CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
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6500 – 6000 a.C.: La nuova Popolazione di Agricoltori dall’Anatolia/Medio Oriente
Circa 6200 anni fa nel periodo Neolitico la Marsica vede l’arrivo di nuove genti sul suo territorio. Da varie indagini archeologiche sta emergendo che queste genti proverrebbero dall’Anatolia/Medio Oriente.
Senza entrare troppo nello specifico sembrerebbe che diversi archeologi riterrebbero che vi sarebbe un certo sincronismo, tra ciò che avverrebbe nell’area medio orientale e l’arrivo di queste popolazioni intorno al Lago Fucino, ma soprattutto vi sarebbero molte similitudini tra le nuove genti fucensi e coloro che vivono nell’area anatolica-medio orientale. Queste comuni caratteristiche andrebbero ricercate nei costumi e nel modo di vita di queste genti che porterebbero nella Marsica novità già in uso nel Medio Oriente e che solo qui avrebbero già iniziato a vivere in un certo modo.
Ma cosa accade nella Marsica?
Ebbene nella Marsica nel periodo Neolitico, intorno al 6500-6200 a.C. si ha l’arrivo di nuove popolazioni, probabilmente provenienti dall’Anatolia e dedite soprattutto all’agricoltura e alla pastorizia, tramite le quali nascono i primi villaggi stanziali, come confermato dal villaggio di “Cellitto” di Paterno nel comune di Celano.
In pratica si hanno i primi insediamenti di pianura composti da gruppi di capanneabitate da genti che usano la ceramica, praticano l’agricoltura, l’allevamento, la caccia, la pesca nel lago ed iniziano ad usare le grotte come luogo di sepoltura o per scopi cultuali.
Agli agricoltori neolitici sono da attribuire anche le prime esperienze artistiche indirizzate verso la figura umana e forme più complesse di pratiche religiose legate a culti della fertilità e degli antenati, come potrebbe dimostrare la lunga frequentazione cultuale della Grotta di Ciccio Felice.
Questi gruppi di agricoltori sono gente pacifica che non vogliono sovrastare le popolazioni primigenie, ma solo vivere in pace in un luogo accogliente e la Marsica lo è. Le nuove popolazioni che giungono nella Marsica le definiamo qui “agricoltori anatolici” che dapprima s’insediano intorno al lago Fucino e poi si espandono nelle valli limitrofe
Ora queste popolazioni con il tempo si mischiano con la popolazione cosidetta dei “cacciatori fucensi”, acquistando man mano una nuova identità. La nuova realtà è ampiamente confermata dai numerosi ritrovamenti sparsi per tutto il territorio di antichi villaggi, tombe e le varie caverne frequentate ormai come luoghi di culto.
La nuova popolazione che nasce dai cacciatori fucensi e gli agricoltori anatolicila definiamo qui gli “indigeni marsicani”, in quanto giunti nella Marsica ben prima dei Protomarsi di popolazione Osco-Umbra nel 1400-1300 a.C.
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6500-6000 a.C.: Considerazioni sulla provenienza dell’Asia minore delle muove migrazioni nel Fucino
Le considerazioni sulla provenienza delle popolazioni che giungono nel Fucino le facciamo mettendole in correlazione con una nuova ondata migratoria che giungerebbe dalle regioni del Medio Oriente. Questa specie di diaspora secondo alcuni archeologi avverrebbe tra 7000 e 5800 anni fa e porterebbe da noi delle comunità specializzare nell’agricoltura, quindi esperte e dove nasce l’agricoltura se non nelle regioni medio orientali.
Accadrebbe infatti che proprio mentre lo sviluppo economico a base agricolo-pastorale esplode nella regione mediorientale (7000-6500 a.C. circa) si avrebbe in queste zone una fase di spopolamento. Ancora oggi gli storici si confrontano circa le possibili cause di questi avvenimenti. Una possibilità potrebbe correlarsi con una fase dovuta a cambiamenti climatici. Per essere precisi qualcuno lo definisce “Disseccamento” in riferimento all’area medio orientale.
Quindi probabilmente per questo motivo climatico o per altri abbiamo una fase di migrazione dal medio oriente all’occidente europeo.
Gli abitanti di questi posti abituati a vivere in piccole e grandi comunità, quando poi giungono giunti in Europa, sono gente pacifica che condivide i propri beni e per le loro usanze sono gente ospitale confermato in ciò dal loro comportamento nello scambio reciproco, doveroso ed egualitario di doni. Sembrerebbero proprio gli antenati dei nostri bisnonni.
Ora approssimativamente non si sa la data esatta del loro arrivo e si presume che siano giunti in Europa in più ondate. Diciamo approssimativamente che si oscilla tra il 7000 e il 5800 a.C. A questo riguardo si sono fatte indagini cronologiche circa reperti di ceramica trovati nel Fucino o altre zone italiane negli strati archeologici corrispondenti secondo la classificazione classica, ma anche secondo le misurazioni del C14 e degli altri elementi. Ebbene i risultati indicherebbero che questi manufatti provengono da alcune zone della Siria e dell’Anatolia.
Devo precisare che i confini attuali dello stato siriano non corrispondono a quelli antichi, più che di Siria, infatti dovremmo parlare di Nord della Mesopotamia, Subartu. Nell’area marsicana in questo periodo si consolidano i caratteri mesolitici dell’industria litica ed è presente una grande importazione di materiali esotici.
Si ritiene che un ruolo importante abbia giocato “Il territorio del Fucino, che inizialmente può avere favorito l’inserimento dei coloni neolitici e le relazioni con i gruppi locali e in seguito lo sviluppo di comunità stabili lungo le sponde del lago, con un’economia produttiva e prospera ed una conoscenza ampia delle risorse naturali in una posizione di rilievo nella rete di scambi attivata attraverso e lungo la Penisola.”
Personalmente si rimane colpiti dalla rappresentazione sui testi redatti dagli archeologi abruzzesi, per esempio nel villaggio presso le paludi di Celano, negli scavi del 1985, si sono trovati materiali simili a quelli dei testi che rappresentano le culture dell’Asia Minore, in particolare i reperti anatolici, quelli di Gerico e quelli della cultura Martu. Le brocche con le orecchiette laterali per infilare una cordicella, i famosi pugnali Martu e quelli anatolici della Troade, che hanno nella parte superiore dell’aggancio con lo stiletto di legno, due buchetti. Se i disegni non sono solo “standard” del tipo: “E’ una ceramica in stile anatolico” per cui deve avere queste caratteristiche. Chiaramente ciò deve subire ulteriori approfondimenti, ma le condizioni promettono bene.
Per quanto detto sembrerebbe che risultiamo molto più simili agli orientali che al nord Italia e se i nostri reperti somigliano molto di più a quelli anatolico-assiro che ai vasi Piceni ed Etruschi nonché Umbri. C’è anche da dire che l’interscambio con il passare del tempo si fa sempre più veloce e seppure non è l’interscambio di oggi non dobbiamo nemmeno pensare che i popoli di questo periodo non si muovessero o non commerciassero fra loro. A volte alcune certezze si rivelano illusorie.
Peralcune regioni comunque si sta tentando di ridisegnare i percorsi compiuti per arrivare dal vicino. Chiamamola via della lana, via del sole o via dei fiumi sta di fatto che la via è sempre quella seppure con variazioni di carattere regionale. Per orientarsi gli agricoltori, allevatori, inseguivano il sole, lasciando tracce lungo le rive dei fiumi e si accampavano presso le sorgenti, che diventano luoghi sacri che venivano poi nominati con nomi nella loro lingua.
I siti di allora sono anche quelli di adesso in quanto sono quelli dove ricercare risposte archeologiche. Questi siti sono riconoscibili perchè quando vi arrivi, c’è ancora un silenzio e una pace palpabile, che dipendono dalla posizione sulle montagne: protetti dal vento, indicati dal sole e dalle rocce che a differenze di tutto il resto, nel tempo non sono mutati.
Queste popolazioni sia che raggiungano prima le coste abruzzesi passando per i Balcani o invece molto più probabilmente e facilmente abbiano risalito i corsi d’acqua, che come lunghissimi serpenti partono, o arrivano, in oriente e poi abbiano scavalcato i monti usando, nelle stagioni favorevoli, i passi montani locali, venendo dal sud, iniziano a creare gli antenati dei tratturi.
Alcuni di questi esistono ancora oggi, scavati nella roccia viva a furia di passi, con grotte vicine come stazioni di riposo e ruderi di rifugi antichissimi coperti da cespugli. E’ possibile che diverse famiglie seguissero strade alternative.
Queste popolazioni pur essendo pacifiche erano comunque molto forti in quanto non è facile per nessuno in nessuna epoca storica, pur con tutti i vantaggi di ora, prendere e lasciare la propria terra quale che sia la destinazione dove si va, e questo gli Abruzzesi lo sanno bene. Come in tanti altri casi della storia per esserci una migrazione forte ci deve essere una motivazione forte come può essere una guerra, un diverso clima che cambia la zona in cui si vive rendendola inospitale, per esempio una siccità, o semplicemente una crescita spropositata della popolazione portano una parta di essa ad emigrare in quanto le condizioni ambientali non sono sufficienti per tutti.
Certo queste sono solo supposizioni ma questo giustifica la ricerca che si fa oggi nella ricerca della verità. Perchè la verità di allora aiuta oggi.
Fatto è comunque che l’incontro fra la cultura degli agricoltori mesopotamici e quella dei cacciatori fucensi mesolitici s’incontrano e si fondano insieme creando una stirpe più longeva, grazie al nuovo cibo che non solo si raccoglie quando la stagione lo permette, ma viene ora selezionato e coltivato.
Quando gli agricoltori – allevatori si stabilizzano in un posto, creano poi qui un villaggio dove ognuno aveva un proprio compito. Al momento non abbiamo una notizia indiscussa sull’arrivo dei Portatori della ceramica impressa e non sappiamo come mai si sono imbattuti negli abitanti delle grotte di Ortucchio. Di solito, si scelgono le date già accennate, il VI millennio a.C., poichè il mesolitico si fa terminare circa nel 6000 a.C., e gli abitanti delle rive del Fucino oltre a venire in contatto con gente che usa questi recipienti, cominciano a mangiare i cereali, che prima erano sconosciuti.
Inutile dire che un vasetto, da solo, non indica l’arrivo di un nuovo popolo, ma il discorso cambia con una lingua rintracciabile, nuovo cibo, tecnologie, sepolture e Dei.
Insieme, cacciatori e nuovi arrivati cominciano a formare i primi villaggi di pianura. Pian piano, anche sulle colline e sugli altipiani si diffondono abitati, molti dei quali esistono ancora oggi. In questo momento quindi vediamo che la Marsica si popola e i cacciatori non spariscono perché non è cambiato tutto all’improvviso e non risultano lotte o sopraffazioni, ma un lungo periodo di transizione che non si è verificato contemporaneamente in tutte le zone.
Il mestiere di cacciatore quindi è ancora indispensabile come gli altri lavori mentre a volte erano gli stessi agricoltori ad emigrare perché cercano altre terre fertili: tra loro “commerciano” o si scambiano capacità , altrimenti gli uni non avrebbero potuto vivere senza l’aiuto degli altri .
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6000 a.C.: Il lago Fucino nel 6000 a.C. – Ricostruzione grafica

Ricostruzione grafica del Lago Fucino. (Immagine personale)
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6000-1700 a.C.: Gli Indigeni Marsicani
Come detto prima ci troviamo nell’età del Bronzo che è caratterizzato nella Marsica da insediamenti di pianura che vengono crescendo intorno al lago Fucino, così come nelle valli limitrofe.
I nuovi insediamenti vengono creati dalla nuova popolazione degli indigeni marsicani nati dalla lenta fusione dei cacciatori fucensi con gli agricoltori provenienti con grande probabilità dall’Anatolia/Medio Oriente.
Ma perchè la scelta della Marsica?
La Marsica è sempre stata un luogo favorevole per gli insediamenti umani sia per il clima, per la posizione geografica che per la struttura fisica. Come confermato dai ritrovamenti archeologici la presenza umana nella Marsica è molto antica risalente addirittura dall’ultima glaciazione. Ora qui non entriamo nella discussione sulla storia della Marsica a date antecedenti a questa, ma sicuramente di materiale su questo punto ve ne è tantissimo.
Ritornando al periodo 6000-4000 a.C. sappiamo dai ritrovamenti archeologici della presenza di molti villaggi, e grazie a questi è possibile dare delle risposte sull’evoluzione della vita nella Marsica nel periodo 6000-1700 a.C. e anche nella conferma della provenienza degli agricoltori giunti qui nel 6000 a.C.
A questo riguardo sono importanti i dati che stanno venendo fuori dalle ricerche riguardo a diverse datazioni confrontate fra la storia classica stratigrafico-cronologica e diacronica dei diversi archeologi – geografi e i dati toponomastici, onomastici, climatologici, antropologici e linguistici.
Per esempio tra le ipotesi che si stanno riconsiderando vi sarebbe una certa tendenza nell’accettare che l’origine di questi popoli vada ricercata tra il Medio Oriente e l’Asia minore in quanto sussistono forti corrispondenze temporali tra quanto avviene li e la tempistica di arrivo delle nuove popolazioni nella Marsica.
Pur non entrando nel merito accenniamo solo che le nuove popolazioni di agricoltori dall’Asia minore/Medio Oriente all’incirca 6000-6500 anni fa sarebbero giunte nella Marsica attraverso una o più ondate migratorie seguendo più percorsi, chi dal mare e chi da terra e una volta giunti in Italia l’avrebbero percorsa fino ad arrivare nel Fucino e trovando qui un posto per loro piacevole avrebbero poi messo radici, costituendo villaggi simili ai loro alle terre d’origine. Successivamente attraverso la fusione con le popolazioni locali di cacciatori fucensi si sarebbero formate le popolazioni di indigeni marsicani.
Sicuramente vi è da dire che spesso si sono avute migrazioni dall’Anatolia e dal Medio Oriente che in qualche modo sono sempre state zone fondamentali per la storia del mondo, dove sono avvenuti spostamenti piccoli o grandi e molte guerre. Anche quattromila anni fa c’erano buoni motivi. Comunque sia nella storia dei Marsi ufficiali che con le precedenti popolazioni fucensi vi è ancora molto da indagare e oggi con le nuove tecnologie, i DNA ecc. abbiamo molti elementi che scambiandosi insieme permettono di ricostruire un quadro cronologico abbastanza variegato e preciso al riguardo. Tengo poi a ribadire che qualsiasi migrazione abbia visto la Marsica, questa ha dovuto necessariamente confrontarsi e mischiarsi con le popolazioni presenti e solo da ciò sono venute le caratteristiche che andiamo a raccontare dei vari popoli marsicani.
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6000 a.C.: Caratteristiche delle nuove popolazioni provenienti dall’Asia minore
Queste nuove popolazioni sembrerebbe che fossero principalmente agricoltori, che si sposterebbero lentamente e fermandosi per mesi o qualche anno nello stesso posto, purchè sia ben rifornito di acqua e protetto dalle intemperie. Inoltre viaggiando portano con se anche con qualche peso, essenzialmente comprendente arnesi per pestare e frantumare i semi, contenitori per i semi essiccati e anche un piccolo gregge composto da diverse tipologie di animali come ovini e capre.
6000 a.C.: Somiglianze fra gli agricoltori anatolici e i cacciatori fucensi
Sia la popolazione agropastorale che la precedente dei cacciatori fucensi chiedono poco alla Terra o meglio prendono quello che essa offre e per un breve arco temporale. I due gruppi considerano la madre terra generosa, ma anche mutevole. Rispettano il suo ritmo e la loro esistenza è funzione delle stagioni, del sorgere del sole e del mutare metereologico del luogo in cui si accampano. C’è anche da considerare che gli agricoltori prima di essere coltivatori sono raccoglitori stagionali. Altro fattore comune è il concetto di proprietà ovvero le cose, i beni materiali, i raccolti appartenevano a tutti, è un regalo, come il terreno, le montagne, i frutti e l’acqua.
Tutti ciò è stato alla base dell’incontro e della successiva fusione tra i due gruppi, il che poi è avvenuto in modo del tutto pacifico e fino alla fin del quarto millennio non accadrà nulla. A quel punto giungono nella Marsica un nuovo genere di popolazioni con intenti, opinioni e utensili diversi: “i cercatori di metalli”.
Entrambi i gruppi prima che s’incontrassero, sviluppano la loro testa in funzione delle regole del pianeta, come il trascorrere della vita dell’uomo: la nascita, la breve esistenza, la morte. In qualche modo associano i vari avvenimenti a rituali magici, in un certo senso la stessa vita è magia.
Avvertono di essere collegati e dominati da eventi ed elementi della natura, iniziano a temerli, osservarli e pregarli, oltre che ammirarli, come divinità. Soprattutto quei grandi astri sembrano controllare il loro tempo e la loro realtà. Il Dio sole e la Dea luna, ma anche le grandi distese di acqua che possono invadere le loro abitazioni o seccarsi e non dissetarli più. Come il Dio Fucino.
Soprattutto quelle creature che come il terreno scavato, quando si ripone un seme, sembrano avere un potere straordinario nel loro corpo, capace di far germogliare altriesseri: le femmine. Era il tempo delle Dee Madri. Collegato a questo nesso imprescindibile della nascita -morte – rinascita c’è l’uso di seppellirei morti vicino alle abitazioni o sotto di esse.
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4000 – 2500 a.C.: La vita nella Marsica nell’età del Bronzo
Facciamo ora un piccolo salto temporale. Sono passati diversi secoli e ormai le due popolazioni presenti nella Marsica si sono fuse dando origine ad un’unica popolazione, quella che noi qui definiamo degli “indigeni marsicani”.
Ma come vivono questi nel corso del tempo?
Ebbene l’economia marsicana di questo periodo risulta polivalente ovvero ci si dedica a varie attività che vanno dall’agricoltura alla pastorizia, dalla caccia alla pesca fino alla metallurgia. Diciamo che ognuno si specializza in qualcosa. Allo stesso tempo con la creazione delle prime armi in rame e in bronzo si avvertono i primi contrasti.
Del popolo indigeno che occupa la Marsica o comunque le sponde del lago Fucino, si registrano i primi conflitti locali fra villaggi. I villaggi indigeni tuttavia in questa fase sono perlopiù pacifici in quanto le risorse di sostentamento non mancano.
Sul piano amministrativo questi villaggi fucensi sono organizzati da capi espressi da ceti emergenti dei primi agricoltori – guerrieri, capi che combattono a cavallo e che sono seppelliti, come le loro mogli, in sarcofagi lignei in grandi tumuli sepolcrali ben delimitati da circoli di pietra (Paludi di Celano e Colle Sabulo di Avezzano).
Gli ornamenti delle persone indigene del Fucino con le quali manifestano anche il loro rango sociale sono composti da complesse fibule (spille), rasoi, bracciali e collane di conchiglie, perle in pasta vitrea o ambra.
Il vasellame ceramico diventa mano a mano che passa il tempo assai variegato componendosi con foggie decorate da impressioni a squame, da linee dipinte, incisioni geometriche ed anse antromorfe. Chiaramente essendo nell’età dei metalli cominciano a comparire le prime armi dirame e bronzo (asce, pugnali e spade). Con la comparsa delle armi abbiamo anche i primi conflitti che però per ora sono solo sporadici.
In Appennino si diffonde durante questo periodo la cosidetta “Cultura Appenninica” che comprende gran parte dell’Italia centro meridionale a cominciare dalla Marsica.
Sul piano insediamentale è chiaro che nella Marsica abbiamo molti piccoli centri perilacustri o posti nelle immediate vicinanze del lago. Nella zona di Avezzano sono stati scoperti da Umberto Irti in località “Le Mole”, sotto Caruscino, in una zona ricca di sorgenti, molte strutture umane che indicano una frequentazione costante dell’area dall’età del bronzo ai giorni nostri.
In pratica Irti ha scoperto ben tre villaggi abitati tra il 4400 e il 2900 a.C.. Il più antico risalente a circa 4000 anni fa è posto a quota 674 m s.l.m., gli altri due più “recenti” corrispondenti più o meno a 3000 anni fa si trovano a quota 666 m s.l.m. e 675 m. s.l.m.
Un altro villaggio ancora collegato agli altri due e di età identica si trova a quota 661 m s.l.m. di strada 6. Sempre nelle vicinanze di “S. Giuseppe di Caruscino” vi è un altro insediamento corrispondente al periodo provillanoviano. (Irti 1991, 79-80).
A questi insediamenti appena enunciati se ne aggiungono altri quattro posti sotto le frazioni di S. Pelino e Paterno: il primo, del protovillanoviano, è posto a quota 674 nella località “S. Martino” di S. Pelino; il secondo di età Neolitica si pone a 674 m in località Masciarelli di S. Pelino; il terzo, del periodo protovillanoviano, è posto a 667 m in località “La Chiusa” di Paterno; il quarto, del subappenninico, è situato nella piana fucense a quota 659 di Strada 10 (Irti 1991, 80).
Dall’esame di questi villaggi si può comprendere il variare dei livelli lacustri nell’età dei metalli e il possibile collegamento fra il villaggio di Strada 6 (una dipendenza pescatoria?) con i sovrastanti insediamenti delle Mole dell’età del Bronzo: lo stesso può dirsi per gli altri villaggi di Paterno.
In generale i villaggi si dispongono sulla riva, nelle vicinanze di sorgenti, seguendo il variare dei livelli lacustri che nell’età del Rame, erano più alti, mentre nell’età del Bronzo scendono di molto oltre i limiti di secca del lago medievale e moderno.
Irti ha trovato altri villaggi vicino all’antico lago Fucino disposti però ai margini dei Piani Palentini come quello scoperto ad Antrosano, sui prati vicino alla chiesa madre. Questi reperti consistono in frammenti di ceramica a squame eneolitica (intorno a 4000 anni fa).
Altre scoperte del periodo suddetto riguarda una tomba legata agli insidiamenti della prima età dei metalli. Questa si trova presso la grotticella nelle vicinanze della Discenderia Maggiore dell’Emissario di Claudio, prima della Grotta di Ciccio Felice: riguarda un individuo di circa 20-25 anni, i cui resti scheletrici sono ancora in fase di studio (Irti, 2000).
Riguardo all’economia di questi villaggi avezzanesi, le attuali ricerche prospettano attività legate sia all’agricoltura sia all’allevamento, oltre alla caccia, pesca nel lago e metallurgia. In passato la ” cultura appenninica” dell’età del bronzo, così definita da Ugo Rellini nel 1932 per la sua diffusione sulla dorsale appenninica (Rellini, 1932), cui i nostri insediamenti appartenevano, era stata descritta da Salvatore Puglisi, come legata esclusivamentte al mondo pastorale (Puglisi 1959). Scavi e ricerche recenti e le relativi analisi fatta da Radmilli, hanno invece permesso di riconoscere a questa importante cultura preistorica italiana un legame ad un’economia mista agricolo-pastorale, come per le precedenti genti eneolitiche dell’età del rame.
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