
STRUTTURE E MONUMENTI
STORIA
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X secolo
– Nascita del borgo di Pietraquaria e della chiesetta di Santa Maria
La storia del culto della Madonna di Pietraquaria ha radici antiche e nel tempo è diventato uno dei culti mariani più apprezzati e famosi della Marsica e dell’Abruzzo. Qui una lunga schiera di fedeli affolla ogni anno la chiesetta con l’immagine della Madonna di Pietraquaria in cima al Monte Salviano. Questo culto mariano da varie informazioni si fa risalire al X secolo. In questa fase erano molti i borghi di montagna costruiti dai conti Berardi.
La chiesetta di Santa Maria appartiene al borgo di Pietraquaria, costruito con grande probabilità tra il 930 e il 970 dai conti Berardi sul Monte Salviano, che guard verso il Lago Fucino.
Quindi anche la suddetta chiesa è più o meno databile a questo periodo. Il borgo di Pietraquaria viene dotato secondo le fonti di una prima cinta muraria. Il borgo come tutta la zona fucense fa riferimento ad Albe, principale centro della zona.
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XI secolo
– Il borgo di Pietraquaria e la nascita del castello di Pietraquaria
La nascita del borgo di Pietraquaria nella seconda metà del X secolo si consolida nella prima metà dell’XI, arrivando verso il 1050 alla costruzione di un prima torre cintata. Il piccolo maniero viene posto in cima al borgo, più o meno all’altezza di dove oggi si trova il santuario della Madonna di Pietraquaria.
Con questa costruzione i Berardi controllano meglio sia il lago Fucino dalla parte ovest sia i Piani Palentini posti dalla parte opposta al Monte Salviano e da qui la gola di Capistrello.
La costruzione del primo castello di Pietraquaria s’inquadra nella tradizionale politica dei Conti dei Marsi di controllo territoriale e soprattutto del Lago Fucino, vero cuore della Contea dei Marsi.
– Il borgo di Petraquaria e la chiesa di Santa Maria nell’XI secolo
Per tutto il resto dell’XI secolo la vita del piccolo borgo fortificato di Pietraquaria con le sue chiesette, tra cui quella di Santa Maria, va avanti in modo tranquillo.
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XII secolo
– La conquista normanna
I Normanni dopo anni di tentativi riescono a sottomettere nel 1143 la Contea dei Marsi tramite un accordo con i Berardi. L’accordo prevede che in cambio dell’accettazione dei Berardi all’assimilazione della Marsica nel regno normanno, quest’ultimi permetteranno alla vecchia famiglia comitale di continuare a guidare il territorio marsicano.
Infatti così avviene. I Normanni dividono la Marsica in tre contee, la Contea di Carsoli (in seguito contea di Tagliacozzo), la contea di Celano e la contea d’Albe. Tutte e tre le contee vengono assegnate a membri della famiglia Berardi.
– Pietraquaria all’interno della Contea d’Albe
Il borgo fortificato di Pietraquaria viene ad appartenere sul piano amministrativo alla Contea d’Albe
– Lo sviluppo di Pietraquaria nel XII secolo
Il piccolo borgo di Pietraquaria, dopo la fine della contea marsicana e la costituzione della contea d’Albe, si viene sviluppando come uno dei borghi più grandi della contea albense e di tutto il circondario fucense.
La conferma dell’importanza raggiunta dal borgo nel XII secolo, ci viene dalla citazione del relativo paese nel Catalogo dei Baroni del 1187, voluto dai Normanni per censire il regno. Nel documento si richiede al borgo ben cinque soldati, per andare a combattere in Terra Santa. In base al relativo catalogo sappiamo che Pescina doveva 8 soldati, Ortona dei Marsi 8, Venere 5 e Pietraquaria 5. Da ciò ne deriva che il borgo avesse una consistenza non trascurabile.
Altro documento importante è la Bolla papale del 1188, dove si citano le chiese del paese di Pietraquaria, fra cui la chiesa di Santa Maria. Il paese di Pietraquaria sembra fosse formato da almeno tre chiese, ovvero Santa Maria, San Pietro e San Giovanni.
Dal documento papale, come dal documento del catalogo baronale, abbiamo la testimonianza del Brogi, che dice, che Pietraquaria comprende il centro omonimo con alcuni casali, comprendenti alcune chiese.
In pratica Brogi osserva che i feudi, descritti nel Catalogo dei Baroni, ammontavano a 1927, di cui solo dodici erano tenuti a fornire da undici a venti soldati, 56 dai cinque a dieci, ed i rimanenti da uno a quattro. Pietraquaria, fornendo un numero di 5 uomini, è compresa fra i 68 feudi di maggiore considerazione nel regno normanno.
Nella bolla papale di Clemente III, venivano confermate al Vescovo marso Eliano le rendite ed i beni concessi alla Diocesi dei Marsi dai Pontefici, dai Re, dai Principi e dai devoti. Nel documento sono elencate tutte le chiese appartenenti a Pietraquaria, tra cui risultano scritte: “S. Mariae, S. Joannis, S. Petri Aquaria”.
Riguardo la chiese di San Pietro e di San Giovanni, secondo il Brogi, sorgono nelle frazioni omonime, vicine a Pietraquaria a cui appartengono. Invece sempre dal Brogi sappiamo che la chiesa di Santa Maria è l’unica a sorgere all’interno del paese di Pietraquaria.
Sembra inoltre che il nome di Pietraquaria derivi da Aquaria, che indica la contrada, e Pietraquaria il semplice paese, che è il centro principale fra i borghi presenti sul Monte Salviano tra X e XIII secolo.
– Ristrutturazione del castello tra XII e XIII secolo
La crescita del borgo di Pietraquaria non può non passare anche per il suo castello, che viene infatti ristrutturato ed ingrandito. Approssimativamente tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo il castello di Pietraquaria subisce importanti modifiche.
In pratica il castello passa dall’essere una semplice torre cintata all’essere una struttura più complessa. Il castello viene infatti munito di un secondo recinto con quattro torrette rettangolari ai lati, mentre la struttura interna viene dotata di tre torri quadrate, disposte ai lati della prima cinta muraria. Il castello dispone di due ingressi, uno verso i Piani Palentini e l’altro verso Avezzano, che in questo momento è un semplice villaggio.
Come tutti i castelli del periodo la struttura viene organizzata per essere indipendente in caso di attacco, quindi dispone di una cisterna e di una neviera, che agisce come frigorifero per bevande e cibi.
– La chiesa di Santa Maria di Pietraquaria
Oltre a ciò sappiamo che la chiesa di Santa Maria fra XII e XIII secolo era già all’epoca la chiesa del paese, in primo luogo perchè la struttura religiosa era presente all’interno del borgo e poi per altri particolari come l’esistenza di un dipinto della Madonna, venerato dalla gente del posto.
Inoltre sembra che esistesse una pergamena, nella quale era citato l’intervento del conte Ruggero d’Albe nel XII secolo a favore della chiesa di Santa Maria di Pietraquaria, con la donazione di una ricca ornamentazione per questa.
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XIII secolo
– I conti Pietro e Tommaso Berardi.
Alla fine del XII secolo, precisamente nel 1189 il conte di Celano Pietro Berardi riesce a riunire sotto di se le due contee. Egli infatti diventa contemporaneamente Conte d’Albe e Celano. Da questo momento in poi la grande abilità politica di Pietro lo porteranno a diventare all’inizio del XIII secolo il più grande feudatario del regno normanno. Divenendo per qualche tempo una figura talmente importante nel regno normanno da far pensare ad un suo ruolo politico importante quasi una sorta di primo ministro dell’epoca.
Ciò si realizza grazie ad una serie di circostanze particolari, che portano Pietro ad interpretare per qualche tempo la figura di quasi reggente nel regno normanno. Pietro ha il sogno di rendere di nuovo indipendente il territorio marsicano e cerca di raggiungere ciò attraverso un preciso disegno politico. Nel 1212 Pietro Berardi muore e a lui succedono a lui i figli Riccardo e Tommaso, che diventano rispettivamente conte di Celano il primo e conte d’Albe il secondo. I figli hanno visioni diverse, Riccardo è un personaggio pacifico e filoimperiale, mentre Tommaso pur condividendo il disegno d’indipendenza della Marsica dall’Impero e dal regno di Sicilia vede nella politica solo una perdita di tempo.
In effetti gli accadimenti successivi danno ragione a Tommaso, visto le trame politiche orchestrate dal padre Pietro vanno in fumo a causa della caduta dell’imperatore Ottone IV e l’ascesa del giovane svevo Federico II. Federico II erede dell’impero e del regno siciliano è stato cresciuto dal papa come suo protetto che ha cercato di proteggere anche il patrimonio del giovane per poi manovrarlo quando questi sarebbe divenuto adulto.
Fatto è che nel 1215 Federico II è proclamato imperatore del Sacro Romano Impero e nello stesso periodo diventa anche re di Sicilia. Da questo momento Federico II oltre che occuparsi della situazione tedesca gravemente compromessa dopo la presa del potere di Ottone IV, si occupa del regno siciliano cercando di recuperare a se stesso il potere messo in discussione dai baroni locali.
Tommaso in virtù del suo matrimonio con Giuditta del Molise è anche conte del Molise, vale a dire un feudo molto grande e importante per la sua posizione. Ma Tommaso rivendica a se anche il titolo di conte di Celano che è quello a cui tiene di più. Ciò lo porta ad entrare in urto con il fratello Riccardo. I due saranno in cattivi rapporti per molto tempo, anche in virtù delle diverse posizioni politiche.
Tommaso visto il fallimento della politica paterna, si prepara ad ottenere l’indipendenza della Marsica con la forza delle armi e sicuro del suo genio si prodiga a rafforzare i propri territori. Nel 1221 diventa ufficialmente anche conte di Celano in seguito alla morte senza eredi del fratello Riccardo.
Federico II è ben cosciente che il suo rafforzamento di potere in Sicilia passa per la riconquista dei territori abruzzese e molisano e quindi procede nello scontro di potere con Tommaso. Nel 1221 inizia così la guerra nella Marsica tra Federico II e il conte Tommaso. La guerra tra i due dura due anni fino al 1223. Tommaso nonostante l’inferiorità delle forze in campo riesce a tener testa all’imperatore riuscendo con varie scorribande a riprendersi per varie volte i territori presi da Federico II. Tuttavia alla fine deve cedere a Federico la vittoria in cambio di una sua uscita di scena onorevole. Tommaso perde i feudi marsicani di Alba Fucens e Celano, ma mantiene quello molisano e li si ritira.
– Pietraquaria nel primo Duecento
Nel periodo di gestione dei Berardi d’inizio secolo, il paese di Pietraquaria pare non essere coinvolta nelle dinamiche di potere di tra Federico II e Tommaso conte di Celano. In qualche modo rimane neutrale e ciò sembra essere apprezzato sia da Tommaso che da Federeico.
– I territori marsicani sotto Federico II
Federico entrato ora in possesso del territorio marsicano da una lezione ai Marsi distruggendo i paesi di Celano e Ovindoli, dove vi erano le roccaforti di Tommaso e deporta la popolazione al di fuori dell’Abruzzo, precisamente la disloca tra la Sicilia e Malta.
Negli anni successivi Federico tramite richiesta papale permette alla popolazione marsa deportata di ritornare in Abruzzo e ricostruire i propri paesi. Federico negli successivi alla vittoria su Tommaso Berardi si occupa spesso dei territori abruzzesi. Soprattutto dal 1230 ovvero dopo un nuovo scontro con Tommaso nel 1229-30, che aveva cercato di riprendersi gli antichi territori in virtù del comando dell’esercito papale messo contro Federico II.
Papa Gregorio IX aveva costituito un esercito per muovere contro Federico che a suo dire era responsabile della figuraccia che i cristiani avevano fatto in Terrasanta con i Musulmani dopo l’accordo stipulato con loro.
Il nuovo scontro tra Tommaso e Federico si risolve a favore di quest’ultimo, e Tommaso a questo punto si ritira definitivamente a vita privata. La Marsica a questo punto viene consegnata a uomini vicini all’imperatore. In altre parole uomini vicini a Federico II divengono i nuovi conti d’Albe e Celano.
Chiaramente a questo punto è Federico il responsabile della politica locale e non i suoi sottoposti. Federico si occupa di far riparare e anche ricostruire i castelli e le torri danneggiatesi dopo lo scontro con Tommaso (1232).
Diciamo che Federico dedica abbastanza tempo all’Abruzzo tra il 1232 e il 1242. Egli si occupa attivamente dell’intero regno di Sicilia in questo periodo legiferando e organizzando il territorio sul piano amministrativo. Il suo lavoro è stato riconosciuto dai contemporanei come molto moderno.
Nel caso dell’Abruzzo viene istituito nel 1233 il Giustizierato d’Abruzzo con sede a Sulmona. Questa e molte altre attività coinvolgono spesso l’imperatore nella gestione degli affari locali. Tra questi figura l’annosa questione del Lago Fucino.
Il Lago Fucino ridotto di estensione in epoca romana, è ritornato nell’arco di un secolo ai suoi livelli originari tornando ad essere il terzo lago d’Italia e un continuo pericolo per le popolazioni rivierasche.
Tutte le popolazioni dei paesi che si affacciano sul lago chiedono insistentemente all’imperatore di provvedere di risolvere o quantomeno calmare i disastri del lago. Federico risponde positivamente a queste necessità e interviene in modo forte per cercare di ripristinare il vecchio condotto romano.
– I tentativi di Federico II di ripristinare il vecchio condotto romano
Nel 1235 Federico II ordina a Ettore Contestabile Montefusco, governatore d’Abruzzo, di ripristinare l’antico emissario, ormai caduto in disuso. Montefusco tra il 1235 e il 1238 prova senza esito a ripristinare l’antico emissario e ciò nonostante che siano stati ripuliti gli argini e fatti altri lavori.
Nel 1238 a Montefusco, che termina il suo mandato di governatore (o giustiziere) d’Abruzzo, succede Boemondo Pissono. Questi nel 1240 interrompe i lavori nel canale romano, mandando su tutte le furie Federico II. Federico reagisce in modo forte dapprima scrivendogli, ordinandogli l’immediata ripresa dei lavori e il loro completamento, e poi nel 1242 si trasferisce nella Marsica per verificare di persona l’andamento dei lavori.
– Federico soggiorna nel castello di Pietraquaria
Federico giunge nella Marsica nel giugno 1242 e vi rimane più o meno fino al 15 luglio successivo. In questo arco di tempo egli soggiorna nel castello di Pietraquaria, essendo il maniero il luogo più vicino e meglio organizzato per controllare i lavori di ripristino del condotto romano.
In quest’epoca Pietraquaria rappresenta uno dei borghi più importanti e grandi della Marsica, organizzato come un vero e proprio borgo fortificato. Il paese costruito sulla cima del Monte Salviano dispone di forti mura esterne e del castello posto in cima al paese. Il castello a sua volta non è enorme, ma comunque ben organizzato secondo uno schema che sembrerebbe con base triangolare. Al momento le notizie al riguardo sono ancora scarne in quanto si è all’inizio di un’intensa fase archeologico medievale, ma comunque sembrerebbe che il maniero sia composto nella parte interna di tre torrette disposte ai lati.
– Il restauro del condotto incontra difficoltà
Nell’arco degli anni successivi i lavori di ripristino del vecchio condotto continua ad incontrare grandi difficoltà e ciò per le caratteristiche del terreno che tende a franare costantemente non permettendo al lavoro intrapreso dall’imperatore di giungere in porto. Alla fine il restauro si rivela un flop e gli abitanti rivieraschi continuano a subire i capricci del Lago Fucino.
– Pietraquaria dopo il 1250
Nel 1250 muore Federico II e gli succede nel regno di Sicilia dapprima come reggente e poi come re il figlio Manfredi che vuole consolidare al massimo il suo trono.
Per questo sigla alcuni accordi con alcune importanti famiglie nobili, tra cui i Berardi, nella persona di Ruggero Berardi, figlio e successore del vecchio conte Tommaso. Manfredi cede a Ruggero le contee d’Albe e Celano nel 1254, in cambio del suo riconoscimento a re di Sicilia. Ruggero accetta l’accordo riconoscendo Manfredi come re e in cambio ottiene il restauro della sua famiglia al comando delle contee di Celano e Albe.
In questo contesto Pietraquaria, che dipende al livello amministrativo da Albe, continua a rappresentare il secondo centro per importanza della contea. Pietraquaria infatti risulta un paese densamente abitato e ben protetto da forti mura esterne.
– Manfredi re di Sicilia
Manfredi, figlio di Federico II, regge le sorti del regno di Sicilia in qualità di reggente dapprima per il fratello Corrado IV, succeduto al padre, ma occupato inizialmente in Germania. Successivamente Corrado IV muore e il di lui figlio vista la minore età ne viene nominato reggente in Sicilia lo zio Manfredi.
Egli che vuole il trono siciliano nel 1258 scalza il nipote inventandosi della sua morte, ciò gli consente di autonominarsi re di Sicilia. Manfredi divenuto re cerca di consolidare il suo trono rafforzando i suoi legami con le principali famiglie del regno compresi i Berardi che gestiscono importanti e grandi feudi in Abruzzo.
I rapporti con la chiesa sono però molto tesi in quanto il papa non sopporta gli Svevi e per scalzarli dal trono chiede a Carlo d’Angiò di venire in Italia per prendersi il regno siciliano. Carlo d’Angiò non se lo fa ripetere e giunge dopo poco in Italia con una possente armata.
Con questa Carlo affronta in battaglia Manfredi sconfiggendolo nel 1266 a Benevento. A questo punto Carlo diventa nuovo re di Sicilia e inizia a governare il regno. Buona parte della nobiltà tuttavia mal sopporta il nuovo sovrano e decidono di scalzarlo appoggiando il legittimo erede ovvero Corradino di Svevia nel frattempo cresciuto e divenuto adolescente.
Corradino è un giovane molto bello, alto e biondo come tutta la sua famiglia. Egli ha un carattere deciso, ma ancora acervo e probabilmente influenzabile. La nobiltà siciliana e italiana in genere gli chiede di scendere in Italia e combattere per il proprio trono. Corradino si convince di ciò e giunge in Italia nel 1268 tra grandi ali di folla nelle città del nord Italia. Carlo I saputo del ragazzo è deciso a combatterlo per difendere il proprio ruolo di re.
– I Berardi sostengono Corradino.
Ruggero Berardi conte d’Albe e Celano sostiene Corradino e si prepara ad accoglierlo in Abruzzo contribuendo così alla sua vittoria. Le fortificazioni della contea d’Albe come Alba Fucens e Pietraquaria sono poste dal conte a sostegno del giovane principe. Al contrario altri feudatari come i De Ponte signori della contea di Carsoli, rimangono fedeli a Carlo, sostenendolo fino in fondo. Lo scontro è ormai alle porte.
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– L’arrivo di Corradino e Carlo nella Marsica
1) Corradino con il suo seguito di soldati e cavalieri giunge a Roma il 19 luglio 1268. Qui si ferma per diverse settimane e in questo arco di tempo organizza le sue truppe per il proseguo del viaggio, ma soprattutto per lo scontro con Carlo I.
Corradino parte da Roma (seguendo ciò che dicono gli Annali Piacentini Ghibellini, Corradino sarebbe rimasto a Roma per 26 giorni) tra il 14 e il 15 agosto, lasciando lasciando la città sotto la guida di Guido da Montefeltro. Da qui Corradino con il suo seguito prende la via Tiburtina passando dapprima per Tivoli per poi dirigersi verso Celle – Carsoli (attuale Civita d’Oricola).
All’inizio del viaggio da Roma per l’Abruzzo un grosso gruppo di persone di Roma si aggiungono al seguito di Corradino, scortandolo fino ad Arsoli, dove si ritirano tornando a Roma. Da qui il resto dei soldati e dei cavalieri dell’esercito di Corradino prosegue fino a Celle – Carsoli (attuale Civita d’Oricola)
Il gruppo di persone che accompagnano Corradino è composto da alcune importanti personalità, tra cui ricordiamo, Arrigo di Castiglia, il duca d’Austria, Corrado d’Antiochia, Galvano Lancia con il figlio, Gerardo da Pisa, Giacomo Napoleone ghibellino romano, il conte Alebarcuccio di S. Eustacchio, Stefano Normanno, Pietro Romano, Giovanni Arlatti, gli Annibaldi e i Surdi.
Per quanto concerne l’esercito di Corradino sembrerebbe fosse formato da 6000 cavalieri (tra lombardi, toscani e romani) più 200 spagnoli. A questi aggiungono 600 uomini di Enrico di Castiglia (200 tedeschi e 400 turchi). Oltre a questi ci sono poi gli addetti ad ogni cavaliere, circa tre per ognuno, quindi il conto generale sarebbe di circa 18000-20000 uomini al seguito di Corradino.
Tornando al percorso di Corradino abbiamo che lui e il suo esercito raggiungono Celle il 18-19 agosto. Da qui poi prosegue per la Valle del Turano, essendo il passo per il Colle di Monte Bove bloccato dall’esercito di Carlo. Nella zona del Turano Corradino trova il sostegno delle nobili famiglie dei Castiglione e dei Mareri, ribellatesi a Carlo d’Angiò che tengono i villaggi di Montagliano e Castelvecchio. Quindi Corradino supera i fiumi Turano e Salto raggiugendo Scurcola il 21-22 agosto.

Palazzo di Corradino a Scurcola Marsicana.
Luogodove ha alloggiato Corradino di Svevia le sere antecedenti la grande battaglia dei Piani Palentini. (Immagine personale)

Corradino trova ospitalità presso un palazzo nobiliare a Scurcola Marsicana. Questo palazzo sarà poi definito poi di Corradino.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
L’esercito di Corradino si accampa fuori Scurcola, mentre lui e altri comandanti del suo seguito trovano alloggio presso un palazzo di Scurcola.
2) Carlo viene avvisato dal Papa Clemente IV dell’arrivo dell’esercito di Corradino presso Viterbo poco prima del suo giungere a Roma. Ora anche se sulle date vi è una certa discordanza, pare che Carlo parta con il suo esercito per l’Abruzzo da Foggia il 24 luglio. Da qui percorrerebbe il tratturo Celano-Foggia nell’arco di dieci giorni, raggiungendo i Piani Palentini il 4 agosto.
Anche qui sul percorso seguito da Carlo nel muoversi da Foggia ai Piani Palentini vi sono varie ipotesi, comunque lui si trova nella Marsica il 4 agosto.
Sia nei giorni precedenti che quando è presente nella Marsica Carlo è informato dai suoi uomini sul percorso che sta facendo Corradino, ma non sa se egli voglia puntare direttamente sui Piani Palentini o andare verso L’Aquila. Quello che si sa è che Carlo è presente a Scurcola Marsicana per diversi giorni, sembrerebbe dal 4 al 9 agosto.
Nei giorni successivi quindi tra il 9 e il 20 agosto Carlo gira per la Marsica probabilmente dubbioso sull’itinerario seguito da Corradino. Abbiamo per esempio notizia che egli è a Scurcola il 14 agosto e il 15 agosto a Sora.
Venuto poi a sapere del percorso di Corradino verso la Valle del Turano e immaginando che egli si dirigga verso L’Aquila, decide di andare ad Ovindoli ad aspettarlo, in quanto la strada per la città abruzzese è obbligata passare per qui.
Appena è a conoscenza dell’andare di Corradino verso Scurcola ridiscende il 22 agosto da Ovindoli, posizionandosi presso la collina d’Albe, pare presso Antrosano. La sera del 22 diversi gruppi di uomini di Carlo compiono azioni di disturbo nei confronti dell’esercito di Corradino.
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– La battaglia dei Piani Palentini

I Piani Palentini visti da San Donato. (Immagine personale)
Gli eserciti si erano schierati presso i Piani Palentini in uno spazio racchiuso tra Magliano dei Marsi, Scurcola Marsicana, Cappelle e il colle d’Albe.

I Piani Palentini visti da Magliano dei Marsi. Sullo sfondo abbiamo M. San Nicola e alle sue pendici Scurcola Marsicana (Immagine personale)
Per essere più precisi pare che la battaglia sia avvenuta presso un ponte in muratura sito lungo il Fiume Imele (nei pressi della confluenza con il F. Salto) o come dicono altri storici, nelle vicinanze del ruscello Riale presso la località nota anticamente come Castrum Pontis. L’esercito guidato da Corradino è numericamente superiore, composto da 9.000 uomini.
L’esercito di Corradino risulta costituito da soldati tedeschi, pisani, romani e spagnoli è diviso in tre armate: la 1ª agli ordini di Federico di Baden-Baden e dello stesso Corradino, la 2ª guidata da Galvano de Lancia e la 3ª dal figlio Enrico de Lancia.
Le truppe angioine di Carlo, composte da 6000 uomini sono comandate da Carlo d’Angiò stesso, dal consigliere Erardo di Valery e da Guglielmo Stendardo.
Nella fase iniziale le truppe mercenarie di Corradino sfondano lo schieramento nemico e inseguono i francesi verso la montagna.

Da Monte San Nicola Corradino osserva la battaglia decidendo le mosse.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
Corradino in questa fase si trova su Monte San Nicola da dove osserva e dirige le operazioni sul campo, invece Carlo si trova sul Colle di San Pietro e da qui osserva il campo di battaglia decidendo la strategia che lo porterà alla vittoria. Egli nella strategia di guerra si affida ad Aleardo di Valery, un navigato comandante d’armi, che aveva combattuto le crociate e dai nemici saraceni aveva assorbito delle tattiche militari vincenti.
Nella prima fase le truppe di Corradino battono i Francesi in quanto numericamente superiori. Ma Aleardo di Valery effettua uno stratagemma militare che inganna i Tedeschi, ovvero procede con un secondo assalto francese alle forze di Corradino, mandando a capo delle truppe un aiutante di campo di Carlo vestito come lui. Questo aiutante si chiama Henry De Cousances e procede nel comando dell’assalto come fosse il re.

La morte del finto re Carlo. Stratagemma di Aleardo di Valery che inganna gli Svevi.
(Immagine dalla STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
Approfittando della lontananza delle truppe sveve impegnate nel primo assalto, gli Angioini attaccano le truppe di Corradino. Ma questi respingono nuovamente l’assalto francese uccidendo anche il finto re. Questi convinti di aver ucciso Carlo I e sconfitto l’esercito nemico si danno alla pazza gioia e abbassano la guardia.

Carlo all’assalto degli Svevi colti di sorpresa.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
Errore fatale. I francesi per ora sconfitti si ritirano per la maggior parte presso la zona di Forme di Massa d’Albe, mentre i tedeschi pensando di aver vinto e vedendo i nemici in fuga, l’inseguono disperdendosi, dandosi poi ai festeggiamenti e al saccheggio nei borghi circostanti.
La dispersione delle truppe sveve da a Carlo la possibilità di riorganizzarsi e sferrare un nuovo attacco. Egli manda a sorpresa contro il nemico svevo 800 cavalieri tenuti in riserva, che non aveva impegnato nella prima fase di battaglia e tenuti dietro un avvallamento del terreno.
A questo punto lo schieramento di Corradino, preso di sorpresa e alle spalle, non regge alla carica della cavalleria francese, finendo travolta e dispersa. Per l’esercito di Corradino è una sconfitta di ampie proporzioni che in breve prende le proporzioni di un massacro con le truppe francesi di Carlo che inseguono e uccidono senza pietà i tedeschi in fuga. Corradino a questo punto fugge precipitosamente verso Roma con il cugino Enrico Baden e altri suoi uomini.
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– La fine di Corradino
Corradino e il cugino Enrico Baden fuggiti precipitosamente dalla Marsica sono ora a Roma che li accoglie ora freddamente, rispetto a poco tempo prima. Corradino, Enrico e il suo corto seguito non si sentono sicuri a Roma, poichè intuiscono la delusione dei romani nei loro confronti, vista anche la fine dei soldati romani fatta a Scurcola dove Carlo I li ha arrestati e fatti massacrare.

Corradino giunge presso Torre Astura, territorio dI Giovanni Frangipane.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
Fatto è che il gruppo si sposta da Roma verso Nettuno, precisamente presso Torre Astura. Qui il giovane principe vorrebbe imbarcarsi per raggiungere Pisa a lui fedele. Purtroppo però Corradino viene riconosciuto dal signore locale, Giovanni Frangipane, che lo tradisce e avvisa il re Carlo.

Corradino tenta di fuggire da Torre Astura.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )

Giovanni Frangipane tradisce Corradino avvisando Re Carlo.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi )
Questi infatti intuito chi sia il cavaliere che sta tentando la fuga, fa giungere la notizia a Carlo I, che muovendosi velocemente verso Torre Astura, cattura il giovane e il suo seguito.


Corradino il 29 ottobre 1268 a Napoli dove viene decapitato.
(Immagine dallA STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo
Biagi )
Il gruppo viene condotto a Napoli e il 29 ottobre Corradino con il suo seguito sono giustiziati per decapitazione nella piazza del Mercato napoletano.
– La vendetta di Carlo I contro i Berardi e la distruzione di Alba Fucens
Carlo I dopo la battaglia dei Piani Palentini e quindi la sconfitta di Corradino si vendica di coloro hanno sostenuto direttamente o indirettamente il tentativo del giovane principe svevo contro di lui. La vendetta chiaramente riguarda la nobiltà a lui ostile e fra questi in cima alla lista compare Ruggero Berardi, conte di Celano, Alba Fucens e Molise.
Anche se non abbiamo fonti dirette al riguardo possiamo affermare che Ruggero Berardi sia tra i baroni che hanno sostenuto il tentativo di Corradino. Ciò ci viene confermato dalla grave vendetta arrecata da Carlo I sia nei confronti del territorio marsicano sia nei confronti di Ruggero Berardi.
Carlo dopo poco tempo che ha sconfitto Corradino, spoglia Ruggero Berardi di tutti i suoi domini, procedendo come era in uso all’epoca distruggere anche il capoluogo del potere berardiano, ovvero Alba Fucens.
Carlo infatti distrugge completamente il centro di Alba Fucens, fino a questo momento centro politico della contea marsicana. Alba e il suo castello vengono quindi distrutti e i suoi abitanti dispersi nei dintorni.
Per il territorio albense la distruzione del centro provocherà la nascita di tanti piccoli borghi, che diventeranno con il tempo importanti paesi della zona, come Massa, Corona, Antrosano, ecc.
– La distruzione del paese e del castello Pietraquaria
Nell’ambito della contea albense nel XIII secolo fino al 1268 il paese di Pietraquaria, che sorge sul Monte Salviano, è il secondo centro per importanza sia per la posizione centrale che occupa nel controllo del territorio e del lago Fucino sia per la fortificazione divenuta imponente nel tempo.
Ebbene Carlo ritenuta anche Pietraquaria complice nel sostegno a Corradino, la fa assalire e distruggere dai suoi soldati. La distruzione del paese è totale e gli abitanti sono dispersi, come avvenuto ad Alba Fucens.
Tra le strutture distrutte del paese figura anche il castello, che è tra le prime opere ad essere attaccato. La distruzione del maniero purtroppo si rivela definitiva, in quanto dopo di ciò non viene più ricostruito, venendo dimenticato per secoli.
– Il trasferimento della popolazione di Pietraquaria ad Avezzano
Come si evidenzia da varie fonti la gran parte della popolazione del centro di Pietraquaria, una volta distrutto il paese, si trasferisce nel vicino villaggio di Avezzano, che con l’arrivo della nuova popolazione cresce in poco tempo, divenendo da subito un discreto borgo della zona.
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XIV – XVI secolo
– La costruzione della nuova chiesa di Santa Maria di Pietraquaria
Nei secoli immediatamente successivi, quindi dal XIV al XVI secolo il centro di Pietraquaria rimane vuoto senza popolazione con le precendenti strutture del paese andare completamente in rovina. Alla fine del XVI secolo tuttavia viene ricostruita la precedente chiesa di Santa Maria di Pietraquaria, che rimane l’unica struttura ad essere ricostruita del vecchio centro.
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XVII – XX secolo
– La chiesa di Santa Maria di Pietraquaria diventa santuario
Con il tempo la chiesa di Santa Maria di Pietraquaria diventa un santuario molto importante a causa della crescita della venerazione popolare della Madonna, in conseguenza di numerosi miracoli avvenuti per intercessione di lei. La costruzione del santuario nel corso dei secoli si rivela ampia facendo divenire la struttura molto grande in quanto oltre alla chiesa viene aggiunto un convento occupato da varie famiglie di frati nel corso del tempo.
L’ampiezza della costruzione viene ad occupare anche l’area dove anticamente sorgeva l’iniziale castello. La struttura creata su roccia solida riesce a mantenersi inalterata nel corso dei secoli difendendosi bene da numerosi terremoti che hanno colpito l’area, da ultimo il mega sisma di Gioia dei Marsi del 1915. Allo stesso modo grazie forse alla Madonna la struttura del Santuario di Pietraquaria supera indenne anche la seconda guerra mondiale, che ad un certo punto ha portato a diversi terrificanti bombardamenti nell’area marsicana.
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XXI secolo
– Riscoperta del castello medievale di Pietraquaria
E come per magia poi ritornano. Si potrebbe cominciare così il racconto di una riscoperta che ha qualcosa d’incredibile e meraviglioso allo stesso tempo. Ovvero la riscoperta fatta quasi per caso nel 2018 dall’archeologo Carmine Calandra dei resti dell’antico castello di Pietraquaria.
Nel 2018 sono stati condotti dei rilievi tecnici a Pietraquaria, sopra il Monte Salviano, nell’area del santuario della Madonna di Pietraquaria, che hanno dimostrato l’esistenza di un castello medievale precedente la costruzione della struttura del santuario. Da qui la scoperta che il santuario sorge sul sito di un incastellamento medievale e se non bastasse si è riusciti a capire che il castello ha come prima datazione di costruzione l’XI secolo.
Chiudiamo ora questo lungo excursus storico immaginando e auspicando che in un futuro molto vicino, dopo aver ritrovato la giusta serenità, dopo questo lungo periodo di chiusure varie, si possano riprendere gli scavi dell’area per riportare alla luce l’intera area del castello medievale ridando dignità a una struttura con un passato tanto importante.
STRUTTURA

Resti dell’antico castello di Pietraquaria
(Immagine da https://www.ilcentro.it/cultura-e-spettacoli/federico-ii-in-abruzzo-nel-castello-di-pietraquaria-1.1888876)
In base ai primi rilievi archeologici sulle caratteristiche strutturali del castello, procediamo a dare una breve descrizione del maniero su come sarebbe apparso nel XII secolo a un ipotetico visitatore.
Il castello risulterebbe munito di un recinto esterno imponente con quattro torrette rettangolari ai lati, mentre all’interno sarebbe composto da tre torri quadrate, disposte ai lati della prima cinta muraria.
Il castello dispone di due ingressi, uno verso i Piani Palentini (dove ora dal convento dei frati si sale verso la croce) e l’altro verso Avezzano (di cui rimangono ancora i gradini d’accesso). Avezzano nel XII secolo è un semplice villaggio sulla via verso il Lago Fucino.
Come tutti i castelli del periodo la struttura viene organizzata per essere indipendente in caso di attacco, quindi dispone di una cisterna e di una neviera, che agisce come frigorifero per bevande e cibi.
BIBLIOGRAFIA
1) https://www.ilcentro.it/l-aquila/la-pietraquaria-nasconde-un-castello-1.1988276
3)http://www.camminarenellastoria.it/index/bat_2_battaglia_palentini.html
4) Fausto Vincenzo Colucci – Note sulla battaglia dei Piani Palentini tra Carlo
D’Angiò e Corradino di Svevia del 23 agosto 1268
5) STORIA D’ITALIA A FUMETTI di Enzo Biagi
