STORIA DI CAPISTRELLO
– La baronia di Capistrello nel XII secolo

Scorcio della Marsica vista da Tremonti. (Immagine personale)
Verso la metà del XII secolo, precisamente nel 1143, dopo molti decenni di incursioni e lotte gli ultimi conti Berardi cedono ai Normanni la loro la proprietà della contea marsa in cambio del loro riconoscimento come governanti locali.
In pratica la Marsica entra a far parte del regno normanno in cambio della possibilità per i conti Berardi di continuare a governare la zona, seppure sottoposti ai nuovi padroni. I Normanni tuttavia pur accettando l’accordo, decidono di prendere qualche preacuzione, sapendo bene quanto la popolazione fosse devota alla famiglia comitale.

La gola di Capistrello oggi. (Immagine personale)
La Marsica viene quindi divisa in tre grandi contee e alcune baronie più piccole, ovvero la contea di Carsioli (divenuta in seguito contea di Tagliacozzo), la contea d’Albe e la contea di Celano. Tralasciando per ora questi tre territori arriviamo alla baronia ultima, ovvero alla baronia di Capistrello.
La baronia di Capistrello è spesso poco citata, ma è un piccolo feudo nato nel 1143 dalla scissione realizzata dai Normanni sull’antica contea berardiana. Capistrello diventa così feudo indipendente e che viene affidato ai fratelli Simone e Carlo di Capistrello.
Secondo gli accordi la Marsica dopo l’annessione ai Normanni dovrebbe essere guidata dai Berardi, che però ottengono effettivamente il controllo solo su due delle contee citate ovvero Albe e Celano, Carsioli diventa un territorio soggetto alla corona, seppure presto suddiviso in numerose baronie locali.

Capistrello oggi. (Immagine personale)
Invece la nuova baronia di Capistrello viene data a due fratelli, chiamati Simone e Crescenzio, che si pensa appartenessero all’antica famiglia Berardi, ma di cui al momento non si capisce bene il loro collegamento con la vecchia famiglia comitale. Sulla baronia di Capistrello, sappiamo ancora poco, ma per quel che si è potuto capire sembra che il territorio comprenda una parte della zona fucense a sud e l’alta Valle Roveto fino a Canistro.
Nello specifico i principali castelli appartenenti a questo feudo sarebbero, Pescocanale, Ortucchio, Bisegna, Gioia Vecchio, Sperone, Arciprete e Castulo (piccolo paese edievale ormai del tutto scomparso, che pare posto alla base del monte Pietrascritta). Come detto sulla baronia di Capistrello bisognerebbe approfondire ulteriormente in quanto al momento le notizie trovate sono piuttosto scarse e confuse. Quindi rimandiamo tutto ad una futura migliore ricostruzione.
Detto ciò comunque sembrerebbe che questa baronia a differenza degli altri feudi nati nel 1143 avrebbe vita breve, approssimativamente sembrerebbe che già alla fine del XII secolo essa scompaia.
– Capistrello alla fine del XII secolo

Scorcio di Capistrello. (Immagine personale)
Durante il XII secolo Capistrello vivrebbe un periodo di calma apparente sotto i due fratelli, poi però di questi non si sa più nulla e sullo stesso paese cala come un velo di mistero.
Nel 1184 Federico I nomina Bertoldo di Konigsberg suo legato imperiale per l’Italia centrale, ovvero responsabile imperiale per i territori dell’Emilia Romagna, della Toscana e delle Marche. Tra il 1184 e il 1190 Bertoldo di Konigsberg si contraddistinge per la grande crudeltà verso le popolazioni locali che sottomette con atti gravi. L’Italia si rivela in gran parte contraria all’imperatore tedesco, da qui ne segue che Federico per avere ragione sul territorio italiano, impone a Bertoldo d’insistere con la sua politica crudele di modo da vincere la loro resistenza e sottometterli tutti. Più avanti nel 1190 Federico durante la sua partecipazione alla crociata del papa, muore annegato in un fiume. La sua improvvisa morte porta Bertoldo di Konigsberg a rientrare in Germania dove troviamo il figlio del Barbarossa, Enrico che si appresta ad ascendere al trono.

L’imperatore Enrico VI in una ricostruzione al computer.
(Immagine da https://www.isadoraverite.it/impero-degli-svevi-e-papato-tra-il-xii-e-il-xiii-secolo/)
Il nuovo imperatore Enrico VI vuole non solo il controllo sulla Germania e il nord Italia, ma sogna anche di annettere il regno di Sicilia. Per fare ciò decide di nominare Bertoldo di Konigsberg nuovamente responsabile per l’Italia, ma con il preciso compito di spianare la strada alla conquista del regno normanno.
Bertoldo per realizzare questo piano agisce presto creando un valido esercito formato da uomini toscani. Successivamente nell’autunno 1192 passa all’azione invadendo il regno di Sicilia passando per la Marsica. Qui distrugge e saccheggia la maggior parte dei borghi e dei monasteri presenti.

Scorcio di Capistrello. (Immagine personale)
Capistrello sembrerebbe essere tra i paesi saccheggiati e in parte distrutti dalle truppe di Bertoldo. Successivamente Bertoldo si spinge in Molise che conquista, per poi andare a Venafro il 12 novembre che viene duramente saccheggiata. Contemporaneamente Tancredi d’Altavilla viene incoronato re di Sicilia e all’inizio del 1193 con un valido esercito si appresta ad affrontare Bertoldo presso Benevento. Bertoldo però preferisce ritirarsi verso nord abbandonando la contea del Molise che viene ripresa dai Siciliani. Nella sua risalita pone d’assedio il castello di Monterodani. Qui però muore con un colpo di pietra scagliata dai suoi avversari.
Abbiamo notizie che tra il 1193 e 1200 circa alcuni castelli appartenenti alla baronia di Capistrello si uniscono rivoltandosi contro i baroni locali, per porre fine alle loro prepotenze feudali. Ma su come sia finita la rivolta non abbiamo al momento notizie.

