CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI AVEZZANO


 

STORIA DELLA CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI AVEZZANO

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XVI Secolo

 

Nascita del convento di San Francesco

La chiesa e il convento di San Francesco ad Avezzano sono la continuazione della vecchia chiesa e convento di Santa Maria in Vico andati distrutti nel terremoto del 1915.

Il vecchio convento di Santa Maria in Vico viene eretto nel 1570 e da allora è stato sempre attivo.

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XVII – XVIII Secolo

 

 – Il complesso conventuale di San Francesco nel XVII secolo

La chiesa – convento di San Francesco è una struttura che è stata sempre attiva e presente nell’ambito di Avezzano. Questa sua attività si è esplicata sia sul piano religioso che sociale.

Anche questa struttura e la comunità dei suoi fedeli avranno risentito delle conseguenze della peste del 1656, se non proprio in modo diretto, sicuramente sul piano sociale.

 

 

La struttura conventuale e i sismi del primo ‘700

Per quanto riguarda i terremoti abruzzesi del primo Settecento, nulla sappiamo circa eventuali problemi prodotti al convento.

Tuttavia, analizzando il contesto locale, è molto probabile che si sia verificato qualche danno, soprattutto nel terremoto dell’Aquila del 1703. In tal caso anche la chiesa – convento di San Francesco potrebbe esserne stata colpita.

Sicuramente se vi sono stati danni da questi sismi, questi sono stati poi riparati nel periodo successivo.

A parte questa situazione d’inizio secolo, dalle notizie apprese, sembra che il convento abbia trascorso il resto del XVIII secolo, in modo tranquillo proseguendo nella sua propria vita religiosa.

 

 

1 occupazione francese

Nel 1798 i Francesi occupano per la prima volta il Regno di Napoli, fra enormi difficoltà, causate dalle forti opposizioni popolari.

In questa prima ondata i Francesi, sopraffatti dai moti popolari e da altri problemi, vanno via presto, nel corso del 1800.

In questa fase il convento sopravvive bene ai nuovi governanti.

 

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XIX Secolo

 

2 occupazione francese

Nel 1806 I Francesi tornano a Napoli e vi rimangono fino al 1815. In questi nove anni sono compiute importanti riforme, come l’abolizione del feudalesimo nel 1806 e la soppressione degli ordini religiosi nel 1809.

Tutto ciò produce conseguenze anche nella Marsica. Nel primo caso abbiamo la fine del ducato di Tagliacozzo e quindi del governo dei Colonna.

Nel secondo caso con la soppressione degli ordini religiosi molti piccoli monasteri locali sono costretti a chiudere.

 

 

Conseguenze delle riforme francesi per il convento di San Francesco

Tuttavia, il monastero San Francesco di Avezzano riesce a superare la nuova norma sopravvivendo alla soppressione napoleonica del 1809.

 

 

Il ritorno dei Borbone 1815-60

Con il ritorno dei Borbone nel 1815 e per tutto il periodo borbonico, la struttura religiosa continua ad andare avanti, proseguendo anche la sua opera sociale a favore della comunità locale.

 

 

Formazione del nuovo regno d’Italia

Nel 1860 il governo borbonico è abbattutto dalla rivoluzione garibaldina e successivamente il territorio dell’ex regno è spinto ad unirsi alle regioni del nord nel nuovo regno d’Italia.

Nel 1861 nasce così il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.

 

 

Il nuovo governo nazionale, le riforme ecclesiastiche e i cambiamenti nel monastero (1861-1900)

Poco dopo la formazione del nuovo regno d’Italia sono emanate alcune leggi che prevedono l’incameramento allo stato di diversi beni religiosi.

Con queste riforme il convento di San Francesco è spinto a chiudere i battenti, e donare i suoi beni allo Stato, rappresentato dall’ufficio demaniale che li affida successivamente al comune di Avezzano.

Tuttavia il municipio di Avezzano, interpretando il grande affetto, che la cittadinanza nutre per i frati e il convento, escogita una formula che salva il convento e la chiesa mutando delle regole.

In pratica, uno dei frati diventa rettore della chiesa e custode del cimitero urbano, mentre il convento diventa sede di noviziato e studentato teologico.

Questa nuova formula permette ai frati di rimanere nel monastero e mandarlo avanti fino all’inizio del Novecento.

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XX Secolo

 

Il terremoto del 1915 e la distruzione del complesso conventuale di San Francesco.

Nel 1915 il terremoto di Gioia dei Marsi distrugge Avezzano, inclusi il convento e la chiesa di Santa Maria in Vico.

 

 

Il nuovo convento del Sacro Cuore

Successivamente, l’ordine monastico dei Cappuccini d’Abruzzo acquista un nuovo sito edificabile posto in quella che era allora la periferia di Avezzano, vicino al Monte Salviano, e grazie ai soldi donati da Papa Benedetto XV, erige il nuovo convento.

Questo prende il nome di Sacro Cuore e viene inaugurato nel 1920, mentre la nuova chiesa è terminata due anni dopo, nel 1922.

 

 

Il periodo fascista

Da questo momento e per tutto il periodo fascista la nuova struttura conventuale prosegue tranquilla nel suo inserimento sociale ad Avezzano nel sostegno ai bisognosi.

 

 

La 2 guerra mondiale

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale nel 1939 cambia però la situazione, poiché negli anni successivi avvengono tragici episodi che interessano Avezzano.

Nel 1940 L’Italia entra in guerra a fianco della Germania e per i successivi tre anni si combatte sui vari fronti di guerra.

Nel 1943 però l’Italia si trova a perdere su tutti i fronti e ad essere poi invasa dagli Alleati in luglio. Ciò produce dapprima la caduta di Mussolini e poi l’invasione tedesca dell’Italia settentrionale fino a Frosinone.

Si forma così la linea Gustav che segna il confine fra l’Italia occupata dai Nazisti e l’Italia occupata dagli Alleati, che sono nel frattempo risaliti dalla Sicilia fino al centro.

La Marsica e L’Abruzzo si trovano sotto controllo nazista. Avezzano dapprima grande centro fascista diventa dal settembre 1943 importante centro nazista, viene per questo devastata dai bombardamenti alleati del 1944.

La città ricostruita in gran parte sotto il Fascismo, viene ora nuovamente distrutta dai bombardamenti per il 70% delle nuove costruzioni.

Alcuni di questi bombardamenti danneggiano in modo importante la nuova chiesa appena rifatta.

Nel 1945 finisce la Seconda guerra mondiale e torna la pace. L’Italia inizia una lenta, ma costante rinascita.

 

 

Ristrutturazione del convento del Sacro Cuore (1949-55)

La nuova chiesa e convento del Sacro Cuore vengono riparati dai danni subiti durante la guerra nel 1949-50 avviando anche lavori di completamento della struttura come la costruzione di una nuova ala del convento.

Questi lavori coincidono con le ricostruzioni post guerra presenti in tutta Avezzano.

Successivamente nel 1955-56 nel convento viene costruito anche un pianterreno.

 

 

Il convento del Sacro Cuore torna a chiamarsi convento di San Francesco

In seguito nel 1971 il primo piano del convento viene adibito a scuola materna. Nello stesso anno, vista la crescita della popolazione del quartiere, si pone il problema a livello amministrativo di avere una nuova parrocchia, per rispondere meglio alle esigenze della popolazione locale.

Pertanto il vescovo marso mons. Domenico Valerii eleva la chiesa dei Cappuccini a parrocchia, chiamandola chiesa di San Francesco d’Assisi, e con lo stesso nome viene identificato da ora anche il convento.

 

 

Il ritorno della Madonna di Vico nel 1972

Più avanti,nel 1972, il ministero della Pubblica Istruzione restituisce alla comunità della chiesa di San Francesco d’Assisi di Avezzano il dipinto su tavola della Madonna con Bambino “in maestà”, che apparteneva alla vecchia chiesa di Vico.

L’icona danneggiata dal terremoto del 1915 e dal tempo viene restituita riparata, dopo un periodo di restauro (1967-68). Attualmente il dipinto è una tela su tela.

 

 

Adeguamento della chiesa di San Franceco per il dipinto della Madonna di Vico

In funzione di questo speciale dipinto le autorità religiose hanno provveduto a restaurare la chiesa di San Francesco, per adeguarla alla collocazione della tela.

I lavori della chiesa partono nel 1977 e finiscono nel 1979. In questa fase viene ristrutturato il presbiterio con la costruzione di una nicchia per l’icona.

Allo stesso tempo è restituito alla chiesa di San Francesco il tabernacolo ligneo dei “Marangoni”, appartenuto alla vecchia chiesa di Santa Maria in Vico e per tutto il tempo successivo al terremoto affidato in consegna al Museo centrale dell’Ordine dei Cappuccini a Roma.

 

 

Il complesso conventuale alla fine del XX secolo

Tra gli anni ’80 e ’90, la chiesa si adegua al meglio al suo ruolo di punto di riferimento sociale del quartiere dove è situata.

Quest’attività viene svolta attraverso varie iniziative, come l’apertura nel 1987 di un circolo ricreativo con sala ristoro e alcuni anni dopo tra il 1989 e 1994 viene creato un bocciodromo, composto da tre piste coperte.

 

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XXI Secolo

 

I primi anni 2000

Il complesso conventuale prosegue la sua attività parrocchiale ristrutturando il vecchio campo da gioco di calcio nel 2002.

Nello stesso anno l’amministrazione comunale di Avezzano realizza la pavimentazione del piazzale antistante il convento con cubetti di porfido.

 

 

Effetti dei sismi del 2009 e del 2016-17

Non si hanno notizie di danni alle strutture di chiesa e convento provocati dai terremoti dell’Aquila del 2009 e di Amatrice del 2016-17.

 

 

La crisi del convento per mancanza di nuovi frati

La crisi di vocazioni che colpisce la chiesa in generale unito ad altri problemi presenti al livello locale rendono sempre più difficile il percorso di questa struttura religiosa, che faticosamente cerca di andare avanti.

 


  

 

Immagine da www.terremarsicane.it.

 

LA MADONNA DI VICO

 

Come abbiamo avuto modo di vedere sopra, presso la chiesa di San Francesco d’Assisi viene custodito uno dei dipinti più importanti di tutta l’Abruzzo, ovvero la Madonna di Vico.

Tralasciando le notizie del Febonio circa la leggenda che lo avvolge, si può affermare senza dubbio che il dipinto è stato da sempre oggetto di grande venerazione, almeno da quando è esistita la precedente chiesa di Santa Maria nel villaggio di Vico, andata distrutta nel terremoto del 1915.

 

Riprendiamo la storia e la descrizione dell’opera dal terremoto del 1915.

Il dipinto nel 1915 finisce tra le macerie della chiesa distrutta, e qui un artista di cui si ignora il nome trova l’immagine della Madonna ancora intatta ma bisognosa di cure.

Questa persona porta il dipinto a Roma, dove viene restaurato e poi conservato fino al 1972 nel Museo di Palazzo Venezia, per essere infine riconsegnato alla comunità avezzanese a cui apparteneva.

In base alla descrizione dell’immagine svolta da Giovanna Palma, per il volume Architettura e Arte nella Marsica, Vol. II, della Sovrintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici per l’Abruzzo, si tratta di un

“dipinto su tela incollata su tavola, cm. 97×63, A. ignoto, sec. XV. L’ignoto artista dimostra familiarità con le raffinate cadenze dell’arte senese. La Vergine, pur nella ripetizione del tradizionale schema iconografico, affascina per la sua serena e profonda espressività.

La Madonna di Vico rappresenta una signora raffinata, con gli occhi dolci dal taglio allungato e dal sorriso appena accennato, che al severo carattere sacrale delle Madonne precedenti unisce una nota di grazia sottilmente mondana.

Il linguaggio figurativo fatto di linee fluide e sinuose, semplici eppure elegantissime, l’accurata trattazione dei particolari, il modulato panneggio del manto esprimono la perizia e le conquiste tecniche raggiunte da un’artista che pure si muove in un ambito ristretto e provinciale. Le rilevanti qualità stilistiche … fanno del dipinto in oggetto l’opera più rappresentativa nel panorama dell’arte
pittorica marsicana del secolo quindicesimo”.

Oltre a quanto aggiunto da Giovanna Palma, ci sembra opportuno riprendere quanto scritto nel sito di Terre Marsicane (vedi il riferimento in bibliografia) sul dipinto e sull’artista.

Ovvero che “nell’ipotesi, aggiungiamo, che suoni limitativa quest’ultima frase [enunciata da Giovanna Palma], noi ci permettiamo di correggerla: la nostra Madonna di Vico è rappresentativa non solo nel panorama dell’arte marsicana, ma lo è nel panorama dell’arte tout court per il periodo che collega il Medio Evo al Rinascimento e tutto quanto oggi si suol dire della nuova concezione della natura caratterizzante tale passaggio, la nostra Madonna lo riassume benissimo.

 La figura di questa Madonna è semplicemente bella, nei colori sottilmente armonizzati e l’elemento naturalistico delicatamente accentuato rispetto a quello precedente spiritualistico, nulla compromette del divino poco fa privilegiato: il ritmo dello stil nuovo, insomma, ancora in questo nostro eccezionalissimo pittore ignoto.

Se poi potessimo o dovessimo (e perché no?) dar credito alla narrazione del Febonio, allora, stando alla testimonianza di questa ‘Madonna di Vico’, potremmo dire che il primo apparire delle forme moderne della pittura, in Italia, si devono ad un ignoto pittore, forse marso, vissuto molti, ma molti anni prima di Cimabue e di Giotto”.

 

 


BIBLIOGRAFIA

 

1) http://www.fraticappuccini.it/cappucciniabruzzo/cms/index.php/avezzano

2) http://www.avezzano.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=65

 


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