STORIA DI CAPISTRELLO
____________________________________
XV secolo
– Capistrello nel XV secolo

Capistrello oggi. (Immagine personale)
Siamo così all’inizio del XV secolo e la forza degli Orsini è al suo massimo. Giacomo Orsini guida con mano ferma e sicura Tagliacozzo, riuscendo ad ingrandire ulteriormente il feudo in poco tempo. Giacomo Orsini fornisce un valido aiuto alla corona con il suo esercito e in cambio i d’Angiò riconoscono ad Orsini la presa sulla contea d’Albe nel 1404 che viene unita a Tagliacozzo pur mantenendo formalmente la sua indipendenza. Sempre nel 1404 Tagliacozzo si allarga a diversi territori facenti parte del feudo monacale di Scurcola, come Capistrello che entra a far parte della contea di Tagliacozzo.
Gli Orsini riescono a tenere le due contee di Tagliacozzo e Albe fino al 1418, poi a causa di un rovesciamento di alleanze e soprattutto per l’instaurarsi di una certa animosità fra gli Orsini e la nuova regina Giovanna II si ha una momentanea rottura con la relativa confisca da parte della regina della contea d’Albe, che viene acquisita allo Stato. Giovanna allora sostituisce l’alleanza con gli Orsini con quella dei Colonna, acerrimi nemici degli Orsini, ma più stabili come alleati.

Papa Martino V (1417-31). (Immagine da Wikipedia)
Giovanna per rendere questa alleanza più salda con i Colonna, ma soprattutto con il nuovo papa Colonna Martino V, investe il fratello del papa Lorenzo Onofrio Colonna della contea d’Albe nel 1423. Questo rende il papa molto felice in quanto da tempo i Colonna desideravano entrare nella Marsica e così facendo vi entrano dalla porta principale. Ciò manda su tutte le furie gli Orsini che si sentono derubati di Albe. A inizio così la grande rivalità fra Orsini e Colonna per il controllo della Marsica che perdurerà per tutto il secolo.
Inoltre quando avviene l’investitura di Lorenzo Onofrio da parte di Giovanna II, siamo in piena guerra dell’Aquila e in questa guerra sono coinvolti tutti compresi gli Orsini che i Colonna. Dalla fine guerra aquilana nel 1424 emerge un nuovo personaggio, Giacomo Caldora, un grande capitano di ventura, la cui famiglia possiede feudi in Abruzzo e Molise, che ha messo gli occhi anche sulla Marsica.
Tuttavia fino al 1431, anno della morte di Papa Martino V, la situazione rimane tranquilla e nessuno osa mettere in discussione lo status quo con la contea di Tagliacozzo in mano orsina e la contea d’Albe in mano dei Colonna. Lo stesso papa sapendo bene l’animosità delle due famiglie e il fatto che dopo la sua morte queste potrebbero iniziare a sbranarsi per il potere nel centro Italia, tenta di porre rimedio, ma non ci riesce e come aveva previsto alla sua morte le due famiglie inizieranno a guerreggiare.
All’interno di questo quadro di eventi Capistrello è e rimane sotto la contea di Tagliacozzo in mano orsina.

L’antico quartiere di Capistrello. (Immagine personale)
Arriviamo quindi al 1431 anno della morte del papa e nel volgere di poco tempo la relativa stabilità della zona si rimette in discussione, con le due famiglie romane che iniziano una lunga guerra per il controllo della Marsica, che durerà per tutto il XV secolo.
La guerra fra Orsini e Colonna per il controllo della Marsica s’inserisce inoltre nello scontro di potere per il trono napoletano, fra Renato d’Angiò erede della regina Giovanna II e gli Aragonesi, capitanati da Alfonso d’Aragona.
All’interno di questo quadro abbiamo la figura di Giacomo Caldora, il quale dopo la vittoria nella guerra dell’Aquila nel 1424 diventa un capitano di ventura molto potente e molto stimato, che torna a guerreggiare nel corso di questi anni inserendosi nello scontro di potere fra Angiò e Aragonesi e nella Marsica fra gli Orsini e i Colonna.
Ebbene egli, sfruttando la rivalità fra le due famiglie e altri fattori. Nel 1435 – 36 conquista per se le contee di Tagliacozzo e Albe defenestrando gli Orsini e i Colonna dal controllo di questi feudi.
Con in mano i due feudi egli diventa il feudatario più potente d’Abruzzo e tramite il suo successivo matrimonio con Jacovella Berardi diventa seppure per poco anche conte di Celano, riunendo per pochi mesi l’intera Marsica.
Purtroppo il suo disegno egemone s’interrompe presto per la sua morte avvenuta nel 1439 a causa della vecchiaia. Egli pur trovandosi in una buona forma fisica è pur sempre una persona anziana con diversi acciacchi che alla fine lo portano alla morte. Alla sua morte le contee di Tagliacozzo e Albe sono ereditate dal figlio Antonio, mentre Celano ritorna in mano alla contessa Jacovella Berardi e quindi sotto la sua famiglia storica.

Scorcio dell’antico quartiere di Capistrello. (Immagine personale)
Dopo pochi anni Antonio Caldora muore non lasciando eredi diretti e ciò porta le contee di Tagliacozzo e Albe ad essere incamerate dallo Stato. Nello stesso periodo si sta svolgendo l’ultima parte della lunga guerra per il trono napoletano tra Aragonesi e Angioini. All’interno di questo quadro troviamo gli Orsini parteggiare per gli Aragonesi e i Colonna per gli Angioini.
Vincono infine gli Aragonesi con Alfonso d’Aragona, che diventa re di Napoli nel 1442. Alfonso dopo la sua ascesa al trono ricompensa gli Orsini, restituendogli le contee di Tagliacozzo e Albe, per ora invece i Colonna sono per ora fuorigioco.
– La contea di Tagliacozzo negli anni 1441-56: Capistrello

Scorcio di Capistrello vecchia oggi con la cornice
delle montagne dietro. (Immagine personale)
Nel 1441 Giovanni Antonio Orsini si muove per sostenere gli Aragonesi nello scontro con gli Angioini per il trono napoletano, ma egli si muove soprattutto per riottenere il controllo sui contadi di Albe e Tagliacozzo dopo la parentesi dei Caldora e per riuscire in questo non guarda in faccia nessuno.
Nel 1441 Giovanni Antonio Orsni, insieme al cardinale di Taranto riunisce un esercito di 10.000 uomini, per poi procedere a invadere il regno siciliano, cominciando dall’Abruzzo. In poco tempo Giovanni Antonio procede con l’esercito a conquistare castelli e terre.

Scorcio di Capistrello vecchia oggi con la cornice
delle montagne dietro. (Immagine personale)
Per ottenere questo occupa quasi tutti i borghi locali incendiando case e beni della chiesa, comprese le chiese e i monasteri. Per riprendersi Albe incendia tutto il territorio circostante. Da questo saccheggio generale non si salva nemmeno Capistrello che viene messa sottosopra, da alcuni soldati di Orsini.
Il saccheggio di Capistrello è particolare in quanto il paese per sentirsi più sicuro paga all’Orsini 30 once annue per la durata di 37 anni, per cui il suo saccheggio ci dice che la situazione politica è talmente in fermento che è impossibile poter fare previsioni e azzardare ipotesi.
Giovanni una volta ripresasi la Marsica, passa ad altri territori per sostenere attivamente la lotta aragonese per il trono napoletano, che finisce con l’ascesa al trono di Alfonso d’Aragona, che diventa Alfonso I re di Napoli (1441).

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
L’anno successivo nel 1442 Alfonso ricompensa Orsini confermandogli il possesso delle contee di Alba e Tagliacozzo. Negli anni 1442-56 Giovanni Antonio Orsini dopo essere tornato in possesso dei suoi contadi, procede a ristrutturare le principali fortezze di Albe.
In questo contesto, ma questa notizia andrebbe confermata, pare che tra i castelli che sono ammodernati vi sarebbe anche Capistrello, che trovandosi in una posizione importante a controllo della Valle Roveto, rappresenta per gli Orsini una fortezza strategica.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Capistrello negli anni del dominio orsino si conferma un luogo di grande importanza strategica, comportando una grossa ristrutturazione da parte orsina. La ristrutturazione di Capistrello inizierebbe in questo periodo per prolungarsi per diverso tempo non riguardando solo il castello, ma tutte le difese del paese, quindi anche le mura.
A questo riguardo segnaliamo che Capistrello si trova in una fase di crescita demografica, per cui la vecchia area urbana non riuscendo più a contenere la nuova popolazione necessita di un ingrandimento.

L’Italia dopo la pace di Lodi nel 1454.
Capistrello dimostra di essere strategica per gli Orsini anche in virtù dei tanti attacchi più o meno sottotraccia che i Colonna fanno per riprendersi le due contee. In questi anni lo scontro tra Colonna e Orsini per il controllo della Marsica è decisamente in crescita con situazioni incresciose che si verificano di continuo sia in territorio marsicano che laziale, dove le due famiglie hanno la loro base di potere.

Scontro armato fra gli Orsini e i Colonna. (Immagine personale)
– La contea di Tagliacozzo negli del Demanio e dei terremoti (1456-64)
Arriviamo quindi al 1456 anno della morte di Giovanni Antonio Orsini che muore senza eredi diretti. Ciò porta le due contee a tornare sotto il demanio rimanendo così fino al 1464.
In questa fase abbiamo due importanti eventi naturali che scuotono profondamente la Marsica, ovvero il terremoto dell’Irpinia del 1456 e poi il terremoto dell’Aquila del 1461. Entrambi i sismi si manifestano con grande forza, arrecando danni e morti nelle zone epicentrali, ma anche nella Marsica che ne risente fortemente, specialmente con il sisma irpino, che genera morte e distruzione in tutta la zona, specie nell’area ovest della Piana di Carsoli, nella Valle Roveto e nei Piani Palentini.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Tralasciando qui le conseguenze del sisma nel resto della Marsica, pur non in presenza di dati diretti, ma basandoci solo su quelli indiretti, anche Capistrello crediamo abbia riportato diversi danni per questo sisma, a cui si sommerebbero i danni del successivo sisma dell’Aquila, che però inciderebbe su Capistrello in modo meno forte.
A maggior ragione dopo questi terremoti il paese necessita di una ristrutturazione che già in parte avviata, continuerà poi con i successivi Orsini.
Nel 1461 anno del sisma dell’Aquila, la contea di Tagliacozzo è ancora dominio statale, per l’eventuale ristrutturazione di Capistrello e degli altri paesi marsicani spetterebbe al governo centrale e non sempre le cose vanno come si desidera, ma non avendo dati in merito ci fermiamo qui.

Tagliacozzo oggi. (Immagine di Wikipedia)
– Capistrello tra il 1456 e il 1464

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Come detto tra il 1456 e il 1464 Capistrello, soggetto a Tagliacozzo, è territorio statale poichè la contea di Tagliacozzo è in questa fase territorio demaniale dopo la morte senza eredi diretti di Giovanni Antonio Orsini.

L’Italia dopo la pace di Lodi del 1454
Questi sono anche gli anni successivi alla pace di Lodi del 1454, con i principali stati italiani che riuniti a Lodi, trovano degli accordi di coesistenza pacifica, sistemando diverse situazioni locali. Nella Marsica purtroppo la pace che si respira nel resto d’Italia è un sogno a causa della guerra fra le famiglie Orsini e Colonna.
Ma la parte principale di questo periodo per Capistrello e la Marsica non sta nei fatti politici, ma in quelli naturali, poichè questo periodo è contrassegnato da ben due terremoti violenti che provocano danni ingenti a tutto il territorio marsicano, compresa Capistrello.
– Il Sisma dell’Irpinia (1456)

Nel 1456 si verifica un violentissimo terremoto esploso in Irpinia dove si hanno notevoli danni e molti morti. Il terremoto investe in pieno anche i territori del centro Italia compresa la Marsica. Nella Marsica per questo terremoto si hanno importanti conseguenze con molti paesi colpiti in modo tragico dal sisma.
Il terremoto del 1456 si sarebbe verificato nella zona dell’Irpinia, manifestandosi con una forza enorme pari a 6.6-6.7 Mw. Per questo sisma l’intera area campana viene colpita direttamente e con grande durezza, ma anche il resto del centro Italia ne risente molto. Sono molte infatti le fonti in proposito che parlano di gravi danni arrecati a città e luoghi anche molto distanti.
– Effetti del sisma dell’Irpinia sulla Marsica

Scorcio di Pereto, che è uno dei paesi marsicani più colpiti dal sisma irpino. (Immagine personale)
Sulla Marsica sappiamo che il sisma si è sentito distintamente e fortemente in tutta l’area provocando in quasi tutti i paesi danni e crolli, ma l’area più colpita in questo caso è stata la Piana del Cavaliere.
Paesi come Pereto, Oricola, Celle-Carsoli sono praticamente distrutti e i morti per questo sisma sono sulle centinaia. Quindi sicuramente nella Marsica è la zona che riporta i maggiori danni. Ma scendendo al livello di danni anche i paesi fucensi e rovetani hanno i loro danni, qui però le cronache non sembrano parlare di morti.

Scorcio di Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)
L’area di Tagliacozzo è stata sicuramente scossa dal sisma in modo importante, basta immaginare che nei pressi di Scurcola, l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria è semidistrutta e quindi anche Scurcola ha riportato danni importanti. La stessa cosa è avvenuta anche a Magliano dove diversi edifici sono crollati o sono stati seriamente lesionati.
– Terremoto dell’Aquila (1461)

Il terremoto del 1461 ha avuto una magnitudo di 6,5 Mw, provocando importanti danni in varie parti della città, in particolare i quartieri storici di San Giovanni e di San Pietro: un quarto degli edifici è crollato e la stragrande maggioranza dei rimanenti sono lesionati in modo grave.
Ai danni diretti nella città si sommano gli altri che riguardano tutto il comprensorio aquilano, dove si registrano danni notevoli con diversi morti e molti feriti. Danni gravi per questo sisma vi sono anche a Sulmona, nella Valle dell’Aterno e nell’Altopiano di Navelli.
– Effetti del sisma dell’Aquila sulla Marsica

Immagine di Alba Fucens ai primi dell’800.
Al momento non conosciamo bene gli effetti del sisma sulla Marsica, ma rifacendosi ad altri casi sicuramente la zona ne ha risentito pesantemente, ma essendo il sisma capitato ravvicinato nel tempo al precedente di danni importanti ne avrà fatti di meno, ma sicuramente ve ne sono stati.
Se poi vogliamo scendere nel particolare possiamo dire che sicuramente anche la Marsica ha vissuto questo sisma con scuotimenti importanti, tuttavia qui gli effetti sono stati minori. Certamente ci sono stati danneggiamenti importanti e crolli.
La zona che ne ha risentito di più è l’Altopiano delle Rocche dove i paesi di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli hanno avuto crolli e anche morti. Poi Comunque tutti questi paesi sono restaurati e vanno avanti nella loro storia.
– Effetti dei due terremoti su Capistrello

Scorcio di Capistrello vecchia. (Immagine personale)
Capistrello per il terremoto del 1456 ha avuto una maggiore quantità di danni rispetto a quello del 1461. Ciò lo penso perchè il sisma del 1456 facendo molti danni non da modo a quello successivo d’incidere così tanto sui paesi della Marsica in quanto ha colpito pesantemente la zona e dopo appena 5 anni questi paesi mostrano ancora le ferite del precedente sisma.
Capistrello esce da questi due sismi pesantemente colpita e non mi meraviglierei se per questo terremoto del 1456 possano esserci anche morti. Ci vorranno diversi anni per riparare i danni di questi sismi.
– Capistrello tra il 1464 e il 1480
In questi stessi anni, che definiamo gli “anni statali” di Tagliacozzo, vi è anche un’altra vicenda che interessa Capistrello seppure di striscio e riguarda quanto accade nella vicina Celano.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
In questi anni, tra il 1462 e il 1470, Capistrello viene interessata seppure superficialmente dalle lotte di potere per la contea di Celano, tra Ruggero Acclozamora e Antonio Piccolomini.
Ruggero Acclozamora dopo essere stato defenestrato dalla conduzione della contea di Celano nel 1462, si rifugia presso il castello di Balsorano e da qui attua numerose incursioni lungo la Valle Roveto, contro Antonio Piccolomini nuovo conte di Celano dal 1462.
La guerra fra i due vede come teatro di azione l’intera Valle Roveto. Quindi anche Capistrello ne è coinvolta direttamente seppure in modo superficiale. Questa guerra va avanti fino al 1470, allorquando Ruggero si ritira in Francia, permettendo ad Antonio di prendere possesso del territorio della Valle Roveto ricadente nella contea di Celano.

Napoleone e Roberto Orsini nel dipinto della nascita
di Gesù a Palazzo Ducale a Tagliacozzo.
Nel 1464 gli Orsini di un ramo contiguo ritornano in possesso delle contee di Tagliacozzo e Albe nelle persone dei fratelli Napoleone e Roberto Orsini. I due fratelli dominano la scena fino al 1480 e in questa fase procedono a ristrutturare i vari centri del territorio di Tagliacozzo tra cui anche Capistrello.
La ristrutturazione di Capistrello avviata precedentemente e interrotta negli anni dei due terremoti del 1456 e del 1461, riprende più avanti dapprima sotto i due fratelli Orsini e poi sotto Virginio. Ma essendo lavori lunghi si protrae fino a inizio ‘500. Per i dati che abbiamo si parla dei lavori nel periodo rinascimentale e il periodo rinascimentale tendenzialmente si articola fra il 1454 anno della Pace di Lodi e il 1560 ovvero gli anni di Cosimo I dei Medici.
Quindi a cascata stabilire date precise di costruzione in ambito locale non è facile anche considerando che a Capistrello l’inizio della costruzione di Palazzo Lusi sarebbe più o meno risalente al primo ‘500, ne viene che la generale ristrutturazione del borgo in epoca rinascimentale potrebbe essere tranquillamente iniziata negli anni di Napoleone e Roberto Orsini, per poi proseguire fino agli anni di Fabrizio e Ascanio Colonna nel primo ‘500.

Capistrello con vista sulla sua gola in una
ricostruzione ottocentesca. Sulla cima si nota ancora l’antico castello.
Comunque volendo dare corpo a quanto detto seguiamo l’ipotesi d’inizio ristrutturazione del borgo negli anni 1470, che è poi preseguita fino ad inizio ‘500. C’è anche da considerare che Capistrello sembrerebbe in crescita demografica a fine ‘400 e quindi bisognosa di nuovi spazi. Da ciò ne viene che già sotto Roberto Orsini iniziano o meglio riprendono i lavori del borgo, considerando in questa ristrutturazione, anche la riparazione di eventuali danni dai due sismi di metà secolo.
Quindi in sintesi per rispondere al bisogno di nuovi spazi e per altri motivi, il nuovo quartiere di Capistrello definito “Camerata” viene costruito a partire dal 1470. La ristrutturazione del borgo finirà più avanti con la costruzione di una nuova cerchia di mura, con tanto di torrioni cilindrici, e qui probabilmente ci troviamo nel ‘500.
– Nuovo scontro fra le famiglie Colonna e Orsini

Scontro armato fra gli Orsini e i Colonna. (Immagine personale)
Nel frattempo negli anni 1464-80 assistiamo alla crescita degli scontri fra Orsini e Colonna per la Marsica, per il controllo cioè di Albe e Tagliacozzo. Gli scontri si fanno via via più violenti e vedono come teatro di scontro sia la Marsica che il Lazio nei territori soggetti alle due famiglie.
Il lungo scontro fra le due famiglie romane raggiunge l’apice nei primi anni 1480 allorquando morto Roberto Orsini a succedergli a Tagliacozzo e Albe dovrebbe essere il nipote Virginio, ma il re non contento degli Orsini requisisce la contea d’Albe lasciando loro solo Tagliacozzo.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Poco dopo Ferrante si scontra contro i Turchi e l’aiuto dispensato dai Colonna è importante per la vittoria. A questo punto Ferrante in riconoscenza ai Colonna per i servigi resi investe questi della contea d’Albe, ma poco dopo per motivi diversi, anche Tagliacozzo viene tolta agli Orsini per darla ai Colonna.
In questo contesto vediamo come anche Capistrello nel 1480 passi a Fabrizio Colonna. Purtroppo durante tutto il ‘400 il paese passa per diverse prove tutte dolorose. Ma nonostante ciò il paese reagisce e cerca di rialzarsi provando a ristrutturarsi.

Scorcio di Capistrello oggi. (Immagine personale)
Questo per Virginio Orsini è troppo e ne segue una vendetta atroce, portando il conflitto fra le due famiglie a un livello molto duro, che semina il panico nella Marsica e investe in pieno anche il territorio papale, tanto da costringere il papa ad intervenire senza risultati. Ad un certo punto si creano due coalizioni i Colonna con il re di Napoli e gli Orsini con il papa che si affrontano nella battaglia di Campomorto (1482).
Gli Orsini stravincono, ma non riottengono i feudi così la battaglia di Virginio contro i Colonna prosegue nel Lazio dove viene distrutta Cave, roccaforte dei Colonna. Non riuscendo neache così a piegare la famiglia romana, Virginio si spinge oltre dapprima viene assaltato palazzo Colonna a Roma e poi parte alla riconquista della Marsica. Risalendo la Tiburtina viene invasa e occupata Vicovaro altro centro colonna nel Lazio e poi vengono ripresi con la forza i centri di Carsoli, Tagliacozzo e Albe.
– Virginio Orsinisi riappropria di Albe e Tagliacozzo

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)
Virginio dopo 4 anni di lotte nel 1484 ritorna proprietario delle sue terre. Poco tempo dopo una nuova rivolta interna al regno di Napoli cerca di sovvertire il governo del re Ferrante, ma con un nuovo cambio di fronte gli Orsini sostengono re Ferrante nella rivolta dei baroni (tra cui anche i Colonna) nel 1485. Alla fine di tutto Ferrante rimane re di Napoli e gli Orsini sono confermati a Tagliacozzo e Albe.
Nella Marsica questi ultimi anni hanno messo a dura prova il territorio, che viene ora tenuto con mano ferma da Virginio Orsini, che procede al restauro di tutti i centri coinvolti nelle lotte.
– Il restauro di Capistrello

Zoom sul castello di Capistrello nell’immagine del 1877
A Capistrello vista l’importanza del luogo sono riparate le vecchie mura e il castello, probabilmente coinvolti nella lotta, ma soprattutto proseguono i lavori del nuovo quartiere Camerata, vista anche la crescita della popolazione.
– Cambio della guardia nelle contee di Albe e Tagliacozzo (1494-97)

Scontro armato fra gli Orsini e i Colonna. (Immagine personale)
Anni dopo con la morte di re Ferrante nel 1494 si apre una nuova fase di confusione che vede il regno di Napoli divenire terra di conquista fra Francia e Spagna. Lo scontro è molto duro fra i due schieramenti e all’interno di questi ritroviamo gli Orsini e i Colonna, che con continui cambi di fronte proseguono nella loro lotta per il predominio sulla Marsica.
Ebbene al termine di questo nuovo lungo scontro fra le famiglie, sono i Colonna a prevalere, sconfiggendo definitivamente gli Orsini nel 1497, ponendosi così alla guida dei grandi feudi della contea di Tagliacozzo e di Albe, che però è indipendente solo sulla carta, appartenendo da tempo interamente a Tagliacozzo.
– L’Italia nel 1494

L’Italia all’avvento dei Francesi in Italia nel 1494.

