
EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA
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XIV sec.
– Italia nel 1300

Italia nel 1300. (Immagine da Wikipedia)
– La contea di Tagliacozzo nel XIV secolo (1300-1349)

La famiglia Orsini promittenti conti di Tagliacozzo. (Immagine da internet)
Gli Orsini nel corso del Trecento dopo la conquista piena di Tagliacozzo nel 1294 iniziano una penetrazione politica dell’intero territorio della Marsica occidentale, diventando padroni dei vari paesi che i De Pontibus piano piano vendono ritirandosi sempre più solo in alcuni di essi. Mano a mano che gli Orsini acquisiscono il controllo del territorio iniziano ad organizzarlo di modo da renderlo sicuro, ma soprattutto conveniente per le loro casse.
Allo stesso tempo però sia Tagliacozzo che i territori via via acquisiti si vengono trasformando grazie ai cambiamenti apportati dagli Orsini sia ai castelli che ai borghi in essi contenuti, a cominciare da Tagliacozzo che viene cambiando sotto il profilo urbanistico.
– Cappadocia all’inizio del XIV secolo

Il paese di Cappadocia oggi. (Immagine personale)
Cappadocia è in questa fase solo un piccolo borgo che faticosamente cerca di sostentarsi senza cedere alla paura. Al livello di vita pratica la popolazione continua a sopravvivere facendo i lavori tradizionali, ovvero i pastori, i piccoli artigiani, i tagliatori di legna ecc.
– La peste del 1348
La situazione della Marsica e più in generale dell’Europa cambia improvvisamente a causa del sopraggiungere della Peste Nera. Un autentico morbo che si presenta in modo virulento nel 1348 in tutta Europa producendo moltissimi morti e poi a distanza di qualche anno ritorna falcidiando ancora la popolazione. Anche la Marsica viene colpita in modo forte dal morbo e qui interi paesi scompaiono o rischiano di scomparire a causa dei tanti morti che si verificano. Al momento non abbiamo elementi precisi circa i decessi nella Marsica. Sicuramente però la zona è stata colpita pesantemente.
– Il terremoto del 1349

Il terremoto del 1349 è tra i più devastanti mai avvenuto in Appennino negli ultimi 1000 anni
Nella notte tra il 9 e 10 settembre 1349 una violentissima scossa pari a 7 Mw si verifica sul Gran Sasso. In pratica nel 2021 è stata fatta una scoperta eccezionale, ovvero gli esperti hanno ricostruito in modo preciso la sorgente sismica del terremoto individuandola nella faglia del Gran Sasso. La scossa sismica del 9 settembre 1349 si sente indistintamente in tutto il centro Italia causando gravi danni in moltissime zone a cominciare dall’Abruzzo e da Roma.
A Roma la scossa è stata talmente violenta da provocare il crollo di una parte del Colosseo. Molte chiese sono o crollate o hanno riportato danni ingenti. Ma è l’Abruzzo la zona più colpita dal sisma a cominciare dall’Aquila che viene distrutta provocando 800 morti. Altra zona severamente colpita è la Marsica, dove sono molti i paesi che riportano danni gravi con diversi morti.
La scossa del 9 settembre è rimasta famosa per essere un vero rompicapo geologico, poichè come da cronaca locale sembrebbe non essere stata l’unica, in quanto ve ne è un’altra verificatasi quasi insieme alla precedente. probabilmente anche prima.
La nuova scossa si è verificata presso Venafro il 9 settembre di giorno producendo danni enormi in tutta la Campania, nella zona di Sora e di nuovo la Marsica . La scossa di Venafro è stata pari a 6.8 Mw, quindi poco inferiore alla successiva che si ha in notturna. Ci vorranno anni per riprendere una vita normale e scordarsi di questo tremendo terremoto.
– Effetti del sisma del 1349 nella Marsica
Nella Marsica le due forti scosse sismiche di Venafro (6,8 Mw) e del Gran Sasso (7 Mw) toccano tutti i paesi della zona appartenenti alle tre contee di Tagliacozzo, Albe e Celano, che vengono duramente colpiti. I vari paesi della zona riportano tutti danni più o meno significativi con una conta di morti non piccola. Al livello storiografico le testimonianze dell’orrore sono diverse, ma spesse volte confuse e contrastanti, che non riescono cioè a dare l’esatta cifra dei danni e dei morti. Sicuramente sappiamo che il paese di Avezzano viene duramente colpito con danni rilevanti e la prima colleggiata di San Bartolomeo viene distrutta.
Altri danni significativi si registrano nel monastero di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana eretto alla fine del XIII secolo dagli Angioini per celebrare la vittoria sugli Svevi e divenuto per volere dei sovrani Carlo I e Carlo II un vero e proprio feudo monacale con tanto di zona di pertinenza nella Marsica occidentale.
Con la scossa di Venafro di 6,8 Mw nella Marsica sono la Valle Roveto e le zone di Pescasseroli e Opi a risultare le più colpite con ricadute importanti sia sulla popolazione che sul patrimonio edilizio. Tanto per citare un esempio grave ad Alvito (un piccolo comune posto al confine fra Lazio e Abruzzo) muore Adenolfo II d’Aquino con tutta la famiglia nel crollo del castello seguito al terremoto di Venafro.
– Effetti dei terremoti del 1349 su Cappadocia
Come detto sopra spesso i dati specifici dei danni dei sismi del settembre 1349 sui paesi sono o assenti o confusi e nel caso di Cappadocia sono per ora assenti. Per deduzione immaginiamo che le scosse si siano sentite molto distintamente e abbiano arrecato gravi danni al piccolo centro abitato e chiaramente a tutti i centri della Valle di Nerfa. Oltre questo non andiamo per mancanza di notizie
più sicure.
– La battaglia dei Piani Palentini del 1363

I Piani Palentini. (Immagine personale)
Nell’ambito dello scontro di potere per il regno di Napoli presente fra le varie componenti della famiglia D’Angiò, abbiamo che feroci compagnie di ventura angioine e ungheresi che parteggiano per due opposte fazioni arrivino a scontrarsi proprio nella Marsica, per essere più precisi presso i Piani Palentini, laddove un secolo prima si era svolta la battaglia che aveva decretato il successo dei D’Angiò sugli Svevi.
Ebbene durante questo scontro una parte delle forze in campo si danno al saccheggio della zona circostante i Piani Palentini. In pratica i 12000 scorridori della banda milanese di Ambrogino, bastardo di Casa Visconti, al servizio di Francesco Del Balzo saccheggia i paesi di Avezzano, Magliano, Alba Fucens, Antrosano, ecc.
– Il ritorno della Peste (1363)
Nel 1363 anno nero fa ritorno la Peste che come un’onda gigante travalica i paesi della Marsica, uccidendo tantissime persone, tanto da lasciare alcuni paesi spopolati per molto tempo.
– L’invasione delle cavallette (1365)
A completare la situazione già gravemente compromessa, ci pensa infine un’invasione di cavallette, che nel 1365 distrugge i raccolti lasciando sull’astrico e alla fame migliaia di famiglie. A causa di ciò sono i bambini a rimetterci di più. Infatti sono proprio questi le principali vittime delle cavallette e di un impoverimento generale
– La carità di Papa Gregorio XI nel 1372
A causa della tragicità della situazione presente nella contea di Tagliacozzo Papa Gregorio XI, dalla sua sede scismatica in Francia ad Avignone, conferma ai paesi Tagliacozzo, Castelvecchio, Scanzano, Celle (Carsoli), Verrecchie e altri della zona la concessione di Giovanna II di Napoli di versare alla Camera Regia solo la metà della colletta consueta
– Gli Orsini e la nascita della contea di Tagliacozzo

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Nella terra di Tagliacozzo e della Marsica occidentale gli Orsini vengono estendendo mano a mano il loro potere su tutta l’area. All’inzio ci sono forti resistenze da parte dalle famiglie nobili locali come i De Ponte e i Da Montagna proprietari di feudi minori che gli Orsini cercano di assoggettare.
I De Ponte in fase declinante lasciano nel corso del tempo i loro feudi in mano agli Orsini. Fino al 1360 è Orso Orsini a comandare ed egli riesce seppure tra le tante sciagure appena descritte a mantenere ferma la mano della sua famiglia sull’area marsicana. Nel 1360 Orso Orsini muore e gli succede il figlio Rinaldo, gran cavaliere dalle forti ambizioni, aiutato nella gestione dei feudi dal fratello Giovanni.
Rinaldo Orsini tra il 1360 e il 1380 viene completando l’acquisto dei vari feudi indipendenti ancora i mano ai De Ponte. Nel 1373 i De Ponte cedono Oricola e Pereto agli Orsini (Rinaldo e il fratello Giovanni). Allo stesso tempo gli Orsini rinnovano la fedeltà al papa Gregorio XI che nel 1376 riporta la sede papale a Roma dopo 70 anni di assenza.
L’assenza del papa a Roma ha prodotto la caduta della città di Roma nelle mani di poche famiglie nobili, ognuna delle quali in contrasto con l’altra. Tra queste ci sono gli Orsini e i Colonna le due più importanti storiche famiglie rivali di Roma che tanto seguito di scontri avranno anche nella Marsica in avvenire.

Stemma degli Orsini.
Tornando a Rinaldo Orsini la sua politica filo papale e filogovernativa gli procura nel 1380 la nomina a conte di Tagliacozzo da parte della regina Giovanna II. Giovanna II anche grazie alla fedeltà orsina conserva il trono di Napoli nel suo scontro con la controparte familiare rappresentata da Carlo D’Angiò che cerca di sfilarle il regno di Napoli.
Nello scontro tra le due fazioni è la parte di Giovanna ad avere la meglio e questo è anche merito di Rinaldo Orsini. Come ringraziamento dei servigi resi Giovanna II riconosce il 25 luglio 1380 a Rinaldo il titolo di conte di Tagliacozzo . Questa nomina è importante in quanto riunisce tutti i paesi marsicani in mano orsina all’interno della struttura della contea di Tagliacozzo.
Rammettando che gli Orsini erano già conti di Tagliacozzo dal 1255 e che comunque il territorio della Marsica occidentale era in qualche modo chiamato contea di Tagliacozzo già da molto tempo c’è da fare a questo proposito un approfondimento.
La nomina di Rinaldo a conte di Tagliacozzo sancisce in qualche modo una situazione già in essere con il predominio degli Orsini nella zona suddetta e nel circondario di molti paesi. Gli Orsini hanno sostituito i De Ponte nel ruolo di signori del posto già dalla fine del XIII secolo a partire da Tagliacozzo, ma non hanno il controllo diretto di molti paesi essendo essi ancora sotto i De Ponte che però ormai in piena decadenza vengono cedendo a loro via via nell’arco del XIV secolo i vari paesi ancora in loro possesso. Tagliacozzo ha da tempo sostituito Carsioli come sede della contea, poichè inizialmente era questo il primo capoluogo della zona rivestendo questo ruolo dal 1143, ovvero dal momento della divisione della grande contea dei Marsi.
Quindi in qualche modo abbiamo Carsioli sede di contea dal 1143 al 1170 circa e Tagliacozzo che la sostituisce dal 1170 in avanti, essendo cresciuta per importanza rispetto agli altri centri della Marsica occidentale. La crescita di Tagliacozzo va di pari passo con l’emersione della famiglia De Ponte che emerge prepotentemente al livello locale nell’arco di poche generazioni. Tagliacozzo in prima battuta è un centro che si trova diviso come altri piccoli centri dell’epoca fra vari signori fino a quando Bartolomeo II De Ponte non riunisce l’intero centro sotto di se.
Gli Orsini, notata la crescita dei luoghi, mirano a metterci le mani e attraverso un matrimonio di convenienza mettono un piede nella zona. Ebbene dopo un primo periodo di convivenza con gli eredi De Ponte che hanno primeggiato a lungo nella Marsica occidentale diciamo almento fino al 1280, hanno poi pian piano preso piede gli Orsini arrivando infine con Rinaldo a divenire conti di Tagliacozzo.
La precedente nomina a conti di Tagliacozzo nel 1255 fatta dal papa dell’epoca non era stata riconosciuta dai reali svevi e quindi non aveva molta importanza, e poi la Marsica non è territorio papale, ma fa parte del regno di Sicilia e poi di Napoli.
– La Valle di Nerfa sotto Rinaldo Orsini

Panoramica degli anni ’50 su Cappadocia e la Valle di Nerfa.
Al momento della nomina di Rinaldo a conte di Tagliacozzo troviamo solo Cappadocia inserita stabilmente nel territorio tagliacozzano, gli altri paesi seppure ricadenti nell’area di Tagliacozzo sembrerebbero soggetti ai Da Montagna, un’altra piccola famiglia baronale che venuta su con i De Ponte, erano rispetto a questi in posizione subalterna.
Nel corso del XIV secolo mentre gli Orsini si vengono affermando, i Da Montagna provano a crescere nella Marsica occidentale riuscendo “sembrerebbe” a insignorirsi alcuni paesi e contrastare per qualche tempo la crescita ursina. Uno dei luoghi a maggiore presa dei Da Montagna è proprio l’alta valle del Liri o valle di Nerfa.
Lo scontro fra i Da Montagna e gli Orsini non viene giocato in modo diretto, ma in modo indiretto anche per la notevole differenza di potere fra le due famiglie. Rinaldo è infatti un gigante rispetto a questa piccola famiglia. Egli nel 1380 a parte Tagliacozzo, controlla buona parte della fascia centrale della penisola. Rinaldo o in qualità di governatore o tramite alleanze locali controlla Spoleto, Orvieto, Narni, Foligno e Corneto all’interno dello Stato della Chiesa, invece in Abruzzo (regno di Napoli) controlla L’Aquila e Pescara. Quindi Tagliacozzo che si trova al centro di questi territori è di fondamentale importanza. Egli prova anche ad unificarli politicamente, ma il tentativo fallisce.
Nel contesto marsicano troviamo Rinaldo che per affermare il suo potere locale deve lottare negli anni 1370 – 82 con i Da Montagna e scontrarsi nel 1378-81 con le dispute fra le dispute delle famiglie aquilane dei Camponeschi e Pretatti che estendono il loro campo di battaglia ai territori della Marsica occidentale. In questa situazione egli allunga la sua presa sui territori di Pereto e Oricola ceduti dagli ultimi De Ponte nel 1373 alla famiglia degli Orsini.
– La guerra fra Carlo di Durazzo e la regina Giovanna. La Marsica occidentale e il ruolo di Rinaldo Orsini 1378-82
All’interno di un gioco più grande che è quello che vede opposti Carlo di Durazzo contro la regina Giovanna II troviamo tanti episodi nei quali le opposte fazioni si misurano scontrandosi ora in quello ora in un altro territorio e spesso anche il solo passaggio di truppe tende a creare gravi problemi nei territori attraversati, a causa di omicidi e saccheggi perpetrati dalle truppe di passaggio. Questo gioco è tanto più vero se si considera che Rinaldo Orsini è in questi anni il capitano militare più forte del momento che sorregge Giovanna II, trovandosi così all’interno di uno scontro militare forte.
Per cui per Carlo di Durazzo distruggere o comunque danneggiare i territori soggetti a Rinaldo è un modo per contrastare anche la regina Giovanna. All’interno di questi giochi si scontrano poi interessi locali dove ogni fazione locale per contrastare l’altra tende ad appoggiare questo o quell’altro pretendente in un gioco di specchi che a volte si rivela positivo e altre assai dannoso.
Per fare un esempio concreto torniamo nelle dispute delle famiglie aquilane dei Camponeschi e Petratti che hanno coinvolto la Marsica occidentale tra il 1378 e 1390. Ebbene la catena dei monti della Duchessa non riesce ad arginare le dispute fra le due famiglie nobili, che vengono a coinvolgere i territori di Rinaldo. Essi scendono lungo la Valle del Salto per i confini settentrionali della neonata contea che sono messi a ferro e fuoco. Non dimentichiamo che Rinaldo è in questo momento anche signore dell’Aquila.
Nell’estate del 1381 una parte degli Aquilani e la Compagnia di S. Giorgio, sotto il comando di Francesco Petratti, schierato con Roma, attacca la contea di Rinaldo Orsini e prende il castello di San Donato. Tuttavia in un successivo scontro violento con le truppe di Orsini avvenuto tra Corvaro e Torano, il comandante Francescoantonio Petratti viene battuto e preso da Rinaldo Orsini. Francesco Antonio Petratti viene imprigionato nel castello di Tagliacozzo e poi condotto all’Aquila dove viene decapitato.
– La diocesi di Tagliacozzo (1380-1390)
All’interno di quel gioco di specchi politico di cui abbiamo accennato, troviamo che Tagliacozzo negli anni 1380-90 diventa sede della diocesi di Tagliacozzo, ritagliandosi un ruolo politico rispetto al resto della Diocesi dei Marsi con sede a San Benedetto dei Marsi. In pratica si ha una frattura vescovile che ricorda la precedente nascita poi abortita della diocesi di Celle nel 1050 e sempre il tutto avvenuto per un gioco di potere.
In questo caso troviamo che nel gioco politico religioso tra papi e antipapi abbiamo la nomina a vescovi di Tagliacozzo di Pietro e Giuliano Orsini, da parte dell’antipapa Clemente VII. Questo stato di cose dura fino al 1390 allorquando la diocesi di Tagliacozzo muore spontaneamente dopo le pressanti richieste da parte della Diocesi dei Marsi intevenuta con il nuovo vescovo riformatore Giacomo. Giacomo è nominato da Urbano VI nel 1384 vescovo dei Marsi e tramite lui si cerca di portare all’obbedienza un territorio la Marsica da sempre problematico. Urbano VI è parte del partito di Carlo di Durazzo che lotta contro Giovanna II.
Giacomo riforma negli anni 1390-1400 la geografia della diocesi dei Marsi riuscendo ad opporsi con risolutezza alla nuova diocesi di Tagliacozzo che però come detto già dal 1390 era rientrata nei ranghi.
– Cappadocia nella seconda metà del XIV secolo

Il paese di Cappadocia oggi. (Immagine personale)
Come detto sopra Cappadocia risulterebbe uno dei pochi centri della Valle di Nerfa inseriti stabilmente nella contea di Tagliacozzo. Gli altri centri diventeranno stabilmente tagliacozzani tra il 1390 e il 1400. Cappadocia rimane un piccolo centro dove la popolazione è dedita ad un po’ di agricoltura locale, alla raccolta della legna e soprattutto al lavoro del pastore di pecore che però per la maggior parte svernavano in ambito locale. Ancora non c’erano i tratturi in quest’epoca.
– L’assassinio di Rinaldo Orsini (1390) e l’ascesa di Giacomo Orsini
Nel 1390 Rinaldo Orsini viene ucciso all’Aquila nell’ambito di un complotto locale ai danni degli Orsini. Anche il fratello Giovanni Orsini viene ferito, ma si salva. A questo punto diventa nuovo conte di Tagliacozzo Giacomo Orsini figlio di Giovanni e quindi nipote di Rinaldo. Giacomo è un uomo intrapendente che sa far valere i propri interessi e questo lo dimostra riuscendo da fine politico qual’è a muoversi in mille traversie , riuscendo ad ingrandire e potenziare il proprio contado e ad opporsi alla discesa dei Colonna nella zona.
– La Valle di Nerfa e il consolidamento della contea di Tagliacozzo
Giacomo Orsini fin da subito dimostra di essere un abile politico mirante a potenziare il suo potere nella Marsica occidentale. Nel 1391 Giacomo consolida il suo potere locale riuscendo ad avere la meglio sulla famiglia Da Montagna che tramite una soluzione concordata mette fine ad una disputa di potere durata 50 anni intorno ai paesi della Valle di Nerfa e altri li attorno.
In pratica la Valle di Nerfa ricadeva ai tempi dei De Ponte nell’ambito del tagliacozzano, ma quando questi iniziano a ritirarsi i Da Montagna iniziano ad occupare i territori dei De Ponte che però ricadono nel circondario di Tagliacozzo soggetto agli Orsini. Iniziano così dispute, depredazioni, incendi, rapine ecc, volte a contrastare il potere orsino su questi territori da parte dei Da Montagna e il tutto più o meno va avanti dal 1340 al 1391.
Con questo concordato gli Orsini sborsano 5000 ducati ai Da Montagna che in cambio cedono alla contea di Tagliacozzo i paesi di Judano, Spedino, Marano, Poggio S. Biagio, Le Cese, Cappadocia e Petrella, inserendo nel territorio orsino anche tutti i territori attorno ai suddetti paesi quindi anche i pascoli, boschi montagne ecc. Tuttavia ancora per qualche tempo i Da Montagna mantengono la proprietà di una parte del paese di Cappadocia e la totale proprietà di Verrecchie e Castellafiume quindi hanno ancora influenza diretta sulla Valle di Nerfa che si rivela difficile per gli Orsini acquisire.
Però anche qui nulla può la forza di questa famiglia nei confronti di Giacomo Orsini troppo ricco e forte per loro, che alla fine devono cedere a lui nel 1399 anche la proprietà dei restanti paesi. In questo caso il contezioso fra i Da Montagna e gli Orsini si avvita più sui pascoli che sui paesi, essendo questi molto più remunerativi che possedere un unico paese.
