GEOLOGIA DELLA MARSICA – OLOCENE


PLEISTOCENE


 

 

GEOLOGIA DELLA MARSICA NELL’OLOCENE

 

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11.700 anni fa – 1870 circa: Olocene:

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SINTESI GLOBALE

– Boreale (9.000 – 8.000 anni fa)

– Atlantica (8.000 – 5.000 anni fa)

L’Olocene è l’epoca geologica più recente, quella in cui viviamo e che è iniziata circa 11.700 anni fa.

Il limite inferiore (il Pleistocene) è espresso sulla base del decadimento del 14C (un isotopo radioattivo del Carbonio), che coincide all’incirca con il termine dell’ultima fase glaciale, che ha interessato l’emisfero nord.

Dal 1950 per convenzione il limite dell’inizio dell’Olocene è posto a 10.000 anni fa e viene espresso in milioni di anni.

L’Olocene è la seconda epoca del periodo Quaternario e può essere considerato un periodo interglaciale compreso nell’attuale era glaciale.

Convenzionalmente l’Olocene è stato diviso in cinque grandi cronozone che si basano sulle fluttuazioni climatiche:

– Preboreale (10.000 – 9.000 anni fa)

– Sub-Boreale (5.000 – 2.500 anni fa)

– Sub-Atlantica (2.500 – presente)

Ora, sulla base di questa convenzionale suddivisione proviamo a tracciare in modo molto generale l’evoluzione del bacino fucense.

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MARSICA

Sul piano stratigrafico nella Marsica, nella fascia temporale 11.700 – 1870 circa, s’individuano due ultime fasi deposizionali fluvio-lacustri, ovvero la IX e la X, volendo rimanere nella classificazione di Zarlenga.

Per lo più queste due fasi deposizionali si concentrano nell’interno del lago, nell’attuale  area del bacinetto.

– Il IX Ciclo fluvio-lacustre affiora nel settore settentrionale, meridionale e occidentale.

– Il X Ciclo fluvio-lacustre, rappresentato da sedimenti limnici, si rinviene nella piana occupata dal bacino storico del Lago Fucino.

 

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10.500 – 6.500 anni fa: In base a Giraudi (1988) sappiamo che il livello del Lago Fucino si trova al di sotto di 658 m s.l.m.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Questo dato risulterebbe dal margine inferiore del Glacis di Pescina e San Benedetto che si stabilizza tra 668-680 m, per cui il livello del lago risulta più basso di 668 m s.l.m.

– Sembrerebbe che la P-E in questa fase tenda a diminuire. Da ciò si può desumere una fase di abbassamento del livello del Lago Fucino.

 

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7.000-4.300 anni fa: Stando al lavoro di Giraudi il periodo suddetto è interessato alternativamente da fasi di clima caldo o arido a fasi di clima umido.

 

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6.500-5.000 anni fa: Il livello del Lago Fucino risale oltre i 658 m s.l.m. probabilmente attestandosi ad una quota di 665-675 m s.l.m.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Questo sembrerebbe testimoniato osservando il margine superiore della Spianata di abrasione di Venere-San Benedetto, di età neolitica (circa 6.000-5.000 anni fa), dove tale margine ponendosi a quota 665-675 m s.l.m. risulterebbe uguale al livello lacustre.

– In questa fase si ha un aumento di P-E.

– Un’altra possibile prova della  risalita del lago in questa fase verrebbe dal Neolitico. Ovvero sembra che circa 6.000 anni fa (Neolitico) vi sia stata una fase di elevata piovosità in corrispondenza del ben noto “optimun climatico”.

La testimonianza di un periodo particolarmente piovoso nel Fucino in questo periodo sembra dimostrata dalla formazione di ricche colate stalattitiche che coprono gli orizzonti del Neolitico antico nella Grotta Continenza di Trasacco.

– Altra prova di una fase di innalzamento del livello del Lago Fucino tra 6.000 e 5.000 anni fa viene dalla descrizione della Spianata di abrasione di Venere-San Benedetto.

La Spianata di Venere-San Benedetto è compresa tra le quote 665 e 675 m s.l.m., consistente in due lembi principali: il primo, stretto ed allungato in direzione W-SE, va da Venere-San Benedetto fino a località Rindello; il secondo si trova a circa 3,0 – 3,5 km a SSE di Celano.

Tutte e due le parti sono confinate verso monte e verso valle da scarpate di faglia e da scarpate di terrazzo, si trovano anche incassate dentro il Glacis di erosione di Pescina-San Benedetto e sospese rispetto alla Spianata di Luco – Trasacco e Ruscella.

Ora, la creazione di tale spianata si sarebbe avuta per una fase di alti livelli del lago, posteriore alla formazione del Glacis di Pescina-San Benedetto, avvenuta con grande probabilità durante la fase di innalzamento neolitico del lago.

I più antichi manufatti presenti sulla superficie della spianata in oggetto risalgono al Neolitico finale (Irvr, 1982), per cui è possibile dire che l’innalzamento del livello del lago deve essere avvenuto in tempi più recenti di circa 6.500 e più antichi di circa 4.500 anni fa.

 

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5.500-5.000: In questo range di età dai dati di Giraudi (1988) sappiamo che si è avuto un fortissimo sisma con base nella Marsica.

 

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 5.000-3.500 anni fa circa: Il livello del Lago Fucino scende attestandosi sui 658 m s.l.m.

– In base al lavoro di Giraudi (1988) sembrerebbe che la P-E sia diminuita. Conseguentemente anche il livello del lago sembrerebbe diminuito, attestandosi a una quota di circa 658 m s.l.m. attorno a 4.300 anni fa.

– In base al lavoro di Giraudi (1998) l’attestazione del livello del lago Fucino a 658 m è dovuta anche ad una lunga fase di clima particolarmente arido che si è avuto fra 4.800 e 4.300 anni fa.

 

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 3.500-2.800: Il  livello del Lago Fucino continua a scendere fino ad arrivare a quota 655 m s.l.m. attorno a 2.800 anni fa.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Basandosi sui lavori di Giraudi (2007) e Jalut et al. (2009). sembra che fino al 3.500 a.C. il clima fosse caldo e umido.

– Allo stesso modo sempre secondo Giraudi (2007) e Jalut et al. (2009), sembrerebbe che il clima tra il 3.500 a.C. e il 2.800 a.C. sia cambiato. Quindi, si osserva che a tali modificazioni climatiche corrisponde naturalmente una variazione dell’afflusso di acque nel bacino, con conseguente evoluzione del livello del lago che dalla metà del III millennio a.C. segna una netta diminuzione media, in linea con altre realtà lacustri centro italiane.

– Un’ulteriore conferma dell’abbassamento del livello del lago arriva dall’esame della vegetazione.

Infatti, basandosi su studi svolti da Magri & Follieri (1991), Magri (1999), Jalut et al. (2009), sembrerebbe esserci un brusco cambiamento climatico sul finire del III millennio. È in questa fase infatti che, nel Fucino e negli altri siti del centro Italia, si ha il decremento della concentrazione pollinica ed in parallelo un cambiamento idrologico che causa l’abbassamento di livello di diversi laghi.

 

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 3.100 anni fa: Attorno a questo periodo vi sarebbe stato nella Marsica un fortissimo sisma con epicentro nella stessa regione.

– Stando infatti al lavoro di Giraudi (1988), attorno a questo periodo un violento terremoto avrebbe colpito la Marsica con una potenza probabilmente maggiore rispetto al sisma del 1915.

 

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 2.800-2.300 anni fa: Il livello del lago Fucino torna a salire attestandosi all’incirca tra 662 e 664 m s.l.m.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Stando allo studio di Giraudi (1988), in riferimento alla Spianata di Luco, Trasacco e Ruscella il livello del lago dovrebbe essersi attestato tra 662 e 664 m s.l.m.

Questa quota infatti è l’altezza a cui ritroviamo la Spianata di Luco, Trasacco e Ruscella durante l’Età del Ferro e dovrebbe coincidere con il livello lacustre dell’epoca.

Questa spianata comprende tre lembi piuttosto esigui di superfici pianeggianti, situati a quote attorno a 662-663 m e correlabili altimetricamente fra loro.

A queste superfici vengono dubitativamente correlate anche alcune piccole conoidi presenti tra Paterno e  San Benedetto.

La serie stratigrafica su cui tale spianata è impostata è visibile solo in zona Ruscella, a circa 2 km a ESE di Paterno.

Qui, gli scavi in corso ad opera del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Pisa e della Soprintendenza Archeologica di Chieti (Agostini & Rossi, 1989), hanno messo in luce una serie di sedimenti limoso-sabbiosi grigi, potenti circa 1 m, che coprono tracce di un insediamento palafitticolo; la determinazione di età radiometrica col metodo del 14C della punta di uno dei pali ha fornito la data di 3.000 anni fa (2).

Sopra detti sedimenti si rinvengono sepolture, coperte da limi con passate di ghiaietto sabbioso (Limi di Ruscella) su cui è impostato un suolo giallastro; la determinazione dell’età radiometrica di un frammento di legno proveniente da una sepoltura ha fornito la data di 2.960 anni fa.

L’interpretazione della sequenza descritta fa supporre che il sito archeologico fosse sommerso attorno a 3.500-3.100 anni fa, emerso attorno a 3.000 anni fa e nuovamente sommerso come dimostra la presenza dei sedimenti posteriori alla sepoltura.

E proprio quest’ultima sommersione sarebbe il riferimento più importante a testimonianza dell’alzamento del livello lacustre.

Infatti dopo il Protovillanoviano (quindi dopo 2.800 anni fa) vi sarebbe stato l’aumento del livello del lago Fucino. Ciò è testimoniato dall’abbandono del villaggio col cambiamento climatico corrispondente al passaggio tra i periodi detti Sub-Boreale e Sub-Atlantico nel Nord Europa.

Il modellamento della Spianata di Luco, Trasacco e Ruscella deve quindi essersi verificato alla fine del periodo Sub-boreale quindi nella tarda Età del Ferro o in periodo romano antico, quando il livello lacustre diminuì.

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2.300-1.800 anni fa: Il livello del lago Fucino ridiscende.

– Stando al lavoro di Giraudi (1988) il lago Fucino è tornato a scendere di quota.

 

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 1800-1100 anni fa: Il livello del Lago Fucino risale di quota

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– In base al lavoro di Giraudi (1988) il lago sembra avere una fase di risalita. Tuttavia in questo caso la sicurezza riguardo a questa fase di risalita non è data con certezza.

 

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500 a.C. – 41 a.C. Il Lago Fucino, pur rimanendo a quote basse rispetto ai millenni precedenti, tende ad attestarsi intorno sui 660-662 m s.l.m., tuttavia evidenzia alcune fasi di discreta oscillazione con relativi allagamenti nelle zone prossime al lago.

 

 

Immagini rielaborate della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

137 a. C.: Forte escrescenza del Lago Fucino che viene ad invadere per 8 km le sponde intorno ad esso.

– L’inondazione in questione viene citata dal professor E. Cerasani e viene ricordata come la peggiore o comunque una delle peggiori di cui la storia ci ha tramandato i fatti. Questa è avvenuta nel periodo in cui al consolato di Roma vi erano M. Emilio e L. Ostilio.

Questa inondazione ha occupato per 8 km le sponde del lago stesso allagando località come la contrada di Apignanico presso Pescina. Qui subito dopo l’inondazione Gavio, Mesalla e Veredus innalzano un’ara al dio Fucino per avere risparmiato le loro terre dalla furia delle sue acque.

– Questa inondazione ripresa da Cerasani è in realtà citata dallo storiografo romano Giulio Ossequente nel suo Liber Prodigiorum (fr. XXXVIII), che scrive che sotto il consolato di Marco Emilio e Lucio Ostilio nell’anno 137 a.C. il Fucino allagò tutt’intorno la pianura per 5.000 miglia romane (= circa 8 km): “M. Aemilio, L. Hostilio Mancio, coss….Lacus Fucinus per milia passum quinque quoqueversum inundavit.”

 

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41 d.C.: Il livello del Lago Fucino si attesta a 660 m s.l.m.

– Stando al lavoro di Giraudi (1988) il Lago Fucino, al momento dell’inizio dell’opera di bonifica romana, era attestato ad una quota di 660 m s.l.m.

 

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 41-52 d.C.: Costruzione di una grande galleria di scolo delle acque del lago Fucino all’interno del Monte Salviano

– La galleria claudiana, pur avendo il pregio di aver avviato un lavoro mai tentato prima dall’uomo, non ha raggiunto che scarsamente l’obbiettivo prefissato.

Infatti, il livello del Lago Fucino alla fine dei lavori non risulta abbassato di molto rispetto al piano precedente. Tuttavia grazie ad un successivo restauro, l’opera di Claudio darà in un momento successivo quell’effettivo miglioramento di vita nell’area fucense che si era perseguito con Claudio.

 

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52 d.C.: L’imperatore Claudio inaugura il nuovo Emissario Claudio del Lago Fucino con una gigantesca naumachia.

 

(Immagine da https://www.marsicalive.it/ave-caesar-morituri-te-salutant-il-celebre-motto-nacque-sulle-sponde-del-lago-fucino/)

 

– Durante la naumachia periscono nei combattimenti ben 19.000 persone.

– Alla fine della naumachia viene aperto l’Emissario di Claudio; tuttavia, dopo una prima fase di scolo, le acque manifestano diversi problemi dipendenti da ostruzioni presenti nel canale.

Così l’opera di Claudio, pur essendo ben realizzata, non dà i risultati sperati. Il problema è legato al tipo di roccia della montagna dove passa il canale, in quanto molto friabile e facile a crolli.

 

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 114-118: Lavori di restauro dell’Emissario Claudio a cui fa seguito un consistente abbassamento del livello del Lago Fucino.

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Sotto Traiano e poi Adriano vengono svolti lavori di restauro e completamento della galleria di scolo scavata anni prima dall’imperatore Claudio.

Grazie a questo nuovo intervento il livello del Lago Fucino si abbassa in modo consistente, permettendo il prosciugamento quasi totale del lago. Con questo intervento vengono alla luce fertili terre per l’agricoltura che permettono un forte slancio economico.

 

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138: Muore L’imperatore Adriano. Gli succede Antonino Pio

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149: L’imperatore Antonino Pio, dopo aver proseguito i lavori di completamento dell’emissario claudiano, migliorando l’opera già in restauro sotto Traiano e Adriano, si trova ora nell’incombenza di dover assegnare mediante il metodo di centuriazione ben 8.000 ettari sottratti al lago con la bonifica.

Le terre vengono ripartite fra i tre municipi il cui territorio era bagnato dal lago. Quindi si parla di Marruvium, Alba Fucens ed Angitia.

 

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 149-350: Grazie al restauro e al miglioramento dell’emissario claudiano operato sotto Traiano, Adriano e in ultimo Antonino Pio, l’economia della Marsica registra un netto miglioramento che si traduce anche in migliori condizioni di vita per la popolazione locale.

– La migliorata condizione di vita è testimoniata dalla costruzione di diverse dimore di importanti personalità romane del tempo.

– Il lago, per gli interventi tecnici effettuati dai romani, si riduce a soli 6.000 ettari.

 

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 508 circa: Nella Marsica orientale si verifica un violento terremoto, il cui epicentro si attesterebbe nella zona del Fucino sud-orientale, ovvero la stessa zona da cui è partita la scossa del 1915. Per cui è probabile che a dare origine al sisma sia stata la faglia di Gioia dei Marsi.

– Di un sisma nella Marsica in età tardoromana ne parla Giraudi (1988), anche se le date del sisma sembrano contrastanti in quanto si parla del 484 o del 508. Al di là di questo, comunque, la presenza di un sisma in età tardoantica è convalidata da numerose prove. Qui di seguito ne riportiamo due.

La prima prova dell’esistenza di questo sisma riguarda l’osservazione fatta nel 1885 da Brisse e De Retrou. Essi erano tra i capi ingegneri che hanno seguito i lavori per l’Emissario Torlonia.

Durante le fasi di studio e poi dei lavori è stato osservato che il canale romano di Claudio risultava spezzato. In pratica, nel canale è stato trovato uno scalino a quota 870 m s.l.m. fra due parti, che sicuramente un tempo erano un tutt’uno, mentre ora risultavano dislocate con uno scalino di ben 2,80 m di altezza.

In sostanza, sul possibile prolungamento verso NW di una delle faglie rilevate sulla Piana esiste un gradino di 2,80 m di altezza che ribassa il canale romano.

Inoltre la traccia dislocata del canale risulta nettamente visibile in foto aerea, dove essa si osserva terminare verso il centro della piana, all’intersezione con un’altra faglia. Da ciò non si può escludere che il canale sia stato spezzato dal moto di una faglia.

Considerando quindi che l’Emissario Claudio risale al I-II secolo d.C. e che la sua perdita di funzionalità non va oltre il V-VI secolo, è da ipotizzare che la dislocazione tettonica sia stata la causa della perdita di questa funzionalità e che il terremoto possa ricondursi ad un periodo fra la tarda età romana e l’inizio del Medioevo.

La seconda prova che citiamo sul sisma del 508 riguarda l’osservazione fatta dagli archeologi belgi sulla posizione di numerosi reperti trovati, quando è stata riportata alla luce Alba Fucens. Ebbene, questi reperti avevano tutti una posizione chiaramente di crollo o di spostamento indotto da un forte sisma.

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500-589: A causa della mancanza di restauro e per gli effetti di un tremendo terremoto, l’opera Claudiana perde di capacità e le acque del Lago Fucino iniziano a risalire e a tornare al livello precedente l’intervento romano di Claudio del 41 d.C.

 

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 589: Una grave inondazione del Lago Fucino colpisce in maniera cruenta la zona rivierasca della Marsica.

– L’alluvione del 589 è riportata negli Annales da Ludovico Muratori, il quale racconta come durante il regno di Autari, re dei Longobardi, una serie di tremende alluvioni si abbattono sull’Italia.

Proprio in questa circostanza il Lago Fucino ha avuto una grande aumento di livello, che ha finito per allagare tutte  i vecchi abitati romani che si affacciavano sul lago.

Da questo si è dedotto che l’alluvione fosse stata provocata o al più aggravata, dal definitivo cedimento delle opere di bonifica e dei vecchi canali di scolo delle acque, tali da far ritornare il lago nei vecchi confini preromani.

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590: Una nuova tremenda alluvione del Lago Fucino colpisce le vecchie città romane presenti ai bordi del lago

– L’alluvione del 590 viene ricordata nel Liber Pontificalis in cui, parlando della vita di Papa Pelagio II (578-590), viene citato come nell’anno della morte del papa Pelagio:

“ci furono piogge così abbondanti che tutti dicevano che erano tornate le acque del Diluvio Universale”.

 

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 610: Avviene  una nuova forte alluvione del Lago Fucino

– Anche questa alluvione viene citata nel Liber Pontificalis quando si parla del pontificato di Bonifacio IV (608-615) in cui si dice che “ci furono gravissime inondazioni d’acqua”.

L’idea che scaturisce da quest’ultima citazione, riguardo all’alluvione, è che l’emissario romano dovesse essere ostruito almeno da 20-30 anni, o forse più, vale a dire il tempo necessario affinché il lago si rigenerasse nella sua interezza, tornando ai suoi confini naturali.

 

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650 circa: Il lago Fucino ritorna alle dimensioni precedenti il
prosciugamento romano.

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

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 650-1670: Il livello del Lago Fucino nel corso dei successivi 1.000 anni rimane sostanzialmente entro i 660 m s.l.m.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

Ciò nonostante, in alcune fasi si hanno oscillazioni del livello del Fucino con relative nuove escrescenze.

 

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 1117: Le acque del Lago Fucino, a causa di un notevole abbassamento della temperatura, arrivano a gelarsi.

– Sulla base del racconto scritto nell’Annale Ceccanses, Monumenta Germaniae Historiae, Schopenhauer scrive:

“Le acque del lago Fucino agghiaddarono in modo tanto profondo per il ghiaccio, che la maggior parte de’ pesci morti o intermentiti ne rimasero.”

 

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1159: Le acque del lago Fucino tornano a gelarsi.

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1167: Nuova gelata delle acque fucensi

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1225: Le acque del Lago Fucino subiscono una nuova forte gelata che le rende completamente solide.

– Di questa gelata ci è arrivata la testimonianza di Riccardo Di Giacomo Cessinese che scrive:

“In quest’anno 1225 il lago Marso che viene chiamato Fucino, gelò fino al punto che gli uomini che vi passavano sopra si trascinavano dietro i buoi con travi e ogni altro tipo di legname”.

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 1325: Nuova importante gelata delle acque del Lago Fucino.

1350: La situazione del Lago Fucino in età medievale.

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

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 1595: Un forte abbassamento di temperature porta le acque del Lago Fucino a gelare.

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1630: Straripamento del Lago Fucino nelle zone ad esso circostanti.

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1638: Le acque del lago fucensi si ghiacciano nuovamente.

 

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1640: Inizia una fase di decrescita del Lago Fucino.

 

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 1670: La decrescita delle acque del Lago Fucino aumenta in modo consistente. 

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– La consistenza dell’abbassamento del lago è tale, che le autorità civili decidono di procedere all’elencazione catastale delle terre emerse.

 

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 1683: Nuova forte gelata delle acque fucensi.

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1709: Le acque del Fucino si ghiacciano completamente.

– La gelata del 1709 è particolare, in quanto coinvolge in un freddo particolarmente intenso tutta l’Europa. Addirittura, a causa di questo freddo intenso si ghiaccia la laguna di Venezia.

 

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 1710: Il livello del Lago Fucino rimane stabile rispetto al livello del 1670.

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

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1726: Le acque del Lago Fucino si ghiacciano ancora.

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1740: Prosegue la fase del basso livello del Lago Fucino.

1740: Grazie al basso livello del lago, il governo borbonico riesce a concludere l’operazione di Catasto dei proprietari delle terre abbandonate dalle acque.

 

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 1752: Le acque del Lago Fucino rimangono a un livello piuttosto basso, molto simile a quello d’inizio secolo.

 

Immagine rielaborata della probabile area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Grazie al modesto livello del Lago Fucino vengono alla luce statue romane tra cui alcune raffiguranti Claudio, Agrippina e altri importanti personaggi dell’antica Roma.

– Le statue vengono portate a Caserta come abbellimento dei giardini della reggia.

 

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 1760: La quota del Lago Fucino rimane piuttosto bassa: siamo sui 660 m s.l.m.

– Secondo il lavoro di Giraudi (1990), il livello del Lago Fucino in questa fase mostra una quota di livello piuttosto bassa, in linea con quanto avuto nei precedenti 100 anni.

 

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1780: Il Lago Fucino inizia una nuova fase di risalita, passando da circa 660 a circa 661 m s.l.m.

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Stando a Giraudi (1988) il livello delle acque del Fucino iniziano una nuova fase di ricrescita.

 

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 1783: Le acque del Lago Fucino continuano nella fase di crescita, attestandosi a circa 663 m s.l.m. Con questa crescita le acque allagano le zone limitrofe del lago.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Dal lavoro di Giraudi (1990) si vede come Il Lago Fucino sia in
una fase di risalita importante dopo una lunga fase di decrescita

1783: Forti eruzioni dei vulcani Laki (Islanda) e Asama Yama
(Giappone)

 

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 1785: Le acque del Fucino salgono a 665 m s.l.m. e continuano nella fase di allagamento dei paesi limitrofi al lago.

– Stando al lavoro di Giraudi (1990) si ha una fase climatica
più fredda con discesa di temper, che sarebbe anche conseguenza delle eruzioni del 1783.

Ciò darebbe una maggiore presenza di precipitazioni e quindi
maggiore affluenza di acque di alimentazione verso il Lago Fucino provocando un aumento del livello del lago.

1785: Forte eruzione del vulcano Vesuvio

 

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 1787: Le acque del Fucino arrivano ad una quota di circa 668 m s.l.m. e provocano una serie d’inondazioni che danneggiano colture e abitazioni nei paesi che si affacciano sul lago.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Dal lavoro di Giraudi (1988), si evince come in questa fase vi sia stata una crescita importante del Lago come non si vedeva da molto tempo, i cui effetti sono le numerose inondazioni presenti dal 1783 nelle zone intorno al lago.

– Quindi, vediamo che nel giro di 5 anni il Lago Fucino è cresciuto di ben 7-8 m circa.

 

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1788: Vista la grave situazione presente nel Fucino, Ferdinando IV di Napoli, anche su richiesta delle popolazioni locali, manda suoi ispettori a verificare la situazione e quindi gli interventi da fare.

1788: La situazione purtroppo si rivela agli occhi del re ben più grave di quanto si supponesse. Ferdinando IV come primo intervento esenta la popolazione locale dall’imposta fondiaria e incarica l’architetto Ignazio Stile di trovare il modo di riportare la situazione a un livello accettabile.

 

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1789: Ignazio Stile arriva nel Fucino e, dopo aver constatato la grave situazione e aver studiato una possibile soluzione d’intervento, manda al re una dettagliatissima relazione sul Fucino.

1789: Il governo napoletano, basandosi sulla relazione di Stile, decide di avviare i lavori per il restauro dell’antico Emissario claudiano, affidando la direzione dei lavori all’abate don Giuseppe Lolli e allo stesso architetto Stile, uno dei più importanti tecnici idraulici del tempo.

 

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 1789-92: I lavori di espurgo dell’antico emissario durano alcuni anni e ciò, con un’intensa attività di lavoro, determina una forte ripulitura di centinaia di metri di terra all’imbocco della galleria, una completa ripulitura di vari cunicoli e di un elevato numero di pozzi.

Poi, a causa dell’inizio della rivoluzione francese, i lavori vengono sospesi.

Il livello del Lago Fucino, pur rimanendo su quote di circa 664-665 m s.l.m., in questa fase tende a stabilizzarsi, anche grazie a questi lavori.

 

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 1796: Il livello del Lago Fucino continua a sussistere a circa 664 m s.l.m.

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Stando al lavoro di Giraudi (1990), il livello del lago si è ridotto di alcuni metri rispetto al suo ultimo massimo di qualche anno prima.

 

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 1800: Il livello del Fucino torna a salire, attestandosi a circa 668 m s.l.m. e provocando l’allagamento delle zone ad esso limitrofe.

– Stando ai dati sulla curva del livello del Fucino presenti nel lavoro di Giraudi (1990), il livello riprende a salire.

 

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1804: Nuova forte inondazione del Lago Fucino sui paesi rivieraschi.

– La notizia di questa inondazione è stata ripresa dalle testimonianze esaminate della storia dei paesi limitrofi al lago.

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 1805-07: Le popolazioni rivierasche del Fucino mandano pressanti appelli alle autorità di Napoli affinché si prendano provvedimenti per ridurre il livello del Fucino a quote più basse.

 

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 1807: Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte decide d’intervenire per porre rimedio al problema del Fucino. Per questa ragione compie un viaggio per esaminare con i suoi occhi la situazione del lago.

 

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 1808: Cambio al trono napoletano. Giuseppe Bonaparte diventa re di Spagna e lascia Napoli. A Napoli arriva Gioacchino Murat, cognato di Napoleone.

– Con il cambio del re s’interrompe di nuovo la possibilità di vedere ripresi i lavori dell’antico emissario claudiano e quindi di risolvere i problemi causati dalle inondazioni lacustri.

1808: Il Lago Fucino continua ad attestarsi a una quota molto alta, pari a circa 668 m s.l.m.

– I dati sono tratti dal lavoro di Giraudi (1990), da cui si evince il persistere di un livello lacustre molto alto.

 

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 1812: Le acque del Fucino seguitano a crescere e ad allagare in modo violento tutti i paesi presenti attorno al lago. Il livello del Lago Fucino si attesta a 668-669 m s.l.m.

– Il livello del lago seguita a crescere in modo così veloce, che è da tempi millenari che non si vedeva una crescita così impetuosa, con i relativi problemi che ne seguono.

 

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 1815: Enorme eruzione del vulcano Tambora in Indonesia.

1815: Finisce l’era napoleonica.

1815: Gioacchino Murat viene detronizzato. A Napoli tornano i Borbone con il vecchio re Ferdinando IV, ora divenuto Ferdinando I re delle Due Sicilie.

1815: Il livello del Lago Fucino continua a crescere, raggiungendo il livello record di 670 m s.l.m. con conseguenti, impressionanti e devastanti allagamenti nei confronti dei paesi limitrofi.

– I dati relativi al lavoro di Giraudi (1990) fotografano un’impressionante crescita del livello lacustre nel giro di pochissimi anni e danno l’idea di una forte correlazione con l’eruzione del Tambora, che produce un abbassamento della temperatura mondiale con relativa crescita delle precipitazioni.

 

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1816: La crescita del Lago Fucino prosegue arrivando al nuovo livello record di 672 m s.l.m. L’inondazione che segue a questo rialzo è anch’essa record, con un tasso di mortalità e distruzione che impressionano i contemporanei.

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– La crescita a 672 m del livello lacustre è testimoniata dal lavoro dello studio di Giraudi (1990).

– Altro studio molto interessante che citiamo è quello di Porter (1986). In esso si parla delle relazioni che intercorrono fra le varie oscillazioni lacustri del Fucino e le fluttuazioni dei ghiacciai. In questo studio emerge una discreta corrispondenza tra i periodi di maggiore avanzata dei ghiacciai alpini e le principali fasi di aumento del livello del lago nel periodo 1750-1861, corrispondente in qualche modo ad una fase della cosiddetta Piccola Età Glaciale.

In questo studio si mette a confronto la curva delle oscillazioni dei livelli del Lago Fucino con la curva che rappresenta l’acidità del ghiaccio della calotta groenlandese.
Ciò che emerge dal confronto sono le significative corrispondenze tra gli aumenti di livello del Fucino nei periodi 1783-87 e 1800-16 e i picchi di acidità del ghiaccio.

Questi picchi di acidità sono in funzione della circolazione di aerosol di origine vulcanica presente nell’atmosfera, e c’è da ricordare che negli anni 1783-87 e 1800-16 vi furono importanti eruzioni, ovvero le eruzioni del 1783 dei vulcani Laki (Islanda) e Asama Yama (Giappone), quella del 1785 del Vesuvio (Italia) e quella del 1815 del Tambora (Indonesia).

Quindi, ritornando a quanto detto sopra, è evidente come durante l’Olocene, in corrispondenza del Sub-Atlantico del Nord Europa, si siano avuti i maggiori aumenti di livello lacustre a causa delle maggiori precipitazioni e forse della minore evaporazione estiva.

Mentre le più intense diminuzioni si sono registrate nei periodi corrispondenti a Pre-Boreale, Boreale ed al Sub-Boreale del Nord Europa e ciò a causa delle minori precipitazioni e/o della maggiore evaporazione estiva.

Per cui, una volta stabilita la stretta relazione esistente durante l’Olocene tra i livelli del lago e le precipitazioni, si può provare a ricostruire le condizioni di piovosità che corrispondono a periodi di definite variazioni stagionali dell’insolazione.

Ricordiamo a questo riguardo che il 1816 è passato agli annali come “l’anno senza estate”, ossia con un’estate fredda e senza sole. Tanto è vero che a livello mondiale moltissimi raccolti sono andati a male.

– In generale, quindi, si può sostenere che l’altissimo livello raggiunto dal Lago Fucino (672 m s.l.m.) è con grande probabilità legato oltre che alla piovosità, anche alla scarsa insolazione dovuta alle ceneri prodotte dall’eruzione del vulcano Tambora nel 1815. Essa infatti, come abbiamo già accennato, ha causato un abbassamento delle temperature estive in  grandi zone dell’emisfero nord del pianeta.

Oltre a ciò, vi deve essere stata anche una diminuzione dell’evaporazione e dell’evapotraspirazione del bacino di alimentazione del lago.

Tutto ciò porta a concludere che l’evaporazione e l’evapotraspirazione estiva del bacino di alimentazione e dello specchio lacustre possano essere stati importanti fattori che hanno influenzato pesantemente le variazioni lacustri del Fucino.

 

1816: Le acque del lago fucense tornano a ghiacciarsi nel corso dell’inverno a causa delle basse temperature.

1816: Le popolazioni marsicane fanno pressanti appelli a Ferdinando I affinché intervenga a dare loro sollievo.

1816: Ferdinando I incarica l’ingegnere Giuliano De Fazio di fare un sopralluogo della situazione presente nel Fucino e trovare un rimedio utile a gestire questa enorme calamità.

Settembre 1816: Giuliano De Fazio, dopo un viaggio nel Fucino e basandosi sulla relazione del lavoro fatto anni addietro dall’architetto Ignazio Stile, presenta una relazione tecnica al Direttore Generale del Genio Civile. Questi a sua volta trasmette la relazione al Consiglio Superiore di Ponti e Strade, che senza perdere tempo approva l’immediata ripresa dei lavori sospesi nel 1792.

 1816-17: A causa delle pressioni di importanti lobby affaristiche, il progetto della ripresa urgente dei lavori viene rimandato, adducendo vari pretesti e aggiungendo nuovi e fantasiosi progetti realizzativi.

 

 

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 1817: Ferdinando I, stanco di tutti questi giochi di potere, per
avere una più chiara visione della situazione e del modo di affrontarla, incarica l’ingegner Pietro Ferrari di redigergli una nuova relazione tecnica.

1817: Ferrari esegue con scrupolo il nuovo studio, basandosi sui precedenti di Ignazio Stile e Giuliano De Fazio. La nuova relazione si presenta più precisa delle precedenti e mette in evidenza l’imprudenza del Consiglio Superiore, che aveva approvato le precedenti relazioni meno minuziose delle sue e mancanti di parti importanti.

1817: La nuova relazione viene presentata al Consiglio Superiore e tra le persone che la esaminano vi è Carlo Alfan De Rivera, che è un maggiore del Genio Civile e dirigente dell’Ufficio Topografico del Regno.

1817: Alfan, nell’analizzare la relazione di Ferrari, si rende conto che nelle precedenti relazioni che erano state approvate mancavano parti significative, come la planimetria aggiornata del lago, le notificazioni idrologiche, le osservazioni idrografiche, lo scandaglio del lago e le relazioni sullo stato dell’Emissario di Claudio.

In pratica per 30 anni si era discusso delle soluzioni da adottare basandosi quasi sul nulla!

 

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1819: Le acque del Fucino tornano a scendere, arrivando a quota 670 m s.l.m.

– In base al lavoro di Giraudi (1990), si osserva l’inizio di una nuova fase di calo delle acque del Lago Fucino.

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 1820: Le acque del Fucino calano a 668 m s.l.m.

 

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 1822 circa: Carlo Alfan pubblica la sua relazione finale sul Fucino con le relative soluzioni.

– In pratica Alfan, conoscendo bene lo stato di dissesto finanziario del regno napoletano, propone un programma di numerosi piccoli interventi poco costosi, ma immediatamente realizzabili ed il cui effetto sia rapidamente verificabile.

Sintetizzando, l’intervento generale consiste in un’opera di disostruzione della galleria sotterranea di Claudio, che comunque non è facile da realizzare. In pratica bisogna rimettere in funzione decine di pozzi, i vari cunicoli, e soprattutto rinforzare le pareti del tunnel che in diversi punti danno segni di grande cedimento.

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1824: Grazie a questa pubblicazione Carlo Alfan è nominato Direttore Generale di Ponti e Strade, delle Acque e Foreste e della Caccia.

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 1825: Muore Ferdinando I. Gli succede il figlio Francesco I.

1825: Francesco I dà ordine di eseguire i lavori secondo il progetto di Alfan, che ne diventa anche responsabile.

1825-35: Lavori di ripristino dell’Emissario claudiano.

 

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 1826 circa: Il livello del Lago Fucino scende a 665 m s.l.m.

 

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 1830: Muore il re Francesco I. Gli succede il figlio Ferdinando II.

1830 circa: Il livello delle acque del Fucino continua a scendere, arrivando a quota 662-663 m s.l.m., come confermato dal lavoro di Giraudi (1988).

 

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 1835: Il livello lacustre scende al suo punto minimo di 658 m s.l.m.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Secondo il lavoro di Giraudi (1990), nel 1835 le acque del Lago Fucino raggiungono il loro minimo di 658 m s.l.m.

1835: Le acque del Lago Fucino tornano a gelarsi.

1835: I lavori di pulitura e di parziale restauro dell’emissario claudiano sono in gran parte completati, anche se si prosegue per portare a termine il resto delle opere già definite. Inoltre viene avviata un’opera di manutenzione di ciò che è stato fatto fino ad ora.

 

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1836: Le acque del Fucino si ghiacciano di nuovo.

1836: Durante l’esecuzione dei lavori per il ripristino dell’emissario di Claudio, il direttore di Ponti e Strade del regno borbonico Carlo Alfan De Rivera compila e pubblica un progetto per il Fucino con il titolo di “Progetto della Restaurazione dell’Emissario di Claudio”.

– Questo progetto, che rappresenta per Alfan la tesi per la sua laurea in ingegneria, viene considerato importante per una futura definitiva risoluzione del problema del Lago Fucino.

Il progetto prevede di ricostruire la continuità dell’emissario romano, regolarizzare la pendenza e la sezione, portandola alle dimensioni di 10,33 m2: il risultato finale sarebbe stato un parziale prosciugamento del lago, che avrebbe avuto le dimensioni dell’epoca raggiunte subito dopo l’intervento dell’imperatore Adriano.

Inoltre, secondo Alfan, le spese da sostenere per la messa in opera del progetto sarebbero state tutte a carico dello Stato.

 

1836-1837: Le acque del Lago Fucino tornano a salire molto rapidamente, arrivando a 660 m s.l.m. e provocando nuovi danni ai centri abitati del luogo.

– Stando al lavoro di Giraudi (1990) il lago Fucino si riavvia ad una nuova fase di crescita.

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1838: I lavori rimasti di ripulitura e di manutenzione dell’emissario claudiano proseguono lentamente, per la cronica mancanza di fondi.

1838: Dopo due anni di dibattito sul progetto di Alfan, la Consulta di Stato e del Reale Decreto approva il progetto, dichiarandolo fattibile per la restaurazione dell’emissario di Claudio a spese dello Stato, anche se si riserva di cedere i diritti e l’onere a privati.

1838: Le acque del Lago Fucino tornano a salire arrivando a 660 m s.l.m.

– Stando al lavoro di Giraudi (1990) il lago Fucino si riavvia ad una nuova fase di crescita.

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 1839-40: Insieme alla proposta di Alfan, si fa strada anche un’altra proposta, avanzata dall’ingegner Giura.

Pur giudicando positivamente la proposta di Alfan, egli sostiene che bisognerebbe pensare a una bonifica integrale e non parziale del Lago Fucino, operando il necessario aggiustamento al progetto di Alfan per tale realizzazione. Inoltre, i costi di tale bonifica dovrebbero essere sostenuti da privati facoltosi e non dallo stato.

1839-40: La proposta di Giura riscuote un certo successo ed entra in diretta concorrenza con quella di Alfan.

 

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1840: Le acque del Fucino salgono a 663 m s.l.m. e tornano ad allagare i paesi fucensi. Gli abitanti dei paesi allagati richiedono con insistenza al governo di risolvere il problema.

 

 

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1844: Il livello del Lago Fucino arriva a 665 m s.l.m. producendo nuovi allagamenti.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Stando al lavoro di Giraudi (1990), il livello delle acque lacustri del Fucino torna a salire rapidamente arrivando a 665 m s.l.m., producendo nuovi straripamenti nei paesi vicini e rendendo quindi l’opera di ripulitura intervenuta fra il 1825 e il 1835 del tutto insignificante, con nuovi ripaludamenti e crolli nella galleria claudiana.

1844: Continua il dibattito politico intorno al progetto di bonifica del Lago Fucino, soprattutto dopo i continui allagamenti nella zona e le pressanti richieste di aiuto da parte della popolazione locale

1844-50: Il Lago Fucino dopo aver toccato una fase di crescita con circa 6-7 m di rialzo nel 1835-44, torna a scendere fino a 662 m s.l.m

 

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1845: Muore l’ingegner Carlo Alfan, coraggioso generale e artefice del parziale restauro claudiano. Con la morte di Alfan s’interrompono in qualche modo sia i lavori di manutenzione dell’emissario sia il progetto per la definitiva sistemazione dell’area fucense.

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1848-51: A causa della morte di Alfan e dei gravi episodi politici in corso nel regno borbonico e nel resto d’Europa, il dibattito sul progetto di bonifica del Fucino è
sospeso.

 

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1850: Le acque del Lago Fucino toccano il loro minimo a 662 m s.l.m.

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1851: Con il ritorno alla normalità Ferdinando II riprende il discorso sul vecchio progetto di bonifica del Fucino anche in funzione delle numerose richieste pervenutegli dalle popolazioni locali.

Ferdinando II decide di affidare la realizzazione della grandiosa opera ad una società privata, dietro la quale vi siano persone molto ricche e coraggiose che abbiano voglia di cimentarsi nell’impresa.

1851: Il Direttore Generale dei Lavori Pubblici, su richiesta di Ferdinando II, indice una gara d’appalto per i lavori di bonifica totale del Fucino.

 

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1852: Al grandioso progetto risponde il conte Thomas Auguste Dagiout, un francese domiciliato a Napoli, che chiede in cambio dell’assunzione di tutti gli oneri finanziari e pratici dell’opera, la proprietà di tutte le terre che vedranno la luce dopo il prosciugamento del lago.

26 aprile: Il Consiglio di Stato concede a Dagiout quanto da lui richiesto. Tuttavia, con la concessione si fa obbligo al conte di costituire entro un anno una società che deve chiamarsi “Anonima Regia Napolitana”, con sede legale nel Regno delle Due Sicilie.

Inoltre, si fa menzione che se non verranno rispettati i tempi previsti la concessione verrà annullata. Altre condizioni sono il termine perentorio di quattro mesi dalla firma della concessione per la presentazione del progetto generale, di un mese dalla presentazione per l’approvazione del progetto da parte del Governo e di un altro mese per l’inizio dei lavori.

Una condizione difficile da realizzare era il termine ultimo di otto anni per la chiusura dei lavori, pena la decadenza della concessione. Una norma giusta inserita nella concessione era l’imposizione alla Società concessionaria di affido dei lavori a un solo appaltatore.

1852: A causa di questa decisione del re, i dirigenti amministrativi del Governo, indispettiti per il fatto che non hanno potuto mercanteggiare nulla per proprio tornaconto, cercano d’impressionare il concessionario con le gravi difficoltà finanziarie e pratiche che incontrerà nella realizzazione dell’opera, così da scoraggiarlo e fargli abbandonare l’impresa.

1852: Tomas Dagiout non si sgomenta per  questi intrighi governativi e prosegue nell’opera.

 

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1853: Le acque del Lago Fucino iniziano nuovamente a crescere arrivando a toccare i 664 m s.l.m.

2 giugno 1853: il conte Thomas Dagiout deposita presso il Ministro l’atto di costituzione della Società e, a nome del Consiglio d’Amministrazione della stessa, sollecita di stipulare il contratto con le condizioni per il prosciugamento integrale del Lago Fucino e la stipula della conclusiva concessione.

– Nella stipula definitiva della concessione sono presenti delle clausole che non piacciono ai francesi e agli inglesi, che hanno la quota maggiore della società appaltatrice dei lavori.

Come già detto, nelle clausole si stabilisce in particolare che se non verranno rispettati i tempi previsti la concessione verrà annullata.

Altre condizioni sono il termine perentorio di quattro mesi dalla firma della concessione per la presentazione del progetto generale, di un mese dalla presentazione per l’approvazione del progetto da parte del Governo e di un altro mese per l’inizio dei lavori.

Una condizione difficile da realizzare era il termine ultimo di otto anni per la chiusura dei lavori, pena la decadenza della concessione. Un’altra norma è l’imposizione alla Società concessionaria di affidamento dei lavori a un solo appaltatore.

1853: I soci francesi e inglesi, di fronte a queste clausole che considerano ingiuste, si ritirano dalla C.A.N., ovvero la società appaltatrice. Dei soci originari rimangono solo i soci italiani con la restante quota del 50%, che però risultano decisi ad andare avanti con l’opera.

1853: Il banchiere Alessandro Torlonia, fiutato l’affare, acquista il 50% delle quote dei francesi e degli inglesi, divenendo il principale socio della società.

1853: Successivamente anche gli altri soci italiani, chi per mancanza di denaro sufficiente, chi per altre ragioni, si ritirano dalla società C.A.N.

1853: Torlonia acquista l’altro 50% del capitale dai soci italiani e diventa unico proprietario della società appaltatrice C.A.N.

– Torlonia capisce fin da subito che questo affare farà di lui non solo un uomo molto ricco, ma anche estremamente potente e che se l’opera viene realizzata, passerà alla storia come colui che ha fatto un’opera migliore degli antichi romani. Da un punto di vista economico egli vede inoltre nelle terre del Fucino una possibilità di ricchezza irripetibile.

Infatti la convenienza economica è enorme, in quanto con la bonifica egli avrà a sua disposizione un consistente patrimonio di terre fertilissime, “concimate” fisiologicamente per migliaia di anni dai pesci e dalle piante acquatiche.

La grande produzione agricola che ne seguirà potrà invadere i mercati di Napoli e Roma a prezzi fortemente vantaggiosi ed in assoluto regime di oligopolio, data la forte concorrenzialità che sicuramente le future grandi aziende agricole avranno nei confronti delle piccole aziende familiari della zona.

Inoltre, c’è da dire che il Lago Fucino non  sarà semplicemente ridimensionato, ma completamente prosciugato.

1853: Torlonia riesce ad avere la meglio sull’agonizzante
governo napoletano in merito alle clausole più vessatorie della
concessione, che vengono fatte decadere. L’unico punto che rimane della concessione che va a sfavore di Torlonia è il termine ultimo per il completamento dei lavori in otto anni. Tuttavia, anche in questo caso Torlonia riesce ad ottenere generose proroghe facendo richiesta come appaltatore dei lavori ed a discrezione del Ministero dei Lavori Pubblici del Regno delle Due Sicilie.

1853: Le acque fucensi tornano a gelarsi.

1853: Torlonia, divenuto dominus della società appaltatrice del Fucino, avvia il suo programma per la bonifica chiamando alla direzione generale della società lo svizzero Frantz Mayer de Montricher, uno degli ingegneri idraulici migliori dell’epoca. Viene quindi nominato a dirigere i lavori l’ingegner Enrico Samuele Bermont, anch’egli uno dei migliori, mentre come vice direttori sono nominati gli ingegneri francesi Brisse e De Rotro.

– Riguardo alla manodopera operaia vengono fatti emigrare dalla Francia un consistente numero di operai specializzati: minatori, tagliapietre, muratori, capi squadra, carpentieri, geometri, carrettieri ed altri.

Insieme a questi vengono assunte molte persone da Umbria, Marche e Romagna, nonché un forte numero dalla zona stessa: fra i paesi che hanno dato più operai figurano gli abitanti di Luco dei Marsi, braccia forti e instancabili lavoratori.

– Alla fine dell’assunzione si contano 4.000 operai.

 

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15 febbraio 1854: inaugurazione dell’inizio dei lavori di prosciugamento del Lago Fucino.

 

Immagine dell’inaugurazione dei lavori di Bonifica del Lago Fucino del 15-2-1854

 

1854-62: Alessandro Torlonia chiama il progetto di prosciugamento del Fucino “Operazione Gran Cesare”, quasi a simboleggiare una sorta di ideale continuità con l’opera realizzata dagli antichi romani diciotto secoli prima.

 

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– Il PROGETTO:

Nel contratto di concessione vi era scritto che sarebbe stata fatta una “ristrutturazione dell’Emissario di Claudio”, tuttavia Torlonia la pensa diversamente.

Infatti, l’opera romana rivelava ai suoi occhi e a quelli dei suoi collaboratori molte carenze strutturali, per cui volendo dare attuazione al progetto c’era bisogno di costruire un nuovo Emissario.

Il nuovo Emissario di Torlonia viene a recuperare in parte il percorso della galleria romana, però in fase realizzativa il fondo viene totalmente abbassato tra i 2,50 e i 5,00 m su tutta la lunghezza dell’originaria galleria romana.

Da ciò si evince come gli ingegneri di Torlonia considerassero il progetto romano degno di nota sia da un punto di vista architettonico che ingegneristico. Ma l’opera, pur notevole, andava aggiornata e migliorata significativamente.

Torlonia quindi decide, insieme con il gruppo di ingegneri dirigenti delle operazioni e le varie maestranze, di realizzare una nuova galleria di scolo che andasse ad unire il Lago Fucino con il Fiume Liri, passando al di sotto del Monte Salviano e riprendendo in molte parti l’antico tracciato romano.

Secondo il progetto, la distanza che avrebbe percorso l’acqua di scolo dalle vasche dell’Incile Romano, per passare sotto il Monte Salviano e i Campi Palentini fino ad arrivare al Fiume Liri, sarebbe stata di 5.653,54 m.

Il cambiamento della galleria Torlonia rispetto alla galleria claudiana è radicale.

La sezione trasversale passa da incostante e irregolare che è all’inizio, a una sezione regolare che regolarizza la pendenza per tutta la durata del percorso.

La nuova galleria sarebbe stata a forma ovoidale a base concava, avente una sezione costante di 19,611 m2 netti, per una lunghezza di 6.301,38 m con una pendenza del 2‰ per i primi 250 m e lo scoscendimento dell’1‰ per i restanti 5.941,48 m.

Il rivestimento del nuovo condotto sarebbe stato a regola d’arte con mattoni di alta qualità per 315 m, e per 3.412 m con ottima pietra da taglio, squadrata per i piedritti, per la base e la volta, con particolari accorgimenti sul nuovo tratto partente dal nuovo Incile, legata con cemento idraulico, calce e malta pozzolanica. Nel tratto realizzato nella roccia, perché inutile, non viene fatto nessun rivestimento.

Si è inoltre aumentata l’estensione della galleria per 660,84 m; cioè da  dove sono localizzate le vasche romane fino a raggiungere il nuovo Incile, dove inizia l’Emissario Torlonia, sulla cui sommità, a guardia, svetta imponente la grande statua della Vergine Maria Immacolata Concezione, alta 7 m.

La portata “nominale” di progetto era di 50 metri cubi d’acqua al secondo: 49,60 m3/s “massima” (178.560 m3 per ogni ora), e 35÷40 m3/s “d’esercizio”. Il che comporta una velocità di scorrimento dell’acqua di 1,90 m per ogni secondo:

“peculiarità queste in grado di garantire un funzionamento continuo regolare, di tutto riposo e sprovvisto di ogni e qualsiasi problema”.

 

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 1854-62: Negli anni i lavori procedono tra mille problemi tecnici a causa dei continui crolli, dovuti al tipo di materiale di cui era composta la roccia della montagna.

– Alessandro Torlonia durante questa fase dei lavori è continuamente presente, a ispezionare che essi proseguano senza intoppi.

Nell’ispezionare i lavori, Torlonia arriva in ogni momento del giorno e della notte, con il tempo bello e il tempo brutto, calandosi egli stesso nelle viscere della terra dove maggiori sono i problemi. Da tutte le maestranze e dai suoi stessi collaboratori è giudicato come un’ottima persona e un’ottima guida in grado di essere da supporto anche tecnico nei momenti di difficoltà.

1854-62: Tra gli operai che figurano alla realizzazione dell’opera vi è, come abbiamo accennato, anche una cospicua truppa di gente marsa.

Ebbene, questi operai si rivelano degli eccezionali lavoratori, distinguendosi rispetto agli altri per la loro forza e robustezza, ma anche per le buone e sane abitudini di vita, per l’operosità e un impegno fuori da ogni aspettativa, tanto che gli stessi ingegneri a capo delle operazioni, Enrico Bermont e Alessandro Brisse, rimangono felicemente sorpresi da queste qualità.

– Gli stessi ingegneri, tuttavia, manifestano un forte attaccamento al lavoro e per questo vengono più che rispettati dalle maestranze. In particolare l’ingegner Brisse è sempre presente in tutti i luoghi pericolosi, dove mangia e spesso dorme e non si allontana se prima non sono stati risolti i vari problemi.

Come è stato detto poc’anzi, l’attaccamento al lavoro proviene anche dal magnifico esempio dato dal banchiere Torlonia, che viene spesso in visita ai cantieri affrontando a volte insidie e pericoli, superando a cavallo i monti abruzzesi e sfidando i disagi delle stagioni, con freddo, temporali improvvisi, la neve o il forte caldo estivo. Addirittura si ricorda che egli scendeva spesso nei pozzi, infilandosi nei cunicoli e nella galleria in costruzione, recandosi praticamente nei posti più rischiosi, e tutto ciò per controllare ed essere vicino ai suoi operai.

1854-62: Sempre per essere vicino alle sue maestranze e anche per meglio guidare gli affari della zona, Torlonia si fa costruire una splendida residenza in Avezzano, che diventa con ciò il vero centro motore della Marsica.

Per sostenere i suoi operai, Torlonia realizza a sue spese un ospedale, affinché essi, nei malaugurati infortuni, possano essere ricoverati e curati con la massima attenzione e qualità possibile. Allo stesso tempo, viene realizzata una cappella ad uso dell’intero personale preposto alle attività lavorative.

 

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1858: Muore l’ingegnere svizzero Frantz Mayer de Montricher. Gli succede come direttore generale l’ingegner Enrico Samuele Bermont.

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1860-61: Il livello del Lago Fucino raggiunge un nuovo massimo, attestandosi a circa 668 m s.l.m. e provocando nuovi allagamenti nelle zone antistanti il lago.

Immagine del Lago Fucino (1860-61) da Brisse e De Rotrou

 

– Secondo il lavoro di Giraudi (1990), il lago raggiunge dopo una fase di rialzo i 668 m s.l.m.

1860-61: Le operazioni di costruzione della nuova conduttura proseguono tra molte difficoltà, e ciò anche durante il passaggio dell’annessione del Regno delle Due Sicilie al nuovo Regno d’Italia.

– Anzi, durante questa fase di transizione politica il banchiere Torlonia, che era ben inserito negli ambienti politici piemontesi, ottiene fin da subito da Cavour il rinnovo della  concessione, con gli stessi vantaggi e una proroga “sine die” per la data di conclusione dei lavori.

1860-61: Approfittando della nuova piena in corso del Lago Fucino, Torlonia decide di ritardare l’inaugurazione dell’opera del nuovo canale di deflusso delle acque, ormai prossimo ad essere finito.

– Questo stratagemma consente al banchiere di garantirsi la proprietà di un’area molto più vasta rispetto a quella su cui aveva messo gli occhi anni prima. Infatti, il Lago Fucino, allagando con questa sua nuova piena un’area molto estesa, consente a Torlonia di divenire proprietario di diverse decine di ettari di terra in più. Nel contratto della concessione infatti vi era scritto:

“il prosciugatore sarebbe divenuto proprietario di i tutti i terreni sottratti alle acque”.

Purtroppo, con questo trucco alla fine dei lavori tutti i Comuni rivieraschi si ritroveranno con diverse decine di ettari di terra in meno.

In questo modo subdolo, a Torlonia vengono assegnati presso il catasto provinciale 14.000,980 ettari di terra del Fucino.

 

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1862: Le acque del Lago Fucino si ghiacciano per l’ultima volta nella loro lunga storia.

gennaio-aprile 1862: Vengono ultimati i lavori della costruzione del nuovo Emissario, del bacino di scaricamento e dello sbarramento per regolare lo scolo delle acque.

gennaio-aprile: Alla linea dell’acqua del Lago Fucino presso ogni comune litoraneo viene eretta una statua in ghisa della Vergine Santissima, rivolta verso il Fucino, nel cui piedistallo calcareo viene scolpita la seguente dicitura:

“A DEVOZIONE DI ALESSANDRO TORLONIA POSTA ALLA SPONDA DEL FUCINO ANNO MDCCCLXII”.

30 aprile: Con Decreto Reale si ordina di procedere in via amministrativa alla constatazione del limite esterno del Lago.

21-22 luglio: Vengono sia svolti i rilievi di limitazione secondo il regolamento annesso al Regio Decreto, sia ratificati i processi verbali.

– Al completamento effettivo di tutto il progetto mancava ancora molto, tuttavia fin qui si era riusciti a realizzarne gran parte. Tra le cose ancora mancanti c’era un tratto della piccola galleria a sifone, realizzata solo in parte, che serviva per immettere le prime acque nella galleria principale. La parte rimanente da costruire era di 1.449 m per raggiungere la testa monumentale dell’Incile del nuovo Emissario.

– Tuttavia, si decide di inaugurare ufficialmente quanto costruito fino ad allora nella giornata del 9 agosto.

9 agosto: Inaugurazione del nuovo Emissario Torlonia.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Alla cerimonia sono presenti, oltre a Torlonia, i capi ingegneri e le maestranze, tutta la cittadinanza del circondario del Fucino e una moltitudine di persone, provenienti da Roma, Sulmona, L’Aquila, Sora, Cassino, Napoli e da tante altre località.

– Nei pressi della piccola galleria a sifone, viene allestito uno spazio per accogliere i rappresentanti della Provincia di L’Aquila, le autorità militari, civili ed ecclesiali.

– Federico Di Giacomo, vescovo della Diocesi dei Marsi, dopo aver officiato il consuetudinario rito, pronuncia alcune affermazioni di circostanza, quindi benedice i lavori ed esprime gratitudine alla “Divina Provvidenza” per aver protetto la ciclopica impresa di Alessandro Torlonia.

Con gioia ed emozione del principe Alessandro, degli ingegneri Brisse e Bermont e di tutte le persone intervenute, vengono aperte, progressivamente, le paratoie che trattengono le acque.

Queste arrivano a sgorgare con un fortissimo gorgogliamento nel bacino di scarico, addentrandosi poi nella galleria sotterranea. Da ciò fuoriesce una densa nube d’acqua nebulizzata che avvolge le persone presenti, e le acque si inabissano nell’Emissario, rimbombando come un tuono.

Sui volti dei presenti è viva l’espressione di felicità, di meraviglia, di stupore e di gioia, tanto che, guardandosi l’un l’altro, si dicono fra la contentezza e l’attonito:

“Questa volta se ne va davvero l’acqua del Lago Fucino!”

Alessandro condivide la gioia di questo avvenimento storico per la Marsica, elargendo doni in denaro a tutte le famiglie bisognose dimoranti nel circondario del Fucino.

La netta differenza tra questa modesta e allegra cerimonia e le clamorose feste romane che si erano celebrate nello stesso posto 1.808 anni prima è ben visibile.

Oggi in questa circostanza non scorre il sangue delle persone massacrate nella Naumachia; non vi sono nemmeno gli applausi, le grida e i gemiti di dolore dei feriti e dei morenti, ma lacrime di gioia e allegri canti di tutto il popolo dei Marsi che riecheggiavano nell’aria.

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1865: Gli abitanti di Luco e di altri paesi limitrofi, vedendo il loro lago prosciugarsi e non sapendo come sopravvivere in quanto pescatori, si rivoltano con decisione al progetto di Torlonia causando seri pericoli per la funzionalità dell’opera.

Immagine in un dipinto d’epoca del lago del Fucino in via di  prosciugamento (1865 circa)

 

Tuttavia il deciso intervento degli abitanti degli altri centri marsicani scongiura l’irreparabile e consente al progetto di procedere senza alcuna esitazione.

 

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1867: Continua l’abbassamento del lago Fucino indotto dai lavori di prosciugamento di Torlonia.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

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30 aprile 1868: Controllo dei Commissari governativi riguardo all’effettivo scolo delle acque del Fucino.

– I “Commissari delegati” del Genio Civile, l’ingegner Pacifico Barilari e il professor Alessandro Betocchi, nella loro relazione al Ministro dei Lavori Pubblici del 1º ottobre del 1868 scrivono:

“Perfettamente ultimata la grandiosa opera del prosciugamento del Fucino, che tanto onore e vantaggio reca all’Italia”.

 

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1869: Muore l’ingegner Enrico Samuele Bermont. Viene sostituito come direttore generale dall’ingegner Alessandro Brisse, già direttore dei lavori per il prosciugamento del Fucino e presente fin dal primo momento all’intera opera cantieristica.

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1870: Viene avviata l’ultima fase di sistemazione dell’area fucense. Ciò avviene dopo aver ridotto il lago alla sua parte più depressa.

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

– Viene iniziata la sistemazione idraulica del bacino tramite la costruzione di un grande canale collettore e di una fitta rete di canali minori. Oggi si contano circa 100 km di canali principali e 680 di canali secondari e fossati.

– Viene avviata la costruzione del Bacinetto ideato dall’ingegner Brisse con lo scopo di utilizzarlo come invaso di ritenuta, nell’eventuale necessità di effettuare la manutenzione del canale collettore esterno, o per interventi e riparazione nella galleria sotterranea.

 

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1870-75: Lavori di realizzazione del Bacinetto, Canale Collettore e gli altri canali vari.

– Bacinetto

L’estensione del Bacinetto è di 2.270 ettari e può arrivare a contenere 55 mega metri cubi d’acqua. Ossia la quantità prevista che si potrebbe arrivare ad avere in tre mesi.

Per la realizzazione dell’opera vengono movimentati circa 5 milioni di metri cubi di terra, e per gran parte del suo perimetro viene eretta una diga in terra battuta, larga oltre 7 metri nella parte superiore, per un’altezza di 2,50 m.

Sulla spalla del terrapieno viene eretta una strada carrozzabile lunga circa 18 km, tutta costeggiata da alberi; al lato esterno di essa vengono scavati due canali definiti “Allaccianti”, le cui acque possono confluire sul canale Collettore centrale o deviate daapposite chiuse, sul Collettore destro detto “Bacinetto”.

– Canale Collettore

Il Canale Collettore ha una larghezza di letto di 15 m, che partendo dall’Incile si sviluppa diritto per 8 km, fino a raggiungere la “Centrale Idrovora di Ottomila” situata
davanti alla diga del Bacinetto.

Lo stesso canale si prolunga per altri 3.220 m anche nell’esteso bacino di ritenuta, localizzato nella parte posteriore della centrale idrovora.

– Gli altri canali

Da Borgo “Ottomila”, sia alla destra che a sinistra del “Collettore Centrale” e, paralleli ad esso, vengono costruiti altri due canali complementari.

Si aprono anche altri nove canali più piccoli; si sistemano nove torrenti; alla distanza di un chilometro uno dall’altro, si costruiscono trenta grandi fossati di scolo.

L’intero complesso di canali e di fossi risulta avere una lunghezza di 285 km e richiede la costruzione di 238 ponti e quattro importanti chiuse sui canali allaccianti.

Vengono realizzate inoltre moltissime strade rotabili per la lunghezza di oltre 202 km; tra queste vi è la famosa Circonfucense, che da sola si estende per 52 km.

 

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1875: In merito alla grandiosa opera di bonifica integrale realizzata nella zona del Fucino, il re d’Italia Vittorio Emanuele II conferisce al banchiere Alessandro Torlonia il titolo principesco di “Principe del Fucino”.

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1876: Le operazioni di bonifica del Lago Fucino si avviano alla conclusione. Del vecchio lago ormai non vi è quasi più alcuna traccia e al suo posto emerge un territorio regimato con terre molto ricche da coltivare.

 

 

Immagine rielaborata dell’approssimativa area occupata dal Lago Fucino in questa fase

 

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9 gennaio 1878: Muore re Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I

1 ottobre 1878: Vengono ufficialmente dichiarati conclusi i lavori di prosciugamento del Lago Fucino che cessa ufficialmente di esistere.

Al suo posto vi è una pianura di 16.000 ettari di terreno estremamente fertile.

 

 

 

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13 gennaio 1915: Un fortissimo terremoto, con epicentro vicino a San Benedetto dei Marsi, colpisce la Marsica alle ore 7.52 del mattino, provocando 30.000 morti su una popolazione complessiva di circa 120.000 persone.

– Il terremoto del 1915 di Gioia dei Marsi fu descritto da Emilio Oddone, un grande studioso del primo Novecento, che per primo andò sul luogo del sisma nei giorni immediatamente successivi.

Questi, osservando gli importanti segni morfologici lasciati dal sisma nelle aree colpite, capì immediatamente la gravità della sciagura e l’enorme potenza sismica sprigionata. A Emilio Oddone si deve l’aver individuato con precisione  l’epicentro del sisma, che secondo lui si situava presso il margine orientale del bacino del Fucino, a breve distanza dal centro abitato di Ortucchio:

“L’epicentro, e non discutiamo se reale o apparente, ha sede ad oriente del bacinetto, a sud di San Benedetto, ad occidente di Venere e poco a nord di Ortucchio” (Oddone 1915).

Questo terremoto di cui discuteremo a parte in una sezione
specifica, può essere eguagliato per forza distruttiva, come terremoto gemello di quello avvenuto in epoca tardo romana nel 508 d.C..

Qui ci limitiamo a dire che l’evento di questo terremoto segna per la Marsica un autentico spartiacque sotto il profilo sociale e storico che condizionerà la storia della zona nei cento anni successivi.

Il terremoto di Gioia dei Marsi che più tardi è stato classificato di potenza 7 Mw ha prodotto lo spianamento di tutti i paesi del Fucino, Valle Roveto, Valle Longa, Valle del Giovenco, di buona parte dei Monti Carseolani e gravissimi effetti a Pescasseroli e Opi. In altri paesi come quelli di Tagliacozzo e della Piana del Cavaliere gli effetti sono stati per fortuna molto più contenuti. A livello di vittime il sisma ha ucciso più di 30.000 persone. Una enorme catastrofe.

 

 


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GEOLOGIA DELLA MARSICA