STORIA DI CAPISTRELLO
– La dura rinascita di Capistrello, della Marsica e dell’Italia (1946-60)

La nascita della repubblica il 2-6-1946
Tra il 1946 e 1947 l’Italia rinasce cambiando pelle diventando repubblicana con il referendum del 2 giugno 1946 e con la formazione di una nuova costituzione inizia il suo percorso di rinascita. Pur pagando pegno per gli orrori inferti ad altre nazioni, procede spedita nel suo percorso.
Nella Marsica dopo un anno dalla liberazione si sono fatti i conti dei danni e si procede a ricostruire le principali vie di comunicazione, strade e ferrovia e quindi i paesi semidistrutti dal conflitto e dall’occupazione nazista.

Scuola improvvisata in uno dei paesi della Marsica
nella seconda metà degli anni 1940
Piano piano anche Capistrello rinasce, le case vengono riparate e la popolazione torna al suo lavoro. I bambini finalmente tornano a scuola e le famiglie si ricompongono e si rianimano. Faticosamente la popolazione di Capistrello e della Marsica tutta lotta contro i Torlonia per ottenere le terre fucensi. La lotta è dura e senza esclusione di colpi, ma alla fine i poveri contadini marsi hanno la meglio sull’arrogante principe Torlonia a cui sono espropriate le terre.

Capistrello anni ’50. (Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/1-b-pan-13.jpg)
Siamo al 1950 e Capistrello come tutta la Marsica si avvia verso anni duri, ma liberi. Fra il 1945 e il 1955 si ricostruisce il paese e si riprendono le antiche abitudini dell’agricoltura e della religione, qui molto sentita.
Il paese in questi anni viene riparato dalle ferite di guerra procede a nuove costruzioni di abitazioni per rispondere ad una popolazione in forte crescita. Capistrello infatti dopo il calo degli anni ’20 è tornata a di nuovo a crescere attestandosi a 5944 unita, quindi quasi 500 nuovi residenti rispetto al 1936.
Sul piano urbanistico le nuove abitazioni che vengono a formare un nuovo quartiere sono costruite secondo la nuova direttrice di espansione dell’abitato, che viene progressivamente spostando verso este, ovvero verso i Piani Palentini.

Capistrello nel 1953.
Ma oltre alla riparazione dei danni e ricostruzione del tessuto urbano si procede soprattutto alla riparazione e in parte alla ricostruzione della linea ferroviaria Avezzano – Roccasecca, andata quasi completamente distrutta dai Tedeschi in ritirata per rallentare gli Alleati in entrata nella Marsica nel giugno 1944.
La ricostruzione della ferrovia procede abbastanza veloce e nei primi anni ’50 è quasi del tutto funzionante, ma le asperità di alcuni tratti come quello di Capistrello e l’aggiunta di nuove stazioni rallentano, il completamento dell’opera che diventa del tutto operativa nel 1959.
L’Avezzano – Sora pur essendo una linea ferroviaria molto vecchia è sicuramente un’opera fondamentale per l’Italia, specialmente per le parti interne perchè consente un supporto di mobilità senza il quale le popolazioni del posto si troverebbero in difficoltà e a seguire anche moltissime altre persone di vari centri del centro Italia ne avrebbero a risentire.
Purtroppo però tutto questo non è sufficiente per risollevare le sorti dell’economia marsicana, che all’inizio degli anni ’50 è molto debole, per cui molti giovani marsi hanno grossa difficoltà a trovare lavori redditizi in zona.

Capistrello negli anni ’50.
Ciò spinge molti giovani a lasciare il proprio paese per trovare fortuna all’estero. E’ l’inizio della seconda grande emigrazione di massa, che andrà avanti tra alti e bassi fino all’inizio degli anni ’80. Le zone privilegiate come nuova collocazione sono dapprima il nord Europa, con la Germania ovest in testa, quindi USA e Canada. Chiaramente questo interessa anche Capistrello che vedrà partire molti giovani del posto, portando il paese a un declino demografico abbastanza rapido e impegnativo.
Nel caso di Capistrello molti dei giovani che emigrano, sono minatori, quindi operai specializzati nell’escavazione delle gallerie e sono uomini che sono molto richiesti per questo lavoro, che però ancora nel 1950 è altamente pericoloso e questo lo testimonia molti incidenti che si verificano tra il 1950 e il 1980.
Fatto sta che questi giovani emigrano lasciando famiglie giovani e giovani mogli che portano avanti la famiglia da sole ed essendo che i propri uomini mancano da casa per molto tempo, queste donne vengono anche chiamate vedove bianche.
– Tra stagnazione e rinascita economica (1960-80)

Capistrello nel 1960. (Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/1-b-pan-2-4.jpg)
Negli anni seguenti grazie al boom economico che vive il nord Italia, molti giovani marsi e quindi anche di Capistrello, vanno a vivere a nord e infine anche a Roma, dove negli anni ’60 si registra un forte boom economico. Questo fa si che molti emigrati marsicani, anche di Capistrello, si trasferiscano a Roma riuscendo così a mantenere più forti i legami con il paese.

Capistrello anni ’60. (Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/1-b-9-4.jpg)
Capistrello ancora negli anni ’60 ha il suo cuore economico nell’agricoltura, dove si concentra la maggior parte del lavoro di chi vive qui. Proprio per questo e per la mancanza di prospettive che l’emigrazione a Capistrello come negli altri centri della Marsica, prosegue per tutti gli anni ’60 e’70. Ciò comporta che la zona perda una consistente forza lavoro, ma soprattutto una perdita significativa di abitanti portando con questo ad un senso di stagnazione e declino.

Capistrello nel 1969. (Immagine da http://paesi.altervista.org/?p=146476)
Allo stesso tempo, complice lo Stato che investe in infrastrutture, si fa largo nella Marsica una nuova classe eoconomica, che piano piano costituisce alcune aziende che vengono crescendo nel tempo.

Inaugurazione nel 1970 dell’uscita per Carsoli della nuova autostrada A24.
Poi dal 1970 piano piano con l’apertura delle autostrade A24 e A25 queste micro aziende iniziano ad andare meglio potendo vendere più velocemente i propri prodotti che sono portati in tutto il centro Italia a cominciare dai prodotti agricoli, che si diffondono su tutti i principali mercati del centro Italia.

Capistrello negli anni ’70. (Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/1-b-8-pan-1-1.jpg)
Ciò consente una lenta ma costante risalita economica e allo stesso tempo grazie alle nuove autostrade un riavvicinamento importante degli emigrati ai propri paesi. Negli anni ’70 l’emigrazione a Capistrello è ancora molto forte, ma pur tra tante contraddizioni sembra farsi spazio un po’ di speranza, facilitando con ciò una maggiore fiducia nel futuro.

Capistrello nel 1973. (Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/2-via-roma.jpg)
Ciò porta ad un lento superamento della depressione degli anni ’60. L’impegno della popolazione rimasta a vivere nel paese sembra iniziare a dare qualche frutto e grazie anche ad una maggiore attrazione della zona anche grazie alla costruzione del distretto di comunicazioni internazionali di Telespazio, le cose sembrano migliorare.
– I minatori di Capistrello negli anni 60 – 70
Il lavoro dei minatori nel corso degli anni ’60 e ’70 è molto richiesto in Italia e nel mondo, per cui i minatori di Capistrello trovano facilmente impiego essendo operai specializzati, che non è facile da trovare. Purtroppo il lavoro è ancora molto rischioso e infatti si verificano molti incidenti mortali nei quali diverse persone di Capistrello rimangono vittime e alla fine si conteranno quasi 90 uomini del paese che sono morti in questi nel corso del ‘900.
Ma detto questo la maestria e la precisione del loro lavoro è sempre molto apprezzata e ciò vale in ogni angolo del mondo dove operino dal vicino Oriente, all’Africa, al Sud America. Questi sono posti dove questi minatori si sanno far valere realizzando opere di ingegneria che danno lustro all’Italia.
Anche considerando questo credo sia giusto ricordare questa pagina di storia realizzando un museo della ferrovia con l’opera ingegneristica della galleria elicoidale e poi con le storie di tutte queste persone, che hanno dato lustro a Capistrello, con il sudore e il sacrificio di un mestiere faticoso.
– Il Boom economico della Marsica degli anni ’80

Avezzano negli anni ’80.
Con grande sforzo l’economia marsicana prosegue la sua crescita in modo considerevole per tutti gli anni ’70 fino ad arrivare a metà anni ’80 con l’esplosione di un boom economico, che porta in zona al consolidamento di diverse imprese locali e alla venuta di nuove realtà estere come la famosa Texas Instruments. Fatto è che pur tra luci e ombre la Marsica finalmente vola sul piano economico e presto anche sul piano sociale si registra un deciso miglioramento.
– Capistrello negli anni ’80 e ’90

La zona vecchia di Capistrello negli anni ’80.
(Immagine da http://paesi.altervista.org/wp-content/uploads/2021/09/2-c-5.jpg)
Anche a Capistrello seppure in forma molto meno intensa si registra una piccola crescita negli anni ’80. Ciò spinge a un miglioramento sociale per coloro che vivono nel paese con la ristrutturazione delle varie abitazioni, o all’abbandono delle vecchie per trasferirsi in delle nuove più confortevoli. Ciò si somma all’esplosione del fenomeno delle seconde case.
In pratica con il miglioramento economico generale gli emigranti migliorano il loro tenore di vita e per mantenere o riaffermare un legame con i vecchi paesi, vengono costruite seconde case dagli emigranti stessi, che vengono poi abitate durante i mesi estivi o durante la pausa natalizia.
Nello stesso periodo nel corso cioè degli anni ’90 Capistrello, come tutta la Marsica, continuano a beneficiare di un discreto miglioramento economico. A Capistrello come in altri paesi si assiste all’apertura di nuove realtà commerciali che favoriscono una percezione di miglioramento della vita della piccola comunità.
Inoltre il miglioramento economico e una nuova sensibilità portano novità sul piano edilizio e urbanistico attraverso un lento recupero del centro storico e dell’urbanistica in generale. Si nota che nel corso degli anni ’90 inizia una lenta ma costante ristrutturazione del centro storico, con il recupero o la ricostruzione di molte vecchie case, molte delle quali sono le vecchie casette asismiche costruite dopo il sisma del 1915. Ciò consente un miglioramento della vivibilità delle persone e un miglioramento dell’urbanistica cittadina.

