STORIA DI CAPISTRELLO – XIX SECOLO – PARTE 3

 


STORIA DI CAPISTRELLO


 

 

 

 – Il prosciugamento del Lago Fucino (1854-76)

Il Lago Fucino nel 1860

 

A metà secolo mentre viene crollando il regime borbonico e sorgere il nuovo regno d’Italia una grande opera idraulica si compie nella Marsica andando a cambiare volto e abitudini di una zona come mai era successo dal tempo dei Romani.

Protagonista assoluto di quest’opera è il ricchissimo e giovane banchiere Alessandro Torlonia che decide di prendere le redini di un’opera gigantesca e seguendola passo passo riesce nel giro di 20 anni a compiere un’opera straordinaria come è quella del prosciugamento del grande lago Fucino.

 

Il banchiere Alessandro Torlonia

 

Tralasciando qui importanti dettagli tecnici diciamo solo che Torlonia investe nella zona e in quest’opera tutti i suoi soldi e spostando poi ad Avezzano il suo quartier generale,  da una gigantesca spinta alla città come principale centro economico e sociale della Marsica.

 

Lavori nel Fucino per il prosciugamento del lago a metà ‘800

 

L’operazione di prosciugamento procede decisa fin dal suo inizio e le prime acque che penetrano nel vecchio canale romano restaurato vi giungono dall’agosto 1862, precisamente la sera del 9 agosto alle 17. L’opera di prosciugamento va avanti negli anni senza subire scossoni, nonostante gli anni di cambiamento politico in corso tra la fine del regno borbonico nel 1860 e la nascita del nuovo regno d’Italia nel 1861 e il successivo consolidamento dello Stato italiano nella dura lotta al brigantaggio avvenuto tra il 1860 e il 1870.

Negli anni del prosciugamento giungono nella Marsica tantissime persone di fuori che lavorano duramente all’opera e che poi qui rimangono a vivere con le proprie famiglie, arricchendo di nuove genti i tanti borghi della Marsica.

 

 

– Roma diventa italiana (1870)

La breccia di Porta Pia l’indomani della presa di
Roma. (Immagine da Wikipedia)

 

Italia nel 1870. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 20 settembre 1870 in seguito al ritiro del contingente francese da Roma, i bersaglieri invadono Roma e la prendono portando la città eterna e la regione Lazio a divenire italiani. Finalmente!!!

 

 

– Capistrello nel 1870

Capistrello in un dipinto del periodo.

 

Capistrello nel 1870 è tra i borghi che maggiormente beneficiano di quest’opera in quanto questo spinge sia l’economia locale, che soprattutto la crescita demografica del paese in giro di poco tempo. Nel 1871 infatti la popolazione locale sale dai 2778 unità del 1861 alle 3250 del 1871 e il motivo è nei tanti nuovi residenti che si sono trasferiti qui nella Marsica e quindi anche a Capistrello per venire a lavorare all’opera idraulica di Torlonia.

 

 


 

 

 

 

 – Muore il re. Viva il re!

Re Umberto I. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 9 gennaio 1878 muore re Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I.

 

 

 

– La Marsica nel 1880

Balsorano ai primi del 900

 

Nel  1880 assistiamo a una costane crescita della popolazione complessiva presente nella Marsica e ciò è dovuto ai numerosi operai che sono giunti nel territorio per lavorare all’opera idraulica di Torlonia. Queste persone hanno visto nell’opera di Torlonia una sorta di posto fisso. Certo un lavoro duro, ma pur sempre un lavoro stabile.

Le operazioni di scavo, costruzione della galleria e quindi il prosciugamento del lago sono andati avanti più di 20 anni, quindi un periodo lungo nel quale molti hanno potuto organizzarsi fermarsi e mettere su famiglia, o trasferirsi con le proprie famiglie. Ciò ha prodotto una crescita rapida della popolazione locale che ha portato sangue nuovo in una zona da sempre molto isolata. Quindi numerosi piccoli e medi centri dell’area sono andati via via crescendo. Ma finita l’opera cosa accade? che succede ora nel 1880?

Succede che finita l’opera e trasformato il Fucino da lago a piana, ora Torlonia organizza il lavoro agricolo nelle terre emerse e predispone queste affinchè diventino un immenso orto con specifici prodotti agricoli. Dalla coltivazione di questi prodotti e la successiva rivendita s’innesca un gigantesco affare che contribuisce a far decollare la Marsica sul piano economico.

Ma come detto siamo nel 1880 e perchè gli effetti del nuovo corso e del nuovo commercio si facciano sentire c’è bisogno di pazienza e lavoro. Ciò che è avvenuto nella Marsica con la scomparsa del lago è stata una rivoluzione per il territorio e le persone.

 

Avezzano fine 800 – inizio 900.

 

Quindi la zona ha bisogno di tempo per digerire tutto questo e organizzarsi sul piano economico – lavorativo e poi c’è la zona stessa, che avendo cambiato il suo assetto morfologico, hha perso anche il vecchio microclima che aveva e perchè si riadatti  ci vuole un periodo di tempo.

La presenza del lago ha dato per secoli e millenni senz’altro molti problemi, ma anche benefici con la presenza di diverse colture e ora invece diverse di queste scompaiono come la vite e l’ulivo. Quindi questi due prodotti nel Fucino non saranno più presenti.

Detto ciò la popolazione deve campare, ora è vero che molti operai che hanno lavorato nell’opera idraulica si riciclano poi come agricoltori, ma anche così non basta, perdipiù che negli anni 1880 si va incontro a una certa crisi economica.

Quindi diciamo che nel 1885, a distanza di circa 10 anni dalla fine dell’opera molti neo contadini, prima operai e prima ancora pescatori, non si sono ancora organizzati per far valere i propri diritti e quindi farsi sentire sul territorio marsicano. Per questo ci vorranno molti anni, così molte persone, non vedendo un miglioramento economico e dovendo campare, decidono di partire per altri continenti e paesi stranieri per costruirsi un futuro lontano da qui.

 

Dipinto di fine ‘800 che mostra migranti dirigersi
verso i porti, dove s’imbarcheranno per raggiungere paesi esteri.

 

Inizia in questo modo la prima grande emigrazione di massa che aumenterà nel corso degli anni raggiungendo il suo culmine fra tra il 1890 il 1910. Dalla Marsica quindi partono molte persone, soprattutto giovani, portando con ciò allo spezzare dei legami famigliari a causa della lontananza che comunque nonostante tutto rimangono forti.

 

 

– Capistrello nel 1880

Capistrello in un stampa del 1880.

 

Capistrello nel 1880 è un paese con una popolazione in forte aumento, in quanto una parte importante della nuova popolazione che è venuta a vivere nella Marsica per il lavoro nell’opera di Torlonia si è trasferita proprio a Capistrello . Si passa infatti dai 2778 unità del 1861 ai 3600 del 1881.

Ora però siamo nel 1880 e l’opera idraulica è finita e ci si domanda cosa succederà, ma a differenza di altri paesi qui a Capistrello non si pensa affatto di andare via, ma anzi a continuare quanto si è imparato in questi anni nel lavoro di Torlonia. Ma che cosa si è imparato di tanto importante?

La risposta è il lavoro di minatore. Facciamo ora un passo indietro. Negli anni 1854-60 ovvero gli anni iniziali della costruzione della galleria torlonia non si riusciva a trovare al livello locale lavoratori specializzati per l’escavazione sottoterra delle gallerie. A questo va aggiunto che la geologia della zona sotterranea che bisognava scavare ora come nel 41 d.C. ovvero ai tempi di Claudio, è un tipo di terriccio molto friabile che basta poco perchè si possano generare frane sotterranee, per cui la tecnica di mina dell’epoca non era indicata e bisognava stare attenti, per cui ora come allora si è inizialmente scavato con pala e piccone, ma anche qui bisognava fare attenzione.

 

Capistrello in un dipinto di fine ‘800

 

Ciò ha portato a richiedere maestranza in altre regioni, che sono venute principalemente da Marche e Romagna. Ebbene con il tempo queste persone sono venute a vivere nella Marsica e quindi anche a Capistrello e le persone del posto coinvolte fin da subito nell’opera di Torlonia hanno imparato il mestiere e lo hanno fatto proprio, diventando abilissimi alla fine del ventennio di scavo per la realizzazione del condotto acquifero.

Nel corso degli anni dello scavo Torlonia la tecnica ha progredito, quindi nuovi modi di escavazione sono venuti su, ma certo parliamo dei primordi della tecnica e quindi si ha ancora tecniche rudimentali, ma sicuramente nuove per l’epoca.

Come detto molte persone originarie di Capistrello hanno fatto esperienza del lavoro di minatore, per cui alla fine di questo periodo, allorquando si pone la necessità d’iniziare a lavorare alla nuova opera della Ferrovia Avezzano – Roccasecca, gli operai ci sono già e sono tutti locali. Di conseguenza a nessuno o quasi viene in mente di abbandonare Capistrello, che anzi finisce per riempirsi ancora con nuove persone che vengono ad abitare il paese, per venire a lavorare nella costruzione della ferrovia.

 

Capistrello in un dipinto di fine ‘800

 

Per cui gli abitanti di Capistrello si specializzano nell’escavazione delle montagne come minatore per la costruzione della grande opera ferroviaria che durerà circa 20 anni assicurando lavoro stabile al livello locale e  vedrà nel territorio di Capistrello il tratto più difficile da realizzare per la natura della zona. degli anni 1880-1900.

Indirettamente le opere ferroviarie che interessano la Marsica sono anche frutto degli affari di Torlonia, che avendo bisogno dell’opera ferroviaria per smerciare i prodotti agricoli del Fucino, quasi sicuramente si sarà adoperato in questo senso.

 

 


 

 

 

– Capistrello e la nuova linea ferroviaria Avezzano – Roccasecca (1880-1902)

La gola di Capistrello oggi. (Immagine personale)

 

La linea ferroviaria Avezzano – Roccasecca passa per la Valle Roveto andando a collegare tutti i paesi di questa zona e tra i paesi dove passa questa linea vi è anche Capistrello, dove però a causa di un sistema naturale complicato vi è bisogno di un piano d’intervento assai ingegnoso per l’epoca e coloro che costruiranno questa ferrovia sono soprattutto operai locali provenienti da Capistrello e altri paesi della Valle Roveto.

Per queste persone, che per anni lavoreranno duramente su quest’opera, non frutterà loro solo soldi per il proprio mantenimento (sempre molto pochi per l’epoca), ma anche la consapevolezza d’imparare un mestiere particolare, quello dell’operaio specializzato nella costruzione delle gallerie che sarà molto ricercato.

Ma questo lo approfonderemo più avanti, intanto concentriamoci sulla ferrovia Avezzano – Roccasecca.

Con la presa di Roma del 1870 non vi è più la necessità di aggirare il papato per mettere in contatto il nord con il sud della penisola, per cui anche i diversi progetti decadono in automatico. A questo punto viene si avvia la progettazione di una nuova tratta ferroviaria che colleghi Roma con Pescara passando per Avezzano. Ma nonostante questo l’idea di creare un’altra linea ferroviaria che collegasse il sud con il nord non è del tutto dimenticato. Infatti si decide di avviare il progetto di una nuova linea ferroviaria che collegasse Napoli con Terni.

 

Costruzione di uno dei ponti della linea ferroviaria
Avezzano – Roccasecca a fine ‘800.

(Foto ripresa dall’archivio del comune di Morino)

 

Per questo secondo progetto ci vogliono 9 anni di ulteriori discussione politica e ingegneristica, che si conclude nel 1879. Ciò che ne esce è un progetto di ferrovia meno ambizioso, ma altrettanto valido che dovrebbe collegare Avezzano con il tronco di Cepreano – Roccasecca con un costo presunto per i 75 Km di tracciato, di circa 18.200.000 lire dell’epoca, di cui il 10% a carico delle province e dei comuni interessati dal tracciato.

Approvato quindi tutto si passa all’opera con l’apertura dei cantieri della nuova ferrovia nei primi anni 1880 che si concludono nel 1902, allorquando viene inaugurata l’ultima tratta ferroviaria Balsorano – Avezzano. Da subito partono tre cantieri principali a Sora, Roccasecca e Avezzano.

Le prime due città vengono collegate in tempi regolari (1895) con l’apertura della ferrovia per tratti: il primo tratto Arce – Roccasecca viene inaugurato il 4-12-1884 e mentre avvengono i lavori per gli altri tratti della tratta ferroviaria Avezzano – Roccasecca nel 1890 il Ministero dei Lavori Pubblici autorizza il Ministero della Guerra a costruire e gestire un raccordo ferroviario che unisca il Regio Polverificio con la stazione di Arce e questo viene aperto nel 1894.

Contemporaneamente proseguono i lavori sugli altri tratti che vediamo inaugurati il luglio 1891 il tratto Arce – Sora e il 10 ottobre 1895 il tratto Balsorano – Sora. Rimane da finire il tratto più lungo e più complicato ovvero il tratto Balsorano – Avezzano.

 

Costruzione di uno dei ponti della linea ferroviaria
Avezzano – Roccasecca a fine ‘800.

(Foto ripresa dall’archivio del comune di Morino)

 

 

Questo tratto tra Balsorano e Avezzano subisce rallentamenti soprattutto per le difficoltà incontrate nella costruzione del tratto più piccolo tra Capistrello a Pescocanale. Ciò è dovuto a causa delle asperità del territorio montano e dell’altimetria della gola presso Capistrello.

A questa situazione viene trovata soluzione con l’invenzione e realizzazione della galleria elicoidale. Parliamo cioè di un sistema di sette trafori che permettono di superare un dislivello di circa 100 m in 5 Km di tracciato con una pendenza del 20 per mille. L’infrastruttura ferroviaria si trova in uno spazio ristretto tra Capistrello e Pescocanale. Ebbene nella realizzazione di questo tratto ferroviario c’è molto del duro lavoro degli operai di Capistrello.

Infine con la risoluzione degli ultimi ostacoli tecnici e la realizzazione dell’ultimo tratto Balsorano – Avezzano si passa all’inaugurazione dell’intera ferrovia il 20 agosto 1902

 

La gola di Capistrello con al centro il tratto di
ferrovia di Avezzano – Roccasecca. (Immagine personale)

 

A
questo proposito vista la dimensione dell’opera e la sua fama tra le grandi opere d’ingegneria ferroviaria di epoca ottocentesca, mi chiedo perchè ancora non sia nato un museo ferroviario a Capistrello, in quanto sarebbe una grande iniziativa di valorizzazione di questa bellissima pagina di storia di questo paese, che non solo valorizzerebbe l’opera ferroviaria, ma soprattutto chi l’ha realizzata ovvero i tantissimi operai – minatori di Capistrello e della Valle Roveto, che poi sono gli stessi che hanno partecipato a tantissime altre opere di questo tipo sia in Italia che all’estero, implicando in ciò anche tutta la storia personale di queste persone e delle loro famiglie.

 

 

– Gli operai minatori di Capistrello (1880-1902)

Costruzione di uno dei ponti della linea ferroviaria
Avezzano – Roccasecca a fine ‘800.

(Foto ripresa dall’archivio del comune di Morino)

 

Abbiamo accennato prima a come è nato l’interessamento della popolazione di Capistrello verso il lavoro di minatore nel 1880 circa. Penso sia giusto continuare questo tratto di storia aggiungendo qualche altro commento su questo discorso nel lavoro della ferrovia Avezzano – Roccasecca.

Come detto da Capistrello giungono numerosi operai minatori che vengono a lavorare nei primi anni 1880 alla costruzione della nuova ferrovia Avezzano – Roccasecca. Senza tornare a raccontare la storia della ferrovia accennata sopra ci concentriamo sul tratto elicoidale costituito tra Capistrello e Pescocanale che ha permesso alla fine di dare al percorso completo della suddetta ferrovia.

Il tratto Capistrello – Pescocanale a differenza degli altri tratti della ferrovia inaugurati nel corso della fine dell’800 ha richiesto molti anni di costruzione a causa dell’enorme difficoltà della natura impervia della zona. Questo tratto si pone all’interno della gola di Capistrello che sul piano morfologico è una delle più importanti e caratteristiche di tutta la catena appenninica.

Quindi costruire un tratto ferroviario qui è veramente un’opera ardita. A risolvere il problema sul piano strutturale è l’ingegner Ernesto Mangiarotti che nella metà dell’800 progetta la suddetta ferrovia, ma che si trova a dover ingnegnarsi ancor di più per risolvere la criticità del tratto passante per la Gola di Capistrello.

 

Soluzione tecnica ideata dall’ing. Mangiarotti per
il tratto
 Capistrello – Pescocanale della ferrovia Avezzano – Roccasecca. (Immagine da Wikipedia)

 

Il problema è che nel tratto Capistrello – Pescocanale si ha un grande salto di quota tra le due stazioni, passando dai 734 m s.l.m ai 630 m di Pescocanale. Il problema vien risolto con un sinuoso percorso che perfora la montagna e va a giorno per brevi tratti, fino a costeggiare il Liri. In tutto sono 7 trafori, di cui uno assai lungo e tutto in curva, che passa sotto l’antico abitato di Capistrello.

Per cui per tutte le persone che hanno lavorato sull’opera, il farla e soprattutto il vederla finita è stata una grande soddisfazione, che si è poi riflessa su tutto il paese di Capistrello, con un orgoglio che dura tuttora, anche se non valorizzato ancora abbastanza.

Soprattutto ricordando che nei circa 20 anni di lavori avuti su questo tratto il lavoro è stato molto impegnativo, ma soprattutto altamente pericoloso. Le tecniche dell’epoca per quanto migliorate sono ancora ai primordi in questo campo nel periodo 1880-90 e quindi la pericolosità del lavoro è molto alta.

Si calcola che in 100 anni dall’inizio di questo genere di lavoro, che ha coinvolto moltissime persone di Capistrello, ne sono morte circa 90 di questo paese, un numero enorme per morti sul lavoro, o meglio su questo lavoro.

 

Tratto della ferrovia Capistrello – Pescocanale in un immagine d’inizio ‘900

 

Riuscire a realizzare in uno spazio così angusto, con una roccia dura come quella calcarea locale non è stato per nulla facile, considerando anche altre problematiche. Per cui il plauso per la realizzazione di quest’opera è più che meritato. Quando i minatori entrano nei vari trafori per realizzare questo tratto non si sa mai se dopo tornano vivi. Quindi pur essendo un lavoro continuativo, che dura molto tempo, assicurando una busta paga costante per le famiglie di questi minatori, ci vuole tanta pazienza e tanta precisione per portare a casa il risultato e soprattutto tornare vivi.

Le persone che hanno fatto questo lavoro dapprima in ambito locale e poi partecipato ad altre opere di questo tipo in Italia e poi all’estero, hanno spesso lasciato le famiglie per molto tempo da sole con mogli che dovevano sobbarcarsi enormi sacrifici e spesso con figli piccoli. Ecco quando si parla di questi minatori non si può non citare anche le famiglie. Queste persone, che nell’arco del ‘900 sono entrate nelle gallerie di mezzo mondo, entravano sapendo che il loro lavoro era importante, ma soprattutto erano importanti loro, che dovevano poi infine tornare alle proprie case e continuare la loro vita di fidanzati, mariti, padri e nonni anche.

Ebbene la tanta pazienza e precisione che sono state messe in questo lavoro oggi lo rivediamo nella magnifica ferrovia di Capistrello, che è il segno più tangibile di questa precisione.

 

 

– Terremoto del 1885?

Da fonte locale sappiamo che il 10 aprile 1885 il territorio di Avezzano e d’intorni compreso quello del comune di Capistrello tremano in modo forte, portando tanto spavento in zona. Al momento però questa notizia di un presunto sisma non l’abbiamo riscontrata in nulla dalle fonti bibliografiche in merito a questo sisma. 

 

 


STORIA DI CAPISTRELLO