CIVITA D’ANTINO – PALAZZO FERRANTE


 

STORIA DI PALAZZO FERRANTE DI CIVITA D’ANTINO

 

__________

XVI secolo

 

– I FERRANTE GIUNGONO A CIVITA D’ANTINO

Intorno al 1590 un certo Domenico Ferrante, originario di Valmontone, si trasferisce a Civita d’Antino e inizia così la storia della famiglia Ferrante nel paese abruzzese.

Domenico Ferrante è originario di Valmontone e qui a seguito di forti contrasti con le autorità pontificie, decide di trasferirsi in Spagna, ovvero nel vicereame spagnolo di Napoli, valicando le montagne abruzzesi che dividono i due stati.

Egli prima giunge a Rendinara e subito dopo arriva a Civita d’Antino, qui Domenico inizia a comprare diversi beni tra cui molti terreni, sia presso Civita d’Antino, che nei paesi vicini. Tuttavia la sua base rimane Civita d’Antino.

Inizia così la storia dei Ferrante a Civita d’Antino. In un breve arco temporale egli e i suoi discendenti acquisiscono un forte potere locale, divenendo un’autentica guida politica e contribuiranno, soprattutto a partire dal XVIII secolo, a una certa rinascita culturale del piccolo borgo abruzzese.

Il piccolo borgo di Civita d’Antino alla fine del XVI secolo è una paese povero con pochi abitanti (430 abitanti nel 1595), ma dalla felice posizione nella Valle Roveto, che lo fa un’autentica fortezza naturale. Questo tuttavia contribuisce a isolarlo dal resto dei borghi e la gente per riuscire a sopravvivere è costretta a percorrere molti km per vendere i suoi poveri prodotti. La popolazione è del tutto ignorante e l’autorità religiosa rappresentata dal parroco locale, è quasi assoluta. I Ferrante inserendosi in questo quadro riescono a dominare in breve la scena politica del borgo.

 

__________

XVII secolo

 

– LA COSTRUZIONE DI PALAZZO FERRANTE A CIVITA D’ANTINO

All’inizio del XVII secolo l’isolamento del paese, la forte tassazione spagnola e altre dinamiche spingono il paese verso una sempre maggiore povertà. Questo porta Civita d’Antino a spopolarsi sempre più scendendo a soli 300 abitanti nel 1617.

Nel frattempo nel giro di soli pochi decenni Domenico Ferrante consolida la propria ricchezza, e avvia all’inizio del secolo XVII, presso Civita D’Antino, la costruzione del proprio palazzo, con lo scopo di rappresentare la propria ascesa sociale e quella della sua  famiglia.

Palazzo Ferrante è una struttura grande che viene costruita in più fasi. Il primo nucleo del palazzo viene edificato nella zona dei Banchi, presso l’antico foro di Antinum.

 

– LA SITUAZIONE SOCIO – ECONOMICA DI CIVITA D’ANTINO

A metà del Seicento la situazione di Civita d’Antino è sempre più miserevole, l’economia locale continua ad andare male e la popolazione continua a soffrire. Purtroppo questa condizione di grande povertà è comune a tutto l’Abruzzo, ma più in generale a tutto il vicereame di Napoli. Da questa condizione esplode nel 1647 la grande rivolta popolare di Masaniello, che nel volgere di poco tempo si espande a macchia d’olio in tutto il meridione. La popolazione si rivolta contro la troppo alta tassazione spagnola che soffoca l’economia dell’Italia del sud.

La grande rivolta trova in Abruzzo terreno fertile e l’intera regione si rivolta. Purtoppo però la rivolta è soffocata nel sangue  dagli Spagnoli l’anno successivo. Questi in breve riprendono il controllo dell’intero territorio italiano. Ciò spinge la popolazione verso la disperazione. Disperazione che di li a qualche anno cede il passo alla morte. Nel 1656 scoppia nel meridione italiano un forte epidemia di Peste. Questa nel volgere di pochi messi stermina interi paesi e altri ne colpisce duramente.

In questa situazione anche la Marsica riporta gravi danni in termine di morte della popolazione. Qui muoiono circa 4.000 persone, un’ecatombe. A Civita d’Antino su una popolazione di 300 unità, muoiono circa 60 persone. La popolazione nel 1657 scende di colpo a 240 persone. Ci vorranno molti anni perchè il paese si possa riprendere.

 

– PALAZZO FERRANTE NEL CORSO DEL XVII secolo

Nel corso del XVII secolo proseguono i lavori per l’ingrandimento di Palazzo Ferrante, la grande villa di Domenico e della sua famiglia.

Scomparso ormai da diverso tempo Domenico Ferrante, è il figlio Ferdinando a guidare le sorti della famiglia che viene sempre più affermandosi in campo economico.

Ferdinando Ferrante è una persona molto devota e fa dono, ai primi del Seicento, alla chiesa di Santa Maria Maddalena, di un altare dedicato alla Santissima Concezione e di un dipinto attribuibile al pittore napoletano Pietro Stanzione.

La scalata sociale dei Ferrante è sempre più evidente dalla costruzione del palazzo di famiglia, che è in questo periodo un cantiere sempre aperto. Certo questi sono anni duri in Civita D’Antino, il piccolo paese conta ormai pochissimi abitanti, ma i Ferrante proseguono a stare qui e ad essere baluardo e guida del paese.

La famiglia supera poi abbastanza bene l’epidemia di Peste del 1656-57 e va prosegue alacramente nei suoi affari.

Nel 1661 avviene la morte quasi contemporanea di Pietro Ferrante a soli 51 anni e poco tempo dopo dello stesso Ferdinando, ora anziano.

Gli eredi di Ferdinando oltre a ingrandire il palazzo tra XVII e XVIII secolo si occupano anche dei suoi giardini, che vengono curati e arredati secondo i canoni dell’epoca. Questi giardini appaiono a chi li visita degni di nota per la magnificenza con la quale sono composti e curati. La popolazione e diversi ospiti della famiglia definiscono i giardini di Casa Ferrante come una sorta di “giardini vaticani di Civita d’Antino”.

A fine secolo infine si ha la chiusura della chiesa – convento di Santa Maria Maddalena, a causa di varie problematiche interne alla struttura. Ciò produce un forte dispiacere ai Ferrante, che li induce nel giro di qualche di tempo, a costruire per se stessi, vicino al loro palazzo, una nuova chiesa.

 

___________

XVIII secolo

 

– LA NUOVA CHIESA DELLA SANTISSIMA CONCEZIONE

Ex chiesa della Santissima Concezione. (Immagine personale)

 

La chiesa in questione è una piccola cappella costruita a ridosso di Palazzo Ferrante e in collegamento interno con questo. La chiesa, chiamata chiesa della Santissima Concezione, viene eretta tra il 1700 e il 1710 e prende il nome dall’affresco e dall’altare dedicato alla Santissima Concezione presente nella vecchia chiesa di Santa Maria Maddalena.

All’incirca nel 1710 l’affresco e l’altare della Santissima Concezione ancora presenti nella vecchia chiesa di Santa Maria Maddalena, sono da qui prelevati e portati nella nuova struttura religiosa dove sono collocati come altare maggiore. In questo modo la chiesa assume il definitivo nome di chiesa della Santissima Concezione

La nuova struttura religiosa è chiaramente un piccolo edificio, ma nonostante ciò è curato in tutti i particolari e segue come decorazione lo stile vigente del Rococò.

 

– I TERREMOTI DI INIZIO ‘700

In Abruzzo a inizio XVIII secolo si verificano alcuni importanti terremoti che provocano nella regione molti danni. I terremoti in questione sono il terremoto dell’Aquila del 1703 e il terremoto della Majella del 1706. Entrambi i sismi sono molto forti e distruttivi e producono danni anche nella Marsica qui sono diverse le strutture che vengono lesionate o distrutte. Al livello storico però al momento non abbiamo notizie di danni nel centro di Civita d’Antino.

Sicuramente qui le scosse si sono avvertite distintamente e probabilmente alcuni danni superficiali possono essere capitati.

 

– Il PAESE DI CIVITA D’ANTINO A INIZIO ‘700

Il paese marsicano di Civita d’Antino tende a crescere al livello demografico, riprendendosi via via dal gravoso periodo del secolo XVII.

Sul piano economico il paese si trova probabilmente in una condizione migliore rispetto al secolo passato, ma la vita per la popolazione locale rimane sempre problematica e piena di sacrifici. L’isolamento endemico del borgo infine non fa che aumentare i problemi rendendo a volte insopportabile la vita qui.

 

– PALAZZO FERRANTE E I FERRANTE NEL XVIII SECOLO

Superato il gravoso secolo XVII, per i Ferrante si apre un periodo di forte ascesa sociale. Questi sono sempre concentrati nella propria scalata sociale e per questo curano molto il proprio palazzo.

Il palazzo viene arricchito con nuove parti strutturali, mentre le stanze e il mobilio sono curati con la massima precisione nello stile barocco e poi tardo barocco dell’epoca.

A metà secolo i Ferrante iniziano a creare all’interno del palazzo una piccola ma significativa biblioteca, che in breve diventa uno dei maggiori motivi di orgoglio della famiglia. Si racconta che in questa biblioteca vi erano manoscritti del XV secolo, che erano tra i pezzi più pregiati della struttura.

I Ferrante cresciuti nel frattempo economicamente e socialmente riescono a creare nel proprio palazzo un ricco salotto artistico-letterario. Coloro che giungono qui a Palazzo Ferrante si accorgono presto del grande peso che essi hanno nel paese, dove tutti gli abitanti del borgo rispettano in modo ubbidiente e assoluto questa famiglia.

Il paese di Civita d’Antino con questa famiglia mostra di avere un profondo rapporto apparentemente di servo-padrone, ma in realtà di grande concordia vista la ricchezza culturale che essi apportano al borgo.

I Ferrante al livello culturale sono dei grandi mecenati, che favoriscono in ogni modo il progresso dell’arte e della scienza. Il salotto culturale da loro creato, non ha solo un fine sociale, ma anche di ricchezza culturale. Sicuramente circondandosi di artisti e letterati la loro rispettabilità cresce, ma allo stesso tempo essi stessi ne vengono direttamente influenzati.

In questo contesto si formano i fratelli Domenico e Francesco Ferrante, che a metà Settecento oltre a guidare la famiglia sul piano politico ed economico, sviluppano un grande interesse culturale per l’archeologia, che li rende dei veri e propri professionisti di questa scienza, tanto da essere considerati tra i primi più grandi archeologi della Marsica.

Al livello archeologico Domenico svolge la propria attività in Civita d’Antino, dove ben conoscendo la storia del paese e dell’importanza che esso rivestiva in epoca romana, si occupa di recuperare in giro per il borgo i primi importanti reperti archeologici del suo paese. Oggi questi reperti trovati da lui sono esposti nel museo locale di Antinum.

Invece Francesco svolge la propria attività di archeologo presso Luco dei Marsi. Egli, ben conoscendo l’importanza del borgo marsicano in epoca antica, esegue qui molti scavi riuscendo a rinvenire importanti reperti archeologici.

 

– LA CHIESA DELLA SANTISSIMA CONCEZIONE DIVENTA CHIESA DI PAESE.

Nel 1762 in seguito al crollo della chiesa madre di Santo Stefano, la piccola chiesa dei Ferrante della Santissima Concezione diviene per breve tempo fino al 1767, la chiesa madre del borgo. Nel 1767 vengono completati i lavori di ricostruzione della chiesa di Santo Stefano e a causa di ciò la chiesa della Santissima Concezione torna cappella privata dei Ferrante

 

– CIVITA D’ANTINO ALLA FINE DEL XVIII SECOLO

Come abbiamo visto l’influenza dei Ferrante sul borgo di Civita d’Antino è praticamente assoluta, quindi scindere la storia di questa famiglia dal piccolo paese è impossibile, poichè in un certo senso la storia del paese è anche la storia di questa famiglia. Tuttavia qualche dato in più ci aiuta a capire l’andamento del paese.

Civita d’Antino alla fine del XVIII secolo è riuscita a recuperare completamente la crisi demografica del secolo passato, portandosi ad una popolazione di 1541 unità nel 1779. In questa fase il paese grazie ai Ferrante è divenuto un centro artistico di notevole importanza, ponendosi all’avanguardia sul piano archeologico. Certo sul piano economico la situazione non è felice poichè gli abitanti continuano ad essere molto poveri, ma la situazione rispetto al passato è sicuramente migliorata e più stabile, e il dato demografico ne è l’esempio lampante.

 

– I FRANCESI

A fine secolo i Francesi invadono il regno di Napoli conquistandolo dopo duri scontri. Tuttavia l’occupazione francese dura poco tempo, sia a causa della forte opposizione popolare che per altri fattori contingenti. Questo spinge i Francesi ad abbandonare il suolo napoletano nel 1800. In seguito a ciò abbiamo il ritorno dei Borbone.

 

___________

XIX secolo

 

– IL RITORNO DEI FRANCESI

Nel 1806 i Francesi rioccupano il regno di Napoli scacciando nuovamente i Borbone, ma questa volta senza incontrare difficoltà. Il governo francese dura circa 10 anni, e in questo tempo sono numerose le riforme fatte, tra cui l’abolizione dei diritti feudali, che porta nella Marsica ad una grande rivoluzione politica. Rivoluzione che si esprime con la caduta del ducato di Tagliacozzo retto dai Colonna e della contea di Celano retta dagli Sforza-Cabrera.

Per Civita d’Antino questa nuova realtà porta il paese a divenire un grande comune che tiene sotto di se numerosi borghi anche importanti.

 

– LA CADUTA DEI FRANCESI E IL RITORNO DEI BORBONE

Nel 1815 cade Napoleone e come in un gioco di domino tutti gli stati napoleonici vengono meno compreso il regno di Napoli retto da Gioacchino Murat. In seguito a ciò ritornano a Napoli i Borbone con il vecchio sovrano Ferdinando, che prende la nuova qualifica di re delle Due Sicilie.

Il governo borbonico dura poco più di 40 anni e in questo periodo Civita d’Antino mantiene la sua fisionomia di borgo di montagna soggetto sempre all’influenza e importanza della famiglia Ferrante.

I Ferrante assicurano una certa tranquillità nel paese, che nonostante la sua perdurante povertà e isolamento è comunque un paese tranquillo. Probabilmente questa tranquillità viene assicurata anche dalla grande ignoranza della popolazione e molto influenzata dal clero locale.

Sotto il profilo politico Civita d’Antino è un comune che comprende le frazioni di Rendinara e Morino fino al 1832. In questo periodo il comune ha una popolazione di circa 2.800 unità. Successivamente nel 1832 Rendinara e Morino si distaccano da Civita d’Antino portando il paese a rimanere solo, ma nonostante ciò la popolazione si mantiene sopra le 1000 unità.

 

– I FERRANTE E PALAZZO FERRANTE SOTTO I BORBONE

I Ferrante sono stati per lungo tempo filo-borbonici, riuscendo ad avere un rapporto diretto con la casata dei Borbone di Napoli. Questo speciale rapporto lo si deve ad Antonio Ferrante il più politico della famiglie. Grazie a lui la famiglia Ferrante diventa sempre più importante nel panorama locale, rivestendo un ruolo importante per tutta la Marsica.

Antonio Ferrante (1786-1869) è riuscito per lungo tempo ad avere un rapporto stretto con il re di Napoli Francesco I, arrivando persino a curare per diverso tempo gli affari privati dello stesso. Dopo la morte di Francesco nel 1830 il rapporto Antonio con i Borbone prosegue con il figlio e successore Ferdinando II.

Il giovane re ha mantenuto il legame con Antonio Ferrante, in virtù della sua antica amicizia con il padre e per il fatto di essere una persona di chiara fiducia.

 

La catena di Ferdinando II posta davanti il portone principale. (Immagine personale)

 

Ciò ha portato Ferdinando II a far visita ad Antonio Ferrante nel 1832, presso la sua casa di Cicita d’Antino. Il giovane re si trova ospite di Palazzo Ferrante 12 luglio 1832. In ricordo di questa visita, il re concede il privilegio di avere la catena di ferro davanti il portone del palazzo. Tale catena è ancora visibile dinanzi il portone di Casa Ferrante.

Sempre in virtù di questa fiducia, che lega Antonio a Ferdinando II, egli viene nominato, per decreto reale, Presidente della Commissione Distrettuale di Avezzano. Questo organismo ha il compito di segnalare alle rispettive autorità i bisogni e desideri della popolazione del Distretto.

 

Palazzo Ferrante nel 2017. (Immagine personale)

 

Riguardo l’importanza e la magnificenza di Palazzo Ferrante di questo periodo vi è  la testimonianza di un viaggiatore inglese, Richard Keppel Craven, che ospite di Antonio Ferrante nel 1831, descrive molto bene il borgo di Civita d’Antino, Palazzo Ferrante e il rapporto che lega i civitani ad Antonio Ferrante, capofamiglia dei Ferrante.

Egli dice

” il paese ha l’aspetto dei più modesti villaggi greci, composto di poche case povere fra massi rocciosi e cespugli di prugnoli, sulla superficie nuda e desolata di un squallido monte. Fra quelle, o meglio davanti a quelle, si innalza una chiesa moderna insieme ad un ampio palazzo il cui nucleo e i suoi successivi ampliamenti rivelano notevole spesa e attenta cura. Qui alloggiammo la notte, naturalmente molto meglio di quanto mi aspettassi.

Le parole del taverniere infatti mi avevano fatto intravedere al massimo la modestia abitazione di qualche galantuomo. dove avremmo potuto trovare ospitalità a pagamento. Trovammo invece che il signor Ferrante era evidentemente abituato, e ne traeva piacere, a ricevere ospiti con la cordialità riservata ai vecchi amici.

Ci fu mostrata una lunga fila di stanze, arredate con ricchezza e lusso tali, che non potemmo evitare di chiederci in che modo camini rivestiti di marmo, tavoli intarsiati, dipinti in splendide cornici dorate e tutta l’altra roba, meno appariscente sia pur utile, lettiere intagliate, telai e porte di noce, serramenta di ottone, avevano potuto trovare il mezzo per raggiungere un posto cosi inaccessibile “.

 

– Tornando ad Antonio Ferrante, la sua carriera politica negli anni 1840 è tutta un crescendo, diventando sempre più un apprezzato e conosciuto politico nell’ambito della Marsica.

Ciò gli consente di essere eletto deputato al Parlamento Borbonico nel 1848 e in seguito ai tumulti del maggio 1848 di essere riconfermato deputato della nuova assemblea rieletta dopo lo scioglimento della precedente da parte di re Ferdinando II.

In questo periodo Antonio si convince della pessima conduzione del governo da parte di Ferdinando II e abbraccia l’idea dell’unità italiana. Egli è ormai convinto che l’unità italiana non solo è inevitabile, ma necessaria. Per questo motivo decide di dimettersi da deputato adducendo  la scusa delle ragioni di salute. Probabilmente pur in forte contrasto con il re, rispetta questo in virtù del suo precedente legame con la casa borbonica.

Sul piano culturale con Antonio Ferrante, la famiglia di Civita d’Antino assurge ad un grande ruolo di mecenatismo, continuando ad ospitare nel palazzo una lunga schiera di artisti, intellettuali, uomini di cultura e scienza, italiani e stranieri, e grazie alla loro opera, portata a compimento sotto la paterna ospitalità di Antonio Ferrante, oggi si conservano numerose testimonianze sulla storia di Civita d’Antino.

 

– LA FINE DEL REGNO DI NAPOLI E L’INIZIO DEL REGNO D’ITALIA

Nel corso degli anni ’50 del XIX secolo la situazione del Regno di Napoli va rapidamente deteriorandosi. Il re non vuole concedere riforme, si rinchiude in un autoritarismo che portano il governo ad indebolirsi sul piano interno. L’opposizione ai Borbone seppure non manifestata apertamente viene aumentando. Nel 1860 Garibaldi con un manipolo di uomini sbarca in Sicilia e presentandosi come l’uomo nuovo che porta progresso riesce a far breccia nei Siciliani, specie nei giovani emergenti di classe media.

Molti di loro si arruolano nella sua guardia, e ingrossando le file garibaldine lottano contro l’esercito borbonico che battuto più volte dai Garibaldini, finisce sconfitto e costretto a capitolare. Infine lo stesso re Francesco II di Borbone è costretto a fuggire, riparando nello Stato della Chiesa, è la fine del regno di Napoli.

Garibaldi prende in mano il potere provvisorio nel Mezzogiorno in nome di Vittorio Emanuele II di Sardegna. Poco tempo dopo nell’incontro a Teano Garibaldi consegna formalmente il potere del meridione al re sabaudo. Infine dopo una serie di referendum il nord si unisce con il sud e nasce il nuovo regno d’Italia. Il 17-3-1861 Vittorio Emanuele II assume il titolo di Re d’Italia.

Il nuovo stato fatica ad imporsi nel mezzogiorno, soprattutto per la presenza dei briganti. Il governo affronta allora questo problema, mandando nel sud decine di carabinieri con lo scopo di debellare il brigantaggio e allo stesso momento il poter entrare in contatto con la popolazione.

Gli Abruzzesi molto sospettosi del nuovo governo dopo un’iniziale forte diffidenza decidono di schierarsi con questo. Nel 1870 circa i briganti sono debellati e la zona della Marsica è liberata dal problema.

 

– I FERRANTE DOPO LA FORMAZIONE DEL NUOVO REGNO D’ITALIA.

Dopo l’unificazione politica nella Marsica è molto forte la diffidenza della popolazione locale nei confronti dei Savoia ed è invece forte è la nostalgia verso i Borbone. In questo contesto il governo di Torino corre ai ripari nominando persone di sua fiducia nei posti di comando locale.

Nel caso di Civita d’Antino il vecchio Antonio Ferrante è nominato direttamente dal re quale primo sindaco del paese di Civita D’Antino e in questa veste rimane sindaco del paese fino alla sua morte avvenuta nel 1869.

Antonio cerca di stare vicino al piccolo borgo cercando di provvedere a tutte le necessità locali.

Dopo la morte di Antonio Ferrante, i Ferrante continuano a risiedere a Civita d’Antino e proseguono nell’opera di mecenetismo in cui si sono sempre distinti.

Palazzo Ferrante continua a essere il centro della vita mondana del piccolo borgo, che conta nel 1861 le 1823 unità, probabilmente questo è il picco più alto di gente presente a Civita d’Antino nell’arco di tutta la sua storia.

 

– PALAZZO FERRANTE E I FERRANTE A FINE XIX SECOLO

Alla fine del XIX secolo Enrico Ferrante (1861-1943) è al livello locale il punto di riferimento familiare sul piano politico, ricoprendo per molto tempo il ruolo di sindaco di Civita d’Antino. Da non dimenticare anche Filippo Ferrante (1862-1915) Pretore a Civitella Roveto

I Ferrante tra la fine del secolo e l’inizio del XX continuano nella loro attività di mecenatismo ospitando e intrattenendo rapporti con molti artisti, tra cui anche Christian Zachmann, pittore impressionista danese, che ha trovato in Civita d’Antino un luogo ideale dove creare la propria scuola di pittura.

Christian Zachmann comincia a frequentare Civita d’Antino e casa Ferrante fin dal 1883, e ha continuato a venire qui tutti gli anni per dipingere e insegnare pittura fino al 1914.

Nel luglio 1884 Zachmann, che frequenta da ormai un anno Civita d’Antino e la famiglia Ferrante, scrivendo ad un amico, descrive con dovizia di particolari l’eleganza di Palazzo Ferrante e le opere in esso contenute.

Egli dice:

“Mi occupo di decorazioni come te, la sala da pranzo della famiglia Ferrante. Penso che nessuna stanza in tutta la Danimarca è dotata di ornamenti tanto sontuosi; ma il mio lavoro ne costituisce solo una minima parte. La sala e abbastanza grande, lunga 11 metri. Verrà decorata in stile inizio del secolo con in più motivi rose.

 

Palazzo Ferrante in un dipinto del 1890 di Hanry Lorup. (Fonte Internet)

 

Ciò che fa diventare sontuoso il salone è il fatto che ho ricevuto il permesso dai proprietari di prendere i migliori quadri di tutto il palazzo per adornarne questa sala. Il quadro che attira di più l’attenzione è “La Notte” del Correggio.

Le voci dicono che è originale ed io sono di questo parere.

E’ stato dipinto con un fondo rosso sangue di velluto. E’ di dimensioni 58×68 cm. Esso, irradia una luce viva, che brilla e splende come fuoco di artificio. Non ho mai pensato che si potesse arrivare a tanto. A me sembra che il quadro di Dresden, regga poco il confronto con questo: qui gli angeli sono di un colore blue grigio, in contrasto con la luce della camera che a prima vista sembra luce di lampadario; i colori dei quadri sonovaghi e profondi, sono leggeri come colori ma profondi, brillanti di verde azzurro come se venissero da un altro mondo.

Il quadro è più intenso di quello che si conserva a Dresden e somiglia a quel grande pastello dipinto dal Correggio, che è al Palazzo Doria di Roma. Mentre tutti i nuovi elementi sono estremamente esuberanti, la luce è incomprensibile tremolante e leggera, dando movimento agli Angeli.Questo stile Rococò è così incomprensibile e bello in tutto: i confronti della luce su alcuni punti sono così forti che è impossibile guardare da vicino, ma a distanza tutto si forma ed appare più caro ed io non so perché. E così il quadro è incomprensibile, ma in verità è proprio magnifico. E’ il miglior fiore del Rococò”.

 

Riguardo alla scuola di pittura di Zachmann si è rivelata da subito importante punto di riferimento per pittori nordici, attraendo in Civita d’Antino molti giovani provenienti da tutti i paesi del Nord Europa, che hanno imparato il mestiere  di pittore e hanno diffuso con le loro rappresentazioni usi e costumi degli abitanti di Civita d’Antino, e più in generale gli usi e i costumi delle genti marsicane.

 

Guardando le rappresentazioni artistiche dei pittori danesi su Civita d’Antino, si può ammirare, un intera fase della vita della Marsica, quella tra fine ‘800 e inizio ‘900, e capire attraverso queste immagini vive il carattere fiero di questo popolo.

 

I Ferrante mentre escono dal loro palazzo. (Fonte internet)

 

Tornando a Palazzo Ferrante i pittori danesi hanno frequentato molto questo posto, lasciando anche alcuni affreschi, purtroppo oggi in gran parte persi.

 

Palazzo Ferrante in una pittura degli impressionisti danesi. (Fonte internet)

 

Palazzo Ferrante viene spesso ritratto dai pittori danesi, diventando così uno dei simboli del paese, esaltandone in qualche modo la sua centralità politica.

 

– PITTORI DANESI

Come abbiamo accennato prima, nel 1884 Zachmann, trovando in Civita d’Antino un luogo fantastico dove poter dipingere in tranquillità e soprattutto ispirarsi, fonda qui una scuola di pittura per pittori danesi e non solo.

Questi giunti nel paese abruzzese, hanno trovato qui un posto ideale, e innamoratisi del luogo sono rimasti per lungo tempo, producendo un enorme quantità di dipinti, sul modello impressionista del tempo.

Molti di questi dipinti, già quando era ancora attiva la scuola di Zachmann, hanno riscosso molto successo in diverse mostre internazionali. La prima mostra dove sono stati esposti i dipinti è la Biennale di Venezia del 1895.

In questa occasione per la prima volta molti dipinti con Civita d’Antino come sfondo o anche come elemento principale vengono ammirati e giudicati meravigliosi. Con i dipinti di Civita d’Antino, il paese viene per la prima volta mostrato con tutte le sue caratteristiche di paese di montagna, le sue tradizioni e i suoi costumi.

 

Famosa scena di pittura di Zachmann, contornato dalla popolazione locale.

 

Il grande e proficuo rapporto fra i pittori danesi e Civita d’Antino coinvolge l’intera cittadinanza civitiana, che di buon grado si lascia ritrarre nei suoi momenti di vita campestre. I migliori quadri dei pittori di Zachmann, sono secondo me proprio i momenti di vita normale della gente di Civita d’Antino, sia quando sono impegnati nei lavori di campagna, che quando si trovano nel borgo. Chiaramente in tutto questo Civita d’Antino rappresenta l’elemento principe.

Questo proficuo rapporto porta nel 1902 il comune di Civita d’Antino a nominare Christian Zachmann cittadino onorario del paese abruzzese. Questo per il pittore danese è motivo di orgoglio e responsabilità verso questa comunità che lo ha accolto.

Importante luogo simbolo della scuola di pittura di Zachmann è Casa Cerroni, un piccolo albergo locale, eletto dai pittori quale sede della loro scuola stessa.

 

Scena dei pittori danesi che li ritrae in un momento conviviale a Casa Cerroni

 

Qui loro mangiano, dormono, lavorano, si scambiano idee. Casa Cerroni è in questa fase il centro di vita artistica dell’intero paese.

La fase di vita della scuola di Zachmann va avanti fino al 1915, anno del tremendo terremoto di Gioia dei Marsi, che per forza di cose interrompe questa magnifica e produttiva esperienza.

 

 

– CIVITA D’ANTINO A FINE XIX SECOLO

Civita d’Antino vive nella fase dei pittori di Zackmann un momento molto felice sul piano artistico, ma rimane un paese di montagna isolato rispetto alle altre località e per questo motivo gravoso da viverci.

 

    Civita d’Antino in un ritratto di fine XIX secolo

 

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sono molte le persone, che lasciano Civita per traferirsi all’estero in cerca di fortuna. Civita d’Antino però nonostante tutto, la povertà, la fatica del lavoro nei campi e anche la grande ignoranza imperante, si dimostra forse più di altri, un paese armonioso dove è vero che la situazione è difficile, ma è anche piacevole viverci poichè la fatica è condivisa e la presenza felice di questa schiera di pittori riesce a dare un senso di minor peso al tutto.

 

Scena di lavoro contadino nei campi di Civita d’Antino  a fine XIX secolo

 

Al riguardo ci sono diverse testimonianze scritte dei pittori danesi, a cominciare da Zackmann, che descrivendo il paese di Civita d’Antino, non ne danno un’idea cupa di paese triste e rinchiuso su se stesso, ma al contrario di un paese lavoratore, profondamente attaccato alle proprie tradizioni e apertissimo verso le novità che la vita offre, compresa la cultura.

 

Scena cittadina a Civita d’Antino

 

A questo riguardo, sulla vita a Civita d’Antino, in mezzo a tante testimonianze lasceteci dai pittori danesi, citiamo alcune righe scritte da Zachmann alla fine dell’Ottocento.

La prima riguarda una lettera scritta da Zachmann nel 1883 ad un amico. Qui egli scrive

Sono innamorato della montagna e del carattere che dona alla gente che la abita. Dovresti vedere i giovani lavoratori tornare dai campi. Con le zappe sulle spalle, canticchiando allegri le loro melodie del salterello. Avresti detto con me che in nessun teatro s’era mai sentito un coro più bello… tutti cantano di cuore…”

 

Scena con Civita d’Antino sullo sfondo.

 

La seconda lettera riguarda alcune righe scritte da Zachmann alla madre sempre alla fine dell’Ottocento. Egli scrive

“La vita a Civita è come una lunga festa e tutti si fanno in quattro per noi”

 

Un paese insomma dove l’armonia della natura e la gioia di vivere prevalgono in qualche modo sulle difficoltà anche molto gravose di una vita di montagna.

 

 

__________________

XX secolo

 

– PALAZZO FERRANTE ALL’INIZIO DEL XX SECOLO

Palazzo Ferrante all’inizio del XX secolo rimane il centro della vita cittadina, insieme alla locale locanda Cerroni che ospita i pittori danesi.

La conferma della centralità del palazzo emerge dai numerosi dipinti dei pittori danesi che lo ritraggono. In questi emerge chiaramente la chiara frequentazione del palazzo da parte della gente comune che lo prendeva come punto di riferimento della vita sociale del paese.

 

Immagine di Palazzo Ferrante in un dipinto dei danesi del 1913. (Fonte Internet)

 

Negli anni del primo Novecento i Ferrante sono ancora una famiglia importante nel panorama politico locale e a ciò consegue una forte attenzione su Palazzo Ferrante di Civita d’Antino, ancora pienamente funzionante come circolo per artisti e letterati.

 

 

– CIVITA D’ANTINO E I PITTORI DANESI

 

Scorcio di Civita d’Antino. (Pittura di Peter Tom Petersen)

 

Nel 1902 come accennato prima, il comune di Civita d’Antino assegna a Zachmann la cittadinanza onoraria, in virtù dell’enorme mole di lavoro svolta nel paese attraverso i suoi dipinti e la scuola di pittura scandinava presente nel paese con base alla Locanda Cerroni, chiamata anche Casa Cerroni.

Con questo atto in qualche modo inizia l’ultima fase dei pittori danesi a Civita d’Antino, ma in qualche modo anche l’ultima fase d’oro del paese, che nonostante la perdurante crisi economica, vive sul piano culturale e sociale la sua età dell’oro e ciò proprio grazie ai pittori scandinavi che assicuravano al paese oltre che una grande popolarità anche una certa entrata economica.

Fatto è che Civita d’Antino con i suoi 1.600 abitanti circa è un paese rigoglioso in questo periodo anche una certa positività per il futuro. I campi di Civita in questa fase sono tutti meravigliosamente coltivati e il paesaggio che si vive in questa fase è pieno di vita e cultura.

I Ferrante, alla guida del paese da molto tempo, riescono a salvaguardare bene il borgo, anche grazie all’aiuto dei pittori danesi.

Per esempio vediamo Zahartmann partecipare come finanziatore al progetto comunale “migliorare la bellezza del paese”. In pratica grazie alla raccolta fondi del comune e ai finanziamenti di Zahartmann vengono piantati alberi di platano, nella piazza principale e nel piazzale dove vi è il lavatoio. Questi platani sono ancora oggi al loro posto, simboleggiando con la loro presenza questo grande periodo artistico di Civita d’Antino.

 

Scorcio di Civita d’Antino. (Pittura di Christian Zahrtmann)

 

Zarthmann si lega fortemente al paese abruzzese e nonostante giri l’Italia disegnandola e raffigurandola in molti dipinti, ha il suo cuore a Civita d’Antino.

Il rapporto tra Zahrtmann è talmente stretto e sincero, che egli a Copenaghen nel febbraio-marzo 1908, per festeggiare i 25 anni di collaborazione artistica con il paese della Marsica, organizza una grande mostra con le 124 opere dipinte fino ad allora nel borgo di Civita, catalogandole ognuna con l’indicazione del titolo e dei 24 autori che le avevano raffigurate. Nello stesso periodo Zahartmann avvia la costruzione nella capitale danese, di una casa-studio per pittori ribattezzata “Casa d’Antino”

Nel 1910 Zarhrtmann viene proclamato presidente onorario della Pro-Antino, una delle più antiche pro-loco italiane, il cui presidente in questo momento è Filippo Ferrante, sindaco del paese.

Nel 1911 a Roma si tiene l’Esposizione d’Arte Internazionale, evento inserito nel programma di manifestazione per la celebrazione del cinquantenario dell’Unità d’Italia. In questo evento Zahrtmann e gli altri altri artisti della scuola di Civita d’Antino partecipano all’esposizione con le proprie opere ricevendo un discreto successo. Questa felice circostanza si rivela un ottimo modo per far conoscere la Marsica ai suoi contemporanei. Non dimentichiamo che la zona sta vivendo un piccolo boom economico con la nascita del distretto industriale di Avezzano. I civitiani di questa iniziativa sono orgogliosi non solo per la celebrazione del loro paese, ma anche per essi stessi, visto che molti dipinti li ritraggono.

Nel 1911 Zarhrtmann è di nuovo a Civita d’Antino, come tutti gli anni precedenti, ma ormai egli comincia ad avere qualche anno e quindi sostenere un viaggio così impegnativo dalla Danimarca a Civita d’Antino è complicato. Probabilmente anche per questo il 1911 si rivela l’ultimo anno di permanenza del pittore in Italia.

Purtroppo però l’anno è funesto di una tragedia che lo tocca da vicino. Ciò riguarda la morte improvvisa del pittore svedese Anders Trulson, che malato da diverso tempo era stato incoraggiato dallo stesso Zarhtmann per trasferirsi per un periodo in Italia, con l’idea che il cambio di clima potesse aiutarlo a rimettersi. Invece qui ha trovato la morte ed è stato poi seppellito nel cimitero napoleonico del paese.

Zarhtamnn nei giorni successivi al decesso dell’amico conclude la singolare e lunga teoria di stemmi, che lui stesso aveva avviato anni prima per personalizzare goliardicamente la presenza dei singoli pittori presso Casa Cerroni, dipingendo l’89 stemma dedicato al giovane pittore svedese.

Nella stessa sala Zahrtmann aggiunge un messaggio che ha un evidente significato di congedo e di ringraziamento della famiglia Cerroni a nome degli artisti scandinavi. Probabilmente Zahrtmann già immagina che quella sarebbe stato l’ultimo anno che avrebbe soggiornato nel meraviglioso paese di Civita d’Antino

 

– LA TRAGEDIA DEL TERREMOTO DEL 1915 PER CIVITA D’ANTINO

Nel 1915 un fortissimo terremoto si verifica nel Fucino in prossimità di Gioia dei Marsi. Il terremoto sprigiona una potenza enorme da riuscire a distruggere tutta la Marsica. La maggior parte dei borghi, salvo qualche rara eccezione, sono completamente distrutti o seriamente danneggiati con una perdita di vite umane spaventosa, 30.000 sono i morti in tutta la Marsica. Tra i paesi più danneggiati purtroppo figura anche Civita d’Antino.

Civita d’Antino riporta 41 morti e il paese semidistrutto. Per fortuna Palazzo Ferrante e Casa Cerroni si rivelano tra le strutture meno danneggiate del paese e quindi in qualche modo la memoria storica si salva. Però il resto del paese risulta distrutto o comunque molto danneggiato. La chiesa di Santo Stefano è seriamente danneggiata.

Filippo Ferrante muore ad Avezzano sotto le macerie dell’albergo dove stava alloggiando, altri membri dei Ferrante per fortuna si salvano e si adoperano come possono per prestare i soccorsi ai loro concittadini.

La tragedia del terremoto colpisce anche i pittori danesi compreso Christian Zarthmann che rimane profondamente scosso dalla notizia. Nei giorni del sisma  a Siena si trova il pittore Jorgensen che alla notizia del sisma si precipita a Roma dove si prende in affitto una macchina e si precipita a Civita d’Antino dove trova morte e distruzione. A quella vista a Jorgensen che non aveva mai visto il paese prima gli si stringe il cuore. Ma dimostra di muoversi agevolmente nelle macerie poichè tramite la costante visione dei dipinti aveva imparato bene il borgo.

La testimonianza del pittore nel vedere quanta catastrofe si era abbattuta su Civita d’Antino, è tra le più emblematiche e commoventi. Tuttavia questa testimonianza raccolta in un libro uscito anni dopo permette di compredere in modo fulgito e chiaro quanto fosse nota all’epoca la Civita di Zahrtmann o la Civita dei danesi.

L’edizione del raccondo di Jorgensen esce nel 1931, con il titolo “Nella terra di sorella morte”. Probabilmente il titolo era stato suggerito alla casa editrice dallo stesso Jorgensen, considerando che l’evocazione francescana della morte, cara al grande biografo del Santo, costituiva un modo per evitare il titolo originario, poichè il paese marsicano di Civita d’Antino all’inizio del Novecento era famosissimo in Danimarca, ma era del tutto sconosciuto in Italia.

Jorgensen racconta ai Danesi la situazione di Civita d’Antino dopo il sisma rassicurandoli che sia Palazzo Ferrante che la famosa Casa Cerroni pur riportando diversi danni erano sopravvissute, invece molte parti del paese erano crollate.

Nei giorni successivi al sisma una parte della popolazione si trasferisce a valle, nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria, attiva solo da qualche anno e pienamente funzionante nei giorni del sisma. Da questo trasferimento abbiamo l’inizio della costituzione del borgo di Pero dei Santi.

Con questo sisma per Civita d’Antino, come per molti altri paesi di montagna della Marsica, inizia un lento ma inesorabile declino e abbandono. Per molto tempo infatti il paese rimane semidistrutto e abbandonato.

Con la scomparsa del vecchio borgo di Civita d’Antino e la successiva morte nel 1917 di Christian Zahrtmann si conclude il più fecondo periodo di questo paese marsicano, che con i pittori danesi ha vissuto la sua età d’oro.

 

– PALAZZO FERRANTE E I FERRANTE NELLA TRAGEDIA DEL TERREMOTO

Come accennato nella tragedia del terremoto trova la morte Filippo Ferrante, che si trova nella notte del 12 gennaio a soggiornare ad Avezzano, presso l’Hotel Vittoria, per affari non suoi. Il terremoto lo coglie nel sonno ed egli muore sul colpo. Il corpo di Ferrante viene rinvenuto nei giorni successivi.

Per i civitiani la morte di Ferrante è a lungo pianta, poichè questo cinquantenne è stato per lungo tempo il sindaco del paese, che si è dimostrato una persona di grande intelligenza e umanità  con tutti, sapendo guidare Civita d’Antino in modo giusto e accorto.  Filippo Ferrante nella sua vita aveva ricoperto diversi incarichi politici tra cui quello di consigliere provinciale e pretore a Civitella Roveto; quindi era una persona molto conosciuta.

Riguardo la situazione di Palazzo Ferrante dopo il sisma abbiamo la testimonianza di un anonimo cronista che visitando il paese di Civita il 12 febbraio 1915, tratta in tono molto pessimista la condizione di Civita d’Antino soprattutto per il suo futuro. Nell’articolo pubblicato nel “Giornale d’Italia” egli scrive:

” questo ameno paesello, villeggiatura prediletta dei danesi, e ricco di memorie storiche è stata appena menzionato dai giornali come danneggiato dal terremoto mentre, al pari di altri villaggi, non resterà che un letto di macerie quando le poche case rimaste in piedi verranno del tutto atterrate perchè pericolanti e inabitabili.”

Poi riguardo Palazzo Ferrante scrive:

Perdita irreparabile è stata la caduta di Palazzo Ferrante, che, edificato circa quattro secoli fa, racchiudeva una pinacoteca di inestimabile valore ed una biblioteca con libri e manoscritti del ‘400. Quelle mura avevano ospitato Ferdinando II di Borbone: una grossa catena di ferro alla porta d’ingresso ne attestava anche il diritto di asilo accordato dal Re. Quelle mura avevano ospitato i più illustri personaggi, generali, vescovi, deputati e Teodoro Mommsen, rimase a lungo per decifrare le iscrizioni antiche romane, incise su statue e colonne che adornavano il secolare e meraviglioso giardino.

 

Al di la di quanto raccontato dal cronista in tono troppo pessimista, Palazzo Ferrante, pur gravemente danneggiato dal sisma, è comunque sopravvissuto come struttura e quindi con una forte ristrutturazione può tornare ai fasti di un tempo. Purtroppo i tempi difficili per il sopraggiungere della guerra e la grave distruzione del paese impediscono un rapido recupero della villa.

Inoltre c’è da registrare le molte perdite di opere di gran pregio, contenute nel palazzo e messe insieme dai Ferrante nel corso di tre secoli.  Alcune di queste erano incredibilmente preziose, come ad esempio il quadro “La Notte” del Correggio, che viene completamente distrutto nel sisma.

La situazione del palazzo, colpito fortemente dal sisma e non ristrutturato nell’immediato, ma lasciato nell’abbandono come il resto del paese, simboleggia bene la situazione post-sisma.

Una situazione di grave sofferenza per la popolazione e l’abbandono momentaneo e parziale del paese appare nell’immediato l’unica soluzione, soprattutto dopo che l’Italia entra in guerra a fianco dell’Intesa dal maggio successivo.

 

– CIVITA D’ANTINO DALLA PRIMA ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Dopo il terremoto entriamo in un lungo periodo di oblio, nel quale sia Civita d’Antino che tutti gli altri paesi della Marsica sono costretti a vivere, ovvero la prima guerra mondiale. Questa inizia nel maggio 1915 e dura molto tempo. Tempo, che in una zona sottoposta a un terremoto come quello vissuto dai paesi della Marsica, dove tutto è distrutto e tutto è da rifare, non significa aspettare di vivere, ma aspettare di morire.

La guerra oltre a portare via la speranza di una rapida ricostruzione, porta via i giovani uomini sopravvissuti al cataclisma del sisma del gennaio 1915, che muoiono uno dopo l’altro. La guerra lunga e disastrosa finisce comunque nel 1918. Da ora si ricomincia a lottare per far tornare i paesi della Marsica vivi.

Purtroppo il disastro del terremoto ha cambiato in profondità molte situazioni che difficilmente riescono a trovare un equilibrio con il passato. Civita d’Antino comunque ci prova. Inizialmente la maggior parte degli abitanti sopravvissuti si trasferiscono a valle vicino la stazione ferroviaria e qui fondano o per meglio dire ingrandiscono il primitivo villaggio di Pero dei Santi.

Questo si sviluppa e cresce nel tempo all’inizio con baracche e poi per tutto il resto. Ma la voglia di non lasciare il vecchio centro abitato è tanta  si cerca di salvare inizialmente le opere d’arte presenti nell’antica chiesa di Santo Stefano. A ciò ci pensa il parroco don Fabriani. La sede della chiesa locale viene trasferita nella chiesetta dei Ferrante salvatasi dal sisma.

I Ferrante fin da subito danno il loro assenso per trasformare la chiesa della Santissima Concezione nella chiesa di paese fino a quando la vecchia struttura religiosa di Santo Stefano non verrà risistemata. Il tempo però di attesa del ritorno della chiesa di Santo Stefano a una condizione felice è lungo come lunghi sono gli anni che attendono il paese di Civita d’Antino.

Passano infatti anni e la chiesa di Santo Stefano continua a essere in condizioni tragiche. Nel frattempo piano piano l’antico paese rinasce. Alcune famiglie non vanno via e qui ricostruiscono le loro case. Tra queste famiglie vi sono anche i Ferrante, che nonostante tutto non lasciano il paese e lo aiutano a risollevarsi. Palazzo Ferrante viene in parte risistemato nel periodo fascista.

Il Fascismo dura vent’anni iniziando nel 1922 e concludendosi nel 1943. In questo periodo questo conduce l’Italia dapprima in una fase di pseudo ripresa economica e politica e poi rapidamente decade alla mercè della Germania, infeudandosi a questa e compiendo atti contrari alla propria storia e alla propria identità, a cominciare dalle assurde e stupide leggi razziali del 1938, per continuare con l’entrata in guerra del 1940, conducendo quindi il paese a perdere su tutti i fronti e a venire infine invaso dai Tedeschi nel 1943.

I Tedeschi dopo il crollo del regime fascista nel 1943, invadono l’Italia fino a Frosinone e qui costituiscono la linea Gustav che separa il nord tedesco dal sud in mano agli alleati.

Il governo tedesco in Abruzzo dura fino al giugno 1944. L’Abruzzo, diciamo la Marsica tutta si trova a ridosso della Linea Gustav in questa vi è il comando tedesco stanziato a Massa d’Albe che controlla questo confine. A maggior ragione la Valle Roveto che si trova ancor più vicino al fronte di guerra.

Il fronte è combattuto duramente tra tedeschi e alleati. Questi poi bombardano duramente la Marsica per indebolire i tedeschi e questi a loro volta mantengono su questa un duro regime di polizia. Risultato la popolazione civile si trova in una situazione di grave disagio non potendo fuggire e dovendo rimanere in tutto alla mercè dei barbari.

Nel giugno 1944 gli alleati e gli antifascisti sfondano la linea Gustav e liberano tutto l’Abruzzo. La Marsica è liberata tra il 7 e 12 giugno 1944. Civita d’Antino inizia a rinascere. I Tedeschi ormai in piena fuga cercano di limitare la corsa degli Alleati e fanno saltare molte vie di comunicazione e tutte le centrali elettriche. Nella Valle Roveto tutte le centrali elettriche sono distrutte dai Tedeschi i fuga, così come anche la ferrovia Avezzano-Sora e tutte le stazioni di questa. Persino il ponte che fa parte di una delle strade principali della Valle Roveto è fatto saltare in aria.

Ma comunque i barbari sono andati via e la Marsica è libera. Inizia la ricostruzione a cominciare dalle vie di comunicazione.

 

– CIVITA D’ANTINO, I FERRANTE E PALAZZO FERRANTE NEL 1946-80

Subito dopo la fuga dei Tedeschi inizia una nuova fase di libertà e giustizia nella Marsica. S’inizia.

Vengono rapidamente ricostruite la ferrovia Sora – Avezzano e rimesse in funzioni le principali centrali della Valle Roveto e infine nel 1946 anche il ponte distrutto dai tedeschi viene rifatto.

Si passa così alla ricostruzione dei vari paesi danneggiati dalla guerra e prima ancora dal sisma.

A Civita d’Antino piano piano inizia la ricostruzione che va avanti diversi anni. Anni nei quali si sono sistemate le strade, la rete fognaria, dotate le piccole case asismiche dei servizi igenici, si è ristrutturata la vecchia chiesa di Santo Stefano, facendola finalmente tornare attiva e funzionante e molto altro è stato avviato per il futuro come la costituzione nel 1954 della Proloco per la valorizzazione del tessuto culturale del borgo. E’ stata riaperta dai proprietari nel 1955 la Pensione Cerroni ecc. Però il paese come molti altri della Marsica dal 1951 al 1971 si è andato svutando a causa delle pessime condizioni economiche che non permettono un futuro in questi luoghi. Così molti sono andati via chi all’estero e chi in Italia nelle grandi città. Coloro che sono rimasti hanno cercato di resistere e lottare per il rilancio di Civita d’Antino e della Valle Roveto in se.

I Ferrante in parte riparano il palazzo di Civita d’Antino e vi continuano ad abitare, ma un’altra parte della magnifica villa rimane disabitata e priva di riparazioni. In un contesto paesano che viene svuotandosi, questo palazzo da un po’ il senso della decadenza del paese negli anni 50′, ’60 e ’70.

 

– CIVITA D’ANTINO E PALAZZO FERRANTE ALLA FINE DEL SECOLO

Negli anni 1980 le cose vanno un po’ meglio, il grande boom economico che vive la Marsica in questi anni fa sentire i suoi effetti anche qui, anche se molto più attenuato. Dalla metà degli anni 80′ il piccolo borgo di Civita d’Antino andando un pochino meglio economicamente viene ristrutturandosi sul piano urbanistico per lanciarsi poi sul piano turistico.

Tuttavia le difficoltà non sono poche a Civita d’Antino continuano ad essere presenti tutti gli uffici pubblici come il comune e le poste ma il paese è difficoltoso da raggiungere e anche per questo viene aumentando il peso della frazione Pero dei Santi. Pero dei Santi è la frazione di Civita d’Antino, che trovandosi a valle in prossimità della stazione ferroviara e della strata statale che collega Sora ad Avezzano si trova più avvantaggiata e quindi la popolazione viene ad abitare maggiormente qui.

Tuttavia nel tempo Civita d’Antino fra mille difficoltà si ristruttura urbanisticamente e viene lanciando nuove iniziative culturali tese a rafforzare l’attrazione turistica del borgo.

Civita d’Antino inoltre dispone della grande risorsa di essere stata un municipio romano e quindi sotto essa vi è la città romana di Antinum.

I Ferrante da parte loro appoggiano il percorso tracciato dagli amministratori locali. Essi in passato sono stati i primi a scavare per portare alla luce reperti romani e li hanno accumulati nel palazzo di loro proprietà. Essi hanno difficoltà a mantenere o ristrutturare una villa così prestigiosa, soprattutto perchè la struttura è ora sottoposta al vincolo di bene culturale. Tuttavia essi si adoperano negli anni ’90 nel dare una mano al rilancio del borgo in vari modi.

 

____________

XXI secolo

 

CIVITA D’ANTINO ALL’INIZIO DEL XXI SECOLO

Con il nuovo secolo Civita d’Antino prosegue in modo deciso nel completare la sua ristrutturazione urbanistica e nel lancio di nuove strutture e iniziative culturali che servono ad allargare la propria offerta turistica.

La via scelta dal paese per la sopravvivenza è il turismo e d’altra parte un paese con tanta storia ha qui il proprio pontenziale non ancora espresso.

Negli anni 2000 Civita d’Antino vede il completamento della ristrutturazione del borgo comprese la chiesa di Santo Stefano. Nel 2009 avviene il terremoto dell’Aquila che però non intacca ne il paese ne la chiesa di Santo Stefano, tuttavia questo episodio aumenta la voglia di non lasciare la via percorsa, ma anzi proseguirla per il rilancio del borgo.

Da qui abbiamo nel 2015 la nascita del museo di Antinum presso i locali della vecchia chiesa di Santa Maria Maddalena. Il nuovo museo viene ad ospitare tutti i reperti romani trovati nel paese nel paese nei secoli precedenti, e di tutti i paesi della Valle Roveto. Nel 2017 viene completata la ristrutturazione della facciata della chiesa di Santo Stefano e via così.

Tuttavia per il completamento del borgo manca Palazzo Ferrante vero cuore pulsante del borgo per lungo tempo e oggi unico rudere rimasto di un passato da rilanciare.

 

– PALAZZO FERRANTE ALL’INIZIO DEL XXI SECOLO

Palazzo Ferrante è l’unica grande struttura del paese non ancora ristrutturata. Per molti anni sia i Ferrante che il comune hanno provato a muoversi per un recupero del bene storico, ma la mancanza di fondi e le troppe difficoltà burocratiche dell’opera hanno bloccato il progetto.

 

Nel 2004 la Soprintendenza della Regione Abruzzo ha imposto sul palazzo un vincolo storico-architettonico, che non è stato possibile aggirare.

 

Così ad un certo punto i Ferrante non riuscendo più a far fronte alle spese hanno messo in vendita una parte importante del palazzo.

 

Palazzo Ferrante nel 2017. (Immagine personale)

 

Il palazzo è stato poi acquisito da una società romana intenzionata a trasformare l’immobile in una residenza turistica, con annesso centro benessere. Tuttavia poi il progetto non è stato mai realizzato e il palazzo è rimasto in completo stato di abbandono.

 

 

Palazzo Ferrante nel 2017. (Immagine personale)

 

Sul portone principale è rimasta la catena posta all’ingresso principale quale elemento distintivo legato al soggiorno di Ferdinando II di Borbone nel 1832.

 

Palazzo Ferrante nel 2017. (Immagine personale)

 

Palazzo Ferrante comprende anche la vicina cappella della Santissima Concezione, che ospita al suo interno il corpo di San Lucio Martire, vestito da centurione romano.

Questa situazione di grave degrado è andata avanti per diverso tempo, fino a che la società romana ha rimesso in vendita l’edificio.

 

Nel 2018 la famiglia originaria, nella persona di Manfredo Ferrante, non volendo perdere e disperdere un simile tesoro è nuovamente intervenuta sul palazzo. In pratica Manfredo Ferrante, insieme a Felice Casucci, ha comprato il palazzo e ne  hanno curato il progetto di rilancio.

 

Manfredo Ferrante e Felice Casucci dopo l’acquisizione dell’immobile hanno costituito un ente del terzo settore, l’Associazione Palazzo Ferrante per salvaguardare il patrimonio culturale, per la promozione territoriale e lo sviluppo del welfare locale.

A questo punto è partito il progetto di rilancio dell’immobile attraverso il coinvolgimento del comune di Civita d’Antino. Alla fine di un tempo di discussione si è trovati l’accordo del progetto di rilancio di Palazzo Ferrante.

In pratica i proprietari del palazzo e il comune di Civita d’Antino hanno sottoscritto un accordo che prevede un grande progetto per il nuovo Palazzo Ferrante.

Il nuovo progetto prevede la completa ristrutturazione di Palazzo Ferrante, che in accordo con le indicazione della Soprintendenza della Regione Abruzzo, vedrà una parte degli spazi interni divenire aule per lo svolgimento di seminari, workshop, laboratori di creatività e startup culturali, incontri divulgativi a tema. Un’altra parte dell’immobile sarà adibita a social housing per giovani artisti del territorio, per artisti nordici in residenza e allievi delle Accademie di Belle Arti italiane e non.

Il tutto secondo un approccio che metta insieme ermeneutica conservativa e innovazione tecnologica, visto che alla ricostruzione dei locali in chiave armonica con quanto documentato o ancora risulta persistere, si affiancherà la realizzazione di un’infrastruttura informatica permanente tale da consentire simulazioni immersive di virtual-reality dedicate al bene.

Nel febbraio 2019 l’Associazione Palazzo Ferrante incarica uno spin-off universitario specializzato nel trasferimento tecnologico e nella progettazione, con l’obbietti di acquisire risorse economico-finanziarie attraverso fondi strutturali europei necessari alle operazioni di restauro e di successiva valorizzazione dell’edificio, le quali avverranno sotto la regia tecnica dell’Arch. Luca Scalvedi.

Le attività da ospitare nel Palazzo e le iniziative culturali coordinate dai diversi soggetti firmatari dell’Accordo di Partenariato, si raccorderanno a iniziative esistenti ed altre già avviate negli anni precedenti, anche attraverso l’impegno mai sopitosi di singoli cittadini, al fine di creare all’interno del bene, anche uno spazio museale permanente, he raccolga tutte le testimonianze figurative, artistiche e/o letterarie che raccontino la vita quotidiana di Civita d’Antino attraverso il secolare percorso tracciato dalla storia. Una storia meravigliosa che, per effetto di questo ambizioso progetto e a distanza di quasi un secolo, potrà tornare a brillare nuovamente.

 

 


STRUTTURA DI PALAAZZO FERRANTE DI CIVITA D’ANTINO

 

Come è stato accennato prima Palazzo Ferrante nasce all’inizio del XVII secolo per volere di Domenico Ferrante.

Il nucleo iniziale del palazzo viene edificato nella zona dei Banchi, presso l’antico foro di Antinum.

La struttura oggi non comprende più gli splendidi giardini, che i Ferrante avevano creato in abbellimento al palazzo.

 

Facciata di Palazzo Ferrante 2017. (Immagine personale)

 

Con il terremoto del 1915 la struttura ha subito un forte stop nel suo glorioso percorso attraverso i secoli. Il terremoto infatti ha parzialmente distrutto il piano superiore e questo è stato causa della perdita di alcune importanti opere come il quadro “La Notte” del Correggio che Zachmann descrive molto bene in una lettera ad un suo amico e riconosce in esso una rappresentazione veritiera appartenente al Correggio.

L’edificio nel corso del XX secolo è stato oggetto solo di pochi interventi di recupero come il rifacimento completo del solaio e del manto di copertura.

Fino al 2018 la struttura si presentava abbandonato in piena decadenza e necessitava di lavori urgenti.

Ora il palazzo è stato è stato ricomprato dalla famiglia originaria ed è stato organizzato per questo, in collaborazione con il comune, un progetto molto importante di restauro e riconversione come struttura polifunzionale, dove saranno presenti sia aule per seminari, che laboratori per fini artistici, ma una modernissima struttura museale, ecc.

Fino a poco tempo fa struttura si presentava  decadente e necessitava di lavori di restauro.

 

Parte laterale dell’ala principale del palazzo (2017). (Immagine personale)

 

Palazzo Ferranten nonostante tutto questo, irradia nel visitatore l’idea della storia e di qualcosa destinato a durare. E’ una struttura affascinante che merita di avere un futuro.

 

Palazzo Ferrante 2017. (Immagine perosnale)

Non bisogna dimenticare che l’edificio sorge nell’area del vecchio foro di Antinum, quindi in caso di scavi molte opere romane potrebbero venire fuori.

 

Altra ala del di Palazzo Ferrante (2017). (Immagine personale)

 

La struttura nonostante l’aspetto non ancora perfetto si presenta imponente e ben proporzionata nel suo aspetto estetico.

 

Palazzo Ferrante (2017). (Immagine personale)

 

Sicuramente Palazzo Ferrante a uno sguardo esterno, mostra tutta la sua magnificenza di palazzo signorile e basta questo per indurre a un rapido recupero dell’intera struttura, la cui costruzione nel complesso è andata avanti tra XVII e XVIII secolo.

L’edificio è composto di due piani, che occupano, considerando il complesso in tutte le sue parti, una superficie di 794,50 mq.

Di questa superficie abbiamo 161,50 mq occupati dal Piano Terra, 73 mq comprendono il giardino, 633 mq è il primo piano e 107 mq la mansarda. A ciò si aggiunge il locale seminterrato di 160 mq.

Quindi una struttura enorme che se riorganizzata e ristrutturata diventerebbe il biglietto da visita più importante del paese di Civita d’Antino.

 

 


BIBLIOGRAFIA

1) http://www.civitadantino.com

2) http://www.civitadantino.terremarsicane.it

3)  https://www.gobid.it/it/auctions/Immobili-a-Civita-d-Antino-AQ-Raccolta-Offerte-Fall.-38-2015-Trib.-di-Tivoli/#1,0,0,0

4)  http://www.ilconviviodelpensierocritico.it/portfolio/il-silenzio-secolare-sulla-scuola-di-zahrtmann-a-civita-dantino-le-ragioni-delloblio/

5)  https://www.touringclub.it/voci-del-territorio/abruzzo/pescara/civita-dantino-il-gran-tour-e-il-cenacolo-scandinavo

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA


CIVITA D’ANTINO