STRUTTURE E MONUMENTI DI CARSOLI
POSIZIONE DELLA CHIESA DI SANTA MARIA IN CELLIS DI CARSOLI
STORIA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA IN CELLIS DI CARSOLI
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X Secolo
– Nascita della chiesa di Santa Maria in Cellis
La chiesa di Santa Maria in Cellis è una struttura religiosa molto antica, nata alla metà del X secolo, più o meno intorno al 950.
Viene fondata dai Camaldolesi di San Romualdo che l’hanno chiamata in questo modo per devozione alla Madonna.
– La contea dei Marsi
Il territorio di Carsoli in questo periodo fa parte della Contea dei Marsi, uno stato indipendente posto fra meridione italiano e Stato della Chiesa. A reggere le sorti della contea ci sono i Berardi, che da diversi decenni ormai ominano la scena.
– Nascita del villaggio di Celle
In questa fase abbiamo la formazione di un primo villaggio intorno alla chiesa di Santa Maria in Cellis, ai piedi di colle S. Angelo
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XI Secolo
– Nascita del convento di Santa Maria in Cellis
Nel 1000 Il conte Rainaldo I Berardi fa restaurare la chiesa di Santa Maria in Cellis e contemporaneamente promuove la costruzione di un monastero da aggiungere alla chiesa, affidandone la responsabilità di abate a un suo uomo di fiducia, Dodone.
– Il borgo di Celle si trasferisce vicino la torre cintata
Dopo l’edificazione della torre in breve tempo molti degli abitanti presenti intorno alla chiesa di Santa Maria in Cellis iniziano ad edificare le case a ridosso della torre cintata, in quanto si sentono più protetti.
In breve il borgo si sviluppa via via intorno alla torre andando a formare una sorta di cinta muraria.
Chiaramente, a mano a mano che la vecchia Carseoli perde importanza, Celle ne viene prendendo il posto, a maggior ragione dopo la costruzione del castello.
In questa fase iniziale il borgo rappresenta una frazione della vecchia Carseoli romana, ancora attiva a inizio XI secolo.
– Il territorio di Celle passa sotto il monastero di Subiaco
Intorno al 1010 Rainaldo Berardi, in accordo con il figlio Berardo e il fratello Gualtiero, dona parte del territorio carseolano al monastero di Subiaco. Chiaramente Celle rimane saldamente in mano alla contea dei Marsi, che la praticamente affitta al monastero mantenendone però la proprietà.
Infatti i Berardi, pur donando una grossa parte del carseolano ai vari monasteri della zona, mantengono la proprietà di metà del paese e della torre, che successivamente viene ampliata diventando un vero castello.
– L’affermazione di Carsoli e i dissidi nella famiglia Berardi
Per tutto l’XI secolo Carsoli-Celle viene crescendo d’importanza nell’area della Piana del Cavaliere a scapito degli altri centri della zona.
Contemporaneamente si assiste ad un grave dissidio all’interno della famiglia Berardi.
Ciò spinge un ramo collaterale della famiglia a cercare di affrancarsi dal controllo centrale, dividendo la contea.
Intorno al 1050 questo ramo provoca una separazione religiosa, attraverso la nascita della Diocesi di Carsoli a scapito della Diocesi dei Marsi.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis diventa cattedrale della nuova diocesi di Carsoli
I Berardi che provocano la nascita della nuova diocesi di Carsoli, pongono nella chiesa di Santa Maria in Cellis la sede della nuova diocesi.
La chiesa di Santa Maria in Celli diventa così nel 1048 cattedrale della nuova diocesi.
– La diocesi di Carsoli 1048-1057
La vita della diocesi di Carsoli diventa subito accidentata per la grande opposizione che incontra da parte del territorio abruzzese e del conte Berardo IV.
L’autonomia della nuova diocesi prefigura la futura contea di Carsoli, il cui territorio avrà le dimensioni di questa diocesi.
Nel frattempo nel volgere di pochi anni Berardo IV viene frenando fino a riannettersi il territorio carseolano, sconfiggendo i propri congiunti.
Nel 1057 infatti il conte dei Marsi Berardo IV riporta la vittoria sui suoi congiunti e riunisce il territorio carseolano al resto della contea dei Marsi a lui soggetta. Poco dopo anche la Diocesi di Carsoli cessa di esistere.
– L’abbazia di Montecassino nuova proprietaria di Santa Maria in Cellis 1059
Due anni dopo la fine della Diocesi di Carsoli, nel 1059, il conte Siginolfo Berardi residente nel castello di Carsoli, in accordo con il fratello conte Berardo IV, dona il monastero di Santa Maria in Cellis all’abbazia di San Benedetto di Montecassino, insieme a tutti i suoi possedimenti.
L’abbazia di Montecassino riiuscirà a mantenere il possesso del monastero di Santa Maria in Cellis molto a lungo, fino all’inizio del XVII secolo.
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XII Secolo
– Ristrutturazione del 1130-1132
La ristrutturazione della chiesa all’inizio del XII secolo è certamente una delle più importanti subite da questa struttura.
Il restauro interessa l’intero complesso e vede un rafforzamento della chiesa e la costruzione di altre parti importanti, come per esempio il campanile.
Il campanile della chiesa, prodotto in stile romanico, è a pianta quadrata con un basamento realizzato con frammenti e blocchi murari originari delle preesistenze romane, provenienti soprattutto da monumenti funerari posti lungo la via Valeria.
Tuttavia l’opera più importante e degna di nota di questo restauro è il portale in pietra, che conserva la sua forma originaria, nonostante l’unica modifica strutturale che ne ha abbassato l’altezza dopo la ricostruzione della facciata.
Insieme a queste due parti vi è il resto della chiesa, del cui restauro oggi non rimane più nulla, ma che all’epoca costituisce una delle migliori produzioni abruzzesi dello stile romanico.
– Fine della contea dei Marsi e nascita della contea di Carsoli (1143)
Il ruolo del castello di Carsoli-Celle diventa ancora più importante, allorquando la contea dei Marsi viene prima assoggettata nel 1143 dai Normanni e poi viene divisa in tre contee minori.
Una di queste è appunto la contea di Carsoli e il locale castello diventa per qualche tempo sede della contea stessa.
La contea di Carsoli viene data in gestione a membri della famiglia Berardi.
– Celle – Carsoli diventa un grande borgo fortificato attorno al castello
Nel corso del XII secolo l’assetto del borgo continua a strutturarsi come recinto dello stesso castello.
Ciò rende il centro di Celle un’autentica fortezza ben equipaggiata per difendersi da attacchi esterni.
– Da Carsoli a Tagliacozzo
Carsoli divenuta sede di contea, mantiene questo ruolo più o meno fino al 1165.
Successivamente Tagliacozzo inizia ad affermarsi nell’ambito della contea carseolana, fino a divenire più o meno nel 1190 la sede ufficiale della contea che viene a identificarsi proprio con Tagliacozzo.
Tagliacozzo a partire dal 1190 circa diventa il centro amministrativo della contea riunita sotto la signoria alto medievale dei De Pontibus, che vengono così a sostituire i discendenti dei Berardi divenuti una famiglia di secondaria importanza che sparisce poi col tempo.
I De Pontibus sono una famiglia nobile impiantatasi a Scurcola, da dove acquisiscono progressivamente maggiore potere fino a divenire la prima famiglia del borgo e di altri borghi vicini, creando così le premesse di una potente signoria locale, il cui centro politico si sposta da Carsoli a Tagliacozzo.
– Il complesso conventuale di Santa Maria in Cellis a fine XII secolo
Nonostante che Santa Maria in Cellis ora dipenda dall’abbazia di Montecassino, la chiesa continua ad essere un grande punto di riferimento sociale per la popolazione di Carsoli.
A questa chiesa e ai monaci che la governano la gente fa visita spesso per chiedere loro consiglio e aiuto.
La chiesa però risulta importante non solo per la presenza del monastero, ma anche per il cimitero.
Infatti a fianco la chiesa sorge un cimitero che fa riferimento a Carsoli e alla Piana del Cavaliere in generale. Per cui la chiesa di Santa Maria in Cellis svolge anche il ruolo di chiesa sepolcrale.
La presenza del vicino cimitero, di cui la chiesa è responsabile, è stata per lungo tempo motivo di diatribe con altre chiese vicine, circa la possibilità di seppellire qui i morti di paesi confinanti. Nel corso del XII secolo queste diatribe sono ben presenti nella scena religiosa locale.
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XIII Secolo
– San Francesco nella Piana del Cavaliere
Nel 1216 San Francesco è nella Piana del Cavaliere dove oltre a edificare un nuovo convento, con la sua presenza fa sentire i suoi benefici effetti anche nel resto delle chiese e monasteri presenti nell’area carseolana.
– La contea di Tagliacozzo nello scontro tra Tommaso Berardi e Federico II
I De Pontibus, conti di Tagliacozzo, durante il conflitto fra Tommaso Berardi e Federico II imangono neutrali.
Questa neutralità salvaguarda in questa fase l’area carseolana
da altre brutalità, inoltre ciò viene ben accolto dal nuovo
imperatore, che sostiene l’opera di consolidamento dei De Pontibus nel loro ambito territoriale.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis a metà XIII secolo
La chiesa per le informazioni raccolte continua in modo tranquillo la sua attività religiosa e di sostegno ai bisognosi.
– La battaglia dei Piani Palentini e il nuovo re Carlo I
Carlo I d’Angiò arriva in Italia nel 1266, sconfigge Manfredi di Svevia, allora re di Sicilia e assume il comando del regno.
I nobili siciliani tra cui i Berardi scontenti della politica fiscale del nuovo re chiamano Corradino, ultimo discendente della vecchia dinastia, a farsi avanti per il trono siciliano.
Corradino giunto in Italia affronta poco tempo dopo, sostenuto dai nobili a cominciare dai Berardi, il re Carlo I d’Angiò
Carlo con grande astuzia riesce a sconfiggere Corradino presso i Piani Palentini e dopo averlo catturato lo fa decapitare.
– I De Ponte e i Berardi
Dopo la battaglia dei Piani Palentini, Carlo I si vendica di quei nobili che gli sono andati contro, a cominciare dai Berardi, a cui viene tolta la giurisdizione sulle proprie contee di Celano, Albe e Molise. Mentre i nobili come i De Ponte vengono ricompensati con privilegi per averlo sostenuto.
– I De Pontibus cedono il passo agli Orsini
Nel 1294 i De Pontibus, ormai in fase di declino, cedono il controllo principale della nascente contea di Tagliacozzo agli Orsini, che vengono via via conquistando tutta la Marsica occidentale.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis alla fine del XIII secolo
La chiesa soggetta all’amministrazione dell’abbazia di Montecassino, continua ad essere meta di pellegrinaggio continua della popolazione locale, che cerca in essa consiglio per la presenza dei monaci e raccoglimento verso i propri morti, per la presenza qui del cimitero.
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XIV Secolo
– Gli Orsini e Carsoli
Gli Orsini potente famiglia romana, venuta a conquistare la contea di Tagliacozzo mostra di avere grandi possedimenti in continuità tra il Lazio e l’Abruzzo.
In questo quadro gli Orsini mostrano scarso interesse verso Carsoli, che perde d’importanza.
– Terremoto del 1349
Un tremendo terremoto si abbatte sul centro Italia con una potenza pari a 6,5 Mw.
Nella Marsica il sisma si risente fortemente, producendo molti
crolli e feriti. Tutti i centri sono più o meno interessati dal sisma, compresa Carsoli.
A Carsoli il terremoto ha sicuramente prodotto danni
importanti e anche non avendo elementi in proposito, dal contesto locale emerge chiara una situazione di grossa difficoltà nella zona.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis e il terremoto del 1349
Il sisma producendo danni alla cittadina marsicana, potrebbe aver provocato danni anche alla chiesa di Santa Maria in Cellis. La scarsità delle fonti in proposito però non ci permettono di andare più in la con le congetture.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel secondo XIV secolo
Contemporaneamente al sisma abbiamo la grande Peste nera che colpisce tutta Europa.
Anche a Carsoli si hanno decessi per questo e la chiesa di Santa Maria in Cellis svolge purtroppo un grande lavoro a
causa di questo tremendo morbo.
Successivamente passata la brutta peste e si procede alla ricostruzione materiale di Carsoli per i danni del sisma del 1349 e spirituale per riuscire a superare in chi è rimasto il grave lutto e la grande disperazione. In ciò i monaci di Santa Maria in Cellis
operano per alleviare questi dolori.
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XV Secolo
– La contea di Tagliacozzo nella prima metà del XV secolo
Gli Orsini da tempo mirano ad allargare la loro influenza nella Marsica, tramite la presa sulla contea d’Albe. Ciò viene ottenuta nel 1404 con la concessione della regina madre Margherita a Giacomo Orsini.
Tuttavia a causa di cambi di fronte gli Orsini perdono il controllo di Albe nel 1419 a favore dei Colonna, loro acerrimi nemici. La regina Giovanna II concede la contea d’Albe ai Colonna, come gesto di buona volontà verso il papa Martino V.
La contea d’Albe dopo diversi anni passa sotto il controllo dei Caldora insieme alla contea di Tagliacozzo.
Infine nel 1441 gli Orsini si vedono riassegnate entrambe le contee dal nuovo re di Napoli Alfonso I.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel 400’
Durante il Quattrocento la struttura continua ad essere soggetta all’abbazia di Montecassino. La mancanza di grandi notizie sul complesso conventuale ci fanno credere che la struttura viva tranquillamente il periodo, senza scossoni.
– Terremoto del 1456
Nel 1456 un violento terremoto che avviene nel Sannio fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica, dove si registrano molti crolli, sia di singoli edifici che di interi paesi.
La Piana del Cavaliere è una delle zone maggiormente colpite dal sisma, poiché abbiamo la distruzione completa dei paesi di Pereto e Oricola e grossi danni a Carsoli.
– Il terremoto del 1456 e la chiesa di Santa Maria in Cellis
La chiesa di Santa Maria in Cellis così come il convento attiguo riportano gravi danni, con lesioni alle pareti e qualche crollo.
– Restauro del XV secolo
I danni del sisma del 1456 sulla struttura del complesso conventuale di Santa Maria in Cellis sono riparati alcuni anni dopo.
Il restauro per quel che si è intuito non cambia in alcun modo la struttura nel suo complesso, ma si limita alla riparazione dei danni.
– Il restauro di Carsoli
Dopo il sisma è probabile che ci sia voluto del tempo prima di procedere a una ricostruzione. Ma sicuramente questa è iniziata nel corso del XV secolo più o meno supponiamo intorno agli anni 1465-70 ed è quasi sicuramente proseguita fino all’inizio del XVI secolo, vista la consistenza dei danni.
– Gli Orsini nella seconda metà del XV
secolo
Gli Orsini nel 1441 riescono a farsi riassegnare le contee di Albe e Tagliacozzo, tenendone la guida, seppure intervallati da brevi pause, fino al 1497.
Ciò da a loro il tempo di avviare importanti lavori edilizi dopo il
grande terremoto del 1456.
– Le guerre tra Orsini e Colonna
Nonostante la forte presa orsina sul territorio albense e tagliacozzano, i Colonna riescono a creare molti problemi agli Orsini, determinando continue lotte di potere che si ripercuotono anche sul territorio con vari accadimenti, tendenti al saccheggio.
– L’arrivo dei preti secolari nella gestione del complesso conventuale
Alla fine del Quattrocento l’abbazia di Montecassino cede il monastero di Santa Maria in Cellis ai preti secolari in cambio di una tassa di 12 ducati d’oro.
– I Colonna vincono
Nel 1497, dopo estenuanti lotte durate un secolo per il controllo della Marsica, gli Orsini cedono il passo ai Colonna.
Ai Colonna viene riconosciuto il possesso della contea di Tagliacozzo (che include anche la contea d’Albe) e della Baronia di Carsoli, attraverso vari diplomi emessi tra il 1497 e il 1504, prima dal re di Napoli Federico e poi dal re di Spagna, divenuto nel frattempo re di Napoli, Ferdinando il Cattolico.
In questi diplomi si elevano i Colonna a duchi di Tagliacozzo e baroni di Carsoli, indicando quindi che Carsoli diventa sede di baronia, a partire dal periodo 1497-1504.
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XVI Secolo
– Il governo dei Colonna
Con la conferma definitiva dei Colonna a duchi di Tagliacozzo, riconosciuti nel diploma del 1504, si apre una nuova fase politica completamente diversa dalla precedente.
I Colonna, in qualità di nuovi signori del luogo, riescono a farsi benvolere dalla gente ristrutturando diversi edifici nelle città e favorendo l’economia locale attraverso una diminuzione delle tasse.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel XVI secolo
Nel corso del XVI secolo la chiesa di Santa Maria in Cellis sembra essere in una fase di decadenza, insieme alla struttura del monastero.
La chiesa rimane importante per la comunità locale ed è un valido punto di riferimento, ma appare in declino.
– Prosegue la guerra fra Orsini e Colonna
Sul piano politico la scena marsicana è dominata inizialmente dai Colonna usciti vincitori dal lungo conflitto con gli Orsini, ma poi complice una fase di generale rivolgimento politico in Italia e in Europa, essi perdono la Piana del Cavaliere a favore degli Orsini.
Gli Orsini ben decisi a tornare sulla scena colgono l’occasione che si presenta loro nel 1528 allorquando, per una serie di ragioni legate agli avvenimenti della politica europea e al sacco di Roma del 1527, gli Orsini affrontano nuovamente i Colonna, al cui comando ora vi è Ascanio Colonna, secondo duca di Tagliacozzo.
Dopo il sacco di Roma, Papa Clemente VII reintegra gli Orsini presso la corte papale e ordina loro di saccheggiare i territori colonnesi.
Gli Orsini comandati da Napoleone Orsini, dapprima saccheggiano i territori laziali e poi passano a quelli abruzzesi.
Gli Orsini giungono a Magliano dei Marsi e qui poco dopo si scontrano con l’esercito dei Colonna.
– La battaglia di Magliano
L’esercito orsino giunge a Magliano dove si accampa. Poco dopo Napoleone Orsini inizia a guerreggiare con le truppe dei Colonna comandate da Scipione Colonna e composte da 1.200 uomini.
Alla fine della battaglia di Magliano, gli Orsini sconfiggono pesantemente le truppe colonnesi uccidendo 400 uomini, tra cui il comandante Scipione Colonna, e catturando gli altri 800.
Successivamente l’esercito orsino riparte alla volta della Piana del Cavaliere.
– Il sacco di Oricola
Arrivati qui si diriggono su Oricola, dove compiono razzie di ogni genere, specie contro la popolazione civile.
Oricola è messa a ferro e fuoco e delle 5.000 persone presenti in paese solo 300 si salvano, poiché trovano rifugio nel castello. Le altre 4.700 vengono trucidate dall’esercito orsino.
Vinto il confronto con i Colonna, gli Orsini non riescono comunque a mettere le mani su Albe e sono costretti ad accontentarsi della sola Piana di Carsoli.
– Nuova guerra Orsini – Colonna 1557-59
In questi anni dopo il 1528, i Colonna sono riusciti a mantenere, seppure in modo discontinuo, il possesso del ducato di Tagliacozzo, ma non della Piana del Cavaliere, completamente persa e ora divenuta possedimento degli Orsini.
Come già detto, il mancato perdono papale offre ai Colonna il pretesto per continuare la guerra contro il Papa e i Francesi, e quindi contro gli Orsini alleati di questi ultimi.
Per essere sicuri di vincere la guerra contro gli Orsini, i Colonna assumono alcuni combattenti esperti, come il conte Giovanni Battista De Leoni.
Giovanni Battista de Leoni è un valido capitano di ventura con una grossa esperienza militare, appartenente a una famiglia della media nobiltà marsicana, proprietaria dei feudi di Luppa e Val di Varri nella Marsica occidentale.
I Colonna iniziano a guerreggiare contro gli Orsini nel 1557, proseguendo fino al 1559. La loro guerra si concentra in alcune zone precise, come la Piana del Cavaliere, persa nel 1528 a favore degli Orsini.
Qui i Colonna attaccano ed espugnano la rocca di Oricola, riprendendola dopo molti anni di occupazione orsina, insieme ad altri centri limitrofi.
Negli anni 1557-59 i Colonna rioccupano quindi uno a uno tutti i loro vecchi possedimenti sia in Abruzzo che nel Lazio. Al loro fianco vi sono i capitani di ventura che hanno assunto, come Giovanni Battista De Leoni.
Allo stesso tempo Giovanni Battista si affianca come assistente un certo Lelio Festa, un capitano di ventura spagnolo.
Questo Festa si rivela un militare di tutto rispetto, capace e disciplinato e tenuto in gran considerazione da Giovanni Battista.
Nel 1559 il nuovo papa Pio IV concede il suo perdono ai Colonna per quanto da loro fatto nel 1527 contro Roma. I Colonna rientrano così in possesso di tutti i loro beni compresi i feudi abruzzesi, tra cui la baronia di Carsoli.
Reintegrati nelle loro proprietà abruzzesi, i Colonna procedono a consolidare il loro potere, nominando per alcuni territori dei loro plenipotenziari.
– Giovanni Battista De Leoni
Fra questi figura Giovanni Battista De Leoni, che si è dimostrato di valido sostegno nella lotta contro gli Orsini.
Come detto prima, i De Leoni sono una famiglia della media nobiltà, che però durante il XVI secolo vengono accumulando molti nuovi feudi, andando così a gestire un ampio territorio.
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XVII Secolo
– La crisi economica generale
A Carsoli, come in tutta la Marsica, si registra una fortissima crisi economica, per varie ragioni sia di carattere locale che nazionale.
Sul piano nazionale abbiamo la forte tassazione spagnola che opprime tutto il Regno di Napoli, mentre sul piano locale si aggiunge la perdita di alcuni raccolti andati male.
Ciò produce scontento e malumore tra la popolazione, fino a deflagrare nella rivolta del 1647, detta anche rivolta di Masaniello.
– Il complesso conventuale di Santa Maria in Cellis nel XVII secolo
La situazione di decadenza generale provoca anche la crisi nel convento che si accentua in questo secolo. Il 3 novembre 1600 si ha l’ultima creazione del priore della chiesa tra i preti secolari.
In questo secolo poi al peggioramento della situazione economica, si accompagna un aumento della crisi religiosa locale.
Questo porta verso il 1640 alla chiusura del convento di Santa Maria in Cellis e l’inizio di un periodo di abbandono della stessa chiesa.
Durante questo periodo la chiesa subisce un tracollo strutturale, che impone nuovi lavori di restauro.
– I preti secolari
Per fortuna questo stato di abbandono dura poco e la chiesa, non più dipendente dall’abbazia di Montecassino, torna ad essere gestita (questa volta interamente) da preti secolari, dipendenti a livello religioso dal vescovo dei Marsi e a livello civile dai Colonna, signori del Carseolano.
La risoluzione del problema della gestione della chiesa facilita anche un nuovo e profondo restauro dell’edificio, che inizia nel 1650 e si conclude diversi anni dopo.
– La rivolta del 1647-48
Nel 1647 dopo anni di scontento e animosità scoppia nel sud Italia una grande rivolta popolare contro il governo spagnolo.
La rivolta dilaga in breve in tutto il meridione raggiungendo anche l’Abruzzo dove trova terreno fertile. Nella Marsica la rivolta esplode in una sollevazione generale generando gravi episodi di scontri in diversi paesi marsicani.
A Celano viene addirittura occupato il castello che diventa la sede dei rivoltosi.
Tuttavia gli Spagnoli intervengono duramente e dopo un anno di scontri riescono ad avere la meglio sui rivoltosi.
A rivolta finita l’entusiasmo popolare scema e con esso ogni possibilità di cambiamento. A peggiorare la situazione arriva la peste del 1656.
– Restauro della chiesa 1650
Il restauro di questo periodo viene condotto secondo lo stile barocco allora dominante.
L’intervento vede l’annullamento della zona presbiteriale e l’avanzamento dell’ingresso sul porticato, con il tamponamento delle tre arcature, sulle quali sono impostate due monofore ed il portale centrale.
Nel 1676 i vecchi portali laterali della chiesa, rimossi durante l’ultimo restauro, vengono spostati e sistemati sulla facciata della chiesa di Santa Vittoria di Carsoli.
– La peste
Sul piano sociale il secolo XVII è ricordato per la grande e grave pestilenza che colpisce tutto il sud Italia.
La peste si presenta improvvisamente nel 1656 e nel 1657 se va altrettanto rapidamente. Durante questo anno muoiono centinaia di migliaia di persone.
Nella sola Marsica sono circa 4.000 le persone decedute per la peste.
– La Peste a Carsoli
A Carsoli la peste fa strage della popolazione. Dai 1.600
abitanti del 1655 si passa in pochi mesi a soli 300 abitanti.
La peste, come venuta improvvisamente nel 1656, altrettanto rapidamente va via nel 1657.
Per molti paesi compresa Carsoli ci vorranno decenni per riprendersi sul piano demografico.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel 1656-57
La chiesa di Santa Maria in Cellis nel periodo della Peste, come chiesa sepolcrale ha un gran da fare per il seppellimento dei numerosi morti a Carsoli.
Contemporaneamente come molte chiese, Santa Maria in Cellis è presa d’assalto dalla popolazione per pregare per la propria anima sentendo imminente la fine.
– La rivolta dei carseolani contro Giovanni Festa.
Molti anni dopo la peste, nel 1686, a Carsoli abbiamo una forte rivolta popolare contro Giovanni Festa, signorotto locale. Facciamo un passo indietro di un anno e conosciamo meglio costui.
Giovanni Festa è discendente dei Festa – Da Leoni, vive a Carsoli ed è un personaggio crudele, che si accanisce in vario modo sulla popolazione locale e arriva anche a macchiarsi di omicidio.
Anni prima ha sposato Maria Nitoglia, una giovane appartenente ad una famiglia importante di Oricola.
Nel 1685 muore il padre della donna e lei eredita una cospicua somma di beni, che però a causa della presenza del fratello non può riscuotere.
Festa è uno scavezzacollo, che si diverte a infastidire le persone. Ora mira all’eredità del suocero, per cui organizza l’omicidio del cognato, Benedetto Curzio Nitoglia, che viene ucciso in un’imboscata.
Il suo omicidio rimane senza colpevoli, il che consente a Festa e alla moglie di prendersi tutta l’eredità del padre di lei.
L’omicidio del Nitoglia avviene a Carsoli, che si trova in una posizione particolare: giuridicamente fa parte del Regno di Napoli, dove la polizia è in completo dissesto, ma confina con il vicino Stato Pontificio.
Lo zio Giovanni Gregorio Da Leoni, cardinale residente a Roma, viene informato dell’omicidio perpetrato dal nipote, ma non può far nulla, in quanto fuori giurisdizione, per cui comanda di tenere sotto controllo il nipote.
Questo interesse è legato anche alla possibilità che, morto il nipote, egli possa ereditare i feudi dell’area carseolana.
Arriviamo quindi alla rivolta popolare del 1686 contro Festa. I Carseolani, stanchi di Festa e del suo agire sempre dispotico e malvagio, si rivoltano contro lui, andando a stanarlo nel castello del paese. Ma l’uomo, asserragliato dentro la sua residenza nel castello, è ben difeso dalle sue guardie e la rivolta viene respinta.
– Le mire di Festa e il nuovo tentativo degli Orsini in Abruzzo
Giovanni Festa, sentendosi ben protetto e forte della sua notevole ricchezza, punta ora a prendersi anche Oricola.
Tra il 1687 e 1689, egli stringe un’alleanza segreta con gli Orsini, sempre desiderosi di penetrare in Abruzzo, e inizia poi a organizzare il suo piano contro il paese abruzzese.
I Colonna, avendo appreso da qualche tempo delle azioni di Festa, lo tengono sotto controllo.
Quando però vengono a conoscenza dell’alleanza fra lui e gli
Orsini, qualsiasi tentennamento scompare.
I Colonna infatti sono da tempo in buoni rapporti con il cardinale Giovanni Gregorio De Leoni, soprattutto per contrastare l’ingerenza degli Orsini in Abruzzo, e saputo dell’alleanza di questi ultimi con Festa intervengono.
Nel 1690 le bande orsine penetrano in Abruzzo, attraversando indenni Carsoli, quindi si muovono verso Tagliacozzo. Giunte presso la chiesetta della Madonna di San Vincenzo le forze orsine cadononell’imboscata, organizzata dal cardinale De Leoni insieme ai soldati mandati dai Colonna. De Leoni con i suoi soldati trucida le truppe degli Orsini.
Dopo di ciò si dirige a Carsoli dove, con sua grande meraviglia, il nipote gli organizza una trionfale entrata nel paese. Lo zio però non si fa abbindolare dal nipote e, dopo la festa, lo uccide dichiarandolo connivente con gli Orsini.
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XVIII Secolo
– I terremoti all’inizio del Settecento
Nel primo Settecento abbiamo due importanti terremoti che colpiscono il centro Italia con epicentro in Abruzzo.
I due sismi sono il terremoto dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706.
Il sisma del 1703 più di quello della Majella provoca molti danni nella Marsica provocando qualche problema anche nella Piana del Cavaliere.
Tuttavia dalle fonti osservate non sono emersi dati di gravi danni nella Piana del Cavaliere.
Quindi il terremoto dell’Aquila come quello della Majella pur provando qualche danno al patrimonio religioso e a qualche palazzo, non ha dato grandi problemi.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis e il sisma del 1703
Come spesso succede le chiese sono le strutture più predisposte ad avere problemi derivanti da sismi.
In questo caso la chiesa di Santa Maria in Cellis ha probabilmente risentito di questo sisma e ha avuto poi bisogno di un nuovo restauro.
– Restauro del Settecento
Il restauro avvenuto nel corso del XVIII secolo si è presentato probabilmente come necessità in seguito ai danni causati dai sismi di questo periodo.
In ogni caso, è con questo restauro che abbiamo la configurazione della chiesa così come la vediamo oggi.
Il restauro ha determinato un rifacimento della chiesa secondo i canoni dello stile rococò.
Si è provveduto anzitutto alla risistemazione della facciata, divisa in due parti da una cornice marcapiano, che separa la parte inferiore decorata da un portale, due monofore con porticato del Cinquecento tamponato, e la parte superiore caratterizzata dalla finestra tardo-rinascimentale murata. Oltre a ciò sono presenti altre modifiche.
– 1 occupazione francese
Nel 1798 i Francesi giungono a Napoli e invadono l’intero territorio. Tuttavia trovano una forte opposizione popolare che non permette loro una serena operosità di lavoro. Anzi l’animosità degli abitanti del meridione italiano aumenta con il tempo, costringendo alla fine i Francesi a lasciare per ora Napoli nel 1800.
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XIX Secolo
– 2 occupazione francese
Nel 1806 dopo alcuni anni i Francesi ritornano nel regno napoletano invadendolo nuovamente e cacciandone i Borbone
La nuova occupazione dura fino al 1815 e ciò consente loro di fare delle riforme che aprono a un nuovo capitolo di storia.
Viene innanzitutto abolita la feudalità nel 1806. Questo nella Marsica si traduce nella fine del ducato di Tagliacozzo e nella fine del governo dei Colonna.
Con il secondo periodo di occupazione francese del Regno di Napoli, avvengono importanti riforme, tra cui l’abolizione nel 1806 del feudalesimo.
Sul piano amministrativo i Francesi creano il distretto di Avezzano a cui Carsoli viene a ricadere.
Insieme a ciò vengono avviate riforme sul piano economico che consentono in breve una certa ripresa economica, che però termina con la fine del governo francese.
– Il periodo borbonico
Nel 1815 il governo francese napoletano decade dopo la fine di Napoleone in Francia. Ciò porta al ritorno del vecchio re Ferdinando nella nuova dicitura di re delle Due Sicilie.
Durante il periodo borbonico l’economia continua a non andare bene, non consentendo uno sviluppo del territorio carseolano.
Contemporaneamente però si giunge a soluzione nel problema delle escrescenze del Lago Fucino, dapprima in modo provvisorio con semplici ripuliture di argini e poi negli anni 1850 si ha l’impresa del banchiere Torlonia che si prende carico di prosciugare il lago Fucino in cambio della proprietà delle terre che emergeranno in seguito. Così nel 1854 sono avviati i lunghi lavori di prosciugamento del lago.
– Caduta dei Borbone e nascita del regno d’Italia
I Borbone vengono detronizzati nel 1860 in seguito alla rivoluzione garibaldina. Successivamente Garibaldi spinge il meridione italiano a unirsi al Nord nella formazione della nazione italiana.
L’anno dopo nel 1861 viene proclamato il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel XIX secolo
Nel XIX secolo non abbiamo altre ristrutturazioni importanti e la chiesa continua a svolgere per tutto il periodo la sua funzione di chiesa sepolcrale, oltre che essere un valido punto di riferimento per la comunità locale.
– La lotta al brigantaggio
Il nuovo stato italiano per niente solido ha bisogno di strutturarsi e consolidarsi in tutte le direzioni, compreso al livello interno nella lotta al brigantaggio.
Ne seguono anni dolorosi di guerra civile fra le truppe del nuovo esercito nazionale e le bande di briganti presenti in tutto l’Appennino meridionale e centrale.
In questo senso Carsoli e il suo territorio si pongono al centro di questa lotta poiché nel 1861 per un breve arco di tempo alcune bande di briganti si accordano con il re Francesco II per creare rivolte nel centro Italia che servono da base per una rivolta più ampia.
Ebbene le rivolte dovevano partire dall’Abruzzo o meglio dalla Marsica punto di collegamento fra il Lazio papale e l’ex regno. Carsoli doveva quindi fungere da ponte per questo piano.
Ma il piano fallisce sia per la forte presenza di polizia sia per l’abbandono da parte delle bande di briganti, che tornano in breve a compiere razzie nei paesi, privandosi in ciò anche dell’appoggio popolare
Nell’arco di dieci anni, l’esercito sconfigge i briganti e nel 1870 questi risultano completamente sgominati.
– Carsoli alla fine del secolo
In questa fase Carsoli vede la nascita della ferrovia che la mette in collegamento con Roma e altri centri dell’Abruzzo.
Per la cittadina abruzzese questo significa un grande salto di qualità che porta sul lungo percorso maggiore progresso.
Sul piano sociale la situazione economica stangnante spinge molti a emigrare all’estero in cerca di fortuna. E’ l’inizio della 1
grande emigrazione.
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XIX Secolo
– La chiesa nei primi anni del nuovo secolo
Il secolo XX si apre a Carsoli con la proclamazione della chiesa di Santa Maria in Cellis come monumento nazionale nel 1902.
All’inizio di questo secolo la chiesa è pienamente funzionante, nell’aspetto assunto con la ristrutturazione del XVIII secolo.
– Terremoto del 1915
Nel 1915 avviene il tremendo terremoto di Gioia dei Marsi, che
distrugge quasi tutta la Marsica e uccide 30.000 persone.
A Carsoli si registrano diversi danni e alcuni feriti, ma la cittadina fortunatamente non soffre il grave disagio, che sta patendo il resto della Marsica, specialmente le zone del Fucino e della Valle Roveto. In qualche modo sono molte le strutture della cittadina che hanno retto al terremoto.
Il sisma per fortuna provoca solo danni superficiali alla chiesa di Santa Maria in Cellis.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis nel periodo fascista
Dopo il terremoto la chiesa riprende la sua funzione religiosa e sociale, continuando ad essere attiva durante tutto il periodo del Fascismo.
– La Seconda guerra mondiale
L’Italia entra in guerra nel 1940 al fianco della Germania. Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e nel luglio 1943 gli Alleati arrivano ad invadere il suolo italiano sbarcando nel Sud.
Nello stesso mese cade il Fascismo e dopo pochi mesi anche il regime monarchico abdica a sé stesso.
Nell’ottobre del 1943 i Tedeschi invadono l’Italia fino al basso Lazio creando la linea divisoria Gustav. A sud ci sono gli Alleati che sono risaliti lungo la penisola. La Marsica si trova proprio a ridosso della linea.
Tra l’ottobre del 1943 e il giugno del 1944 Tedeschi e Alleati si affrontano su questa linea determinando duri combattimenti e gravissimi disagi alla popolazione civile.
I Marsicani, in particolare, sono terrorizzati dal duro regime di polizia tedesco e poco dopo anche dai bombardamenti alleati, che mirano ad indebolire i Tedeschi.
A giugno del 1944 i Tedeschi battono in ritirata e l’Abruzzo marsicano è liberato.Nell’aprile successivo tutta l’Italia è libera. Inizia da ora un nuovo capitolo di storia.
– I danni della guerra
Carsoli esce dalla guerra pesantemente danneggiata, molte strutture come strade e ferrovie sono state distrutte, molti palazzi sono stati abbattuti dalle bombe del maggio precedente. Tra i monumenti più danneggiati figura la chiesa centrale di Santa Vittoria.
– La chiesa durante la guerra
La chiesa di Santa Maria in Cellis per fortuna non ha subito danni dalla guerra, ma durante il periodo è stata continuamente frequentata dagli abitanti del luogo, che cercavano conforto nella preghiera, affinché i terribili giorni della guerra finissero.
– La ricostruzione
Carsoli viene ricostruita fin da subito nelle parti distrutte dai bombardamenti. La ricostruzione partita nel 1945 si trascina qualche anno, all’incirca fino ai primi anni 50’.
– La chiesa di Santa Maria in Cellis durante il 1945-90
Dopo la guerra la chiesa riprende la sua attività normale in modo più sereno, accompagnando nuovamente la popolazione di Carsoli, come principale luogo di preghiera e di sepoltura, oltre che come importante punto di riferimento sociale.
– Carsoli alla fine del XX secolo
Carsoli dagli anni 50’ agli anni 70 ha sofferto come tutti i paesi della Marsica di un grande spopolamento dato dalle scarse possibilità di vita al livello locale.
La popolazione in questa fase è scesa da 6850 unità a 4805 unità. Poi con la costruzione dell’autostrada A24 la cittadina ha cominciato a migliorare sotto economico per la maggiore velocità di trasporto delle merci.
In giro di pochi anni è venuto su un grande polo industriale nel centro della Piana del Cavaliere.
Ciò ha permesso alla zona di volare verso il boom economico a metà anni 80’, contemporaneo a quello vissuto da tutta la Marsica.
Dopo di ciò il paese ha cominciato un lento ma costante recupero del proprio passato per lanciarsi meglio al livello turistico.
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XXI Secolo
– La chiesa di Santa Maria in Cellis all’inizio del secolo XXI
Nel nuovo secolo la chiesa continua a svolgere le sue funzioni religiose e sepolcrali, oltre ad essere ormai anche meta di un certo turismo, trattandosi di un grande monumento della Marsica.
STRUTTURA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA IN CELLIS DI CARSOLI
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Pianta

Immagine personale.
La chiesa che si osserva oggi è il risultato di interventi occorsi nel periodo barocco, a cui sono seguiti interventi di restauro conservativo, che si sono innestati su una struttura romanica parzialmente esistente. La chiesa si presenta in forma allungata a navata unica, suddivisa in due campate.
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Struttura interna
L’interno della chiesa. come accennato sopra, è a navata unica, divisa in due campate da un arco poggiante su due pilastri addossati alle pareti e riflette lo stile in parte romanico e in parte barocco.
Dello stile romanico rimangono solo pochi elementi, come la presenza di un breve tratto della facciata e il campanile di stile lombardo.
Vi sono poi le antiche porte lignee presenti in precedenza nella chiesa e raffiguranti scene del Nuovo Testamento, che sono ora conservate nel Museo d’Arte Sacra di Celano.
Infine, abbiamo di chiara scuola romanica il pulpito e il candelabro per il cero pasquale presenti all’interno della chiesa.
Il pulpito, oggi addossato alla parete di sinistra, si trovava originariamente in un’altra posizione; attualmente, esso poggia su colonne di ordine toscano prive di basi, su cui si erge un architrave semicircolare e su di esso altri piastrini decorati, chiusi tra loro a formare un davanzale curvo.
Al centro è scolpita un’aquila evangelica sulla quale sporge il leggio. Ad esso si accede tramite una scala aggiunta in un secondo momento, supponendo in origine una struttura sospesa.
Il candelabro, posto nelle vicinanze del pulpito, è invece un’opera di grande bellezza creata dagli stessi marmorari del pulpito. Esso mostra una base con un mostro dalla cui testa nascono le gambe; al centro vi è una colonna cilindrica su cui si avvolge un serpente e in alto vi è un capitello a tronco di piramide rovescia, su cui vi è la testa del rettile.
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Facciata

Facciata della chiesa di S. Maria in Cellis.
(immagine personale).
La facciata che ammiriamo oggi deriva da un rimaneggiamento operato tra Cinquecento e Seicento, dove gli interventi barocchi hanno rimosso il porticato precedente, tramite un’operazione di tamponamento delle arcature, in modo da far avanzare l’ingresso.
La facciata ha una conformazione a coronamento orizzontale, tipico carattere dell’architettura abruzzese quattrocentesca.
Essa è divisa in due parti non uguali da una cornice marcapiano:

(Immagine personale)
– la parte superiore presenta al centro una finestra rettangolare tardo rinascimentale, oggi murata.

(Immagine personale)
– la parte inferiore, che ha preso il posto del portico, risulta scandita da quattro pilastri con piedritti sporgenti, che reggono tre archi a tutto tondo; al centro abbiamo il portale e ai lati due monofore strombate.
Il portale

Portale della chiesa (immagine
personale).
Il portale del XII secolo è, secondo noi, la parte più pregevole della facciata. Fatto in pietra, esso conserva la sua forma originaria nonostante l’unica modifica strutturale, che ne ha abbassato l’altezza dopo la ricostruzione della facciata.
Nella facciata poi troviamo inserite due mensole lisce sotto l’architrave, che tuttavia non cambiano il carattere tipico dell’architettura benedettina, consistente in due stipiti, un architrave ed un archivolto, tutti con scarso effetto di rilievo, quasi a filo di muro, e delimitati da due larghi listelli.
Ricca è anche la decorazione plastica, bassa e delicata, che presenta decorazioni vegetali ed animali piuttosto stilizzate.
Gli stipiti sono decorati da formelle floreali uguali nella forma, ma differenti nei particolari. Dalla bocca di piccoli draghi sbocciano ramoscelli che, salendo verso l’alto, prendono forma di girali per sfociare nell’archivolto, dove il motivo prende le forme di un intreccio di foglie e palme.
L’architrave risulta decorato da cinque formelle quadrate, di cui quattro raffiguranti i simboli degli Evangelisti e quella centrale l’Agnus Dei.
Le finestre
Come abbiamo già detto, ai lati del portale d’ingresso sono poste due finestre monofore, che danno luce all’interno.

Finestra monofora di destra in entrata nella chiesa
(immagine personale)

Finestra monofora di sinistra in entrata nella
chiesa (immagine personale).
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Campanile

Campanile della chiesa. (Immagine personale)
Il campanile, che si presenta a pianta quadrata, ha un basamento realizzato con frammenti e blocchi murari delle preesistenze romane provenienti soprattutto da monumenti funerari posti lungo la via Valeria.
La parte superiore del campanile è divisa in tre ordini.
– Al primo ordine, all’interno di una nicchia, troviamo un affresco di un personaggio regale identificato con Carlo d’Angiò.
– Al secondo piano si ha una bifora.
– Al terzo piano invece si vede una trifora. Nel retro, in corrispondenza della nicchia, vi è infine una monofora.
BIBLIOGRAFIA
1) http://www.terremarsicane.it/chiesa-di-santa-maria-in-cellis-di-carsoli-2/
2) Wikipedia

