
CHIESA DI SANT’ANTONIO DI CORCUMELLO
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XVI SECOLO
– Il regno di Napoli diventa viceregno di Spagna
Nel 1501 re Federico I di Napoli viene destituito dal papa e il trono di Napoli rimane vacante. I due contendenti principali ovvero Spagna e Francia si lanciano alla conquista del regno napoletano, ognuno accampando diritti sul trono. Alla fine di una sanguinosa lotta è la Spagna ad avere la meglio insieme ai loro sostenitori, fra cui i Colonna che hanno impegnato molte risorse per sostenere le pretese al trono degli Spagnoli.
Fatto è comunque che nuovo re di Napoli diventa Ferdinando V di Castiglia – Spagna. Il nuovo re non vuole avere una nuova corona, ma semplicemente una colonia e per ottenere questo abbassa il regno di Napoli a Vicereame. Questo fatto arriva alle persone così da farle esplodere di rabbia contro gli Spagnoli, ma loro ormai sono i padroni e sono troppo forti per metterli in discussione.
– Il nuovo ducato di Tagliacozzo (1504) e il grande condottiero Fabrizio Colonna

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Il re riconosce che la forza dei Colonna è stata importantissima nel conquistare il trono spagnolo. Per questo motivo Ferdinando eleva con un diploma reale, Fabrizio Colonna a I duca di Tagliacozzo (includendo in questa cornice anche la contea di Albe). Oltre a questi territori Fabrizio è confermato barone di Carsoli, Corvaro e della Valle Roveto.
– Corcumello nel ducato di Tagliacozzo

Corcumello oggi vista da lontano. (Immagine personale)
Con la formazione del nuovo ducato di Tagliacozzo sotto la nuova dinastia dei Colonna, anche Corcumello, che faceva prima parte della contea di Tagliacozzo, entra nella nuova struttura feudataria.
Con i Colonna l’intera Marsica occidentale e centrale (vecchia contea d’Albe) acquista una dimensione più stabile e la vita nel nuovo grande stato feudale diventa migliore sul piano amministrativo e organizzativo. Certo gli alti e bassi ci sono, ma sicuramente sul piano politico c’è migliore stabilità rispetto a prima. Se a ciò aggiugiamo l’essere un territorio di confine fra stato spagnolo e stato pontificio porta l’intera zona ad essere un territorio particolare.
Corcumello come piccolo centro della Marsica rimane sempre un po’ isolato dalle importanti vie di comunicazione, ma comunque rispetto ad altri piccoli centri della Marsica rimane un centro abitato di tutto rispetto con una popolazione media in crescita.
– Fondazione della chiesa di Sant. Antonio

Chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
La chiesa di Sant’Antonio insieme ad un annesso ospedale, deputato al ricovero dei malati, sono eretti all’inizio del ‘500 dai frati dell’ordine Costantiniano.
L’ospedale e la chiesa sono costruiti fuori dalle mura del paese, precisamente sotto la “Porta la Piaja” oggi sparita. La chiesa si poneva ai lati di un sentiero che scendeva dal Valico di Monte Girifalco.
La chiesa probabilmente è stata eretta qui per la paura di una contagio dei malati con le persone nel borgo. La chiesa si aggiunge alle altre quattro del paese già presenti, di cui l’ultima è la coeva chiesa di San Lorenzo eretta dai Vetoli, nuovi signori del borgo, succeduti da poco tempo agli estinti De Ponte.
Sul portale cinquecentesco architravato della chiesa troviamo ancora lo stemma di S. Bernardino da Siena, e sull’architrave è presente l’iscrizione dedicatoria a S. Antonio: quae. damus. Antoni. terris. sup. astra. repone (trad. Ital. “Quel che in terra ti doniamo, serbacello, o Antonio in cielo”).
– La ripresa economica nel ducato di Tagliacozzo

Tagliacozzo nel XVI secolo
Ascanio Colonna per motivi pratici si ritrova spesso a soggiornare nelle terre fucensi e quindi ad essere ben presente a Tagliacozzo presso il palazzo ducale. Egli nonostante non fosse un buon amministratore dei suoi beni cerca comunque di rilanciare l’economia del ducato. Nel 1529 il duca compie un atto rivoluzionario che riesce a rilanciare l’economia del suo ducato.
Egli tramite la moglie, provvede a rilanciare la transumanza fra i pascoli romani e quelli abruzzesi, lasciando transitare senza impedimento e pagamento i greggi di pecore dei cittadini aquilani e del ducato di Tagliacozzo nel Passo di Tagliacozzo.
L’iniziativa di Ascanio ha l’indubbio vantaggio di dare forte impulso all’economia locale non solo sul piano delle greggi, ma soprattutto sul piano commerciale e di riflesso sul resto dell’economia locale. Grazie a questa decisione il commercio locale si rianima di colpo soprattutto a Tagliacozzo, che diventa tra il 1530 e il 1547 la principale piazza commerciale del centro Italia e ciò ha il suo cuore nella piazza del mercato.
Il deciso miglioramento economico diventa tanto più forte soprattutto dopo il 1532 ovvero dopo la fine della Peste. A Tagliacozzo infatti nella piazza del Mercato tornano a svilupparsi con un vasto raggio di azione i commerci richiamando numerosi mercanri non solo dai centri della Marsica e dell’Abruzzo, ma anche da Roma, Umbria, Sabina e Ciociaria. Insomma Tagliacozzo diventa in pochissimo tempo la principale città commerciale del centro Italia. Qui si ha una enorme abbandanza di scambi di capre e castrati, pesce e carne, uova e prosciutti, vino e olio, legumi e zafferano e tanti panni di lana e di canapa. E la maggior parte di questi prodotti sono locali, con grande felicità di tutti gli abitanti sia del ducato di Tagliacozzo, ma anche della contea di Celano.

Alba Fucens nel XVI secolo
Facendo così Ascanio, malgrado la scomunica pontificia, la perdita dei suoi averi nel Lazio e l’inasprimento fiscale napoletano, si crea qui nel suo ducato, come per magia una grande ricchezza di denaro, che entra nelle sue tasche e in quelle della famiglia Colonna, con il quale riescono a far fronte ai numerosi debiti contratti con i banchieri tedeschi.
Non solo ma questo denaro libera tante famiglie da una crisi endemica e consente a esse di andare a vanti senza pensieri. Con la circolazione di questo denaro nascono nuove case per le famiglie che riprendono a crescere e nuove chiese e ciò non solo per esorcizzare la paura della peste, ma anche per tenere viva la fiamma della religione cattolica contro la minaccia luterana.
Siamo in piena controriforma e la chiesa di Roma dopo la crisi di costume dei primi del ‘500 e la crisi luterana cerca di rilanciarsi con nuovi strumenti ecclesiastici. L’Abruzzo in ciò segue in modo fermo la chiesa di Roma. Diciamo quindi che il ducato di Tagliacozzo grazie ad Ascanio riesce meglio a configurarsi nella nuova dinastia Colonna che in questi anni consolida se stessa presso la popolazione locale, specie dopo questi anni di boom economico.
Segno inconfondibile di questa ripresa è anche la crescita della popolazione che si evince chiaramente dal censimento del 1542. Qui infatti emerge una crescita importante della popolazione, sicuramente presente in tutto l’Abruzzo, ma qui acquista un significato maggiore grazie alla dinamica economica presente in questi anni. Tagliacozzo è la città più popolosa con 307 fuochi, seguita da Albe con 252, Pereto 195 e Carsoli, Scurcola e Magliano con 150-170 fuochi. Insomma una crescita vigorosa.

Scurcola Marsicana nel XVI secolo
L’esplosione economica di Tagliacozzo e la sua particolare situazione geografica e politica rendono un unicum nel regno napoletano in quanto la rendono quasi slegata sia dal contesto dello stato pontificio che di quello napoletano. Questa condizione si cerca di riportarla a una situazione più tranquilla da parte delle autorità civili spagnole.
Però malgrado gli ufficiali di sua maestà Carlo V tentino senza esiti di fermare il fenomeno e di far rispettare il divieto di sconfinamento fuori dal regno, gli effetti della decisione di Ascanio Colonna sono sicuramente importanti, se è vero che la Sommaria di Napoli si affretta a denunciare all’imperatore Carlo V che le pecore che un tempo svernavano in Puglia si sono ridotte di due terzi e che quelle mancanti transitano per Tagliacozzo verso la campagna romana. Il fenomeno, se da un lato consente un deciso miglioramento dell’economia di frontiera come è il caso di Tagliacozzo, arreca comunque non poco danno alle casse del viceregno spagnolo per i mancati introiti fiscali. Forse anche per questo Ascanio Colonna comincia ad essere un problema non solo per il papa, ma anche per la corona spagnola. Ora da Napoli si chiedono interventi contro di lui.
– Corcumello a metà secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)
Come tutti i paesi della Marsica anche Corcumello fa registrare una certa ripresa demografica. L’economia del paese si basa sia sull’agricoltura che sulla pastorizia. Il paese, trovandosi in un luogo vicino ai grandi pascoli della media montagna dei Monti Carseolani dove vengono a svernare d’estate le greggi dei Colonna, partecipa con i suoi uomini a dirigere queste greggi. Ma il paese dimostra di avere anche un suo artigianato con la presenza di diverse tipologie di botteghe. Chiaramente parliamo di piccoli commercianti locali, che però rendono il paese parzialmente autonomo.
– Il Ducato di Tagliacozzo alla fine del ‘500

Tagliacozzo nel XVI secolo
Alla fine del secolo il ducato di Tagliacozzo è uno dei 4 pilastri del cosidetto stato colonnese che va dal Lazio all’Abruzzo in piena continuità territoriale. Il ducato di Tagliacozzo continua a veder crescere la propria economia anche alla fine del secolo.
Nel censimento del 1595 il ducato di Tagliacozzo vede una popolazione residente di 22.500 persone e seppure la cittadina di Tagliacozzo risulta cresciuta di sole 300 unità al livello urbano è comuque in questo momento il maggiore centro commerciale e ammnistrativo della Marsica, volendo anche più grande di Celano.
All’interno del ducato è Avezzano il centro che cresce di più, seguito da Albe, Magliano, Scurcola, Luco e Trasacco. Luco addirittura triplica la propria popolazione e ciò è segno che la maggior parte della popolazione si è spostata nel contesto fucense e dei Piani Palentini dove è più facile praticare l’agricoltura.

Avezzano nel XVI secolo
A partire dal 1595 però la crescita della popolazione si arresta e l’unica a crescere è Avezzano, mentre gli altri paesi hanno una stagnazione in questo senso. Ciò è anche un segno di profondo cambiamento in senso negativo dovuto a diversi fattori in primis negli anni ’90 del 500 al fattore climatico che diventa freddo estremo che si ripete per diversi anni portando con se anni di carestia per i raccolti andati male che genera a sua volta una forte crisi degli allevamenti.
Ciò porta ad un calo demografico che inizialmente riguarda i paesi dei Piani Palentini (Scurcola e Magliano) e della Piana del Cavaliere (Carsoli, Oricola). Invece si ha un certo incremento demografico nei paesi di montagna come Cappadocia e Rocca di Botte.
– Corcumello alla fine del ‘500

Corcumello oggi. (Immagine personale)
Corcumello alla fine del ‘500 vede interrompersi la propria crescita demografica. Il paese sul piano urbanistico mantiene la sua caratteristica di paese fortificato con la propria struttura di case mura che circondano il castello-palazzo Vetoli, posto sulla sommità del colle.
– Il regno di Spagna nel 1598

Il regno di Spagna nel 1598. (Immagine da Wikipedia)
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XVII SECOLO
– Il ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I (1611-39)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)
Come accennato il nuovo duca Filippo è un uomo d’armi e una persona assai concreta che cerca di persona di controllare tutto e tutti e ciò per evitare fughe in avanti dei suoi vassalli.
Filippo dimostra fin da subito di essere capace di gestire il tutto e persegue con determinazione l’obiettivo di rendere più efficienti i suoi feudi compreso chiaramente anche il ducato di Tagliacozzo. Sotto Filippo il ducato di Tagliacozzo continua ad andare abbastanza bene sul piano economico, nonostante i molteplici segnali di crisi che sono ben presenti e che dipendono da fattori esterni.
Infatti nel periodo di Filippo si accentua un calo generalizzato della popolazione, dovuto ai raccolti poco brillanti per il clima notelvolmente più freddo, che si ha dalla fine del secolo precedente e persiste in questo secolo. Il problema climatico purtroppo accentua molte situazioni di carattere economico, che portano a cadute in diversi settori come nell’allevamento dove si registrano molte morti di bestiame.
Per Filippo non è facile gestire questi problemi in quanto ben pressato dalle banche per i debiti famigliari accumulati in passato e dalla forte pressione fiscale spagnola che strozza l’economia generale. In questo quadro Filippo dimostra di avere buone capacità di governo e di saper ballare bene nella tempesta del tempo cercando di frenare al massimo le perdite di denaro e di aumentare il capitale famigliare.

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)
Filippo realizza ciò attraverso un controllo molto stretto sul suo patrimonio, controllando da vicino le spese di entrata e uscita e frenando in più occasioni gli eccessi dei suoi vassalli e delle varie famiglie emergenti. In questo modo si riesce ad evitare in numerose occasioni grosse mancanze da parte dei nuovi ricchi nei confronti della popolazione. D’altra parte per Filippo questo controllo ferreo sul suo patrimonio serve a far entrare più soldi nelle casse esangui della sua famiglia, che a causa di ruberie da parte dei suoi amministratori ciò non sempre avviene. Filippo quindi baipassa molti suoi intermediari, cercando però di sfruttare al massimo la popolazione locale con tasse e altre diavolerie feudali.
Un esempio lampante di ciò riguarda un caso del 1631, dove Filippo dimostra risolutezza sulle spese del ducato di Tagliacozzo. Qui Filippo da istruzioni molto precise al gestore dell’erario di Tagliacozzo Marino Fallaci, fresco di nomina, stilando una lista delle spese di entrata del ducato che il gestore doveva esigere dalla popolazione in merito alle imposte. La lista in questo senso è piuttosto lunga riguardando l’elenco di tasse, gabelle e la tassa per mantenere la cavalleria leggera del ducato.
Il tutto veniva riscosso in tre rate in prossimità della Pasqua e del Ferragosto e del Natale giusto in tempo per rovinare le feste alla popolazione. Facendo così però nella crisi generale del vice regno napoletano egli riesce ad assicurare ai propri domini un governo stabile e capace rendendo più facile attraversare questi decenni e frenare la caduta economica, che altrimenti sarebbe stata peggiore.
Altra nota importante della politica di Filippo è l’incremento dell’affitto degli uffici pubblici e dei diritti feudali già avviata dal suo predecessore Giuliano De Leonibus. In pratica le nuove famiglie emergenti nella loro ascesa pubblica, una volta raggiunti gli uffici più importanti sia al livello d’incarichi che di nomine feudali, per esempio la baronia di Corvaro o di Civitella Roveto devono sborsare diversi quattrini per mantenere quelle cariche, altrimenti devono dimettersi e cedere il posto ad altri.

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)
Le entrate che Filippo riesce a far arrivare alle casse della famiglia servono a pagare gli alti debiti famigliari che diminuiscono molto con lui, a pagare le alte spese di vita lussuosa che una famiglia così importante deve avere se vuole stare al passo con gli altri e mirare ad altre fortune e a pagare le alte spese di miglioria dei palazzi di famiglia dislocati nei suoi feudi.
Filippo quindi anche in conformità con la forte tassazione spagnola, deve tenere sempre aggiornata la situazione dei feudi, per questo vengono redatti dei catasti nel ducato di Tagliacozzo il primo è del 1609 e il secondo è del 1635. Da questi emergono chiaramente le nuove ricche famiglie del territorio ducale.
– Corcumello nel 1640

Corcumello oggi. (Immagine personale)
Il periodo della metà del XVII secolo è sicuramente uno dei peggiori di tutta la storia della Marsica e quindi anche di Corcumello a causa del clima rigido che porta a ricadute economiche devastanti con il crollo dell’allevamento e dell’agricoltura e quindi anche del commercio, fortemente calato in questo periodo.
In generale per il piccolo paese come per la Marsica la situazione è pessima e ciò ha ricadute anche al livello sanitario. Scarsa in questo momento è la condizione medica, mancano medici e aree dedicate al controllo sanitario. A metà ‘600 Corcumello continua ad apparire come un borgo medievale con case erette con i sassi, con quella pietra che le montagne circostanti hanno sempre fornito.
Sicuramente erano case assai grandi, fino ai primi di questo secolo. Qui la gente di Corcumello trascorreva la propria esistenza in un grande stanzone, posto al piano superiore di una modesta abitazione, poiché il piano inferiore veniva adibito a stalla, a pollaio e cantina. In quella sala si mangiava, si dormiva, li le donne si radunavano per trascorrere le lunghe giornate invernali, quando il freddo e la neve non permettevano di uscire.

Scorcio storico di Corcumello. (Immagine personale)
Per secoli in quelle case si sono consumate storie di miseria, ma anche piacevoli intrattenimenti. Non c’è da stupirsi del fatto che tanta gente anche pastori e contadini, conoscessero i grandi poemi del Rinascimento: “l’Orlando furioso”, “La Gerusalemme liberata” “La canzone d’Orlando”, o tutti i racconti biblici.
Intorno al fuoco, infatti, la sera quando si poteva godere un po’ di riposo, si radunava l’intera famiglia allora assai numerosa, e il capo famiglia, o chi per lui, leggeva questi racconti. Quella era la televisione di allora, e i bambini chissà quali mondi immaginavano sentendo quelle storie. Poi la recita del S. Rosario e quindi tutti a nanna.
Per quella gente, i nomi dei paladini o dei profeti o dei patriarchi erano affascinanti, per questo molti portavano i nomi di quei grandi personaggi. Si tratta di quella situazione propria delle genti povere dell’Italia e dell’Europa fino a quando il progresso non ne ha sconvolto lo stile di vita.

Un pastore di pecore con il suo gregge.
Certo è che la situazione della popolazione locale nel ‘600 sia a Corcumello che nel resto della Marsica è molto dura e spesso penosa. Ci sono poi categorie che sono molto sfruttate dai cosidetti padroni. Tra queste vi sono sicuramente i pastori di pecore che non sono quasi mai a casa e spesso sono fuori a lungo e sono in una condizione economica dove appaiono gli ultimi degli ultimi.
– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)
Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo dove ci sono focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)
Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi praticamente scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Ma al termine di tutto la pestilenza uccide centinaia di migliaia di persone tra Napoli e Milano.
– La Peste e l’ospedale di S. Antonio (1656)

Scorcio di Corcumello. (Immagine privata)
La grande epidemia di Peste che investe la Marsica e tutto il sud Italia impone rapide e pratiche soluzioni per la cura dei malati. Purtroppo la grave moria delle persone a volte è più veloce della messa in pratica delle soluzioni.
A Corcumello la presenza dell’ospedale di Sant’Antonio presente dentro una parte dell’edificio della chiesa, viene sfruttato per il ricovero e la cura di quanti si ammalano.
A questo riguardo al momento non abbiamo dati su Corcumello, ma sappiamo con certezza che la presenza del morbo in zona è ben presente e alcuni paesi sono praticamente scomparsi a causa della morte simultanea nel giro di pochi mesi di tutti i suoi abitanti.

Scorcio di Corcumello. (Immagine privata)
Nella Marsica per questa Peste muoiono in tutto 4.000 persone nel periodo 1656-57 e fra le zone più colpite vi sono i paesi di San Donato, Poggio Filippo, Gallo ecc. Qui muoiono centinaia di persone e poichè questi paesi sono poco distanti da Corcumello, vi sono purtroppo diverse possibilità che il paese possa essere stato colpito in pieno. Ma al momento non abbiamo ancora dati precisi.
– La chiesa di Sant’Antonio a fine XVII secolo

La chiesa di S.Antonio oggi. (Immagine personale)
La chiesa a fine ‘600 continua a presentarsi nella struttura eretta a inizio ‘500 e continua ad essere vissuta pienamente dalla popolazione del paese. Ciò è detto in virtù del fatto che non sussistono informazioni che dicano il contrario.
– Corcumello a fine secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)
A fine secolo Corcumello risente fortemente del periodo depressivo che si vive in questa fase climatica. I raccolti e l’allevamento non hanno sollievo, anzi i raccolti sono pessimi e le bestie continuano a morire per il troppo freddo. Il paese continua ad essere strutturato come nei secoli passati e non interviene alcun nuovo cambiamento sostanziale.
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XVIII SECOLO
– Il ducato di Tagliacozzo a inizio ‘700 (1700-14)

Palazzo Ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
A inizio ‘700 a causa del cambiamento politico in corso che mette in discussione la permanenza di Napoli e la Sicilia sotto la bandiera spagnola, il clima ancora freddo e soprattutto i terremoti d’Abruzzo d’inizio secolo, si registra un periodo molto cupo della storia abruzzese e marsa.
In questo periodo chiaramente anche a causa dei sismi del 1703 e del 1706, dei danni e i lutti derivati da questi si ha un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia dell’epoca.
– Corcumello a inizio ‘700

Ricostruzione di Corcumello all’inizio del XVIII secolo.
(Immagine dahttp://www.corcumello.it/immagini_cultura/CorcumellolinguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)
All’inizio del ‘700 Corcumello si presenta ancora come un borgo fortificato, esattamente come nei secoli passati, senza che siano intervenuti lavori particolari. La popolazione non si è ancora ripresa dalla crisi del ‘600 e soprattutto dalle scosse sismiche d’inizio secolo.
Per fortuna entrambi i sismi, che sono stati molto forti e si sono sentiti distintamente, a parte molto spavento e qualche danno superficiale non hanno prodotto problemi particolari e il paese può dirsi fortunato, purtroppo non è stata la stessa cosa per altri borghi della Marsica, dove le scosse specie la prima del 1703 dell’Aquila in molti paesi hanno dato molti danni seppure non significativi al livello generale come invece successo ai paesi aquilani.
Il dato più significativo di questa stagnazione sta nella popolazione ovvero nel numero di abitanti, rimasto pressochè identico al 600. A questo dato vi è da aggiungere che sul piano climatico non vi è stato cambiamento alcuno e che la rigidezza delle temperature non permette raccolti positivi, ma solo scarsi e questo incide in modo diretto sulla popolazione.
– La chiesa di Sant’Antonio a inizio secolo

Chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
Non avendo notizie particolari su danni avutisi a Corcumello in seguito ai due terremoti del 1703 e del 1706, siamo portati a credere che la chiesa sia scampata a danni particolari e semmai vi sono stati non dovrebbero aver compromesso in alcun modo la struttura, che rimane pienamente aperta ai fedeli
– Arrivano gli Austriaci (1714-34)
In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

Europa 1714. (Immagine da Wikipedia)
– Il ducato di Tagliacozzo diventa austriaco (1714)

Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
L’episodio del 1707 del bandito De Santis e del suo assalto ad Avezzano è emblematico di un’intera stagione perchè consente di capire come questi banditi non agissero da soli, ma protetti in alto e allo stesso modo fossero in qualche modo spinti a commettere alcune atrocità dalle persone influenti, che poi li avrebbero protetti in caso le cose fossero andate male.
Il tutto ricade nella stagione della guerra di successione spagnola che si combatte in modo sottile, anche in quel della Marsica. Comunque siano andate le cose nel 1714 si ha un rivoluzionario cambio di regime politico. In pratica il regno di Napoli cessa di essere spagnolo dopo due secoli e diventa austriaco, dopo che l’Austria insieme ad altre potenze ha battuto le forze borboniche che volevano sommergere l’Europa. Da ciò ne consegue che anche il ducato di Tagliacozzo cambi regime pur rimanendo saldamente nelle mani della famiglia Colonna.
D’altra parte un cambio di regime feudale locale non conveniva agli Austriaci, i quali avrebbero dovuto interagire in modo fermo anche con lo stato pontificio visto il confine ducale con lo stato del Papa. Quindi il cambio politico non comporta in quasi nessun feudo un cambio feudale.
– L’ascesa dei Borbone a Napoli (1734)

Re Carlo di Napoli. (Immagine da Wikipedia)
In Europa è in corso la guerra di successione polacca, che direttamente e indirettamente coinvolge anche l’Italia dove l’estinzione di alcune famiglie regnanti apre dei troni vacanti, magari piccoli stati, ma che vengono usati dalle grandi potenze europee per creare un nuovo equilibrio.
Ebbene tralasciando la guerra polacca e gli altri giochi politici vediamo come il nuovo equilibrio europeo che verrà sancito formalment nella pace di Vienna del 1738, vede la riformazione del regno di Napoli in un contesto d’indipendenza dopo 230 anni di sottomissione allo straniero spagnolo e poi austriaco.
In un contesto di nuovi equilibri di potere i Borbone di Spagna ottengono di poter occupare il trono di Napoli mandando su questo Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna. Carlo di Borbone diventa dunque il primo re di Napoli dopo 230 anni di colonialismo estero. Carlo fonda in tal modo una nuova dinastia che tra gli alti e bassi della storia governerà il sud Italia fino al 1860.
– La crescita del ducato di Tagliacozzo sotto Carlo VII (1734-59)

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)
Sotto Carlo di Borbone il ducato di Tagliacozzo mostra finalmente una crescita costante che iniziata sotto il governo austriaco, prosegue ora in modo più forte sotto il nuovo governo napoletano. Di questa ritrovata crescita indirettamente e direttamente ne beneficiano tutti sia la popolazione che il regime nobiliare locale che la famiglia Colonna sempre più distante dal ducato di Tagliacozzo. Fabrizio II pur assicurando una certa stabilità continua ad affidare alle famiglie baronali di sua fiducia il vero governo locale. Questo comporta una maggiore capacità di controllo.
In generale infatti si nota come sia il governo centrale di Napoli che le famiglie baronali locali cerchino di avvantaggiarsi con vari espedienti di questo momento favorevole. Il governo centrale lo fa con l’imposizione fiscale e la maggior parte della ricchezza e dei benefici derivanti da questa situazione favorevole viene filtrata dalla rete delle famiglie baronali e di un ristretto ceto burocratico e mercantile, abituati entrambi a sperperare più di quanto ottenessero con sfruttamenti da rapina. All’interno di questo quadro anche le istituzioni ecclesiastiche hanno un ruolo non secondario nella polarizzazione del benessere.
– Corcumello a metà secolo

Corcumello oggi vista da lontano. (Immagine personale)
Corcumello a metà Settecento registrerebbe una certa ripresa demografica in linea con diversi altri centri della Marsica. L’economia di Corcumello rimane incentrata sull’agricoltura e la pastorizia e in paese si registra la presenza di diversi artigiani che rendono il borgo semiautonomo.

Corcumello oggi. (Immagine personale)
In tutto questo troviamo la famiglia Vetoli che continua ad occuparsi attivamente del paese attraverso varie opere come per esempio il restauro delle chiese del borgo o il miglioramento del borgo stesso. Sicuramente il rapporto fra i Vetoli e Corcumello non ha subito cambiamenti nel corso del tempo e troviamo la suddetta comunità molto attaccata a questa famiglia.

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)
All’interno di questa situazione troviamo i religiosi presenti nel paese che rappresentano una vera e propria autorità in quanto giudicati saggi e giusti, da una popolazione completamente ignorante, ovvero che non sa ne leggere e scrivere.
– Il ducato di Tagliacozzo nel 1760-80

Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)
Durante questo periodo prosegue ancora per qualche tempo la crescita economica che ha contraddistinto il governo ducale di Fabrizio II. Tagliacozzo nonostante sia sempre centrale nel contesto marsicano viene perdendo centralità politica a favore di Avezzano che diventa sempre più un borgo importante che si pone in antagonismo con Tagliacozzo.
Purtroppo la situazione pur essendo ancora fiorente inizia a declinare a causa dell’esosità degli scambi commerciali imposti da Napoli. Il mercato clandestino sicuramente aggira i vari problemi ma non risulta sufficiente per dare sicurezza economica alla popolazione che si ritrova con molta merce da vendere, ma fatica a farlo per le stupide tasse di frontiera. Cresce quindi il malcontento che viene aumentando il brigantaggio che diventa sempre più endemico e pericoloso, specie per i piccoli paesi di montagna come appunto sono Petrella Liri, Cappadocia e Verrecchie.
– Corcumello alla fine del ‘700

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)
La vita a Corcumello procede senza cambiamenti particolari con il ritmo della vita scandito dalle feste religiose e la popolazione che continua con le sue attività tradizionali, soprattutto in campo agricolo e pastorale.
– La chiesa di Sant’Antonio a fine secolo

La chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
La chiesa nel corso del ‘700 è stata quasi sicuramente oggetto di qualche restauro seppure di scarsa importanza. Ad avvalorare questa tesi, che però rimane un semplice ragionamento non avendo alcun indizio sicuro, vi sarebbe la presenza nella lunetta d’ingresso sopra il portale della chiesa dello stemma berardiniano e una scritta del 1779. Sicuramente la presenza di questi comunque sta ad indicare l’appartenenza della chiesa all’ordine costantiniano che si prende cura della struttura religiosa e dell’ospedale adiacente.
– La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)
La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.
La Francia in breve diventa una polveriera che travolge poi con Napoleone tutta Europa compreso il regno di Napoli. Qui la prima prova di occipazo
– L’arrivo dei Francesi a Napoli (1798)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)
Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.
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XIX SECOLO
– Il ritorno dei Borbone a Napoli
Dopo il ritiro dei Francesi dall’Italia meridionale, i Borbone tornano a Napoli dove riprendono il controllo del regno. Ferdinando IV torna grazie al suo popolo, ma nei confronti di questo si mostra freddo non mostrando particolare interesse. La popolazione delusa dal re inizia a chiedersi se si può fidare di lui e quando passati alcuni anni le pretese locali sono disattese
– Il ritorno dei Francesi (1806)
Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.
– Corcumello e la chiesa di S. Antonio all’inizio del XIX secolo

Chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
Notizie particolari su Corcumello ad inizio secolo non ve ne sono tante, tranne che di carattere amministrativo. Ovvero la fine della feudalità nel 1806 porta ad un cambiamento amministrativo profondo e questo per Corcumello significa la fine della sua indipendenza comunale e l’assoggettamento a Tagliacozzo come frazione del comune.

Corcumello oggi. (Immagine personale)
Il paese trovandosi in posizione isolata è sicuramente soggetto anche alle bande di malviventi ben presenti nella Marsica. Tuttavia sembrerebbe che il paese continui in modo normale la sua esistenza, scandita dalle feste religiose che segnano i vari momenti di vita del paese.
La chiesa di Sant’Antonio quindi pur presente al di fuori del paese continua ad essere ben frequentata e la presenza dell’Ospedale è comunque un segno di vitalità anche per la chiesa stessa.
– L’Europa napoleonica

L’Europa napoleonica nel 1810
Nel 1810 L’Europa direttamente o indirettamente è soggetta da alcuni anni alla Francia guidata da Napoleone ormai da circa 20 anni. Molti paesi europei dell’epoca sono ufficialmente indipendenti, ma soggetti a governi filo Francesi e molti di questi hanno come sovrani parenti diretti o indiretti dell’imperatore francese.
– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810
Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.
– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia
Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)
Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.
– Corcumello alla fine degli anni 1840

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale)
Verso la fine degli 1840 Corcumello continua ad essere parte del comune di Tagliacozzo e sul piano economico il paese continua a vivere con le sue attività tradizionali. La popolazione negli anni dei Borbone continua ad essere prevalentemente analfabeta e come gli altri paesi della Marsica, vive seguendo i tempi della religione con le varie feste annuali.
– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia
Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie. La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re nello spegnere le proteste, porta ad un collasso politico tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re.

Francesco II re Delle Due Sicilie. (Immagine da Wikipeadia)
Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono soprattutto per l’incapacità della monarchia di saper guidare il nuovo corso. Nel 1859 muore Ferdinando II a cui succede il figlio Francesco II, che però privo di capacità politica accelera la fine della monarchia.
L’inizio della fine per i Borbone giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)
L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.
A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

Italia 17 marzo 1861. (Immagine da wikipedia)
Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.
– Corcumello nel periodo risorgimentale e la fine del brigantaggio nella Valle Roveto

Cappadocia anni 40-50 XX secolo.
L’Abruzzo e la Marsica negli anni della proclamazione del Regno d’Italia, si trovavano in una situazione politica e sociale difficile e precaria. La cultura è appannaggio di pochi, la maggior parte della popolazione è analfabeta e dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Se alcuni hanno riposto delle speranze nel cambiamento susseguito alla caduta borbonica, ben presto rimangono delusi, ed i piemontesi invece che liberatori sono percepiti come invasori.
Ci sono rivolte e sommosse nei paesi di S.Vincenzo e S.Giovanni nella Valle Roveto, Civitella Roveto, Luco dei Marsi, Tagliacozzo, Petrella, Cappadocia, Villa S.Sebastiano, Avezzano, Celano, Scurcola, Trasacco, Collarmele, Pescina e il Carseolano. In questi difficili anni il brigantaggio di divide in due tronconi, quello delle sommosse organizzate a scopo politico e quelle che avevano come scopo il furto, la rapina, e la restaurazione della dinastia Borbonica.

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865
Corcumello nel periodo risorgimentale 1860-70 vive una fase di generale ansia a causa dell’instabilità presente al livello generale e soprattutto per la forte presenza di bande di briganti nelle montagne locali. L’accordo fra Francesco II e le bande regge per qualche tempo almeno fino all’inizio del 1861 permettendo inizialmente qualche grosso smacco al nuovo governo nazionale.
Tuttavia la forte indisposizione delle bande che mal sopportano questa situazione, le riportano a concentrarsi sui loro tradizionali comportamenti, anche molto violenti, contro le popolazioni locali. Ciò induce dapprima un forte malcontento popolare verso queste bande e poi un vero e proprio odio finendo per far accettare alla popolazione lo status quo e i nuovi governanti, purchè i nuovi padroni eliminino queste bande.

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana
Ciò avviene anche nella Marsica, dove si assiste a molti episodi di scontri tra soldati della nuova polizia italiana e i briganti, ma anche con la vecchia polizia borbonica.
Anche in questo periodo, come fu per quello dello Sciarra, piuttosto sottile e ben poco evidente è la linea di demarcazione che distingue il brigante-eroe popolare dal brigante bandito incallito e senza scrupoli. Molto spesso gli eserciti piemontesi si comportano con le popolazioni locali ben peggio di quanto facessero gli stessi briganti, ai quali invece serviva il favore e l’appoggio della gente locale, dell’ambiente nel quale si muovevano e agivano.
Corcumello per fortuna non sembra aver vissuto effetti devastanti da questo fenomeno, ma rimane soggetta a situazioni di pericolo fino a quando il fenomeno non viene soffocato, specialmente in questa fase di confusione e passaggio politico a cavallo del 1860. Numerosi sono infatti i briganti che agiscono in questo periodo di confusione fra un regno decaduto e un altro che sta nascendo. Fra gli episodi che ricordiamo ne citiamo due episodi uno riguarda Cappadocia e un altro un colonello borbonico.
Il caso di Cappadocia ci conferma come in questo territorio di confine la presenza dei briganti sia ricca. In questo caso vengono presi nei dintorni del paese dalla polizia due briganti Antonio Coletti di Cappadocia e Domenico Spacconi di Pietrasecca. Una volta arrestati vengono poi fucilati a Cappadocia dal 1 battaglione di bersaglieri comandati dal luogotenente Staderini il 18 agosto 1861.
L’altro caso riguarda il generale Borjes che è un capo militare borbonico, che per conto dell’ex re Francesco II, si muove lungo l’Abruzzo e gli Appennini come congiuzione fra re e bande di briganti per tentare delle sommosse contro il re savoiardo. Ebbene egli alla fine del 1860 si trova nella Marsica, precisamente a Balsorano il 5 ottobre 1860, in fuga per raggiungere Roma ed inseguito dai militari italiani.
Questo episodio si ricollega alla presenza piemontese nel paese marsicano poichè a Balsorano, paese posto nella parte sud della Valle Roveto, si trovano dalla metà del 1861 i soldati piemontesi che trattano il borgo come una base militare posta negli Appennini nella lotta al brigantaggio. L’occupazione piemontese dura fino al 1868, anno in cui le truppe comandate dal generale Emilio Pallavicini terminano di soffocare tutte le bande di briganti presenti lungo la Valle Roveto.

Il generale borbonico Borjes in un’illustrazione del 1862. (Immgine da Wikipedia)
Tra gli episodi più importanti legati allo scontro fra briganti, ex militari borbonici e la nuova polizia italiana di questo periodo vi è la storia del generale Borjes, ex comandante borbonico, divenuto dopo la caduta della monarchia borbonica, il tramite fra questa e i le varie bande di briganti presenti nel centro sud Italia. Alla fine di un lungo periodo di ricerca la polizia italiana lo trova nella Marsica vicino Tagliacozzo, dove lo cattura e fucila poco dopo insieme ai suoi uomini
– Finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900
Il banchiere Torlonia riesce nella storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale. Gli ex pescatori divengono agricoltori. La conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900
Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora bene la giustizia locale.
– La crisi economica del 1880

Il Fucino oggi . (Immagine personale)
Intorno al 1880 una grave crisi economica colpisce la Marsica, attraverso una serie di raccolti che vanno male. In ciò è evidente anche il cambio di microclima seguito al prosciugamento del lago Fucino, che ha lasciato una grande distesa di terra fertilissima, ma ha anche cambiato in modo irreparabile l’agricoltura fucense. Laddove infatti prima si coltivavano viti e olivi, ora invece queste colture non possono essere più praticate e questo porta molte famiglie sull’astrico.

Il Fucino oggi . (Immagine personale)
Ciò che segue a questi anni è una vera e propria rivoluzione sociale, con l’abbandono dei propri paesi d’origine da parte di molti giovani, che decidono di partire all’estero in cerca di fortuna, nei paesi del Sud America, in USA o Canada. Inizia così la prima grande emigrazione di massa.
– Corcumello alla fine del secolo

Corcumello in un immagine d’inizio 900. Immagine della slide della tesi di Gianluca Amicuzi
presa dalla pagina Facebook https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010)
Corcumello alla fine del XIX secolo è un paese in costante crescita demografica e per quello che si è inteso conterebbe 1500-2000 unità. Sicuramente di più rispetto all’inizio del secolo. Sul piano economico proseguono le attività tradizionali che però non riescono a soddisfare a pieno le esigenze della popolazione.
Sul piano sanitario da tempo il paese si è dotato di una postazione medica, che però a causa delle spese per permettersi delle visite si preferisce curarsi con i metodi tradizionali, fatti di uso di erbe mediche. che si trovano in natura o addirittura con passaggi religiosi presso chiese e santuari per chiedere grazie divine. Sul piano sociale la maggior parte della popolazione a fine secolo risulta ancora analfabeta.

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale)
A causa quindi di una condizione di miseria sociale diffusa diversi giovani lasciano Corcumello per emigrare e cercare fortuna all’estero. Molti di questi giovani vanno in USA o Canada o nei paesi del Sud America ecc.
Sul piano dei collegamenti Corcumello rimane in posizione abbastanza defilata, nonostante che sia stata inaugurata nella seconda metà del secolo la strada di collegamento fra Capistrello e Tagliacozzo, che passa anche per i paesi Villa S. Sebastiano e Corcumello.
– La chiesa di Sant’Antonio a fine secolo

chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
La struttura religiosa per quel che sappiamo è sempre bene attiva e frequentata, ma probabilmente vista anche la povertà del paese non sempre pienamente curata.
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XX SECOLO
– E’ morto il re. Viva il re!

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine da Wikipedia)
Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato re Umberto I. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III
– Corcumello a inizio 900

Corcumello in un immagine d’inizio 900. Immagine della slide della tesi di Gianluca Amicuzi
presa dalla pagina Facebookhttps://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010
Corcumello a inizio 900 è un paese in crescita demografica, con condizioni socio economiche in fase di miglioramento. La popolazione infatti sembra raggiunga le 2000 unità, ma nonostante questo il paese rimane un borgo piuttosto povero e in posizione defilata rispetto alla principali vie di collegamento del tempo.
Il paese è però forte nonostante tutto e pur essendo un borgo non ricco riesce comunque ad essere abbastanza indipendente grazie alla presenza di diversi artigiani che sono veri e propri maestri nei loro settori e validi punti di riferimento per la popolazione.

Vicolo di Corcumello oggi. (Immagine personale)
Sul piano strutturale il paese si rivela altrettanto tosto e questo è evidente dalla scossa del 1904, dove sembrerebbe che i danni derivanti dal terremoto sono quasi nulli.
Le case rispetto a un secolo prima non sono mai state restaurate, e quindi una scossa forte come è stato il terremoto di Rosciolo non sarebbe mai stata superata così velocemente se il paese non fosse costruito sulla roccia viva. Questo lo si capisce benissimo passeggiando per le vie del borgo, che appare come un museo a cielo aperto.

Targa apposta in Piazza Centrale che ricorda il contributo determinante. (Immagine personale)
Nello stesso periodo come abbiamo in altri paesi della Marsica, si ha un iglioramento delle condizioni socio-sanitarie anche grazie alla nuova conduttura dell’acqua, costruita dalla famiglia Torlonia nel 1909, che ha consentito all’acqua di poter giungere nel paese dando alla popolazione la possibilità di bere acqua salubre.
– La chiesa di Sant’Antonio a inizio secolo

Chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
Basandoci sul quanto scritto riguardo alla visita del vescovo dei Marsi mons. Bagnoli a Corcumello nel 1912 sembrerebbe che questi abbia trovato la chiesa di S. Antonio, così come le altre, in uno stato d’indecoroso e abbia sollecitato la comunità a provvedere.
– L’Italia all’inizio del ‘900

Italia con il suo impero coloniale nel 1911.
L’Italia all’inizio del 900 è un paese in forte espansione, ma rispetto ad altre potenze coloniali è l’ultima arrivata. Tuttavia si fa valere e riesce a mettere insieme un piccolo impero coloniale riuscendo a vincere la guerra di Libia contro il malandato impero turco nel 1911.
– Terremoto del 1915

Il terremoto di Gioia dei Marsi è stato il più disastroso terremoto che la Marsica abbia dovuto affrontare da 2000 anni a questa parte. La catastrofe del sisma ha colpito a morte il territorio distruggendo interi paesi e seppellendo sotto le sue macerie ben 30000 persone.
Avezzano e tutti i paesi del Fucino sono stati distrutti o gravemente danneggiati e allo stesso modo quelli intorno a Monte Velino, della Valle del Giovenco, della Vallelonga, della Valle Roveto. Minori effetti per fortuna hanno subito i centri di Tagliacozzo e diverse frazioni così come quelli della Piana del Cavaliere.
E Corcumello?
– Terremoto del 1915 a Corcumello e alla chiesa di S. Antonio
Il sisma di Gioia dei Marsi a Corcumello si è sentito distintintamente, ma contrariamente ad altri paesi qui forse complice la sua geologia, il paese pur subendo diversi danni, è rimasto in piedi. In questo modo il suo centro storico e il castello hanno perdurato. Anche sul piano dei danni alle persone non si registra alcun morto e ferito, UN VERO MIRACOLO!
Non è così per le chiese che hanno subito diversi danni e alcuni molto gravi come pare la chiesa di S. Anatolia e di Sant’Antonio. Però mentre la prima è completamente persa essendo completamente crollata, la seconda ha subito solo danni parziali che con un intervento forte di restauro risulta recuperabile.
Ma siamo in una condizione di povertà assoluta e di grave disagio sia per il sisma che per la guerra mondiale che si approssima. Quindi esclusa la chiesa principale questa resta a lungo senza restauro.
– L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)
Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.
Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Corcumello rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.
– La prima guerra mondiale per i Corcumellesi 1915-18
La 1° guerra mondiale vede molte famiglie dividersi perché i più giovani vengono chiamati alle armi mentre in paese restano i vecchi, le donne e i bambini. Molti ragazzi di queste parti sono inseriti nei battaglioni d’assalto, il loro coraggio è immenso, infatti vengono mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale, alcuni anziani raccontano che prima della battaglia servivano loro degli alcolici per stordirli e per non fargli rendere conto di ciò che stava accadendo.
– Arriva l’epidemia della Spagnola!!!
Finisce la guerra e inizia l’epidemia. Una nuova e più tremenda calamità si affaccia nel mondo ovvero l’Epidemia della Spagnola che tra il 1918 e il 1919 provoca la morte di 50 milioni di persone.
Questo tremendo morbo giunge anche nella Marsica dove provoca il decesso di numerose persone. E a Cappadocia?
A Cappadocia sembrerebbe che il morbo non attacchi granchè pur essendoci qualche episodio e sicuramente meno duro che in altre zone.
Passato del tempo, diciamo dopo la metà del 1919, l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando tanti lutti dietro le spalle, soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia
Qui a Balsorano il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Cappadocia.
– La Spagnola a Corcumello
Al momento al riguardo non abbiamo dati utili in merito, per cui rimandiamo questa discussione in attesa di avere notizie da qualche fonte.
– Corcumello negli anni ’20 e ’30

Festeggiamenti patronali nell’agosto del 1932.
(Immagine ripresa da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2019/06/09/le-feste-corcumellane-negli-anni-30/)
Negli anni ’20 e ’30 del XX secolo Corcumello raggiunge il massimo numero di abitanti mai avuto prima. Parliamo di circa 3000 persone residenti e ci sono fonti che indicherebbero anche un numero più elevato. Sicuramente complice di questo numero elevato di abitanti è anche la legge fascista che impedisce o comunque frena i residenti dei vari paesini e piccole città a trasferirsi altrove. Comunque siano andate le cose Corcumello è un momento di forte popolamento e la gente risulta molto attaccata al proprio borgo.
Come avviene nell’Italia fascista la maggior parte dei borghi di campagna sono impiegati nell’agricoltura e nell’allevamento degli animali. A Corcumello oltre a queste due attività esistono diverse botteghe che consentono al paese un minimo di autonomia.

Immagine di un artigiano di Corcumello negli anni ’30.
(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)
Negli ’20 e ’30 a Corcumello avvengono tre visite pastorali del vescovo dei Marsi del tempo, Mons. Pio Marcello Bagnoli. In queste tre visite al paese effettuate da Bagnoli nel 1926, 1932 e 1940, il vescovo esorta il paese a cercare di curare di più le tre chiese di Corcumello, in quanto trovate in condizioni insoddisfacenti.

Scorcio di Corcumello oggi . (Immagine personale)
Nell’immagine sopra possiamo ammirare le celebrazioni patronali dell’agosto del 1932. Da questa foto si evince chiaramente la grande devozione della popolazione locale verso i propri patroni. Come Corcumello ieri come oggi, tutti i paesi della Marsica sono sempre stati attaccati alle proprie tradizioni e questo è uno dei caratteri più belli e appariscenti del bellissimo carattere della popolazione perchè quando tutti si ritrovano in queste manifestazioni emerge un senso di appartenenza al proprio borgo o territorio che traspare tutto.
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1940-43
– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43 – Corcumello
Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938
A Corcumello come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Corcumello così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.
I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941
Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.
– Corcumello: il duro stato di polizia tedesco (dicembre 43 – giugno 44)
A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche a Corcumello dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.
Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia tedesco, iniziano anche i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi. Ma facendo così la popolazione si esaspera per le angherie tedesche e soprattutto i bombardamenti alleati, che producono morti e danni a catena. Alla fine la maggior parte della gente preferisce fuggire via o in montagna o rifugiarsi presso i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.
Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e solidarietà e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri, soldati di altri paesi catturati dai Tedeschi, in fuga dal campo di concentramento di Avezzano, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.
Gli abitanti di Corcumello cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono
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1944
– Carcumello in guerra (gennaio-aprile 1944)
Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.
Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.
Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Corcumello si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.
A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.
Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.
– La liberazione della Marsica e del centro Italia
A inizio del giugno 1944 gli Alleati finalmente riescono a sfondare le linee tedesche ed entrare nel centro Italia che viene presto liberato.


Immagini della liberazione di Roma
Roma viene liberata il 4 giugno, mentre la Marsica è liberata tra il 7 e il 12 giugno. I Tedeschi fuggono precipitosamente e nella loro fuga distruggono tutte le strade e ferrovie delle zone che lasciano per rallentare il nemico. Allo stesso tempo in diversi centri abitati, anche della Marsica, vengono commesse della atrocità contro la popolazione, da sempre loro contraria, che però non ha mai potuto manifestare questo sentimento in modo aperto per il rischio di non incorrere in problemi assai più gravi.
Quando parliamo di atrocità commesse dai Tedeschi nella Marsica, intendiamo anche di situazioni prodotte in centri abitati vicini a Corcumello, che però in questa sede preferiamo non approfondire.
– 12 giugno 44 – agosto 45
Successivamente tra il resto del 1944 e la prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, e Mussolini catturato mentre fuggiva in Svizzera il 27 aprile viene fucilato la mattina dopo mettendo fine a 23 anni di sofferenze e privazioni di libertà. L’Italia è finalmente libera!!!
Negli stessi giorni i Russi raggiungono Berlino e trovano presso il rifugio di Hitler il suo corpo riverso a terra. Hitler si era suicidato poco prima (30 aprile). In Agosto gli Americani lanciano due bombe nucleari sul Giappone, costringendo alla resa anche i Giapponesi
– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia e la ricostruzione di Corcumello
Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però è ancora ufficialmente il re.

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.
(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)
Vittorio Emanuele si ritira a vita privata, non abdicando ufficialmente, e nomina il figlio Umberto quale luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente rimane re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.
Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)
Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzone e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.
A Corcumello dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguarda direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga. Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina.
Infine s’indice il referendum per il 2 giugno 46 per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica il 9 maggio 46 in favore del figlio Umberto che diventa ufficialmente re Umberto II (9 maggio 46).

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46


Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.
Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno). Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica. A questo punto temporaneamente i poteri di capo dello stato sono assunti dal 1 ministro De Gasperi.
– La Marsica dopo il 1946
Anche la Marsica dopo la seconda guerra mondiale è interessata dalla ricostruzione della rete viaria e ferroviaria e viene avviato in ogni paese una fase di ricostruzione edilizia più o meno accentuata che si rafforza negli anni successivi.
– La chiesa di S. Antonio dopo la seconda guerra mondiale (1946)

La chiesa di S. Antonio oggi. (Immagine personale)
La chiesa di S. Antonio pare essere stata ulteriormente danneggiata nel corso dell’ultimo conflitto mondiale con pavimento e tetto completamente distrutti. Così come appare dalla ricostruzione sopra abbiamo una struttura completamente scoperta e soggetta alle intemperie che ne minano anche le mura ancora ben salde.
Da notare nella figura sopra la presenza nella facciata Nord del rosone, che viene dapprima abbandonato e in seguito sepolto come materiale da risulta e di riempimento delle tre celle sottostanti.
– Corcumello dal 1945 al 1960

Corcumello all’inizio degli anni ’50
Corcumello dopo la seconda guerra mondiale è un paese ferito, poichè gli anni di guerra sono stati duri da passare e in particolare i mesi del 1944. Questi mesi infatti hanno segnato profondamente la popolazione. Ma ora si ricomincia e si procede quanto più rapidamente possibile alla ricostruzione di strade, ponti e ferrovie, che sono presenti nel territorio nazionale e nel territorio locale.
Avezzano è una città semidistrutta, con il livello distruzione quasi uguale a quello del terremoto del 1915. Altri borghi anche sono stati colpiti chi molto, chi poco, ma quasi hanno qualcosa da ricostruire. Corcumello è riuscito seppure con una notevole dose di fortuna a tenersi in piedi. Tutti i principali monumenti del paese sono salvi e questo la popolazione lo sa e anche questo contrubuisce a tenere alto il morale.
Gli anni del dopoguerra sono difficili e anche pericolosi, in quanto si teme di finire nelle mani dei Russi grazie alle elezioni politiche. Il PCI d’altronde è fortissimo e le elezioni del 1948 spaventano molti. Addirittura anche i Vetoli, che sono nel paese da tempo immemore e lo guidano e influenzano in tanti modi, decidono di abbandonare in fretta il maniero e lo stesso Corcumello.

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)
Nel 1948 l’elezioni politiche sono vinte dalla DC che manterrà il governo del paese seppure con alti e bassi per più di 40 anni, mentre il PCI che perde l’elezioni del 1948, seppure con numeri bulgari, andrà all’opposizione e vi rimarrà per tutta la durata della 1 repubblica, ma l’Italia è ancora profondamente scossa, soprattutto dalla mancanza di prospettiva economiche e nonostante ci si impegni nella ricostruzione del paese, questa inizia a perdere le persone a causa del basso reddito. Molte di queste persone preferiscono tornare ad emigrare all’estero, spostandosi dai piccoli borghi di montagna, come quelli presenti nella Marsica.

Scorcio di Corcumello dei primi anni ’60.
Tra questi abbiamo Corcumello, dove proprio a causa della mancanza di lavoro si preferisce andar via, seppure con la morte nel cuore. A Corcumello sono molte le persone che preferiscono emigrare, chi si dirige all’estero in USA o Canada, chi preferisce andare in altre città italiane ecc. A Corcumello l’emigrazione inizia già dai primi anni ’50 ovvero dopo la prima fase di ricostruzione e prosegue a ritmo sostenuto anche nei primi anni ’60.
Sul piano economico chi rimane a Corcumello continua a vivere delle proprie attività tradizionali che sono l’agricoltura, la pastorizia e varie attività di carattere artigianale, che però mano a mano che passano gli anni finiscono per la mancanza di persone.
– Corcumello nel 1960-80

Corcumello negli anni ’60. (Immagine da https://www.facebook.com/photo?fbid=4896436903702726&set=pcb.10159942537132010)
Negli anni ’60 prosegue l’emigrazione forzata dal paese di molti giovani che abbandonano Corcumello per andare a stare nel centro nord Italia, dove approfittando del boom economico si cerca un buon lavoro che permetta di vivere e farsi un futuro.
Chiaramente la situazione emigratoria è uguale sia per Corcumello che per i paesi vicini, dove la scarsità di lavoro si fa sentire in modo pesante e seppure in alcuni centri si stanno avviando attività private o lo Stato stia intervenendo con alcune valide iniziative, si è comunque all’inizio di questo percorso e ciò non permette minimamente di sopravvivere.
A cercare in qualche modo di mitigare questa situazione di disperazione interviene anche il clero locale che si fa portavoce dei bisogni della popolazione cercando come può d’incoraggiarla per il futuro con diverse iniziative.
Questo compito a Corcumello spetta a don Vincenzo, parroco di Corcumello dal dopoguerra che si sforza di tenere unito il paese incoraggiandolo con varie iniziative della parrocchia e ciò vale sia per i bambini che per gli adulti.

Don Vincenzo parroco di Corcumello.
(Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/11/01/don-vincenzo-un-parroco-per-corcumello/)
Il lavoro del parroco si rivela assai proficuo per il piccolo borgo ed è anche merito suo che questo riesce a non perdersi. Il volitivo parroco organizza diverse iniziative per grandi e piccini e questo porta benessere sociale, consentendo al paese di mitigare la lontananza dei propri cari.

Corcumello all’inizio degli anni ’70
Purtroppo però nonostante l’esemplare lavoro del parroco l’emigrazione va avanti e il paese di Corcumello all’inizio degli anni ’70 risulta semideserto.

Scorcio di Corcumello nei primi anni ’70.
Coloro che lavorano in Italia tendono nel periodo estivo a tornare per ricongiungersi con le famiglie lasciate al paese. Ciò sicuramente fa bene alle famiglie e anche alle piccole economie locali, ma soprattutto fa bene al morale delle persone che tornano, che ritrovano il loro paese e le loro tradizioni.
– Corcumello negli anni ’80

Corcumello nel 1986. (Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/05/17/la-banda-di-corcumello-del-1986/)
Corcumello negli anni ’80 come tutti i paesi della Marsica se pur di riflesso, vive il boom economico presente a metà anni ’80 nella Marsica a cominciare da Avezzano. La Marsica a metà degli anni ’80 vive un boom economico senza precedenti, che permette alla maggior parte del territorio marsicano di raggiungere gli standard di vita dei territori del nord Italia. Non tutti i territori della Marsica vivono in pieno questo boom, che però porta comunque beneficio all’intero territorio.
Tra le zone della Marsica dove è meno accentuato il boom economico vi è anche Corcumello, dove forse la posizione più isolata non consente di raggiungere gli standard delle altre zone come Avezzano o Celano.
– Ristrutturazione della chiesa di S. Antonio negli anni ’80

La chiesa di Sant’Antonio oggi. (Immagine personale)
La tanto attesa ristrutturazione della chiesa di S. Antonio avviene negli anni ’80 dopo circa 70 anni dal terremoto del 1915 e quasi 50 dopo gli ulteriori danni avutisi nel corso degli anni del secondo conflitto mondiale. La ristrutturazione della chiesa vede il rifacimento del tetto in legno e del manto di copertura.
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XXI SECOLO
– Corcumello negli anni 2000

Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)
Prosegue in questi anni 2000 la fase di stagnazione del paese, nonostante la grande bellezza in cui è immerso il paese sul piano naturalistico e sul piano storico con un urbanistica rimasta sostanzialmente stabile dal Medioevo ad oggi, che rappresenta da se una risorsa e un problema se non s’interviene a sistemare i collegamenti.

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)
Il paese infatti nel corso degli ultimi 50 anni ha sviluppato una parte bassa nuova che si viene ulteriormente sviluppandosi nel corso di questi anni 2000, ma nell’urbanistica tra queste due parti manca un’azione di risistemazione delle strade tra la parte alta e quella bassa. Nella parte alta si fa fatica a muoversi con le auto e percorrere il paese senza queste, specialmente per le persone anziane può rivelarsi arduo. Dall’altra parte invece per i visitatori percorrere strade strette e in salita non è un grosso problema specialmente quando poi si aprono alle piazzette che questo borgo possiede.

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)
Certo se poi si estende questo discorso di collegamenti interni si estendono ai collegamenti stradali emergono altri problemi, dovuti alla presenza di una sola strada di accesso al paese che si presenta piuttosto stretta e scomoda per il passaggio fra le auto in entrata e uscita dal paese.
Nel paese negli anni ’80 si era cercato di avviare una qualche nuova progettualità e struttura, ma poi la mancanza d’interesse e probabilmente di fondi hanno prodotto un’opera non finita, divenuta nel tempo il simbolo del decadimento del borgo che ha portato vergogna al paese nel corso degli anni ’90 e parliamo di un paese che vorrebbe rilanciarsi, ma appare stanco e deluso.

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)
Quindi in generale ciò che emerge è una certa stagnazione nella progettualità di sviluppo con una popolazione che tende ad invecchiare e con i giovani poco attratti a rimanere in un borgo privo di molti servizi. Certo c’è anche da riscontrare il forte orgoglio e attaccamento della popolazione al paese, che appare subito agli occhi di un qualsiasi visitatore nel contatto con le persone del posto. D’altro canto parliamo di un borgo, Corcumello che potrebbe tranquillamente primeggiare se bene organizzato con i principali borghi sia della Marsica che dell’Abruzzo in generale. Corcumello è bellissimo da visitare in quanto emana da subito fascino e storia.
– La chiesa di S. Antonio all’inizio del secolo XXI

La chiesa di S. Antonio a inizio anni 2000. (Immagine da GoogleMap)
Negli anni 2000 la chiesa di S. Antonio risulta pienamente funzionante e punto di riferimento religioso della nuova Corcumello che si viene sviluppando proprio nella parte bassa. Qui infatti si vengono concentrando nuove strutture abitative, che nel corso di questi primi anni 2000 vengono aumentando e ciò nonostante il forte calo della popolazione.
– Terremoto dell’Aquila (2009)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)
Una forte scossa sismica di 6,3 gradi Mw colpisce la città dell’Aquila nell’aprile 2009. La città viene distrutta del sisma che produce anche più di 300 morti.

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)
Nella Marsica il terremoto pur sentendosi distintamente produce in linea generale meno danni, la maggior parte dei quali concentrati nelle chiese e monumenti. Nonostante ciò ci sono comunque alcuni borghi della Marsica che risentono maggiormente del sisma e che riportano molti danni, come i paesi dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli.
– Terremoti di Amatrice (2016-17)

Terremoti di Amatrice del 2016-17. (Immagine da Wikipedia)
Tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 una serie d’importanti scosse sismiche si succedono nel territorio del comune di Amatrice (AQ). Le scosse avvengono in una zona geologicamente distinta dall’area dell’Aquila interessata dal precedente sisma del 2009. La sequenza sismica non avviene in un unica ondata, in quanto dura diversi mesi interessando un settore ampio tra Abruzzo, Umbria, e Marche che viene colpito in più punti.

il centro di Amatrice distrutto dal sisma del 24-8-2016. (Immagine da Wikipedia)
Ma andiamo con ordine le prima sequenza con le prime scosse avviene il 24 agosto 2016 con un primo terremoto che si manifesta ad Amatrice con magnitudo 6 Mw che distrugge il paese. La seconda segue alcune ore dopo manifestandosi a Norcia con 5,3 Mw, che semidistrugge il paese.

Resti della basilica di San Benedetto di Norcia dopo il sisma del 30-10-2016.
(Immagine da https://www.repubblica.it/topics/news/terremoto_norcia_30_ottobre_2016_-151107559/)
La seconda ondata di scosse avvengono a ottobre 2016 manifestandosi le prime due nella provincia di Macerata il 26 ottobre con la prima di magnitudo 5,4 Mw a cui segue la seconda poche ore dopo con 5,9 Mw. La terza e ultima scossa di quest’ondata è la più forte in assoluto manifestandosi con 6,5 Mw nuovamente nella zona di Norcia.

Resti dell’hotel di Rigopiano presso Farindola
(Pescara) dopo la valanga azionata dai sismi del 18 gennaio 2017.
(Immagine da https://www.adnkronos.com/rigopiano-5-anni-fa-la-tragedia_4CPr4ZB31zttPPnJijQcxi)
La terza e ultima ondata di scosse avvengono il 18 gennaio 2017 manifestandosi con ben 4 scosse susseguenti con ciclicità di una ogni 2-3 ore circa comprese tra 5 e 5,5 Mw interessando l’area di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. Tra tutte le tragedie avvenute in seguito a questa terza ondata ricordiamo la tragedia dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dove un intero hotel in montagna viene travolto nel pomeriggio del 18 gennaio da una megavalanga azionatasi a distanza di qualche ora per i sismi della mattina del 18 gennaio. Per questa sola tragedia muoiono 29 persone e 11 sono miracolosamente uscite vive.
– Effetti dei sismi di Amatrice sulla Marsica e Corcumello.

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)
Gli effetti dei “sismi di Amatrice” sulla Marsica a parte i grandi spaventi sulla popolazione sembrano piuttosto pochi, pur manifestandosi con alcune situazioni in più punti del territorio marsicano. A Corcumello invece gli effetti dei vari terremoti di questa ondata sono del tutto nulli.
– La chiesa di Sant’Antonio nel 2022

La chiesa di S.Antonio nel 2022. (Immagine personale)
La chiesa di S. Antonio di Corcumello, dopo i restauri degli anni ’80, è oggi una chiesa antica e pienamente funzionante. La struttura non ha subito danni dai terremoti abruzzesi dell’Aquila del 2009 e di Amatrice del 2016 e oggi è pienamente usata dalla comunità locale sia nelle ricorrenze di festa che durante l’anno.
