SAN PELINO – STORIA CHIESA MADONNA DEL ROSARIO


SAN PELINO


 

 

 

 

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XVIII secolo

 

 

Avezzano in un dipinto di fine ‘700.

 

Siamo nel ‘700 e San Pelino è in questo periodo un piccolo borgo indipendente, che ha una popolazione con un tasso d’istruzione scarso dedita soprattutto all’agricoltura e alla pastorizia. Il borgo ha come chiesa parrocchiale la chiesa di San Michele Arcangelo, costruita nella zona del vecchio borgo.

Ebbene all’interno della chiesa di San Michele Arcangelo è presente una cappella dedicata al Santissimo Rosario, grandemente sentito nel paese. A testimonianza di questo si riscontra nel paese l’esistenza nel ‘700 di una pia unione di laici, che fa riferimento al Santissimo Rosario.

 

 


 

 

 

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XIX secolo

 

All’inizio dell’800 San Pelino come tutto il sud Italia è investito dall’ondata napoleonica che si manifesta con la nuova occupazione del regno di Napoli nel 1806. I Francesi questa volta rammentando gli errori del passato si organizzano meglio e riescono a rimanere al governo per 10 anni.

 

Italia sotto il governo Francese

 

Re Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. (Immagine da Wikipedia)

 

In questi 10 anni (1806-15) il governo francese presente a Napoli vara numerose riforme che trasformano profondamente la società del tempo, compresa quella abruzzese. Ma insieme alle riforme fatte matura anche uno spirito laico e un modo di fare meno attaccato alla chiesa.

Questo spirito però in Abruzzo e nella Marsica passa poco e questo soprattutto per il grande arretramento culturale presente sul posto a causa dell’elevata ignoranza della zona. Nella Marsica il potere della chiesa al livello popolare è molto forte e non viene minimamente scalfito da questi governi filo francesi.

 

 

L’Italia nel 1815

 

Il vecchio re Ferdinando nella nuova dicitura di re delle Due Sicilie

 

Nel 1815 il governo filo francese cade e ritornano i Borbone che restaurano l’ordine precedente, ma la profonda trasformazione operata dai Francesi è ormai un fatto, di cui bisogna tenere conto. Il governo borbonico cerca di porre rimedio a questo cercando di convertire le trasformazioni napoleoniche in una condizione conservatrice. Al livello di paesini come San Pelino il fatto più importante è la perdita della propria indipendenza amministrativa e la trasformazione in frazione di un comune più grande.

Con il ritorno dei Borbone la religione si riprende completamente il suo ruolo di guida locale che si era un po’ appannato sotto i Francesi. Paesi come San Pelino rimangono fortemente attaccati al proprio clero che vede e segue come la propria guida naturale quasi in tutto.

 

Immagine del paese di San Pelino dei primi del ‘900.

 

Sotto i Borbone anche tutte le altre forme di devozione religiosa tornano a crescere in modo forte e radicato, come avviene a San Pelino dove la devozione verso il Santissimo Rosario prosegue in modo forte, senza mai aver avuto segni di cedimento per via dei tempi, ma ora questa devozione tende sempre più a crescere.

Nel corso dell’800 la Pia unione di laici, devota al Santissimo Rosario, agisce con varie iniziative in paese a sostegno e devozione verso questo. Questa unione di laici si ritrova per tutto il secolo soggetta ai vari parroci del paese nella devozione al Santissimo Rosae, e ciò perchè la cappella del Santissimo Rosario è presente nella chiesa parrocchiale di San Michele.

 

Il nuovo regno d’Italia nel marzo 1861.

 

Vittorio Emanuele II 1 re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

 


 

 

 

Nel corso del XIX secolo soprattutto dopo l’unificazione italiana del 1860 e la nascita del nuovo regno d’Italia, la devozione del paese verso il Santissimo Rosario, spinge questa unione a costituirsi in una confraternita nel 1875, la confraternita del Santissimo Rosario.

 

Il quartiere di San Pelino vecchia oggi. (Immagine personale) 

 

Successivamente negli ultimi anni dell’800, matura nel paese l’idea di creare un vero e proprio uogo di culto verso la Madonna del Rosario.

 

La chiesa del Santissimo Rosario nella sua 2 versione del 1989. (Immagine personale)

 

L’idea diventa realtà alla fine del secolo, allorquando viene costruita nel 1899 la nuova chiesa del Madonna del Rosario. Poco dopo nella nuova chiesa della Madonna del Rosario viene trasferita la cappella dedicata al Santissimo Rosario, presente nella chiesa parrocchiale di San Michele.

 

 


 

 

 

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XIX secolo

 

 

Vittorio Emanuele III 3 re d’Italia dal 1900. (Immagine da Wikipedia)

 

Con il nuovo secolo in seguito a tale traslazione la confraternita si considera sciolta dal vincolo di soggezione, che l’ha legata al parroco del paese e pretende di potersi nominare a proprio piacimento il cappellano. L’obbligo di un eventuale nuovo cappellano è di aver cura dell’altare, di celebrare una messa cantata il primo di ogni mese ed una in caso di morte di ogni confratello.

 

Immagine del paese di San Pelino dei primi del ‘900.

 

Tuttavia sia questa situazione che altre riguardanti la suddetta chiesa durano relativamente poco, appena una quindicina di anni, a causa del verificarsi nel gennaio 1915 del terribile terremoto di Gioia dei Marsi che distrugge tutto.

 

Terremoto di Gioia dei Marsi del 1915

 

Resti di Avezzano nel 1915 dopo il sisma di Gioia dei Marsi

 

Resti di Palazzo Torlonia dopo il sisma del 1915

 

Il terremoto si manifesta con una forza impressionante di 7 Mw distruggendo in pochi secondi tutta la Marsica e nel caso del paese di San Pelino, l’intero abitato risulta crollato con la presenza di numerosi morti.

 

Resti di case nel quartiere di San Pelino Vecchia
venute giù con il sisma del 1915. (Immagine personale)

 

A causa del terremoto la chiesa del Santissimo Rosario risulta distrutta e in base alle testimonianze di Michele Ragusa nel suo scritto su Brevi cenni sulla Marsica del 1924, veniamo a sapere che della recente costruzione religiosa del 1899 rimangono in piedi solo le mura di cinta, le tre porte e l’altare maggiore, che per miracolo risulta in buono stato.

 

 

Il nuovo mercato cittadino di Avezzano negli anni ’20.

 

Come detto a causa del sisma durante la ricostruzione post bellica degli anni ’20 si da precedenza alle strutture pubbliche e alle case della popolazione. Per cui la chiesa della Madonna del Rosario, così come anche la chiesa parrocchiale di San Michele si lasciano allo stato di rudere.

Ci vorrà molto tempo per vedere ricostruite le due chiese, ma intanto gli anni passano e il paese riprende a vivere. In epoca fascista San Pelino vede la ricostruzione del paese in un luogo diverso dal precedente più in linea con le vie di comunicazione principali, a cominciare dalla ferrovia e dalla via Tiburtina.

 

Manifestazione fascista negli anni ’30 a Pescina

 

Nello stesso periodo fascista San Pelino cessa di essere frazione del comune di Massa d’Albe, per diventare nel 1939 frazione della più vicina Avezzano, con la quale vista la vicinanza i rapporti sono già intensi e ora tendono a rafforzarsi.

 

Crateri delle bombe alleate su Avezzano nel 1944

 

Macerie di case distrutte dalle bombe alleate a Carsoli nel 1944

 

Con la II guerra mondiale la popolazione di San Pelino deve vivere un duro periodo, che raggiunge il suo picco di stress e di tante cose brutte durante l’occupazione nazista 1943-44. Dopo questa fase terminata nel giugno 1944 si ha un lento ritorno alla normalità, con il paese che riprende piano piano a vivere.

 

 


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