MARSICA 1700 a.C. – 1200 a.C.

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CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA


 

 

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1670 a.C.: L’ARRIVO DEI PELASGI IN ITALIA

Secondo quanto riportato nel libro “dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA” attorno a questa data si assiste in Italia alla venuta per mare del popolo dei Pelasgi, di stirpe semitica. Questo popolo al momento del loro arrivo non viene in numero consistente, ma mira comunque a sottomettere i popoli presenti nella penisola, dominandoli.

 

 

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1670-1400 a.C.: IL DOMINIO DEI PELASGI IN ITALIA

Nell’arco di alcuni secoli il popolo dei Pelasgi sembrerebbe riuscire ad invadere la penisola tra il Po fino alla Campania e riuscire a dominare il territorio. Sembrerebbe dalle fonti che tale popolo fosse riuscito ad occupare la maggior parte delle città o villaggi esistenti in Italia e quindi dominare le varie popolazioni compresi gli Etruschi.

Inoltre sembrerebbe che come è in uso in questo periodo che in ogni territorio conquistato, i vinti debbano cedere ai vincitori la terza parte della zona occupata. Q, uindi i Pelasgi avevano per se stessi molti territori nelle varie parti d’Italia e qui in queste aree hanno poi eretto delle loro città fortificate come era in uso nei loro territori d’origine. Per cui da ciò sembrerebbe che quando troviamo città molto antiche cinte di fortissime mura, fornite della propria cittadella, che siano insomma capaci di dominare e rappresentare il potere della nuova popolazione occupante derivino dai Pelasgi

Ora in tutta la parte montuosa d’Italia situata fra il Tevere e l’Appennino troviamo la maggior parte della presenza pelasgica. Non solo ma da come ci dice Dionisio, storico dell’epoca, essi fossero rimasti al potere in modo diretto per circa 260 anni. Quindi ipotizzando la correttezza dell’informazione ci viene da dire che i Pelasgi siano rimasti al potere in modo diretto sul centro della penisola dal 1670 al 1410 circa, mentre il periodo successivo va inquadrato nella riscossa dei popoli sottomessi contro i Pelasgi, fino a cacciarli del tutto.

Sempre secondo Dionisio avevano eretto o occupato 12 città che erano state elette come città principali del loro dominio. Fra queste dodici città sembrerebbe esserci anche Marruvio. Tuttavia andando alla scoperta dell’attuale San Benedetto dei Marsi, ex Marruvio, non si riscontrano nei suoi sotterranei alcun elemento antico risalente a questa data. Per cui due sono le cose, o la città principale del momento era un’altra o Marruvio esisteva in un altro luogo della Marsica. Ora osservando che Alba Fucens possiede questo genere di strutture murarie, non resta che immaginare che si questa la città fondata dai Pelasgi nell’ambito della Marsica. Quindi è da Alba Fucens che essi abbiano controllato i Marsi e il territorio fucense, per cui questa è la città principale della zona nel periodo di occupazione pelasgica.

 

 

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1670-1410: FONDAZIONE DI ALBA FUCENS

– Seguendo il discorso scritto nel libro “dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA”, la città di Alba Fucens sarebbe stata costruita dai Pelasgi in questa fase storica. Non solo ma se questa ricostruzione storico-archeologica fosse vera avremmo che Alba Fucens non era territorio degli Equi, come si è sempre creduto, ma dei Marsi, i quali avrebbero ceduto la zona come terza parte del territorio sottomesso.

Quindi le mura più antiche che sono presenti nella città non sarebbero opera romana o italica, ma bensì pelasgica. Questo genere di strutture lo si ricontra in Italia in diversi siti archeologici, ma finora non si è mai riusciti a dare una spiegazione della loro costruzione. S’ipotizza che tale genere di costruzione provenga dalla zona dell’Asia minore, che poi è la stessa area di cui sono originari i Pelasgi.

 

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1500 a.C.: Il lago Fucino nel 1500 a.C. Ricostruzione grafica

Il Lago Fucino in una ricostruzione grafica

 

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1410 a.C.: IL LUNGO DECLINO DEI PELASGI

A partire più o meno da questa data, volendo seguire il filone storico fin qui immaginato, avremmo che i Pelasgi iniziano ad essere in difficoltà con le popolazioni italiche sottomesse compresi i Marsi. Tuttavia seguendo questo filo storico i Pelasgi rimangono padroni della penisola ancora per diversi secoli seppure devono sempre fare i conti con una sempre maggiore insofferenza delle popolazioni italiche sottomesse.

 

 

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1400-1300 a.C.:  I PASTORI NOMADI (I PROTOMARSI – POPOLAZIONI OSCO UMBRE) GIUNGONO NELLA MARSICA

Alcuni gruppi di probabile provenieza anatolica giungono in Italia intorno al 1400 a.C. stanziandosi in vari punti della penisola, tra cui anche la Marsica. Qui inizialmente si dislocano intorno alle sponde del lago Fucino e poi con il tempo si allargano alle vicine valli del Giovenco, Villlavallelonga, Valle Roveto ecc. UL  Seguendo alcuni filoni storici non ancora del tutto completati nelle indagini, si sta comunque delineando l’ipotesi che i gruppo di pastori nomadi che verrebbero dall’Asia Minore nella Marsica potrebbero essere le poplazioni Osco – Umbre.

D’altronde queste popolazioni di pastori nomadi non li troviamo solo nella Marsica, se si è compreso bene ciò che dicono le indagini archeologiche essi sarebbero presenti anche in altre località dell’Appennino, probabilmente giunti nelle parti nord appenniniche ben prima che essi giungano nella Marsica.

Riassumendo quindi verso la fine dell’età del bronzo avremmo la popolazione degli Osco – Umbri giungere in Italia dall’Asia minore e venire insediandosi lungo l’Appennino partendo da nord (Emilia Romagna) fino a scendere via via lungo la catena.

Questo popolo viene radicandosi in più punti dell’Appennino e quando si rendono conto di essere divenuti abbastanza per il sostentamento generale del posto, si ha una enucleazione di una parte della popolazione sotto forma del fenomeno delle primavere sacre, ovvero la fase di uscita di un gruppo nutrito di giovani  maschi adulti, che si separa attraverso un complesso rito sacro dal gruppo di appartenenza per dirigersi verso altre zone con il fine di colonizzarle.

Coloro che rimangono nel posto iniziale con il tempo si specializzano andando ad identificarsi con il luogo in cui vivono acquisendo così caratteristiche identitarie economiche diverse da altre popolazioni confinanti.

Questo sunto sui pastori nomadi che sarebbero i Protomarsi lo abbiamo derivato da quanto letto sul tale periodo che ci dice in modo evidente che fra il 1400 ed il 1300 a.C. si ha uno sviluppo notevole della pastorizia, in modo molto più consistente dell’epoca precedente, visto il clima oceanico (caldo-umido caratterizzato da abbondanti pioggie) che sicuramente favorisce lo sviluppo della vegetazione da pascolo.

I secoli successivi al 1300 a.C. vedono una nuova variazione climatica che si chiama “subcontinentale” (clima temperato con poche pioggie), ovvero un clima che porta ad un sostanziale equilibrio agricoltura e pastorizia e un ritorno ad un’economia mista che rimane inalterata a lungo (Radmilli 1993, 111-112).

Da quanto detto e dall’analisi degli insediamenti e materiali rinvenuti, il territorio fucense appare ben strutturato per accogliere dinamiche insediamentali importanti. D’altra parte il territorio del Fucino dispone di tutto quello che serve, in quanto parliamo di una zona che nell’età del 1300 a.C. possiede già di insediamenti agricolo-pastorali di tutto rispetto disposti sui limiti lacustri o sui terrazzi posti ai margini, nelle vicinanze di sorgive o lungo piccoli corsi d’acqua: per esempio un insediamento di questo tipo è quello rinvenuto lungo Strada 6 corrispondente alla fine dell’età del bronzo. Non solo ma s’ipotizza che questo villaggio posto rispetto ad altri della piana a quota maggiore potrebbe essere perdurato fino alla prima età del ferro (Irti 1987, 291).

 

 

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1400-1300 a.C.: Considerazioni sulla provenienza dei pastori nomadi, immaginati come gli Osco-Umbri.

Nel periodo dell’età del Bronzo in Abruzzo abbiamo l’accentuazione della presenza dei pastori nomadi che sono praticamente la nuova popolazione che si viene insediando qui. Questa presenza che noi colleghiamo con i Protomarsi e quindi con le popolazioni Osco-Umbre, è ritenuta da diversi ricercatori provenire dall’Anatolia/Medio Oriente.

questo proposito ricordiamo il sito di Paterno, che diversi archeologi hanno ritenuto essere il villaggio simbolo di questo periodo, almeno prima che si perlustrasse un altro sito, ovvero quello di Cretaro – Chiusa dei Cerri – Brecciara presso Avezzano. Qui sono state rinvenuti materiali e tombe finalmente integre con interi corredi funebri, comprendenti scudi, armi e utensili sia femminili che maschili.

La datazione stabilita per questo sito si attesta tra 1700 e 700 a.C.. Ciò è già un notevole passo avanti. Tuttavia ad onor di cronaca dobbiamo anche dire che la studiosa riferisce che ” ”Il nucleo più consistente delle sepolture rinvenute, copre un arco cronologico compreso tra l’età del ferro e l’età arcaica( VIII –VI secolo a.C.) sebbene alcune datazioni, sulla base dei risultati dell’analisi C14, attualmente in fase di revisione abbiano fornito dati non in linea con le cronologie correnti, basate essenzialmente sulle caratteristiche stilistiche dei corredi.

Certo è che ipotizzare che i pastori nomadi entranti nella Marsica tra 1400 e 1300 a.C. siano proprio i Protomarsi non è proprio un errore in quanto più o meno come datazioni ci siamo.

In tutto ciò comunque emerge un’altra cosa ovvero che il secolo VIII a.C. sia una sorta di cesura e di porta inviolabile nella storia dei reperti marsicani e molti testi ribadiscono che prima di questo periodo, ovunque sarebbe esistito il nulla.

Ciò chiaramente non è vero in quanto le popolazioni nella Marsica ci sono e vivono giornalmente e ne sono testimonianza i diversi siti di villaggi del periodo 1300 – 900 a.C. che si vengono scoprendo con il tempo e quelli che ancora devono essere individuati e studiati.

Altra cosa importante del periodo dei metalli riguarda le armi, che seppure non utilizzate per i conflitti in quanto non ve ne erano ancora come sarebbe invece avvenuto più avanti, comunque esistevano. Queste sono fabbricate per difendersi dalle bestie che attaccavano gli animali nei recinti, ma anche per i combattimenti ravvicinati da uomo a uomo. Gli agricoltori di questo periodo non sono contenti di vedere il proprio raccolto distrutto da qualche animale.

In pratica in tutta Italia si diffonde questo tipo di cultura che proviene dall’oriente mediterraneo, dove i metalli erano diffusi già da molto tempo. Lungo il corso dei torrenti montani marsicani e abruzzesi, oltre a riconoscere gli accampamenti degli agricoltori che i dedicano ad addomesticare gli animali, gli archeo-protostorici, hanno individuato elementi che rivelano una nuova cultura solo pastorale e guerriera. Per quanto riguarda la ceramica, nella Marsica abbiamo la presenza di vari tipologie di ceramica che rimandano all’area orientale. Si passa dalla ceramica impressa dell’Anatolia e della Siria costiera a quella incisa del medio Danubio e quella dipinta mediterraneo-egea a volte presenti contemporaneamente nello stesso sito. Le tempistiche e le modalità di diffusione sono studiati ed aggiornati periodicamente insieme alle datazioni. 

Ora il ragionamento che si viene facendo è nell’incontro fra i pastori nomadi e gli indigeni marsicani agricoltori. Questi due mondi come spesso accade dopo i primi svantaggi e contrasti vengono a formare una società diversificata sicuramente più utile alla sopravvivenza che non una guerra.

D’altra parte come le regioni della bassa Anatolia e dell’Alta Mesopotamia, il territorio della marsica è proprio adatto alla pastorizia transumante, con montagne accessibili a mandrie e greggi ma anche all’uomo e non mancano valli o altipiani fertili e riparati.

Se vengono dalle steppe orientali, i pastori nomadi iniziano a praticare la transumanza verticale e quella orizzontale legata al mutamento delle stagioni, se sono originari dell’Anatolia e dalla Mesopotamia sono sicuramente dei grandi esperti pastori e il loro coraggio e intraprendenza, la loro capacità nei combattimenti, nella loro terra di origine , fa diventare parecchi di loro mercenari, soldati e poi comandanti degli eserciti Babilonesi, proprio come i Marsi per gli eserciti occidentali. Immaginare perciò che essi possano essere i progenitori dei futuri grandiosi Marsi non un concetto  campato in aria 

Naturalmente  questi nuovi arrivati anche se lontanissimi cugini dei precedenti abitanti del Fucino (gli indigeni marsicani), essendo trascorsi millenni, parlerebbero si una lingua diversa, ma non completamente lontana, in quanto l’umanità è ancora molto “ristretta”. Da qui il pensiero di diversi ricercatori che essi possano essere gli Osci è molto normale.

Alla fine di un primo lungo periodo di convivenza guardinga fra le due popolazioni presenti nella Marsica, inizia una fase di assimilazione  fra le due componenti dei Protomarsi e degli indigeni marsicani, quindi tra i pastori nomadi e gli agricoltori marsicani già presenti.

I  Protomarsi, si arrendono alla transumanza e seppure agguerriti ed armati, iniziano con il tempo ad accettare non solo di convivere pacificamente con la popolazione già stanziale, ma di inventare con essa una nuova più ricca cultura. In generale vivere insieme o avere una diversa funzione sociale è stato fondamentale per la difesa del territorio da presenze esterne.

Anzi, proprio questi “rozzi e prepotenti pastori” portano con se e poi trasmettono quelle regole antichissime, all’inizio sacre, poi divenute leggi di rispetto, di condivisione del territorio, inteso ancora come comune proprietà, utile a tutta la popolazione residente.

Oltre a ciò anche la differenziazione sociale, che sarà una caratteristica marcata nelle civiltà mediterranee egee, ancor prima dell’arrivo di quest’ultime, ha iniziato a far distinguere tra tutti, i capi, i principi valorosi e nobili, per capacità e coraggio all’inizio, quindi per meriti propri e poi per eredità nelle generazioni successive. Questo aspetto rimane nel tempo come retaggio, fino alla rivoluzione francese, nella società occidentale d’Europa.

Allo stesso modo vediamo l’evoluzione degli dei che si trasformano con il tempo. Alle protettrici della natura, dell’agricoltura e delle nascite, le signore della vita e della morte non rimane che divenire mogli divine molto potenti o “fidanzate” considerando che vengono importati Dei virili e guerrieri, anche loro sostituiti, sostenitori della creazione.

Spesso nei racconti mitologici, le Dee vengono rapite o peggio, in un mito dominato da maschi guerrieri. Durerà poco tutto ciò e a parte la figura di Ercole gli altri dei subiranno un evoluzione meno ruvida del loro essere. Persino il dio della guerra crolla di fronte alla bellezza, all’amore e alle arti delle sacerdotesse, esperte di medicina ed erbe. Queste ultime pur rimanendo confinate nei santuari come le dee Vesunia ed Angizia, le dee dei Marsi, avranno la meglio sugli dei guerrieri, anche se cambieranno aspetto e simboli nel tempo, perchè arriveranno i colti Greci ed i conquistatori Romani.

 

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1300-900 sec a.C.: I Protomarsi

Riguardo ai Protomarsi o pastori nomadi che si dica, la loro fuoriuscita dalla popolazione sabina o safina avviene tra la fine del 1200 a.C. e l’inizio del 1100 a.C.  provenendo quindi dalla Sabina, dopo il rito della primavera sacra e dopo aver preso il nome di Marsi, in quanto votati al dio Marte. Questi sarebbero poi andati ad abitare la zona intorno al lago Fucino, diffondendosi più avanti anche lungo le valli del Giovenco, Vallelonga e Valle Roveto. Con il tempo l’area di occupazione marsa si allargherà ancora, ma di questo discuteremo più avanti.

In questa prima fase i Marsi, o meglio dire i Protomarsi s’inseriscono intorno al Lago Fucino, iniziando con il tempo a mischiarsi con le popolazioni indigene, gli indigeni marsicani, da cui poi deriverà la vera e propria popolazione marsa, che conosceremo più avanti. Diciamo che anche in funzione del clima sub boreale, caratterizzato da aridità e scarse pioggie, si ha prevalentemente la costituzione di villaggi anche fortificati lungo le rive del Lago Fucino.

La struttura sociale di questo periodo che va dal 1300 al 1000 a.C. vede la divisione del territorio marso in tanti diversi villaggi disposti soprattutto intorno al Lago Fucino. Ognuno di questi è organizzato intorno alla figura di un re dominante e una piccola corte attorno formata dai principi guerrieri.

 

 

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1187 a.C.: La guerra degli Italici contro i Pelasgi

(fonte il libro “dalle ANTICHITA’ MARSICANE all’ARCHEOLOGIA DELLA MARSICA”): Secondo un filone storico in voga nell’XIX secolo ma scarsamente confermato dalle fonti archeologiche attuali in un epoca precedente diciamo intorno al 1700 a.C. si sarebbe avuta l’invasione del popolo dei Pelasgi che nel corso dei primi secoli dalla loro entrata in Italia avrebbero occupato diverse aree del paese dove avrebbero fondato città da cui controllerebbero i vari territori e popolaziono circostanti.

La sofferenza provata dai primi popoli italici nei confronti di questa dominazione pelasgica sarebbe andata man mano crescendo arrivando al culmine intorno al 1187. A questo punto secondo un certo filone storico i primi Italici sotto la guida dei primi Etruschi si sarebbero violentemente rivoltati avviando una dura guerra contro essi.

A questa guerra avrebbero pare partecipato anche le prime popolazioni osco umbre da poco stanziatesi lungo l’Appennino, tra cui anche i Marsi e gli Equi

 

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1150 a.C.: Sconfita dei Pelasgi e ritorno all’indipendenza degli Italici.

Seguendo il filone storico sopra indicato, avremmo che intorno a questa data dopo circa30 anni di guerre, gli Italici caccierebbero dall’Italia i Pelasgi riprendendo il controllo totale del territorio della penisola. Gli Etruschi fonderebbero poi il loro stato che ha come centro l’attuale Toscana diventando il principale stato italico. L’Etruria si estenderà dalle rive del PO fino alla Campania.

 

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1150 a.C.: Alba Fucens diventerebbe marsa

Proseguendo ora nel discorso sopra descritto, riguardo ai Marsi, diciamo che questo filone storico indicherebbe che loro partecipando come tutti gli italici alla guerra  e vincendo poi i Pelasgi avrebbero ottenuto come vincita di guerra il territorio che questi avrebbero occupato vicino la zona fucense che essi abitano, vale a dire la zona di Alba Fucens.

Da ciò ne conseguirebbero due considerazioni importanti, la prima indicherebbe che sono stati i Pelasgi ad aver fondato il primo impianto di Alba Fucense e poi che tale territorio sarebbe stato marso e non equo come sostenuto da più fonti.

Tralasciamo per ora la considerazione sulla fondazione o meno di Alba Fucens in questo periodo così antico e concentriamoci sul possesso del territorio da parte marsa.

Se seguiamo il filone indicatoci l’attribuzione di Alba Fucens ai Marsi porterebbe a dire che per lungo tempo è esistita la categoria dei Marsi-Albesi che si andrebbe così ad aggiungere alle altre categorie in funzione delle principali città marse.

In altre parole i Marsi nel periodo che va più o meno dal 1150 a.C. al 308 a.C. comprenderebbero sei categorie:  Marsi-Anxantini (Milonia), Marsi-Atinati (Antinum), Marsi-Fucesi, Marsi-Lucesi (Lucus Angitiae), Marsi-Marruvii (Marruvio), Marsi-Albesi (Alba Fucens).

Ma quali sonom le  fonti storiche che attribuirebbero Alba Fucens al territorio marso?

Una prima risposta porta allo storico Andrea Di Pietro vissuto nel XIX secolo e principale sostenitore della marsicità di Alba Fucens. Questa sua idea sarebbe confermata anche  da altri autori che verrebbero ricordati di seguito da lui.

Di Pietro indica come primo autore al riguardo un certo storico Flavio Biondo, che nella sua Italia Illustrata, avrebbe incluso Alba tra i Marsi; sebbene il Sigonio e il Volaterraneo la collochino nel territorio equo. Altri autori citati che indicano la pertinenza marsa di Alba Fucens sarebbero le testimonianze di Festo (4, 11-13), Tolomeo (III, 1,50), e Silio Italico (VIII, 509) che si andrebbero a scontrare con quelle di Livio (X, 1,1-2), Appiano (Hann. 39) e Strabone (V, 3,7, 235; V,3,13,240).

Sarà soprattutto Febonio a sostenerne la marsicità, condizionando anche gli autori successivi, tra i quali il Corsignani; lo stesso Antinori si allinea a questa interpretazione, nonostante le diverse posizioni lui note.

Sebbene Promis, mediante un’analisi delle fonti e un riscontro dei dati archeologici disponibili, attribuisca Alba Fucens agli Equi, Di Pietro si riallinea al filone marso, ovvero che colloca Alba Fucens nel territorio marso.  

Detto ciò interrompiamo qui la discussione sulla diatriba se Alba Fucens è o non è nel territorio marso, lasciando al lettore la volontà di approfondire.

Per quanto ci riguarda pur manifestando un’aperta simpatia per questa idea, continuiamo a credere che Alba Fucens si collochi in territorio equo.

– Gli Equi

A questo punto c’è da fare una postilla sugli Equi, ovvero seguendo un certo filone archeologico avremmo che gli Equi, come popolazione, si sarebbero originati nell’VIII-VII secolo dai Marsi. Ovvero attraverso il fenomeno della primavera sacra un gruppo di giovani Marsi nell’VIII – VII secolo a.C. si sarebbe distaccato dal gruppo primigenio, creando poi una nuova popolazione.

Questa popolazione avrebbe poi occupato tutta l’area di rieti fino a Tivoli, quindi occupando anche l’area di Carsoli e di Alba Fucens.

Da qui a questo punto riprendiamo il discorso su Alba Fucens.

– Alba Fucens

Poichè l’area di Alba Fucens è confinante con l’area marsa è probabile che per un certo arco di tempo questa zona sia appartenuta ai Marsi almeno fino all’VIII secolo a.C. e poi sia passata agli Equi non appena questi siano nati come popolazione.

 

 


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