
LECCE NEI MARSI
______________________________
URBANISTICA DI LECCE NEI MARSI
Il terremoto verificatosi nel 1915 ha praticamente cancellato tutti gli antichi abitati di Lecce nei Marsi sia l’antico abitato di Litium, ormai abbandonato da tempo e distrutto in pochi secondi, che tutti i vari borghi nati nel basso medioevo che avevano sostituito la vecchia Litium. Tra questi vi è anche Castelluccio, antichissimo borgo satellite di Litium, divenuto tra ‘600 e ‘700 il nuovo borgo di Lecce nei Marsi e durato fino al 1915.

Resti di Ca’Marino. (Immagine personale)
Quindi distrutti tutti gli antichi borghi e un’intera popolazione, qui nella sola Lecce i morti per il sisma di Gioia dei Marsi sono 500, non resta che ricominciare a costruire un nuovo abitato.
Il nuovo abitato di Lecce nei Marsi viene costruito a 400 m più in basso a ridosso dell’antica Piana del Fucino. La scelta del sito avviene per meglio collegare il nuovo borgo con la nuova rete stradale che si è venuta costituendo dopo il prosciugamento del Lago Fucino.
I primi anni della nuova Lecce nei Marsi sono anni molto funesti a causa della grande guerra in corso.

Europa nel 1914 . (Immagine da Wikipedia)
E qui facciamo una piccola parentesi. Dal 1914 è in corso la più importante guerra che il mondo ricordi e che vede contrapposti due blocchi quello degli Imperi centrali (Germania e Austria), con il blocco dell’Intesa (Francia – Inghilterra – Russia zarista) per il predominio in Europa e nel mondo per le colonie. Da subito la guerra diventa da europea a mondiale. In breve tutti i principali paesi liberi entrano in questa guerra comprese Giappone e Cina. Si ha la prima guerra mondiale. E l’Italia?
La piccola Italietta nata nel 1861 è faticosamente divenuta una piccola e grande nazione che festeggia nel 1911 i suoi primi 50 anni. Il paese vede in questo periodo tantissima gente del sud ma anche del Nord Italia partire per altri continenti in cerca di fortuna.
Ebbene essa stessa nel tempo è riuscita ad inserirsi nel gioco colonialeriuscendo a costituire dei propri domini in Africa. Ora deve anche completare la propria costituzione geografico-politica con le terre irridenti sottoposte ancora al dominio austriaco. Così l’Italietta esce dal blocco degli Imperi centrali e si allea con il blocco dell’Intesa firmando il patto di Londra nel maggio 1915, nel quale in caso di vittoria avrà diritto ad alcuni importanti territori.
Così l’Italia chiama a raccolta tutti i suoi giovani uomini per partire per il fronte per sconfiggere l’Austria e prendersi le terre irredenti. Pochi mesi prima il 13 gennaio 1915 la Marsica vive la sua più brutta catastrofe mai vista prima da circa 1500 anni, ovvero dal grande terremoto del 508 d.C. Nella Piana del Fucino nella zona più o meno dell’attuale Gioia dei Marsi avviene il più grande sisma dell’Italia contemporanea con un numero di morti enorme: 30.000, secondo come terremoto solo a quello di Messina avvenuto pochi anni prima nel 1908.
Tutti i paesi della Marsica sono distrutti o riportano gravissimi danni. Avezzano il capoluogo dell’area marsicana è completamente distrutto così come rasi al suolo sono tutti i paesi che circondano la piana fucense, quelli presenti nella Valle Roveto, Vallelonga, Valle del Giovenco, Valle di Nerfa. Mentre meno colpiti ma comunque danneggiati sono i borghi della parte occidentale dalla Marsica, Tagliacozzo, Carsoli, Pereto ecc.
E Lecce nei Marsi? Come detto prima è rasa al suolo in tutti i borghi che comprendono la comunità di Lecce. La prima ricostruzione dell’abitato vede la presenza di solo baracche di lamiera nelle quali vive la popolazione sopravvissuta e in cui abiterà per tutto il periodo della prima guerra mondiale. Questa si porta purtroppo tutti i ragazzi della Marsica sfuggiti al terremoto del 1915. Per la sola Lecce nei Marsi sono 36 i ragazzi deceduti per la guerra.
Arriviamo al 1918 anno in cui la guerra finisce, ma un’altra gravissima sciagura si abbatte sul mondo, l’epidemia della Spagnola. Questa epidemia miete milioni di morti nell’arco di poco più un anno di durata. Nella Marsica anche ci sono molti morti per Spagnola, tutti i paesi sono più o meno colpiti e fra questi vi è anche Lecce nei Marsi.
Nel 1919 comunque questa finisce e inizia per Lecce e per tutta la Marsica il periodo di ricostruzione postsismica. Alcuni paesi già da un po’ hanno avviato la ricostruzione, altri la fanno da ora, ma diciamo che nel 1920 tutti i paesi hanno riavviato la ricostruzione, che però si rivela lenta e piena di ostacoli burocratici. Sono molte le famiglie che continuano e continueranno per molti anni a vivere nelle baracche.
Negli anni ’20 Lecce nei Marsi vede la ricostruzione dei principali edifici pubblici come il comune e la scuola e più o meno nello stesso periodo anche la nuova chiesa di Santa Maria Assunta è ricostruita. Sul piano urbanistico tutti gli edifici pubblici si concentrano nel centro del paese ponendosi uno a fianco all’altro. Lentamente il paese riprende a vivere, ma senza dimenticare l’immane tragedia avvenuta ne quella della perdita dei suoi 36 ragazzi morti in guerra. Per onorare questi giovani viene eretto nel 1924 un bellissimo monumento ai caduti che subirà però purtroppo negli anni dei cambiamenti. Dal censimento del 1921 emerge ancora un paese che non si è ripreso ancora sul piano demografico dal terremoto del 1915. Al momento si contano 1807 unità contro le 2088 del 1911.
Dal 1922 in Italia governa il Fascismo di Mussolini che sarà al governo fino al 1943, conducendo l’Italia verso il baratro della seconda guerra mondiale, ma siamo ancora negli anni ’20 e le tragedie sono di la da venire e nel suo primo periodo il Fascismo si erge a difensore dell’ordine, ottenendolo anche a suon di manganellate, che a nessuno piacciono su di se, ma tutti accettano per convenienza e in una prima fase lo sostengono con convinzione.
Il fascismo riesce per qualche tempo ad unire il paese intorno a se con la scusa della vittoria mutilata. Mussolini abile politico sa dosare sia la forza e la violenza che per opportunismo la pace sociale. Il Fascismo nella Marsica avvia in modo forte la ricostruzione dei paesi distrutti dal sisma, ma allo stesso risulta capace d’incidere nelle abitudini delle persne
Così avviene anche nella Marsica, dove in molti paesi oltre che alla ricostruzione fisica dei vari borghi ci si occupa della formazione delle persone secondo il modello fascista. Il fascismo vuole imprimere nella testa della gente, soprattutto nella parte più ignorante e nei più piccoli un preciso schema mentale, e ciò chiaramente vale anche per le abitudini dei cittadini. Per questo il governo interviene nominando dall’alto alcuni podestà, che sono però estranei agli usi e costumi del luogo o della Marsica.
Ciò purtroppo avviene anche a Lecce nei Marsi. Come in molti comuni della Marsica e italiani in genere abbiamo un potestà che interviene nella cura delle anime del borgo secondo un preciso schema ideologico. A Lecce nei Marsi ci sono stati vari potestà, quello che dura più a lungo, 15 anni, è Pompeo Callini.
Il Fascismo nel corso dei suoi 20 anni di esistenza cerca di fare dell’Italia anche una grande nazione coloniale procedendo ad occupare diversi territori africani che si vengono a congiungere con i territori coloniali già esistenti.
E’ questo il caso dell’Etiopia invasa e conquistata dall’Italia nel 1936. Questo genere d’impresa porta il Fascismo a raggiungere il massimo del suo consenso che subito dopo comincerà a declinare a causa delle insensate scelte del regime.

Le conquiste coloniali italiane nel 1936.
Nel corso degli anni ’20 a Lecce nei Marsi si procede all’estrazione della Bauxite, un minerale che serve alla produzione dell’alluminio, nella grande miniera del paese.
Il materiale estratto dalla miniera viene trasportato tramite una gigantesca teleferica fino alla stazione di Vallemora a Lecce nei Marsi. Da qui tramite dei carretti il prezioso materiale arriva a Pescina, dove ci sono treni speciali pronti a ricevere la merce che viene poi mandata a Bussi.

Teleferica di Lecce nei Marsi negli anni ’20
Ebbene la presenza della miniera nel paese è sicuramente motivo d’orgoglio, che viene sostenuta attraverso la costruzione della gigantesca teleferica, che dalla cava di Collerosso a Vallemora conduce i quantitativi di bauxite.
Siamo ormai a metà degli anni ’30 e Lecce nei Marsi si riprende del tutto sul piano demografico dalla tragedia del sisma di 20 anni prima. Ora Lecce nei Marsi nel 1936 conta 2235 abitanti. Il Fascismo prosegue nella religiosa opera di persuasione degli abitanti dell’importanza del regime, ma questo non risolve i problemi della zona, ma li accentua diventando complice del principe Torlonia che sfrutta i fascisti per controllare il territorio del Fucino e chi vi lavora, tra cui molti contadini di Lecce nei Marsi.
Nel corso dell’epoca fascista va comunque avanti la ricostruzione del paese che viene sempre più strutturandosi così come lo vediamo oggi. Invece rimangono allo stato di rudere i vecchi paesi satellite come Ca Marino, Ca Buccella o Sierri. La stessa è valevole per l’antico centro di Litium ormai completamente dimenticato.
Arriviamo così al secondo conflitto mondiale. La Germania nazista invade la Polonia nel 1939 e Francia, Inghilterra e Russia iniziano a combatterla. E’ l’inizio della seconda guerra mondiale. L’Italia inizialmente si dichiara non belligerante, poi per inseguire il sogno di una veloce guerra e veloci guadagni territoriali si avvia anch’essa alla guerra a fianco della Germania nel giugno 1940. E’ l’inizio della fine della vecchia Italia.
Vengono chiamati al fronte come al solito i giovani che vengono a formare il grande esercito italiano di conquista. Peccato che l’esercito sarà sempre male equipaggiato in tutti fronti di guerra. Quindi al danno anche la beffa. Detto ciò anche a Lecce nei Marsi si chiede di rimandare al fronte altre giovani vite secondo i dettami del “GENIO” Mussolini. Da Lecce nei Marsi partono ben 200 giovani per destinazioni diverse. A ricordo di questo gruppo esiste una foto che li raffigura tutti insieme sorridenti prima della partenza, magari pensando che fosse meno complicato di quanto si avesse paura. La foto ne mostra 153, ma va bene lo stesso, coloro che sono partiti sono 200.
Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i leccesi partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare
Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e poco più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.
Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.
E i Marsi? La popolazione marsa viene tenuta sotto stretto controllo dalla polizia tedesca che in alcuni borghi arriva a terrorizzare la popolazione con alcune azioni crudeli. Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal dicembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Bombaradamento alleato di Avezzano nel 1944. (Immagine da Wikipedia)
Ma facendo così si danneggiano anche i Marsi. Questi per un po’ cercano di sopportare i Truci Nazisti e gli i degeneri bombardamenti alleati, ma poi non ce la fanno più e in massa abbandonano le proprie case per rifugiarsi negli antichi borghi distrutti dal terremoto del 1915 o sulle montagne, comunque lontano da casa.
Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati dal duro periodo, non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si Antifascisti italiani sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano.
E a Lecce cosa succede? La risposta è uguale, resistere e persistere…
Per fortuna qui a Lecce non accade nessun episodio cruento dovuto al controllo tedesco. Però è dura lo stesso e per quanto si voglia essere forti, forti non si è per nulla e molti decidono di tornare nei casali distrutti dal terremoto del 1915, giudicati più sicuri che rimanere nel nuovo paese con i barbari.
Molte famiglie arrivano persino a rioccupare gli antichi casali fin dal 1942, rimanendovi per ben due anni fino al giugno 1944. Persino l’antica torre mastio dei Berardi (1278 m s.l.m.) presente a Litium,

Torre di Litium costruita dai Berardi nel X secolo
che scruta la Conca del Fucino viene riusata come rifugio da alcune famiglie di Vallemora in ansia per la presenza in paese di una guarnigione della Wehrmacht.
L’unico episodio triste che caratterizza Lecce nei Marsi riguarda un militare russo che rinchiuso nel campo di concentramento di Avezzano, fugge da qui con altri uomini andando a stare nelle campagne di Lecce nei Marsi, dove si unisce ad alcuni Antifascisti locali. Il suo nome di battaglia è Ivan. Ebbene purtroppo questo giovane rimane ucciso dai Tedeschi che scoperto viene subito passato per le armi.
Poinei primi giorni di giugno Alleati e Antifascisti sfondano la linea Gustav e penetrano nel centro Italia dove liberano Roma il 4 giugno. Invece Avezzano e la Marsica sono liberati tra il 7 e 12 giugno 1944.
Nell’aprile del ’45 l’intera penisola italiana si libera dai tedeschi e in agosto finisce la Seconda guerra mondiale. Con la fine della guerra si passa in Italia a decidere il nuovo regime che dovrà reggere il paese in futuro. Arrivano cioè i giorni del referendum istituzionale. Vince la repubblica. L’Italia è repubblicana.

La nuova Italia repubblicana (1946). (Immagine da Wikipedia)
Per la Marsica inizia fin dal 1945 un nuovo corso storico con il ritorno dei profoghi dai vari fronti di guerra e la ripresa delle lotte contro Torlonia per il controllo delle terre del Fucino. Quest’ultima è una battaglia che i Marsi vinceranno 5 anni più tardi, nel 1950, allorquando dopo un duro braccio di ferro che ha visto anche la morte di alcune persone, Torlonia verrà defenestrato dal controllo dell’area fucense in favore dei contadini locali, compresi quelli di Lecce nei Marsi. Il tutto verrà poi regolato con la legge Segni nel 1951.
Soprattutto però il secondo dopo guerra vede la completa ricostruzione dell’Italia sul piano materiale. La stessa cosa avviene chiaramente anche nella Marsica dove ai danni di guerra si aggiungono quelli sismici del 1915, non ancora risolti. A Lecce nei Marsi come negli altri borghi, si procede al completamento della costruzione delle case e del nuovo paese in genere.

Lecce nei Marsi negli anni ’50
Lecce nei Marsi acquisisce quindi la fisionomia che vediamo ancora oggi e nel 1951 raggiunge il suo massimo storico di abitanti con 2252 unità presenti. Il paese sembrerebbe proiettato verso una nuova fase espansiva, ma purtroppo non è così. La terra ricavata dalle lotte contro Torlonia si rivela del tutto insufficiente per poter vivere decentemente e la fame è tanta.
La risposta a ciò è una nuova fase emigratoria, che investe tutti i paesi della Marsica e che si riflette anche al livello urbanistico, con la presenza in paese di soli vecchi e donne e la mancanza di uomini giovani che partono in cerca di fortuna nei paesi europei e poi dalla fine degli anni ’50 anche verso le grandi città del nord Italia. In circa 20 anni il paese subisce un tracollo demografico passando dai 2252 abitanti del 1951 ai 1847 abitanti del 1971.

Lecce nei Marsi nel 1959
Al livello urbanistico ciò significa la mancanza del restauro degli antichi borghi abbandonati e la sola concentrazione del paese nel nuovo abitato. Abitato che pian piano viene spostandosi verso la zona di Castelluccio ancora completamente diroccata dal sisma. Ci vorranno molti anni per vedere il paese riprendersi meglio sul piano urbanistico.
Per ora però Lecce nei Marsi esiste e cerca per quello che può di darsi un futuro. Con la costruzione delle nuove autostrade abruzzesi A24 e A25 nel 1969, i collegamenti con le altre città del centro Italia subiscono un deciso miglioramento soprattutto con Roma. Anche la rete ferroviaria è ricostruita e prima ancora delle autostrade rientrando in piena funzione già nel 1949.
Con le nuove autostrade, il miglioramento della rete stradale fucense, il costante miglioramento dell’agricoltura nel Fucino, la nascita di tante nuove piccole aziende a conduzione familiare consentono un graduale e costante miglioramento economico.
Filmato di Lecce nei Marsi del 1974
Già a metà degli anni ’70, nonostante il calo demografico, la situazione economica di Lecce nei Marsi si viene consolidando per il meglio. Il paese diventa poi quasi senza accorgersene una stabile meta turistica. La domanda turistica cresce nel giro di poco tempo e fa assumere a Lecce nei Marsi l’invidiabile ruolo di capofila del turismo nella Marsica.
Nei primi anni’80 Lecce nei Marsi registra una tale crescita di turismo che porta a un cambiamento anche dal punto di vista urbanistico. Il paese infatti vede la nascita di diverse strutture turistiche come alberghi, ristoranti e piccoli negozi che cambiano il volto del paese.

Lecce nei Marsi negli anni ’80
Nell’estate del 1982 a Lecce nei Marsi si raggiunge il picco di presenze con 6500 turisti in un mese. Questo dato serve per dire che a metà degli anni ’80 la Marsica entra nel suo boom economico, che porta benessere e sviluppo un po’ in tutti i borghi, anche quelli più remoti. La visita del Papa poi nel 1985 in qualche modo sancisce questo salto di qualità. Avezzano e la Marsica raggiungono uno sviluppo tale da far persino concorrenza al Nord Italia. Ciò ci dice che volere è potere.

Lecce nei Marsi negli anni ’80
A questo punto a partire più o meno dalla seconda metà degli anni ’80 si ha una generale ristrutturazione dei vari borghi marsicani in funzione turistica. Lecce nei Marsi allo stesso modo prosegue nella seconda metà degli anni ’80 e poi negli anni ’90 nella ristrutturazione del paese in funzione turistica, ma anche abitativa. Nonostante il continuo calo demografico (nel 1991 la popolazione cala a 1699 unità) nel paese si continua a progettare e fare come se la realtà stesse per decollare ulteriormente in senso positivo.
La lunga stagione economica positiva che vive la Marsica dagli anni’80 prosegue ancora nei primi anni 2000 e più o meno in questo periodo s’iniziano a recuperare anche le antiche aree dei vecchi casali ancora completamente diroccati dopo il sisma del 1915. Sono di questo periodo l’edificazione della chiesetta di San Biagio e della chiesa di S. Antonio nella zona dei casali. Nel 2001 si registra poi anche una piccola crescita demografica che giunge a 1752 unità.
Più o meno dal terremoto dell’Aquila del 2009 si ha una nuova crisi economica generale che si riflette anche a Lecce nei Marsi. Tuttavia nonostante ciò il paese procede nel recupero di se stesso.

Lecce nei Marsi vista dall’alto. (Immagine personale)
Viene infatti ristrutturata buona parte dell’area dell’antica di Castelluccio a cominciare dall’antico castello che diventa un piccolo albergo. Anche le case attorno all’antico maniero o sono recuperate o addirittura ricostruite completamente.
Ciò porta il paese ad allargarsi comprendendo nuovamente anche la zona di Castelluccio, arrivando così a presentarsi in modo valido per le sfide del futuro che lo vedranno di sicuro protagonista tra i grandi centri marsicani nel settore turistico e non solo.
BIBLIOGRAFIA
01) http://web.tiscali.it/avezzanoedintorni/lecce.htm
02) Wikipedia
03) https://www.terremarsicane.it/un-giudice-un-gendarme-e-cinque-delinquenti-1812/
04) https://www.terremarsicane.it/unantico-paese-tra-storia-leggenda-e-archeologia/
05) https://www.terremarsicane.it/lantico-litum-nel-territrio-dei-marsi/
06)http://www.lecceneimarsi.terremarsicane.it/index.phpmodule=CMpro&func=viewpage&pageid=24
LECCE NEI MARSI
______________________________
URBANISTICA DI LECCE NEI MARSI
________________________
