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GLI ANTICHI MARSI
INIZIO DELLA GUERRA CIVILE 49-45 a.C.
La guerra civile che inizia nel 49 a.C. e finisce nel 45 a.C. vedeopporsi al livello politico e militare Cesare “leader del partito riformista” a Roma contro Pompeo Magno e il Senato che formano il partito conservatore.
Nel 49 a.C. Cesare diventa dittatore di Roma imponendo il suo governo sulla repubblica romana e quindi al ceto senatorio. Da qui la rivolta contro di lui, che con sapiente ingegno governa Roma, il suo territorio e i suoi avversari per cinque anni.
Su questi ultimi per avere la meglio crea una serie di nuove legioni a lui fedeli, che gli consentono di vincere le varie battaglie e sopravvivere politicamente.
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FORMAZIONE DELLA LEGIO MARTIA 49 a.C
La storia della grande legio Martia inizia con la battaglia di Farsalo, Cesare possiede già un esercito da schierare contro Gneo Pompeo Magno e il partito conservatore, ma per sentirsi più sicuro crea nuove legioni a lui fedeli da schierare contro i suoi avversari.
Le nuove legioni create da Cesare vengono distinte in numeri, la legio XXV – la legio XXVII – la legio XXVIII – la legio XXIX – la legio XXX che sono perlopiù composte da cittadini italici. Tra queste troviamo la legio XXV, composta da cittadini Marsi.
Questi contrariamente ad altri popoli italici, al momento della formazione della nuova legione sono già famosi per formazione militare, avendo esperienza di mercenari, per cui entrando nella nuova legione romana sanno già come comportarsi facendosi valere in campo militare.
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LA BATTAGLIA DI FARSALO 48 a.C
Nel 48 a.C. l’esercito di Cesare salpa dall’Italia per l’Epiro, risultando composto dalle quattro legioni consolari del 48 a.c., cioè le legio I, II, III e IV, e altre legioni tra cui la XXV (la futura legione Martia).
Oltre a questa ci sono anche le altre appena formate come la XXVII, la XXVIII, e quelle provenienti dalla Spagna, dalla Gallia cisalpina, dalla VI Gemella alla XIV legione, inclusa la futura V Alaudae e la VII. Non tutte riescono a salpare da Brindisi e a raggiungere il loro comandante a Dyrrhachium, ma la futura Martia riesce comunque a riunirsi a Cesare in tempo per la battaglia
Le altre forze sono invece inviate, per un numero di 12.000 uomini (pari a circa tre legioni a ranghi completi) e armati dallo stesso Cesare, prima dello scontro decisivo di Farsalo, in Macedonia e Grecia per assicurare il vettovagliamento delle truppe, come narrano Cassio Dione, Velleio e Appiano.
Cesare così schiera le sue legioni:
– la legione X è posta sull’ala destra sotto il comando di Publio Cornelio Silla,
– le legioni VIII e IX all’ala sinistra sotto il comando di Marco Antonio;
– al centro vi sono schierate le restanti legioni, tra cui la legio XI, la legio XII, e quindi probabilmente anche la legio Martia, agli ordini di Gneo Domizio Calvino,
per un totale di ottanta coorti, per un totale di 22.000 fanti e 1.000 cavalieri.
– Le forze messe in campo da Pompeo sono invece più del doppio superiori alle sue, e constano di 45.000 fanti, 2.000 beneficiari veterani e 7.000 cavalieri.
La gran parte del successo delle armate cesariane dipende però dalla straordinaria capacità di Cesare di gestire con genialità, sangue freddo e determinazione tutte le situazioni che gli si presentavano, dimostrandosi un grande stratega, e un trascinatore di uomini che lo apprezzavano ed amavano come pochissimi generali furono così amati.
Cesare usa come al solito l’ingegno, il comandante della cavalleria di Pompeo era Tito Labieno, che aveva combattuto con lui in Gallia prima di passare al nemico. Labieno usa di solito attaccare sul lato debole dell’avversario, per poi convergere verso il centro contro il grosso dell’esercito nemico.
Cesare non segue lo schema classico di porre il grosso delle truppe in mezzo e due ali, spesso di cavalleria, invece stacca dal lato destro sei coorti di soldati, i più esperti, e li posiziona come riserva. Separando le coorti dall’ala, oltre ad avere una unità mobile pronta ad accorrere nel momento del bisogno, il generale mostrò un finto lato debole, prevedendo che la cavalleria pompeiana vi si sarebbe lanciata contro.
Dopo aver messo in ritirata il nemico, la riserva di Cesare, composta da 6 coorti, scaglia i giavellotti contro i volti dei nemici, sistema inedito, cercando colpirne gli occhi che gli elmi lasciano scoperti. Cesare intuisce che i cavalieri di Pompeo, giovani e non avvezzi alla guerra, avrebbero temuto di essere sfregiati orribilmente in volto, e questo li spinge alla fuga. Con la ritirata di Labieno e la perdita di due fronti su tre, Pompeo considera perduta la battaglia e si ritira insieme a tutto lo stato maggiore. In questo modo salva la sua vita e quella di tutti i suoi ufficiali, ma perde quella di 15000 soldati, mentre le perdite di Cesare ammontarono in tutto ad appena duecento uomini.
Da Svetonio apprendiamo il commento di Cesare alla vista dei tanti caduti dopo la sanguinosa battaglia combattuta a Farsalo: “L’hanno voluto! Dopo tutte le mie imprese sarei stato condannato se non avessi cercato aiuto nelle armi”. Svetonio attinge da Asinio Pollione, testimone oculare della scena e del commento.
In seguito al grande contributo dato dai Marsi, nella vittoria di Farsalo la legione marsa ottiene da Roma l’appellativo onorifico di Martia, cioè degna di Marte Dio della guerra, da qui nasce la leggenda dei Marsi come grandi guerrieri. La legione Martia composta perlopiù dai Marsi combatterà in altre battaglie nelle quali saprà valersi e fare la differenza.
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PREPARAZIONE PER LA GUERRA D’AFRICA CONTRO LE FORZE DI POMPEO 47 a.C.
Nell’autunno del 47 a.C. Cesare salpa per l’Africa con le legioni XXV – XXVI – XXVII – XXIX – XXX, la legio V Alaudae per affrontare le truppe pompeiane comandate da Marco Porcio Catone Minore e Quinto Cecilio Metello Pio Scipione.
L’8 ottobre del 47 aC, Cesare sbarca ad Adrumeto (Susa) con solo 3000 uomini e 150 cavalieri, poichè il resto della flotta era stata dispersa da una burrasca.
A questo punto Cesare invia 10 navi a cercare i dispersi e ne invia altre per caricare rifornimenti da Sicilia e Sardegna. Successivamente avuto tutto procede ad occupare Ruspina (Monastir) e Leptis Minor (Lemta). Nei giorni successivi a Leptis Minor giungono il resto delle navi disperse precedentemente, ricongiungendosi a Cesare.
Questi nel frattempo è alla ricerca di vettogliamento per l’esercito in una zona vicina alle zone di occupazioni. Labieno soprende Cesare attaccandolo con un forte corpo di cavalleria e fanteria riuscendo infine a circodarlo. Cesare tuttavia riesce con i suoi uomini a ritirarsi su un’altura e a resistere tutta la notte, fino a quando con un’abile manovra riesce a fuggire con le sue truppe.
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LA BATTAGLIA DI TAPSO (AFRICA) 46 a.C.
Nel corso dei mesi successivi Cesare si riorganizza per una decisiva battaglia contro le forze di Pompeo. Tra le legioni che maggiormente si mettono in vista per capacità, coraggio e determinazione vi sono i Marsi che sanno essere di valido aiuto a Cesare.
La battaglia decisiva tra Cesare e Pompeo ha luogo a Tapso in Africa il 6 aprile del 46 a.C. Qui le legioni di Cesare combattono con determinazione contro le forze africane di Metello. Tra e le legioni che si mettono più in luce compare anche la Legio Martia che combatte con coraggio.
La legione attacca con coraggio le forze africane di Metello Scipione, ma purtroppo durante il combattimento molti di loro muoiono schiacciati dagli elefanti africani usati da Metello per combattere i Romani.
Alla vista di tanta carneficina Cesare fa suonare enormi trombe con tanta violenza da spaventare e far retrocedere gli elefanti, che vengono calpestando la cavalleria. A questo punto la cavalleria romana tornata padrona del campo si getta sul campo fortificato distruggendolo e costringendo il nemico alla ritirata.
Poco dopo le truppe di Giuba alleate di Metello abbandonano le posizioni tornando verso le proprie terre, comportando con ciò che Scipione rimanga solo con una parte di elefanti. A questo punto anche Metello abbandona il campo, scappando via mare e lasciando le truppe in mano al suo vice Afranio.
Afranio non se la sente di combattere ancora e ritenendosi sconfitto dall’esercito romano si arrende ad esso. Cesare però contravvenendo alla propria tradizionale umanità fa strage del nemico uccidendo i 10.000 soldati africani compresi i suoi comandanti, tra cui Metello Scipione. Il giudizio degli storici sulla crudeltà di Cesare in questo caso è fortemente dibattuta dagli storici.
Dopo la battaglia Cesare conquista Tapso e poi continua fino ad Utica, dove reincontra Catone che alla notizia della sconfitta si suicida. Cesare alla notizia della morte di Catone ne resta sconvolto e secondo Plutarco egli esprime una frase celebre: «O Catone, ti porto invidia di tua morte, perché mi togliesti l’onore di salvarti la vita». La battaglia di Tapso si svolge il 6 aprile 46 a.c. nei pressi di Thapsus (Tunisia). Poco dopo Cesare cattura gli elefanti rimasti in mano nemica, per farli combattere al suo fianco. Ma l’impresa non riesce poichè gli elefanti non ubbidiscono e così decide di lasciarli andare allo stato brado.
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LA BATTAGLIA DI MUNDA E LA FINE DEI POMPEIANI 45 a.C.
Dopo la sconfitta di Tapso i Pompeiani si rifugiano in Spagna e qui li raggiunge Cesare con il suo esercito. I Pompeiani si trovano a Munda nel sud della Spagna e qui cercano di resistere alle forze di Cesare in arrivo.
La battaglia fra l’esercito di Cesare e i suoi avversari avviene a Munda il 17 marzo concludendosi con la sconfitta dei pompeiani. Anche in questa battaglia compaiono i Marsi che con grande coraggio pare abbiano contribuito in modo forte alla vittoria finale. I comandanti pompeiani muoiono uno dopo l’altro. Labieno muore in battaglia, Gneo Pompeo viene catturato e giustiziato. Sesto Pompeo invece riesce a fuggire, assumendo il comando della flotta pompeiana.
Con questa vittoria Cesare diventa il padrone assoluto della situazione politica romana. Il partito dei senatori giura vendetta a Cesare…
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LA MORTE DI CESARE 44 a.C.
All’inizio del 44 a.C. la Legio Martia si trova in Macedonia in vista della campagna di Cesare contro i Parti. Purtroppo il 12 marzo 44 a.C. Cesare viene ucciso da un gruppo di congiurati che giustificano l’omicidio con l’idea di ristabilire ordine e sicurezza a Roma.
Con la morte di Cesare si apre una guerra di successione che porta in breve ad una nuova guerra civile con due opposte fazioni una capitanata da Ottaviano, pronipote di Cesare e figlio adottivo, che ha con se il sostegno del Senato e l’altra di Marco Antonio, il più importante comandante dell’esercito di Cesare.
Il console cesariano Marco Antonio dopo un breve periodo di predominio politico a Roma subito dopo il cesaricidio, perde progressivamente potere a partire dall’estate del 44 a.C. a causa della crescente popolarità tra i veterani e la fazione cesariana del giovane erede del dittatore Ottaviano e della ricostituzione di una fazione senatoria pompeiana guidata da Marco Tullio Cicerone; la coalizione contro Marco Antonio appoggia anche alcuni cesaricidi, tra cui Decimo Giunio Bruto che ha assunto nell’aprile 44 a.C. il controllo della Gallia Cisalpina con tre legioni.
Il 1º o 2 giugno del 44 a.C. Antonio fa votare una legge in forza della quale egli, alla scadenza del consolato, avrebbe assunto il governo della Gallia Cisalpina al posto di Decimo Bruto, invece di quello sulla Macedonia, alla quale era destinato come proconsole.
Decimo Bruto rifiuta di aderire alle richieste del console e inizia una tattica ostruzionistica per guadagnare tempo; nello stesso momento la situazione a Roma diventa più difficile per Marco Antonio: Ottaviano guadagna consensi, il Senato si mostra ostile.
Nell’autunno del 44 a.C. diverse legioni di Cesare sono assegnate a Marco Antonio tra cui la legio Martia. Tuttavia questa si mostra da subito apertamente diffidente nei suoi confronti, compresa la legio Martia. All’inizio di ottobre Marco Antonio va ad accogliere a Brindisi le varie legioni che sono state richiamate in Italia per assumerne il comando.
Marco Antonio nota da subito l’ostilità dei combattenti e per ingraziarseli promette loro lauti guadagni, ma Ottaviano che aveva giocato di anticipo aveva promesso loro guadagni ancora più marcati. Da ciò ne segue che il rapporto fra le legioni assegnate a Marco Antonio e lui non sia dei migliori. Marco Antonio avendo inteso la loro forte ostilità decide di vincerla usando le maniere forti.
In pratica fa arrestare e giustiziare i capi delle rivolte delle varie legioni a lui ostili. Così facendo Marco Antonio vince la loro apparente ostilità e decide di marciare con questi sull’Italia.
Tuttavia lungo la marcia per Roma ci sono diverse legioni che decidono di tradire Marco Antonio per passare dalla parte di Ottaviano. Tra queste vi è la legio Martia, che si stabilisce in Alba Fucens in attesa di ricongiugersi con le forze di Ottaviano. La città risulta fedele a Cesare e con la presenza della legio Martia anche i cittadini si attivano per combattere contro le forze di Marco Antonio ormai giudicato nemico della repubblica.
La legio Martia con la diserzione e il passaggio dalla parte di Ottaviano manifesta chiaramente un suo attaccamento alla repubblica incarnata da Augusto, successore di Cesare, contraddistinguendosi per essere altamente valorosa e patriottica, riconoscendo in Marco Antonio un nemico del popolo romano e ciò prima ancora che che lo stesso Senato di Roma lo dichiarasse tale.
Subito dopo questo episodio anche la legio IV passa dalla parte di Ottaviano. Invece le legio II, V ALAUDAE e la XXXV rimangono fedeli a Marco Antonio.
Nel frattempo il 28 novembre 44 a.C. Marco Antonio decide di prendere l’iniziativa e, con le quattro legioni rimaste fedeli, marcia rapidamente a nord contro Decimo Bruto, che alla fine dell’anno viene stretto d’assedio a Modena.
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PREPARAZIONE ALLE BATTAGLIE DI MODENA E FORUM GALLORUM (43 a.C.)
La battaglia di Modena passa prima per la battaglia di Forum Gallorum che si ha il 14 aprile del 43 a.C. che non è altro che un anticipo della ben più importante battaglia di Modena che si ha una settimana dopo il 21 aprile. Tutto quello che avviene tra gennaio e marzo è una fase preparatoria a questi due avvenimenti che guardano allo scontro di potere a Roma tra Ottaviano e Marco Antonio.
Ebbene il gennaio 43 a.C. i cesariani moderati Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa diventano consoli e da questo momento, soprattutto grazie alla campagna propagandistica di Cicerone con le sue Filippiche, si costituisce e si rafforza l’eterogenea coalizione contro Antonio.
Cicerone riesce durante la seduta del Senato a legalizzare le azioni e l’esercito di veterani raccolto da Ottaviano ad Arezzo; il giovane riceve il rango di propretore e il controllo di marciare contro Antonio.
Viene inviata una delegazione di tre senatori per cercare un accordo con Antonio che nel frattempo continua l’assedio di Decimo Bruto a Modena, ma contemporaneamente sono costituite nuove legioni di reclute per la guerra; Aulo Irzio è malato e poco desidoroso di uno scontro fraticida, ma parte allo stesso modo per Arezzo per assumere il comando. Aulo Irzio ricongiuntosi poi con Ottaviano raggiunge con le truppe di quest’ultimo Rimini.
Giunto a Rimini Aulo Irzio assume nel gennaio 43 a.C. il comando della città dove sono concentrate le forze di Ottaviano che dispone delle due legioni che hanno defezionato, tra cui la leggendaria legione Martia, e di tre legioni di richiamati. Il giovane erede di Cesare riceve la carica di propretore e collabora con il console, i due avanzano lungo la via Emilia mentre Marco Antonio preferisce ripiegare verso ovest e mantenere l’assedio di Modena.
All’inizio di febbraio 43 a.C. ritorna a Roma la delegazione dei tre senatori inviata a Modena dal Senato per trattare con Marco Antonio. Le proposte di accordo di Antonio sono ritenute dal Senato inaccettabili e, su pressione di Cicerone, è decretato lo stato di guerra ed è votato un ultimatum; i due consoli ricevono l’incarico di muovere guerra in accordo con il propretore Ottaviano. Ogni spazio per la trattativa sembrava ormai esaurito.
Alla fine del febbraio 43 a.C. il console Irzio e il propretore Ottaviano muovono in direzione di Modena con le loro legioni; da Rimini valicano l’Appennino e giungono a Forum Corneli; le avanguardie di Antonio sono facilmente respinte e viene occupata Claterna.
Certo questa piccola vittoria fa bene all’umore degli uomini di Ottaviano, ma nella realtà la sua fazione è divisa da profondi contrasti come risulta testimoniato da una lettera sarcastica e minacciosa di Marco Antonio a Irzio e Ottaviano, letta da Cicerone in Senato, e datata 15 marzo del 43 a.C.
Il 19 marzo 43 a.C. l’altro console Vibio Pansa si mette in marcia da Roma con quattro legioni di reclute per riunirsi con le truppe del collega che erano giunte a Forum Gallorum. Marco Antonio cerca di sorprendere le inesperte reclute di Vibio Pansa prima che potessero collegarsi con le legioni di Irzio.
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BATTAGLIA DI FORUM GALLORUM 14 APRILE 43 a.C.
La battaglia di Forum Gallorum avviene il 14 aprile 43 a.C. allorquando Marco Antonio organizza un grande agguato contro l’esercito avversario presso le paludi attorno alla via Emilia. La battaglia fra i due eserciti è da subito accanita e sanguinosa da entrambe le parti. Ottaviano e Irzio avendo timore di qualche sorpresa di Marco Antonio hanno inviato in precedenza come aiuto all’esercito di Pansa la grande legio Martia,
In questa circostanza è proprio la Legio Martia che riesce da sola a reggere l’urto dell’attacco di Marco Antonio, evitando in questo modo una carneficina delle forze comandate da Pansa.
Dopo duri e sanguinosi scontri i soldati marsi sono costretti a retrocedere lasciando la vittoria del campo a Marco Antonio, però riescono in un contesto gravemente sfavorevole a salvare la pelle a se stessi e alle altre reclute di Pansa. Quest’ultimo purtroppo però rimane gravemente ferito morendo poco dopo.
Ma la vittoria di Marco Antonio è di corta durata poichè sulla via del ritorno le stanche truppe di lui sono a loro volta attaccate di sorpresa da un’altra legione di veterani, inviata in aiuto da Irzio. Il nuovo attacco ribalta le sorti della battaglia, in quanto le legioni di Marco Antonio sono duramente battute e costrette a ritirarsi nei loro accampamenti che circondano la città di Modena.
Alla fine di questa battaglia abbiamo un sostanziale pareggio, seppure la vittoria è da ascrivere alle truppe del Senato, i morti sono tanti da entrambe le parti. Il Senato infatti pur avendo vinto la battaglia, ha pagato un prezzo molto alto con perdite ingenti e il console Vibio Pansa morto per le ferite riportate.
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GIUNGONO NOTIZIE A ROMA 15-20 APRILE 43 a.C.
Le prime notizie giunte a Roma sembrano indicare che le forze del Senato hanno subito una disfatta a Forum Gallorum e suscitano preoccupazione e timori tra la fazione repubblicana; solo il 18 aprile giungono la lettera inviata da Aulo Irzio e un resoconto del cesaricida Servio Sulpicio Galba che illustrano l’andamento della guerra e descrivono lo svolgimento della battaglia.
La vittoria a Forum Gallorum, ritenuta erroneamente decisiva, viene salutata con entusiasmo; Antonio viene aspramente criticato, i suoi simpatizzanti sono costretti a nascondersi.
In senato il 21 aprile 43 a.C., Cicerone pronuncia l’enfatica XIV e ultima Filippica in cui descrive in termini esaltanti la vittoria, propone quaranta giorni di ringraziamenti pubblici, e lodando soprattutto i legionari caduti e i due consoli Aulo Irzio e Vibio Pansa; quest’ultimo è ferito ma non sembraè in pericolo di vita. L’oratore invece minimizza il contributo di Cesare Ottaviano anche se il giovane, nonostante il suo ruolo minore nella battaglia, è acclamato sul campo dalle truppe imperator come i due consoli Irzio e Pansa.
La guerra sembra decisa a favore della coalizione senatoriale; Marco Antonio, dopo le perdite subite, è rientrato con le truppe superstiti negli accampamenti intorno a Modena e sembra deciso a rimanere sulla difensiva; egli ha rafforzato tuttavia il fronte d’accerchiamento intorno a Decimo Bruto a Modena e continua a mantenere le sue posizioni. Marco Antonio in realtà non è ancora rassegnato alla sconfitta, però egli per il momento ritiene pericoloso affrontare una nuova battaglia.
Marco Antonio per ora prende tempo, sapendo che una battaglia generale con le forze nemiche congiunte, sarebbe un azzardo, sapendo che sono superiori numericamente. Per ora preferisce infastidire e indebolire gli eserciti di Irzio e Ottaviano con continui, piccoli attacchi della sua ottima cavalleria mercenaria.
Poi costringe alla resa Decimo Bruto e le sue truppe assediate a Modena che sono ormai a corto di rifornimenti.
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BATTAGLIA DI MODENA 21 APRILE 43 a.C.
La battaglia di Modena si ha il 21 aprile 43 a.C e conclude la cosiddetta guerra di Modena, tra le truppe fedeli al Senato dei consoli Gaio Vibio Pansa e Aulo Irzio, appoggiate dalle legioni di Ottaviano, e le legioni cesariane di Marco Antonio che stavano assediando dall’inverno le truppe del cesaricida Decimo Bruto bloccate dentro la città.
Facciamo un passo indietro il console Irzio e il propretore Ottaviano, speranzosi dopo la vittoria di Forum Gallorum e rassicurati dalla disciplina delle loro legioni cesariane, si decidono ad affrontare un nuovo combattimento per soccorrere al più presto Decimo Bruto e rompere l’assedio.
Per fare ciò Aulo Irzio e Ottaviano dopo aver cercato inutilmente di costringere Antonio a una battaglia campale manovrano le loro truppe per sorprendere Marco Antonio nei suoi accampamenti.
Così concentrano le legioni in un settore degli accampamenti nemici meno solidamente fortificati a causa delle caratteristiche del terreno.
Marco Antonio visto l’assalto di Ottaviano è costretto a muovere le sue truppe fuori dagli accampamenti verso il campo aperto.
A questo punto fra i due schieramenti si accende una feroce battaglia. Marco Antonio ad un certo punto ritiene importante rinforzare il suo schieramento iniziando a trasferire le altre sue legioni nel settore dei combattimenti.
Secondo Appiano in questa fase della battaglia le forze antoniane si trovano in difficoltà soprattutto per la lentezza dell’arrivo dei rinforze; le legioni, colte di sorpresa e schierate lontano dal settore dove sono in corso i combattimenti più accesi, entrano in campo in ritardo e le forze di Ottaviano sembrano avere la meglio
Mentre la battaglia prosegue all’esterno degli accampamenti, il console Aulo Irzio prende l’audace decisione di fare irruzione direttamente all’interno del campo di Antonio con una parte delle sue forze.
Il console guida personalmente la IV Legione che riesce a penetrare all’interno degli accampamenti avanzando direttamente verso la tenda personale di Marco Antonio. Contemporaneamente Decimo Bruto riesce finalmente ad organizzare un reparto d’assalto con una parte delle sue coorti che, al comando del cesaricida Lucio Ponzio Aquila, escono da Modena e attaccano a loro volta il campo di Antonio.
L’azione del console Irzio in un primo momento sembra avere successo: la IV legione, dopo essere entrata nel campo, combatte nelle vicinanze della tenda di Antonio; il console guida i legionari dalla prima linea; nel frattempo la battaglia infuria anche negli altri settori. Ben presto tuttavia la situazione peggiora per le truppe che hanno fatto irruzione negli accampamenti.
La V legione di Marco Antonio che difende il campo, contrattacca la IV legione e dopo un’aspra e sanguinosa mischia riusce a fermarla, proteggendo la tenda del comandante; durante il confuso combattimento cade ucciso Aulo Irzio e sembra che la sua legione fosse costretta a ripiegare abbandonando le posizioni conquistate. Mentre la IV legione inizia a cedere sotto il contrattacco della V legione, giungono in soccorso altre coorti guidate personalmente da Cesare Ottaviano.
Il giovane Ottaviano, erede di Cesare, si trova nel mezzo degli scontri più accesi nella zona dove si combatte violentemente per recuperare il corpo del console Irzio; Ottaviano riesce alla fine a salvare le spoglie del console. ma non può mantenere il possesso degli accampamenti.
Alla fine le sue legioni ripiegano ed evacuano il campo di Antonio; nel momento culminante della battaglia anche Ponzio Aquila rimane ucciso e le sue truppe uscite dalla città alla fine rientrano a Modena.
La battaglia di Modena si conclude quindi senza un reale vincitore e Marco Antonio pur in grossa difficoltà ha ancora delle carte da giocare per ribaltare la sorte del combattimento e in ciò è consigliato dai suoi luogotenenti che durante un consiglio di guerra richiesto da Marco Antonio stesso, lo esortano a lottare.
Antonio verosimilmente non è a conoscenza della morte di Irzio e non ha compreso la debolezza delle legioni rimaste al comando di Ottaviano e la possibilità di sferrare un contrattacco decisivo, Marco Antonio al contrario teme un nuovo attacco ai suoi accampamenti.
Tuttavia Marco Antonio dall’ottimo generale quale è, resosi conto della superiorità delle forze avversarie desiste e decide di rinunciare all’assedio ripiegando con tutte le truppe verso ovest lungo la via Emilia.
Presa quindi la decisione agisce con rapidità: la notte stessa dopo la battaglia manda un messaggio a Ventidio Basso con disposizioni di marciare velocemente attraverso gli Appennini e raggiungerlo con le sue tre legioni; quindi la mattina successiva (22 aprile 43 a.C.) abbandona l’assedio e si ritira velocemente con tutte le sue forze superstiti.
In pochi giorni, marciando verso ovest lungo la via Emilia, le sue legioni raggiungono senza difficoltà prima Parma e poi Piacenza; i suoi avversari sono rimasti fermi a Modena ed egli può assicurarsi due giorni di vantaggio.
Giunto a Tortona, Marco Antonio decide di scendere a sud ed effettua senza difficoltà il passaggio degli Appennini; in questo modo raggiunge la costa della Ligura ad ovest di Genova sbucando con le sue quattro legioni a Vada Sabadia, dove il 3 maggio 43 a.C. arriva anche Ventidio Basso con tre legioni.
Il luogotenente di Antonio non ha trovato ostacoli ed ha effettuato felicemente la marcia attraverso le montagne fino alla costa ligure; la manovra di sganciamento da Modena e raggruppamento è pienamente riuscita.
In questo modo riesce a sfuggire alle forze nemiche, ricongiungendosi poi con i rinforzi del suo luogotenente Publio Ventidio Basso, che si stava muovendo verso il Piceno. Nelle intenzioni di Marco Antonio completato lo sganciamento e la concentrazione delle sue forze, egli avrebbe poi marciato verso le Alpi per prendere contatto con i capi cesariani Marco Emilio Lepido in Gallia Narbonese e Lucio Munazio Planco nella Gallia Comata.
La battaglia del 21 aprile 43 a.C. conclude la breve guerra di Modena a favore dei repubblicani alleati con Ottaviano, ma ben presto la situazione sarebbe completamente cambiata con la conclusione del secondo triumvirato tra Antonio, Ottaviano e Lepido.
La vittoria delle forze del Senato alleate con la fazione del giovane Ottaviano nella battaglia di Modena perciò non provoca la rovina definitiva di Marco Antonio, che al contrario con la sua tempestiva e abile ritirata riusce a capovolgere l’esito della breve guerra.
La ritirata di Antonio e la successiva svolta degli eventi a favore del luogotenente di Cesare fu soprattutto favorita dalla disgregazione della precaria alleanza tra Ottaviano e la fazione senatoriale repubblicana raccolta intorno a Cicerone. Dopo la controversa morte di Aulo Irzio in battaglia, nella notte del 22-23 aprile muore anche il console Vibio Pansa apparentemente in seguito alle ferite riportate a Forum Gallorum.
Anche in questo caso le circostanze della morte rimangono oscure e si diffondono voci, che sono state riportate anche da Svetonio e Tacito, di avvelenamento e di una responsabilità diretta ancora dell’ambizioso e ambiguo Ottaviano.
Dopo la morte dei due consoli, Cesare Ottaviano, rimasto solo alla guida delle legioni del Senato, entra subito in contrasto con il cesaricida Decimo Bruto riufiutando ogni collaborazione. A Roma la fazione senatoriale raccolta intorno a Cicerone irrita fortemente Ottaviano, sminuendo il suo ruolo e assegnando il comando supremo della guerra contro Antonio proprio a Decimo Bruto i cui piani per inseguire il nemico sono però completamente vanificati dall’ostruzionismo di Ottaviano che rimane fermo con otto legioni a Bologna e non marcia verso gli Appennini per bloccare Ventidio Basso come era nei piani del cesaricida.
Entro poche settimane Marco Antonio, rafforzato dalle legioni di Ventidio Basso, avrebbe raggiunto le Alpi e avrebbe conclusodendo una formidabile alleanza con i comandanti cesariani Emilio Lepido, Munazio Planco e Gaio Aisnio Pollonione.
Decimo Bruto, abbandonato dalle sue legioni e costretto alla fuga verso la Macedonia, sarebbe stato ucciso da guerrieri celti inviati al suo inseguimento da Antonio; Cesare Ottaviano infine si muove con le sue truppe su Roma stringendo la fazione senatoriale ciceroniana alla sottomissione o all’esilio.
Marco Antonio, Cesare Ottaviano e Emilio Lepido concludono, dopo un incontro diretto nei pressi di Bologna, un formale patto di alleanza, il cosiddetto secondo triumviruato, che venne confermato legalmente dalla lex Titia promulgata a Roma il 27 novembre 43 a.C.; i tre capi cesariani entrano solennemente nella capitale, assumendo il completo predominio politico e perseguitando con lo spietato sistema delle proscrizioni ogni oppositore appartenente alla fazione repubblicana. Cicerone, ucciso su ordine di Antonio, è stato la vittima più importante del dispotismo del triumvirato.
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LA FINE DELLA LEGIO MARTIA 42 a.C.
Nella guerra di Modena la Legio Martia (come riferisce Cicerone) rimane ferma tutto il tempo all’interno di Modena per difendere la città in caso di attacco estremo da parte delle truppe di Marco Antonio. La ermanenza della Legio Martia dentro Modena dura fino al 42 a.C., allorquando con narra Appiano, essi s’imbarcano e la loro nave viene intercettata dalla flotta repubblicana nell’Adriatico tra Brindisi ed Apollonia e quindi affondata. Con l’affondamento della nave muore l’intera e valorosa Legio Martia.
Di Legio Martia nel corso dei secoli romani ve ne sono state altre, ma la sola vera Legio Martia rimane quella composta dai cittadini Marsi, che come sempre durante la loro storia sono stati temuti ed ammirati per il coraggio e la forza dimostrati nelle varie battaglie .
BIBLIOGRAFIA
– Joanne Berry, Nigel Pollard – The Complete Roman Legions – ed. Thames Hudson – 2012 –
– H. M. D. Parker – The Roman Legions – New York – 1993
– Emilio Gabba – Appianus: la storia romana – Libri 13-17 – Le guerre civili – (con D. Magnino) – Torino – UTET – 2001 –
– Appiano di Alessandria – Historia Romana -. Guerre civili – libro III.
– Cassius Dio Cocceianus – Historia Romana – Libro XXXXVI –
– Giulio Cesare – Le guerre in Gallia, a cura di Carlo Carena – Mondadori Editore – 1991 –
