OPI – CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA


 

STORIA DELLA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA DI OPI

 

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XII secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta è la chiesa principale del paese di Opi, e risale per costruzione al XII secolo.

Tale chiesa è stata edificata in cima al paese e domina questo dal XII secolo.

Nel XII secolo dopo il 1143 Opi è un paese facente parte della contea di Valva soggetta alla famigia Di Sangro.

La bolla di Papa Clemente III del 1188 conferma la presenza della chiesa di Santa Maria Assunta di Opi.

 

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XIII – XVI Secolo

 

Sul piano locale nel XIII secolo la chiesa di Santa Maria Assunta continua ad essere uno dei punti di riferimento religioso e sociale di Opi.

Nel corso della seconda parte del secolo gli Svevi vengono sconfitti ripetutamente dagli Angiò che in due successive battaglie, una delle quali è la famosa battaglia di Tagliacozzo, conquistano il regno di Sicilia.

Nel 1273 Carlo I D’Angiò nuovo re di Sicilia vara alcune riforme amministrative come la divisione dell’Abruzzo in due regioni fiscali: la provincia dell’Abruzzo Ulteriore e la provincia dell’Abruzzo Citeriore.

Ebbene Opi appartiene all’Abruzzo Citeriore con capoluogo Chieti. A Chieti vi sarà la sede di riscossione delle imposte del regno siciliano.

Poco tempo dopo i Di Sangro si estinguono nel loro ramo principale. A questi succedono i D’Aquino, giovane famiglia in ascesa.

Nel secolo XIV non abbiamo al momento notizie dirette della chiesa, ma immaginiamo che la chiesa continui a svolgere la sua vita religiosa in serenità nella comunità di Opi

Nel 1349 un tremendo terremoto colpisce il centro Italia, dove in numerosi centri si verificano crolli e decessi. Riguardo ad Opi non si hanno al momento notizie legate a questo sisma ne gli effetti che questo può aver provocato alla chiesa di Santa Maria Assunta.

E’ probabile però vista la forza del terremoto che questo si sia risentito anche nell’alta valle del Sangro con qualche danno alle cose

Sul piano politico locale nel secondo trecento i D’Aquino continuano ad essere la famiglia guida della contea di Pescasseroli.

Allo stesso modo questi continuano ad essere presenti sulla scena politica per tutta la prima metà del quattrocento.

Nel 1456 un nuovo tremendo terremoto si abbatte sul Centro Italia, con epicentro in Irpinia. La scossa forte com’è scuote tutta la Marsica producendo danni in tutto il territorio, specialmente nella Piana del Cavaliere.

A Opi la scossa è avvertita distintamente producendo danni enormi all’intero patrimonio cittadino. La chiesa di Santa Maria Assunta viene distrutta dal terremoto.

Successivamente la chiesa viene restaurata insieme all’intero paese nella seconda metà del quattrocento.

Nel 1460 muore Francesco III D’Aquino e la baronia di Pescasseroli, di cui fa parte anche Opi, viene ereditata dalla sorella Antonella. Antonella D’Aquino è sposata dal 1452 con Inico D’Avalos, un importante nobile spagnolo venuto in Italia insieme ai fratelli. La consistente eredità di cui dispone Antonella viene interamente trasmessa al marito e ai figli. A questo punto Inico D’Avalos diventa nuovo barone di Pescasseroli insieme a tutti gli altri titoli di cui dispone.

I D’Avalos con Inico e Antonella pattuiscono con gli abitanti di Pescasseroli le prime leggi dei Capitoli e delle Franchigie

Durante la prima metà del XVI secolo sotto i governi di Fernando Francesco e poi del cugino Alfonso III, la baronia di Pescasseroli conosce una certa stabilità che vede un maggiore sviluppo della transumanza e contemporaneamente una certa crescita demografica.

Certo i due D’Avalos, specie Fernando Francesco, non s’interessano direttamente della baronia di Pescasseroli, visto anche lo scarso valore economico, se messo a confronto con gli altri possedimenti che aveva sia in Abruzzo che in altre regioni, ma sono i loro rappresentanti che la gestiscono al loro posto.

E quindi sembrerebbe merito anche di questi se Pescasseroli conosce un piccolo miglioramento.

Nel 1546 diventa nuovo barone di Pescasseroli Francesco Ferdinando e con lui comincia una lunga fase di decadenza. Probabilmente a causa dei debiti contratti per le enormi spese di rappresentaza i D’Avalos affittano ad altri nobili l’usofrutto della baronia di Pescasseroli.

Ne nascono così le gestioni di Mattia Branca 1562-92 e di Fabio D’Afflitto 1592-95.

Nel 1579 un nuovo terremoto scuote Pescasseroli e sembra che il suddetto paese sia l’epicentro del sisma. Il terremoto suddetto pur citato in varie fonti, non viene ben descritto, tuttavia da quanto rilevato sembrerebbe che il sisma sia di magnitudo 4,5 Mw.

Quindi non un terremoto forte, ma comunque di forza sufficiente a provocare molti danni nella zona epicentrale che sembra essere proprio Pescasseroli, comunque l’Alta Val di Sangro.

Dalle fonti sappiamo che il sisma produce danni consistenti all’abitato di Pescasseroli, provocando seri danni ai suoi monumenti rappresentativi.

Riguardo ad Opi il terremoto non viene citato in nessuna fonte osservata, ma logica vuole che essendo un terremoto piuttosto locale ed essendo questo paese a pochissima distanza da Pescasseroli, anche qui deve essersi sentito distintamente producendo danni. E’ probabile però che qui gli effetti per qualche ragione geologica siano stati scarsi  o comunque non hanno avuto gli effetti di Pescasseroli, per cui anche nelle fonti non è stato ben citato. Ma quanto detto rimangono per ora supposizioni, che andrebbero esaminate meglio.

Se il terremoto di Pescasseroli ha prodotto danni alla chiesa di Santa Maria Assunta, questo non lo sappiamo, me ciò è avvenuto i danni sono stati riparati in fretta.

Tornando al contesto politico vediamo come gli abitanti di Pescasseroli vista la pessima gestione di Mattia Branca, rivogliono i D’Avalos e poichè questi hanno problemi economici, la popolazione di Pescasseroli si autotassa raggiungendo la cifra di 4500 ducati. Gli abitanti di Pescasseroli vanno dai D’Avalos e offrono loro i 4500 ducati raccolti in cambio del loro ritorno al governo di Pescasseroli.

Alfonso nel 1595 ritorna responsabile di Pescasseroli, ma nel 1596 muore e il governo passa alla figlia Isabella, che incarica la madre come tutrice dei beni.

Lavinia D’Avalos vedova di Alfonso IV, vende la Baronia di Pescasseroli a Giovan Giacomo Di Sangro, con il quale si ha il ritorno dopo tre secoli della famiglia fondatrice del feudo. Giovan Giacomo appartiene a un ramo collaterale dei Di Sangro, sopravvissuti all’estinzione degli altri rami familiari.

 

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XVII Secolo

 

Giovan Giacomo Di Sangro governa Pescasseroli fino alla morte avvenuta nel 1607, a lui succede per soli due anni il fratello Ottavio che muore nel 1609. A questo punto erede di tutto è la sorella dei due Andreana

Andreana Di Sangro ultima della sua stirpe governa la baronia di Pescasseroli per vent’anni. In questo periodo abbiamo condizioni climatiche non felici per i raccolti che soffrono, contemporaneamente l’alta tassazione spagnola spinge molte famiglie contadine alla povertà assoluta.

Non sono anni facili per l’alta Val di Sangro. D’altronde neppure il resto del sud Italia va meglio.

Andriana muore nel 1630 senza eredi. A questo punto la baronia di Pescasseroli si sfacia e ogni paese diventa feudo baronale per contro proprio, poichè non essendoci eredi diretti dell’intero bene, questo passa allo Stato spagnolo. Lo Stato spagnolo a sua volta rivende al primo offerente sotto forma di spezzatino, ogni paese precedentemente inserito nella baronia di Pescasseroli. Si aprono così una serie di passaggi di proprietà diversi da paese a paese. I proprietari di Pescasseroli non sono gli stessi che per Opi.

Nel caso di Opi, il paese, dopo un brevissimo regime demaniale e alcuni alcuni passaggi di proprietà  di corta durata, giunge nelle mani della famiglia D’Orazio, cui rimane per via femminile fino al 1723.

Sul piano economico le famiglie dell’Alto Sangro che commerciano in pecore, usufruiscono di un importante fattore ambientale dato dai grandi pascoli abruzzesi e pugliesi, nonchè di un’agevolata tassazione. Ciò porta queste famiglie ad ottenere dei buoni introiti e a trasformarsi nella nuova classe dirigente locale, che dopo poche generazioni sale alla ribalta della cronaca come grandi imprenditori, proprietari terrieri e infine nobili. Opi da parte sua è un comune molto piccolo non in grado di competere con i più prosperosi paesi di Scanno o Pescasseroli, ma comunque in grado di assicurarsi un futuro dignitoso.

Pur essendo l’alta val di Sangro in fase di ascesa, subisce i contraccolpi della crisi economica generale e poi della Peste del 1656.

In questo quadro la chiesa di Santa Maria Assunta svolge un ruolo sociale di accompagnamento verso un’economia più prospera, nonostante la battuta di arresto di metà secolo.

Nel 1654 si verifica un forte sisma a Sora, riducendo tutta la zona a un cumolo di macerie. Il sisma molto forte (6,3 Mw) fa sentire fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica, specialmente a Pescasseroli e Opi. A Opi sappiamo che i danni sono consistenti e molti edifici sono crollati. Tra questi figura anche la chiesa di Santa Maria Assunta, che risulta crollata.

Dopo il sisma i lavori di ricostruzione del borgo di Opi e della chiesa di Santa Maria Assunta partono da subito. I lavori durano due anni dal 1654 al 1656 e alla fine abbiamo una struttura completamente nuova in stile barocco. Il campanile della chiesa è l’unica parte che rimane in piedi della struttura antica del XII secolo.

I lavori della chiesa si concludono come detto nel 1656, lo stesso anno che prende piede la terribile Peste che miete vittime in tutto il meridione italiano. I morti di Peste nella sola Marsica si aggirano intorno alle 4000 unità. Interi paesi si svuotano o subiscono un grosso crollo. A Opi si contano numerosi morti come in tutti i centri della Marsica.

Successivamemte alla peste ci vorranno decenni prima che la Marsica torni a riprendersi sul piano demografico.

Sul piano politico i D’Orazio continuano a governare Opi, dopo la morte di Francesco Antonio D’Orazio nel 1665 è la sorella Maria insieme al marito Leonardo Notamurzio a ereditare il feudo. Anni dopo Maria D’Orazio muore senza eredi ed è l’altra sorella Apollonia D’Orazio ad avere la baronia di Opi. Questa sposata con Donatangelo De Angelis governerà Opi fino all’inizio del 700′.

Dopo il terremoto e la peste Opi è meta dei briganti che infestano continuamente la zona. Il fenomeno del brigantaggio è tanto forte qui che nel 1672 viene inviato l’esercito per arrestare il problema. Tuttavia il fenomeno continua tra alterne vicende ancora molto a lungo.

Nonostante tutto ciò però Opi continua ad avere un’economia molto fiorente, data dalla pastorizia delle pecore che in molti possiedono in capi vasti. Potremmo dire che Opi e Pescasseroli in questa fase sono le zone più dinamiche d’Abruzzo sul piano economico.

 

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XVIII Secolo

 

All’inizio del XVIII secolo una serie di scosse sismiche si verificano in Abruzzo e in altre parti del centro Italia, producendo molti danni nella Marsica e ancora una volta nella zona dell’alta Val di Sangro.

Sulla quantità di danni arrecati a Opi dai sismi abruzzesi del 1703 dell’Aquila e del 1706 della Majella, sappiamo poco. Però che qui i sismi abbiano provocato danni è sicuro, come è altamente probabile che anche la chiesa di Santa Maria Assunta abbia avuto problemi.

Comunque i danni vengono riparati presto e la chiesa di Santa Maria Assunta riprende il suo percorso religioso e sociale di chiesa Madre.

Sul piano politico nel 1723 muore Apollonia D’Orazio e nella conduzione della baronia di Opi gli succede il figlio Gennaro De Angelis, tramite il quale la famiglia De Angelis avrà la gestione del paese fino all’abolizione del feudalesimo.

A fine 700′ i Francesi invadono il regno di Napoli, ma lo abbandonano poco tempo dopo.

 

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XIX Secolo

 

Una manciata di anni più tardi nel 1806 i Francesi tornano a Napoli e vi rimangono fino al 1815. In questa fase vengono varate importanti riforme tra le quali l’abolizione del feudalesimo nel 1806. Con questa riforma abbiamo la fine dei feudi come la baronia di Opi con la famiglia De Angelis come feudataria. Una delle conseguenze della fine del feudalesimo è il passaggio della proprietà delle chiese dal potere feudale alla corona.

Ad Opi la chiesa di Santa Maria Assunta passa dal controllo dei De Angelis in qualità di feudatari di Opi ai re di Napoli.

Questo stato di cose è poi confermato sotto i Borbone, che ritornano sul trono napoletanom nel 1815. Con la caduta di Napoleone in Francia tutti i governi filo francesi in Europa cadono dal loro ruolo, e si ha il ritorno dei vecchi regnanti. A Napoli Ferdinando di Borbone ormai molto anziano, ritorna sul trono di Napoli, con la nuova dicitura di re delle Due Sicilie.

I Borbone rimangono sul trono di Napoli fino al 1860, allorquando sono spodestati dai garibaldini.

Del secondo periodo borbonico non abbiamo notizie particolari riguardanti la chiesa di Opi. Ma dalle notizie inerenti il paese possiamo fare dei ragionamenti.

In primo luogo vediamo che Opi tra il 1812 e il 1816, perde il suo status di paese-comune e diventa frazione di Pescasseroli. In secondo luogo registriamo una recrudescenza del fenomeno del brigantaggio.

Entrambe queste situazioni sono alla base della successiva politica del paese di Opi, da una parte il ritorno ad avere una propria indipendenza amministrativa e dall’altro il ridimensionamento e scomparsa del fenomeno del brigantaggio.

Quest’ultimo problema è stato molto sentito nel corso dell’800, in quanto creava molti problemi, con i quali la gente di Opi ha dovuto convivere. A questo proposito citiamo un fatto del 1821 relativo ad Antonio Gasbarrone. Questo personaggio è un brigante che predilige svolgere la sua azione nel territorio di Opi, specie in alcuni momenti dell’anno, quando gli armentieri abruzzesi, dopo essere ritornati dalla fiera di Foggia dove vendono soprattutto la lana derivata dalle loro pecore, ritornano carichi di denaro.

In questi momenti egli sconfinando dal territorio di Sora dentro quello di Opi passando per Forca d’Acero attacca i poveri armentieri sulle montagne abruzzesi, rubando loro il denaro guadagnato. A questo aggiungiamo che egli fu incriminato per omicidio a scopo di rapina nei confronti di due di questi armentieri abruzzesi.

In tutto questo troviamo la chiesa di Santa Maria Assunta, che nonostante tutto rimane chiesa madre e che durante il periodo borbonico ha rappresentato un punto di riferimento importante d’influenza della popolazione. Il parroco era in questi paesini di montagna sempre considerato un’autorità. Quindi qualsiasi cosa egli dicesse era motivo di grande considerazione.

Tornando alla storia del paese, sappiamo che Opi recupera la propria indipendenza amministrativa nel 1854 dopo circa 40 anni di sottomissione a Pescasseroli.

Nel 1860 i Borbone sono detronizzati dalla rivoluzione garibaldina, che poi porta il meridione a unirsi al nord nel nuovo regno d’Italia. Nel 1861 viene proclamato il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.

Con il nuovo regno per l’Italia si apre una nuova pagina storica, lo stesso avviene per l’Abruzzo dove nonostante le grandi difficoltà la zona viene migliorando sul piano industriale e poi anche culturale aprendosi alle novità dell’epoca.

Nel frattempo l’Italia inizia una guerra interna nella lotta al grave fenomeno del brigantaggio. L’esercito nazionale già dal 1861 inizia una dura lotta al fenomeno specie nelle regioni montagnose come l’Abruzzo dove questi hanno più modo di nascondersi.

Nella zona di Opi in questo periodo abbiamo una forte recrudescenza del fenomeno dei briganti, che però appena unita l’Italia li vee per qualche tempo visti di buon occhio dalla popolazione. Ciò è figlio di un certo clima che si respirava in Abruzzo a favore dell’ex re Francesco II, che profondamente devoto al papa ha trovato presso di lui ospitalità e sostegno.

Ebbene il racconto di cui sto per parlare è significativo. Appena unita l’Italia nel 1861 l’arciprete di Opi, Leopoldo Cimini, sacerdote presso la chiesa madre di Santa Maria Assunta, sostiene pienamente i Borbone a sfavore dei Savoia e contro l’unità italiana. A questo scopo egli istiga la folla a rivoltarsi verso la polizia statale, che rappresenta il nuovo stato.

Ebbene la folla di Opi assale la Guardia Nazionale al grido di “Viva Francesco II e a morte Garibaldi”. La Guardia Nazionale reagisce duramente e nello scontro viene ferito l’ufficiale Carlo Ricci. Nell’intervento della Guardia Nazionale il parroco don Leopoldo Cimini viene arrestato. Verrà rilasciato più avanti.

Con il tempo le cose cambiano e i briganti dopo questa fase di alleanza fra Francesco II e loro, voltano le spalle al sovrano napoletano e tornano a fare razzie presso le popolazioni locali, inimicandosele duramente.

A testimonianza di ciò riporto un episodio capitato nel 1865, allorquando la banda di Domenico Fuoco cattura nel bosco di Valle Fredda un certo Francesco De Luca che si trova a far legna. Minacciato viene condotto da una brigantessa di nome Annunziata, la quale gli ordina di andare dall’Arciprete della chiesa di Santa Maria Assunta di Opi per ottenerne viveri per la banda. L’uomo si reca dall’Arciprete Leopoldo Cimini, ma il ricatto non funziona e la banda viene scoperta. La brigantessa è arrestata e gli altri della banda costretti a fuggire.

Lo Stato italiano dopo una dura lotta sconfigge i briganti, dichiarandoli annientati nel 1870.

Negli anni successivi al 1870, Opi vede un lento declino prima economico e poi sociale. Infatti a causa di mutate condizioni economiche, molti abitanti del piccolo paese decidono di emigrare all’estero alla fine del secolo, iniziando un processo di spopolamento del paese che raggiunge picchi preoccupanti tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.

A ciò si accompagna il declino delle importanti famiglie di Opi che hanno guidato il paese nei secoli precedenti e l’emergere di nuove realtà o il consolidarsi di alcune come i Rossi che nel corso dell’800 guidano il paese al livello politico fino ai primi del 900′.

 

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XX Secolo

 

Sul piano politico vediamo che Opi all’inizio del secolo vede partire molti suoi concittadini giovani per l’estero soprattutto USA. Prova ne è il censimento del 1901 dove si nota che la popolazione di Opi è scesa dalle 905 unità del 1881 alle 839 del 1901.

Tuttavia Opi si riprende e nel 1911 tocca il suo picco storico di 1084 unià. Agli inizi del secolo in Opi vediamo inaugurare alcune strutture fondamentali per il paese, poichè lo allontanano dalla povertà.

Nel 1915 il grave terremoto di Gioia dei Marsi sconvolge, tutta la Marsica, interi paesi distrutti, e un numero di vittime di circa 30.000 unità. Opi come tutta l’alta val di Sangro viene danneggiata da questo sisma, ma non come è successo nel resto del territorio marsicano e la chiesa di Santa Maria Assunta pur riportando diversi danni sopravvive come struttura.

La chiesa come il resto del paese viene momentaneamente interdetto, in attesa di lavori di restauro. Lavori che avvengono velocemente con la costruzione di casette asismiche in una zona a ridosso del vecchio paese.

La chiesa di Santa Maria Assunta viene riparata in un momento successivo.

Negli anni fascisti Opi affronta anche diversi progetti di sviluppo che s’interrompono con il nuovo conflitto mondiale.

Nel 1940 l’Italia entra in guerra e dopo tre anni viene perdendo su tutti i fronti. Ciò porta prima al crollo del fascismo e poi all’invasione tedesca del settembre 43. Si forma la linea Gustav che tagli l’Italia in due. Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea tra ottob 43 e giugno 44. La gente abruzzese subisce in pieno sia lo stato di polizia tedesco che i bombardamenti alleati. Il periodo è durissimo per tutti. Riguardo alla sorte del Santuario e dei frati nella guerra al momento non sappiamo nulla, per cui possiamo solo fare delle congetture. Sicuramente il momento più duro è il periodo tra il 1943 e il 1944, allorquando si scatena la dura lotta fra tedeschi e alleati sulla linea Gustav. L’alta Val di Sangro subisce in pieno i contraccolpi dei combattimenti che avvengono lungo la linea Gustav. Il paese come molti altri della Marsica vive momenti durissimi soprattutto con i bombardamenti alleati.

Tuttavia alla fine gli alleati e gli antifascisti guadagnano posizione e arrivano ad irrompere nella linea Gustav liberando il centro Italia. Gli Alleati liberano la Marsica alla metà di giugno 44. Nell’aprile 45 l’Italia è completamente liberata dai nazifascisti.

Opi a fine guerra si ritrova con molti danni, cui però il comune cerca di provvedere con celerità. Oltre a ciò vengono realizzate alcune opere pubbliche importanti come la costruzione del ponte di Como, molto utile per gli allevatori del paese, la realizzazione della pavimentazione di parte delle strade interne di Opi con selci bianchi, oppure la costruzione della strada montana di accesso nella Valle Fondillo.

Anche la chiesa subisce delle riparazioni in questi anni, e da aggiungere l’inserimento nel 1949 dell’orologio nella torre campanaria

In seguito altri innovazioni sono state condotte dal Comune di Opi, ma un territorio cambiato e più povero, spingono molti giovani ad emigrare, in parte all’estero e in parte in Italia.

Si ha così il fenomeno dello spopolamento che parte dall’inizio degli anni 50 e prosegue in forma minore fino agli anni 80′, nonostante migliori condizioni economiche.

La chiesa di Santa Maria Assunta ritorna ad una vita religiosa più tranquilla e ciò le consente di essere di nuovo protagonista nella vita sociale del piccolo borgo.

Nel 1984 un brutto sisma colpisce la Val Comino in provincia di Frosinone. Il sisma produce danni significativi in una larga zona compresa fra Molise, la Marsica specialmente nell’alta Val di Sangro e la provincia di Frosinone.

A Opi ci in seguito al terremoto ci sono molti danni, tra cui anche alle chiese del paese, che risultano danneggiate in più punti.

Il paese e le chiese vengono immediatamente sottoposti a restauro che dura per diverso tempo e che rendono il paese non vivibile.

La chiesa di Santa Maria Assunta viene riparata completamente dei danni del sisma, e ciò la fa tornare a totale disposizione della cittadinanza.

Dopo il restauro la chiesa è tornata a servire pienamente il paese sul piano religioso e sociale.

 

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XXI Secolo