STORIA DI CAPPADOCIA – XV SECOLO


EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA


 

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XV sec.

– Il dominio di Giacomo Orsini si allarga

All’inizio del ‘400 il dominio di Tagliacozzo si allarga nuovamente venendo a comprendere dapprima nel 1401 i feudi di Rocca di Cerro e di Marano e poi nel 1404 i paesi della Valle Roveto di Capistrello, Pescocanale, Canistro, Civitella Roveto, Civita d’Antino e Meta. L’acquisto di questi ultimi paesi porta la contea di Tagliacozzo a comprendere anche buona parte della Valle Roveto.

A ciò bisogna aggiungere che la contea d’Albe che era indipendente da Tagliacozzo non aveva da molto tempo un reale feudatario poichè apparteneva o al Regio Demanio o a membri della famiglia reale. Ebbene questo suo stato d’impotenza fa comodo agli Orsini i quali iniziano già dal 1390 circa una certa penetrazione economica e sociale esercitando una sorta di attrazione di benessere.

Giacomo Orsini continuando a destreggiarsi in modo egregio fra le opposte fazioni politiche comprese quelle presenti a Roma presso la corte ponticia, mantiene fermo il suo controllo sul contado riuscendo ad ottenerne l’ingrandimento territoriale e una sostanziale influenza economica sulla contea d’Albe.

Mano a mano che il potere di Giacomo si rafforza anche Tagliacozzo cresce d’importanza diventando la naturale sede di governo locale. Nel corso degli anni Giacomo acquista sempre più esperienza e fiuto politico, consentendogli in molte circostanze di salvare il proprio dominio abruzzese di Tagliacozzo a cui dimostra essere particolarmente legato.

Nonostante la grande abilità politica di Giacomo, l’antipapa Alessandro V non fidandosi di lui decide di controllare meglio il contesto territoriale della contea di Tagliacozzo, chiedendo e ottenendo al re di Napoli che i territori di questa siano uniti allo Stato della Chiesa. Ciò avviene nel 1409 e per un anno fino al 1410 la suddetta contea appartiene al papa. In ricordo di questo breve periodo ci rimane una moneta fatta fare da Giacomo Orsini, il Bolognino. Il bolognino riporta su un lato l’effige di Alessandro V insieme al fiordaliso dei D’Angiò e la rosa degli Orsini. La zecca di Tagliacozzo rimane attiva per tutto il XV secolo, arrivando a coniare ben 7 monete.

 

 

– Cappadocia all’inizio del XV secolo

Il paese di Cappadocia oggi. (Immagine personale)

All’inizio del ‘400 Cappadocia è un piccolo villaggio fortificato in collina, composto da povera gente dedita alla pastorizia locale, il taglio degli alberi, un po’ di agricoltura, che però risulta scarsamente sviluppata vista l’astiosità del territorio. A questo si aggiungono un piccolo numero di artigiani. Quindi un paese piccolo con poche attività di sostentamento. Il paese come espresso più volte conta due chiese la chiesa di Santa Margherita e la chiesa di San Biagio.

 

 

– Tagliacozzo nello Stato della Chiesa (1409)

Nonostante la grande abilità politica di Giacomo, l’antipapa Alessandro V non fidandosi di lui decide di controllare meglio il contesto territoriale della contea di Tagliacozzo, chiedendo e ottenendo al re di Napoli che i territori di questa siano uniti allo Stato della Chiesa. Ciò avviene nel 1409 e per un anno fino al 1410 la suddetta contea appartiene al papa. In ricordo di questo breve periodo ci rimane una moneta fatta fare da Giacomo Orsini, il Bolognino. Il bolognino riporta su un lato l’effige di Alessandro V insieme al fiordaliso dei D’Angiò e la rosa degli Orsini. La zecca di Tagliacozzo rimane attiva per tutto il XV secolo, arrivando a coniare ben 7 monete.

 

 

– La terribile esperienza di Braccio da Montone, la sconfitta di Giacomo Orsini e l’arrivo dei Colonna ad Albe (1423-25)

Papa Martino V
V. (Immagine da https://www.prolocogenazzano.it/index.php/storia/papa-martino-v-oddone-colonna/)

Nel 1417 viene eletto Papa Oddone Colonna con il nome di Martino V. Questo papa si preoccupa di riportare Roma e lo Stato Pontificio a condizioni economiche e sociali migliori. Lo stato in cui versa Roma in quel tempo è miserevole la città conta circa 40.000 abitanti ed è divisa al suo interno dal potere di diverse famiglie. Il papa pur comportandosi in modo nepotista elevando la sua famiglia al grado principesco e macchinando per svilupparla sul piano sociale, si occupa attivamente di Roma, avviando una forte restaurazione della città dopo un lunghissimo periodo di crisi seguita agli anni bui del XIV secolo.

Tuttavia Martino V da valido uomo politico qual’è capisce il grave pericolo che corre lo stato pontificio a causa delle mire indipendentiste di Braccio Fortebraccio da Montone. Egli è un nobile italiano che ha negli anni conquistato grande potere in  Umbria e Marche e che ora mira all’Abruzzo, forte della propria nomina a Governatore degli Abruzzi e dell’appoggio del conte di Taglliacozzo.

Egli immagina di  esportare nel regno la sua signoria allargandola all’intera area centrale e magari creare un grande feudo indipendente in questa zona. Il suo disegno politico si scontra  con i piani di papa Martino V e soprattutto la regina Giovanna II.

Lo scontro è inevitabile. Si crea attorno a lui e al conte di Tagliacozzo una grande coalizione composta dall’esercito papale, l’esercito dei Colonna, l’esercito napoletano, la ribellione della città dell’Aquila, guidata da Antonio Camponeschi, e da una potente cavalleria di capitani di ventura guidata da Jacopo Caldora e dai fratelli  Francesco e Muzio Attendolo Sforza. La grande coalizione sconfigge inevitalmente nel 1424 Braccio da Montone nella piana di Bazzano presso l’Aquila.

Tuttavia l’appoggio di Giacomo Orsini al Montone porta anche alla sconfitta del conte proprio presso i suoi possedimenti abruzzesi di Tagliacozzo. I Mercenari con il loro esercito per indebolire Braccio da Montone prendono di mira i possedimenti del suo valido alleato Orsini, depredando con ferocia la contea di Tagliacozzo nel 1424. Questa viene completamente devastata soprattutto nella zona dei Piani Palentini e presso Tagliacozzo. Scurcola Marsicana in questa circostanza viene distrutta e il suo castello espugnato. Per la prima volta nella Marsica abbiamo il primo scontro fra le truppe orsine e colonnesi.

I Colonna per il loro aiuto dato a Giovanna II chiedono alla regina un compenso di feudi in Abruzzo. La decisione di Giovanna ricade sul feudo di Albe da tempo sprovvisto di una valida signoria. Nel 1425 Antonio Colonna con il beneplacito del fratello Papa Martino V, diventa conte d’Albe.

Martino V per fronteggiare le mire degli Orsini procede a una pacificazione con Giacomo Orsini attraverso il matrimonio dell’erede Orsini Giovanni Antonio con Agna Colonna. L’anno prima Martino V riesce nel capolavoro di far sposare il suo giovanissimo nipote Edoardo Colonna con Jacovella Berardi, ultima erede del glorioso casato abruzzese e proprietaria della contea di Celano ereditata nel 1423 dal fratello Pietro IV, che morendo senza eredi maschi aveva nominato la sorella più giovane sua erede universale.

Gli Orsini si trovano così in casa l’odiata famiglia Colonna con cui per il momento a causa della presenza del papa devono accettarne l’ingrombrante presenza senza reagire.

– Giacomo e Antonio Caldora conte d’Albe e Tagliacozzo (1436-41)

Nel 1431 muore Papa Martino V e alla sua morte si scioglie come neve al sole il matrimonio fra Jacovella Berardi ed Edoardo Colonna. Jacovella grazie all’aiuto della madre e di poche altre persone fugge da Palazzo Colonna di Roma e ritorna a Celano, accolta felicemente dai suoi sudditi. Jacovella tornata a Celano chiede al papa di annullare le nozze con Edoardo. Il papa poco tempo dopo accorda a Jacovella l’annullamento del matrimonio e lei si sente finalmente libera di poter amministrare il suo contado senza dictat da alcuno. I Colonna risentiti con Jacovella provano a farla tornare sui suoi passi, ma niente da fare.

Successivamente vediamo come Giacomo Caldora conquisti senza colpo ferire la contea di Tagliacozzo e poco dopo fagocita anche la contea d’Albe, lasciando nella disperazione le persone che vi vivono, ma allo stesso tempo i grandi feudatari come i Colonna e gli Orsini rimangono senza. Caldora inoltre per consolidare il suo potere sulla Marsica sposa  Jacovella da Celano nel 1439. Jacovella è ben disposta a sposare Caldora perchè sa che con lui a fianco nessuno oserà rubargli nulla. Purtroppo però il matrimonio dura poco per la morte dopo soli tre mesi di Caldora ormai anziano. Alla sua morte le contee di Albe e Tagliacozzo sono ereditate dal figlio Antonio.

Antonio Caldora è un capitano di ventura come il padre ma non ha le qualità paterne, tuttavia per circa tre anni egli tiene le redini del grande feudo. Nel 1441 Caldora muore senza figli e per evitare che le due contee possano andare vengono ricedute agli Orsini nella persona di Giovanni Antonio Orsini figlio del vecchio conte tagliacozzano Giacomo.

 

 

– Il ritorno degli Orsini (1441-56) e l’unificazione di Albe con Tagliacozzo

Stemma della famiglia Orsini conti di Tagliacozzo.

(Immagine dahttps://www.cognomix.it/stemma-famiglia/orsini)

Nel contesto del regno di Napoli è in atto dal 1435, ovvero dalla morte senza eredi di Giovanna II, una guerra di successione fra un altro ramo della famiglia d’Angiò e gli Aragona che si sono messi in testa di conquistare il regno di Napoli. Giovanni Antono si trova a combattere le truppe del re di Napoli Alfonso d’Aragona. Entra nel regno di Napoli con il legato pontificio, il cardinale di Taranto, alla testa di 1000 uomini. Non è compiuta dagli assalitori alcuna cosa di rilievo. Successivamente Giovanni Antonio Orsini si riconcilia con il re di Napoli, che lo perdona e gli restituisce la contea di Tagliacozzo. donandogli però la contea d’Albe, insieme alla baronia di Corbara e Paterno.

La contea di Tagliacozzo allargata con Albe viene a formare uno dei più grandi feudi del regno napoletano con i suoi 3363 fuochi per un totale di 16.000 persone fra le contee di Albe e Tagliacozzo. Negli anni del regno di Alfonso I re di Napoli le tasse erano di molto cresciute sia per sostenere le spese della corte che soprattutto l’esercito. Certo era che per non deprimere troppo lo stato c’era bisogno anche di sostenerlo. Per questo si cercava di sostenere in modo deciso la lavorazione della lana che si rivela essere uno dei maggiori entroiti dello stato.

Alfonso I cerca di rafforzare come può il controllo sulle terre di confine con lo Stato della Chiesa, migliorando il sistema stradale e soprattutto assicurando allo Stato napoletano il controllo dei passi di confine, cercando di sottrarli al controllo baronale. In questo contesto il lavoro di Giovanni Antonio Orsini si rivela efficace in quanto riesce bene ad amministrare questo pezzo di Marsica rendendolo ancora sicuro nei passaggi di merci e uomini.

Negli anni di Alfonso I e più ancora il figlio Ferdinando incentiveranno come meglio possono lo sviluppo delle fiere sia come mercato generale che soprattutto come mercato per la lana. In questo senso vediamo che tra il 1448 e il 1460 si moltiplica lo sviluppo delle Fiere, come per esempio a Tagliacozzo che diventa la maggiore città marsicana per commercio di vari prodotti tra cui la lana

Grazie a ciò a cascata ne viene che in questo periodo comincerà a svilupparsi in modo deciso il fenomeno della Transumanza che prenderà un deciso sviluppo in tutta la Marsica.

 

 

– La Valle di Nerfa e Cappadocia nel 1450

Panoramica degli anni ’50 su Cappadocia e la Valle di Nerfa.

A metà del XV secolo lo sviluppo della lana come prodotto d’eccellenza consente un salto di qualità anche all’Abruzzo divenendo uno dei più importanti poli di lavorazione della lana e di allevamento di pecore.

Il fenomeno della lana da pecora porta inevitabilmente dei cambiamenti d’abitudine nei vari paesi del territorio, come appunto a Cappadocia e all’intera a Valle di Nerfa.

Qui l’allevamento delle pecore è già da molto tempo una realtà però sviluppata solo al livello locale. Ora con l’apertura di fiere come a Tagliacozzo, il settore fa un deciso salto di qualità, così come fa un salto di qualità il fenomeno della Transumanza.

Per Cappadocia e tutti gli abitanti della Valle di Nerfa questo significa un cambio di vita deciso, poichè con la Transumanza si affaccia la questione che coloro che portano le pecore per farle svernare in territori più caldi devono stare via di casa per molto tempo, in quanto si segue il fenomeno delle stagioni. Se si percorre la via transumante che va da Celano a Foggia (la principale italiana di smercio della lana di pecora) ci si impiega molto tempo a percorrela con tutte le conseguenze a cui può essere associato tutto ciò come l’essere  costantemente alla mercè dei briganti, fenomeno questo appena agli inizi, rispetto ai secoli successivi.

Quindi concludiamo dicendo che a partire dal 1450 circa il fenomeno della Transumanza porta ad un notevole cambio di abitudini al livello locale e tutte le famiglie subiscono cambiamenti importanti a cui però si adattano bene.

 

 

– L’Italia della pace di Lodi (1454)

L’Italia dopo la pace di Lodi del 1454

 

Sul piano politico nazionale abbiamo la firma a Lodi di un trattato di pace che pone termine ad una guerra fra i vari staterelli italiani nella lotta alla supremazia sovraregionale nella penisola italiana. Il trattato di pace sancisce sostanzialmente una parità fra i vari principati e una impedenza da parte di ognuno di riuscire ad assoggettare ulteriormente gli altri. L’accordo di pace firmato a Lodi e raggiunto grazie ai buoni uffici di Cosimo dei Medici signore de facto di Firenze dal 1434. Questo accordo di pace fra i vari staterelli italiani sancirà un oggettivo equilibrio di potere per 40 anni assicurando all’Italia un lungo periodo di pace e prosperità. 

 

 

– La contea di Tagliacozzo e Albe passa al Demanio (1456-64)

Nel 1456 muore senza eredi il conte di Tagliacozzo e Albe Giovanni Antonio Orsini. Ciò porta inevitabilmente a dei seri problemi per il rischio che questo importantissimo feudo di confine possa finire in mani ostili. A causa di ciò il re Alfonso assorbe nel Demanio le due contee di Albe e Tagliacozzo. Il periodo successivo vede quindi Albe e Tagliacozzo divenire territori dello stato, con tutte le conseguenze positive e negative della questione.

Nel 1456 a causa di un violentissimo terremoto esploso in Irpinia si hanno notevoli danni ai centri abitati circostanti il sisma. Purtroppo queste conseguenze importanti vi sono anche nella Marsica dove sono diversi i paesi colpiti in modo tragico dal sisma di cui ci occuperemo a breve.

A parte il forte sisma del 1456 e poi anche quello del 1461 il cosidetto periodo demaniale 1456-64 favorisce di molto l’economia di Tagliacozzo in quanto città demaniale aveva diritti che altre città non avevano. E’ noto infatti che le città regie si ritengono fortunate di dipendere dalla corona e sono guardate con rispetto ed invidia per i privilegi di cui godono, come l’essere affrancati dalle angherie baronali, per la maggiore prosperità economica e per una maggiore libertà di azione dei suoi rappresentanti, forse più presunta che reale, vista la totale dipendenza dall’autorità regia.

Inoltre, laddove in qualche università vicina il dominio feudale fosse divenuto asfissiante, si sarebbe determinato un esodo di perseguitati dall’ira baronale verso la città demaniale, alla ricerca di protezione verso la città demaniale, alla ricerca di protezione e difesa all’ombra del potere regio.

 

 

– Il terremoto del 1456

Il terremoto del 1456 si sarebbe verificato nella zona dell’Irpinia, manifestandosi con una forza importante, più o meno dovremmo essere sui 6.6-6.7 Mw. L’area più a ridosso del sisma quella campana è stata colpita con grande durezza, ma anche il resto del centro Italia ne ha risentito molto. Sono molte infatti le fonti in proposito che dicono i gravi danni arrecati dal sisma a città e luoghi anche molto distanti.

Riguardo la Marsica sappiamo che il sisma si è sentito distintamente e fortemente in tutta l’area provocando in quasi tutti i paesi danni e crolli, ma l’area più colpita in questo caso è stata la Piana del Cavaliere. Paesi come Pereto, Oricola, Celle-Carsoli sono praticamente distrutti e i morti per questo sisma sono sulle centinaia. Quindi sicuramente della Marsica è la zona che riporta i maggiori danni. Ma scendendo al livello di danni anche i paesi fucensi e rovetani hanno avuto i loro danni, qui però le cronache non sembrano parlare di morti.

L’area di Tagliacozzo è stata sicuramente scossa dal sisma in modo importante, basta immaginare che nei pressi di Scurcola, l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria è semidistrutta e quindi anche Scurcola ha riportato danni importanti. Quindi tenendo conto dei dati del carseolano e di quelli dell’abbazia essendo a metà strada tra i due paesi.

 

 

– Cappadocia e la valle di Nerfa dopo il sisma del 1456

Chiaramente la tragicità di questo sisma come dell’altro dell’Aquila del 1461 hanno lasciato effetti anche qui. Ebbene sembrerebbe che tra gli effetti più evidenti ci sia la distruzione completa o semicompleta dei paesi di Morbano e Carcume.

I resti di questi due villaggi si ravvedono ancora oggi e sono situati tra Verrecchie e Pereto. Ora ben sapendo che il sisma del 1456 ha avuto il suo maggiore impatto nella zona della Piana del Cavaliere dove sorge anche Pereto è facile immaginare che anche la Valle di Nerfa abbia risentito fortemente del sisma. Sappiamo che storicamente i due villaggi ad un certo punto della loro storia sono stati abbandonati. C’è  chi immagina come periodo l’inizio del XVI secolo, noi diremmo la metà del XV secolo. Ma può anche essere che inizialmente le persone sopravvissute al sisma non abbiano voluto lasciare subiti i loro paesi di origine, ma che lo abbiano fatto nei successivi decenni.

Sicuramente però gli abitanti di Morbano e Carcume abbandonano questi paesi tra il 1456 e il 1550, vi sarebbe una data risalente al 1525 anno della fondazione della campana della chiesa del paese di Morbano che indicherebbe che il paese è ancora in vita. La campana è ora presente nella chiesa del paese di Verrecchie. Comunque siano andate le cose vediamo come poi questa gente venga a spostarsi nei villaggi limitrofi di Verrecchie, Cappadocia e Pereto. Quindi questo sisma ha avuto come effetto la distruzione di questi due paesi e l’innesco del loro lento abbandono.

 

 

– Il terremoto dell’Aquila del 1461

Come abbiamo accennato nel 1461 un nuovo forte terremoto interessa la Marsica, seppure meno intensamente rispetto al sisma di 5 anni prima. Parliamo del sisma dell’Aquila del 1461 che si è manifestato con una potenza di 6.5 Mw che ha devastato la città e tutti i paesi a ridosso di questa. Ma il sisma ha colpito violentemente anche Sulmona e i centri limitrofi così come la Valle dell’Aterno e l’Altopiano di Navelli.

E la Marsica?

Sicuramente anche la Marsica ha vissuto questo sisma con scuotimenti importanti, tuttavia qui gli effetti sono stati molto minori. Certamente ci sono stati danneggiamenti importanti e anche crolli.  La zona che ne ha risentito di più è stato l’Altopiano delle Rocche con i paesi di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli e questo perchè più vicini all’area sismica. Comunque tutti questi paesi sono stati restaurati e sono andati avanti nella loro storia.

 

 

– I fratelli Napoleone e Roberto Orsini diventano conti di Tagliacozzo e Albe (1464-80)

 

Napoleone e  Roberto Orsini dipinti nella scena della Natività nel Palazzo Ducale di Tagliacozzo

 

Nel 1464 i fratelli Napoleone e Roberto Orsini, come scritto nel testamento di Giovanni Antonio, sono riconosciuti conti di Tagliacozzo e Albe. Le due contee tornate sotto gli Orsini vengono potenziate nell’aspetto militare diversi castelli sono riparati e molte strade vengono riparate. Tuttavia il potere esercitato dai due fratelli, ma soprattutto da Roberto, visto che era lui che si è occupato maggiormente e in prima persona dell’area marsicana soggetta alla famiglia, si concentra sul lato economico. Roberto, infatti incentiva di concerto con il re, l’industria della lana, portando così alla nascita di alcune importanti industrie locali.

Su questo filone Roberto Orsini cerca di dare il giusto sostegno alla transumanza, migliorando i tratturi e assicurando altri favori per l’allevamento, le carni, il trattamento e il commercio delle pecore e della loro lana. Roberto Orsini ha come area di competenza Napoli e l’Abruzzo (le contee di Albe e Tagliacozzo) e si da fare anche come uomo di cultura promovendo l’arte e il riassestamento dei paesi dopo i terremoti di metà secolo.

 

Palazzo Ducale a Tagliacozzo. (Immagine personale)

Sicuramente è Tagliacozzo il posto dove Roberto interviene maggiormente sul piano urbanistico a partire dal 1467, essendo questo il capoluogo generale di entrambi i feudi. Albe ormai è ridotto a poca cosa ed è solo un piccolo villaggio molto diverso dalle grandezze del passato. Fatto è comunque che egli si adopera come può per migliorare sia nell’ambito della tassazione che in altri settori l’economia dei due feudi e quindi anche la vita dei suoi cittadini.Nel periodo di governo di Roberto e Napoleone Orsini abbiamo comunque numerose seppure piccole scaramucce con i Colonna che desiderosi di mettere le mani sulla Marsica non esitano dall’interno o dall’esterno a mettere in difficoltà la signoria orsina sulla Marsica.

Negli anni precedenti all’ascesa di Roberto e Napoleone a Tagliacozzo, gli Orsini si sono fatti valere agli occhi  del re e del papa in numerose occasioni come nel 1462 anno della defenestrazione degli Acclozamora da Celano e la successiva ascesa l’anno successivo di Alfonso Piccolomini nipote del papa. Il papa approfittando della guerra intestina fra Jacovella contessa di Celano e il figlio prepotente Ruggero IV riesce con abilità a far cacciare (grazie all’abilità militare di Roberto Orsini) Ruggero IV, che aveva arrestato la madre per prenderne il posto e allo stesso tempo con buona pace della contessa a sottrarle l’amata contea per darla al nipote Alfonso.

 

Monte Velino è la montagna simbolo della Marsica. (Immagine personale)

 

Anche se praticamente è Robertoad occuparsi della Marsica, sul piano nominale è anche Napoleone  responsabile del territorio marsicano. Ne viene con se che qualunque cosa  faccia uno l’altro tacendo approva e così accade qui nella Marsica. Tra il 1479 e il 1480 sia Roberto che Napoleone muoiono ed essendo entrambi nominalmente conti di Tagliacozzo il successore naturale è Virginio unico figlio di maschio di Napoleone e riconosciuto da tempo quale erede del casato dallo zio Roberto.

 

 

– La nascita della Transumanza dall’Abruzzo allo Stato Pontificio (1470 circa)

 

La Transumanza nel ‘400 dalla Marsica alla campagna romana.

(Immagine da https://zibaldonews.blog/2020/03/03/paliano-e-lantica-pratica-della-transumanza/)

 

Con gli Orsini, precisamente con Napoleone e Roberto Orsini, proprietari del contado di Tagliacozzo dal 1464 e di feudi laziali in continuità con il feudo abruzzese, nasce la transumanza dall’Abruzzo al Lazio e viceversa. Questa linea di transumanza di ovini ed equini vedrà il maggiore sviluppo con i Colonna che s’insedieranno al posto degli Orsini alla fine del secolo e andrà avanti anche dopo la fine del regime feudale, praticamente fino a metà 900.

La zona dei Monti Simbruini a cui appartiene anche la Valle di Nerfa con i suoi borghi caratteristici sarà dalla metà del ‘400 in avanti il terminale abruzzese della transumanza di pecore, cavalli ecc. che dal Lazio raggiunge le montagne abruzzesi. Quindi se pur fra vari conflitti di potere tra Orsini e Colonna per la proprietà del contado di Tagliacozzo nel ‘400 di ha l’inizio della mobilità dei braccianti agricoli e dei pastori della Valle di Nerfa , che si specializzaranno nell’allevamento di ovini e equini (cavallari), che emigrano verso la campagna romana e precisamente nei possedimenti degli Orsini e dei Colonna .

Con questa situazione rinasce la vecchia strada romana che passa attraverso Corcumello, Girifalco, Petrella, Cappadocia, Vallepietra e Subiaco, strada che diventa anche meta dei pellegrinaggi alla SS. Trinità. In questo clima di continua espansione della pastorizia verso il Regno di Napoli nella metà del ‘400 i Colonna istituiranno poi nel XVI secolo la Dogana pastorale utilizzando i pascoli estivi dei Monti Simbruini.

 

 

– Cappadocia e la valle di Nerfa intorno al 1480

Panoramica degli anni ’50 su Cappadocia e la Valle di Nerfa.

Alla morte di Napoleone Orsini nel 1480 la situazione della Valle di Nerfa sembrerebbe andare un po’ meglio vista l’economia abbastanza dinamica degli ultimi anni. Cappadocia rimane un piccolo villaggio fortificato, avente cioè delle mura difensive. Il paese è dedito alla pastorizia transumante delle pecore, continua ad essere presente una certa agricoltura di sussistenza, la raccolta della legna e così via. La popolazione locale è ampiamente cattolica e la vita della piccola comunità segue il ritmo delle feste religiose.

 

 

– Virginio Orsini nuovo conte di Tagliacozzo (1480-97)

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

Nel 1480 Virginio Orsini, figlio di Napoleone, diventa nuovo conte di Tagliacozzo e Albe. In questa veste prosegue quanto fatto dallo zio Roberto ovvero continuare sul piano edilizio a migliorare Tagliacozzo, specie il palazzo Ducale, facendone divenire una grande residenza. Allo stesso modo vengono avviati dei lavori di per ristrutturare alcune rocche presenti nel territorio di Albe e Tagliacozzo in quanto giudicate valide come posizione che possono tornare utili in caso di attacco o organizzazione territoriale. Le rocche principali che vengono ristrutturate sono i castelli di Albe, di Scurcola e di Avezzano, più altri castelli minori. Il castello di Albe viene completamente ricostruito essendo da tempo  in completo abbandono da molto tempo.

Il castello viene però ricostruito seguendo la base precedente, quindi si parla sempre di una rocca rettangolare con 4 torrioni laterali. Altra modifica segue invece il castello di Scurcola che viene completamente stravolto per renderlo più valido sul piano militare.

Il castello di Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

La rocca di Scurcola è pensata infatti più in chiave militare che in chiave residenziale e sulla base di ciò è modificata profondamente. La piccola rocca esistente ad Avezzano viene invece resa più grande e imponente per renderla un degno palazzo principesco in stile rinascimentale. La rocca deve essere sia un castello residenziale che militare.

Quanto al lato economico Virginio prosegue nel rafforzamento complessivo del settore della lana da pecora, continuando a migliorare i tratturi e la sicurezza di questi oltre che altri  aspetti pratici. Soprattutto però Virginio dedica gran parte dei primi anni di governo nel consolidarsi nei suoi feudi, in quanto i Colonna si sono rifatti avanti e a causa di situazioni interne al regno napoletano Virginio è divenuto nemico del re e al contrario i Colonna sono divenuti filoregi. Ciò consente loro di recuperare prima Albe nel 1481 e poi anche Tagliacozzo tolta a Virginio dal re in quanto divenuto suo nemico.

All’interno poi di un conflitto più grande che riguarda i vari stati italiani, al livello locale le due famiglie rivali degli Orsini e Colonna arrivano a fronteggiarsi a viso aperto prima a Roma mettendola a ferro e fuoco nel 1482 e poi anche nei territori abruzzesi che sono teatro di alcune lotte cruente fra le due famiglie e i loro due capi, Virginio Orsini e Fabrizio Colonna.

I due si guerreggiano in tanti modi sia al livello politico, che militare che privato provando a uccidersi a vicenda coinvolgendo in ciò anche altri  membri delle loro famiglie. Per esempio nel 1482 all’inizio dello scontro fra le due famiglie è l’uccisione di Prospero Colonna da parte dei Riario, amici degli Orsini, a scatenare grossi conflitti in città fra le due fazioni. Ad un certo punto della storia a quanto pare tra il 1482 e il 1484 i Colonna riescono ad avere la contea di Tagliacozzo.

Ma gli Orsini sono pronti a muovere un tremenda guerra ai Colonna purchè riescano a recuperare Tagliacozzo e Albe. La reazione orsina esplode nel maggio 1484 allorquando le truppe di Girolamo Riario, capo delle guardie papali, viene assalito insieme alle truppe dei Colonna, dalla furia di Virginio Orsini.

4000 uomini degli Orsini mettono a ferro e fuoco Roma, uccidendo e saccheggiando la città, e poi arrivano a catturare Lorenzo Oddone Colonna. Virginio Orsini oltre ad essere riuscito a mettere sotto chiave il suo rivale ora punta anche ad eliminarlo fisicamente per mandare un messaggjo forte alla sua famiglia.

 

 

– La reazione dei Colonna (1484)

Oddone Lorenzo Colonna viene decapitato nel carcere di Napoli e poco tempo dopo i Colonna devono cedere alle richieste orsine di cessione dei feudi abruzzesi.  Nel frattempo Virginio si preoccupa di consolidare il proprio potere riappacificandosi con il re di Napoli stesso attraverso vari atti compiuti da Orsini in sudditanza al re. I Colonna però non rinunciano al loro sogno di possedere i due feudi abruzzesi di Albe e Tagliacozzo e si preparano a dare battaglia agli Orsini. Per questo arruolano giovani atti alla guerra trovandoli nelle campagne abruzzesi e li preparano per un ipotetica rivincita. Molti di questi mercenari vengono presi come detto dai luoghi d’origine e fatti diventare guerrieri senza sapere dove andranno.

Nel 1484 il papa ormai prossimo alla fine riconsegna le due contee di Tagliacozzo e Albe agli Orsini mentre il popolo invoca la pace. Poco tempo dopo il papa muore e a Roma ci si prepara ad eleggere il nuovo pontefice, ebbene i Colonna mettono a ferro e fuoco Roma per fare pressione sul conclave affinchè sia eletto il loro canditato. Nello stesso tempo gli Orsini rientrano a Tagliacozzo e ottengono il giuramento del popolo nei loro confronti. Il nuovo pontefice è Innocenzo VIII Cibo e non è nessuno dei canditati proposti, e questo porta malanimo in tutti, in quanto tutti vogliono una parte di potere. Il nuovo pontefice finisce per essere fortemente influenzato da Lorenzo dei Medici, il più importante personaggio politico dell’Italia di allora. Lorenzo ottiene molto da questo papa e lo guida in qualche modo riuscendo ad influenzarlo nelle sue scelte politiche.

Tornando alla situazione politica del tempo abbiamo che re Ferrante sentendosi forte decide di provare a tagliare con una mossa i legami d’influenza che lo stato pontificio ha sul regno di Napoli. Innocenzo non può permettersi questo e spinge per una guerra. La guerra che ne viene fuori e una totale rivolta dei baroni contro il re napoletano. Nella Marsica il conte Virginio Orsini rinnova la sua fedeltà al re, mentre i Colonna approfittando della situazione sorreggono il papa e provano sotto le insegne papali a conquistare la Marsica togliendola a Virginio.

I Colonna inizialmente riescono ad occupare il territorio marsicano, ma la forza militare di Orsini riesce a recuperare il territorio sottratto da loro e a sconfiggere i Colonna e ciò nonostante che Virginio risulta impegnato su più fronti militari.

Infine nel 1485 dopo diversi mesi duri combattimenti la rivolta dei baroni è sconfitta da re Ferrante anche grazie al sostegno militare di Virginio Orsini. Virginio riesce a far pace con il re che gli restituisce le contee di Tagliacozzo e Albe.

 

 

– Il governo di Virginio Orsini

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

Dopo la rivolta dei Baroni, Virginio Orsini esce rinato da questa guerra in quanto vede consolidare il suo potere sui suoi feudi abruzzesi e tutto a discatpito dei Colonna. Ma nonostante ciò Virginio sa bene di non poter stare tranquillo e quindi approfitta di un certo periodo di tranquillità per rafforzare le proprie fortezze nel territorio marsicano e ciò di più rispetto allo zio Roberto. Ebbene viene ultimata la ricostruzione del castello di Alba Fucens, seppure ormai questo sia considerato un maniero secondario.

Tra i castelli ricostruiti, ma comunque molto rimaneggiati vi sono il castello di Avezzano e il castello di Scurcola, che vengono completamente ripensati in funzione miliitare. Ma anche alcuni castelli più piccoli vengono potenziati come il castello di Tagliacozzo che diventa una base di controllo del territorio sottostante. Oltre ai castelli vi sono anche le torri di Pescina, Venere e Trasacco che sono restaurate e potenziate in chiave difensiva. Purtroppo come vedremo a breve il rafforzamento delle fortezze da parte orsina non servirà a nulla in quanto loro verranno defenestrati definitivamente dalle contee abruzzesi a tutto vantaggio
dei Colonna.

 

 

– Cappadocia nel 1490

Il paese di Cappadocia oggi. (Immagine personale)

Alla fine del XV secolo Cappadocia rimane un piccolo villaggio di confine fra il regno di Napoli e lo Stato della Chiesa. I suoi abitanti continuano le attività di sempre dalla transumanza delle pecore, alla raccolta della legna, a una semplice agricoltura di sussistenza in una delle zone più difficili della Marsica sul piano climatico.

 

 

– La caduta degli Orsini e l’ascesa definitiva dei Colonna

Il simbolo dei Colonna. (Immagine da Wikipedia)

Siamo all’inizio del 1494 e re Ferrante muore in gennaio. La sua morte porterà in breve alla deflagrazione del regno napoletano e alla sua sottomissione alle potenze straniere. Ma andiamo con ordine la successione del regno va al figlio primogenito Alfonso II, d’indole crudele, egli risulta odiato dalla popolazione. Con l’ascesa di Alfonso II, Virginio Orsini si dichiara fedele al re e anche al papa Alessandro VI. Questo frutta ad Orsini la su nomina a Gran Connestabile del regno napoletano. Poco dopo Virginio Orsini fa incontrare il papa Alessandro con Alfonso II nel suo castello di Vicovaro, dove questi stringono un alleanza militare.

Ludovico il Moro a Milano vuole insediarsi come duca, ma deve far fuori o deporre il piccolo Gian Galeazzo. Alfonso II saputo del piano si scontra contro Ludovico, poichè è il suocero del figlio di Giangaleazzo. Poco dopo il reggente Ludovico il Moro fa scendere in Italia Carlo VIII di Francia, il quale vorrebbe riprendersi l’intera penisola e inizia una penetrazione militare diretta verso Napoli. Mentre Carlo VIII scende in Italia riuscendo a non incontrare particolare resistenza. Carlo dopo aver viaggiato per tutta Italia con il suo forte esercito, incontrando poca resistenza, giunge a Roma dove viene accolto dalla folla festante che per paura di una rappresaglia sulla città si schiera con lui.

Fra coloro che lo accolgono vi è anche Virginio Orsini che con un grande voltafaccia si schiera con Carlo, abbandonando sia il re napoletano che il papa. Tuttavia ciò sarà ricordato a lungo dal papa e costerà caro a Virginio. Nel frattempo i Colonna con a capo Fabrizio scendono le Alpi e si recano a dare manforte a re Carlo che nella sua discesa verso Napoli di cui rivendica il trono, incontra una forte resistenza nei pressi della Marsica. Qui giunto Fabrizio Colonna che sconfigge le resistenza marse, viene investito sul campo da Carlo VIII delle contee di Albe e Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e Corvaro, in pratica Fabrizio sostituisce Virginio nei suoi territori.

Successivamente una lega di stati italiani caccia Carlo VIII dall’Italia e le contee marse vengono affidate a Fabrizio Colonna nella loro difesa dagli Aragonesi, ma Fabrizio con classico voltafaccia si fa perdonare dal nuovo re napoletano Ferdinando II (succeduto al padre dopo la sua abdicazione), che gli conferma le contee abruzzesi. Virginio Orsini dopo l’epilogo avuto con la perdita delle sue contee, si riassocia al re francese che vuole ritornare in Italia.

Nell’ottobre 1495 le truppe francesi giungono nella Marsica per giungere poi a Napoli. Qui il re priva Fabrizio Colonna dei feudi marsicani e li affida nuovamente a Virginio Orsini, che nel frattempo ha sconfitto le forze colonnesi e si è ripreso i suoi feudi. A causa però di questi continui passaggi di fronte la Marsica con le sue tre contee è continuamente messa a ferro e fuoco venendo continuamente saccheggiata, con gravissimo disagio per le popolazioni locali.

La situazione di restauro di Virginio Orsini al comando delle contee marsicane è però di corta durata. Papa Alessandro VI memore del tremendo voltafaccia di Virginio nel 1494 lo scomunica il conte Orsini insieme al figlio e al cugino dichiarandoli ribelli della chiesa e confiscando loro ogni bene nello stato pontificio. Inoltre il papa scioglieva da ogni giuramento Tagliacozzo e le altre università dal vincolo di vassallaggio agli Orsini.

Il re nuovo re di Napoli Federico (succeduto al nipote morto) d’accordo con il papa sconfigge nel giugno 1496 le forze orsine e fa arrestare il conte Virginio imprigionandolo a Castel dell’Ovo. In agosto Federico di Napoli affida a Fabrizio Colonna il compito di riconquistare le contee di Tagliacozzo e Albe e le baronie di Corvaro e Carsoli. Fabrizio Colonna con i suoi uomini mette a ferro e fuoco la Marsica riuscendo a riconquistare in ottobre i territori di Albe e Tagliacozzo e Carsoli. Immediatamente dopo aver ricondotto i suddetti territori sotto la corona di Napoli, re Federico investiva Fabrizio Colonna con la nomina a conte di Tagliacozzo. A Tagliacozzo inoltre viene assegnata la possiilità di emettere soldi tramite l’istituzione di una zecca di stato

Nel gennaio 1497 Virginio Orsini viene avvelenato in carcere morendo poco dopo e qualche mese dopo re Federico in un diploma reale assegna a Fabrizio Colonna la titolarità delle contee di Tagliacozzo e Albe e delle baronie di Corvaro e Carsoli. A questo punto concludiamo che i Colonna ormai consolidatisi nei territori abruzzesi, tranne che per alcuni momenti ed eventi particolari rimarranno stabilmente feudatari della Marsica occidentale.

 

 

– Gli Orsini tornano all’attacco (1498)

Nel 1498 Gian Giordano e Carlo Orsini figli di Virginio tentano un assalto con loro uomini per riprendersi i territori marsicani, ma le milizie di Fabrizio Colonna li sconfiggono gravemente presso Tivoli. Qui perde la vita anche Carlo Orsini. Pochi mesi dopo Gian Giordano è costretto a firmare una pace con i Colonna riconoscendo indirettamente il loro dominio sui territori abruzzesi. Il riconoscimento di Fabrizio Colonna quale nuovo conte di Tagliacozzo e di Albe è confermato anche dal papa che in accordo con il re Federico I accetta implicitamente la nomina di questo.

 

 

– Il diploma reale del 1499

Nel 1499 un nuovo diploma reale di Federico riconferma i territori abruzzesi a Fabrizio Colonna, nominandolo anche Gran Connestabile del Regno. Inoltre Federico I dona a Fabrizio lo splendido palazzo napoletano di via Mezzocannone che diventerà la residenza dei Colonna a Napoli.

 

 

– La Valle di Nerfa e Cappadocia a fine XV secolo

Cappadocia e la Valle di Nerfa nel 1959.

Alla fine del secolo abbiamo quindi il cambio della guardia nella proprietà delle contee di Tagliacozzo e Albe che passano dagli Orsini ai Colonna e tali rimarranno per i tre secoli successivi, assicurando con ciò una stabilità politica di rilievo. Il cambio di proprietà per Cappadocia e il  territorio della Valle di Nerfa non produce miglioramenti economici, anzi il passaggio di proprietà è stato un duro momento che ha portato devastazione, fame e lutti. Ma questa è la situazione. Cappadocia rimane un piccolo paese del territorio marso, che però essendo un territorio di confine è conosciuto da molte persone. 

 

 


EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA