
STORIA DI ROCCACERRO
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XIII SECOLO
– Roccacerro nella prima metà del XIII secolo
All’inizio del ‘300 nella Marsica abbiamo una ridefinizione delle forze in campo da un lato abbiamo la Marsica est dominata da Celano e dalla sua famiglia baronale i Berardi che tornati prepotentemente forti con Pietro Berardi che dopo aver riunito sotto il suo comando le contee di Albe e Celano si trova ora a cercare di renderle di nuovo indipendenti dal regno siciliano sfruttando abilmente il vuoto di potere prodottosi con la morte dei sovrani e l’ascesa di un bambino ancora molto piccolo protetto dal papa. Egli divenuto nel corso degli anni un politico molto stimato alla corte papale tenta poi di crescere all’interno del regno di Sicilia, sia come feudatario, che come uomo politico siciliano presso la corte di Palermo.

Stemma della famiglia Berardi nel X secolo. (Immagine da Wikipedia)
Il gioco di potere di Pietro Berardi vede crescere anche forti resistenze al suo disegno politico, che ad un certo punto si rivela, quando egli tenta l’assalto unendo le forze con il nuovo imperatore di Germania Ottone IV. Con questi Pietro trova un accordo che sostanzialmente dice, la Marsica torna indipendente, mentre Ottone si prenderebbe il regno siciliano aiutato in ciò da Pietro.
Ma il gioco politico si sfascia quando Pietro muore nel 1212 e in Germania i principi tedeschi scontenti di Ottone e sobillati dal papa Innocenzo III, lo depongono nel 1214. L’anno successivo nel 1215 Federico di Svevia viene nominato nuovo imperatore del S-R-I dai principi tedeschi e poco dopo viene incoronato in una solenne cerimonia ad Aquisgrana il 25 luglio 1215.

Incoronazione di Federico II ad Aquisgrana nel 1215.
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Dall’altro lato della Marsica abbiamo i De Ponte una famiglia nobile proveniente dall’Umbria, che imparentatasi in passato con i Berardi, si è poi trasferita all’inizio dell’XI secolo nella Marsica dove ha via via acquisito potere conquistando diversi feudi nella Marsica occidentale. Questo territorio diventa indipendente nel 1143 come contea di Carsioli dopo l’assimilazione della Marsica nel regno normanno e la sua divisione in tre tronconi.

Carsoli e la Piana del Cavaliere. (Immagine personale)
La contea di Carsioli (comprendente il territorio che va dai Piani Palentini alla Piana del Cavaliere) è retta ufficialmente dai discendenti dei Berardi, ma questa si sfalda molto presto in un contesto di piccole signorie locali, tra le quali emergono i De Ponte, che eleggono Tagliacozzo come loro base feudale.
I De Ponte nell’arco di poche generazioni riuniscono la maggior parte dei centri locali sotto il loro comando, riedificando la contea di Carsioli, seppure non ufficialmente intorno a Tagliacozzo, che diventa il nuovo centro locale più importante più o meno dal 1180.

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Ora all’inizio del XIII secolo i De Ponte pur in un contesto territoriale, ancora molto frammentato, raggiungono il massimo della loro forza politica con Bartolomeo De Ponte, che grazie ad una serie di cariche politiche locali, governa come fosse un £conte” la scena politica locale sia all’interno di Tagliacozzo che possiede con altre famiglie locali, che nel territorio della Marsica occidentale.

Stemma dei DePonte. (Immagine personale)
Bartolomeo DePonte sfruttando le sue cariche politiche e il potere famigliare accumulato nei vari feudi locali, cerca di riunire intorno a Tagliacozzo la Marsica occidentale. In questo suo disegno non dichiarato ha attorno a se il sostegno famigliare, che cerca di aiutarlo ad unificare il territorio circostante intorno a Tagliacozzo.
I De Ponte dominano diversi paesi di questa zona della Marsica (Pereto, Oricola, Scurcola, Corcumello, Tremonti, Roccacerro ecc) e Bartolomeo è sicuramente il loro maggiore esponente, che domina la scena politica locale per più di 50 anni.
All’interno di questo quadro complicato e in continua evoluzione Roccacerro sarebbe parte dei castelli dominati dai De Ponte e quindi rientrerebbe in questo elaborato sistema politico locale.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Roccacerro all’inizio del XIII secolo è un borgo montano fortificato con un castello posto nella parte più alta del paese a 1170 m di quota, con attorno un piccolo borgo circondato da mura.
Il borgo probabilmente comprenderebbe una piccola popolazione compresa tra le 400 e 500 unità e come ogni castello del periodo è indipendente sul piano economico, basando la sua economia sull’agricoltura, la pastorizia e il piccolo artigianato. Il piccolo feudo come ogni castello che si rispetti ha una sua struttura gerarchica che parte dalla popolazione agricola per comprendere i soldati ecc.
Come detto il quadro politico del tempo è estremamente fragile e questo lo vediamo nello scontro di potere a Celano che fa sentire i suoi effetti indiretti anche in questa parte di Marsica. Dopo la morte di Pietro a succedergli sono i figli con Riccardo il figlio più grande che eredita la contea di Celano e Tommaso il figlio più piccolo che si prende Alba.

Stemma della famiglia Berardi nel X secolo. (Immagine da Wikipedia)
I due fratelli tuttavia non vanno d’accordo per varie ragioni, prima di tutto famigliari con Tommaso, che si fregia anche del titolo di conte di Celano pur non avendone diritto e il fratello geloso che non vuole cedergli questo privilegio. Poi altro motivo di scontro è l’eredità politica del padre, con Tommaso desideroso di continuare la politica paterna per rendere la Marsica indipendente ottenendola tramite azione militare e Riccardo desideroso di mantenere solo il controllo sul suo territorio in modo pacifico sottomettendosi al nuovo imperatore Federico II.

federico governa la germania (1218 circa) in un immagine da AI
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Il bambino orfano di padre e madre che si è ritrovato conteso da più parti con persone voraci, che desideravano spartirsi la sua eredità sia in Germania che in Sicilia, ora è cresciuto ed è divenuto un uomo colto e forte con un proprio disegno politico da realizzare.
Egli vuole unificare nella sua persona il trono tedesco e quello siciliano rafforzando la sua autorità centrale su tutto il territorio che corre da Palermo ad Amburgo e per riuscire in ciò non si fa problemi a guerreggiare contro i suoi nemici quali essi siano.

Il castello di Alba Fucens all’epoca sede comitale. (Immagine personale)
Tommaso Berardi è in questa fase politica il vero antagonista di Federico che rafforza via via il suo potere locale. Egli è padrone di un vasto territorio feudale essendo conte d’Albe e del Molise e in quest’ambito rafforza i suoi castelli rendendoli invincibili. Nel 1220 Federico è incoronato re di Sicilia e alla sua cerimonia sono presenti tutti i nobili del regno compreso Riccardo Berardi conte di Celano, ma non Tommaso che rifiuta categoricamente di sottomettersi a questi.

3 cerimonia d’investitura a Roma di Federico a imperatore del S-R-I).
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Il fatto che Tommaso non fosse all’incoronazione porta ad una aperta rottura con Federico II. L’anno successivo con la morte senza figli di Riccardo Berardi, il fratello Tommaso eredita la piena titolarità della contea celanese, che aggiunge alla contea d’Albe e del Molise. Per lui questi territori devono considerarsi indipendenti dall’impero e dal regno di Sicilia ed è a questo punto che esplode la guerra di Celano.

Il castello di Celano nel 1220
Poco tempo prima del conflitto, Tommaso, più o meno fra il 1219 e il 1221, in vista del probabile conflitto con l’imperatore rafforza le proprie roccaforti di Boiano, Roccamandolfi e di Celano sul monte Tino.
– La guerra di Celano 1221-23

Ricostruzione della rocca di Bojano nel 1220.
(Immagine da https://www.beniculturalionline.it/location-1363_Castello-Normanno-Pandone-di-Civita-di-Bojano.php)
Come da copione il conflitto tra Tommaso e Federico II esplode nel 1221, nella guerra di Celano, che si conclude nel 1223. Senza entrare troppo nelle dinamiche tecniche diciamo che Federico credendo che il conflitto con Tommaso si sarebbe concluso abbastanza presto, manda al comando delle sue truppe Tommaso D’Aquino conte di Acerra.

La rocca di Bojano oggi
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=oiJWjz3yVv0)
Tommaso d’Aquino riesce ad espugnare presto la rocca di Bojano, ma non riesce a fare lo stesso con gli altri due castelli di Roccamandolfi e Celano. Tommaso d’Aquino dopo un po’ di tempo riesce a prendere Celano, ma non la rocca dove sono asserragliati i soldati del conte di Celano, che in quel momento è a Roccamandolfi. Via via che continua la guerra quasi tutti i borghi marsicani cedono a Federico, che s’incoraggia di riuscire a finire presto, ma sottovaluta Tommaso di Celano.

Il castello di Roccamandolfi oggi, all’epoca
fortezza molisana di Tommaso di Celano
Egli lascia la moglie Giuditta a difesa della rocca molisana di Roccamandolfi e si reca segretamente a Celano dove riprende il controllo della rocca e caccia gli imperiali da Celano. Quindi si vendica di alcuni paesi della Marsica che hanno ceduto a Federico II.

Il castello di Celano oggi, molto diverso dalla
rocca dell’inizio del ‘200. (Immmagine personale)
In pratica la forte conoscenza del territorio porta beneficio a Tommaso che viene riorganizzando i suoi castelli a cominciare da Celano e Ovindoli per difendersi da Federico. Nel frattempo Tommaso d’Aquino pur asserragliando Roccamandolfi non riesce a prenderla e questo lo preoccupa. Federico II insiste di continuare l’assedio in modo più stringente.

Tommaso d’Aquino alla conquista di Roccamandolfi in una ricostruzione dell’AI
A Roccamandolfi nonostante la fiera resistenza il tempo passa e la contessa teme per i suoi figli e per tutte le persone presenti, in quanto l’assedio è pesante. Tommaso dal canto suo è sempre piu preoccupato e allora decide di prendere Giuditta con le buone offrendo lei un salvacondotto per lei e i suoi figli, insieme alle persone a lei più vicine. Giuditta vorrebbe continuare, ma la preoccupazione per i suoi la indicono a capitolare ed ad accettare la proposta di Tommaso. Poco dopo Roccamandolfi viene distrutta. Rimane Celano da liberare ed è il luogo dove Tommaso si è asserragliato.
Federico II preoccupato per i livelli raggiunti dallo scontro militare, decide d’intervenire personalmente mandando in avan scoperta a Celano la moglie di Tommaso, Giuditta affinchè convinca il marito ad arrendersi. Questi decide di continuare lo scontro, ma poco tempo dopo quando meno ce li aspettava Tommaso conte di Celano accetta di cedere allo scontro e di accettare l’accordo con Federico.
Federico e Tommaso firmano un accordo di resa di quest’ultimo. Tommaso rinuncia ad Albe e Celano, in cambio ottiene la conferma della contea del Molise, fatta eccezione per le rocche di Roccamandolfi e Boiano occupate o distrutte da Federico II. L’accordo prevede anche altre condizioni per evitare che Tommaso riprenda il conflitto. Tommaso accetta e per alcuni anni va a stare a Roma sotto il controllo del papa. Si conclude così per il momento le vicende dei Berardi che per un po’ saranno sostituiti da altri feudatari nel controllo di Albe e Celano.

Il castello d’Albe oggi.
Federico II per essere sicuro di controllare del tutto la Marsica, si vendica di questo territorio a lui ostile mandando in esilio a Malta gli abitanti di Ovindoli e Celano e distruggendo i loro borghi fortificati.

L’ex castello di Roccacerro (ora chiesa). (Immagine personale)
Tralasciando altre dinamiche particolari, diciamo che questo conflitto nella Marsica si è risentito sia direttamente che indirettamente anche nell’ovest marsicano, nell’area di Tagliacozzo. Qui sono infatti passati più volte gli eserciti di Federico II diretti a Celano e Ovindoli e anche se non è scritto in nessuna cronaca del tempo è sicuro che passando di qui si siano dovuti rifornirsi e quindi siano stati rifocillati dai signori locali, assicurando così la loro soggezione a Federico II.
Considerando che al tempo di questa guerra a comandare in questo luogo è soprattutto Bartolomeo De Ponte, è altamente probabile che egli si sia adoperato per dare sostegno agli imperiali e in cambio loro lo abbiano lasciato tranquillo nel comandare la Marsica ovest, ancora sostanzialmente divisa in più feudi indipendenti.

Stemma dei DePonte. (Immagine personale)
Arriviamo quindi agli anni 1230 e nella Marsica dominano figure vicine agli Svevi soprattutto nei feudi di Albe e Celano. A Tagliacozzo nel 1230-40 è ancora Bartolomeo De Ponte a comandare, seppure ufficialmente egli debba condividere la proprietà del paese con altre famiglie baronali.
Nel frattempo tra il 1230 e il 1240 gli Orsini si affacciano per la prima volta nella Marsica e desiderosi d’inserirsi nel gioco di potere locale offrono un matrimonio vantaggioso a Bartolomeo De Ponte tra sua figlia e un loro componente, Napoleone Orsini. E così avviene Napoleone Orsini sposa Isabella De Ponte, il matrimonio è un puro affare politico, che occorre agli Orsini per avviare una penetrazione economica e politica nella Marsica.

Stemma della famiglia Orsini. (Immagine da Wikipedia)
Gli Orsini sono una delle più grandi famiglie romane del tempo e sono presenti a ROMA ormai da molto tempo. Ora hanno messo gli occhi sulla Marsica per poter essere presenti nel regno napoletano attraverso la creazione di un loro centro di potere e magari un domani creare uno stato nello stato al confine fra Lazio e Abruzzo. Il matrimonio consente da subito agli Orsini di essere parte dell’elite di Tagliacozzo.
Negli anni di dominio di Bartolomeo De Ponte soprattutto tra il 1220 e il 1240 Roccacerro come se la cava?

Roccacerro in un immagine panoramica. (Immagine personale)
Rispondere a questa domanda non è facile in quanto al riguardo nulla sappiamo perchè non cin sono notizie dirette, ma considerando la complessità del periodo riflettiamo che il paese rimanga in forte considerazione come castello di controllo dell’area su cui sorge e quindi sulla Tiburtina Valeria.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Gli abitanti dovrebbero più o meno essere intorno alle 400 unità e occuparsi principalmente di agricoltura e pastorizia. Di solito gli abitanti dei borghi come Roccacerro hanno nei sacerdoti il loro punto di riferimento, in quanto i preti godono di una grande stima, sia per il ruolo che ricoprono sia perchè più colti della media degli abitanti locali.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
La Marsica ovest a cui Roccacerro appartiene, ma più in generale la Marsica del tempo è un grande territorio frammentato al livello politico, ma molto importante al livello logistico, non solo perchè segna il confine fra due stati, ma anche perchè si trova al centro dell’Italia ed è zona di passaggio obbligata, per cui tutti i singoli castelli dell’area sono ben contesi dai vari signori del tempo.
Il re di turno valuta sempre con attenzione a chi appartiene questi territori sapendo che sono difficili da gestire non solo per il punto in cui si trovano, ma anche perchè sono zone di alta montagna e poi cosa non secondaria, ma questo lo si capisce solo vivendolo il territorio. La Marsica tranne in alcuni momenti particolari è sempre stata un territorio fortemente identitario e unito nonostante le liti fra questo e quel paese.

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700.
Nel periodo che stiamo trattando ovvero il 1220 – 1240 la Marsica vive un momento di relativa calma dopo gli anni turbolenti della guerra di Celano, seppure interrotti ogni tanto da alcuni scontri come quello avvenuto nel 1229. Nel 1229 il papa infuriato con Federico II per il modo in cui aveva condotto la guerra santa decide d’invadere il regno siciliano, mandando un suo esercito con a capo Tommaso Berardi, che approfittando dell’assenza del sovrano e forte di questo esercito, prova a riprendersi le contee di Celano e Albe.
In effetti egli invade le due contee e per qualche mese la Marsica vede il ritorno di Tommaso, ma Federico tornato dall’oriente sbaraglia Tommaso e l’esercito papale, riprendendo in poco tempo il controllo della Marsica e dei territori invasi.
Nel corso degli anni Federico II rafforza sempre più il controllo sia sulla Sicilia che sulla Germania. Omettendo i fatti tedeschi tracciamo una breve sintesi sui fatti siciliani nel periodo 1230-50. Federico II nel 1229 torna in Italia dalla VI crociata e procede tra il 1229 e 1230 a domare la rivolta voluta dal papa contro di lui nel sud Italia.

Federico doma le rivolte nel sud Italia negli anni 1229-30.
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Nel corso degli anni successivi Federico II introduce importanti riforme amministrative volte a migliorare la struttura del regno siciliano rendendo più facile il controllo statale e allo stesso tempo lotta contro le città del nord Italia cercando di renderle più tranquille al controllo statale.

Federico vara il codice di Melfi nel 1231.
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Sul piano politico – militare nonostante importanti successi come la vittoria di Cortenuova nel 1237, non riesce mai del tutto a ridurre la riottosità di queste città, che a ogni occasione gli si rivoltano contro.

Vittoria di Federico II nella battaglia di Cortenuova del 1237 contro le città del Nord Italia
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Federico II è un grande sovrano che cerca in tutti i modi tra il 1220 e il 1240 di migliorare dalla Sicilia ad Amburgo in Germania la vita dei suoi sudditi, ma il continuo confronto militare e politico con i suoi principi e feudatari rende il suo successo parziale, ma tanto basta per rendere il suo governo uno dei migliori del suo tempo rendendo un regno così vasto e articolato suddito a lui.

Nel 1234 Enrico viene arrestato su ordine del padre Federico per tradimento
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Ma Federico è anche un uomo che spesso deve avere a che fare con litigi e tradimenti, anche personali come quello con il figlio ed erede Enrico. Enrico negli anni 1233-34 tradisce il padre e quest’ultimo scoperto il tutto si trova costretto a far arrestare il suo amato figlio per il bene dello stato. Questo ferisce moltissimo Federico che pur essendo un uomo autorevole è anche un padre presente per i suoi tanti figli e questo tradimento è per lui un duro colpo.

Celano oggi. (Immagine personale)
Passano gli anni e giungiamo al decennio 1240-50 che al livello locale nella Marsica tra le tante vicende del periodo si ricorda l’ascesa di Federico d’Antiochia, figlio di Federico II, nel 1245 circa come nuovo conte d’Alba e Celano, in ciò favorito proprio dal padre. Federico II favorisce l’ascesa del figlio in questi territori così delicati e importanti, così da avere tramite lui un controllo diretto sui due feudi di confine.

Federico II in un dipinto riceve nel 1243 il cancelliere aulico nel
palazzo della Favara a Palermo. (Immagine da Wikipedia)
Gli ultimi anni di Federico sono funestati dalla seconda scomunica papale nel 1245 e dalle continue ed estenuanti campagne militari sia in Germania che in Italia per mantenere coeso il suo impero.

Federico II cerca di governare al meglio in Germania
cercando compromessi con i principi tedeschi (1240-50)
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Federico è un grande sovrano, ma come tutti invecchiando non riesce più a tenere salde le fila di tutto specialmente di un territorio così vasto, per questo egli si adopera anche molto come grande politico, cercando di trovare compromessi dignitosi in Germania con i principi tedeschi, per tenere saldo il suo vasto dominio.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Nello stesso periodo, (1240-50), Roccacerro continua ad essere un borgo importante nel contesto locale a difesa del confine con lo stato pontificio e vedetta di controllo della Via Tiburtina. Ma soprattutto Roccacerro in un arco di tempo compreso tra il 1200 e il 1250 diventa UNIVERSITAS, ovvero comune e tale resterà fino all’eversione feudale del 1806.

L’ex castello di Roccacerro, oggi chiesa del paese. (Immagine personale)
In questa veste Roccacerro pur nella sua piccolezza dimostra una certa importanza e vitalità. Il paese di Roccacerro è alla metà del XIII secolo un borgo fortificato con al centro il castello, posto nella parte più alta del paese, a sua volta circondato da mura difensive.

Scorcio di Roccacerro. (Immagine personale)
Roccacerro è un castello-paese a tutti gli effetti con tutti i suoi annessi e connessi e per Federico II, questo piccolo feudo, come tutti i borghi di confine abruzzesi ha un significato importante, non solo perchè questi paesi sono il confine nord del regno siciliano, ma soprattutto in quanto via di passaggio obbligata tra il nord imperiale e il sud siciliano e la via Tiburtina Valeria nel 1248 è una via d’importanza strategica e il suo controllo è importante.
– Roccacerro nella seconda parte del secolo XIII

Morte di Federico II nel 1250.
(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)
Nel 1250 muore l’imperatore e re di Sicilia Federico II. Gli succede sue due troni il figlio Corrado IV.

Corrado IV mentre tenta di consolidare il suo potere
in Germania. (Immagine da video Youtube)
Corrado IV continua la politica paterna di accentramento del potere cercando di mantenere fermo il potere familiare sia in Germania che in Sicilia. In Germania ci sono problemi che si preferisce rimandare, in Sicilia invece il potere di Corrado è reale, ma egli muore presto nel 1254 e a lui succede in Sicilia il figlioletto Corradino.

Manfredi re di Sicilia in una ricostruzione 3d.
(Immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=wL3g4Cf5jXE)
Corradino è molto piccolo, per cui viene nominato tutore lo zio Manfredi. In Germania invece il partito svevo è privo di canditati e gli elettori imperiali non vogliono essere governati da un bambino, per cui Corradino per ora è fuorigioco. Dopo pochi anni anche in Sicilia Corradino è messo fuorigioco dallo zio Manfredi che con un colpo di mano si nomina nuovo re di Sicilia. Manfredi I riprende la vecchia politica paterna cercando però di essere più conciliante con la nobiltà locale.

Scorcio di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
Intanto a Tagliacozzo nel 1251 muore Bartolomeo De Ponte a succedergli in quasi tutti i domini è il figlio Andrea I. Andrea sa bene che la presenza degli Orsini a Tagliacozzo è fastidiosa per il potere che questi hanno alle spalle. Per cui la possibilità che gli Orsini tentino un colpo di mano non è del tutto remota, sapendo bene la rapacità di questa famiglia. Per ora però Andrea riesce a tenere a freno Napoleone, nonostante tutto.

Stemma della famiglia Berardi nel X secolo. (Immagine da Wikipedia)
Nel frattempo nella Marsica a Celano e Albe tornano i Berardi che con un colpo di mano recuperano nel 1250 i loro vecchi feudi. A guidare la ripresa familiare è Ruggero Berardi, figlio del vecchio conte Tommaso. Tuttavia il ritorno dei Berardi è di breve durata in quanto già nel 1255 essi devono cedere il passo a Corrado d’Antiochia nipote di re Manfredi. I feudi di Albe e Celano sono feudi grandi e di confine, per cui sono importanti e Manfredi preferisce avere il nipote Corrado come titolare delle due contee.

Piazza Obelisco a Tagliacozzo oggi. (Immagine personnale)
A Tagliacozzo invece si consolida il potere dei De Ponte intorno ad Andrea De Ponte, che pur governando il feudo insieme ad altri, emerge come principale guida del paese. Al livello politico De Ponte è ostile agli Svevi, ma non prende per ora posizione e nell’ambito locale la sua famiglia consolida le posizioni baronali nei vari paesi della Marsica occidentale, compresa Roccacerro che pare essere sotto di loro.

Papa Clemente IV a colloquio con Carlo
d’Angiò in una ricostruzione 3d. (Immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=wL3g4Cf5jXE)
Passano gli anni e il papa fortemente ostile agli Svevi chiede aiuto a Carlo D’Angiò per scacciare definitivamente loro dalla Sicilia. Carlo D’Angiò accetta l’invito papale e dopo essere venuto in Italia con un suo seguto organizza un esercito per contrastare Manfredi di Svevia. Manfredi dal canto suo cerca di rispondere a Carlo organizzando le difese del regno.

L’esercito angioino sconfigge l’esercito svevo nella battaglia dei Piani Palentini del 1268.
(Immagine da video https://www.youtube.com/watch?v=wL3g4Cf5jXE)
Si arriva quindi allo scontro a Benevento nel 1266 con Manfredi che perde sia l’esercito che la vita. A questo punto Carlo d’Angiò diventa re Carlo I di Sicilia.

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia
Passano 2 anni e si arriva al 1268, con la nobiltà che si lamenta delle alte tasse locali. La nobiltà si organizza per fare un colpo di mano contro Carlo e lo fa richiamando Corradino orami sedicenne. Corradino accetta di scendere in Italia e reclamare il trono siciliano così una volta presa la Sicilia si dirigerà in Germania. Tra maggio e giugno Corradino arriva in Italia e dopo un certo tempo giunge nella Marsica al seguito di un poderoso esercito per affrontare re Carlo I. Lo scontro fra i due eserciti arriva il 23 agosto 1268 presso i Piani Palentini nella Marsica.

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia
La battaglia dei Piani Palentini del 23 agosto 1268 è cruda e fa molti morti in entrambi gli schieramenti, ma a vincere è il re Carlo che complice una maggiore esperienza di battaglie batte il giovanissimo cavaliere svevo.

Carlo I vittorioso dopo la battaglia dei Piani
Palentini nel 1268 in una ricostruzione 3d.
Corradino dopo la perdita della battaglia e del suo esercito prova a fuggire, ma dopo poco tempo viene arrestato e condotto a Napoli, dove dopo un po’ di tempo viene condannato a morte che viene eseguita nell’ottobre 1268. Carlo ormai senza avversari consolida definitivamente il suo potere.
Nella battaglia dei Piani Palentini buona parte della nobiltà sia locale che regionale si è schierata per l’uno o l’altro e ciò porta a nuove condizioni. Per la Marsica questo significa un rovesciamento di potere importante.

Tagliacozzo oggi in un’immagine da Wikipedia
A Tagliacozzo Andrea De Ponte si è schierato dalla parte di re Carlo fornendo lui cavalieri e supporto logistico. Per questa suo appoggio Carlo lo premia confermandogli tutti i feudi che lui controlla direttamente e indirettamente tranne alcuni su cui a idee diverse e fornendo lui diversi vantaggi economici. Invece gli Antiochia, ovvero Corrado d’Antiochia, che ha parteggiato per Corradino, subisce l’ira del re con la confisca dei feudi delle contee di Albe e Celano e il suo arresto.

Celano oggi. (Immagine personale)
Non contento di ciò Carlo fa a pezzi la contea d’Albe distruggendo Alba e disperdendone la popolazione. Sul piano feudale Celano e Albe sono ridate ai Berardi, ma con una differenza, Celano viene ridata a Ruggero Berardi, dietro un forte pagamento, mentre Alba viene data alla figlia del conte celanese Filippa, con il preciso piano di farla sposare a un suo cavaliere di fiducia portando quindi la contea come dote a questo.

Abbazia cistercense di Fossanova, modello di riferimento
dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria di Scurcola Marsicana (Immagine da Wikipedia)
Nella Marsica inoltre viene creato di sana pianta una nuova struttura feudale che ha Scurcola Marsicana come centro amministrativo.
Re Carlo vuole festeggiare la vittoria su Corradino e per questo vuole creare un grande abbazia monacale nella Marsica al pari del grande feudo di Montecassino, intitolando la nuova abbazia a Santa Maria della Vittoria. Per fare ciò viene confiscata Scurcola Marsicana ai De Ponte, diventando da subito il nuovo centro feudale e qui poco fuori il paese erige il nuovo grande monastero intitolato a Santa Maria della Vittoria, che viene eretto fra il 1268 e il 1278 circa.
L’abate del convento di Scurcola diventa così un vero e proprio feudatario. Senza entrare nei dettagli tecnici che saranno ripresi in altro testo, il feudo di Scurcola dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria viene a comprendere un territorio che copre una discreta parte del lago Fucino.

Il lago Fucino in un dipinto di fine ‘700
In seguito a causa di questo si scatena una dura guerra del pescato fra i monaci di Santa Maria della Vittoria e la contessa d’Albe Filippa che non sopportando la concorrenza dei monaci li attacca direttamente. Filippa Berardi è una grande feudataria del suo tempo capace di tenere le redini di un grande feudo come Albe tutto da sola, in quanto rimasta vedova per ben due volte e questa sua capacità si nota molto al livello locale.

L’Europa nel 1280.
Durante la seconda metà del ‘200 Roccacerro pur avendo una sua indipendenza amministrativa è influenzata dalle sorti di Tagliacozzo, che in questo momento vede il declino dei De Ponte a favore dell’ascesa degli Orsini, che vengono sostituendosi a loro sia all’interno di Tagliacozzo che in altri centri limitrofi.

Stemma dei DePonte. (Immagine personale)
Andrea De Ponte principale signore di Tagliacozzo, che condivide con altri tra cui il cognato Napoleone Orsini, muore nel 1278. A lui succede il figlio Andrea II con il quale si arriva al declino della famiglia. Andrea II è una figura poco influente nel contesto cittadino, non ha la forza del padre e nel frattempo a prevalere in città salgono gli Orsini a cui viene riconosciuta una quota maggiore del feudo da parte di Carlo II nel 1294 e questa sarà la base della loro ascesa nel contesto territoriale marsicano nel corso del ‘300. I De Ponte manterranno ancora per un po’ di tempo il controllo su Tagliacozzo, ma a comandare ormai saranno gli Orsini, che prenderanno la quota dei De Ponte intorno al 1330.

L’ex castello di Roccacerro. (Immagine personale)
Precedentemente abbiamo detto che Roccacerro mantiene la sua indipendenza amministrativa rispetto a Tagliacozzo e ciò significa che il paese ha un suo signore seppure non sempre presente nel paese.
Per capire questo facciamo un passo indietro tornando al 1268, allorquando dopo la battaglia di Tagliacozzo troviamo Carlo I dopo aver vinto sugli Svevi si ritrova a dover ripagare molti suoi uomini di fiducia per averlo seguito dalla rancia e aver contribuito alla sua vittoria sugli Svevi.
In molti casi il pagamento avviene con la concessione di feudi a molti suoi domini. Per cui un territorio frammezzato in tanti piccoli feudi di paese come avviene nella Marsica occidentale fa comodo al sovrano.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Ebbene in questo senso vediamo come nel 1269 Carlo I assegni la signoria di Roccacerro, insieme ai centri di Collelongo e Trasacco, al cavaliere francese Jean Matthieu. Tuttavia sappiamo che questo Jean Matthieu ad un certo punto perde o vende Roccacerro, che torna così al Regio Demanio che può assegnarla a qualcun altro.

Scorcio di Roccacerro oggi. (Immagine personale)
Ciò lo diciamo in quanto sappiamo che nel 1298 Carlo II, figlio e successore di Carlo I, assegna il feudo di Roccacerro a Francesco De Ponte signore di Tremonti e Pereto e fratello di Andrea II, signore di parte di Tagliacozzo morto nel 1296. L’assegnazione di Roccacerro a Francesco avverrebbe per i servizi resi a lui e a suo padre nel corso degli anni. Stando così le cose il castello di Roccacerro ritorna dopo un certo tempo nelle mani della famiglia De Ponte, ormai però in fase declinante.
