CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MARSICA
117: Muore Traiano. Gli succede Adriano, generale romano e figlio adottivo di Traiano

L’IMPERATORE ADRIANO (FONTE WIKIPEDIA)
117: Adriano prosegue i lavori di completamento dell’opera di Claudio sul canale fucense, migliorandolo nei suoi punti deboli. A questo scopo vengono avviati nuovi progetti, atti a migliorarne gli effetti.
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118-130: Definizione dei cambiamenti da apportare al canale del Fucino. Tra i vari interventi si decide l’ulteriore abbassamento della quota di scolo, di modo da avere successivamente più terra agricola a disposizione.
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130: Vengono avviati i lavori d’intervento migliorativo sull’emissario di Claudio
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130-141 circa: Gli interventi migliorativi dell’opera di Claudio iniziati sotto Adriano e ultimati con Antonino Pio, si concentrano soprattutto sull’Incile e riguardano:
1) Eliminazione della vasca esagonale con collegamento diretto del canale collettore al fondo della vasca trapezoidale;
2) Abbassamento di varie quote per lo scolo delle acque del lago.
Oltre a questi due più importanti interventi se ne affiancano altri meno importanti, ma comunque significativi per il buon funzionamento dell’opera.
Gli interventi secondari sono tre :
1) Il primo dei tre interventi secondari riguarda i muraglioni laterali dell’avambacino, dove la parte destra era crollata precedentemente.
Qui viene ricostruita nella parte destra crollata una sagoma curvilinea del vecchio muraglione mentre veniva rinforzata la parte sinistra rimasta in piedi.
Oltre a ciò le estremità vengono unite tramite un nuovo muro che scavalca il canale collettore.
2) La seconda modifica riguarda la forma dell’avambacino.
La forma dell’avambacino viene modificato in vasca ellittica, che è funzionale all’insieme del nuovo progetto riguardante l’Incile.
In pratica l’interno dell’avambacino viene abbassato fino a quota 11,09 m. Il lavoro viene svolto costruendo fiancate curve, che creano una nuova piccola vasca di espansione, che dalla sua forma è stata definita “vasca ellittica”.
3) La terza e ultima modifica riguarda l’innesto di una nuova saracinesca, posta nella parte bassa del nuovo muro terminale.
Questa saracinesca sostituisce in toto la seconda, posta tra la vasca esagonale e la vasca trapezoidale, ormai del tutto fuori uso.
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136: Proseguono i lavori sul canale fucense. L’economia marsicana torna ad essere fiorente, con la rinascita di attività commerciali riguardanti gli interventi sul canale del Fucino.
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138: Muore Adriano. Gli succede il genero Antonino Pio

IMPERATORE ANTONINO PIO. (Immagine da Wikipedia)
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141 circa: Terminano in modo definitivo i lavori di dell’emissario claudiano.
– Grazie agli interventi strutturali-migliorativi dell’opera di Claudio, attuati da Traiano e Adriano la superficie del lago è passata dai 140 Km2 iniziali ai circa 60 Km2 finali, ovvero appena il 40% del valore di partenza, con l’acquisizione di oltre 8.000 ettari in più di nuove terre.
Se gli interventi di Traiano, ma soprattutto di Adriano non vi fossero stati e si fosse mantenuto il progetto originale di Claudio, il lago residuo avrebbe avuto una estensione superiore ai 90 Km2, pari al 65% della superficie iniziale, ed avrebbe portato all’acquisizione di “appena” 5.000 ettari di terra.
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141-149: Antonino Pio fa bonificare tutte le terre ottenute con il ritiro del lago.
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149: Vengono terminati i lavori di bonifica dei nuovi terreni fucensi.
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149: CENTURIAZIONE DELLE NUOVE TERRE FUCENSI
Antonino Pio passa tramite delegati imperiali alla centuriazione, ovvero alla ripartizione e assegnazione delle terre emerse sottratte al lago.
Le terre vengono ripartite in funzione delle tre città più importanti della Marsica entro cui ricade il territorio del Lago Fucino, ovvero Alba Fucens, Marruvium e Angitia.
A questo proposito sono messi in opera i cippi di delimetazione territoriale e agraria fra le tre città marse, di Angitia con Alba Fucens, di Angitia con Marruvium e Marruvium con Alba Fucens.
– Con il prosciugamento definitivo del Lago Fucino avvenuto per merito del Principe Torlonia a metà 800, sono venuti alla luce numerosi reperti e cippi, che ci danno un’idea precisa sia del perimetro raggiunto dal Lago Fucino, successivamente al primo ridimensionamento romano, sia alla ripartizione delle nuove terre tra i tre municipi marsi.
Ebbene la distribuzione di questi cippi ci dice quali fossero i punti precisi d’incontro delle linee di confine fra i territori di Alba Fucens, Angitia e Marruvium alla data del 149.
Da ciò si nota che tutte le opere dell’opera di Claudio (galleria, incile e canale collettore) ricadono tutte nel territorio di Alba Fucens.
Questo però non sottintende che Alba dovesse occuparsi da sola della manuntenzione dell’emissario romano, poichè esso serviva anche a Marruvium e Angitia. Di conseguenza tutti e tre i municipi sono chiamati in quest’opera continua di manutenzione.
– Angitia:
Ciò che emerge inoltre dall’assegnazione delle nuove terre spicca la parte esigua concessa ad Angitia. Ciò è spiegabile poichè Angitia è una città santuario e quindi ha una funzione soprattutto di tipo religioso e cultuale, godendo per questo di uno status speciale di extra-territorialità e quindi con esigenze diverse
dagli altri due municipi.
– Marruvium
Marruvium secondo i nuovi confini inizia, ad ovest, nel punto di incontro dei confini di Alba Fucens e Angitia, ovvero proprio nel punto dove è stato posto il “cippo dei tre confini”.
– Alba Fucens

Area di appartenenza di Alba Fucens dopo la centuriazione del 149 d.C.
Il prosciugamento parziale del Fucino, avviato dall’imperatore Claudio e perfezionato da Adriano, ampliano l’area coltivabile, che venne divisa con una nuova centuriazione (149 d.C.), accrescendo il potenziale economico della città.
Il prosciugamento parziale del Fucino, avviato dall’imperatore Claudio e perfezionato da Adriano, ampliarono l’area coltivabile, che venne divisa con una nuova centuriazione (149 d.C.), accrescendo il potenziale economico della città.
Il territorio assegnato ad Alba inizierebbe da Luco, risalendo verso nord per poi spostarsi verso est, verso Celano, fino ad incontrare di nuovo a nord-est del Fucino, la città di Marruvium.
Per questo secondo confine fra le due città non si è rilevata alcuna indicazione chiara poichè fino ad ora non sono stati ancora trovati cippi di confine. Vi è una prova indiretta che riguarda le tracce di centuriazione albense, che sono ancora visibili, mediante foto aree, dove si scorgono diverse stradine che hanno un orientamento uguale a quello di Avezzano e dei Piani Palentini, appartenuti sicuramente all’Ager Albensis; si scorgono piccole strade che variano repentinamente ad est di Celano, entrando in modo evidente nel territorio di Marruvium.
Il confine diretto tra i territori delle città di Alba Fucens e Marruvium, posto nella parte settentrionale del Fucino, dovrebbe essere ubicato, con molta probabilità presso l’attuale Rio La Foce, già presente in epoca romana, per il quale però non si ha notizia della sua denominazione romana.
Quindi abbiamo che la parte restante delle nuove terre è di Marruvium; una fascia abbastanza stretta, ma piuttosto lunga, che, iniziando nei pressi di Luco, prosegue a sud e ad est facendo tutto il giro del lago, fino a giungere a nord nei pressi dell’attuale Celano senza soluzione di continuità.
– In definitiva la situazione di centuriazione degli 8.000 ettari di nuove terre è la seguente:
1) 3500 ettari assegnati ad Alba Fucens;
2) 4.200 ettari dati a Marruvium;
3) 300 ettari assegnati ad Angitia;
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149-190: Con il parziale prosciugamento del lago Fucino, Angitia si arricchisce di nuovi terreni da coltivare, come documentato dal cippo confinario di Strada 42 che segna nel II secolo d.C., il confine agrario fra le città marse di Alba Fucens e la città-santuario di Angizia (Letta – D’Amato 1975, n. 176).
– Riguardo Angitiae si crede che la localizzazione del bosco sacro di Angitia, non sia come si è pensato finora il sito della città marsa con il fantastico e poetico nome di Lucus Angitiae dato alla stessa, ma che invece riguardi l’area dei monti che contornano ad ovest e a sud la città dell’attuale Luco dei Marsi.
Ovvero le due catene montuose soprannominate nel medioevo Termine e Longamine. La localizzazione del sito qui è definito dalla totale mancanza d’insediamenti umani di villaggi di epoca repubblicana e ciò sia sulle cime che alle pendici dei monti.
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149: Sotto Antonino Pio la zona del Fucino e quella di Villavallelonga sono sottoposte ad una nuova centuriazione, come viene documentato nell’Ager Albensis del 149 d.C. (Letta 1994b, 210).
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149 circa: UN FORTE TERREMOTO COLPISCE LA MARSICA E LA VILLA IMPERIALE DI SAN POTITO
Attualmente non abbiamo molti dati su questo terremoto, non sapendo cioè se questo sia stato un terremoto epicentrale all’interno del territorio marsicano o limitrofo o se invece sia capitato in un altro luogo del centro Italia e abbia fatto sentire i suoi effetti anche nella Marsica.
Fatto è però che vi è un forte sisma in questo periodo che può essere datato al 149 o avvenuto nel periodo immediatamente successivo.
Questo sisma come hanno constatato gli archeologi presso la villa imperiale di San Potito è sicuramente avvenuto, ed ha danneggiato la villa. Tuttavia questo sisma essendo capitato in un periodo di forte sviluppo edilizio, ha permesso una riparazione abbastanza veloce dei danni.
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149-250 CIRCA: LO SPLENDORE DELLA MARSICA
– L’ECONOMIA FIORISCE
Con la riduzione del perimetro del lago grazie all’emissario fucense, non vi sono più inondazioni, e le città rivierasche riescono a gestire bene il piccolo lago lasciato al centro della conca.
L’economia in questa fase fiorisce, grazie alla presenza delle nuove terre agricole e al fatto che si generano tutta una serie di nuove attività economiche, che consentono alla popolazione dei Marsi di arrivare a vivere il periodo più florido della sua ormai lunga storia.
– I MARSI E LA SCALATA DEL POTERE A ROMA
Il continuo contatto marso con Roma consente ai Marsi di raggiungere i più alti gradi della vita militare e politica della capitale. Questo è vero poichè i Marsi costituiscono all’interno dell’esercito romano uno dei più validi strumenti di lotta. Addirittura i Marsi vengono chiamati a far parte della guardia imperiale, grazie al loro indomito e riconosciuto spirito guerriero.
– SVILUPPO URBANISTICO DELLA MARSICA
In questa fase tutte le città e i villaggi marsi subiscono una forte crescita edilizia, data dai forti flussi di denaro che animano le nuove realtà cittadine.
Da questa nuova realtà emerge in tutto il suo vigore il grande genio romano, che riesce a superare enormi problemi tecnici, attraverso lo studio della natura.
Per Questi problemi vengono proposte soluzioni un po’ ardite, che però si rivelano di estrema efficacia e grande durata
150-159: I SANTI MARTIRI DI CELANO: San Simplicio, San Costanzo e San Vittoriano
San Simplicio, San Costanzo e San Vittoriano sono secondo la tradizione padre e figli, ovvero Simplicio sarebbe il padre di Costanzo e Vittoriano. I tre sarebbero vissuti al tempo dell’imperatore Antonino Pio nella regione francese della Borgogna.
Secondo la tradizione Simplicio è un nobile romano, sposato con Gaudenzia, da cui ha avuto due figli Costanzo e Vittoriano. Nel corso degli anni Simplicio e la sua famiglia si convertono al Cristianesimo, venendo battezzati da San Gennaro (un santo francese omonimo di quello napoletano.
Successivamente la famiglia si divide, Gaudenzia moglie di Simplicio, si ritira in un monastero dove morirà qualche anno dopo santamente, invece Simplicio con i figli vanno in giro per far conoscere la religione cristiana.
In Gallia giunge come nuovo Prefetto un certo Ponzio, fortemente ostile ai cristiani. Qui egli fa perseguitare i cristiani e tra questi arriva a catturare Simplicio con i figli. I tre sono giudicati da un tribunale romano e in questa circostanza essi illustrano la teologia della Trinità e della Redenzione.
Per questa loro caparbietà vengono frustati, ma i loro aguzzini, secondo la tradizione muoiono immediatamente dopo le fustigate ai tre. I santi Martiri vengono a questo punto rinchiusi in cella. Qui appare loro un Angelo, che mostra ad essi la gloria dei santi.
Ponzio, ancora profondamente scosso da quanto avvenuto ai suoi uomini e sapendo l’importanza sociale a cui apparteneva Simplicio, decide di mandarli a Roma per farli giudicare dall’imperatore Antonino Pio.
I tre santi vengono quindi mandati a Roma. Durante il loro viaggio a Roma si racconta di numerosi prodigi avvenuti per opera dei tre, come per esempio la guarigione di una nobile fanciulla cieca, che viveva a Ravenna. Ebbene questa ragazza, malata da otto anni di cecità e figlia del patrizio Cornelio, entra in contatto con i tre riacquistando la vista.
Infine i tre santi giungono a Roma. Qui chiedono di poter vedere le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ma le guardie che li hanno in custodia rifiutano. Dio a questo punto li libera dalle catene e senza farsi accorgere dalle guardie i tre compiono il loro pelligrinaggio sulle tombe dei due apostoli.
A Roma nel frattempo scoppia una grave sommossa fra Pagani e Cristiani, che vede quest’ultimi prevalere. Successivamente i Pretoriani soffocano la rivolta arrestando come ripicca numerosi cristiani, fra cui Simplicio con i figli.
Siamo quindi nell’agosto del 159 e I tre a questo punto sono condotti davanti al principe Lucio Vero, figlio adottivo di Antonino Pio, e fratello di Marco Aurelio l’altro figlio adottivo dell’imperatore.
Lucio Vero si trova da qualche tempo nella Marsica presso la sua grande villa, presente nell’attuale località del paese di San Potito. Qui egli sta cercando di guarire da una persistente malattia all’occhio che lo tormenta da diverso tempo.

Immagine della discussione dei santi martiri con l’imperatore Lucio Vero.
(Immagine da un affresco presente a Celano)
Simplicio, Costanzo e Vittoriano una volta giunti davanti l’imperatore ribadiscono di non voler adorare i dei romani, per continuare nella loro fede cristiana. Lucio Vero di fronte a questa caparbietà dei tre non può far altro che condannarli a morte.
Dapprima i tre sono rinchiusi in un’oscura prigione popolata da serpenti e scorpioni, da cui però ne escono indenni grazie all’aiuto di un angelo. Vista la mancata morte Lucio Vero li fa legare su un carro trainato da quattro giovenche imbizzarrite, in balia dei dirupi del Monte Tino. Anche da questa prova ne escono illesi, a causa del rifiuto degli animali di muoversi.

Immagine della decapitazione dei santi martiri. (Immagine da un affresco presente a Celano
Al che Lucio Vero decide di mandarli a morte per decapitazione. Secondo la tradizione l’esecuzione dei tre santi avviene alle 9:00 del mattino del 26 agosto 159 nel punto dove oggi sorge il monumento a loro memoria. Sempre secondo la tradizione le teste decapitate dei santi, una volta cadute a terra, avrebbero fatto zampillare acqua cristallina dal terreno. Da qui il nome della Fonte dei Santi Martiri.
Dopo la morte dei tre martiri sembra che vi sia stato un grosso terremoto, che abbia prodotto grandi problemi nella zona. Dopo questo sisma molte persone della zona collegano questo con l’atto di uccisione dei tre martiri e addirittura uno dei carnefici è talmente sconvolto da decidere di convertirsi al Cristianesimo insieme ad altri. Questa persona che aveva partecipato alla decapitazione va da diacono Fiorenzo, pregandolo di scrivere gli “Atti” del martirio dei tre santi, raccontandogli tutti i particolari, che vengono così tramandati.
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161: Muore Antonino Pio. Gli succedono il genero e figlio adottivo Marco Aurelio e l’altro figlio adottivo Lucio Vero.

Imperatore Marco Aurelio. (Immagine da Wikipedia)

Imperatore Lucio Vero. (Immagine da Wikipedia)
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161: Marco Aurelio e Lucio Vero governeranno l’impero di Roma in armonia ed entrambi saranno rispettosi l’uno dell’altro. Addirittura Marco Aurelio darà in sposa a Lucio Vero la propria figlia maggiore, divenendo così anche genero di Marco
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161-80: Sotto Marco Aurelio i territori di Anxa e Alba si ritrovano immessi nella Urbica Dioecesis
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161-180: Alba Fucens sotto Marco Aurelio

Alba Fucens in età romana
(Fotogramma video YOUTUBE – https://www.youtube.com/watch?v=xwwRTs7vcxU)
La città di Alba Fucens in questa fase vive uno dei suoi migliori momenti con un’economia in forte espansione, in parte grazie alla nuova centuriazione venuta dopo i lavori di prosciugamento del Fucino che hanno migliorato sostanzialmente la vita cittadina attraverso un migliore sostentamento agricolo e un adeguamento migliore della struttura della rete viaria seguita alla grandiosa opera idraulica di Traiano e Adriano.
I commerci sono anch’essi in forte espansione. Con questo deciso miglioramento economico cresce in modo importante anche la popolazione non solo cittadina ma anche dei paesi vicini che emergono come funghi. La gente facoltosa si trasferisce nella Marsica costruendo importanti ville nel territorio albense, mentre altre ville già esistenti vengono rimesse a nuovo specie dopo il brutto terremoto del 149.
– Marruvium sotto Marco Aurelio

Immagine di Marruvium rielaborata da WebMarsica
Come Alba Fucens anche le altre città marse vivono un intenso momento di grande stabilità politica, ma soprattutto di grande prosperità economica. In questo senso Marruvium capoluogo del territorio dei Marsi, non fa eccezione. La città vive un momento di grande sviluppo economico che si ripercuote anche al livello urbanistico che migliora costantemente rendendo la città molto ricca in monumenti e opere d’arte. Non a caso Marruvium viene indicata come città splenditissima.
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162-80: Politica interna di Marco Aurelio
Marco Aurelio si comporta come Augusto, ovvero come princeps senatus, ovvero “primo tra i senatori e non da monarca assoluto, rivelandosi rispettoso del Senato, consentendogli di discutere e di decidere sui principali affari di Stato, come le dichiarazioni di guerra alle popolazioni ostili o le stipule dei trattati.
Marco Aurelio avvia una politica tendente a valorizzare le altre categorie sociali: ai provinciali viene reso possibile raggiungere le più alte cariche dell’amministrazione statale. Ne ricchezza, ne illustri antenati influenzano il giudizio di Marco che tende a basarsi sui meriti personali.
Egli concede cariche a persone che riconoscono come illustri eruditi e filosofi, senza guardare alla loro condizione di nascita. L’assetto amministrativo introdotto da Augusto quasi imponente e la sua classe dirigente comincia ad acquisire piena consapevolezza del proprio potere.
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162-66: Campagna militare contro i Parti
Alla morte di Antonino, i Parti lungo il confine orientale attaccano l’impero di Roma per allargare il proprio territorio riprendendosi i territori persi molti anni prima. Marco Aurelio e Lucio Vero reagiscono subito. Lucio Vero incaricato dal fratello adottivo e dal Senato prende il comando dell’operazione contro i Parti. Egli al seguito di un grosso esercito salpa dall’Italia giungendo dopo diverso tempo al confine con i Parti. Qui Lucio, che nel frattempo ottiene molti rinforzi, affronta l’esercito nemico.
L’esercito di Roma sconfigge ripetutamente i Parti salvando così i confini orientali di Roma.
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166: Lucio Vero salpa per Roma per tornare a casa e festeggiare la raggiante vittoria contro i Parti. L’intera famiglia imperiale festeggia il grande avvenimento.
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166-167: La guerra fra Roma e le popolazioni germaniche presso la zona danubiana
I Barbari si muovono per primi attraversando il Danubio. Le prime popolazioni a muoversi sono i Marcomanni e i Quadi. La loro offensiva è facilitata anche dal fatto che i Romani avevano dovuto sguarnire buona parte del settore danubiano per il trasferimento in Oriente per la guerra contro i Parti. In pratica una grossa fetta dell’esercito romano presente sul confine danubiano viene dislocato in Oriente per combattere I Parti. E’ così che, appena terminata la guerra partica, comincia lungo la frontiera europea una nuova guerra contro le popolazioni germano-sarmatiche dell’Europa continentale, nota col nome di guerre marcomanniche.
Successivamente altre tribù invadono l’impero nella Pannonia superiore. Si tratta di 6000 armati compresi tra Longobardi e Osii. Questi vengono però presto intercettati dai Romani e ricacciati subito al di la della frontiera romana.
In seguito a questi eventi ben 11 tribù (tra cui Marcomanni, Longobardi, Osii, Vandali, Victuali, Quadi, Naristi, Cotini, ecc.) mandano i loro messaggeri a Iallo Basso, governatore della Pannonia superiore, per chiedere la pace, scegliendo come loro portavoce il re dei Marcomanni, un certo Ballomar. Gli ambasciatori dei barbari riescono ad ottenere la pace con Roma e tornano nelle loro terre. La situazione sembra tornare alla calma. Anche se questa apparente pace destava dei sospetti in Marco Aurelio.
Sempre nel corso del 167, i Sarmati lazigi sfondano il limes dacico (forse insieme ad alcune tribù di Vandali), e battevano l’esercito romano accorrente lungo la frontiera occidentale della provincia della Dacia superiore, causando la morte dell’allora governatore di provincia, un certo Calpurnio Proculo. Fu per questi motivi che la legio V Macedonica, appena tornata dalle campagne orientali, veniva trasferita dalla vicina Mesia inferiore fino in Dacia nei pressi di Potassia (attuale Turda).
Con la nuova armata i Romani hanno facile gioco nel riportare i Barbari alla ragione sconfiggendoli e questi firmano con i Romani un trattato di pace (167) che nonostante qualche tensione l’anno successivo tiene.
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168: Lucio Vero che si è occupato anche delle invasioni barbare lungo il confine danubiano chiede e ottiene da Marco Aurelio il permesso di tornare a Roma.
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169: Lucio Vero durante il suo ritorno a Roma viene colpito da infarto e muore. Marco Aurelio rimane unico imperatore.
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169: Marco Aurelio conclusa la pace con i Quadi, Marcomanni e Naristi vuole vendicarsi dei Sarmati che nel 168 avevano rotto la pace. Quindi con un esercito procede ad attaccarli.
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170: La popolazione dei Marcomanni sfonda il confine pannonico riuscendo ad arrivare fino in Italia. Qui Marco Aurelio fa retromarcia e torna rapidamente in Italia. Un suo generale Pertinace fa strage dei Marcomanni invasori presso Aquileia. E’ una grande vittoria di Roma.
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170: Altre popolazioni barbare sfondano il limes danubiano penetrando nell’impero e facendo molte razzie. Dopo poco tempo i Romani intervengono e ricacciano gli invasori.
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171: Marco Aurelio capisce che ora i suoi principali avversari sono le popolazioni germaniche dei Marcomanni e dei Quadi, abitanti l’attuale Slovacchia.
171-74: La guerra tra le truppe romane e le due popolazioni germaniche vanno avanti per tre anni.
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174: Marco Aurelio dopo numerosi scontri con Quadi e Marcomanni li sottomette entrambi. Il territorio dei Marcomanni diventa una nuova provincia romana con il nome di Marcomannia (Bassa Austria, Cechia e Slovacchia).
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175: Marco Aurelio riprende l’offensiva contro i Sarmati che vengono puniti per la loro insubordinazione del 168. Questi alla fine si arrendono ai Romani
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175: Avidio Cassio genero di Marco Aurelio progetta di rovesciare l’imperatore divenendo nuovo monarca egli stesso. I piani di Avidio vengono interrotti da un centurione romano, fedele a Marco Aurelio che lo uccide.
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176: Marco Aurelio fa ritorno a Roma dopo aver stravinto le popolazioni germaniche.
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178: I Quadi si ribellano nuovamente a Marco Aurelio e poco dopo anche Marcomanni e Naristi fanno lo stesso. A questo punto Marco Aurelio reagisce tornando al confine danubiano con un grosso esercito.
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178: I Romani hanno la meglio su Marcomanni e Naristi
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179: I Quadi sono sconfitti dall’esercito romano.
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180: Muore Marco Aurelio. Gli succede il figlio Commodo

L’Imperatore Commodo. (Immagine da Wikipedia)
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180: L’impero romano alla morte di Marco Aurelio.

L’impero romano nel 180. (Immagine da Wikipedia)
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180-192: Commodo come imperatore si rivela incapace di governare soprattutto in virtù dei numerosi problemi che l’impero inizia a vivere come le prime invasioni barbariche. Commodo affida numerose sue incombenze a persone a lui vicine. Egli è un uomo alto e molto robusto e riesce a scampare a numerosi tentativi di assassinio, orchestrati dal Senato e dalla sua stessa famiglia perchè gelosa del suo potere. Commodo scoperto uno dei piani per assassinarlo perde fiducia nelle persone a lui più vicine.
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180-192: Commodo adottando la politica di delegare numerose incombenze ad altri, si ritaglia il tempo di godersi Roma, anche andando ad esercitare il mestiere di Gladiatore

Commodo in un dipinto mentre celebra alcune sue vittorie. (Immagine da Wikipedia)
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190-192: La gestione della vita imperiale non risulta consona a Commodo, che continua negli anni a godersi la vita, alimentando l’invidia e la gelosia delle persone a lui vicine che sono profondamente deluse.
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192: Assassinio di Commodo e fine degli Antonini.
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193: Settimio Severo diventa nuovo imperatore e da inizio alla dinastia dei Severi.

Settimio Severo imperatore. (Immagine da Wikipedia)
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193-211: Settimio Severo si fa una villa nel distretto “Salaria-Tiburtina-Valeria”.
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194-210: La politica economica di Settimio Severo
Un regime assolutistico come quello creato da Settimio Severo, comportava che la res privata imperiale avesse il pari peso della res pubblica statale. Per finanziare l’ingente spesa che occorre per mantenere l’esercito, anche a causa dell’aumento della paga data ai soldati, si decide di dimezzare la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete.
In pratica si procede a differenziare il valore intreseco della moneta da quello nominale (reddito di signoraggio). In questo modo inizia a salire l’inflazione e una tesaurizzazione delle monete di metallo prezioso. Il problema dell’inflazione stava nel cambio del denaro con l’aureo. Con lo scopo di difendere le banche, Settimio impone sanzioni per chi scambia un aureo per più di 25 denarii.
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197-199: Settimio Severo marcia con l’esercito romano in Oriente dove sconfigge i Parti e riannette all’impero la Mesopotamia. L’Armenia diventa uno stato tributario di Roma
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202-203: Settimio Severo parte per la Libia dove combatte i Garamanti lungo il confine con questi.
– La provincia di Numidia viene allargata di diversi nuovi insediamenti.
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208-211: Settimio Severo ormai quasi infermo parte con i figli per la Britannia con lo scopo di allargarne i confini a nordi. Le campagne militari nonostante numerose perdite dalla parte romana, portano all’allargamento del confine britanno, che viene riportato al limes che vi era sotto Antonino Pio.
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208-211: Sul piano sociale e costituzionale Settimio ormai anziano ha da tempo organizzato la sua successione promovendo l’ascesa dei figli al trono. Ma essi sono molto litigiosi fra loro e non vanno d’accordo e questo preoccupa non poco i genitori. Settimio Severo si trova meglio a governare l’impero che i suoi figli che non riesce a fargli fare pace.

Settimio Severo ormai anziano che rimprovera Caracalla. (Immagine da Wikipedia)
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210: L’impero romano sotto Settimio Severo

L’impero romano nel 210. (Immagine da Wikipedia)
211: Muore Settimio Severo. Gli succedono i figli Caracalla e Geta.

Imperatore Caracalla. (Immagine da Wikipedia)

Imaperatore Geta. (Immagine da Wikipedia)
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212: Geta viene ucciso dal fratello Caracalla, che rimane unico imperatore

Dipinto del momento dell’uccisione di Geta da parte di Caracalla. (Immagine da Wikipedia)
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212: La vendetta di Caracalla contro il partito del fratello Geta
Caracalla dopo aver ucciso il fratello per rafforzare il proprio potere si accanisce contro il partito che sosteneva il fratello a Roma, provocando una strage, senza risparmiare donne e bambini. La lotta contro il partito del fratello prosegue poi in Egitto. Qui decide di punire la città di Alessandria che aveva preso in giro la madre Giulia Domna e lui in occasione dell’assassinio del fratello..
Caracalla non procede subito con la vendetta ma pratica una dissimulazione. Finge di voler visitare il famoso santuario di Serapide, dove viebe accolto con grandi feste e banchetti. Una volta radunati tutti i migliori giovani della città con la scusa di voler arruolare nuove leve per l’esercito, ne ordina la strage.
Le sue truppe saccheggiarono a lungo i quartieri la città, che vengono divisi poi da un muro, sorvegliato dai suoi soldati, forse per impedire rivolte. Grazie a questa dimostrazione l’imperatore rafforza maggiormente il suo potere, che finisce per divenire completamente dispotico.
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212: Riconciliazione tra Caracalla e la madre Giulia e politica interna
Rafforzato il proprio potere, Caracalla si riconcilia con la madre Giulia Domna, a cui affida la parte burocratica e amministrativa dello Stato, dal momento che lui preferisce occuparsi dell’esercito. Giulia Domna tiene la corrispondenza, si occupa delle petizioni formali imperiali, consiglia il figlio nelle decisioni politiche da prendere, cura la riscossione della tasse e segue la logistica delle spedizioni militari, rimanendo nelle retrovie.
Giulia diventa quindi parte attiva dell’amministrazione del regno di suo figlio, essendo incaricata di gestire l’impero in sua vece. Caracalla mette il suo nome accanto al proprio nei suoi ordini al Senato e ai militari. Prima di morire, il padre gli ha consigliato che il mantenimento e il favore dell’ esercito, doveva essere la sua sola cura e preoccupazione.
Caracalla segue fedelmente il consiglio paterno: come già aveva fatto il padre, alza la paga del legionario, portandola a 675 denari, e concede molti benefici alle truppe, garantendosi così la fedeltà dell’esercito. Inoltre aggiunge per la campagna contro i Parti una nuova unità militare, arruolata in Grecia: la falange macedone, ispirandosi ad Alessandro Magno.
Caracalla, nonostante non fosse alto, anzi piuttosto tarchiato, è dotato di forza notevole, sa nuotare e si fa ungere di olio per poi cavalcare per molte miglia. Divide il pasto dei soldati e si sa adattare a una vita spartana. In battaglia è coraggioso, ma anche irruento tanto che alcune volte sfidando i nemici in duello, rischia la vita.
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212: Caracalla concede la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero.
Per far fronte alle accresciute spese militari e per cercare di aumentare le entrate, Caracalla emana la Constitutio antioniana.
Divengono così cittadini (e contribuenti) dell’Impero tutti gli abitanti liberi che lo popolavano, tranne i Dediticii, letteralmente significa coloro che si sono arresi, ma che forse in questo contesto designa le popolazioni estranee alla cultura greco-romana.
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212: Iniziano i lavori a Roma delle grandiose terme di Caracalla.
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213-15: Caracalla con l’esercito romano rafforza i confini nordici dell’impero sconfiggendo ripetutamente le popolazioni dei Germani, Quadi, Daci liberi, Goti e Carpi
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215-17: Caracalla va in oriente con l’esercito romano con l’intento di allargare l’impero romano all’impero dei Parti.
Tra Romani e Parti vi sono una serie di battaglie che vengono vinte dai Romani, ma Caracalla nonostante estenda i confini dell’impero non riesce ad avere la meglio su di loro. Mentre sta per organizzare una nuova campagna militare viene ucciso da una congiura.
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217: Muore ucciso Caracalla. Gli succede un suo generale Macrino
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218: Macrino è ucciso da una congiura della famiglia dei Severi. Eliogabalo un nipote di Caracalla viene messo sul trono dalla donne della dinastia Severi con la complicità dell’esercito.

Imperatore Eliogabalo.
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218-222: Eliogabalo a causa della sua eccentricità nella vita privata viene visto malissimo dalla società romana, che rifiuta di avere per imperatore uno come lui.

Eliogabalo in un dipinto dell”800 è posto in un momento di riposo. (Immagine da Wikipedia)
Le donne della famiglia Severi provano a salvarlo cercando di fargli capire le cose e portandolo in una direzione di maggiore normalità, ma niente da fare.
Le donne della dinastia per paura di qualche omicidio impongono e ottengono da Eliogabalo l’assunzione del cugino Alessandro Severo come erede imperiale. Eliogabalo seppure controvoglia nomina il cugino suo erede.
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222: L’esercito non sopportando più l’eccentricità del giovane imperatore, lo uccide insieme alla madre. Il cugino Alessandro Severo viene proclamato imperatore.

Imperatore Alessandro Severo. (Immagine da Wikipedia)
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222-234:
POLITICA INTERNA DI ALESSANDRO
Alessandro forma un consiglio interno formato da 16 senatori tra cui i giuristi Eneo Domizio Ulpiano e Giulio Paolo. Egli consulta spesso i propri consiglieri e non prende provvedimenti che non hanno il consenso loro.
Tutti coloro che indegnamente avevano raggiunto alte cariche sotto Eliogabalo, sono rimossi e rimandati dalle loro precedenti mansioni. Gli interessi dello Stato sono affidati ad avvocati e oratori competenti, mentre gli incarichi militari sono dati a ufficiali con esperienza comprovata.
Per tenerlo lontano da cattive compagnie che potessero traviarlo, la madre Giulia Mamea gli impone di presenziare quotidianamente e a lungo come giudice nei processi. Inoltre è lei a decidere chi può parlare con il giovane imperatore, e decide chi può essere tra i circoli interni dell’imperatore e Mamea non permette a nessuno di stare vicino a suo figlio.
Alessandro si mostra molto indulgente e nei casi in cui è prevista la pena di morte garantisce spesso il perdono per evitare di infliggere la pena capitale; Erodiano riporta che nessuno poteva ricordare, dopo diversi anni del suo regno, un episodio in cui un uomo era stato messo a morte senza processo.
Alessandro forma un consiglio municipale di quattordici prefetti urbani che amministrano gli altrettanti distretti di Roma. Sono cancellati il lusso e la stravaganza che tanto hanno prevalso a corte; è migliorato lo standard del conio; sono alleggerite le tasse; sono incoraggiate la letteratura, le arti e la scienza; è aumentata l’assegnazione di terre ai soldati.
Alessandro concede sia a Cassio Dione sia allo storico Mario Massimo un secondo consolato. Nell’interesse del popolo, sono istituite agenzie di prestito a basso interesse (4%), e acquistò grano a proprie spese, donandolo cinque volte al popolo.
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223-35: La Marsica sotto Alessandro Severo
Per le poche notizie riscontrate dal complesso della situazione in Italia in questo periodo la zona marsa continua seppure con qualche difficoltà in più rispetto al passato ad avere una situazione socio – economica stabile e ciò è garantito dal continuo controllo dei canali di scolo del lago Fucino che continuano a funzionare, mantenendo costante il livello del piccolo lago ancora presente al centro del Fucino.
La Marsica continua a godere di numerose presenze di personaggi illustri che qui continuano ad avere ville poste ai margini della conca fucense in posizione elevata. La rete viaria della zona continua ad essere perfettamente funzionante.
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223: Riforma dell’esercito
Alessandro e i comandi militari adottano alcune importanti modifiche tattiche dell’esercito di cui un esempio è il ritorno allo schieramento falangitico di più legioni insieme, fino a costituire una massa d’urto di sei legioni raggruppate, fianco a fianco, senza alcun intervallo.
Inoltre, per migliorare la mobilità dei reparti, Alessandro incentiva l’arruolamento di unità ausiliare di arcieri e di cavalleria corazzata, i cosidetti catafrattari o clibanarii, presi in Oriente e Mauritania.
Infine viene decretato l’uso presso tutte le fortezze di confine di nuovi modelli di catapulte (ballistae, onagri e scorpiones), al fine di tenere impegnato il nemico fino all’accorrere delle “riserve strategiche”.
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225: Nell’impero dei Parti viene inaugurata la nuova dinastia Sasanide che durerà molto a lungo costituendo il confine orientale dell’impero romano.
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230: I Sasanidi vogliono riprendersi i territori perduti in precedenza contro i Romani e li attaccano. Alessndro ricorda all’imperatore avversario la forza romana, ma non basta la guerra incombe
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230: All’inizio della campagna, i Sasanidi penetrano nella provincia romana della Mesopotamia cercando, senza riuscirvi, di conquistare Nisibis compiendo diverse incursioni in Siria e Cappadocia.
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231-33: Alessandro raccoglie un potente esercito e si dirige con esso in Mesopotamia per contrastare i Sasanidi. Ma al momento dello scontro quando l’esercito attraversa la frontiera per scontrarsi con gli avversari Alessandro si mostra insicuro e questo unito a una pestilenza decima gli uomini romani.
L’esercito accusa Alessandro d’inerzia e delle morti dei soldati. Egli stesso si ammala e decide di mandare a nord il resto dell’esercito per proteggerlo, ma anche questo viene duramente colpito a causa delle temperature rigide delle montagne armene e decimato. Dall’altra parte anche l’esercito sasanide è in difficoltà e ha grosse perdite.
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233: Nonostante tutto questo Alessandro recuperato le forze e con gli uomini rimasti affronta in battaglia l’esercito avversario sconfiggendolo e salvando la provincia mesopotamica dalle incursioni dei Parti.
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233: Alessandro rientra a Roma e celebra il proprio trionfo contro i Sasanidi
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233: In Germania i Germani colpiscono i confini nord dell’impero saccheggiandoli. Alessandro si muove subito verso il Reno.
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234: Alessandro arriva a Magonza, presso il Reno. Qui impegna i Barbari facendo uso delle truppe more, osroene e parte che ha preso nella campagna d’Oriente. Decide quindi di non rischiare una guerra e di corrompere i barbari.
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235: Le trattative con i Barbari si concludono con una pace incruenta. L’esercito che non ha potuto affrontare questi in battaglia è infuriato con il giovane imperatore per aver ceduto loro dopo che essi hanno invaso e saccheggiato le loro terre. A questo punto l’esercito giunge nella tenda di Alessandro uccidendolo insieme alla madre Giulia Mamea
Finisce così la dinastia dei Severi.
Per l’impero romano comincia una profonda crisi politica e sociale che lo porterà nel giro di 50 anni quasi alla sua fine.
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