CELANO – MONUMENTO AI SANTI MARTIRI


STRUTTURE E MONUMENTI DI CELANO


 

POSIZIONE DEL MONUMENTO AI SANTI MARTIRTI DI CELANO

 

 

 

 


STORIA DEL MONUMENTO AI SANTI MARTIRI DI CELANO

 

Il monumento ai Santi Martiri di Celano è posto nel punto del paese dove sgorga la sorgente di Fontegrande, ribattezzata anche fonte dei Santi Martiri.

Secondo la tradizione questo è luogo dove furono giustiziati i tre santi e dove ora sorge il monumento a loro memoria. I Santi Martiri ovvero San Simplicio, San Costanzo e San Vittoriano sono oggi i santi di Celano, che sono venerati dai celanesi con grande fede religiosa.

Visto che questo monumento riguarda i tre santi di Celano merita di essere raccontata la storia che li riguarda.

– Storia dei Santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano.

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II secolo d.C.

San Simplicio, San Costanzo e San Vittoriano sono secondo la tradizione padre e figli, ovvero Simplicio sarebbe il padre di Costanzo e Vittoriano. I tre sarebbero vissuti al tempo dell’imperatore Antonino Pio nella regione francese della Borgogna.

Secondo la tradizione Simplicio è un nobile romano, sposato con Gaudenzia, da cui ha avuto due figli Costanzo e Vittoriano. Nel corso degli anni Simplicio e la sua famiglia si convertono al Cristianesimo, venendo battezzati da San Gennaro (un santo francese omonimo di quello napoletano.

Successivamente la famiglia si divide, Gaudenzia moglie di Simplicio, si ritira in un monastero dove morirà qualche anno dopo santamente, invece Simplicio con i figli vanno in giro per far conoscere la religione cristiana.

In Gallia giunge come nuovo Prefetto un certo Ponzio, fortemente ostile ai cristiani. Qui egli fa perseguitare i cristiani e tra questi arriva a catturare Simplicio con i figli. I tre sono giudicati da un tribunale romano e in questa circostanza essi illustrano la teologia della Trinità e della Redenzione.

Per questa loro caparbietà vengono frustati, ma i loro aguzzini, secondo la tradizione muoiono immediatamente dopo le fustigate ai tre. I santi Martiri vengono a questo punto rinchiusi in cella. Qui appare loro un Angelo, che mostra ad essi la gloria dei santi.

Ponzio, ancora profondamente scosso da quanto avvenuto ai suoi uomini e sapendo l’importanza sociale a cui apparteneva Simplicio, decide di mandarli a Roma per farli giudicare dall’imperatore Antonino Pio.

I tre santi vengono quindi mandati a Roma. Durante il loro viaggio a Roma si racconta di numerosi prodigi avvenuti per opera dei tre, come per esempio la guarigione di una nobile fanciulla cieca, che viveva a Ravenna. Ebbene questa ragazza, malata da otto anni di cecità e figlia del patrizio Cornelio, entra in contatto con i tre riacquistando la vista.

Infine i tre santi giungono a Roma. Qui chiedono di poter vedere le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, ma le guardie che li hanno in custodia rifiutano. Dio a questo punto li libera dalle catene e senza farsi accorgere dalle guardie i tre compiono il loro pelligrinaggio sulle tombe dei due apostoli.

A Roma nel frattempo scoppia una grave sommossa fra Pagani e Cristiani, che vede quest’ultimi prevalere. Successivamente i Pretoriani soffocano la rivolta arrestando come ripicca numerosi cristiani, fra cui Simplicio con i figli.

Siamo quindi nell’agosto del 159 e I tre a questo punto sono condotti davanti al principe Lucio Vero, figlio adottivo di Antonino Pio, e fratello di Marco Aurelio l’altro figlio adottivo dell’imperatore.

Lucio Vero si trova da qualche tempo nella Marsica presso la sua grande villa, presente nell’attuale località del paese di San Potito. Qui egli sta cercando di guarire da una persistente malattia all’occhio che lo tormenta da diverso tempo.

Immagine della discussione dei santi martiri con l’imperatore Lucio Vero.

(Immagine da unaffresco presente a Celano)

Simplicio, Costanzo e Vittoriano una volta giunti davanti l’imperatore ribadiscono di non voler adorare i dei romani, per continuare nella loro fede cristiana. Lucio Vero di fronte a questa caparbietà dei tre non può far altro che condannarli a morte.

Dapprima i tre sono rinchiusi in un’oscura prigione popolata da serpenti e scorpioni, da cui però ne escono indenni grazie all’aiuto di un angelo. Vista la mancata morte Lucio Vero li fa legare su un carro trainato da quattro giovenche imbizzarrite, in balia dei dirupi del Monte Tino. Anche da questa prova ne escono illesi, a causa del rifiuto degli animali di muoversi.

Immagine della decapitazione dei santi martiri. (Immagine da un affresco presente a Celano

 

Al che Lucio Vero decide di mandarli a morte per decapitazione. Secondo la tradizione l’esecuzione dei tre santi avviene alle 9:00 del mattino del 26 agosto 159 nel punto dove oggi sorge il monumento a loro memoria. Sempre secondo la tradizione le teste decapitate dei santi, una volta cadute a terra, avrebbero fatto zampillare acqua cristallina dal terreno. Da qui il nome della Fonte dei Santi Martiri.

Dopo la morte dei tre martiri sembra che vi sia stato un grosso terremoto, che abbia prodotto grandi problemi nella zona. Dopo questo sisma molte persone della zona collegano questo con l’atto di uccisione dei tre martiri e addirittura uno dei carnefici è talmente sconvolto da decidere di convertirsi al Cristianesimo insieme ad altri.

 

Questa persona che aveva partecipato alla decapitazione va da diacono Fiorenzo, pregandolo di scrivere gli “Atti” del martirio dei tre santi, raccontandogli tutti i particolari, che vengono così tramandati.

 

Qui finisce la storia dei tre martiri di San Simplicio, San Vittoriano e San Costanzo.

– Il culto dei Santi Martiri a Celano

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XI secolo

Il culto dei Santi Martiri a Celano ha radici antiche, risalendo secondo la tradizione all’XI secolo, intrecciandosi come storia al paese celanese e ai conti Berardi.

Siamo nell’XI secolo precisamente nell’anno 1057, Celano in questa fase è chiamata Oretino e sorge con un proprio castello e proprie chiese sul Colle Vittorino. Solo più tardi si sposterà sul colle Flaviano.

In questa fase storica Oretino-Celano appartiene alla contea dei Marsi gestita dalla famiglia Berardi, che da più di un secolo domina incontrastata il territorio della Marsica. I Berardi gestiscono il territorio sia al livello politico che religioso. Sul piano politico i Berardi dominano la zona in modo assoluto, mentre sul piano religioso controllano la Diocesi dei Marsi, che spesso vede membri della famiglia comitale essere vescovi.

Negli anni tra il 1050 e il 1065 abbiamo dopo circa cento anni di unità vi sono le prime grandi crepe all’interno della famiglia comitale, dove praticamente il ramo dei Berardi che fa riferimento ad Oderisio II cerca di diventare autonomo dal ramo principale cercando di formare una propria diocesi e quindi una successiva contea intorno a Carsioli.

Nella famiglia comitale sono anni di lotte fra Berardo V che con i suoi fratelli cerca di ripristinare l’unità territoriale e la salvaguardia dell’indipendenza del territorio da Normanni che premono per acquisirlo a se.

Grazie al sostegno dei Papi Vittore II e poi di Stefano IX, Berardo V sconfigge le mire indipendentiste dello zio e dei figli di questi dapprima imprigionandoli e poi riaffermando l’unità della diocesi dei Marsi con Pandolfo, suo congiunto, unico vescovo.

Ufficialmente la sede della diocesi viene posta in questa circostanza a San Benedetto dei Marsi presso la chiesa di Santa Sabina che diventa la cattedrale dei Marsi.

Ma Pandolfo, nonostante quanto dicano diversi storici, risiede a Celano o meglio ad Oretino e prova a creare qui un grande centro di aggregazione religiosa della Marsica. Difatti egli costruisce la grande chiesa di San Giovanni ad Caput Aquae.

Per riuscire ad affermare questa chiesa come un grande tempio religioso, Pandolfo ritrova nel cimitero dove oggi sorge la chiesa della Madonna delle Grazie le ossa attribuite ai Santi Martiri Celanesi.

La chiesa della Madonna delle Grazie, che oggi sorge all’interno dell’attuale Celano, era nell’alto medioevo al di fuori delle mura cittadine. La chiesa è stata costruita al di sopra di un antico romitorio nei pressi della fonte di San Francesco con annesso cimitero, dove secondo la tradizione vi erano le ossa dei Santi Martiri.

Successivamente le ossa dei Santi Martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano vengono  trasportate e riposte sotto l’altare maggiore della chiesa di S. Giovanni Vecchio, che in quest’epoca è la chiesa principale di Celano e figura come la chiesa collegiata di San Giovanni ad Caput Aquae.

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XII secolo

Durante questo secolo le relique dei Santi Martiri continuano a riposare presso la chiesa di San Giovanni ad Caput Aquae. Nello stesso secolo il culto dei tre Martiri di Celano cresce molto presso la popolazione che diventa molto gelosa dei suoi santi.

Al livello politico invece i Normanni conquistano la contea dei Marsi annettendola nel 1143. Poco dopo spezzettano la grande contea in tre parti, la contea di Celano, la contea d’Albe e la contea di Carsoli (poi divenuta contea di Tagliacozzo). Le tre contee rimangono soggette ai Berardi o meglio a tre rami della grande famiglia comitale.

Alla fine del secolo Pietro Berardi riunisce tuttavia la contea d’Albe e Celano nelle sue mani e ricostituisce intorno al Lago Fucino un grande feudo che viene a comprendere importanti territori del centro Italia.

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XIII secolo

All’inizio del XIII secolo muore Pietro Berardi, a cui succede il figlio Tommaso, che continua la politica paterna di distacco della Marsica dal regno normanno. Il potere di Pietro si era costituito in modo importante in un momento di crisi del sistema imperiale, allorquando l’erede al trono è solo un bambino. Pietro in questo frangente riesce a rendere Celano il cuore di un grande stato feudale, ancora però soggetto all’autorità centrale.

Quando Pietro muore, molto del suo disegno politico finisce e ed e a questo punto che il figlio Tommaso resosi conto del fallimento politico perseguito dal padre decide di passare all’azione contro l’autorità centrale per rendere i suoi domini indipendenti. L’autorità centrale significa in questa fase l’imperatore Federico II, che per nulla intimorito inizia a guerreggiare contro il conte Tommaso.

La guerra fra i due dura circa 3 anni e coinvolge tutti i territori della contea che vengono gravemente colpiti dalla guerra. Alla fine l’impari lotta nonostante la grande abilità di Tommaso, si conclude con la vittoria di Federico II e l’annientamento del potere dei Berardi su Albe e Celano.

Inoltre Federico si accanisce contro i celanesi, colpevoli ai suoi occhi di aver parteggiato per il conte Tommaso. Celano viene infatti distrutta nel 1223 e i celanesi sono spediti in esilio. Il conte Tommaso invece si ritira nei suoi domini molisani.

La distruzione di Celano del 1223 riguarda anche le chiese del paese e quindi tutto ciò che vi è dentro comprese le relique dei tre santi, che però non subiscono per fortuna sacrilegi di qualche tipo.

Nel 1229 Federico II permette dietro intercessione papale il ritorno dei celanesi nelle proprie terre d’origine e la costruzione di un nuovo paese sul Colle Vittorino. La condizione che pone però l’imperatore è che il paese si venga a chiamare Cesarea e non più Celano.

Cesarea viene data in feudo a persone vicine all’imperatore e tale situazione rimarrà a lungo nonostante alcuni tentativi di Tommaso di riprendersi le sue terre.

La ricostruzione del paese vede l’edificazione sul colle più alto di un piccolo castello e di un piccolo borgo intorno ad esso con una prima cinta muraria di difesa. Cesarea rimane con questa urbanistica fino al 1254, allorquando i Berardi, con Ruggero Berardi figlio di Tommaso, tornano al governo di Celano.

Ruggero torna per alcuni anni signore di Celano, Albe e Molise, in cambio giura fedeltà agli Svevi, abdicando a qualsiasi soluzione di autonomia politica.

Nel 1268 Carlo d’Angiò sbaraglia nella battaglia di Tagliacozzo gli Svevi e tutti i loro sostenitori compresi i Berardi, privandoli delle loro terre. In seguito Ruggero dietro riscatto economico ritorna in possesso della sola Celano e piano piano inizia a ristrutturare il proprio feudo allargandolo e  strutturandolo economicamente.

Nel giro di alcuni decenni Celano, sotto l’abile guida dei Berardi, torna un feudo molto ricco e indipendente sotto il profilo politico seppure inquadrato nell’ambito del regno di Sicilia.

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XIV – XV secolo

Nel corso del XIV secolo i Berardi continuano l’opera fortificazione edilizia di Celano, la quale si viene espandendo e a causa di ciò vengono costruite nuove cinte murarie per gestire la costante crescita demografica del paese.

La costruzione del paese prosegue felice fino al 1348-49 allorquando prima la Peste Nera che causa molte vittime e poi il terremoto del 1349 che semidistrugge il paese costringono i Berardi a una nuova riedificazione di Celano.

Nei cinquantanni seguenti il paese viene praticamente riedificato e ciò vale anche per le sue chiese.

Tra queste abbiamo la ristrutturazione della chiesa di San Giovanni Battista che viene praticamente ricostruita in seguito ai gravi danni del sisma e poi nel 1406 viene ulteriormente accresciuta per importanza con il trasferimento in essa delle urne contenenti le relique dei Santi Martiri di Celano.

Nel 10 giugno 1406, dopo la costruzione di un nuovo altare dedicato ai Santi Martiri, vengono trasportate le ossa dei tre santi nella chiesa di San Giovanni Battista e poste in questo altare. L’evento a Celano viene molto sentito dalla popolazione del tempo in quanto il culto dei Santi Martiri agli inizi del Quattrocento è già profondamente radicato nel paese.

Grazie a ciò la chiesa di San Giovanni Battista già considerata la chiesa principe del paese diventa così ancora più importante.

I successivi terremoti del 1456 dell’Irpinia e del 1461 dell’Aquila pur avendo creato danni al paese non mettono in discussione ne le urne fatte per contenere i tre santi ne il loro culto.

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XVI – XVII secolo

La storia dei Santi Martiri nel corso del XVI secolo non cambia a Celano e il loro culto si viene radicando sempre di più nell’animo dei celanesi, tanto che molti di loro vengono a considerare questi non solo tre santi a cui rivolgersi nelle preghiere, ma anche persone familiari con i quali parlare quando si è in collera o per altri motivi.

Con il tempo il culto dei tre Martiri di Celano S. Simplicio, S. Costanzo e S. Vittoriano diventa sempre più forte non solo a Celano, ma anche in altri paesi. Questo radicamento viene infine premiato nel 1630 con l’iscrizione dei Santi Martiri nel Martiroloquio Romano.

Con questo ulteriore riconoscimento a Celano aumenta il rapporto fra la popolazione e i suoi Martiri, tanto da essere considerati dei propri familiari con i quali confidarsi nei momenti duri e belli della vita e guai a gente esterna al paese che provi a mettere in discussione questi santi.

 

Nel 1656 abbiamo la Peste nel regno di Napoli che imperversa con durezza anche in Abruzzo. Nella sola Marsica si contano 4.000 vittime per questo morbo. La popolazione di tutti i paesi è spaventata e in molti casi rassegnata all’imminente fine, prega per la propria anima e si adopera per liberare se stessa dai suoi averi donandoli alla chiesa.

A Celano durante questa fase i Celanesi pregano con grande forza i Santi Martiri affinchè li liberi dal morbo e li salvi. Il morbo della Peste cessa di essere presente dalla metà del 1657. Esso produce molte vittime nell’intera contea celanese.

Nel 1695 un forte terremoto si verifica a Bolsena e produce gravi conseguenze in molte parti del centro Italia compresa la Marsica. Qui è proprio Celano che registra i più gravi danni con la semidistruzione del paese. Tutte le chiese del paese registrano danni.

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XVIII secolo

Al terremoto del 1695 seguono due forti terremoti in Abruzzo, ovvero il terremoto dell’Aquila del 1703 e quello della Majella del 1706. Entrambi i sismi provocano ulteriori danni all’abitato di Celano, specie il terremoto del 1706, che però viene riparato negli anni successivi, comprese le chiese.

Queste chi prima chi dopo vengono restaurate secondo il gusto Barocco del tempo. Il Barocco e poi il successivo Rococò s’impongono come stili nelle chiese e in tutto quello che riguardano addobbi e altro.

Come detto la chiesa di San Giovanni Battista viene restaurata nel corso del secolo, ma lo stile Barocco che s’impone in questa chiesa come nelle altre influenza anche le urne dei santi che vengono rifatte e poi usate.

Il 24 agosto 1709 i resti dei tre santi vengono ulteriormente esaltati dalla popolazione, con il loro trasferimento in tre teche d’argento, dorata e di cristallo che sono posizionate non più in un altare secondario, ma bensì sotto l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista.

Nel corso del secolo il territorio di Celano e della Marsica è stato interessato da alcuni sismi di medie dimensioni tra cui spicca il sisma del 1742 avvenuto tra Cerchio e Celano e quello del 1778 avvenuto vicino Avezzano.

Il sisma del 1778 in particolare si è sentito molto a Celano e pur essendo stato di medie dimensioni (4,9 Mw) ha gravemente spaventato la popolazione che si è raccolta in preghiera intorno ai Santi Martiri. Questi secondo la tradizione avrebbero placato gli effetti del sisma su Celano, andando così ad accrescere la venerazione popolare per loro.

Il radicamento della popolazione settecentesca per i Santi Martiri è quindi profondamente cresciuta, tanto che ogni anno dal 24 al 26 agosto a Celano avviene sempre una grande festa per celebrare i tre santi tramite importanti messe e processioni, che riportano nel paese molti celanesi andati via dal paese per lavoro e che tornano volentieri in occasione della festa patronale.

 

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XIX secolo

La storia di Celano del XIX secolo, pur vedendo molti cambiamenti nel paese a cominciare dalla fine della contea di Celano nel 1806, non vede cambiamenti importanti nel rapporto fra i Santi Martiri e la popolazione, che anzi a fine secolo prima di partire per emigrare all’estero in cerca di fortuna, prega con grande spirito di devozione affinchè essi accompagnino le persone emigrate proteggendole dal destino avverso.

 

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XX – XXI secolo

Celano nel nuovo secolo si presenta come una cittadina industriosa in ascesa, pur in posizione secondaria rispetto ad altri centri della Marsica a cominciare da Avezzano. E’ di questo periodo di relativa pace e inizio di prosperità, che viene creato il monumento ai Santi Martiri presso la sorgente di San Francesco.

Il monumento ai Santi Martiri viene costruito nel 1904 dallo scultore Antonio Berti, in occasione del 18 centenario del martirio dei santi.

Purtroppo questo breve e fulgido periodo è interrotto dal gravissimo terremoto di Gioia dei Marsi che distrugge quasi tutti i paesi della Marsica a cominciare dal suo centro più importante come Avezzano.

Celano in occasione di questo sisma viene gravemente ferita con crolli ovunque che hanno interessato tutti gli edifici pubblici e privati del paese a cominciare dal castello. Il sisma a Celano è stato il più devastante di tutti quelli precedenti causando la morte di 1118 persone.

La chiesa di San Giovanni Battista risulta crollata in più punti. La successiva 1 guerra mondiale porta ulteriori lutti a una popolazione stremata. In questo frangente temporale che va dal 1915 al 1919 tutti i celanesi sopravvissuti chi più chi meno invocano i tre Santi Martiri per la protezione del paese da tutte queste sventure. In questo periodo il rapporto fra celanesi e Santi Martiri si fa ancora più solido.

Successivamente a cominciare dagli anni 20′ s’inizia a ricostruire e ristrutturare e questo vale anche per le chiese come la chiesa di San Giovanni Battista, soprattutto perchè essa custodiva le relique dei tre santi.

Nel 1923 un gravissimo atto sacrilego colpisce al cuore i celanesi. Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 1923 nella chiesa di San Giovanni Battista avviene un furto sacrilego: le urne di bronzo contenenti le reliqie dei santi Simplicio, Costanzo e Vittoriano vengono rubate e il contenuto versato sul pavimento della chiesa.

La polizia trova poco dopo l’autore del furto, Francesco Tomei, in un fienile con le urbe rubate. L’uomo viene arrestato e tenuto in custodia. Successivamente le autorità religiose organizzano un rito riparatorio per il grave atto sacrilego.

Poi al termine di questo rito alcuni partecipanti particolarmente colpiti e feriti nell’animo per il furto avvenuto, si vendicano di quanto successo assaltando la caserma dove si trova Francesco Tomei. Questo viene prelevato a forza da diverse persone che gli danno fuoco. Egli sembra muoia poco dopo per le ferite riportate.

Celano successivamente in occasione della seconda guerra mondiale o meglio del periodo di occupazione tedesca è dichiarata città aperta. Ciò consente la cura dei malati di tutte le parti sia fasciste che antifasciste, ma soprattutto salva il paese dai bombardamenti alleati, permettendo con ciò la salvezza del suo patrimonio storico.

Nel giugno 1944 la Marsica è liberata dagli Alleati e Antifascisti e nel 1945 anche l’intera penisola viene liberata dalla morsa nazista. Inizia una nuova fase storica.

Gli anni che seguono a Celano come negli altri borghi della Marsica sono anni di ricostruzione dei paesi e delle strutture viarie, ma soprattutto sono anni di lotta contro i Torlonia per la proprietà delle terre. In seguito anche per il grave atto dell’eccidio di Celano, su qui evitiamo di dilungarci, si ha la confisca delle terre a Torlonia che viene poi sancita dalla riforma agraria del 1951.

I contadini della Marsica diventano padroni delle terre fucensi.

 

Purtroppo gli anni che seguono sono comunque anni duri che non giovano all’economia generale della Marsica. Ciò porta ad una nuova ondata migratoria che coinvolge anche Celano. Molti giovani celanesi partono per l’estero in cerca di fortuna. Cio porta a un parziale svuotamento del paese che si prolunga fino alla metà degli anni 70′.

In questo periodo di crisi economica nonostante tutto la Marsica si viene ricostruendo sul piano economico, ma soprattutto si vengono riaffermando le antiche usanze religiose. A Celano questo non è mai venuto meno, ma certamente la crisi demografica porta con se tanti dispiaceri.

Il rapporto fra Celanesi e i Santi Martiri comunque non viene mai meno e nonostante tutto si mantiene saldo.

Negli anni ’80 con l’esplosione del boom economico della Marsica anche Celano ne è coinvolta e pian piano si vengono riaffermando e rilanciando le antiche usanze religiose compresa la festa dei Santi Martiri che si afferma sempre come punto di rilancio del paese.

Gli anni 80′, 90′ e fino agli anni 2000 Celano cresce economicamente e demograficamente. Ciò conduce il paese a una nuova primavera culturale con il lancio di numerose iniziative che conducono ad un rilancio della propria cultura e storia.

In ciò riconosciamo alla festa dei Santi Martiri e soprattutto al culto di essi un particolare legame che si vede non solo tra gli abitanti del paese, ma anche fra coloro che sono emigrati all’estero, come in Canada o in Australia, ecc.

Anche negli anni 2010 il culto dei Santi Martiri, pur in un periodo di crisi seguito alla crisi economica general del 2008, non s’interrompe come rilancio, ma anzi fa da slancio a nuove iniziative che vengono ad arricchire il paese sia nel contesto locale che nazionale.

 

 

 


STRUTTURA DEL MONUMENTO DEI SANTI MARTIRI DI CELANO

Monumento ai Santi Martiri. (Immagine personale)

 

Il monumento sorge nel luogo in cui secondo la tradizione cattolica, avviene la decapitazione dei Martiri di Celano nell’agosto del 159 d.C.

 

Nel punto in cui il monumento è stato realizzato, sgorga la sorgente d’acqua di Fontgrande, che viene spesso chiamata anche la sorgente dei Santi Martiri, poichè secondo la leggenda questa nacque in seguito alla decapitazione dei tre santi. O meglio le teste dei santi decapitati rotolando sul terreno avrebbero portato alla nascita di zampilli d’acqua e quindi all’inizio della sorgente stessa. Chiaramente questa è solo leggenda non confermata da alcun dato storico o scientifico.

 

Il monumento dei Santi Martiri che vediamo oggi è del 1904 è stato fatto dallo scultore Antonio Berti, che lo ha realizzato in bronzo e ha cercato di rappresentare l’ascesa al cielo dei Santi Martiri  S. Simplicio, S. Costanzo e S. Vittoriano.

 

Sul piano prettamente architettonico il monumento è composto da un obelisco in cemento con i Santi rappresentati da tre statue alate in bronzo che ascendono in cielo.

 

 


BIBLIOGRAFIA

 

1) https://giancarlosociali.wordpress.com/

2) https://www.papaboys.org/i-santi-di-oggi-26-agosto-2017-santi-simplicio-costanzo-e-vittoriano/

3) Wikipedia

 

 


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STRUTTURE E MONUMENTI DI CELANO