CASTELLO DI PESCINA


 

STORIA DEL CASTELLO DI PESCINA

 

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X secolo

Il castello di Pescina è costruito dalla famiglia Berardi durante il X secolo, seguendo la sorte e lo schema dei tanti paesi arroccati sulle montagne o alture marsicane.

Il castello di Pescina viene costruito in cima a una rupe a strapiombo, dove in età preromana esisteva una fortificazione italica poi abbandonata. Il castello si pone come punto di difesa e controllo del territorio a est del Lago Fucino.

Il controllo è riferito al passaggio di stranieri in questa zona e si collega bene alla torre di Venere costruita nello stesso periodo per lo stesso scopo.

Un po’ di tempo dopo la costruzione del castello, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, il paese di Pescina, che pare prenda il nome dalle antiche piscine artificiali formate lungo il fiume Giovenco per l’allevamento delle trote, si viene sempre più popolando all’interno delle possenti mura cittadine.

 

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XI secolo

Nel corso dell’XI secolo Pescina si consolida come paese fino ad arrivare alla fine secolo a contare 1000 abitanti. Considerando i numeri degli abitanti dei borghi di questo periodo, Pescina è sicuramente uno dei paesi più importanti della zona e più in generale dell’intera contea dei Marsi.

Infatti vediamo che Pescina diventa riferimento degli altri piccoli borghi della Valle del Giovenco. Da ciò ne consegue che anche al livello religioso, il borgo pescinese diventi sempre più importante

L’importanza di Pescina in questo periodo risulta evidente dalla crescita del castello, che acquista sempre più centralità nei disegni di potere della contea dei Marsi, soggetta ai Berardi.

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XII secolo

L’importanza del castello di Pescina come centro di controllo prosegue nel XII secolo fino al 1143, allorquando gli ultimi conti Berardi, dopo aver resistito per circa 70 anni ai Normanni, decidono di sottomettersi a essi, in cambio di un loro ruolo politico della zona.

I Normanni, una volta presa la Marsica, la suddividono in tre contee, per meglio controllare la zona e lo strapotere della famiglia Berardi, che continua a sussistere tra la popolazione locale. Le nuove contee sono la contea di Celano, la contea d’Albe e la contea di Carsoli, che vengono affidate a membri della vecchia famiglia comitale.

In questo quadro Pescina viene a far parte della contea di Celano, e ne segue le sorti nei successivi secoli.

I Berardi pur diminuiti di potere, rimangono ancora forti feudatari, e segretamente aspettano il momento opportuno per riprendersi l’indipendenza perduta.

Alla fine del XII secolo i Berardi riuniscono con Pietro I Berardi, per via ereditaria, il controllo delle contee di Celano e Albe, cuore del vecchio stato marso.

Pietro Berardi a questo punto inizia a lavorare per crescere politicamente e aspirare un giorno a riottenere la vecchia indipendenza.

Pietro I, conte di Celano e Albe, approfitta della minore età dell’erede della casa Sveva, succeduta ai Normanni, per occupare lo spazio politico lasciato vuoto dalla mancanza di un re.

Il fanciullo è molto piccolo ed è rimasto orfano dei genitori, per cui viene posto sotto la protezione del papa Innocenzo III, che considera il regno siciliano una sorte di continuazione dello stato pontificio, quindi pertinenza papale. Il giovanissimo erede svevo cresce quindi all’ombra del papa, che si occupa sia di lui che del suo regno.

Pietro imponendosi come importante feudatario, riesce a catturare la fiducia del papa e a crescendo politicamente attraverso la cumulazione di molte cariche. In pratica diventa reggente del regno siciliano.

La crescita politica di Pietro facilita di parallelo la ripresa nei suoi domini abruzzesi. Pescina posta a controllo della Valle del Giovenco è sicuramente uno snodo importante, soprattutto perchè vicina a Celano, considerata in questo quadro politico il centro più  importante dello stato marso.

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XIII secolo

All’inizio del XIII secolo vediamo quindi Pietro Berardi divenire il più influente feudatario del regno di Sicilia.

Nel 1210-11 Pietro abbandona la parte sveva, e quindi filopapale, passando dalla parte di Ottone IV, da poco nuovo imperatore e diretto concorrente degli svevi.

Pietro fa un accordo con Ottone, in cambio di una sua ulteriore crescita politica, aiuta lui a prendersi il trono siciliano.

Pietro quindi nel 1211 spiana la strada ad Ottone nell’arrivo in Sicilia, mettendogli a disposizione il suo esercito. Ottone e Pietro battono le truppe papali nelle Marche nel 1211, affermando alcune zone come feudo imperiale. Ciò manda su tutte le furie il papa.

Poco dopo Ottone si deve precipitare in Germania, dove si profila una sua deposizione, abbandonando il meridione italiano.

Poco dopo nel 1212 Pietro Berardi muore e con lui sembra aver fine il disegno di gloria della sua famiglia. Ma a lui succede il figlio Tommaso, molto più intelligente e spregiudicato del padre, che si pone presto in diretto contrasto con l’imperatore.

Tommaso che diventa da subito conte d’Albe e poi in secondo momento anche conte di Celano, lavora in modo più ambizioso e diretto per rafforzare se stesso e provare a realizzare il vecchio desiderio di famiglia di riavere la propria indipendenza.

Tommaso all’inizio sostiene Ottone IV, richiamandosi agli accordi fra lui e il padre, ma quando constata che Ottone è ormai sconfitto in Germania, decide di proseguire da solo e in prima persona la lotta per l’indipendenza della Marsica.

Tommaso per rafforzare la sua posizione sposa, l’ultima erede della contea del Molise, Giuditta, acquisendo in un colpo solo il titolo di conte del Molise e il suo definitivo rafforzamento come più forte feudatario del regno siciliano.

La contea del Molise nel duecento rappresenta uno dei più grossi feudi del meridione, occupando un’area che comprende il Molise, tutta la Campania orientale, parte dell’Abruzzo odierno, e probabilmente anche parte della Puglia.

Nel 1215 Federico è eletto imperatore in Germania e pochi anni dopo nel 1220 viene confermato in questo ruolo dal Papa Onorio III. Tommaso non partecipa alla cerimonia d’incoronazione, ponendosi così in contrasto diretto con lui, in quanto non ne riconosce l’autorità.

Dopo alcuni tentativi di conciliazione, Tommaso e Federico II entrano in guerra.

Tommaso negli anni precedenti si è preparato al conflitto rafforzando il proprio contado, attraverso il restauro delle principali rocche, specialmente abruzzesi e molisane.

Ebbene è probabile che in questo restauro vi sia anche la rocca di Pescina, ma di questo non abbiamo al momento conferma.

Nel 1221 Tommaso acquisisce formalmente anche la carica di conte di Celano, per la morte dello zio Riccardo, fratello del padre Pietro.

Il conflitto fra Tommaso e Federico di Svevia inizia nel 1221 e si protrae con alterne vicende fino al 1223. In questo periodo Tommaso pur in inferiorità numerica, riesce a mettere seriamente in difficoltà Federico, ponendolo in imbarazzo.

Tommaso con una serie di astute mosse riesce a riprendere più volte il controllo dei paesi che gli si rivoltano contro, per sfuggire alla persecuzione dell’imperatore.

Pescina, essendo il più importante paese della Valle del Giovenco, è sottoposta anch’essa se non direttamente, ma almeno indirettamente, alle lotte fra Tommaso e Federico.

Alla fine tuttavia Tommaso, convinto anche dalla moglie Giuditta, accetta di sottomettersi a Federico II e di rinunciare alla sua lotta d’indipendenza.

Federico II, dopo il ritiro di Tommaso, si vendica dei paesi che lo hanno sostenuto. Celano viene rasa al suolo e la sua gente esiliata tra Sicilia a Malta.

Anni dopo, nel 1227, per intercessione papale, i celanesi fanno ritorno nella Marsica, ricostruendo un nuovo paese poco distante dalla vecchia Celano.

Nel frattempo il papa in urto con Federico II, gli muove guerra, organizzando contro di lui un forte esercito, con a capo Tommaso di Celano, che sfrutta l’occasione per tentare una rivincita su di lui.

Lo scontro fra l’esercito papale, guidato da Tommaso e quello imperiale avviene nel 1229.

In questo scontro sono diversi i paesi marsicani che sostengono Tommaso, tra cui anche Pescina.

L’esercito imperiale batte nuovamente Tommaso, che si ritira stabilmente nei suoi domini molisani. Gli imperiali per affermare il loro potere nel meridione e soprattutto in Abruzzo mettono a ferro e fuoco tutti i paesi ribelli, compresa Pescina.

In questa circostanza l’esercito di Federico II distrugge completamente la vecchia rocca, costruita dai Berardi secoli prima, e con essa l’intero paese.

Nel 1232 Federico II da ordine che tutte le rocche danneggiate dagli scontri con Tommaso siano riparate o ricostruite.

 

Ricostruzione del castello e del paese di Pescina

 

La torre mastio del vecchio castello di Pescina. (Immagine personale)

 

La rocca di Pescina distrutta completamente nel 1229 viene ora ricostruita e con essa anche il resto del paese

Il castello di Pescina viene riedificato sul precedente sito nello stile dell’epoca, tenendo conto della struttura della rupe su cui viene rifatto. Non sappiamo di preciso quanto siano durati i lavori, ma comunque più o meno intorno al 1240, la rocca dovrebbe essere di nuovo attiva.

Il paese distrutto insieme al castello viene ora ricostruito a partire dalle mura esterne che vengono riparate nelle parti danneggiate e ricostruite in quelle distrutte.

 

Nel 1250 muore Federico II e gli succede il figlio Corrado IV. Corrado IV dopo un po’ di tempo vedendo che non riesce ad affermarsi in Germania, parte per l’Italia per ricoprire il ruolo di re di Sicilia.

Durante il percorso però muore e il trono di Sicilia, come la situazione in Germania rimane vacante. Il figlio di Corrado, Corradino è giovanissimo e non può certo occupare i troni di famiglia.

In Germania inizia quindi un periodo di confusione che si protrae per diverso tempo, mentre in Sicilia, Manfredi figlio di Federico II, si pone come tutore del nipote per il trono di Sicilia, assumendo la carica di reggente.

Manfredi, che sa che il proprio potere non è solido ha bisogno del più largo consenso possibile, per cui scende a patti con la nobiltà locale.

Nel caso della Marsica vediamo che Manfredi riconsegna ai Berardi, nella persona di Ruggero Berardi, le contee di Celano e Albe, in cambio del sostegno di questi a lui.

Pescina dipendente da Celano, rivede quindi il ritorno dei Berardi nel suo territorio.

Nel 1256 il Papa, non sentendosi sicura di Manfredi, chiede a Carlo d’Angiò di venire in Sicilia per appropriarsi del regno. Manfredi, che nel frattempo si è auotoproclamato re di Sicilia, si prepara ad affrontare Carlo d’Angiò.

Lo scontro fra Manfredi e Carlo avviene alcuni anni dopo e si risolve nella morte e sconfitta di Manfredi e l’ascesa di Carlo al trono siciliano. I Berardi in questo frangente sembra si siano schierati con Carlo.

Carlo I insediatosi come re siciliano porta avanti una politica fiscale e amministrativa sgradita ai baroni del regno compresi i Berardi.

Per cui alcuni di essi, compresi i Berardi di Celano, chiedono il ritorno degli Svevi e quindi di Corradino, legittimo erede al trono.

Corradino, appoggiato dai nobili siciliani e da una parte degli italiani, scende in Italia, raggiungendo in poco tempo l’Abruzzo. Qui si prepara allo scontro con Carlo.

I Berardi nella lotta tra Carlo e Corradino si schierano con quest’ultimo e anche la popolazione civile è schierata con lui.

Il sostegno dei Berardi al rampollo svevo si traduce nel rifornimento di viveri e uomini nell’affrontare il nemico angioino.

Lo scontro fra Corradino e Carlo I avviene poco dopo il 23 agosto 1268 presso i Campi Palentini nella Marsica.

Qui la battaglia fra Carlo e Corradino si rivela molto cruenta senza esclusione di colpi. Alla fine dopo molte ore di battaglia l’esercito di Carlo annienta le forze di Corradino. Corradino persa la battaglia si mette in fuga, ma riconosciuto e catturato pochi giorni dopo viene condotto a Napoli dove viene giustiziato.

Dopo la fine di Corradino, Carlo I inizia a vendicarsi dei feudi e feudatari, che hanno sostenuto il principe svevo. I Berardi sono in cima alla lista.

Nella Marsica, i Berardi si vedono confiscate le contee di Celano e Albe. Alba Fucens, che in questo momento è la capitale della contea marsa, o comunque il centro più importante, viene distrutta e con essa anche il vicino centro di Pietraquaria.

Alba Fucens verrà ricostruita più avanti, mentre Pietraquaria rimane deserta e gli abitanti si spostano verso la zona pianeggiate.

Successivamente le contee tolte ai Berardi vengono divise e assegnate a uomini di fiducia di Carlo.

Pescina per esempio è distaccata da Celano e viene a formare un feudo a se come baronia. In realtà Pescina è sede di Baronia già da molto tempo, ma essendo stata sempre sotto Celano la si cita poco riguardo a ciò.

Nel 1300 circa Pescina viene ad appartenere ad Ugo del Balzo, appartenente ad una famiglia che aveva sostenuto gli Angiò nella loro lotta contro gli Svevi.

La Baronia di Pescina al livello amministrativo viene a comprendenre tutta l’attuale Valle del Giovenco e Cocullo.

Sotto la signoria di Ugo del Balzo il feudo di Pescina rifiorisce. Nella sola Pescina Ugo ristruttura il castello abbellendolo e rendendolo sfarzoso. Anche se non abbiamo notizie dirette, si può facilmente pensare che pure Pescina venga ristrutturata e abbellita.

In questa fase Ugo del Balzo rafforza le mura esterne della città e ne rafforza l’importanza favorendo l’immissione di gente importante.

Infatti alla fine del XIII secolo abbiamo l’arrivo a Pescina di molte persone appartenenti a famiglie locali importanti nell’ambito del commercio e dell’artigianato. Con il loro arrivo Pescina sale d’importanza, divenendo un centro molto florido.

 

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XIV secolo

All’inizio del XIV secolo per la Baronia di Pescina prosegue la sua fase felice sotto la signoria di Di Ugo del  Balzo.

In questo momento Pescina sembrerebbe interessata da una discreta fase edilizia, dove diverse strutture a cominciare dal castello subiscono importanti lavori di ristrutturazione.

All’inizio del XIV secolo Pescina appare un paese circondato da possenti mura, con un poderoso maniero posto a sua difesa nella parte più alta del paese.

 

– Struttura di Pescina nel secoli XIV

 

Pescina in una carta del 1320, appartenente alla contea di Celano

 

Il paese  comprende una superficie che può arrivare ad ospitare fino a 1000 persone. Il paese è circondato da possenti mura.

L’interno della città è formato da cisterne per l’acqua poste sulla sommità del paese e nella parte bassa, da stradine strette come può essere un paese castello.

 

La cinta muraria si presenta di grosse proporzioni, formata da una struttura compatta e ben resistente agli attacchi. La cinta muraria presenta cinque porte di accesso.

1) La porta del castello davanti alla quale i giudici amministravano la giustizia ed emettevano le sentenze seguendo nelle sentenze dei singoli casi il diritto romano, le leggi longobarde, ed i Capitolari dei re franchi.

2) La porta del Popolo così chiamata perchè situata nelle vicinanze della chiesa della Madonna del Popolo, poi di San Berardo

3) La porta Centrale situata davanti la pubblica piazza dove avvenivano le riunioni cittadine.

4) Porta Meridionale o delle Monache poichè situata nel vicino convento delle monache verso la strada del Salterello.

5) Porta delle esecuzioni (poi Porta San Nicola) situata su un dirupo e destinata alle esecuzioni capitali, alla tortura, alle impiccagioni e alle precipitazioni nel dirupo.

Le porte erano ben protette sia dai forti torrioni che dai soldati.

 

Il castello di Pescina risulta formato da due torri, poste nella parte più alta, adibite entrambe come torri di avvistamento e circondate da una piccola cinta muraria interna.

La torre più grande, la torre mastio, è adibita anche come abitazione per il feudatario o di chi ne fa le veci. Al livello strutturale la torre mastio risulta fatta in pietra, con base pentagonale e con un’alta base a scarpata.

 

Nel 1319 muore il barone di Pescina Ugo del Balzo. Tutti i suoi averi vanno ai figli. Dopo alcuni anni il feudo di Pescina passa a Giovanni Aguto e più avanti verso la fine del secolo ritorna ai Berardi in via ufficiosa, e in via ufficiale nel 1417.

Nel frattempo Pescina, come il resto della Marsica è scossa nel 1349 dal tremendo terremoto del Centro Italia, che semina panico, morte e distruzione in molte città e paesi abruzzesi e laziali. Nella Sola Roma ci sono crolli in tutta la città, compreso il Colosseo, che vede crollare tutta una facciata. A Pescina il terremoto si sente forte, ma le scarse notizie che abbiamo non ci permettono di sapere se e quanti danni vi sono stati e se si hanno morti e feriti.

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XV secolo

Giungiamo quindi al XV secolo e assistiamo al ritorno ufficiale di Pescina alla contea di Celano nel 1417, dopo che già da alcuni decenni il feudo pescinese era rientrato nell’orbita di Celano

Nel 1418 muore il vecchio conte Nicola I e gli succede il gracile figlio Pietro IV.

Nel 1424 muore il giovane conte di Celano Pietro IV, ultimo membro maschio della gloriosa e antica casa dei Berardi. Jacovella Berardi, sorella di Ruggero III, gli succede come responsabile della contea.

Jacovella deve lottare al lungo per tenere per se la gestione della contea, visto che è donna. Per questo motivo è costretta dalle regole e cultura del tempo a contrarre matrimonio in ben due occasioni. In entrambe le occasioni, per motivi diversi, la relazioni non durano, e solo con il terzo marito Leonello Acclozamora, l’unione funziona.

A partire dal 1440 circa i conti Leonello e Jacovella iniziano una generale ristrutturazione del loro contado partendo dapprima da Celano e poi estendendo ciò agli altri centri principali.

Leonello e Jacovella procedono a ristrutturare anche le vie della transumanza assicurando in tal modo una valida fonte di guadagno con la vendita della lana di pecora.

Pescina in questi anni pur rimanendo ancora relativamente piccola come paese continua a crescere d’importanza, soprattutto dopo che dal XIV secolo accoglie le spoglie di San Berardo, il santo della Marsica. Il fatto che Pescina sia stata scelta come luogo di accoglienza delle spoglie del santo, la dice lunga sulla sua ascesa sociale all’interno del contado di Celano.

 

Nel 1456 avviene un tremendo terremoto  in Irpinia che con la sua grande energia scuote tutto il centro Italia. Nella Marsica il terremoto provoca danni in molti centri della zona, come nella Piana del Cavaliere dove tutti i paesi sono semidistrutti, ma anche nel Fucino i danni sono consistenti. A Pescina il terremoto si sente fortemente ed è probabile che abbia causato diversi crolli. Sicuramente nel contado di Celano il terremoto provoca molti danni, nella sola Celano sono molte le strutture danneggiate e bisognose di cure urgenti.

Nel caso del castello di Pescina non abbiamo notizie di danneggiamenti, quindi è probabile che non vi siano stati danni, o comunque sono stati di scarsa importanza.

Dopo il terremoto dell’Irpinia i conti Leonello e Jacovella procedono a una nuova ristrutturazione generale del proprio contado, dopo la fase edilizia degli anni precedenti.

Pescina, probabilmente come gli altri centri di Celano, beneficia di questa nuova fase di restauro nelle strutture danneggiate dal sisma. In

Nel 1458 muore Leonello Acclozamora e con la sua morte inizia il crepuscolo della casa dei Berardi. Jacovella, con la morte del marito, rimane unica responsabile della contea di Celano e della baronia di Pescina; ciò anche in funzione del figlio Ruggero ancora troppo giovane per assumere le redini del comando.

Ruggero, erede della madre, vuole il comando della contea fin da subito e non vi riesce per la ferma opposizione materna. Egli si allea con alcuni personaggi pericolosi, che lo spingono a muovere guerra contro la madre.

La guerra tra madre e figlio è senza esclusione di colpi, fino a quando nel 1462, ella viene rinchiusa in carcere dal figlio, che assume a questo punto la titolarità della contea come Ruggero IV conte di Celano.

Il papa Pio II Piccolomini, disgustato dalla vicenda e desideroso di approfittarne per occupare un territorio ricco, si adopera fin da subito.

Egli toglie ufficialmente nel 1463 la contea a Ruggero, affidandola al nipote Antonio Piccolomini. Dopo una breve guerra Ruggero viene cacciato da Celano rifugiandosi presso il castello di Balsorano, Jacovella è liberata e condotta a Roma da dove ripartirà per prendere possesso della contea di Venafro. Invece Antonio Piccolomini va ad insediarsi a Celano, da dove inizia una nuova parabola ascendente del contado.

Antonio in realtà faticherà ancora qualche anno prima di giungere con pienezza a poter disporre del suo nuovo territorio, e ciò a causa dei disturbi provocati da Ruggero, che preso possesso di Balsorano, gli muove guerra con atti ostili.

La guerra fra Antonio e Ruggero coinvolge tutti i territori della contea di Celano compresa Pescina, che si ritrova come altri centri, sottoposta agli atti ostili dell’Acclozamora.

Infine nel 1470 circa, Ruggero stufo di questo guerreggiare e senza più soldi parte per la Francia mettendosi al servizio dei reali francesi. Nella Marsica Antonio può finalmente prendere pienamente possesso di Balsorano, e iniziare a gestire pienamente il suo territorio.

Antonio Piccolomini, primo conte di Celano della sua famiglia, assicura alla contea celanese un governo stabile e forte che continuerà con i suoi eredi.

Egli fin da subito ripara i danni del terremoto del 1456 e ristruttura le varie rocche presenti nel suo territorio. Queste, compresa la rocca di Pescina, diventano tutte dimore principesche in puro stile rinascimentale.

Il castello di Pescina sotto Antonio Piccolomini viene interamente adibito a dimora principesca, venendo restaurato e abbellito secondo i canoni rinascimentali.

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XVI secolo

Nel corso del XVI secolo la contea di Celano rifiorisce economicamente e ciò si rende evidente dal fervore edilizio che si riscontra in tutti i centri maggiori compresa Pescina.

Pescina per tutto il secolo XVI cresce economicamente grazie all’industria armentizia e ad altre lucrose attività commerciali. Questa crescita economica spinge molte famiglie della nobiltà locale a trasferirsi nel paese. Ciò porta di riflesso ad una crescita demografica che tuttavia la struttura del vecchio paese non consente a tutti di stare, per cui molte famiglie costruiscono le loro case o ville appena fuori le mura cittadine.

Sotto i Piccolomini, Pescina vede un restauro generale dei suoi edifici pubblici, a cominciare dal castello e la costruzione di nuovi.

Il castello di Pescina  a inizio 500 viene completato nel restauro iniziato alla fine del secolo precedente. Con questo restauro il maniero perde un po’ della sua indole guerreggiante e acquista un carattere più da residenza principesca.

Il 30 giugno 1571 la contessa Piccolomini concede il castello pescinese come sede del governatore della baronia di Pescina.

L’importanza della cittadina viene poi ulteriormente accresciuta con il trasferimento della sede della diocesi dei Marsi nel 1580 circa. E’ di questo periodo l’inizio della costruzione della nuova basilica di Santa Maria delle Grazie, che dovrà diventare la nuova cattedrale fucense.

Questa chiesa mira a divenire non solo la principale chiesa di Pescina, ma di tutta la  Marsica, per cui la suddetta costruzione dura diversi decenni.

Con l’insediamento della diocesi dei Marsi a Pescina, anche il castello acquista un importanza maggiore.

Nel frattempo al livello politico i Piccolomini nel 1591 vendono, a causa dei grandi debiti contratti, la contea celanese e la baronia di Pescina ai Peretti, che in seguito le cederanno ai Savelli.

La costruzione della Basilica di Santa Maria delle Grazie viene completata nel 1596 e consacrata nello stesso anno.

 

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XVII secolo

All’inizio del 600′ la povertà è diffusa in tutto il meridione italiano e ciò a causa dell’alta tassazione spagnola e di diversi raccolti andati male.

Nella Marsica a questi motivi si somma l’isolamento della zona rispetto ad altri centri del meridione. Le alte montagne infatti isolano l’area marsicana non permettendo facili  collegamenti. Tutto ciò determina una grande povertà tra la popolazione che in molti casi arriva a vivere di stenti.

Nella contea celanese la crisi economica è molto presente e la popolazione ne soffre in modo importante. Pescina non fa eccezione e nonostante che la cittadina da quando è divenuta sede della Diocesi dei Marsi è cresciuta d’importanza politica.

Da questo punto di vista assistiamo nel 1613 al definitivo riconoscimento papale dello spostamento della sede della Diocesi dei Marsi a Pescina e all’elevazione della basilica di Santa Maria delle Grazie a cattedrale della diocesi.

Qualche anno più tardi, nel 1631, la ormai cattedrale di Santa Maria delle Grazie viene ad ospitare le spoglie di San Berardo che vi vengono trasferite.

Tutto ciò determina una forte attrazione sulla cittadina, dove ritroviamo diverse famiglie della media nobiltà abruzzese, che si trasferiscono nel centro marsicano nell’arco di tutto il seicento, nonostante la crisi economica.

Prova ne sono di questa situazione le diverse cappelle presenti nella cattedrale, appartenenti ognuna ad una ricca famiglia locale. Nel 1639 Pescina raggiunge le 1486 unità.

Nel frattempo sul piano sociale la grave situazione economica spinge la popolazione a diventare insofferente verso il governo spagnolo.

Con il tempo questa insofferenza verso gli spagnoli diventa animosità e in Abruzzo questo sentimento sembra attecchire bene.

Nel 1647-48 l’animosità popolare esplode in rivolta aperta, tanto che nel giro di poco tempo tutto il meridione si solleva. In Abruzzo accade lo stesso con grandi rivolte popolari che trovano a Celano la sede di queste rivolte. Il barone Quinzi occupa il castello di Celano facendone la sede dei rivoltosi.

In questa fase tutti i centri della Marsica e del contado celanese sono coinvolti nella rivolta sia direttamente che indirettamente come sembra a Pescina.

Fatto è comunque che l’intervento dell’esercito spagnolo coadiuvato da bande di briganti soffocano nel sangue la rivolta, permettendo alla povertà e alla disperazione di perdurare.

Sul piano politico locale la morte di Francesco Peretti determina la fine della famiglia nella contea di Celano. A questa succedono i Savelli che terranno la contea celanese e la baronia di Pescina fino al 1712.

Qualche tempo dopo la povertà e la disperazione cedono il passo alla morte portata dalla Peste. Nel 1656 infatti la Peste colpisce in modo duro il meridione italiano provocando la morte di centinaia di migliaia di persone. Nella sola Marsica muoiono più di 4000 persone nell’arco di appena un anno. Ci sono paesi che vengono falcidiati per l’80 % della popolazione e in questi ci vorranno decenni per recuperare un livello demografico accettabile.

Nella sola cittadina di Pescina la peste provoca la morte di diverse persone, che sommate ai morti dei paesi vicini soggetti a lei, si arriva ad un numero importante.

In questa fase di così acuto dolore il castello di Pescina viene semiabbandonato, avviandolo ad un inarrestabile declino. In questo momendo infatti il castello pur rimanendo ufficialmente la sede del governatore, non appare più importante poichè Pescina è completamente dipendente da Celano, nonostante che sia formalmente un feudo a se.

Alla fine del secolo poi inizia un periodo di forti terremoti nel centro Italia. Nel 1695 un forte sisma colpisce il centro Italia determinando molti danni nei paesi della Marsica come Celano. Riguardo a questo sisma non conosciamo gli effetti su Pescina, anche sappiamo che il sisma si è sentito fortemente.

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XVIII secolo

A inizio settecento prosegue la fase sismica iniziata nel 1695, con il verificarsi di due nuovi forti sismi con epicentro in Abruzzo. Parliamo del forte terremoto dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706. Questi due sismi si fanno sentire fortemente nella Marsica, per la vicinanza con l’epicentro, inducendo molti crolli in diversi paesi dell’area. Sono soprattutto le chiese a riportare i danni maggiori e sono quelle che subiranno importanti restauri nel corso del secolo XVIII.

Pescina come gli altri paesi della Marsica subisce diversi danneggiamenti per questi sismi, e anche il castello subisce danni.

 

Il castello di Pescina e i terremoti di inizio 700′

Il castello di Pescina ormai quasi completamente abbandonato viene intaccato dai terremoti e non viene riparato. Ciò comporta un generale indebolimento di tutta la struttura, che due secoli dopo con il terremoto del 1915 subirà un crollo parziale, ma rovinoso.

 

Sul piano economico e sociale la contea di Celano e la baronia di Pescina vivono ancora anni duri, seppure attenuati rispetto al XVII secolo. Pescina nonostante tutto continua a crescere sul piano demografico arrivando a fine secolo a contare 2935 unità, ponendosi in questo modo come uno dei più grossi centri della Marsica.

Invece sul piano politico dopo la fine nel 1712 della famiglia Savelli, arrivano gli Sforza Cesarini, che passati alcuni anni tra liti di successione arriveranno a insediarsi stabilmente a guida della contea celanese e della baronia di Pescina.

Questi rimarranno a capo della contea fino al 1806 anno dell’eversione feudale.

 

A fine secolo poi abbiamo la prima occupazione francese del regno napoletano, che però dura poco a causa della ferma e forte opposizione popolare. Infatti i Francesi abbandoneranno il regno di Napoli nel 1800 dopo appena un anno mezzo di permanenza. Al loro posto ritorna il vecchio re Ferdinando di Borbone.

 

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XIX secolo

Nel 1806 i Francesi rioccupano il regno napoletano e questa volta senza incontrare una particolare resistenza popolare.

I Francesi rimangono al governo di Napoli fino al 1815 e in questo periodo sono fatte importanti riforme che cambiano nel profondo lo stile di vita dei cittadini.

Tra queste vi è la fine della feudalità nel 1806, che comporta per la Marsica la fine dei feudi del contado di Celano e del ducato di Tagliacozzo soggetto ai governi degli Sforza Cesarini a Celano celanese e dei Colonna a Tagliacozzo.

Anche sotto i Francesi permane lo stato di abbandono del castello di Pescina, dove ora più che mai si comprende come la struttura sia quasi un rudere

Con la fine della parabola napoleonica nel 1815 si ha il ritorno dei Borbone con l’anziano re Ferdinando I, che acquista la nuova dicitura di re delle Due Sicilie.

I Borbone rimangono sul trono fino al 1860 e in questo periodo Pescina vede crescere la propria popolazione e la propria centralità politica a discapito di altri centri.

Tuttavia in questo periodo l’economia si trova di nuovo in crisi a causa dei cattivi raccolti e delle escrescenze del Lago Fucino che tra il 1815 e il 1816 raggiungono altezze importanti, arrivando ad allagare tutti i comuni rivieraschi.

Le preoccupazioni legate all’andamento del lago mettono in secondo piano altri problemi. I Borbone avviano indagini tecniche per trovare soluzione all’annosa questione delle inondazioni del lago.

La questione del lago trova soluzione intorno al 1850 con la costituzione di una società con a capo il banchiere Torlonia che ha lo scopo di prosciugare il lago.

I lavori di prosciugamento iniziano nel 1854 e terminano circa 20 anni dopo. Pescina in questo periodo tra il 1840 e il 1860 si contende il ruolo di capoluogo della Marsica con Avezzano, che negli ultimi 60 anni è molto cresciuta e divenuta importante.

L’economia continua a non andare bene, ma nonostante tutto c’è più speranza per il futuro

 

Il castello di Pescina tra il 1840 e il 1860

Nel periodo di metà secolo il castello di Pescina è ormai solo un rudere disabitato che posto sulla cima del paese sembra quasi vegliare su esso. Il cattivo stato strutturale del maniero pone seri interrogativi sulla sua persistenza. Ma ciò non induce alcuno a ristrutturarlo.

 

Nel 1860 una grande rivolta innescata da pochi garibaldini scatena una rivoluzione nel sud Italia provocando la caduta dei Borbone e spingendo il meridione a unirsi alle regioni del nord.

Nel 1861 nasce finalmente il nuovo regno d’Italia sotto lo scettro dei Savoia. Il nuovo stato ha necessità di consolidarsi, sul piano interno, economico e nei confini (rimangono in sospeso le questioni del Veneto e del Lazio. Tralasciando gli altri aspetti ci concentriamo sull’aspetto interno.

Il nuovo Stato dei Savoia procede a mandare armamenti e uomini nel sud Italia per debellare il grave fenomeno del Brigantaggio che negli ultimi 20 anni ha ripreso vigore nell’Appennino.

In Abruzzo il brigantaggio è da sempre un problema che specie nelle aree interne della Marsica ha sempre fatto parte della storia dei luoghi e ciò ha contribuito a non far decollare la zona.

Nel 1861 la forza della chiesa tramite i suoi preti convince le popolazioni marsicane a rivoltarsi ai Savoia, sostenendo i briganti nella lotta al nuovo stato, per il ritorno dei Borbone.

Dal canto loro i Borbone erano riusciti a siglare degli accordi con alcune bande di briganti per farsi aiutare nella loro lotta. Ciò pone seri problemi al governo centrale che è costretto ad intervenire con forza per spezzare questa grande resistenza.

 Tuttavia ad un certo punto i briganti vengono meno agli accordi con Francesco II e riprendono le loro azioni cruente contro la popolazione, che dopo un’iniziale appoggio lascia allo stato il compito di regolare la situazione.

A Pescina nel 1861 lo Stato manda distaccamenti speciali di truppe piemontesi e garibaldine, per la lotta al Bringantaggio, che nella Valle del Giovenco è sempre molto attivo.

In città ciò crea fastidio e turbamento, poichè le truppe vengono ad occupare diversi edifici pubblici trasformandoli in caserme e perfino il Seminario e la vecchia chiesa di San Giuseppe divengono luoghi per le truppe.

Questo stato di cose dura fino al 1870 allorquando il Brigantaggio è sconfitto e l’occupazione statale si attenua.

Nel frattempo Pescina vede aumentare la sua popolazione per l’accresciuta centralità sia per l’ospitare le truppe sia per l’aumento della popolazione in se. Pescina passa dalle 3067 unità del 1861 alle 4770 del 1881.

Nello stesso periodo si ha la fine dei lavori di prosciugamento del Lago Fucino, sostituito ora da un prezioso ed enorme territorio coltivabile, soggetto all’autorità del banchiere Torlonia divenuto nel 1876 principe del Fucino.

Il nuovo cambiamento ambientale produce grandi mutamenti anche negli usi e costumi dei Marsicani che passano da popolo di pescatori a popolo di agricoltori.

La nuova economia agricola fucense soggetta a Torlonia impiega molti anni per dare un ritorno economico alla regione marsicana, ma questo aspettare produce il fenomeno dell’emigrazione di molta gente verso altri paesi in cerca di fortuna.

La Marsica nel corso di fine 800 vede incrementare le proprie strutture sia al livello industriale, con la nascita di una prima industria legata ai prodotti agricoli del Fucino che di collegamenti prima stradali e poi ferroviari che collegandosi al resto della regione e a Roma, consente all’area di uscire definitivamente dalla sua costante condizione d’isolamento.

Pescina in tutto questo vede aumentare la propria importanza politica grazie alla presenza della ferrovia che nel giro di alcuni decenni interessa anch’essa. Ciò la fa emergere come grande centro commerciale. Certo in ciò Avezzano la supera ampiamente divenendo il vero centro amministrativo della Marsica e ciò anche per essere sede dell’amministrazione Torlonia.

 

– Castello di Pescina nel 1880-1900

In tutto ciò il castello di Pescina continua a rimanere un rudere ormai abbandonato, degno ormai di assurgere a simbolo del paese. Purtroppo la mancanza di un suo restauro continua a porre problemi circa la sua durata, in quanto già in questa fase la sua condizione non è buona. Tuttavia bisogna riconoscere che la struttura risulta ancora abbastanza intatta e quindi un suo recupero in questo periodo, avrebbe consentito al maniero di resistere meglio al terremoto del 1915.

 

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XX secolo

Pescina nel 1901 arriva a contare 5966 unità e ciò simboleggia bene il grado d’importanza che la cittadina riveste nella sua zona.

Pescina a inizio 900′

(Fotogramma da video  https://www.youtube.com/watch?v=gAP5vAm7jpA )

 

Ciò è evidente anche dal suo abitato che si presenta bene con belle case e strade ordinate, degne di una cittadina in ascesa.

 

Il castello di Pescina 1900-1915

 

Il castello di Pescina a fine 800′

(Fotogramma da video  https://www.youtube.com/watch?v=gAP5vAm7jpA )

 

 

A inizio novecento il castello di Pescina, nonostante il degrado in atto da tempo, è ancora in uno stato discreto tale da esserne ammirato in diverse parti in modo quasi completo.

Lo Stato italiano che è subentrato al regno borbonico nel 1861, ha preso in gestione tutti i suoi beni storici e architettonici compresi i castelli marsicani.

Il castello di Pescina viene dichiarato dallo Stato monumento nazionale nel 1902. Nonostante ciò purtroppo questo bene storico non viene ancora recuperato, ponendo in ciò seri interrogativi circa la sua durata.

Il terremoto del 1915

Nel 1915 un gravissimo terremoto si verifica a Gioia dei Marsi portando morte e distruzione in tutta la Marsica. Il sisma che sprigiona una forza del 7 Mw, distrugge in pochi attimi interi paesi nella Marsica, soprattutto nel Fucino, nella Valle del Giovenco e nella Valle Roveto. Questi paesi si polverizzano in pochi istanti portando via con le vite di 30.000 persone. Mai a memoria d’uomo un sisma aveva si era manifestato in queste zone con tanta forza e brutalità. Il terremoto si risente non solo nella Marsica, ma in tutto il centro Italia. A Roma vengono giù le statue della basilica di San Giovanni, la cittadina di Sora viene smeidistrutta, ecc.

Ma è nella Marsica il cuore del sisma. Avezzano passa da città in ascesa a un cumolo di macerie. Pescina idem, l’intera cittadina viene completamente distrutta e il 70% della sua popolazione muore per un numero pari a 4000 persone.

I danni materiali nell’intera Marsica sono enormi e incalcolabili, il patrimonio storico risulta distrutto o gravemente danneggiato. Sono pochi i paesi usciti indenni o con scarsi danni.

 

Il castello di Pescina nel terremoto del 1915

Il gravissimo terremoto del 1915 colpendo Pescina si risente naturalmente anche sul castello, che infatti riporta gravissimi danni.

Il maniero cede in molti punti determinando il crollo della struttura in molte parti.

 

La torre mastio diroccata dopo il terremoto nel 1915. (Immagine da Wikipedia)

 

Tuttavia nonostante i gravissimi danni la torre mastio del castello rimane ancora in piedi  e ciò grazie a una base più solida e meglio organizzata.

 

Immagine del castello e di una parte di Pescina distrutti dal terremoto

(Fotogramma da video  https://www.youtube.com/watch?v=gAP5vAm7jpA )

 

Oltre alla torre mastio rimangono in piedi la base della seconda torre del castello, che purtroppo ha ceduto nella parte superiore, e diverse parti della vecchia cinta muraria.

 

Nel periodo successivo abbiamo la prima guerra mondiale che porta alla sofferenza e alla morte di molte giovani vite, che salvatesi dal sisma s’immolano per la patria sui fronti di battaglia.

Successivamente negli anni 20 e 30 Pescina viene in parte ricostruita sotto il fascismo, ma ancora molte parti rimangono incompiute.  La successiva guerra mondiale produce uno stop alla ricostruzione. Anzi a causa di questa si hanno nuovi lutti e distruzioni specie nel periodo dell’occupazione tedesca del 1943-44.

I pescinesi sottoposti come tutti i marsicani alla durezza del regime nazista devono barcamenarsi alla meglio in attesa della liberazione. I duri momenti dei bombardamenti alleati fanno il resto determinando alla durezza della polizia tedesca, le scene di terrore per i bombardamenti alleati.

Ma per fortuna anche questo periodo finisce e i nazifascisti sono sconfitti e la democrazia vince permettendo alla popolazione di ritornare seppure in dure condizioni alla libertà e all’avvio di una nuova fase.

Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale nella Marsica si procede alla ricostruzione post guerra e post sisma e contemporaneamente si porta a compimento la lotta per la terra avviata a inizio secolo contro i Torlonia.

Nel 1950 alla fine di un duro scontro le terre del Fucino sono confiscate a Torlonia e divise fra gli agricoltori marsicani.

La ricostruzione materiale si completa e Pescina come altri paesi della Marsica si riprendono almeno al livello edilizio. Purtroppo l’economia non produce e si ha ancora crisi economica determinando una nuova ondata emigratoria, verso le grandi città italiane e altri paesi.

Dopo tanti anni di duro lavoro tuttavia si pongono le premesse di una rinascita economica dell’area marsicana. Infatti nel corso degli anni 60′ vengono costruite le autostrade A24 e A25 che permettono alla Marsica un facile collegamento con tutte le città del centro Italia a partire da Roma con cui divengono intensi e rapidi gli scambi.

Grazie anche alla costruzione delle autostrade si produce l’ultimo tassello che permette negli anni 80′ il primo grande boom economico della Marsica.

Da questo momento in avanti tutti i paesi della Marsica iniziano a migliorare le proprie condizioni di vita e a rilanciarsi sul piano dell’immagine, attraverso un recupero della propria storia e quindi della propria identità, ancora danneggiata dal grave sisma di tanti anni prima.

Il recupero della propria storia per molti paesi significa due cose il lancio di nuove iniziative culturali, che portino in scena la propria storia e il recupero dei vecchi borghi storici.

A Pescina a partire dagli anni 90′ si viene recuperando il proprio borgo storico restaurando via via pezzi del vecchio paese distrutti dal sisma.

 

– Il castello di Pescina nel secondo 900

Dopo la seconda guerra mondiale il paese di Pescina viene pian piano ricostruito e come visto a partire dagli anni 90′ anche parti del vecchio borgo sono recuperate. Tuttavia dopo il 1915 il castello di Pescina è lasciato ancora allo stato di rudere. Una struttura che nonostante il sisma può dare ancora molto al paese.

 

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XXI secolo

 

Nel corso del primo quindicennio del nuovo secolo Pescina prosegue nel recupero di ampie parti del vecchio borgo cercando contemporaneamente di rilanciarsi al livello turistico.

 

– Il castello di Pescina 2000-2018

Tuttavia nonostante il recupero del borgo antico il castello non viene ancora recuperato mostrando le stesse condizioni di quanto avvenuto un secolo prima. Anzi al terremoto è seguita l’incuria, fino a portarlo come appare oggi.

A questo proposito la struttura del castello necessiterebbe di un importante restauro, per riportarla a una condizione di sufficiente di stabilità, garantendogli un rilancio sul piano storico e monumentale.

 

 


STRUTTURA DEL CASTELLO DI PESCINA

Struttura dei resti del castello vista da sotto. (Immagine personale)

 

Dell’antico castello, distrutto dal terremoto del 1915, rimane la base del castello la torre mastio principale, la base della seconda torre e qualche rudere di cinta muraria.

 

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La torre Mastio

La torre mastio vista da vicino. (Immagine personale)

 

Se la torre mastio del vecchio castello ha resistito al sisma del 1915, lo si deve solo alla migliore organizzazione strutturale.

 

La base pentagonale della torre mastio. (Immagine personale)

 

Essa ha una forma quadrata, poggiante su di una massiccia base pentagonale, determinata da mura a scarpa.

 

La base della torre mastio. (Immagine personale)

 

Questa caratteristica ha aumentato di molto per la torre la superficie di appoggio, rendendo stabile e sicura la struttura.

Parte alta della torre di Pescina. (Immagine personale)

 

La parte alta della torre risulta cimata, per cui la torre in precedenza era più alta dell’attuale.

 

– Rischio crollo di parte della torre mastio

La torre Mastio vista davanti. (Immagine personale)

 

Osservando la torre mastio sul davanti, come è visibile in figura, non possiamo non notare una grossa frattura alla base del piano ricurvo, che sorregge la torre. Ora in base a un osservazione più attenta si scorge la profondità della frattura.

Tuttavia non avendo potuto avvicinarsi ulteriormente, non si è potuto constatare la profondità della frattura, e quindi il distacco della parete e quanta superficie interessi.

 

La base della torre Mastio. (Immagine personale)

 

Però dalle foto è evidente che vi è un problema di stabilità, che andrebbe quanto meno approfondito, per evitare problemi futuri in primo luogo alla torre e poi per evitare rischi di crolli improvvisi. Quindi si sollecita un approfondimento in proposito.

 

 

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Base del castello

Resti murari di una ipotetica seconda torre (Immagine personale)

 

Il castello di Pescina come si evince dalla foto poggia su roccia viva, il che lo ha reso molto resistente ai vari terremoti che hanno interessato il centro Italia nel corso del tempo.

Purtroppo la vicinanza dall’epicentro del sisma del 1915 e la sua enorme forza, hanno creato enormi problemi all’antico maniero, già scosso da precedenti terremoti avvenuti nei secoli passati e poi lasciato nell’incuria più totale.

Nonostante tutto però proprio grazie alla sua struttura sicuramente e alla sua geologia, la base dell’antico castello si è mantenuta abbastanza bene, in attesa di un profondo intervento di restauro, che darebbe non solo nuova linfa a questo stupendo maniero medievale, ma sarebbe un volano ulteriore per l’economia locale in ambito turistico.

 

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Resti della seconda torre

 

Resti murari di una ipotetica seconda torre (Immagine personale)

 

Sulla base del castello si notano resti murari, ma verso la fine della struttura sulla parte frontale si osservano resti di mura, che lascerebbero supporre la base di una seconda torre, probabilmente crollata con il terremoto del 1915, o addirittura antecedentemente.

 

Resti del castello e di una ipotetica seconda torre (Immagine personale)

 

 

 


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31) Testo di Ireneo Bellotta ” I CASTELLI D’ABRUZZO” – Newton Compton Editori

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA


PESCINA