GEOLOGIA DELLA CONCA DEL FUCINO
La conca del Fucino forma una depressione chiusa, costituita generalmente da versanti che presentano faglie ai piedi degli stessi; il fondo della conca è formato da potenti spessori di sedimenti lacustri a granulometria sabbioso-limoso-argillosa formatisi dal Pleistocene all’epoca attuale; scendendo più in profondità troviamo sedimenti marini terziari di natura arenacea ed argillosa depostisi tra Miocene e Pliocene. Al di sotto di questi troviamo infine il substrato calcareo di età meso-cenozoica.
Dai dati geofisici emerge che il substrato carbonatico di età meso-ceonozoica, corrispondente a ciò che affiora sui versanti che bordano la conca, può trovarsi fino a circa 800 m sotto il livello del mare. Tali studi inoltre hanno dimostrato che il Fucino è una depressione di natura tettonica.
In generale, le formazioni geologiche che si rinvengono sulle dorsali che circondano la Piana del Fucino e che ne costituiscono il bacino di alimentazione appartengono alla successione laziale-abruzzese di piattaforma carbonatica interna, di margine e di rampa appartenenti al periodo meso-cenozoico.
Sopra di essi ritroviamo sedimenti terrigeni continentali, dislocati intorno al bacino fucense o nel bacino stesso, che si sono depositati nel corso delle varie epoche, soprattutto recenti tra Pliocene e Pleistocene. Questi sedimenti si compongono di brecce, sedimenti lacustri, fluvio-lacustri e fluvio-glaciali, e costituiscono complessi stratigraficamente ben definiti e variamente incassati l’uno nell’altro.
A livello più superficiale, abbiamo molto materiale depostosi nella conca fucense negli ultimi 30.000 anni e di cui si è occupato a lungo il geologo Giraudi, che attraverso diversi studi lo ha descritto in modo preciso. In generale la Piana del Fucino è costituita dall’area emersa dopo la bonifica Torlonia nella seconda metà del XIX secolo e dai terrazzi che circondavano il relativo lago.
Gli studi di geologia condotti da Giraudi hanno permesso di rilevare i vari terrazzi di accumulo e superfici di erosione, sia fluviali e lacustri, che si sono formati tra il Pleistocene superiore e l’attuale Olocene, quindi negli ultimi 30.000 anni.
Per riuscire a datare i vari depositi e morfologie, Giraudi si è confrontato con i dati forniti dall’archeologia e da Determinazioni di età radiometrica mediante il metodo del 14C.
Alla fine, riuscendo a datare tali strutture è stato possibile ricostruire e riconoscere le oscillazioni del livello lacustre del Fucino degli ultimi 33.000 anni e insieme a ciò datare i movimenti tettonici recenti.
Sintetizzando quanto scoperto da Giraudi, abbiamo un alto livello del lago Fucino nel periodo 33.000-18.000 anni fa, quindi una diminuzione generale – seppure graduale e alternata con qualche risalita – tra 18.000 e 6.500 anni fa. Un nuovo aumento del lago tra 6.500 e 5.000 anni fa con successiva diminuzione tra 5.000 e 2.800 anni fa.
Una nuova fase di aumento lacustre tra 2.800 e 2.300 anni fa seguita da una diminuzione tra 2.300 e 1.800 anni fa. Ancora, un nuovo relativo aumento lacustre tra 1.800 e 1.100 anni fa e una successiva diminuzione, fino ad arrivare al periodo romano in cui, grazie alla bonifica degli imperatori Claudio e Adriano, il lago si è attestato ad un livello basso.
Finito il periodo romano, il lago è tornato al suo limite naturale e su questo limite è rimasto più o meno invariato fino al XVI secolo. Purtroppo, le informazioni sul periodo medievale sono ancora oggetto di ricerca e approfondimento.
Le informazioni tornano ad essere chiare dal XVI secolo, con il lago che ha registrato bassi livelli fino a metà XVIII secolo. Poi si è avuta una fase di crescita che ha raggiunto il suo picco nel 1816. Da allora si è riscontrata una nuova diminuzione fino al 1835, cui è seguito un ulteriore aumento fino al 1862.
Nel 1862 la bonifica Torlonia era appena cominciata e quindi ha inciso poco; poi, verso la metà degli anni ’60 del XIX secolo fino al 1876, il lago è andato diminuendo sempre più fino al suo totale prosciugamento.
Gli aumenti di risalita lacustre sono quasi sempre correlabili a fasi di avanzata glaciale note in letteratura. Le cause principali che hanno influenzato le variazioni lacustri sono da ricercarsi nelle variazioni climatiche. In particolare, è chiaro il collegamento tra oscillazione dei livelli, variazioni stagionali dell’insolazione prodotte dai moti orbitali della Terra (parametro precessionale ed obliquità dell’eclittica), piovosità media annuale ed evaporazione estiva.
Oltre a ciò, si è osservato che le variazioni del Lago Fucino non sono state influenzate per nulla dalla presenza dei piccoli inghiottitoi ai suoi margini. La stessa cosa riguarda i movimenti tettonici, che non sembrano avere avuto nessuna influenza sulle oscillazioni lacustri.
Le strutture geologiche e morfologiche derivanti dalla tettonica recente della Piana del Fucino riguardano faglie, scarpate di faglia, contatti rettilinei tra suoli di diversa litologia ed umidità interpretati come faglie. Inoltre, l’intera piana fucense risulta circondata da versanti di faglia.
La datazione di tali strutture ha dimostrato l’esistenza di faglie attive nel corso degli ultimi 30.000 anni. La stragrande maggioranza di queste faglie ha agito in epoca storica e nell’ultima manifestazione sismica del 1915 prodotta dalla faglia di Gioia dei Marsi si sono prodotte diverse fagliazioni superficiali.
Nella conca del Fucino sono presenti sia faglie primarie che secondarie, ovvero faglie con maggiore evidenza morfologica e faglie meno estese. Tuttavia, sembra che le faglie secondarie si concentrino in prossimità dei vertici dei parallelogrammi formati dalle faglie primarie.
La situazione strutturale che ne deriva secondo Giraudi (1988) è attribuibile al campo di sforzi prodotto dal movimento di una faglia trascorrente destra di direzione appenninica.
Le faglie primarie, anche se maggiormente evidenti come dislocazioni verticali, possono interpretarsi come faglie sintetiche ed antitetiche prodotte da una trascorrente di cui non si conoscono evidenze in superficie.
Detto ciò la Piana del Fucino può essere interpretata come un bacino di pull apart.

L’analisi morfologica di Giraudi sulle scarpate di faglia del Fucino ha condotto ad avanzare un’ipotesi, secondo cui queste strutture si sarebbero originate per fenomeni di fagliazioni superficiali, analoghi o più importanti di quelli verificatisi in occasione del sisma del 1915, dovuti ad antichi terremoti.
Sulla base poi di questi e altri dati, è stata approssimata la data dei principali sismi avvenuti in passato nel Fucino. L’approssimazione dell’età dei sismi è stata possibile correlando i rapporti d’intersezione tra le scarpate, le morfologie e i depositi di età conosciuta.
Successivamente, mediante studi archeologici è stato possibile meglio precisare queste date correlando i risultati precedenti con questi nuovi dati.
Sulla base di ciò, sono emersi cinque grandi sismi avvenuti nell’area fucense negli ultimi 20.000 anni: il primo sarebbe avvenuto in una fascia d’età tra 20.000 e 18.000 anni fa, il secondo tra 14.000 e 13.000 anni fa, il terzo tra 5.500 e 5.000 anni fa, il quarto in epoca tardo romana e il quinto nel 1915.
Dall’esame di questi dati emerge inoltre una ricorrenza circa bimillenaria della periodicità dei grandi sismi che avvengono nel bacino fucense.
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