questi elementi vi deriva un grande significato oovero l’eventuale presenza, nei villaggi, di manufatti con una tipologia propria delle industriee del mesolitico fucense.

Gli scavi della grotta Continenza hanno evidenziato, nel livello neolitico a ceramica impressa,  resti testimoniati l’espletamento, nella grotta, di culti e riti religiosi, allo stesso modo si è notata lamancanza di resti di pasti e di ogni documento attestante la lavorazione, in loco, dell’industria litica che avrebbe dimostrato, in quel tempo, la grotta non è abitata nemmeno occasionalmente.

Sono state, invece, trovate numerose buche, di varie dimensioni, aperte dai neolitici per svolgere riti connessi con la fertilità della terra, uso abbastanza frequente nel neolitico italiano (Radmilli, 1975) ed inoltre altre buche più piccole, intonacate all’interno con argilla che veniva presa nel sottostante lago.

Si potrebbe pensare che queste buche servissero per la conservazione di oggetti o di derrate, perché in una di esse è stato trovato un, vaso; è più verosimile, però, l’ipotesi che anche queste siano state aperte per riti che non conosciamo, i quali richiedevano la presenza dell’argilla che, certamente, doveva possedere alcune proprietà, poichè sempre nella grotta Continenza, sono stati trovati i resti carbonizzati di un bambino di quattro anni in un vaso, le cui pareti, sia all’esterno che all’interno, erano ricoperte con argilla giallastra; che l’argilla possedesse alcune proprietà si rileva pure dal rinvenimento, nella grotta dei Piccioni, della imitazione in argilla di un ciottolo che delimitava uno dei circoli cultuali e non certamente perché mancasse la materia prima litica (Cremonesi, 1977; Radmilli, 1975).

Se si è inteso bene nella grotta Piccioni sono stati rinvenute due sepolture di bambini senza corredo funebre e i resti di un feto, ciò ha dato l’impressione che la grotta possa essere stata usata anche come cimitero. Tuttavia il fatto che si tratti di resti di bambini potrebbe spiegarsi anche in altro modo ovvero la possibilità di riti sacrificali umani e da qui l’ipotesi dell’uccisione di alcuni bambinie ciò sempre in funzione della fertilità della terra (Radmilli, 1974, 1975).

Comunque il rito più singolare è documentato con il rinvenimento, in prossimità della parete sinistra del riparo, di quattro vasi, posti al di sopra dei quali, quasi a loro protezione, erano poste ossa carbonizzate di un adulto

Due di questi vasi contengono, uno ossa cremate di un bambino di quattro anni, come già è stato ricordato, e l’altro di un bambino di otto; un terzo vaso presenta all’interno, tracce di ocra ed il quarto risulta completamente vuoto. In prossimità di questo gruppo di vasi, in una parte del deposito, purtroppo, intaccata da scavi clandestini, si ritrovano altri vasi con ocra e con scarsi resti umani. Non siamo certamente al cospetto di resti di sepolture a cremazione, bensì di un rito che non trova precedenti nel neolitico italiano (Grifoni Cremonesi et al., 1979).

La documentazione, nel territorio del Fucino, delle altre culture che si sono succedute durante il neolitico, proviene dalle grotte, ad eccezione di un vasetto, proprio della cultura eoliana di Diana, rinvenuto nell’area del villaggio eneolítico della cultura di Ortucchio ed un frammento di ceramica figulina giallastra, trovato nella parte nerastra del detrito di falda che si trova a destra per chi guarda la grotta Tronci.

Questo frammento ha permesso di assegnare la formazione nerastra al neolitico, quando, per il clima oceanico caldo, il detrito di falda era stato ricoperto da vegetazione che diede origine alla sostanza organica nerastra. 

Esso appartiene alla cultura abruzzese di Ripoli, la quale è ampiamente rappresentata, nei vari momenti del suo sviluppo, nei depositi delle grotte La Punta, San Nicola, Maritza. In quest’ultima sono stati trovati, presso la parete del riparo che sovrasta la grotta, resti scheletrici appartenuti a più individui, ma in uno stato di conservazione tale, per cui non è stata possibile alcuna diagnosi sul tipo fisico di questi uomini. Della cultura di Ripoli certamente debbono esistere, nella piana, i villaggi che si scopriranno con le future ricerche.

Nella grotta Maritza, la parte più recente del deposito, si hanno resti della cultura di Ripoli, e questa ha restituito pure abbondanti resti della cultura di Diana. Quest’ultimaè  ben rappresentata anche nella grotta La Punta, dove è stato trovato persino qualche frammento ceramico della cultura di Serra d’Alto.

In base a queste poche tracce ed in considerazione delle caratteristiche della cultura di Serra d’Alto non possiamo aspettarci di scoprire nella piana i resti dei suoi villaggi; alle medesime conclusioni possiamo giungere per la cultura di Diana, perché il ruolo delle genti di questa cultura fu quello dell’attività commerciale; esse, infatti, commerciavano l’ossidiana dell’isola di Lipari, attività che non presuppone, dunque, stanziamenti a carattere continuativo in luoghi lontani dalla zona dei giacimenti del nero vetro vulcanico.

Di difficile interpretazione appare, per ora, la presenza di qualche frammento di ceramica dipinta della cultura di Catignano, rinvenuto nella grotta San Nícola e nella grotta Continenza, perché ancora non si conosce il ruolo che, nella antica storia d’Abruzzo, ebbe questa cultura, della quale abbiamo notizie solamente attraverso il villaggio omonímo (Tozzí, 1976), una probabile necropoli a Villa Badessa ed attraverso frammenti ceramici sporadici rinvenuti nella grotta dei Piccioni a Bolognano e nella grotta Sant’Angelo di Ovitella del Tronto. E’ però, proprio la distribuzione di singoli frammenti ceramici su così vasto raggio che fa intendere come questa cultura, che si situa tra la fine della corrente culturale della ceramica impressa e gli inizi della corrente culturale della ceramica dipinta, abbia avuto un ruolo di una certa importanza nel territorio dell’Abruzzo; non desterebbe, perciò, meraviglia il rinvenire, ai margini dell’antico lago fucense, qualche stanzíamento delle genti di questa cultura.

Per ora sappiamo (e ciò concorda con quanto si è detto sulla presenza, senza soluzione di continuità, di genti nel Fucíno dal paleolitico superiore fino all’età romana) che, non diversamente da quanto è avvenuto in altre parti dell’Abruzzo, la cultura di Ripoli ha continuato a persistere, pur perdendo, via via, molti dei suoi caratteri peculiari, al punto di presentarsi con un aspetto culturalmente  impoverito nel villaggio soprastante quello a ceramica impressa di Paterno (Di Fraia, 1970), fino a formare il substrato della successiva cultura eneolitica di Ortucchio. Con, i resti neolitici che abbiamo ricordato si copre un arco di tempo compreso tra il 4500 ed il 2700 a.C.

Il villaggio di Paterno dovrebbe dunque essersi sviluppato tra il  2700 ed il 2200 a.C., nel periodo, cioè, compreso tra il momento del massimo apporto della cultura palafíttícola della Lagozza alla cultura di Ripoli e l’affermarsí della cultura eneolitica di Ortucchio.

Il villaggio di Paterno viene a far parte di quel gruppo, oramai abbastanza numeroso, di insediamenti dell’Italia peninsulare ed insulare dovuti a popolazioni, come dice Giuliano Cremonesi, che « avevano stabilito ampi contatti con cerchie culturali, le quali in altre aree di Mediterraneo, praticavano la metallurgia … ».

Si erano anzi avviate già esse stesse alla pratica della metallurgia, documentata non solo dalla comparsa del rame con alcuni frustoli a Santa Maria in Selva (Lollini, 1965) e con una punta a Fossacesia (Cremonesi, 1973), ma soprattutto dal ritrovamento, nei livelli di Diana dell’acropoli di Lipari, di un gruppo di scorie verdastre ancora aderenti ai resti di parete di un crogiuolo di ceramica d’impasto rossastro (Bernabo Brea et al., 1980), testimonianza evidente di una lavorazione in loco del metallo (Cremonesí, 1983).


A Paterno per ora non abbiamo tracce della presenza di metallo, mentre tutte le 
altre componenti della cultura, dalla ceramica, all’industria litica, al tipo di economia, rientrano nel modello della cultura di Ripoli, nella sua fase finale, con la presenza, però, di alcuni nuovi elementi. Si tratta, precisamente, delle ciotole troncoconiche a parete tesa di ceramica fine nerastra, le quali presentano all’interno, subito sotto l’orlo, un motivo decorativo consistente in una, due o tre linee orizzontali a zig-zag incise o graffite; di vasi globulari con una o due anse a maniglia orizzontale nella parte interna in corrispondenza dei cui attacchi, all’esterno, sono presenti due grosse borchie, imitanti,come già aveva notato Ugo Rellini, prototipi metallici (RelUni, 1934).

Imitazioni di vasi metallici sono anche quei vasi che, lungo l’orlo o talvolta su tutta la superficie, presentano pastiglie applicate che riproducono le borchie dei chiodi metallici. Nell’industria litica, oltre ad oggetti propri del neolitico, si hanno alcuni manufatti, quali le lame a ritocco piatto bifacciale lungo uno o due margini, le lame a ritocco erto simulante un dorso sui due margini, le troncature, i rettangoli, gli elementi di falcetto (Cremonesi, 1983).

Dunque alla luce di quanto scritto si può affermare che questi studiosi pur non sapendo il collegamento che ha permesso alla Marsica di progredire passando all’Eneolitico abbiano comunque avuto legami con popolazioni mediterranee orientali. Certo da qui ad immaginare che un certo popolo anatolico possa essere giunto sulle rive del Fucino circa 6000 anni fa ce ne vuole, tuttavia alla luce di tante testimonianze io sono sempre più convinto che ciò sia così, seppure non avvenuto in una sola ondata, ma attraverso più fasi migratorie in arco di tempo piuttosto lungo e solo dopo una certa percentuale di presenza si sia passati ad una fusione con la popolazione originaria.

 

___________________

2500 a.C.: Il lago Fucino nel 2500 a.C. – Ricostruzione grafica

Lago Fucino in una ricostruzione grafica approssimativa

___________________

 

 


Bibliografia

 

1) www.trasacco.terremarsicane.it

 

2) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html

 

3) LA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi

 

4) http://santanatolia.it/storia/capitolo-iv

 

5) http://www.comune.avezzano.aq.it/index.php?id_sezione=427

 

6) http://www.pereto.terremarsicane.it

 

7) http://www.celano.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=26

 

8)http://www.icastelli.it

 

9) www.lucodeimarsi.terremarsicane.it

 

10) Articolo scientifico : “Tracce archeologiche di un terremoto tardo-antico nella Piana del  Fucino (Italia centrale) di F. Galadini, E. Falcucci, A. Campanelli, E. Ceccaroni.

 

11) www.terremarsicane.it/marsica/?qnode/187

 

13) V.D’Ercole, L’italia prima di Roma, Pescara 1998

 

14)  Van Wonterghem, I Peligni e il loro territorio prima della conquista romana

 

16) www.spaziovidio.it

 

17) www.wikipedia.org

 

18) Santellocco A.F. (2004) – MARSI STORIA E LEGGENDA – TOVTA MARSA (Luco dei Marsi)

 

19)http://www.pereto.info/contemporanea.htm

 

20) http://www.fucino.altervista.org/pagina-875327.html

 

21) http://www.itisavezzano.it/pagine/b00012.asp

 

22) http://www.santemarie.terremarsicane.it/

 

23) http://www.terremarsicane.it/category/luco-dei-marsi/

 

24) http://www.tagliacozzo.terremarsicane.it

 

25) www.civitellaroveto.org

 

26) www.civitellaroveto.terremarsicane.it

 

27) Marco Bianchini – Edilizia storica della Marsica occidentale – Editrice Dedalo di Roma

 

28) http://www.cerchio.terremarsicane.it/

 

29) http://www.aercalor.altervista.org/index_file/Lago_Fucino.pdf

 

30) Venerada Rubeo – Covella contessa di Celano: sulla storia di una nobildonna nella Marsica del Quattrocento – Editrice Kirke

 

31) http://www.civitadantino.com

 

32) http://www.valleroveto.eu/

 

33) Emanuela Ceccaroni – dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA – Edizioni Kirke

 

34)https://www.terremarsicane.it/i-marsi-e-gioia-dei-marsi/

 

35) Fuoco e civiltà di Johan Goudsblom Edizioni Feltrinelli

 

36) Università di Cambridge – Storia Antica del Medio Oriente – Il Saggiatore

 

37) Pastorizia e tratturi in Abruzzo – Romolo Liberale Banca popolare della Marsica

 

38) Nature Communications Ricerca condotta da l’Università di Cambridge, e dalle irlandesi Trinity College e University College, di Dublino. I risultati sono comparsi sulla rivista scientifica e commentati da Leonardo Debbia il 22.12.2015

 

39) Emanuela Ceccaroni Archeologia preventiva nella Marsica: lo scavo nella necropoli in località Cretaro-Chiusa dei Cerri-Brecciara di Avezzano(AQ) in Quaderni di archeologia Abruzzo 1/ 2009

 

40) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-3/

 

41) L’ITALIA SOTTO SOTTO – Venerdì di Repubblica 29 Dicembre 2017 di Antonio Ferrara

 

42) PROFILO DI STORIA LINGUISTICA DELLA MARSICA – Walter Cianciusi-Istituto Dialettolologico D’abruzzo e Molise ( Univesità degli studi dell’Aquila )

 

43) Tipografia di Patrizio Graziani Roma Novembre 1988 – L’ABRUZZESE LINGUA COMPLETA NON SOLO DIALETTO – Roberta D’Alessandro maggio 2014

 

44) MITOLOGIA SUMERICO ACCADICA Roberto Castellitto – Società editrice internazionale 1966

 

45) LE PROCHE ORIENT ASIATIQUE –Presses Uuniversitaires De France, 1969 – 10000 ANNI DI IDENTITÀ EUROPEA di Riccardo Lala – Edizione Alpina

 

46) Rene Labat Florence Malbran- Labrat Manuel D’Epigraphie Accadienne Geuthner Manuels Marshall Sahlins  L’economia dell’età della pietra Studi Bompiani

 

47) Archeoclub d’Italia – Sezione della Marsica Il Fucino e learee limitrofe nell’antichità Atti del III Convegno di Archeologia in ricordo di Walter Cianciusi Castello Orsini, Avezzano, 13-15 novembre 2009 -Avezzano – anno 2011

 

48) Carlo tozzi Giovanna Radi – La Ceramica impressa e la cultura di Catignano in Abruzzo 2009 – Archivio di ecologia preistorica Università di Pisa

 

49) Le Scienze 07 giugno 2016 – I primi agricoltori europei erano migranti arrivati dall’Anatolia. La Dea delle acque e dei serpenti. I pastori nomadi ed il loro Dio; Una lingua oscura ma non troppo

 

50) Mario Liverani Antico Oriente. Storia Società Economia Laterza – Per scavi Paludi Celano Vincenzo D’ercole; Raffella Papi; Giuseppe Grossi: Antica Terra D’Abruzzo   Editoriale Abruzzese 1990

 

51) https://comune.avezzano.aq.it/dal-paleolitico-alleta-del-bronzo/

 

52) https://www.terremarsicane.it/le-culture-delleta-del-bronzo/

 

53) https://www.terremarsicane.it/le-culture-del-neolitico/

 

54) https://www.lescienze.it/news/2016/06/07/news/origine_anatolia_primi_agricoltori_europei-3115619/

 

55) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende/

 

56) https://www.terremarsicane.it/i-marsi-la-storia-e-piu-bella-di-tutte-le-leggende-2/

 



CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA