STORIA DI CAPISTRELLO
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XVIII secolo
– Sisma dell’Aquila (1703):

Sisma dell’Aquila in una litografia.
(Immagine da https://www.ilcapoluogo.it/2021/02/02/laquila-2-febbraio-1703-il-grande-sisma-della-candelora-che-distrusse-la-citta/)
Il nuovo secolo inizia male con un grande sisma con epicentro in Abruzzo, precisamente all’Aquila. Il sisma dell’Aquila si manifesta con una potenza di 6,7 Mw, distruggendo la città e tutto il suo circondario, producendo quindi molti danni anche nella Marsica. Qui diversi centri abitati marsi risultano duramente colpiti con feriti e morti, al livello edilizio si registrano molti crolli e danni a case e chiese. I danni del sisma nella Marsica sono molti, seppure non gravi come quando ci sarà il terremoto del 1915. Allo stato delle cose i danni sono ingenti, ma non gravissimi che comunque come sisma produce un blocco nella crescita della popolazione.
– Sisma della Maiella (1706):

Terremoto della Maiella del 1706.
Pochi anni dopo nel 1706, abbiamo un secondo e forte sisma, sempre in Abruzzo, con epicentro questa volta sulla Maiella. Il terremoto della Maiella si manifesta con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si sente distintamente ovunque, producendo ancora danni ai paesi. Un effetto collaterale di questo sisma è un discreto calo della popolazione locale, forse dovuto alla paura del futuro.
– Effetti dei sismi sul ducato di Tagliacozzo a inizio XVIII secolo

Palazzo ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
I due sismi come accennato sono stati entrambi molto violenti e hanno avuto effetti importanti sulla Marsica, un po’ tutti i paesi hanno avuto danni, ma essendo passato tanto tempo e soprattutto non avendo trovato finora fonti valide non sappiamo la stima dei danni, ma che vi siano stati è sicuro e ciò emerge da varie fonti locali. Per esempio sappiamo con certezza che la chiesa di San Bartolomeo di Avezzano ha avuto seri danni dal primo sisma e con il secondo è stata distrutta, per cui è stata completamente ricostruita negli anni successivi, ma anche tanti altri manufatti sia antichi che recenti sono stati intaccati.
Il ducato di Tagliacozzo si trova vicinissimo all’epicentro di entrambi i sismi, per cui è sicuro che di danni ve ne sono stati tanti e ogni paese ha avuto i suoi. Certo poi la posizione dei paesi se si trovano in montagna e poggiano su basamenti rocciosi o se sono in pianura su terreni sciolti, be questo fa una notevole differenza, soprattutto se consideriamo la maggiore forza dei sismi e quindi un maggiore scuotimento laddove i terreni sono sciolti, mentre di solito lo strato roccioso tende ad attenuare l’effetto più dannoso, ma ciò non significa che questi ultimi siano immuni da danni.
– Effetti dei sismi su Capistrello a inizio XVIII secolo

Capistrello con vista sulla sua gola in una
ricostruzione di fine 800. Sulla cima si nota ancora l’antico castello.
Capistrello in origine si trovava su uno sperone roccioso in zona montana, per cui è possibile che abbia avuto meno danni di altri paesi. Ma le scosse sono state forti entrambe e a distanza di poco tempo, parliamo di tre anni, un inezia. Ma senza dati oggettivi è impossibile al momento fare una valutazione chiara.
– Il ducato di Tagliacozzo a inizio XVIII secolo (1700 – 34)

Tagliacozzo nel XVI – XVII secolo
A inizio ‘700 a causa del cambiamento politico in corso che mette in discussione la permanenza di Napoli e la Sicilia sotto la bandiera spagnola e soprattutto i terremoti d’Abruzzo d’inizio secolo, si registra un periodo molto cupo della storia abruzzese e marsa. In questo periodo chiaramente anche a causa dei sismi del 1703 e del 1706, dei danni e i lutti derivati da questi si ha un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia.
Negli stessi anni diciamo a cavallo tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo altro segno della crisi che sta attraversando il territorio sul piano sociale è la crescita del brigantaggio. Ci sono diverse bande che da molto tempo infestano il territorio marsicano, ma verso la fine del secolo il fenomeno cresce e le truppe spagnole non riescono più a controllarlo.
Segno importante di questa crescita criminale è l’assalto dei briganti alla cittadina di Avezzano nel 1707. A inizio ‘700 il piccolo borgo diventato ormai una piccola cittadina, continua la sua ascesa seppure acciaccata dai terremoti d’inizio secolo che l’hanno in parte danneggiata.

Avezzano in un immagine di fine XVI – XVII secolo
Avezzano appare agli occhi dei briganti una valida piazza da cui prelevare soldi e rifornimenti. Il bandito Felice Antonio De Santis, che è il più grosso malvivente locale del periodo prende di mira Avezzano decidendo di assaltarla il 9 luglio 1707. Egli forte di 200 uomini assalta la cittadina di Avezzano difesa da una compagnia di Dragoni, la polizia spagnola.
Gli avezzanesi dinnanzi a questo assalto fuggono dalla città e dopo aver saputo che la polizia spagnola si era arresa a De Santis, sono costretti a sborsare 1500 ducati per evitare il saccheggio della città stessa. Durante questa fase di confusione alcuni cittadini debitori con il comune di Avezzano, spalleggiati dallo stesso De Santis, danno fuoco a gran parte dell’archivio comunale (D’Amore, 1998, 63-64).

Il castello di Avezzano nel ‘600-‘700.
L’episodio del 1707 del bandito De Santis e del suo assalto ad Avezzano è emblematico di un’intera stagione perchè consente di capire come questi banditi non agissero da soli, ma protetti in alto e allo stesso modo fossero in qualche modo spinti a commettere alcune atrocità dalle persone influenti, che poi li avrebbero protetti in caso le cose fossero andate male.
Il tutto ricade nella stagione della guerra di successione spagnola che si combatte in modo sottile, anche in quel della Marsica. Comunque siano andate le cose nel 1714 si ha un rivoluzionario cambio di regime politico. In pratica il regno di Napoli cessa di essere spagnolo dopo due secoli e diventa austriaco, dopo che l’Austria insieme ad altre potenze ha battuto le forze borboniche che volevano sommergere l’Europa. Da ciò ne consegue che anche il ducato di Tagliacozzo cambi regime pur rimanendo saldamente nelle mani della famiglia Colonna.

Scurcola nel XVII secolo
D’altra parte un cambio di regime feudale locale non conveniva agli Austriaci, i quali avrebbero dovuto interagire in modo fermo anche con lo stato pontificio visto il confine ducale con lo stato del Papa. Quindi il cambio politico non comporta in quasi nessun feudo un cambio feudale.

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)
Nel 1714 muore il duca Filippo II che aveva governato il territorio di Tagliacozzo da lontano, delegando sempre più la gestione del ducato alle varie famiglie baronali locali che vengono crescendo a scapito dei Colonna sempre più lontani da Tagliacozzo e dai suoi problemi. A succedergli è il figlio Fabrizio II Colonna sotto il quale il ducato tornerà a crescere in modo sostanziale.
Complice infatti un miglior governo locale, ma soprattutto un miglior clima e una ritrovata crescita demografica il ducato di Tagliacozzo tornerà ad essere ricco. Fabrizio asseconda questa crescita con un governo locale stabile e ciò anche nel caso del cambiamento politico del 1734 che vedrà la restaurazione del regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone. Con Fabrizio insomma, complici anni più fortunati, il ducato di Tagliacozzo conoscerà una forte ripresa economica e sociale che non si vedeva ormai da molto tempo.
– Capistrello a inizio XVIII secolo

Scorcio di Capistrello. (Immagine personale)
Capistrello dopo i sismi d’inizio secolo viene ristrutturata nel corso dei decenni successivi. Tra le strutture che subiscono importanti modifiche segnaliamo la chiesa di S. Antonio Abbate che gravemente danneggiata con il sisma dell’Aquila del 1703 viene ora ristrutturata in profondità. A questo proposito non sappiamo se al termina di questa nuova ristrutturazione la chiesa cambi di nuovo nome divenendo la chiesa di S. Antonio di Padova.

La chiesa di S. Antonio di Padova oggi. (Immagine personale)
Palazzo Lusi è poi l’altra struttura che segnaliamo ad essere modificata dopo i danneggiamenti dei sismi del 1703-06. Questa per quello che abbiamo saputo sfruttando l’occasione di questi danneggiamenti viene ristrutturata completamente ingrandendola, rendendola più imponente di prima.

Palazzo Lusi oggi. (Immagine personale)
Allo stesso tempo assistiamo più o meno intorno al 1720 alla fine del clima rigido in Europa e a un lento ritorno a temperature più normali. Queste temperature più calde consentono nella Marsica una ripresa di raccolti abbondanti, che si hanno tra il 1720 e il 1730, spingendo con ciò ad una migliore qualità della vita sia per le classi popolari che per quelle agiate.
Con il miglioramento dei raccolti a partire dal 1730 si ha anche una ripresa della popolazione che torna ad aumentare dopo un lungo periodo di oblio. Pochi anni dopo gli Austriaci cedono il passo nel sud Italia che torna indipendente dopo più di due secoli sotto la nuova dinastia dei Borbone nella persona Ferdinando IV.
– Il brigantaggio nella Marsica a inizio ‘700

Le montagne della Valle Roveto alla fine del ‘700
viste dal lato fucense. (Immagine parte di un dipinto di fine ‘700)
Nel corso del ‘600 specie dopo la peste del 1656 si ha una recrudescenza del fenomeno del brigantaggio. Diverse bande iniziano a frequentare maggiormente la Marsica avviando maggiori incursioni nei paesi del posto. Si vengono anche a creare diverse connivenze con il potere locale, che in alcuni casi chiude un occhio divenendo complice di alcune azioni.
La situazione verso la fine del secolo XVII diventa maggiormente problematica e tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo esplode in atti quasi di guerra raggiungendo l’apice nel 1707 con il saccheggio di Avezzano.
Nel corso del ‘700 pur in presenza di una flessione delle operazioni da parte dei briganti, il fenomeno prosegue indisturbato per tutto il secolo. Questo è vero anche considerando che con il passaggio dalla dominazione austriaca al restauro del regno di Napoli nel 1734 si ricrea uno stato centralista maggiormente attento a quanto succede nel proprio territorio.
Il brigantaggio approfittando dello stato montagnoso e boscoso delle terre marse prosegue bene per tutto il secolo compiendo numerosi atti ostili in vari paesi della Marsica, portando con ciò scontento e terrore fra le popolazioni.
– Il ducato di Tagliacozzo nel 1734-59

Palazzo ducale oggi. (Immagine personale)
Sotto Carlo di Borbone il ducato di Tagliacozzo mostra finalmente una crescita costante che iniziata sotto il governo austriaco, prosegue ora in modo più forte sotto il nuovo governo napoletano. Di questa ritrovata crescita indirettamente e direttamente ne beneficiano tutti sia la popolazione che il regime nobiliare locale che la famiglia Colonna sempre più distante dal ducato di Tagliacozzo. Fabrizio II pur assicurando una certa stabilità continua ad affidare alle famiglie baronali di sua fiducia il vero governo locale. Questo comporta una maggiore capacità di controllo.

Il regno di Napoli nel 1748
Nel 1737-40 viene varata la riforma del catasto nel regno di Napoli e si chiede a ogni paese di rendere pubblica la propria situazione economica allestendo un proprio catasto e ciò vale sia i paesi più grandi come Tagliacozzo, che per quelli più piccoli come Cappadocia, Petrella Liri, Capistrello ecc.
A Tagliacozzo il primo catasto viene pubblicato nel 1748 e questo nella sua formazione non è soltanto un procedimento pubblico finalizzato a misurare e tassare la ricchezza della Comunità, ma anche un momento di confronto sociale, di scontro e di identità collettiva.

I Piani Palentini oggi. (Immagine personale)
Gli annunci del banditore, le pubbliche misurazioni, le delazioni, le pressioni sugli agrimensori, le denuncie, le polemiche, le discussioni in consiglio finiscono con un documento ufficiale che bene o male rappresenta la realtà economica del paese rispetto al fisco.
Anche in questo caso emergono bene le varie discordie e gelosie fra le famiglie più in vista del paese, pronte a prendersi questo o quel bene. Una sorta di lupi famelici.

Il lago Fucino in un dipinto del ‘700
Muore nel 1755 il duca Fabrizio II dopo circa 40 anni di governo ducale. Gli succede nella gestione dei feudi il figlio Lorenzo che diventa il XII duca di Tagliacozzo. Lorenzo come suo padre delega della gestione del feudo abruzzese le famiglie baronali a lui devote. In questo modo si accentua il distacco dei Colonna dalle terre abruzzesi dove solo qualche volta essi giungono per un brevissimo soggiorno.
– Capistrello negli anni 1740-50:

Capistrello in un dipinto più grande di fine ‘800
A metà secolo Capistrello partecipa come tutti i paesi della Marsica alla nuova riforma del catasto, attraverso la pubblicazione di un proprio catasto che mostra la situazione locale dell’epoca. Grazie alla nuova condizione climatica in questi anni si hanno felici raccolti anche a Capistrello, favorendo con ciò una certa crescita demografica e migliori condizioni locali.
– Arriva Ferdinando (1759)

Ferdinando IV di Napoli nel 1759. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1759 in seguito alla morte senza figli di Ferdinando VI di Spagna, diventa re Carlo di Napoli, che diventa Carlo III re di Spagna. A causa di ciò viene scelto come suo successore a Napoli il giovanissimo secondogenito maschio Ferdinando, che diventa Ferdinando IV re di Napoli a soli 9 anni. Il suo sarà uno dei regni più lunghi di tutta la storia napoletana ed europea, seppure intervallato dalla parentesi napoleonica. Egli infatti dominerà la scena napoletana fino alla morte avvenuta nel 1825.
– Il ducato di Tagliacozzo a fine secolo

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Fino al 1770 circa prosegue la crescita economica nel ducato di Tagliacozzo. Tagliacozzo nonostante sia sempre centrale nel contesto marsicano viene perdendo centralità politica a favore di Avezzano che diventa sempre più un borgo importante che si pone in antagonismo con Tagliacozzo. Purtroppo la situazione pur essendo ancora fiorente inizia a declinare a causa dell’esosità degli scambi commerciali imposti da Napoli.

Palazzo ducale oggi. (Immagine personale)
Il mercato clandestino sicuramente aggira i vari problemi ma non risulta sufficiente per dare sicurezza economica alla popolazione, che si ritrova con molta merce in eccesso, faticando a vendere per le tasse di frontiera. Cresce quindi il malcontento che porta ad un aumento del brigantaggio, che diventa nella Marsica sempre più endemico e pericoloso, specie per i piccoli paesi di montagna.
Nel 1779 muore il duca di Tagliacozzo Lorenzo Colonna a cui succede il figlio Filippo III. Filippo eredita tutti i feudi paterni e ne mantiene la proprietà e la gestione fino al 1806, ovvero fino all’eversione feudale di età napoleonica. Per cui Filippo III è l’ultimo duca di Tagliacozzo e in questa veste nei suoi anni di governo non si discosta dalla politica dal padre nella gestione del bene feudale, manifestando un completo distacco dai suoi territori abruzzesi, che sono affidati alle cure delle famiglie baronali locali a lui fedeli.
– Cambiamento climatico a fine ‘700.

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca
Alla fine del ‘700 si assiste ad un nuovo cambiamento climatico generale che porta pioggia e freddo seppure non nelle dimensioni presenti nel ‘600. Il picco di questo nuovo ciclo climatico si raggiungerà nel 1816-17 per poi lentamente scemare nel corso dell’800. Ciò comporta raccolti di minore qualità e abbondanza andando così ad alterare una situazione non facile dove i piccoli villaggi di altura sopravvivono con l’agricoltura e allevamento di sussistenza.
A ciò va aggiunto un deciso innalzamento del livello del lago Fucino che lo porta ogni tre-quattro anni ad avere quantità d’acqua tale che viene ad allagare costantemente i centri rivieraschi innescando danni e lutti. In ciò le popolazioni rivierasche lanciano numerose suppliche al re Ferdinando affichè agisca per mitigare almeno in parte gli effetti del lago.
Il re interviene in modo massiccio prima facendo fare studi sulla dinamica del lago nel corso degli anni ’80 e poi provando a ripulire in profondità gli argini del lago, ottenendo con ciò però solo scarsi risultati, che mitigano poco la situazione generale.
– La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)
La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo. La Francia in breve diventa una polveriera che travolge poi con Napoleone tutta Europa compreso il regno di Napoli.
– Capistrello a fine XVIII secolo

Immagine di Capistrello in un dipinto di fine ‘800.
Capistrello alla fine del XVIII secolo continua ad essere un paese sentinella del passo, che porta alla Valle Roveto, con una popolazione profondamente religiosa, occupata principalmente nell’agricoltura, nella pastorizia di pecore e nell’artigianato soprattutto della conciatura di pecore.
Come accennato Capistrello funge da cerniera, trovandosi al livello locale in una posizione d’incontro fra tre zone, la zona fucense, la valle Roveto e la valle di Nerfa. L’area di Capistrello è importantissima ponendosi come passaggio centrale per tutte le genti che da sud vanno verso nord e viceversa. Tutto questo ci porta a dire che oltre alle genti, vi erano anche i briganti, che sapevano bene l’importanza del posto, ma soprattutto conoscevano li luogo e tutti i posti delle montagne dove rifugiarsi, come grotte o anfratti.

Le montagne della Valle Roveto viste dal lato
fucense in un dipinto di fine ‘700
Difatti l’area di Capistrello con la sua gola e la Valle Roveto da sempre passaggio obbligato da sud verso nord e viceversa sono state spesso teatri di passaggi d’eserciti in epoca medievale e ora zone privilegiate dei briganti, ma a fine ‘700 quando nel 1799 i Francesi invadono il regno di Napoli questa zona diventa subito caldissima per i gravi scontri che si verificano fra Abruzzesi normali e Abruzzesi briganti che unendosi temporaneamente insieme lottano contro l’invasore a sostegno del re Ferdinando cacciato quasi subito da Napoli.

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700
Ma andiamo con ordine. Nel 1798 i Francesi giungono per la prima volta nel sud Italia, che invadono dopo aver avuto la meglio sulla resistenza dell’esercito borbonico e da qui irrompono nel regno di Napoli cacciando il re e la corte che fuggono da Napoli riparando in Sicilia sotto scorta inglese.
A questo punto i Francesi proclamano la repubblica napoletana e da qui scatenano le ire della popolazione locale che non sopportando i nuovi invasori inizia a rivoltarsi contro loro. Risultato che i Francesi male organizzati non riuscendo a far fronte alle numerose rivolte perdono lo stato napoletano, dopo appena un anno mezzo di occupazione. I Francesi nel 1800 si ritirano da Napoli consentendo al re Ferdinando di ritornare sul trono.
In tutto questo la Marsica si distinghe per essere un luogo di fiera resistenza borbonica contro gli invasori francesi e complice la popolazione locale, briganti e pezzi di polizia borbonica sono organizzati diversi assalti all’esercito invasore.

Zoom su Capistrello nel dipinto di fine ‘700.
Tra i vari assalti ricordiamo quanto avvenuto nel territorio di Capistrello nel 1799. Nel 1799 in tutti i paesi della Marsica, corpi di volontari e disperati, arrivano a costituire le Masse della Santa Fede, incitati dal clero reazionario, dove si distingue l’abate Pronio di Introdacqua e guidati dai briganti sanguinari come i ciociari Michele Pezza di Itri, detto Fra Diavolo e Gaetano Mammone di Sora, perdonati sul campo dei loro peccati e riconosciuti ora come fedeli ufficiali borbonici. Inizia così una feroce resistenza ai Francesi invasori.

La gola di Capistrello vista attraverso il dipinto di fine ‘800
Ebbene lungo la gola di Capistrello, uno dei punti di accesso alla Marsica, da parte del generale Championnet, più tardi si sarebbero raccontate ignobili e sanguinarie, le azioni del brigante Mammone, accusato addirittura di cannibalismo, che avrebbe ammazzato con tremenda violenza e con la collaborazione di una parte dei paesani una quarantina di soldati francesi e repubblicani dei paesi vicini.
Analoghe azioni si hanno nella zona di confine verso Roma. Questo è uno dei tanti episodi di una guerra civile dove la parte più povera delle genti locali appoggia la rivolta e si mescola ai fuoriusciti, banditi ecc, dando così continuità ai fenomeni di brigantaggio, di eliminazione fisica degli avversari, di saccheggio di interi paesi e di furto del bestiame.

Zoom sul castello di Capistrello nel dipinto di fine ‘700.
Diversi banditi che si sono rivoltati contro i Francesi nel 1799, hanno continuato a fare i banditi anche la cacciata dei Francesi del regno. Nel 1864 dopo tanto tempo da questi fatti lo scrittore francese Alexandre Dumas fa un ironico commento sul popolo italiano del sud Italia.
Egli attribuisce al popolo ignorante, volubile e superstizioso di Napoli e ai suoi lazzaroni, ai preti-banditi e ai montanari abruzzesi l’incredibile capacità di trasformare in eventi storici dei fatti così inverosimili così come accaduto tra il 1799 e il 1800.
Infatti dopo appena quattro mesi dalla proclamazione della Repubblica napoletana, resa possibile dalla vittoria di Championnet alla testa di appena diecimila repubblicani ai danni dell’esercito borbonico, in quanto forte di 65.000 soldati.

Il lato del lago Fucino da dove si scorge la vetta di Monte Velino
immmerso nelle tante vallecole e montagne che lo circondano
Ebbene è vero che Championnet con grande abilità e alla testa di 10.000 soldati riesce a sbaragliare l’esercito borbonico forte di 65.000 soldati. Dopo di che caccia Ferdinando di Borbone che fugge in Sicilia sotto protezione inglese. Dopo soli 4 mesi di occupazione francese inizia una dura rivolta popolare contro i Francesi. Nel giro di poco tempo viene formato un esercito di 40.000 uomini, da parte del cardinale Ruffo, uomo molto vicino ai Borbone.
Gli uomini che formano questo esercito sono sbandati, briganti, povera gente ecc, ma abbastanza per consentire una grande rivolta contro i Francesi che tra il 1799 e il 1800 sono disarcionati e costretti alla fuga. A questo punto poco tempo dopo nel 1800 Ferdinando di Borbone è rimesso sul trono di Napoli e la repubblica napoletana abbattuta.

