
GLI ANTICHI MARSI
Un ceppo della popolazione osco-umbra migra verso le sponde est del Lago Fucino verso il 1300 a.C. iniziando a dimorare qui. La nuova popolazione con il tempo si mischia con le genti indigene del posto, che vivono intorno al lago Fucino già da molto tempo.
Ebbene, da questo mescolamento deriverebbero i Marsi.
I Marsi dopo un primo periodo insediamentale con villaggi anche fortificati intorno al lago Fucino cambiano ad un certo punto la loro struttura sociale a causa di grandi cambiamenti climatici che portano una grande variabilità del lago che distrugge o inghiotte tutti i centri perilacustri del tempo.
A questo punto essi cambiano struttura sociale migrando in altura dove costruiscono i nuovi villaggi su colline o monti che siano e soprattutto fortificati con grandi palizzate attorno o mura di fango. La terra che li ospita è quindi difficile da vivere, poiché zona di montagna con inverni rigidi.
Ma comunque nonostante cambiamenti importanti la presenza del lago garantisce comunque un clima mite e molto cibo grazie all’abbondanza di pesci. A ciò si aggiunge la grande disponibilità di sorgenti di acqua salubre, grandi boschi, e soprattutto un’alta presenza di selvaggina da cacciare con cui nutrirsi. Insomma l’ideale per riuscire a garantirsi una giusta sopravvivenza.
Con il tempo i Marsi occupano un territorio vasto della Marsica andando a stanziarsi oltre che intorno al lago, anche nelle vicine valli del Giovenco, del Liri e della Vallelonga. Per lungo tempo ci sarà un contenzioso con il confinante popolo degli Equi per l’occupazione dei Piani Palentini e per la sponda nord-ovest del lago Fucino.
Addirittura c’è chi parla che il confine della Marsica vissuta dai Marsi comprenda anche la zona di Alba Fucens portando il confine del territorio dei Marsi pare fino all’attuale paese di Santa Anatolia, ma questa è un’altra storia.
Sul piano fisico i Marsi sviluppano caratteristiche proprie molto importanti, come una grande forza e resistenza fisica, data dal continuo adattamento a vivere in condizioni di montagna. Sul piano economico-sociale i Marsi divengono abili pescatori, pastori, contadini, metallurgi ma soprattutto guerrieri.
L’arte della guerra per i Marsi è il tratto distintivo per eccellenza poichè l’arte della guerra rappresenta la loro principale fonte economica. Essi grazie a queste doti straordinarie di guerrieri sapranno mettersi bene in mostra in tutti i campi di battaglia nei quali si troveranno sia in casa lottando contro Roma o al suo servizio che nel resto del bacino del mediterraneo come soldati mercenari. Ma chiaramente sarà la lotta con Roma la loro svolta in quanto intuendo la grande capacità militare di questa capiranno che sia meglio servirla che combatterla.
L’essere alleati di Roma nel bene e nel male bene sarà alla base del loro sviluppo e del mantenimento della loro identità all’interno del sistema romano, riuscendo a non scomparire, come invece avvenuto per altre popolazioni italiche. Roma d’altra parte capirà fin da subito di non avere a che fare con un popolo qualsiasi e saprà sfruttarlo bene in ogni scenario di lotta.
Le virtù militari dei Marsi sono diventate talmente famose e importanti nel mondo romano, che sono state celebrate da molti autori antichi come Appiano Alessandrino. Questo antico storico riesce più di ogni altro a descrivere le capacità marse, riassumendole nella famosa e leggendaria frase:
“Nec sine Marsis, Nec contra Marsos triunphari posse”. Traduzione: “Non si può vincere ne con i Marsi ne contro i Marsi”.
Queste parole, citate nel VI libro della Storia di Roma, rendono onore e merito a un popolo fiero e vigoroso, che nei secoli ha saputo farsi apprezzare e temere, ma non solo nell’arte guerriera, ma anche nell’arte medica.
Infatti, a quanto pare, nel corso dei secoli d’indipendenza marsa, all’incirca tra VIII e V sec a.C. i Marsi divengono abili nell’uso di alcune erbe officinali, capaci di risolvere o comunque contenere diverse malattie. Questa loro virtù in campo medico faranno divenire i Marsi famosi presso il mondo romano, godendo di autorità e prestigio, durante buona parte della Roma imperiale.
A fianco alla fama nell’arte medica e militare i Marsi divengono famosi anche come incantatori di serpenti. Da questa caratteristica discenderà la loro fama di maghi e astrologi. I Marsi, unici tra i popoli italici, riescono infatti attraverso una “canzoncina” o cantilena a rendere inoffensivi i serpenti.
Di questa “canzoncina” e della loro capacità di incantare i serpenti ci viene confermato da diversi autori di età romana come Pomponio di Bologna (I sec. a.C.), Virgilio, Orazio, i quali parlano di generiche nenie o canti per tale scopo.
Tra gli autori antichi abbiamo Aulo Gellio, che parla apertamente dell’uso di un flauto da parte dei Marsi per ottenere questo genere di musica. Al momento, però, non vi sono prove archeologiche dell’esistenza in età antica di un qualche flauto usato dai Marsi, per cui siamo ancora nell’ambito della leggenda.
La leggenda del popolo marso come incantatore di serpenti tende comunque a perdurare nel tempo. Infatti oggi ritroviamo questa pratica di ammaestrare i serpenti nel rito dei Serpari durante la festa di San Domenico Abate, il primo maggio di ogni anno, nel famoso borgo di Cocullo (in provincia di L’Aquila).
Tutti questi elementi dimostrano la ricchezza e le virtù del popolo marso e della sua cultura, costituendo un valido stimolo per approfondirne la conoscenza.
Nelle sezioni successive affronteremo in modo più approfondito la storia, il territorio, gli usi e i costumi di questa antica popolazione italica.
