LUCO DEI MARSI – URBANISTICA MEDIEVALE


URBANISTICA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA

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STRUTTURE E MONUMENTI DI LUCO DEI MARSI


 

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VIII secolo

 

700-774: Le notizie di questo periodo sono molto scarse, ma è verosimile che Luco dei Marsi in questo periodo è un piccolo villaggio sulle rive del lago Fucino che si trova all’interno dell’area dell’ex città romana di Anxa.

Le testimonianze dell’esistenza di questo villaggio sono legate al rinvenimento di fregi scultorei cultuali cristiani e di ceramiche acrome e invetriate risalenti risalenti al periodo VII-IX secolo.

Vi è poi la scoperta fatta di recente circa la presenza di sepolture alto medievali all’interno del sito dell’ex tempio romano del Tesoro. Qui si sono rinvenute tombe rivestite e coperte con lastre del tempio stesso e del vicino porticato.

Inoltre si è trovata presenza abitativa nel tempio stesso. Qui infatti è stata rinvenuta un’abitazione di due piani con la presenza di un camino ricavato sulle mura antiche; si sono notati dei fori sulla roccia per alloggiare delle travi.

– Oltre a tutto ciò è probabile la presenza di una piccola chiesa cristiana risalente al VII-VIII secolo presente nel  sito dell’ex tempio di Angizia. E’ probabile che il tempio fosse stato distrutto dai primi cristiani della zona verso la fine dell’impero romano.

 

 

 

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IX secolo

 

818: L’imperatore Ludovico I eleva la Marsica a contea, inserendola all’interno del ducato di Spoleto.

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850-900: I Saraceni penetrano all’interno dell’Italia compiendo grandi stragi e saccheggi. La Marsica viene depredata varie volte dai Saraceni e con grande crudeltà. Inizialmente i primi conti dei Marsi non riescono a fronteggiare la forza saracena e ne vengono sopraffatti.

 

 

 

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X secolo

Vico medievale di Luco oggi. (Immagine personale)

 

 

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900-999: SITUAZIONE POLITICA E URBANISTICA DI LUCO

 

910 circa: I conti dei Marsi riescono seppure a fatica ad arrestare le continue scorrerie saracene nella Marsica. Ma l’incursione di genti straniere nella Marsica continua ancora.

 

926: Berardo il Francioso comandante francese e discendente diretto di Carlo Magno, scende in Italia per scortare Ugo d’Arles nella sua presa del trono italiano. Ugo divenuto re d’Italia ricompensa i suoi capitani donandogli territori. Tra questi vi è Berardo il Francioso a cui viene concessa la contea dei Marsi.

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926: Berardo prende possesso del suo contado, notandone da subito le enormi potenzialità fisiche, ma anche i grandi problemi. Da qui procede a una generale ristrutturazione della zona con la costituzione di torri e castelli posti in punti impervi della Marsica. Queste strutture militari in giro di poco tempo divengono il centro di nuovi borghi che hanno come centro i castelli e dotandosi di alte e possente mura divengono centri fortificati.

Berardo incoraggia la sua popolazione ad andare a vivere in questi per meglio proteggersi dalle incursioni delle popolazioni straniere. Berardo allo stesso tempo procede a formare un forte esercito locale con uomini del posto, capace di fronteggiare nemici esterni.

Nell’arco di pochi anni Berardo riesce nell’impresa di costituire un possente esercito di difesa.

La prima grande occasione di prova delle trasformazioni territoriali avviene nel 937.

 

937: Una grande scorreria della popolazione Ungara in Italia porta a stragi spaventose della popolazione inerme. Gli Ungari procedono a mettere a ferro e fuoco  i borghi dell’Appennino spingendosi quindi dentro l’Italia. Ad un certo punto arrivano nella Marsica dove compiono anche qui grandi scorrerie. Berardo però reagisce all’invasione del suo contado attendendo l’esercito nemico presso Forca Caruso.

Qui infatti gli Ungari passano poco tempo dopo e trovano ad aspettarli Berardo che con il suo esercito fa strage di loro. La vittoria arride a Berardo che viene festeggiato e onorato dalla popolazione locale, che dopo decenni di umiliazioni, ha finalmente trovato in lui il suo capitano e per questo gli giura fedeltà eterna a lui e la sua stirpe. 

 

950: Il territorio di Luco dei Marsi è concesso ai monaci di Montecassino come donazione della contessa Doda moglie di Berardo I. Ciò avviene tramite il monaco-sacerdote Gualtiero a cui viene ceduto il controllo della piccola chiesa di Santa Maria con circa 150 ettari di terreno circostante l’edificio di culto.

– Da ora in avanti si aprirà per i successivi secoli un contenzioso costante fra i Berardi e i monaci benedettini per il possesso di Luco. Tuttavia nonostante qualche passaggio temporale di proprietà ai Berardi, per il resto i monaci manterranno la proprietà della zona per molto tempo.

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950: Muore Berardo I conte dei Marsi. Gli succede il figlio Berardo II

 

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950-70: Con Berardo II la Marsica procede nella sua strutturazione con borghi fortificati fatti di salde mura e castelli come centro del potere locale.

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957: i monaci costruiscono un monastero-torre benedettina, che diviene nel giro di alcuni secoli (X-XIV secolo) la sede della prepositura benedettina più importante in territorio marsicano.

– Intorno a questa torre-monastero si viene strutturando tutto il vecchio paese di Luco che in questo momento assume una sua dimensione più simile ad altri paesi medievali.

– Da questo monastero dipendono 29 monasteri e chiese benedettine sparse nella Marsica  (Crocenzi, 1992).

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957: Luco dei Marsi con la formazione del grande monastero benedettino viene ormai diventando un feudo monacale dipendente in parte dall’abbazia di Montecassino e in parte dai conti dei Marsi.

Luco si dota di spesse mura perimetrali come un qualsiasi altro feudo del tempo. Il paese si viene strutturando sul monte Penna e pian piano scenderà verso le sponde del lago Fucino.

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970: Muore Berardo II. Gli succedono come conti dei Marsu i figli Berardo III e Rainaldo I.

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970 circa: Rainaldo I  riprende temporaneamente possesso della chiese di Santa Maria, S. Erasmo, S. Sebastiano e S. Angelo, quindi del feudo di Luco dall’Abbazia di Montecassino (Chron. Mon. Casin., II, 7, 182-183).

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973: Muore di malattia Berardo III. Rainaldo I rimane unico responsabile della contea dei Marsi

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973: Rainaldo I procede nella strutturazione della sua contea seguendo le orme del padre e del nonno. Egli come il padre e il nonno concede molto sostegno ai monaci che si occupano attivamente della popolazione nell’aiuto e nel sostegno alimentare, ma soprattutto nella formazione dei mestieri.

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975-1000: Con Rainaldo I la contea dei Marsi vive un grande momento di stabilità politica e di significativo sviluppo economico. Sotto Rainaldo I ormai la contea dei Marsi si può considerare uno stato indipendente che confina con lo stato pontificio e il nascente regno normanno

 

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978: Due piccoli nobili del tempo i fratelli Adelberto e Ildebrando, abitanti in Calluco (vicino Casali d’Aschi), nel luglio 978 consegnano all’Abate Aligerno di Montecassino un terreno di 10 ettari che essi possiedono nella Valle Transaquana presso il paese di Luco, dove sorge la piccola chiesa di San Sebastiano, ora inserita nel convento dei Cappuccini (AABM, 1; Grossi 1981, 44-47).

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980 circa: Rinaldo I riconcede il feudo di Luco ad Aligerno, abate di Montecassino con un contratto di 29 anni.

 

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997: Per una serie di motivi il contratto con Montecassino per il feudo di Luco scade e il conte Rainaldo si riappropria di questo. (Chron.Mon.Casin., II, 25-26, 211).

 

 

 


 

 

XI secolo

Vico medievale di Luco
oggi. (Immagine personale)

 

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1000-1100: SITUAZIONE POLITICA E URBANISTICA DI LUCO

 

1000: Sotto Rainaldo la contea dei Marsi vive momenti di grande sicurezza e forza. Egli è stimato e temuto anche dai suoi vicini che lo chiamano per dirimere diverse questioni.

 

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1010: Muore il conte Rainaldo I. Gli succede il figlio Berardo IV

 

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1010-45: Sotto Berardo IV emergono le prime crepe all’interno della grande famiglia comitale dei Berardi circa la divisione del potere del territorio marso. Sotto di lui l’unità territoriale è ancora mantenuta, ma la situazione non è solida. La Marsica con Berardo continua a godere di un’ampia autonomia e forza.

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1010-45: Sotto Berardo IV Luco appartiene ai Berardi che dominano il paese dalla rocca del paese posta in cima. Al livello strutturale il paese si sviluppa sempre più in direzione del lago Fucino.

 

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1045: Muore il conte Berardo IV. Gli succede il figlio Berardo V

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1046-57: Esplode una grave crisi familiare in seno alla famiglia dei Conti dei Marsi. Oderisio Berardi fratello di Berardo IV e zio dell’attuale conte vuole creare un proprio territorio su cui esercitare il proprio potere. Oderisio vuole la zona dell’altopiano del Cavaliere che ha in Carsioli il suo centro locale. Oderisio cerca di distaccare questo territorio creando una nuova diocesi che ha in Celle, (un paese vicino Carsioli) la propria sede.

Il tentativo di distacco si rende evidente da subito, con la nomina di Pandolfo Berardi, figlio di Oderisio a vescovo locale. Berardo V coadiuvato dai suoi fratelli inizia a guerreggiare con i parenti per impedire che la diocesi dei Marsi perda quel territorio, ma soprattutto che la contea dei Marsi perda la zona di Carsioli.

Oderisio chiede aiuto ai Normanni i quali cercano di sfruttare questa occasione per mettere in difficoltà il conte dei Marsi e indebolirlo. Berardo V reagisce con decisione riuscendo a fermare e arrestare lo zio e  a riassorbire la diocesi di Celle nella diocesi dei Marsi. I Normanni per ora non riescono ad indebolire i conti marsi molto forti nel loro territorio

 

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1059: I Normanni si affacciano sulla Marsica

I Normanni divenuti ormai padroni del sud Italia sono più che decisi ad assorbire anche l’Abruzzo nel loro territorio e piano piano iniziano ad avvicinarsi. Ciò spaventa Berardo V che capisce benissimo la loro forza e sa che la Marsica per quanto forte non potrà opporsi per sempre a loro.

Per questo già nel 1059 Berardo V, la sua famiglia, ma anche altre nobili famiglie presenti nella contea marsa iniziano a creare chiese e dare in concessione alle abbazie di Farfa e Montecassino i loro possedimenti cercando così di salvare i propri beni.

 

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1064: I Normanni iniziano a conquistare l’Abruzzo iniziando da sud annettendo le terre del Principato di Capua

 

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1070: Berardo V Conte dei Marsi concede in via definitiva il territorio di Luco con la sua chiesa di S. Maria, il monastero e la Rocca che si vede sopra il monastero all’abbazia di Montecassino.

– Con questa concessione i Cassinesi hanno in Luco, uno dei territori più importanti e grandi, che amministrano, senza che esso sia confinante con l’abbazia stessa di Montecassino (Chron. Mon. Casin., III, 17, 383; Reg. Mon. Casin., II, n. 28).

– Ora i confini del nuovo territorio soggetto ai cassinesi sono appartenenti a toponimi quasi del tutto spariti. Tuttavia i ricordi dei vecchietti del paese di Luco, i documenti dell’Archivio Comunale ed una pianta del 1752 hanno permesso di capire quali fossero questi confini: ebbene si vede che questi confini partissero dall’imbocco dell’Incile claudiano fino all’attuale altura della Pennerina, per passare per la località Cunicella, passante per il piano del Termine.

Ancora i confini passano per l’altura detta Tritermini, quindi si prosegue per la Serra Longamine, formata dai monti Orbetta, Bello , Romanella, Alto e Longagna.

Quindi si scende per la valle di Collelongo e a metà della Vallelonga si raggiunge il Fucino in località Padule, territorio di Trasacco.

– Il passaggio di Luco dai Berardi ai monaci benedettini porta alla creazione di una vera e propria signoria, sotto il governo dell’abate di Montecassino che domina dalla rocca, costruita in precedenza da Rainaldo Conte dei Marsi verso la fine del X secolo (Sennis 1994, 62).

 

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1072: Il territorio luchese soggetto all’amministrazione dell’abbazia di Montecassino è accresciuto grazie alla beneficenza di alcuni nobili, che donano altri territori ai monaci.

Vengono infatti inseriti nel territorio luchese il castello di Meta, nella Valle Roveto, la chiesa di S. Padre del luogo che è detto “Forme” la chiesa di San Donato con il relativo paese, la Valle Fredda “…et ecclesia sancti Patris in loco, ubi Forme vocantur, et ecclesia sancti Donati supra ipsas Formas cum omnibus, que ad easdem ecclesias pertinent, insuper et universis, que ad prefatos nobiles iure hereditario pertinebant tam in ipsius Formis quam et in Valle frigida” (Chron. Mon. Casin., III, 39, 416).

– Le suddette località sono localizzabili come territorio, della chiesa di S. Padre nella zona della discenderia maggiore dell’Emissario romano del Fucino vicino il nucleo industriale di Avezzano. Poi abbiamo il territorio posto fra l’Emissario e l’inghiottitoio della Petogna (“Forme”). Si ha poi la sovrastante montagna della “Pennerina” sul valico a quota 927 (San Donato) e quindi la “Valle Fredda” di Capristrello, posta all’imbocco del Piano del Termine confinante con Luco.

Nel XIII secolo l’area ha cambiato nome diventando “ad Formas” come Penne (Grossi 1995b, 30).

 

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1076: Arrivano i Normanni

I Normanni dopo aver completamente annesso al loro regno il Principato di Capua sono giunti ai confini con la contea dei Marsi, usando le vie di ingresso alla Marsica rappresentate dalla Val Comino e la Valle Roveto passando per Sora la sua porta d’ingresso (Clementi 1994, 175)

 

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1084 novembre: Da Carsoli Rainaldo, figlio di Berardo V, concede al monastero di S. Maria di Luco un molino presente a Capistrello, presso il corso del Liri. Ciò perchè il monastero risulta sprovvisto di una mola per le granaglie (AABM, 2)

 

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1089 1 maggio: Gentile Berardi, della famiglia dei conti dei Marsi, dona all’abbazia di Montecassino, il monastero di S.Maria di Luco e la chiesa di S. Nicola di Balsorano. La donazione un mese dopo è riconfermata per intero da Gentile insieme ai nipoti Trasmondo, Berardo e la matrigna Altruda aggiungendo a questa le chiese di S. Stefano di Roccavivi, Santa Maria di Collelongo e S. Maria di Morrea che entrano a far parte della prepositura di Luco (Chron.Mon. Casin., IV, 6-8, 471; Reg.Mon. Casin., II, nn. 6 e 14).

Con questa e altre donazioni che seguiranno negli anni successivi la prepositura di Luco, diciamo il territorio soggetto a Luco diventa fra i più consistenti di tutta la Marsica.

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1090 circa: Muore il conte dei MARSI Berardo V. Gli succede il figlio Crescenzio

 

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1090-1105: Altre donazioni per il monastero di Santa Maria di Luco

Altre chiese che si aggiungono in questi anni al monastero di Luco sono la chiesa di S. Leonardo realizzata probabilmente dagli stessi monaci presso la Fonte di San Leonardo, sui resti di un tempio romano; la chiesa di San Pietro posta in cima al monte Penna, la chiesa di S. Angelo di Trasacco posta presso il Pozzo S. Angelo; la chiesa di S. Agnese di Capistrello posta nei pressi del mulino ceduto da poco dal conte Rainaldo, la chiesa di S. Angelo di Pescocanale. (Antinori, Ann, VII/340).

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1090-1100: Si moltiplicano da parte delle famiglie nobili marsicane le donazioni all’abbazia di Monteccassino.

– Le donazioni fatte dai nobili nella Marsica vanno ad arricchire il già consistente patrimonio di chiese e territori passati sotto la direzione di S. Maria di Luco.

Ciò lo ritroviamo scritto dal cronista cassinese Leone Marsicano vissuto tra XI E XII secolo. Egli afferma “…Ecclesia sancte Marie in Passarano (Trasacco) et sancti Sebastiani ibidem (Luco), monasterium sancti Martini In Trans aquas (Trasacco), ecclesia sancte Marie de Colle longo, sancte Restitute in Morrei, sancti Stephani et sancti Nicolai et sancti Donati in valle Sorana (Balsorano e Roccavivi), sancte Crucis in valle Ortuccle (Ortucchio), sancti Lorentii in Vico (Avezzano), sancti Salvatoris in giro eiusdem civitatis, sancte Barbare ibidem (Pescina), sancti Ambrosii in Secunzano (Paterno), monasterium sancte Marie in Cesis (Cese di Avezzano), sancti Leuci in Marano, sancti Blasii in Moscusi (Magliano dei Marsi), sancti Herasmi in Pomperano (Poggio Filippo), sanctu Silvestri in Pireto (Pereto), sancti Salvatoris in Camerata (Camerata Vecchia, vicino Rocca di Botte), sancti Germani in Petrella Romani (Valle dell’Aniene).

 

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1097: Papa Urbano II conterma con una bolla la proprietà della chiesa di Luco e di tutti i suoi possedimenti, quindi il paese stesso, all’abbazia di Montecassino.

 

 

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XII secolo

La chiesa di S. Antonio Abate. (Immagine personale)

 

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1100-1150: SITUAZIONE POLITICA E URBANISTICA DI LUCO

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1100-30: I Normanni si fanno sempre più insistenti con i conti dei Marsi per prendere il territorio della Marsica.

 

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1105: Papa Pasquale II conferma con una bolla la proprietà della chiesa di Luco e di tutti i suoi possedimenti all’abbazia di Montecassino. (ANTINORI, Ann., VII, 312-316). 

 

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1112: Papa Pasquale II conferma con una bolla la proprietà della chiesa di Luco e di tutti i suoi possedimenti all’abbazia di Montecassino. (ANTINORI, Ann., VII, 312-316). 

 

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1119-1125 circa: Terremoto di Ovindoli

Un forte terremoto documentato si verifica presso Ovindoli. La faglia di Ovindoli – Pezza presso il complesso montuoso Sirente-Velino si muove generando un forte sisma locale. Il sisma provoca la distruzione di diversi centri marsicani, o comunque il loro forte danneggiamento. Purtroppo non abbiamo al momento dati sugli effetti del sisma al livello locale, tranne che per qualche struttura come il monastero di Santa Maria di Luco che viene distrutto. Luco nel sisma viene gravemente danneggiata. Chiaramente centri come Ovindoli, Rocca di Mezzo o Rocca di Cambio sono gravemente danneggiati. (Cinti F.R., Pantosti D., Addezio G., De Martini P. M. ROMA 1992).

 

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1123: Papa Callisto II conferma con una bolla la proprietà della chiesa di Luco e di tutti i suoi possedimenti all’abbazia di Montecassino. (ANTINORI, Ann., VII, 312-316).  

 

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1130-1154: Ricostruzione di Luco e del monastero di Santa Maria dopo i gravi danni arrecati all’abitato dal terremoto di Ovindoli del 1125 circa

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1137: L’imperatore Lotario III conferma la prepositura di Luco e il suo grande feudo all’abbazia di Montecassino. (ANTINORI, Ann., VII, 312-316). 

 

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1143: La Contea dei Marsi viene assorbita dai Normanni. I conti dei Marsi Rainaldo II e Berardo VI vista la notevole forza normanna e non riuscendo più a contenere la loro pressione decidono di arrivare ad un accordo con essi. I Normanni assorbono la Marsica in cambio della cessione a loro della direzione politica locale

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1143: La Marsica viene suddivisa dai Normanni in tre tronconi principali corrispondenti alle tre contee di Albe, Carsioli e Celano. Queste vengono cedute ai membri della vecchia famiglia comitale dei  Marsi che danno origine a tre rami distinti della dinastia Berardi.

 

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1150-1200: Situazione politica di Luco e della Marsica

 

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1154: Ricostruzione della chiesa di Santa Maria con abside semicircolare, facciata esterna a capanna con tre portali e campanile incorporato a sinistra

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1159: Papa Alessandro III conferma con una bolla la proprietà della chiesa di Luco e di tutti i suoi possedimenti all’abbazia di Montecassino.

          

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1154-67: La nuova Luco

Un Cambiamento climatico in corso porta a gravi straripamenti del lago Fucino con conseguente innalzamento del livello del lago e allagamento di Luco. La popolazione si trasferisce presso la torre cintata del poggio roccioso con conseguente costruzione di un nuovo borgo intorno a questa. Si viene così a creare il primo nucleo della Luco medievale. (Antinori, Ann, VII, 505/506).

Tra gli effetti di questo cambiamento climatico abbiamo un forte inverno freddo nel 1167 con conseguente totale gelata del lago Fucino. Lo stesso fenomeno si ripete nel 1226.

 

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1169: Luco appartiene per metà alla contea d’Albe e i conti d’Albe cercano di appropriarsi della consistente prepositura fucense. Dapprima il conte Berardo e poi il figlio Pietro tentano senza successo di appropriarsi della parte di Luco soggetta a Montecassino.

Da ciò si ricava che una grossa parte del territorio luchese probabilmente quasi la metà è soggetta alla contea d’Albe. A tale proposito va ricordato che nel paese sono presenti nobili, uomini liberi non soggetti al potere monacale di Montecassino. Nel 1187 si legge nel Registro dei prigionieri lombardi:

“I signori di Luco custodiscono Jacopo Pregno” (Brogi 1900, 241).

 

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1170-1200: Nella Marsica si afferma la forte personalità del conte d’Albe, grande stratega militare e gigantesco politico. Con la sua abilità riesce a riunire le contee d’Albe e Celano sotto la sua mano e riesce a divenire il più potente feudatario del regno di Sicilia.

Egli ha come ambizione il ricreare la contea dei Marsi come stato indipendente e per farlo segue una sua linea politica. Con una grande scaltrezza di tempi e di arguzia riesce ad imporsi e a imporre la sua linea politica creando piano piano un forte feudo territoriale a cavallo tra regno di Sicilia e Stato pontificio. Una serie poi di fortunate coincidenza politiche determinano infine il concretizzarsi per qualche tempo del disegno politico di Pietro Berardi conte di Celano e Albe

 

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1190-1200: Si moltiplicano da parte delle famiglie nobili marsicane le donazioni all’abbazia di Monteccassino.

– Le donazioni fatte dai nobili nella Marsica vanno ad arricchire il già consistente patrimonio di chiese e territori passati sotto la direzione di S. Maria di Luco. Ciò lo ritroviamo scritto dal cronista cassinese Leone Marsicano vissuto tra XI E XII secolo. Egli afferma “…Ecclesia sancte Marie in Passarano (Trasacco) et sancti Sebastiani ibidem (Luco), monasterium sancti Martini In Trans aquas (Trasacco), ecclesia sancte Marie de Colle longo, sancte Restitute in Morrei, sancti Stephani et sancti Nicolai et sancti Donati in valle Sorana (Balsorano e Roccavivi), sancte Crucis in valle Ortuccle (Ortucchio), sancti Lorentii in Vico (Avezzano), sancti Salvatoris in giro eiusdem civitatis, sancte Barbare ibidem (Pescina), sancti Ambrosii in Secunzano (Paterno), monasterium sancte Marie in Cesis (Cese di Avezzano), sancti Leuci in Marano, sancti Blasii in Moscusi (Magliano dei Marsi), sancti Herasmi in Pomperano (Poggio Filippo), sanctu Silvestri in Pireto (Pereto), sancti Salvatoris in Camerata (Camerata Vecchia, vicino Rocca diBotte), sancti Germani in Petrella Romani (Valle dell’Aniene).

 

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1150-1200: Urbanistica di Luco

Luco alla fine del XII secolo si trasforma passando dall’essere l’antico centro di culto dei Marsi in epoca italico-romana al divenire ora sede succursale dell’abbazia di Montecassino in territorio marsicano e quindi sede di un feudo monacale.

Luco a causa di ciò appare come un centro fortificato diviso in due tra la parte alta fortificata dove è presente il castello e un primo nucleo abitato dalla popolazione e un discreto abitato presente sulle rive del lago.

La parte alta appare come un centro fortificato disponendo di un castello-recinto posto su un costone roccioso detto “la Rocca” rinominata ora “Torricella”. Oltre a questo il paese dispone anche di una torre di avvistamento posta sulla cima del Monte Penna che domina dall’alto la chiesa di Santa Maria.

Le mura che descrivono il borgo di Luco hanno forma triangolare con il vertice posto sul castello che appare a pianta quadrata con un piccolo recinto sul davanti ed alla base si ha l’alto monastero-torre benedettino con la vicina chiesa e i relativi terreni annessi.

L’abitato interno è strutturato a terrazze, poste sul declivio roccioso di Luco (oggi completamente assente). Oggi delperiodo medievale rimangono solo alcune case legate al monastero e alla chiesa.

L’abate benedettino di stanza nel monastero-succursale di Luco è anche il Barone di Luco e per questo ne risquote le tasse relative.

Invece l’abitato sottostante presente sul lago si dispone con uno o più porticcioli e qui è presente soprattutto la popolazione dedita alla pesca.

 

 

 


 

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XIII secolo

Luco dei Marsi nel 1956

 

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1200-1250: Situazione politica

– 1200-10: Pietro Berardi prosegue con successo la sua crescita politica e il consolidamento del suo potere politico sul dominio di un grande feudo nell’Italia centrale con capitale Celano. La Marsica sotto Pietro Berardi torna ad essere un forte feudo territoriale. Pietro infine si allea con Ottone IV imperatore del S-R-I, uscito temporaneamente vincitore nel conflitto con il partito svevo. L’alleanza fra Pietro e Ottone si basa sulla possibiltà di un dominio personale di Ottone sull’Italia meridionale in cambio di una enucleazione dei territori marsicani dal regno siciliano e un ingrandimento di questi con altri territori circostanti. L’alleanza per un po’ funziona e rischia seriamente di distruggere il regno di Sicilia. Il grave problema è sfuggito di mano a Papa Innocenzo III  tutore dell’erede al trono svevo, che si era fidato di Pietro Berardi dandogli una sorta d’incarico come primo ministro del regno siiciliano. Con questo potere Pietro cerca di concretizzare il suo sogno d’indipendenza

 

– 1210-20: La prematura morte di Pietro Berardi avvenuta nel 1212 e un contrasto di potere in Germania (1213-15), che provocano la decadenza repentina dell’imperatore con l’ascesa del giovane Federico II, portano alla fine del sogno del Berardi di rendere di nuovo indipendente la Marsica per via politica. A questo punto è il figlio di Pietro, Tommaso riprende il sogno di gloria del padre e cerca di ottenerlo con la forza delle armi e della scaltrezza politica.

Tommaso come il padre, non vuole tagliare i rapporti con la chiesa e con l’imperatore, ma si rende conto che se vuole ottenere di realizzare il suo sogno deve entrare in urto con l’imperatore e sperare che l’attaccamento del territorio alla sua famiglia e la sua capacità militare sia sufficiente per vincere. Tommaso è conte d’Albe e del Molise avendo sposato l’ultima erede di questa importante e grande contea. Per un lungo periodo si litiga con il fratello Riccardo il titolo di conte di Celano, a cui è spettato al momento del decesso del padre. Nel corso degli anni 1210 egli si prepara allo scontro con Federico II e fa salire sempre più l’asticella dello scontro con l’imperatore, anche egli molto capace sul piano del comando e su quello militare.La preparazione di Tommaso si concentra nel rafforzare le sue fortificazioni e il suo esercito.

 

– 1220-30: Negli anni successivi Tommaso rafforza la sua posizione in seno alla Marsica ereditando il titolo di conte di Celano alla morte senza eredi del fratello Riccardo. Tommaso ora è ufficialmente il conte di Celano, Albe e Molise. Egli controlla ormai un territorio molto ampio, ma soprattutto un territorio di confine con lo stato pontificio. Questo nuoce a Federico II, ii quale ben capisce che senza la Marsica si trova in diffcoltà nel passaggio dei suoi eserciti. Federico cerca all’inizio un accordo con Tommaso, ma quando questi rifiuta ogni offerta, procede alle vie di fatto, occupando militarmente il Molise e la Marsica. Lo scontro tra i due iniziano nel 1221 e durano fino 1223. Tommaso dimostra a Federico la sua grande capacità militare riuscendo a resistergli a lungo e anche a metterlo in cattiva luce presso il suo esercito.

Tommaso cerca di ostacolare in ogni modo la conquista della Marsica e del Molise, ma si rende conto che nonostante la sua capacità militare, non può resistere a lungo contro le ben meglio organizzate truppe imperiali. Federico dal canto suo non può permettersi una guerra lunga in Italia altrimenti rischierebbe di perdere il consenso del suo esercito e un conseguente ammutinamento. Federico prende in mano la situazione e dopo aver fatto cadere la resistenza dell’abile moglie, convince tramite lei anche Tommaso. Tommaso è costretto a capitolare per mancanza di ulteriori forze. Egli si ritira in Molise e cede le sue terre marsicane a Federico. Federico ora che ha vinto il confronto con i Berardi, procede nel vendicarsi di quel territorio che ha assecondato il conte Pietro .

La vendetta di Federico II nella Marsica parte da Celano che viene rasa al suolo e gli abitanti sono deportati in Sicilia e a Malta. Poco dopo anche Ovindoli viene distrutta in quanto alleata del Berardi. Federico in ultimo concede a suoi uomini le contee di Albe e Celano. Tommaso dal canto suo cerca il modo di rivalersi, ma deve aspettare il 1229, allorquando diventa su ordine papale comandante delle truppe pontificie. Il Papa è in collera con l’imperatore e tenta di disarcionarlo mandandogli contro un esercito capitanato dal Berardi.

Tommaso invade l’Abruzzo e altri territori e riesce momentaneamente a riprendere il controllo dei suoi antichi possedimenti, ma le forze imperiali di Federico reagiscono e alla fine battono l’esercito papale. A questo punto Tommaso decide di uscire completamente di scena e ritirarsi a vita privata in Molise.

 

– 1230: Il vescovo dei Marsi prova a prendere il controllo sulla prepositura di Luco

Il vescovo dei Marsi Giovanni visita nel 1230 il monastero di Luco per poi porvi la sua autorità vesvovile, ma le vivaci rimostranze di Cassino, gelosa del suo controllo territoriale e l’intervento papale impediscono al vescovo di prendersi Luco (Antinori, Ann., VIII, 590).

 

– 1230-40: Federico II a causa delle numerose guerre molti territori del regno siciliano sono completamente a pezzi. A questo punto Federico passa riorganizzare i territori, soprattutto abruzzesi e tra gli ordini che vengono dati vi è la riparazione di tutte le fortezze abruzzesi danneggiate dalle varie guerre. Tra queste compare anche il castello di Luco. Altre riforme del periodo è l’istituzione del Giustiziarato d’Abruzzo con sede a Sulmona. Il giustiziarato d’Abruzzo che rappresenta un’unità amministrativa comprendente praticamente tutto l’Abruzzo.

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1200-50: Urbanistica di Luco

In questo periodo per quel che siamo riusciti a ricostruire il paese è ormai stabilmente un paese lacustre con un proprio porticciolo. Il nucleo abitativo si è  esteso verso il lago. Nella parte alta compare il castello in mano ai monaci che amministrano la cittadina e un primo nucleo del futuro borgo.

Nel 1238 Federico II stabilisce che è diritto del monastero – fortezza avere la decima parte del pescato che i pescatori di Luco riescono a prendere. Purtroppo il problema del primo abitato di Luco sono le escrescenze del Lago Fucino che vengono sempre più minando la stabilità del piccolo borgo.

 

 

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1250-1300: Situazione politica

 

– 1250-60: Muore Federico II e sul trono sale il figlio Corrado IV  che diventa sia re di Sicilia, che imperatore del S-R-I. Il regno di Corrado dura solo 4 anni, troppo pochi per incidere pienamente. Alla morte di Corrado IV, il figlio di questi Corradino succede al padre nel territorio tedesco come re dei Germani. In Sicilia è il fratello Manfredi a prendere il potere, dapprima come tuttore del piccolo Corradino e poi come re effettivo. Manfredi per consolidare il suo torno scende a patti con le grandi famiglie romane tra cui i Berardi. I Berardi grazie e a Manfredi riprendono la loro centralità politica con il loro ritorno sia ad Albe che a Celano. 

 

– 1250-60: I monaci di Luco acquisiscono sempre più potere nonostante tenendo ben testa ai Berardi tornati prepotentemente sulla scena con la ripresa delle contee di Albe e Celano. In verità in questa fase non ci sono notizie circa contrasti fra Ruggero Berardi conte d’Albe e i monaci di Luco. In questo periodo Luco è un centro di discreta importanza e ciò indirettamente è anche merito dei monaci luchesi.

 

– 1260-70: La fine degli Svevi

Il decennio in questione vede la fine degli Haunstaufen, in favore di Carlo d’ANGIò. Carlo ricevuto ll messaggio della prossima venuta di Corradino, riorganizza la resistenza in Abruzzo e attende il giovane svevo. Corradino scende in Italia accolto tra il giubilo di numerose città del centro nord. Quando infine nel luglio 1268 giunge in Abruzzo, trova ad accoglierlo Ruggero Berardi e altri feudatari del centro Italia, Qui dopo essersi rifocillato e ripresosi dal lungo viaggio affronta in battaglia presso i Piani Palentini Carlo I che nascosto dietro la collina di Albe non aspetta altro che affrontare il giovane.

Dopo un iniziale vittoria di Corradino, superiore nel numero di uomini, è Carlo I ad avere la meglio sconfiggendo pesantemente l’esercito di Corradino e mettendo in fuga quest’ultimo. Corradino cerca di raggiungere il centro nord Italia, ma viene riconosciuto e arrestato e poco tempo dopo finisce per essere decapitato. Siamo nel 1268 e gli Angioini con Carlo I hanno ormai vinto gli avversari.

Carlo dal canto suo non ha alcuna intenzione di fermarsi con la cattura di Corradino, ma anzi ha intenzione di vendicarsi di tutti coloro che hanno appoggiato il giovane svevo e questo vale sia per gli abitanti che i lo hanno sostenuto che degli altri. In questa lista ai primi posti ci sono ancbe i Berardi che hanno incoraggiato Corradino fornendogli sostegno in armi e uomini-

I Berardi vengono privati da Carlo I dei feudi abruzzesi e della contea del Molise. Non sufficiente Carlo distrugge prima Alba Fucens che aveva sostenuto Corradino e poi Pietraquaria, i cui abitanti dispersi tra le montagne si riuniscono presso il villaggio di Avezzano che viene così a crescere demograficamente.

 

– 1270-1300:  Dopo la battaglia dei Piani Palentini Carlo I d’Angiò consolida il suo potere di sovrano e decide di rafforzare al massimo il suo controllo sul territorio da lui diretto. Nel caso dell’Abruzzo egli cerca di marcare ancor più questo controllo intervenendo anche al livello amministrativo con la divisione dell’Abruzzo in due provincie, la provincia Citra e la provincia Ultra. La divisione delle due provincie vede come confine il fiume Pescara e le catene del Gran Sasso e della Maiella. In questo quadro la Marsica viene ad appartenere alla provincia Ultra. Il documento con il quale sono istituite le due provincie è del 5 ottobre 1273.

In questo quadro Luco viene definita per la prima volta Penna e questo sarà per lungo tempo il suo nuovo nome. Il feudo di Luco continua ad essere controllato dal Preposto-Barone cassinese. Allo stesso tempo vediamo come la comparsa della nuova abbazia di Santa Maria della Vittoria a Scurcola con la costituzione del nuovo feudo monacale venga ad influenzare anche il nuovo centro di Penna. Il feudo religioso di Scurcola viene a comprendere diversi territori circostanti e altri ne fagociterà nel tempo. Alla fine del XIII secolo i monaci del monastero di Scurcola hanno a disposizione molti poteri regolamentati dal re. Carlo infatti concede a questi il diritto alla pesca sul Fucino, attribuendo a essi una grossa fetta del lago. In questo quadro i pescatori di Luco appartengono a Scurcola, quindi indirettamente anche il centro di Penna viene pesantemente influenzato dal successo o insuccesso dei monaci.

A ciò infatti bisogna aggiungere che i Berardi nonostante l’esproprio dei loro feudi all’indomani della battaglia di Tagliacozzo per mano di Carlo I, riescono comunque a sopravvivere politicamente. Ruggero Berardi infatti riesce a farsi riassegnare la contea di Celano dal re in cambio di una forte somma di denaro e di un atto di sottomissione al nuovo potere regio. Allo stesso tempo Carlo I pur non ridando al Berardi la contea d’Albe l’attribuisce alla figlia Filippa per darle una forte dote da consegnare tramite lei a uno dei suoi amici capitani di ventura. Filippa infatti sposa due importanti capitani francesi vicini a Carlo, ma a causa della morte di entrambi ella gestisce in piena autonomia la contea albense e la dirige con mano ferma e intrapendente tanto da divenire una vera e propria spina nel fianco del potere regio.

La contessa Filippa Berardi dirige da Albe la contea albense dal 1272 al 1308 e questa comprende anche il lago Fucino. Filippa non accetta il potere dei monaci di Scurcola sul lago in quanto spesso essi stessi si allargano nel pescato al territorio della contea. Per cui passando per le vie di fatto arma un galeone e perseguita per diversi anni i pescatori per tutte le girate del lago. Questo contrasto fra la contessa Filippa e i monaci di Scurcola va avanti per circa 30 anni e ad un certo punto diventa talmente brutale il comportamento della contessa sui monaci che interviene lo stesso re Carlo II che solo dietro un suo duro intervento costringe la contessa a desistere dal continuare a usare violenza sui monaci (Brogi 1900, 254-255).

il pescato per il monastero luchese è importante, in quanto questo ha il diritto di trattenere per se un decimo del quantitativo che spetta ai pescatori di Luco, dopo che questi abbiano ceduto la maggior parte del pescato al monastero di Santa Maria della Vittoria di Scurcola.

 

 

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1250-1300: Urbanistica di Luco

 

– 1250-70: A causa dei continui straripamenti del Lago Fucino il primo abitato rivierasco di Luco viene praticamente distrutto e gli abitanti lo devono abbandonare. Questi si trasferiscono più in alto costruendo un nuovo borgo intorno al castello-monastero dei monaci. Con il tempo il nuovo borgo prende forma nella parte alta, ma allo stesso tempo si viene allargando anche verso il lago che rimane centro propulsore dell’economia luchese, nonostante la pericolosità del lago.

 

– 1270-1300: Per quel che siamo riusciti a ricostruire sembra che il nuovo centro abitato continui a seguire due direttrici urbanistiche da un lato la parte abitata intorno al castello posta più in alto e dall’altra la zona rivierasca. Tra le due la zona che si sviluppa di più è di nuovo la rivierasca, ma l’agglomerato urbano sembra rimanere unico e definirsi Penna.

Luco-Penna si sviluppa di più intorno al lago, ma anche la parte alta continua a crescere seppure ad un ritmo minore. Questa doppia soluzione abitativa è in qualche modo la risposta ai capricci del lago Fucino che con le sue escrescenze ha precedentemente distrutto l’abitato alto medievale intorno al lago.

Penna si completa come nuovo borgo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’abbandono repentino del centro altomedievale ha portato alla leggenda che gli abitanti abbiano lasciato il vecchio abitato ora per i numerosi serpenti presenti nella zona e ora per i terremoti.

Tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo il borgo di Luco-Penna è importante per la presenza  nella zona rivierasca delle due stanghe dei monaci Cistercensi dell’Abbazia di S. Maria della Vittoria  di Scurcola. Qui a Penna è presente un bilancione, appeso ad una stanga di legno, dove si pesa il pesce pescato nel lato dai pescatori di Penna, che sono tenuti a pagare la tassa sulla terza parte del pecato. Su questa terza parte poi abbiamo la decima parte che spetta al monastero di Santa Maria di Luco.

Nello stesso periodo notiamo come i monaci di Penna riescono grazie a diversi introiti a ricostruire la chiesa di Santa Maria, che ancora risulta distrutta a causa del terremoto di Ovindoli del 1119-1125. I monaci chiamano a raccolta per la ricostruzione della chiesa diverse maestranze marsicane, le stesse che hanno realizzato la facciata della chiesa di S. Giusta di Bazzano – AQ (Gavini 1927, 335-341). La ricchezza del monastero di Luco è molto ampia potendo contare sia sugli introiti agricoli che sulla pesca del lago, potendo questi contare sulla decima parte del pescato dei pescatori del paese ( Clementi 1994, 189).

 

 


 

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XIV secolo

 La chiesa di Santa Maria oggi. (Immagine personale)

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1300-1345: Situazione politica

Al livello politico la Marsica all’inizio del XIV secolo vede sempre più la presenza di ben tre strutture feudali, ovvero la contea di Tagliacozzo, la contea d’Albe e la contea di Celano.

Iniziamo il nostro breve racconto sulle tre contee da Albe, che all’inizio del secolo è guidata con mano ferma ed energica dalla contessa d’Albe che da Albe gestisce gli affari della contea. All’inizio del secolo prosegue seppure in modo più contenuto la guerra fra la contessa Filippa d’Albe e i monaci di Scurcola. Penna prosegue nella sua  strutturazione di borgo medievale.

Nel 1308 muore però senza eredi la contessa Filippa e a causa di ciò la contea d’Albe diventa proprietà demaniale. In realtà la contea d’Albe sarà per tutto il XIV secolo proprietà demaniale e in parte reale in quanto attribuita a membri della reale casa dei D’Angiò. Questo periodo senza una vera direzione politica porterà la contea d’Albe a decadere economicamente e politicamente sotto la più forte contea di Tagliacozzo. Ma ora all’inizio del XIV secolo la contea albense vede un certo sviluppo dato dalla sua appartenenza diretta allo stato. In questo quadro il capoluogo della contea albense si viene spostando lentamente da Albe ad Avezzano.

Il centro di Albe tende sempre di più all’isolamento, mentre di contro Avezzano si afferma sempre più. La contea d’Albe in genere tende al declino soprattutto per la mancanza di un potere forte nelle mani di una qualche famiglia nobiliare, dato che il feudo risulta o demaniale o nelle mani della famiglia reale che non se ne cura granchè.

La contea di Tagliacozzo invece è ormai saldamente in mano agli Orsini, che da Roma hanno allargato di molto il loro potere e ora all’inizio del XIV secolo sono proiettati nell’unificare completamente il territorio della Marsica Occidentale intorno a Tagliacozzo cercando di eliminare i feudi più piccoli ancora in mano alla nobiltà locale decadente, accorpando poi tutti questi in uno stato feudale più grande.

La contea di Celano segue più o meno lo stesso percorso con la differenza che qui permane ancora forte il potere della storica famiglia dei Berardi, che nonostante tanti insuccessi sono ancora sulla scena politica locale con il controllo di Celano. I Berardi dopo aver perso il controllo di Albe e del Molise cercano di allargare i confini della contea celanese fagocitando via via i più piccoli feudi confinanti sfuggiti al suo controllo dopo il tracollo subito alla battaglia dei Piani Palentini.

All’interno di questa cornice feudale troviamo tanti feudi più piccoli in via di estinzione, ma tra questi permangono anche feudi monacali controllati cioè da religiosi e questo è il caso del feudo di Scurcola controllato dai monaci di Santa Maria della Vittoria e di Luco dove vi è il feudo di Penna controllato dai monaci del monastero di Santa Maria, a sua dipendente da Montecassino.

In questo periodo il feudo di Penna-Luco sopravvive tra molte difficoltà soprattutto date dai capricci del lago Fucino che ogni tanto si gela o straripa distruggendo colture e case. Penna che si trova a ridosso del lago subisce diversis straripamenti che ne mettono a dura prova la sua stabilità di abitato. Diciamo comunque che perr questo periodo la situazione è più o meno sotto controllo.

In questo periodo Penna-Luco vede le prime incomprensioni circa i territori di confine con la nascente Avezzano (contea di Albe) che da semplice villaggio viene crescendo. Di questo periodo sappiamo che a chiesa-monastero di Santa Maria paga al Vaticano la decima, una tassa locale che però dipende dal Vaticano. Nel 1308 la chiesa di Santa Maria di Luco paga la decima con un valore di una oncia d’oro mentre nel 1324 la decima consiste in due carlini d’oro. Nel 1324 la chiesa di Santa Maria paga la decima al Vaticano per le chiesa luchese, i conventi e le cappelle dipendenti (SELLA 1936, 21, n. 356; 31, n. 602; 34, n. 634; 48, n. 798).

Invece IL vescovo dei Marsi che ha in Penne la gestione della chiesa di San Vincenzo paga la decima al Vaticano consistente nel 1308 a nove tarini, mentre nel 1324 l’abate Pietro, responsabile della chiesa di San Vincenzo e della cappella di Santa Maria in Vico paga al Vaticano come decima due carlini d’argento (SELLA 1936, 21 n. 366; 35, n. 643).

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1300-1345: Urbanistica di Luco – Penna

Sul piano urbanistico sembra il centro di Penna sembra si vada differenziando in due parti sul lato nord si viene rafforzando il borgo intorno al castello e più in basso il centro lacustre di Penna. Il borgo posto in cima viene ora chiamato Luco o meglio Casale di Luco. Questo si viene sempre più strutturando come borgo fortificato e raggiungerà la sua completa autonomia nella seconda parte del secolo. Penna invece rimane un borgo rivierasco di notevole importanza locale.

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1349-1400: Situazione politica

– 1345-47: Nel Trecento la linea divisoria di metà secolo bisogna farla partire dal 1345 e non dal 1350 a causa dei fatti gravi e luttuosi che hanno sconvolto la Marsica e tutto il centro Italia. Nel 1345 si verifica un grave terremoto a Montecassino che distrugge le città di Cassino e Sora. Questo sisma fa sentire i suoi rovinosi effetti anche sulla Marsica nelle zone della Valle Roveto e di Pescasseroli e in minor misura nel Fucino. Negli anni successivi una serie di raccolti andati a male a causa delle pessime condizioni climatiche e degli straripamenti del lago Fucino che distrugge i raccolti presenti in riviera causano grossi problemi economici alla Marsica. Questi eventi sono da molti sentiti come oscuri presagi.

– 1348: La Peste Nera

In Europa scoppia una tremenda epidemia di Peste che miete milioni di morti in tutta Europa. L’epidemia si allarga a tutta Europa non vi è angolo del vecchio continente che non ne venga colpito, ogni città, ogni paese conta i suoi morti. Una vera tragedia che avrà varie ricadute nel corso degli anni successivi. In prima battuta la Peste mieterà tantissime vite umane. La Peste giunge anche nella Marsica dove incontra un terreno fertile con una società gravemente prostrata dalle escrescenze del lago Fucino e dai tremendi raccolti avuti negli anni precedenti.

1349:terremoto del centro Italia

Nel 1349 avvengono diversi sismi importanti nel centro Italia a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. DI questi sismi il più importante è quello del 9 settembre 1349. Il sisma pare si verifichi in un paio di zone avvenenendo sembrerebbe contemporaneamente. i sismi del 1349 dimostrano di avere una forza dirompente tanto da raggiungere i 6.5 – 6.7 di potenza sulla scala richter. Più città sono coinvolte in modo molto grave. La stessa Roma viene gravemente danneggiata e Nella Marsica tutti i centri della zona sono coinvolti nel sisma risultando  un cumolo di macerie, con case crollate e vite spezzate. Purtroppo le case si possono ricostruire ma le vite no.

– 1350-1400:

Il sisma presente nel centro Italia quindi danneggia tutti i centri sia piccoli che grandi, Roma per esempio viene semidistrutta. Mai un sisma di queste proporzioni si era verificato in Italia. Ebbene nella Marsica la ricostruzione non parte subito e ciò a causa del grave danno che si sovrappone al sisma ovvero la Peste. Questa inizia nel 1348 e nel giro di un anno raggiunge tutta Europa producendo milioni di morti. Anche nella Marsica che fino al 1348 stava riandando abbastanza bene sul piano socio-economico, ora diventa una pianura desolata. Ogni paese della Marsica conta i suoi morti, che producono un crollo economico senza precedenti. Il sisma poi del 1349 finisce per flagellare ciò che era rimasto. Le contee di Albe, Tagliacozzo e Celano diventano di colpo poverissime.

Purtroppo per la povera Marsica i problemi proseguono anche dopo questo periodo. Tra il 1349 e il 1362 la ricostruzione post terremoto e la ripresa dopo la peste vanno molto lenti e salvo qualche eccezione i paesi sono ancora diroccati e la popolazione non si è ancora ripresa demograficamente.

Nel 1363 si affacciano nella Marsica i bagliori di una nuova grande battaglia che si svolge nuovamente presso i Piani Palentini. Questa volta le armate che si affrontano non sono quella angioina e sveva, ma sono due armate angioine che rappresentano due rami della stessa famiglia reale, che si contendono il trono di Napoli.

La battaglia in se è si importante, ma l’elemento fondamentale è il saccheggio che viene perpetrato senza giustificazione alcuna ai danni della popolazione locale, che nulla centra in questa circostanza con il tema del contendere e non parteggia per alcuna coalizione.

Ebbene si ha uno spaventoso saccheggio nella Marsica da parte del capitano Ambrogio Visconti, al servizio del duca d’Andria Francesco del Balzo. Il grave saccheggio si concentra soprattutto presso Avezzano e dintorni. Qui come un uragano le truppe del Visconti e Del Balzo fanno strage della popolazione, saccheggiando le case della povera gente e bruciando quanto trovavano. Una cosa orrenda, la popolazione ne esce gravemente colpita nel corpo e nell’anima.

Dopo il saccheggio come se non bastasse la Marsica sempre nel 1363, viene di nuovo interessata da un’ondata di Peste che stermina in un sol colpo molta parte della popolazione superstite. Un’ondata di cavallette avvenuta nel 1365 completa la devastazione della Marsica di metà secolo.

Nel frattempo sul piano politico abbiamo il consolidamento degli Orsini a Tagliacozzo che prima si prendono tutti i piccoli centri rimasti fuori dal loro potere e ancora in mano alle vecchie famiglie locali e poi consolidano il tutto con la loro nuova nomina nel 1380 a conti di Tagliacozzo includendo con questo titolo tutti centri della Marsica occidentale ad esclusione di Scurcola ancora in mano ai monaci di Santa Maria della Vittoria e di Luco in mano ai monaci cassinesi. Nel resto della Marsica abbiamo la contea d’Albe sempre più in crisi dove si assiste allo spostamento della sede comitale da Albe ad Avezzano ricostruita dopo i fatti luttuosi di metà secolo. Infine abbiamo la contea di Celano ancora in mano alla famiglia Berardi, la più longeva fra le antiche casate del sud Italia. Celano sotto i Berardi continua ad allargarsi territorialmente venendo ad includere piccoli territori limitrofi.

Politicamente il fatto rilevante nella Marsica è la nascita temporanea della diocesi di Tagliacozzo dal 1380 al 1390, venuta su a causa del posizionamento della famiglia Orsini a favore di un’antipapa contro un altro. Il vescovo dei Marsi tuttavia reagisce duramente a questa divisione e chiede al conte di Celano di riconquistare il territorio perduto. Questi procede nella ripresa del territorio, ma pare senza doversi imporre con la forza. In pratica il conte di Celano, Maestro Giustiziere del regno di Napoli, viene a pretendere di far pagare ai benedettini marsicani dei Monasteri di Luco, Carsoli e Tagliacozzo le decime, da lui dovute, al Vescovo dei Marsi.

Questo stratagemma del conte di Celano per ricondurre all’obbedienza i feudi benedettini e allo stesso tempo la nuova diocesi di Tagliacozzo funziona, fatta eccezione per Luco dove il ricorso del preposto luchese Pietro d’Ungheria al re napoletano Ladislao nel 1398 fa si che l’azione del conte celanese non proceda per Luco (Antinori, Ann., XIII, 359).

Allo stesso tempo il vescovo dei Marsi procede con una serie di riforme locali, riaffermando la sua autorità religiosa su Tagliacozzo e dintorni e già nel 1390 la divisione scompare con Tagliacozzo che ritorna in mano al vescovo marsicano.

La verità è che a fine XIV secolo la popolazione della Marsica è ridotta moltissimo, demograficamente è una vera tragedia, quindi le varie lotte politiche avvengono quasi in solitudine.

Sul piano locale assistiamo per Luco alla distruzione nel 1376 del centro rivierasco di Penna a causa di una forte escrescenza del Lago Fucino. La distruzione della parte rivierasca rafforza sul piano urbanistico la parte alta che da ora si chiama solo Luco. Allo stesso tempo si assiste allo scontro fra Avezzano sempre più forte che cerca di allargare i propri confini ai danni di Luco. Il centro rivierasco di Penna già dalla fine degli anni 1350 era in crisi a causa delle escrescenze del lago e le conseguenze di queste come l’infestazione di serpenti nelle aree allagate. Conseguenza maggiore di ciò è l’abbandono dell’area da parte della popolazione. 

La desolazione dell’area fa quindi gola ad Avezzano che la reclama. Avezzano dopo la distruzione del 1363 viene ricostruita  trasformandosi da semplice villaggio di età sveva in un castrum con castello sui margini (ex torre di avvistamento nei secoli XII e XIII secolo) e possenti mura dotate di torrette rompitratta. Con questa nuova sistemazione urbanistica viene da se che la cittadina diventa la nuova sede della contea al posto di Albe ormai in stato di abbandono. Da ciò ne segue che l’acquisita importanza porta ad un’accentuazione dell’appetito territoriale degli abitanti di un centro in espansione che cercano di ottenere, in vario modo, terreni dai feudi vicini, quindi Albe e Luco.

Con Luco come dicevamo l’interesse verte sull’area rivierasca dell’ex centro di Penna su cui gli Avezzanesi sono chiamati a pagare le tasse alla contessa d’Albe Giovanna d’Angiò e ne chiedono però l’aggregazione territoriale. La stessa richiesta viene rinnovata nel 1372 che la nuova contessa Margherita riconosce ad Avezzano, ma non essendo stata ratificata dai reali di Napoli rimane lo status quo ovvero che l’area di Penna rimane aggregata a Luco.

Sul piano interno di Luco si assiste alla fine del XIV secolo all’emergere della famiglia Evangelista Corsi che diventerà sempre più potente nei secoli avvenire.

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1350-1400: Urbanistica di Luco

Nella seconda metà del ‘300 assistiamo sul piano urbanistico al rafforzamento della parte alta di Penna e alla scomparsa definitiva della parte rivierasca di Penna tra il 1350 e il 1376, a causa degli straripamenti del lago Fucino, che inducono la popolazione ad abbandonare questa zona, per cercare rifugio più in alto. Ciò comporta il potenziamento della parte alta di Penna.

A questo punto diciamo però che Penna smette di chiamarsi così, per assumere il definitivo nome di Luco, diciamo più o meno dal 1376. Quindi da ora abbiamo il nuovo centro di Luco che si concentra come agglomerato urbano intorno al castello posto sulla parte sommitale.

Scendendo nel dettaglio diciamo che il Casale di Luco vede l’ampliamento del borgo a partire dal 1350, ma il fatto si rafforza dal 1376 allorquando la parte superiore del borgo tende a discendere nuovamente verso le rive del lago.

Intanto la torre quadrata (XII-XIII secolo) viene rifatta dotandola anche di un recinto murario che praticamente la trasforma in castello, un poì sugli esempi di Aielli, Collarmele, Sperone ecc. La torre diventa cilindrica e si pone su piazza delle Campane con il recinto murario poto su via Conte Berardo. Questo recinto è sia della torre che del paese che si costruisce nuove mura di cinta dotate di torrette rompitratta a scudo”.

I limiti delle mura del borgo proseguono in basso dalla linea delle mura segnato dall’attuale via Duca degli Abruzzi, mura che verranno poi distrutte dalle inondazioni lacustri del XVII-XIX secolo; le mura poi proseguono a nord da via dei Balzi a via Guglielmo Marconi con l’unica porta d’accesso detta Capraia, presso l’attuale Palazzo Granata; a meridione da un tratto di Via Fantuzzi e dalla via delle chiesa per attraversare la piazza in direzione del Palazzo dove è ora presente la Farmacia. Quindi poi le mura continuano su via Duca degli Abruzzi. Di questa prima fase di mura c’è il ricordo nella descrizione del Corsignani nel 1738 (la, 408).

 

 


 

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XV secolo

Vicolo medievale di Luco dei Marsi. (Immagine personale)

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1400-1442: Storia politica della Marsica

La Marsica dell’inizio del XV secolo è una terra povera e in gran parte ancora desolata. Questa desolazione demografica è figlia delle continue pestilenze che uccidono moltissime persone nel secondo Trecento. Quindi all’inizio del XV secolo la popolazione marsicana risulta molto più bassa che rispetto a cento anni prima e questo vale sia per i piccoli che grossi centri.

Sul piano prettamente politico assistiamo al consolidamento della potenza orsina a Tagliacozzo che grazie alla forza militare degli Orsini e alla sua posizione geografica di ponte fra stato pontificio e regno di Napoli diventa molto importante. Gli Orsini per riuscire a conservare il potere su Tagliacozzo e sui feudi laziali devono barcamenarsi fra mille insidie cambiando costantemente fronte politico di appartenenza, ma la loro duttilità li porta ad essere i più forti feudatari sia dello stato pontificio in completa decadenza che del regno di Napoli in balia di una forte crisi dinastica. Tagliacozzo addirittura diventa talmente importante da convincere uno degli antipapi a decretare l’annessione del suo territorio allo stato pontificio fra il 1409 e 1410. Poi le diverse condizioni politiche riportano velocemente Tagliacozzo in seno al regno napoletano.

Nel frattempo nel 1417 diventa papa Martino V Colonna la cui famiglia è fieramente avversaria degli Orsini. Papa Colonna ha il merito di aver decretato la fine dello scisma d’Occidente e di aver riportato la sede papale a Roma. Da qui egli procede alla ricostruzione della città eterna. Allo stesso tempo però si pone come guida familiare cercando di allargare il potere dei Colonna. Egli grazie ad una sapiente politica riesce a dare manforte alla regina napoletana nel suo consolidamento sul trono napoletano. In cambio Giovanna II di Napoli ricompensa i Colonna donandogli nel 1423 la contea d’Albe, togliendola così dalla sfera d’influenza degli Orsini e ponendo un piede della famiglia in Abruzzo dove il papa aspira di prendere per se tutta la Marsica. Per questo organizza due importanti matrimoni per i nipoti, uno fa sposare la nipote con l’erede rsini riuscendo così a bloccare momentaneamente le aspirazioni orsine su Albe e poi tramite il matrimonio che organizza fra il nipote Odoardo Colonna con l’ultima dei Beraardi Jacovella, contessa di Celano riesce a mettere le mani temporaneamente sull’altra grande contea marsicana, quella di Celano.

Celano quindi nel 1425 si ritrova in seno all’influenza dei Colonna, tramite il matrimonio d’affari tra Jacovella Berardi e Odoardo Colonna. Jacovella è rimasta l’ultima della sua stirpe dopo la morte del padre Nicola nel 1418 e del fratello Pietro IV nel 1423. I Berardi sotto Nicola riescono ad ingrandire di molto la contea celanese che dopo la contea di Tagliacozzo è la più vasta del regno napoletano e si pone sempre sulla scia dei territori di confine fra stato pontificio e regno di Napoli. Jacovella fino a quando è vivo il papa è costretta a rimanere sposata con Odoardo, ma il matrimonio non viene consumato e questo permette a lei di avere gioco per staccarsi da Casa Colonna. Ella all’indomani della morte del papa (1431) fugge da Roma e torna a Celano dove riprende il controllo della sua contea e poi si allea con Giacomo Caldora, grande e anziano capitano di Ventura, che finisce per sposare in seconde nozze, dopo che è riuscita a far annullare il primo matrimonio con il Colonna.

Giacomo Caldora è un grande capitano di ventura del primo ‘400 ed è stato chiamato dal papa e dalla regina Giovanna II per guidare l’esercito contro Braccio da Montone grande capitano di ventura che si era riuscito a creare un grande feudo fra Marche e Umbria e ora sogna d’includervi anche l’Abruzzo. Ciò non è accettabile e il papa e la regina napoletana si alleano mandando un esercito comandato da Giacomo Caldora che sconfigge Braccio da Montone il quale nel 1425-26 aveva saccheggiato molti territori aquilani e marsicani. Fatto è che dopo tale episodio Giacomo Caldora assicurando protezione alla regina Giovanna s’impadronisce delle contee d’Albe e Tagliacozzo, scacciando temporaneamente sia gli Orsini che i Colona dalla Marsica. Jacovella capisce che con lui ha la capacità di mantenersi indipendente e decide di sposarlo nel 1439.
Purtroppo però la vecchia del Caldora lo porta a morire dopo soli tre mesi di matrimonio facendo fallire il disegno di tranquillità della donna. Alla morte di lui Jacovella riprende il controllo di Celano mentre il figlio di Caldora, Antonio succede temporaeneamente al padre nelle contee d’Albe e Tagliacozzo. Gli Orsini volenterosi di riprendersi gli antichi feudi sostengono le pretese aragonesi su Napoli e dopo aver aiutato Alfonso d’Aragona a divenire re di Napoli, questi li ricompensa riconsegnandogli la contea di Tagliacozzo a cui aggiunge la contea d’Albe che pur indipendenti sul piano nominale formano ora un unico feudo sotto gli Orsini (1442). Jacovella Berardi salva invece la propria indipendenza sposando in terze nozze Leonello Acclozamora, nipote di Giacomo Caldora e grande capitano di ventura di cui Jacovella s’innamora perdutamente e con cui instaura un felice sodalizio che la porterà a far rinascere economicamente la contea celanese.

 

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1400-1442: Storia politica di Luco

In tutto questo contesto vediamo Luco come tutti i paesi della Marsica del periodo è in piena crisi economica e sociale per l’abbassamento della popolazione dovuto alle pesti di fine secolo.

Sul piano politico Luco rimane per tutta la prima metà del XV secolo un feudo religioso indipendente dagli altri feudi circostanti, che dipende però dall’abbazia di Montecassino in piena decadenza. A gestire il feudo di Luco per Montecassino vi sono i prepositori, responsabili religiosi dipendenti dall’abate cassinese.

Nicolò di S. Angelo in Iodicio (1399), Bernardo di Sicilia (1400-1406), Giovanni da Napoli (1407-1411), il tedesco Mauro di Colonia (1412-1445), Giovanni Battista da Rimini (1446-1453) sono i preposti monaci dipendenti da Cassino. Questi amministrano Luco nella prima metà del XV secolo accompagnando in qualche modo l’ultimo periodo di vita della prepositura di Luco.

Questi prepositori amministrano Luco come fossero baroni indipendenti e lo fanno in modo prepotente, fra questi è Mauro di Colonia ad essere il più prepotente di tutti riuscendo ad imporsi sui poveri contadini e vassalli vari con prepotenza e ferocia, inducendo i sudditi ad ubbidirgli.

Il monaco tedesco Mauro di Colonia il 9 novembre del 1412 compila l’inventario dei diritti del monastero di Luco nell’orto del luchese Stefano Massari, posto sulla via pubblica davanti alla porta (“Capraia”?) dello stesso castello: ” In Luci ante portam ipsius castri, propre hortum Stephani Massari de Luco, in via pubblica “, lla presenza di un rappresentante della comunità luchese, l’analfabeta “giudice” Giacomo di Cerro ” Jacobus de Cerro de Luco praedicto Annalis ispisus castri illiteratus judex ” (GATTOLA 1733, II, 247-251).

Per capire meglio quanto i contadini e pescatori, diciamo la popolazione di Luco fosse vessata dai monaci nella prima metà del XV secolo, più precisamente sotto il monaco Mauro da Colonia, abbiamo l’Instrumentum inventariale, redatto dal notaio Alessandro Giordano di Collelongo, che contiene numerose notizie sullo stato di vessazione degli homines de Luco.

Questi ligi al monastero, pagano annualmente all’abbate dodici ducati per la sua ricognizione del dominio. La popolazione di Luco è tenuta a versare al monastero di Santa Maria, in caso di vendita di terreni, il Laudemio, ovvero una tassa consistente nella decima parte del prezzo e il Preposto,  in questo caso Mauro da Colonia, con la dura superbia teutonica

” Espresse finalmente vari altri diritti giurisdizionali per avere un maggiore introito e un maggiore controllo. Tali diritti erano, l’avere l’utile dominio al pari degli altri Baroni del Reame, di ordinare un suo Vicario per amministrare giustizia, di locare al maggiore oblatore la gabella della Bajulazione, di devolvere al Monastero di Santa Maria i beni di chi moriva senza figli, di esigere il diritto di passo e di plataetico, di esigere per sepoltura di ciascuno defunto dentro la chiesa un ducato d’oro, e fuori del cimitero quattordici soldi per feretro, e di esigere le decime personali, o industriali, come si faceva nelle altre loro chiese parrocchiali ” (ANTINORI, Ann., XIV, 27-28).

Ma come accennato la baronia monacale di Luco è ormai alla fine, in quanto da inizio secolo cambiano le condizioni politiche ed economiche. Per esempio nel 1406 cambiano gli equilibri sul possesso del Lago Fucino, sconvolti con l’attribuzione da parte della re di Napoli Ladislao I al conte di Celano Nicola Berardi della metà del lago Fucino, con Molino di Penna, posto a contatto con l’inghiottiotoio della Petogna (Colapietra 1998, 30).  Viene così a crearsi il presupposto per la creazione di una nuova Stanga baronale nel Casale di Luco che ormai è diventato un paese appetibile per i nuovi feudatari toscani e romani che si affacceranno sulla scena fucense verso la metà del ‘400.

 

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1400-1442: Urbanistica di Luco

Per le poche notizie che abbiamo di questo periodo, deduciamo che il paese di Luco dopo lo sviluppo urbanistico avuto nella seconda parte del XIV secolo, non ha avuto nuovi sviluppi, mantenendo inalterata la sua struttura urbana.

 

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1442-1497: Storia politica della Marsica

La storia politica della Marsica nella seconda parte del XV secolo è condizionata da una continua guerra fra le famiglie Orsini e Colonna per il controllo delle contee di Albe e Tagliacozzo e a Celano dal tramonto della famiglia Berardi e l’ascesa dei Piccolomini di Siena.

Sul piano economico invece abbiamo una ripresa dei commerci e delle attività produttive, in particolar modo si ha lo sviluppo della produzione della lana che porta notevoli entroiti economici e il conseguente miglioramento economico e sociale.

Ma andiamo con ordine, il periodo comincia diciamo nel 1456 allorquando un tremendo terremoto con epicentro nell’Irpinia genera una forza d’urto tale che si risente fino in Toscana. Nella Marsica questa scossa sismica produce danni ovunque, ma colpisce soprattutto la Piana del Cavaliere dove tutti i paesi del posto vengono distrutti, mietendo un gran numero di vittime.

Nelle altre località della Marsica ci sono danni più o meno importanti in tutti i villaggi con anche qualche morto, ma il nuovo periodo consente una ripresa più rapida rispetto alle condizioni di un tempo. Analizzando velocemente quanto accade nei due grandi feudi marsicani iniziamo da Celano

A Celano dal 1443 circa governa Jacovella Berardi insieme al suo terzo marito Leonello Acclozamora. La loro è unione felice a cui fanno seguito tre figli Ruggero, Pietro ed Isabella. I due governano Celano con forza e lungimiranza. Viene rafforzata la produzione della Lana che viene poi venduta a Foggia, esendo il mercato di smercio più importante. Gli introiti che ne seguono sono importanti e consentono alla contea celanese di essere ricca e totalmente indipendente oltre che una delle più vaste. Sotto essi vengono completate molte opere a cominciare dal castello celanese che iniziato nel 1392 trova ora con loro il definitivo assetto, che però sarà completato sotto i Piccolomini anni dopo. Durante il loro governo Celano fiorisce nell’arte e nella cultura e rimane distaccata dai conflitti fra Orsini e Colonna per il possesso di Tagliacozzo e Albe.

Riguardo a quest’ultime nel 1442 dopo la definitiva ascesa di Alfonso d’Aragona sul trono napoletano gli Orsini vengono reintegrati nella contea di Tagliacozzo come contropartita per il supporto dato agli Aragona per la presa di Napoli. Alfonso I però va oltre e ricompensa questi assegnando loro anche il controllo della contea d’Albe portando di fatto ad unione con la contea di Tagliacozzo pur rimanendo nominalmente indipendenti. Gli Orsini, con Giovanni Antonio, governano Tagliacozzo cercando di rilanciarne l’economia e allo stesso tempo l’edilizia rafforzando i vari castelli presenti sul territorio e la struttura viaria presente.

Allo stesso tempo gli Orsini devono fare i conti con i Colonna che rimasti a mani vuoti iniziano una guerra sotterranea contro la famiglia rivale, arrivando a sfruttare debolezze e  mancanze della famiglia rivale. Fatto è comunque che Giovanni Antonio Orsini riesce a tener testa ai Colonna e nonostante alcuni gravi momenti riesce a gestire il tutto. Gli Orsini nonostante alcune parantesi riescono a tenere bene il governo dei domini abruzzesi riuscendo ad acquisire potere presso la corte napoletana e a mantenere un ottima posizione presso la corte pontificia. A ciò si aggiunge la loro parentela con i Medici che favorisce un credito costante per la famiglia.

Nel 1456 si ha la prima rottura di questo equilibrio con il terremoto irpino che nella Marsica genera molte distruzioni e molti morti, si pensi alla Piana del Cavaliere dove si contano centinaia di morti.

Il terremoto però a differenza che in passato avviene in un momento di espansione, per cui i vari danni materiali vengono riparati celermente seppure con diverso tempo. A Celano e Tagliacozzo gli effetti del sisma portano a danneggiare numerose strutture urbane e le varie rocche del territorio. Ebbene i conti di Tagliacozzo e Celano, gli Orsini e gli Acclozamora procedono a riparare le varie rocche e abitazioni private anche nell’ottica di un aggiornamento del sistema militare.

E’ questo il caso delle rocche più grandi di Scurcola, di Albe o di Avezzano, o di quelle più piccole come il castello di Tagliacozzo. Allo stesso tempo però si cerca d’introdurre in questi manufatti il nuovo stile rinascimentale che viene prendendo piede in Italia e ciò risulta evidente nella dimora del palazzo ducale di Tagliacozzo o nel castello di Celano. A Tagliacozzo nel 1456 muore Giovanni Antonio Orsini senza lasciare discendenza, ma come è successo in precedenza a succedere a questo ramo orsino sono gli Orsini di Bracciano che dopo alcuni anni di ritorno al demanio riescono a succedere allo zio. Questi sono i fratelli Napoleone e Roberto Orsini di Bracciano i quali governano la contea di Tagliacozzo tra il 1464 e il 1480, dirigendola con mano ferma, arricchendola al livello artistico e militare. Certo loro devono fare i conti con i Colonna che cercano in più occasioni di rovesciarli, non riuscendoci però e ciò grazie alla forte amicizia tra gli Orsini e gli Aragona.

A Celano invece avviene un cambio di direzione importante, infatti con la morte di Leonello Acclozamora nel 1458 la situazione della famiglia comitale si complica. Jacovella rimasta di nuovo sola dirige comunque la contea in modo egregio sul piano economico-sociale, ma non sul piano familiare. In questo caso abbiamo il primogenito della coppia Ruggero che ha 15 anni e un carattere capriccioso e arrogante che pretende di succedere da subito alla madre, la quale sia per la giovane età del ragazzo, che sia perchè si sente ancora in grado di dirigere il proprio feudo non vuole farsi da parte. Ne segue un duro conflitto tra madre e figlio che dapprima è tenuto nascosto tra le mura del castello celanese e infine esplode in guerra aperta allorquando il ragazzo fa amicizia con il Piccinino, avido capitano di ventura e desideroso di mettere le mani sul tesoro della contessa, lo appoggia militarmente.

Per la contessa sale la preoccupazione non solo per la contea, ma per il figlio stesso che ha contratto un’amicizia molto pericolosa.

Ruggerotto e la madre vengono così alla guerra nel 1461 e lei da sola, seppure sostenuta dal popolo, deve far fronte al figlio degenere. Ruggerotto sostenuto militarmente dai mercenari del Piccinino ha infine la meglio e sconfitta la madre che fa rinchiudere in prigione a Gagliano Aterno s’impadronisce della contea iniziandola a gestire a suo piacimento con il nome di Ruggero IV.

Ruggero però che ora ha fra i 17 e 18 anni capisce quanto il Piccinino non volesse aiutarlo, ma sottrargli il tesoro della madre. E infatti il Piccinino impadronitosi del tesoro della contessa lo usa per pagare gli stipendi ai suoi soldati. Papa Pio II a cui la contessa si era rivolta per avere aiuto intravede in questa circostanza la possibilità di mettere le mani su Celano e così avviene.

Il papa tramite il conte di Tagliacozzo fa rovesciare il governo dell’odiato Ruggerotto nel 1462, che si rifugia a Balsorano, fa salvare la contessa Jacovella, ma s’impadronisce egli stesso della contea di Celano, disarcionandone la contessa e cedendo questa al nipote Alfonso Piccolomini.

Alfonso Piccolomini s’insedia a Celano e inizia da subito a lavorare per migliorare lo status quo e soprattutto migliorare la produzione della lana, per avere maggior introiti economici da spendere per migliorare l’edilizia della contea celanese. Alfonso si rivela oltre che un ottimo comandante di truppe durante i conflitti a cui partecipa anche un valente uomo d’affari. Con lui e poi con il dilui figlio la contea di celanese raggiunge il vertice della sua gloria economica. Purtroppo Alfonso impiegherà diversi anni per prendere possesso di Balsorano, occupata come tutta la Valle Roveto da Ruggerotto, che solo nel 1470 la lascerà permettendo a questi di venirne in possesso.

A Tagliacozzo invece dopo la morte di Napoleone Orsini nel 1480 è il figlio Virginio a succedergli, ma già come avvenuto al padre impiegherà un po’ di tempo per imporsi, in quanto dovrà sconfiggere la rivalità dei Colonna che dopo la morte del padre si sono di nuovo fatti avanti anche sobillando la folla che gli si rivolta contro. Tuttavia Virginio dopo circa due anni di conflitti riesce a spuntarla e a prendere possesso di Tagliacozzo e Albe che rimangono sotto il suo governo seppure fra alti e bassi. Il governo di Virginio sotto il profilo urbanistico-architettonico viene a rafforzare un po’ tutti i castelli e torri presenti nei contadi di Tagliacozzo e Albe. Tra questi ricordiamo il castello di Scurcola che viene completamente stravolto secondo un’architettura militare più moderna, il Palazzo ducale di Tagliacozzo che viene abbellito e strutturato come un palazzo di rappresentanza, oltre che di abitazione, il castello di Avezzano che viene ricostruito sia ad uso militare che come residenza privata. Infine a fine secolo dopo il 1495 il governo aragonese di Napoli è messo in discussione da Francia e Spagna che cercano di rovesciare la monarchia di Napoli per prendersi il regno. In questo contesto riesplodono i conflitti mai sopiti, tra Colonna e Orsini, che guerreggiano in modo aperto e armato per la proprietà della Marsica, i primi per prenderla e i secondi per difenderla. Questa volta a guerreggiare per le due famiglie ci sono Fabrizio Colonna e Virginio Orsini. Tra i due alla fine è il secondo ad avere la peggio. Virginio cambiando di alleanza fra Spagna e Francia all’ultimo momento ha la peggio in seguito alla sconfitta da parte dei Colonna che parteggiano per gli Spagnoli. Ciò decreta la fine di Virginio e del suo governo. Gli Aragona stanchi del voltafaccia dell’Orsini lo fanno arrestare e poco dopo in carcere viene ucciso con il veleno. Siamo nel 1497 e siamo alla fine del governo orsino su Tagliacozzo che passa ora ai Colonna nella persona di Fabrizio Colonna.

Re Federico di Napoli accetta dapprima l’atto di alleanza del Colonna e dopo che questi lo ha aiutato a conservare il trono, lo ricompensa assegnandogli il controllo completo sia della contea di Tagliacozzo che di Albe (1497).

 

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1442-1497: Storia politica di Luco

La storia politica di Luco vede alla metà del XV secolo la fine della prepositura di Luco e quindi la fine del feudo indipendente di Luco. Gentile di S. Sebastiano (1454-56 circa) è  l’ultimo monaco, Preposto di S. Maria di Luco, inviato dall’Abate di Montecassino (ANTINORI, Ann., XXI, 399; XXII, 27-28; XXIII, 364. PIETRANTONIO 1988, 210). Non sappiamo al momento quanto tempo rimane in carica questo ultimo preposto, ma riteniamo che non sia per molto tempo sapendo che Luco è data all’interno della contea di Tagliacozzo già negli anni 50′ del XV secolo

Al momento sappiamo che Montecassino dopo Gentile di San Sebastiano non nomina più prepositori, ma anzi affida la prepositura di Luco al Cardinale De Val. Di questo personaggio non abbiamo trovato nulla ne su di lui ne sulla sua gestione di Luco.

Comunque siano andate le cose è comunque chiaro che il feudo di Luco cessa in qualche modo di esistere così come è stato conosciuto finora, in quanto il nuovo reggente non esercita più un dominio feudale su Luco che invece diventa un feudo secolare affidato dapprima dallo stato napoletano a Francesco d’Avalos nel 1442. Questi poi vende il feudo di Luco nel 1447 all’università di Caramanico.

Comunque vadano le cose Luco pur rimanendo un feudo indipendente diventa completamente dipendente economicamente dalla contea di Tagliacozzo, che esercita su questo una fortissima influenza politica ed economica.

Successivamente quando il conte Virginio Orsini viene rovesciato da Tagliacozzo e i Colonna ne prendono il posto, questi assumono anche la proprietà di Luco, che pur dipendendo per molte cose anche da Monteccassino, diventa definitivamente territorio dello stato colonnese e  in tale condizione rimarrà fino al 1806.

 

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1442-1497: Urbanistica di Luco

 

Vicolo di Luco dei Marsi nella parte medievale. (Immagine personale)

 

Sul piano architettonico Luco viene riparata dai danni arrecatigli dai sismi del 1456 e del 1461. Ma sul piano urbanistico non sembrano esserci particolari novità rispetto al periodo precedente. Per logica il paese pur rimanendo arroccato in alto,  comunque tende a scendere verso il lago Fucino. Poi comunque c’è da dire che Luco come paese rimane abitato da una popolazione piuttosto piccola, per cui il fatto che non si abbiano sviluppi urbani importanti è dovuto anche alla scarsità di abitanti.

 

 

 


BIBLIOGRAFIA

 

1) Cinti F.R., Pantosti D., Addezio G., De Martini P. M. – Paleosismicità della faglia di Ovindoli – Pezza – Atti Convegno G.N.T.S.  – ROMA 1992

2) Un’ipotesi di restauro. Il complesso di Santa Maria delle grazie

3) https://www.terremarsicane.it/leta-medievale-2/

4) https://www.terremarsicane.it/leta-moderna-3/

 

 


 

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URBANISTICA MEDIEVALE – CONTEMPORANEA

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URBANISTICA IN EPOCA MEDIEVALE – PAESI E FRAZIONI