STRUTTURE E MONUMENTI DI PESCINA
POSIZIONE DELLA CHIESA DI S. ANTONIO DA PADOVA DI PESCINA
STORIA DELLA CHIESA DI S. ANTONIO DA PADOVA DI PESCINA
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XII secolo
La chiesa di Sant’Antonio di Padova è un edificio di culto di antiche origini risalente come prima costruzione al XII secolo e dedicato inizialmente a Santa Maria Annunziata.
E’ probabile che la chiesa di Santa Maria Annunziata nel periodo di costruzione del XII secolo non faccia ancora parte del paese di Pescina, ma si trovi nelle immediate vicinanze di questo, a cui comunque fa riferimento
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XIII secolo
– La chiesa di Santa Maria Annunziata diventa la chiesa di San Francesco d’Assisi
Successivamente nel 1225 San Francesco d’Assisi visita Pescina e si ferma qui per circa quattro mesi. In questo arco di tempo viene San Francesco fonda il nuovo convento dell’ordine francescano a fianco alla chiesa di Santa Maria Annuziata.
In seguito alla creazione del convento la chiesa di Santa Maria Annunziata subisce un primo intervento di restauro, che modifica la struttura ampliandola nell’ala sinistra. A causa di questa modifica e del vicino nuovo convento dei Minori Conventuali di San Francesco, la chiesa di Santa Maria Annunziata diventa la chiesa di San Francesco d’Assisi.
Con questa strutturazione chiesa e convento di San Francesco d’Assisi sono andati avanti per tutto il XIII secolo.
Pescina a inizio 200′ è un piccolo paese con un piccolo castello, appartenente alla città di Civita dei Marsi (la futura San Benedetto dei Marsi). Sul piano politico Pescina appartiene alla contea di Celano soggetta alla signoria dei Berardi, antica famiglia comitale dei Marsi.
In questa fase siamo nel 1220-23 e ci troviamo negli anni dello scontro di potere fra Tommaso Berardi conte di Celano e l’imperatore Federico II. Oggetto dello scontro è il tentativo di Tommaso di rendere indipendente il suo territorio dal controllo imperiale.
Lo scontro che in un primo momento vede vincente Tommaso, poi con il passare del tempo vede vincente Federico II, che superiore per numero e forze militari, riescono seppure con grande fatica ad avere la meglio sul riottoso conte celanese.
Lo scontro militare fra le due forze coinvolge tutta la Marsica, dove tutti i paesi direttamente o indirettamente sono toccati dalla vicenda. Ciò è anche uno dei motivi per cui San Francesco visita la Marsica, e porta con esso il suo messaggio di pace e fraternità.
Successivamente, nel 1229-30, si ha un nuovo scontro militare fra Tommaso Berardi, ora comandante delle truppe papali e le truppe imperiali di Federico II. In seguito a questo scontro sono numerosi i borghi marsicani fra cui Pescina che vengono distrutti o danneggiati.
Nel 1232 il borgo e il castello di Pescina sono ricostruiti, per volere dello stesso imperatore. E’ probabile, ma non siamo sicuri di questo, che la chiesa di San Francesco possa essere stata inglobata nel nuovo paese ricostruito in questo periodo.
Negli anni successivi dopo un lungo esilio e la morte di Federico II, I Berardi tornano nel 1254 padroni della Marsica con Ruggero I Berardi, a cui vengono restituite le contee di Celano e Albe da Manfredi di Svevia nuovo capo del regno siciliano e figlio di Federico II, in cambio del loro giuramento di fedeltà.
Nel 1260 circa giunge nel regno siciliano Carlo I d’Angiò con il preciso compito di conquistare il regno di Sicilia togliendolo al controllo svevo.
Carlo I affronta tra il 1266 e il 1268 gli eredi di Federico II ovvero Manfredi, re di Sicilia dal 1258 e il nipote e legittimo erede Corradino di Svevia. Entrambi sono sconfitti in due successive battaglie la prima presso Benevento nel 1266, dove trova la morte Manfredi e la seconda nel 1268 presso i Piani Palentini nella Marsica di Corradino di Svevia, che poco dopo la sconfitta viene catturato e poi giustiziato a Napoli.
Ora entrambi gli Svevi sono stati appoggiati da molte famiglie nobili contrarie a Carlo I. Tra queste figurano anche i Berardi di Celano, che hanno sostenuto entrambi gli Svevi, specie Corradino. Dopo la loro sconfitta Carlo I si vendica di tutti quei nobili che hanno sostenuto gli Svevi. I Berardi a causa di ciò perdono le contee di Celano e Albe.
Tuttavia Ruggero Berardi dietro un forte riscatto in denaro riottiene Celano, tornando stabilmente alla sua guida. La contea di Celano però viene privata della contea d’Albe e della baronia di Pescina che sono date a uomini di fiducia di Carlo I.
Pescina viene data ai Del Balzo che sembrerebbero avere la gestione del territorio tra il 1280 e il 1320 circa.
– La chiesa di San Francesco a fine XIII secolo
In questa ultima fase del XIII secolo la chiesa e il monastero di San Francesco operano sul territorio per sostenere la popolazione nella sua vita giornaliera. Verso la fine del secolo poi la chiesa subisce un nuovo intervento di restauro che termina all’inizio del XIV secolo.
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XIV secolo
All’inizio del XIV secolo sotto la signoria di Ugo del Balzo Pescina sembra essere in una fase di ristrutturazione generale che coinvolge più o meno tutte le strutture pubbliche sia direttamente che indirettamente.
– Realizzazione del prospetto della chiesa di San Francesco
In questo quadro troviamo la chiesa di San Francesco che viene nuovamente ristrutturata con la realizzazione del prospetto nel 1300.
– Terremoto del 1349
Nel 1349 un importante e gravoso terremoto si verifica nel centro Italia producendo morte e disperazione in molti centri abitati. Nella Marsica a causa di questo sisma ci sono molti crolli, che si verificano in molti centri, tra cui probabilmente anche a Pescina. Il sisma sappiamo si sente in modo violento in tutta l’area marsicana, per cui i paesi che riportano danni sono molti.
E’ probabile, ma non sicuro che il sisma abbia provocato qualche danno alle chiese di Pescina. Ma in mancanza di dati più certi ci fermiamo qui per ora.
Sul piano politico invece Pescina dopo la fine della signoria dei Del Balzo passa ad altre famiglie nobiliari, per tornare infine verso la fine secolo ai Berardi di Celano.
– Ristrutturazione di fine 300′
Tra il 1390 e il 1393 abbiamo una nuova ristrutturazione della chiesa e del convento di San Francesco. E’ possibile che l’intervento di restauro si sia reso necessario dopo alcuni danni avuti nel terremoto del 1349. Fatto è comunque che l’intervento di restauro vede un ingrandimento della chiesa e del convento che viene finanziato interamente dai Berardi di Celano, di nuovo baroni di Pescina.
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XV – XVI secolo
Il complesso monastico di San Francesco nella prima metà del XV secolo.
Il complesso monastico francescano continua per almeno tutta la prima metà del secolo, ad aiutare e sostenere le persone più bisognose presenti a Pescina. Il monastero è sicuramente frequentato da molta gente vista la sua durata ormai centenaria.
– Pescina e Jacovella Berardi
Sul piano politico Pescina continua a crescere d’importanza per tutto il secolo XV e pur essendo sede di baronia, continua a dipendere da Celano al livello politico e amministrativo.
Nel 1417 i Berardi tornano ufficiamente baroni di Pescina, con il riconoscimento dei reali di Napoli alla famiglia comitale. I Berardi già dalla fine del XIV secolo sono tornati ad occuparsi di Pescina, reintegrando il paese nella loro orbita politica e ora con il riconoscimento della proprietà di Pescina, lo stato celanese arriva a disporre di un territorio molto ampio.
Pochi anni dopo nel 1423 i Berardi si estinguono nella linea maschile con la morte di Pietro IV. A dirigere la contea celanese vi è ora Jacovella Berardi, sorella di Pietro IV e donna dal carattere forte e deciso.
Grazie al suo carattere fiero, pur coinvolta nelle vicende delle lotte di potere tra Colonna e Orsini per la Marsica, riesce a districarsi bene mantenendo fermo nel tempo il suo controllo sul contado abruzzese.
– Terremoto del 1456
A metà secolo nel 1456 un gravissimo terremoto si verifica in Irpinia provocando immani tragedie sia al livello locale che nel centro Italia. Nella Marsica sono molti i paesi interessati dal sisma con crolli e lutti. Pescina dalle poche fonti avute non sembra risentire granchè della scossa sismica, pur avvertendola in modo forte.
– Pescina dai Berardi ai Piccolomini
Sul piano politico assistiamo alla crisi della famiglia Berardi rappresentata da Jacovella e dal figlio Ruggero. Jacovella rimasta vedova nel 1458 di Leonello Acclozamora, succede al marito come responsabile unica della contea. Poichè la contea di Celano è patrimonio della sua famiglia, ella si considera non reggente del figlio, ma padrona. Il giovane figlio Ruggero non accetta di farsi da parte aspettando il suo turno, ma le se rivolta contro determinando in seguito la perdita della contea.
Il giovane Ruggero si allea con un capitano d’armi che circuisce il giovane e mira al patrimonio della contessa. Egli si fa raggirare e con il suo aiuto pone in assedio la madre, che all’inizio riesce a resistere al disgraziato figlio, ma poi le sue forze vengono meno e lei capitola. Ruggero arresta la madre e la sbatte in prigione, usurpandogli il posto, divenendo Ruggero IV conte di Celano.
Ma Ruggero viene raggirato diventando esso stesso vittima di questa persona, che depreda il patrimonio della contessa per pagare i suoi uomini. Il papa, disgustato della condotta del figlio nei confronti della madre e capendo che può mettere le mani sulla bella contea si accorda con il re Ferdinando di Napoli, per porre il nipote a capo del feudo una volta defenestrato Ruggero.
Così in effetti avviene Ruggero viene defenestrato dalle truppe orsine mandate dal papa, trovando rifugio a Balsorano. La madre Jacovella viene liberata e condotta a Roma dal papa dove le viene comunicato che non tornerà in possesso della contea celanese, ma sarà compensata con la contea di Venafro.
Nello stesso tempo il nipote del papa Antonio Piccolomi s’insedia a Celano avviando la signoria della propria famiglia. Ai Piccolomini viene riconosciuta anche la baronia di Balsorano e di Pescina.
Pescina nella seconda metà del 400′ sotto i Piccolomini prosegue nella sua ascesa di piccolo borgo fortificato rifiorendo sotto il profilo economico. La contea di Celano con tutti i vari centri ad esso connesso stanno sviluppando l’industria armentizia attraverso il rilancio delle vecchie vie della transumanza.
La vendita della lana frutta alla contea molti soldi e ciò già sotto Jacovella Berardi; ora con i Piccolomini questo lato economico si rafforza ulteriormente grazie all’avvio generale di una fase di ristrutturazione economica ed edilizia.
– La chiesa di San Francesco diventa di Sant’Antonio da Padova più o meno nella seconda metà del 400′
Nella seconda metà del XV secolo la vecchia chiesa di San Francesco e il suo convento mutano il nome in complesso conventuale di Sant’Antonio da Padova e tale rimane per sempre.
Con la nuova signoria dei Piccolomini l’economia riprende forza nonostante ci troviamo in un periodo difficile, per le continue lotte di potere fra i Colonna e gli Orsini per il controllo della Marsica occidentale.
In questo contesto il convento di Sant’Antonio riesce ad aiutare molta gente nel migliorare la propria condizione economica attraverso l’insegnamento del lavoro di artigiano o agricoltore. Per cui anche grazie ai monaci le cose a Pescina migliorano.
– Pescina nel XVI secolo
All’inizio del XVI prosegue la felice fase economica della contea di Celano e della baronia di Pescina. Pescina in questo periodo cresce al livello commerciale, e questo lo si vede dal trasferimento nel paese di diverse famiglie della media nobiltà abruzzese, il cui numero tenderà ad aumentare nel corso del 600′.
Nello stesso periodo abbiamo la prosecuzione della fase edilizia che vede una generale ristrutturazione dei principali edifici pubblici del paese a cominciare dal castello che viene trasformato in residenza principesca.
Nel 1571 la contessa Costanza Piccolomini concede la sua residenza del castello per l’amministrazione della giustizia, e questo atto conferma almeno dal mio punto di vista, come il paese lentamente venga crescendo sul piano politico.
La conferma di questa crescita arriva però qualche anno più tardi con il trasferimento definitivo della diocesi da San Benedetto dei Marsi a Pescina. Nel 1579 abbiamo l’inizio della costruzione della cattedrale che si completerà nel 1596.
– La chiesa di Sant’Antonio da Padova alla fine del XVI secolo
In base a questa situazione dobbiamo pensare che probabilmente anche le altre chiese del paese diventano più importanti, a cominciare dalla chiesa di Sant’Antonio che con il suo convento acquista di riflesso maggiore importanza.
Al livello di ristrutturazioni non si rilevano cose importanti fatti salvi alcuni interventi come l’aggiunta dell’affresco al di sotto dell’archinvolto del portale d’ingresso principale.
– Celano e Pescina dai Piccolomini ai Peretti
Sul piano politico assistiamo alla vendita della contea di Celano e della baronia di Pescina da parte dei Piccolomini a Camilla Peretti nel 1591. I Peretti rimangono al governo di Celano e Pescina fino al 1655 e questo periodo si rivela uno dei peggiori della storia della Marsica, a causa della pessima condizione economica generale in atto dalla fine del XVI secolo.
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XVII secolo
Nel XVII prosegue il cattivo andamento economico nel meridione italiano a causa delle forti tasse spagnole e di cattivi raccolti predenti in questo periodo. Ciò porta alla completa miseria centinaia di migliaia di persone.
Nella Marsica l’economia va molto male e ai motivi detti sopra, si aggiungono una forte presenza del brigantaggio che mette a rischio la sicurezza di molte persone, diverse escrescenze del Lago Fucino che però a partire da metà secolo tende ad entrare in una fase di abbassamento del livello e poi l’endemico isolamento della zona.
Tutto ciò porta in breve alla fame moltissime persone. Sono lontani i tempi del recupero economico d’inizio XVI secolo.
Pescina in questo contesto ha difficoltà nel crescere economicamente, tuttavia si registra un incremento sul piano politico grazie alla presenza della diocesi dei Marsi che riesce in qualche modo a salvare la cittadina, anche solo con la sua presenza.
– Il complesso conventuale di S. Antonio da Padova all’inizio del XVII secolo.
La grave crisi economica in corso colpisce anche i monaci del convento di Sant’Antonio che devono stare attenti alle spese. E’ un momento duro dove anche loro trovano difficoltà per se stessi e conseguentemente nell’aiutare la popolazione. Tuttavia i monaci essendo visti come un’istituzione di aiuto cercano comunque di proseguire nell’aiuto sociale, e per questo sono stimati e considerati.
– Restauro del 1640-1648
Successivamente prosegue nel corso del seicento la fase edilizia di strutturazione di Pescina come capoluogo religioso della Marsica. Con ciò anche le chiese già esistenti ne beneficiano compresa la chiesa di Sant’Antonio da Padova.
Nel 1640 infatti parte una nuova fase di restauro della struttura che prosegue per 8 anni concludendosi nel 1648. I lavori della chiesa sono diretti dall’architetto Giovanni Canale (n. Pescina 1610 – m. Roma 1676), allievo del Bernini e “detto il Pescina”.
Sotto la sua direzione la ristrutturazione della chiesa si concentra in gran parte nella facciata, che viene ricostruita completamente realizzando una struttura esterna di elevato valore artistico con pregevole lunetta, e in minima parte all’interno con opere di abbellimento.
Alla ristrutturazione della chiesa hanno lavorato molte persone sia come manovali che artisti sempre sotto la direzione di Canale e questo vale per l’esterno e l’interno della chiesa.
Si può tranquillamente dire, che l’architetto Canale ha realizzato con il restauro della chiesa di San Francesco, espresso nella facciata e in parte all’interno, una superba opera architettonica di stile barocco, grandiosa per lo sfarzo e per lo slancio nonchè ardita e bizzarra per l’intemperanza delle novità barocche della scuola berniesca romana.
– Il restauro della facciata viene a consistere nello slancio della forma verso il cielo e nella decorazione tramite un ricco coronamento che si esprime nelle forme scolpite:
1) dei capitelli con grandi foglie di palma ricurve e uccelli;
2) dell’archilvolto, caratterizzato da due fasce finemente intagliate, quella esterna a foglie d’acanto fortemente incurvate, quella più interna a riquadri con elementi fogliacei, rosette, figurine, animaletti e mascheroni;
Nell’interno della chiesa invece vengono realizzate abbellimenti di artistiche decorazioni e statue. Alla fine del restauro alla chiesa viene mutato il nome in chiesa di Sant’Antonio di Padova.
– La rivolta popolare del 1647-48
Nello stesso periodo assistiamo sul piano sociale al culmine dell’esasperazione della popolazione nei confronti del governo spagnolo. La grave situazione economica del meridione porta all’esasperazione della gente che in alcune zone, come la Marsica è vera animosità verso un governo centrale che si disinteressa dei bisogni popolari.
Nel 1647 questa grande insoddisfazione sfocia in una aperta rivolta popolare che dilaga in breve in tutto il sud Italia soggetto agli spagnoli. La rivolta trova in Abruzzo un terreno fertilissimo di crescita. La Marsica addirittura diventa una delle sedi di questa rivolta. A Celano viene occupato dal barone Squinzi dell’Aquila il castello che diventa sede dei rivoltosi. Per qualche tempo la rivolta fa traballare il potere spagnolo nel sud Italia, che però nel 1648 reagisce e riesce con grande dispiego di mezzi e uomini ad avere la meglio sui rivoltosi.
A Celano il castello occupato da Squinzi viene liberato da questi e ridato a Francesco Peretti. La reazione conservatrice degli spagnoli produce gravi perdite in tutta la Marsica con episodi di grave durezza nei confronti della popolazione civile.
– Dai Peretti ai Savelli
Sul piano politico assistiamo al passaggio di proprietà della contea di Celano e della baronia di Pescina dai Peretti ai Savelli Francesco Peretti muore nel 1655 senza eredi e i Savelli parenti più prossimi del conte ereditano la contea celanese, mantenedone la proprietà fino al 1712.
– La Peste del 1656
Alcuni anni dopo la grave rivolta abbiamo che i sentimenti di animosità ed esasperazione popolare cedono il posto alla morte e alla disperazione.
Nel 1656 compare nel sud Italia il morbo della Peste, che nel giro di pochissimo tempo dilaga in tutto il meridione producendo nel giro di un anno la morte di centinaia di migliaia di persone.
Nella sola Marsica la Peste uccide 4000 persone, interi paesi vengono falcidiati dal morbo. Le chiese in questo periodo vengono prese d’assalto per chiedere grazie o per raccomandare la propria anima nel sicuro trapasso che di li a poco sarebbe accaduto. Ci sono persone che avendo sentimento della morte imminente fanno testamento o cedono direttamente i propri beni alla chiesa, per avere salva la propria anima.
Ci vorranno decenni perchè i paesi colpiti dalla Peste possano riprendersi sul piano demografico.
– Il complesso conventuale di Sant’Antonio nel periodo della Peste.
I monaci del convento di Sant’Antonio si adoperano come possono per cercare di alleviare i gravissimi disagi della popolazione nei confronti della Peste, anche mettendo a repentaglio la propria vita.
– Terremoto del 1695
Un brutto terremoto colpisce l’Italia centrale e fa risentire i suoi effetti anche nella Marsica. Il terremoto di cui parliamo è il sisma che ha per epicentro l’alta Tuscia intorno al Lago di Bolsena il 10 giugno 1695.
Questo sisma di potenza 5,9 Mw produce gravi danni nell’alta Tuscia con anche uno tsunami nel lago di Bolsena. Secondo il geologo Giuseppe Mercalli il lago di Bolsena, gonfiatosi, straripa, inondando i paesi fino a 3 km di lontananza. Quando le acque si ritirano, la terra resta coperta di pesci”.
Il sisma si fa sentire in modo forte anche in Umbria, nella bassa Toscana, nel resto del Lazio e nella Marsica, producendo gravi danni soprattutto all’abitato di Celano.
Celano a causa di questo sisma, viene quasi del tutto distrutta registrando numerosi crolli nel centro abitato, che portano a gravissimi danni al patrimonio architettonico.
A Pescina il sisma si sente distintamente, ma al momento non abbiamo conoscenza di danni al centro abitato
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XVIII – XIX secolo
– Pescina e si sismi d’inizio XVIII secolo
All’inizio del 700′ si verificano due nuovi importanti sismi nel centro Italia con epicentro in Abruzzo, che producono danni importanti in tutta la regione compresa la Marsica.
Parliamo del sisma dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706, entrambi si manifestano con una grande potenza pari a 6,6 Mw e determinano la distruzione di molti centri abitati.
Il primo sisma quello dell’Aquila distrugge tutta la città e molti centri circostanti, producendo molti danni anche nella Marsica. Nella Marsica sono numerosi i centri abitati che riportano crolli di stabili o anche di chiese, su cui poi si concentrerà un grosso lavoro di restauro per tutto il secolo. A Pescina è probabile che il sisma produca diverse lesioni alle chiese e a diversi palazzi.
Riguardo il convento e la chiesa di Sant’Antonio da Padova di Pescina non abbiamo al momento fonti che ci dicano se, quali e quanti danni il terremoto dell’Aquila abbia provocato, ma certamente la scossa qui è stata forte e quindi è possibile che ci siano stati danni anche se contenuti.
Se ci sono stati danni sicuramente sono stati riparati nel corso degli anni successivi secondo il gusto rococò del tempo.
Il secondo sisma si verifica sulla Majella, dove con la potenza di 6,6 Mw distrugge tutta la Valle Peligna riducendo a un cumolo di macerie Sulmona. Nella Marsica il sisma si sente distintamente producendo molti danni, ma inferiori rispetto a quelli provocati dal sisma aquilano.
– Cambio di proprietà a Pescina e Celano.
Il conte Giulio Savelli muore nel 1712 senza discendenza. Ciò scatena per circa dieci anni furibonde lotte di successione fra i parenti più prossimi del vecchio conte. Alla fine ad avere la meglio è la famiglia Sforza Cesarini che attraverso il ramo diretto e rami collaterali domina la contea di Celano e la baronia di Pescina fino all’eversione feudale del 1806.
– 1 occupazione dei Francesi
Nel 1798 poi abbiamo la prima occupazione francese del regno di Napoli. Questa fase dura poco a causa della forte resistenza locale che porta i Francesi a ritirarsi nel 1800. Con il ritiro francese tornano i Borbone con il vecchio Ferdinando I.
– 2 occupazione dei Francesi
I Francesi rioccupano il regno napoletano nel 1806, incontrando questa volta scarsa resistenza locale. Ciò probabilmente dipende dal fatto che Ferdinando nel suo primo ritorno a Napoli non si dimostra riconoscente verso i suoi sudditi e questo genera risentimento nella popolazione.
Fatto è comunque che i Francesi occupano il regno di Napoli per i successivi dieci anni avviando e facendo importanti riforme amministrative, che hanno importanti ricadute popolari. Tra queste abbiamo la fine della feudalità nel 1806, che per Pescina significa la fine della baronia pescinese e quindi del governo degli Sforza Cesarini.
– Possibile chiusura del convento di Pescina per la riforma francese.
L’altra importante riforma francese riguarda la chiusura degli ordini religiosi nel 1808, che porta alla temporanea chiusura di molti monasteri.
Al momento nessuna fonte considerata riporta per questa riforma la chiusura del monastero di Sant’Antonio da Padova di Pescina. Quindi per il momento ipotizziamo la chiusura temporanea del monastero solo in considerazione del fatto che molti monasteri marsicani in questo periodo chiudono i battenti, anche se solo in via temporanea.
Fatto è comunque che il monastero risulta attivo nel successivo periodo borbonico e quindi potrebbe aver seguito le sorti di altri monasteri che dopo la caduta del governo francese diversi monasteri hanno riaperto i battenti.
– Caduta dei Francesi e ritorno dei Borbone
Con la fine di Napoleone in Francia nel 1815, tutti i governi europei filo francesi cadono uno dopo l’altro compreso quello napoletano di Murat. Il congresso di Vienna decide poi il ritorno dei Borbone sul trono di Napoli con la nuova dicitura di re delle Due Sicilie.
Il secondo ritorno dei Borbone dura dal 1815 al 1860, in questo periodo abbiamo nella Marsica la ripresentazione in modo più forte del problema delle escrescenze del lago che nel 1815 e 1816 arrivano a livelli mai toccati prima, producendo immani tragedie nei comuni rivieraschi.
La popolazione chiede al re d’intervenire e questo risponde facendo ripulire le sponde del lago e avviando inchieste per la risoluzione del problema. Il lago in effetti negli anni 20′ torna a livelli accettabili, ma a partire dal 1835 inizia di nuovo una fase d’ingrossamento, così dopo molti studi e dibattiti che vanno avanti fino al 1850 si riesce a dar vita ad una società capeggiata dal banchiere Torlonia che si prende in carico il problema avviandolo a risoluzione negli anni 50′ con l’inizio dei lavori di prosciugamento.
– Caduta dei Borbone e nuovo regno d’Italia
Nel 1860 s’innesca nel meridione italiano grazie a un gruppo di garibaldini una rivoluzione contro i Borbone, che porta presto alla loro destituzione. A questo punto la rivoluzione garibaldina spinge il meridione italiano a unirsi al resto delle regioni del nord Italia per la creazione di un nuovo stato nazionale. Nasce così nel 1861 il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.
– La lotta al brigantaggio
Nato il nuovo stato, questo cerca da subito di consolidarsi sia sul piano interno che economico dove accusa un grosso debito.
Sul piano interno il nuovo Stato si trova a fronteggiare il brigantaggio, fenomeno endemico che da sempre spadroneggia nel sud Italia. Il governo di Torino manda la guardia nazionale per debellare le bande criminali.
All’inizio la lotta al brigantaggio è dura a causa di un’alleanza tra Francesco II e alcune bande di briganti, che vengono sfruttate dal Borbone per creare scompiglio nel territorio meridionale e poter così riprendersi il trono di Napoli. Quest’alleanza è sorretta anche dalla popolazione specie in Abruzzo, che non vede di buon occhio la nuova monarchia. In questa fase la popolazione abruzzese, specie marsicana, spinta anche dalla chiesa, sorregge la lotta ai Savoia. Ma poi a causa del venir meno dell’alleanza tra briganti e re e il ritorno alle cattive abitudini dei briganti, spingono il popolo a mollare tutto e a lasciare che l’esercito annienti nei dieci anni successivi tutte le bande criminali.
Per ottenere ciò a Pescina sono occupate dall’esercito in sosta forzata diverse strutture tra cui anche la vecchia chiesa di San Giuseppe e il seminario che divengono così caserme. In cio il vescovo può poco e si trova costretto a subire l’occupazione.
– La chiusura del convento di Pescina
Sul piano economico il nuovo Stato vara una riforma in cui chiude i vari ordini religiosi requisendo a se il patrimonio ecclesiastico, tra cui i monasteri.
In questo modo molti piccoli monasteri di provincia, fatta salva qualche eccezione, chiudono nel giro di alcuni anni, fra questi abbiamo anche il convento di Sant’Antonio da Padova.
I monaci del convento in base alle nuove disposizioni nazionali vanno via dal convento di Sant’Antonio tra il 1863 e il 1872.
Nel 1872 gli ultimi monaci vanno via e il convento passa di proprietà al comune di Pescina che lo adibisce ad altro uso.
Invece la chiesa di Sant’ Antonio rimane aperta, passando sotto la gestione della Confraternita di Sant’Antonio da Padova che la cura tuttora.
– Pescina alla fine del secolo XIX
Nel 1876 terminano i lavori di prosciugamento del Lago Fucino. Il cambiamento che provoca il prosciugamento va molto al di la delle intenzioni iniziali, in quanto a cambiare è in primo luogo il clima e poi le abitudini della gente che passa dall’essere pescatore ad agricoltore.
Tra gli anni 80 e 90 del XIX secolo gli effetti del prosciugamento non si avvertono subito sull’economia della regione, poichè si è ancora in fase di rodaggio per far partire l’intero ciclo produttivo a cui servono le ferrovie che colleghino la zona produttiva con i centri vicini e poi altre attività collaterali.
Tuttavia la rivoluzione che scatena la nuova attività agricola è strutturale per cui tutti nella Marsica ne vengono coinvolti o direttamente o indirettamente.
Pescina in questa fase è uno dei centri più coinvolti trovandosi a ridosso della grande piana del Fucino. Pescina diventa un grosso centro commerciale e per questo vede aumentare la propria popolazione che arriva a 4770 unità nel 1881.
In tutto questo vediamo che la cattedrale di Pescina rimane un importante punto di riferimento oltre che religioso, anche sociale che in qualche modo accompagna con la sua presenza lo sviluppo della cittadina.
Certo Pescina perde la competizione con Avezzano di principale centro della Marsica, ma comunque rimane un importante riferimento per una grossa fetta di popolazione sia del Fucino che soprattutto della Valle del Giovenco.
Gli effetti della rivoluzione della nuova piana tardano però ad arrivare e molta gente preferisce espatriare in cerca di fortuna. La chiesa in questo problema cerca di essere vicina a chi rimane sostendola come può.
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XX secolo
– Pescina a inizio 900′
A inizio secolo troviamo Pescina in fase di forte ascesa, e ciò è visibile dall’abitato stesso che si presenta elegante e ordinato, proprio come un centro del nord Italia. Questa dinamicità è data anche dalla presenza della nuova stazione ferroviaria, che con la sua presenza da alla cittadina maggiori capacità di crescita. Nel 1911 la popolazione di Pescina risulta essere 6074 unità, il suo massimo storico.
– Il terremoto di Gioia dei Marsi
Nel gennaio 1915 un tremendo terremoto si verifica nella Marsica colpendo al cuore la regione. Il terremoto ha epicentro nel Fucino nel paese di Gioia dei Marsi, da cui parte una scossa violentissima pari a 7 Mw. Una scossa tanto forte nella regione marsicana non si ricorda a memoria d’uomo. Fatto è però che tale terremoto produce un immane disastro in tutta la Marsica, soprattutto nella Valle del Giovenco, Vallelonga, il Fucino e la Valle Roveto.
Avezzano viene completamente rasa al suolo, più di 10.000 persone nella sola Avezzano muoiono per il sisma.
Altro centro gravemente colpito è proprio Pescina che vede morire in pochi istanti circa 5.000 persone, pari al 70-80% della sua popolazione. Il paese risulta completamente sventrato il castello, le chiese e gli altri edifici pubblici, o sono rasi al suolo o sono gravemente danneggiati.
– Danni alla chiesa di Sant’Antonio da Padova
La chiesa di Sant’Antonio da Padova nel sisma riporta solo la distruzione dei soli tetti dalle volte arcuate e della parte superiore della cupola. Quindi le mura portanti e molto dell’arredo della struttura si salva, consentendo per questo un veloce recupero successivo.
– La prima guerra mondiale
Il sisma manifestatosi con una forza spaventosa ha prodotto danni non solo di lutti e di distruzione, ma soprattutto umani nelle coscienze delle persone sopravvissute. Le stesse persone che si trovano ora a dover preoccuparsi non solo di sopravvivere al sisma, ma anche alla guerra che scoppiata già da un anno vede l’Italia associarsi nel maggio 1915.
La guerra dura fino al 1918 e produce molti lutti fra i giovani marsicani costretti a partire per il fronte per dare il loro sostegno all’Italia. In chi è rimasto a casa la preoccupazione per la propria situazione si sostituisce con quella di quanti sono presenti al fronte. A molti rimasti a casa giunge ogni tanto la notizia di un nuovo lutto gettando nel completo baratro le famiglie sopravvissute al sisma.
– La chiesa di Sant’Antonio diventa chiesa parrocchiale.
Con la fine della guerra si cerca tuttavia di riprendersi e d’iniziare a ricostruire. La chiesa di Sant’Antonio avendo avuto danni riparabili viene immediatamente restaurata consentendo alla struttura di riprendere la sua attività religiosa già a partire dal 1919 circa. Ora a causa del crollo della cattedrale di Santa Maria delle Grazie, si decide di attribuire alla chiesa di Sant’Antonio in via provvisoria il titolo di chiesa parrocchiale principale.
– Il trasferimento della Diocesi dei Marsi ad Avezzano e la rabbia dei pescinesi
Già da qualche anno Avezzano ha assunto ormai il ruolo di principale centro amministrativo della Marsica, soprattutto dopo il trasferimento qui dell’amministrazione Torlonia.
Da questo fatto parte la riflessione fra le autorità ecclesiastiche locali di trasferirsi ad Avezzano. O meglio di trasferire la sede della diocesi dei Marsi da Pescina ad Avezzano
L’irrompere poi del terremoto cambia i piani, e pone la necessità di trasferire la sede della diocesi in una zona meno colpita dal sisma. La decisione ricade su Tagliacozzo, miracolosamente sopravvissuta al sisma.
Dopo la guerra la possibilità di trasferire la diocesi viene considerata dai pescinesi quasi un atto sacrilego e iniziano a protestare in modo acceso contro il vescovo per questa decisione pregandolo di tornare sui suoi passi.
Il vescovo dei Marsi Bagnoli un vero ed instacabile riformatore, decide di andare avanti nella sua decisione, nonostante le forti proteste e pressioni dei pescinesi.
Così nel 1924 il vescovo Bagnoli procede nella sua decisione e trasferisce inizialmente la sede della cattedrale dei Marsi nella chiesa appena costruita di San Giuseppe di Avezzano, in attesa che la nuova cattedrale di San Bartolomeo venga costruita.
A Pescina il danno del trasferimento della diocesi non riguarda solo il sentimento di privazione dell’istituzione, ma ha anche un risvolto economico, visto tutto l’indotto che gravitava intorno alla diocesi dei Marsi.
– La chiesa di Sant’Antonio negli anni 20′
A Pescina negli anni 20′ si procede alla ricostruzione di tutti i principali edifici pubblici e religiosi, tra cui anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie, vecchia cattedrale dei Marsi.
Nel frattempo la chiesa di Sant’Antonio svolge egregiamente il suo ruolo di chiesa parrocchiale principale del borgo pescinese. Questo ruolo viene svolto fino al 1930, allorquando la vecchia chiesa di Santa Maria delle Grazie torna di nuovo agibile riprendendo il ruolo di chiesa principale.
– La seconda guerra mondiale
Nel 1940 l’Italia entra nel secondo conflitto mondiale a fianco della Germania. Nel giro di tre anni il paese perde su tutti i fronti di battaglia. Questo porta alla fine del regime fascista che viene defenestrato il 25 luglio 1943. Tuttavia il paese è ormai in balia degli eventi. Gli Alleati hanno già iniziato l’invasione italiana da sud e i tedeschi procedono invece da nord ad invadere il paese da settembre. Questa situazione porta al collasso dello stato monarchico e alla sua fine futura. Nel frattempo i tedeschi invadono l’Italia fino a Frosinone e di qui istituiscono la linea Gustav che divide il paese in due. Con la parte nord in mano tedesca e la parte sud in mano alleata.
Nella Marsica a Massa d’Albe i tedeschi pongono il loro comando con il compito di controllare il confine della linea Gustav. Tutta la Marsica è occupata dai Tedeschi che instaurano un vero regime di polizia che costringe i poveri marsicani a convivere e sottostare a loro a partire dall’ottobre 1943.
Nei primi mesi del 1944 gli Alleati cercano d’indebolire i tedeschi sganciando bombe lungo la linea Gustav e nella parte interna della Marsica. Nella Marsica gli sganci di bombe sono continui, specie nei mesi di aprile e maggio del 44′, soprattutto su Avezzano e Massa d’Albe. Tuttavia anche gli altri principali centri vengono colpiti.
– I bombardamenti su Pescina
Pescina durante i primi mesi del 1944 come altri paesi della Marsica viene soggetta a diversi bombardamenti alleati, aventi lo scopo d’indebolire i tedeschi. I bombardamenti provocano diversi danni al tessuto cittadino da poco ricostruito, tra le strutture coinvolte figura anche la chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie che riporta danni seri.
– La liberazione
Nel giugno 44 tuttavia dopo forti combattimenti gli Alleati annientano le difese naziste sulla linea Gustav e riescono a liberare la Marsica con tutto quello che ne consegue.
Purtroppo i tedeschi in ritirata distruggono tutte le linee di comunicazione, provocando altri danni.
Comunque sia nell’aprile successivo del 1945 l’Italia viene completamente liberata dai barbari nazisti. Poco tempo dopo anche la guerra finisce e inizia la ricostruzione.
– La ricostruzione e la battaglia delle terre
Nella Marsica a partire dal 1945 si pensa solo a ricostruire i paesi danneggiati dai bombardamenti e dal terremoto di trent’anni prima.
A Pescina la ricostruzione partita lentamente acquista velocità nel corso degli anni 40′
Contemporaneamente riprendono le lotte contadine contro Torlonia per l’assegnazione delle terre. La lotta contro Torlonia già in atto all’inizio del secolo si era interrotta per tutte le vicende successive compreso l’arrivo del Fascismo che aveva collaborato con il principe del Fucino per mantenere la calma nella Marsica
Comunque sia negli anni 40′ le lotte contadine riprendono e nel 1950 si arriva all’espropriazione delle terre a Torlonia, che vengono poi assegnate agli agricoltori marsicani grazie anche alla nuova riforma agraria varata dal governo De Gasperi.
– La chiesa di Sant’Antonio da Padova nel secondo dopoguerra
Superata indenne la seconda guerra mondiale la chiesa di S. Antonio di Padova ritrova ora in tempo di pace la sua centralità di luogo religioso e sociale di Pescina.
In generale la chiesa continua ad essere gestita dalla Confraternita di S. Antonio che notando lo stato di degrado della struttura, mette in programma una nuova ristrutturazione della chiesa.
– Pescina a metà del XX secolo
Negli anni 50′ Pescina risulta ricostruita sei suoi assetti principali, e con il tempo viene a riprendersi il ruolo d’importante centro marsicano.
Tuttavia la crisi economica perdurante porta molti giovani a partire per cercare fortuna altrove. Si apre così la stagione della seconda emigrazione di massa, che a differenza della prima avrà come punto di arrivo le principali città italiane del nord e di Roma.
Questa nuova emigrazione che si ha negli anni 50′, 60′ e 70′ porta Pescina a perdere parte della sua popolazione che passa dalle 6013 unità del 1951 alle 4430 unità del 1971.
Nel frattempo si pongono le premesse per lo sviluppo della Marsica attraverso la costruzione delle nuove autostrade A24 e A25. Queste entrano in funzione nel 1970 e da allora hanno permesso alla Marsica di uscire dalla sua endemica condizione d’isolamento, da cui era uscita una prima volta solo un secolo prima con la nascita della ferrovia.
Allo stesso tempo a Pescina si cerca di ridare al paese nuova linfa attraverso l’aggiunta di nuove strutture o la ristrutturazione delle vecchie come nel caso della chiesa di Sant’Antonio da Padova.
– Ristrutturazione della chiesa di Sant’Antonio da Padova nel 1967-71
Tra il 1967 e il 1971 abbiamo l’ultima grande ristrutturazione della chiesa, che viene ad interessare l’intera struttura.
I lavori riguardano la completa demolizione dell’oratorio, la sostituzione del vecchio pavimento con uno nuovo in marmo moderno e la sostituzione delle canne originali dell’organo settecentesco.
Purtroppo questo restauro si rende colpevole anche di un certo snaturamento della chiesa come accade con alcuni altarini che vengono snaturati del loro antico splendore. Oltre a ciò durante l’intervento di restauro sparisce tutto l’archivio del vecchio convento e della confraternita.
– Il boom economico della Marsica e il recupero della propria identità
Negli anni 80′ poi abbiamo il boom economico della Marsica che sancisce il definitivo affrancamento del territorio dalla povertà che lo ha attanagliato nei secoli.
Così con la fine dei problemi economici, la Marsica si rilancia sul piano sociale reinventando se stessa, anche e soprattutto recuperando la propria storia passata, che a causa del terribile terremoto del 1915 si era in qualche modo persa.
Da qui vengono fuori nuove iniziative sociali di nuovi eventi che rimandandosi alla vecchia tradizione culinaria, recupera parte del proprio patrimonio ecograstronomico per far rivivere i vecchi borghi. Allo stesso tempo si creano le prime compagnie teatrali che mettono in scena a partire dagli anni 90′ il racconto della tragedia del terremoto, in qualche modo liberandosi da un blocco mentale seguito al sisma.
In ciò sono molti i borghi che seguono questa tedenza, tra cui anche Pescina. A Pescina come negli altri centri marsicani, si cerca di rilanciarsi come immagine avviando nuovi eventi sociali, che si richiamano all’antica tradizione contadina e tramite il recupero del vecchio borgo.
A Pescina il restauro del vecchio borgo parte più o meno dagli anni 90′ e procede via via nei periodi successivi. Ciò consente via via di rilanciare maggiormente il paese che con le sue qualità si pone sicuramente come un grande polo attrattore in campo turistico
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XXI secolo
– Pescina all’inizio del XXI secolo
All’inizio del nuovo secolo Pescina viene completando e restaurando l’intero vecchio borgo consentole in tal modo di lanciarsi sul piano turistico al pari degli altri centri marsicani. A ciò si aggiungono le varie iniziative culturali che caratterizzano il paese.
– Terremoto del 2009
Un brutto terremoto colpisce l’Aquila distruggendola interamente. Il sisma è avvertito anche nella Marsica, che però è interessata solo di striscio dal sisma. I danni riportati nella Marsica interessano diverse strutture religiose e alcuni centri maggiormente esposti all’area del sisma come i paesi dell’Altopiano delle Rocche.
A Pescina il sisma pur sentendosi distintamente non produce danni.
– La chiesa di Sant’Antonio da Padova a inizio XXI secolo
La chiesa di Sant’Antonio di Padova è oggi la chiesa più antica di Pescina, che con la sua sola presenza da il senso della lunga storia del paese. La chiesa è sempre gestita dalla Confraternita di S. Antonio e si mostra in ottimo stato di conservazione, rappresentando oltre che un valido bene storico, anche un grande riferimento sociale del paese marsicano.
STRUTTURA DELLA CHIESA DI S. ANTONIO DA PADOVA DI PESCINA
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– Pianta

La chiesa di Sant’Antonio di Padova di Pescina vista dall’alto. (Immagine personale)
La chiesa è a pianta rettangolare a navata unica.
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– Struttura interna

Interno della chiesa di Sant’Antonio da Padova. (Immagine personale)
L’interno della chiesa appare magnifico in tutta la maestosità dello stile barocco. Questa chiesa è a navata unica ed è disposta con ai lati tre altari per parte, ognuno incorniciato in una nicchia riccamente decorata da stucchi, con al centro le tele con tema diverso per ogni altare.
– L’altare maggiore è sopraelevato di alcuni gradini rispetto al piano di calpestio ed appare

L’altare maggiore della chiesa. (Immagine principale)
maestoso nella sua semplicità con la parte dietro composta da strutture di seduta in legno per i sacerdoti.

Organo a canne del Settecento. (Immagine personale)
La struttura in legno è riccamente decorata e al di sopra di questo troviamo un bel coro ligneo in stile barocco, mentre posto in alto troviamo lo splendido organo a canne del 700′. Infine al lato della zona presbiteriale osserviamo la grande statua di San Antonio da Padova.

L’interno riccamente barocco della chiesa di S. Antonio. (Immagine personale)
Sul piano decorativo troviamo in generale una chiesa molto ricca in puro stile barocco, con decorazioni a stucco, paraste con capitelli compositi e un’altra fascia con cornice aggettante, che fa da imposta per le coperture. Quindi si rilevano gli stucchi degli altari laterali.
Nella parete destra della chiesa si osservano i tre altari di
– Altare di S. Antonio da Padova

Altare di Sant’Antonio da Padova. (Immagine personale)
– Altare della Madonna Addolorata

Altare della Madonna Addolorata. (Immagine personale)
– Altare del Crocifisso

Altare del Crocifisso. (Immagine personale)
Invece nella parete di sinistra abbiamo i tre altari di
– Altare con dipinto della Vergine

(Immagine personale)
– Altare di ?

(Immagine personale)
Al livello strutturale la chiesa è composta da muratura portante di pietrame su cui poggiano le volte e il tetto in legno. La copertura della chiesa a navata unica a sua volta risulta composta da soffitti di due campate coperte a volta lunettata.
Queste campate sono precedute da una loggia per l’organo e terminano con un vano cieco più stretto. Successivo a questo abbiamo un spazio quadrangolare con una cupola emisferica.
In generale si osserva un tetto in legno a due falde del tipo a capanna nella navata e a pianta ottogonale nella cupola. Il manto di copertura è formato da tegole in laterizio. I pavimenti sono in lastre rettangolari di marmo.
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Facciata

Facciata della chiesa di S. Antonio da Padova. (Immagine personale)
La facciata principale è di epoca romanica del XIII secolo, con spunti di barocco introdotti nel ‘600 dal Canale.
La facciata comprende due parti:
– parte superiore

Parte superiore della chiesa. (Immagine personale)
Questa parte comprende due lesene laterali reggenti la cornice del tetto con al centro un grande finestrone rettangolare.
– parte inferiore

Parte inferiore della facciata. (Immagine personale)
Comprende un settore di stile romanico-gotico con rivestimento in pietra con al centro il bellissimo portale d’ingresso romanico.

Portale d’ingresso romanico. (Immagine personale)
Di oggettivo interesse troviamo i capitelli scolpiti con grandi foglie di palma ricurve e uccelli, e l’archivolto, caratterizzato da due fasce finemente intagliate, quella esterna a foglie d’acanto fortemente incurvate, quella più interna a riquadri decorati con elementi fogliacei, rosette, figurine, animaletti e mascheroni.

L’affresco della lunetta con la Vergine, San Francesco e San Bernardino
Nella lunetta semicircolare, al di sotto dell’archivolto è ancora possibile osservare l’affresco del XVI secolo, rappresentante la Vergine, San Francesco e San Bernardino.
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– Campanile

Campanile della chiesa. (Immagine personale
La torre campanaria è a base quadrata ed è posta nella zona retrostante, che è munita di cella campanaria con monofore nelle facce. La copertura risulta a forma piramidale.
BIBLIOGRAFIA
1) www.italiavirtualtour.it/dettaglio.php?id=97555
4) http://www.prolocopescina.it/chiesa-di-santantonio/

