
POGGIO FILIPPO
Poggio Filippo è una piccolo paese della Marsica posto su un’altura a 1055 m. s.l.m. vicino al Monte Forcella, che si affaccia sulla valle dell’Imele, verso la via Tiburtina-Valeria e fa parte della catena dei Monti Carseolani. Il paese è una frazione del comune di Tagliacozzo e conta 150 abitanti.

Panoramica di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
In passato Poggio Filippo aveva una popolazione residente molto più numerosa, però la mancanza di lavoro ha spinto molti giovani del posto ad emigrare, lasciando nel paese la popolazione più anziana. Tuttavia il legame tra il paese e coloro che sono andati via è sempre rimasto molto forte, tanto è vero che nei periodi festivi, soprattutto d’estate, sono in molti che fanno ritorno a Poggio Filippo, che torna così a ripopolarsi. Non solo ma diversi di questi nel corso del tempo hanno comprato o eretto seconde case che ha portato a un maggiore legame tra loro e il vecchio paese.
Poggio Filippo come paese ha molte qualità che lo rendono attrattivo e fra queste figura la sua fantastica posizione panoramica molto assolata, che lo rende un vero e proprio balcone sulla Marsica occidentale.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie. (Immagine personale)
A questo si aggiungono i suoi monumenti che comprendono diverse chiese, una più bella dell’altra come la chiesa di S. Ansuino o la chiesa di Santa Maria delle Grazie, o il suo castello, che non appare come era in antichità, essendo divenuto un piccolo condominio, ma è ancora facilmente riconoscibile per la sua struttura architettonica e massiccia che spicca rispetto alle case vicine. A ciò si aggiungono numerosi scorci che rimandano al suo passato medievale che invito tutti a scoprire e sarà sicuramente una piacevole scoperta.

Il castello di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Il paese di Poggio Filippo, come molti paesi della Marsica, nasce quindi nel periodo medievale o meglio nel periodo altomedievale e non è un caso se si trova in questa posizione in quanto all’epoca questa era adatta per scrutare nemici esterni e potersi difendere meglio anche rimanendo in collegamento visivo con gli altri borghi arroccati della zona.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Nel suo passato medievale Poggio Filippo disponeva come accennato, di un piccolo castello con proprie mura di cinta, che poi nel corso del tempo sono via via scomparse e sostituite con case mura, mentre il castello ad un certo punto diciamo in epoca rinascimentale tra ‘400 e ‘500 perde la sua funzione di difesa, diventando un palazzo residenziale. Quando poi anche la funzione residenziale è venuta meno, si è trasformato, come successo ad altri piccoli manieri, in un piccolo condominio nel corso del ‘900.
La presenza del castello ci offre l’occasione per parlare brevemente della storia di questo borgo che affonda le sue radici nell’alto medioevo, diciamo in modo molto approssimativo intorno al secolo XI. Il borgo quindi nascerebbe in posizione elevata nel secolo XI con proprie mura di difesa e al centro nella parte più elevata vi era una torre che nel tempo è divenuto piccolo maniero a difesa del paese. Verso la fine dello stesso secolo pare che Poggio Filippo, come altri borghi vicini, fosse divenuto una sorta di azienda agricola del monastero dei Santi Cosma e Damiano di Tagliacozzo e abbia svolto questo ruolo per diverso tempo.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Se ciò fosse vero ci troveremmo davanti ad un borgo altomedievale cresciuto all’ombra del monastero più importante al livello locale, il monastero dei Santi Cosma e Damiano appunto. Successivamente nel corso del XII secolo il borgo diviene proprietà della famiglia De Pontibus, che mantiene il dominio su questo fino al 1268.
In questo anno abbiamo la famosa battaglia dei Piani Palentini tra Corradino di Svevia e Carlo I d’Angiò. La famosa battaglia termina con la sconfitta e poi la decapitazione di Corradino e all’ascesa di Carlo I d’Angiò, che instaura nel sud Italia una nuova dinastia, quella dei D’Angiò.
Dopo la battaglia dei Piani Palentini Carlo I rimescola le carte della nobiltà locale introducendo nel sud Italia i cavalieri francesi, che lo hanno seguito e sostenuto in questa sua avventura italiana. Carlo si trova a dover ripagare i suoi e ciò avviene nominandoli feudatari di piccoli e grandi feudi sparsi nel sud Italia.

Il simbolo della famiglia De Ponte. (Immagine personale)
Nel caso di Poggio Filippo assistiamo alla deposizione dei De Pontibus alla guida del borgo, che sono sostituiti con i fratelli Paolo e Filippo Fossa (il cognome Fossa è italianizzato, il loro vero cognome era il francese Fos), che sono due cavalieri francesi che hanno seguito Carlo nell’avventura italiana. I due divengono signori di Poggio, Tremonti e di San Donato. E’ probabile, ma non sicuro, che dei due fosse Filippo Fossa ad occuparsi di Poggio Filippo e che sia da lui che il paese di Poggio abbia poi aggiunto il nome Filippo in virtù di questo dominio.

Il castello di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Con l’infeudamento di piccoli territori a nuovi cavalieri e quindi la creazione di una nuova nobiltà si viene a creare una certa tensione nella zona della Marsica occidentale, sia a causa di una maggiore frammentazione dei territori sul piano feudale, che di una tensione crescente fra vecchia e nuova nobiltà. Ciò porta in molti casi a piccoli conflitti locali con i nuovi baroni che sono in guerra fra loro e con i vecchi feudatari per allargare i propri domini.
Ebbene uno dei territori che risente di più di questa frammentazione è proprio l’area tagliacozzana. Nel caso specifico il feudo di Poggio Filippo rimane sotto il controllo dei fratelli Paolo e Filippo Fossa pare per circa 30 anni e in questo arco di tempo i due cercano spesso di disturbare altri feudi o strutture con azioni violente.

Immagine di Corradino di Svevia dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia
Nello stesso periodo Carlo I per festeggiare la sua vittoria su Corradino, erige una grande abbazia vicino Scurcola e fa di questa un grande feudo religioso. Carlo muore nel 1285 e non fa in tempo a veder finita la sua opera, che viene però continuata dal figlio Carlo II.
Questi oltre a terminare la costruzione dell’abbazia ne migliora la struttura amministrativa e la ingrandisce con altri feudi. Tra i nuovi feudi ceduti all’abbazia compare anche Poggio Filippo.
In pratica Carlo II ai primi del ‘300 toglie ai fratelli Paolo e Filippo Fossa la proprietà sui feudi di Poggio Filippo, Tremonti e San Donato, cedendoli alla nuova abbazia di Santa Maria della Vittoria. In questa cornice i tre feudi rimangono per tutto il secolo XIV sotto la nuova abbazia, che diventa così il centro di un grande feudo monastico.
Alla fine del secolo XIV tuttavia il feudo di Santa Maria della Vittoria è già in profonda crisi e di ciò approfittano gli Orsini che introdotti da tempo nel territorio della Marsica occidentale hanno costituito nel tempo un potere feudale intorno a Tagliacozzo. Grazie alla loro abilità politica-militare gli Orsini mettono nel mirino il feudo di Santa Maria della Vittoria e riescono a strapparle alla fine del secolo Poggio Filippo, Tremonti e San Donato, che poi uniscono ai loro feudi già in possesso.

La famiglia Orsini padrona della contea di Tagliacozzo. (Immagine da internet)
Successivamente nel 1380 gli Orsini, grazie alla loro abilità politica, ottengono dalla regina Giovanna, la costituzione della nuova contea di Tagliacozzo, che corona in modo ufficiale il loro sogno di avere un grande feudo nella Marsica occidentale.
Con l’inizio del nuovo secolo XV la contea di Tagliacozzo si consolida ulteriormente con il completo assorbimento di tutte le piccole realtà feudali locali ancora indipendenti. Gli Orsini sono ora stabilmente protagonisti del territorio e iniziano a premere sulla confinante contea d’Albe come occasione di un ulteriore allargamento. All’interno di questo quadro troviamo Poggio Filippo completamente inserito nella nuova contea di Tagliacozzo, di cui ne segue le vicissitudini.
Gli Orsini ad un certo punto vengono insidiati dai loro nemici storici i Colonna che si prendono la contea d’Albe nel 1424 e ne mantengono per un po’ la proprietà. Si crea così una competizione pericolosa fra Orsini e Colonna, che sfocia presto in una durissima guerra senza esclusione di colpi.
La guerra fra Orsini e Colonna dura per tutto il secolo XV, coinvolgendo duramente sia la contea di Tagliacozzo che quella d’Albe. La guerra fra Colonna e Orsini scatena una faida così importante, che presto arriva anche a Roma e ha riflessi importanti anche nelle dinamiche della più ampia guerra di successione fra Angiò e Aragonesi, che si contendono il trono di Napoli, lasciato vacante da Giovanna II priva di eredi diretti.

L’Italia dopo la pace di Lodi del 1454
Questa guerra poi avviene in un gioco ancora più ampio perchè coinvolge le dinamiche dei vari stati regionali italiani, che si contendono da nord a sud il paese. Fatto è che all’interno di queste dinamiche le due contee di Tagliacozzo e Albe sfuggono dal controllo degli Orsini e dei Colonna per finire nelle mani dei Caldora fra il 1430 e il 1445.
Più avanti gli Orsini ritornano al comando di Tagliacozzo, che grazie al sostegno militare alla causa aragonese per Napoli, ottengono anche il controllo su Albe, che si aggiunge stabilmente al dominio orsino su Tagliacozzo. A questo punto gli Orsini raggiungono il loro scopo di creare uno stato nello stato tra Regno di Napoli e Stato Pontificio, permettendo loro di fare il bello e cattivo tempo in entrambe le parti.

Scontro fra le famiglie Colonna e Orsini. (Immagine personale)
A questa condizione di grande vantaggio per gli Orsini si oppongono i Colonna, che scatenano contro di loro una durissima guerra sia all’interno dello Stato Pontificio, che all’esterno al livello interregionale combattendo loro direttamente nella Marsica e quindi nel regno di Napoli. La guerra tra le due potenti famiglie assume contorni così pericolosi da costringere la nuova corona aragonese ad intervenire per frenare il conflitto.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Poggio Filippo trovandosi all’interno del nuovo stato orsino si sente sia sicura che insicura allo stesso tempo per il grave conflitto fra le due famiglie. Il paese in questo quadro politico così pericoloso viene investito dai terremoti dell’Irpinia del 1456 e dell’Aquila del 1461. Nei sismi il paese riporta danni che verranno superati più avanti con il restauro del borgo.
Alla fine del secolo intanto la situazione italiana degenera in nuovi conflitti di potere che portano l’intera penisola al centro delle vicende europee, sottoforma di terreno di scontro fra Spagna e Francia. Praticamente l’intera situazione politica di tutti gli stati italiani subisce un grande cambiamento.
Rimanendo al livello locale troviamo la monarchia aragonese di Napoli che viene prima scossa e poi sostituita nel 1501 dal nuovo governo spagnolo, che degrada il regno di Napoli a vicereame e quindi a colonia spagnola. All’interno di questo terremoto politico troviamo la situazione locale completamente mutata, con gli Orsini che hanno perso la guerra con i Colonna alla fine del secolo. A causa di ciò gli Orsini sono stati costretti a cedere ai Colonna il controllo di Albe e Tagliacozzo.

Il simbolo dei Colonna. (Immagine da Wikipedia)
I Colonna dopo aver battuto con gli Orsini (1498), grazie al loro abile inserimento nel conflitto franco spagnolo per Napoli, vengono a costituire un nuovo soggetto feudale nel 1504, ovvero il ducato di Tagliacozzo, che viene a comprendere insieme le contee di Tagliacozzo e Albe.

Palazzo ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
Così facendo i Colonna detengono per i tre secoli successivi il controllo completo sulla Marsica occidentale, andando a ricreare, in forma ora più stabile, il vecchio obbiettivo orsino di avere uno stato nello stato tra Regno di Napoli e Stato Pontificio. Ciò permette ai Colonna di fare il bello e cattivo tempo in entrambe le zone.

Il castello di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
All’interno di questo quadro particolare di stabilità politica, troviamo il paese di Poggio Filippo che diventa comune autonomo, mantenendo questa condizione per i secoli successivi. Per la popolazione di Poggio Filippo, il divenire comune autonomo, come avvenuto per altri borghi della Marsica, non muta il quadro di sofferenza e di miseria del paese e della zona marsicana, che tranne in pochi periodi porta a grave situazioni socio sanitarie, raggiungendo il culmine nel 1656 con la disastrosa Peste nera.
Quindi vediamo come nel XVII secolo abbiamo una grave sofferenza economica dovuta a diversi fattori, che produce un grave stato di malessere sociale delle popolazioni locali e quindi crea un terreno fertile per l’infiltrazione di malattie che puntualmente avvengono. Nel 1656 come accennato una grave forma di Peste colpisce pesantemente il sud Italia producendo centinaia di migliaia di morti nell’arco di un anno.

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)
Anche la Marsica è colpita duramente dalla Peste e tra le zone più colpite dell’area marsicana vi è proprio il tagliacozzano, specialmente i paesi situati lungo la catena dei Monti Carseolani e tra questi figura anche Poggio Filippo.

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
La Peste per Poggio Filippo, Sorbo, San Donato e altri locali avviene in modo virulento uccidendo buona parte della popolazione di questi paesi che risultano nel 1657 quasi estinti. Per questa situazione ci vorrà un secolo per avere un minimo di ripresa. Dopo la Peste nel corso del secolo XVII la situazione di Poggio Filippo e degli altri centri abitati rimane grave sia sotto il profilo economico che demografico.
Sisma dell’Aquila in una litografia.
(Immagine da https://www.ilcapoluogo.it/2021/02/02/laquila-2-febbraio-1703-il-grande-sisma-della-candelora-che-distrusse-la-citta/)
Con il nuovo secolo XVIII la situazione si fa ancora più difficile con la presenza di due forti sismi locali. Il primo e più distruttivo è quello dell’Aquila del 1703, a cui segue quello della Maiella del 1706, che con scosse importanti determinano nuove situazioni difficili con danni ai poveri abitati della zona.
Per fortuna nei decenni successivi la situazione lentamente migliora, con un cambiamento climatico che genera un clima adatto all’agricoltura, che riporta alla produzione di raccolti ricchi e sostanziosi a partire dal 1728 circa. Anche la situazione politica muta con il passaggio del sud Italia dalla Spagna all’Austria nel 1714.

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)
Il nuovo governo austriaco si dimostra migliore di quello spagnolo nella gestione dei territori, ma è soprattutto con il ritorno all’indipendenza del sud Italia nel 1734 con la ricostituzione del regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone che si ha un’importante rinascita economico sociale.
Nel corso del ‘700 la crisi socio economica vissuta da Poggio Filippo e dall’area marsicana nel ‘600 viene in gran parte superata, grazie alle nuove condizioni politiche e ambientali. Segno tangibile di questa ripresa è la crescita demografica che torna ai livelli di prima del 1656, ovvero a prima della Peste del ‘600.

L’Europa del 1748. (Immagine da Wikipedia)
Certo le prospettive di vita per la povera gente non cambiano di molto, chi nasce in una famiglia di pastori o agricoltori, quasi sicuramente farà il pastore o l’agricoltore e il microcosmo di vita rimane il proprio villaggio o cittadina, ma almeno rispetto al ‘600 vi è una maggiore certezza di vita.
Con il regno di Napoli le condizioni generali tendono a migliorare seppure di poco, pur in mezzo a problemi importanti come una corruzione diffusa, fenomeni di costumi assai degenerati e un notevole peggioramento del fenomeno del brigantaggio che spadroneggia sugli Appennini.

Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
In ambito locale inoltre vediamo come nella Marsica occidentale, Tagliacozzo viene via via perdendo di centralità rispetto ad Avezzano. che diventa sempre più importante sul piano economico e politico.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Questo però non influenza la vita dei piccoli centri intorno a Tagliacozzo, che come Poggio Filippo mantengono la loro condizione di comune autonomo e la popolazione pur essendo completamente ignorante riesce a sostentarsi, con le attività tradizionali che hanno nel corso del ‘700 ripreso vigore, garantendo la sopravvivenza di una popolazione in generale crescita.

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino
nel 1789. (Immagine da Wikipedia)
Alla fine del secolo infine vengono a mutare nuovamente le condizioni politiche con l’arrivo dei Francesi anche nel regno di Napoli. Nel 1789 in seguito alla rivoluzione francese e alla successiva proclamazione della repubblica in Francia, le idee francesi fanno capolino anche in Italia e alla fine degli anni 1790 questi giungono anche in Italia conquistando seppure brevemente tutti gli staterelli italiani.

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)
Il regno di Napoli è l’ultimo a cadere, ma la pessima organizzazione dei Francesi in questa fase e soprattutto una generale rivolta sociale delle popolazioni meno abbienti, consente di abbattere presto la repubblica napoletana e restaurare la monarchia borbonica.
Siamo quindi arrivati al XIX secolo che inizia con il ritorno dei Francesi meglio organizzati della volta precedente, ma soprattutto con una società napoletana più accogliente verso i nuovi stranieri rispetto a qualche anno prima. Ciò lo si deve a una generale delusione verso il re Ferdinando che non ha saputo migliorare le condizioni della povera gente che ora gli si mostra ostile. Così quando i Francesi ritornano a Napoli nel 1806, la popolazione non fa nulla per difendere il re e accetta “i nuovi padroni”.

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine da Wikipedia)
Questi a loro volta non cambiano la condizione politica napoletana sostituendo al vecchio re uno nuovo, ovvero Giuseppe Bonaparte. Con questo atto ha inizio il decennio francese che porta tante novità nella società partenopea, a cominciare dall’abolizione dei diritti feudali. Nella Marsica questo porta alla fine dei grandi feudi della contea di Celano e del ducato di Tagliacozzo e quindi alla fine del governo dei Colonna.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Al suo posto s’introduce una nuova struttura amministrativa che in ambito locale viene occupata dalle precedenti famiglie al potere, che si riciclano politicamente. Al livello amministrativo vengono aboliti i piccoli comuni e creati di nuovi e più grossi che ruotano attorno ai centri locali più grandi.
In questa cornice troviamo Poggio Filippo perdere la sua indipendenza amministrativa e diventare frazione del nuovo comune di Tagliacozzo e tale rimanere fino ai giorni nostri. Nel corso del decennio francese altre riforme sono varate, ma nell’ambito della Marsica incidono poco, specie nei piccoli centri dove la popolazione continua a vivere nell’ignoranza praticamente come prima di quando vi erano i Borbone.

Piazza Obelisco di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
Se osserviamo le conseguenze del ritorno dei Francesi sul piano regionale e quindi al livello di regno napoletano il risultato non è negativo, ma se invece questo dato è approfondito al livello locale, della Marsica, notiamo la scarsa rilevanza nel cambiare o perlomeno migliorare in meglio le condizioni di questa zona che ha peculiarità molto rilevanti se confrontate con altre zone.
Quindi se parliamo dei risultati conseguiti dai Francesi nei loro 10 anni di governo a Napoli, il risultato è sicuramente apprezzabile. Se invece parliamo dei Francesi in merito ai risultati nella Marsica in 10 anni, be qui le cose non vanno bene, non solo per avere un luogo impervio in quanto montano, ma soprattutto perchè non apprezzato visto che la popolazione marsicana d’inizio ‘800 è totalmente ignorante e succube della chiesa.
Nonostante ciò comunque la popolazione locale tende comunque a crescere e ciò nonostante condizioni climatiche diverse e più fredde rispetto a quelle che si avevano a metà ‘700.
Nel 1815 infine assistiamo a un nuovo cambio di regime e al ritorno dei vecchi governi. In pratica in ambito europeo Napoleone viene sconfitto e il congresso di Vienna restaura la vecchia situazione politica antecedente i Francesi. Questo comporta che tutti i governi filo-francesi, compreso quello napoletano, cadano in quanto non hanno più il sostegno politico precedente.

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)
E’ così che a Napoli fanno ritorno i Borbone nella nuova veste di re delle Due Sicilie. Il vecchio re Ferdinando ormai invecchiato ritorna a Napoli, che però seppure sempre periferica rispetto al resto d’Europa ha respirato anche lei le idee della rivoluzione francese e in qualche modo suo le ha fatte proprie. Quindi seppure in modo diverso rispetto al resto d’Europa si stanno per avere nuove situazioni che vengono a cambiare dall’interno la società napoletana.
Nella Marsica il cambio di regime non comporta nulla a livello pratico se non qualche aggiustamento amministrativo. Quello che invece cambia ma in peggio è la condizione del brigantaggio, che subisce un netto peggioramento in molti paesi della Marsica, che si ritrovano soggetti a questi criminali compresa Poggio Filippo e i paesi intorno a lei. Il governo borbonico fa quel che può per frenare il fenomeno che però si rivela assai complicato da arginare.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Tra il 1815 e il 1820 abbiamo un periodo climatico molto duro con un freddo pungente e molto piovoso. Addirittura il lago Fucino si trova ad avere un livello lacustre molto più alto del normale Questo innalzamento lo porta ad esondare in tutti i paesi rivieraschi. Dopo questo le povere popolazioni locali chiedono al re d’intervenire, ma il governo nazionale risulta del tutto impreparato a questa situazione, seppure comunque ci prova, ripulendo gli argini del lago.

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Per Poggio Filippo questo primo periodo del nuovo secolo non fa registrare in apparenza nulla di significativo tranne la nuova condizione amministrativa di frazione di Tagliacozzo. Nei decenni successivi assistiamo al tramonto della dinastia borbonica e al consolidamento del fenomeno del brigantaggio che nella Marsica del 1840 comporta tanti problemi a tutti i centri della zona, specie ai piccoli centri presenti in montagna.

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
I Borbone tentano inutilmente con la loro polizia di avere un maggiore controllo dell’area specie nelle zone di confine come la Marsica per evitare che i briganti possano sfuggire ai controlli. Anche per questo motivo vengono rifatti i confini tra Stato pontificio e regno delle Due Sicilie, ma il fenomeno è divenuto endemico e troppo difficile da gestire.
Per una questione che sfugge di mano ne abbiamo un’altra che trova una definitiva soluzione, parliamo del lago Fucino, che dopo secoli di tentativi inutili si riesce finalmente con un grande piano ingegneristico ad affrontarlo. Il piano prevede il completo prosciugamento del lago attraverso la riattivazione dell’antico canale romano con il suo miglioramento aggiornato al XIX secolo.

Celano con dietro il Lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear
Questo grande piano ingegneristico idraulico presenta però il grande problema dei costi notevoli, che per realizzarlo graverebbe troppo sulle finanze pubbliche e all’inizio anche i primi grandi investitori, che pensavano di metterci soldi per ricavarne infine un lauto guadagno, sono costretti a tirarsi indietro.
Nel 1847-48 quando sembra che l’opera debba abbandonata definitivamente, si fa avanti il banchiere Torlonia, uno degli uomini più ricchi del suo tempo, che essendo anche giovane è desideroso di guadagnare oltre ai soldi anche la gloria per un’impresa epica.
Non curante dei vari problemi Torlonia nel volgere di poco tempo diventa il principale azionista della società che deve compiere l’opera idraulica e per nulla scoraggiato dalle difficoltà finanziarie o realizzative, s’imbarca in questa avventura, unendo a quest’opera diversi grandi ingegneri del suo tempo, che passano quasi subito alla fase preoperativa.

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)
La fase preoperativa dura un paio d’anni e poi a partire dal 1854 si passa alla fase operativa e già nel volgere di qualche anno si vede il lago Fucino pian piano abbassarsi di quota. L’operazione idraulica dura circa 20 anni nei quali la grande opera idraulica non conosce sosta e l’intera Marsica si ritrova coinvolta direttamente o indirettamente in questa rivoluzione morfologica e sociale.
Gli anni 1850 nel frattempo coincidono con il definitivo collasso del regno borbonico e il sorgere del nuovo regno d’Italia retto dai Savoia. Le lotte per la creazione del nuovo stato italiano hanno varie spinte che partono dall’alto, ma anche dal basso con un vero e proprio tripudio popolare che vuole mandare via lo straniero dall’Italia e creare una propria nazione.

Re Francesco II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)
Tra i vari stati italiani il più importante e più esteso è sicuramente il regno borbonico. Questo è gestito male dagli ultimi Borbone che non capendo lo spirito dei tempi, lo fanno precipitare in una crisi politica importante, di cui si approfitta Garibaldi, che con un’impresa epica riesce a far collassare definitivamente il sistema borbonico, agendo sia da comandante militare, che da fine politico.

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)
Garibaldi dopo aver conquistato il sud Italia e aver mandato via i Borbone, consegna questo a Vittorio Emanuele di Savoia in un epico incontro a Teano. Vittorio Emanuele di Savoia ottenuto da Garibaldi il sud Italia nel 1860 lo unisce poi al regno di Sardegna, che si trasforma nel nuovo regno d’Italia nel marzo 1861.

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)
Dopo tale data il nuovo governo nazionale s’impegna nell’eradicare il fenomeno del brigantaggio nel sud Italia, consolidando in questo modo se stesso nella zona, dove non è per nulla popolare a causa del fatto che le popolazioni del sud sono ancora affezionate ai Borbone e si oppongono al nuovo stato di cose.
Se la popolazione del sud è così attaccata ai Borbone è anche frutto di una profonda ignoranza che la rende succube della chiesa locale e dei briganti, che infestano le zone appenniniche. Ad un certo punto nel 1860 si crea una strana alleanza fra monarchia borbonica, chiesa, popolazione civile e briganti per provare a rovesciare i Savoia e tornare al precedente stato di cose.

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865
L’alleanza però dura poco, in quanto i briganti dopo poco si sfilano e tornano alle loro azioni criminali contro la popolazione civile, che stufa di loro accetta infine i Savoia in cambio del loro aiuto nel debellamento del brigantaggio.

Scontro a fuoco tra i Briganti e polizia italiana
Dall’altra parte i Savoia e il governo nazionale una volta entrati in carica, dopo una prima fase d’incertezza, si adoperano fortemente in questa operazione di polizia del territorio e nel volgere di circa 10 anni riescono a sconfiggere tutte le bande di briganti del sud. Paesi come Poggio Filippo che hanno subito per secoli tale fenomeno si trovano così catapultati in un’altra dimensione.
Per la Marsica che si è liberata dei briganti è una vera rivoluzione, che si somma alla più profonda rivoluzione morfologica dell’area marsicana con la scomparsa negli stessi anni del lago Fucino, cuore storico del territorio.

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti
Mano a mano che i lavori di prosciugamento proseguono al posto del vecchio lago viene a nascere tra il 1870 e il 1878 una grande piana, enormemente fertile, dove nel volgere di pochi anni quasi tutta la popolazione del territorio marsicano si ritrova a lavorarci passando quasi di colpo dall’essere pescatori ad agricoltori e il tutto sotto l’attenta gestione di Torlonia.

Il principe del Fucino e banchiere Torlonia. (Immagine da Wikipedia)
Torlonia terminata l’operazione idraulica riceve la promozione a principe del Fucino quasi a voler sottolineare che adesso il padrone della Marsica è lui.
E in un certo senso è così, l’azione di Torlonia si concentra ora sulla Marsica dove viene trasferito l’intero suo mondo lavorativo, che si viene a concentrare ad Avezzano, che diventa in questo modo il capoluogo unico e definitivo del nuovo mondo marsicano. In pratica con Torlonia si passa di colpo da un sistema policentrico come era stata la Marsica fino a questo momento, ad un sistema monocentrico con capoluogo Avezzano.

Avezzano ad inizio secolo XX
Ciò produce anche un cambio di passo nella mentalità della zona, che da sempre policentrica ma con una cultura unica, come quella marsicana, diventa ora monocentrica, accentuando in ciò ancor più la sua cultura di base. I Marsi più uniti di prima iniziano a crescere insieme e il nuovo assetto culturale inizia a prendere forma.

La Piana del Fucino oggi. (Immagine personale)
Sul piano economico per il nuovo sistema agricolo che viene a sorgere nel Fucino, non produce subito gli assetti benefici che ci si aspettava, per questo ci vuole tempo per questo e i primi a beneficiarne sono soprattutto i grandi centri come Avezzano e Tagliacozzo, ma nella zona si respira un’aria nuova che mette in moto tutta una serie di novità a cominciare dalle strade, che vengono fatte nel breve volgere di pochi anni e che vengono ad unire tutti i piccoli centri sperduti fra le montagne marsicane.

Italia nel 1870. (Immagine da Wikipedia)
Nel tagliacozzano per esempio abbiamo in questi anni la costruzione di diverse strade e stradine varie che uniscono i paesi frazione al comune principale. Ciò sembra coinvolgere anche Poggio Filippo, che pare si vede collegata con una nuova strada al centro di Tagliacozzo, che fino al 1870 sembrava un po’ distante dal piccolo paese di montagna. Ma è la ferrovia Roma – Pescara prodotta tra il 1880 e il 1900 a consentire un grande salto di qualità dell’area.

Poveri emigranti che vanno verso il porto per imbarcarsi
Purtroppo però il mondo agricolo-pastorale dei paesi della Marsica della fine dell’800 non riesce ancora ad unirsi al nuovo assetto di Torlonia che si viene strutturando e ciò produce malcontento e scoraggiamento, portando infine ad un abbandono dei piccoli paesi da parte dei giovani del posto che vanno a cercare la propria fortuna in America.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
I paesi come Poggio Filippo, che alla fine dell’800 vedono aumentare la propria popolazione in modo veloce, sono poi quelli che vedono anche i propri giovani maggiormente emigrare in cerca di fortuna. Chi riesce in questo manda poi i propri soldi alle famiglie rimaste in Italia, che beneficiano del sostentamento andando avanti nella vita.
Il nuovo secolo XX si apre tra grandi promesse e speranze di una lunga fase di sviluppo e ciò è vero anche per la Marsica che dopo una prima fase di rodaggio, dopo aver digerito la rivoluzione culturale e morfologica seguita alla scomparsa del Lago Fucino, inizia ad avviarsi verso uno solido sviluppo industriale.

Tagliacozzo nel 1906.

Avezzano a inizio XX secolo.
Purtroppo questo primo sviluppo industriale che si era ben avviato ad inizio secolo nella Marsica viene interrotto nel 1915 dal tremendo terremoto di Gioia dei Marsi, che distrugge in pochi secondi buona parte dei centri abitati marsicani, producendo migliaia di morti. Una vera ecatombe!!!

Terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

Le rovine di Magliano dei Marsi dopo il sisma
Anche i paesi della parte occidentale della Marsica risentono fortemente del sisma. Qui a Poggio Filippo i danni sono consistenti, con il villaggio che risulta gravemente danneggiato e con molte persone morte nel sisma. La calamità naturale produce a cascata moltissime conseguenze che solo con molto tempo e fatica verranno superate.

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco
della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)
Nell’immediato la situazione locale è grave a causa non solo del terremoto che l’ha distrutta, ma anche dal contemporaneo scoppio della prima guerra mondiale che risucchia tutti i giovani marsicani sopravvissuti al sisma. La maggior parte dei ragazzi partiti per il fronte muore in guerra producendo gravi lutti in famiglie già abbondantemente segnate per il sisma del 1915.

L’Europa nel 1919.
Finita la guerra nel 1918 si ricompongono ciò che rimane dei vari nuclei famigliari sopravvissuti al sisma del 1915. Inizia così lentamente e problematicamente una dura ricostruzione fisica e psicologica.
La ricostruzione fisica si rivela irta di ostacoli non solo materiali, ma anche politici in quanto i piccoli centri vengono secondariamente assistiti rispetto a quelli più grandi. Ciò è quello che avviene nel tagliacozzano, dove le frazioni del comune come Sant Donato, Poggio Filippo e altre, si ritrovano quasi abbandonate dal comune centrale che non provvede a ripristinare i collegamenti stradali ed elettrici.

Scorcio di Poggio Filippo nella zona alta tra la
chiesa di S. Ansuino e il castello. (Immagine personale)
Ciò genera fastidio ed esasperazione facendo infine esplodere una vera e propria rivolta sociale contro gli amministratori di Tagliacozzo. La rivolta avviene il 29 settembre 1922 a Tagliacozzo e si rivela talmente violenta che deve intervenire la polizia, che per calmare gli animi è costretta ad arrestare numerose persone coinvolte nel fatto. Tuttavia la rivolta scuote profondamente gli amministratori del comune che provvedono nel giro di pochi mesi a dotare le frazioni dei servizi richiesti. In particolare si osserva come la vecchia mulattiera diventa per opera del comune di Tagliacozzo una vera e propria strada di collegamento tra le frazioni di Poggio Filippo, San Donato ecc e Tagliacozzo.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Piano piano insomma pur con tutti i problemi che seguono a grandi tragedie, si avvia finalmente la ricostruzione anche nei borghi come Poggio Filippo, dove oltre alla ricostruzione dei collegamenti stradali, si provvede anche alla costruzione degli alloggi per i residenti. Grazie inoltre alla perseveranza dei residenti dei paesi come Poggio Filippo, si evita lo spostamento dei suddetti centri abitati, che in molti casi nella Marsica sono stati trasferiti in zone più funzionali per i collegamenti che però ha snaturato i vecchi borghi.

Tagliacozzo nel 1930.
La ricostruzione avviene negli anni ’20 e ’30 e quindi negli anni del Fascismo che porta con se una nuova mentalità e approccio ai problemi. Al di la di ciò che si può pensare sul Fascismo la Marsica è comunque ricostruita e riparte anche sul piano economico oltre che edilizio e ciò puntando sulle sue attività tradizionali, a cominciare dall’agricoltura, che sono migliorate con nuovi accorgimenti tecnici e allo stesso tempo si riprende lo sviluppo industriale della zona interrotto con il grave terremoto.
Parlare di sviluppo industriale nella Marsica degli anni ’20 e ’30 significa parlare dei Torlonia che rilanciano in grande le proprie attività locali a cominciare dallo zuccherificio, la maggiore industria del tempo.

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su
un muro di Aielli Stazione.
Nel periodo fascista vigeva inoltre una legge che impediva alle persone di spostarsi dai propri centri di nascita e ciò per impedire lo spopolamento delle campagne. Grazie anche a un netto miglioramento della propaganda fascista le popolazioni locali crescono di numero con famiglie composte anche da 8 – 10 membri. Si ha in pratica un vero boom demografico, dove anche Poggio Filippo con questa situazione vede crescere la propria popolazione.

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938
Purtroppo a questa fase di rilancio fa seguito una nuova guerra mondiale con l’entrata dell’Italia in guerra a fianco della Germania nel 1940, a causa della cecità e stupidità politica del regime fascista completamente responsabile dello sfacelo successivo della nazione.
Per la popolazione marsicana ciò significa nuove disgrazie dapprima con la partenza dei propri uomini nel 1940 per i vari fronti di guerra, con famiglie di nuovo disgregate e nuovi lutti all’orizzonte e dopo pochi anni nel 1942 con la perdita della “guerra simmetrica” dell’Italia, che provoca prima il crollo del regime fascista (luglio 1943) e poi l’invasione straniera (luglio-settembre 1943) con a sud gli Alleati che risalgono la penisola e la ontemporanea occupazione nazista dell’Italia fino a Frosinone, dove viene instaurata la Linea Gustav, confine fra le due nuove Italie.

Donne di Tagliacozzo lavano i panni nel fiume Imele a Tagliacozzo nel 1944
L’Abruzzo e la Marsica si ritrovano così nel campo tedesco con la polizia tedesca, che instaura un duro regime di polizia in tutto il territorio marsicano eproprio in questo, viene anche posizionata presso Massa d’Albe la direzione del comando tedesco della Linea Gustav (1943).
La popolazione sottoposta così a questo crudele regime fa quello che può per andare avanti, ma poi dal dicembre 1943 iniziano i primi bombardamenti alleati sul territorio marsicano, aumentando nel corso nei primi mesi del 1944.

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.
In questi duri e terribili mesi del 1944, tutta la popolazione della Marsica, compresa quella di Poggio Filippo, è sottoposta a un duro stress psicofisico che alla fine esplode in terrore, che porta molte persone a fuggire dai vari villaggi per trovare riparo nelle grotte delle montagne circostanti.
I bombardamenti alleati riguardano tutte le zone della Marsica compreso il tagliacozzano dove cadono diverse bombe, che seminano anche morte. Anche la popolazione dei piccoli paesi come Poggio Filippo fugge per trovare riparo sulle montagne e pur in questa situazione di grave disagio i Tedeschi continuano nelle loro crudeltà quotidiane contro la popolazione. Il tempo per fortuna passa e ai primi di giugno del 1944 gli Alleati sfondano la Linea Gustav dopo duri combattimenti. I Tedeschi presi alla sprovvista dalla vittoria alleata si ritirano in tutta fretta. La Marsica così viene liberata tra il 7 e il 12 giugno 44 e nel giro di un anno la guerra finisce totalmente. Si ricomincia!
Gli uomini italiani catturati sui vari fronti di guerra tornano via via nei propri borghi e le famiglie si ricompongono. Nei paesi come Poggio Filippo ci si rimbocca le maniche e si ricostruisce, prima le vie di comunicazione e poi via via i borghi. Si prova a riprendere così la vita tornando ad occuparsi delle vecchie attività locali come la pastorizia e l’ agricoltura e l’Italia nel frattempo diventa una repubblica con l’economia che tornata libera comincia a muovere i primi passi facendo ripartire il paese alla fine degli anni ’40.

La nascita della Repubblica nel 1946

Una classe di bambini a Poggetello, frazione di Tagliacozzo nel 1946
Tutto questo però non basta e nella Marsica ciò è ancor più vero con i borghi pieni di nuovo di popolazione, che non vede qui il proprio futuro. La gente dopo aver provato a resistere qualche anno inizia di nuovo ad emigrare. La nuova emigrazione nel corso degli anni si fa sempre più importante divenendo infine un nuovo esodo.
I giovani lasciano i propri paesi come a Poggio Filippo e iniziano a viaggiare, dapprima muovendosi verso il nord Europa e poi dalla fine degli anni 1950 ritornando in Italia muovendosi verso il nord del paese, che sta vivendo un boom economico, che piano piano si sposta anche al centro, soprattutto a Roma che viene a fare numeri importanti. La capitale in breve tempo diventa la meta preferita di tanti abruzzesi in cerca di lavoro.

Poggio Filippo negli anni ’50.
Qui a Poggio Filippo la vita scorre lenta negli anni ’50 e si continua a vivere di agricoltura con la maggior parte della popolazione rimasta impegnata in questo settore. I bambini nati a Poggio Filippo vanno a scuola nel paese e proseguono le superiori presso Tagliacozzo o Avezzano. Negli anni ’60 il miglioramento economico generale si percepisce maggiormente, e nonostante che nella Marsica la situazione risulti ancora difficile, anche qui si respira una maggiore serenità e fiducia nel futuro.
Poggio Filippo negli anni ’60 continua a spopolarsi e molti si trasferiscono nei centri più grandi o cambiano proprio regione, ma il legame tra coloro che se ne vanno e quelli che rimangono rimane forte e ciò si dimostra nei mesi estivi quando molti ritornano nei propri paesi d’origine.

Inaugurazione dell’uscita autostradale per Carsoli nel 1969
Con il 1970 nascono le autostrade abruzzesi che consentono un deciso abbattimento dei tempi di percorrenza tra una località e un’altra. La Marsica si avvia da questo momento verso un deciso miglioramento economico riuscendo meglio a vendere i propri prodotti sia nel campo agricolo che in tutti gli altri settori.
Gli anni ’70 sono un periodo di grande trasformazione per la Marsica, una sorta di fase gestionale dove si avvertono cambiamenti importanti che stanno per accadere, che però non sono ancora emersi, in quanto sono ancora in formazione. Ma i segnali di un miglioramento economico ci sono tutti, a cominciare dal turismo che vede nel decennio 1970-79 una forte crescita, trainato in ciò dal turismo invernale, che ha una crescita esponenziale.

Tagliacozzo negli anni ’70
A dimostrazione di ciò vi è in questo periodo la nascita di nuovi borghi per fini turistici come nel tagliacozzano, dove sorgono i centri di Piccola Svizzera e di Marsia o a Cappadocia con Camporotondo. Con questi nuovi borghi i comuni montani cercano d’intercettare al meglio questa forse fase espansiva.
Allo stesso tempo anche lo sviluppo industriale della Marsica viene aumentando con la crescita di diverse realtà locali, che portano alla costituzione di diversi nuovi nuclei industriali, che sono dislocati in diverse aree della Marsica come a Carsoli, Tagliacozzo, Cappelle e Celano. Ma è Avezzano che fa la parte del leone con il suo nucleo industriale che viene crescendo di più rispetto a tutti gli altri. La Marsica insomma cerca di rimettersi in moto dopo un lungo periodo di disagi.
Con gli anni ’80 finalmente la lunga fase di gestazione dell’economia marsicana arriva alla fine, arrivando ad una crescita consistente delle vendite dei prodotti locali e un deciso miglioramento nell’ambito turistico di diverse località.

Tagliacozzo nel 1984
Tutto ciò porta la Marsica a volare sul piano economico e sociale, fino ad avere un vero e proprio boom economico che esplode nei primi anni ’80. La successiva storica visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1985 ad Avezzano, offre alla Marsica l’occasione di mostrare al mondo la propria rinascita economica e ociale dopo un secolo di gravi privazioni.

DIpinto di Papa Giovanni Paolo II posto davanti al Santuario della Madonna di Pietraquaria
in ricordo della sua visita ad Avezzano nel 1985. (Immagine personale)
Si creano così nuovi presupposti di vita con un miglioramento lavorativo generale che porta molti a rafforzare i propri legami con i vecchi paesi compreso Poggio Filippo, costruendo o comprando seconde case, dove alloggiare nei periodi festivi. Certo è che il legame fra coloro che sono andati via per lavoro e il proprio paese non si è mai spezzato, consentendo a paesi come Poggio Filippo di riempirsi di gente nei periodi di festa.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Siamo quindi arrivati al nuovo secolo XXI con Poggio Filippo, che rimane un tranquillo e ameno paese che si affaccia sulla valle dell’Imele. Il paese per la sua splendida posizione assolata ed elevata è stato ed è oggetto di un certo turismo, che spinge molti visitatori della zona qui in questo splendido e antico borgo, attratti dalla visione di questo paese, che si affaccia sulla Tiburtina-Valeria e una parte di questi visitatori rimangono talmente affascinati dallo spettacolo panoramico che è possibile scorgere da qui, che tendono a tornare più volte.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Complessivamente sul piano economico c’è stato tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 un certo miglioramento socio-economico, che si è sentito fino al 2009. Poi complice il terremoto dell’Aquila del 2009 e una certa crisi economica generale vi è stata una fase d’incertezza per qualche tempo.

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)
Qui il terremoto dell’Aquila del 2009 ha prodotto molta paura, ma per fortuna pochissimi danni perlopiù concentrati in qualche manufatto antico e nelle chiese. Dopo il sisma dell’Aquila le chiese del paese sono state chiuse per diversi anni per un lungo restauro e sono state riaperte di recente.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie oggi. (Immagine personale)

Chiesa di S. Ansuino oggi. (Immagine personale)
Quindi oggi a distanza di quasi 15 anni dal sisma dell’Aquila le strutture religiose di Poggio sono tornate attive. Tra il sisma dell’Aquila e oggi vi sono stati gli altri sismi di Amatrice del 2016-17, che per fortuna qui a parte un po’ di movimento tellurico e un po’ di paura, non hanno lasciato strascichi.

Scorcio di Poggio Filippo oggi. (Immagine personale)
Poggio Filippo oggi è un piccolo paese dalle grandi potenzialità turistiche, grazie alla sua straordinaria posizione panoramica, che lo rendono ideale per una vacanza stanziale. Qui vi è tutto, da un’aria salubre, a un buon collegamento stradale alla Tiburtina Valeria e quindi al comune centrale di Tagliacozzo ed è relativamente vicino ad Avezzano, capoluogo del territorio. Allo stesso modo il paese è ben collegato con le strutture sanitarie del posto, a cui fare riferimento in caso di necessità e poi vi è la possibilità di poter girare per gli altri borghi vicini, tra cui Santa Maria d’Oriente dove vi ha sede il famoso santuario.
Nel corso degli anni 2010 la Proloco del paese ha lavorato molto per il rilancio turistico del borgo sia impegnandosi nel completamento del restauro dei danni del sisma del 2009, che nel rilancio delle manifestazioni culturali. Certo vi è stato lo stop della Pandemia, che purtroppo ha brevemente interrotto questo percorso, ma subito dopo questa parentesi il paese è tornato libero, riprendendo tutte le attività interrotte.

Scorcio di Poggio Filippo. (Immagine personale)
Venire a Poggio Filippo è sicuramente un’esperienza unica, che renderebbe felici molti, soprattutto quelli che hanno la voglia d’immergersi nei borghi antichi, incontaminati e immersi in una natura rigogliosa come a Poggio Filippo.

Poggio Filippo visto dal basso. (Immagine personale)
Qui è possibile vivere esperienze significative, praticando diversi tipi di sport in totale sicurezza, come il trekking lungo la catena dei monti Carseolani, la bike lungo i sentieri della zona, il fare passeggiate a cavallo sfruttando i maneggi vicini, ecc.

Attorno a Poggio Filippo ci sono diversi sentieri dove poter andare in bicicletta.
Chiaramente se si viene a Poggio Filippo non si può fare meno di visitare il paese, che è un antico borgo medievale fortificato, che possiede numerosi scorci storici che rimandano al tempo medievale.

L’antico castello di Poggio Filippo. (Immagine personale)
Il borgo possiede molti aspetti del periodo medievale a cominciare dall’antico maniero, che seppure ha perso nel tempo diversi elementi architettonici del suo passato di castello, è ancora facilmente riconoscibile per la sua forma, che spicca sul resto delle case presenti. A poca distanza dal castello troviamo la chiesa di Sant’Ansuino risalente alla metà del ‘700.

Porta del’Arco, antica porta del borgo medievale di Poggio Filippo
con le case mura del paese antico. (Immagine personale)
Girando poi intorno alla chiesa si nota un’apertura ad arco che era in antichità una delle porte medievali del paese. Ebbene se si entra in questa apertura si entra in un piccola galleria presente sotto la chiesa, dove di colpo ci si trova catapultati nel Medioevo.

Strada dove passavano le antiche mura del borgo medievale
oggi sostituite dalle case che mantengono i contrafforti. (Immagine personale)
Uscendo da qui e scendendo le scale si nota una strada che se ci si fa caso è composta da numerose case con strutture tipo bastioni. Ebbene questa erano le antiche mura del paese, che nel tempo sono divenute case-mura. Non so voi ma per me vedere questo è stato emozionante.
E dopo tanto movimento non si può non fermarsi nei bar e ristoranti del paese o della zona, dove le prelibatezze sono ben presenti in modo ricco e sostanzioso e aspettano solo di essere degustate.
Quindi che aspettate venite a Poggio Filippo!!!
