
APPROFONDIMENTI GEOLOGICO – STORICI
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MARSICA: 68 – 117
Qui di seguito vogliamo raccontare dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrugge Pompei, Ercolano e Stabia in quanto riteniamo che questo evento sia stato uno dei più importanti del mondo antico e dimostra se ce ne fosse bisogno quanto le dinamiche della geologia siano strettamente connesse con la storia dell’uomo.
Queste sono dinamiche le ritroveremo più avanti mano a mano che continueremo a raccontare la lunga storia della Marsica.
Quindi l’evento dell’eruzione del Vesuvio non si ricollega in alcun modo alla storia della Marsica, ma ciò mostra bene come la storia geologica di un territorio sia capace a connettersi direttamente o indirettamente con tutti gli uomini che vivono in quei tempi, quindi mi sembra giusto aprire una piccola discussione sulle modalità dell’eruzione.
L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è l’apice di un lungo periodo di risveglio del vulcano, dopo che per molti secoli questo si era addormentato. La fase di risveglio del Vesuvio inizia nel 62 d.C. con l’avvento di un sisma molto forte. Da allora e per i successivi 17 anni si è avuto un crescendo di terremoti sia d’intensità che di ravvicinamento l’un con l’altro fino a sfociare nell’eruzione famosa.

Il Vesuvio come appare prima dell’eruzione.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Il Vesuvio fino al momento dell’eruzione appare molto diverso da ora, innanzitutto l’attuale bocca vulcanica non c’era in quanto ve ne era un altra più alta. Il vulcano infatti fino al 79 d.C. è alto intorno a 2000 m. E’ dopo con l’eruzione di Pompei che il vulcano si abbassa e successivamente si forma una nuova bocca vulcanica.

Il Vesuvio come appare prima dell’eruzione.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
Il vulcano fino al momento dell’eruzione viene considerato solo una montagna, che appare alta e piena di boschi, che in qualche modo nascondono la reale natura della montagna.

La zona intorno al Vesuvio prima
dell’eruzione. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)

Pompei prima dell’eruzione con lo sfondo del Vesuvio.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
Tralasciando qui il periodo di risveglio occupiamoci dell’eruzione. L’eruzione del Vesuvio è divisibile in quattro fasi.
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PRIMA FASE ERUTTIVA
24 OTTOBRE 79 – ORE 13 : IL VESUVIO SI SVEGLIA E SI FORMA UN’ALTISSIMA COLONNA DI GAS

Il vesuvio inizia ad eruttare.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
La prima fase inizia intorno alle 13 del 24 ottobre, e si caratterizza da subito per la formazione di un’alta colonna di gas, cenere e lapilli, che rifacendosi alla descrizione di Plinio, che si trova a Miseno a 21 km dal vulcano, osservando il vulcano dice.
“La nube a forma di pino, si sollevava alta nel cielo e si dilatava come emettendo rami”.

Si forma la colonna eruttiva sopra il vulcano.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

Si forma la colonna eruttiva sopra il vulcano. (Fermo-immagine da video
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Diciamo che la colonna eruttiva partita quasi subito dopo lo scoppio del vulcano è inizialmente alta non più di una decina di km arrivando alla fine di questa fase a circa 20 km di altezza. Sembrerebbe che nell’eruzione nella fase iniziale vi fosse un’interazione magma-acqua (attività freatomagmatica) con apertura del condotto vulcanico, accompagnato da una serie di forti esplosioni.

La colonna eruttiva vista da Pompei.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
La descrizione fatta da Plinio è talmente precisa che il termine pliniano viene usato nella vulcanologia moderna per indicare una fase eruttiva durante la quale si forma una colonna sostenuta formata da cenere, pomici e gas.
Sicuramente si può affermare che il volume totale delle pomici e dei valori di flusso tipici di fasi eruttive pliniane sia stato molto alto. Da un punto di vista temporale la colonna eruttiva dovrebbe essere rimasta nel cielo fra 2 e 20 ore (Sigurdsson at al). Però per arrivare a queste condizioni deve passare ancora del tempo e per ora siamo ancora nella prima fase.

La colonna eruttiva raggiunge in pochissimo tempo un’altezza imponente.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Secondo lo studioso Sigurdsson et al (1985) durante la prima fase la colonna si alzerebbe addirittura fino fino a 26 km, emettendo un quantitativo di magma pari a 1 km3.

La grande e alta colonna di gas e cenere che si erge sopra il Vesuvio
Su questo punto non saprei, sicuramente la colonna eruttiva nella prima fase raggiunge i 20 km con l’aumento dell’energia dell’eruzione che chiaramente cresce di ora in ora.
In questa prima fase la maggior parte della popolazione non appena iniziano a piovere i primi lapilli, fugge dalle città cercando rifugio nelle campagne, mentre un’altra parte si rifugia nelle abitazioni credendole sufficienti come riparo.
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24 OTTOBRE 79 – ORE 15: PIOGGIA DI POMICI E CENERE VULCANICA

Pioggia di cenere e pomici bianche sulle case
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Alle 15 la pioggia di pomici e cenere vulcanica è ormai continua e viene riempiendo sia i tetti delle case che le strade interne delle città più vicine a cominciare da Pompei. Allo stesso tempo si ha un continuo tremore sismico che accompagna questa fase.

I bambini giocano con le pomici
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

Le pomici si fanno continue e s’iniziab ad aver paura
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione cerca riparo in casa.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Nelle abitazioni questa prima pioggia di pomici all’inizio sembra una cosa da niente, tanto che i bambini sembrano divertiti, ma non appena prosegue incessante ci si spaventa e ci si rifugia in casa.
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24 OTTOBRE 79 – ORE 17: TREMORI SISMICI E PRIMA PIOGGIA DI LAPILLI

La popolazione fugge via al persistere del fenomeno eruttivo. Si cerca riparo nelle campagne.
(Immagine da http://storieromane.altervista.org/leruzione-del-vesuvio/)

E’ ormai tutto scuro, i lapilli iniziano
a cadere dal vulcano in piena eruzione. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
A quattro ore dall’inizio dell’eruzione proseguono i tremori sismici dovuti al magma in risalita e ai flussi di gas in uscita che alimentano la colonna sovrastante. Allo stesso tempo prosegue la pioggia di cenere e pomici bianche. Iniziano a manifestarsi anche i primi lapilli che colpiscono ovunque, anche se non ancora con una grande forza. La popolazione impaurita prosegue nel fuggi fuggi generale verso le campagne.

Iniziale pioggia di lapilli dal vulcano.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)

I primi lapilli colpiscono le case chevanno subito a fuoco.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)

I primi lapilli colpiscono le case che vanno subito a fuoco.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
L’aria si fa pesante e inizia tutto ad oscurarsi gettando nel panico la popolazione. I lapilli che iniziano a cadere sulle case provocano danni e incendi che vengono distruggendo le case colpite. Le abitazioni in legno prendono fuoco subito.

I primi lapilli colpiscono anche le imbarcazioni che stanno fuggendo.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)

I primi lapilli colpiscono anche le imbarcazioni che stanno fuggendo.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
Anche coloro che tentano la fuga in mare allontanandosi con le imbarcazioni sono sotto il tiro dei lapilli vulcanici, che rischiano di affondarle.
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SECONDA FASE ERUTTIVA
24 OTTOBRE 79 – ORE 20: SIAMO IN UNA FASE DI STASI DELL’ATTIVITA’ ERUTTIVA
Alle 20 dopo diverse ore di eruzione sembra che l’attività del vulcano si venga calmando. Non sappiamo al momento quantificare questa stasi, ma sembra duri almeno due-tre ore.

Il vulcano sembra essersi preso una
pausa nella sua attività eruttiva

La popolazione con la calma ritorna alle case, mentre altri ne approfittano per fuggire prendendo i propri valori
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione con la calma ritorna alle case, mentre altri ne approfittano per fuggire prendendo i propri valori
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione cerca di fuggire approfittando della calma vulcanica
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La cenere e pomici vulcaniche hanno riempito le strade per alcuni metri
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La gente prova a fuggire…
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
Questa momentanea condizione di calma dell’attività eruttiva convince molte persone, che si sia alla fine di tutto e induce molti a far ritorno alle proprie abitazioni per recuperare una parte dei loro beni o aiutare chi non è riuscito a fuggire. Un grave errore che si pagherà con la vita…
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TERZA FASE ERUTTIVA

Il Vesuvio dopo qualche ora è tornato ad aumentare come forza eruttiva.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
25 OTTOBRE 79 – ORE 24:00: RIPRESA FORTE DELL’ATTIVITA’ ERUTTIVA
La terza fase inizia nella tarda notte del 24 ottobre verso le 24:00 e dura poco circa un’ora o poco più. Questa fase si caratterizza per la ripresa maggiore dell’attività eruttiva e l’ispessimento della colonna al di sopra della bocca vulcanica che raggiunge la sua altezza massima.
Una parte della popolazione fuggita in precedenza e ora ritornata nelle città e nelle proprie case, pensa comunque di fuggire avendo il tempo per farlo, ma l’eruzione ad un certo punto riprende più forte di prima e coglie tutti di sorpresa. Sarà la loro fine.
Si ha l’inizio di una fittissima cenere che colpisce Pompei e le città di Oplonti e Stabia provocando un gran numero di vittime a causa dell’aria pesante e irrespirabile. Molte persone moriranno soffocate nel tentativo di uscire dalle città. La cenere aumenta di volume mano a mano che l’attività riprende e provoca il soffocamento delle persone in fuga. Nello stesso tempo la colonna eruttiva raggiunge la sua altezza massima di 32 km.
Questa fase si caratterizza anche per il cambio di tipologia delle pomici che da bianche divengono grigie. Ciò chiaramente si accompagna all’aumento di gas e frammenti litici.

E’ ormai tutto scuro, I lapilli
vulcanici aumentano la loro frequenza. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
L’aumento di energia del vulcano nel corso della terza fase sarebbe la conseguenza dei processi che fanno crescere la pressione all’interno della camera magmatica. Una volta avviatasi l’eruzione porta al veloce svuotamento del serbatoio di magma, favorendo con ciò il processo di essoluzione, ovvero la liberazione delle fasi gassose contenute nel magma.
Il gas esce dal condotto vulcanico trascinando brandelli di magma che formano una colonna eruttiva alta decine di km, arrivando fino all’altezza di 32 km. D’altra parte se fuoriesce la quantità di gas essolto, cresce anche la pressione all’interno della camera magmatica e insieme la spinta del magma verso l’esterno.
A questo aumento di pressione corrisponde la maggiore altezza raggiunta dalla colonna caratterizzata ora dalla fuoriuscita di pomici grigie e non più bianche, che vengono aumentando con l’eruzione. Mano a mano che l’eruzione va avanti, si allarga il condotto, comportando una maggiore erosione di questo e la formazione di rocce litiche che accompagnano la fuoriuscita delle pomici grigie.
La maggiore quantità di rocce litiche emesse dal condotto vulcanico porta queste a proiettarsi al suolo come proiettili infuocati che distruggono e uccidono tutto quello con cui collidono.
A Pompei le due fasi diciamo la prima delle pomici bianche e la terza delle pomici grigie formano un deposito di materiale di circa 4 m, ammontando più o meno a 1-2,6 km3.
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Breve sintesi della terza fase
Ripresa consistente dell’attività eruttiva con aumento della cenere vulcanica emessa in atmosfera, aumento dei lapilli che giungono dal vulcano con notevole presenza di pomici grigie. L’aria diventa irrespirabile e molta gente inizia a morire soffocata. Si formano piccoli maremoti. Aumenta l’attività sismica.
Le città di Pompei, Stabia e Oplonti sono investite in pieno dall’eruzione che si fa sempre più forte. Ercolano per ora è ancora salva.
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QUARTA FASE ERUTTIVA

Eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
(Immagine da https://m.famigliacristiana.it/articolo/l-eruzione-del-vesuvio-a-pompei-ecco-come-ando-veramente.htm)
Siamo giunti così alla quarta e ultima fase la più distruttiva e rovinosa, caratterizzata dal collasso della colonna eruttiva e del condotto vulcanico, con conseguenze disastrose per le città interessate dall’eruzione, che le distrugge e le seppellisce per millenni.
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25 OTTOBRE 79 – ORE 01:00: COLLASSO DELLA COLONNA ERUTTIVA
la quarta e ultima fase, quella peggiore inizia più o meno alle 01:00 della notte del 25 ottobre e dura fino alla tarda mattinata.
Questa fase è la peggiore perchè è quella che produce il maggior numero di vittime. Questa si caratterizza per il collasso della colonna eruttiva, che precipita sulle pendici stesse del vulcano per poi dirigersi in tutte le direzione con tutto il suo carico di materiale ad altissima temperatura e con grande forza d’urto, causando con ciò moltissime vittime.

Collasso della colonna eruttiva che si sparge sul vulcano e da questo fluisce in tutte le direzioni
Circa alle 01:00 di notte la colonna eruttiva sotto il peso dei suoi elementi e della mancanza di forza di alimentazione collassa su se stessa e il materiale che ne forma la struttura si sparge dal vulcano sottoforma di correnti piroclastiche, dense di cenere e pomici, che scivolano veloci dalla cima del Vesuvio travolgendo, come violenti fiumi, tutto quello che incontrano.

Il flusso piroclastico scende veloce dalle pendici del Vesuvio
Si calcola che i surge piroclastici dovuti al collasso della colonna eruttiva e della caldera siano stati ben sei. I primi di questi fanno molti danni provocando migliaia di morti, ma sono gli ultimi a causare il seppellimento delle città romane, che rimangono seppellite per i successivi 17 secoli, fino a quando Carlo IV di Napoli nel ‘700 avvia i primi scavi archeologici.

Il flusso piroclastico scende veloce dalle pendici del Vesuvio
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

Il flusso piroclastico s’incanala nelle valli del vulcano.
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
I flussi piroclastici una volta percorso le pendici del vulcano s’incanalano nelle valli circostanti muovendosi in tutte le direzioni ad altissima velocità e temperatura. Si stima una temperatura di 700 – 800 gradi.

I flussi che giungono sulle città come Pompei fanno il maggior numero di morti
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

I flussi che giungono sulle città come Pompei fanno il maggior numero di morti
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

I primi flussi pircoclastici su Pompei
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

I primi flussi pircoclastici su Pompei
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione viene travolta e uccisa istantaneamente dai primi flussi piroclastici
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione viene travolta e uccisa istantaneamente dai primi flussi piroclastici
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)

La popolazione viene travolta e uccisa istantaneamente dai primi flussi piroclastici
(Fermo – immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=HCKvJsGig6E)
I flussi che raggiungono le città vicine sono quelli che fanno più morti. Ma siamo ancora all’inizio perchè i primi flussi non hanno ancora la forza migliore. I successivi saranno peggiori.
…………………
25 OTTOBRE 79 – ORE 02:00 – 04:00: COLLASSO DEL CONDOTTO E DELLA CALDERA VULCANICA

Collasso della bocca vulcanica
Circa un’ora dopo il collasso della colonna eruttiva cede anche il condotto e la caldera del vulcano a causa dello svuotamento del suo contenuto, che comporta il collasso delle strutture del vulcano.

Collasso della bocca vulcanica
In pratica esplode il vulcano poichè la pressione interna diminuisce al momento dell’apertura del condotto, ma risale rapidamente aumentando poichè la depressione ha innescato nel magma il processo di essoluzione dei gas. A queste condizioni corrisponde il crescendo di violenza della fase pliniana.

Collasso della bocca vulcanica
Il magma non essendo più capace di essolvere il gas in quantità sufficiente a controbilanciare la pressione delle rocce che strutturano le pareti del serbatoio, queste crollano verso l’interno, trascinando con loro anche acqua di falda.

Collasso della bocca vulcanica
Il contatto tra rocce, acqua e magma genera eruzioni di tipo freatomagmatico, che determinano ulteriori flussi piroclastici incontrollati e la copertura di materiale vulcanico dell’intera area circostante questo.

Collasso della bocca vulcanica
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25 OTTOBRE 79 – ORE 5:00 – 8:00: GRANDI FLUSSI PIROCLASTICI INVADONO E SEPPELLISCONO LE CITTA’ INTORNO AL VESUVIO

La miscela eruttiva scivola dalla bocca
vulcanica lungo le pendici sottoforma di nuovi flussi piroclastici.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
A questo punto la miscela eruttiva risulta troppo densa per potersi innalzare sopra il bordo del cratere venendo a scivolare per gravità lungo i fianchi del vulcano e formando così enormi flussi piroclastici che rappresentano il momento di maggiore distruzione.

Eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
(Fermo-Immagine da https://www.youtube.com/watch?v=THEOFAG1_pc)
Questi flussi invadono in modo velocissimo e tremendo ogni zona circostante il vulcano. Quindi ciò che rimane delle città di Pompei, Stabia ed Oplonti viene completamente sommersa da questi nuovi flussi piroclastici.

I nuovi flussi piroclastici che vengono a seppellire la città di Pompei come accade nelle altre città.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
……………………..
POMPEI – STABIA – OPLONTI SONO SEPOLTE
I flussi piroclastici che arrivano ora coprono definitivamente le città di Pompei, Stabia e Oplonti, che già duramente provate dall’eruzione ora vengono a scomparire definitivamente sotto una massiccia cenere e materiale vulcanico. La scomparsa dalla vista delle tre città porta loro a sparire anche nella memoria storica non riuscendo neanche più individuare il luogo dove queste città erano localizzate.

I nuovi flussi piroclastici che vengono
a seppellire la città di Pompei come accade nelle altre città.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
Le tre città vengono sommerse da diversi surge piroclastici che in successione si manifestano uno dietro l’altro creando uno spesso strato di copertura sulle tre città, che sono completamente annnientate.

Flussi piroclastici seppelliscono
Pompei. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
Il crollo delle pareti e del tetto della camera magmatica provoca terremoti molto profondi che generano un autentico inferno. Questo generi di terremoti profondi si sono osservati bene nelle eruzioni esplosive controllate strumentalmente (come avvenuto nel M. St Helens nel 1980 o nel Pinatubo nel 1991). E’ stato cioè registrato uno sciame di terremoti profondi in coincidenza con le fasi finali delle eruzioni.

0 Flussi piroclastici seppelliscono
Pompei. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
Tornando ai surges piroclastici che investono ora le città romane si noterebbe che esse sarebbero figli di una grande nube di collasso che si forma in seguito al collasso della camera magmatica e del condotto vulcanico. Questi surges riversandosi poi verso valle ad altissima velocità e temperatura seppelliscono completamente tutto quanto incontrano lungo il loro cammino. Anche Ercolano come vedremo più avanti è travolta da questa fase.
Dalla lettera di Plinio, si evince la presenza di fortissimi terremoti di origine profonda che accompagnano la fase finale dell’eruzione. Ma questa volta tali terremoti sembrano essere più profondi di quanto avvertito precedentemente da Plinio a Miseno:
……………………..
Plinio afferma:
La terra continuava a tremare.
Plinio descrive con un crescendo di tensione la fase più disastrosa dell’eruzione, preceduta da una forte scossa e dal ritiro del mare:
Vedevamo il mare ritirarsi quasi ricacciato dal terremoto.

Flussi piroclastici vengono seppellendo
Pompei. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
I flussi piroclastici che si abbattono su Ercolano, Stabia, Oplonti e Pompei nel 79 d.C. devono essere stati numerosi. Almeno due, probabilmente i maggiori, sono osservati da Plinio in successione verso la fine dell’eruzione:
Una densa tenebra ci minacciava alle spalle.
Di nuovo le tenebre, di nuovo la cenere, densa e pesante.
Si formano così i surges piroclastici, che riversandosi verso valle ad altissima velocità seppelliscono tutto quanto incontrano lungo il loro cammino.
La poca popolazione delle città di Pompei, Stabia e Oplenti, che è rimasta ancora viva superando tutte le varie vissitudini, muore ora a causa degli surges piroclastici. I surges piroclastici, formati da gas bollenti e letali, investono le case e le persone all’interno uccidendole all’istante e facendole morire atrocemente.

Flussi piroclastici seppelliscono
Pompei. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
I depositi dei flussi piroclastici dell’eruzione del 79 consistono in grossi strati di ceneri miste a pomici e a litici derivanti dal condotto e dalle pareti della camera magmatica. Gran parte dei cadaveri ritrovati nel disseppellimento delle città si trovano all’interno di questi prodotti.

Flussi piroclastici seppelliscono
Pompei. (Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
Le eruzioni esplosive sono eventi devastanti. Le pomici e le ceneri che ricadono dalla colonna pliniana possono causare gravi danni materiali, come il crollo dei tetti e la perdita di raccolti e animali, ma possono non essere mortali se chi ne è colpito non si trova proprio sotto il vulcano e se ha l’accortezza di fuggire immediatamente.
I flussi piroclastici e i surge, al contrario, non lasciano praticamente scampo anche a notevoli distanze, sia per la loro velocità di propagazione che per la temperatura. Anche le persone non direttamente investite dal flusso possono subire gravi danni o morire per soffocamento o ustioni.
……………………..
I MAREMOTI
Ad accompagnare ulteriormente questa fase vi sono i maremoti presenti al largo del Vesuvio. Infatti notiamo come anche il mare venga investito dall’eruzione non solo per i lapilli che cadono su esso e colpiscono le imbarcazioni presenti, sia anche interessato da diversi maremoti che investono i porti delle città romane coinvolte come il porto di Pompei che viene completamente distrutto.

I lapilli vulcanici ricadono anche in mare dove nel frattempo si formano onde di maremoto.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)

(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
Le onde di maremoto che si formano sono alte diversi metri e si abbattono sui porti romani con una violenza imponente arrivando a distruggere tutto.

Distruzione del porto di Pompei per un’onda anomala
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=kDB1fWOwM3M)
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ERCOLANO E’ SEPOLTA
Ercolano l’abbiamo lasciata per ultima in quanto fino ad un certo momento la città è salva. Ovvero inizialmente non interessata ne dalla lava ne investita dalla pioggia di lapilli. Ma la dinamica di morte che ha distrutto le altre città ora investe anche Ercolano.

Qui si vede il surge piroclastico che viene seppellendo Ercolano
Gli ultimi flussi piroclastici creati in seguito al collasso della nube formatasi dopo il cedimento di camera magmatica e condotto, ora investono anche Ercolano uccidendo all’instante tutte le persone presenti.

Qui si vede il surge piroclastico che viene seppellendo Ercolano

Qui si vede il surge piroclastico che seppellisce per sempre Ercolano
Una grossa parte di abitanti della cittadina cercano in massa di mettersi in salvo rifugiandosi nelle grotte adibite a rimesse delle barche, probabilmente in attesa che l’eruzione si calmasse e loro potessero lasciare la zona tramite imbarcazioni. Ebbene anch’essi sono poi raggiunti dai gas bollenti dell’eruzione trovando così la morte.
………………….
25 OTTOBRE – ORE 8:00 – 11:00: ULTIMA PARTE DELL’ERUZIONE
La fase che si ha tra le 8:00 e le 11:00 del 25 ottobre 79 rappresenta l’ultima fase della tremenda eruzione del Vesuvio. Quest’ultima fase si caratterizza per la formazione degli ultimi flussi piroclastici che hanno ancora la forza di fare molto danno. Uno degli ultimi surge riesce ad arrivare fino a Capo Miseno dove vi era la villa di Plinio.
Ad un certo punto però l’eruzione finisce e le nuvole emesse dal cono vulcanico iniziano a diradarsi lasciando lo spazio ad un primo pallido sole. Ciò che rimane è il nulla, un deserto di cenere e nulla più, che contiene al suo interno ben quattro città prima floride ora non più nulla.

Pompei ore 10:00 del 25 ottobre 79.
(Fermo-immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=pRFROpxF7Zg)
Durante questa eruzione sono emessi complessivamente 3 – 4 km3 di magma con una portata di 40mila m3 al secondo. Un qualcosa di enorme per forza e quantità di materiale emesso.
Negli ultimi anni gli archeologi hanno rivolto maggiore attenzione all’aspetto vulcanologico dei siti e si è così potuto notare che gran parte dei cadaveri si trovano all’interno delle ceneri eruttate nelle fasi finali dell’eruzione.
Questo ed altri particolari fanno pensare che, in molti casi, le persone allontanatesi durante la fase di caduta di pomici siano successivamente tornate sui loro passi per cercare di recuperare qualche cosa e siano state sorprese dall’arrivo dei flussi di cenere e siano poi morti investiti dalle onde di surges.
– PLINIO IL VECCHIO E PLINIO IL GIOVANE
Testimoni oculari della tragedia sono Plinio il vecchio, studioso naturalista, e suo nipote Plinio il giovane. In quei giorni essi si trovano nella loro villa situata a Miseno (odierna Bacoli). Plinio il giovane racconta l’eruzione in alcune lettere indirizzate al suo amico Tacito. In base alle precise descrizioni del fenomeno fatto da Plinio, questo tipo di attività vulcanica viene oggi chiamata “eruzione pliniana”.
La mattina del 24 agosto (o forse 24 ottobre) dell’anno 79 d.C. la moglie di Plinio il vecchio sveglia il marito per fargli vedere dal terrazzo della villa un enorme fungo di fumo, fuoco e altri materiali eruttivi che si innalzava dalla cima di un monte, che solo dopo hanno saputo essere il Vesuvio. Plinio il giovane racconta che il fungo raggiungeva l’altezza di circa 24 chilometri.
Così egli racconta in una lettera al suo amico Tacito quello che osserva dal terrazzo di casa:
“Si sollevava una nube, guardando da lontano non era facile capire quale era il punto di origine della nube (poi si venne a sapere che si trattava del Vesuvio): il fumo aveva la forma di un altissimo pino. In basso era slanciato che sembrava un tronco, poi si allargava in quella che poteva esserne la chioma.”
Lo zio, Plinio il vecchio, avendo ricevuto un messaggio da Retina, moglie del suo amico Cesio Basso, che lo implora di andare ad aiutarli con una nave, essendo bloccati a Ercolano, salpa con una trireme per salvare l’amico e altre persone. Giunto nei pressi della riva della cittadina, il mare si ritira improvvisamente rendendo impossibile avvicinarsi alla spiaggia. Allora si diresse verso Stabia dove approda, facendosi ospitare dall’amico Pomponiano.
Anche Stabia nella notte viene colpita da cenere e lapilli. Plinio, che si reca sulla spiaggia temendo che la casa dell’amico potesse essere completamente sommersa dalla cenere, morì a causa della respirazione di aria calda frammista a cenere. Plinio il vecchio è ritrovato il mattino seguente morto che giace sul bagnasciuga.
Plinio il giovane così descrive la morte dello zio nella lettera a Tacito:
“A me sembra che l’aria calda e la cenere gli abbiano ostruito la gola impedendogli il respiro, La sua gola era già debole e angusta, soggetta a infiammazioni. Il mattino seguente, quando ritornò a vedersi il sole (era il terzo giorno dall’inizio dell’eruzione), egli fu trovato intatto, illeso, con gli stessi vestiti che indossava alla partenza; sembrava che dormisse, invece era morto”.
Il vulcano dopo l’eruzione perde parte del cono centrale. La parte laterale rimasta intatta oggi viene chiamata monte Somma. L’altezza si riduce dai 2000 metri prima dell’eruzione ai 1281 metri attuali. Le pendici del monte che prima erano rigogliose di orti e viti, dopo si presentano completamente brulle.
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– DOPO L’ERUZIONE
Dopo l’eruzione, Marziale (40-104 d.C.) descrive il Vesuvio “poc’anzi verdeggiante di vigneti ombrosi (…) Ora tutto giace sommerso in fiamme e in tristo lapillo”..
Le morti e i danni materiali causati dal Vesuvio furono tanto gravi che l’Imperatore Tito incaricò due ex-consuli (Curatores Restituendae Campaniae) di sovrintendere ai lavori di ricostruzione e di risolvere le questioni legali sorte per la scomparsa di così tante persone.
L’economia della regione ne usce compromessa e la produzione di vino subisce una drastica riduzione. Pompei era famosa anche per la produzione di una salsa di pesce detta “garum” che esportava in grande quantità.
Dopo l’eruzione, Roma comincia a importare vino e altri prodotti dalla Gallia, come testimoniato dal ritrovamento di numerose anfore di tipo gallico, mentre scompaiono completamente quelle provenienti dalla Campania.
I prodotti dell’eruzione si sono dispersi in gran parte in direzione Sud-Sud-Est, ma anche le zone a Nord e a Ovest, pur essendo state risparmiate da morti e distruzione, devono aver avuto gravi conseguenze economiche.
Pochi centimetri di ceneri o di pomici possono compromettere il raccolto per anni ed è possibile che le colture dell’intera Campania siano state distrutte con conseguenti carestie, perdita di bestiame per mancanza di foraggio e malattie.
Marco Aurelio (121-180 d.C.) e Dione Cassio (150-235 d.C. parlano dei gravi danni riportati a Pompei e a Ercolano e riferiscono anche che le ceneri dell’eruzione giungono fino in Africa, Siria ed Egitto, dove causano pestilenze.
Non si hanno notizie precise sulle conseguenze dell’eruzione a Napoli o nelle zone non direttamente investite dall’eruzione. Nelle sue lettere, Plinio il Giovane riferisce solo i danni subiti da se stesso e della morte dello zio.
Papinio Stazio (40- 96 d.C.) nella sua opera”Silvae” parla dei danni a Napoli e dovrebbe trattarsi di una testimonianza diretta, dal momento che il poeta visse nella città e probabilmente vi si trovava durante l’eruzione (ritirò un premio di poesia nella città nel 78 o nell’80).
Allontanatosi dopo l’eruzione, Stazio torna a Napoli nel 92 e scrive alla moglie Claudia cercando di convincerla a tornare a vivere in Campania. A Stazio Napoli appare come una città viva e brulicante di gente. Promette alla moglie di farle visitare i templi e il porto di Pozzuoli con le sue belle spiagge. Vuole che torni nei luoghi dove ” l’inverno è mite e l’estate fresca, dove il mare lambisce la terra con pigre onde”.
Il ricordo dell’eruzione sembra ormai svanito, probabilmente perché sia Napoli che la zona dei Campi Flegrei sono state risparmiate dai danni più gravi.
Nello stesso periodo, le condizioni delle zone più vicine al vulcano dovevano essere molto diverse e solo Stabia era in via di ripresa. Un’importante via di comunicazione tra Nocera e Stabia, coperta dai depositi dell’eruzione, viene ricostruita nel 121.
La zona di Portici e Torre del Greco viene rioccupata tra il II e IV-V secolo d.C. e quella di Pompei e Ercolano solo tra il III e V secolo. La memoria delle città sepolte dura per secoli. In ogni lavoro di scavo e nella coltivazione dei campi emergevano continue vestige di una città che veniva chiamata “La Civita”. Gli scavi sistematici iniziarono a Pompei nel XVIII secolo, per volere di Carlo II, re delle Due Sicilie.
Otto le eruzioni di tipo pliniano così definite le eruzioni esplosive catastrofiche, determinate dall’effusione di magma frammentato, ricco di acqua – da quella, incerta, detta di Codola, circa 25.000 anni fa, fino all’ultima, quella di Pompei, del 79 d.C.
La simulazione al computer, combinata all’analisi del regime dei venti della regione, fornisce la zona del rischio per la ricaduta di materiale eruttivo.
Un tale magma, con la diminuzione di pressione dovuta alla risalita verso la superfice, forma una miscela col vapore. L’espansione di quest’ultimo fa raggiungere alla miscela una velocità di centinaia di metri al secondo. Un vero e proprio jet fuoriesce dalla bocca del cratere, formando la cosiddetta “colonna pliniana”, che può raggiungere quote di 50 chilometri e durare per ore. Essa trascina con sé frammenti di magma, cenere, porzioni del condotto vulcanico e del cratere, che ricadranno a varie distanze.
Se poi, per l’ampliarsi della bocca eruttiva (crollo del cratere) o per altre cause, la colonna pliniana collassa su se stessa, si formano i cosiddetti “flussi piroclastici”: valanghe roventi di materiale eruttivo e gas a temperature anche superiori agli 800° centigradi, che precipitano per gravità lungo i fianchi del vulcano a velocità elevate (fino a 100 metri al secondo), percorrendo distanze anche dell’ordine dei chilometri. E’ un flusso piroclastico a seppellire Pompei ed Ercolano.
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– Considerazioni finali
Come abbiamo detto all’inizio di questa lunga discussione sull’eruzione del Vesuvio, questa non riguarda in alcun modo la Marsica, ma questa ci aiuta a capire, come se ce ne fosse ancora bisogno, che la natura con i suoi eventi drammatici e imprevedibili può cambiare in pochissimo tempo il corso degli eventi e determinare il favore o meno delle genti che vivono in questi posti nefasti in quel periodo.
Imparare dal proprio passato è sempre utile, ma conoscere il passato di altre situazioni a volte può risultare decisivo anche per la propria sopravvivenza.
La divulgazione scientifica fatta qui, che abbiamo cercato di affrontare in parole semplici e dettagliate, ci spinge a dire che la conoscenza è sempre la base di tutto. Ormai siamo interconnessi e a differenza dell’età romana, un qualsiasi evento capiti oggi, ne risente tutto il mondo.
BIBLIOGRAFIA
1)https://web.archive.org/web/20131021071223/http://www.news.unina.it/dettagli_area.jsp?foto_dossier=6522&area=DOSSIER&ID=6523
2)https://web.archive.org/web/20181022113312/http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=L%27iscrizione%20e%20la%20data%20dell%27eruzione&idSezione=7787
4) https://www.agendaonline.it/napoli/vesuvio.htm
6)https://web.archive.org/web/20110117200703/http://vulcan.fis.uniroma3.it/lavori/episodes.pdf
7) http://www.distar.unina.it/it/vulcani-napoletani/vesuvio/principali-eruzioni/l-eruzione-del-79
APPROFONDIMENTI GEOLOGICO – STORICI
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