CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
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14 d.C: Muore a 76 anni Augusto. Gli succede come imperatore il figliastro Tiberio.

L’imperatore Tiberio. (Immagine da Wikipedia)
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14-37: Roma sotto Tiberio soffre di una grave crisi economica e di un’inflazione molto gravi, con un rincaro molto forte dei prezzi dei generi alimentari
– Tiberio ha ben chiaro che vi è in corso un deterioramento consistente della produzione agricola, ormai quasi insufficente a sfamare Roma e l’Italia e che il ricorso massiccio alle importazioni di derrate alimentari dalle province imperiali è costoso. Nonostante ciò Tiberio non prende in alcuna considerazione l’opera del Fucino.
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37: Muore Tiberio. Gli succede Caligola pronipote diretto di Augusto.
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37-41: Il governo di Caligola si rivela uno dei peggiori mai avuti da Roma. L’imperatore oltre ad avere strani comportamenti nella vita privata, si rivela un pessimo amministratore della cosa pubblica. Ciò favorisce una certa crisi economica e sociale.
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38: Dopo una forte amicizia Caligola spinge Macrone, prefetto del pretorio, a uccidersi
Macrone e Caligola erano molto amici prima dell’ascesa di lui al soglio imperiale, ma quando Caligola diventa imperatore inizia a non sopportare più l’autorità del proprio prefetto. Incomincia ad inventare accuse contro Macrone, inventandosi qualsiasi cosa per incriminarlo.
La sfortuna del prefetto era di essere amico di Aulo Avilio Flacco, il quale era stato a sua volta sostenitore di Tiberio Gemello, che Tiberio aveva lasciato come altro possibile erede nel proprio testamento. Questo agli occhi di Caligola è insopportabile.
Caligola geloso di Macrone ordina a lui e alla sua famiglia di suicidarsi per non incorrere in qualcosa di più grave. Al che Macrone prima di suicidarsi lascia un testamento nel quale dona una parte della sua fortuna per la realizzazione di un anfiteatro ad Alba Fucens.
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38-39 : Alba Fucens: Realizzazione dell’anfiteatro della città
Il testamento di Macrone non viene requisito, per cui secondo le ultime volontà di lui si procede a costruire l’anfiteatro per Alba Fucens.
L’anfiteatro viene realizzato nel 38-39 d.C. scavando nella roccia del colle San Pietro e diventa da subito uno dei più belli di tutto il mondo romano. L’area dell’anfiteatro viene dotata in parte di muratura, il cui materiale è recuperato da preesistenti domus.
Inoltre a distanza di 2000 anni si è scoperto, dopo che l’anfiteatro è stato riscoperto e restaurato, con grande meraviglia degli archeologi che la struttura dispone di un’ottima acustica, che lo rende ottimo per lo svolgimento di spettacoli musicali
L’anfiteatro è una delle ultime strutture pubbliche ad essere costruiti qui ad Alba Fucens.

L’anfiteatro di Alba Fucens in una ricostruzione in 3d di epoca imperiale
Inoltre a distanza di 2000 anni si è scoperto, dopo che l’anfiteatro è stato riscoperto e restaurato, con grande meraviglia degli archeologi che la struttura dispone di un’ottima acustica, che lo rende ottimo per lo svolgimento di spettacoli musicali.
L’anfiteatro è una delle ultime strutture pubbliche ad essere costruite ad Alba Fucens.
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40: Caligola da sempre più segni di pazzia. si comporta male con tutti i suoi collaboratori sbeffeggiandoli in privato e in pubblico. Egli si rende nemico ai senatori per comportamenti oltraggiosi sia verso membri della classe senatoria che contro l’istituzione Senato. Famosa è la intenzione di nominare il suo cavallo a console e sacerdote. L’imperatore disprezza i senatori , ai quali mostra tutto il suo sdegno in ogni occasione. Secondo lo storico Sventonio, in diverse occasioni Caligola esprime la volontà di nominare il suo cavallo sacerdote e console. Ciò viene fatto per mettere in ridicolo i senatori e dimostrare che il loro ruolo e reputazione gli importi assai meno del suo cavallo. Con questi suoi modi di fare anche molto provocatori anche nella vita privata che conduce dissolutamente finisce per inimicarsi tutti. Egli è soggetto a vari tentativi di assassinio andati male, fino a quando finisce per essere ucciso nel 41.
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41: Caligola muore ucciso in una congiura. Gli succede lo zio Claudio

L’imperatore Claudio. (Fonte Wikipedia)
41: Claudio giudicato debole dalla guardie pretoriane e quindi facile da manovrare si dimostra da subito una persona capace e seria, pur avendo molti problemi fisici.
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41: Claudio si presenta al Senato come il continuatore dei disegni di Cesare, e passa in rassegna i vecchi progetti del suo predecessore. Questi sono vecchi di 100 anni, ma ancora più che attuali, e preveggenti anche in funzione della crisi che Roma con il suo sterminato territorio sta vivendo in questo periodo, come la crisi alimentare.
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41:Claudio con un’azione rapida inizia da subito a dare corpo a molti dei progetticesariani, tra questi vi è anche l’emissario del Fucino.
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41: Negli anni tra la morte di Cesare e l’ascesa di Claudio, il vecchio progetto di Cesare dell’emissario è stato sicuramente ripreso e aggiornato con nuovi studi e perizie.
Ciò o si capisce poichè la rapidità con cui Claudio approva la fattibilità del progetto, è necessariamente figlia di un progetto già ampiamente discusso e aggiustato negli anni.
Infatti per realizzare un progetto così complesso era inevitabile una discussione di ampia portata, che sicuramente per iniziativa privata e in parte pubblica è stata fatta in anni addietro.
E’ facile pensare che già sotto Augusto il progetto sia stato ripreso e aggiustato, prevedendo non solo un parziale prosciugamento, ma anche il totale di questo.
Ragionando poi sull’intervento dei privati nel progetto, è possibile supporre che visto l’ostracismo statale presente fino ad un certo punto, vi siano stati dei finanziatori privati, anche fra i Marsi, che contemplando la successiva possibilità di divenire proprietari delle terre prosciugate, si siano fatti avanti con cambiamenti ai vecchi progetti cesariani sul Fucino e con la richiesta allo Stato di accollarsi tutte le spese per la realizzazione dell’opera.
Inoltre è possibile supporre che questi ricchi privati, potessero aspirare a prosciugare del tutto il lago anzichè regolarne il flusso e ciò proprio per i vantaggi del possedere un così vasto territorio pianeggiante così fertile.
Oltre a ciò la rapidità di Claudio è da riferisi anche alle forti insistenze della popolazione marsa.
L’intervento per i Marsi, non doveva portare al totale prosciugamento del lago e ciò perchè essi credevano che nel lago albergasse il dio Fucino e per non disturbarlo non si voleva che il lago fosse cancellato.
Tenendo conto anche di questi motivi Claudio interviene sul Fucino solo per abbassare il livello lacustre.
Claudio opta per farsi carico al livello finanziario dell’intera opera così da avere in seguito l’opzione esclusiva sulle terre emerse.
Da ciò prendiamo spunto per ricordare, che uomini come Cesare, Claudio, Traiano e Adriano, vedessero nell’emissario solo una monumentale opera di pubblica utilità.
Per Claudio poi, definendosi continuatore di Cesare, aver dato avvio ad un’opera concepita proprio da lui è un motivo di prestigio, oltre che d’interesse economico.
Così vediamo che alla fine del 41 vengono iniziati i lavori per l’emissario fucense.
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41: Il progetto di Claudio sul lago marso prevede il prosciugamento della fascia più esterna del bacino lacustre, di modo da lasciare emerse il quantitativo di terre adeguato a soddisfare il bisogno umano. Per il resto rimane il lago.
– Quanto detto ci viene tramandato da Dione Cassio, che scrive nella sua STORIA ROMANA; LX,11, 5 : “Claudio volle scaricare nel fiume Liri il lago Fucino dei Marsi, affinchè fosse resa conltivabile la terra attorno ad esso”.
– In definitiva si può affermare che il progetto di Claudio è il più giusto. Questo sia per il rispetto alla popolazione locale, ovvero i Marsi, legati al culto del Dio Fucino, oltre al fatto che essi ormai sono romani da più di un secolo, e poi perchè prosciugare il Fucino avrebbe comportato un dispendio economico troppo forte per le casse imperiali.
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41-52: Lavori di realizzazione dell’emissario di Claudio.
– La direzione dei lavori è affidata da Claudio a Narciso, potente e fidato liberto dell’imperatore.
– I lavori protrattisi per 11 anni coinvolgono 30.000 uomini, di cui 11.000 schiavi e 19.000 operai liberi.
– Il tempo di realizzazione dell’opera ha interessato soprattutto i 5,64 Km di galleria scavata tra il Monte Salviano e i Piani Palentini ad oltre 100 m di profondità
– Le condizioni umane degli uomini che hanno lavorato all’emissario è qualcosa d’indescrivibile. Condizioni che si possono descrivere di enorme sforzo fisico e di grande sofferenza umana. Queste condizioni ci vengono tramandate da Plinio il Vecchio che è stato testimone oculare dell’impresa durante la sua realizzazione e poi nella fase d’inaugurazione.
Egli ci descrive nella sua opera NATURALIS HISTORIA; XXXIII; 24, 124
Eiusdem Claudi inter maxime memoranda equidem duxerim, quamvis destitutum successoris odio, montem perfossum ad lacum Fucinum emittendum inenarrabili profecto impendio et operarum multitudine per tot annos, cum aut conrivatio aquarum qua terrenus mons erat egereretur in verticem machinis, aut silex caedetur, omniaque intus in tenebris fierent quae neque concipi animo nisi ab iis qui videre neque enarrari humano sermone possunt”.
“ Tra le opere più altamente memorabili di Claudio, dovrei innanzitutto citare – sebbene lasciato in abbandono a causa dell’odio del suo successore – il traforo della montagna per la costruzione di un emissario per il lago Fucino, (realizzato) in verità con spese immense e con un’enorme quantità di lavori per tanti anni, essendosi dovuto o smaltire in alto per mezzo di macchine le infiltrazioni d’acqua dove la montagna è permeabile, o tagliare la viva roccia: tutti lavori eseguiti sotto terra, nelle tenebre, i quali non possono essere immaginati se non da quelli che li hanno visti, né possono essere descritti con parole umane”.
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41-52: Ai tempi di Claudio, con l’inizio dei lavori per la costruzione dell’emissario, e nel successivo decennio realizzativo, vi è stata una forte espansione economica ed occupazionale per le popolazioni locali. Quindi un significativo benessere per i Marsi.
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49: L’Impero sotto Claudio

L’impero sotto Claudio. (Immagine da Wikipedia)
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52: Inaugurazione dell’emissario di Claudio

Struttura dell’emissario di Claudio. (Immagine personale)
– Nel 52 l’emissario fucense risulta quasi finito, ma mancano alcune parti importanti. L’imperatore Claudio però per la fretta di raccogliere i trionfi di questa sua grande opera decide comunque d’inaugurarla anche se ancora incompleta.
Claudio organizza per l’inaugurazione dell’emissario fucense grandi feste e spettacoli sulle rive del lago.
Ma la festa più importante, mirante a celebrare l’opera e il suo genio consiste nella più grande naumachia degli ultimi tempi, che viene organizzata nelle acque del lago.
– Per questa immensa occasione di festa l’intera corte imperiale, con Claudio in testa, il principe ereditario Nerone, la moglie Agrippina alloggiano per l’occasione ad Alba Fucen.
In questa occasione Agrippina dona ai magistrati della città un bronzetto dorato con la sua effige a ricordo dell’evento.
– L’avvenimento è di una tale portata che sopraggiungono nella Marsica molti eminenti figure della Roma del tempo. Tra essi figurano molti scrittori antichi, i quali, tanto fsono avari nella descrizione dei particolari tecnici dell’impresa di Claudio, quanto sono precisi e dettagliati nel descrivere le feste intorno al grande evento, che spesso tali dettagli appaiono come veri “pettegolezzi”.
Tacito, grande scrittore di questo periodo, cita i preparativi dell’evento in questo modo nella sua opera Annales; XII, 56, 1: “Sub idem tempus, inter lacum Fucinum amnemque Lirim perrupto monte, quo magnificentia operis a pluribus viseretur lacu in ipso navale proelium adornatur…”.
“In quello stesso periodo di tempo, fu eseguito lo scavo del monte che sta tra il lago Fucino ed il fiume Liri e, affinché la maggior moltitudine di spettatori potesse ammirare l’opera grandiosa, venne allestito sulle acque dello stesso lago un combattimento navale…”.
– Basandosi su quanto scritto da Tacito si osserva che la galleria sotterranea è stata finita ed essendo tale struttura, così importante e affascinante, si vuole dare solennità a tanto lavoro, per cui viene allestito un così grande evento come la Naumachia presso le acque del Fucino.
Lo scopo di Claudio non è solo uno scopo celebrativo di se, ma soprattutto dell’opera e con la naumachia egli spera di attrarre molta gente.
E molta gente sopraggiunge presso il Fucino, ad ammirare sia questo spettacolo inconsueto sia per l’opera in se.
– Tacito:
Tacito (nella sua opera degli ANNALES; XII; 56, 2), descrive bene quanto stava accadendo nel Fucino e dice…
“Claudius triremes quadriremesque et undeviginti hominum milia armavit, cincto ratibus ambitu, ne vaga effugia forent, ac tamen spatium amplius ad vim remigii, gubernantium artes, impetus navium et proelio solita”.
“Claudio armò triremi e quadriremi e 19.000 uomini; distese lungo le sponde una cintura di zattere, che precludesse ogni fuga, ma abbracciasse uno spazio sufficiente al movimento dei remi, alle manovre dei piloti, al cozzo delle navi ed a tutte le altre vicende proprie di uno scontro tra navi”.
Quanto si rileva dal discorso di Tacito è la grande quantità di gente che è stata assoldata per partecipare a questo scontro militare e quindi farsi uccidere per celebrare un’opera ancora incompleta. Soprattutto per evitare che vi fossero diserzioni dell’ultimo momento vengono fatte arrivare sul posto forze e di guardie pronte ad intervenire nel caso di tentativi di fuga. Infatti sulle zattere intorno alle navi vi sono fanti e cavalieri armati e sulle navi, sistemate intorno ai margini del lago, vi sono posti dei marinai.
Continuando nel discorso di Tacito abbiamo…
“In ratibus praetorianarum cohortium manipuli turmaeque adstiterant, antepositis propugnaculis, ex quis catapultae ballistaeque tenderentur. Reliqua lacus classarii tectis navibus obtinebant”.
“Sulle zattere avevano preso posto manipoli e compagnie di coorti pretorie e, innanzi a loro, erano stati eretti baluardi per piazzarvi catapulte e balestre. Le altre parti del lago erano vigilate da marinai arruolati su navi a ponte”.
Bisogna comunque osservare che questo grande dispiegamento militare intorno alla naumachia è in perfetta sintonia con tutta quella moltitudine di gente curiosa e spettatori, che riempivano le sponde del lago, le colline e le pendici dei monti circostanti, come in un enorme anfiteatro naturale;
Continuando con Tacito vediamo ciò che avviene…
“Ripas et collis montiumque edita in modum theatri multitudo innumera complevit, proximis e municipiis et alii urbe ex ipsa, visendi cupidine aut officio in principem”.
“Una sterminata folla gremiva le rive e le colline e le sommità dei monti a mo’ di teatro. Gente accorsa dai municipi vicini o da Roma stessa per curiosità o per cortigianeria”.
– Sicuramente l’effetto scenico di tutta l’operazione viene raggiunta in pieno da Claudio. In questo tripudio di sangue e vana gloria, troviamo il racconto di molta gente venuta in questa circostanza per ammirare la coppia imperiale.
– Di questa circostanza abbiamo anche il racconto di Plinio il Vecchio che fa parte del seguito dell’imperatore. Egli scrive nella sua opera NATURALIS HISTORIA; XXXIII; 19,63…
“Nos vidimus Agrippinam Claudi principis, edente eo navalis proelii spectaculum, adsidentem et indutam paludamento aureo textili sine alia materia”. “Noi abbiamo visto Agrippina, consorte del Principe Claudio, quando lui offrì lo spettacolo della battaglia navale, mentre vi assisteva, vestita con una veste tessuta tutta d’oro”.
In merito al gossip di Plinio riguardo Agrippina, vi è anche la testimonianza di Tacito che ci dice nel suo ANNALES; XII; 56; 7.
“Ipse insigni paludamento neque procul Agrippina clamide aurata praesedere”. “Il Principe, indossando un superbo mantello di guerra, ed Agrippina, rivestita di una clamide tessuta in oro, presiedevano alla spettacolo”.
Quindi continua descrivendo la crudezza dell’evento…
“Pugnatum quamquam inter sontes fortium virorum animo, ac post multum vulnerum occidioni exempti sunt”.
“La battaglia fu combattuta valorosamente, sebbene fosse tra ciurme di delinquenti; e quando il sangue fu largamente sparso, fu concesso loro di interrompere il massacro”.
– Sventonio:
Continuamo ora nella descrizione di questa naumachia attraverso il racconto di un altro autore del tempo, Sventonio.
Sventonio nella sua opera (DE VITA XII CAESARUM; Claudius; XX e XXI) oltre che descrivere il crudo evento, ci fornisce anche particolari dell’operazione di costruzione dell’emissario…
Egli scrive nei due capitoli XX e XXI …..
“…per tria autem passuum milia partim ecfosso monte, partim excisso …” ovvero che il Monte Salviano è stato in parte scavato ed in parte tagliato per una lunghezza di 3 miglia romane.
Più avanti scrive… che la costruzione del canale collettore è stata portata a termine a stento: “…canalem absolvit aegre…”,
e solo dopo undici anni di lavoro e con l’impiego ininterrotto di 30.000 uomini: “…et post undecim annos, quamvis continuis, XXX hominum milibus sine intermissione operantibus”.
Riguardo alla naumachia Sventonio dice…
“…quin et emissurus Fucinum lacum naumachiam ante commisit. Sed cum proeliantibus naumachiariis: Have Imperator, morituri te salutant! respondisset: Havete et vos! Neque post hanc vocem quasi venia data quisquam dimicare vellet, diu cunctans an omnis igni ferroque absumeret, tandem e sede sua prosiluit ac per ambitum lacus non sine foeda vacillatione discurrens, partim minando partim adhortando ad pugnam compulit. Hoc spectaculo classis Sicula et Rhodia concurrerunt, duodenarum triremium singulae, exciente bucina Tritone argenteo, qui medio lacu per machinam emerserat”.
“…anzi, volendo prosciugare il lago Fucino, prima vi diede una naumachia; ma ai naumachiarii che gridavano: – Salve Imperatore, quelli che stanno per morire ti salutano! – , egli rispose:- Salve anche a voi!- , e poiché, dopo questo saluto, come fosse stata data la grazia, nessuno voleva più combattere, egli a lungo esitò se sterminarli tutti con ferro e fuoco, ed alla fine si alzò dal seggio e, correndo qua e là intorno al lago, non senza scomposti vacillamenti, li indusse al combattimento sia con le minacce sia con le esortazioni. A questo spettacolo concorsero la flotta sicula e quella rodiese, ciascuna con dodici triremi e dava il segnale un Tritone d’argento, che era emerso dal centro del lago per mezzo di un congegno meccanico”.

Immagine della Naumachia ripresa dai libri della Storia d’Italia di Enzo Biagi
Altri particolari citati ci dicono che: Claudio offre lo spettacolo della naumachia prima dell’inaugurazione dell’emissario e ciò per far venire molta gente all’evento, come poi in effetti è avvenuto.
I naumachiarii prima d’impegnarsi in un sanguinoso combattimento rivolgono all’Imperatore il saluto di rito, forse con la segreta speranza di avere salva la vita; ed in tal senso, infatti, interpretano la risposta imperiale “Havete vos!”. Ma Claudio, che non intende assolutamente rinunciare allo spettacolo per il quale era giunta tanta folla, con il suo incedere claudicante inizia a correre qua e là sulla sponda del lago per persuaderli a combattere con buone maniere o con minacce; e vi riesce in quanto il combattimento ha luogo; d’altra parte vista la grande presenza di pretoriani non poteva che avvenire ciò.
Svetonio ci fa sapere anche che le flotte dovevano rappresentare la battaglia navale fra Siculi e Rodiesi e che ciascuna flotta era composta da 12 triremi; altro particolare curioso è dato dalla presenza di quel congegno meccanico a forma di Tritone che, emergendo dalle acque centrali del lago, dava segnali con una trombetta.
Dione Cassio Coccoieano
Altro importante autore, testimone dell’inaugurazione, è Dione Cassio Cocceiano.
Egli nella sua opera (STORIA ROMANA, libri LX, LXI) scrive
– che Claudio fa erigere intorno al lago una cintura di legno su cui eresse delle impalcature per ospitare una parte della grande moltitudine di spettatori, verosimilmente quelli che facevano parte del seguito imperiale.
Il racconto continua facendo rilevare che, mentre gli altri spettatori vestivano a loro piacimento, Claudio e Nerone indossavano divise militari ed Agrippina era adornata da una clamide tessuta in oro.
Nella testimonianza di Dione troviamo la notizia della presenza di Nerone, all’epoca giovinetto quindicenne, che a quel tempo era già stato adottato e quindi, in qualità di Principe Ereditario, doveva presenziare per forza di cose all’inaugurazione di un opera così grandiosa.
Dione poi c’informa che coloro che partecipavano alla naumachia sono condannati a morte che erano disseminati su 50 navi, composta ognuna da due flotte, chiamate dei Saculi e dei Rodhesi e ciò senza riferci se si trattasse di triremi o quadriremi; nel riferire il numero delle navi si scosta di molto da Svetonio che ne aveva identificate appena 24 in tutto.
La narrazione dello storico greco così prosegue:
“I combattenti in principio riunitisi ed unitisi per un’azione comune, così salutarono Claudio tutti insieme: Ave, Imperatore; noi che stiamo per morire ti salutiamo! E poiché non trovarono nessuna salvezza, ma furono anche stimolati a combattere, ricorsero a semplici passaggi e subito l’un l’altro si azzuffarono fino a che non furono fatti a pezzi per costrizione”:
Da notare che il termine usato , col suo macabro significato di “fare a pezzi”, richiama perfettamente il quadro sanguinario dello spettacolo, che già era stato descritto da Tacito, ma in modo più “morbido”.
Terminato lo spettacolo è dato il “via” alla acque; ma si verifica subito un grosso inconveniente per cui quel momento solenne diventa un totale insuccesso.
– Tacito e l’impresa non riuscita…
Tacito riferisce:
Sed perfecto spectaculo apertum aquarum iter. Incuria operis manifesta fuit, haud satis depressi ad lacus ima vel media. Eoque tempore interiecto altius effossi specus, et contrahendae rursum moltitudini gladiatorum spectaculum editur, inditis pontibus pedestrem ad pugnam”.
“Ma terminato lo spettacolo, fu aperto il passaggio delle acque. Risultò palese un difetto della costruzione, non sufficientemente abbassata rispetto alle parti più profonde o anche intermedie del lago. Perciò, trascorso del tempo, fu scavata più profondamente la galleria. E per far radunare di nuovo una moltitudine di gente, viene allestito uno spettacolo di gladiatori, su palchi innalzati per una battaglia di fanti”.
Lo scrittore latino, maliziosamente insinua il sospetto dell’incuria da parte del responsabile dei lavori Narciso, purtroppo non è molto generoso di particolari, per cui non si conosce esattamente di quale natura fosse “l’incidente” che rovinò l’inaugurazione solenne dell’emissario del Fucino.
Sicuramente deve essersi trattato di una cosa molto evidente, per cui possiamo subito escludere che il problema fosse da ricercare nella mancata “scomparsa” del lago, una volta aperte le saracinesche dell’incile.
Infatti, considerando la portata dell’emissario, la riduzione del livello delleù acque del lago avrebbe potuto procedere alla “velocità” di circa 1 metro ogni 8 – 9 mesi a pieno regime di funzionamento. Quindi nessuno poteva aspettarsi un’evidente abbassamento del livello del lago nel breve tempo della cerimonia di inaugurazione.
In quell’occasione ci si attendeva solo che l’acqua defluisse regolarmente dal collettore all’incile, da questi nella galleria sotterranea e da quest’ultima nel letto del Liri. Se le cose fossero andate così, tutti sarebbero stati felici e Claudio sarebbe tornato a Roma orgoglioso della “sua opera”.
– Invece le cose vanno diversamente…
Infatti qualcosa impedisce alla acque del lago di percorrere il tragitto fino al Liri
Questo “qualcosa” è molto probabilmente, un improvviso cedimento e quindi crollo nella galleria sotterranea che blocca di fatto il defluire dell’acqua. Che si trattasse di un evento improvviso ed imprevisto c’è da crederci, dal momento che non è pensabile che i romani, i quali prima delle inaugurazioni solenni collaudavano persino le strade, non avessero fatto delle prove tecniche di funzionamento dell’emissario nei giorni che precedettero l’arrivo dell’Imperatore.
Quindi la ricostruzione potrebbe essere la seguente:
Vengono aperte le saracinesche e dato il via libera all’entrata delle acque nella gola e quindi nella vasca esagonale. Poi le acque giungono spumeggiando nella vasca trapezoidale e s’inoltrano veloci nel condotto sotterraneo.
Questo è il momento culminante della festa.
Per Claudio è il coronamento della grande impresa, dopo undici lunghi anni di attesa e milioni di sesterzi spesi, per Narciso motivo di soddisfazione e di prestigio personale, per Agrippina un momento di rabbia, in quanto vedeva coronata dal successo l’opera portata avanti dall’odiato liberto
Narciso.
Ma trascorsi appena pochi minuti, l’acqua inizia lentamente a salire di livello, poi raggiunge la volta della galleria, riempie a metà la vasca trapezoidale e continua a salire oltre il piano della vasca esagonale. Claudio e Narciso si guardarono sgomenti negli occhi: l’acqua non passava!
Per Claudio era la più grande delusione, per Narciso un terribile colpo della malasorte ed una profonda umiliazione davanti agli occhi beffardi dell’odiata Agrippina.
Dopo i primi attimi di smarrimento, Narciso ed i suoi tecnici danno l’ordine di chiudere la saracinesca di accesso alla vasca esagonale e si danno da fare per localizzare il guasto; e il guasto non può che essere lì, all’interno dell’emissario; tramite un’immediata espezione dei vari pozzi e cunicoli di servizio emerge che il guasto è proprio all’interno dell’emissario dove si rileva un crollo.
Il crollo riguarda una zona specifica della galleria, ovvero un’area compresa tra i pozzi 19 e 20. Il rapido sopralluogo permette di costatare, che fortunatamente i danni non sono gravi, anzi riparabili in poco tempo; così l’Imperatore si lascia convincere a restare ancora per qualche giorno ad Alba Fucens per ripetere, dopo qualche giorno, la cerimonia di inaugurazione.
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52 : I lavori di riparazione dell’Emissario durano 10 giorni.
S’inizia con lo svuotamento dell’emissario dell’acqua presente e poi si procede alloc sgombero, con immane fatica, dei cumuli di macerie e fango rimasti intrappolati dentro di esso.
Fatto ciò si procede alla ricostruzione del tratto di galleria franato, forse puntellando il tutto frettolosamente, per non ritardare ulteriormente la cerimonia d’inaugurazione.
Fatto è che dopo un così grave insuccesso, questi giorni d’intenso lavoro con con tutto quel brulicare di operai e di schiavi che si vedeva, concede agli avversari di Narciso di procedere ad accusarlo di errori, incuria e forse anche di frode, sospettando che avesse speso molto meno del denaro ricevuto da Claudio per l’impresa del Fucino.
Il successivo trasporto all’esterno della galleria di tutto quel materiale ha dato la falsa impressione, rintracciabile anche nelle parole di Tacito, di grandi lavori all’interno dell’emissario per abbassarne il livello (…altius effossi specus…). Quindi Tacito, che non solo non è testimone oculare degli avvenimenti, ma li descrisse circa 50 anni dopo, riporta probabilmente il racconto dei denigratori di Narciso quando afferma che…
“ il livello della galleria viene portato più in basso perché era stato rilevato un evidente errore di costruzione”.
……………
52: 10 giorni dopo avviene una nuova cerimonia…
Eseguiti i lavori di riparazione, viene organizzata una nuova festa, in tono molto meno sfarzoso, per l’immissione delle acque del Fucino nella galleria.
– Questa volta per richiamare di nuovo quanta più gente possibile, viene organizzato uno spettacolo di combattimento fra gladiatori da svolgersi su dei ponti di legno sospesi sopra le acque del lago.
Insomma uno di quegli spettacoli tanto in voga a Roma, che certamente avrebbe colpito la fantasia di quanti non avevano ancora mai tale spettacolo.
C’erano dunque tutti gli elementi per richiamare di nuovo, a distanza di pochi giorni, una grande moltitudine di gente; Inoltre gli ospiti di riguardo sarebbero stati allietati da un banchetto, degno della mensa imperiale, allestito proprio aridosso delle strutture dell’incile.
– Resoconto di Tacito su questa “seconda” inaugurazione:
Quin et convivium effluvio lacus appositum magna formidine cunctos effecit, quia vis aquarum prorumpens proxima trahebat, convulsis ulterioribus aut fragore et sonitu exterritis. Simul Agrippina trepidatione principis usa ministrum operis Narcissum incusat cupidinis ac praedarum, nec ille reticet, impotentiam muliebrem nimiasque spes eius arguens”.
“Inoltre, un banchetto apparecchiato presso l’uscita del lago, riempì tutti di grande spavento perché la violenza delle acque, prorompendo, trascinava le cose vicine e travolgeva quelle appresso, mentre tutti erano terrorizzati per il fragore e per le grida. Allora Agrippina, approfittando dello spavento dell’Imperatore, accusa il direttore dei lavori Narciso di cupidigia e di ruberie; né lui resta zitto, rinfacciandole la sua sfrenatezza femminile e le smodate ambizioni”.
Quindi, al termine dello spettacolo dei gladiatori, viene dato seguito alla nuova prova dando via libera alle acque che di nuovo attraversano la gola e la vasca esagonale.
Queste si precipitano con un tonfo nella vasca trapezoidale e si avviano veloci verso la galleria sotterranea.
Sono tutti in attesa…
– gli avversari di Narciso e la stessa Agrippina, con la speranza di vederlo definitivamente rovinato.
– Narciso è col cuore in gola, diviso tra la speranza di successo ed il terrore di un nuovo colpo mancino della malasorte.
– Claudio è lì, tra speranza e timore, con l’occhio fissosulla corrente d’acqua che passava.
L’acqua continua a passare velocemente, sembra che la cosa vada e dopo un’ora arriva il segnale da parte delle vedette, che conferma che le acque giungono nel fiume Liri.
Facendo alcuni conti si capisce che l’acqua tra l’entrata nella struttura e l’uscita impiega 52 minuti.
A questo punto arriva una ovazione generale della folla, degna di quelle che l’Imperatore era abituato a sentire al Circo Massimo.
Claudio è soddisfatto; Narciso sembra rinato: e finalmente arriva il meritato successo aspettato per undici lunghissimi anni. Comincia quindi il banchetto apparecchiato vicino al passaggio delle acque, nei pressi della vasca trapezoidale.
Nella vicinanza alle vasche vi è ancora un mix di paura per altre brutte sorprese e la voglia di festeggiare l’avvenuta opera.
Quindi mentre le acque continuano a muoversi avviene il banchetto imperiale…
…
ad un certo punto un enorme boato si udisce, la terra trema ed una enorme ondata d’acqua trabocca all’improvviso dalla vasca trapezoidale, scaraventando a terra tavole e persone.
Urla di spavento, fughe di massa per paura di essere travolti dall’onda anomala. Nerone in questa circostanza ha rischiato seriamente di morire e questa esperienza la ricorderà al lungo. Lo stesso Claudio ha rischiato.
Passato un po’ di tempo tutte le persone presenti si scagliano contro Narciso, individuato come unico responsabile. Tra le persone più in odio verso di lui, vi è Agrippina, che imbufalita per quanto avvenuto, lo accusa pubblicamente d’incapacità e ruberie.
Poco dopo Narciso risponde per le rime ad Agrippina accusandola con veemenza delle sue sfrenate ambizioni femminili.
– Detto ciò il motivo di questo secondo incidente è da ricercarsi in nuovo crollo proprio nello stesso punto che aveva subito delle riparazioni frettolose nei giorni precedenti, vale a dire nel tratto tra i pozzi 19 e 20.
– CONSIDERAZIONI: C’è da supporre che le nuove murature, realizzate in fretta e non ancora consolidate, ma appoggiate forse su dei puntelli provvisori, abbiano retto bene per qualche ora all’impeto della corrente d’acqua; poi però ci sarà stato il cedimento di un primo puntello, e poi di altri in rapida successione, e quindi il crollo di tutto quel tratto di galleria con una valanga d’argilla ed altri detriti piombata all’improvviso sulla corrente d’acqua.
L’effetto deve essere stato terribile: la massa d’acqua, schiacciata di colpo da tutto quel peso e contenuta dentro il vano della galleria è uscita di colpo dalla bocca della galleria ed è andata ad urtare contro la parete opposta della vasca trapezoidale, innalzando una enorme ondata che ha traboccato addosso alla famiglia imperiale, con gli effetti che abbiamo visto.
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52: La Corte Imperiale a questo punto, avuta comunque l’inaugurazione, ritorna a Roma.
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52: Il tratto di galleria caduto viene riparato nel giro di poco tempo e questa volta con cura e perizia. Probabilmente si sarà fatta qualche deviazione ad angolo retto all’interno della galleria, tra i pozzi 19 e 20, che avrebbe allontanato il tracciato da una zona molto franosa ed instabile, deviazione tuttora esistente.
Così Narciso avrà fatto arrivare a Claudio notizie rassicuranti dopo poco tempo. Insieme a questi lavori sono da sommare la continuazione dei lavori di costruzione del vero collettore, in quanto per la fretta dell’inaugurazione era stato approntato un canale collettore provvisorio. Questo era sostenuto da semplici travature di legno, poichè la costruzione in muratura di un canale di 4 Km avrebbe comportato ulteriori ritardi, inconciliabili con la fretta di Claudio di vedere in funzione la “sua” opera.
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52-54: Continuazione dei lavori d’intervento sull’emissario claudiano. Vengono portati a termine 1) lo scavo del canale collettore e lo svuotamento del lago; 2) tutte le opere di drenaggio e di bonifica dei terreni sottratti alle acque.
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52-54: Vengono continuati i lavori per la realizzazione del Canale Collettore previsto dal progetto. Questo deve essere più largo e lungo e per costruirlo occorre rimuovere con le braccia una enorme quantità di terra e detrito; ciò per una decina di metri al punto di raccordo con l’incile. Tale lavoro inoltre deve essere fatto in più tempi, andando in fasi, permettendo lo scavo, l’abbassamento del collettore ed il suo progressivo avanzamento verso il lago, avvenendo il tutto mano a mano che la linea di costa fosse avanzata per la regressione delle acque. In questo bisogna considerare i terreni che essendo imbevuti di acqua risultano più difficoltosi da rimuovere.
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54: Completamento dei lavori del Canale Collettore. Tuttavia ai fini dello svuotamento del bacino lacustre, il completamento del collettore dimostra da subito di avere effetti inconsistenti, con una discesa di livello compreso tra mezzo metro e 1 metro.
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54: Muore Claudio, ucciso dalla moglie Agrippina. Gli succede il figliastro Nerone, discendente diretto di Augusto.
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54: Nerone su richiesta della madre revoca a Narciso la direzione dei lavori dell’emissario fucense, inoltre viene disposta l’immediata interruzione di questi.
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54: Narciso si suicida su induzione di Agrippina
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55: Nerone da ordine che vengano sospesi i lavori del canale fucense.
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55: I lavori ultimativi del canale vengono interrotti e l’emissario di Claudio rimane un’opera incompiuta.
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55: L’opera di Claudio così com’è, produce nell’immediato un abbassamento di soli 2 m del livello lacustre, troppo poco per sentirne gli effetti. Inoltre la mancanza di manutenzione porta il canale a funzionare solo per breve tempo, producendo nel giro di alcuni anni un ritorno alla situazione precedente i lavori claudiani.
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56: L’emissario fucense cessa di funzionare e il livello del lago inizia a ritornare alla situazione precedente.
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56: L’interruzione dei lavori dell’emissario produce nella Marsica una prodonda crisi economica sia al livello diretto che di tutto l’indotto che aveva creato. Si vengono a determinare licenziamenti di massa e fallimenti a catena di molte piccole e medie attività che gravitavano intorno all’opera di Claudio.
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64 18-25 luglio: Enorme incendio a Roma, che brucia completamente. Alla fine tre quarti della città risulta distrutta.
Basandoci sul racconto di Tacito, storico romano si comprende che l’incendio prende forza dal Circo Massimo, che all’epoca è una grande struttura in legno. Da qui l’incendio si propaga in quasi tutta la città, nonostante l’intervento dei vigiles, addetti allo spegnimento del fuoco a Roma. L’incendio per sei giorni miete vittime e distrugge edifici.

Dipinto raffigurante la zona del Campo Marzio di Roma che brucia durante l’incendio del luglio 64 d.C.
Dagli scavi condotti nell’aree interessate dall’incendio, si sa che i quartieri soggetti a esso sono stati dieci di cui tre completamente rasi al suolo e gli altri sette ridotti in macerie. Inoltre dagli scavi è emerso senza ombra di dubbio che l’incendio è doloso.
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64: Nerone viene accusato da più parti di aver provocato volontariamente l’incendio per creare la sua enorme villa imperiale.
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68: Nerone muore suicida estinguendosi con lui la dinastia Giulio-Claudia.
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