CASTELLO DI LITIUM (O LECCE NEI MARSI VECCHIO)

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA

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STRUTTURE E MONUMENTI MEDIEVALI – CONTEMPORANEI


 

 

Premessa

Il borgo di Litium, l’antica Lecce nei Marsi medievale, posizionata su due colli a ridosso del Monte Turchio pare sia stata fondata da una comunità proveniente da una regione dell’Asia minore insieme alla comunità locale presente all’epoca. Qui poi questo borgo si è sviluppato nel corso del tempo, ma soprattutto dal X secolo assistiamo ad un rafforzamento del borgo, inserito nella contea dei Marsi retta dai Berardi. Proprio questi come avviene in altri borghi della Marsica, costruiscono qui una torre di vedetta per il controllo del borgo e soprattutto del territorio circostante il Lago Fucino.

In seguito alla fine della contea dei Marsi, il paese entra secondo la suddivisione amministrativa seguita al 1143 nella nuova contea di Celano. Ora le notizie riguardanti i secoli XII, XIII e XIV sono scarsissime e a ciò abbiamo ovviato con dei ragionamenti nostri frutto dell’incrocio di diverse informazioni. Quindi premetto nel dire che quanto seguirà potrebbe non essere la verità reale, ma solo frutto di ipotesi in mancanza di dati certi, ma se in seguito dovessero essere trovate notizie nuove più definite, che dovessero cambiare o addirittura stravolgere quanto scritto qui, sarà nostra premura correggere l’errore storico. Quindi ribadisco quanto scritto qui è frutto di ragionamenti e incrocio di dati di carattere locale o di borghi vicini, potrebbe quindi non essere la verità storica sicura.

La conoscenza del territorio dell’antica Litium si fa più preciso nei secoli successivi, ma in questo periodo è piuttosto nebuloso. Tornando alle ipotesi fatte circa il castello dei Trasmondo e quindi castello di Litium, pensiamo che questo sia stato costruito all’inizio del XIII secolo, allorquando questa famiglia ha avuto questo feudo in seguito alla defenestrazione dei Berardi nel 1223. I Trasmondo, nobile famiglia dell’area di Chieti, da nostre ricerche sembrerebbero essersi imparentati con i Di Segni, famiglia nobile romana e dal 1223 titolari della contea di Celano. Questi avrebbero ceduto in questi anni il feudo di Lecce nei Marsi ai Trasmondo, che da tempo cercano di allargare il proprio raggio di azione all’Abruzzo interno.

Ottenuto il feudo i Trasmondo avrebbero eretto poi un loro castello per il controllo del territorio di Lecce nei Marsi e ne avrebbero mantenuto il possesso fino alla morte di Federico II, in seguito alla quale dopo alcuni anni sarebbero tornati i Berardi. I Berardi, antichi titolari della contea, avrebbero restaurato l’ordine precedente, anche su Lecce nei Marsi, defenestrando le varie famiglie nobili locali proprietarie dei feudi più piccoli. Il resto del racconto è quanto segue nella cronaca storica da noi scritta.

 


 

 

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XIII secolo

 

 

– Litium ad inizio XIII secolo

Il borgo di Litium all’inizio del XIII secolo è un borgo importante presente nella zona sud est del Fucino. Precisamente occupa i colli Collemino e Colle dell’Ospedale, entrambi posti a circa 1300 m di quota. Il borgo come tutti i borghi della Marsica è munito di forti mura perimetrali e di una torre baronale che funge sia da torre di controllo del passaggio di genti e merci, sia come centro di potere locale. Litium conta in questa fase qualche centinaio di abitanti, quindi per gli standard dell’epoca è considerato un borgo di medie dimensioni. Litium è un paese presente qui dal VII secolo e ristrutturato successivamente con la famiglia Berardi allorquando questi prendono il potere locale nel X secolo.

Da allora il borgo pare aver avuto una nuova ristrutturazione con il conte Pietro di Celano appartenente alla famiglia dei Conti dei Marsi e divenuto grazie alla sua abilità politica e guerriera il più importate feudatario del sud Italia tra fine XII e inizio XIII secolo. Nel 1212 egli muore e a lui succede il figlio Tommaso, altrettanto capace come il padre, ma meno disponibile a compromessi politici.

Egli cerca di raggiungere lo scopo paterno, rendere di nuovo la Marsica un contado forte ed indipendente, attraverso lo scontro militare con l’imperatore Federico II che non ha nessuna intenzione di mollare l’Abruzzo ne tanto meno il territorio marsicano. Così nel 1221 si giunge allo scontro decisivo fra Tommaso e Federico II. Lo scontro però contro ogni previsione dell’imperatore, dura più del previsto sacrificando uomini, tempo e denaro. Infatti lo scontro tra il conte di Celano e l’imperatore si trascina fino al 1223.

In questa fase Tommaso usa tutta la sua forza e conoscenza del territorio, riuscendo o a mettere in serio imbarazzo le forze imperiali. Federico per vincere contro Tommaso deve far ricorso alle sue doti politiche che sono assai e capaci di convincere chiunque. Alla fine Tommaso per evitare spargimenti di sangue ancor più dolorosi accetta il compromesso imperiale che consiste nel cedere le contee d’Albe e Celano a Federico II, in cambio della conferma del possesso della contea del Molise, appartenente alla moglie.

Dopo di ciò Federico si vendica di quei paesi che hanno sostenuto Tommaso, ovvero Celano e Ovindoli. Entrambi i paesi sono distrutti dalla furia delle forze imperiali, a Celano addirittura è deciso l’esilio dei suoi abitaanti presso la Sicilia e malta.  Contemporaneamente Federico II nomina come nuovi feudatari di Celano i conti Di Segni di Roma. I Di Segni sono una delle più importanti famiglie della nobiltà romana del tempo e vantano diversi papi. Ora dalle poche fonti trovate sembra che essi non si siano molto occupati della zona marsicana, ma anzi l’abbiano parecchio trascurata. Diciamo che nominalmente i Di Segni sono stati conti di Celano per circa 30 anni dal 1223 al 1250-54.

E qui veniamo a Lecce nei Marsi. Quindi cosa c’entra Litium con i Di Segni? Litium dopo la divisione della contea dei Marsi nel 1143 fa parte della contea di Celano, quindi i feudatari di Celano lo sono anche di Litium. Da una ricerca condotta sembrerebbe che i Trasmondo si siano imparentati con i Di Segni proprio in questo periodo. Da qui passiamo a discutere dei Trasmondo.

 

 

– I Trasmondo

I Trasmondo sono una nobile famiglia di antiche origini, che ha sempre avuto molti feudi in Abruzzo e qui ha sempre avuto la sua area di possesso. I Trasmondo sono partiti da chieti dominando per diverso tempo la contea di Chieti e Penne, per poi spostarsi nel corso delle generazioni verso Sulmona e avere qui un ramo tuttora esistente.

Da Sulmona i Trasmondo hanno rilevato diversi feudi tra cui anche Introdacqua, di cui sono stati nominati marchesi da Carlo II di Spagna nel 1700 poco tempo prima che questi morisse. Ma cosa c’entrano i Trasmondo con Litium?

Ebbene parrebbe che questa famiglia all’inizio del XIII secolo si fosse imparentata con i conti Di Segni, che sono sotto Federico II conti di Celano. A loro volta i Di Segni avrebbero concesso ai Trasmondo diversi feudi tra cui anche Litium.

Per cui i Trasmondo sarebbero stati per qualche decennio diciamo fino al ritorno dei Berardi nel 1254, feudatari di questa zona e qui in questo arco di tempo avrebbero eretto un castello, di cui anche dopo la loro dipartita come feudatari ufficiali, ne avrebbero mantenuto il possesso.

Detto ciò però dobbiamo precisare che questi collegamenti storici sono frutto di analisi di ragionamento e di qualche ricerca storica generale. Per cui non abbiamo al momento la certezza che le cose siano andate così. L’unica certezza è che il castello di Litium sia appartenuto a questa famiglia. Detto ciò approfondiamo il discorso sul castello.

 

 

– Fondazione presunta del castello di Litium

 

 

 ll presunto castello di Litium

(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

Sul castello di Litium o di Lecce vecchio sappiamo poco o nulla in quanto le informazioni al riguardo sono troppo generiche per fare ricostruzioni storiche precise. Si è scritto che il castello di Litium sarebbe da far risalire al X secolo. Per noi non è così. Per quale motivo?

Il motivo starebbe nel luogo di costruzione. Ovvero se si osservano oggi i resti dell’antica Lecce nei Marsi si scorge sulla cima del Colle dell’Ospedale una torre solitaria, che certamente non è un castello, mentre nella parte più in basso si scorgono i resti di un maniero. La domanda che ci siamo fatti è se una torre diventa un castello come è avvenuto in altri paesi della Marsica, che bisogno c’è di costruire un altro castello più in basso?

La risposta che ci siamo dati è che le cose sono diverse e sarebbero come appaiono, ovvero il castello è una costruzione più recente della torre. Quindi la torre medievale di Litium sarebbe stata eretta sulla cima del paese a difesa di questo in un periodo più antico, quando c’era questa necessità, mentre il castello sarebbe stato costruito più avanti per dimora di un signore o di una famiglia nobile. In questo caso i Trasmondo.

Di conseguenza pensare i Trasmondo siano stati signori di Lecce vecchio in un periodo successivo alla fondazione del paese è più che lecito pensarlo. A ciò si aggiunge un altro motivo ovvero che i Trasmondo non sarebbero originari della Marsica, ma di Chieti e solo in un secondo momento sarebbero giunti in questi luoghi.

Se si esaminano le varie fonti storiche sul paese vecchio di Lecce nei Marsi non si trova menzione di alcun tipo sui Trasmondo, tranne che essi possedevano questo castello e fossero stati  signori del paese in qualche periodo storico. Così andando per esclusione sono giunto alla conclusione che i Trasmondo abbiano avuto il feudo di Lecce nei Marsi all’inizio del 200 sotto Federico II. Il resto del periodo storico sarebbe da escluderlo in quanto si conosce l’andamento del paese e la sua appartenenza a questo o quel signore.

L’unicocollegamento lecito con Litium sono i conti di Segni, conti di Celano, almeno nominalmente tra il 1223 e il 1252. Da qui la possibilità reale che essi abbiano dato il feudo di Litium ad un’altra famiglia al loro affine come appunto sarebbero i Trasmondo. Una volta tra famiglie nobili ci si passavano anche i feudi e magari i Trasmondo, nel periodo di trasferimento dalla zona di Chieti a quella di Sulmona. possono aver cercato di acquisire il maggior numero di feudi possibile. Magari, ma questa è pura supposizione, abbiano poi rinunciato a Litium, che si trovava lontana dalla zona più importante, che essi avevano eletto a propria dimora principale all’interno dell’area di Sulmona.

Quindi riassumendo secondo noi i Trasmondo acquisiscono più o meno nel 1224-25 il possesso di Litium e lo avrebbero tenuto fino alla morte di Federico II, quando per mutate vicende storiche il paese sarebbe tornato nuovamente ai Berardi con tutta la contea di Celano. Da qui aggiungiamo che Litium nel periodo federiciano pur appartenendo ai Trasmondo non dovrebbe essere stato enucleato dalla contea di Celano, ma anche qui si dovrebbe approfondire.

Per cui i Trasmondo costruirebbero un nuova dimora per loro a Litium, ma in una posizione diversa da quella dove è posta la precedente torre. La struttura del castello eretto dai Trasmondo sarebbe a base rettangolare con quattro torrette ai lati.

Ipotizziamo poi che i Trasmondo dopo la loro decadenza da signori di Lecce vecchio, siano stati ancora possessori del castello e ciò lo immaginiamo in virtù del fatto che del castello se ne parla solo in funzione di questa famiglia.

 

 

La contea di Celano tra il 1223 e il 1254

Nel 1223 Federico II nomina i conti Di Segni conti di Celano. Questi sono una famiglia nobile di Roma e non mostrano alcun interesse per le terre marse. Parrebbe infatti che la loro nomina a conti di Celano sia solo nominale, in quanto dalle fonti storiche non emergono grandi o piccoli atti compiuti da questa famiglia nel periodo in cui ne sono investiti come feudatari.

Nel 1240-50 intanto i Berardi feudatari originari della zona si muovono per riavere l’antico potere nella Marsica, ma finchè Federico è in vita non riescono a concludere niente nonostante l’appoggio papale a un loro ritorno nel 1247. Anzi essi devono attendere ancora qualche anno per poter far ritorno, in quanto il successore di Federico, il figlio Corrado IV concede a suo fratello Federico D’Antiochia il titolo di conte di Celano (1252) e solo con l’ascesa di Manfredi, in qualità di reggente, i Berardi riescono a tornare al comando di Celano (1254).

 

 

Il declino degli Svevi e l’ascesa di Carlo I

Nel 1266 Carlo d’Angiò su invito del papa scende in Italia per contendere il trono a Manfredi di Svevia attuale sovrano del regno siciliano dal 1258. Lo scontro tra i due avviene a Benevento, dove Manfredi viene sconfitto morendo in battaglia. Carlo a questo punto diventa nuovo re di Sicilia. Nei successivi due anni Carlo alza le tasse nei confronti della piccola e grande nobiltà, che a malavoglia lo ha accettato come re.

Ruggero conte di Celano e Albe ha un grosso debito di 3000 once d’oro con Carlo I d’Angiò. Ruggero per riuscire a onorare il suo debito e avere tempo di estinguerlo è costretto a dare in pegno al sovrano ben sei castelli appartenenti a lui. Tra i feudi ceduti temporaneamente a Carlo vi sono anche Ovindoli e San Potito. La consegna dei castelli a Carlo I d’Angiò avviene tramite il templare Goffredo “Provisor castrum” e Guglielmo Figerio “Capitaneus militum in Aprucio”.

Nel 1268 una parte della grande e piccola nobiltà a causa anche della pressione fiscale messa in piedi dal nuovo sovrano, decide di rivoltarsi contro di lui sostenendo le pretese al trono del giovane Corradino di Svevia che in quanto figlio di Corrado IV è il legittimo erede del trono di Sicilia.

In questo quadro troviamo Ruggero Berardi conte di Celano e Albe, schierato con Corradino di Svevia e con lui molti altri nobili importanti. Ruggero insieme ad altri nobili e a gente comune sostiene il giovane principe e crea per lui un esercito.

In poco tempo Corradino decide di accettare l’invito della nobiltà del regno di Sicilia a riprendersi il trono. Quindi scende in Italia accolto in grande stile in diverse città italiane. Alla fine di un lungo viaggio arriva in Abruzzo, dove è ospite di diversi nobili tra cui i Berardi grandi feudatari della zona.

Carlo saputo della discesa di Corradino muove il suo esercito per affrontare il giovane svevo in battaglia. Carlo giunto nella Marsica si accampa con il suo esercito sull’Altopiano di Ovindoli.

 

 

La battaglia dei Piani Palentini e le conseguenze per la Marsica

Lo scontro fra Corradino e Carlo avviene nell’agosto del 1268 presso i Piani Palentini. I due eserciti si affrontano in un battaglia campale che dura diverso tempo. Alla fine della tremenda battaglia che lascia molti morti sul campo troviamo Carlo vittorioso e Corradino sconfitto.

Corradino tenta allora la fuga verso Roma, ma riconosciuto poco dopo viene catturato e consegnato al re Carlo. Questi lo conduce a Napoli dove lo fa decapitare nella Piazza del Mercato. Ha fine per sempre la dinastia di Svevia. Carlo I rimane unico padrone del regno siciliano. Carlo I a questo punto inizia una dura vendetta contro i nobili che hanno sostenuto Corradino. In cima alla lista ci sono i Berardi.

Carlo confisca la proprietà delle contee di Albe e Celano a Ruggero I Berardi, quindi inizia a prendersela con il territorio marsicano che ha sostenuto Corradino. Carlo infatti rade al suolo Alba fucens, all’epoca capitale dello stato marsicano retto da Ruggero I, provocando tra l’altro la dispersione della popolazione. Poco dopo Carlo distrugge anche Pietraquaria che in questa fase è un grosso centro di controllo della Marsica e probabilmente è il centro civico di controllo dell’area dove è avvenuta la battaglia dei Piani Palentini.

 

 

– Le contee di Celano e Albe e il ritorno dei Berardi

Ruggero Berardi non accetta la perdita dei suoi territori e si mostra deciso a riaverli. Quindi tramite una forte somma di denaro ripaga il sovrano angioino del vecchio debito contratto con lui anni prima, riottenendo la riconsegna dei sei castelli ceduti in pegno e allo stesso tempo riottiene la contea di Celano.

Ruggero Berardi, dietro una forte somma di denaro data a Carlo I, rientra in possesso della contea di Celano, ottenendo fra l’altro il possesso del feudo di Rocca di Mezzo. Purtroppo però non riesce a riavere le contee di Albe e Molise.

Carlo I infatti pur restituendo a Ruggero la contea di Celano, si rifiuta di cedergli anche Albe e il Molise per non riavere un domani un nuovo problema con la sempre fiera casa dei Berardi.

In questo quadro osserviamo come la contea di Albe venga girata alla figlia di Ruggero, Filippa Berardi. La consegna di Albe a Filippa ha lo scopo di trasmettere per via matrimoniale l’importante contea albense a uno dei suoi uomini di fiducia.

Filippa ottiene la contea di Albe da Carlo come dote matrimoniale da trasmettere al marito, un amico fidato di Carlo una volta sposata con lui.

La storia tuttavia prende una piega diversa. Filippa sposa si l’amico nobile di Carlo, ma rimane presto vedova di questi. Successivamente Filippa, grazie al suo carattere carattere fiero e battagliero, domina da sola la contea albense per i successivi quarant’anni, mantenendo forti legami con la contea di Celano e divenendo nel tempo un grosso problema per la famiglia reale.

La contessa d’Albe porta avanti una sua politica di autonomia della contea albense in parte svincolato dalle direttive reali.  Filippa agisce in aperta concorrenza con i monaci della nuova Abbazia di Santa Maria della Vittoria di Scurcola nel controllo del Lago Fucino. Ciò spesso si traduce in aperte ostilità fra la contessa e i monaci. Questi ultimi sono presenti a Scurcola nella nuova Abbazia di Santa Maria della Vittoria dal 1268 e qui sono a capo del nuovo feudo monacale di Scurcola Marsicana creato e protetto da Carlo I in persona e dalla sua famiglia.

Tornando alla contea celanese assistiamo al ritorno di Ruggero Berardi a Celano nel 1272. Ruggero però pur diminuito di potere a causa della perdita del feudo di Albe, è riuscito a farsi assegnare da Carlo, insieme alla contea di Celano, anche il feudo di Rocca di Mezzo. L’assegnazione di Rocca di Mezzo significa per Ruggero la possibilità di creare una transumanza verticale per le pecore, che partendo dalle rive del lago Fucino si spostano d’estate  presso l’Altopiano delle Rocche e così in senso inverso durante l’inverno.

Questo consente di sviluppare una fiorente produzione di lana pregiata, all’epoca molto remunerativa e quindi possedere una grossa e sicura entrata economica.

 

 

– Nascita del Feudo monacale di Santa Maria della Vittoria di Scurcola

Nel 1269 dopo la battaglia di Tagliacozzo Carlo I fa voto di erigere una grande abbazia alla pari di Montecassino e Farfa ed erigere per questa un grande feudo. Così è quanto capita. Tra il 1269 e il 1290 viene eretta l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola. Carlo I concede all’abate del monastero un potere da vescovo e signore locale.

Il re angioino riscatta dai De Ponte la signoria di Scurcola Marsicana che viene poi rigirata all’abate di Santa Maria della Vittoria, ma egli con il tempo allarga di molto il territorio di pertinenza dell’abbazia, dapprima inserisce i territori della Valle di Nerfa e di Luco dei Marsi, quindi inserisce Capistrello e poi la Vallelonga. In pratica di pari passo alla costruzione dell’abbazia abbiamo la costituzione di una grande area feudale dell’abbazia su cui l’abate ha potere di signore locale e vescovo. Da qui la dicitura di feudo monacale.

 

 

Federico S. Dionigi feudatario di Litium

Dopo la battaglia di Tagliacozzo Carlo I d’Angiò si mostra duro con coloro che hanno dato sostegno a Corradino di Svevia, tra questi vi sono anche i Berardi, a cui vengono tolti tutti i feudi posseduti in precedenza.

Per i Berardi sappiamo che essi riavranno Celano solo nel 1272 e solo dietro un forte riscatto in denaro pagato allo stesso re Carlo, che però non restituirà loro ne Albe ne la contea molisana.

Allo stesso modo però Carlo I si trova a dover ricompensare i suoi capitani che lo hanno sostenuto nella battaglia contro Corradino. Ebbene tra questi vi sarebbe un certo Federico S. Dionigi, che sarebbe stato ricompensato proprio con il feudo di Litium (Lecce Vecchio) nel 1268. Questo a sua volta mantiene la proprietà del paese fino all’inizio del XIV secolo.

Tra le attività economiche principali che sono svolte a Litium troviamo la pastorizia e l’agricoltura, ma anche il commercio di legname vista la ricchezza di boschi che circonda il paese.

 

 

– Il castello di Litium alla fine del XIII secolo

Come detto prima abbiamo supposto che Litium non appartenga più ai Trasmondo, ma che questi siano ancora per qualche motivo padroni del castello. La logica però vorrebbe che un signore di un certo feudo, dopo averlo perso o venduto non abbia più alcun legame con il territorio precedente. Quindi è probabile anche che i Trasmondo dopo aver ceduto o perso Litium, non abbiano più avuto legami con il paese e quindi con il castello.

Per cui, ma anche qui è una supposizione personale in mancanza di fonti, se questo Federico S. Dionigi è stato signore di Litium è probabile che abbia alloggiato nel castello dei Trasmondo durante il suo lungo periodo di governo.

 

 

 

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XIV secolo

 

 

– Litium passa al monastero di Santa Maria della Vittoria

Nel 1302 Federico S. Dionigi cede al convento di S. Maria della Vittoria di Scurcola la proprietà del feudo di Litium. Da questo il paese diventa pertinenza dei monaci cistercensi di Santa Maria della Vittoria e lo rimarrà per tutto il secolo.

 

 

– Il castello di Litium all’inizio del XIV secolo

All’inizio del XIV secolo il castello è molto probabile che sia abitato dal relativo signore di Litium. Successivamente con il passaggio del borgo ai monaci, questi avranno usato il maniero in modo diverso dalla precedente situazione. Per ora diciamo che il castello è in uno stato di semiabbandono.

 

 

Terremoto del 1349

Nel 1349 alcuni importanti sismi avvengono quasi contemporaneamente lungo tutta la catena appenninica provocando immani disastri. Moltissimi borghi vengono distrutti o gravemente danneggiati. Tra le zone colpite figura anche la Marsica dove avvengono in tutti i borghi importanti danni compresa Litium. Nel paese di Lecce Vecchio si registrano sicuramente dei danni, che al momento non abbiamo dati per quantificare. Quindi probabilmente ci sono stati dei crolli.

Tra le strutture maggiormente colpite figura l’abbazia di Santa Maria della Vittoria di Scurcola. Qui molte parti della struttura crollano provocando morti e feriti fra i monaci presenti.

 

 

– Conseguenze del terremoto sul castello di Litium

Al momento non sappiamo quantificare i danni al castello per questo sisma, ma sicuramente ce ne sono stati. Per quale motivo ne siamo così sicuri? Perchè questo rispetto ad altri sismi ha investito pienamente la Marsica arrecando danni in tutti i centri abitati e quindi anche a Litium e al relativo castello.

 

 

–  La crisi dell’abbazia di Santa Maria della Vittoria

In seguito al sisma del 1349 e ai gravi danni inferti alla struttura, molti monaci non si sentono più sicuri e decidono di abbandonare il luogo. Ciò porta ad un rapido declino dell’abbazia e alla crisi del feudo monacale dell’abbazia. I territori soggetti al feudo di Scurcola iniziano ad essere interessati dagli appetiti di Celano e di Tagliacozzo. Nel corso del secolo XIV cresce la volontà popolare di affrancarsi dai monaci e tornare statali.

 

 


 

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XV secolo

 

 

Litium torna sotto Celano

All’inizi del ‘400 gli abitanti di Lecce vecchio, stanchi di essere sotto i monaci e profittando della crisi del monastero, decidono dopo molte discussioni di tassarsi e ricomprare il loro paese per poi tornare territorio demaniale nel 1402. Re Ladislao dichiara nel 1402 la terra di Lecce “sub dominio e demanio Reali”.

Tornati demaniali la situazione cambia in fretta con Nicola di Celano, fedele di Ladislao, convince questi a cedergli Lecce vecchio. Le cose vanno proprio così e Nicola diventa a inizio XV secolo nuovo signore di Lecce nei Marsi. Tuttavia il rientro di Lecce all’interno di Celano non spezza i privilegi riconquistati, che sono riconosciuti e riconfermati dal governo centrale di Ladislao su tutti i diritti e i favori da tempo acquisiti.

Litium tornata a Celano segue le vicissitudini nel bene e nel male del borgo principale. Litium nel corso del secolo XV diventa il paese più popoloso dopo Celano, e dicendo questo  sembra giusto dare una descrizione sommaria di Litium su come si presentava durante L’Umanesimo.

Volendo dare una breve descrizione di Litium diciamo che sorge su due colli ed è circondata da una cerchia muraria dotata di tre porte. Il colle a nord ovest guarda verso la Conca del Fucino ed è definito Collemino. Su questo è presente l’ormai antica chiesa di San Pietrro che si trova accanto a Porta Caiola. Nella zona posta a strapiombo sulla valle si trova la porta principale definita Porta Pila, che definisce l’intero quartiere di Litium. All’interno di questo quartiere figura la casa natale del pittore Andrea De Litio.

L’altro colle che compone Litium si pone a sud est ed è il più vicino al Monte Turchio. Questo colle si chiama colle dell’Ospedale. Qui sono presenti i ruderi della bellissima chiesa di Santa Maria. La terza porta si pone invece nel mezzo tra i due colli. Il nome della porta è “Porta di Metta” o “Porta della Corte”.

 

 

Il castello di Litium ad inizio XV secolo

Il castello è  stato senza dubbio recuperato nel tempo tramite un restauro per permettere lo svolgimento delle sue funzioni. Non sappiamo se in questa fase sia usato come dimora signorile o come struttura pubblica, ma immaginiamo che sia attivo.

 

 

– La pace di Lodi (1454)

L’Italia dopo la pace di Lodi (1454). (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1454 viene firmata a Lodi un accordo scritto in cui si riconoscono i confini fra gli stati regionali italiani. L’accordo firmato a Lodi permette alla penisola una gestione del potere equilibrata e quindi un lungo periodo di pace.

 

 

– Il terremoto del 1456

Nel 1456 un tremendo terremoto si verifica in Irpinia con grado 7 Mw. Il tremendo sisma oltre a distruggere la zona epicentrale si risente in modo forte su buona parte d’Italia. Le zone del centro Italia sono completamente attraversate dall’onda d’urto determinando il crollo d’interi paesi.

Nella Marsica la zona maggiormente colpita risulterebbe la Piana del Cavaliere, dove abbiamo Carsoli distrutta e Pereto con Oricola gravemente danneggiate. I morti nella Marsica per questo sisma sono qualche centinaio. Oltre alla Piana di Carsoli anche altri centri sono gravemente danneggiati riportando chi danni molto gravi chi solo parziali. Litium parrebbe essere tra quelli più danneggiati.

 

 

Terremoto del 1461

Nel 1461 un forte terremoto si verifica all’Aquila distruggendo in gran parte la città. Il sisma fa sentire i suoi effetti anche sulla Marsica aggiungendo nuovi danni in un territorio già colpito nel 1456. Sembra però che il sisma  non provochi i danni rilevanti avuti nel 1456 e che essi siano solo superficiali.

Celano ha sicuramente risentito anche di questo sisma, ma grazie al rilancio edilizio in pieno svolgimento.

 

 

La ricostruzione

La contea di Celano risulta avere molti centri danneggiati dal sisma, con diverse chiese crollate. I conti di Celano Jacovella e il marito Leonello si danno da fare per procedere il più velocemente possibile alla ricostruione dei paesi colpiti dal terremoto.

 

 

Arrivano i Piccolomini

Nel 1458 muore Leonello Acclozamora. Jacovella rimane da sola la terza volta, ma ora ha i tre figli avuti con Leonello a cui badare e soprattutto una contea da mandare avanti. Jacovella si sente nel pieno possesso della contea celanese essendo questa appaertenuta alla sua famiglia. Purtroppo però il figlio Ruggerotto, colui che dovrebbe un giorno alla morte della madre sostituirla, ha fretta di rendere ciò effettivo. Dopo una lunga serie di discussioni infruttuose Leonello fa amiciza con il comandate Piccinino, un ragazzo poco più grande di Ruggerotto e soprattutto con pochi scrupoli.

I due si mettono d’accordo per defenestrare la contessa Jacovella e sostituirla. Jacovella da parte sua cerca di resistere per come può, anche chiedendo aiuto all’esterno. Ma nulla da fare Ruggerotto con il Piccinino espugna i castelli della contea celanese conquistando il potere. Jacovella è costretta a capitolare, finendo arrestata al castello di Ortucchio. A questo punto Ruggerotto pensando di usare il Piccinino per consolidare il suo potere inizia a discutere con lui, ma si rende presto conto di chi è il Piccinino e del grave sbaglio che ha fatto.

Il Piccinino dal canto suo sfrutta Ruggerotto, che si fa inizialmente abbindolare e gli fa fare tutto quello che vuole, anche riuscire a depredare il famoso tesoro della contessa, che viene scoperto e usato per pagare coloro che hanno invaso Roma. La grave situazione a Celano spinge il papa ad intervenire cercando di riportare tutto a miti consigli. Ma invano Ruggerotto continua nella sua direzione politica.

 

 

La fine dei Berardi e la battaglia fra Orsini e Ruggerotto

A questo punto Papa Piccolomini ordina ad Orsini di liberare la contessa e portarla a Roma. Acclozamora si prepara alla lotta in vista di una guerra con Orsini. La defenestrazione di Jacovella serve al papa per ottenere Celano e rigirarla al nipote Antonio. In effetti così avviene…  l’esercito comandato dal conte Orsini invade la contea di Celano ed inizia a guerreggiare contro l’esercito di Ruggerotto. Lo scontro fra Ruggerotto e Orsini avviene in vari punti della contea celanese, tra cui anche a Lecce nei Marsi.

Lecce nei Marsi viene attaccata da Orsini, ma non sappiamo se il borgo principale riporta danni o meno, sappiamo però che il borgo di Castelluccio con il relativo castello viene distrutto dalle forze orsine. Poco dopo Ruggerotto è costretto a capitolare per la supremazia militare dell’avversario lasciandogli il controllo di Celano e del territorio fucense.  Orsini prende così possesso del castello di Celano e poco dopo anche lacontessa Jacovella viene liberata dalla prigione in cui si trovava. A questo punto Orsini conduce Jacovella a Roma dal Papa.

A Roma Jacovella ringrazia il papa per averla liberata, ma allo stesso tempo viene a sapere che è stata deposta da Celano e in cambio gli è stata assegnata come rimborso la contea di Venafro. A questo punto Jacovella non potendo fare altro parte per Venafro dove morirà qualche anno dopo.

Antonio Piccolomini invece diventa nuovo conte di Celano, ma si trova a rivaleggiare con Ruggerotto Acclozzamora, che da Balsorano dove si è asserragliato, prova con varie incursioni a defenestrare Antonio. Ruggerotto proveràper tutti gli anni 1460 a tentare senza successo di riprendersi Celano, allo stesso tempo Antonio non riuscirà a sconfiggere definitivamente Ruggerotto che diventa una spina nel fianco.

Ruggerotto non  si da pace per il grave errore compiuto con la madre e del Piccinino che si è approfittato di lui.

 

 

– Antonio Piccolomini e la contea di Celano

Com’è che siano andate le cose, fatto è che Antonio Piccolomini è il nuovo signore della contea di Celano e lui e la sua famiglia saranno arbitri di questo territorio fino al 1591. Dei Piccolomini signori di Celano Antonio è il primo che domina la scena della contea celanese fino alla sua morte avvenuta nel 1493. Egli oltre a Celano vanta altri titoli nella Marsica e nell’aquilano come marchese di Capestrano e Deliceto, conte di Gagliano e barone di Pescina, Carapelle e Balsorano.

Riguardo a Balsorano Antonio prenderà possesso del territorio balsoranese e di tutta la Valle Roveto solo nel 1470, allorquando Ruggerotto Acclozamora non si ritira in Francia mettendosi l servizio della corte francese.

Antonio come conte di Celano è ricordato per la sua grande capacità d’imprenditore, capace cioè di promuovere in modo forte la lavorazione e vendita della lana, ottenendo con ciò forti entrate per i suoi feudi. Con una parte di queste entrate Antonio promuove la ricostruzione e ristrutturazione dei feudi celanesi che sono stati danneggiati dai terremoti del 1456 e del 1461. Allo stesso tempo termina la costruzione del castello di Celano e ricostruisce secondo schemi moderni i castelli di Ortucchio e di Balsorano.

Per il controllo di Balsorano Antonio spende molto tempo non riuscendo per diversi anni a contrastare Ruggerotto Acclozamora. Antonio nel corso degli anni sa conquistare la fiducia di re Ferrante a cui egli si è affezionato e da cui è ricambiato. Antonio nell’ambito del regno di Napoli è ducad’Amalfi, titolo avuto nel 1458 per il suo primo matrimonio con Maria, figlia naturale di re Ferrante.

Antonio si rivela nel tempo un buon comandante militare, ma anche un ottimo amministratore dei suoi feudi non solo per il modello della lavorazione della lana, che gli viene dalle sue origini senesi, ma anche per la costruzione ad Amalfi degli stabilimenti preindustriali nei settori siderurgico e delle Ferriere.

Con lui al comando la contea di Celano rimane un territorio ricco ambito. Tuttavia nel 1485-86 deve subire il ritorno di Ruggero Acclozamora, che profittando della congiura dei Baroni napoletani si riprende per qualche tempo la contea celanese e gli altri territori soggetti ad essa, compresa Balsorano.

Antonio però è un ottimo condottiero e riesce con il suo esercito a defenestrare Ruggerotto ancora una volta nel 1486 riprendendosi definitivamente il controllo della contea di Celano e degli altri territori. Antonio muore nel 1493 e a lui succede il figlio Alfonso.

 

 

– Litium alla fine del XV secolo

Alla fine del XV secolo Litium è il secondo borgo per importanza e popolazione dopo Celano nell’ambito della contea celanese. Il borgo vive un momento di ricchezza e floridezza dovuto ai benefici seguiti alle capacità imprenditoriali di Antonio. Grazie a ciò anche Litium viene riparata dai danni dei sismi degli anni precedenti e resa un borgo solido e compatto. La presenza di Andrea De Litio nel paese ci farebbe pensare che questo sia un luogo ameno, capace d’ispirare un genio come quello di Andrea.

 

 

Il castello di Litium alla fine del XV secolo

Castello di Litium a Lecce vecchio

(Immagine da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

Probabilmente come avvenuto per Castelluccio, anche il castello di Litium ha riportato danni dai combattimenti fra Ruggerotto e Orsini. A questi poi bisogna aggiungere i probabili danni derivati dai sismi del 1456 e 1461. Non è detto che i danni siano importanti, ma probabilmente ci sono stati. Dal 1463 è Antonio Piccolomini a dominare la scena di Celano, rivelandosi uno scaltro amministrastore. Egli è passato alla storia per aver completato i lavori del castello celanese, e aver ricostruito i castelli di Ortucchio e Balsorano.

Tuttavia egli si cura un po’ di tutti i beni della contea, compresa Lecce nei Marsi, che nella seconda metà del secolo diventa la seconda località per importanza, quindi quasi sicuramente si sarà proceduto al restauro del maniero e di quello di Castelluccio.

 

 

 

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XVI secolo

 

 

– La Spagna si annette il regno di Napoli

Nel 1504 fra alti e bassi la Spagna di Ferdinando, re di Castiglia e Aragona riesce ad annettersi non senza combattere contro la Francia il territorio del regno di Napoli. Il regno di Napoli cessa di esistere abbassato a semplice vicereame. In pratica il sud Italia diventa colonia spagnola.

 

 

– Alfonso II e la contea di Celano

Alfonso II succede al padre in tutti i feudi gestiti dalla famiglia all’età di tre anni, quindi un infante a capo di tutto. Chiaramente Alfonso viene guidato fino alla maggiore età e ciò significa che per lungo tempo la contea di Celano, divenuta nel frattempo colonia spagnola dopo la presa della Spagna sul regno di Napoli nel 1504, viene gestita da altri e non dai Piccolomini.

Con Alfonso II inizia il declino della famiglia e della contea di Celano sul piano economico. La contea di Celano nonostante la cattiva gestione di Alfonso rimane ancora per diverso tempo un territorio ricco ed ambito.

Crescendo Alfonso non si mostra interessato ai suoi feudi abruzzesi, ma preferisce il feudo del ducato di Amalfi che elegge a propria dimora e da cui qui controllatutto il resto del suo patrimonio. Ad essere precisi Alfonso elegge a propria dimora l’isola di Nisida davanti le coste di Amalfi. Qui egli diventa molto famoso per la sontuosità delle feste da lui organizzate.

La tradizionale fedeltà dei Piccolomini agli Asburgo vede riconfermati alla famiglia senese i suoi feudi, compreso il ducato d’Amalfi tolto precedentemente ad Alfonso I. Tuttavia Alfonso II sente forte le sue origini senesi e ed è qui che si concentra la sua attività, soprattutto dopo la sua nomina a Capitano del popolo a Siena nel 1528.

La nomina di Alfonso a capo della repubbica di Siena comporta una visibilità politica importante, che attira su di lui molte critiche. I problemi dei Piccolomini nascono proprio da questa posizione perchè Siena è sempre più contesa nei giochi di potere europei e per riuscire a mantenere la propria indipendenza si deve muovere con cautela. Ebbene la nomina di Piccolomini a capo della repubblica va proprio in queste direzione.

Alfonso per questa nomina viene malvisto dall’imperatore che lo nel giro di alcuni anni lo costringe alle dimissioni da capo della repubblica senese e oltre a ciò Carlo V gli nega ache ogni incarico nel vicereame di Napoli. A causa di questa sfiducia Alfonso cade nella depressione, che lo porta a disinteressarsi degli affari dei suoi feudi e persino della moglie Costanza d’Avalos e dei figli Inigo e Giovanni. Gli ultimi dieci anni sono praticamente inestinti per lui.

In tutto questo gioco i feudi abruzzesi sono piuttosto trascurati da Alfonso II e questo fa si che ciò si ripercuota sull’economia locale, che comincia a declinare. Complessivamente dobbiamo anche registrare una certa vivacità economica del grande feudo della contea di Celano, dovuto ad alcuni centri che stanno andando economicamente piuttosto bene, come il feudo della baronia di Capestrano, che grazie alla produzione dello zafferano e alla produzione della lana carfagna sostiene economicamente tutti gli altri centri più piccoli rientranti nell’ambito del complesso dello stato celanese. Questa vivacità economica tende  favorire una certa attrazione di imprenditori provenienti da tutta Europa.

 

 

– Litium nella prima metà del XVI secolo

Inizialmente Litium gode ancora di un buono stato economico, tuttavia la conquista della Spagna di Napoli porta nel giro di vent’anni ad un deciso cambio della situazione economica, che inizia a peggiorare più o meno negli anni 1520. Ciò riguarda sia Napoli in se come capoluogo principale che tutti feudi del sud Italia compresa la contea celanese. Da qui appare chiaro che anche i centri minori come Litium risentano di questa situazione.

Al livello locale assistiamo al consolidamento di diversi casali che ruotano intorno al paese di Lecce Vecchio. Alcuni di questi casali diventa un vero e proprio borgo. Per quel poco che sembrerebbe emergere dalle fonti parrebbe che il vecchio castello dei Trasmondi sia abbandonato da tempo.

Sempre sul piano locale bisogna registrare i primi episodi di brigantaggio nella zona di Lecce vecchio, che viene bersagliato per essere un centro tranquillo e operoso, ma soprattutto non controllato bene dalle forze di polizia.

 

 

Il castello di Litium nella prima parte del XVI secolo

Il vecchio castello dei Trasmondo come emerge dal contesto sembrerebbe una struttura abbandonata o comunque ormai poco usata. E’ in questo periodo che assistiamo all’inizio dell’abbandono di Litium a favore di nuovi casali intorno al borgo principale. Da tempo il borgo fortificato di Litium ha smesso la sua funzione di difesa da attacchi esterni. Dopo l’ultima guerra tra Orsini e Ruggerotto l’area è tranquilla nonostante alti e bassi politici ed economici. Di conseguenza anche le varie strutture pubbliche o comunque principali iniziano a perdere d’importanza rispetto a prima compreso il castello dei Trasmono o l’antica torre del paese.

 

 

Dai Piccolomini ai Peretti

Per Costanza, il marito Alessandro è una vera sciagura di marito e uomo. Il conte di Celano Alessandro Piccolomini contrae molti debiti per mantenere la sua vita lussuosa e dissoluta. Questo suo modo di fare porta a un forte indebitamento della famiglia comitale e della stessa contea celanese.

Ella non riuscendo più a far fronte ai debiti del marito scapestrato decide di vendere una parte dei propri feudi. Capestrano viene venduto nel 1580 ai Medici insieme a Carapelle.  Successivamente  nel 1585 anche Balsorano è venduta allo zio Giovanni Piccolomini.

Costanza decide di divorziare dal marito, ma il costo del divorzio è enorme sia per le spese in se che per il mantenimento del marito scapestrato. Non solo ma deve mettere in piazza i propri problemi personali e questo porta alla vergogna, che però ella affronta a testa alta.

Purtroppo però i debiti e le spese sono troppo grandi e alla fine arriva per Costanza giunge la decisione più sofferta, il dover vendere la contea di Celano, a cui lei è molto legata.

Costanza vende la contea celanese a Camilla Peretti, sorella del papa. Così facendo i Piccolomini escono di scena. Dopo il divorzio e la vendita di tutti i suoi beni Costanza salda tutti i suoi debiti e quelli del marito e si ritira in un monastero dove morirà nel 1610.

Il marito Alessandro Piccolomini dopo i debiti accumulati, diventa un criminale unendosi a una banda di briganti. Però pare grazie al suo rango sociale sembrerebbe che riesca ad uscire da questa condizione di brigante qualche anno dopo, riuscendo a farsi assegnare anche una pensione e vivendo in tranquillità.

Celano invece ora si ritrova con una nuova famiglia comitale, ma soprattutto in grave dissesto economico. Camilla, a sua volta dopo alcuni anni di gestione, cede le redini del potere comitale al nipote Michele Peretti (1596).

 

 

– Litium e le sue frazioni alla fine del XVI secolo

Il borgo di Litium è sempre più spesso attaccato dai briganti della zona che ogni tanto giungono in paese creando molti problemi alla popolazione. Forse anche per questo, ma di ciò non ho notizie certe, che le frazioni di Litium si vengono popolando a sfavore del centro principale che procede nello spopolamento

Queste borgate avviatesi pare nel XV secolo (ma probabilmente anche molto prima) ora sono divenute più grandi e trovandosi ad una quota inferiore (950 m circa) rispetto a Litium posto a 1300 m  di quota, riescono meglio a rispondere alle esigenze della popolazione, anche in virtù della loro maggiore vicinanza alle vie principali.

Quindi alla fine del XVI secolo si assiste ad un lento spopolamento di Litium a favore delle sue frazioni costruite più in basso. Probabilmente però il motivo principale sia  anche alle condizioni climatiche. Ovvero Litium è costruito a 1300 m di quota e d’inverno è molto freddo e non si riesce a vivere bene, non essendoci più motivi di carattere di difesa militare si preferisce ora scendere di livello verso temperature più miti, vista anche la presenza del lago.

Altro motivo è l’isolamento del paese, anche qui non più giustificabile con la diversa condizione storico-politica dei tempi, visto che non ci non più pericoli di minacce esterne,  ma anzi trovarsi isolati in altezza è più pericoloso per la presenza dei briganti, che attaccano più facilmente questo genere di borghi.

 

 

– I briganti

In questo periodo iniziano a farsi largo i briganti, criminali spietati che sfuggono alla polizia e fanno riferimento solo a regole loro. Questi nascondendosi tra i monti e le fitte boscaglie giungono nei paesi meno difendibili e li saccheggiano.

Lecce nei Marsi presente vicino il confine con il Lazio appare da subito un ottimo luogo dove nascondersi, intessendo rapporti con altre bande o organizzare colpi qua e la.

 

 

– Il castello di Litium alla fine del XVI secolo.

I resti del castello di Litium oggi

(Fermo-immagine del video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

Il castello di Litium dei Trasmondo continua ad essere una struttura ancora intatta e capace di ospitare sia una famiglia ricca che istituzioni locali. Ma sembra che questa risulti in abbandono.

 

 


 

 

 

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XVII secolo

 

 

– Litium a inizio XVII secolo

In questo quadro di grave indigenza ritroviamo purtroppo anche Litium e suoi borghi, dove sempre più spesso si manifestano situazioni di difficoltà estrema per arrivare a coltivare qualcosa o anche portare avanti l’allevamento di animali. I raccolti a Litium come nel resto della Marsica sono scarsi e non sufficienti per il sostentamento della popolazione che muore letteralmente di fame. La grave presenza delle bande di Briganti fa il resto scatenando terrore nelle popolazioni. A ciò aggiungiamo la grave corruzione presente nelle sfere alte del potere che spesso sono collaboranti con i Briganti.

Spesso ritroviamo nelle storie delle frazioni e nel centro di Lecce vecchio storie di vizi antichi quanto l’uomo , come estorsioni, depredazioni, favori arbitrari da parte di autorità amministrative e militari e poco importa se le autorità in questione sono in questa fase spagnole, sono storie che si ripetono.

A Lecce vecchio nel corso del XVII secolo si ha spesso il passaggio di truppe, persone e merci, che prediligono questa via  anzichè quelle ufficiali sia per un minore controllo, complice qualche mancia ai militari, sia per comoda sosta per coloro che si muovono verso Napoli tramite questo comodo sentiero appenninico.

La presenza continua di persone per Litium porta alla fine a una grave rimostranza nel 1643 da parte del vicerè spagnolo Don Antonio Ferndez deToledo.

Tornando alla storia urbanistica di Litum notiamo la sempre maggiore presenza di persone nei borghi, a scapito del vecchio centro di Litium, che si viene spopolando anno dopo anno. Tra i borghi nuovi che più viene prendendo piede vi è Castelluccio che si trova su di un piccolo colle che sovrasta il lago Fucino.

Il borgo di Castelluccio a differenza di altri disponeva di un piccolo castello, attivo dal XII secolo fino al 1462, anno in cui la battaglia fra il conte Orsini e Ruggero Acclozamora non lo ha distrutto. Tuttavia il borgo nonostante la distruzione del paese e del piccolo castello, (da cui la località ha preso anche il nome) è risorto (probabilmente anche il piccolo castello) e andato avanti, diventando un paese di tutto rispetto nel corso del XVI secolo.

L’importanza raggiunta da Castelluccio rispetto agli altri borghi  ci giunge dal beneficio elargito da Papa Urbano VIII alla chiesa del paese di San Martino. La chiesa in questione è molto antica perchè risale alla prima metà dell’XI secolo ed è stata sempre sottoposta alla chiesa patronale di Santa Maria di Litium. Ebbene tra il 1630 e il 1640 Papa Urbano VIII elargisce alla chiesa il privilegio di indulgenze speciali per chi visiti i suoi sette altari.

Oltre a Castelluccio anche altri piccoli borghi si consolidano in questo periodo come Vallemora, Macchia e Sierri.

La conferma dello spopolamento di Litium a favore delle nuove frazioni ci arriva da un episodio del 1638, allorquando il vescovo dei Marsi Lorenzo Massimi in visita nel borgo di Litium nota la scarsa presenza della popolazione nel borgo di origine e la nascita di tutta una serie di nuovi casali e microborghi.

Ciò a Massimi non piace e lancia da subito un editto pastorale (un’anatema) nel quale ammonisce severamente gli abitanti dei borghi limitrofi nel far ritorno al borgo d’origine, soprattutto  proibisce agli ammalati e alle partorienti di fermarsi nei casali limitrofi, ordinando loro di trasferirsi da subito in Lecce Vecchio. Le parole effettive usate da Massimi sono

“ad effetto di ricevere li SS. Sacramenti, sotto pena di docati sei per ciascheduna volta (…), et quelli, che moriranno in detti Casali, senza li Sacramenti, debbiano essere seppelliti nella Campagna, et nelli sterquilinii di detti Casali, et non possano entrare nelle mura della Chiesa, et di Lecce, dove li corpi loro saranno vessati dalli diavoli”. 

Aggiungiamo qui due parole sulla tipologia degli abitanti di Litium in questa fase storica. Gli abitanti di Litium in questo periodo si compongono principalmente di boscaioli e pastori. Quest’ultimi si recano ogni anno a Foggia in Puglia con le greggi di pecore loro affidate per vendere la lana, comprare altre pecore, ecc. Questi pastori usano anche scendere a valle per raccogliere legna e farne carbone, da usare per cucinare misere pietanze di quelle piante che sono riusciti a  coltivare per la loro sopravvivenza.

 

 

– Il castello di Litium nella prima metà del ‘600

Il castello di Litium nella prima metà del ‘600 sembrerebbe essere in abbandono dovuto non tanto alla struttura in se quanto piuttosto all’abbandono del paese che si fa via via più intenso con il tempo che passa, nonostante i vari anatemi dei vescovi marsi.

 

 

– La rivolta di Masaniello nella Marsica

Nella Marsica l’esplosione della rivolta partirebbe dall’Aquila e presto dilaga anche nella Marsica. Qui una serie di piccoli nobili, anch’essi colpiti dalla crisi economica, si alleano con il popolo dando vita a forti proteste popolari contro il carovita spagnolo. La protesta si concentra nei grandi centri marsicani come Celano, che diventa il capoluogo della protesta. Qui il barone Quinzi dell’Aquila si pone al comando dell’impresa destituendo il conte Peretti e occupando il castello di Celano, che diventa la sede dei rivoltosi.

La protesta dilaga nel giro di poco in tutti i principali centri come Avezzano e Tagliacozzo, ma anche nei centri più piccol.  A Litium al dire il vero non abbiamo notizie di scontri con le forze spagnole, quindi al riguardo ci asteniamo, affermando solo che sicuramente diversi abitanti giovani del borgo hanno partecipato alle proteste presenti in altri borghi.

Anche nella Marsica come nel resto del meridione la rivolta dura fino al 1648, allorquando la reazione spagnola non riesce ad avere la meglio sui rivoltosi, spegnendo ogni sogno di cambiamento. Segno indelebile della fine delle proteste nella Marsica è l’espugnazione del castello di Celano e l’allontanamento del barone Quinzi, capo della rivolta nella Marsica. Il castello e la contea di Celano sono riconsegnati al conte Peretti.

 

 

Terremoto di Sora

Nella notte tra il 23 e 24 luglio 1654. poco dopo mezzanotte, un violento sisma di 6,3 Mw si abbatte sul Lazio meridionale con epicentro a Sora. Il terremoto colpisce con effetti distruttivi sia la zona del Lazio meridionale che alcune parti dell’Abruzzo come la Marsica. All’interno di questa zona gli effetti sismici sono diversi e questo in funzione delle diverse condizioni geologiche e morfologiche locali.

I centri maggiormente colpiti dal sisma sono Casalittico, Opi, Pescasseroli, Piedemonte S. Germano, Posta Fibreno, Santopadre. Altri centri che subiscono danni gravi sono Atina, Casalvieri, Belmonte Castello, Castelliri, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Pontecorvo, Roccasecca, Alvito, Arpino, Aquino, Sora, Boville Ernica, Pescosolido, Veroli, Arce, Balsorano Vecchio, Morrea, S. Vincenzo Valle Roveto ecc.

Nel Fucino la scossa è avvertita molto bene, ma non si rilevano qui danni importanti, fatta eccezione per qualche caso. La scossa è avvertita distintamente da Roma a Napoli

Il sisma colpisce un territorio marginale sul piano produttivo e della viabilità e nessun centro urbano importante risulta danneggiato: l’unico paese di una certa rilevanza è Montecassino, dove le chiese e le strutture annesse risultano o distrutte o gravemente compromesse. Il numero dei morti è di circa 200.

 

 

Effetti del terremoto di Sora su Lecce nei Marsi

Nel Fucino la scossa si sente distintamente, ma produce solo tanta paura e pochissimi danni. A Lecce nei Marsi pur non avendo dati diretti in proposito asseriamo che non vi siano stati danni solo paura.

 

 

– La contea di Celano dai Peretti ai Savelli 

Nel 1655 si estinguono i Peretti a Celano, che sono sostituiti dai Savelli, nella persona di Berardino Savelli.

 

 

– Lo scoramento diventa disperazione: arriva la Peste

Negli anni successivi alla rivolta del 1647 la popolazione perde ogni speranza in un cambiamento politico contro gli Spagnoli. La perdurante crisi economica porta alla rassegnazione che diventa infine disperazione allorquando scoppia la Peste in Italia nel 1656.

La Peste colpisce l’Italia violentemente durando poco più di un anno e terminando nel 1657. In questo arco di tempo il sud Italia è coinvolto pesantemente con risultati disastrosi tra la popolazione.

A causa di questa pestilenza muoiono una moltitudine di persone in un brevissimo arco temporale. Interi paesi dell’Abruzzo vedono dimezzare la popolazione.

Nella Marsica sono molti i paesi che registrano un tasso di mortalità altissimo. Celano non fa eccezione e tutta l’area della contea è scossa dalla pestilenza. La popolazione generale si deprime moltissimo con picchi di mortalità anche del 70-80 % in alcuni paesi. Nella sola Marsica alla fine della pestilenza si contano 4.000 morti.

 

 

Litium viene decimata

Come tutti i paesi del sud Italia anche Litium già in crisi demografica viene devastata dalla Peste. Nel giro di poco tempo tra il 1656 e il 1657 muoiono decine di persone sia nel centro principale che nei borghi limitrofi.

In pratica vi è una vera e propria carneficina. La gente è disperata non sa cosa fare ne dove andare per sfuggire a questo morbo. Litium diventa un paese fantasma.

 

 

Il castello di Litium a fine secolo

II castello di Litium a fine ‘600 appare completamente abbandonato, ma ancora integro nella sua struttura.

 

 

La contea di Celano dopo la Peste

Dopo la Peste del 1656 Celano è una ormai una contea povera e nonostante le entrate dell’industria armentizia, non si riesce a riprendere sia per le enormi tasse spagnole che per la grave crisi demografica seguita alla pestilenza. Ci vorranno molti anni per riprendersi sotto questo punto di vista.

I Savelli che gestiscono la contea di Celano dal 1655 non riescono a raddrizzare la situazione economica che alla fine del secolo si rivela disastrosa.

 

 

Terremoto del 1695

Nel 1695 a Bolsena si verifica un forte terremoto di 5,7 Mw che fa sentire i suoi effetti anche nella Marsica, specialmente a Celano dove si verificano numerosi crolli in seguito a questo sisma. Negli anni seguenti a Celano a causa del  grave stato economico, non si riesce a ricostruire subito tutti gli edifici danneggiati dal sisma, ma anzi subisce i danni anche del terremoto successivo quello del 1703. A Lecce nei Marsi il terremoto non sembra provocare danni importanti

 

 

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XVIII secolo

 

 

Terremoti del 1703 e del 1706

All’inizio del XVIII secolo l’Abruzzo viene scosso da due violenti sismi. Il primo è quello dell’Aquila del 1703 e il secondo è quello della Majella nel 1706. Entrambi i sismi si rivelano assai distruttivi e violenti, ma sembra essere quello della Majella ad incidere di più a Celano, arrecando ulteriori danni e crolli in un paese già gravemente colpito in precedenza con i sismi del 1695 e del 1703.

Quando poi avviene l’ultimo terremoto del 1706 sulla Majella, questo riesce ad arrecare ancor più danno al paese, producendo molti danni persino alla massiccia struttura del castello. Pare poi che questo sisma abbia costretto molti abitanti a dormire nelle baracche per diverso tempo.

 

 

– Effetti dei terremoti a Litium

Al momento non conosciamo gli effetti dei sismi del 1703 e del 1706 su Litium. Sicuramente entrambe le scosse sono state molto forti e si sono sentite distintamente nel paese. Considerando la forza delle scosse e i danni arrecati ad altri paesi limitrofi, è più che probabile che vi siano stati danni di una certa rilevanza, seppure non distruttivi come avverrà per il terremoto del 1915. Bisogna poi considerare che il borgo di Litium è ormai un borgo vecchio e in gran parte abbandonato, per cui le strutture delle case fatte di povero materiale, si crepano subito e spesso.

 

 

Il castello di Litium

Il castello di Litium da queste scosse è altamente probabile che ne esca ferito, considerando sia la forza delle scosse che lo stato di abbandono del manufatto.

 

 

Le frazioni di Litium

Nonostante i terremoti che funestano l’Abruzzo nel primo decennio del secolo assistiamo ad una notevole ripresa della Marsica in campo economico e sociale. Litium in questo panorama non è da meno, ma vi è da considerare che ormai il vecchio borgo medievale di Litium è ormai in quasi completo abbandono a causa della sua posizione isolata, alta (1300 m di quota) e fredda. Ormai fatta eccezione per poche persone, la maggior parte della popolazione del paese di Litium vive nei casali, posti più in basso uno accanto all’altro che formano piccoli borghi indipendenti, ma affini per territoriio,

Come detto i borghi che emergono sono diversi come Sierri, Vallemora, Castelluccio (che diventa in pratica la nuova Litium), ecc. La testimonianza dei casali divenuti ormai veri e propri borghi ci viene data  riguardo alla chiesa di San Martino in Agne di Castelluccio. La chiesa in questione in questo caso non è citata da alcuna fonte, ma viene menzionata l’antica chiesa patronale di Santa Maria. La chiesa di Santa Maria cade in completa disgrazia come anche la chiesa di Sant’Elia da poco costruita (1690 circa) e già decaduta dopo il terremoto del 1915.

Ebbene all’inizio del ‘700 la chiesa di Santa Maria viene spogliata dei suoi arredi, che sono in gran parte portati alla chiesa di San Martino, dove vengono inseriti nell’arredo della suddetta chiesa. Ciò non sarebbe stato possibile se il borgo di Castelluccio non fosse divenuto importante.

Su Litium e le sue frazioni vi è ampio materiale di archivio che riguarda il XVIII secolo, però molte notizie a volte sono da estrapolare dal contesto. Per esempio uno dei motivi per cui Litium viene sempre più abbandonata è anche la sua esposizione ai briganti, che qui praticamente sono di casa e spesso vengono per fare razzia o peggio uccidere e violentare povere donne innocenti.

Detto ciò vi sono anche da considerare gli aspetti positivi di questo secolo ovvero una decisa ripresa demografica che riporta un po’ di gente fra questi colli. La stessa Litium pur fortemente diminuita di popolazione ha comunque una ricrescita demografica, che esaminiamo più avanti.

 

 

– La contea di Celano a inizio XVIII secolo

La contea di Celano nel 1720

 

Dopo i sismi d’inizio secolo abbiamo l’inizio di un periodo di ripresa economica e ciò grazie a migliorate condizioni climatiche, che consentono migliori raccolti, ma anche a nuovi metodi di coltura.

La ripresa economica consente anche una più facile ricostruzione dei tanti borghi danneggiati dai sismi del 1703 e del 1706. La ricostruzione dei borghi parte più o meno dal 1720 circa e dura molti anni.   Questo periodo di ristrutturazione si rende evidente nello stile delle chiese che sono state fra le prime strutture ad essere danneggiate dai sismi.

Così notiamo molte chiese che sono rinnovate secondo lo stile barocco allora vigente e che oggi in molte di esse ristrutturate dopo il sisma del 1915 possiamo ancora per fortuna ammirare.

Al livello locale si ha nel 1712 la morte di Giulio Savelli conte di Celano, che muore senza lasciare discendenza. Dopo un periodo d’incertezza durato qualche anno la famiglia Sforza-Cesarini, più prossima come parentela ai Savelli, si appropria del grande feudo abruzzese.

Sotto gli Sforza-Cesarini a partire più o meno dal 1720 parte la ristrutturazione dei vari borghi della contea di Celano, partendo proprio dal capoluogo, Celano e poi via via tutti gli altri.

 

 

 

La rinascita del regno di Napoli

L’Europa nel 1748. (Immagine da Wikipedia)

 

Secondo un nuovo ordine europeo, Napoli e il territorio del sud italiano tornano indipendenti come regno di Napoli. Primo re della nuova dimastia borbonica è Carlo di Borbone che regna su Napoli dal 1734 al 1759.

 

L’Italia nel 1748

 

In questo periodo egli si prodiga per migliorare le condizioni della proprio regno, quindi anche dell’Abruzzo. Probabilmente anche per merito suo che le condizioni socio economiche delle zona abruzzese vengono a migliorare.

 

L’Abruzzo nel 1748

 

Fatto è comunque che nella Marsica la situazione tende a migliorare, ma non torna ricca come nel secolo XVI. Comunque i comuni e i borghi che beneficiano di questa ripresa economica sono molti tra cui anche Litium, che assiste ad una certa ripresa economica.

 

 

– Litium negli anni di Carlo di Borbone

Negli anni di Carlo di Borbone Litium continua a riprendersi socialmente ed economicamente, chiaramente parliamo di un borgo di montagna che per quanto possa rialzarsi non può competere con paesi più importanti.

Comunque sia dal catasto del 1753 sappiamo che Litium con tutte le sue frazioni conta 1100 abitanti, per cui si è ripreso dal crollo demografico seguito alla Peste del 1648. Il borgo di Litium con le sue case antiche e fatiscenti si vede spopolarsi sempre di più.

Dal catasto del 1753 abbiamo una fotografia di vita reale di come appare il paese in questo periodo sia sotto il profilo urbanistico che sociale.

Ebbene dal catasto sappiamo che il borgo nel 1753 ancora possiede le tre porte originarie che si aprono nella cerchia di mura che ancora a distanza di molti secoli circonda il paese. Queste sono: 1) Porta Caiola, 2) Porta Metta e 3) Porta Campanile.

1) Secondo questo catasto sappiamo che a Porta Caiola vi si accede tramite via della Cecola che risale dal vallone, “autostrada” che collega il borgo con il resto del mondo. Via della Cecola passa a sua volta fra diverse vie , dove si tritura il gran sul crinale.

2) Per Porta di Metta (detta così perchè si trova a metà tra i due colli di Litium) ci si arriva percorrendo la discesa della Rua di S. Elia. Questa via parte dalla chiesa di S. Elia poi degrada dolcemente verso lo scoscedimento del colle opposto e da qui  verso la convergenza dove vi è Porta Metta, detta anche Porta Corte. La definizione di Porta della Corte indica che è la porta principale del paese quella cioè che conduce  alla chiesa parrocchiale, la torre del paese,  il comune e la piazza centrale.

3) Porta Campanile è la terza porta del paese ed è situata a pochi metri dalla torre campanaria, della vecchia chiesa di Santa Maria. Questa porta è ubicata qui perchè attraversandola si giunge a valle percorrendo pochi tornanti sulla sinistra. Qui vi è l’acqua della sorgente di Sauco, laddove vi è ora un casotto da cui parte la conduttura che conduce l’acqua al paese odierno, ma all’epoca del 1753 ques’acqua arrivava tramite canale alla fontana che fungeva sia da abbeveratoio per animali che come lavatoio, almeno parrebbe così.

Chiudiamo questo excursus sulla struttura di Lecce Vecchio dicendo che nel 1753 il vecchio borgo di Litium è ormai quasi abbandonato, con solo poche persone presenti in loco, gli altri sono frammentati fra le 8 frazioni limitrofe che si trovano più sotto a 950 m.

Tra questi emerge  il borgo di Castelluccio, che costiuisce  il casale capoluogo. Qui si concentra nel 1753 la chiesa parrocchiale (Chiesa di San Martino), la scuola elementare e il municipio. In pratica Castelluccio viene a costituire il nuovo quartiere di Lecce Vecchio, smettendo i panni di borgo a se. In questo modo vi vengono trasferiti i precedenti centri principali del paese.

Stando così le cose possiamo affermare che Litium perdura nel tempo spostandosi in una nuova zona (Castelluccio). Ebbene in questa nuova zona il nuovo borgo conta nel 1753, 84 famiglie, relative a 425 abitanti. Se poi sommiamo a questi i 675 abitanti di tutte le varie frazioni si arriva a circa 1100 abitanti.

 

 

– I terremoti settecenteschi

Il XVIII secolo si rivela per la Marsica un periodo di svariati terremoti di medie proporzioni che interessano il territorio tra il 1712 e il 1778.

Approssimativamente si può parlare di piccole scosse di terremoto avvenute nell’area marsicana con grado 3-4 Mw. Di tutte queste scosse sismiche le più forti sembrano essere soprattutto due:

la prima che avviene nell’area tra Cerchio e Celano nel 1742 con una gradazione di 4,5 Mw e la seconda nel 1778 concentrata nell’area avezzanese con una gradazione di 4.9 Mw.

Nell’ambito di queste scosse Celano è tra i paesi che risente di più di questo lungo periodo sismico, e la popolazione ne esce fortemente turbata sul piano emotivo specie dopo il terremoto del 1778.

 

 

Il terremoto del 1778

Questosisma si verifica nel gennaio 1778 nell’ambito del territorio avezzanese con una magnitudo di 4.9 Mw.

A Celano il sisma provoca molti danni, che consistono in case lesionate o addirittura colpite da massi staccatesi dal Monte Serra di Celano, che rotolando giù per la montagna arrivano a travolgere alcune case poste alle sue pendici.

Riguardo a Litium sappiamo con certezza che la scossa si è sentita distintamente anche qui e con molta probabilità ha provocato danni importanti al paese e alle sue frazioni. Al momento però non abbiamo fonti per quantificarli.

 

 

Cambio di clima e inizio di un periodo turbolento con il Lago Fucino

Verso il 1770 -1780 si assiste ad un cambiamento climatico che porta pioggie e freddo intenso. Ciò ha conseguenze sul Lago Fucino che a partire dal 1780 registra una costante risalita del suo livello, iniziando a generare alcuni straripamenti seppure ancora contenuti, ma sufficienti alla popolazione per chiedere aiuto al re affinchè faccia qualcosa.

 

 

– Litium a fine ‘700

Il lago Fucino in un dipinto del 1789. (Immagine da Wikipedia)

 

Il vecchio borgo di Litium a fine secolo risulta completamente abbandonato a favore dei vari borghi e casali venuti su nel corso del tempo. Il borgo principale che ha sostituito la vecchia Litium è Castelluccio ridefinita anche Litium. Gli altri 8 borghi della zona si trovano vicini fra loro e pur costituendo borghi distaccati formano un’unica comunità. A fine secolo considerando tutti gli abitanti dei vari borghi, Litium conta 1100 abitanti.

 

 

– Il castello di Litium a fine secolo

I resti del castello di Litium oggi

(Fermo-immagine del video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

A questo punto con il borgo di Litium completamente abbandonato, anche il castello risente di questa condizione e tranne che per qualche rara visita la struttura risulta ancora abbandonata, seppure integra come il resto del paese.

 

 

 


 

 

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XIX secolo

 

 

– Litium e il castello di Litium nel XIX secolo

Tralasciando la storia complessiva del comune di Litium nel XIX secolo di cui se ne discuterà in altra sede, concentriamoci sull’antico borgo. L’antica Litium nel XIX secolo risulta ufficialmente abbandonata, ma ancora integra nella struttura generale, compreso il castello che appare agli occhi di un visitatore in questo periodo ancora magnificiente nel sul aspetto generale. Abbiamo prima detto “ufficialmente abbandonato” perchè seppure nessuna fonte osservata ne ha parlato, sono sicuro nel dire che il paese è stato anche abitato in qualche periodo dai briganti della zona, vista la forte presenza nelle zone limitrofe.

Un borgo ancora pienamente edificato, ma completamente disabitato presente in una zona appartata come questo è un ottimo nascondiglio per i briganti sempre in cerca di riparo da occhi indiscreti. Detto ciò il borgo si mantiene saldo per tutto il secolo.

 

 

 

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XX secolo

 

 

– Lecce nei Marsi all’inizio del XX secolo

All’inizio del XX secolo Lecce nei Marsi è un paese che si sta ridefinendo al livello economico, sia per il cambiamento agricolo dovuto alla fine di una certa tipologia di agricoltura sia per la diminuzione nel commercio del legname dovuto sempre alla scomparsa di alcune tipi di alberi come gli Olivi. Nello stesso tempo si assiste allo sviluppo industriale di una grande attività mineraria con la nascita delle miniere di Bauxite di Lecce nei Marsi presso il sito di Collerosso. Qui si concentra un grosso giacimento di bauxite capace di alimentare una grossa produzione di alluminio presso le Officine di Bussi.

Grazie forse a questa attività a Lecce vecchio non sembra esserci quell’emigrazione imperiosa che caratterizza molti altri borghi della Marsica. Certo il periodo è quello che è, quindi anche qui ci sono casi di giovani che vanno via, ma forse meno che in altri. Nel 1901 Lecce vecchio vede una popolazione in grossa crescita arrivando a contare i 1966 abitanti che diventano 2088 nel 1911; ciò è sicuramente segno di una certà energia economica  del paese.

Sul piano urbanistico la Lecce nei Marsi d’inizio ‘900 si concentra nella zona di Castelluccio, ormai un quartiere del paese. Qui infatti sembra abbiano sede il comune, la chiesa principale ecc.

 

 

– Le frazioni di Lecce vecchio

All’inizio del secolo troviamo le frazioni di Lecce Vecchio in pieno fermento che vengono consolidandosi come strutture abitative. Quindi vediamo che a 900-950 m s.l.m. troviamo dapprima l’insediamento che composto da diverse frazioni, non ha un nome unico, ma raccoglie denominazioni pittoresche: Sierri, Ca Marino, Ca Buccella, Ca Carlone, Ca Scappone e Macchia.

Il nome di Sierri non ha una precisa etimologia, ma può derivare da Serre, che in dialetto significa “Vetta, Sommità”. A tutti gli effetti, questo è il centro più popolato e più importante (una sorta di capitale). Si presume che la popolazione di Sierri si aggiri intorno alle 500 unità!

CA’MARINO e’ il nucleo abitato che fa da fulcro per tutti gli altri, poiche’ il borgo si pone esattamente in un quadrivio che consente di procedere in tutte le direzioni. Il suo nome, come quelli di CA’ SCAPPONE, CA’ CARLONE e CA’ BUCCELLA, deriva dai nomi di famiglie numerose o eminenti che identificano il luogo dove ci si trova. Infatti, in dialetto, “CA’ “ significa “a casa di”. Nella toponomastica del posto, si parla di “CA  BUCILLI, SERRE “ e, peggio ancora, “CAMERINO!” La zona è abitata per poco tempo, offrendo poche spunti di discussione storica. Macchia invece si trova molto più a ovest di Sierri e dista da esso circa 2 km. L’abitato di Macchia è visibile nel tratto di antico sentiero che porta verso ovest, nel luogo denominato “fiume di Ortucchio.

”.
 

– Il vecchio centro di Litium

Il vecchio borgo di Litium da quello che si è potuto ricostruire sembrerebbe ancora integro e saldo nonostante risulti abbandonato.

 

 

– Il castello di Litium

L’antico castello dei Trasmondo a inizio XX secolo è una struttura in decadenza, ma ancora perfettamente riconoscibile nei suoi aspetti architettonici.

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Il 13 gennaio 1915 avviene un tremendo sisma con epicentro a Gioia dei Marsi, manifestndosi con una forza immane pari a 7 Mw. Il sisma sconvolge l’intera Marsica, in pochi minuti muoiono 30.000 persone e interi paesi vengono o seriamente danneggiati o cancellati, come avviene per Avezzano, capoluogo della Marsica, che vede cancellata l’intera struttura urbana e con essa i tre quarti della sua popolazione.

Il terremoto arriva la mattina presto e distrugge tutta la Marsica, producendo devastazione e morte ovunque, specialmente nei comuni che circondano il Fucino. I morti sono molti anche perchè al momento del sisma molte persone sono intente a partecipare alla messa del mattino e il sisma li coglie alla fine  della celebrazione delle messe. Infatti in molti centri vengono ritrovati molti cadaveri proprio nelle chiese. Le strutture religiose poi sono le prime a crollare anche perchè esse sono figlie del restauro del ‘700 allorquando andava di moda il Rococò, che era uno stile che tendeva ad appesantire  le pareti e le volte e quindi al momento del sisma del 1915 questi crollano portandosi dietro le persone presenti

Il terremoto fa a pezzi tutti i paesi della Marsica da quelli fucensi, a cominciare dal grande capoluogo, Avezzano che viene rasa al suolo con 10.000 morti, a quelli della Valle Roveto, dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Mezzo e Ovindoli, a Celano, Aielli. Infine ci sono i paesi della Vallelonga, Ortucchio e chiaramente Lecce nei Marsi vecchio.

 

 

– Effetti del terremoto di Gioia dei Marsi su Lecce vecchio e i suoi casali.

Lecce vecchio con i suoi casali-frazioni vengono completamente distrutti producendo qui 500 morti. Quindi abbiamo crollati  l’abitato di Lecce Vecchio che si concentra nella zona di Castelluccio e del colle La Guardia e poi dei vari casali-frazioni posti quasi tutti a 950 m circa di altezza.

Ora con il sisma del 1915 tutto questo scompare in pochi secondi, anche i castelli dei Trasmondi e il piccolo castello di Castelluccio sono completamente rovinati, la torre medievale dei Berardi viene distrutta e poi le chiese di Santa Maria, S. Elia e San Martino crollano su se stesse. Allo stesso modo i casali- frazioni di Ca Buccella – Ca Marino – Ca Scappone – Ca Carlone – Macchia – Sierri sono ormai solo rovina, poche pietre accumulate con i cadaveri di povera gente rimasta sotto le macerie.

 

 

– Effetti del sisma di Gioia dei Marsi sull’antico abitato di Litium e sul castello dei Trasmondo

L’intero borgo antico di Litium presente su Collemino e Colle dell’Ospedale viene completamente distrutto dalla furia del sisma. Il paese raso al suolo vede in piedi pochi resti del vecchio abitato.

Il castello dei Trasmondo nonostante l’abbandono ormai di secoli è ancora saldo a inizio secolo, ma ora dopo questo sisma risulta completamente crollato, rimangono in piedi qualche muro perimetrale e parti delle torrette laterali del castello.

 

 

– Prima guerra mondiale

Subito dopo il terremoto il povero paese di Lecce e i suoi casali sono solo un ricordo. La popolazione ricostruisce un nuovo borgo più in pianura che riprende il nome di Lecce nei Marsi. All’inizio il povero paese è solo un agglomerato di capanne costruite alla bene e meglio per ripararsi dal freddo intenso di quell’inverno del 1915.

Le capanne poi sono sostituite da baracche un po’ più dignitose. Ma il tempo scorre e in quel 1915 sta per fare irruzione un’altra tragedia, la guerra. O meglio la prima guerra mondiale con tutto il suo carico di lutti che si trascinerà dietro.

L’Italia entra in guerra nel maggio del 1915 contro le forze degli Imperi centrali a fianco ai paesi dell’Intesa. Per far fronte all’impegno di guerra l’Italia chiama a raccolta tutti i suoi uomini giovani. Ebbene questi partono anche dalla Marsica, dapprima se ne vanno i giovani soldati che avevano prestato soccorso ai Marsi nei primi mesi seguiti al terremoto di gennaio e poi i giovani del posto scampati allo sterminio del sisma. Questi ultimi se ne vanno senza fare più ritorno. Ne moriranno in guerra a decine di Lecce nei Marsi precisamente 36.

 

 

– Fine della prima guerra mondiale e la tragedia della Spagnola

La prima guerra mondiale finalmente finisce nel 1918 dopo tre anni di tragedie enormi. L’Italia dalla guerra esce vincitrice avendo battuto l’Austria che si è poi dissolta, ma ne esce con le ossa rotte, ovvero con 600.000 morti e un’economia completamente azzerata. Però in qualche modo si ricomincia. I giovani sopravvissuti tornano nelle proprie case o comunque alle proprie famiglie, seppure malconci, molti anche menomati. Si rigenerano molti nuclei familiari e per gli altri che non è così per qualche morto al fronte, si prova comunque a farsi forza e andare avanti.

Nella Marsica la situazione è molto più dura e pesante a causa dei morti nella prima guerra mondiale, che sono tutti giovani, che si sommano ai moltissimi morti dovuti al sisma. Questa situazione inaccettabile ha anche il problema edilizio, ovvero non esistono più i paesi di prima. E’ tutto distrutto e tutto da rifare!!!

Purtroppo però nemmeno il tempo di riavviare i lavori per i nuovi borghi che subito un’altra grave tragedia si abbatte sull’Italia e la Marsica: La Spagnola. La Spagnola è una pandemia che partita dalla Spagna nel 1917 dilaga in tutto il mondo appena uscito dalla tragedia  della grande guerra. Questa dura più o meno un anno fino al 1919 ma miete qualcosa come 50 milioni di morti.

La tragedia della Spagnola colpisce duramente anche la Marsica, tutti i paesi hanno morti per Spagnola da Avezzano, alla Valle Roveto, all’Altopiano delle Rocche, alla Piana del Cavaliere, alle valli del Giovenco e Vallelonga ecc.

Anche tra gli abitanti di Lecce nei Marsi si registrano morti per Spagnola. Ma per fortuna anche questa tragedia passa.

 

 

– La ricostruzione di Lecce nei Marsi

Finalmente a partire dal 1919 s’inizia a pensare alla ricostruzione post sismica. Il paese di Lecce nei Marsi viene ricostruito in pianura dove erano state poste le prime baracche subito dopo il sisma. Tutti i casali-frazioni spariscono e l’intera popolazione si viene a concentrare in un unico agglomerato.

Vengono pian piano ricostruiti il municipio e la chiesa di Santa Maria Assunta che sono posti a fianco nella piazza centrale del paese. Da qui poi le varie baracche divengono casette asismiche che sono poste intorno alla piazza centrale e così via. Diciamo che tra il 1920 e il 1935 il paese è più o meno ricostruito.

Ma siamo negli anni del Fascismo per cui nolente o volente bisogna misurarsi con il regime fascista. Sul piano edilizio il regime riesce ad imprimere una certa velocità nella ricostruzione materiale. E’ sull’altro che la situazione è inaccettabile.

 

 

– L’antico abitato di Litium a inizio anni 1920

L’antico abitato di Litium rimane negli anni ’20 in totale rovina e abbandono così come i vecchi borghi che lo avevano sostituito nel tempo. Ora il paese si concentra in un nuovo sito.

 

 

Il castello di Litium nel 1920

Il castello di Litium ormai crollato è lasciato allo stato di rudere, ma i suoi abitanti che ora vivono nel nuovo paese non dimenticano i vecchi casali e il borgo principale. Il castello pur essendo un rudere è ancora ricordato e visitato ogni tanto dai cittadini di Lecce sopravvissuti al terribile terremoto.

 

 

La seconda guerra mondiale

Nel 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

A Lecce nei Marsi come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Lecce nei Marsi partono ben 200 giovani per destinazioni diverse. A ricordo di loro vi è una foto che li raffigura tutti insieme sorridenti prima della partenza, magari pensando che fosse meno complicato di quanto si avesse paura. La foto ne mostra 153, ma va bene lo stesso, coloro che sono partiti sono 200.

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i leccesi partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare.

Siamo nel luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44,  Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino.

La Marsica sta li vicino. Qui è vicino Balsorano da cui inizia il confine con la Marsica e via su. I Tedeschi che non sono fessi instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque.

Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

E i Marsi? La popolazione marsa viene tenuta sotto stretto controllo dalla polizia tedesca che in alcuni borghi arriva a terrorizzare la popolazione con alcune azioni crudeli. Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal dicembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i Marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passati alcuni mesi con la polizia tedesca divenuta insopportabile, così come i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

 

 

– Lecce nei Marsi durante l’occupazione tedesca

Come sappiamo i Tedeschi invadono l’Italia fino a Frosinone nell’arco di poche settimane e a settembre del 1943, si hanno soldati ovunque anche a Lecce nei Marsi. Qui in paese sono presenti centinaia di soldati tedeschi già in settembre e usano il pugno di ferro con i cittadini.

I Leccesi come tutti i Marsi mal sopportano i Tedeschi, ma anche gli Alleati con i loro  bombardamenti. Che fare? Nulla solo resistere e persistere.

Per fortuna qui a Lecce non accade nessun episodio cruento dovuto al controllo tedesco. Però è dura lo stesso e per quanto si voglia essere forti, forti non si è per nulla e molti decidono di tornare nei casali distrutti dal terremoto del 1915, in quanto giudicati più sicuri che stare in paese con i barbari.

Molte famiglie arrivano persino a rioccuparli fin dal 1942, rimanendovi per ben due anni fino al giugno 1944. Persino l’antica torre mastio dei Berardi (1278 m s.l.m.) che scruta la Conca del Fucino viene usata per qualche tempo come rifugio da alcune famiglie di Vallemora in ansia per la presenza in paese di una guarnigione della Wehrmacht.

L’unico episodio triste che caratterizza Lecce nei Marsi riguarda un militare russo che rinchiuso nel campo di concentramento di Avezzano, fugge da qui con altri uomini  rifugiandosi nelle campagne di Lecce nei Marsi, dove si unisce poi agli Antifascisti locali. Il suo nome di battaglia è Ivan. Ebbene purtroppo questo giovane rimane ucciso dai Tedeschi che scoperto viene subito passato per le armi.

Poi nei primi giorni di giugno Alleati e Antifascisti sfondano la linea Gustav e penetrano nel centro Italia dove liberano Roma il 4 giugno. Invece Avezzano e la Marsica sono liberati tra il 7 e 12 giugno 1944.

Nell’aprile del ’45 l’intera penisola italiana si libera dai tedeschi e in agosto finisce la Seconda guerra mondiale.

 

 

Il castello di Litium durante l’occupazione tedesca

Il castello di Litium viene rioccupato durante l’occupazione tedesca da alcune famiglie di Vallemora, che in fuga dalle proprie abitazioni, stabiliscono qui la loro residenza fino alla liberazione nel giugno 1944. Questo viene fatto perchè in paese vi è una guarnigione della Wehrmacht che crea molto paura negli abitanti.

Le famiglie che si rifugiano tra le rovine del castello riadattano queste come capanna in attesa di tempi migliori.

 

 

La repubblica in Italia

Nel 1945 dunque l’Italia è liberata e poco mesi dopo finisce la seconda guerra mondiale in favore degli Alleati. A questo punto per il mondo si apre la fase della ricostruzione di un nuovo ordine mondiale.

L’Italia si viene a collocare come alleato degli USA. A reggere questa fase di transizione è Alcide De Gasperi, segret. della DC e ora 1 ministro. Egli guida con sicurezza il governo dalla fine del 1945 e si occupa della fase referendaria per decidere chi vincerà tra Repubblica e Monarchia.

 

Immagine della nuova repubblica in Italia. (Immagine da Wikipedia)

Il 2 giugno 1946 si tiene il tanto sospirato referendum e termina con la vittoria repubblicana. La monarchia sconfitta si ritira con la partenza di re Umberto II. La repubblica si afferma come nuova struttura statale e inizia con nuovi attori a ricostruire il paese.

 

 

Lecce nei Marsi negli anni della ricostruzione e dell’emigrazione

Lecce nei Marsi negli anni ’50.

La ricostruzione fisica dei borghi della Marsica successiva alla guerra riguarda anche Lecce nei Marsi che vede completare la costruzione delle case e delle strutture pubbliche danneggiati nel corso della guerra. Lecce nei Marsi ancora nel 1950 basa la sua economia sulla pastorizia e il commercio del legname. Non è certo fra i borghi più ricchi della Marsica e questo porta molti giovani del paese ad emigrare.

 

Lecce nei Marsi nel 1959.

 

Ciò produce un lento ma costante flusso migratorio che fa diminuire il numero di abitanti nel paese. Inizialmente per tutti gli anni 1950 l’emigrazione ancora è piuttosto marginale. Ma a partire dagli anni ’60 questa parte in modo deciso. Si passa dai 2252 abitanti del 1951 ai 2231 del 1961 per poi precipitare ai 1861 del 1971.

 

 

Lecce nei Marsi negli anni ’80 e ’90

Lecce nei Marsi negli anni ’80

 

Quindi vediamo all’inizio degli anni ’80 un paese Lecce nei Marsi che viene spopolandosi dei suoi abitanti, ma popolandosi di turisti. La veloce ascesa del paese marsicano nell’ambito turistico porta questo a fare molti investimenti nel settore.

Nascono praticamente dal nulla grandi complessi residenziali e nche l’edilizia popolare fa un salto di qualità riuscendo in poco tempo a migliore la struttura urbanistica del paese sostituendo in modo definitivo le vecchie casette asismiche.

 

Lecce nei Marsi negli anni ’80

 

Gli anni ’80 di colpo diventano un concentrato di esplosioni positive in ambito economico in tutti i settori compreso quello turistico. Nell’estate del 1982 a Lecce nei Marsi si raggiunge il picco di presenze con 6500 turisti in un mese.

Questo dato serve per dire che a metà degli anni ’80 la Marsica entra nel suo boom economico, che porta benessere e sviluppo un po’ in tutti i borghi anche quelli più remoti. La visita del Papa nel 1985 in qualche modo sancisce questo salto di qualità. Avezzano e la Marsica raggiungono uno sviluppo tale da far persino concorrenza al Nord Italia. Ciò ci dice che volere è potere.

 

Lecce nei Marsi negli anni ’80

 

Successivamente a questo boom economico un po’ tutti i paesi marsicani compreso Lecce nei Marsi hanno cercato d’investire su se stessi per rendersi più attraenti, intercettando in tal modo la domanda turistica. Si sono riscoperte vecchie tradizioni, se ne sono avviate di nuove.

Allo stesso tempo molti borghi hanno proceduto a ristrutturare vecchie strutture ormai fatiscenti e così via. Questo stato di grazia è poi continuato negli anni ’90 e pur continuando ad avere una diminuzione di popolazione a Lecce nei Marsi che raggiunge le 1699 unità la sua cifra più bassa, si è continuato ad occuparsi di rendere il paese più attraente.

 

 

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XXI secolo

 

 

– Lecce nei Marsi all’inizio del XXI secolo

Lecce nei Marsi in un immagine recente. (Immgine personale)

Nel primo decennio del nuovo secolo Lecce nei Marsi raggiunge una certa ricchezza economica, che viene in parte spesa per migliorare la propria ricettività turistica. Questo modo si esprime in varie forme sia nel recupero dei propri beni storici che nel lancio di nuove iniziative culturali.

Per esempio la parte antica di Lecce nei Marsi, il quartiere di Castelluccio viene via via restaurato e rilanciato facendone una grande risorsa per il paese. Ciò viene svolto anche dopo il terremoto del 2009 che in qualche modo segna la cesura di un lungo periodo di crescita economica.

Con gli anni 2010 sopraggiunge una crisi economica senza precedenti che determina un calo in tutti i settori produttivi. Nonostante ciò si cerca di proseguire nell’opera di adeguamento del paese nel settore turistico.

 

 

– Il castello di Litium

Immagine del castello di Litium

(Fermo immagine del video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

Nonostante gli sforzi di recupero di una parte del paese non si procede nel recupero degli antichi borghi di Lecce nei Marsi venuti meno con il sisma del 1915. Tra questi dobbiamo purtroppo conteggiare anche Lecce vecchio che ormai è un paese fantasma divorato dalla vegetazione. Ciò vale anche per i ruderi del castello di Litium che sono sempre più inghiottiti dalla vegetazione.

L’antico borgo di Litium e la struttura che noi riteniamo essere l’antico castello dei Trasmondo è un posto bellissimo con un paesaggio da sogno, immerso in una natura fantastica. Questo sito va recuperato! Seppure purtroppo non come era una volta va almeno ripulito dalla vegetazione infestante. Già questo sarebbe sufficiente per immaginare di riutilizzare il sito per qualche attività.

Permettere alla boscaglia di sommergere i ruderi del posto significa perdere la memoria del borgo per sempre. Il posto è magnifico va recuperato e valorizzato!

 

 

 


 

 

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STRUTTURA

Immagini dall’alto del castello di Litium

(Immagini da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

Il castello di Litium dalle osservazioni dall’alto sembra essere un maniero a pianta rettangolare con quattro torrette laterali. Purtroppo le immagini sono sfuocate e non riescono a dare la precisione di questo particolare.

 

Il castello di Litium e i resti delle due torrette di sinistra

(Immagini da video Youtube https://www.youtube.com/watch?v=hn5Zg9lFySA)

 

Due di queste torrette sembrerebbero emergere dalle foto, mentre le altre no o perchè distrutte o forse coperte dalla folta vegetazione.

A questo punto torniamo al discorso con cui abbiamo iniziato. Ovvero presumiamo che questo sito sia il castello eretto dai Trasmondo, ma non avendo dati certi non possiamo affermarlo con sicurezza. Quindi se dovesse venir fuori un’altra verità accertata, sarà nostra premura modificare quanto scritto qui.

 

 

 

 


 

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA

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STRUTTURE E MONUMENTI MEDIEVALI – CONTEMPORANEI