VALLE ROVETO – INQUADRAMENTO SEDIMENTARIO

 

 

Cima del Monte Viglio (Immagine da https://www.youtube.com/watch?v=ZAgqAl33zJo)

 


 

 

L’inquadramento sedimentario della Valle Roveto verrà qui condotto attraverso un rapido exursus sulle principali formazioni che interessano la zona, considerando che essenzialmente la natura dei materiali costituenti la Valle Roveto riguarda per la maggior parte arenarie e calcari.

Le unità litologiche che riguardano l’area della Valle Roveto sono:

 

1) Unità dei calcari e dolomie del Giurassico

2) Unità dei calcari del Cretacico inferiore (Neocomaniano – Aptiano)

3) Unità dei calcari del Cretacico Superiore (Cenomaniano – Maastrichtiano)

4) Unità dei calcari a briozoi e litotamni (Lamghiano superiore – Elveziano
inferiore)

5) Marne ad Orbulina (Serravaliano – Tortoniano inferiore)

6) Formazione argilloso-arenacea (Messiniano inferiore)

7) Brecce della Renga (Messiniano superiore)

8) Unità delle Puddinghe Poligeniche ad elementi allotigeni (Messiniano superiore)

9) Brecce antiche (Pliocene superiore)

10) Depositi travertinosi  eluviali e colluviali antichi e recenti (Pleistocene medio – Olocene)

 

 

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1) Unità dei calcari e dolomie del Giurassico

 

Questa unità affiora soprattutto nella zona tra Zompo lo Schioppo e Monte Rotondo. L’unità si presenta ben stratificata in banchi costituiti da intercalazioni di calcari bianchi micritici e calcari dolomitici. L’unità stratigrafica appare spessa 900-1000 m nella parte simbruina-ernica e 1400-1600 m nel settore della Serralunga.

 

 

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2) Unità dei calcari del Cretacico inferiore (Neocomaniano – Aptiano)

 

Quest’unità è ampiamente affiorante su tutto il territorio della Valle Roveto sia nella catena della Serralunga che in quella dei Cantari-Ernici. L’unità è composta da dolomie microcristalline di varia tonalità di bianco da quello pulito a quello più sporco. Lo spessore della formazione varia da 600 m sul versante ernico-simbruino, e 800-900 m sul versante della Serralunga.

 

 

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3) Unità dei calcari del Cretacico Superiore (Cenomaniano – Maastrichtiano)

Calcari del Cretacico superiore presenti sulla cima del Monte Viglio

 (Immagine da https://www.youtube.com/watch?v=ZAgqAl33zJo)

 

L’unità in questione è soprattutto affiorante sulla parte alta dei Monti Cantari e sulla parte alta delle cime della dorsale della Serralunga (Monte Coppettello, M. Bello e Monte Orbetta). A livello litologico la formazione è composta quasi solo da sedimenti calcarei (mudstone e wacke stone) con intercalazioni dolomitiche di gran lunga subordinate. Sono molti fossili che vi si trovano, tra questi i più comuni sono le rudiste.

Lo spessore della formazione varia dagli 800 m sul versante della Serralunga ai 900-1000 m del versante simbruino-ernico.

 

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4) Unità dei calcari a briozoi e litotamni (Langhiano superiore – Elveziano inferiore)

 

Questa formazione affiora maggiormente lungo il crinale dei Monti Cantari, nell’area della Sorgente della Moscosa e di Monte Prato, in minor misura lungo il sovrascorrimento del fronte dei Simbruini e in limitati affioramenti lungo la faglia della Marsica occidentale.

Sul piano litologico i Calcari a Briozoi e Litotamni sono costituiti da calcareniti organogene, bioclastiti e biolititi.

La componente fossile è costituita da briozoi, molluschi (Pecten, Ostrea), alghe melobesie, echinidi, anellidi. Lo spessore medio della formazione è di 40-100 m.

                                                                                                                                           

 

 

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5) Marne ad Orbulina (Serravaliano – Tortoniano inferiore)

 Questa formazione la ritroviamo affiorante lungo limitati lembi in prossimità del fronte di sovrascorrimento dei Monti Cantari-Ernici e nei pressi di Civita d’Antino. La formazione delle Marne a Orbulina è composta da calcari misti a sedimentazione terrigena.

In pratica tale formazione segna il passaggio da una sedimentazione calcarea che qui si esauirisce, a una sedimentazione terrigena. Quindi si passa da un mare a sedimentazione calcarea a uno a sedimentazione terrigena, cioè vicino alla terra ferma. Lo spessore della formazione è molto variabile, ma non superiore a 15 m.

 

 

 

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6) Formazione argilloso-arenacea (Messiniano inferiore)

Questa formazione affiora in tutta la Valle Roveto ed è costituita da un’alternanza di argille e arenarie in livelli e strati di spessore variabile da pochi cm a 1 metro. Il cemento è argilloso-calcareo.

 

 

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7) Brecce della Renga (Messiniano superiore)

 

Le Brecce della Renga è una formazione che affiora con continuità lungo tutto il fronte tettonico della Valle del Liri tra Capistrello e Zompo Lo Schioppo. Questa formazione affiora in modo continuo anche sulla catena della Renga e sul Montarozzo.

Questo genere di formazione ha i clasti difficilmente distinguibili dal cemento in quanto sono uguali ad esso. I clasti sono a spigoli vivi e non sembrano aver subito alcuna elaborazione. Gli spessori variano da pochi m a 500 m.

 

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8) Unità delle Puddinghe Poligeniche ad elementi allotigeni (Messiniano superiore)

Questa formazione affiora lungo il fronte dei Simbruini-Ernici, zona M. Prato e Sorgente della Moscosa e lungo Val Roveto zona Canistro-Civitella Roveto. A livello litologico l’unità geologica è fatta da depositi di puddinghe poligeniche policrome a luoghi mal stratificate in grosse bancate discontinue con intercalazione di argilla e sabbia.

I clasti sono composti da materiale che non compare nella serie locale. Lo spessore della formazione varia in generale dai 150 m presso Fonte della Moscosa ai 250-300 m di Monte Prato.

 

 

 

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9) Brecce antiche (Pliocene superiore)

 

Le Brecce antiche sono una formazione rocciosa affiorante nel grande anfiteatro glaciale compreso tra la struttura del Monte Viglio e del Monte Rotondo. Sul piano litologico la formazione riguarda brecce molto compatte composte da clasti calcarei appartenenti alle serie locali di varie dimensioni comprese tra il cm e qualche dm presentandosi angolosi e subangolosi cementati.

 

 

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10) Depositi travertinosi  eluviali e colluviali antichi e recenti (Pleistocene medio – Olocene)

 

I depositi di questa formazione tendono ad affiorare perlopiù nel settore di Zompo Lo Schioppo. Il materiale della formazione è terroso di aspetto spugnoso comunque litologicamente travertinoso. Questo materiale risulta particolarmente erodibile. Scendendo nello specifico questi depositi comprendono piccoli ciottoli abbastanza lavorati, scarsamente legati da matrice sabbiosa, in prevalenza calcarea e diverse dimensioni.

Questi depositi possono essere di varia natura come i depositi alluvionali. I depositi alluvionali comprendono una fascia di sedimenti incoerenti o poco cementati, che compongono i principali fiumi per quasi tutto il percorso, come per esempio avviene per il fiume Liri. In alcuni tratti le alluvioni si distinguono in terrazzi, che riguardano la successione di più cicli di depositi. Lo spessore dei depositi è molto variabile essendo in funzione delle zone e delle condizioni di deposizione.

 

 

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Depositi Bauxitici

Nella successione laziale-abruzzese merita un discorso approfondito i depositi di bauxite che sono ben presenti sia nella Valle Roveto che nella Marsica in genere.

 

 

– Affioramenti nella Valle Roveto:

Riguardo la Valle Roveto depositi bauxitici affiorano nel comune di Balsorano, lungo la dorsale del M. Cornacchia – M. Longagna e nell’area del Monte Turchio.

La forte presenza di questa roccia non è mai passata inosservata, tanto che nel XVIII secolo il governo borbonico rilevandolo in discrete quantità impianta a Morino una piccola industria di ferriera, dove si viene a lavorare la bauxite estratta per poi trasformarla in alluminio.

 

 

-Origine della bauxite:

La bauxite è un materiale che si rinviene tra i calcari in sacche che vanno da piccole quantità a discrete quantità come è presente nella Marsica. Ora ci sono varie scuole di pensiero sull’origine di questa roccia.

Diciamo che vi sarebbe una scuola di pensiero che collegherebbe la presenza delle bauxiti a fenomeni di emersioni di piccole isole appartenenti alla piattaforma laziale-abruzzese durante il Cretaceo.

Per esempio secondo Gortani le intercalazioni di bauxite presenti nei calcari (nel nostro caso nei calcari cretacici), si sarebbero originate nello stesso modo con cui si ha la formazione delle terre rosse. 

Con ciò si dedurrebbe che le zone aventi questa roccia, sarebbero state emerse per un lungo periodo, consentendo con ciò di avere le giuste condizioni ambientali per formare poi la bauxite.

Secondo un altro studioso, Ratto, si supporrebbe che l’origine delle bauxiti vada ricercato nelle acque discendenti dalla superficie e quindi ricche di ossigeno, le quali, giungendo a contatto con scisti alluminiferi e piritiferi sottostanti ai calcari, avrebbero agito su di essi dando dapprima origine ad acido solforico, per ossidazione delle piriti e in seguito, ad opera d detto acido sugli scisti alluminiferi, a soluzioni di solfati che per reazioni posteriori avrebbero messo in libertà i due idrossidi.

In generale l’idea prevalente è associare la presenza di questa roccia a fattori di emersione dell’area che lo contiene. Da ciò ne segue che molte zone dell’Appennino con questa roccia erano emerse in età cretacica, diciamo Cretacico medio.

Tuttavia da studi fatti risulterebbe che una generale e duratura emersione dello shelf si avrebbe solo nel Paleocene, mentre in corrispondenza dell’antico braccio di mare aperto, permane una depressione estesa della Piana di Sulmona e di Cassino, che creerà condizioni particolari alla sedimentazione cenozoica.

Quindi la bauxite è ben presente nelle nostre zone e non riusciamo qui fornire le quantità esatte della sua presenza e spessore. Tuttavia la sua estrazione e lavorazione ha consentito a molte famiglie di vivere per diverse generazioni.

 

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CONSIDERAZIONI FINALI 

 

Alla luce di quanto scritto e di quanto osservato vediamo che il settore della Valle Roveto, in special modo i Monti Cantari e i Monti Ernici mostrano una successione stratigrafica che si attribuisce alla serie carbonatica giurassico-miocenica della piattaforma laziale-abruzzese ed alla sua evoluzione verso i termini silico-clastici alto miocenici.

In particolare i sedimenti calcarei e calcareo dolomitici sono riferibili all’intervallo Dogger-Serravaliano, mentre i depositi carbonatico detritici e argilloso arenacei al Tortoniano superiore – Messiniano.

Come già detto da Cavinato et alii (1992) e Damiani (1992) la definizione delle facies mesozoiche della piattaforma laziale-abruzzese nel settore simbruino-ernico, ha messo in luce un’evoluzione paleogeografica della piattaforma carbonatica che si è articolata e cambiata nella disposizione e spessori delle litofacies.

Al materiale arenaceo e calcareo vanno aggiunti i depositi bauxitici già detti e poi quelli di materiale derivante da rimaneggiamento glaciale e deposito alluvionale. Questi ultimi due depositi si presentano disposti lungo la Valle Roveto come piccoli rilievi.

Una grossa parte dei depositi di rimaneggiamento per azione glaciale la ritroviamo impostatasi sopra le arenarie e di questo materiale una grossa percentuale riguarda brecce e puddinghe (roccie di ciottoli).

 

 

 

 


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