
GLI ANTICHI MARSI
Le origini del popolo marso sono molto antiche risalenti con discreta probabilità attorno al 1300 a.C., allorquando la popolazione Osco-Umbra giunge in Italia dall’Asia Minore portandosi dietro anche altre popolazioni come per esempio quella dei Lidii.
Giunti in Italia gli Osco Umbri si vengono radicando in più punti dell’Appennino. Quando poi in questi luoghi la popolazione cresce di molto, una parte di essa emigra fondando una nuova tribù.
In questi casi l’allontanamento del nuovo gruppo avviene tramite il fenomeno delle primavere sacre; ovvero una fase di uscita di un gruppo di giovani maschi adulti che si divide dalla popolazione primigenia attraverso un complesso rito sacro per andare a colonizzare altri luoghi.
Coloro che rimangono con il tempo si specializzano, identificandosi sempre più con il luogo di appartenenza, acquisendo così caratteristiche particolari per quella zona.
Per i Marsi sappiamo che si separano dalla popolazione sabina originaria tra il 1300 e 1200 a.C., per andare a colonizzare il territorio intorno al Lago Fucino.
I cosidetti Protomarsi si spingono poi anche all’interno andando ad occupare le zone limitrofe al Fucino ovvero le valli del Giovenco, della Vallelonga e della Valle Roveto. Con il tempo a queste aree si aggiungeranno anche l’area di Avezzano, l’alto Sangro (Pescasseroli e Opi), la Valle di Nerfa e probabilmente anche la zona di Alba Fucens.
Nel primo periodo i Protomarsi s’insediano intorno al Lago Fucino iniziando a mischiarsi con le popolazioni indigene, da cui deriverà la vera e propria popolazione marsa. Tra il 1300 a.C. e il 900 a.C. a causa del clima sub boreale, caratterizzato da aridità e scarse pioggie, si ha prevalentemente la costituzione di villaggi anche fortificati lungo le rive del Lago Fucino.
In questi primi secoli di cultura fucense si viene originando il popolo dei Marsi, che pur abitando in un luogo difficile come questo, diventerà fra le popolazioni italiche più importanti e successivamente famose della storia.
Nell’arco del tempo si caratterizzeranno per alcune peculiarità come per l’arte della guerra in funzione del cambiamento sociale che si avrà alla fine del X secolo a.C.
Infatti fra il X e l’inizio del IX secolo a.C., si ha un profondo cambiamento sociale a causa dell’esaurimento della fase climatica di tipo “sub-boreale” (prevalentemente arida con scarse piogge) e l’inizio di un nuovo periodo climatico, a carattere “oceanico” freddo e umido, caratterizzato da abbondanti piogge.
Ciò porterà ad un repentino innalzamento delle acque lacustri del Fucino segnando l’inesorabile fine degli insediamenti perilacustri come quello di Avezzano di Strada 6 ed i più grandi di Luco, Ortucchio (Irti-Grossi 1983, 346) o di Celano.
A causa di questo viene meno la struttura sociale conosciuta fin qui e se ne sviluppa una nuova basata sul fenomeno dell’“incastellamento”, ovvero insediamenti di villaggi non più di pianura, ma d’altura posti su colline e rilievi montuosi più vicini alle aree agricole e di pascolo delle locali comunità italiche.
A loro volta ognuno di questi villaggi rappresenta un centro fortificato ovvero racchiuso da recinzioni lignee paliformi o da murature a secco (composte da grandi e medi blocchi di pietra).
Nascono così le prime cittadelle fortificate dei Marsi definite « ocres », rette dal re (« raki » in lingua locale), e principi guerrieri (« nerf »). Tra queste si manifestano continui conflitti per il controllo del territorio.
Ciò ci viene confermato dai grandi ocres difensivi e dal grande concetto di stirpe guerriera propria dei Marsi. Questo è anche testimoniato dai tanti ritrovamenti di corredi tombali maschili dell’epoca che presentano le prime armi di ferro (Grossi 1990a, 232-238).
Siamo di fronte quindi ad una nuova “unità culturale” propria dell’area marsicana, che dopo una prima fase insediamentale di pacifica convivenza generale, ora cambia diventando una società dedita alla lotta e alla guerra.
Questa nuova società si caratterizza sempre più come una grande stirpe di combattenti, che però al loro interno rimarranno divisi. Questo può definirsi il secondo periodo dei Marsi che durerà dal IX fino al V secolo a.C.
La loro cultura originaria, quella sabina, si diffonderà tra IX e VI secolo dalle conche e pianure fucensi ed aquilane verso le regioni vicine fino a raggiungere la Calabria e il suolo laziale con Roma cui darà dei re.
Certo i Marsi non sono solo guerrieri ma anche un popolo dedito all’agricoltura, alla pastorizia e alla pesca lacustre (vivendo a ridosso del Lago Fucino).
Ma a parte ciò vi è anche un’altra importante caratteristica, che li ha resi famosi nel mondo antico, ovvero la loro grande abilità nella produzione metallurgica del bronzo.
Ciò è riscontrabile negli usi funerari: infatti, le genti appartenenti alla « cultura marsa » dall’età del ferro fino al termine del II secolo a.C., usano mettere accanto agli inumati, oltre alle armi offensive e difensive, solo oggetti e raro vasellame per carni in metallo.
Vi è quindi il rifiuto del mediterraneo “rito del banchetto” con il suo consumo del vino, uso che mal si addiceva ad un popolo di guerrieri come i Marsi, figli del dio Marte. Quest’usanza particolare è presente oltre che nei Marsi anche negli Aequi, genti di « cultura fucense ».
Ma come detto i Marsi sono soprattutto uomini con straordinarie virtù guerriere, che li rendono famosi in tutto il bacino mediterraneo.
Questo è possibile in quanto sono stati per molto tempo soldati mercenari, ovvero soldati pagati al servizio di altri eserciti. Le loro virtù di forza e coraggio nella lotta, unite alla loro capacità militare, emergono in tutti i fronti di guerra e sotto qualsiasi bandiera in cui si trovano a combattere.
Ciò è evidente con i Cartaginesi, con i Macedoni, o con i regni del Medio oriente. Di essi si sa per esempio che hanno combattuto tra le fila dell’esercito di Alessandro Magno, che nei 10 anni di costruzione del suo impero se ne è servito a mani piene.
In Italia i Marsi si mettono in grande evidenza nel corso delle guerre sannitiche tra il 350 e il 290 a.C. allorquando al fianco dei Sanniti, combattono l’esercito romano che ne subisce spesso l’urto. Con questa lunga guerra acquistano fama anche in Italia.
La fama dei Marsi infine diventa leggenda quando anche i sommi letterati latini ne vengono descrivendo le virtù guerriere, che si tramanderanno ai posteri nei secoli avvenire.
Per esempio Appiano d’Alessandria riferendosi ai Marsi li descrive così
“Nec sine marsis nec contra marsos triumphari posse…”
I Marsi confermano anche nel loro nome l’indole guerriera in quanto vengono fatti discendere direttamente dal dio Marte, che li avrebbe generati a sua immagine e somiglianza.
Sicuramente queste sono leggende, però è un fatto che Roma quasi soccombe ai Marsi quando questi si arrabbiano con il Senato romano nel 91 a.C. che nega loro la cittadinanza romana dopo molti anni di fedele alleanza militare.
Essi da soli mettono in grave crisi Roma, guidando gli Italici nella guerra Sociale tra il 91 e l’88 a.C. riuscendo quasi a provocare la fine dell’URBE.
La guerra sociale tra Italici e Romani conta in tre anni 300.000 morti divisibili quasi a metà tra le due parti. Ciò significa che a parte i morti nella prima guerra mondiale, l’Italia non ha visto mai così tanti caduti italiani o italici che si dica.
Dopo la guerra sociale la fama dei Marsi come guerrieri cresce tanto da essere inquadrati da Cesare nel 49 a.C. nella famosa Legio Marsa per servirsene nelle guerre che egli combatte per far grande Roma.
Ebbene anche durante la vita di questa legione emergono prepotenti le virtù guerriere dei Marsi, capaci da soli di risolvere e vincere numerose battaglie. I Marsi per la loro potenza fisica e arte lottatoria li ritroviamo spesso anche come gladiatori presso i Romani.
Questi ultimi spesso nel descrivere i Marsi raccontano che un solo guerriero Marso poteva tener testa a ben quattro legionari romani. Nella veste di gladiatori ci sono molte storie di donne romane che pagano e si buttano letteralmente ai piedi dei lottatori marsi affinchè questi abbiano rapporti con loro.
Questa grande capacità militare, fisica e mentale è stata sicuramente alla base del loro incredibile successo, tuttavia essi sono famosi anche come maghi e stregoni.
Essi infatti sono passati alla storia come guaritori di ferite e malattie per la profonda conoscenza di piante officinali che venivano prese dai monti della Marsica.
Ma questi sono noti anche come grandi incantatori di serpenti, capaci cioè, servendosi di una musica particolare, di calmare i serpenti, e con la loro conoscenza delle erbe di guarire i morsi di questi animali.
Il fatto che i Marsi siano diventati grandi medici e incantatori di serpenti si spiegherebbe non con la magia o altri fenomeni paranormali, ma semplicemente che vivendo in un luogo come la Marsica ricca di serpenti di varie tipologie, per sopravvivere hanno dovuto inventarsi dei modi per dominare il pericolo di questi animali.
Da qui l’invenzione della nania marsa ovvero una musica ipnotica capace di stordire i serpenti e renderli innoqui.
Come medici essi conoscono bene molte erbe e sanno discernere queste imparandone su se stessi alcune caratteristiche come l’antidoto al morso dei serpenti o per altri mali. Per esempio i Marsi conoscono bene l’uso del papavero da oppio con le sue funzioni allucinogene.
A causa di queste conoscenze i Marsi si sono fatti strada nella mitologia dei vari popoli confinanti come grandi guaritori e incantatori di serpenti e che ne dicano gli studiosi possono a buon diritto essere considerati dei miti dell’antichità sotto qualsiasi punto di vista.
