CORCUMELLO – CHIESA SAN NICOLA DI BARI


CHIESE DELLA MARSICA

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CORCUMELLO


 

 

 

 

POSIZIONE DELLA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI

 

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STRUTTURA DELLA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI

 

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STORIA DELLA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI

 

 

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XII SECOLO

– L’emergere della famiglia De Pontibus e la loro signoria altomedievale

 

Lo stemma dei De Ponte. (Immagine personale)

 

I De Pontibus sono originari di Terni dove possiedono all’inizio del X secolo diversi territori. Un loro parente Pietro Castelli sposa Romana Berardi figlia di Berardo II conte dei Marsi (950-970). Dall’epoca di questo matrimonio e per tutto il periodo della contea dei Marsi (X-XII secolo) i De Ponte crescono di potere diventando feudatari di vari paesi presenti nella Marsica occidentale.

Finita la contea dei Marsi nel 1143 emergono tre nuove contee tra cui la contea di Carsioli, soggetta ufficialmente ai discendenti di Oderisio Berardi.

Questi però nel volgere di pochi decenni cedono il passo a nuove famiglie locali, tra cui i De Ponte, i più agguerriti fra le nuove famiglie baronali. Proprio i De Ponte a partire dal 1160 circa riescono a farsi strada più degli  altri contendendo il potere locale a questi.

Bartolomeo I De Ponte, intorno al 1170, s’impone come guida di questa famiglia, risultando in breve il più potente feudatario della Marsica occidentale. Probabilmente è anche per merito suo che Tagliacozzo diventa il nuovo centro amministrativo della zona alla fine del XII secolo. Fatto è comunque che essi con grande spregiuticatezza riescono infine a imporsi sugli altri signorotti locali divenendo i primi in ricchezza di feudi gestiti.

 

 

– Nascita di Corcumello e della chiesa di San Nicola

 

Corcumello oggi .(Immagine personale)

 

Nel periodo tra il 1130 e il 1170, quindi dopo la fine della contea dei Marsi, mano a mano che il primitivo castello inizia a prendere forma, si costituisce intorno a questo un primo borgo che prende il nome iniziale di Corcinella. Il borgo si struttura con case-mura, che circondano il primitivo castello e fanno da protezione anche ai vari quartieri che vengono eretti a fianco al maniero.

Con la costruzione del borgo si pone la necessità di erigere anche una prima chiesa, ovvero la chiesa di San Nicola di Bari, che pare essere stata costruita nel medesimo luogo dove è ancora oggi, anche se in forma completamente diversa.

In pratica sembrerebbe, e qui il condizionale è d’obbligo viste le scarse informazioni presenti e che a volte tendono a sovrapporsi, che questa prima chiesa di San Nicola sarebbe stata eretta più o meno tra il 1130 e il 1170 insieme anche all’altra chiesa di San Giovanni ora non più attiva. Le due chiese sarebbero quindi presenti alla fine del XII secolo nel nascente paese di Corcinella (in seguito chiamato Corcumello).

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Ora la storia descritta fin qui sarebbe diciamo la logica conseguenza della nascita e dello sviluppo del borgo, m come detto le scarse informazioni non permettono una ricostruzione esatta della costruzione della chiesa. Sicuramente la chiesa di San Nicola è stata eretta nel XII secolo e ciò lo sappiamo in quanto questa insieme alla chiesa di San Giovanni sono citate nella bolla papale del 1188. Questa data essendo sicura viene poi ricordata come la data di fondazione della chiesa stessa.

Volendo concludere quindi questa prima ricostruzione storica diciamo che In generale il borgo di Corcumello nascerebbe più o meno nel 1130-70 intorno al castello, eretto dai De Ponte nello stesso periodo, e assumerebbe il nome iniziale di Corcinella, che diverrà Corcumello nei secoli successivi. Nel corso degli stessi anni sarebbero erette poi le due chiese citate e qui per ora ci fermiamo. Sicuramente il borgo è sia fondato che diretto dalla famiglia De Ponte, che lo gestirà fino alla propria scomparsa avvenuta nel XV secolo.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO XII

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

La prima chiesa di San Nicola, eretta a metà secolo, è in questa fase pienamente attiva e questo è certificato come detto sopra, dalla bolla papale di Papa Clemente III del 1188, in cui si ricorda la sua esistenza. Insieme alla chiesa di San Nicola nella bolla viene citata anche la chiesa di  San Giovanni, ma da quanto inteso sembrerebbe, che quest’ultima sia in posizione secondaria rispetto alla chiesa di San Nicola, che sembrerebbe essere almeno all’inizio la prima struttura religiosa del paese, ma su questo ci sono discordanze da verificare.

 

 

– L’ascesa di Bartolomeo II

Nel 1196 muore Oderisio Berardi signore di Tagliacozzo e della Marsica occidentale. A lui succede il figlio Bartolomeo II, che diviene da subito il dominus del paese di Tagliacozzo. Bartolomeo ha un animo un po’ da bullo, tendente a cercarsi problemi, ma allo stesso tempo prova a farsi da solo, cercando chi possa sostenerlo nella sua ascesa.

 

 


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XIII SECOLO

 

– L’ARRIVO DEI MONACI BENEDETTINI A CORCINELLA E LA NASCITA DELLA CHIESA DI SAN PIETRO (1200)

La crescente importanza del nuovo borgo di Corcinella nella zona palentina, accende l’interesse dei monaci benedettini, presenti dal 970 nel vicino paese di Cese con il loro monastero di Santa Maria. Una parte di questi si trasferisce a Corcinella, dove costruiscono nel 1200 un nuovo piccolo monastero benedettino, dedicato a San Pietro e chiaramente vicino questo viene creata una nuova chiesa dedicata sempre a San Pietro. Il piccolo monastero di Corcumello risulta dipendente del vicino monastero di Santa Maria di Cese. Da notare che fin da subito la nuova chiesa benedettina di San Pietro diventa la principale struttura religiosa del borgo, pur ponendosi al di fuori delle mura del paese.

 

 

–  LA CHIESA DI SAN NICOLA ALL’INIZIO DEL SECOLO XIII

La chiesa di San Nicola a Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del XIII secolo la nuova presenza dei benedettini a Corcinella comporta che la nuova chiesa eretta da questi, ovvero la chiesa di San Pietro, superi d’importanza la chiesa di San Nicola, che però continua ad essere presente e funzionante. In altre parole sembrerebbe, e il condizionale è d’obbligo, che la chiesa San Pietro diventi la chiesa madre del borgo.

 

 

– La contea di Tagliacozzo

All’inizio del XIII secolo la contea di Tagliacozzo pur mancante di molti territori è ormai un’unità autonoma con una propria fisionomia politica.  A guidare la contea abbiamo i De Ponte che sostituiti i primi Berardi alla fine del XII secolo, sono ora saldamente al comando del territorio in quasi tutta la Marsica occidentale con Bartolomeo II. Bartolomeo è uomo prepotente e molto ambizioso, che riesce attraverso il controllo sui suoi congiunti a dominare molti paesi di questo lembo di Marsica.

 

– Corcumello

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Corcinella a inizio XIII secolo è saldamente in mano ai De Ponte, che la vengono strutturando come un forte feudo di controllo territoriale. La nuova presenza dei monaci favorisce nel paese una certa evoluzione sociale, grazie all’aiuto dei monaci che istruiscono la popolazione circa i mestieri di agricoltore, pastore o altri lavori.

La popolazione vede di buon occhio la loro presenza in quanto con essi si sentono sicuri che il livello economico possa migliorare. Anche i De Ponte pur presi dalle loro vicissitudini accolgono bene la presenza dei monaci in paese, visti come elemento aggregatore della comunità.

 

 

– L’ascesa di Andrea I De Ponte (1238)

Il simbolo della famiglia De Ponte. (Immagine personale)

 

Nel 1238 muore Bartolomeo II De Ponte, che è il membro più importante della storia di questa famiglia della piccola nobiltà feudale del basso Medioevo. Grazie anche alla sapiente guida di Bartolomeo, i De Ponte sono riusciti ad imporsi in molti paesi della Marsica occidentale.

Infatti diversi membri della famiglia sono riusciti a insignorirsi vari paesi della zona e insieme sotto l’accorta guida di Bartolomeo hanno formato un unico blocco. Quindi dire che nel 1238 la famiglia De Ponte guida la contea di Tagliacozzo o comunque la Marsica occidentale è assolutamente corretto.

Tagliacozzo alla morte di Bartolomeo è appartenente interamente ai De Ponte. Ma fatto più importante è che il paese grazie a Bartolomeo si è ormai imposto come il centro più importante della zona, quindi colui che guida il paese è in pratica il punto di riferimento politico amministrativo dell’area.

A Bartolomeo succedono i figli, in primis il primogenito Andrea, che eredita una grossa fetta di Tagliacozzo e il ruolo di capofamiglia. Andrea però a differenza del padre non ha il controllo totale di Tagliacozzo, in quanto si trova a doverlo condividere con l’ingombrante cognato Napoleone Orsini, che rivendica per se una parte del paese, come quota ereditaria della moglie Isabella De Ponte, figlia di Bartolomeo. Così facendo si genera una controversia con Andrea De Ponte e gli altri suoi fratelli circa la proprietà del paese.

Napoleone per rafforzare il controllo su Tagliacozzo si fa nominare conte di questo dal papa nel 1255, ma in questa fase nonostante che a Napoleone sia riconosciuta una parte del paese, è sempre Andrea che comanda e per il momento gli Orsini devono accettare questa situazione per non perdere tutto.

Andrea I signore di Tagliacozzo esercita un controllo indiretto, ma forte su tutti gli altri suoi congiunti e quindi indirettamente è signore di tutta la Marsica occidentale, o  comunque su quella parte di Marsica controllata dai vari membri della famiglia De Ponte. Detto ciò Andrea dopo il 1240 per rafforzare il proprio potere fa costruire un primitivo maniero in cima al paese di Tagliacozzo. Ciò non infastidisce Federico II in quanto sicuro della lealtà di Andrea. Andrea e la sua famiglia, come detto prima, procedono anche nel restauro delle altre fortezze della zona soprattutto del carseolano e della Valle di Nerfa.

Ciò ci fa  ritenere che il crollo dei Berardi nel 1223 nella guida di Albe e Celano abbia portato ad un rimescolamento del sistema politico locale, che ha avvantaggiato alcune famiglie tra cui i De Ponte. In altre parole sembrerebbe che territori come la Valle di Nerfa, siano finiti nelle mani di alcuni uomini vicini all’imperatore. Essendo i De Ponte in piena ascesa non è difficile immaginare che la Valle di Nerfa sia finita sotto il controllo diretto di questa famiglia.

Quindi osservare come Andrea De Ponte procede nella riparazione delle fortezze della zona, sembrerebbe una prova consistente di come la zona sia ora in qualche modo divenuta territorio di Tagliacozzo. Per quanto inteso dalle fonti storiche riteniamo che i De Ponte riparino i castelli di Girifalco, Verrecchie, Petrella, area di Cappadocia, Morbano e Castellafiume tra il 1232 e il 1240.

 

 

– L’AMBONE DELLA CHIESA DI SAN PIETRO (1267)

Ambone della chiesa di San Nicola, costruito per l’antica chiesa di San Pietro

 

Per migliorare l’aspetto decorativo e funzionale della chiesa di San Pietro viene chiesto nel 1267 all’artista abruzzese Stefano di Moscino, dall’abate Bernardo e due monaci del monastero di San Pietro di Corcinella, di realizzare un ambone.

 

Particolari dell’ambone della chiesa di San Nicola

 

L’artista Stefano di Moscino accetta di realizzare l’opera e dopo un po’ di tempo l’opera è fatta. Questa si presenta con decorazioni importanti, dove troviamo sul fronte della cassa, i simboli degli Evangelisti insieme alla presenza di un pluteo semicircolare del lettorino ornato di un’aquila con rettile negli artigli. Sui due lati vi sono figure relative ai SS. Pietro e Paolo ed una figura muliebre.

 

 

– La scelta di campo di Andrea I De Ponte conte di Tagliacozzo

Nel 1250 muore l’imperatore Federico II e nel periodo successivo si assiste a Tagliacozzo alla sempre maggiore presenza degli Orsini nella zona a discapito dei De Ponte, che piano piano vengono insidiati nel controllo territoriale. Crescono infatti negli anni 1250-60 numerosi attriti fra i fratelli De Ponte e Napoleone Orsini che desidera avere un controllo sull’area di Tagliacozzo. Tuttavia la ferma opposizione di Andrea De Ponte riesce a contenere gli Orsini, che per qualche tempo ancora si devono accontentare di una posizione subalterna.

Nel periodo tra il 1250 e il 1268 i Piani Palentini e tutta la contea tagliacozzana continuano per il momento ad essere sottoposte alla completa signoria di Andrea De Ponte, il quale nel momento in cui arriva Carlo D’Angiò nel sud Italia fin dal 1266 si schiera con lui contro gli Svevi. Ciò lo pone in  in pieno contrasto con Manfredi di Svevia e il  partito svevo in generale. Egli sostiene pienamente l’ascesa di Carlo attraverso validi aiuti al suo esercito.

Manfredi reagisce male a questa scelta di campo di Andrea I e di altri baroni a lui contrari e per ritorsione inizi a fare taglieggiamenti e ritorsioni contro questi nobili. In tale circostanza anche le case di Pereto, che si trovavano fuori le mura cittadine sono distrutte. I poveri contadini riescono a malapena a salvare le bestie e le masserizie, che erano state portate dentro le mura cittadine dei vari comuni soggetti all’azione di Manfredi.

 

 

– La discesa di Carlo I, la disfatta degli Svevi (1266-68)

La battaglia dei Piani Palentini è il culmine dello scontro fra la casata sveva rappresentata dal giovane Corradino e gli Angioini rappresentati da Carlo I, il quale con questa battaglia consolida definitivamente il suo potere e quindi il cambio di regime. Ma facciamo un passo per capire meglio lo svolgersi dei fatti e gli effetti di questo sulla Marsica.

Nel 1266 sulla Sicilia regna Manfredi  di Svevia ormai da 8 anni, il papa Clemente IV e prima di lui Urbano IV non hanno mai visto di buon occhio la casa sveva in Sicilia, per questo per disarcionare questa dal regno si rivolgono a vari pretendenti, trovando infine in Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, un valido paladino per la loro causa.

Carlo d’Angiò ingolosito dai papi accetta la corona di Sicilia e viene giù in Italia con un esercito poderoso. Manfredi  dal canto suo non vuole perdere il trono faticosamente conquistato e cerca di bloccarlo costruendosi un altrettanto valido esercito. Carlo sceso in Italia e incaricato dal papa si appresta a scendere nel meridione per prendersi il trono.

Carlo e Manfredi dopo una serie di circostanze si affrontano presso Benevento. Qui è l’esercito di Manfredi a perdere e quello di Carlo a vincere. Carlo batte Manfredi, il quale trova la morte in battaglia, ponendo così fine al periodo svevo in Italia.

Carlo I asceso al trono siciliano inizia ad esercitare il suo potere sul regno elevando anche le tasse locali, che vengono pagate anche dalla classe nobiliare. Nei due anni successivi molti feudatari del regno non sono affatto contenti di come vanno le cose e decidono di appoggiare le aspirazioni di Corradino al trono siciliano, consci che un re ragazzino è più facile da influenzare rispetto a Carlo. La nobiltà siciliana insieme a molti altri nobili sparsi in altre parti d’Italia chiedono a Corradino di scendere in Italia e lottare per il trono siciliano.

Corradino ormai ha 15 anni e nonostante la sua giovane età è considerato adulto e quindi adatto ad imporsi. Corradino precedentemente aveva cercato appoggi per reclamare il trono tedesco, ma senza successo, per cui decide di andare in Italia.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Qui in Italia viene accolto festosamente nelle città del nord e infine dopo un lungo viaggio arriva in Abruzzo dove viene accolto festosamente sia dalla nobiltà locale che dalla popolazione. A Corradino viene dato un esercito numeroso e forte che deve vincere se vuole vivere.

Tra la nobiltà di appoggio a Corradino vi sono anche i Berardi, nella fattispecie Ruggero Berardi conte d’Albe e Celano che sostiene il tentativo del giovane nella speranza di trarne poi ampi benefici. Corradino giunto nella Marsica staziona presso Scurcola Marsicana. Invece Carlo giunto anch’egli nella Marsica (agosto 1268) si appoggia ad Ovindoli.

La strategia di Carlo è avanzare in prima battuta e poi sorprendere il nemico con un’imboscata e così avviene.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

L’esercito di Corradino dal colle di Scurcola Marsicana aspetta che l’esercito di Carlo per poi procedere ad attaccarlo presso Magliano dei Marsi.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Arrivati in prossimità dell’esercito avversario si ha lo scontro tra i due eserciti presso i Piani Palentini. Qui lo scontro sembra arridere a Corradino che sembra battere l’avversario avendo ucciso un uomo vestito come il re. Corradino contento per la morte dell’avversario inneggia alla vittoria, ma poco dopo si rende conto che la persona morta che si credeva essere Carlo I  in realtà è un nobile del suo seguito….

 

Corradino inneggia alla vittoria dopo la presunta morte di Carlo I.  Sullo sfondo appare il colle con la città di Alba Fucens

 

…. e poco dopo dalla vicina collina di Magliano dei Marsi emerge il resto dell’esercito di Carlo, con lui a capo, che sorprende l’avversario più numeroso e lo distrugge sul campo dei Piani Palentini.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Corradino a questo punto fugge precipitosamente verso il Lazio. Prima tenta di trovare sostegno a Roma, dove però nessuno se lo fila.

 

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Quindi fugge verso Nettuno per imbarcarsi e andarsene. Qui però è riconosciuto e arrestato.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Condotto poi a Napoli viene giustiziato nella piazza del Mercato il 29 ottobre 1268.

 

 

– La vendetta di Carlo verso i feudatari che hanno sostenuto Corradino

Carlo I dopo la vittoria nei Piani Palentini si appresta a mettere ordine nei feudi a lui sfavorevoli. Carlo sostituisce i baroni ribelli con nobili francesi di sua fiducia, confiscando i loro beni dandoli poi a questi ultimi.

In questa sete di vendetta i primi ad essere colpiti sono i Berardi, con Ruggero Berardi. Ruggero Berardi avendo dato il suo sostegno a Corradino perde tutti i suoi feudi, ovvero le contee di Albe, Celano e Molise. Nel contesto della vendetta di Carlo contro i Berardi e la popolazione marsicana egli procede nella distruzione del principale feudo e capoluogo della zona ovvero Alba Fucens. Alba Fucens viene dapprima svuotata della popolazione che viene fatta emigrare nelle zone intorno, mentre la città viene messa a ferro e fuoco e distrutta compreso il primitivo castello.

Contemporaneamente Carlo attacca anche alcuni borghi limitrofi come Pietraquaria, che si è distinta nel sostegno a Corradino ed è in quest’epoca uno dei centri fortificati di maggior rilievo del territorio della contea albense, il paese ha sede presso il Monte Salviano. La popolazione del borgo subisce così la stessa sorte di quella di Alba Fucens, con il paese distrutto e la gente costretta ad  emigrare cercando riparo nei borghi limitrofi. In questo caso è il minuscolo villaggio di Avezzano che si trova ad accogliere la maggior parte degli abitanti di Pietraquaria.

 

 

– La ricompensa di Carlo I ai De Ponte e il loro declino

Andrea I De Ponte, conte di Tagliacozzo e signore di quasi tutta la Marsica occidentale, riceve dal re un consistente guadagno, come ricompensa per la sua fedeltà a lui. Andrea I ottiene dal re consistenti vantaggi fiscali, la conferma degli attuali territori a lui soggetti e la riconsegna della contea di Terni.

Gli Orsini, divenuti parenti dei De Ponte dopo il matrimonio di Napoleone Orsini con con Isabella De Ponte, reclamano la loro parte di eredità di Bartolomeo II. Nel frattempo si fanno largo nella contea tagliacozzana, comprando via via alcuni piccoli centri. A due anni di distanza dalla battaglia dei Piani Palentini abbiamo la morte di Napoleone Orsini e la successione del figlio Giacomo che eredita titoli e proprietà tra cui la sua parte nella Marsica.

Ebbene qui la situazione è complicata e Giacomo non può proclamarsi signore di alcuni castelli, tra cui Tagliacozzo, in quanto ostacolato da Andrea De Ponte che manifesta chiaramente la sua contrarietà a qualsiasi rafforzamento degli Orsini.

 

 

– La contea di Tagliacozzo negli ultimi anni di Andrea I De Ponte

Con la vittoria di Carlo I su Corradino di Svevia nel 1268, la posizione di Andrea I De Ponte si fa più resistente e incisiva, nonostante l’ingombrante presenza degli Orsini, riescendo a rinvigorire la sua signoria su Tagliacozzo e tutti gli altri paesi a lui soggetti. Sotto Andrea la contea di Tagliacozzo comprende una superficie limitata ma consistente, praticamente egli controlla direttamente e indirettamente la metà della Marsica occidentale.

Nella Marsica occidentale esistono anche altre signorie indipendenti, ma come detto i De Ponte controllano la maggior parte del territorio. Quindi con Andrea I De Ponte, la sua famiglia riesce ancora a mettere in ombra gli Orsini ed evitare una loro presa sui loro possedimenti De Ponte. Andrea per mantenere questa posizione di forza continua a servire fedelmente re Carlo dimostrandogli una chiara sudditanza. Una nuova occasione di questo tipo si presenta nel 1269 allorquando il giustiziere dell’Abruzzo Landolfo Franco di Capua, portavoce del re, chiede ad Andrea e agli altri feudatari della zona, l’invio di molti cavalieri e faggi da usare per l’assedio di Lucera, dove si trovano asserragliati i Saraceni, ostili a Carlo I, già da quatro mesi.

In questa circostanza il re fa sapere che s’accontentava anche di soldati armati di sole vanghe, falci o picconi, purchè siano in grado di vettovagliarsi autonomamente. Da  Pereto e dagli altri borghi soggetti ad Andrea partono alcuni militi che per spirito di sacrificio e abnegazione si distinguono per valore tanto da entrare in grande considerazione dal re. Questi come riconoscimento fa diverse elargizioni ai paesi di provenienza di questi militi. Per esempio a diversi borghi marsicani tra cui Pereto viene concessa la “carta libertatis”.

Sul piano famigliare Andrea I De Ponte per meglio tutelarsi dall’ingombrante presenza degli Orsini fa sposare due suoi figli con due membri delle più importanti famiglie di Roma ovvero i Colonna e gli Orsini stessi (qui bisogna ricordare il detto che dice “tieni gli amici vicini, ma i nemici ancora più vicini” ). Sibilla figlia di Andrea sposa nel 1271 Orsillo, figlio di Matteo Orsini, mentre Andrea sposa Cecilia Colonna nel 1278. Andrea I De Ponte muore poco tempo dopo nel 1278.

 

 

– Corcinella diventa Corcumello alla fine del ‘200

Scorcio del paese di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

La crescita della famiglia De Ponte, con Andrea I, avviene per tutto il corso del suo dominio sia prima che dopo la battaglia dei Piani Palentini del 1268. Con lui la famiglia raggiunge l’apice del potere ed è con lui che pare che il paese inizi a chiamarsi Corcumello. Non abbiamo dati diretti in proposito, ciò è stato estrapolato dal contesto, ma sembrerebbe che sia in questo periodo che ci sia il cambio di nome del paese.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Pur in presenza della chiesa di San Pietro, che in questa fase figura come la chiesa madre, la chiesa di San Nicola tende ad essere, forse solo per la sua collocazione (che presumiamo essere la stessa dell’attuale), la chiesa di riferimento per la popolazione di Corcinella.

 

 

– La Marsica alla fine del XIII secolo

Alla fine del XIII secolo dopo alcuni anni di esilio Ruggero Berardi ritenta il re di Sicilia Carlo I nel ridargli gli antichi possedimenti. Dopo diverse insistenze Carlo I decide di restituire la sola contea di Celano al Berardi, in cambio però di una forte somma di denaro. Ruggero Berardi paga il riscatto di Celano e torna dopo 4 anni al governo della città. La contea del Molise invece viene inglobata nel demanio.

La contea d’Albe è data in dote a Filippa Berardi figlia di Ruggero che la dovrà trasferire al marito e poi ai di lui figli in caso essi nascano. Ma la situazione non procede così lineare, la contessa Filippa non ha figli e gli muore dopo qualche anno il marito, costringendo se stessa a dirigere in prima persona la contea d’Albe. Filippa dirige Albe con mano ferma per circa 40 anni dal 1272 al 1308 anno della sua morte.

 

 

– Il declino dei De Ponte

Lo stemma dei De Ponte. (Immagine personale)

 

Andrea II dopo la resa su Tagliacozzo nel 1294, si ritira in altri feudi dove muore nel 1296. A capo dei feudi di famiglia gli succede il figlio Pietro che riunisce in breve anche i possedimenti degli zii. Pietro De Ponte si ritrova alla fine del secolo XIII signore di Pereto, Oricola, Corcumello  e di altri paesi locali. Con Pietro la decadenza della famiglia aumenta, egli infatti si preoccupa solo di mantenere ciò che ha, non osando più contrastare gli Orsini.

 

 

– FINE DEL MONASTERO DI SAN PIETRO (1299)

Papa Celestino V tramite la bolla del 1299 sopprime sia il secolare monastero di Santa Maria di Cese, che il più giovane monastero di San Pietro di Corcinella.

Tutte le rendite dei due monasteri vengono assegnate al vescovo dei Marsi. Fin dal 1299 il vescovo dei Marsi pare abbia assunto il titolo di abate di Cese e pare che abbia convertito in propria abitazione l’intero ex  fabbricato del convento di Santa Maria come pare abbia scritto il Corsignani (Corsignoni – Regg Mars. Lib. II. P. 339).

 

 

– LA CHIESA DI SAN PIETRO ALLA FINE DEL XIII secolo

Nonostante la chiusura del monastero di San Pietro, la chiesa omonima continua ad essere attiva e funzionante e ad essere la principale chiesa del borgo di Corcinella, almeno per un altro secolo.

 

 


 

 

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XIV SECOLO

 

– Italia nel 1300

Italia nel 1300

 

 

– Corcumello a inizio XIV secolo

Corcumello a inizio secolo. (Immagine personale)

 

Il paese di Corcumello all’inizio del secolo è un paese fortificato e fra i più abitati dell’area dei Piani Palentini. Tuttavia la sua posizione defilata lo rende poco importante sia per gli scontri di potere che per pericoli esterni.

I De Ponte,  signori di Corcumello, dalla fine del ‘200 non sono più la principale famiglia baronale della contea di Tagliacozzo, avendo ceduto questo ruolo agli Orsini, che da tempo mirano al predominio territoriorale della Marsica occidentale e solo la migliore forza e convizione dei De Ponte ha consentito un respingimento degli Orsini.

Qui a Corcumello ormai i De Ponte concentrano tutta la loro forza residua, non essendo più importanti come prima e proprio il fatto che il paese è in posizione defilata rende questo sicuro. Ma a ciò i De Ponte uniscono una strutturazione difensiva efficace, che rende il paese assai forte.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL XIV SECOLO

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Come detto all’inizio del XIV secolo Corcumello viene diventando sempre più importante per i De Ponte, che infatti hanno eletto il paese come loro residenza principale e su questo concentrano i maggiori sforzi per abbellire e rendere più funzionale il borgo sia alle esigenze della famiglia De Ponte che al il popolo che lo vive.

In tutto questo osserviamo come la chiesa di San Nicola stia sempre più acquisendo prestigio all’interno di Corcumello e tutto ciò a scapito della chiesa di San Pietrom che dopo aver perso il monastero è calata, lasciando spazio alla chiesa di San Nicola.

 

 

– La contea di Tagliacozzo nel XIV secolo (1300-1349)

La famiglia  Orsini promittenti conti di Tagliacozzo. (Immagine da internet)

 

Gli Orsini nel corso del Trecento dopo la conquista di Tagliacozzo nel 1294, iniziano una penetrazione politica ed economica dell’intero territorio della Marsica occidentale, diventando padroni di molti dei feudi soggetti sia ai De Pontibus, che si vengono pian piano ritirando, che di altre famiglie nobili locali. Mano a mano poi che gli Orsini acquisiscono il controllo del territorio, lo riorganizzano per meglio controllarlo e questo vale sia al livello amministrativo che urbanistico.

 

 

– La peste del 1348

La situazione della Marsica e più in generale dell’Europa cambia improvvisamente a causa del sopraggiungere della Peste Nera. Un autentico morbo che si presenta in modo virulento nel 1348 in tutta Europa producendo moltissimi morti e poi a distanza di qualche anno ritorna falcidiando ancora la popolazione. Anche la Marsica viene colpita fortemente dal morbo, causando la scomparsa o semiscomparsa di diversi paesi grazie all’alto indice di morti nella zona.  Al momento non abbiamo elementi precisi circa i decessi nella Marsica. Sicuramente però la zona è stata colpita pesantemente.

 

 

– Il terremoto del 1349

Il terremotodel 1349 è tra i più devastanti mai avvenuto in Appennino negliultimi 1000 anni

 

Nella notte tra il 9 e 10  settembre 1349 una violentissima scossa pari a 7 Mw, si verifica sul Gran Sasso causando enormi danni e morti in tutta la regione e fuori. La conferma dell’epicentro della scossa sul Gran Sasso è avvenuta nel 2021, dopo una lunga fase di ricerca in cui gli esperti hanno ricostruito in modo preciso la sorgente sismica del terremoto individuandola nella faglia del Gran Sasso. La scossa sismica del 9 settembre 1349 si sente indistintamente in tutto il centro Italia causando gravissimi danni in molte zone del centro Italia, a cominciare dall’Abruzzo e da Roma.

A Roma la scossa è stata talmente violenta da provocare il crollo di una parte del Colosseo. Molte chiese sono o crollate o hanno riportato danni ingenti. Ma è l’Abruzzo la zona più colpita dal sisma a cominciare dall’Aquila che viene distrutta provocando 800 morti. Altra zona severamente colpita è la Marsica, dove sono molti i paesi che riportano danni gravi con diversi morti.

La scossa del 9 settembre è rimasta famosa per essere stata un vero rompicapo geologico, poichè come da cronaca locale sembrebbe non essere stata l’unica, in quanto ve ne è un’altra verificatasi quasi insieme alla precedente, probabilmente anche prima.

L’altra scossa si era verificata presso Venafro il 9 settembre di giorno, producendo danni enormi in tutta la Campania, nella zona di Sora e di nuovo la Marsica . La scossa di Venafro è stata pari a 6.8 Mw, quindi poco inferiore alla successiva che si ha in notturna. Ci vorranno anni per riprendere una vita normale e scordarsi di questo tremendo terremoto. 

 

 

Effetti del sisma del 1349 nella Marsica

Nella Marsica le due forti scosse sismiche di Venafro (6,8 Mw) e del Gran Sasso (7 Mw) toccano tutti i paesi della zona, appartenenti alle tre contee di Tagliacozzo, Albe e Celano. I paesi della Marsica vengono duramente colpiti sia sul piano della mortalità che sul piano architettonico. Al livello storiografico le  testimonianze dell’orrore sono diverse, ma spesse volte confuse e contrastanti, che non riescono cioè a dare l’esatta cifra dei danni e dei morti.

Sicuramente sappiamo che il paese di Avezzano viene duramente colpito con danni rilevanti a tutti i fabbricati, compresa la prima colleggiata di San Bartolomeo. che viene distrutta. Altri danni significativi si registrano nel monastero di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana, che viene semidistrutto, dopo essere stato eretto appena 60 anni prima dagli Angioini per celebrare la vittoria sugli Svevi. Il monastero è divenuto, per volere dei sovrani Carlo I e Carlo II, un vero e proprio feudo monacale all’interno alla Marsica occidentale.

Riguardo alla scossa di Venafro di 6,8 Mw sappiamo che questa è stata fortissima nella Valle  Roveto e nelle zone di Pescasseroli e Opi, che sono state semidistrutte causando nel crollo la mort di molte persone. Tanto per citare un esempio grave ad Alvito (un piccolo comune posto al confine fra Lazio e Abruzzo) muore Adenolfo II d’Aquino con tutta la famiglia nel crollo del castello seguito al terremoto di Venafro.

 

 

– Il ritorno della Peste (1363)

Nel 1363 anno nero fa ritorno la Peste che come un’onda gigante travalica i paesi della Marsica, uccidendo tantissime persone, tanto da lasciare alcuni paesi spopolati per molto tempo. 

 

 

– L’invasione delle cavallette (1365)

A completare la situazione già gravemente compromessa, ci pensa infine un’invasione di cavallette, che nel 1365 distrugge i raccolti lasciando sull’astrico e alla fame migliaia di famiglie. A causa di ciò sono i bambini a rimetterci di più. Infatti sono proprio questi le principali vittime delle cavallette e di un impoverimento generale.

 

 

– Gli Orsini e la nascita della contea di Tagliacozzo (1380)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella terra di Tagliacozzo e della Marsica occidentale gli Orsini vengono estendendo mano a mano il loro potere su tutta l’area. All’inzio ci sono forti resistenze da parte dalle famiglie nobili locali come i De Ponte e i Da Montagna proprietari di diversi feudi minori, ma alla fine gli Orsini acquisiscono quasi tutti i feudi riunendo sotto di loro l’intero territorio.

I De Ponte in fase declinante lasciano nel corso degli anni i loro feudi in mano agli Orsini. Fino al 1360 è Orso Orsini a comandare e riesce seppure tra  tante sciagure, a mantenere ferma la mano della sua famiglia sull’area marsicana. Nel 1360 Orso Orsini muore e gli succede il figlio Rinaldo, gran cavaliere dalle forti ambizioni, aiutato nella gestione dei feudi dal fratello Giovanni.

Rinaldo Orsini tra il 1360 e il 1380 completa l’acquisto dei vari feudi indipendenti ancora i mano ai De Ponte. Nel 1373 i De Ponte cedono Oricola e Pereto agli Orsini (Rinaldo e il fratello Giovanni).

Allo stesso tempo gli Orsini rinnovano la fedeltà al papa Gregorio XI che nel 1376 riporta la sede papale a Roma dopo 70 anni di assenza. L’assenza del papa a Roma ha prodotto la caduta della città di Roma nelle mani di poche famiglie nobili, ognuna delle quali in contrasto con l’altra. Tra queste ci sono gli Orsini e i Colonna le  due più importanti storiche famiglie rivali di Roma che tanto seguito di  scontri avranno anche nella Marsica in avvenire.

 

Stemma degli Orsini.

 

Tornando a Rinaldo Orsini, osserviamo come la sua politica filo papale e filogovernativa gli procuri nel 1380 la nomina a conte di Tagliacozzo da parte della regina Giovanna II. Giovanna II anche grazie alla fedeltà orsina conserva il trono di Napoli nel suo scontro con la controparte familiare rappresentata da Carlo D’Angiò che cerca di sfilarle il regno di Napoli.

Nello scontro tra le due fazioni è la parte di Giovanna ad avere la meglio e questo è anche merito di Rinaldo Orsini. Come ringraziamento dei servigi resi Giovanna II riconosce il 25 luglio 1380 a Rinaldo il titolo di conte di Tagliacozzo . Questa nomina  è importante in quanto riunisce tutti i paesi marsicani in mano orsina all’interno della struttura della contea di Tagliacozzo. Dapprima si parlava di contea di Tagliacozzo solo in via parziale, ora invece il titolo è ufficiale.

Gli Orsini c’è da notare sono conti di Tagliacozzo dal 1255 e la contea di Tagliacozzo è comunque considerata tale fin dal 1170, tuttavia il titolo è di nomina papale ma non è riconosciuto ufficialmente nel regno di Napoli. La nomina di Rinaldo a conte di Tagliacozzo legalizza ora una situazione già in essere sul piano pratico. Gli Orsini hanno sostituito i De Ponte nel ruolo di signori del posto già dalla fine del XIII secolo con la presa di Tagliacozzo, ma riescono ad avere il controllo diretto degli altri paesi della Marsica occidentale solo nel corso del XIV secolo, acquisendoli o per via politica come avviene con i De Ponte o con la forza.

Tagliacozzo è da tempo la sede della contea, avendo sostituito Carsioli decaduta in questo ruolo dal 1170, dopo una lunga crisi sociale. Tagliacozzo negli anni tra la fine dell’XI secolo e la metà del XII è notevolmente cresciuta d’importanza rispetto agli altri centri della Marsica occidentale e ciò vale sia al livello sociale che economico. La crescita  di Tagliacozzo è andata di pari passo con l’emersione della famiglia De Ponte, che è emersa prepotentemente nell’arco di poche generazioni.

Tagliacozzo in prima battuta è un centro che si trova diviso come altri piccoli centri dell’epoca fra vari signori fino a quando Bartolomeo II De Ponte non riunisce l’intero centro sotto di se.

Gli Orsini, notata la crescita dei luoghi, mirano a metterci le mani e attraverso un matrimonio di convenienza mettono un piede nella zona. Ebbene dopo un primo periodo di convivenza con gli eredi De Ponte che hanno primeggiato a lungo nella Marsica occidentale, diciamo almeno fino al 1280, hanno poi pian piano preso piede, arrivando infine con Rinaldo a divenire conti di Tagliacozzo.

 

 

– Corcumello viene presa dagli Orsini (1390)

Corcumello vista da lontano. (Immagine personale)

Dalle informazioni in nostro possesso sembrerebbe che anche Corcumello diventi territorio della contea di Tagliacozzo retta dagli Orsini più o meno nel 1390.  Gli Orsini con i loro modi ruvidi sono riusciti a convincere i De Ponte a cedere il paese, ma contrariamente ad altri borghi questi continuano a dominare il paese di Corcumello, seppure  all’interno della contea orsina. I De Ponte continuano ad avere questo ruolo di primo livello nel paesem fino alla loro estinzione avvenuta nel 1493 con la morte di Tuzia De Ponte.

 

Scorcio di Antrosano.  (Immagine personale))

 

Quindi è possibile immaginare  che vi sia stato un accordo fra Orsini e De Ponte per includere il paese di Corcumello nella contea tagliacozzana in cambio di un completo controllo dei De Ponte sul paese.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Come detto sopra sul piano storico sappiamo che i De Ponte alla fine del secolo, cedono agli Orsini anche Corcumello, in cambio di una loro gestione interna del borgo, il tutto avvenuto in una sorta di muto accordo tra Orsini e De Ponte. 

D’altra parte gli Orsini a fine ‘300 sono ormai troppo forti per resistere e nessun borgo di questa parte di Marsica, ha la capacità e la forza per difendersi dagli Orsini e quindi l’unico modo per sopravvivere e scendere a patti con loro.

Detto ciò vedendo come i De Ponte investano su questo borgo eletto in qualche modo come loro residenza ufficiale, è naturale pensare che anche la chiesa di San Nicola posta sulla sommità del borgo venga crescendo d’importanza rappresentando insieme al castello una sorta di acropoli di Corcumello.

 

 


 

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XV SECOLO

 

 

– Il dominio di Giacomo Orsini si allarga

Stemma degli Orsini.

 

All’inizio del ‘400 il dominio di Tagliacozzo si allarga nuovamente venendo a comprendere dapprima nel 1401 i feudi di Rocca di Cerro e di Marano e poi nel 1404 i paesi della Valle Roveto di Capistrello, Pescocanale, Canistro, Civitella Roveto, Civita d’Antino e Meta. L’acquisto di questi ultimi paesi porta la contea di Tagliacozzo a comprendere anche buona parte della Valle Roveto. A ciò bisogna aggiungere che la contea d’Albe che era indipendente da Tagliacozzo non aveva da molto tempo un reale feudatario poichè apparteneva o al Regio Demanio o a membri della famiglia reale. Ebbene questo suo stato d’impotenza fa comodo agli Orsini i quali iniziano già dal 1390 circa una certa penetrazione economica e sociale esercitando una sorta di attrazione di benessere.

Giacomo Orsini continuando a destreggiarsi in modo egregio fra le opposte fazioni politiche comprese quelle presenti a Roma presso la corte ponticia, mantiene fermo il suo controllo sul contado riuscendo ad ottenerne l’ingrandimento territoriale e una sostanziale influenza economica sulla contea d’Albe.

 

 

– Corcumello all’inizio del XV secolo

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo. 

(Immagine dahttp://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

All’inizio del secolo Corcumello è un borgo ben fortificato, ma nonostante questo la scienza della guerra va avanti inventando armi sempre più moderne, che fanno cambiare verso alle guerre. Per cui anche le difese del paese vanno aggiornate in caso di attacchi.

Nella Marsica la notevole presenza di castelli e torri rende arduo per i signori del tempo il mantenimento di tutte le fortezze, per cui si rende necessaria una scrematura che consente una diminuzione delle spese e un maggiore investimento in quelle ritenute più utili. Questo è il caso del castello di Girifalco una fortezza di controllo territoriale caduta in disuso da tempo e non più considerata attuale a causa della sua posizione e la difficoltà di difesa di questa in caso di attacco esterno.

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Corcumello invece trovandosi su un colle a controllo dei Piani Palentini è giudicato un borgo utile in caso di conflitto per cui si decide di investire in questo per renderlo più adatto ai tempi in caso di attacco. Su questo saranno ancora i De Ponte a procedere più avanti ad una ristrutturazione del borgo e del castello. I De Ponte come detto prima continuano a gestire in piena autonomia il paese, nonostante l’assorbimento di questo alla contea di Tagliacozzo.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALL’INIZIO DEL SECOLO XV

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di San Nicola è all’inizio del secolo la chiesa più importante di Corcumello superando in ciò anche la chiesa di San Pietro. I De Ponte continuano ad occuparsi direttamente del mantenimento e abbellimento delle chiese compresa la chiesa di San Nicola, che però a causa del tempo che passa è divenuta molto antica e non più in buone condizioni strutturali.

La chiesa è del XII secolo in quanto presente nella lista delle chiese marsicane citate nella bolla papale del 1188 e quindi una struttura antica bisognosa di cure. Immaginando ciò osserviamo che la struttura non sia stata mai abbandonata, ma bensì curata, è però possibile che possano esserci stati piani per una ristrutturazione generale anche profonda del manufatto e in ciò i De Ponte sono stati sicuramente protagonisti, fosse solo per un fatto di prestigio. Chiaramente non avendo notizie su ristrutturazioni particolari, questi piani pur avendoli fatti non sono stati mai realizzati nella prima fase del XV secolo.

 

 

– La terribile esperienza di Braccio da Montone, la sconfitta di Giacomo Orsini e l’arrivo dei Colonna ad Albe (1423-25)

 

Papa Martino V Colonna.

Immagine da https://www.prolocogenazzano.it/index.php/storia/papa-martino-v-oddone-colonna/)

 

Nel 1417 viene eletto Papa Oddone Colonna con il nome di Martino V. Questo papa si preoccupa di riportare Roma e lo Stato Pontificio a condizioni economiche e sociali migliori. Lo stato in cui versa Roma in quel tempo è miserevole la città conta circa 40.000 abitanti ed è divisa al suo interno dal potere di diverse famiglie.

Il papa pur comportandosi in modo nepotista elevando la sua famiglia al grado principesco e macchinando per svilupparla sul piano sociale, si occupa attivamente di Roma, avviando una forte restaurazione della città dopo un lunghissimo periodo di crisi seguita agli anni bui del XIV secolo.

Tuttavia Martino V da valido uomo politico qual’è capisce il grave pericolo che corre lo stato pontificio a causa delle mire indipendentiste di Braccio Fortebraccio da Montone. Egli è un nobile italiano che ha negli anni conquistato grande potere in Umbria e Marche e che ora mira all’Abruzzo, forte della propria nomina a Governatore degli Abruzzi e dell’appoggio del conte di Taglliacozzo. Egli immagina di  esportare nel regno la sua signoria allargandola all’intera area centrale e magari creare un grande feudo indipendente in questa zona. Il suo disegno politico si scontra con i piani di papa Martino V e soprattutto la regina Giovanna II.

Lo scontro è inevitabile. Si crea attorno a lui e al conte di Tagliacozzo una grande coalizione composta dall’esercito papale, l’esercito dei Colonna, l’esercito napoletano, la ribellione della città dell’Aquila, guidata da Antonio Camponeschi, e da una potente cavalleria di capitani di ventura guidata da Jacopo Caldora e dai fratelli  Francesco e Muzio Attendolo Sforza. La grande coalizione sconfigge inevitalmente nel 1424 Braccio da Montone nella piana di Bazzano presso l’Aquila.

Tuttavia l’appoggio di Giacomo Orsini al Montone porta anche alla sconfitta del conte proprio presso i suoi possedimenti abruzzesi di Tagliacozzo. I Mercenari con il loro esercito per indebolire Braccio da Montone prendono di mira i possedimenti del suo valido alleato Orsini, depredando con ferocia la contea di Tagliacozzo nel 1424.

Questa viene completamente devastata soprattutto nella zona dei Piani Palentini e presso Tagliacozzo. Scurcola Marsicana in questa circostanza viene distrutta e il suo castello espugnato. Per la prima volta nella Marsica abbiamo il primo scontro fra le truppe orsine e colonnesi.

I Colonna per il loro aiuto dato a Giovanna II chiedono alla regina un compenso di feudi in Abruzzo. La decisione di Giovanna ricade sul feudo di Albe da tempo sprovvisto di una valida signoria. Nel 1425 Antonio Colonna con il beneplacito del fratello Papa Martino V, diventa conte d’Albe. Martino V per fronteggiare le mire degli Orsini procede a una pacificazione con Giacomo Orsini attraverso il matrimonio dell’erede Orsini Giovanni Antonio con Agna Colonna. L’anno prima Martino V riesce nel capolavoro di far sposare il suo giovanissimo nipote Edoardo Colonna con Jacovella Berardi, ultima erede del glorioso casato abruzzese e proprietaria della contea di Celano ereditata nel 1423 dal fratello Pietro IV, che morendo senza eredi maschi aveva nominato la sorella più giovane sua erede universale.

Gli Orsini si trovano così in casa l’odiata famiglia Colonna con cui per il momento a causa della presenza del papa devono accettarne l’ingrombrante presenza senza reagire.

 

 

– Il ritorno degli Orsini (1441-56) e l’unificazione di Albe con Tagliacozzo.

 

Stemma della famiglia Orsini conti di Tagliacozzo.

(Immagine dahttps://www.cognomix.it/stemma-famiglia/orsini)

 

Nel contesto del regno di Napoli è in atto dal 1435, ovvero dalla morte senza eredi di Giovanna II, una guerra di successione fra un altro ramo della famiglia d’Angiò e gli Aragona che si sono messi in testa di conquistare il regno di Napoli. Giovanni Antono si trova a combattere le truppe del re di Napoli Alfonso d’Aragona. Entra nel regno di Napoli con il legato pontificio, il cardinale di Taranto, alla testa di 1000 uomini.

Non è compiuta dagli assalitori alcuna cosa di rilievo. Successivamente Giovanni Antonio Orsini si riconcilia con il re di Napoli, che lo perdona e gli restituisce la contea di Tagliacozzo. donandogli però la contea d’Albe, insieme alla baronia di Corbara e Paterno.

La contea di Tagliacozzo allargata con Albe viene a formare uno dei più grandi feudi del regno napoletano con i suoi 3363 fuochi per un totale di 16.000 persone fra le contee di Albe e Tagliacozzo. Negli anni del regno di Alfonso I re di Napoli le tasse erano di molto cresciute sia per sostenere le spese della corte che soprattutto l’esercito. Certo era che per non deprimere troppo lo stato c’era bisogno anche di sostenerlo. Per questo si cercava di sostenere in modo deciso la lavorazione della lana che si rivela essere uno dei maggiori entroiti dello stato.

Alfonso I cerca di rafforzare come  può il controllo sulle terre di confine con lo Stato della Chiesa, migliorando il sistema stradale e soprattutto assicurando allo Stato napoletano il controllo dei passi di confine, cercando di sottrarli al controllo baronale. In questo contesto il lavoro di Giovanni Antonio Orsini si rivela efficace in quanto riesce bene ad amministrare questo pezzo di Marsica rendendolo ancora sicuro nei passaggi di merci e uomini.

Negli anni di Alfonso I e più ancora il figlio Ferdinando incentiveranno come meglio possono lo sviluppo delle fiere sia come mercato generale che soprattutto come mercato per la lana. In questo senso vediamo che tra il 1448 e il 1460 si moltiplica lo sviluppo delle Fiere, come per esempio a Tagliacozzo che diventa la maggiore città marsicana per commercio di vari prodotti tra cui la lana

Grazie a ciò a cascata ne viene che in questo periodo comincerà a svilupparsi in modo deciso il fenomeno della Transumanza che prenderà un deciso sviluppo in tutta la Marsica.

 

 

– Matrimonio di Tuzia De Ponte (1453)

Immagine di un matrimonio nel XV secolo.

(Immagine da http://www.mylifeinthecountryside.it/come-si-svolgevano-le-feste-nuziali-nel-medioevo/)

 

L’ultima erede di casa De Ponte, Tuzia sposa il nobile Santo Vetoli con il quale come già accennato produrrà un grosso cambiamento nella struttura del castello e del borgo in generale.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI A META’ DEL SECOLO XV

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

I De Ponte investono molto nell’ammodernamento del paese, e sia per prestigio che per difendere un bene, che comunque considerano proprio, nonostante la sottomissione agli Orsini, lo ristrutturano anche sul piano militare per renderlo più efficiente.

All’interno di questa ristrutturazione del paese, troviamo il passaggio per via matrimoniale di Corcumello dai De Ponte ai Vetoli, ricca famiglia baronale abruzzese. I Vetoli con il matrimonio di Tuzia De Ponte con Sante Vetoli, divengono a fine XV secolo i nuovi signori del paese ed eleggeranno Corcumello come loro residenza principale. Avendo quindi molto a cuore il paese lo cureranno nel miglior modo possibile, anche attraverso la cura delle chiese  del borgo.

All’interno di questo contesto troviamo poi che gli ultimi De Ponte sono uomini di chiesa importanti, che oltre a curare i contesti diretti che le loro mansioni gli impongono, ritornano spesso a Corcumello per occuparsi del loro paese di origine con lavori edilizi ecc.

Ora pur non avendo notizie immagino che i De Ponte tendano a curare anche le chiese locali a cominciare dalla chiesa di San Nicola. La chiesa pur non avendo notizie al riguardo, ma facendosi due conti è del XII secolo e quindi una struttura antica bisognosa di cure. Immaginando che la struttura non sia stata mai abbandonata, ma bensì curata, è però possibile che possano esserci stati piani per una ristrutturazione generale anche profonda del manufatto e in ciò i De Ponte sono stati sicuramente protagonisti, fosse solo per un fatto di prestigio. Chiaramente non avendo notizie su ristrutturazioni particolari, questi piani pur avendoli fatti non sono stati mai realizzati nella prima fase del XV secolo.

 

 

– Il terremoto del 1456

Terremoto dell’Irpinia del 1456. (Immagine da internet)

 

Il terremoto del 1456 si sarebbe verificato nella zona dell’Irpinia, manifestandosi con una forza importante, più o meno dovremmo essere sui 6.6-6.7 Mw. L’area più a ridosso del sisma quella campana è stata colpita con grande durezza, ma anche il resto del centro Italia ne ha risentito molto. Sono molte infatti le fonti in proposito che raccontano dei gravi danni arrecati dal sisma a città e borghi anche molto distanti fra di loro

Riguardo la Marsica sappiamo che il sisma si è sentito distintamente e fortemente in tutta l’area provocando in quasi tutti i paesi danni e crolli, per esempio ad Avezzano è crollata la chiesa di San Bartolomeo, ma anche qui il paese ha comunque retto.

Però in generale fatta eccezione per la Valle di Nerfa e la Piana del Cavaliere e parte dell’area di Tagliacozzo, le altre zone hanno retto abbastanza e ciò viene detto in quanto osservando alcune cronache del tempo non sembrano parlare di morti, ma solo di feriti.

 

La Piana del Cavaliere oggi. (Immagine personale)

 

Come accennato le zone della Marsica più colpite per questo sisma  sono state la Piana del Cavaliere e la Valle di Nerfa. Paesi come Pereto, Oricola, Celle (Carsoli), Morbano (Valle di Nerfa) sono praticamente distrutti e i morti per questo sisma sono diverse centinaia.

 

Pereto oggi. (Immagine personale)

 

I borghi di Oricola e Pereto riportano danni molto ingenti, con molti morti, i borghi semidistrutti e i loro castelli crollati. Celle (la futura Carsoli) è completamente distrutta e si contano centinaia di morti, il borgo montano di Morbano, posto tra la Piana del Cavaliere e la Valle di Nerfa, è completamente distrutto e la maggior parte dei suoi abitanti è morto sotto le macerie. 

 

 

– Il sisma del 1456 nell’area di  Tagliacozzo

Come detto nell’area di Tagliacozzo la scossa è stata bene avvertita provocando molti danni e diversi feriti, basta immaginare che nei pressi di Scurcola, l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria risulta semidistrutta. Per cui quasi sicuramante anche Scurcola ha riportato danni importanti.

 

 

– Corcumello nel sisma del 1456


Corcumello oggi. (Immagine personale)

Il borgo di Corcumello che si pone su collina ed affaccio sui Piani Palentini, risulta sicuramente toccato dal sisma del 1456 con effetti di qualche crollo, ma tutto sommato resta saldamente in piedi e questo lo diciamo anche in funzione di altri sismi avvenuti in seguito. E’ vero che il sisma dell’Irpinia del 1456 è stato fortissimo, (7,1 Mw) e ha avuto effetti catastrofici in diversi parti del sud Italia, ma qui gli effetti sembrerebbero contenuti, sicuramente niente è avvenuto a paragone della Piana del Cavaliere. Se chiaramente in seguito avremo informazioni maggiori al riguardo vi torneremo sopra.

 

 

Ristrutturazione del castello di Corcumello (circa 1460-80)

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Per quel che si è inteso sembra che negli anni 1460 sia avviata una lunga ristrutturazione dell’antico maniero di Casa De Ponte – Vetoli che durerebbe fino alla fine degli anni 1470.

Sante Vetoli e la moglie Tuzia De Ponte con l’ausilio del fratello Giovanni Battista, ecclesiastico, avviano una decisa ristrutturazione del maniero. Innanzitutto si passa a ristrutturare l’antico castello iniziando dalla torre. L’antica torre viene abbassata in quanto troppo alta e vi viene inserita una bifora ovale.

 

 

– I fratelli Napoleone e Roberto Orsini diventano conti di Tagliacozzo e Albe (1464-80)

 

Napoleone e Roberto Orsini dipinti nella scena della Natività nel Palazzo Ducale di Tagliacozzo

 

Nel 1464 i fratelli Napoleone e Roberto Orsini, come scritto nel testamento di Giovanni Antonio, sono riconosciuti conti di Tagliacozzo e Albe. Le due contee tornate sotto gli Orsini vengono potenziate nell’aspetto militare diversi castelli sono riparati e molte strade vengono riparate.

Tuttavia il potere esercitato dai due fratelli, ma soprattutto da Roberto, visto che era lui che si è occupato maggiormente e in prima persona dell’area marsicana soggetta alla famiglia, si concentra sul lato economico. Roberto, infatti incentiva di concerto con il re, l’industria della lana, portando così alla nascita di alcune importanti industrie locali. Su questo filone Roberto Orsini cerca di dare il giusto sostegno alla transumanza, migliorando i tratturi e assicurando altri favori per l’allevamento, le carni, il trattamento e il commercio delle pecore e della loro lana. Roberto Orsini ha come area di competenza Napoli e l’Abruzzo (le contee di Albe e Tagliacozzo) e si da fare anche come uomo di cultura promovendo l’arte e il riassestamento dei paesi dopo i terremoti di metà secolo.

 

 

Palazzo Ducale a Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Sicuramente è Tagliacozzo il posto dove Roberto interviene maggiormente sul piano urbanistico a partire dal 1467, essendo questo il capoluogo generale di entrambi i feudi. Albe ormai è ridotto a poca cosa ed è solo un piccolo villaggio molto diverso dalle grandezze del passato. Fatto è comunque che egli si adopera come può per migliorare sia nell’ambito della tassazione che in altri settori l’economia dei due feudi e quindi anche la vita dei suoi cittadini.Nel periodo di governo di Roberto e Napoleone Orsini abbiamo comunque  numerose seppure piccole scaramucce con i Colonna che desiderosi di mettere le mani sulla Marsica non esitano dall’interno o dall’esterno a mettere in difficoltà la signoria orsina sulla Marsica.

Negli anni precedenti all’ascesa di Roberto e Napoleone a Tagliacozzo, gli Orsini si sono fatti valere agli occhi del re e del papa in numerose occasioni come nel 1462 anno della defenestrazione degli Acclozamora da Celano e la successiva ascesa l’anno successivo di Alfonso Piccolomini nipote del papa. Il papa approfittando della guerra intestina fra Jacovella contessa di Celano e il figlio prepotente Ruggero IV riesce con abilità a far cacciare (grazie all’abilità militare di Roberto Orsini) Ruggero IV, che aveva arrestato la madre per prenderne il posto e allo stesso tempo con buona pace della contessa a sottrarle l’amata contea per darla al nipote Alfonso.

 

Monte Velino è la montagna simbolo della Marsica. (Immagine personale)

 

Anche se praticamente è Roberto ad occuparsi della Marsica, sul piano nominale è anche Napoleone responsabile del territorio marsicano. Ne viene con se che qualunque cosa faccia uno l’altro tacendo approva e così accade qui nella Marsica.

Tra il 1479 e il 1480 sia Roberto che Napoleone muoiono ed essendo entrambi nominalmente conti di Tagliacozzo il successore naturale è Virginio unico figlio di maschio di Napoleone e riconosciuto da tempo quale erede del casato dallo zio Roberto

 

 

– Ristrutturazione del borgo di Corcumello (1470-80)

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Insieme alla ristrutturazione del castello di Corcumello viene anche rimeneggiato anche il borgo tramite la costruzione di quattro nuove torri rompitratta. Queste vengono posizionate sul versante sud ovest del paese in Via Torrione e Vicolo fuori le mura. Le torri così poste vengono ad ammodernare il paese nella sua capacità di difesa da attacco esterno. Le torri così poste sostituiscono le quattro vecchie torri trecentesche non più adatte ai nuovi modelli difesa e s’inseriscono pongono nella grande recinzione delle case mura del borgo stesso, che come una grande recinzione vengono ad accerchiare il castello De Ponte, che si trova nel centro del borgo nella sua parte sommitale.

Le nuovi quattro torri costruite nella seconda metà del Quattrocento sono cilindriche con scarpa di base presenti e così fatte come accennato prima rappresentano un perfezionamento delle opere di difesa dei borghi rinascimentali in un periodo in cui l’apparizione delle prime armi da fuoco (“bombarde e “columbrine”) rendeva ormai inservibili le torri quadrate o poligonali.

In una di esse sulla destra di Porta Cancello, è ancora presente il foro circolare dove usciva la canna della colubrina (piccolo cannone a canna stretta) con sopra il foro a croce per il untamento della stessa. Non è del tutto impossibile che le torri rotonde nascondono nel loro interno le torri ad “U” trecentesche. 

 

 

– Virginio Orsini nuovo conte di Tagliacozzo (1480-97)

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1480 Virginio Orsini, figlio di Napoleone, diventa nuovo conte di Tagliacozzo e Albe. In questa veste prosegue quanto fatto dallo zio Roberto ovvero continuare sul piano edilizio a migliorare Tagliacozzo, specie il palazzo Ducale, facendone divenire una grande residenza.

Allo stesso modo vengono avviati dei lavori di per ristrutturare alcune rocche presenti nel territorio di Albe e Tagliacozzo in quanto giudicate valide come posizione che possono tornare utili in caso di attacco o organizzazione territoriale. Le rocche principali che vengono ristrutturate sono i castelli di Albe, di Scurcola e di Avezzano, più altri castelli minori. Il castello di Albe viene completamente ricostruito essendo da tempo  in completo abbandono da molto tempo.

 

Il castello di Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

 

Il castello viene però ricostruito seguendo la base precedente, quindi si parla sempre di una rocca rettangolare con 4 torrioni laterali. Altra modifica segue invece il castello di Scurcola che viene completamente stravolto per renderlo più valido sul piano militare. La rocca di Scurcola è pensata infatti più in chiave militare che in chiave residenziale e sulla base di ciò è modificata profondmente. La piccola rocca esistente ad Avezzano viene invece resa più grande e imponente per renderla un degno palazzo principesco in stile rinascimentale. La rocca deve essere sia un castello residenziale che militare.

Quanto al lato economico Virginio prosegue nel rafforzamento complessivo del settore della lana da pecora, continuando a migliorare i tratturi e la sicurezza di questi oltre che altri aspetti pratici. Soprattutto però Virginio dedica gran parte dei primi anni di governo nel consolidarsi nei suoi feudi, in quanto i Colonna si sono rifatti avanti e a causa di situazioni interne al regno napoletano Virginio è divenuto nemico del re e al contrario i Colonna sono divenuti filoregi.

Ciò consente loro di recuperare prima Albe nel 1481 e poi anche Tagliacozzo tolta a Virginio dal re in quanto divenuto suo nemico. All’interno poi di un conflitto più grande che riguarda i vari stati italiani, al livello locale le due famiglie rivali degli Orsini e Colonna arrivano a fronteggiarsi a viso aperto prima a Roma mettendola a ferro e fuoco nel 1482 e poi anche nei territori abruzzesi che sono teatro di alcune lotte cruente fra le due famiglie e i loro due capi, Virginio Orsini e Fabrizio Colonna.

I due si guerreggiano in tanti modi sia al livello politico, che militare che privato provando a uccidersi a vicenda  coinvolgendo in ciò anche altri  membri delle loro famiglie. Per  esempio nel 1482 all’inizio dello scontro fra le due famiglie è  l’uccisione di Prospero Colonna da parte dei Riario, amici degli Orsini, a scatenare grossi conflitti in città fra le due fazioni. Ad un certo punto della storia a quanto pare tra il 1482 e il 1484 i Colonna riescono ad avere la contea di Tagliacozzo.

Ma gli Orsini sono pronti a muovere un tremenda guerra ai Colonna purchè riescano a recuperare Tagliacozzo e Albe. La reazione orsina esplode nel maggio 1484 allorquando le truppe di Girolamo Riario, capo delle guardie papali, viene assalito insieme alle truppe  dei Colonna, dalla furia di Virginio Orsini. 4000 uomini degli Orsini mettono a ferro e fuoco Roma, uccidendo e saccheggiando la città, arriva ora andando a catturare Loreno Oddone Colonna. Virginio Orsini oltre ad essere riuscito a mettere sotto chiave il suo rivale ora punta anche ad eliminarlo fisicamente per mandare un messaggjo forte alla sua famiglia.

 

 

– La caduta degli Orsini e l’ascesa definitiva dei Colonna

Il simbolo dei Colonna. (Immagine da Wikipedia)

 

Siamo all’inizio del 1494 e re Ferrante muore in gennaio. La sua morte porterà in breve alla deflagrazione del regno napoletano e alla sua sottomissione alle potenze straniere. Ma andiamo con ordine la successione del regno va al figlio primogenito Alfonso II, d’indole crudele, egli risulta odiato dalla popolazione. Con l’ascesa di Alfonso II, Virginio Orsini si dichiara fedele al re e anche al papa Alessandro VI. Questo frutta ad Orsini la su nomina a Gran Connestabile del regno  napoletano. Poco dopo Virginio Orsini fa incontrare il papa Alessandro con Alfonso II nel suo castello di Vicovaro, dove questi stringono un alleanza militare.

Ludovico il Moro a Milano vuole insediarsi come duca, ma deve far fuori o deporre il piccolo Gian Galeazzo. Alfonso II saputo del piano si scontra contro Ludovico, poichè è il suocero del figlio di Giangaleazzo. Poco dopo il reggente Ludovico il Moro fa scendere in Italia Carlo VIII di Francia, il quale vorrebbe riprendersi l’intera penisola e inizia una penetrazione militare diretta verso Napoli.

Mentre Carlo VIII scende in Italia riuscendo a non incontrare particolare resistenza. Carlo dopo aver viaggiato per tutta Italia con il suo forte esercito, incontrando poca resistenza, giunge a Roma dove viene accolto dalla folla festante che per paura di una rappresaglia sulla città si schiera con lui.

Fra coloro che lo accolgono vi è anche Virginio Orsini che con un grande voltafaccia si schiera con Carlo, abbandonando sia il re napoletano che il papa. Tuttavia ciò sarà ricordato a lungo dal papa e costerà caro a Virginio. Nel frattempo i  Colonna con a capo Fabrizio scendono le Alpi e si recano a dare manforte a re Carlo che nella sua discesa verso Napoli di cui rivendica il trono, incontra una forte resistenza nei pressi della Marsica. Qui giunto Fabrizio Colonna che sconfigge le resistenza marse, viene investito sul campo da Carlo VIII delle contee di Albe e Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e Corvaro, in pratica Fabrizio sostituisce Virginio nei suoi territori.

Successivamente una lega di stati italiani caccia Carlo VIII dall’Italia e le contee marse vengono affidate a Fabrizio Colonna nella loro difesa dagli Aragonesi, ma Fabrizio con classico voltafaccia si fa perdonare dal nuovo re napoletano Ferdinando II (succeduto al padre dopo la sua abdicazione), che gli conferma le contee abruzzesi. Virginio Orsini dopo l’epilogo avuto con la perdita delle sue contee, si riassocia al re francese che vuole ritornare in Italia.

Nell’ottobre 1495 le truppe francesi giungono nella Marsica per giungere poi a Napoli. Qui il re priva Fabrizio Colonna dei feudi marsicani e li affida nuovamente a Virginio Orsini, che nel frattempo ha sconfitto le forze colonnesi e si è ripreso i suoi feudi. A causa però di questi continui passaggi di fronte la Marsica con le sue tre contee è continuamente messa a ferro e fuoco venendo continuamente saccheggiata, con gravissimo disagio per le popolazioni locali.

La situazione di restauro di Virginio Orsini al comando delle contee marsicane è però di corta durata. Papa Alessandro VI memore del tremendo voltafaccia di Virginio nel 1494 lo scomunica il conte Orsini insieme al figlio e al cugino dichiarandoli ribelli della chiesa e confiscando loro ogni bene nello stato pontificio. Inoltre il papa scioglieva da ogni giuramento Tagliacozzo e le altre università dal vincolo di vassallaggio agli Orsini.

Il re nuovo re di Napoli Federico (succeduto al nipote morto) d’accordo con il papa sconfigge nel giugno 1496 le forze orsine e fa arrestare il conte Virginio imprigionandolo a Castel dell’Ovo. In agosto Federico di Napoli affida a Fabrizio Colonna il compito di riconquistare le contee di Tagliacozzo e Albe e le baronie di Corvaro e Carsoli. Fabrizio Colonna con i suoi uomini mette a ferro e fuoco la Marsica riuscendo a riconquistare in ottobre i territori di Albe e Tagliacozzo e Carsoli.

Immediatamente dopo aver ricondotto i suddetti territori sotto la corona di Napoli, re Federico investiva Fabrizio Colonna con la nomina a conte di Tagliacozzo. A Tagliacozzo inoltre viene assegnata la possiilità di emettere soldi tramite l’istituzione di una zecca di stato

Nel gennaio 1497 Virginio Orsini viene avvelenato in carcere morendo poco dopo e qualche mese dopo re Federico in un diploma reale assegna a Fabrizio Colonna la titolarità delle contee di Tagliacozzo e Albe e delle baronie di Corvaro e Carsoli. A questo punto concludiamo che i Colonna ormai consolidatisi nei territori abruzzesi, tranne che per alcuni momenti ed eventi particolari rimarranno stabilmente feudatari della Marsica occidentale.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO XV

La chiesa di San Nicola. (Immagine personale)

 

Alla fine del XV secolo la chiesa di San Nicola come altre strutture locali è bisognosa di diversi restauri legati non solo per l’età della struttura, ma soprattutto per i probabili e consistenti danni derivati dal terremoto del 1456. Qui c’è da fare una postilla, come accennato in altra sede non abbiamo al momento dati diretti sugli effetti del sisma del 1456 sulla chiesa suddetta, ma immaginiamo dal contesto quanto possa essere successo e lo scriviamo qui.

Il sisma del 1456 è stato per la Marsica una delle prove più dure al livello sismico che il territorio ha mai dovuto affrontare, sicuramente meno intenso del sisma del 1349, ma sicuramente ben problematico almeno per una parte della Marsica. Ora è vero che il sisma non è avvenuto nella Marsica essendo avvenuto in Irpinia, ma comunque i suoi effetti sono stati ben sentiti al livello generale e molto gravi in alcune zone locali, come la Piana del Cavaliere.

Ritornando a Corcumello l’intensità del sisma si è sicuramente sentita, così come anche il sisma del 1461 dell’Aquila, ma quello del 1456 ha sicuramente prodotto maggiori danni in generale. Ora Corcumello come successo anche in altre situazioni di sismi particolarmente violenti è quasi sempre riuscita a rimanere in piedi affrontando solo danni parziali. Probabilmente è successo così anche questa volta e poichè nei sismi le prime strutture a risentirne sono spesso le chiese, è probabile che la chiesa di San Nicola abbia risentito maggiormente del terremoto essendo comunque una struttura anziana e possa aver subito danni rilevanti, apparendo alla fine del secolo praticamente inagibile.

Questo lo diciamo in virtù del fatto che la struttura religiosa all’inizio del XVI secolo è stata praticamente ricostruita dai Vetoli e la domanda che ci facciamo è questa, perchè ricostruire da zero un bene storico se quello sta bene o comunque non mostra criticità. Una possibile risposta semplice e forse un po’ banale è che la struttura non esista praticamente più o comunque sia in uno stato tale da non permetterne un buon recupero e quindi si provveda a rifarla. La ricostruzione della chiesa sarà affrontata nel capitolo dedicato al XVI secolo.

 

 


 

 

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XVI SECOLO

 

– Il regno di Napoli diventa viceregno di Spagna

Nel 1501 re Federico I di Napoli viene destituito dal papa e il trono di Napoli rimane vacante. I due contendenti principali ovvero Spagna e Francia si lanciano alla conquista del regno  napoletano, ognuno accampando diritti sul trono. Alla fine di una sanguinosa lotta è la Spagna ad avere la meglio insieme ai loro sostenitori, fra cui i Colonna che hanno impegnato molte risorse per sostenere le pretese al trono degli Spagnoli.

Fatto è comunque che nuovo re di Napoli diventa Ferdinando V di  Castiglia – Spagna. Il nuovo re non vuole avere una nuova corona, ma semplicemente una colonia e per ottenere questo abbassa il regno di Napoli a Vicereame. Questo fatto arriva alle persone così da farle esplodere di rabbia contro gli Spagnoli, ma loro ormai sono i padroni e sono troppo forti per metterli in discussione.

 

 

– Il nuovo ducato di Tagliacozzo (1504) e il grande condottiero Fabrizio Colonna


 Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Il re riconosce che la forza dei Colonna è stata importantissima nel conquistare il trono spagnolo. Per questo motivo Ferdinando eleva con un diploma reale, Fabrizio Colonna a I duca di Tagliacozzo (includendo in questa cornice anche la contea di Albe). Oltre a questi territori Fabrizio è confermato barone di Carsoli, Corvaro e della Valle Roveto.

 

 

– Corcumello nel ducato di Tagliacozzo

 

Corcumello oggi vista da lontano. (Immagine personale)

 

Con la formazione del nuovo ducato di Tagliacozzo sotto la nuova dinastia guida i Colonna, anche Corcumello, che faceva prima parte della contea di Tagliacozzo, entra nella nuova struttura feudataria.

Con i Colonna l’intera Marsica occidentale e centrale (vecchia contea d’Albe) acquista una dimensione più stabile e la vita nel nuovo grande stato feudale diventa migliore  sul piano amministrativo e organizzativo. Certo gli alti e bassi ci sono,  a sicuramente sul piano politico c’è migliore stabilità rispetto a prima. Se a ciò aggiugiamo l’essere un territorio di confine fra stato  spagnolo e stato pontificio porta l’intera zona ad essere un territorio particolare.

Corcumello come piccolo centro della Marsica rimane sempre un po’ isolato dalle importanti vie di comunicazione, ma comunque rispetto ad altri piccoli centri della Marsica rimane un centro abitato di tutto rispetto con una popolazione media in crescita.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL SECOLO XVI

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del XVI secolo troviamo i Vetoli nuovi signori di
Corcumello, succeduti per via matrimoniale ai defunti De Ponte ormai estinti. I Vetoli portano avanti nel paese il processo di rinnovamento edilizio avviato dai De Ponte nella seconda metà del XV secolo. Soprattutto si occupano delle strutture religiose del paese riedificando, o comunque ristrutturando profondamente l’antica chiesa di San Nicola probabilmente gravemente danneggiata dal sisma del 1456 ed edificando le nuove chiese di San Lorenzo e di Sant’Antonio.

 

Parte posteriore dela chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Tralasciando qui le chiese di San Lorenzo e Sant’Antonio, ci occupiamo della ricostruzione della chiesa di San Nicola. Come accennato  la chiesa di San Nicola è stata probabilmente danneggiata dal sisma del 1456 e causa anche l’età avanzata dell’edificio, che risaliva al XII secolo, è possibile che i Vetoli abbiano preferito abbattere del tutto il vecchio fabbricato ed erigerne uno nuovo.

 

La chiesa di Sam Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Il nuovo edificio praticamente ricostruito ex novo ad inizio ‘500, si caratterizza per una struttura a volte con ingresso composto da una scalinata, portico e portale in stile rinascimentale.

 

 

– Dispute e litigi tra i paesi

Sotto Fabrizio Colonna i paesi del ducato di Tagliacozzo si sono in parte riassestati dopo i conflitti dell’ultima parte del secolo XV e primi anni del XVI, però con la nuova amministrazione Colonna si vengono creando i presupposti per quelle che chiamiamo liti condominiali.

In altre parole se con Fabrizio la situazione di relativa tranquillità ha sopito tanti malumori e una leggera ripresa economica ha permesso a molti di rialzarsi così non è con Ascanio dove complice una crisi economica, la crescita della popolazione e altri fattori spingono i vari paesi del ducato a litigare fra loro per il possesso delle terre confinanti di pascoli e selve, in quanto questo significa poter dar da mangiare ai propri figli. La gelosia dei paesi per la terra unita agli affitti dei pascoli per il mercato delle pecore producono diverse frizioni locali, in parte regolamentate da leggi emanate dal governo spagnolo emanate però solo nel 1536 e nel 1540 dal governo di Carlo V.

Di situazioni di disagio di discussioni pubbliche fra paesi confinanti è piena la storia locale e ciò  chiaramente avviene anche nella valle di Nerfa. Ma chiaramente ciò che influisce è la situazione generale legata ai rapporti di forza fra  stati. Come accennato il duca Colonna segue fedelmente il governo spagnolo che ad un certo punto si lancia con i Lanzichinecchi nel sacrilego sacco di Roma.

 

– La pace con Carlo V

Carlo invia un’ambasciata presso il papa per fare ammenda dell’episodio. Clemente alla fine, non ritenendolo direttamente responsabile, lo perdona. Dopo questi accordi, il giugno 1529, viene stipulata la Pace di Barcellona, tra Papato e Impero. Secondo gli accordi Carlo V riceve la corona imperiale dalle mani del papa il 24 febbraio 1530 e in cambio l’imperatore restituisce Firenze ai Medici sciogliendo la repubblica fiorentina nel 1532.

 

 

– La Marsica negli anni 1530

Avezzano e il lago Fucino nel XVI secolo

 

 

Alla fine del sacco di Roma tra la peste degli anni 1527-1532 e la distruzione perpetrata dagli Orsini nel 1528, la Marsica si ritrova un’altra volta colpita al cuore con un grave danno economico che ne segue. Nonostante i gravi danni subiti, la Marsica riesce a riprendersi grazie ad alcuni accorgimenti tecnici di Ascanio. Anzi nel corso del decennio 1530-40 per la Marsica saranno, a differenza di quanto avviene nel resto del meridione italiano, anni di boom economico.

 

 

– La ripresa economica nel ducato di Tagliacozzo

 

Tagliacozzo nel XVI secolo

 

Ascanio Colonna per motivi pratici si ritrova spesso a soggiornare nelle terre fucensi e quindi ad essere ben presente a Tagliacozzo presso il palazzo ducale. Egli nonostante non fosse un buon amministratore dei suoi beni cerca comunque di rilanciare l’economia del ducato. Nel 1529 il duca compie un atto rivoluzionario che riesce a rilanciare l’economia del suo ducato. Egli tramite la moglie, provvede a rilanciare la transumanza fra i pascoli romani e quelli abruzzesi, lasciando transitare senza impedimento e pagamento i greggi di pecore dei cittadini aquilani e del ducato di Tagliacozzo nel Passo di Tagliacozzo.

L’iniziativa di Ascanio ha l’indubbio vantaggio di dare forte impulso all’economia locale non solo sul piano delle greggi, ma soprattutto sul piano commerciale e di riflesso sul resto dell’economia locale. Grazie a questa decisione il commercio locale si rianima di colpo soprattutto a Tagliacozzo, che diventa tra il 1530 e il 1547 la principale piazza commerciale del centro Italia e ciò ha il suo cuore nella piazza del mercato.

Il deciso miglioramento economico diventa tanto più forte soprattutto dopo il 1532 ovvero dopo la fine della Peste. A Tagliacozzo infatti nella piazza del Mercato  tornano a svilupparsi con un vasto raggio di azione i commerci richiamando numerosi mercanri non solo dai centri della Marsica e dell’Abruzzo, ma anche da Roma, Umbria, Sabina e Ciociaria. Insomma Tagliacozzo diventa in pochissimo tempo la principale città commerciale del centro Italia. Qui si ha una enorme abbandanza di scambi di capre e castrati, pesce e carne, uovae prosciutti, vino e olio, legumi e zafferano e tanti panni di lana e di canapa. E la maggior parte di questi prodotti sono locali, con grande felicità di tutti gli abitanti sia del ducato di Tagliacozzo, ma anche  della contea di Celano.

 

Alba Fucens nel XVI secolo

 

Facendo così Ascanio, malgrado la scomunica pontificia, la perdita dei suoi averi nel Lazio e l’inasprimento fiscale napoletano, si crea qui nel suo  ducato, come per magia una grande ricchezza di denaro, che entra nelle sue tasche e in quelle della famiglia Colonna, con il quale riescono a far fronte ai numerosi debiti contratti con i banchieri tedeschi.

Non solo ma questo denaro libera tante famiglie da una crisi endemica e consente a esse di andare avanti senza pensieri. Con la circolazione di questo denaro nascono nuove case per le famiglie che riprendono a crescere e nuove chiese e ciò non solo per esorcizzare la paura della peste, ma anche per tenere viva la fiamma della religione cattolica contro la minaccia luterana.

Siamo in piena controriforma e la chiesa di Roma dopo la crisi di costume dei primi del ‘500 e la crisi luterana cerca di rilanciarsi con nuovi strumenti ecclesiastici. L’Abruzzo in ciò segue in modo fermo la chiesa di Roma. Diciamo quindi che il ducato di Tagliacozzo grazie ad Ascanio riesce meglio a configurarsi nella nuova dinastia Colonna che in questi anni consolida se stessa presso la popolazione locale, specie dopo questi anni di boom economico.

Segno inconfondibile di questa ripresa è anche la crescita della popolazione che si evince chiaramente dal censimento del 1542. Qui infatti emerge una  crescita importante della popolazione, sicuramente presente in tutto l’Abruzzo, ma qui acquista un significato maggiore grazie alla dinamica economica presente in questi anni. Tagliacozzo è la città più popolosa con 307 fuochi, seguita da Albe con 252, Pereto 195 e Carsoli, Scurcola e Magliano con 150-170 fuochi. Insomma una crescita vigorosa.

 

Scurcola nel XVI secolo

 

L’esplosione economica di Tagliacozzo e la sua particolare situazione geografica e politica rendono un unicum nel regno napoletano in quanto la rendono quasi slegata sia dal contesto dello stato pontificio che di quello napoletano. Questa condizione si cerca di riportarla a una situazione più tranquilla da parte delle autorità civili spagnole.

Però malgrado gli ufficiali di sua maestà Carlo V  tentino senza esiti di fermare il fenomeno e di far rispettare il divieto di sconfinamento fuori dal regno, gli effetti della decisione di Ascanio Colonna sono sicuramente importanti, se è vero che la  Sommaria di Napoli si affretta a denunciare all’imperatore Carlo V che le pecore che un tempo svernavano in Puglia si sono ridotte di due terzi e che quelle mancanti transitano per Tagliacozzo verso la campagna romana.

Il fenomeno, se da un lato consente un deciso miglioramento dell’economia di frontiera come è  il caso di Tagliacozzo, arreca comunque non poco danno alle casse del viceregno spagnolo per i mancati introiti fiscali. Forse anche per questo Ascanio Colonna comincia ad essere un problema non solo per il papa, ma anche per la corona spagnola. Ora da Napoli si chiedono interventi contro di lui.

 

 

– Corcumello a metà secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Come tutti i paesi della Marsica anche Corcumello fa registrare una certa ripresa demografica. L’economia del paese si basa sia sull’agricoltura che sulla  pastorizia. Il paese, trovandosi in un luogo vicino ai grandi pascoli della media montagna dei Monti Carseolani dove vengono a svernare d’estate le greggi dei Colonna, partecipa con i suoi uomini a dirigere queste greggi. Ma il paese dimostra di avere anche un suo artigianato con la presenza di diverse tipologie di botteghe. Chiaramente parliamo di piccoli commercianti locali, che però rendono il paese parzialmente autonomo. 

 

 

– La chiesa di San Nicola  a metà secolo (1550)

La chiesa di San Nicola oggi. (Immaginepersonale)

 

La chiesa di San Nicola dopo la ricostruzione operata ad inizio ‘500, è sempre di più la chiesa principale del paese, soprattutto grazie alla sua posizione centrale all’interno di Corcumello. La comunità di Corcumello è ignorante nella quasi totalità, ma apprezza comunque lo stile semplice e diretto di Elvira con cui è stata costruita ne fanno un valido esempio di opera rinascimentale e già da ora nel ‘500 la chiesa è ammirata per la sua architettura.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo (1557-71)

Tagliacozzo nel 1555

 

Il ducato di Tagliacozzo aveva avuto un forte impulso migliorativo sul piano economico sotto  scanio grazie alla decisione di tenere gratuiti i passaggi di confine per i greggi di pecore. Questo aveva innescato un processo produttivo nei commerci locali che sono serviti per rendere ricca Tagliacozzo e tutti i paesi facenti parte del ducato. Tuttavia seppure in tono minore il miglioramento economico e la centralità economica di Tagliacozzo prosegue anche nella seconda età del XVI secolo, grazie alla forte ascesa di Marco Antonio Colonna data dal suo destro militare.

Grazie a questo estro militare il re di Spagna Filippo II ricompensa il duca concendendo la libera tratta di frumento da tutte le terre del regno. Anche questo privilegio insieme ad atri avuti precedentemente fanno veramente ridere. Ma all’epoca si pensava  in un certo modo e si agiva in quel modo. Comunque siano andate le cose è certo che i massicci guadagni avuti da questa situazione si protraggono ancora per un bel po’ di tempo. Il ducato insomma seppure in posizione più defilata continua a macinare utili, che vengono in parte spesi per migliorare il territorio e le varie comunità.

A questo si aggiunge l’accorta politica Marco Antonio che nel decennio 1562 – 1571 riorganizza i suoi feudi attraverso un’intrapendente politica che si giova peraltro dell’enorme retroterra politico che egli è riuscito a conquistare. Per oltre due secoli, fino al 1806, i Colonna garantiscono a Tagliacozzo un periodo di relativa pace e di modesto sviluppo, anche se in un contesto rigidamente feudale e nei termini con cui questo può essere inteso dalla ideologia del tempo come elemento di celebrazione e di prestigio.

 

 

– Il Ducato di Tagliacozzo alla fine del ‘500

 

Tagliacozzo nel XVI secolo

 

Alla fine del secolo il ducato di Tagliacozzo è uno dei 4 pilastri del cosidetto stato colonnese che va dal Lazio all’Abruzzo in piena  continuità territoriale. Il ducato di Tagliacozzo continua  a veder crescere la propria economia anche alla fine del secolo.

Nel censimento del 1595 il ducato di Tagliacozzo vede una popolazione residente di 22.500 persone e seppure la cittadina di Tagliacozzo risulta cresciuta di sole 300 unità al livello urbano è comuque in questo momento il maggiore centro commerciale e ammnistrativo della Marsica, volendo anche più grande di Celano. All’interno del ducato è Avezzano il centro  che cresce di più, seguito da Albe, Magliano, Scurcola, Luco e Trasacco.                

Luco addirittura triplica la propria popolazione e ciò è segno che la maggior parte della popolazione si è spostata nel contesto fucense e dei Piani Palentini dove è più facile praticare l’agricoltura.

 

Avezzano nel XVI secolo

 

A partire dal 1595 però la crescita della popolazione si arresta e l’unica a crescere è Avezzano, mentre gli altri paesi hanno una stagnazione in questo senso. Ciò è anche un segno di profondo cambiamento in senso negativo dovuto a diversi fattori in primis negli anni ’90 del 500 al fattore climatico che diventa freddo estremo che si ripete per diversi anni portando con se anni di carestia per i raccolti andati male che genera a sua volta una forte crisi degli allevamenti.

Ciò porta ad un calo demografico che inizialmente riguarda i paesi dei Piani Palentini (Scurcola e Magliano) e della Piana del Cavaliere (Carsoli, Oricola). Invece si ha un certo incremento demografico nei paesi di montagna come Cappadocia e Rocca di Botte.

 

 

– Corcumello alla fine del ‘500

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Corcumello alla fine del ‘500 vede interrompersi la propria crescita demografica. Il paese sul piano urbanistico mantiene la sua caratteristica di paese fortificato con la propria struttura di case mura che circondano il castello-palazzo Vetoli, posto sulla sommità del colle.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

“L’acropoli” di Corcumello formata dalla chiesa di San Nicola e il castello.

 

La chiesa di San Nicola dopo la ricostruzione avvenuta ai primi del secolo è stata poi elevata in parrocchia divenendo praticamente la principale chiesa di Corcumello. D’altra parte la sua posizione all’interno del centro storico ne fa insieme al castello una sorta di acropoli del paese

 

 

– Il regno di Spagna nel 1598

Il regno di Spagna nel 1598. (Immagine da Wikipedia)

 

 

 

 


 

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XVII SECOLO

 

– Il ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I (1611-39)

 

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Come accennato il nuovo duca Filippo è un uomo d’armi e una persona assai concreta che cerca di persona di controllare tutto e tutti e ciò per evitare fughe in avanti dei suoi vassalli. Filippo dimostra fin da subito di essere capace di gestire il tutto e persegue con determinazione l’obbiettivo di rendere più efficienti i suoi feudi compreso chiaramente anche il ducato di Tagliacozzo. Sotto Filippo il ducato di Tagliacozzo continua ad andare abbastanza bene sul piano economico, nonostante i molteplici segnali di crisi che sono ben presenti e che dipendono da fattori esterni.

Infatti nel periodo di Filippo si accentua un calo generalizzato della popolazione, dovuto anche ai raccolti poco brillanti per il clima notelvolmente più freddo che si ha dalla fine del secolo precedente e persiste in questo secolo. Il problema climatico purtroppo accentua molte situazioni di carattere economico che portano a cadute in diversi settori come nell’allevamento dove si registrano molte morti di bestiame.

Per Filippo non è facile gestire questi problemi in quanto ben pressato dalle banche per i debiti famigliari accumulati in passato e dalla forte pressione fiscale spagnola che strozza l’economia generale. In questo quadro Filippo dimostra di avere buone capacità di governo e di saper ballare bene nella tempesta del tempo cercando di frenare al massimo le perdite di denaro e di aumentare il capitale famigliare. 

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Filippo realizza ciò attraverso un controllo molto ferreo sul suo patrimonio, controllando da vicino le spese di entrata e uscita e frenando in più occasioni gli eccessi dei suoi vassalli e delle varie famiglie emergenti, evitando così mancanze grosse di questi nei confronti della popolazione. D’altra parte c’è anche da dire che Filippo una cosa asciutta, ma vera ovvero che il controllo ferreo serviva anche per far andare nelle casse famigliari piuttosto vuote quanti più soldi possibili baipassando gli intermediari, cercando però di sfruttare al massimo la popolazione locale con tasse e altre diavolerie feudali.

Un esempio lampante di ciò riguarda un caso del 1631 dove Filippo dimostra risolutezza sulle spese del ducato di Tagliacozzo. Qui Filippo da istruzioni molto precise al gestore dell’erario di Tagliacozzo Marino Fallaci, fresco di nomina, stilando una lista delle spese di entrata del ducato che il gestore doveva esigere dalla popolazione in merito come imposte.

La lista in questo senso è piuttosto lunga riguardando l’elenco di tasse, gabelle e la tassa per mantenere la cavalleria leggera del ducato. Il tutto veniva riscosso in tre rate in prossimità della Pasqua e del Ferragosto e del Natale giusto in tempo per rovinare le feste alla popolazione. Facendo così però nella crisi generale del vice regno napoletano egli riesce ad assicurare ai propri domini un governo stabile e capace rendendo più facile attraversare questi decenni e frenare la caduta economica, che altrimenti sarebbe stata peggiore.

Altra nota importante della politica di Filippo è l’incremento dell’affitto degli uffici pubblici e dei diritti feudali già avviata dal suo predecessore Giuliano De Leonibus. In pratica le nuove famiglie emergenti nella loro ascesa pubblica, una volta raggiunti gli uffici più importanti sia al livello d’incarichi che di nomine feudali, per esempio la baronia di Corvaro o di Civitella Roveto devono sborsare per mantenere quelle cariche diversi quattrini, altrimenti devono dimettersi e cedere il posto ad altri.

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Le entrate che Filippo riesce a far arrivare alle casse della famiglia servono a pagare gli alti debiti famigliari che diminuiscono molto con lui, a pagare le alte spese di vita lussuosa che una famiglia così importante deve avere se vuole stare al passo con gli altri e mirare ad altre fortune, sia a pagare le alte spese di miglioria dei palazzi di famiglia dislocati nei suoi feudi.

Filippo quindi anche in conformità con la forte tassazione spagnola, deve tenere sempre aggiornata la situazione dei feudi, per questo vengono redatti dei catasti nel ducato di Tagliacozzo il primo è del 1609 e il secondo è del 1635. Da questi emergono chiaramente le nuove ricche famiglie del territorio ducale. Su questo facciamo un piccolo sunto.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL SECOLO XVII

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Ad inizio ‘600 la chiesa di San Nicola non sembra subire alcun cambiamento strutturale rimanendo nel suo rifacimento rinascimentale. La chiesa è ormai stabilmente la principale chiesa del borgo. L’antica chiesa di San Pietro pur essendo sempre frequentata perde d’importanza in favore proprio della chiesa di San Nicola.

 

 

– Corcumello nel 1640

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il periodo della metà del XVII secolo è sicuramente uno dei peggiori di tutta la storia della Marsica e quindi anche di Corcumello a causa del clima rigido che porta a ricadute economiche devastanti con il crollo dell’allevamento e dell’agricoltura e quindi anche del commercio, fortemente calato in questo periodo. In generale per il piccolo paese come per la Marsica la situazione è pessima e ciò ha ricadute anche al livello sanitario. Scarsa in questo momento è la condizione medica, mancano medici e aree dedicate al controllo sanitario.

A metà ‘600 Corcumello continua ad apparire come un borgo medievale con case erette  con i sassi, con quella pietra che le montagne circostanti hanno sempre fornito.

Sicuramente erano case assai grandi, fino ai primi di questo secolo, infatti la gente di Corcumello ha trascorso la propria esistenza in un grande stanzone, posto al piano superiore di una modesta abitazione, poiché il piano inferiore veniva adibito a stalla, a pollaio e cantina. In quella sala si mangiava, si dormiva, li le donne si radunavano per trascorrere le lunghe giornate invernali, quando il freddo e la neve non permettevano di uscire.

 

Scorcio storico di Corcumello. (Immagine personale)

 

Per secoli in quelle case si sono consumate storie di miseria, ma anche piacevoli intrattenimenti. Non c’è da stupirsi del fatto che tanta gente anche pastori e contadini, conoscessero i grandi poemi del Rinascimento: “l’Orlando furioso”, “La Gerusalemme liberata” “La canzone d’Orlando”, o tutti i racconti biblici. Intorno al fuoco, infatti, la sera quando si poteva godere un po’ di riposo, si radunava l’intera famiglia allora assai numerosa, e il capo famiglia, o chi per lui, leggeva questi
racconti.

Quella era la televisione di allora, e i bambini chissà quali mondi immaginavano sentendo quelle storie. Poi la recita del S. Rosario e quindi tutti a letto. Per quella gente, i nomi dei paladini o dei profeti o dei patriarchi erano affascinanti, per questo molti portavano i nomi di quei grandi personaggi. Si tratta di quella situazione propria delle genti povere dell’Italia e dell’Europa fino a quando il progresso non ne ha sconvolto lo stile di vita.

 

Un pastore di pecore con il suo gregge.

 

Certo è che la situazione della popolazione locale nel ‘600 sia a Corcumello che nel resto dei paesi della Marsica è molto dura e spesso penosa. Ci sono poi categorie che sono molto sfruttate dai cosidetti padroni. Tra queste vi  sono sicuramente i pastori di pecore che non sono quasi mai a casa e spesso sono fuori a lungo e sono in una condizione economica dove appaiono gli ultimi degli ultimi. 

 

 

– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da
https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)

 

Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo dove ci sono focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

 

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi praticamente scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Ma al termine di tutto la pestilenza uccide centinaia di migliaia di persone tra Napoli e Milano.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DURANTE LA PESTILENZA DEL 1656

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di San Nicola durante la pestilenza del 1656 viene molto frequentata dalla popolazione, che si mette in preghiera per chiedere grazie per parenti malati di Peste o semplicemente rassegnati alla fine si chiede perdono per i propri peccati, in attesa che giunga la morte per opera della Peste, che sicuramente anche qui a Corcumello ha colpito.

 

 

– Corcumello a fine secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)

A fine secolo Corcumello risente fortemente del periodo depressivo che si vive in questa fase climatica. I raccolti e l’allevamento non hanno sollievo, anzi i raccolti sono pessimi e le bestie continuano a morire per il troppo freddo. Il paese continua ad essere strutturato come nei secoli passati e non interviene alcun nuovo cambiamento sostanziale.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

 

La chiesa di Sam Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo la chiesa di San Nicola appare come una semplice chiesa di un paese ripiegato su se stesso a causa di una generale e profonda crisi economica che incide come una falce sulla popolazione. La popolazione esausta da tanta crisi non sa come uscire da tanta povertà e la chiesa in questo quadro rappresenta una sorta di tempio di pace in cui andare per trovare un po’ di pace.

I Vetoli dal canto loro continuano a curare la manutenzione di tutte le chiese del paese, soprattutto la chiesa di San Nicola che continua ad essere il punto focale del borgo.

 

 

 


 

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XVIII SECOLO

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo a inizio ‘700 (1700-14)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

A inizio ‘700 a causa del cambiamento politico in corso che mette in discussione la permanenza di Napoli e la Sicilia sotto la bandiera spagnola e soprattutto i terremoti d’Abruzzo d’inizio secolo, si registra un periodo molto cupo della storia abruzzese e marsa. In questo periodo chiaramente anche a causa dei sismi del 1703 e del 1706, dei danni e i lutti derivati da questi si ha un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia.

 

 

– Corcumello a inizio ‘700

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del ‘700 Corcumello si presenta ancora come un borgo fortificato, esattamente come nei secoli passati, senza che siano intervenuti lavori particolari. La popolazione non si è ancora ripresa dalla crisi del ‘600 e soprattutto dalle scosse sismiche d’inizio secolo.

Per fortuna entrambi i sismi, che sono stati molto forti e si sono sentiti distintamente, a parte molto spavento e qualche danno superficiale non hanno prodotto problemi particolari e il paese può dirsi fortunato, purtroppo non è stata la stessa cosa per altri borghi della Marsica,  dove le scosse specie la prima del 1703 dell’Aquila in molti paesi hanno dato molti danni seppure non significativi al livello generale come invece successo ai paesi aquilani.

Il dato più significativo di questa stagnazione sta nella popolazione ovvero nel numero di abitanti, rimasto pressochè identico al 600. A questo dato vi è da aggiungere che sul piano climatico non vi è stato cambiamento alcuno e che la rigidezza delle temperature non permette raccolti positivi, ma solo scarsi e questo incide in modo diretto sulla popolazione.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL SECOLO XVIII

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del XVIII secolo due forti terremoti scuotono l’Abruzzo  provocando molti morti e molti danni. I terremoti in questione sono il terremoto dell’Aquila del 1703 e quello di Sulmona del 1706. Entrambe queste località sono state distrutte dai due sismi e le località vicine hanno comunque risentito fortemente dei due sismi.

Nel caso della Marsica come ho avuto modo di dire il terremoto di maggiore risentimento è stato il primo quello del 1703 che è stato avvertito con  maggiore forza un po’ in tutto il territorio marsicano.

 

Scorcio del castello di Corcumello con sullo sfondo il campanile della chiesa di S. Ncola. (Immagine personale)

 

Il territorio marsicano come avvenuto in passato e come avverrà in futuro non ha registrato gli stessi effetti ovunque e questo perchè non è un territorio omogeneo essendo composto da tanti diversi ambienti. Si passa infatti dal terreno lacustre, alla collina fino alla montagna e a questo genere di ambienti corrispondono altrettanti tipi di condizioni geologiche.

 

Parte posteriore dela chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Ma in tutto questo discorso cosa c’entra la chiesa di San Nicola?

Ebbene la chiesa di San Nicola fa parte di un territorio altamente sismico, che si pone sopra ad un piccolo monte che in qualche modo è riuscito ad attenuare gli effetti peggiori. Ma attenuarli non significa farli sparire e probabilmente la chiesa di San Nicola può aver risentito del terremoto del 1703, comportando un suo restauro completo, ma niente in confronto  a ciò che è avvenuto nel XVI secolo, con la sua ricostruzione.

 

 

 

– Arrivano gli Austriaci (1714-34)

 

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

 

– Il ducato di Tagliacozzo diventa austriaco (1714)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

L’episodio del 1707 del bandito De Santis e del suo assalto ad Avezzano è emblematico di un’intera stagione perchè consente di capire come questi banditi non agissero da soli, ma protetti in alto e allo stesso modo fossero in qualche modo spinti a commettere alcune atrocità dalle persone influenti, che poi li avrebbero protetti in caso le cose fossero andate male.

Il tutto ricade nella stagione della guerra di successione spagnola che si combatte in modo sottile, anche in quel della Marsica. Comunque siano andate le cose nel 1714 si ha un rivoluzionario cambio di regime politico. In pratica il regno di Napoli cessa di essere spagnolo dopo due secoli e diventa austriaco, dopo che l’Austria insieme ad altre potenze ha battuto le forze borboniche che volevano sommergere l’Europa. Da ciò ne consegue che anche il ducato di Tagliacozzo cambi regime pur rimanendo saldamente nelle mani della famiglia Colonna.

D’altra parte un cambio di regime feudale locale non conveniva agli Austriaci, i quali avrebbero dovuto interagire in modo fermo anche con lo stato pontificio visto il confine ducale con lo stato del Papa. Quindi il cambio politico non comporta in quasi nessun feudo un cambio feudale.

 

– Napoli torna indipendente: L’ascesa dei Borbone (1734)

 

 

In Europa è in corso la guerra di successione polacca, che direttamente e indirettamente coinvolge anche l’Italia dove l’estinzione di alcune famiglie regnanti apre dei troni vacanti, magari piccoli stati, ma che vengono usati dalle grandi potenze europee per creare un nuovo equilibrio.

Ebbene tralasciando la guerra polacca e gli altri giochi politici vediamo come il nuovo equilibrio europeo che verrà sancito formalment nella pace di Vienna del 1738, vede la riformazione del regno di Napoli in un contesto d’indipendenza dopo 230 anni di sottomissione allo straniero spagnolo e poi austriaco.

In un contesto di nuovi equilibri di potere i Borbone di Spagna ottengono di poter occupare il trono di Napoli mandando su questo Carlo di Borbone, 2 genito di Filippo V di Spagna. Carlo di Borbone diventa dunque il primo re di Napoli dopo 230 anni di colonialismo estero. Carlo fonda in tal modo una nuova dinastia che tra gli alti e bassi della storia governerà il sud Italia fino al 1860.

 

 

– La crescita del ducato di Tagliacozzo sotto Carlo VII (1734-59)

Sotto Carlo di Borbone il ducato di Tagliacozzo mostra finalmente una crescita costante che iniziata sotto il governo austriaco, prosegue ora in modo più forte sotto il nuovo governo napoletano. Di questa ritrovata crescita indirettamente e direttamente ne beneficiano tutti sia la popolazione che il regime nobiliare locale che la famiglia Colonna sempre più distante dal ducato di Tagliacozzo. Fabrizio II pur assicurando una certa stabilità continua ad affidare alle famiglie baronali di sua fiducia il vero governo locale. Questo comporta una maggiore capacità di controllo.

In generale infatti si nota come sia il governo centrale di Napoli che le famiglie baronali locali cerchino di avvantaggiarsi con vari espedienti di questo momento favorevole. Il governo centrale lo fa con l’imposizione fiscale e la maggior parte della ricchezza e dei benefici derivanti da questa situazione favorevole viene filtrata dalla rete delle famiglie baronali e di un ristretto ceto burocratico e mercantile, abituati entrambi a sperperare più di quanto ottenessero con sfruttamenti da rapina. All’interno di questo quadro anche le istituzioni ecclesiastiche hanno un ruolo non secondario nella polarizzazione del benessere. 

– L’Italia e il regno di Napoli dopo la pace di Aquisgrana (1748)

 

L’Italia e del regno di Napoli nel 1748

 

 

 

– Arriva Ferdinando (1759)

Ferdinando IV di Napoli nel 1759. (Immagine da Wikipedia)

Nel 1759 in seguito alla morte senza figli di Ferdinando VI di Spagna, diventa re Carlo di Napoli, che diventa Carlo III re di Spagna. A causa di ciò viene scelto come suo successore a Napoli il giovanissimo secondogenito maschio Ferdinando, che diventa Ferdinando IV re di Napoli a soli 9 anni. Il suo sarà uno dei regni più lunghi di tutta la storia napoletana ed europea, seppure intervallato dalla parentesi napoleonica. Egli infatti dominerà la scena napoletana fino alla morte avvenuta nel 1825.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo nel 1760-80

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

Durante questo periodo prosegue ancora per qualche tempo la crescita economica che ha contraddistinto il governo ducale di Fabrizio II. Tagliacozzo nonostante sia sempre centrale nel contesto marsicano viene perdendo centralità politica a favore di Avezzano che diventa sempre  più un borgo importante che si pone in antagonismo con Tagliacozzo.

Purtroppo la situazione pur essendo ancora fiorente inizia a declinare a causa dell’esosità degli scambi commerciali imposti da Napoli. Il mercato clandestino sicuramente aggira i vari problemi ma non risulta sufficiente per dare sicurezza economica alla popolazione che si ritrova con molta merce da vendere, ma fatica a farlo per le stupide tasse di frontiera. Cresce quindi il malcontento che viene aumentando il brigantaggio che diventa sempre più endemico e pericoloso, specie per i piccoli paesi di montagna come appunto sono Petrella Liri, Cappadocia e Verrecchie.

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

Alla fine del secolo XVIII troviamo una situazione politica generale completamente diversa dall’inizio del secolo, ovvero la Marsica e tutto il sud Italia non sono più sudditi della Spagna o della successiva dominazione austriaca, ma abbiamo di nuovo un regno indipendente sotto la nuova dinastia dei Borbone. Questo influenza nel bene tutta la situazione delle varie parti del sud Italia.

Insieme alla rinascita indipendentista del sud Italia anche il clima cambia verso il 1730 e ciò produce un netto miglioramento del contesto economico, fino verso gli anni 1765-80, allorquando un nuovo cambiamento climatico, porta ad un nuovo raffreddamento generale seppure più contenuto rispetto alla situazione precedente.

Per la Marsica il miglioramento climatico e il contesto politico portano ad un miglioramento economico e demografico. Più o meno tutti i centri piccoli e grandi della Marsica registrano un aumento demografico compreso Corcumello. Si esce insomma in maniera definitiva dai tempi cupi del ‘600.

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

Corcumello non registra situazioni nuove sul piano amministrativo e politico però si sente che nel paese come nel contesto degli altri centri manca il governo dei Colonna che sempre più si allontanano dai domini abruzzesi per concentrarsi solo su quelli laziali. Nel contesto del ducato di Tagliacozzo sono i loro plenipotenziari che si occupano del governo ducale e a loro seguono tanti sotto responsabili. Emergono insomma tante nuove e piccole famiglia che in questo secolo divengono la nuova borghesia governativa della Marsica, che nel secolo successivo sostituiranno i vecchi Colonna nella nuova realtà ottocentesca.

Parte posteriore dela chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

Tornando a Corcumello e alla sua chiesa troviamo i Vetoli governare ancora il paese, continuando ad occuparsi dei principali affari del borgo. Tra gli affari di cui si occupano i Vetoli vi è anche la chiesa di San Nicola, che questa viene rinnovata negli interni.

I lavori alla chiesa di San Nicola avvengono tutti nella seconda metà del XVIII secolo riguardano principalmente il rinnovo delle decorazioni interne secondo il vigente gusto Rococò. A ciò si aggiungono nuovi arredi sempre nel gusto Rococò, che portano novità nella chiesa, che passa da uno stile rinascimentale ad uno tardo barocco.

 

Organo settecentesco della chiesa di San Nicola.

Tra i nuovi arredi figura il nuovo organo a canne che si compone di cassa lignea ed elementi strumentali.

 

 

La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)

La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili portano all’esplosione sociale che conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.

La Francia in breve diventa una polveriera che esplode dapprima all’interno travolgendo la sua monarchia e poi all’esterno con Napoleone che travolge tutta Europa compreso il regno di Napoli. Qui la prima prova di occupazione francese arriva nel 1798. 

 

 

– L’arrivo dei Francesi a Napoli (1798)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.

 

 


 

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XIX SECOLO

 

– Il ritorno dei Borbone a Napoli

Dopo il ritiro dei Francesi dall’Italia meridionale, i Borbone tornano a Napoli dove riprendono il controllo del regno. Ferdinando IV torna grazie al suo popolo, ma nei confronti di questo si mostra freddo non mostrando particolare interesse. La popolazione delusa dal re inizia a chiedersi se si può fidare di lui e quando passati alcuni anni le pretese locali sono disattese

 

 

– Il ritorno dei Francesi (1806)

Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.

 

 

– CORCUMELLO E LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL SECOLO XIX

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

All’inizio del XIX secolo la chiesa di San Nicola non pare subire alcun nuovo tipo di ristrutturazione. Questa rimane il centro della vita di Corcumello sia sul piano religioso che civile.

Il periodo dell’inizio del secolo vede l’occupazione francese del regno napoletano e la cacciata dei Borbone. I Francesi governano il regno per 10 anni dal 1806 al 1815 e in questo arco di tempo procedono con numerose riforme sia sul piano religioso che soprattutto civile. Tra queste ricordiamo l’abolizione dei feudalesimo e l’imposizione della costruzione dei cimiteri posti vicino i vari centri abitati così da evitare i seppellimenti nelle chiese.

La seconda si spiega da sola e non ha bisogno di commenti, riguardo l’abolizione dei feudalesimo, questo comporta molti sbandamenti tra la gente non abituata a camminare da sola, ma soprattutto attaccata al vecchio sistema. Con il nuovo sistema amministrativo inoltre Corcumello smette di essere comune a se e diventa frazione di Celano. Questo crea molti mugugni e molti spaesamenti, ma superata la prima fase ogni paese e frazione ha trovato la sua dimensione all’interno della Marsica.

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

In questo contesto di cambiamenti epocali Corcumello rimane sostanzialmente tranquilla e anche dopo quando diventa frazione di Tagliacozzo, la situazione non degenera mai. I Vetoli da questo cambiamento non hanno problemi non essendo coinvolti. Loro non possiedono il paese, ma essendo comunque la prima famiglia di questo lo continuano a governare.

 

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

La chiesa di San Nicola a molti appare come un punto di riferimento in cui sostare per raccogliersi in preghiera per riprendere forza e speranza. Gli abitanti del paese sono tutti ignoranti e sono molto credenti, per cui qui la chiesa ha un potere enorme essendo il principale punto di riferimento sociale nei piccoli borghi. La popolazione civile per consiglio o per fedeltà ha un’enorme fiducia nei religiosi che con i loro discorsi sono in grado di orientare il pensiero della popolazione.

 

 

– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810

 

Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.

 

 

– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

 

 

– La soluzione per il Lago Fucino: Alessandro Torlonia

Re Ferdinando II Due Sicilie.  (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1830 diventa nuovo re delle Due Sicilie Ferdinando II, egli è giovane e aperto al nuovo suscitando le simpatie di tutta la nobiltà e borghesia del regno delle Due Sicilie. Purtroppo però questa apertura dura solo qualche anno in quanto già dal 1835 si nota una certo rigidismo politico che poi sfocerà in aperto conservatorismo.  Ferdinando però nei suoi primi anni di regno precisamente nel 1832 visita la Marsica e l’Abruzzo rimanendo affascinato da questo mondo così chiuso e montuoso, ma pieno di vita e fatto è che nonostante il suo generale conservatorismo Ferdinando si prende a cuore la situazione di grave disagio delle popolazioni rivierasche del Lago Fucino a causa delle continue escrescenze di questo grande lago e prova in vari modi a partire dagli anni 1830 a trovare soluzione al riguardo.

 

Magliano negli anni 1840 da un ritratto di Eduard Lear

 

Il problema si rivela da subito assai complesso, dapprima vengono rifatti nuovi lavori di ripulitura degli argini del lago e poi verso la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 del XIX secolo s’inizia a cercare una soluzione ingegneristica che possa apportare un deciso cambiamento al Fucino e a chi vi abita.

Sotto il suo governo la grave questione fucense viene affrontata in modo più deciso che in passato, mettendo intorno al tavolo per questo problema i migliori ingegneri e finanziatori del regno. Verso il 1845 circa gli ingegneri in qualche modo stendono un progetto di recupero del vecchio canale di scolo romano migliorandolo e poi ci sono i finanziatori che si propongono di sostenere l’opera.

 

 

Il lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Sembra tutto ok c’è il progetto ci sono i finanziatori c’è un governo deciso a risolvere il problema si deve solo procedere. Purtroppo però fatti i dovuti calcoli si vede che il progetto risulta più esoso del necessario mettendo in grave difficoltà sia le casse statali, che quelle private degli imprenditori presenti. Però il governo si è impegnato con la popolazione e non può tornare indietro quindi si cercano nuovi finanziatori che possano coprire l’esborso.

 

Alessandro Torlonia in un ritratto del 1839.

 (Immagine da https://www.lidentitadiclio.com/ritratto-di-alessandro-raffaele-torlonia/)

  

Arriva in soccorso dell’opera il grande banchiere Alessandro Torlonia. Torlonia è un uomo giovane, ambizioso ed enormemente ricco è l’uomo giusto per quest’impresa. Egli si studia i piani degli ingegneri e i costi e intravede in questa grande opera idraulica la possibilità di divenire molto più ricco di quanto non sia. Certo è molto attento alle difficoltà logistiche ed economiche, ma il ricavo da un’operazione di questa portata è ben superiore ad ogni difficoltà quindi procede.

 

Celano in un ritratto di Eduard Lear del 1846.

 

All’inizio Torlonia è semplicemente un’azionista della società che gestirà l’opera, ma in breve l’esosità dell’opera convince i vari azionisti a cedere le proprie quote a Torlonia che rimane in breve il dominus finanziario della società che gestisce i lavori. Torlonia così facendo lega se stesso e il futuro della sua famiglia a quest’opera senza rendersi conto dell’enorme rivoluzione territoriale e culturale che porterà ciò per chi vi abita.

Ora indipendentemente dai meriti straordinari di Torlonia, dei suoi ingegneri e dagli operai che l’hanno realizzata, sicuramente anche l’operato del re, anche solo indiretto, ha comunque favorito il suo avvio.

 

Tagliacozzo negli anni 1840 da un ritratto di Eduard Lear.

 

Negli stessi anni 1840 mentre prende corpo l’operazione di prosciugamento del lago Fucino, Tagliacozzo vive la sua fase finale di decadenza amministrativa e culturale di capoluogo della Marsica occidentale, in favore di Avezzano che posta in posizione più favorevole diviene sempre più l’unico capoluogo dell’intera provincia marsa, sostituendo in ciò tutti i mini capoluoghi che avevano reso il territorio marso policentrico.

 

 

– Corcumello a metà secolo (1848-57)

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale)

 

Verso la fine degli 1840 Corcumello continua ad essere parte del comune di Tagliacozzo e sul piano economico il paese continua a vivere con le sue attività tradizionali. La popolazione negli anni dei Borbone continua ad essere prevalentemente analfabeta e come gli altri paesi della  Marsica, vive seguendo il calendario delle feste religiose a cominciare dalle feste classiche come quelle patronali.

 

Il paese di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano politico amministrativo il paese negli anni è sempre più insofferente nell’essere parte di Tagliacozzo e dopo diversi anni di lotte politiche Corcumello passa nel 1857 sotto l’amministrazione comunale di Capistrello.

 

 

– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia

Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie.

La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re di spegnere le proteste, porta ad un collasso politico o meglio ad uno scollamento tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re. Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono.

 

Francesco II in un ritratto del 1859. (Immagine da Wikipedia)

 

Prima della fine però si consuma un nuovo cambio della guardia al vertice del regno di Napoli. Il re delle Due Sicilie Ferdinando II muore il 22 maggio 1859 e a lui succede il figlio Francesco II.

 

 

(Immagine da Wikipedia)

 

Il momento giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

 

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la  penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.

 

Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

 

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

 

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.

 

 

– La Marsica  nel periodo risorgimentale

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo risorgimentale diciamo nel 1860-61 la Marsica vive un periodo di profondo cambiamento climatico e strutturale dato dal prosciugamento del Lago Fucino, portato avanti dal Banchiere Torlonia. Torlonia riesce con coraggio e molto denaro a portare avanti una maestosa opera idraulica senza precedenti fino a quel momento, riuscendo nell’arco di 20 anni a prosciugare l’immenso lago Fucino, creando dei canali sotterranei che  accompagnandosi a quelli romani permettono all’acqua del lago di defluire verso il fiume Liri. Questo cambiamento porta e porterà conseguenze molto importanti per il territorio.

 

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti

 

Nella Valle Roveto e nei posti un po’ più isolati come possono essere Balsorano o Cappadocia gli echi della grande opera idraulica arrivano lontani e distratti non essendo il territorio cappadociano direttamente interessato dall’opera. In questo periodo la vita nel comune marsicano sembra scorrere tranquilla, ma la nascita del regno d’Italia fa sentire i suoi effetti anche qui.

Nella Marsica infatti la popolazione è ancora filo-borbonica e a ciò si aggiunge una possente propaganda messa in piedi dal clero locale che non vede di buon occhio il cambio di regime. Fatto è che la Marsica inizialmente si schiera con Francesco II e la sua idea di ritornare sul trono napoletano. La popolazione rivuole Francesco II a Napoli, e sulla base di ciò Francesco tenta un accordo con le bande criminali. Va così che diversi uomini di Francesco si rechino dai capi banda per siglare un accordo che alla fine viene raggiunto, ma viene malvisto un po’ da tutti sia dalla popolazione locale costretta a sorreggere queste bande, che dalla stessa monarchia che si sente umiliata.

L’accordo fra le parti prevede per Francesco un suo ritorno sul trono napoletano nel caso di vittoria e per le bande un loro ritorno alla legalità inquadrate nel nuovo esercito regio. L’accordo fra le parti prevede forti rivolte contro il nuovo regime dei Savoia. Il nuovo governo nazionale manda le forze armate nel sud Italia per fermare le ultime sacche di resistenza borbonica e soprattutto la fine del brigantaggio.

In quasi tutti i paesi della Marsica la popolazione accetta seppure malvolentieri l’accordo e inizia una ferma opposizione contro il nuovo regime. Qui e nel resto d’Abruzzo e Appennini dove le bande criminali sono più forti lo Stato concentra le sue truppe e ciò è vero soprattutto nelle zone di confine come Tagliacozzo o Cappadocia, ovvero nei comuni più esposti.

 

 

– CORCUMELLO E LA CHIESA DI SAN  NICOLA A META’ SECOLO

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano strutturale la chiesa di San Nicola appare uguale all’inizio del secolo e quindi non sembrerebbe subire modifiche particolari. Sul piano politico troviamo che nel 1861 si è finalmente formato il nuovo regno d’Italia, ma il nuovo governo centrale sa di non essere ancora poco popolare  e cerca di affermarsi anche cercando di piegare la resistenza dei briganti, vera piaga sociale.

Il nuovo governo italiano sa bene che se non riesce a controllare pienamente il territorio nazionale può finire in pezzi, quindi deve sconfiggere il brigantaggio, per affermare la propria autorità e saper guadagnare la fiducia dei suoi cittadini. In questo il nuovo stato parte svantaggiato soprattutto nella popolazione del sud Italia che lo guarda con profonda diffidenza.

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865

 

Negli anni 1861-70 lo Stato italiano si afferma nel sud Italia riuscendo efficaciemente a sterminare la maggior dei briganti e a farsi conoscere presso la popolazione italiana, che comincia ad avere fiducia.

Ma per arrivare a ciò si è dovuto prima distruggere le bande di briganti che infestano il nuovo corso. Teniamo a mente che l’Abruzzo con le sue alte montagne piene di foreste fitte e il fatto che sia confinante con lo Stato della Chiesa lo rende perfetto come territorio per scorribande di ogni tipo. Lo scontro tra briganti e polizia italiana dura diversi anni e ciò produce molti morti, ma alla fine molte piccole bande si arrendono alla nuova polizia italiana, quelle che invece fanno ancora resistenza vengono infine catturate e fucilate.

 

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana

 

All’interno di questo contesto di scontro troviamo la condizione dei religiosi che tendono a fare da cerniera fra i briganti e la popolazione che all’inizio fidandosi di questi, appoggia in automatico anche i briganti. I religiosi specie in Abruzzo hanno grossa presa sul popolo e anche a Corcumello potrebbe esserci stata propaganda nelle chiese a favore dei Borbone.

 

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

La popolazione ignorante va dietro a questi proclami religiosi, ma quando l’accordo si sfascia e i briganti tornano a terrorizzare il popolo, questo passa dalla parte piemontese, che così riesce a debellare il fenomeno.

Ebbene è possibile che la chiesa di San Nicola possa essere  stato teatro di questa propaganda filoborbonica, ma questo per il momento è solo un pensiero, basato su altri casi avvenuti nella Marsica di preti che facevano propaganda per i briganti.

 

 

– Finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino

 

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900

 

Il banchiere Torlonia riesce nella storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale e territoriale.

Al livello culturale troviamo che gli ex pescatori divengono ora grandi agricoltori. Mentre sul piano territoriale la conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

 

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900

 

Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora  bene la giustizia locale.

 

 

– E’ morto il re. Viva il re!

Re Umberto I. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 9 gennaio 1878 muore il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I.

 

 

– La nomina a principe 

Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino. (Immagine da Wikipedia)

 

Il banchiere Torlonia viene nominato principe del Fucino dal re Umberto I per la straordinaria opera idraulica realizzata nella Marsica

 

 

– La crisi economica del 1880

Il Fucino oggi . (Immagine personale)

 

Intorno al 1880 una grave crisi economica colpisce la Marsica, attraverso una serie di raccolti che vanno male. In ciò è evidente anche il cambio di microclima seguito al prosciugamento del lago Fucino, che ha lasciato una grande distesa di terra fertilissima, ma ha anche cambiato in modo irreparabile l’agricoltura fucense. Laddove infatti prima si coltivavano viti e olivi, ora invece queste colture non possono essere più praticate e questo porta molte famiglie sull’astrico.

 

Il Fucino oggi . (Immagine personale)

 

Ciò che segue a questi anni di crisi economica è una vera e propria rivoluzione sociale, ovvero l’abbandono di molti giovani dei propri paesi di origine per andare a cercare fortuna all’estero, nei paesi del Sud America, in USA o Canada. Inizia cioè la prima grande emigrazione di massa.

  

 

– Corcumello alla fine del secolo

Corcumello in un immagine d’inizio 900 Immagine della slide della tesi di
Gianluca Amicuzi presa dalla pagina Facebook
https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010

 

Corcumello alla fine del XIX secolo è un paese in costante crescita demografica e per quello che si è inteso conterebbe 1500-2000 unità. Sicuramente di più rispetto all’inizio del secolo. Sul piano economico proseguono le attività tradizionali che però non riescono a soddisfare a pieno le esigenze della popolazione.

Sul piano sanitario da tempo il paese si è dotato di una postazione medica, che però a causa delle spese per permettersi delle visite si preferisce curarsi coni metodi tradizionali, fatti di uso di erbe mediche che si trovano in natura o addirittura con passaggi religiosi presso chiese e santuari per chiedere grazie divine. Sul piano sociale la maggior parte della popolazione a fine secolo risulta ancora analfabeta.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale)

 

A causa quindi di una condizione di miseria sociale diversi giovani del paese preferiscono emigrare per cercare fortuna all’estero. Molti di questi giovani vanno in USA o Canada e nei paesi del Sud America ecc. Sul piano dei collegamenti  Corcumello rimane in posizione abbastanza defilata, nonostante che sia stata inaugurata nella seconda metà del secolo la strada di collegamento fra Capistrello e Tagliacozzo, che passa anche per i paesi Villa S. Sebastiano e Corcumello.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO

 

La chiesa di San Nicola in una rara immagine d’inizio ‘900

 

Alla fine del secolo La chiesa di San Nicola continua ad essere la principale chiesa del borgo, apparendo con i suoi ornamenti di metà settecento. Con il fenomeno dell’emigrazione sono in molti a partire a cominciare dal centro italia, dove il fenomeno è molto accentuato. In Abruzzo soprattutto troviamo moltissime persone che partono tra il 1890 e il 1900 e questi vanno via con il cuore in gola per località mai viste ne sentite.

Ebbene una parte dei fedeli si ferma a pregare con il prete della propria parrocchia, nella speranza che vada tutto bene e ciò probabilmente è successo anche alla chiesa di San Nicola. Nel 1887 viene creata ex novo una statua in onore di San Antonio che ancora oggi è presente nella chiesa.

 

 


 

 

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XX SECOLO

 

– E’ morto il re. Viva il re!

 

 

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine daWikipedia)

 

Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato re Umberto I. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III

 

 

– Corcumello a inizio 900

Corcumello in un immagine d’inizio 900.  Immagine della slide della tesi diGianluca Amicuzi presa dalla pagina Facebook

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Corcumello a inizio 900 è un paese in crescita demografica, con condizioni socio economiche in fase di miglioramento. La popolazione infatti sembra raggiunga le 2000 unità, ma nonostante questo il paese rimane un borgo piuttosto povero e in posizione defilata rispetto alla principali vie di collegamento del tempo.

Il paese è però forte nonostante tutto e pur essendo un borgo non ricco riesce comunque ad essere abbastanza indipendente grazie alla presenza di diversi artigiani che sono veri e propri maestri nei loro  settori e validi punti di riferimento per la popolazione.

 

Vicolo di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano strutturale il paese si rivela altrettanto tosto e questo è evidente dalla scossa del 1904, dove sembrerebbe che i danni derivanti dal terremoto sono quasi nulli. Le case rispetto a un secolo prima non sono mai state restaurate, e quindi una scossa forte come è stato il terremoto di Rosciolo non sarebbe mai stata superata così velocemente se il paese non fosse  costruito sulla roccia viva. Questo lo si capisce benissimo passeggiando per le  vie del borgo, che appare come un museo a cielo aperto.

 

Targa apposta in Piazza Centrale che ricorda il contributo determinante. (Immagine personale)

 

Nello stesso periodo come abbiamo in altri paesi della Marsica, si ha un miglioramento delle condizioni socio-sanitarie anche grazie alla nuova conduttura dell’acqua, costruita dalla famiglia Torlonia nel 1909, che ha  consentito all’acqua di poter giungere nel paese dando alla popolazione la possibilità di bere acqua salubre.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI ALL’INIZIO DEL SECOLO XX

La chiesa di San Nicola in una rara immagine d’inizio secolo

 

All’inizio del XX secolo Corcumello è un paese in forte crescita demografica, ma ancora in gran parte dominato dall’ignoranza della   popolazione, che continua a svolgere la vita come nel secolo precedente, occupandosi principalmente di agricoltura e pastorizia. Questo genere di vita a sua volta condiziona direttamente gli equilibri familiari, soprattutto per le persone che svolgono il mestiere di pastore. Questi infatti sono assenti dalla famiglia anche per mesi dovendo far transitare il gregge verso la campagna romana in inverno, dato che in Abruzzo l’inverno è molto rigido.

 

Scena di manifestazione religiosa a Civita  d’Antino, sullo sfondo di Palazzo Ferrante. (Fonte internet)

 

Detto ciò la popolazione di Corcumello, come quella di tanti  altri paesi della Marsica segue i tempi religiosi, che si scandiscono tramite le feste e le usanze del posto. Usanze antiche di secoli che dominano il   carattere e la vita delle persone. Questo fa si che la chiesa madre di ogni borgo rappresenti almeno ancora in questa fase il centro della vita civile e religiosa del paese e la chiesa di San Nicola è la chiesa madre e perciò il centro della comunità di Corcumello.

 

Ambone della chiesa di San Nicola, costruito per l’antica chiesa di San Pietro

 

Tra il 1904 e il 1908 abbiamo l’inserimento nella chiesa di San Nicola dell’antico ambone costruito nel XIII secolo per l’antica chiesa benedettina di San Pietro ora completamente demolita.

 

 

  • Terremoto di Rosciolo

 

Nel 1904 una forte scossa sismica si è verificata nella frazione di Rosciolo del comune di Magliano dei Marsi. La scossa ha interessato una zona della Marsica occidentale che fino a questo momento non si sapeva essere interessata da particolari sismi locali. La scossa si è risentita in tutta la Marsica ma ha prodotto i danni principali solo ai comuni di Magliano dei Marsi,  di Massa d’Albe e Scurcola Marsicana, gli altri invece sono solo stati interessati di striscio cavandosela con molta paura e qualche cornicione crollato.

 

 

– L’Italia all’inizio del ‘900 

Italia con il suo impero coloniale nel 1911.

 

L’Italia all’inizio del 900 è un paese in forte espansione, a rispetto ad altre potenze coloniali è l’ultima arrivata. Tuttavia si a valere e riesce a mettere insieme un piccolo impero coloniale riuscendo a vincere la guerra di Libia contro il malandato impero turco nel 1911.

 

 

– L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.

Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Corcumello rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono!

 

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– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Immagine da http://www.6aprile.it/featured/2017/01/13/13-gennaio-1915-terremoto-ad-avezzano-30mila-morti-foto-e-video.html

 

Il 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto senza nessun preavviso di potenza 7 Mw si verifica nella Marsica, con epicentro nella Piana del Fucino. Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense. Tutti questi paesi vengono rasi al suolo con una conta dei morti spaventosa.

 

Il castello Colonna-Orsini crollato dopo il sisma

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

 

Il maggiore disastro riguarda Avezzano che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città. Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato.

 

Il terremoto a Cerchio

 

Il terremoto a Magliano dei Marsi

 

Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga,  la Valle Roveto, i Piani Palentini  e l’Altopiano delle Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.

 

 

– Effetti del terremoto di Gioia dei Marsi su Corcumello

Corcumello in un immagine d’inizio 900.  Immagine della slide della tesi di
Gianluca Amicuzi presa dalla pagina Facebook
https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010

 

Il comune di Capistrello a cui appartiene Corcumello subisce molti danni, ma sono danni a macchia di leopardo. Infatti mentre Capistello viene devastata dal sisma perdendo i suoi palazzi storici e le chiese antiche, anche l’officina idroelettrica dei Torlonia viene distrutta, Corcumello invece, forse complice il fatto di essere costruito sulla roccia viva, viene in gran parte  risparmiato. Il castello, la chiesa di San Nicola, la chiesa di San Lorenzo, le case e i torrioni rompitratta pur risultando tutti lesionati si salvano e qui per fortuna la struttura urbana del paese risulta salva e qui dopo i dovuti restauri il paese potrà continuare a vivere.

 

 

– La chiesa di San Nicola dopo il sisma del 1915 

Nel 1915 un fortissimo terremoto scuote la Marsica seminando morte e distruzione nella stragrande maggioranza dei paesi del territorio marsicano. Tuttavia vi sono anche alcuni paesi come Corcumello, Tagliacozzo e pochi altri che grazie a caratteristiche particolari sopravvivono al tremendo sisma riportando solo danni parziali. Nel caso di Corcumello vi sono diverse strutture che riportano danni tra cui la chiesa di San Nicola che riporta danni parziali e per fortuna risolvibili.

 

 

– La prima guerra mondiale  1915-18

La 1° guerra mondiale vede molte famiglie dividersi perché i più giovani vengono chiamati alle armi mentre in paese restano i vecchi, le donne e i bambini. Molti ragazzi di Petrella sono inseriti nei battaglioni d’assalto, il loro coraggio è immenso, infatti vengono mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale, alcuni anziani raccontano che prima della battaglia servivano loro degli alcolici per stordirli e per non fargli rendere conto di ciò che stava accadendo.

 

– La fine della 1 guerra mondiale

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Cappadocia sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la riparazione del paese di sembra procedere.

Il congresso di Versailles nel 1919

 

Alla fine del 1918 arriva infine la fine della guerra. Nel 1919 inizia il congresso di Versailles in Francia che disegna un nuovo assetto mondiale fra le nazioni vincitrici, compresa l’Italia, seppure trattata come vicintrice di 2 rango.

 

La nuova Europa dopo la prima guerra mondiale

L’Europa e le sue colonie nel 1920

 

 

– Arriva l’epidemia della Spagnola!!!

Finisce la guerra e inizia l’epidemia. Una nuova e più tremenda calamità si affaccia nel mondo ovvero l’Epidemia della Spagnola che tra il 1918 e il 1919 provoca la morte di 50 milioni di persone.

Questo tremendo morbo giunge anche nella Marsica dove provoca il decesso di numerose persone. E a Corcumello?

A Corcumello sembrerebbe che il morbo non attacchi granchè pur essendoci alcuni episodi e sicuramente meno che in altre zone. Passato del tempo, diciamo dopo la metà del 1919, l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire, lasciando tanti lutti dietro le spalle,  soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa  compresa L’Italia

A Balsorano il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane  ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Cappadocia.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA NEGLI ANNI “20 e “30

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Pur non avendo al momento notizie dirette, supponiamo che la chiesa di San Nicola sia stata riparata una prima volta dopo il sisma tra gli anni ’20 e ’30. Ciò lo immaginiamo poichè Corcumello ha riportato solo danni parziali e quindi facilmente riparabili, ed essendo la chiesa di San Nicola la chiesa madre del borgo, sarà stata riparata abbastanza in fretta. Nel momento in cui la chiesa è stata riparata anche gli interni dovrebbero essere stati restaurati seppure in modo molto superficiale. Ciò probabilmente è dovuto a una riparazione solo parziale della  chiesa, quindi appena sufficiente per non farla crollare o comunque danneggiarsi ulteriormente.

A questo proposito citiamo le note di demerito del vescovo dei Marsi Bagnoli che fece nelle sue visite a Corcumello. Le visite di Bagnoli al paese furono tre nel 1926, 1932 e 1940. In tutte e tre le occasioni Bagnoli osserva come le chiese di San Nicola, San Pietro, Santa Anatolia e San Lorenzo versino in condizioni indecorose e deplorevoli. Si legge nella nota di Bagnoli che nulla era stato fatto di quanto concordato tra la Curia e il parroco per cui si rinnovano le esortazioni precedenti.

 

 

– Corcumello negli anni ’20 e ’30

Festeggiamenti patronali nell’agosto del 1932.

 (Immagine ripresa da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2019/06/09/le-feste-corcumellane-negli-anni-30/)

 

Negli anni ’20 e ’30 del XX secolo Corcumello raggiunge il massimo numero di abitanti mai avuto prima. Parliamo di circa 3000 persone residenti e ci sono fonti che indicherebbero anche un numero più elevato. Sicuramente complice di questo numero elevato di abitanti è anche la legge fascista che impedisce o comunque frena i residenti dei vari paesini e piccole città a trasferirsi altrove. Comunque siano andate le cose Corcumello è in un momento di forte popolamento e la gente risulta molto attaccata al proprio borgo.

 

Immagine di un artigiano di Corcumello negli anni ’30.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Come avviene nell’Italia fascista la maggior parte dei borghi di campagna sono impiegati nell’agricoltura e nell’allevamento degli animali. A Corcumello oltre a queste due attività esistono diverse botteghe che consentono al paese un minimo di autonomia.

 

Scorcio di Corcumello oggi . (Immagine personale)

 

Nella prima immagine sopra possiamo ammirare le celebrazioni patronali dell’agosto del 1932. Da questa foto si evince chiaramente la grande devozione della popolazione locale verso i propri patroni.

A Corcumello ieri come oggi, come anche in tutti i paesi della Marsica, la popolazione è molto attaccata alle proprie tradizioni e questo è uno dei caratteri più belli del carattere della gente di qui, perchè quando tutti si ritrovano in queste manifestazioni emerge un senso di appartenenza al proprio borgo o territorio che trasuda da tutte le parti.

 

 

– L’Italia negli anni 20 e 30

L’Italia nel 1919.

 

L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo. La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni. Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936. Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia  insomma ad un nuovo sfacelo.

 

 

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1940-43

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43 – Corcumello nel 1940-43

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio di Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Corcumello come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Corcumello così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto.

I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

 

– Corcumello:  il duro stato di polizia tedesco (dicembre 43 – giugno 44)

A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche a Corcumello dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia tedesco, iniziano anche i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi. Ma facendo così la popolazione si esaspera per le angherie tedesche e soprattutto i bombardamenti alleati, che producono morti e danni a catena. Alla fine la maggior parte della gente preferisce fuggire via o in montagna o rifugiarsi presso i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e solidarietà e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri, soldati di altri paesi catturati dai Tedeschi, in fuga dal campo di concentramento di Avezzano, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

Gli abitanti di Corcumello cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono

 

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1944

 

– Carcumello in guerra (gennaio-aprile 1944)

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difensiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo-americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.

Nei mesi in cui ciò avviene, ad alcuni km di distanza da Corcumello, si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita.

Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

 

 – La liberazione della Marsica e del centro Italia

A inizio del giugno 1944 gli Alleati finalmente riescono a sfondare le linee tedesche ed entrare nel centro Italia che viene presto liberato.

 

Immagini della liberazione di Roma

 

Roma viene liberata il 4 giugno, mentre la Marsica è liberata tra il 7 e il 12 giugno. I Tedeschi fuggono precipitosamente e nella loro fuga distruggono tutte le strade e ferrovie delle zone che lasciano per rallentare il nemico. Allo stesso tempo in diversi centri abitati, anche della Marsica, vengono commesse della atrocità contro la popolazione, da sempre loro contraria, che però non ha mai potuto manifestare questo sentimento in modo aperto per il rischio di non incorrere in problemi assai più gravi. Quando parliamo di atrocità commesse dai Tedeschi nella Marsica, intendiamo anche di situazioni prodotte in centri abitati vicini a Corcumello, che però in questa sede preferiamo non approfondire.

 

 

– 12 giugno 44 – agosto 45

Successivamente tra il resto del 1944 e la prima metà del  1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, e Mussolini catturato mentre fuggiva in Svizzera il 27 aprile viene fucilato la mattina dopo mettendo fine a 23 anni di sofferenze e privazioni di libertà. L’Italia è finalmente libera!!!

Negli stessi giorni i Russi raggiungono Berlino e trovano presso il rifugio di Hitler il suo corpo riverso a terra. Hitler si era suicidato poco prima (30 aprile).  In Agosto gli Americani lanciano due bombe nucleari sul Giappone, costringendo questo alla resa immediata.

 

 

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– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però è ancora ufficialmente il re.

 

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.

(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)

 

Vittorio Emanuele si ritira a vita privata, non abdicando ufficialmente, e nomina il figlio Umberto  quale luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente rimane re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.

Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con  il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzione e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Cappadocia dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguardando direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga. Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina.

Infine s’indice il referendum per il 2 giugno 46 per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica il 9 maggio 46 in favore del figlio Umberto che diventa ufficialmente re Umberto II (9 maggio 46).

 

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno). Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica. A questo punto temporaneamente i poteri di capo dello stato sono assunti dal 1 ministro De Gasperi.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

La chiesa di Sam Nicola tra la fine degli anni ’50 e inizio ’60.

 

Per le notizie che abbiamo sembrerebbe che la chiesa di San Nicola non abbia riportato danni dalla seconda guerra mondiale. Quindi sembrerebbe che  non vi sono stati danni ne da parte tedesca ne tramite attentati ne per bombe. La chiesa sicuramente è rimasta il perno della comunità di Corcumello durante tutto il periodo della guerra e questo perchè comunque rimaneva il luogo di socializzazione per eccellenza.

Nelle note della visita del nuovo vescovo dei Marsi Valeri non si cita lo stato delle chiese del paese, ma solo il divieto vescovile ai parrocchiani di Corcumello di attaccare soldi alle statue delle Madonne portate in processione.

 

 

– Corcumello dal 1945 al 1960

Corcumello all’inizio degli anni ’50

 

Corcumello dopo la seconda guerra mondiale è un paese ferito, poichè gli anni di guerra sono stati duri da passare e in particolare i mesi del 1944. Questi mesi infatti hanno segnato profondamente la popolazione. Ma ora si ricomincia e si procede quanto più rapidamente possibile alla ricostruzione di strade, ponti e ferrovie, che sono presenti nel territorio nazionale e nel territorio locale.

Avezzano è una città semidistrutta, con il livello distruzione quasi uguale a quello del terremoto del 1915. Altri borghi anche sono stati colpiti chi molto, chi poco, ma quasi hanno qualcosa da ricostruire. Corcumello è riuscito seppure con una notevole dose di fortuna a tenersi in piedi. Tutti i principali monumenti del paese sono salvi e questo la popolazione lo sa e anche questo contrubuisce a tenere alto il morale.

Gli anni del dopoguerra sono difficili e anche pericolosi, in quanto si teme di finire nelle mani dei Russi grazie alle elezioni politiche. Il PCI d’altronde è fortissimo e le elezioni del 1948 spaventano molti. Addirittura anche i Vetoli, che sono nel paese da tempo immemore e lo guidano e influenzano in tanti modi, decidono di abbandonare in fretta il maniero e lo stesso Corcumello.

Nel 1948 l’elezioni politiche sono vinte dalla DC che manterrà il governo del paese seppure con alti e bassi per più di 40 anni, mentre il PCI che perde l’elezioni del 1948, seppure con numeri bulgari, andrà all’opposizione e vi rimarrà per tutta la durata della 1 repubblica,  ma  l’Italia  è ancora profondamente scossa, soprattutto dalla mancanza di prospettiva economiche e nonostante ci si impegni nella ricostruzione del paese, questa inizia a perdere le persone a causa del basso reddito. Molte di queste persone preferiscono tornare ad emigrare all’estero, spostandosi dai piccoli borghi di montagna, come quelli presenti nella Marsica.

 

Scorcio di Corcumello dei primi anni ’60.

 

Tra questi abbiamo Corcumello, dove proprio a causa della mancanza di lavoro si preferisce andar via, seppure con la morte nel cuore. A Corcumello sono molte le persone che preferiscono emigrare, chi si dirige all’estero in
USA o Canada, chi preferisce andare in altre città italiane ecc.  A Corcumello l’emigrazione inizia già dai primi anni ’50 ovvero dopo la prima fase di ricostruzione e prosegue a ritmo sostenuto anche nei primi anni ’60.

Sul piano economico chi rimane a Corcumello continua a vivere delle proprie attività tradizionali che sono l’agricoltura, la pastorizia e varie attività di carattere artigianale, che però mano a mano che passano gli anni finiscono per la mancanza di persone.

 

 

– Corcumello nel 1960-80

Corcumello negli anni ’60. 
(Immagine da
https://www.facebook.com/photo?fbid=4896436903702726&set=pcb.10159942537132010)

  

Negli anni ’60 prosegue l’emigrazione forzata dal paese di molti giovani che abbandonano Corcumello per andare a stare nel centro nord Italia, dove approfittando del boom economico si cerca un buon lavoro che permetta di vivere e farsi un futuro.

Chiaramente la situazione emigratoria è uguale sia per Corcumello che per i paesi vicini, dove la scarsità di lavoro si fa sentire in modo pesante e seppure in alcuni centri si stanno avviando attività private o lo Stato stia intervenendo con alcune valide iniziative, si è comunque all’inizio di questo percorso e ciò non permette minimamente di sopravvivere.

A cercare in qualche modo di mitigare questa situazione di disperazione interviene anche il clero locale che si fa portavoce dei bisogni della popolazione cercando come può d’incoraggiarla per il futuro con diverse iniziative.

Questo compito a Corcumello spetta a don Vincenzo, parroco di Corcumello dal dopoguerra che si sforza di tenere unito il paese incoraggiandolo con varie iniziative della parrocchia e ciò vale sia per i bambini che per gli adulti.

 

Don Vincenzo parroco di Corcumello.

 (Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/11/01/don-vincenzo-un-parroco-per-corcumello/)

 

Il lavoro del parroco si rivela assai proficuo per il piccolo borgo ed è anche merito suo che questo riesce a non perdersi. Il volitivo parroco organizza diverse iniziative per grandi e piccini e questo porta benessere sociale, consentendo al paese di mitigare la lontananza dei propri cari.

 

 

Corcumello all’inizio degli anni ’70

 

Purtroppo però nonostante l’esemplare lavoro del parroco l’emigrazione va avanti e il paese di Corcumello all’inizio degli anni ’70 risulta semideserto. Coloro che lavorano in Italia tendono nel periodo estivo a tornare per ricongiungersi con le famiglie lasciate al paese.

 

Corcumello all’inizio degli anni ’70

 

Ciò sicuramente fa bene alle famiglie e anche alle piccole economie locali, ma soprattutto fa bene al morale delle persone che tornano, che ritrovano il loro paese e le loro tradizioni.

 

 

– FURTO SACRILEGO NELLA CHIESA DI SAN NICOLA (1973)

Nel 1973 un grave furto sacrilego coinvolge la chiesa di San Nicola, allorquando alcuni malviventi rubano la statua della Madonna con Bambino, che risale al ‘200.

 

 

– Corcumello negli anni ’80

Corcumello nei primi anni ’80.

 

Corcumello negli anni ’80 come tutti i paesi della Marsica se pur di riflesso, vive il boom economico presente a metà anni ’80 nella Marsica a cominciare da Avezzano. La Marsica a metà degli anni ’80 vive un e proprio boom economico, che permette alla maggior parte del territorio marsicano di raggiungere standard di vita propri dei territori del nord Italia. Non tutti i territori della Marsica vivono in pieno questo boom, che però porta comunque beneficio all’intero territorio.

 

Corcumello nel 1986. (Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/05/17/la-banda-di-corcumello-del-1986/)

 

Tra le zone della Marsica dove è meno accentuato il boom economico vi è anche Corcumello, dove forse la posizione più isolata non consente di raggiungere gli standard delle altre zone come Avezzano o Celano.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA ALLA FINE DEL SECOLO 

Nel corso degli anni ’80 e ’90 la chiesa, grazie all’egregio lavoro dei parroci, ha mantenuto la sua centralità religiosa nel paese di Corcumello, continuando ad essere la chiesa madre del borgo.

Allo stesso tempo la chiesa di San Nicola, sempre grazie al buon lavoro dei parroci, ha mantenuto la sua centralità sociale, continuando ad essere la base di tutte le manifestazioni religiose e di molte manifestazioni e iniziative sociali. 

Da registrare inoltre nel corso degli anni ’80 il ritrovamento della statua della Madonna con Bambino trafugata dalla struttura religiosa nel 1973. La statua appena ritrovata è stata dapprima sottoposta ad accertamenti per capire lo stato del bene e quindi ricollocata presso la chiesa di San Nicola.

 

 


 

 

 

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XXI SECOLO

 

– Corcumello negli anni 2000

Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Prosegue in questi anni 2000 la fase di stagnazione del paese, nonostante la grande bellezza in cui è immerso il paese sul piano naturalistico e sul piano storico con un urbanistica rimasta sostanzialmente stabile dal Medioevo ad oggi, che rappresenta da se una risorsa e un problema se non s’interviene a sistemare i collegamenti.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Il paese infatti nel corso degli ultimi 50 anni ha sviluppato una parte bassa nuova che si viene ulteriormente sviluppandosi nel corso di questi anni 2000, ma nell’urbanistica tra queste due parti manca un’azione di risistemazione delle strade tra la parte alta e quella bassa. Nella parte alta si fa fatica a muoversi con le auto e percorrere il paese senza queste, specialmente per le persone anziane può rivelarsi arduo. Dall’altra parte invece per i visitatori percorrere strade strette e in salita non è un grosso problema specialmente quando poi si aprono alle piazzette che questo borgo possiede.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Certo se poi si estende questo discorso di collegamenti interni si estendono ai collegamenti stradali emergono altri problemi, dovuti alla presenza di una sola strada di accesso al paese che si presenta piuttosto  stretta e scomoda per il passaggio fra le auto in entrata e uscita dal paese.

Nel paese negli anni ’80 si era cercato di avviare una qualche nuova progettualità e struttura, ma poi la mancanza d’interesse e probabilmente di fondi hanno prodotto un’opera non finita, divenuta nel tempo il simbolo del decadimento del borgo che ha portato vergogna al paese nel corso degli anni ’90 e parliamo di un paese che vorrebbe rilanciarsi, ma appare stanco e deluso.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Quindi in generale ciò che emerge è una certa stagnazione nella progettualità di sviluppo con una popolazione che tende ad invecchiare e con i giovani poco attratti a rimanere in un borgo privo di molti servizi. Certo c’è anche da riscontrare il forte orgoglio e attaccamento della popolazione al paese, che appare subito agli occhi di un qualsiasi visitatore nel contatto con le persone del posto.

D’altro canto parliamo di un borgo, Corcumello che potrebbe tranquillamente primeggiare se bene organizzato con i principali borghi sia della Marsica che dell’Abruzzo in generale. Corcumello è bellissimo da visitare in quanto emana da subito fascino e storia.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA DI BARI NEGLI ANNI 2000

La chiesa di Sam Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Nel corso degli anni 2000 la chiesa di San Nicola rimane il fulcro del paese sia sul piano religioso che sociale. Intorno alla chiesa continuano a ritrovarsi le persone che vivono il paese tutto l’anno e coloro che invece ritornano qui nei mesi estivi, quando il paese riprende vigore e in questo periodo si concentrano le maggiori festività del borgo sia religiose che ludiche.

 

 

– Terremoto dell’Aquila (2009)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Una forte scossa sismica di 6,3 gradi Mw colpisce la città dell’Aquila nell’aprile 2009. La città viene distrutta del sisma che  produce anche più di 300 morti.

 

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella Marsica il terremoto pur sentendosi distintamente produce in linea generale meno danni, la maggior parte dei quali concentrati nelle chiese e monumenti. Nonostante ciò ci sono comunque alcuni borghi della Marsica che risentono maggiormente del sisma e che riportano molti danni, come i paesi dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli.

 

 

– Terremoto di Amatrice (2016-17)

Terremoti di Amatrice del 2016-17. (Immagine da Wikipedia)

 

Tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 una serie d’importanti scosse sismiche si succedono nel territorio del comune di Amatrice (AQ). Le scosse avvengono in una zona geologicamente distinta dall’area dell’Aquila interessata dal precedente sisma del 2009. La sequenza sismica non avviene in un unica ondata, in quanto dura diversi mesi interessando un settore ampio tra Abruzzo, Umbria, e Marche che viene colpito in più punti.

 

il centro di Amatrice distrutto dal sisma del 24-8-2016. (Immagine da Wikipedia)

 

Ma andiamo con ordine le prima sequenza con le prime scosse avviene il 24 agosto 2016 con un primo terremoto che si manifesta ad Amatrice con magnitudo 6 Mw che distrugge il paese. La seconda segue alcune ore dopo manifestandosi a Norcia con 5,3 Mw, che semidistrugge il paese.

 

Resti della basilica di San Benedetto di Norcia dopo il sisma del 30-10-2016.

 (Immagine da https://www.repubblica.it/topics/news/terremoto_norcia_30_ottobre_2016_-151107559/)

 

La seconda ondata di scosse avvengono a ottobre 2016 manifestandosi le prime due nella provincia di Macerata il 26 ottobre con la prima di magnitudo 5,4 Mw a cui segue la seconda poche ore dopo con 5,9 Mw. La terza e ultima scossa di quest’ondata è la più forte in assoluto manifestandosi con 6,5 Mw nuovamente nella zona di Norcia.

 

Resti dell’hotel di Rigopiano presso
Farindola (Pescara) dopo la valanga azionata dai sismi del 18 gennaio 2017.

(Immagine da https://www.adnkronos.com/rigopiano-5-anni-fa-la-tragedia_4CPr4ZB31zttPPnJijQcxi)

 

La terza e ultima ondata di scosse avvengono il 18 gennaio 2017 manifestandosi con ben 4 scosse susseguenti con ciclicità di una ogni 2-3 ore circa comprese tra 5 e 5,5 Mw interessando l’area di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. Tra tutte le tragedie avvenute in seguito a questa terza ondata ricordiamo la tragedia dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dove un intero hotel in montagna viene travolto nel pomeriggio del 18 gennaio da una megavalanga azionatasi a distanza di qualche ora per i sismi della mattina del 18 gennaio. Per questa sola tragedia muoiono 29 persone e 11 sono miracolosamente uscite vive.

 

 

– Effetti dei sismi di Amatrice sulla Marsica e Corcumello.

Gli effetti dei “sismi di Amatrice” sulla Marsica a parte i grandi spaventi sulla popolazione sembrano piuttosto pochi, pur manifestandosi con alcune situazioni in più punti del territorio marsicano. A Corcumello invece gli effetti dei vari terremoti di questa ondata sono del tutto nulli.

 

 

– LA CHIESA DI SAN NICOLA OGGI

La chiesa di San Nicola oggi. (Immagine personale)

 

Con il terremoto dell’Aquila del 2009 e pochi anni dopo con i sismi di Amatrice (2016-17) l’intero Abruzzo è sottoposto a un forte stress sismico che sottopone centri abitati e manufatti storici a veri e propri stress dinamici che portano anche a gravi lesioni e crolli.

Nella Marsica entrambi i sismi fanno sentire i loro effetti sui centri abitati creando non pochi danni, certamente molti meno di quanto sia avvenuto in altre zone, ma comunque esistenti. Al livello di centri abitati quelli che risentono di più di questi sismi sono i paesi dell’Altopiano delle Rocche in quanto più esposti per vicinanza. Paesi marsicani come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli risentono fortemente di questi sismi specialmente del sisma dell’Aquila del 2009, che è quello che provoca la maggior parte dei danni.

Nel resto del territorio marso i danni maggiori fatto salvo qualche casa costruita male, si concentrano sulle chiese in quanto manufatti più antichi e maggiormente esposti a queste calamità naturali

Molte chiese della Marsica infatti registrano importanti danni al livello strutturale e architetettonico. Successivamente al sisma dell’Aquila molti paesi ricevono finanziamente per la ristrutturazione dei luoghi di culto e più in generale per un generale intervento di restauro.

Tra queste vi dovrebbe essere anche la chiesa di San Nicola di Corcumello, che sarebbe poi stata restaurata negli anni successivi. Infatti l’ultimo restauro completo è del 2014. Successivamente nel 2019 è stato avviato il restauro dell’ambone del ‘200, che è l’elemento architettonico di maggior pregio della chiesa, che è stato poi ultimato nel 2020.

 

 


CHIESE DELLA MARSICA

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CORCUMELLO