
GLI ANTICHI MARSI
In epoca romana allorquando la Marsica e i Marsi diventano a pieno titolo cittadini di Roma, scopriamo che la grande forza marsa perdura nel tempo non solo sottoforma di mitici guerrieri, ma anche come lottatori, per essere più precisi come gladiatori.
I gladiatori in epoca romana comprendevano diverse specializzazioni, che si riunivano in categorie dette familiae e la loro caratteristica andava da un certo tipo di costumi alle armi con cui si presentavano e lottavano nelle arene. Tra le tipologie di gladiatori più famosi che si ricordano vi erano il Trace, il Mirmillone e il Reziario.
Esistevano poi altre due categorie molto conosciute i Samnites e i Sergiolus che ricordano le popolazioni italiche. I primi chiaramente venivano dal Sannio, mentre gli altri erano presi tra i Marsi, Peligni e Sabini poichè quando si diceva Sergiolus si stava ad indicare la tribù di appartenenza, che in questo caso era la tribù Sergia.
I gladiatori Marsi tuttavia avevano anche un altro nome in uso ovvero “Gallus”. Questo nome ricorre in diverse iscrizioni trovate in territorio marso e ad Alba Fucens.
In generale sappiamo che la figura del gladiatore è sempre stata molto ricercata dalle donne del tempo di ogni ceto sociale. Queste erano disposte a pagare qualsiasi cifra pur di passare un notte di fuoco con questi gladiatori. Le donne che non potevano permettersi il lusso di passare con loro del tempo si accontentavano di pagare a caro prezzo il loro sudore versato in ampolle in quanto era considerato un potente afrodisiaco.
A questo proposito abbiamo la testimonianza del poeta Giovenale che ci tramanda quanto le donne romane provavano per questi uomini autentiche ossessioni, come se fossero stregate. Giovenale a conferma di quanto detto racconta la storia di un gladiatore marso chiamato dal poeta “Sergino”.
Questo gladiatore marso non era di bell’aspetto poichè sfregiato in volto e coperto da cicatrici, ma le donne impazzivano tutte per lui. Addirittura si narra che Eppia, la moglie di un senatore si fosse talmente tanto invaghita di lui, che mollò marito e figli per seguirlo.
Giovenale cerca di dare una spiegazione al fenomeno affermando che le donne erano attratte dai gladiatori perchè è “il ferro che amano”. Giovenale usa questa frase dandogli un doppio senso quello del ferrum/spada, ma anche sul fatto che i foderi di queste armi si chiamavano vagina.
Quindi grazie alla testimonianza di Giovenale sappiamo oggi che la Marsica era terra non solo di mitici guerrieri, ma anche di grandi lottatori, che attraevano le donne più belle del tempo come calamite.
