CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI POGGIO CINOLFO

 

STORIA DEL CONVENTO SAN FRANCESCO DI POGGIO CINOLFO

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XIII Secolo

 

Il complesso del convento e della chiesa di San Francesco di Poggio Cinolfo è fondato nel 1216 da San Francesco d’Assisi in persona. Questi, di passaggio in Abruzzo, dopo aver viaggiato per l’Umbria e la Sabina si ferma presso Poggio Cinolfo.

Qui, probabilmente sul sito di un vecchio tempio romano dedicato a Venere, fonda il convento. Il santo fa costruire un graticcio di ferro visibile all’interno della chiesa, mediante il quale comunica con i troppo numerosi fedeli.

Dopo il passaggio di San Francesco, il convento viene gestito dai Frati Francescani che lo terranno per lungo tempo.

 

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XIV Secolo

 

Il convento di San Francesco nella prima metà del XIV secolo

Nel corso del secolo XIV il convento continua ad esistere e diventa un importante punto di riferimento della popolazione della Piana del Cavaliere.

 

Terremoto del 1349

Un tremendo terremoto si abbatte sul centro Italia con una potenza pari a 6,5 Mw. Il sisma si risente fortemente nella Marsica, producendo molti crolli e feriti. Tutti i centri sono più o meno interessati dal sisma, compresa Carsoli.

A Carsoli il terremoto ha sicuramente prodotto danni importanti e anche non avendo elementi in proposito, dal contesto locale emerge chiara una situazione di grossa difficoltà nella zona.

 

Il convento e il terremoto

Molto probabilmente vista la forza del sisma, il convento dovrebbe aver riportato dei danni che sono stati sicuramente riparati nella seconda metà del secolo.

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XV Secolo

 

La contea di Tagliacozzo nella prima metà del XV secolo

Gli Orsini da tempo mirano ad allargare la loro influenza nella Marsica, tramite la presa sulla contea d’Albe. Ciò viene ottenuta nel 1404 con la concessione della regina madre Margherita a Giacomo Orsini.

Tuttavia a causa di cambi di fronte gli Orsini perdono il controllo di Albe nel 1419 a favore dei Colonna, loro acerrimi nemici. La regina Giovanna II concede la contea d’Albe ai Colonna, come gesto di buona volontà verso il papa Martino V.

La contea d’Albe dopo diversi anni passa sotto il controllo dei Caldora insieme alla contea di Tagliacozzo.

Infine nel 1441 gli Orsini si vedono riassegnate entrambe le contee dal nuovo re di Napoli Alfonso I.

 

Il convento di San Francesco nella prima metà del 400’

Il convento di San Francesco continua per tutto la prima metà del XV secolo a svolgere la propria attività religiosa.

Tuttavia la situazione di grave incertezza del periodo incidono anche sulla tranquilla vita religiosa, per la presenza di numerosi fedeli che chiedono aiuto al convento per i loro bisogni.

 

Terremoto del 1456

Nel 1456 un violento terremoto che avviene nel Sannio fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica, dove si registrano molti crolli, sia di singoli edifici che di interi paesi.

La Piana del Cavaliere è una delle zone maggiormente colpite dal sisma, poiché abbiamo la distruzione completa dei paesi di Pereto e Oricola e grossi danni a Carsoli.

 

Il convento e il sisma del 1456

Il convento di San Francesco riporta sicuramente gravi danni dal sisma. Questa convinzione non deriva da fonti ufficiali, ma dai gravi danni che il sisma produce nella zona.

Il convento si trova a poca distanza dai paesi più colpiti, quindi la probabilità che anche questo sia stato oggetto di danni gravi è molto alta.

Tuttavia i danni vengono poi riparati nel corso della seconda metà del secolo, almeno nei suoi aspetti maggiori.

 

Gli Orsini nella seconda metà del XV secolo

Gli Orsini nel 1441 riescono a farsi riassegnare le contee di Albe e Tagliacozzo, tenendone la guida, seppure intervallati da brevi pause, fino al 1497.

Ciò da a loro il tempo di avviare importanti lavori edilizi dopo il grande terremoto del 1456

 

I Colonna vincono

Nel 1497, dopo estenuanti lotte durate un secolo per il controllo della Marsica, gli Orsini cedono il passo ai Colonna.

Ai Colonna viene riconosciuto il possesso della contea di Tagliacozzo (che include anche la contea d’Albe) e della Baronia di Carsoli, attraverso vari diplomi emessi tra il 1497 e il 1504, prima dal re di Napoli Federico e poi dal re di Spagna, divenuto nel frattempo re di Napoli, Ferdinando il Cattolico.

In questi diplomi si elevano i Colonna a duchi di Tagliacozzo e baroni di Carsoli, indicando quindi che Carsoli diventa sede di baronia, a partire dal periodo 1497-1504.

 

L’arrivo dei Frati Francescani Osservanti

Verso la fine del secolo XV la gestione dei Frati Francescani Conventuali è messa in discussione da un altro ordine francescano, quello dei Frati Francescani Osservanti che giungono per occupare il convento.

La diatriba che si crea fra i due ordini va avanti per qualche tempo creando in ciò due gruppi di sostenitori contrapposti.

I Frati Francescani Conventuali sono sostenuti dalla popolazione di Poggio Cinolfo, mentre i secondi hanno l’appoggio degli abitanti di Celle (Carsoli).

 

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XVI Secolo

 

Il governo dei Colonna

Con la conferma definitiva dei Colonna a duchi di Tagliacozzo, riconosciuti nel diploma del 1504, si apre una nuova fase politica completamente diversa dalla precedente.

I Colonna, in qualità di nuovi signori del luogo, riescono a farsi benvolere dalla gente ristrutturando diversi edifici nelle città e favorendo l’economia locale attraverso una diminuzione delle tasse.

 

I Frati Francescani Conventuali prevalgono nella contesa del convento

Dopo diversi anni, di convivenza forzata fatta di litigi, lettere e ricorsi al Vescovo e al Generale degli Ordini francescani, intorno ai primi del XVI secolo si riesce a giungere ad un accordo fra i due ordini circa l’occupazione del convento.

In pratica, in cambio di alcune concessioni i Frati Francescani Conventuali riprendono il pieno controllo del convento e della chiesa.

 

Prosegue la guerra fra Orsini e Colonna

Sul piano politico la scena marsicana è dominata inizialmente dai Colonna usciti vincitori dal lungo conflitto con gli Orsini, ma poi complice una fase di generale rivolgimento politico in Italia e in Europa, essi perdono la Piana del Cavaliere a favore degli Orsini.

Gli Orsini ben decisi a tornare sulla scena colgono l’occasione che si presenta loro nel 1528 allorquando, per una serie di ragioni legate agli avvenimenti della politica europea e al sacco di Roma del 1527, gli Orsini affrontano nuovamente i Colonna, al cui comando ora vi è Ascanio Colonna, secondo duca di Tagliacozzo.

Dopo il sacco di Roma, Papa Clemente VII reintegra gli Orsini presso la corte papale e ordina loro di saccheggiare i territori co lonnesi.

Gli Orsini comandati da Napoleone Orsini, dapprima saccheggiano i territori laziali e poi passano a quelli abruzzesi.

Gli Orsini giungono a Magliano dei Marsi e qui poco dopo si scontrano con l’esercito dei Colonna.

 

La battaglia di Magliano

A Magliano si compie la grande battaglia finale fra Orsini e
Colonna per il possesso della regione abruzzese.

La battaglia di Magliano, che distrugge gran parte del piccolo borgo, viene vinta dagli Orsini, che fanno strage dell’esercito colonnese e del loro stesso comandante Scipione Colonna.

Successivamente l’esercito orsino riparte alla volta della Piana del Cavaliere.

 

Il sacco di Oricola

Arrivati qui si diriggono su Oricola, dove compiono razzie di ogni genere, specie contro la popolazione civile.

Oricola è messa a ferro e fuoco e delle 5.000 persone presenti in paese solo 300 si salvano, poiché trovano rifugio nel castello. Le altre 4.700 vengono trucidate dall’esercito orsino.

Vinto il confronto con i Colonna, gli Orsini non riescono comunque a mettere le mani su Albe e sono costretti ad accontentarsi della sola Piana di Carsoli.

 

Nuova guerra Orsini – Colonna 1557-59

In questi anni dopo il 1528, i Colonna sono riusciti a mantenere, seppure in modo discontinuo, il possesso del ducato di Tagliacozzo, ma non della Piana del Cavaliere, completamente persa e ora divenuta possedimento degli Orsini.

Come già detto, il mancato perdono papale offre ai Colonna il pretesto per continuare la guerra contro il Papa e i Francesi, e quindi contro gli Orsini alleati di questi ultimi.

Per essere sicuri di vincere la guerra contro gli Orsini, i Colonna assumono alcuni combattenti esperti, come il conte Giovanni Battista De Leoni.

Giovanni Battista de Leoni è un valido capitano di ventura con una grossa esperienza militare, appartenente a una famiglia della media nobiltà marsicana, proprietaria dei feudi di Luppa e Val di Varri nella Marsica occidentale.

I Colonna iniziano a guerreggiare contro gli Orsini nel 1557, proseguendo fino al 1559. La loro guerra si concentra in alcune zone precise, come la Piana del Cavaliere, persa nel 1528 a favore degli Orsini.

Qui i Colonna attaccano ed espugnano la rocca di Oricola, riprendendola dopo molti anni di occupazione orsina, insieme ad altri centri limitrofi.

Negli anni 1557-59 i Colonna rioccupano quindi uno a uno tutti i loro vecchi possedimenti sia in Abruzzo che nel Lazio. Al loro fianco vi sono i capitani di ventura che hanno assunto, come Giovanni Battista De Leoni.

Allo stesso tempo Giovanni Battista si affianca come assistente un certo Lelio Festa, un capitano di ventura spagnolo.

Questo Festa si rivela un militare di tutto rispetto, capace e disciplinato e tenuto in gran considerazione da Giovanni Battista.

Nel 1559 il nuovo papa Pio IV concede il suo perdono ai Colonna per quanto da loro fatto nel 1527 contro Roma. I Colonna rientrano così in possesso di tutti i loro beni compresi i feudi abruzzesi, tra cui la baronia di Carsoli.

Reintegrati nelle loro proprietà abruzzesi, i Colonna procedono a consolidare il loro potere, nominando per alcuni territori dei loro plenipotenziari.

 

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XVII – XVIII Secolo

 

La crisi economica generale

A Carsoli, come in tutta la Marsica, si registra una fortissima crisi economica, per varie ragioni sia di carattere locale che nazionale.

Sul piano nazionale abbiamo la forte tassazione spagnola che opprime tutto il Regno di Napoli, mentre sul piano locale si aggiunge la perdita di alcuni raccolti andati male. Ciò produce scontento e malumore tra la popolazione, fino a deflagrare nella rivolta del 1647, detta anche rivolta di Masaniello.

 

La rivolta del 1647- 48

Nel 1647 dopo anni di scontento e animosità scoppia nel sud Italia una grande rivolta popolare contro il governo spagnolo.

La rivolta dilaga in breve in tutto il meridione raggiungendo anche l’Abruzzo dove trova terreno fertile. Nella Marsica la rivolta esplode in una sollevazione generale generando gravi episodi di scontri in diversi paesi marsicani.

A Celano viene addirittura occupato il castello che diventa la sede dei rivoltosi.

Tuttavia gli Spagnoli intervengono duramente e dopo un anno di scontri riescono ad avere la meglio sui rivoltosi.

A rivolta finita l’entusiasmo popolare scema e con esso ogni possibilità di cambiamento. A peggiorare la situazione arriva la peste

 

La peste

Sul piano sociale il secolo XVII è ricordato per la grande e grave pestilenza che colpisce tutto il sud Italia

La peste si presenta improvvisamente nel 1656 e nel 1657 se va altrettanto rapidamente. Durante questo anno muoiono centinaia di migliaia di persone.

Nella sola Marsica sono circa 4.000 le persone decedute per la peste.

 

La Peste a Carsoli

A Carsoli la peste fa strage della popolazione. Dai 1.600
abitanti del 1655 si passa in pochi mesi a soli 300 abitanti.

La peste, come venuta improvvisamente nel 1656, altrettanto rapidamente va via nel 1657.

Per molti paesi compresa Carsoli ci vorranno decenni per riprendersi sul piano demografico.

 

Il convento di San Francesco e la peste

Sicuramente diversi monaci del convento si sono occupati direttamente dei malati di peste, rischiando essi stessi il contagio e la morte.

 

Restauro del 1666 – 1710 circa

Siamo così giunti alla seconda metà del XVII secolo e da qui (1666) in avanti inizia per la chiesa e il convento di San Francesco un profondo rinnovamento delle strutture.

Il nuovo restauro copre un arco temporale di 40 anni: ciò si giustifica probabilmente con alcuni danni provocati dal sisma dell’Aquila del 1703.

Il lungo restauro, che si conclude più o meno verso il 1710, viene realizzato sia nella chiesa che nel convento, seguendo i dettami dello stile tardo barocco.

 

La chiesa

Nel 1666 viene demolita la vecchia chiesa di San Francesco, ormai troppo vecchia per essere restaurata, e ne viene costruita una nuova.

La nuova chiesa si presenta ad una sola navata, con quattro cappelle laterali, due per ogni lato.

Le quattro cappelle risultano dedicate, rispettivamente: 1) a Sant’Antonio di Padova; 2) a San Bonaventura e San Ludovico Vescovo; 3) all’Immacolata Concezione; 4) al Crocifisso.

L’altare maggiore viene decorato con un dipinto (pala d’altare) della Madonna con il bambino in braccio. Ai lati di questo troviamo le statue di San Francesco e Santa Chiara. Nel coro viene custodito il quadro che rappresenta la Vergine Maria, di “somma devozione”. Il soffitto viene fatto in cassettoni quadrati di legno intarsiato.

Le pareti della chiesa vengono adornate con le epigrafi relative a memorie riguardanti la grata fatta erigere da San Francesco e i nomi di alcuni religiosi (fra Francesco di Camerata, padre Giovanni Francesco Prosperi di Poggio Cinolfo, fra Antonio De Sanctis di Ricetto).

 

Campanile

Il campanile viene ristrutturato dotandolo di due campane, la più grande delle quali è stata prodotta dal maestro Giuseppe di Norcia.

 

Il convento

Il pittore Vincenzo Manenti affresca il chiostro del convento con scene della vita di San Francesco. Egli lascia molte tele che vengono appese nel convento, tra le quali figura L’ultima cena, esposta nel refettorio.

Questi ampi lavori di ristrutturazione vanno avanti per diversi anni, più o meno tra il 1666 e l’inizio del secolo successivo.

Per tutto il resto del Settecento il complesso conventuale di San Francesco vive un periodo di grande prosperità.

 

Il convento e i terremoti d’inizio 700’

A inizio Settecento due importanti sismi colpiscono il centro
Italia. I due sismi hanno epicentro in Abruzzo e producono molti danni anche nella Marsica.

Tuttavia nella Piana del Cavaliere l’effetto dei sismi è meno forte colpendo la zona in modo marginale.

Alla luce di ciò crediamo che i sismi pur sentendosi non hanno avuto molto effetto sul convento e la sua chiesa. Poi comunque se anche fosse avvenuto qualche danno, essendo la chiesa e il convento in fase di restauro in questa fase, questo sarebbe stato subito riparato.

 

1 occupazione francese

Nel 1798 i Francesi giungono a Napoli e invadono l’intero territorio. Tuttavia trovano una forte opposizione popolare che non permette loro una serena operosità di lavoro.

Anzi l’animosità degli abitanti del meridione italiano aumenta con il tempo, costringendo alla fine i Francesi a lasciare per ora Napoli nel 1800.

 

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XIX Secolo

 

2 occupazione francese

I Francesi occupano il regno di Napoli in due fasi, nel
1798-1800 e nel 1806-1815. Nel secondo periodo francese, il Regno di Napoli avvia profonde riforme come l’abolizione dei feudi (1806) e, soprattutto, l’abolizione degli ordini religiosi (1809).

A causa di questa seconda riforma, nel 1809 il convento chiude e i Frati Francescani Conventuali devono andare via. Tuttavia, a differenza di altre situazioni nelle quali la chiusura è stata definitiva, grazie all’intervento del vescovo Giuseppe Segna, si riesce a limitare il danno.

Il vescovo riesce a far incorporare il convento, la chiesa e il piccolo orto all’interno dei beni della chiesa parrocchiale, riuscendo in tal modo a mantenere aperta la chiesa e a preservare la struttura conventuale.

Il resto dei beni del convento viene invece perduto, in quanto la collina su cui era eretto e molti terreni sparsi ra Carsoli, Oricola e Poggio Cinoldo vengono incamerati dallo Stato.

 

Il periodo borbonico

Nel 1815 il governo francese napoletano decade dopo la fine di Napoleone in Francia. Ciò porta al ritorno del vecchio re Ferdinando nella nuova dicitura di re delle Due Sicilie.

Durante il periodo borbonico l’economia continua a non andare bene, non consentendo uno sviluppo del territorio carseolano .

Contemporaneamente però si giunge a soluzione nel problema delle escrescenze del Lago Fucino, dapprima in modo provvisorio con semplici ripuliture di argini e poi negli anni 1850 si ha l’impresa del banchiere Torlonia che si prende carico di prosciugare il lago Fucino in cambio della proprietà delle terre che emergeranno in seguito. Così nel 1854 sono avviati i lunghi lavori di prosciugamento del lago.

 

Il convento di San Francesco durante il periodo
borbonico

Tra il 1810 e il 1860, anche dopo la caduta napoleonica e il ritorno dei Borbone, il convento rimane chiuso, anche se si riesce con grande fatica a mantenere aperta la chiesa di San Francesco.

 

Caduta dei Borbone e nascita del regno d’Italia

I Borbone vengono detronizzati nel 1860 in seguito alla
rivoluzione garibaldina. Successivamente Garibaldi spinge il meridione italiano a unirsi al Nord nella formazione della nazione italiana.

L’anno dopo nel 1861 viene proclamato il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia.

 

La lotta al brigantaggio

Il nuovo stato italiano per niente solido ha bisogno di strutturarsi e consolidarsi in tutte le direzioni, compreso al livello interno nella lotta al brigantaggio.

Ne seguono anni dolorosi di guerra civile fra le truppe del nuovo esercito nazionale e le bande di briganti presenti in tutto l’Appennino meridionale e centrale.

In questo senso Carsoli e il suo territorio si pongono al centro di questa lotta poiché nel 1861 per un breve arco di tempo alcune bande di briganti si accordano con il re Francesco II per creare rivolte nel centro Italia che servono da base per una rivolta più ampia.

Ebbene le rivolte dovevano partire dall’Abruzzo o meglio dalla Marsica punto di collegamento fra il Lazio papale e l’ex regno. Carsoli doveva quindi fungere da ponte per questo piano.

Ma il piano fallisce sia per la forte presenza di polizia sia per l’abbandono da parte delle bande di briganti, che tornano in breve a compiere razzie nei paesi, privandosi in ciò anche dell’appoggio popolare

Nell’arco di dieci anni, l’esercito sconfigge i briganti e nel 1870 questi risultano completamente sgominati.

 

La crisi del convento 1861-67

Questo stato di cose perdura anche dopo la caduta dei Borbone e la nascita del nuovo Regno d’Italia.

Addirittura, alcuni anni dopo la formazione dell’Italia unita, nel 1867, si raggiunge il punto più basso con il saccheggio da parte dei soldati garibaldini, sia prima che dopo la battaglia di Mentana del 3 novembre.

 

La riapertura del convento 1872-82

Fortunatamente di lì a qualche anno la situazione migliora.

Infatti, alcuni Padri Passionisti presenti da qualche tempo nella zona per le loro missioni, notano la struttura abbandonata e, dietro la forte richiesta popolare, decidono di aprire una loro sede proprio nel vecchio convento.

Nel 1872-73 circa, il convento viene finalmente riaperto e diventa la sede dell’ordine religioso dei Passionisti. Questi rimangono a gestire il convento per circa dieci anni; in questo periodo essi rinnovano sia il convento che la chiesa, migliorandoli e consolidandone le strutture.

Tutto questo però cessa nel 1882, allorquando i religiosi lasciano il complesso. A questo punto il convento torna nuovamente abbandonato e rimane in questa situazione per circa vent’anni.

 

Carsoli alla fine del secolo

In questa fase Carsoli vede la nascita della ferrovia che la mette in collegamento con Roma e altri centri dell’Abruzzo.

Per la cittadina abruzzese questo significa un grande salto di
qualità che porta sul lungo percorso maggiore progresso.

Sul piano sociale la situazione economica stangnante spinge molti a emigrare all’estero in cerca di fortuna. E’ l’inizio della 1 grande emigrazione.

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XX Secolo

 

Il ritorno dei Padri Passionisti (1905)

Nel 1905 il convento è di nuovo riaperto grazie al ritorno dei Padri Passionisti, che riprendono nuovamente in mano la struttura nonostante i precedenti tentativi non abbiano avuto esito positivo.

 

Restauro del convento 1905-10

I Padri Passionisti procedono ad una nuova ristrutturazione dell’intero complesso conventuale intorno al 1905-10. Il nuovo restauro cerca di rinnovare il complesso per adattarlo stilisticamente a un carattere più vicino all’ordine dei Passionisti.

Tra le opere realizzate in questa fase, troviamo la sostituzione della vecchia balaustra della chiesa con una nuova di marmo nella zona presbiteriale.

 

Terremoto del 1915

Nel 1915 avviene il tremendo terremoto di Gioia dei Marsi, che
distrugge tutta la Marsica intorno al Fucino e fa sentire i suoi effetti anche nella Piana del Cavaliere, anche se con meno intensità, producendo molti danni.

Il convento di San Francesco di Poggio Cinolfo riporta danni ingenti e a causa di ciò, oltre che per alcuni contrasti con il parroco di Poggio Cinolfo, i Padri Passionisti abbandonano il convento in modo definitivo.

 

Il complesso conventuale negli anni ’20 e ’30

Successivamente, tra le due guerre mondiali il convento è restaurato almeno nell’impianto generale, ma perde d’importanza come struttura religiosa.

Negli anni ’20 e ’30 il convento è utilizzato per ospitare i religiosi del Collegio Greco di Roma durante i mesi estivi, oppure per ospitare i seminaristi della diocesi di Avezzano.

 

La Seconda guerra mondiale

L’Italia entra in guerra nel 1940 al fianco della Germania. Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e nel luglio 1943 gli Alleati arrivano ad invadere il suolo italiano sbarcando nel Sud.

Nello stesso mese cade il Fascismo e dopo pochi mesi anche il regime monarchico abdica a stesso.

Nell’ottobre del 1943 i Tedeschi invadono l’Italia fino al basso Lazio creando la linea divisoria Gustav. A sud ci sono gli Alleati che sono
risaliti lungo la penisola. La Marsica si trova proprio a ridosso della linea.

Tra l’ottobre del 1943 e il giugno del 1944 Tedeschi e Alleati si affrontano su questa linea determinando duri combattimenti e gravissimi disagi alla  popolazione civile. 

I Marsicani, in particolare, sono terrorizzati dal duro regime di polizia tedesco e poco dopo anche dai bombardamenti alleati, che mirano ad indebolire i Tedeschi.

A giugno del 1944 i Tedeschi battono in ritirata e l’Abruzzo marsicano è liberato. Nell’aprile successivo tutta l’Italia è libera. Inizia un nuovo capitolo.

 

Il convento durante la Seconda guerra mondiale

Durante la Seconda guerra mondiale il convento diventa per qualche tempo sede prima della Guardia di Finanza, poi della Polizia dell’Africa Orientale.

In piena guerra tra il settembre 1943 e il giugno 1944 il convento viene preso da Tedeschi e Slovacchi, che ne fanno una loro base.

Sconfitti poi i Tedeschi e liberata l’Italia, ci vorranno però anni per riavviare una nuova ristrutturazione del complesso, devastato dalla guerra.

 

La ricostruzione

Dopo la guerra si procede alla ricostruzione delle strutture distrutte dalla guerra come strade e ferrovie. Carsoli viene riparata dai danni di guerra nel giro di alcuni anni.

 

 

L’ex convento riprende la sua funzione religiosa

Finalmente nel 1948 il complesso è avviato a restauro, ma soprattutto si riesce a restituirlo alla sua dignità di convento e di struttura religiosa, attraverso l’inserimento del nuovo ordine dei Servi di Maria.

I Servi di Maria sono un antico ordine religioso presente stabilmente in Abruzzo da molto tempo.
Questi andavano cercando una struttura che ospitasse i loro studenti durante i mesi estivi e trovano ciò nel convento di Poggio Cinolfo.

 

L’ordine dei Servi di Maria a Poggio Cinolfo 1948-72

I Servi di Maria si occupano del complesso religioso per più di vent’anni fino al 1972. In questo periodo mantengono vivo il convento con lavori di ristrutturazione e varie iniziative, ma soprattutto cercano di farsi conoscere e di instaurare un buon rapporto con la popolazione locale.

 

L’arrivo delle Suore Riparatrici del Santo Volto

Arriviamo quindi al periodo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. Le mutate esigenze dell’ordine dei Servi di Maria comportano il loro abbandono del convento di Poggio Cinolfo.

Ad essi succede un nuovo ordine religioso, la Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del Santo Volto.

 

Carsoli alla fine del XX secolo

Carsoli dagli anni 50’ agli anni 70 ha sofferto come tutti i paesi della Marsica di un grande spopolamento dato dalle scarse possibilità di vita al livello locale.

La popolazione in questa fase è scesa da 6850 unità a 4805 unità.

Poi con la costruzione dell’autostrada A24 la cittadina ha cominciato a migliorare sotto il profilo economico, per la maggiore velocità di trasporto delle merci.

In giro di pochi anni è venuto su un grande polo industriale nel centro della Piana del Cavaliere.

Ciò ha permesso alla zona di volare verso il boom economico a metà anni 80’, contemporaneamente a quello vissuto da tutta la Marsica.

Dopo di ciò il paese ha cominciato un lento ma costante recupero del proprio passato per lanciarsi meglio al livello turistico.

 

Restauro del convento negli ’anni 80

Il nuovo ordine religioso dà inizio a un’ulteriore ristrutturazione del convento e della chiesa.

I lavori durano diversi anni e vengono ad interessare molte parti dei due edifici. Il restauro porta ad un consolidamento delle due strutture, che vengono adeguate rispettando la tradizione monastica, artistica e storica del complesso conventuale.

Tuttavia, alla fine di questi lavori si perde traccia di alcune caratteristiche della vecchia struttura seicentesca, in qualche modo sopravvissuta fino a questo momento. Tra le perdite vi è da segnalare quella degli affreschi seicenteschi del Manenti.

 

Il convento dopo il restauro

Il restauro operato dalle suore del Santo Volto consente al convento di riproporsi come grande struttura religiosa marsicana, riconoscendosi in essa una continuità storica, non sempre presente in altre situazioni.

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XXI Secolo

 

Il convento di San Francesco a inizio XXI secolo

Con il nuovo secolo il convento prosegue la sua vita religiosa sotto la felice gestione della Congregazione Benedettina delle Suore Riparatrici del Santo Volto.

 

Gli 800 anni del convento di San Francesco

 

Immagine dal sito:

http://subynews.blogspot.it/2016/08/carsoli-papa-francesco-visita-in.html.

 

Nel 2016, quasi al compimento degli 800 anni di vita del convento francescano, la struttura vede la straordinaria visita, in gran segreto, di papa Francesco,  venuto l’11 agosto.

 

 


 

STRUTTURA DEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI POGGIO CINOLFO

 

L’attuale struttura del complesso conventuale di San
Francesco di Poggio Cinolfo non presenta particolare interesse sotto il profilo architettonico, mentre della vecchia struttura seicentesca rimane molto poco. Il complesso comprende il monastero abitato dalle suore del Santo Volto e la chiesa, di piccole dimensioni.

Nella parte antistante il convento si nota l’ampio portale con sopra il simbolo dei Frati Francescani, che insieme ai Passionisti e ai Servi di Maria si sono succeduti nel convento nei vari periodi della sua storia.

Dalla parte esterna destra del convento si notano diverse arcate murate e, qua e là, segni di modificazioni, avvenute nell’arco dei secoli.

La parte più interessante dal punto di vista architettonico riguarda il campanile, che è riuscito a resistere e a mantenere la sua struttura originaria.

In generale, la parte più pregevole del complesso conventuale è l’ambiente in cui esso s’inserisce, caratterizzato da una natura rigogliosa, che a sua volta esalta la struttura stessa.

 

 


BIBLIOGRAFIA

1) http://www.carsoli.terremarsicane.it/index.php?module=CMpro&func=viewpage&pageid=62

2) http://www.regione.abruzzo.it/xCultura/index.asp?modello=chiesafraaq&servizio=xList&stileDiv=monoLeft&template=intIndex&b=menuChie212&tom=12

3) http://subynews.blogspot.it/2016/08/carsoli-papa-francesco-visita-in.html

4) Terenzio Flamini, Il convento di San Francesco in Poggio Cinolfo: i luoghi, le cose, i giorni, le persone, in Rivista Lumen, numero 0, Carsoli, novembre 2000

 


CONVENTI  DELLA MARSICA


CARSOLI