SCURCOLA MARSICANA – STORIA DI PALAZZO VETOLI


STRUTTURA DI PALAZZO VETOLI


 

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XVIII SECOLO

 

– La guerra di Successione Spagnola (1700-14)

Il nuovo secolo si apre con la guerra di Successione Spagnola che porta danni consistenti anche in Italia. Anche nel napoletano si vengono affrontando gli Spagnoli e gli eserciti che vorrebbero disarcionarli a cominciare dalla Francia. In generale la guerra di Successione spagnola vede opporsi due schieramenti quello capeggiato dalla Francia che difende gli interessi di Filippo di Borbone e quello austriaco che difende gli interessi di Carlo d’Asburgo. Alla fine di un decennio di guerre perpetrate da entrambi gli schieramenti, si giunge ad un accordo sancito a Utrect nel 1714.

L’Europa riconosce Filippo di Borbone, quale nuovo re di Spagna. In cambio gli Spagnoli sono costretti a cedere una parte consistente del proprio patrimonio europeo a cominciare dal sud Italia, che viene ceduto all’Austria e ai Savoia che divengono per breve tempo re di Sicilia.

 

 

– I terremoti d’inizio secolo L’Aquila (1703) e Sulmona (1706) e gli effetti su Balsorano

A inizio ‘700 l’Abruzzo viene gravemente colpito da due forti terremoti che hanno epicentro nella regione.

 

1) Sisma dell’Aquila (1703):

Sisma dell’Aquila in una litografia.

(Immagine da https://www.ilcapoluogo.it/2021/02/02/laquila-2-febbraio-1703-il-grande-sisma-della-candelora-che-distrusse-la-citta/)

 

Il primo è il sisma dell’Aquila che distrugge la città e tutto il suo circondario, producendo molti danni anche nella Marsica. Qui diversi centri abitati marsi risultano duramente colpiti con feriti e morti,  al livello edilizio si registrano molti crolli e danni a case e chiese. I danni del sisma nella Marsica sono molti, seppure non gravi come quando ci sarà il terremoto del 1915. Allo stato delle cose i danni sono ingenti, ma non gravissimi che comunque come sisma produce un blocco nella crescita della popolazione.

 

2) Sisma della Maiella (1706):

Terremoto della Maiella del 1706.

 (Immagine da https://www.meteoweb.eu/2016/11/3-novembre-1706-terremoto-della-maiella-sconvolge-appennino-centrale-ricordare-prevenire/778024/)

 

 

Un secondo sisma molto forte avviene pochi anni dopo nel 1706 sempre in Abruzzo ma con epicentro sulla Maiella. Il terremoto della Maiella  si manifeta con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si sente distintamente ovunque, producendo ancora danni ai paesi. Un effetto collaterale di questo sisma è un discreto calo della popolazione locale, forse dovuto alla paura del futuro.

 

  

– Il ducato di Tagliacozzo a inizio ‘700 (1700-14)

Palazzo Ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

A inizio ‘700 si apre un periodo di grande incertezza per la Marsica e l’Abruzzo a causa della guerra di successione spagnola in corso che mette in discussione la permanenza di Napoli e della Sicilia sotto la bandiera spagnola. A questo si aggiungono i tremendi terremoti che scuotono d’Abruzzo d’inizio secolo nel 1703 con il terremoto aquilano e nel 1706 con il terremoto della Maiella.

A causa di tutto ciò ma soprattutto dei due sismi si registrano diversi danni e lutti in tutta la Marsica, seppure fortemente attenuati rispetto alle zone epicentrali. Ciò produce di riflesso un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia d’inizio secolo.

Come detto nel ducato di Tagliacozzo a causa dei terremoti d’inizio secolo al contrario di quanto inizia a manifestarsi nel resto del viceregno napoletano, prosegue qui la crisi economica e sociale del Seicento. Abbiamo quasi tutti i paesi del ducato in una fase stagnazione demografica se non addirittura di crisi. La stessa Tagliacozzo nel 1714 registra un leggero calo della popolazione. E’ pur vero che viene migliorando il clima che porta con questo migliori condizioni ambientali, ponendo così le basi di una ripresa economica.

Anche dal punto di vista della sicurezza non ci siamo per niente a causa di un rafforzamento del brigantaggio che proprio a inizio secolo spadroneggia nella Marsica. Qui infatti spadroneggia incotrastata la banda di De Santis che commette molte atrocità nella zona, tra cui l’omicidio del governatore di Luco e Trasacco Felice Antonio De Angelis. Per questo atto il vescovo dei Marsi Corradini denuncia pubblicamente il bandito, che risponde al vescovo minacciandolo di morte.

Piazza Obelisco oggi. (Immagine personale)

 

Come già accennato sopra nel ducato di Tagliacozzo a causa dei terremoti d’inizio secolo al contrario di quanto inizia a manifestarsi nel resto del viceregno napoletano, prosegue qui la crisi economica e sociale del Seicento. Abbiamo quasi tutti i paesi del ducato in una fase stagnazione demografica se non addirittura di crisi. La stessa Tagliacozzo nel 1714 registra un leggero calo della popolazione. E’ pur vero che viene migliorando il clima che porta con questo migliori condizioni ambientali, ponendo così le basi di una ripresa economica.

Anche dal punto di vista della sicurezza non ci siamo per niente a causa di un rafforzamento del brigantaggio che proprio a inizio secolo spadroneggia nella Marsica. Qui infatti spadroneggia incontrastata la banda di De Santis che commette molte atrocità nella zona, tra cui l’omicidio del governatore di Luco e Trasacco Felice Antonio De Angelis. Per questo atto il vescovo dei Marsi Corradini denuncia pubblicamente il bandito, che risponde al vescovo minacciandolo di morte.

 

 

– Scurcola Marsicana a inizio ‘700

Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Scurcola Marsicana a inizio ‘700 è come gli altri paesi della Marsica soggetti ad una profonda crisi economica, dovuta sia alle alte tasse spagnole, che al clima freddo che comporta la perdita dei raccolti e il rialzo dei prezzi. A questo si aggiungono i vari danni provocati dai terremoti del 1703 e del 1706 che portano danni al patrimonio edilizio e anche alle persone.

 

 

– Arrivano gli Austriaci (1714-34)

In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

 

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo diventa austriaco 1714

Porta San Rocco di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

L’episodio del 1707 del bandito De Santis e del suo assalto ad Avezzano è emblematico di un’intera stagione perchè consente di capire come questi banditi non  agissero da soli, ma protetti in alto e allo stesso modo fossero in qualche modo spinti a commettere alcune atrocità dalle persone influenti, che poi li avrebbero protetti in caso le cose fossero andate male.

Il tutto ricade  nella stagione della guerra di successione spagnola che si combatte in modo sottile, anche in quel della Marsica. Comunque siano andate le cose nel 1714 si ha un rivoluzionario cambio di regime politico. In pratica il regno di Napoli cessa di essere spagnolo dopo due secoli e diventa austriaco, dopo che l’Austria insieme ad altre potenze ha battuto le forze borboniche che volevano sommergere l’Europa. Da ciò ne consegue che anche il ducato di Tagliacozzo cambi regime pur rimanendo saldamente nelle mani della famiglia Colonna.

D’altra parte un  cambio di regime feudale locale non conveniva agli Austriaci, i quali avrebbero dovuto interagire in modo fermo anche con lo stato pontificio visto il confine ducale con lo stato del Papa. Quindi il cambio politico non comporta in quasi nessun feudo un cambio feudale.

 

 

– Miglioramento economico sotto il regime austriaco

Con gli Austriaci la situazione generale del vice regno di Napoli inizia a migliorare grazie a un migliore gestione della cosa pubblica. Però ancora per qualche anno fino al 1727 la situazione climatica è ancora difficoltosa con risultati assai scoraggianti sul piano agricolo e dell’allevamento del bestiame. In Abruzzo negli anni 1716 e 1726 si registra una forte moria di bestiame a causa del clima rigido e della scarsezza di cibo.

Dal 1727 finalmente le persone tornano a nutrirsi decentemente. A partire da questa data fino al 1734 anno della fine del dominio austriaco, la Marsica torna a crescere anche sul piano demografico riuscendo a superare bene la fase di crisi seguita alla Peste del ‘600.

 

 

– Scurcola Marsicana nel 1730

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

Con gli anni 1730 abbiamo un cambiamento climatico importante, che porta ad un radicale miglioramento economico, grazie alla ricchezza dei raccolti, che tornano rigogliosi dopo più di un secolo di scarsezza. A Scurcola questo si vede nei raccolti dei Piani Palentini finalmente tornati ricchi e pieni di prodotti agricoli. Ma non solo cascata questo miglioramento climatico segna anche un miglioramento anche degli allevamenti con gli animali di nuovo in salute e capaci di assicurare prodotti buoni. Ma la conseguenza più vistosa e una decisa crescita demografica che si vede anche a Scurcola.

 

 

– L’ascesa dei Vetoli (1730)

I Vetoli sono un’antica e ricca famiglia baronale, che detiene diversi piccoli feudi nel centro Italia e molte proprietà nella Marsica, ma hanno il loro quartier generale nel paese di Corcumello vicino Capistrello. Da  Corcumello i Vetoli si sono via via inseriti fra le famiglie dipendenti dei Colonna, che per conto di questi operano in alcuni settori nel territorio marsicano.

Ora i Colonna pur mantenendo un potere nominale sulla zona come duchi di Tagliacozzo, sono sempre meno interessati ai loro feudi abruzzesi e il vero controllo sul territorio viene via via delegato alle famiglie emergenti del territorio, come i Vetoli. I Vetoli ora a inizio ‘700 cercano di spostare i propri affari in altri centri marsicani e decidono di puntare su Scurcola Marsicana

 

 

– I Vetoli si allargano a Scurcola Marsicana con Palazzo Simeoni (1730-40 circa)

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

A Scurcola Marsicana Giulio Vetoli, esponente della storica famiglia di Corcumello, sposa, pare tra il 1730 e 1740, Agata Simeoni, sorella di Pietrantonio Simeoni di Scurcola Marsicana, abate di San Giovanni nella Diocesi di Sora, ma soprattutto ricco possidente di Scurcola Marsicana.

La famiglia Simeoni, è un’illustre e ricca famiglia di Scurcola Marsicana, proprietaria di molte terre e altri ricchi beni, tra cui un ricco palazzo nella parte bassa del paese di Scurcola.

La volontà dei Vetoli di allargarsi nella Marsica si esprime quindi con questo matrimonio, che consente a Giulio Vetoli di mettere piede a Scurcola, venendo poi a possedere il ricco palazzo della famiglia Simeoni.  Palazzo Simeoni, che diventerà nel tempo Palazzo Vetoli, viene a rappresentare la nuova base degli affari famigliari dei Vetoli.

 

 

– L’ascesa dei Borbone a Napoli (1734)

 

Re Carlo di Napoli (1734-59). (Immagine da Wikipedia)

 

In Europa è in corso la guerra di successione polacca, che direttamente e indirettamente coinvolge anche l’Italia dove l’estinzione di alcune famiglie regnanti apre dei troni vacanti, magari piccoli stati, ma che vengono usati dalle grandi potenze europee per creare un nuovo equilibrio.

Ebbene tralasciando la guerra polacca e gli altri giochi politici vediamo come il nuovo equilibrio europeo che verrà sancito formalment nella pace di Vienna del 1738, vede la riformazione del regno di Napoli in un contesto d’indipendenza dopo 230 anni di sottomissione allo straniero spagnolo e poi austriaco.

In un contesto di nuovi equilibri di potere i Borbone di Spagna ottengono di poter occupare il trono di Napoli mandando su questo Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di  Spagna. Carlo di Borbone diventa dunque il primo re di Napoli dopo 230 anni di colonialismo estero. Carlo fonda in tal modo una nuova dinastia che tra gli alti e bassi della storia governerà il sud Italia fino al 1860.

 

 

– Le prime riforme di Carlo (1735-42)

 

La reggia di Caserta oggi. (Immagine d Wikipedia)

 

Tra i primi importanti provvedimenti di Carlo furono quelli volti a riformare l’ordinamento giuridico attraverso la soppressione di organi istituiti nel periodo vicereale, inadatti per uno stato indipendente quale era diventato il Regno di Napoli. Con una prammatica sanzione datata 8 giugno 1735 il Consiglio Collaterale fu abolito, e sostituito nelle sue funzioni dalla Real Camera di Santa Chiara.

A partire dal 1739 furono varati diversi progetti per il riordino del complesso legislativo napoletano, reso caotico dalla coesistenza di undici legislazioni: romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, austriaca, feudale ed ecclesiastica. 

 

Il più ambizioso era quello che prevedeva non solo la consolidazione e la raccolta delle prammatiche, ma la redazione di una vera e propria codificazione, il Codice Carolino, a cui lavorò una giunta composta, tra gli altri, dai giuristi Michele Pasquale Cirillo (che ne fu il principale promotore e artefice) e Giuseppe aurelio di Gennazaro e dal principe di San Nicandro Domenico Cattaneo . L’opera rimase per lungo tempo incompiuta e fu pubblicata per intero solo nel 1789.

 

Ricostruzione  di Corcumello all’inizio del XVIII secolo.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

 

Un’altra importante riforma fu quella del sistema fiscale, attuata attraverso l’istituzione del catasto onciario, col real dispaccio del 4 ottobre 1740 e la prammatica de forma censuali seu de capitatione aut de catastis del 17 marzo 1741. 

Il catasto, detto onciario perché i beni da tassare erano valutati in once, nelle intenzioni del re avrebbe dovuto rendere più equa la distribuzione del carico fiscale, facendo in modo «che i pesi sieno con eguaglianza ripartiti, che ‘l povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi». Tuttavia, la sua poca efficacia nell’alleviare il peso fiscale gravante sui ceti più umili e gli abusi della sua applicazione furono criticati da alcuni economisti.

Ad ogni modo tutti i vari paesi facenti parte del regno di Napoli hanno l’obbligo di rendere pubblica la propria situazione sia in merito alle famiglie presenti e i loro componenti che sul piano della proprietà.

 

 

– La crescita del ducato di Tagliacozzo sotto Carlo VII (1734-59)

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Sotto Carlo di Borbone il ducato di Tagliacozzo mostra finalmente una crescita costante che iniziata sotto il governo austriaco, prosegue ora in modo più forte sotto il nuovo governo napoletano. Di questa ritrovata crescita indirettamente e direttamente ne beneficiano tutti sia la popolazione che il regime nobiliare locale che la famiglia Colonna sempre più distante dal ducato di Tagliacozzo. Fabrizio II pur assicurando una certa stabilità continua ad affidare alle famiglie baronali di sua fiducia il vero governo locale. Questo comporta una maggiore capacità di controllo.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

 

In generale infatti si nota come sia il governo centrale di Napoli che le famiglie baronali locali cerchino di avvantaggiarsi con vari espedienti di questo momento favorevole. Il governo centrale lo fa con l’imposizione fiscale e la maggior parte della ricchezza e dei benefici derivanti da questa situazione favorevole viene filtrata dalla rete delle famiglie baronali e di un ristretto ceto burocratico e mercantile, abituati entrambi a sperperare più di quanto ottenessero con sfruttamenti da rapina. All’interno di questo quadro anche le istituzioni ecclesiastiche hanno un ruolo non secondario nella polarizzazione del benessere.

 

 


 

 

– La pace di Aquisgrana (1748)

La pace di Aquisgrana firmata nel 1748 sancisce la fine della guerra di successione spagnola e nel caso italiano riconferma l’equilibrio italiano uscito fuori con la pace di Vienna.

L’Europa del 1748. (Immagine da Wikipedia)

 

 

– L’Italia e il regno di Napoli dopo la pace di Aquisgrana (1748)

 

L’Italia e del regno di Napoli nel 1748

 

 

– Il XII duca di Tagliacozzo (1755)

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

Muore nel 1755 il duca Fabrizio II dopo circa 40 anni di governo ducale. Gli succede nella gestione dei feudi il figlio Lorenzo che diventa il XII duca di Tagliacozzo. Lorenzo come suo padre delega della gestione del feudo abruzzese le famiglie baronali a lui devote. In questo modo si accentua il distacco dei Colonna dalle terre abruzzesi dove solo qualche volta essi giungono per un brevissimo soggiorno.

 

 

– Scurcola a metà secolo (1750)

Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Scurcola nel 1750 è un paese in miglioramento economico, con una discreta crescita demografica. La struttura economica del paese si basa sull’agricoltura, sull’allevamento degli animali e anche un certo artigianato, chiaramente minore rispetto ad altri centri importanti come Tagliacozzo ecc.

 

 

– La nuova chiesa di San Vincenzo Ferreri e  l’inserimento dei Vetoli a Scurcola Marsicana (1740-70)

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Pietrantonio Simeoni, ormai anziano, chiede nel 1741 al vescovo dei Marsi di erigere una piccola chiesa gentilizia per la sua famiglia dedicandola a Sant’Ignazio e San Giovanni Ferreri. ll permesso di erigere la piccola chiesa arriva nel 1749 e nel giro di poco iniziano i lavori che si concludono pare nel 1750.

Pietrantonio Simeoni si è impegnato con il vescovo nell’erigere questa chiesa con il suo patrimonio personale, ma pochi anni dopo muore e la gestione della costruzione della chiesa passa a Giulio Vetoli.

Giulio Vetoli paga al direttore dei lavori Donato del Furgato di Pescocostanzo, la somma di 285 ducati. La costruzione di questa piccola chiesa di famiglia, pur nella sua piccolezza consente a Giulio d’inserirsi bene nella compagine delle ricche famiglie di Scurcola Marsicana.

Più o meno nel decennio 1750-60, Giulio rimane vedovo della prima moglie Agata Simeoni e dopo un po’ di tempo della morte di questa, si risposa con Margherita Colarossi di Magliano dei Marsi. Da quest’unione nasce più o meno intorno al 1765 Domenico Antonio Vetoli, destinato a succedere al padre negli affari famigliari.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo nel 1760-80

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante questo periodo prosegue ancora per qualche tempo la crescita economica che ha contraddistinto il governo ducale di Fabrizio II. Tagliacozzo nonostante sia sempre centrale nel contesto marsicano viene perdendo centralità politica a favore di Avezzano che diventa sempre più un borgo importante che si pone in antagonismo con Tagliacozzo.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Purtroppo la situazione pur essendo ancora fiorente inizia a declinare a causa dell’esosità degli scambi commerciali imposti da Napoli. Il mercato clandestino sicuramente aggira i vari problemi ma non risulta sufficiente per dare sicurezza economica alla popolazione che si ritrova con molta merce da vendere, ma fatica a farlo per le stupide tasse di frontiera.

Cresce quindi il malcontento che viene aumentando il brigantaggio che diventa sempre più endemico e pericoloso, specie per i piccoli paesi di montagna come appunto sono Petrella Liri, Cappadocia e Verrecchie.

 

 

– Scurcola Marsicana nel 1780

Il castello di Scurcola Marsicana. (Immagine personale)

 

A causa del mutare di alcune condizioni tecniche la situazione economica fino al 1770 circa in piena espansione inizia a declinare comportando un diffuso senso d’incertezza. La popolazione prova a reagire come può, ma un paese agropastorale come Scurcola non può riuscire a pieno a far fronte a situazioni complesse.

Sul lato economico non bisogna dimenticare, che molte persone del paese e dei paesi limitrofi erano anche pescatori e il pescato del lago Fucino veniva consumato sulle tavole delle famiglie scurcolane esattamente come la carne e gli ortaggi.

 

 

– Cambiamento climatico a fine ‘700.

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca. Già in questo periodo il lago è di nuovo in crescita

 

Alla fine del ‘700 si assiste ad un nuovo cambiamento climatico generale che porta pioggia e freddo seppure non nelle dimensioni presenti nel ‘600. Il picco di questo nuovo ciclo climatico si raggiungerà nel 1816-17 per poi lentamente scemare nel corso dell’800. Ciò comporta raccolti di minore qualità e abbondanza andando così ad alterare una situazione non facile dove i piccoli villaggi di altura sopravvivono con l’agricoltura e allevamento di sussistenza.

A ciò va aggiunto un deciso innalzamento del livello del lago Fucino che lo porta ogni tre-quattro anni ad avere quantità d’acqua tale che viene ad allagare costantemente i centri rivieraschi innescando danni e lutti. In ciò le popolazioni rivierasche lanciano numerose suppliche al re Ferdinando affinchè agisca per mitigare almeno in parte gli effetti del lago.

Il re interviene in modo massiccio prima facendo fare studi sulla dinamica del lago nel corso degli anni ’80 e poi provando a ripulire in profondità gli argini del lago, ottenendo con ciò però solo scarsi risultati, che mitigano poco la situazione generale.

 

 

– La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)

 

La  grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.

La Francia in breve diventa una polveriera che travolge poi con Napoleone tutta Europa compreso il regno di Napoli. Qui la prima prova di occupazione.

 

 

– Scurcola Marsicana nel 1790

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

Il paese di Scurcola alla fine del ‘700 è di nuovo soggetto ai capricci del lago che tende sempre più con le sue escrescenze a rappresentare un grave problema per i paesi rivieraschi. Scurcola pur non presentandosi sul lago parrebbe avere comunque su questo un piccolo porticciolo che viene messo continuamente in pericolo dalle acque capricciose del Fucino.

Per  il resto il paese vive come al solito di agricoltura e pastorizia, che però anche qui sembrano entrare in crisi a causa di un certo cambiamento climatico.

 

 

– Palazzo Vetoli intorno al 1790

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Siamo nel 1790 e Giulio Vetoli, ormai anziano, pur essendo ormai stabilmente a Scurcola, continua ad avere strettissimi rapporti con i suoi fratelli e le loro famiglie, rimaste a Corcumello, con cui condivide molti affari economici.

Il palazzo di Scurcola si dimostra una buona base logistica anche per i fratelli di Giulio, considerando il fatto che Corcumello e Scurcola si trovano a poca distanza e all’epoca anche una piccola lontananza risultava comunque complicata da percorrere, in quanto muoversi da un paese all’altro non era assolutamente agevole come oggi. Probabilmente quindi c’è anche questa considerazione nella scelta dei Vetoli d’inserirsi a Scurcola. Corcumello infatti pur essendo un bel paese è comunque messo in una posizione un po’ isolata e questo nel ‘700 conta.

E’ probabile, anche se non sicuro, che proprio in questi anni si abbia il passaggio di testimone da Giulio Vetoli, ormai anziano, a Domenico Antonio nella conduzione degli affari di famiglia. Domenico Antonio non si discosta dalla rotta tracciata dal padre, continuando a condurre i suoi affari da Palazzo Vetoli di Scurcola, avendo in questo la sua base principale, ma nonostante ciò continua a mantenere forti legami con i suoi parenti di Corcumello, con cui intrattiene molti rapporti di affari.

 

 

 

 

– L’arrivo dei Francesi a Napoli (1798)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

 

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.

 


 

 

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XIX SECOLO

 

 

– Il ritorno dei Borbone a Napoli

Dopo il ritiro dei Francesi dall’Italia meridionale, i Borbone tornano a Napoli dove riprendono il controllo del regno. Ferdinando IV torna grazie al suo popolo, ma nei confronti di questo si mostra freddo non mostrando particolare interesse. La popolazione delusa dal re inizia a chiedersi se si può fidare di lui e quando passati alcuni anni le pretese locali  sono disattese

 

 

– Il ritorno dei Francesi (1806)

Nel  1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.

 

 

– Le riforme francesi, le loro conseguenze a Cappadocia e l’evoluzione della situazione nell’ex ducato di Tagliacozzo (1806-10)

Francesi questa volta mantengono come struttura la monarchia sostituendo quella borbonica con i Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone, che dura fino al 1808, per essere poi sostituito dal cognato Gioacchino Murat. I governi di Giuseppe e soprattutto di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, si rivelano ricchi di riforme e cesure temporali rispetto al passato regime.

 

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine da Wikipedia)

 

Sotto Giuseppe Bonaparte vengono varate le riforme più importanti del regno napoletano come l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo per la Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano, ovvero una vera rivoluzione di costume.

 

Stemma della famiglia Colonna.

 

L’ultimo duca di Tagliacozzo Filippo III che nella Marsica salvo qualche rara eccezione, non mette quasi mai piede nel territorio abruzzese e ora con la nuova riforma i Colonna perdono tutti i loro diritti continua a   per sempre al suo destino . I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808) e incamerandone i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi.

Cappadocia per esempio l’abolizione degli ordini religiosi non pare che porti alla chiusura del convento delle Suore Trinitarie, molto famoso nella zona e molto considerato dalla popolazione.

Tralasciando qui l’intero discorso burocratico amministrativo è importante notare come la mancanza del sistema feudale e l’introduzione di nuove regole amministrative da parte del governo francese apra la porta ad una classe borghese, che viene occupando con successo tutti i posti chiave dell’economia e dell’amministrazione cittadina e sarà la stessa classe amministrativa che saputasi adattare al restaurato governo dei Borbone, saprà mantenere per diversi decenni il potere in quei paesi dove si sono affermati.

 

Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Così per esempio si nota come nel comune di Tagliacozzo le cariche e rappresentanze provinciali, distrettuali e circondariali le redini siano assunte dai numerosi membri del solito gruppo di famiglie baronali come i Mancini, i Resta e i Mastroddi, la nuova famiglia emergente di Tagliacozzo d’inizio ‘800.

I Mastroddi si rendono capaci di esprimere un livello di censo, educazione e cultura riservato a pochi e dimostrano di essere capaci di gestire il potere in modo equilibrato. Questi nel comune di Tgliacozzo saranno protagonisti assoluti della vita cittadina per tutto il periodo borbonico. Allo stesso modo emergono altre famiglie in altri comuni come i Coletti a Tufo e Luppa, i Masciarelli a Magliano, i Bontempi a Scurcola, i Vetoli a Corcumello, i Pace a Massa d’Albe, i Domenicis a Carsoli, ecc.

 

Gioacchino Murat re di Napoli (1808-15). (Immagine da Wikipedia)

 

 

Intanto nel 1808 Giuseppe Bonaparte è promosso nuovo re di Spagna e al suo posto viene chiamato Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. Sotto il regime napoleonico di Murat, Tagliacozzo perde il ruolo di capoluogo di zona, che passa ad Avezzano giudicata al livello geografico migliore come posizione. Diventa capoluogo di distretto. Questo ci dice che l’asse di potere si sposta verso est nella zona fucense.

 

 

– Scurcola Marsicana all’inizio dell’800

Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Per Scurcola così come per tutta la Marsica e il sud Italia l’arrivo dei Francesi al governo del regno di Napoli significa uno sconvolgimento giuridico senza pari, poichè con l’abolizione del feudalesimo si cancella in un colpo solo secoli di tradizioni e struttura sociale profondamente radicata nella popolazione e si apre una nuova fase.

Come spesso accade ogni rivoluzione sociale o amministrativa che sia va calata dall’alto al basso. Per Scurcola comunque non ci sono novità importanti in quanto il paese si vede confermata la propria indipendenza amministrativa. Certo la nuova situazione comporta il cambiamenteo importante di non essere più soggetta alla dipendenza dai Colonna feudatari dell’intero territorio.

I Colonna ormai da tempo si disinteressavano della Marsica e nel corso del secolo venderanno ai locali tutte le loro proprietà terriere ancora in loro possesso, ma ciò che conta ora è la rivoluzione amministrativa.

 

Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Scurcola sul lato economico è impegnata nelle sue attività tradizionali  dell’agricoltura e dell’allevamento di bovini e di pecore, integrando la sua economia anche con il pescato del lago. Di solito parliamo di piccole quantità di animali per stretto uso domestico. Le altre attività commerciali del paese sono di carattere artigianale, sono piccole e a conduzione famigliare, ma permettono al paese di essere un minimo indipendente.

 

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

Il paese di Scurcola in questa prima fase del nuovo secolo vive in pieno il cambiamento climatico in corso che comporta ristrettezze nei raccolti e anche nell’allevamento con gli animali che risentono del clima più freddo. Anche il pescato risente di ciò, oltre al fatto che vengono aumentando le escrescenze del lago che minaccia in modo sempre più importante i paesi rivieraschi. Anche Scurcola per quanto questa si trovi a un livello sicuro si sente comunque minacciata fosse solo nei raccolti di pianura che sono continuamente sommersi.

Per il resto il paese ha ancora una popolazione completamente ignorante, che tende a vivere seguendo i tempi della chiesa con i suoi rituali religiosi. Purtroppo però i tempi sono cambiati e anche per la chiesa si ha una stretta che si esprime con la chiusura dei conventi e la confisca dei beni, che sono incamerati nello stato.

Ciò interessa anche Scurcola che vede la chiusura del convento francescano di S. Antonio, con i beni del monastero. Questo colpo per il piccolo paese è assai più duro della fine del ducato stesso. Quei monaci per il paese hanno significato vita e consigli e ora che non ci sono più le abitudini

 

 

– Palazzo Vetoli a inizio 800

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Con la caduta dei Colonna da duchi di Tagliacozzo l’intero sistema sociale si rivoluziona venendo a mancare l’elemento principale, ovvero i duchi. Ciò comporta che tutte le più importanti famiglie locali devono  necessariamente ridefinire il proprio ruolo sociale cercando di riciclarsi nel nuovo assetto amministrativo, ancora in corso di ridefinizione. 

I Vetoli quindi come tutte le famiglie emergenti si riclano nel loro contesto sociale che in questo caso è il paese di Scurcola. A guidare ora la famiglia non è più Giulio Vetoli ormai anziano, ma il figlio Domenico Antonio e questi come il padre parte proprio dal suo palazzo che si trova nel centro del paese e intorno a cui ruota parte della vita del borgo.

 

 

– I Francesi e l’Europa nel 1810

L’Europa napoleonica nel 1810

 

La Francia nel 1810 è all’apice del successo militare e politico dominando tutta Europa come appare dalla cartina.

 

 

– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810

 

Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.

 

 

 

– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

Dopo i regni dei re bonapartiani di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat il regno di Napoli si è rivoluzionato dal punto di vista amministrativo. Non esistono infatti più l’antica società feudale, sostituita da una nuova società più aperta e apparentemente democratica della precedente.

 

 

– Scurcola Marsicana nel 1815

Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Scurcola non fa più parte del ducato di Tagliacozzo, ma è divenuto dopo la rivoluzione amministrativa del 1806 parte del distretto di Avezzano. Tuttavia il paese è riuscito a mantenere inalterato la sua funzione di comune autonomo e questo si rivela importante per lo sviluppo delle fortune familiari dei Vetoli che sempre di più mirano a guidare il paese in ambito locale.

 

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca. Già in questo periodo il lago è di nuovo in crescita

 

In quest’epoca Scurcola è un piccolo centro della Marsica, che si affaccia sul grande lago Fucino, che negli anni 1815-17 a causa di un clima freddo e umido, raggiunge l’apice della sua crescita arrivando ad inondare molti dei paesi che si affacciano sulle sue rive.

Tra questi troviamo anche Scurcola, dove però le inondazioni del Fucino sono meno intense rispetto ad altri centri rivieraschi, poichè il paese si  trova piuttosto in alto, però laddove le sue acque toccano i centri abitati portano veri disastri tipo a Luco e San Bendetto dei Marsi.

 

 

–  I Vetoli e Palazzo Vetoli in età borbonica (1815-60)

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

All’interno di questa cornice di eventi troviamo Palazzo Vetoli come base di appoggio e lancio della famiglia in ambito locale.  Domenico Antonio Vetoli ormai sulla cinquantina ha sposato da poco Vittoria d’Amore, giovane donna di 20-25 anni, facente parte di un’emergente famiglia della Marsica dell’epoca. Da questa unione nel 1820 nasce l’erede Vincenzo Vetoli che succederà anni dopo al padre negli affari di famiglia.

 

 

– La Marsica sotto i Borbone (1815-40)

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Sia la Marsica occidentale dell’ex ducato di Tagliacozzo che quella orientale dell’ex contea di Celano sono ormai entrate nell’era borbonica e la vita torna ad essere complicata seppure non uguale a prima a causa del cambiamento profondo avviato dal regimi filo-francesi. Parliamo inoltre di una situazione dove il cambiamento climatico raggiunge il suo picco di freddo e pioggia nelle annate 1816-17 ricordate da tanti come le annate senza estate con i raccolti completamente andati a male.

In questo periodo di gravi ristrettezze la parte del leone la fa il Lago Fucino che a causa delle grandi pioggie cresce di livello arrivando a tracimare in diverse occasioni, raggiungendo livelli spaventosi che non si vedevano a  memoria d’uomo. Per esempio il paese di Luco dei Marsi, posto sulle sponde di una montagna ma dislocato fino al lago con un proprio porticciolo, viene completamente allagato anche nelle parti alte, segnale del livello forte che le acque del lago raggiungono.

A questo proposito segnaliamo dopo il 1816-17 le numerose richieste al re da parte della popolazione rivierasca affinchè si provvedesse al problema. Re Ferdinando a questo proposito riprova come aveva già fatto negli anni 1780 a porre rimedio, ma il problema era ed è enorme anche per il re, che comunque provvede a far ripulire gli argini del lago per meglio controllare le acque che in effetti scendono. Già nel 1821 le acque tornano a livelli più accettabili, quindi temporaneamente il problema si è ridimensionato.

 

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Nel periodo immediatamente successivo al ritorno dei Borbone vale a dire nel 1815-20 si procede alla riorganizzazione generale del regno borbonico cercando un compromesso tra le nuove regole che non possono essere toccate, vista la profondità da esse raggiunta, e la necessità da parte borbonica di un ritorno alla precedente situazione.

Tradotto sul piano amministrativo troviamo che il circondario di Tagliacozzo è confermato sia nell’ambito della riorganizzazione che nella divisione amministrativa del regno, conseguente alla legge organica del 1 maggio 1816. Quindi si torna alla vecchi condizione di terra di confine fra regno borbonico e stato pontifici. Secondo la nuova condizione il nuovo Riparto territoriale dello stato pontificio, Tagliacozzo viene a trovarsi a contatto diretto con la Delegazione di Roma e la sua Comarca.

 

Magliano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Sul piano militare vediamo come la ricostituzione dell’esercito vada avanti nel 1816 nella formazione di nuovi reggimenti di fanteria leggera, uno dei quali chiamato Marsi destinato al controllo dei confini. Sul piano militare la provincia aquilana  viene dotata di uno Squadrone di gendarmeria con tre luogotenenzze di stanza ad Avezzano, Sulmona e Cittaducale.

 

Celano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Con la restaurazione dei Borbone si ripristina il vecchio ordine dei rapporti fra Stato borbonico e Chiesa. Nel 1818 segue su questo punto un concordato fra Stato del papa e Regno delle Due Sicilie firmato a Terracina fr Ferdinando I e Papa Pio VII. Il concordato si rivela un compromesso fra vecchie e nuove esigenze.

In pratica ci si incardina in una sorta di burocrazia fedele al sovrano, potendo rientrare in possesso delle proprietà espropriate, ma invendute, ripristinare gli ordini regolari soppressi, oltrechè assumere importanti compiti nell’istruzione, nella cultura e in parte anche nella vigilanza politica. Non tutti i religiosi aderiscono a questa normalizzazione. Anche a Tagliacozzo alcuni di loro con don Luigi Vacca.

 

 

Trasacco anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Negli anni 1820 la Marsica vive situazioni di relativa stabilità anche data dall’enorme ignoranza della popolazione che non partecipano per nulla ai fermenti patriottici del periodo e poi l’enorme controllo clericale sulle popolazioni paesane non consentono al popolino di conoscere le novità del periodo. Invece le nuove famiglie emergenti della Marsica seppure tra tante difficoltà riescono comunque a migliorare socialmente consentendo loro di occupare tutti i centri di comando locali dell’epoca sia sul piano civile che religioso.

 

Re Francesco I Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)

 

Re Ferdinando ormai molto anziano muore nel 1825, il suo è stato un regno lunghissimo seppure interrotto dalla parentesi francese. A lui succede il figlio Francesco I che dura solo 5 anni e che non viene ricordato per grandi cose fatte, considerando che la sua opera di governo è stata piuttosto reazionaria e non aperta alle novità.

 

 

– Re Ferdinando II  nel 1830-50

 

Re Ferdinando II Due Sicilie.  (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1830 Francesco I muore e a lui succede il figlio Ferdinando II, più giovane e aperto del padre alle novità e con molta voglia di fare del bene. Purtroppo questa fase di apertura si rilega solo al periodo iniziale del regno di Ferdinando in quanto in età più adulta egli diventa  più chiuso e conservatore, demoralizzato e spaventato dalle tante rivoluzioni presenti in tutta Europa.

Nonostante tutto il suo conservatorismo il governo di Ferdinando II nella Marsica ci regala sviluppo. Ciò forse lo si deve all’attaccamento che Ferdinando II sente da subito per il territorio marsicano. Egli per la prima volta giunge in visita nella Marsica nel 1832 passando dalla Valle Roveto per giungere fino al lago Fucino, dove la popolazione lo accoglie molto amorevolmente.

Ferdinando rimane sicuramente colpito dalla bellezza dei luoghi e si prende a cuore la grande questione delle escrescenze del Fucino che annualmente determinano gravissimi problemi in ambito locale. Egli nonostante la sua politica conservatrice, si adopera tramite i suoi governi per porre rimedio a questa questione.

Il governo di Ferdinando II si adopera per trovare soluzioni congeniali e alla fine verso il 1845 dopo vari progetti viene trovata una soluzione tecnica sicuramente costosa, ma efficace al problema.

Gli ingegneri stendono un nuovo progetto di recupero del vecchio canale di scolo romano migliorandolo in più punti consentendo all’acqua del Fucino di defluire verso il fiume Liri. In questo modo si otterrebbe da un lato il prosciugamento della zona e dall’altro centinaia di Km2 di nuova terra fertile.

 

Il lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

L’operazione tecnica sembra andare per il meglio nel 1845 in quanto ci sono i finanziatori che si propongono di sostenere l’opera, ma nel 1846 l’altissima spesosità dell’iniziativa porta a un blocco della sua realizzazione. Lo Stato non riesce a coprire le spese per questa grande opera idraulica e i privati fin qui avvicinati, pur manifestando molto interesse, iniziano a diradare i rapporti.   

Dopo diversi anni di discussioni e un avanti e indietro durato un po’ di tempo con il rischio che il progetto salti si arriva quasi per miracolo nel 1847 al banchiere Alessandro Torlonia. Alessandro Torlonia è uno degli uomini più ricchi e arguti del suo tempo e capisce subito l’enorme profitto e gloria che ricaverebbe per se e i suoi discendenti dalla realizzazione di una tale opera.

Quindi diventa da subito uno degli azionisti della società che dovrà realizzare l’opera e quando gli altri industriali si tirano indietro per l’elevata spesa, egli compra le loro quote divenendo il dominus indiscusso del progetto. Ora indipendentemente dai grandi meriti di Torlonia, dei suoi ingegneri e degli operai che l’hanno realizzata, sicuramente anche l’operato del re ha comunque favorito il suo avvio.

 

 

– Tagliacozzo e l’opera idraulica del Fucino (1840-54)

Tagliacozzo nel 1843 da un disegno di E. Lear.

 

Negli anni 1840 mentre si decide l’operazione più giusta per il Fucino, Tagliacozzo vive la sua discesa finale sul piano centralistico amministrativo a favore di Avezzano che diviene sempre più il capoluogo dell’intera provincia marsa

Negli anni successivi dopo una prima fase di burocrazia e preparazione tecnica la mega opera idraulica è avviata nel 1854, e in tutto questo Ferdinando II nonostante il costante peggioramento della sua salute e la politica nettamente conservatrice degli ultimi anni mostra molto interesse per questa grande opera, segno anche della sua sensibilità popolare e il fascino che la Marsica ha emanato su di lui nei suoi primi anni di regno.

 

 

 


 

 

– Scurcola Marsicana nel 1855

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

Nel piccolo paese di Scurcola l’impresa del Torlonia è vissuta con interesse non solo perchè parte della popolazione viene presa a lavorare nella grande impresa, ma soprattutto perchè Scurcola affaccia sul lago e come tutti i paesi rivieraschi è coinvolta da vicino. Il lago è sempre stato per i paesi che vi sorgono sia fonte di maledizione, che fonte di vita. Molte delle persone presenti in questi minuscoli paesi sono anche pescatori che vivono del pescato e non avere più il lago diventa una rivoluzione di vita.

Negli anni 1850 con l’impresa di Torlonia affluisce nella Marsica molta gente estranea al territorio, che giunge qui per lavorare nel megaprogetto idraulico. Ciò porta di riflesso ad una crescita dei paesi più vicini al cantiere, dove cioè i nuovi operai vengono a risiedere e quindi paesi come Scurcola, Luco o Capistrello crescono di popolazione nel giro di pochi anni.

Questo nuovo fenomeno d’immigraazione favorisce anche la borghesia locale che riesce in qualche modo ad inserirsi nel nuovo gioco di potere rappresentato da Alessandro Torlonia venendo in qualche modo a ricoprire l’antico ruolo che fu dei Colonna fino a inizio ‘800.

 

 

 

 

E Palazzo Vetoli e i Vetoli in tutto questo che c’entrano?

 

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

I Vetoli durante il periodo borbonico emergono sempre più come la famiglia guida del paese, soprattutto sul piano politico. A guidare la famiglia nel periodo borbonico e nel successivo risorgimento è Vincenzo Vetoli, che come molti giovani è aperto ai cambiamenti, soprattutto a quelli che possono facilitargli la carriera. Quindi l’impresa di Torlonia viene vista anche come un occasione di crescita seppure sempre al livello locale.

Palazzo Vetoli rimane per quel che sappiamo il centro di questo potere locale di questa famiglia e seppure oggi non ci rimane nulla del vecchio palazzo Vetoli ottocentesco, immaginiamo che attorno ad esso ruotava l’intera borghesia locale, in quanto Vincenzo Vetoli si muoveva un po’ da calamita in ogni direzione per accrescere il proprio potere ed influenza.

 

 

 

– La fine del regime borbonico, il nuovo stato italiano e il prosciugamento del Lago Fucino (1860-78)

 

Con il finire degli anni 1850 si apre una nuova fase storica per l’Italia, con l’inizio della seconda guerra d’indipendenza e l’unificazione della penisola sotto lo scettro di Casa Savoia. La fine del vecchio ordine non è facile in quanto avviene con molta velocità e in poco tempo. La situazione più pesante per il nuovo stato è il meridione italiano. Qui la situazione è completamente diversa che a nord dove sussistevano solo staterelli. Qui la dinastia borbonica si è comunque sedimentata nella mentalità popolare, pur andando a deteriorarsi negli ultimi 20 anni.

Il governo di Ferdinando II ha commesso molti errori chiudendosi alle aspettative della classe nobiliare, ma soprattutto del nuovo ceto borghese che voleva un regime più aperto e solidale. Questa chiusura imposta dal re ha portato alla fine del regime borbonico, tenuto in piedi fino a quando è rimasto vivo Ferdinando II che comunque nonostante tutto era ben visto nella fascia popolare e più avversato dal nuovo ceto borghese.

Poi nel 1859 Ferdinando muore e gli succede il primogenito Francesco II che non riesce ad interpretare il nuovo corso e finisce per accelerare la fine del suo regime.

 

Francesco II in un ritratto del 1859. (Immagine da Wikipedia)

 

Francesco II prova ad opporsi all’impresa dei Mille di Garibaldi nel 1860, ma la statura morale di lui unita al fascino dell’uomo e alla sua grande abilità di militare e politica portano la popolazione e soprattutto il nuovo ceto borghese a unirsi a lui nel rovesciare il vecchio regime monarchico.

Certo il popolo per qualche tempo rimane fedele alla monarchia quando questa cade per mano di Garibaldi. Addirittura quando si forma l’Italia successivamente all’assorbimento al Piemonte del regno borbonico nel 1861, il popolo sospinto dal ceto religioso si allea addirittura con le bande di briganti per riportare Francesco II sul trono napoletano.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

 

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

 

Ma i tempi ormai sono cambiati e quando il nuovo stato italiano interviene militarmente e soprattutto i briganti spezzano l’allenza con il re, tornando a terrorizzare la popolazione, questa si rivolta contro loro e viene ad appoggiare il nuovo regime, che si consolida e alla fine debella nell’arco di 10 anni le bande di briganti.

 

 

– La Marsica durante il risorgimento

Nella Marsica questo quadro è vissuto in pieno poichè il territorio è confine con il vicino Stato della Chiesa e la presenza di fitti boschi si rivelano ottimi nascondigli per i briganti. La popolazione è completamente ignorante ed è fortemente influenzata dal clero locale, che avversa il nuovo ordine dei Savoia e propugna la salvezza della nazione sostenendo il ritorno del re Francesco II a Napoli. Fatto è che come detto tra il 1860 e il 1861 anche qui nella Marsica la popolazione sostiene l’alleanza fra monarchia napoletana e briganti.

Scendendo nel particolare del periodo osserviamo come anche a Scurcola, come nel resto della Marsica, si verificano diversi scontri fra bande di briganti e gruppi filo piemontesi come quanto accaduto nel gennaio 1861, quindi poco prima dell’unità politica. Ma cosa è accaduto?

 

Tagliacozzo negli anni 1840 da un ritratto di Eduard Lear.

 

Il 13 gennaio 1861 i Piemontesi subiscono a Tagliacozzo una pesante sconfitta perdendo 23 uomini. Costretti a ritirarsi ad Avezzano le truppe filo-piemontesi si riorganizzano occupando con una compagnia di combattenti Magliano dei Marsi. A questo punto osserviamo come a Scurcola arrivino i Piemontesi con una seconda compagnia.

 

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana

 

Qui i piemontesi respingono un duro attacco borbonico e dal 22 gennaio, coadiuvati dai rinforzi arrivati da Avezzano e Magliano, danno vita all’accerchiamento dei borbonici e al loro rastrellamento. Ne catturano circa 400 di cui la maggior parte morirà per condanna o per morte violenta. Dopo l’impiccagione dei primi 90 la macchina della morte si ferma e li condanna al carcere a vita.

 

 

– Scurcola Marsicana durante il periodo risorgimentale

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

La delusione fra gli abitanti di Scurcola di come stanno andando le cose si fa pesante e molti decidono di sostenere la cacciata dei Savoia arruolandosi nei briganti come la bada Mancini. Questa storica banda riceve nel 1861 molti aderenti, tra cui un certo Luigi Ciavarella di Scurcola che si arruola nella banda Mancini. Qui egli compie un percorso di 2 anni al termine del quale nel 1862 trova la morte per fucilazione dopo essere stato catturati.

Pochi mesi dopo l’alleanza si spezza e i briganti tornano a terrorizzare il popolo. Questo si rivolta contro di loro, esasperati dai loro modi e inizia ad appoggiare la polizia italiana e quindi il nuovo ordine.

 

Scorcio di Scurcola oggi. (Immagine personale)

 

A Scurcola come negli altri centri la polizia italiana interviene con forza riuscendo ad arrestare molti briganti e loro compari. Allo stesso modo a Scurcola esiste una classe dirigente che sostiene i Savoia e il nuovo corso italiano. In questo senso troviamo i Vetoli che sono sempre più forti sul piano locale. Vincenzo il capofamiglia è rispettato e temuto. Egli viene coinvolto in numerose iniziative politiche.

 

 

– Palazzo Vetoli durante il Risorgimento

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Palazzo Vetoli nel periodo risorgimentale rimane sede importante della politica locale, dove passano cioè numerose decisioni e ciò lo si deve alla sempre maggiore importanza della famiglia Vetoli. Sul piano personale troviamo Vincenzo Vetoli si sposa con Luisa Maripietri, appartenente ad un’importante famiglia di Corcumello. Da quest’unione nascono nel decennio 1860-70 Angelo e Alessandro Vetoli ultimi esponenti del ramo scurcolano.

Cercando di ricostruire la storia dei Vetoli di quegli anni proviamo con un po’ d’immaginazione a capire l’evolversi dei fatti. Siamo quindi nel 1861 l’Italia si è unita da poco sotto lo scettro di Vittorio Emanuele II di Savoia e nella Marsica proseguono a pieno regime i lavori del nuovo canale sotterraneo di Torlonia per fa defluire le acque del grande lago Fucino, che in effetti iniziano a calare.

Nel corso degli anni 1860  infatti Torlonia riesce con grande impegno finanziario a portare avanti un’opera idraulica enorme per i tempi e sicuramente rivoluzionaria in ambito locale.

 

 

– La Marsica negli anni 1860

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1861 quindi con l’incontro di Teano l’Italia è fatta e l’ufficializzazione avviene pochi mesi dopo con l’elevazione di Vittorio Emanuele a re d’Italia.

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Alla fine degli anni ’60 dell”800 il lago risulta sceso di molto come livello,  mentre al livello politico assistiamo al completo sterminio di tutte le bande di briganti del sud Italia e il definitivo consolidamento del regime savoiardo. La popolazione ha ormai accettato il nuovo status politico, e ciò è vero anche nella Marsica, soprattutto nei ceti più elevati.

 

 

– I Vetoli negli anni 1860

Vincenzo Vetoli in una rara foto degli anni 1860.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2022/03/in-morte-del-conte-vincenzo-vetoli.html)

 

C’è da dire una cosa dei Marsi dell”800. E’ vero che la quasi completa totalità della popolazione che vive nella Marsica è ignorante, ma insieme a questa sussiste da tempo una nuova classe dirigente venuta su nel ‘600 e consolidatasi nel ‘700 e soprattutto nell”800. Ebbene questa rappresenta bene la voglia di riscatto di questa parte d’Abruzzo. In questo quadro troviamo anche i Vetoli ormai pienamente inseriti nel sistema politico marsicano con Vincenzo che si da fare per portare avanti gli interessi propri e della comunità in cui vive.

 

 

– Completamento dei lavori di prosciugamento del lago Fucino

Lavori di prosciugamento del Lago Fucino negli anni 1860

 

Nel 1878 dopo più di 20 anni di lavori si conclude definitivamente e con successo il prosciugamento del lago Fucino, ottenendo così un enorme distesa di terreno fertilissimo. Torlonia che ha voluto e sostenuto fortemente quest’iniziativa imprenditoriale diventa ora proprietario di questo immenso territorio.

 

    Alessandro Torlonia diventa 1 principe del Fucino nel 1878

 

A suggello di questa grande opera che fa già storia e leggenda, Torlonia viene nominato Principe del Fucino, dal nuovo re Umberto I, insediatosi sul rono a gennaio. In un certo senso nella Marsica è come se si venisse a ricreare una sorta di stato feudale.

Torlonia oltre a coltivare la grande distesa di terra ottenuta con una coltura intensiva affitta una parte di questi terreni a famiglie emergenti del territorio amiche di Torlonia. In questo modo si crea un nuovo ordine sociale locale in una zona la Marsica dove la sostituzione del lago con una grande pianura fertile ha creato negli abitanti e nel clima locale una vera e propria rivoluzione che si fa fatica a digerire. Ma è ormai un fatto e bisogna accettarlo senza rimpianti.

 

 

– La crisi agricola del 1880

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)

 

Dopo il prosciugamento del Lago Fucino nella Marsica cambia tutto sul piano sociale e naturale. Tutte le popolazioni degli ex paesi riviersaschi sono costrette a reinventarsi sul piano lavorativo e anche sociale, mentre sul piano naturale scompare il vecchio microclima mite, che dava la presenza del lago sui monti e sulle colline circostanti. Il clima diventa duro e di montagna portando ad una radicale trasformazione e in molti casi scomparsa delle colture precedenti, come per esempio avviene per ulivi e viti che prima erano di casa nel Fucino e ora diventano più rare e difficili da far crescere.

 

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)

 

Nello stesso periodo nel 1880 abbiamo nella Marsica una grave crisi agricola, dovuta ad una serie di raccolti andati male, che probabilmente si legano proprio alla diversità di microclima presente dopo la fine del lago Fucino. Ciò porta ad una profonda crisi sociale che s’intreccia con la delusione da parte della popolazione, per il modo in cui il principe Torlonia gestisce la questione fucense, dopo che lui è divenuto praticamente il padrone di tutto.

 

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)

 

Torlonia infatti gestisce i terreni fucensi ottenuti con il prosciugamento, in parte innestando nuove colture per una coltura intensiva e dall’altra subaffitta una parte dei terreni fucensi ad altre famiglie emergenti. locali. Ciò scontenta moltissime persone che speravano di ottenere dei terreni da poter coltivare in proprio spendendo poco, e invece si ritrovano ad dover subire degli affitti molto alti dalle famiglie abbienti locali che lo hanno preso in affitto da Torlonia.

Tutto questo innesca un meccanismo di depressione generale che nel giro di qualche anno avvia una fuga di massa di molti giovani del posto verso l’estero contribuendo alla prima grande emigrazione italiana (1890).

 

 

– La nuova generazione dei Vetoli

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

A Scurcola prosegue negli anni 1880 l’ascesa della famiglia Vetoli in ambito locale, con Vincenzo Vetoli ormai avviato verso la pensione e i figli Angelo e Alessandro che vengono sostituendolo sul piano locale. Per quel che sappiamo Vincenzo Vetoli non ha mai avuto un vero incarico amministrativo, ma è comunque stata una persona importante in ambito locale, dove per quasi tutti i problemi che riguardavano la sua comunità egli veniva sempre consultato.

Vincenzo da anziano è una persona ricca, il suo patrimonio personale a quanto traspare è più che buono, e ciò è confermato dalla ricchezza del suo palazzo che si trova al centro del paese. Vincenzo muore per quel che si è inteso a 83 anni ai primi del ‘900.

Angelo e Alessandro Vetoli in una foto d’inizio ‘900.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2022/03/in-morte-del-conte-vincenzo-vetoli.html)

 

 

I figli Angelo e Alessandro sono invece coinvolti in pieno nella vita del paese, dei due è Angelo quello più attivo in ambito politico, tanto da riuscire a divenire nel 1895 sindaco di Scurcola Marsicana, rimanendovi initerrottamente fino al 1906.

Alessandro invece è un carattere più allegro e meno interessato all’ambito politico pur essendo coinvolto in molte iniziative del paese. Egli tende ad interessarsi più degli affari famigliari che nonostante l’età sono seguiti anche dal vecchio Vincenzo.

 

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

In tutto ciò troviamo Palazzo Vetoli vero cuore del potere famigliare. Il palazzo diventa il teatro principale di tutte le decisioni e vidende della famiglia in piena ascesa sociale seppure solo al livello locale.

Ciò lo si deve soprattutto a Vincenzo Vetoli che è sfruttando la sua posizione sociale già alta riesce ad affermarsi dopo l’unità italiana, quindi dopo il 1861 come una delle maggiori figure in ambito locale. Successivamente divenuto anziano i figli proseguono con successo la sua opera, mantenendo però la loro base di riferimento in questo palazzo che viene ad ospitare tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 numerose feste cittadine date proprio dai Vetoli.

 

 


 

 

XX SECOLO

 

– Scurcola ad inizio ‘900

La chiesa della Santissima Trinità a inizio ‘900.

 

Ad inizio ‘900 Scurcola Marsicana è uno dei paesi della Marsica dove s’inizia ad intravedere un certo miglioramento economico, dato sia dai primi frutti dovuti al dinamismo dei Torlonia con la loro impresa agricola della Piana del Fucino, sia per le numerose opere strutturali di carattere idraulico, stradale e altro che vengono ad interessare la maggior parte dei paesi marsicani in questo periodo soprattutto quelli che si affacciano sulla Piana del Fucino, sia anche per le prime imprese private che si vengono strutturando nell’area marsicana.

Chiaramente ciò riguarda ancora solo un piccola fetta di popolazione, diciamo quella più preparata e attenta a cogliere le novità dei tempi e la Marsica prima del terremoto del 1915 a molti forestieri appare come una delle zone economicamente più avanzate del sud Italia per le novità sociali e strutturali che si vengono mostrando in diversi paesi della zona soprattutto dell’area occidentale, come Tagliacozzo, Magliano, Scurcola, Carsoli e soprattutto Avezzano ormai pienamente riconosciuta dall’intera popolazione marsicana come il centro amministrativo dell’area.

Avezzano è a pieno titolo ciò rappresentando il paese più dinamico  economicamente e con la crescita della popolazione più forte fra tutti.

 

Chiesa della Santissima Trinità di Scurcola Marsicana a inizio ‘900

 

A questa cartolina di positività fa però ancora da riscontro una notevole povertà della popolazione locale che non è riuscita ad agganciarsi in alcun modo a questa crescita, ma che anzi appare stagnante nella sua situazione.

Un elemento su tutti è la insignificante scolarità presente tra le masse popolari e ciò favorisce una grande disoccupazione che porta ad una crescita notevole dell’emigrazione delle persone giovani appartenenti ai ceti più poveri.

Quindi Scurcola in questo contesto appare un paese sia in ascesa per una fetta di popolazione e stagnante per altra, dovuto anche alla bassissima scolarizzazione dei ceti più poveri. A Scurcola è normale vedere masse importanti di greggi di pecore caricate sui primi treni che si affacciano nella Marsica che con i loro pastori e famiglie di pastori si trasferiscono per il periodo invernale nella piana romana e fanno poi ritorno in estate nella Marsica.

 

 

– La centralità di Palazzo Vetoli

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

In questa fotografia della Marsica d’inizio ‘900 troviamo un ambito locale, quello scurcolano guidato dai Vetoli, con Angelo Vetoli sindaco del paese fino al 1906. In questa situazione appare di riflesso ben chiaro che Palazzo Vetoli è pienamente interessato dalle dinamiche locali essendo non a caso al centro del paese e ben guidato in questa centralità dalla dinamica dei fratelli Angelo e Alessandro che qui fanno molte feste.

Nel 1903 muore l’anziano Vincenzo Vetoli e l’intera comunità si stringe intorno alla famiglia del sindaco per le condoglianze di rito, ma anche per ben affermare quanto la comunità scurcolana sia legata al loro riconoscendogli meriti. Di questi meriti noi oggi non abbiamo particolare prova, non emergendo da nessuna parte in particolare, perlomeno tra le fonti osservate. Però la si desume dalla dinamica delle situazioni che si manifestano nel periodo.

D’altra parte una persona come Angelo Vetoli pur provenendo da una famiglia importante non riuscerebbe a rimanere sindaco del paese se non avesse un solido consenso alle spalle e come ben sappiamo ciò non è scontato.

 

 

– Il terremoto di Rosciolo dei Marsi (1904)

Terremoto di Rosciolo (1904)

Una violenta scossa sismica di potenza 5,7 Mw si produce nel paese di Rosciolo e si propaga in tutta la Marsica, concentrando i danni maggiori nella Marsica occidentale soprattutto nei comuni di Magliano, Massa d’Albe, Scurcola e Tagliacozzo.

 Case di Scurcola punteggiate dopo il sisma di
Rosciolo del 1904 nei giorni successivi al sisma.

(Immagine da  https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/02/)

 

I danni per fortuna sono solo di carattere strutturale con numerose case danneggiate e strutture di chiese intaccate, ma nessun morto.

 Case di Scurcola punteggiate dopo il sisma di
Rosciolo del 1904 nei giorni successivi al sisma.

(Immagine da  https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/02/)

 

 

A Scurcola i danni sono tanti, ma il sindaco Vetoli e tutta la cittadinanza affronta il problema con un buon senso pratico riuscendo nel giro di qualche tempo a contenere i problemi e far ripartire il paese.

 

 

– Palazzo Vetoli e Scurcola 1904-15

Scurcola Marsicana a inizio 900.

 

Nel corso degli anni seguenti il sisma di Rosciolo, Scurcola è in parte riparata e in parte no rimanendo ancora dopo diversi anni molte abitazioni danneggiate e purtroppo anche abitate, ma la vita va avanti a maggior ragione in quanto non vi sono stati morti.

Tuttavia non si sa se per questo sisma o altre situazioni particolari si registra nel paese nel 1911 una consistente contrazione nella popolazione rispetto al 1901, segno che parte di essa se ne era andata dal paese tornando sicuramente ad alimentare l’emigrazione verso l’estero, in particolare verso l’America del Nord. La popolazione stimata nel 1911 è di 3081 unità.

 

Scurcola Marsicana nel 1914.

 

Con una situazione come questa dove i dati al momento sono pochi, interviene in qualche modo la forza dell’immaginazione, cercando di limitarsi al massimo, di modo da dare un quadro quanto più realistico possibile.

Scurcola sappiamo che conta 3081 unità e quindi è in una fase discendente nel numero di abitanti, per cui vi è una certa crisi nell’ottica di futuro e i politici dell’epoca compresi i Vetoli, certo non possono inventarsi una situazione migliore, in quanto non è possibile poter risolvere tutti i problemi.

 

Angelo e Alessandro Vetoli in una foto d’inizio ‘900.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2022/03/in-morte-del-conte-vincenzo-vetoli.html)

 

Fatto è comunque che il paese in questi primi anni di secolo XX rimane profondamente legato alla chiesa che scandisce con le sue feste religiose tempi la vita delle persone. I Vetoli, ovvero i fratelli Angelo e Alessandro continuano ad essere al centro della vita politica ed economica del piccolo comune. I due sia Angelo che Alessandro non si sposano decretando in tal modo la fine della propria famiglia.

Però loro ci sono ancora e sono entrambi ancora giovani continuando a risiedere a Palazzo Vetoli, che immaginiamo essere una sorta di reggia per la popolazione locale. Qui infatti si continuano a dare feste, che servono sia a coloro che le danno che coloro che le osservano una sorta di sogno presente nel piccolo paese marsicano.

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

La chiesa di San Bartolomeo di Avezzano crollata con il sisma del 1915

 

Il 13 gennaio 1915 una gigantesca scossa sismica si verifica nel Fucino, precisamente nella zona di Gioia dei Marsi. Qui un enorme movimento sismico si verifica la mattina del 13 gennaio con una forza enorme pari a 7 Mw. L’enorme forza sismica che si scatena dalla terra travolge tutto e tutti.

Tutti i paesi marsicani vicini o lontani all’area epicentrale sono travolti dall’enorme scossa che li distrugge nell’arco di 20 secondi. Avezzano, Balsorano, Lecce nei Marsi, San Benedetto dei Marsi, Magliano dei Marsi, Celano, Gioia dei Marsi, Pescina, Civitella Roveto, Collarmele e altri vengono distrutti completamente con un numero di vittime impressionante.

 

Resti di Palazzo Torlonia dopo il sisma di Gioia dei Marsi (1915)

Avezzano dopo il sisma di Gioia dei Marsi del 1915.

Balsorano dopo il terremoto del 1915.

 

Nella sola Avezzano che all’epoca contava circa 13.000 abitanti, moiono 10.700 persone e così di seguito. In tutto il numero di vittime del sisma è stato più di 30.000. La faglia di Gioia dei Marsi è solo una delle faglie del Fucino, ma probabilmente è quella più attiva capace di provocare enormi sconvolgimenti, ma questa è solo un’ipotesi che andrebbe approfondita in modo assai più ampio con tante verifiche attorno e su questo terminiamo qui.

 

Celano dopo il terremoto del 1915.

 

Tra i paesi della Marsica abbiamo che alcuni di questi miracolosamente non subiscono danni rilevanti e ciò probabilmente è dovuto alla costruzione diretta su roccia di essi. Purtroppo questi casi sono solo pochi anche enormemente importanti per poter in seguito ricreare una condizione storica dell’area marsicana.

 

 

– Cosa è successo a Scurcola?

Sfollati di Scurcola dopo il sisma del 1915

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2022/02/terremotati-di-scurcola-marsicana-in.html)

 

In seguito al terremoto Scurcola Marsicana subisce gravi danni all’abitato, come al castello che viene gravemente danneggiato, masoprattutto muore sotto le macerie il 15% della popolazione del paese. Invece risulta completamente rasa al suolo la sua frazione, Cappelle dei Marsi dove si contano 600 vittime. La foto presente sopra che apparentemente qualcuno la fa appartenere al sisma del 1904, per noi è da collegare al terremoto di Gioia dei Marsi del 1915 e ciò lo diciamo per la chiarezza dell’immagine, ma soprattutto per la buoba qualità delle baracche che si vedono dietro, che dovrebbero essere meno buone se fossero del 1904.

 

 

– E Palazzo Vetoli?

Palazzo Vetoli nel sisma del 1915 viene gravemente danneggiato, tanto che diverse unità del palazzo sono in seguito completamente ricostruite. Nel crollo del palazzo i fratelli Vetoli si salvano e procedono da subito ad aiutare la popolazione del paese.

 

 


 

 

L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.

Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Corcumello rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.

 

 

– La prima guerra mondiale per gli Scurcolani 1915-18

La 1° guerra mondiale vede molte famiglie dividersi perché i più giovani vengono chiamati alle armi mentre in paese restano i vecchi, le donne e i bambini. Molti ragazzi di Scurcola sono inseriti nei battaglioni d’assalto, il loro coraggio è immenso, infatti vengono mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale, alcuni anziani raccontano che prima della battaglia servivano loro degli alcolici per stordirli e per non fargli rendere conto di ciò che stava accadendo.

 

 

– La ricostruzione di Scurcola negli anni 1915-18

Scurcola Marsicana dopo il terremoto del 1915

 

Dopo l’inizio della prima guerra mondiale nel 1915 la riparazione dei danni al paese avviene lenta, ma avviene, qui il paese pur risultando danneggiato perdura nella sua struttura storica e questo permette pur lentamente un restauro completo e anche abbastanza veloce se confrontata la situazione con molti altri borghi limitrofi andati completamente distrutti.

La mancanza di forza lavoro si sente e ciò frena da subito il restauro di Scurcola giudicato fin da subito gravemente danneggiato, ma comunque recuperabile, per cui il sito del paese rimane invariato nella sua zona originaria e ciò porta per fortuna a non dislocare il paese, come invece purtroppo avviene ad altri borghi, come per esempio Alba Fucens

Purtroppo la guerra in corso blocca la maggior parte dei restauri, però si cerca di reagire come si può. Si creano comitati promotori per il restauro del borgo e per la raccolta fondi per i più bisognosi. Insomma si cerca di reagire e ricominciare e ciò pur con la guerra in pieno svolgimento. Nel corso degli anni la ricostruzione procede lenta, ma si cerca comunque di snellire al massimo la burocrazia, cercando di porre le basi per la futura ripartenza.

Nel frattempo il tempo passa e ogni giorno arrivano notizie dal fronte a volte confortanti a volte meno con la tragedia che entra nelle case per dare notizia delle morti dei poveri giovani morti al fronte.

 

 

– La fine della 1 guerra mondiale

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Cappadocia sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la riparazione del paese di sembra procedere.

 

Il congresso di Versailles nel 1919

 

Alla fine del 1918 arriva infine la fine della guerra. Nel 1919 inizia il congresso di Versailles in Francia che disegna un nuovo assetto mondiale fra le nazioni vincitrici, compresa l’Italia, seppure trattata come vincintrice di 2 rango.

 

La nuova Europa dopo la prima guerra mondiale

L’Europa e le sue colonie nel 1920

 

 

 

 

– Arriva l’epidemia della Spagnola!!!

Finisce la guerra e inizia l’epidemia. Una nuova e più tremenda calamità si affaccia nel mondo ovvero l’Epidemia della Spagnola che tra il 1918 e il 1919 provoca la morte di 50 milioni di persone.

Questo tremendo morbo giunge anche nella Marsica dove provoca il decesso di numerose persone.

Passato del tempo, diciamo dopo la metà del 1919, l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando tanti lutti dietro le spalle, soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia

Qui a Scurcola il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane  ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Scurcola Marsicana.

 

 

– La Spagnola a Scurcola Marsicana

Come accennato sopra la tremenda epidemia di Spagnola giunge anche a Scurcola nel 1918. Qui tra il paese e la frazione Cappelle si contano decine di vittime. Poi dopo circa un anno e qualcosa l’epidemia va via nel 1919 e la vita riprende.

 

 

– La ricostruzione di Scurcola negli anni ’20

La ricostruzione post terremoto a Scurcola nonostante il grande impegno profuso  dai politici locali avviene lentamente e la popolazione rimane per molti anni a vivere nelle baracche. Si procede a ricostruire prima le strutture pubbliche, quindi alcune chiese e subito dopo le case.

 

 

– L’incendio del comune di Scurcola nel 1922

L’11 gennaio 1922 un tremendo incendio scoppia in comune che viene completamente distrutto dalle fiamme, ma soprattutto nel rogo finiscono bruciati tutti i documenti storici del paese, compresi gli atti anagrafici. Questo si rivela un danno enorme per la comunità scurcolana perchè incide sulla vita e sulla cultura locale.

 

 

– I Vetoli e palazzo Vetoli

Angelo Vetoli dopo la fine del suo incarico da sindaco di Scurcola nel 1906, non è uscito dalla politica, ma anzi si conferma ancora parte di essa al livello locale, tanto da divenire nel 1914 consigliere provinciale per il mandamento di Avezzano e nel 1915 dopo il tremendo sisma di Gioia dei Marsi, torna ad essere anche sindaco del paese per guidarlo fino al 1920.

Non abbiamo molti elementi per dire come Angelo abbia vissuto questi anni da sindaco, ma sicuramente il dover affrontare il post terremoto, gli anni di guerra e infine la Spagnola non sono stati affatto anni facili e qualsiasi altra persona alla guida del paese, in questa fase si sarebbe trovato in difficoltà.

Tra gli obbiettivi che si danno i fratelli Vetoli, vi è sicuramente la ricostruzione del loro palazzo. Angelo e Alessandro procedono quanto più velocemente possibile a rimuovere le macerie, ma devono comunque aspettare ancora diversi anni prima di poter procedere con il restauro.

 

 

– Ricostruzione di Palazzo Vetoli

Palazzo Vetoli in una cartolina antica.

 

Più o meno nei primi anni ’20 Palazzo Vetoli viene finalmente ristrutturato, sarebbe più giusto dire quasi completamente ricostruito, secondo lo stile Liberty dell’epoca e da alcune foto d’epoca emerge come il palazzo sia ricostruito non badando a spese nel suo abbellimento generale sia dentro che fuori.

Lo schema di ricostruzione dello stile Liberty viene praticamente seguito alla lettera sia dentro che fuori rendendo questo palazzo oggi una delle costruzioni più importanti di tutta la Marsica.

Tra gli elementi architettonici maggiormente significativi voi è la grande sala da ballo che da sul centro del paese con le sue grandi vetrate e il bellissimo soffitto affrescato. Ma anche i motivi decorativi esterni emergono come elementi simbolo di questo stile.

 


 

 

– Lo Scalone di Palazzo Vetoli

La ricostruzione di Palazzo Vetoli secondo lo stile liberty è sicuramente la parte predominante, però Palazzo Vetoli non tutti sanno che contiene un’altra parte non meno importante e sicuramente molto interessante sul piano architettonico che riguarda lo scalone d’ingresso.

 

Scalone d’ingresso di Palazzo Vetoli. (Immagine personale)

 

Ebbene questo scalone è un vero e proprio tesoro ed è l’entrata che porta al primo piano dell’edificio dove i conti Vetoli hanno abitato. Lo scalone si presenta con uno stile monumentale adornato da statue in gesso che riproducono figure umane di varia natura. Ma ciò che contraddistingue questo scalone è la storia che racconta. Lo scalone di Palazzo Vetoli viene creato negli anni 1920 dall’artista Arturo Martini.

 

Arturo Martini l’artista della scalinata di Palazzo Vetoli.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/06/)

 

I Vetoli, probabilmente Angelo Vetoli ha un forte legame con il paese di Anticoli Corrado e qui probabilmente conosce l’artista Arturo Martini a cui avrebbe chiesto una grande opera monumentale per il suo palazzo. Arturo Martini è uno scultore giovane e talentuoso, che vive ad Anticoli Corrado dal 1924 al 1927 e lavora per un facoltoso americano, per il quale ha prodotto varie opere tra cui il “Monumento dei pionieri del New England”.

 

Monumento di Arturo Martini a Worcester (USA).
(Immagine da https://www.parkspirit.org/elm-park)

 

 

Ebbene la caratteristica particolare di questo monumento presente negli USA è che le figure che lo compongono sono uguali a quelle che decorano la scala di Palazzo Vetoli. In pratica si è scoperto che a Palazzo Vetoli si trovano i gessi originali del monumento che Maurice Sterne, il facoltoso americano, fa realizzare da Arturo Martini, attribuendosene poi la paternità.

Al momento però non sappiamo come Angelo Vetoli ha convinto Arturo Martini a collocare quei gessi sulla scala di Palazzo Vetoli, però siamo contenti che ci sia riuscito e che a Palazzo Vetoli vi questa magnifica opera d’arte.

 (Notiziaripresa presso il sito  https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/06/lo-strano-caso-di-arturo-martini-e-le.html).

 


 

 

– Arriva il Fascismo (1922)

Dal 1922 l’Italia viene governata dal regime fascista passando da una struttura monarchico parlamentare ad una monarchico militare con il presidente del consiglio Mussolini posto come elemento centrale di questa architettura di carattere dittatoriale. La dittatura fascista accompagna l’Italia per 20 anni rendendo lo stile e la società italiana una struttura a partito unico e a pensiero unico. Se da una parte il Fascismo ha il merito di ridare una certa stabilìtà sociale dopo i burrascosi anni post guerra, ha sicuramente il demerito di aver trasformato un bellissimo stato italiano anteguerra in una dittatura senza alcun merito particolare.

Con il tempo il fascismo prende la piega della potenza imperiale, che deve riemergere nella storia d’Italia e nel 1936 dopo la conquista etiope ciò sembra avvenuto e il Fascismo è al massimo del consenso, che poi nel corso degli anni successivi perderà completamente, portando il paese alla distruzione con scelte scellerate e illogiche.

 

 

– Il Fascismo nella Marsica e a Scurcola.

Scurcola Marsicana nel 1932.

 

L’ascesa del fascismo come potere nazionale si trasferisce nei vari assetti locali, ognuno dei quali recepisce questo in modo diverso. Nella Marsica il principe Torlonia si allea con il Fascismo rendendo questo la sua  polizia sul territorio contro le richieste della popolazione locale di una gestione diversa dei terreni fucensi.

Ma il fascismo si traduce nella Marsica soprattutto nello stile e nel modo di affrontare i problemi con Mussolini visto come una specie di salvatore o comunque una persona da rispettare assolutamente e da non mettere mai in discussione.

Nella Marsica infatti il Fascismo ha avuto il merito di velocizzare la ricostruzione post terremoto, seppure non riuscita a ricostruire tutto. Quindi il merito di aver alleviato i disagi maggiori della popolazione tramite la ricostruzione delle principali strutture, come le strade e la ferrovia, ma anche le scuole, i comuni e le chiese e ciò grazie all’attenta gestione del vescovo Bagnoli vero elemento motore della prima ricostruzione marsicana attuata negli anni ’20 e ’30.

 

 

– Il monumento ai caduti (1925)

Monumento ai caduti di Scurcola Marsicana inaugurato nel 1925. (Immagine personale)

 

Angelo Vetoli dopo la fine della sua seconda esperienza da sindaco nel 1920 viene inserito nel comitato di costruzione del monumento ai caduti di Scurcola nella prima guerra mondiale, costituitosi nel 1921. Il monumento viene inaugurato nel 1925 e Vetoli alla presenza del principe Umberto fa un discorso carico di significato emotivo che riportiamo qui integralmente:

 

… L’onore riservatomi in questa patriottica solennità oltrepassa di tanto la mia modesta persona, da non trovare espressioni adeguate di gratitudine, se non che mi lusinga che ciò voglia riferirsi all’affetto grandissimo, che ho sempre avuto per questa laboriosa popolazione, la quale, da oltre venticinque  anni, in svariate cariche pubbliche mi sono adeguato servire fedelmente con animo di vero italiano. E questo onore, per me grandissimo, è quello di poter porgere per primo il saluto della cittadinanza di Scurcola a tutti gli intervenuti alla cerimonia.

Eccellenza, onorevoli, autorità ecclesiastiche, civili e militari e persone d’ogni parte qui convenute per l’occasione: il saluto che Scurcola vi da è entusiastico, è riconoscente, è sincero perchè il vostro intervento a questo tributo di affetto e di doverosa riconoscenza, che rendiamo ai nostri caduti, vuol dire partecipazione completa alla nostra devozione per essi; si perchè voi, con la vostra presenza, avete voluto onorare questo nostro paese, nella più significativa manifestazione, che si appresta a fare dopo la guerra , manifestazione, alla quale noi intendiamo comprendere la commemorazione non solo dei nostri, ma di tutti i martiri d’Italia per la causa comune. Signori, io non vi parlo dell’autore, dell’insegne scultore cav. Ciocchetti, ne di questa sua opera d’arte, raffigurante l’Angelo della Gloria che bacia il caduto morente, ma basta notare che tra le tante da lui concepite, è una di quelle che in altre come aquila vola. Io non vi fola storia per erezione di questo monumento, che ideato per primo, non è fra gli ultimi ad inaugurarsi nelle Regione.

Vi dirò solo che esso è il frutto di amore, di generoso contributo di cittadini vicini e lontani, è il risultato di un opera costante dell’intero comitato dell’uopo nominato; ma è grande e principale merito del presidente effettivo avv. Vincenzo Pompei, il quale nel breve periodo di appena tre mesi non trascurando occasioni di sorta, superando non lievi e numerosi ostacoli d’ogni genere ha saputo riparare il tempo perduto, causato da involontarie, incontrollabili vicende. E perciò, qual presidente Onorario, sento il dovere, che compia con animo grato, di additarlo alla pubblica ammirazione, alla pubblica lode. Fra poco il Presidente Pompei farà la consegna del monumento al solerte Sindaco Liberati, che efficacentemente coadiuvato dall’egregio Segretario ed impiegato, è pur egli meritevole di tutto il nostro encomio, per l’attività spiegata all’esecuzione al  compimento dell’opera, perchè non ne venisse ritardata la inaugurazione e perchè  essa formasse la soddisfazione di tutti. Ma anch’io prima di allontanarmi sento l’imperioso bisogno d’invocarvi spiriti eletti della Patria! Voi avete dato per essa il vostro pensiero, la vostra azione, il vostro sangue; tutto per Lei avete involato! E noi della patria vostra siamo più gli stessi figli, ci sentiamo di profonda commozione a voi congiunti. Siete stati voi i vittoriosi, gli eroi, i gloriosi, che dall’orribile conflitto l’avete salvata a noi superstiti: come è mai possibile dimenticarvi? Il nostro ricordo di voi, la nostra riconoscenza per voi sarà perenne, e valga questo modesto simbolo, che vi dedichiamo, a dimostrarvelo, ma ancora e più valgano le promesse che a viva voce, vi facciamo in quest’ora solenne! Il nostro amato Re Vittorio Emanuele III, il primo soldato d’Italia, e che non può ora esitarsi ad appellare il primo soldato della guerra mondiale, è con voi, è con noi! Nessun cuore di sovrano è più all’unisono con quello dei morti e dei superstiti del suo Regno, nessun altro Sovrano ha seguito come lui nelle trincee i suoi combattenti, mirando al valoroso esercito do terra, di mare e dell’aria, come nessun altro sovrano è più instancabile di lui nel vigilare il suo popolo, perchè non si arresti il cammino dei fatidici destini.

E l’uomo davvero fatidico, capo del suo governo, dal genio straordinario, dalle ispirazioni divine, e si o Signori che non si spiegherebbe, senza di esse, lo svolgersi incessante di tanti sublimi pensiero, di tanta formidabile azione, di tanto lavoro, che ha iniziato, e senza dubbio, porterà felicemente a termine. La rivoluzione fascista per la valorizzazione della vittoria e per la restaurazione morale e materiale della Nazione, Benito Mussolini. O beatissimi che voi offriste il petto alle nemiche lance ed alle schiere sotto l’egida di tali uomini, sotto la guida di siffatti condottieri, noi non potremo fallire, ne potremo venire meno alle nostre promesse. Le madri, i congiunti, noi tutti vostri fratelli, non piangeremo più su le vostre tombe, ma nell’apoteosi della vostra memoria e infiammeremo di sacro ardore, e con fede, col nostro lavoro, con l’adempimento completo del nostro dovere vi vendicheremo sempre meglio,  glorificando sempre più il vostro immane sacrificio; lo giureremo, noi raggiungeremo la meta prefissa realizzando il vostro ed il nostro sogno: di aver per sempre vera madre di umanità e di civiltà comune madre ITALIA!.”

 

 

– Il Fascismo negli anni ’30

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei, costruisce poco per volta il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia (1925-28), che viene allargata territorialmente nei primi anni ’30 (1929-31) e infine conquistando l’Etiopia nel 1936.

Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno, ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale della Germania Hitleriana e nel conseguente sfacelo del paese, che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei Fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia insomma ad un nuovo sfacelo.

 

 

– Scurcola Marsicana alla fine degli anni ’30

Immagine della visita di Benito Mussolini a Scurcola Marsicana nel 1938.

(Immagine da https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/03/quando-mussolini-passo-scurcola-e-volle.html)

 

Scurcola Marsicana come tutti i paesi della Marsica alla fine degli anni ’30 segue completamente e fedelmente gli usi e costumi del Fascismo allora dominante. A seguito di ciò citiamo il caso emblematico della visita di Mussolini nel 1938 a Scurcola Marsicana. Scurcola non doveva essere in alcun modo toccato dalla visita di Mussolini nella Marsica essendo che la sua visita prevedesse solo le tappe di Carsoli e di Avezzano.

Ma passando per la Tiburtina egli passò con il corteo anche per Scurcola e qui si ricorda un episodio curioso, ma significativo della festa che la Marsica dedica in questa circostanza a Mussolini, che dopo la conquista dell’Etiopia è al culmine della sua popolarità.

Siamo all’11 agosto 1938 quando Mussolini viene in visita nella Marsica. Ricordiamo che solo un mese più tardi davanti al Municipio in Piazza Unità d’Italia a Trieste, egli annuncia la promulgazione delle “schifose” Leggi razziali fasciste rivolte soprattutto agli ebrei italiani. Come accennato la visita principale è prevista ad Avezzano, ma il duce attraversando il paese di Scurcola Marsicana per dirigersi nel capoluogo marsicano nota dapprima l’immensa scritta presente nella foto qui sopra e poi una trebbiatrice.

 

La foto presente qui sopra che abbiamo ripreso dal sito

https://scurcolamarsicanablog.blogspot.com/2020/03/quando-mussolini-passo-scurcola-e-volle.html

ci fa vedere come si era pensato d’inneggiare al duce con la megascritta “DUCE” sul monte San Nicola. La foto riportata è di Costantino Oddi.

Ebbene dicevamo dell’evento particolare avvenuto a Scurcola che riportiamo qui sotto  è citato dall’avv. Ennio Giuseppe Colucci nel suo racconto “Ricordi paesani”:

“io ricordo che un giorno d’estate Mussolini, passando per la via Valeria, vide nei pressi del paese una trebbiatrice in azione (si sa che Mussolini era anche un trebbiatore): si fermò, si congratulò con i lavoratori e regalò 400 lire al proprietario trebbiatore, Biagio Nuccitelli, che era invece uno dei più ricchi contadini del paese!”. Non è dato sapere se Colucci fosse presente ma, di certo, in quel lontano agosto del 1938, diverse persone riuscirono ad assistere alla scena e in molti furono pronti a raccontargli quanto era avvenuto nella campagna che si trova proprio all’ingresso del paese.

Di questo episodio, che vide Mussolini nelle vesti di trebbiatore, ho raccolto (dice Colucci) personalmente anche il ricordo diretto di un’altra scurcolana che preferisce mantenersi anonima. Anche lei in quell’agosto del 1938, era nello spiazzo erboso di proprietà di Biagio, la cosidetta “ara de Biaso”.

La nostra testimone, scrive sempre Colucci, era un’adolescente al tempo e ricorda che proprio mentre suo padre e altri scurcolani stavano “tritando” le fascine di grano, si sono trovati di fronte il Duce in persona. Mussolini è arrivato all’improvviso, racconta la scurcolana, sopra un sidecar guidato da un suo collaboratore. Ha chiesto di poter salire sulla macchina tritatrice e ha fatto finta di infilare un “manoppio” di grano all’imbocco del macchinario, giusto il tempo di mettersi  e farsi una foto. Subito dopo è risalito ed è andato verso Avezzano.

Riguardo alla scritta Duce vediamo come a margine del racconto si dica che:

Emilio Di Gasbarro ricorda che la grande scritta “DUCE” sul lato di Monte San Nicola, formata da molte pietre bianche, rimase in bella vista per diversi anni, almeno fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopodichè viene smantellata e quindi definitivamente cancellata così come molte altre tracce, iscrizioni, segni e toponimi nati sotto la dittatura fascista.

 

 

Sul piano demografico il paese dopo un periodo di declino durato alcuni decenni ritorna a crescere di popolazione raggiungendo nel 1936 le 3202 unità residenti. Scurcola sul piano economico rimane negli anni ’30 un paese dedito principalmente all’agricoltura attiva nei Piani Palentini.

 

 

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1940-43

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Corcumello come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Corcumello così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.

I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

 

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1943

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Cappadocia partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

La Marsica sta li vicino e i Tedeschi si accorgono che la zona è al centro dell’Italia e a metà dalla costa adriatica e tirrenica e quindi ottima come base.

I Tedeschi infatti instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

 

 

– I Tedeschi autentici aguzzini (novembre – dicembre 1943)

I Tedeschi nel loro comportamento di controllo e polizia del territorio rovetano e marsicano producono molteplici danni e crimini contro la popolazione inerme divertendosi a stressarla. Poi ad un certo punto avendo necessità  essi stessi di viveri, uomini e alloggi, non si fanno scrupoli a sacrificare la popolazione.

Dapprima passano per i paesi per catturare uomini adatti ai lavori, poi procedono ad occupare alcune case per la necessità di alloggi. Insomma lo stress e la paura della popolazione è enorme. A tutto questo si aggiungono i primi bombardamenti alleati. Per certi versi sembra quasi che Tedeschi e Alleati si siano messi d’accordo per fare a pezzi la popolazione.

 

 

 – Scurcola sotto i Tedeschi (1943-44)

 

 

 

 

A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche a Corcumello dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia tedesco, iniziano anche i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi. Ma facendo così la popolazione si esaspera per le angherie tedesche e soprattutto i bombardamenti alleati, che producono morti e danni a catena. Alla fine la maggior parte della gente preferisce fuggire via o in montagna o rifugiarsi presso i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e solidarietà e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri, soldati di altri paesi catturati dai Tedeschi, in fuga dal campo di concentramento di Avezzano, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

Gli abitanti di Scurcola cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono.

 

 

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1944:

 

 

– Scurcola nel gennaio-maggio 1944

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difensiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.

Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Corcumello si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

 

 

Palazzo Vetoli durante la seconda guerra mondiale

Durante l’occupazione nazista i Nazisti nei vari paesotti della Marsica usavano occupare la struttura abitativa più prestigiosa per farne la loro base nel paese. Ebbene è possibile che Palazzo Vetoli essendo un bellissimo palazzo al centro del paese, possa essere stato occupato dai Nazisti per farne una loro base. Quanto detto è solo un’ipotesi personale, non confermata da alcuna fonte scritta o sentita, però possibile vista l’importanza del luogo. Comunque a quanto ci è dato sapere il palazzo non viene per fortuna intaccato dai Tedeschi ne dagli Alleati sopravvivendo indenne alla seconda guerra mondiale.

 

 

– I bombardamenti nella Marsica (gennaio – maggio 1944)

Nella Marsica sono tanti i bombardamenti che paesi e città sono costretti a subire quasi quotidianamente. Bombardamenti che oltre a terrorizzare la popolazione producono morti come la bomba caduta per caso a Roccacerro.

Ma questi sono continui e buona parte della popolazione dei paesi fugge da questi per andare o nei borghi antichi o sulle montagne. Ciò per esempio è quanto avviene ad Avezzano, dove la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

Come detto sono tutti o quasi tutti i paesi che subiscono almeno una volta i bombardamenti e chi più chi meno cerca di mettersi in salvo anche attraverso messaggi in codice, anche per difendersi dai soprusi nazisti, che ogni tanto avvengono e che ricordano alla gente di essere sotto il gioco straniero.

 

 

– I crimini di guerra tedeschi a Capistrello: 4 giugno 44

Passano alcuni mesi e i Tedeschi si ripropongono come barbari. Siamo ai primi del giugno 1944 gli Alleati sfondano la linea Gustav penetrando nel centro Italia che viene liberato nei giorni successivi

La Marsica è liberata  fra il 7 e il 12 giugno 1944  dai tremendi occupanti, ora in fuga. Questi però prima di andarsene compiono alcune atrocità ai danni della popolazione inerme, in una sorta di rappresaglia. Fra questi atroci episodi vi è quello di Capistrello.

L’episodio in questione  avviene fra il 2 e 7 giugno 1944, probabilmente ciò è ascrivibile al 4 giungo, comunque prima dell’arrivo delle truppe inglesi a Capistrello, i truci Tedeschi in procinto di fuggire decidono di effettuare un ultimo rastrellamento sulle montagne che circondano il paese.

Sul pendio occidentale del gruppo montuoso del Monte Salviano sono fermati 33 pastori ed allevatori di Capistrello e dei comuni confinanti in cerca di un riparo da possibili ulteriori bombardamenti aerei.

I fermati sono prima rinchiusi in un deposito merci della ferrovia bombardata e poi brutalmente fucilati, tanto da risultare possibile l’identificazione di sole 25 vittime, degli altri 8 non si è riusciti a dargli un nominativo.

I corpi dei fucilati sono denudati e privati di tutti gli effetti personali e infine sono gettati in una buca causata dal bombardamento alleato del 26 maggio. Le vittime, tra cui tre ragazzi minorenni, sono chiamate “martiri”.

 

– La fine della 2 guerra mondiale nella Marsica e In Italia (maggio 1944 – aprile 1945)

Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti. Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni.

L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari.Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino.

Dopo accaniti scontri fra Alleati, Antifascisti e Tedeschi vincono i primi che all’inizio di Giugno sfondano la linea Gustav e penetrano nell’interno del Centro Italia liberandola dalla morsa tedesca.

Gli Alleati raggiungono la Marsica il 4 giugno arrivando a Balsorano. Qui gli Alleati sospendono i bombardamenti e ascoltano alcune persone locali, che l’informano del veloce ritiro tedesco, che ha lasciato o sta lasciando la Marsica. Inizialmente gli Alleati sono restii a credere questo, quindi prendono tempo e si accertano dell’identità delle persone che li hanno informati.

 

 

– La liberazione di Roma(4-6-1944)

Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944

 

 

 

– 12 giugno 44 – agosto 45

Successivamente tra il resto del 1944 e la prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, e Muss olini catturato mentre fuggiva in Svizzera il 27 aprile viene fucilato la mattina dopo mettendo fine a 23 anni di sofferenze e privazioni di libertà. L’Italia è finalmente libera!!!

 Negli stessi giorni i Russi raggiungono Berlino e trovano presso il rifugio di Hitler il suo corpo riverso a terra. Hitler si era suicidato poco prima (30 aprile).  In Agosto gli Americani lanciano due bombe nucleari sul Giappone, costringendo alla resa anche i Giapponesi.

 

 

 


 

 

– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia e la ricostruzione di Scurcola

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però è ancora ufficialmente il re.

 

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.

(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)

 

Vittorio Emanuele si ritira a vita privata, non abdicando ufficialmente, e nomina il figlio Umberto  quale luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente rimane re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.

Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzone e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Cappadocia dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguardando direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga. Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina.

Infine s’indice il referendum per il 2 giugno 46 per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica il 9 maggio 46 in favore del figlio Umberto che diventa ufficialmente re Umberto II (9 maggio 46).

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno). Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica. A questo punto temporaneamente i poteri di capo dello stato sono assunti dal 1 ministro De Gasperi.

Nel frattempo il paese viene via via ricostruito e la stessa cosa avviene anche nella Marsica dove si cerca il più velocemente possibile di riparare la rete viaria e ferroviaria.

 

 

– Scurcola dal 1945 al 1970

Scurcola Marsicana negli anni ’50.

 

Subito dopo la seconda guerra mondiale anche Scurcola ha bisogno di un periodo di tranquillità per consentire al paese di riprendersi dai danni di guerra sia quelli visibili che invisibili dell’animo. Fatto è comunque che anche a Scurcola si procede a ricostruire strade, ponti e manufatti vari.

Il paese che aveva avuto il massimo di popolazione nel 1936, inizia ora un lento declino dovuto principalmente alla mancanza di lavoro. Molti giovani si trasferiscono all’estero in cerca di fortuna soprattutto nel nord Europa o  nell’America del nord.

Nel corso degli anni Scurcola vive sicuramente una rinascita di cultura e democrazia, dopo gli anni bui del fascismo e ciò vale per tutti i paesi e città italiane. Poi chiaramente ogni luogo articola ciò a suo modo.

 

Scurcola Marsicana nel 1969

 

Grosso modo diciamo che gli anni 1945-55 siano stati anni di ricostruzione e il decennio 1955-1965 sono stati più o meno anni di riprogettazione dell’intero quadro territoriale. Purtroppo tutto ciò non ha consentito subito una ripartenza economica in quanto ci volevano alcune condizioni per procedere e poichè non si campa d’aria, ognuno ha provveduto da se a questo vuoto soprattutto andandosene. Così si assiste a Scurcola, come anche in altri paesi della Marsica a un generale flusso di persone giovani che se ne vanno per mancanza di lavoro, producendo con ciò un notevole abbassamento della popolazione.

Nel caso di Scurcola partiamo dal 1951 con una popolazione residente di 2869 unità per scendere nel 1961 a 2348 e nel 1971 a 2093 residenti. Un flusso importante quindi di persone soprattutto giovani che partono chi in Italia e chi all’estero in cerca di occupazione e sistemazione.

 

 

– Palazzo Vetoli dal 1945 al 1970

Palazzo Vetoli negli anni ’50 e ’60.

 

Palazzo  Vetoli sopravvive alla seconda guerra mondiale senza avere il minimo danno e questo è già un risultato, considerando che molte strutture come  questo hanno riportato danni a causa dei bombardamenti o semplicemente per rappresaglia.

Il palazzo nel dopoguerra sembrerebbe abitato ancora dai Vetoli, ovvero dai fratelli Angelo e Alessandro ormai anziani. Non sappiamo al momento la data del loro decesso, quindi può essere che uno dei due sia morto poco prima della guerra o poco dopo. Pare che Alessandro Vetoli fosse ancora vivo dopo la guerra, ma anche qui le fonti osservate non sono esplicite quindi rimaniamo nel verbo delle ipotesi. Ciò che è sicuro è con loro si conclude il ramo scurcolano della famiglia essendo loro celibi e senza figli.

 

Palazzo Vetoli negli anni ’50 E ’60.

 

A ciò quindi si aggiungerebbe la curiosità, sapendo l’importanza di questo bene storico, a chi fosse ritoccata la proprietà. Comunque siano andate le cose Palazzo Vetoli è rimasto nel dopoguerra una valida struttura di riferimento per l’intera cittadinanza a prescindere da chi fosse il proprietario.

Sappiamo infatti che tale palazzo è stato a lungo frequentato negli anni ’50 e ’60 dalla gioventù del posto in quanto usato per serate danzanti. Quindi il paese aveva accesso ai locali e da ciò immaginiamo che questo sia stato possibile per accordo tra la proprietà dell’epoca e il comune.

 

 

– Scurcola Marsicana negli anni ’70

Scurcola Marsicana nel 1971.

 

Scurcola Marsicana, come tutti gli altri paesi della Marsica, è soggetta ad un costante declino demografico a causato dalla grande emigrazione in corso ormai da molti anni. Nel 1971 si tocca un nuovo record negativo con la registrazione di solo 2093 residenti, vale a dire quasi 300 persone in meno rispetto al 1961.

A questo declino delle aree interne appenniniche, lo Stato italiano reagisce con varie iniziative, prima fra tutte l’inaugurazione delle nuove autostrade A24 e A25 nel 1970. L’inaugurazione della nuova autostrada A25 con l’uscita di Magliano dei Marsi è sicuramente un dato rilevante e positivo per un più veloce collegamento della  Marsica e di Scurcola Marsicana con le altre realtà cittadine del centro Italia.

 

Inaugurazione nel 1970 della nuova uscita dell’A24 presso Carsoli.

 

Tuttavia il dato economico è sempre molto debole al livello locale e la gente continua a preferire  la via emigratoria. Certo il dato peggiore proviene dal settore agricolo, ma ci sono molti segnali d’inizio di ripresa economica e sociale che non vanno dimenticati.

Si ha la bonifica dei Piani Palentini, lo sviluppo del settore commerciale con la nascita del distretto commerciale di Cappelle dei Marsi, (unica frazione di Scurcola) negli anni ’70, l’istituzione di alcune facoltà universitarie in Abruzzo, l’apertura della Scuola Media a Scurcola.

Insomma il territorio cerca di reagire seppure in una politica di lungo percorso. Purtroppo sul medio termine la situazione è critica i giovani abbandonano il lavoro agricolo e cercano occupazione in altri settori come quello tecnologico o vanno fuori continuando ad alimentare l’emigrazione.

Però nonostante tutto si ha una nuova visione delle cose in una chiave più positiva e tesa ad un ritorno di molta gente, che vuole credere in questo cambio di percorso non ancora forte, ma comunque presente attraverso alcuni indici economici che vengono migliorando in fretta. A ciò si aggiunge a partire dagli anni ’50 l’invenzione delle pensioni che consentono a molti anziani e giovani di salvarsi dall’indigenza.

 

 

 


 

 

– Il boom economico della Marsica negli anni ’80

Avezzano negli anni ’80

 

A metà degli anni ’80 dopo una lunga gestazione di attività economiche sempre più in crescita con indici economici sempre più rilevanti nel corso degli anni ’70, si arriva a metà degli anni” 80, diciamo nel 1984-1985 con gli indici economici delle imprese marsicane che segnano un vero boom economico. Questo boom economico si esprime nella Marsica sia nelle imprese locali che vanno molto bene, sia al livello sociale con molte famiglie che prima arrancavano e ora invece tendono a raggiungere standard economici soddisfacenti.

 

Ovindoli negli anni ’80 è uno dei motori del boom economico con il suo turismo invernale.

 

Dal piano economico il boom si viene ad esprimere anche sul piano architettonico con la nascita di nuove strutture sociali che occorrono alla popolazione e un generale clima di ottimismo che non si vedeva da prima del sisma del 1915. A questo clima di ottimismo fa riscontro un grosso sviluppo edilizio di seconde fase di proprietà di persone del posto trasferitesi per lavoro nel nord Italia o a Roma e ora ritornati al paese seppure indirettamente. In altre parole le seconde case vengono abitate da queste persone nei mesi estivi andando così a ripopolare i borghi precedentemente svuotati.

 

Icona del papa a ricordo della sua visita nella Marsica nel 1985. (Immagine personale)

 

Nel 1985 la storica visita di Papa Giovanni Paolo II ad Avezzano offre l’occasione alla Marsica di fare quel salto di qualità al livello mediatico, che incorona il territorio come una zona dagli standard economici da nord Italia facendo uscire questa parte d’Abruzzo dall’arretratezza economica e culturale che la purtroppo sempre distinta. La voglia di riscatto dei Marsi, dopo il tremendo terremoto del 1915 e la guerra che aveva interrotto il cammino di risalita seguito alla prima guerra mondiale, si concretizza finalmente ora a metà anni ’80.

 

 

– Scurcola Marsicana negli anni ’80

Scurcola Marsicana nel 1980.

 

Il boom economico della Marsica o comunque la sua risalita economica e sociale si fanno vedere in molti borghi del territorio tra cui Scurcola che vive, grazie anche al lavoro portato avanti dalle autorità locali, un decisa crescita economica e sociale che si esprime con un notevole sviluppo edilizio di ville monofamiliari sia a Scurcola che a Cappelle, una ripresa della popolazione locale e una crescita importante dell’area commerciale presente a Cappelle.

Il territorio come successo in molti comuni ha lavorato molto per raggiungere questi risultati e nel caso di Scurcola si è adottato un nuovo piano regolatore, si sono realizzati importanti bonifiche locali e si sono sfruttati mutui agevolati di alcune banche locali. A questi fattori si sono aggiunti nel corso degli anni ’80 un aumento della scolarizzazione locale e un’iniziale riscoperta delle tradizioni locali tese ad avviare un discorso nel settore del turismo.

 

 

– Palazzo Vetoli negli anni ’70 e ’80

Palazzo Vetoli oggi.

 

Nel corso degli anni ’70 Palazzo Vetoli finisce per essere suddiviso in varie unità abitative. A fianco a questo abbiamo che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 viene chiusa la grande sala da ballo, che negli anni ’50 e ’60 era usata per feste danzanti e negli anni ’70 diventa persino una discoteca.

 

 

– Terremoto di Pescasseroli (1984)

Terremoto di Pescasseroli (1984)

 

Il 7 e 11 maggio 1984 due importanti scosse sismiche si verificano a distanza di pochi giorni nell’area di Pescasseroli e del Parco Nazionale d’Abruzzo. La prima scossa la più forte di 5,9 Mw si ha il 7 maggio e percuote sia la zona di Pescasseroli che tutta l’area attorno a Sora, della Valle Roveto, la zona di Isernia che la Marsica.

I danni maggiori si concentrano nella zona dei comuni attorno a Pescasseroli e nella zona d’Isernia. Nel resto della Marsica si ha solo un grosso spavento. A Balsorano a parte il grosso spavento e qualche danno molto lieve a qualche fabbricato non si registrano danni. Pochi giorni dopo l’11 maggio a pochissima distanza dalla prima scossa si ha la seconda di 5,5 Mw, quindi quasi uguale alla prima. Anche qui i danni maggiori si concentrano nella zona di Pescasseroli e d’Isernia. A Balsorano i danni sono quasi nulli, ma la scossa produce comunque molto spavento tra la popolazione.

 

 

– L’Italia e l’Europa negli anni ’80  e ’90

L’Europa nel 1990. (Immagine da Wikipedia)

 

L’Italia degli anni ’80 è un paese in ripresa economica e soprattutto in ripresa sociale dopo i turbolenti anni ’70. Nelle famiglie italiane c’è voglia di leggerezza e di ritrovarsi tutti in armonia, c’è voglia di carriera e di pensare al lavoro. Si vuole insomma buttarsi alle spalle i paurosi anni ’70.

 

La caduta del muro di Berlino alla fine del 1989.

 

In Europa invece si vive la favola della costruzione della CEE che in prospettiva deve diventare UE. La Spagna, il Portogallo e la Grecia entrano nella CEE nel corso degli anni ’80 e allo stesso tempo si vive il disfacimento del blocco comunista nei vari paesi europei.

I regimi comunisti dell’est Europa cadono uno dietro l’altro tra il 1988 e il  1989 e da ultimo abbiamo la caduta del muro di Berlino che porta nel giro di un anno nel 1990 alla ricostituzione della Germania unita segnando così l’apice di questa rinascita europea.

 

 

– Scurcola negli anni ’90

Per la Marsica dopo aver raggiunto con il boom economico del 1984-85, il benessere materiale si apre una nuova fase piu importannte che parte con il cercare di lanciarsi nel turismo per consolidare questo benessere. Lanciarsi nel turismo però per la Marsica segna senza saperlo all’inizio qualcosa in più ovvero la possibilità di recuperare quella memoria storica persa con il terremoto del 1915 e soprattutto consentire al territorio di superare la grave ferita del terremoto del 1915 che ha distanza di 80 anni dall’avvenimento non è ancora passata.

Ogni comune e frazione procede per conto suo e Scurcola non è da meno. Qui viene avviata nella seconda metà degli anni ’90 un attività di rilancio culturale (celebrazione di ricorrenze, conferenze, mostre ecc.) e soprattutto un recupero della propria memoria storica, attraverso una feconda opera di restauro dei propri beni storici a cominciare dalle chiese e dal castello. 

A ciò si aggiunge la ristrutturazione dei giardini pubblici e la creazione di un moderno parco pubblico segno evidente di una volontà di rilancio sul piano turistico e identitario. Cultura e turismo diventano così i fari di un rilancio identitario per Scurcola e l’intera Marsica che occorrono al territorio per superare la tragedia del terremoto con il suo carico di morte e distruzione.

La ripresa culturale presso Scurcola, il buon andamento economico delle attività locali favoriscono una certa ripresa demografica del paese che incrementa la propria popolazione a 2332 unità.

 

 

– Palazzo Vetoli negli anni ’90

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Nel corso degli anni ’90 Palazzo Vetoli rimane chiuso al pubblico, nel frattempo pare più o meno tra gli anni ’80 e ’90 il palazzo viene diviso in alcune unità abitative, qualcuna delle quali viene occupata con nuove attività commerciali.

 

 


 

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XXI SECOLO

 

– Scurcola negli anni 2000

Immagine del 2009 di Scurcola Marsicana da GoogleMap

 

All’inizio degli anni 2000 prosegue seppure notevolmente diminuito rispetto agli anni ’80’, il buon andamento economico dell’economia marsicana, presente ed evidente anche a Scurcola. Si somma a questo una costante crescita della popolazione cheraggiunge le 2500 unità.

 

Immagine del 2009 di Scurcola Marsicana da GoogleMap

 

A tutto ciò vanno aggiunte le numerose iniziative culturali del paese marsicano che grazie a ciò vede una costante presenza di visitatori, che spesso ritornano  per passare piacevoli ore nel borgo.

 

Immagine del 2009 di Scurcola Marsicana da GoogleMap

 

Se a questo si aggiungono le numerose ristrutturazioni in corso in questi anni dei beni storici della zona, si evidenzia come il paese rappresenti un buon modello di sviluppo dove cultura e turismo continuano ad essere obbiettivi che vengono perseguiti con sempre maggiore forza.

 

 

– Palazzo Vetoli negli anni 2000

Palazzo Vetoli nel 2009 da un’immagine di GoogleMap

 

Palazzo Vetoli continua a rimanere chiuso al pubblico anche in questo decennio, salvo alcune iniziative particolari. Gli spazi adibiti al pubblico sono solo un minimo dell’intero complesso architettonico.

 

 

– Terremoto dell’Aquila (2009)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Una forte scossa sismica di 6,3 gradi Mw colpisce la città dell’Aquila nell’aprile 2009. La città viene distrutta del sisma che produce anche più di 300 morti.

 

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella Marsica il terremoto pur sentendosi distintamente produce in linea generale meno danni, la maggior parte dei quali concentrati nelle chiese e monumenti. Nonostante ciò ci sono comunque alcuni borghi della Marsica che risentono maggiormente del sisma e che riportano molti danni, come i paesi dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli.

 

 

La Marsica 2008-2015: Fine della crescita economica e recupero della propria memoria storica

Il centro fucense di Telespazio.

(Immagine da https://www.telespazio.com/it/azienda/centri-spaziali-teleporti/centro-spaziale-fucino)

 

La Marsica tra alti e bassi ha beneficiato per lungo tempo di una crescita economica mai avuta prima nella sua storia, iniziata nel 1985 con il boom economico marsicano è proseguita fino al 2008 anno della crisi economica mondiale.

In questo lungo arco temporale molti paesi della Marsica hanno iniziato un coraggioso lavoro di restauro dei propri borghi con l’intento di lanciarsi nell’ambito turistico. Questo percorso ha consentito soprattutto un recupero benefico della propria memoria storica antecedente il terremoto del 1915, che in qualche modo aveva creato una tale e profonda ferita da determinare un certo vuoto storico, che si è venuto recuperando solo negli ultimi decenni.

 

Avezzano capoluogo della Marsica. (Immagine personale)

 

La crescita economica ha sicuramente favorito e determinato questo percorso storico, ma ora con la fine di ciò, si è temuto che questo grandioso lavoro potesse interrompersi. Invece per fortuna questo non è avvenuto e anzi proprio per cercare di contrastare la crisi economica ci si è maggiormente spesi per completare questo recupero e lanciare meglio al livello turistico il territorio marsicano caratterizzandolo con nuove iniziative culturali che sono iniziate negli anni 2000 e migliorate negli anni 2010.

 

Iniziative ad Avezzano in ricordo del terremoto del 1915 nel 2015.

 

La Marsica quindi pur subendo in pieno la crisi del 2008 a cui si è aggiunta la crisi locale seguita al terremoto dell’Aquila, è comunque riuscita con le proprie forze a cominciare ad emergere facendosi finalmente conoscere all’Abruzzo, che non conosceva granchè questo territorio regionale, di cui qualcuno addirittura ignorava l’esistenza.

 

Celebrazioni nel centro Italia a ricordo del terremoto di Gioia dei Marsi nel 1915.

 

Con le celebrazioni del 2015 relative al centenario del terremoto di Gioia dei Marsi, finalmente questo lungo recupero della storia di questa zona d’Abruzzo si è completato donando nuova linfa nella popolazione locale non avente più quel senso di angoscia seguito al terremoto del 1915, ma al contrario determinazione nell’accrescere le proprie conoscenze sulla zona e cercare nuovi percorsi culturali con cui caratterizzarsi iniziati da alcuni borghi.

 

 

– Scurcola negli anni 2010

Immagine di Scurcola Marsicana nel 2016. (Immagine personale)

 

Nel 2009 abbiamo il terremoto dell’Aquila che a Scurcola produce come in tutti i borghi della Marsica molta paura e alcuni danni, ma per fortuna niente di più. Negli anni 2010 Scurcola Marsicana vede crescere la propria popolazione che si attesta sulle 2760 unità. Come avviene in tutta la Marsica nel 2015 si celebrano le manifestazioni in ricordo del sisma del 1915 che rase al suolo l’intera provincia marsa e tanta morte portò con se.

 

Immagine di Scurcola Marsicana nel 2016. (Immagine personale)

 

Come detto sopra queste celebrazioni mettono un cappello al lungo percorso di recupero storico e identitario che la Marsica ha intrapreso a partire dagli anni ’80, ponendo in qualche modo fine al lungo lutto seguito nel territorio marsicano dopo il sisma di Gioia dei Marsi. Scurcola in questo senso non è da meno con celebrazioni e ricordi vari.

 

Immagine di Scurcola Marsicana nel 2016. (Immagine personale)

 

Pur in un contesto difficile in ambito economico e sociale, Scurcola prosegue con un certo successo il suo consolidamento come centro abitato, ottenendo addirittura nel 2011 la dicitura di città con decreto del presidente della Repubblica. Questa e altre attestazioni fanno di questa piccola città un punto di riferimento per l’intera Marsica. Non dimentichiamo che qui passa la ferrovia Roma – Pescara e soprattutto l’uscita di Magliano dei Marsi che consente un rapido raggiungimento di questo borgo a solo un’ora da Roma.

 

 

– Palazzo Vetoli negli negli anni 2010

Palazzo Vetoli nel 2019 da un’immagine di GoogleMap

 

A cavallo degli anni 2000 e 2010 si completano alcuni passaggi di proprietà riguardo alle unità immobiliari in cui risulta diviso Palazzo Vetoli. Nel corso delgli anni 2010 il palazzo nella sua unità principale contenente l’antica sala per ricevimenti, continua a rimanere chiusa.

 

 

– Palazzo Vetoli oggi

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Palazzo Vetoli oggi rimane il principale palazzo storico nobiliare di Scurcola Marsicana, diciamo quello che potenzialmente vale di più sul piano sociale e turistico. Scurcola è un paese che vanta anche altri palazzi storici appartenenti a famiglie della piccola nobiltà, ma Palazzo Vetoli è sicuramente il primo fra tutti. Purtroppo oggi Palazzo Vetoli rimane ancora chiuso al pubblico e la chiusura del palazzo è un fatto che va avanti da troppo tempo. Come detto il palazzo non è solo una grossa e potenziale primizia turistica, ma rappresenta soprattutto la storia di questa piccola cittadina da ormai alcuni secoli.

 

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Nel secondo dopo guerra questo palazzo è stato un punto di ritrovo importante per la collettività locale specialmente per i giovani. Qui infatti per molti anni si sono organizzate feste danzanti, che hanno consentito a giovani d’incontrarsi e conoscersi in totale sicurezza e ciò è andato avanti a lungo fino a quando non è cessato tutto. Ma il ricordo di quei saloni e le feste che si davano è ancora ben vivo in molte persone oramai mature.

Il palazzo come abbiamo ricordato in questa dissertazione è stata la casa della storica famiglia Vetoli, che dopo la sua scomparsa, è rimasto comunque aperto alla collettività e successivamente dopo la sua chiusura ha subito una divisione in varie unità abitative e commerciali, passando per diverse nuove proprietà.

 

Palazzo Vetoli oggi. (Immagine personale)

 

Ora questo storico palazzo ha urgenza di essere ristrutturato nella sua interezza, in quanto si notano diversi e problematici cedimenti d’intonaco. Il comune si è speso molto e bene negli ultimi decenni per rimettere a nuovo il paese e farlo funzionare al meglio, quindi vista le potenzialità turistiche di questo bene storico è necessario ristrutturarlo al più presto e riaprirlo al pubblico, così da avere un guadagno per chi lo possiede e per la collettività in generale che può ben dire che la Marsica pur nella sua provincialità può vantare costruzioni importanti e capacità di gestione fuori dal comune. Quindi viste le grandi potenzialità di questo bene storico, speriamo nel futuro.

 

 


STRUTTURA DI PALAZZO VETOLI