STORIA DI CAPPADOCIA – XII SECOLO


EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA


 

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XII sec.

 

– La cattura di Berardo vescovo dei Marsi da parte dei Colonna (1100)

San Berardo patrono dei Marsi e vescovo dei Marsi tra il 1100 e il 1130

 

Nel 1100 nella Valle di Nerfa a Petrella viene catturato dalla famiglia Colonna, Berardo, figlio del conte dei Marsi Berardo V, e da poco tempo vescovo dei Marsi. La notizia della sua cattura arriva rapidamente a Roma e il Papa cerca il modo di liberare il suo funzionario, forse pensando a mezzi diplomatici o a trattative di riscatto, come spesso si usa anche in questi tempi. Ma quando furono informati dell’accaduto i Conti Berardi della Marsica, questi ebbero una reazione ben più stizzosa e violenta.

Quel loro congiunto, che stava a servizio diretto del Papa e rinnovava così le glorie del loro casato, da cui tanti vescovi e cardinali erano usciti, ora vittima dei Colonna, era un affronto troppo grave che essi ricevevano. Il conte Berardo VI immediatamente si mette ad organizzare un piccolo esercito per liberare il figlio. Questi eserciti allora erano formati dagli uomini forniti dai paesi e dai villaggi sotto la signoria del feudatario o del vassallo, in proporzione al numero delle famiglie, su cui gravavano anche le spese per l’armamento.

I ranghi degli ufficiali erano per lo più coperti dai figli minori delle famiglie nobili, i quali, non potendo aspirare all’eredità degli avi per le leggi del tempo, erano costretti a scegliere la via della carriera militare. Mentre i banditori del Conte girano la contea dei Marsi per chiamare a raccolta i soldati e il conte organizza quelli che rispondono alla chiamata, uno dei quei nobili di nome Giovanni da Petrella, imparentato con la famiglia dei Berardi, si presenta al castello e chiede di parlare al conte. Egli è ricevuto dal conte e a questi, Giovanni espone un suo piano alternativo per liberare Berardo dalla prigionia dei Colonna con uno stratagemma, senza ricorrere a nessun attacco armato contro la potente famiglia romana.

Il conte Berardo si rende perfettamente conto della serietà e della convenienza della proposta. Se il piano di Giovanni fosse riuscito, si sarebbe evitata l’azione armata, che in quei tempi turbolenti comportava troppi rischi e molte spese, con la sicura perdita di vite umane tanto preziose all’economia della contea. E’ così  che alcuni giorni dopo, a Palestrina, un mendicante, (Giovanni da Petrella) si avvicina alla guarigione dei Colonna che tiene prigioniero nella cisterna Berardo.

I soldati dei Colonna, quando vedono lo straccione, pensano a un inaspettato passatempo nella noia del servizio di guardia. Chiamano il finto mendicante, gli buttano qualche avanzo del rancio e cominciano a divertirsi con lui. Con frizzi e lazzi, battute di spirito e buffonate Giovanni riesce ad entrare in confidenza con i soldati. Poi non gli è difficile accostarsi al prigioniero e a liberarlo portandolo in salvo a Roma.

 

 

– La Valle di Nerfa all’inizio del XII secolo

Cappadocia negli anni ‘

 

La Valle di Nerfa all’inizio del XII secolo è ancora parte integrante della contea dei Marsi. A differenza però dei periodi precedenti si vengono creando all’interno della contea dei sotto contadi rispondenti ad alcuni membri della famiglia Berardi che divenuta numerosa, pur mantenendo una certa unità politica si viene dividendo in aree d’influenze familiari.

In questa fase la Valle di Nerfa continua a godere di un relativo periodo di tranquillità dato dalla forza d’armi della contea marsicana, che rimane pur con tutte le sue contraddizioni un forte stato militare.

I monasteri locali di San Pietro e San Tommaso continuano ad essere punti di riferimento della popolazione locale, principalmente dedita al taglio dei boschi, all’allevamento degli animali e una piccola agricoltura di sussistenza.

 

 

– La sottomissione ai Normanni (1143)

Dopo un continuo respingimento dei Normanni da parte dei conti Berardi durato circa 60 anni, questi decidono di sottomettersi a loro, in quanto più forti e meglio organizzati.

La sottomissione avviene però dopo un accordo con loro, dove in cambio della garanzia di continuare a gestire il loro contado sotto il cappello normanno, essi accettano di entrare a far parte del regno normanno.

I Normanni accettano e i conti Berardi si dichiarano vassalli del regno normanno. La contea dei Marsi diventa perciò territorio normanno e cessa di esistere come stato indipendente.

La contea marsa è però molto grande e lasciare tutto questo territorio nelle mani di una sola persona o comunque di poche persone è troppo rischioso per il nascente regno di Sicilia. Per cui si decide di dividere la contea in tre contee più piccole – La contea di Carsioli, la contea di Alba Fucens e la contea di Celano.

A Carsioli diventano conti gli eredi di Oderisio Berardi. colui che era stato alla base del conflitto familiare a metà dell’XI secolo, mentre Celano va a Rinaldo II conte dei Marsi e Alba a Berardo VI, ultimo conte dei Marsi.

Tra il 1143 e il 1189 le contee di Alba e Celano camminano parallelamente seguendo ognuna un proprio percorso. In questo periodo il regno Normanno si consolida e riesce a far fronte a numerose necessità locali.

 

 

– La Valle di Nerfa dopo la fine della contea dei Marsi (1143-1189)

 

Panoramica degli anni ’50 su Cappadocia e la Valle di Nerfa.

 

La Valle di Nerfa nell’ottica della divisione della contea dei Marsi avvenuta nel 1143, sembrerebbe appartenere alla contea d’Albe e in questo senso è retta dapprima dal vecchio conte dei Marsi Berardo V, che dopo la sua deposizione avvenuta nel 1160, a causa del suo voler ingrandire il territorio, la contea viene presa dal Demanio.

Successivamente il figlio di Berardo Pietro riesce con la sua abilità diplomatica a farsi riassegnare la contea d’Albe che regge in modo encomiabile fino al 1189. Egli è una persona estremamente capace sul piano politico con un enorme ambizione.

Nello specifico della Valle di Nerfa non è facile da attestare come appartenente alla contea albense, in quanto potrebbe appartenere anche alla contea di Carsioli retta in prima battuta dai discendenti di Oderisio Berardi che aveva già cercato qualche decennio prima di creare una diocesi indipendente dalla diocesi dei Marsi.

Per il momento non avendo indizi certi circa la storia locale collochiamo il territorio della Valle di Nerfa nella contea di Alba Fucens.

Al momento sappiamo che esistono nel 1143 diversi villaggi nella Valle di Nerfa che sono confermati dal documento del 1188 relativamente alle chiese presenti. Di questo territorio esistono i villaggi di Valle Fredda, San Biagio, Petrella Liri (anche se in questa fase ha un altro nome), Verrecchie e Cacume e Morbano e Castellafiume.

Basandoci sul documento del 1188 si ha la conferma dell’esistenza delle parrocchie di San Biagio e Santa Margherita appartenenti ai villaggi di San Biagio e Vallefredda presenti nella Valle di Nerfa.

Il tutto come detto è scritto nel primo documento storico che cita Cappadocia, che è la bolla del 1188 di Papa Clemente III, che elenca le chiese di San Biagio e Santa Margherita, che sorgevano nella località Vallefredda la seconda e San Biagio la prima, tutte e due in prossimità del Liri. Tuttavia nonostante la citazione del nome Cappadocia pensiamo che ancora il paese vero e proprio non si sia ancor formato e che ciò avvenga più avanti diciamo verso la fine del XIII secolo.

 

Cappadocia oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

 

Quindi i due villaggi continuano ad essere indipendenti l’uno dall’altro. Le popolazioni della Valle di Nerfa sono perlopiù pastori, tagliatori di boschi, qualcuno artigiano e commerciante, ma non certo agricoltore, fatto salvo un po’ agricoltura di sussistenza e ciò è da ricercare nella natura del terreno che è argilloso, tufaceo, pietroso e ponendosi in alto è  molto soggetto all’intemperanza del clima assai variabile in questo luogo. Non dimentichiamo che uno dei due villaggi che costituirà Cappadocia si chiama Vallefredda, che sta appunto ad indicare la natura climatica del luogo, non adatto all’agricoltura.

E gli altri borghi della Valle di Nerfa?

La Valle di Nerfa si trova in qualche modo al centro di un groviglio di situazioni, in quanto sappiamo che la zona di Verrecchie, Morbano e Cacume viene assorbita già alla fine del XII secolo dalla nuova contea di Tagliacozzo, mentre degli altri centri di Vallefredda, San Biagio e Petrella non si hanno indicazioni nette e ciò farebbe propendere per una loro appartenenza alla contea albense.

Oltre a ciò bisogna aggiungere che la Valle di Nerfa è in qualche modo soggetta anche all’abbazia di Monte Cassino che con i suoi conventi più piccoli di San Pietro e San Tommaso giocano anche un ruolo politico.

 

 

– La riunificazione di Albe e Celano e l’ascesa di Pietro Berardi

Nel 1189 muore senza eredi il conte di Celano Annibale Berardi. Pietro Berardi cugino di Annibale, rivendica per se la contea celanese e attraverso un abile politica riesce a farsela assegnare dal governo normanno. In questo modo Pietro riunisce i 2/3 del vecchio territorio marsicano. Obbiettivo politico di Pietro è a far riemergere il proprio territorio come area indipendente dal regno normanno. Pietro è un abilissimo politico e riesce nel giro di alcuni decenni a essere ben visto dal Papa ed entrare nelle sue grazie. Nel frattempo troviamo una situazione politica assai fluida nel regno normanno. Federico Barbarossa riesce a far sposare il proprio figlio ed erede con Costanza d’Altavilla erede del regno normanno. Ebbene tra il 1190 e 1194 si crea una crisi dinastica nel regno normanno, Enrico VI divenuto imperatore del S-R-I rivendica per se e la moglie il trono normanno.

Con la forza delle armi riesce ad imporsi come re di Sicilia, facendo entrare il regno normanno nell’orbita tedesca. Fin qui i fatti generali, da ora iniziano una serie di vicende che capovolgono l’intera situazione.

Pietro Berardi nel contesto dei nuovi sovrani viene crescendo politicamente alla corte normanna e allorquando muoiono quasi contemporaneamente Enrico VI e la moglie Costanza, che lasciano un neonato come erede, si pone da subito la questione della direzione del regno. Costanza prima di morire lascia il neonato nelle cure del papa Innocenzo III  che ne diventa il tutore e quindi il reggente per il regno di Sicilia.

Il papa che non può occuparsi a tempo pieno del regno siciliano delega alcune funzioni ad alcuni importanti feudatari di sua fiducia tra cui Pietro Berardi. Nel 1199 troviamo Pietro Berardi pienamente inserito nella direzione del regno siciliano.

 

 

– L’emergere della famiglia De Pontibus e la loro signoria altomedievale

I De Pontibus sono originari di Terni dove possiedono all’inizio del X secolo diversi territori. Un loro parente Pietro Castelli sposa con Romana Berardi figlia di Berardo II conte dei Marsi (950-970). Dall’epoca di questo matrimonio e per tutto il periodo della contea dei Marsi (X-XII secolo) i De Ponte crescono di potere diventando feudatari di diversi paesi marsicani nella Marsica occidentale. Nel 1143 la contea dei Marsi finisce in mano ai Normanni che la spezzano in tre contee, la contea di Carsioli, la contea d’Albe e la contea di Celano.

La contea di Carsioli che comprende la parte occidentale della Marsica viene data agli eredi di Oderisio Berardi. All’interno di questa cornice della contea di Carsioli troviamo i De Ponte che sono cresciuti in forza e potenza e che partiti dall’avere una parte di Scurcola ora possiedono nel 1150 diversi piccoli centri o parte di essi tra cui Pereto. Tra i vari componenti della famiglia Berardi colui che sembra emergere sugli altri è Bartolomeo De Ponte o De Pontibus.  Bartolomeo De Ponte era rispetto ad altri suoi congiunti, che possedevano diversi centri limitrofi, quello più ricco.

Bartolomeo infatti possiede i feudi di Oricola, Celle (la futura Carsoli), Pereto e soprattutto metà di Tagliacozzo, un paese in piena ascesa all’interno della contea di Carsioli. Bartolomeo I signore di metà Tagliacozzo e di altri centri muore nel 1190. A lui succede il figlio Oderisio che governa vari territori marsicani, tra i quali sembrerebbe anche alcuni paesi della Valle di Nerfa, ovvero Verrecchie, Morbano e Carcume. Oderisio a sua volta muore nel 1196 e a lui succede il figlio Bartolomeo II  che governa fino al 1238.

In questo lungo l’asso di tempo Bartolomeo II emerge sugli altri signori di Tagliacozzo e attraverso alcune situazioni di cui non siamo a conoscenza, diventa all’inizio del XIII secolo unico signore di Tagliacozzo.

Tagliacozzo sotto Bartolomeo emerge come centro più importante della Marsica occidentale e la contea o perlomeno la cornice della Marsica occidentale, viene ora anche nominata contea di Tagliacozzo e non più contea di Carsioli. Carsioli in quest’epoca viene via via abbandonata in favore del nuovo centro di Celle, meglio difendibile come posizione, che con il tempo acquisirà il nome definitivo di Carsoli.

 

 


EPOCA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA