
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
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XVII sec.
– Il ducato di Tagliacozzo 1595-1611
Tra la fine del ‘500 e fino all’inizio del ‘700 abbiamo un grande cambiamento climatico passato alla storia come Piccola Età Glaciale, ovvero estati piovose e freddo intenso d’inverno. Nella Marsica questo si traduce in raccolti scarsi o nulli. Non solo ma tra il ‘500 e il ‘600 sono diverse le annate che si ricordano con il lago Fucino completamente gelato d’inverno che assicurava un passaggio comodo per slitte e merci. Il clima rigido porta con se un calo demografico e la concentrazione della popolazione in paesi più facilmente raggiungibili e meno a ridosso della montagna.
Per esempio è in questo periodo che si ha il quasi completo abbandono di Albe e la maggiore presenza di persone nei piccoli centri a ridosso del paese albense. Tra questi vediamo un certo incremento demografico ad Avezzano, che per la sua posizione strategica al centro del Fucino e a ridosso del lago ne fanno il luogo ideale dove abitare in quanto comunque la presenza del vicino lago assicura un certo clima mite di più che se si sta in montagna.
Nel periodo 1595-1611 la mancanza di un padrone forte di Casa Colonna porta a un certo decadimento famigliare. Tuttavia nel ducato di Tagliacozzo la forte mano di Giuliano De Leonibus, in qualità di Luogotenente di Casa Colonna, riesce a tenere ben salda la situazione amministrativa del ducato. Egli grazie alla sua perseveranza riesce a far entrare stabilmente nelle casse di Casa Colonna ben 3000 scudi l’anno fino al 1605 anno della sua morte. Dopo di lui diventano luogotenenti Marzio Fellio e Gaspare Resta che pone per la prima volta alla ribalta la sua famiglia.
La famiglia Resta diventa in breve una delle famiglie più in vista del ducato, scatenando molta invidia nel paese natale. Questa invidia si moltiplica nel corso del tempo portando addirittura all’omicidio di Giuseppe Resta nel 1606, fratello di Gaspare. Negli anni di governo di Giuliano De Leonibus il territorio ducale viene frazionato per meglio avere afflussi di cassa. In pratica nasconoo le baronie di Magliano, Scurcola e Corvaro che si aggiungono a quelli esistenti di Carsoli e della Valle Roveto.
In generale però questo periodo d’incertezza di guida di Casa Colonna, pur con i fattori climatici di persistente freddo e gli alti e bassi dovuti alla gestione dei vari amministratori di Casa Colonna, non mostra segni di particolare crisi. Il ducato di Tagliacozzo rispetto ad altri feudi importanti sia laziali che abruzzesi va discretamente. In pratica l’economia del ducato prosegue abbastanza bene, manifestando questa crescita fino al 1640.
Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 emergono nel ducato nuove famiglie baronali sulla scia della politica delle deleghe di incarichi e sotto incarichi che la famiglia Colonna distribuisce per gestire il ducato di Tagliacozzo. Tra le nuove famiglie emergenti nel ducato ricordiamo gli Argoli, i Resta, i Mastroddi, i Mattei, i Gentile, i Blasetti, i Grosso, i Bontempi, i Luzzi, i Maglieri, i Rota, gli Amicucci, gli Ercolini, i Capoccio ecc. Questi figurano secondo i catasti come una gamma di proprietari terrieri. case, botteghe in piazza, selve e prati. Questo nuovo gruppo emerge in due modi da un lato tende ad accaparrarsi tutti i posti di priori e membri nelle cariche elettive delle varie università e cerca di acquisire meriti presso i Colonna
Anche al livello religioso tra fine ‘500 e inizio ‘600 si hanno dei buoni vescovi dei Marsi capaci di amministrare bene la diocesi marsicana assicurando buona convivenza civile e pur tra alti e bassi dovuti alla cruda gestione patrimoniale degli Spagnoli che con le loro tasse soffocano l’economia, la situazione economico-sociale del periodo si rivela accettabile.
– Il 6 duca di Tagliacozzo

Filippo I Colonna 6 duca di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)
I Colonna si trovano tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 senza una vera e propria guida in quanto Marcantonio III muore 20 enne nel 1595 ed essendo sempre stato di salute cagionevole e molto giovane non ha mai veramente esercitato un potere di fatto.
A lui poi succede un bambinetto di pochi giorni come Marco Antonio IV. Anche qui questo giovanissimo erede di casa Colonna si mostra di salute cagionevole morendo appena sedicenne nel 1611, a cui succede lo zio Filippo I, fratello del padre. Filippo I si mostra come una guida forte e sicura per la famiglia e lo rimarrà fino alla sua morte avvenuta nel 1639.
Filippo, ultimo uomo d’armi di Casa Colonna si dedica alla riorganizzazione delle milizie colonnesi e alla ricotruzione delle fortune familiari, puntando su un’attenta gestione del patrimonio, attraverso una forte eliminazione degli sprechi e un ripianamento dei debiti.
Chiaramente Filippo non ha mai rinunciava allo sfarzo della sua casa come ci si attendeva da un uomo del suo lignaggio, tuttavia una politica assai più decisa nell’attenzione al patrimonio familiare consentiva ai Colonna di attraversare l’inizio del ‘600 in una maggiore tranquillità. Certo essendo una famiglia importante le spese erano tante e poi Filippo ha molti figli e questo anche significa molte spese. Tuttavia la sua politica attenta e parsimoniosa riduce i debiti familiari e aumenta le riserve monetarie familiari.
– Il ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I (1611-39)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Come accennato il nuovo duca Filippo è un uomo d’armi e una persona assai concreta che cerca di persona di controllare tutto e tutti e ciò per evitare fughe in avanti dei suoi vassalli. Filippo dimostra fin da subito di essere capace di gestire il tutto e persegue con determinazione l’obbiettivo di rendere più efficienti i suoi feudi compreso chiaramente anche il ducato di Tagliacozzo. Sotto Filippo il ducato di Tagliacozzo continua ad andare abbastanza bene sul piano economico, nonostante i molteplici segnali di crisi che sono ben presenti e che dipendono da fattori esterni.
Infatti nel periodo di Filippo si accentua un calo generalizzato della popolazione, dovuto anche ai raccolti poco brillanti per il clima notevolmente più freddo che si ha dalla fine del secolo precedente e persiste in questo secolo. Il problema climatico purtroppo accentua molte situazioni di carattere economico che portano a cadute in diversi settori come nell’allevamento dove si registrano anche diverse morti bestiame. Per Filippo non è facile gestire questi problemi in quanto ben pressato dalle banche per i debiti famigliari accumulati in passato e dalla forte pressione fiscale spagnola che strozza l’economia generale. In questo quadro Filippo dimostra di avere buone capacità di governo e di saper ballare bene nella tempesta del tempo cercando di frenare al massimo le perdite di denaro e di aumentare il capitale famigliare.
Filippo realizza ciò attraverso un controllo molto ferreo sul suo patrimonio, controllando da vicino le spese di entrata e uscita e frenando in più occasioni gli eccessi dei suoi vassalli e delle varie famiglie emergenti, evitando così mancanze grosse di questi nei confronti della popolazione.
D’altra parte c’è anche da dire che Filippo una cosa asciutta, ma vera ovvero che il controllo ferreo serviva anche per far andare nelle casse famigliari piuttosto vuote quanti più soldi possibili baipassando gli intermediari, cercando però di sfruttare al massimo la popolazione locale con tasse e altre diavolerie feudali.
Un esempio lampante di ciò riguarda un caso del 1631 dove Filippo dimostra risolutezza sulle spese del ducato di Tagliacozzo. Qui Filippo da istruzioni molto precise al gestore dell’erario di Tagliacozzo Marino Fallaci, fresco di nomina, stilando una lista delle spese di entrata del ducato che il gestore doveva esigere dalla popolazione in merito come imposte. La lista in questo senso è piuttosto lunga riguardando l’elenco di tasse, gabelle e la tassa per mantenere la cavalleria leggera del ducato. Il tutto veniva riscosso in tre rate in prossimità della Pasqua e del Ferragosto e del Natale giusto in tempo per rovinare le feste alla popolazione. Facendo così però nella crisi generale del vice regno napoletano egli riesce ad assicurare ai propri domini un governo stabile e capace rendendo più facile attraversare questi decenni e frenare la caduta economica, che altrimenti sarebbe stata peggiore.
Altra nota importante della politica di Filippo è l’incremento dell’affitto degli uffici pubblici e dei diritti feudali già avviata dal suo predecessore Giuliano De Leonibus. In pratica le nuove famiglie emergenti nella loro ascesa pubblica, una volta raggiunti gli uffici più importanti sia al livello d’incarichi che di nomine feudali, per esempio la baronia di Corvaro o di Civitella Roveto devono sborsare per mantenere quelle cariche diversi quattrini, altrimenti devono dimettersi e cedere il posto ad altri.
Le entrate che Filippo riesce a far arrivare alle casse della famiglia servono a pagare gli alti debiti famigliari che diminuiscono molto con lui, a pagare le alte spese di vita lussuosa che una famiglia così importante deve avere se vuole stare al passo con gli altri e mirare ad altre fortune, sia a pagare le alte spese di miglioria dei palazzi di famiglia dislocati nei suoi feudi.
Filippo quindi anche in conformità con la forte tassazione spagnola, deve tenere sempre aggiornata la situazione dei feudi, per questo vengono redatti dei catasti nel ducato di Tagliacozzo il primo è del 1609 e il secondo è del 1635. Da questi emergono chiaramente le nuove ricche famiglie del territorio ducale. Su questo facciamo un piccolo sunto.
– Le famiglie emergenti nel ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I
Dal catasto del 1635 emergono diversi dati dalle nuove famiglie aristocratiche di Tagliacozzo. Per esempio sappiamo che i Resta e gli Argoli le due nuovi potenti famiglie di Tagliacozzo nel ‘600 sono di antico lignaggio francese. Di recente nobiltà abbiamo i De Leonibus e i Capoccio, entrambe fedeli amministratici dei Colonna. Quindi ci sono i Rota, i Rosa e gli Spina che sono ormai ben impiantate a Tagliacozzo, ma che provengono dal napoletano. Quindi abbiamo diverse famiglie venute su come notai e dottori come gli Ercolini, i Cocco, i Maglieri, i Campora, i De Franciscis, i Gentile, i Fallaci, i Ciamei, i Guidarelli, ecc.
Altre famiglie come i Mastroddi, i Fallaci e i Fantozzi sono di recente nomina regia, altre provengono dall’arrichimento nel commercio da alcuni villaggi intorno a Tagliacozzo e cresciute poi nel corso del tempo nel processo di refeudalizzazione della terra come i Grosso di Sante Marie, gli Amicucci da Torre di Tagli e i Bontempi da Scurcola.
Ad Albe troviamo i già citati Capoccio che sono ad inizio ‘600 ben consolidati amministratori dei Colonna. A fianco a questi emergono i Blasetti, provenienti dai villaggi di Massa e Corona che ad inizio ‘600 compaiono con due loro esponenti, Vincenzo dottore in Filosofia e Marco Antonio affarista. Quest’ultimo fa affari con l’incetta, il commercio a grande scala e il contrabbando dello zafferano.
Tutte queste famiglie sono e saranno coloro che nel ducato comanderanno accedendo a tutti gli incarichi presenti nelle università dei paesi e allo stesso tempo accedendo ad alcuni incarichi amministrativi del ducato. Questi figurano nel catasto del 1635 come proprietari beni urbani composti da case in Tagliacozzo o nei centri limitrofi e botteghe di piazza, o di beni rurali come terre, vigne, canapine, selve e prati.
Filippo pur avendo tanti figli, riesce a diminuire il debito famigliare e aumentare il capitale di soldi in suo possesso
– Tagliacozzo e Avezzano ad inizio ‘600: Nell’ambito dei feudi colonnesi che posto occupava il ducato di Tagliacozzo per i Colonna?

Tagliacozzo tra 500 e 600
Diciamo secondario, almeno giudicando ciò dalla consistenza delle migliorie dei Colonna verso i propri palazzi, che si concentrano di più sui palazzi dei feudi laziali e poco su quelli abruzzesi, giudicati quasi più colonie che altro. Ciò è indicativo di un atteggiamento che i Colonna avranno sempre più nei confronti della Marsica e degli altri feudi abruzzesi. Questo viene detto anche in base alle loro visite in Abruzzo che nell’arco del tempo perlomeno nel ‘600 saranno piuttosto poche rispetto al periodo cinquecentesco, dove fino alla morte di Marco Antonio IV (1611) vuoi per situazioni contingenti ai rapporti con i papi, che per altri motivi i Colonna hanno soggiornato a lungo a Tagliacozzo e ad Avezzano.

Avezzano tra 500 e 600
Concentriamoci ora su queste due località. Tagliacozzo con il suo Palazzo Ducale rimane per tutto il periodo feudatario il centro amministrativo del ducato, ma Avezzano per la migliore posizione geografica acquista nel corso del tempo una notevole centralità e ciò è confermato dalle spese che i Colonna dedicano al castello di Avezzano. Infatti nel corso del ‘600 la residenza del castello avezzanese diventa la più frequentata nei soggiorni estivi dei Colonna, malgrado Tagliacozzo continui a svolgere il ruolo di capoluogo e sede dei principali uffici del Ducato.
– La Valle di Nerfa all’inizio del ‘600

La Valle di Nerfa e Cappadocia nel 1955
Nel prima prima parte del ‘600 diciamo fino al 1640, l’attività economica non subisce particolari tracolli, tuttavia la crescita del periodo precedente si viene arrestando in modo via via più significativo e ciò è dato in primis dal clima che qui è sempre stato rigido, ma nel Seicento lo è ancora di più. Ciò lo si vede dall’agricoltura di sussistenza che qui non ha mai trovato terreno adatto, ma che con il clima duro di questo ciclo si dimostra ancora più scarsa.
Cappadocia, così come Petrella e gli altri paesi della zona dopo aver registrato una certa crescita di popolazione vengono a diminuire piano piano. L’alta assazione spagnola poi fa il resto strozzando una qualsiasi attività economica. Ciò purtroppo induce alcune persone a diventare briganti quasi per necessità. Poi certo le bande criminali del tempo sono formate anche da membri dell’aristocrazia che certo non ha motivi economici per diventare criminali, ma solo per una sorta di sfacciataggine sociale.
– Il 7 duca di Tagliacozzo (1639)
Alla morte nel 1639 di Filippo I Colonna gli succede nella carica di 7 duca di Tagliacozzo il figlio Federico, aiutato però nella gestione patrimoniale dal fratello più grande Girolamo, che però essendo cardinale non poteva ereditare terre e titoli. Però è lui il vero comandante di Casa Colonna dopo la morte del padre Filippo.
– L’8 duca di Tagliacozzo (1641)
Nel 1641 tuttavia Federico muore in battaglia, ed essendo privo di figli maschi, è un altro fratello Marco Antonio V ad ereditare beni e titolifamigliari. Ma pur essendo Marco Antonio un buon mecenate e amante delle arti è scarso nella gestione del patrimonio famigliare, per questo lascia il tutto nelle mani del più navigato fratello Girolamo. Girolamo Colonna è quindi il vero duca di Tagliacozzo negli anni ’40 e ’50 del secolo XVII e saranno anni duri e poveri.
– I primi anni da duca in pectore
Girolamo Colonna per meglio controllare il ducato di Tagliacozzo usa spesso il Palazzo Ducale come sua residenza personale e i primi tempi si rivelano ancora piuttosto tranquilli se nel 1642 viene data una gran festa con partecipazione popolare per l’onomastico di Pietro Colonna altro cardinale di famiglia. A prescindere dai festeggiamenti quelli sarebbero stati fra gli ultimi eventi felici del ducato prima del grande periodo di terrore che sarebbe sopravvenuto da li a poco tempo.
– Il clima impazzito
La rigidità del clima si manifesta lungo tutto l’arco del secolo, ma alcune annate registrano particolari freddi intensi, specie quelle fra il 1645 e il 1650. In questi anni la rigità del clima porta ad avere vini privi di sapore, la stessa cosa vale per gli alberi da frutto che si rivelano con scarsi e privi di sapore.
– La Valle di Nerfa negli anni 1640

La Valle di Nerfa con Cappadocia oggi. (Immagine da Wikipedia)
A causa del clima rigidissimo nella Valle di Nerfa le rocche secondarie di Tremonti, Girifalco, Verrecchie e Roccacerro sono ormai completamente disabitate e gli stessi piccoli centri vedono un calo drastico della popolazione che a causa di questo clima così duro è costretta a spostarsi per buona parte dell’anno verso la campagna romana con le loro greggi.
– Cappadocia nel 1640

Cappadocia oggi. (Immagine personale)
A metà ‘600 Cappadocia continua ad apparire come un borgo medievale con case erette con i sassi, con quella pietra che le montagne circostanti hanno sempre fornito. Sicuramente erano case assai grandi, fino ai primi di questo secolo, infatti la gente di Cappadocia ha trascorso la propria esistenza in un grande stanzone, posto al piano superiore di una modesta abitazione, poiché il piano inferiore veniva adibito a stalla, a pollaio e cantina. In quella sala si mangiava, si dormiva, li le donne si radunavano per trascorrere le lunghe giornate invernali, quando il freddo e la neve non permettevano di uscire.
Per secoli in quelle case si sono consumate storie di miseria, ma anche piacevoli intrattenimenti. Non c’è da stupirsi del fatto che tanta gente anche pastori e contadini, conoscessero i grandi poemi del Rinascimento: “l’Orlando furioso”, “La Gerusalemme liberata” “La canzone d’Orlando”, o tutti i racconti biblici. Intorno al fuoco, infatti, la sera quando si poteva godere un po’ di riposo, si radunava l’intera famiglia allora assai numerosa, e il capo famiglia, o chi per lui, leggeva questi racconti. Quella era la televisione di allora, e i bambini chissà quali mondi immaginavano sentendo quelle storie. Poi la recita del S. Rosario e quindi tutti a letto.
Per quella gente, i nomi dei paladini o dei profeti o dei patriarchi erano affascinanti, per questo molti portavano i nomi di quei grandi personaggi. Si tratta di quella situazione propria delle genti povere dell’Italia e dell’Europa fino a quando il progresso non ne ha sconvolto lo stile di vita.

Un pastore di pecore con il suo gregge.
Certo è che la situazione della popolazione locale nel ‘600 sia a Cappadocia che nel resto dei paesi della Marsica è molto dura e spesso penosa. Ci sono poi categorie che sono molto sfruttate dai cosidetti padroni. Tra queste vi sono sicuramente i pastori di pecore che non sono quasi mai a casa e spesso sono fuori a lungo e sono in una condizione economica dove appaiono gli ultimi degli ultimi.
– Il banditismo politico del 1646
Girolamo Colonna, cardinale e duca di fatto, è coinvolto nelle lotte più o meno sotterranee fra Papato e Corone francese e spagnola. Queste lotte vedono protagonisti sia poveri miserabili asserviti per fame al potere criminale che soprattutto uomini esponenti delle famiglie baronali del posto che per cupidigia si danno al brigantaggio, sicuri di non essere mai presi e poter fare quanto vogliono. Emblematico intal senso è il caso di Giulio Pezzola, di estrazione nobile locale in quanto proveniente da una famiglia della Valle del Salto.
Pezzola per anni compie efferratezze di ogni genere nelle terre di confine e poi viene reclutato dagli Spagnoli per umiliare Papa Urbano VIII Barberini o per sostenere la guerriglia nelle terre papali o usato per riportare l’ordine spagnolo nelle rivolte del 1646-48.
Un esempio lampante di quanto detto si verifica proprio nel 1646 allorquando Pezzola su ordine dello spagnolo Raimondo Zagariga, presidente dell’Udienza Provinciale di Aquila assale una banda di ventisei fuorilegge, comandati da Marco Antonio Sebastiano, il cardinale Gerololamo Colonna da Tagliacozzo si oppone alla richiesta spagnola di sostenere con i suoi uomini l’azione repressiva, dimostrando indirettamente che i banditi erano suoi protetti.
Gli uomini di Pezzola dopo aver appicato un incendio nelle case di Magliano, dove la banda si era nascosta, questi si rifugiano presso la chiesa di Santa Lucia. Qui il Pezzola entra con i suoi e senza troppo scomporsi uccidono 12 membri della banda fra cui lo stesso Sebastiano, e poco dopo Pezzola uccide altri 6 membri della banda di Sebastiano che aveva arrestato poco prima decapitandoli. Alla fine saccheggia il paese di Magliano ottenendo un bottino di 3000 scudi.
– La rivolta di Masaniello del 1647-48

La rivolta di Masaniello. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1647 una tremenda rivolta popolare comandata dal popolano Masaniello partendo da Napoli mette in scacco le truppe spagnole occupandole per più di un anno con continue rivolte in tutto il territorio del sud Italia, Marsica e Abruzzo compresi. I motivi di questa rivolta popolare sono la fame e le troppe tasse sia feudali che centrali di Napoli.
Le tasse feudali troppo alte per il popolino lo offendevano con tassazioni ridicole tese solo ad umiliarlo. Le rivolte in tutto il sud Italia si risolvono con scontri armati e omicidi anche di persone altolocate, giudicati dal popolo delle veri serpi.
La rivolta però dopo un anno viene duramente sedata dall’esercito spagnolo che intervenuto con durezza in tutto il territorio vicereale riporta la calma della popolazione con la violenza delle armi.
– La rivolta di Masaniello nella Marsica (1647-48)
Nella Marsica come in tutto il territorio napoletano la grande ribellione si accende. Centro della rivolta nella Marsica è Celano, che con il barone Quinzi dell’Aquila abbatte il potere del conte Peretti di Celano e ne occupa il castello, da dove guida la rivolta nel resto della Marsica. Da Celano infatti la rivolta si espande nel giro di poco a tutto i centri della contea e poco dopo anche al ducato di Tagliacozzo. In questo quasi tutti i paesi si trovano coinvolti da Scurcola, ad Avezzano fino a Tagliacozzo e altri centri ancora.

Scurcola Marsicana nel 600
Il popolo prende di mira le famiglie baronali locali e gli si rivolta contro come capita a Tagliacozzo. Qui abbiamo che il popolo spinto dalla grave miseria, disperazione e il moltiplicarsi di tasse locali assurde come alcune gabelle, o lo strozzinaggio fiscale della Corona spagnola, si rivolta contro i luogotenenti locali dei Colonna, che a Tagliacozzo sono gli Argoli e i Resta.
Qui a Tagliacozzo i primi tafferugli della rivolta si verificano davanti al forno baronale di Porta da Piedi dove per la carestia il pane è dimezzato di peso. Le poche milizie dei Colonna presenti in paese vengono prese alla sprovvista e distrutte dai rivoltosi, quelli che rimangono preferiscono non prendere parte alla rivolta. Successivamente i rivoltosi stanchi dei sorprusi degli Argoli, luogotenenti dei Colonna, li prendono di mira. Gli Argoli presi di mira vengono assaltati e alcuni loro esponenti vengono uccisi. Poco dopo lo stesso palazzo Argoli posto nella piazza centrale del paese viene assalito e saccheggiato duramente.
Poco dopo però intervengono in tutta la Marsica le milizie di Giulio Pezzola, incaricato dal governatore d’Abruzzo Pignatelli di riportare l’ordine. Pezzola al comando di 1500 uomini esegue l’ordine, ma la notizia della fine della rivolta a Napoli, porta molti paesi ad arrendersi spontaneamente.

Tagliacozzo tra 500 e 600
A Tagliacozzo invece accade un miracolo la popolazione saputo di un gruppo di milizie che stava arrivando nel paese prega S.Antonio affinchè li salvasse e pare che il santo sia intervenuto manifestandosi davanti le milizie e queste vedendolo abbiano fatto retromarcia. Da allora il santo è acclamato protettore di Tagliacozzo e gli sono state affidate le porte della città.
In pochissimo tempo si ha lo spegnimento della rivolta marsicana. Segno di ciò è la cacciata di Quinzi dal castello di Tagliacozzo e la ripresa di questo da parte del conte Peretti.
– Terremoto di Cerchio del 1648

Il terremoto di Cerchio del 1648
Mentre nella Marsica erano in corso le azioni di Pezzola volte al ristabilimento dell’ordine spagnolo, si verifica il 19 gennaio 1648 un forte terremoto nella zona di Cerchio. Il sisma colpisce ovunque in primo luogo il piccolo paese, che viene distrutto dalla scossa. Ci sono macerie ovunque e nella scossa muoiono 150 persone. La scossa è avvertita chiaramente in tutta la zona fucense, ma al momento non abbiamo ulteriori dati su questo e quindi non possiamo ne dire e ne ipotizzare la quantità di danni arrecati ai paesi limitrofi
– L’Europa dopo la guerra dei 30 anni (1648)

L’Europa nel 1648 (Immagine da Wikipedia)
– Terremoto di Sora del 1654.

Il terremoto di Sora del 1654
Un forte terremoto pari a 6,3 Mw si verifica nella zona di Sora producendo danni ingenti in tutta la zona di Frosinone – Cassino – Sora. Il sisma vista la vicinanza produce danni ingenti anche nella Marsica concentrati soprattutto nelle zone della Valle Roveto, dell’alto Sangro e della Valle di Nerfa.
– Effetti del terremoto di Sora sulla Valle di Nerfa.
Seppure non riportato da alcuna fonte trovata al momento siamo portati a credere che questo sisma abbia prodotto danni anche nei paesi della Valle di Nerfa. Si sa infatti che diversi centri della Valle Roveto riportano danni importanti conseguenti questo sisma. Essendo la Valle di Nerfa attigua a questa è possibile che vi siano stati danni per questo sisma anche qui.
– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da
https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo dove ci sono focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)
Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi praticamente scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Ma al termine di tutto la pestilenza uccide centinaia di migliaia di persone tra Napoli e Milano.
– Il ducato di Tagliacozzo e la Marsica durante la Peste (1656-57)
Il ducato di Tagliacozzo così come tutta la Marsica sono colpiti duramente dalla pestilenza che qui uccide 4000 persone. Ma la peste non incide in modo uniforme nella Marsica in quanto ci sono aree più colpite di altre come l’area di dove il paese di Scurcola è colpito duramente passando da 200 a 136 fuochi in pochissimo tempo o come nei villaggi vicini come San Donato, Poggio Filippo e Gallo dove il il 90 % di persone risultano morte nel giro di poco tempo.
Ma ci sono anche paesi meno colpiti come a la Peste come a Tagliacozzo dove muoiono soltanto 170 persone, che pur essendo un numero alto non è altissimo come in altri centri, qui la maggior parte della popolazione sopravvive. Ci sono altri centri marsi dove la sorte è molto più dura come nella Piana del Cavaliere dove la popolazione è colpita duramente, ma anche qui in modo in modo non uniforme a Rocca di Botte muoiono 370 persone, mentre a Oricola nessuno viene colpito. A Pereto 30 famiglie si estinguono per Peste ecc.
– La Valle di Nerfa nel 1656
Nella Valle di Nerfa sembrerebbe che i morti per peste siano stati pochi, sia per la minor popolazione presente in loco, sia per il fattore climatico che qui garantirebbe un ottimo ricambio d’aria.
– Il IX duca di Tagliacozzo

Lorenzo Onofrio Colonna IX duca di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1659 muore Marco Antonio V Colonna a cui succede il figlio Lorenzo Onofrio. Lorenzo Onofrio ancora per qualche anno lascia la gestione del ducato nelle mani sicure dello zio Girolamo, ma in generale come reggente del ducato e degli altri feudi di famiglia non è mai stato uomo attento in quanto dissoluto, amante della bella vita, molto avvezzo alle armi e gran donnaiolo. Egli mantiene bande armate di bravacci e frequenta banditi con cui s’intrattiene in scorribande.
– Il banditismo politico cresce
Nel ducato di Tagliacozzo dall’ascesa di Lorenzo Onofrio si ha una recrudescenza del banditismo politico, ovvero esponenti di famiglie baronali locali si muovono pesantemente nei confronti di famiglie rivali e contro la popolazione locale, in quanto ruotando intorno al duca si sentono da esso protetti. All’interno di questa situazione vi sono numerosi scontri di potere e scorribande contro la povera gente.
Nel primo caso abbiamo diversi esempi di scontri di potere come l’omicidio di Francesco Resta da parte di uomini del barone Cappelletti suo rivale in affari, oppure come l’omicidio del marchese di Ortona Francesco Antonio Paolini di Magliano da parte dello stesso Colonna nel 1666. Il Paolini lavora da tempo per lo stesso Colonna eppure questi per qualche motivo lo fa uccidere. Comunque siano andate le cose la figlia di tre anni Petronilla eredita il cospicuo patrimonio familiare e poichè femmina viene giudicata un ottimo partito per le famiglie romane quasi tutte indebitate che non aspettono altro che mettere le mani sul suo patrimonio.
La piccola Petronilla grazie ad un accordo generale finisce per andare in sposa al più vecchio e dispotico Francesco Massimi, parente del papa e del vescovo dei Marsi Lorenzo Massimi. Questi diventa padrone del patrimonio della giovanissima moglie disinteressandosi completamente dei suoi feudi abruzzesi. La moglie dopo aver sopportato con cristiana rassegnazione il marito dispotico trova la sua libertà in convento anni dopo.
– Morte di Girolamo Colonna
Nel 1666 muore il vecchio cardinale Girolamo Colonna l’ultimo vero signore del ducato, che avendo abitato a lungo a Tagliacozzo, conosceva bene i problemi e i vantaggi del suo territorio e pur con una morale assai discutibile, era comunque riuscito a mantenere presente la famiglia sul posto, riuscendo a porre un freno alla cupidigia delle famiglie baronali locali. Ora tutto il potere passa al nipote Lorenzo Onofrio che mostra sempre più disinteresse per il territorio abruzzese giudicato problematico e trattato solo come colonia.
– Il ducato di Tagliacozzo sotto Lorenzo Onofrio

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Negli anni di “governo” di Lorenzo Onofrio Colonna il ducato vive anni difficili e di crisi senza una valida guida. Lorenzo è un uomo libertino che si disinteressa completamente sia del governo di Tagliacozzo che degli altri feudi. A lui piace solo apparire e tende a vivere perlopiù nei suoi feudi laziali. In questa situazione sono le famiglie baronali che spadroneggiano accaparrandosi tutto il potere, mantendosi però al di sotto del duca che se irritato può far loro male come successo al Paolini.
Il ducato di Tagliacozzo a causa del clima freddo e della decadenza di popolazione avuta con la peste del 1656, non riesce a risollevarsi economicamente. Lo stesso capita anche alla contea di Celano che con Tagliacozzo condivide il territorio della Marsica, assai ricco in natura, ma mancante di guide forti capaci di riscattarlo.
Nel caso di Celano i continui passaggi di mano non conentono un governo locale stabile, mentre nel caso di Tagliacozzo la cattiva conduzione di Lorenzo Onofrio comporta vari disastri. Tuttavia grazie ad un’efficace repressione locale del brigantaggio da parte delle autorità spagnole si ha un forte arresto del fenomeno negli anni 1683-87
Tuttavia forse per uno scatto d’orgoglio o qualcos’altro Lorenzo Onofrio alla fine della sua vita mostra una certa attenzione verso il feudo marsicano, andando a concentrarsi sul ripristino di un’importante struttura presente proprio nella Valle di Nerfa, ovvero il canale Aurunzio, antico acquedotto romano che viene ora ristrutturato dal duca negli anni 1685-89.
– Il restauro del Canale Aurunzio e la Valle di Nerfa
La Valle di Nerfa fino al 1685 non va bene al livello economico seguendo le sorti in ciò dell’intero ducato di Tagliacozzo. Pur essendo un territorio di confine, ma risultando appartato rispetto agli altri territori si trova in posizione defilata, che ne segna lo sviluppo.
Se poi ci si mette il clima rigido si ha anche un brusco calo di popolazione in quanto costretta ad emigrare in posti più caldi e accogliente. I villaggi della zona come Cappadocia si ritrovano semideserti e deserte sono ormai le varie rocche presenti in quanto giudicate ormai inutili e superate.
In tutto ciò troviamo la notizia del restauro del canale romano dell’Aurunzio tra il 1685 e il 1689 avviato dal duca Lorenzo Onofrio. Il restauro del canale serve per dirottare verso i Piani Palentini le acque di una delle sorgenti dell’alta Valle del Liri o Valle di Nerfa assai ricca di sorgenti. Il restauro affidato all’architetto Girolamo Fontana viene ultimato nel 1689 poco tempo prima della morte del duca Lorenzo.
– Cappadocia nel 1680

Il paese di Cappadocia oggi. (Immagine personale)
Come accennato Cappadocia alla fine del secolo diciamo nel 1680, si presenta come un villaggio di montagna semideserto a causa del rigido clima invernale, che spinge parte della popolazione locale a trasferirsi per forza nelle campagne romane assai più calde e accoglienti. Nonostante ciò il paese continua a vivere per quel che può seguendo i tempi religiosi che scandiscono l’arco dell’anno. A emergere come notizia del periodo è la ricostruzione della chiesa di San Biagio, che essendo assai antica e malandata viene completamente restaurata.
– Il X duca di Tagliacozzo

Filippo II X duca di Tagliacozzo. (Immagine personael)
Morto Lorenzo Onofrio nel 1689 è il figlio Filippo II ad ereditare l’intero patrimonio famigliare, compreso il ducato di Tagliacozzo. Filippo II non s’interessa molto del ducato che continua ad essere in crisi per tutto il resto del Seicento. Successivamente nei primi anni del nuovo secolo i spaventosi terremoti dell’Aquila e della Maiella lasciano tracce evidenti anche nel ducato di Tagliacozzo.
– Il ducato di Tagliacozzo alla fine del Seicento
Alla fine del secolo il ducato di Tagliacozzo soffre della crisi di stagnazione seguita alla Peste che oltre ad aver ridotto la popolazione ha inferto un duro colpo alla già malandata popolazione duramente provata dalla mancanza di prospettive e dalla continua crescita del banditismo che mina completamente la struttura sociale.
I Colonna che si sono succeduti negli ultimi 50 anni si sono rivelati incapaci di gestire il grande feudo e spesso sono stati conniventi con il crimine locale. La guerra poi fra le varie famiglie emerse ad inizio secolo porta a continui colpi di coda locali, dove spesso piccole milizie locali si affrontano per arginare il potere delle famiglie rivali.
– La Valle di Nerfa alla fine del secolo

La Valle di Nerfa negli anni ’50
Alla fine del secolo i villaggi della Valle di Nerfa escono duramente provati da questo secolo di crisi. Segno evidente di questa situazione è la crisi demografica presente in tutti i villaggi, che genera sfiducia e rassegnazione in chi rimane.
