META – STORIA DI META – XIII secolo


STORIA DI META


 

 

 

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XIII secolo

 

 

Meta nella prima parte del XIII secolo

Il castello di Albe oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del XIII secolo Meta è inserito nella contea d’Albe e soggetto al livello religioso alla diocesi di Sora. Il paese rimane in questo momento un valido fortilizio all’interno della Valle Roveto che fa da sentinella sulla zona. La popolazione del paese in quest’epoca si occupa principalmente ‘agricoltura e piccola pastorizia.

Al livello regionale invece la direzione di Pietro Berardi si fa sempre più spregiudicata arrivando persino a mettere in dubbio l’autorità papale sulla Marsica e la stessa cosa avviene  per il potere imperiale messo sotto scacco dalla minore età dell’imperatore che intanto cresce a Palermo tra precettori e esperienze multiculturali esattamente per come si presenta Palermo all’epoca.

 

Stemma dei Berardi. (Immagine da Wikipedia)

 

 

Pietro Berardi nel frattempo abbandonato del tutto il sostegno al papa, gioca per  completare l’indipendenza della Marsica, attraverso l’alleanza con Ottone IV uovo imperatore del S-R-I. Questi scende in Italia per cercare di annettere in forma completa il regno normanno all’impero e per fare questo si appoggia ai feudatari locali, tra cui Pietro Berardi.

Tra il 1210 e il 1212 il piano sembra riuscire, ma la morte di Pietro Berardi interrompe praticamente tutto attraverso una serie di eventi avversi che portano l’imperatore Ottone IV a over abbandonare l’Italia per tornare presto in Germania dove il suo potere è messo in discussione dall’ascesa del giovane Federico II che viene eletto re dei Romani da diversi nobili tedeschi, che delusi da Ottone procedono a deporlo. Ottone tenta un contraccolpo ma non gli riesce ed è costretto  ritirarsi nel 1215.

Nella Marsica però il fallimento del piano di Pietro non va giù, specialmente al figlio di questi, Tommaso Berardi che sente che la politica conciliatoria ha fallito ed è ora di provare a rendere nuovamente il territorio indipendente attraverso l’azione militare. Nel frattempo Federico II cresce e viene nuovamente incoronato imperatore del S-R-I nel 1220 da papa Onorio III.

 

3 cerimonia d’investitura a Roma di Federico a imperatore del S-R-I).

(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=9mNZYHDBMl0)

 

All’incoronazione di Federico intervengono tutti i  principali feudatari del regno siciliano e tra questi vi è anche Riccardo Berardi, conte di Celano in forte contrasto con il fratello Tommaso per la contea celanese. Il fatto però che Tommaso non fosse all’incoronazione porta ad una aperta rottura con Federico II. L’anno successivo con la morte senza figli di Riccardo Berardi, il fratello Tommaso eredita la piena titolarità della contea celanese, che aggiunge alla contea d’Albe e del Molise. Per lui questi territori devono considerarsi indipendenti dall’impero e dal regno di Sicilia ed è a questo punto che esplode la guerra di Celano.

 

Il castello di Celano nel 1220

 

Federico II non può permettersi un feudatario così potente con territori così importanti e per questo gli dichiara guerra. Senza scendere nei particolari la guerra fra Tommaso Berardi e Federico II dura 2 anni nei quali l’intera Marsica, quindi anche i territori della Valle Roveto sono coinvolti nella guerra seppure in modo superficiale.

 

Scorcio di Meta antica oggi. (Immagine personale)

 

Meta è uno dei castelli che in questo momento sono fra i più importanti della zona in quanto fa da vedetta ad una parte importante della Valle Roveto che come in tutta la sua storia ha visto il transito dei vari eserciti del momento. La guerra di Celano termina nel 1223 con la deposizione di Tommaso Berardi che non viene sconfitto, ma preferisce farsi da parte dopo aver creato grandi problemi all’esercito imperiale, grazie alla sua fortissima conoscenza del territorio marsicano. La deposizione di Tommaso porta alla sua defenestrazione da Albe e Celano.

Nuovi feudatari si affacciano su Albe e Celano, dapprima vi sono i Poli e successivamente dal 1245 circa vi è Federico d’Antiochia che alla morte del grande re-imperatore Federico II, vede il ritorno dei Berardi a Celano e Albe.

 

 


 

 

 

Carlo per nulla intimorito affronta Corradino nei Piani Palentini nella Marsica battendolo sul campo nell’agosto 1268. Poco dopo Corradino viene catturato e infine decapitato a Napoli nell’ottobre 1268.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Così facendo Carlo consolida il suo potere sulla Sicilia e riforma il regno. Molti feudi vengono dati a molti suoi cavalieri francesi che lo hanno seguito e sostenuto nella lotta contro gli Svevi e ciò è vero anche nella Marsica, con Albe che dapprima distrutta per aver dato aiuto a Corradino viene ridata ai Berardi, divenuti fedeli al re Carlo, nella persona di Filippa Berardi che avrebbe dovuto passare il testimone a uno degli uomini di Carlo.

Filippa sposa ben due capitanti di ventura di origine francese vicini a Carlo, ma rimane vedova di entrambi e domina da sola con mano ferma fino alla sua morte la contea d’Albe. Allo stesso tempo Celano dopo un forte pagamento ritorna a Ruggero Berardi, padre di Filippa, a cui viene riconosciuta la sola titolarità di Celano, perdendo sia Albe che il Molise.

 

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)

 

All’interno di questo quadro vediamo come tra il 1250 e il 1268 Meta rimane dipendente come da Albe di cui è parte integrante, ma essendo Albe e Celano in questa fase unite agli stessi feudatari è parte di un sistema unico che comprende quasi tutta la Marsica. Nel corso degli anni Meta continua a consolidarsi come borgo fortificato, mano a mano che i borghi attorno al paese si spostano in questo con gli abitanti degli altri villaggi, che entrano a vivere nel borgo di Meta, ben difeso da mura forti e da una posizione dominante a nido d’aquila.

 

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)

 

Durante i cambiamenti del trono siciliano avvenuti tra il 1266 e 1268 Meta rimane come vedetta dei vari eserciti che transitano lungo la Valle Roveto. Successivamente Meta ormai pienamente abilitata come grande fortilizio viene citata nell’elenco dei castelli fatto redigere da Carlo I nel 1273.

Con Carlo I nasce nella Marsica tra il 1270 e il 1280 il nuovo feudo monacale di Santa Maria della Vittoria di Scurcola, o meglio nasce il feudo monacale di Scurcola, posta al centro di questo come nuovo grande feudo. Nelle intenzioni di re Carlo il feudo di Scurcola dovrebbe diventare come i grandi centri religiosi di Farfa e Montecassino.

Tuttavia nel corso del XIV secolo la forza di questo feudo si sbriciolerà per venire divorato dai grandi della zona, ma per ora siamo alla fine del XIII secolo e questo attore feudale è appena nato. Il fatto importante è che il feudo di Santa Maria della Vittoria viene a comprendere diversi paesi-castelli della zona, rendendo questo un feudo molto esteso comprendente anche diversi territori sul lago Fucino, rendendo la breve storia di questo assai avvincente.

 

Il lago Fucino in un dipinto della fine del ‘700

 

Infatti senza scendere nei particolari storici non importanti in questo contesto, vediamo come nei 30 anni tra il 1270 e il 1300 la storia della Marsica verte anche tra i forti scontri per il pescato del lago, ma più in generale per il controllo del lago Fucino, tra la contessa d’Albe Filippa e i monaci di Scurcola. Filippa Berardi nei suoi 40 anni di dominio su Albe è stata una donna energica per nulla disposta a sottomettersi e conscia del suo potere non è per nulla disposta a sottomettersi ne ai monaci e neanche ai re angioni con cui ha diversi scontri.

Tornando a Meta vediamo come il paese continui a far parte della contea d’Albe al momento soggetta a Filippa e come le persone che lo abitano continuano ad essere occupati soprattutto nell’agricoltura, nel piccolo artigianato e nell’allevamento di animali come mucche, asini e pollame vario.

 

Scorcio di Meta antico oggi. (Immagine personale)

 

Gli abitanti di Meta come tutti quelli della Marsica sono persone semplici e profondamente religiose e hanno nel sacerdote di turno grande fiducia, in quanto è l’unico in paese a saper leggere e scrivere e quindi giudicato spesso come altamente saggio. La struttura del paese è quella di un borgo fortificato con proprie mura e un castello nella parte più alta a fare da luogo di potere e controllo sia del paese che del territorio circostante, ma agisce anche da struttura di difesa in caso di attacco esterno. In questa fase la chiesa di San Savino è ancora pienamente funzionante e quindi il paese è ancora molto attivo.

 

 


STORIA DI META