CASTELLO DI CORCUMELLO


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA

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CORCUMELLO


 

 

 

STRUTTURA DEL CASTELLO DI CORCUMELLO


STORIA DEL CASTELLO DI CORCUMELLO

 

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XII SECOLO

 

– L’emergere della famiglia De Pontibus e la loro signoria altomedievale

I De Pontibus sono originari di Terni dove possiedono all’inizio del X secolo diversi territori. Un loro parente Pietro Castelli sposa con Romana Berardi figlia di Berardo II conte dei Marsi (950-970). Dall’epoca di questo matrimonio e per tutto il periodo della contea dei Marsi (X-XII secolo) i De Ponte crescono di potere diventando feudatari di vari paesi marsicani nella Marsica occidentale.

 

 

– Fondazione approssimativa del castello di Corcumello (1130-40)

Il castello di Corcumello oggi.

 

La crescita della famiglia De Ponte lontana parente dei Berardi, signori dell’intera contea dei Marsi, prosegue anche all’inizio del XII secolo ovvero l’ultimo periodo della contea marsa ormai prossima a cadere in mano normanna. I De Ponte prendono come direttrice di potere la Marsica Occidentale e dopo essere divenuti signori di vari borghi ne vengono costituendo alcuni, tra cui Corcumello, inizialmente chiamato Corcinella.

Ora su questo punto vi è da fare una premessa l’arrivo dei De Ponte nell’area del paese non comporta direttamente una costruzione da zero di un paese in quest’area, in quanto questa zona è abitata da tempo immemore e qui esistono già diversi  piccoli borghi, che tendono a fare riferimento al castello di Girifalco costruito dai Berardi un paio di secoli prima, per meglio controllare sia la Valle di Nerfa, o alta valle del Liri che i Piani Palentini.

Tra i borghi presenti nella zona di Corcumello a inizio XII secolo il più importante è il borgo fortificato di Collalto, che si trova a poca distanza dall’attuale Corcumello.

Ebbene a quanto sembrerebbe e il condizionale è d’obbligo intorno al borgo di Collalto e al suo castello esistono varie piccole torri di avvistamento e su una di queste avrebbero posato l’occhio i De Ponte. Su una di queste infatti più o meno all’inizio del XII secolo, diciamo approssimativamente nel 1130, inizia a sorgere un primitivo castello.

 

 

– Ma come appare questo primitivo castello?

 

L’antica torre mastio del castello. (Immagine personale)

 

La torre principale considerata dai De Ponte non viene inglobata nel castello ma resta isolata. Ovvero questa torre principale o dongione è la torre di controllo posta solitaria a controllo dei Piani Palentini vicino all’abitato di Collalto che cade da subito in disuso. Attualmente questa torre è inglobata in una abitazione di via San Giovanni.

Invece il primitivo castello costruito dai De Ponte si pone più lateralmente rispetto alla torre e comprende una torre trapezoidale, che fa da torre mastio, circondata da una recinzione muraria pentagonale a puntone. Questo nuovo maniero viene costruito sul versante nord-est con caratteristiche simili, a parte le minori dimensioni, del maniero di Collalto. Questa struttura verrà poi modificata nel XV secolo rendendola più adatta a un castello rinascimentale.

 

 

– Nascita di Corcumello e della chiesa di San Nicola

Corcumello oggi vista da lontano.(Immagine personale)

 

Nel periodo successivo, diciamo tra il 1130 e il 1170, quindi dopo la fine della contea dei Marsi, mano a mano che il primitivo castello inizia a prendere forma, si costituisce intorno a questo anche un primo borgo. La struttura di questo borgo appare come case mura che circondano il primitivo castello.

Con la costruzione del borgo si pone la necessità di erigere anche una prima chiesa, ovvero la chiesa di San Nicola. Ora questa chiesa sarebbe stata eretta insieme ad un’altra chiesa, la chiesa di San Giovanni, nata tra il 1130 e il 1170 più o meno.

A fianco a queste due esiste un’altra chiesa, la chiesa di San Pietro con l’omonimo convento, che supporterebbe il nascente borgo. La chiesa di San Pietro inizialmente è la principale del nuovo borgo, ma successivamente la struttura cede il posto alla nuova parrocchia di San Nicola che acquista sempre più importanza.

Ma della chiesa di San Nicola parleremo in altra sede. Quindi nel XII secolo prende corpo il borgo di Corcumello e il suo castello eretto e diretto dai De Ponte. C’è da fare però una postilla ovvero il borgo di Corcumello non si chiama così nel 1130-60, ma Corcinella, che diventerà poi Corcumello nei secoli successivi.

 

 

– I De Ponte e Corcinella-Corcumello nel 1130-60

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

In questa fase, parliamo degli anni 1130-60 a dominare la scena dei De Ponte, ci sono tre fratelli  Todino, Rinaldo e Bartolomeo De Ponte. Tra questi quello che sembrerebbe emergere sugli altri e Bartolomeo il quale è signore di una parte di Tagliacozzo e di altri centri limitrofi, altri centri ancora sono infeudati ai fratelli Todino e Rinaldo.

Tuttavia come detto gli ultimi due risponderebbero in qualche modo a Bartolomeo, che sembra  essere il capofamiglia e dominus diretto e indiretto dei vari borghi soggetti alla famiglia. A guidare quindi la nascita di Corcumello sarebbe Bartolomeo De Ponte che negli anni 1140-70 avvia la costruzione del paese e dei suoi simboli. Inizialmente il paese di Corcinella (Corcumello) è un appendice di Collalto che sparirà nell’arco dei successivi 150 anni.

 

 

– Fine della conte dei Marsi e nascita delle contee di Carsioli, Alba e Celano
(1143)

Lo stemma dei Berardi. (Immagine da internet)

 

Nel 1143, come accennato prima, la contea dei Marsi cessa di esistere in quanto fagocitata dai Normanni, acquisita da loro, con gli ultimi conti marsi Berardo VI  e Rinaldo II.

Berardo VI  e il fratello Rinaldo II ereditata la contea dal padre Crescenzio nel 1135 si rendono perfettamente conto di non poterla difendere ancora per molto dalle mire normanne, per cui decidono di proporre un’accordo a questi, che prevede in cambio del loro assoggettamento alla monarchia normanna di continuare a dirigere al livello locale i loro territori.

I Normanni accettano però per controllare meglio un territorio troppo soggetto ai Berardi dividono la grande contea marsa in tre tronconi o meglio in tre contee.

Nascono così la contea di Carsioli, la contea d’Albe e la contea di Celano. Secondo gli accordi predetti le tre contee vengono quindi assegnate ai Berardi stessi: Berardo VI diventa conte d’Albe, Rinaldo II è conte di Celano e la contea di Carsioli è data agli eredi di Oderisio Berardi. 

 

 

– La contea di Carsioli e la famiglia De Ponte (1143-70 circa)

La contea di Carsioli che comprende la Marsica occidentale viene quindi ceduta agli eredi di Oderisio Berardi. All’interno di questa cornice della contea di Carsioli troviamo i De Ponte, che partiti con l’avere solo una piccola parte di Scurcola, sono ora cresciuti in forza e potenza arrivando a possiedere nel 1150-60 diversi piccoli centri e parti importanti di altri più grandi come Pereto o Tagliacozzo.

 

 

– Oderisio De Ponte nuovo signore della Marsica Occidentale

Nel 1173 muore Bartolomeo I a cui succede il figlio Oderisio come dominus nei feudi e nella famiglia. A questa data Oderisio si trova a possedere diversi importanti feudi, come Oricola, Celle (la futura Carsoli), Pereto, Marano dei Marsi, e soprattutto metà Tagliacozzo.

 

 

– Da Carsioli a Tagliacozzo

Oderisio insieme agli altri signori di Tagliacozzo, riesce a far emergere il paese come nuovo centro amministrativo della contea di Carsioli, in piena decadenza. Diciamo che questo passaggio avverrebbe intorno al 1180.

Intorno al 1180 infatti Carsioli perderebbe buona parte della sua popolazione che si viene trasferendo nel nuovo centro di Celle, che viene così sorgendo a poca distanza da Carsioli.

Come detto il declino di Carsioli avvantaggia Tagliacozzo, che emerge prepotentmente come nuovo centro propulsore della Marsica occidentale. Probabilmente la sua posizione e il fatto che il borgo si mostri molto attivo sul piano commerciale, favoriscono l’ascesa di questo.

Tagliacozzo come detto sopra appartiene per metà ai De Ponte, nella fattispecie a Bartolomeo de Ponte che controlla indirettamente anche gli altri membri familiari e quindi gli altri borghi ad essi appartenenti. A Tagliacozzo sono presenti anche altri signori locali che in breve però chi per morte e chi per sottomissione vengono donando a Bartolomeo un grande potere.

Bartolomeo è un uomo forte, ma anche violento una sorta di bullo. Egli si rende protagonista di numerosi episodi di violenza urbana, che spingono una piccola corte penale del posto a condannarlo.

La forza di Bartolomeo e la sua presenza costante a Tagliacozzo contribuiscono a rafforzare il ruolo centrale di questa cittadina nell’ambito della Marsica occidentale. Fatto è comunque che nel 1185 Tagliacozzo è ormai divenuto il centro economico e politico più importante della Marsica Occidentale.

E Corcumello?

Ebbene con la crescita di Tagliacozzo, anche gli altri paesi ne beneficiano, compreso Corcumello, che viene molto curato dai De Ponte.

 

 

– Corcumello alla fine del XII Secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)

Corcinella alla fine del XII secolo si presenta come un piccolo centro abitato posto su di un colle, riunito intorno al piccolo castello ancora in via di definizione che si pone in cima all’abitato. Il paese possiede due chiese la chiesa di San Pietro e la chiesa di San Giovanni e poi un piccolo convento appena fuori il paese. Il piccolo borgo è ancora scarsamente abitato e risulta ancora come appendice del borgo più grande di Collalto posto un po’ distante da questo.

 

 

– Il castello di Corcumello alla fine del XII secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

I De Ponte ristrutturano la torre iniziale trasformandola in un piccolo castello. La torre originaria diviene la torre mastio, che viene circondata da un recinto a puntone. Questa struttura verrà modificata nel XV secolo rendendola più adatta a un castello rinascimentale

 

 

– L’ascesa di Bartolomeo II

Nel 1196 muore Oderisio De Ponte e a lui succede il figlio Bartolomeo II, che diviene da subito il dominus del paese. Bartolomeo ha un animo un po’ da bullo, con una forte personalità e tende ad cercarsi da solo gli appoggi necessari per sostenere il suo potere.

Il governo di Bartolomeo è lungo durando fino al 1238 e in questo lungo periodo egli si concentra nel cercare di rafforzare quanto più possibile la sua influenza all’interno di Tagliacozzo. All’esterno invece cerca di assoggettare il numero maggiore di borghi possibile così da creare un solido dominio all’interno della Marsica occidentale.

In effetti alla fine del suo governo egli riesce a controllare buona parte della Marsica occidentale, venendo a formare un dominio piuttosto compatto intorno a Tagliacozzo, che con lui si afferma definitivamente come il centro amministrativo più importante di questa parte di Marsica.

 

 


 

 

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XIII SECOLO

 

– Pietro e Tommaso: il ritorno dei Berardi e della contea dei Marsi (1200-1223)

Lo stemma dei Berardi.

 

All’inizio del XIII secolo Pietro Berardi, conte di Celano e Albe, controlla quasi tutto il territorio dell’ex contea fatta eccezione per la contea di Tagliacozzo che si trova sotto i De Ponte. Egli è una persona assai ambiziosa e muove tutte le sue pedine per accrescere il suo potere e quello della sua famiglia. L’obbiettivo di Pietro è semplice ricostituire la contea dei Marsi ma stavolta allargandola dalla Marca d’Ancona e Civitate in Puglia

Dapprima amico del papa e suo fedele servitore riesce a crescere d’influenza e potere nel contesto del regno di Sicilia quale rappresentante del Papa nella gestione amministrativa e di riflesso del giovane Federico II. Nello stesso contesto di fare della Marsica il perno di un importante stato indipendente e grande lungo l’Adriatico si pone il matrimonio fra Tommaso figlio di Pietro e Giuditta del Molise, erede del padre Ruggero conte del Molise.

A cominciare dal 1208 con l’assassinio di Filippo di Svevia e il venir meno della forza sveva in Germania, Pietro inizia il suo gioco per rendere definitivamente libera e grande la Marsica. Nel 1210 Ottone IV discende in Italia per rivendicare i ducati di Puglia e Calabria da Federico. Pietro approfitta della discesa dell’imperatore per imporre il suo gioco e rendere esecutivo il suo sogno. Pietro rinnega il supporto a Federico e si schiera con Ottone che gli concede in cambio la Marca di Ancona e la nomina a capitano e maestro giustiziere del Regno.

Il papa reagisce scomunicando l’imperatore e cresce in Germania il malcontento verso Ottone che si occupa più dell’Italia che del paese tedesco. Nel 1211 a causa di ciò Ottone torna frettolosamente in Germania dove cerca di riparare con i nobili tedeschi sobillati dal papa. Pietro I conte di Celano muore nel 1212 e a lui succedono i figli Riccardo a Celano e Tommaso ad Albe. Tommaso però si sente il vero erede del padre e si fa chiamare anche conte di Celano scatenando le ire del fratello Riccardo. Nel 1213 Tommaso diventa anche conte del Molise rafforzando con ciò la sua posizione.

In Germania la situazione di Ottone si complica con la nomina di Federico a re di Germania da parte di Innocenzo III. Le fortune di Ottone hanno poi fine con la sconfitta nel corso della battaglia di Bouvines del 1214  in cui attacca il Regno di  Francia che sostiene Federico; Ottone a questo punto abdica ed esce di scena. A questo punto Federico è incoronato anche imperatore del S-R-I.

Per Tommaso la caduta di Ottone è una vera iattura ma decide di proseguire nel sogno del padre attraverso la forza delle armi. Tommaso perde la Marca d’Ancona a cui rinuncia per non inimicarsi ancora più il papa e si concentra nel fortificare la Marsica e il Molise. In pratica sono rafforzate le fortezze di Celano, Ovindoli, Bojano e Roccamandolfi.

In tale contesto tuttavia gli attriti sorti con il fratello Riccardo tengono costantemente impegnato Tommaso. Nonostante questi fosse riuscito a scacciare l’avversario dalla contea di Celano, di cui Riccardo mantiene la titolarità e il controllo del paese di Tocco, le scaramucce tra i fratelli cominciano a preoccupare il papato, dove il nuovo Papa Onorio III sollecita più volte la riappacificazione tra i due, coinvolgendo nella diatriba anche Federico II, al quale viene suggerito di accettare le proposte di Tommaso.

Federico guarda però con fastidio l’operato di Tommaso, in quanto contrario alla sua politica accentratrice dell’amministrazione del Regno e di riduzione del potere dei feudatari locali, e fra questi Tommaso è il più forte. Inoltre in occasione dell’incoronazione di Federico ad imperatore nel 1220 a Roma nella Basilica di San Pietro, abbiamo l’assenza di Tommaso alla cerimonia. Qui è presente solo Riccardo, a capo di una delegazione di baroni locali, che dona al nuovo sovrano costosi cavalli da guerra e porta a lui le sua lagnanze contro il fratello.

Federico, preoccupato dal potere sempre maggiore di Tommaso nell’area marsicana e molisana, che risulta strategica per lui, decide d’intervenire. Inizialmente contesta a Tommaso i suoi diritti su Albe e Celano; Tommaso in risposta manda il proprio figlio Ruggero a Roma presso l’imperatore per rimediare all’incidente diplomatico e avanza delle richieste che Federico gli rifiuta.

A questo punto Tommaso , certo dello scontro con Federico II e forte di 1500 soldati, si ritira a Roccamandolfi, mentre la moglie Giuditta ed i figli rimangono a comandare la resistenza presso la rocca di Bojano. Nel frattempo nel 1221 muore Riccardo, il legittimo conte di Celano e gli succede in modo formale il fratello Tommaso.

Come da copione tra Tommaso e Federico scoppia una guerra che coinvolge tutta la Marsica mettendola a ferro e fuoco su entrambi i fronti. La guerra fra i due due anni dal 1221 al 1223, portando a tanti colpi di scena con Tommaso assai abile nel riuscire a muoversi anche in condizioni molto drammatiche e Federico II, il quale pur mobilitando il suo esercito non riesce ad avere la meglio sull’orgoglioso conte e solo attraverso un accordo con la moglie Giuditta del Molise alla fine ottiene la resa di Tommaso.

Subito dopo la presa della Marsica, Federico II esilia Tommaso e la moglie e passa a distruggere Celano e Ovindoli, ovvero i feudi che hanno maggiormente sostenuto Tommaso e ostacolato Federico. Poco prima di distruggere i due centri fortificati la popolazione viene fatta uscire e poi esiliata tra Malta e la Sicilia. Questi torneranno in Abruzzo nel 1227 per intercessione papale.

 

 

– La contea di Tagliacozzo

All’inizio del XIII secolo la contea di Tagliacozzo pur mancante di molti territori è ormai un’unità autonoma con una propria fisionomia politica. A guidare la contea in questo momento abbiamo i De Ponte che sostituiti i primi Berardi alla fine del XII, sono ora saldamente al comando del territorio di quasi tutta la Marsica occidentale con Bartolomeo II. Bartolomeo è uomo prepotente e molto ambizioso e riesce attraverso il controllo su i suoi congiunti a controllare molti paesi di questo lembo di Marsica.

 

 

– Corcumello

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

All’interno del territorio della contea di Tagliacozzo, troviamo Corcumello, saldamente in mano ai De Ponte, che viene strutturandosi come un forte feudo di controllo territoriale.

 

 

– Il castello di Corcumello a inizio ‘200

Il castello di Corcumello nella parte più antica. (Immagine personale)

 

All’inizio del ‘200 il castello di Corcumello mantiene ancora la sua struttura originaria costruita  neanche 100 anni prima. D’altra parte il fatto che nessun intervento architettonico non sopraggiunga subito è anche, forse, il segno che la piccola fortezza all’inizio è scarsamente usata dai De Ponte che preferiscono altri castelli.

 

 

Il governo di Federico II nella Marsica (1223-50)

Nella Marsica avviene un nuovo scontro nel 1229 fra Federico II e Tommaso Berardi, che ritenta tramite l’esercito papale di riprendersi i suoi antichi territori, ma che viene nuovamente sconfitto dall’imperatore. Lo scontro produce disastri nella zona, poichè diversi paesi risultano danneggiati. Ebbene Federico ordina che siano riparati i vari borghi e castelli.

La riparazione dei diversi manieri e torri è affidata ai signori locali, che in questo caso sono i De Ponte che ritroviamo nel restauro anche dei manieri della Valle di Nerfa e viene da se che se essi si occupano dell’intera zona è perchè questa ricade sotto il loro dominio.

Un nuovo scontro militare che avviene nel 1240 viene a  coinvolgere l’area marsicana, soprattutto con la Piana del Cavaliere, la Valle di Nerfa e altre aree limitrofe. Lo scontro di Federico II sconvolge nuovamente l’area marsicana e di questa e altre zone d’Abruzzo, poste al confine con lo stato Pontificio, l’imperatore ne ordina il restauro, ma anche l’edificazione di nuovi castelli.

La sconfitta di Tommaso del 1223 e poi ancora del 1229 apre la strada alla consacrazione di Federico II, il quale guida con mano ferma un territorio che va dalla Sicilia all’intera Germania. Il potere degli Svevi in questa fase è al culmine.

Riguardo alla Marsica rimasta divisa nelle tre contee originarie, dopo la caduta dei Berardi, vengono date a uomini di fiducia dell’imperatore i quali però non prendono a cuore il territorio e dopo qualche anno di dominio lo danno via trovando validi altri feudi.

In questo modo sia la contea d’Albe che la contea di Celano s’impoveriscono. A Celano con il ritorno della popolazione originaria viene imposto loro di ricostruire un nuovo centro abitato in un luogo diverso dal precedente dandogli il nome di Cesarea. Pure così comunque la popolazione si sente comunque a casa e il ritorno alla situazione precedente e per molti solo una questione di tempo.

Con il passare del tempo è Ruggero Berardi figlio di Tommaso a prendere le redini dei beni di famiglia e a lavorare per il ritorno della sua famiglia, nonostante i divieti dell’imperatore. Nel frattempo la vita nella Marsica è assai complicata sia per i capricci del lago che spesso si agita e tracima nei paesi rivieraschi, sia per le difficoltà del periodo.

In questo periodo emerge come nuovo centro feudale l’Aquila che viene creata dal niente intorno al 1250 e viene fondata dai centri più piccoli che si aggirano attorno al nuovo centro. La nascita della nuova città viene vista anche come baluardo nei confronti della nobiltà feudale specie marsicana per le sue mire regionale.

Nelle intenzioni di Federico infatti questo centro dovrà salvaguardare la pace nella regione non permettendo più concentrazioni di potere come quelle di Tommaso Berardi. Anche per questo motivo viene istituito nel 1233 il Giustizierato d’Abruzzo presso Sulmona che diventa quindi la città più importante d’Abruzzo. Successivamente la regione viene divisa in due provincie Abruzzo ulteriore con capoluogo L’Aquila e l’Abruzzo citeriore quello della costa facente capo alle città di Teramo e Pescara.

 

 

– L’ascesa di Andrea I De Ponte (1238)

Il simbolo della famiglia De Ponte. (Immagine personale)

 

Nel 1238 muore Bartolomeo II De Ponte, che è il membro più importante della storia di questa famiglia della piccola nobiltà feudale del basso Medioevo. Grazie anche alla sapiente guida di Bartolomeo, i De Ponte sono riusciti ad imporsi in molti paesi della Marsica occidentale.

Infatti diversi membri della famiglia sono riusciti a insignorirsi vari paesi della zona e insieme sotto l’accorta guida di Bartolomeo hanno formato un unico blocco. Quindi dire che nel 1238 la famiglia De Ponte guida la contea di Tagliacozzo o comunque la Marsica occidentale è assolutamente corretto.

Tagliacozzo alla morte di Bartolomeo è appartenente interamente ai De Ponte. Ma fatto più importante è che il paese grazie a Bartolomeo si è ormai imposto come il centro più importante della zona, quindi colui che guida il paese è in pratica il punto di riferimento politico amministrativo dell’area. 

A Bartolomeo succedono i figli, in primis il primogenito Andrea, che eredita una grossa fetta di Tagliacozzo e il ruolo di capofamiglia. Andrea però a differenza del padre non ha il controllo totale di Tagliacozzo, in quanto si trova a doverlo condividere con l’ingombrante cognato Napoleone Orsini, che rivendica per se una parte del paese, come quota ereditaria della moglie Isabella De Ponte, figlia di Bartolomeo. Così facendo si genera una controversia con Andrea De Ponte  gli altri suoi fratelli circa la proprietà del paese.

Napoleone per rafforzare il controllo su Tagliacozzo si fa nominare conte di questo dal papa nel 1255, ma in questa fase nonostante che a Napoleone sia riconosciuta una parte del paese, è sempre Andrea che comanda e per il momento gli Orsini devono accettare questa situazione per non perdere tutto.

Andrea I signore di Tagliacozzo esercita un controllo indiretto, ma forte su tutti gli altri suoi congiunti e quindi indirettamente è signore di tutta la Marsica occidentale, o comunque su quella parte di Marsica controllata dai vari membri della famiglia De Ponte. Detto ciò Andrea dopo il 1240 per rafforzare il proprio potere fa costruire un primitivo maniero in cima al paese di Tagliacozzo. Ciò non infastidisce Federico II in quanto sicuro della lealtà di Andrea. Andrea e la sua famiglia, come detto prima, procedono anche nel restauro delle altre fortezze della zona soprattutto del carseolano e della Valle di Nerfa.

Ciò ci fa  ritenere che il crollo dei Berardi nel 1223 nella guida di Albe e Celano abbia portato ad un rimescolamento del sistema politico locale, che ha avvantaggiato alcune famiglie tra cui i De Ponte. In altre parole sembrerebbe che territori come la Valle di Nerfa, siano finiti nelle mani di alcuni uomini vicini all’imperatore. Essendo i De Ponte in piena ascesa non è difficile immaginare che la Valle di Nerfa sia finita sotto il controllo diretto di questa famiglia.

Quindi osservare come Andrea De Ponte procede nella riparazione delle fortezze della zona, sembrerebbe una prova consistente di come la zona sia ora in qualche modo divenuta territorio di Tagliacozzo. Per quanto inteso dalle fonti storiche riteniamo che i De Ponte riparino i castelli di Girifalco, Verrecchie, Petrella, area di Cappadocia, Morbano e Castellafiume tra il 1232 e il 1240.

 

 

– Il tentativo di Corrado D’Antioca di riprendersi Albe e conquistare anche Tagliacozzo (1238-39)

Poco dopo la morte di Bartolomeo per Andrea I si manifesta subito l’occasione per imporsi come uomo guida della contea di Tagliacozzo consolidando in tal modo il proprio potere. Corrado d’Antiochia, che fa parte della famiglia Sveva, tenta nel 1238-39 di riprendersi la contea di Alba, minacciando di conquistare anche Tagliacozzo. Andrea risponde alla minaccia costituendo un folto esercito presso Saracinesco.

In aiuto di Andrea giungono nel 1238 anche gli eserciti del suocero Stefano Colonna da Gennazzano e del rettore della campagna. Gli eserciti si affrontano e ad avere la peggio sono gli eserciti di Corrado d’Antiochia e Galvano Lancia che battono in ritirata (Reg. Angioini, IV, 1266-1270, pag. 4, nr. 18)

Nel 1239 tuttavia Corrado ci riprova ed entra in Abruzzo con un nuovo esercito conquistando in poco tempo vari feudi della Marsica come Oricola, Celle, Poggio Cinolfo, Colli e Rocca di Cerro). Ma la vittoria di Corrado è effimera, infatti poco dopo gli eserciti di Stefano Colonna, Andrea De Ponte e Giovanni d’Appia, comandante dell’esercito papale di papa Martino IV intervengono contro Corrado sconfiggendolo presso Albe.

Con questa vittoria Andrea I De Ponte consolida la sua presa su Tagliacozzo nonostante l’ingombrante presenza degli Orsini.

 

 

– La scelta di campo di Andrea I De Ponte conte di Tagliacozzo

Nel 1250 muore l’imperatore Federico II e nel periodo successivo si assiste a Tagliacozzo alla sempre maggiore presenza degli Orsini nella zona a discapito dei De Ponte, che piano piano vengono insidiati nel controllo territoriale. Crescono infatti negli anni 1250-60 numerosi attriti fra i fratelli De Ponte e Napoleone Orsini che desidera avere un controllo sull’area di Tagliacozzo. Tuttavia la ferma opposizione di Andrea De Ponte riesce a contenere gli Orsini, che per qualche tempo ancora si devono accontentare di una posizione subalterna.

Nel periodo tra il 1250 e il 1268 la Valle di Nerfa e tutta la contea tagliacozzana continuano per il momento ad essere sottoposte alla completa signoria di Andrea De Ponte, il quale nel momento in cui arriva Carlo D’Angiò nel sud Italia fin dal 1266 si schiera con lui contro gli Svevi. Ciò lo pone in  in pieno contrasto con Manfredi di Svevia e il partito svevo in generale. Egli sostiene pienamente l’ascesa di Carlo attraverso validi aiuti al suo esercito.

Manfredi reagisce male a questa scelta di campo di Andrea I e di altri baroni a lui contrari e per ritorsione inizi a fare taglieggiamenti e ritorsioni contro questi nobili. In tale circostanza anche le case di Pereto, che si trovavano fuori le mura cittadine sono distrutte. I poveri contadini riescono a malapena a salvare le bestie e le masserizie, che erano state portate dentro le mura cittadine dei vari comuni soggetti all’azione di Manfredi.

 

 

– La discesa di Carlo I, la disfatta degli Svevi (1266-68)

La battaglia dei Piani Palentini è il culmine dello scontro fra la casata sveva rappresentata dal giovane Corradino e gli Angioini rappresentati da Carlo I, il quale con questa battaglia consolida definitivamente il suo potere e quindi il cambio di regime.

Ma facciamo un passo per capire meglio lo svolgersi dei fatti e gli effetti di questo sulla Marsica.

Nel 1266 sulla Sicilia regna Manfredi di Svevia ormai da 8 anni, il papa Clemente IV e prima di lui Urbano IV non hanno mai visto di buon occhio la casa sveva in Sicilia, per questo per disarcionare questa dal regno si rivolgono a vari pretendenti, trovando infine in Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia, un valido paladino per la loro causa.

Carlo d’Angiò ingolosito dai papi accetta la corona di Sicilia e viene giù in Italia con un esercito poderoso. Manfredi dal canto suo non vuole perdere il trono faticosamente conquistato e cerca di bloccarlo costruendosi un altrettanto valido esercito. Carlo sceso in  Italia e incaricato dal papa si appresta a scendere nel meridione per prendersi il trono. Carlo e Manfredi dopo una serie di circostanze si affrontano presso Benevento. Qui è l’esercito di Manfredi a perdere e quello di Carlo a vincere. Carlo batte Manfredi, il quale trova la morte in battaglia, ponendo così fine al periodo svevo in Italia.

Carlo I asceso al trono siciliano inizia ad esercitare il suo potere sul regno elevando anche le tasse locali, che vengono pagate anche dalla classe nobiliare. Nei due anni successivi molti feudatari del regno non sono affatto contenti di come vanno le cose e decidono di appoggiare le aspirazioni di Corradino al trono siciliano, consci che un re ragazzino è più facile da influenzare rispetto a Carlo. La nobiltà siciliana insieme a molti altri nobili sparsi in altre parti d’Italia chiedono a Corradino di scendere in Italia e lottare per il trono siciliano.

Corradino ormai ha 15 anni e nonostante la sua giovane età è considerato adulto e quindi adatto ad imporsi. Corradino precedentemente aveva cercato appoggi per reclamare il trono tedesco, ma senza successo, per cui decide di andare in Italia.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Qui in Italia viene accolto festosamente nelle città del nord e infine dopo un lungo viaggio arriva in Abruzzo, dove viene accolto festosamente sia dalla nobiltà locale che dalla popolazione. A Corradino viene dato un esercito numeroso e forte che deve vincere se vuole vivere.

Tra la nobiltà di appoggio a Corradino vi sono anche i Berardi, nella fattispecie Ruggero Berardi conte d’Albe e Celano che sostiene il tentativo del giovane nella speranza di trarne poi ampi benefici. Corradino giunto nella Marsica staziona presso Scurcola Marsicana. Invece Carlo giunto anch’egli nella Marsica (agosto 1268) si appoggia ad Ovindoli.

La strategia di Carlo è avanzare in prima battuta e poi sorprendere il nemico con un’imboscata e così avviene.

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

L’esercito di Corradino dal colle di Scurcola Marsicana aspetta che l’esercito di Carlo per poi procedere ad attaccarlo presso Magliano dei Marsi.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Arrivati in prossimità dell’esercito avversario si ha lo scontro tra i due eserciti presso i Piani Palentini. Qui lo scontro sembra arridere a Corradino che sembra battere l’avversario avendo  ucciso un uomo vestito come il re. Corradino contento per la morte dell’avversario inneggia alla vittoria, ma poco dopo si rende conto che la persona morta che credeva essere Carlo I  in realtà è un nobile del suo seguito….

 

Corradino inneggia allavittoria dopo la presunta morte di Carlo I.

Sullo sfondo appare il colle con la città di Alba Fucens

 

…. e poco dopo dalla vicina collina di Magliano dei Marsi emerge il resto dell’esercito di Carlo, con lui a capo, che sorprende l’avversario più numeroso e lo distrugge sul campo dei Piani Palentini.

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Corradino a questo punto fugge precipitosamente verso il Lazio. Prima tenta di trovare sostegno a Roma, dove però nessuno se lo fila.

 

 

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Quindi fugge verso Nettuno per imbarcarsi e andarsene. Qui però è riconosciuto e arrestato.

Immagini di Corradino di Svevia prese dal Libro di Enzo Biagi “Fumetti d’Italia

 

Condotto poi a Napoli viene giustiziato nella piazza del Mercato il 29 ottobre 1268.

 

 

– La vendetta di Carlo verso i feudatari che hanno sostenuto Corradino

Carlo I dopo la vittoria nei Piani Palentini si appresta a mettere ordine nei feudi a lui sfavorevoli. Carlo sostituisce i baroni ribelli con nobili francesi a lui fedeli, confisca i loro beni e li da a questi ultimi.

In questa sete di vendetta i primi ad essere colpiti sono i Berardi, con Ruggero Berardi che avendo dato il suo sostegno a Corradino perde tutti i suoi feudi, ovvero le contee di Albe, Celano e Molise. Nel contesto della vendetta di Carlo contro i Berardi e la popolazione marsicana egli procede nella distruzione del principale feudo e capoluogo della zona ovvero Alba Fucens. Alba Fucens viene dapprima svuotata della popolazione che viene fatta emigrare nelle zone intorno, mentre la città viene messa a ferro e fuoco e distrutta compreso il primitivo castello.

Successivamente per completare l’opera attacca alcuni borghi limitrofi tra cui Pietraquaria che in quest’epoca è uno dei centri fortificati di maggior rilievo del territorio della contea berardiana, che ha sede presso il Monte Salviano. La popolazione del borgo subisce la stessa sorte di quella di Alba Fucens che cerca riparo nei borghi limitrofi. In questo caso è il minuscolo villaggio di Avezzano che si trova ad accogliere la maggior parte degli abitanti di Pietraquaria.

 

 

– La ricompensa di Carlo I ai De Ponte e il loro  declino 

Andrea I De Ponte, conte di Tagliacozzo e signore di quasi tutta la Marsica occidentale, riceve dal re un consistente guadagno, come ricompensa per la sua fedeltà a lui. Andrea I ottiene dal re consistenti vantaggi fiscali, la conferma degli attuali territori a lui soggetti e la riconsegna della contea di Terni.

Gli Orsini, divenuti parenti dei De Ponte dopo il matrimonio di Napoleone Orsini con con Isabella De Ponte, reclamano la loro parte di eredità di Bartolomeo II. Nel frattempo si fanno largo nella contea tagliacozzana, comprando via via alcuni piccoli centri. A due anni di distanza dalla battaglia dei Piani Palentini abbiamo la morte di Napoleone Orsini e la successione del figlio Giacomo che eredita titoli e proprietà tra cui la sua parte nella Marsica.

Ebbene qui la situazione è complicata e Giacomo non può proclamarsi signore di alcuni castelli, tra cui Tagliacozzo, in quanto ostacolato da Andrea De Ponte che manifesta chiaramente la sua contrarietà a qualsiasi rafforzamento degli Orsini.

 

 

– La contea di Tagliacozzo negli ultimi anni di Andrea I De Ponte

Con la vittoria di Carlo I su Corradino di Svevia nel 1268, la posizione di Andrea I De Ponte si fa più resistente e incisiva, nonostante l’ingombrante presenza degli Orsini, riescendo a rinvigorire la sua signoria su Tagliacozzo e tutti gli altri paesi a lui soggetti. Sotto Andrea la contea di Tagliacozzo comprende una superficie limitata ma consistente, praticamente egli controlla direttamente e indirettamente la metà della Marsica occidentale.

Nella Marsica occidentale esistono anche altre signorie indipendenti, ma come detto I De Ponte controllano la maggior parte del territorio. Quindi con Andrea I De Ponte, la sua famiglia riesce ancora a mettere in ombra gli Orsini ed evitare una loro presa sui loro possedimenti De Ponte. Andrea per mantenere questa posizione di forza continua a servire fedelmente re Carlo dimostrandogli una chiara sudditanza. Una nuova occasione di questo tipo si presenta nel 1269 allorquando il giustiziere dell’Abruzzo Landolfo Franco di Capua, portavoce del re, chiede ad Andrea e agli altri feudatari della zona, l’invio di molti cavalieri e faggi da usare per l’assedio di Lucera, dove si trovano asserragliati i Saraceni, ostili a Carlo I, già da quatro mesi.

In questa circostanza il re fa sapere che s’accontentava anche di soldati armati di sole vanghe, falci o picconi, purchè siano in gradi di vettovagliarsi autonomamente. Da Pereto e dagli altri borghi soggetti ad Andrea partono alcuni militi che per spirito di sacrificio e abnegazione si distinguono per valore tanto da entrare in grande considerazione dal re. Questi come riconoscimento fa diverse elargizioni ai paesi di provenienza di questi militi. Per esempio a diversi borghi marsicani tra cui Pereto viene concessa la “carta libertatis”.

Sul piano famigliare Andrea I De Ponte per meglio tutelarsi dall’ingombrante presenza degli Orsini fa sposare due suoi figli con due membri delle più importanti famiglie di Roma ovvero i Colonna e gli Orsini stessi (qui bisogna ricordare il detto che dice “tieni gli amici vicini, ma i nemici ancora più vicini”). Sibilla figlia di Andrea sposa nel 1271 Orsillo, figlio di Matteo Orsini, mentre Andrea sposa Cecilia Colonna nel 1278. Andrea I De Ponte muore poco tempo dopo nel 1278.

 

 

– Corcinella diventa Corcumello alla fine del ‘200

La crescita della famiglia De Ponte, con Andrea I, avviene per tutto il corso del suo dominio sia prima che dopo la battaglia dei Piani Palentini del 1268. Con lui la famiglia raggiunge l’apice del potere ed è con lui che inizia la storia del piccolo borgo di Corcumello….

 

 

– Il castello di Corcumello a fine ‘200

La potente struttura a scarpa a forma di U oggi. (Immagin personale)

 

Alla fine del ‘200 i De Ponte sono al massimo del potere, ma la residenza ufficiale di questa famiglia baronale non è ancora Corcumello con il suo castello. Tuttavia il castello esiste, anche se risulta essere solo un terzo dell”attuale complesso edilizio.

 

Scorcio del castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano strutturale il castello di questo periodo comprenderebbe una struttura potente a scarpa, apparendo però in una forma diversa dall’attuale,  su cui si ergerebbe una struttura muraria che circonda la torre mastio, che risulta molto più alta dell’attuale. Diciamo che il piccolo castello è solo una postazione militare di controllo territoriale e solo a partire dalla metà del ‘300 inizia a svilupparsi.

 

 

 

– L’Europa nel 1280

Europa nel 1280. (Immagine da Wikimedia)

 

 

– La signoria di Andrea II De Ponte e l’ascesa della famiglia Orsini

Ad Andrea I De Ponte morto nel 1278 succede come conte di Tagliacozzo il figlio Andrea II, il primogenito, coadiuvato dai fratelli Pietro e Francesco. Ufficialmente la nomina di conte di Tagliacozzo è stata concessa per la prima volta a Napoleone Orsini nel 1255 dal papa, per meglio difendere gli interessi di questi nell’area della Marsica occidentale.

Ma nel 1255 a dirigere le sorti di Tagliacozzo c’è Andrea I De Ponte, che senza essere nominato ufficialmente è il vero dominus di Tagliacozzo e dei territori limitrofi. Ora con la sua morte i De Ponte iniziano un lento declino che li porterà a ritirarsi dai vari paesi dell’area tagliacozzana, dove prenderà sempre più corpo la signoria orsina

Per il momento però Andrea II domina Tagliacozzo e riesce con successo per molti anni a tener testa a Giacomo OrsinI, che deve faticare non poco per farsi riconoscere la propria eredità nell’area in questione. Giacomo Orsini ha ereditato i beni paterni nel 1270 alla morte del padre e tra questi vi è la metà di Tagliacozzo, ma la forza di Andrea I come amministratore è indubbia, riuscendo a sterilizzare per il momento l’eredità di Napoleone a Giacomo.

Andrea II per molti anni continua la politica paterna di contrasto a Giacomo nel riconoscimento dell’eredità paterna, ma alla fine nel 1294 invecchiato e stanco, anche dei continui contrasti con il cugino Giacomo e riconoscendo implicitamente la maggiore forza della famiglia Orsini, decide di fare un passo indietro  riconoscendo al cugino Giacomo l’eredità paterna, a cui si somma la sua quota parte di Tagliacozzo.

Giacomo Orsini viene quindi riconosciuto da re Carlo II il 6 marzo 1294 come unico signore di Tagliacozzo in cambio di 40 once d’oro l’anno da versare nelle casse dello stato.

Da questo momento gli Orsini si fanno sempre più spregiudicati e iniziano un assorbimento dei vari borghi che riuniscono mano a mano intorno a Tagliacozzo. La maggior parte dei borghi iniziali appartenenti ai De Ponte, vengono via via assorbiti dagli Orsini, che ad un certo punto iniziano anche una penetrazione economica nella vicina contea.

 

 

– La Marsica alla fine del XIII secolo

Alla fine del XIII secolo dopo alcuni anni di esilio Ruggero Berardi ritenta il re di Sicilia Carlo I nel ridargli gli antichi possedimenti. Dopo diverse insistenze Carlo I decide di restituire la sola contea di Celano al Berardi, in cambio però di una forte somma di denaro. Ruggero Berardi paga il riscatto di Celano e torna dopo 4 anni al governo della città. La contea del Molise invece viene inglobata nel demanio.

La contea d’Albe è data in dote a Filippa Berardi figlia di Ruggero che la dovrà trasferire al marito e poi ai di lui figli in caso essi nascano. Ma la situazione non procede così lineare, la contessa Filippa non ha figli e gli muore dopo qualche anno il marito, costringendo se stessa a dirigere in prima persona la contea d’Albe. Filippa dirige Albe con mano ferma per circa 40 anni dal 1272 al 1308 anno della sua morte.

 

 

– Il declino dei De Ponte

Lo stemma dei De Ponte. (Immagine personale)

 

Andrea II dopo la resa su Tagliacozzo nel 1294, si ritira in altri feudi dove muore nel 1296. A capo dei feudi di famiglia gli succede il figlio Pietro che riunisce in breve anche i possedimenti degli zii.

Pietro De Ponte si ritrova alla fine del secolo XIII signore di Pereto, Oricola, Corcumello  e di altri paesi locali. Con Pietro la decadenza della famiglia aumenta, egli infatti si preoccupa solo di mantenere ciò che ha, non osando più contrastare gli Orsini.

 

 

– Corcumello e il suo castello alla fine del XIII secolo

Il castello dei De Ponte a Corcumello. (Immagine personale)

 

Alla fine del XIII secolo Corcumello diventa sempre più il centro di potere dei De Ponte, o meglio di ciò che rimane della loro signoria. Qui infatti  i De Ponte vengono sempre più spesso a soggiornare, trovando in questo lembo di territorio il loro buon ritiro. Corcumello nel corso degli anni si consolida nella sua struttura urbanistica diventando un centro di tutto rispetto. Con la maggiore presenza dei De Ponte anche il castello viene migliorato nella sua struttura per meglio accogliere la ricca famiglia marsicanca.

 

 


 

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XIV SECOLO

 

– Italia nel 1300

Italia nel 1300

 

 

– Corcumello a inizio XIV secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il paese di Corcumello all’inizio del secolo è un paese fortificato e fra i più abitati dell’area dei Piani Palentini. Tuttavia la sua posizione defilata lo rende poco importante sia per gli scontri di potere che per pericoli esterni. Qui a Corcumello si vengono sempre più concentrando i De Ponte, che dopo l’abbandono di Tagliacozzo alla fine del XIII secolo in favore degli Orsini sono diventati una famiglia baronale di seconda importanza in fase di ritiro.

 

 

– Pietro De Ponte signore di Pereto e Corcumello (1296-1316)

Pietro De Ponte dal 1296 è il capofamiglia dei De Ponte e signore di Pereto, Scanzano, Oricola, Corcumello e di altri paesi ancora. Tuttavia gli Orsini una volta avuta mano libera a Tagliacozzo mirano ad inglobare nel loro territorio tutti paesi circostanti per procedere a fare un blocco unico.

Questi per riuscirvi procedono o con la forza o per via pacifica a fare la guerra a tutti i piccoli feudi indipendenti e quelli dei De Ponte sono in cima alla lista. Pietro è un uomo pacifico e dopo alcuni anni passati a Pereto si ritira nel 1309 nel castello di Corcumello da cui cerca di amministrare come può i possedimenti rimastigli. Egli muore a Corcumello nel 1316.

 

 

– La contea di Tagliacozzo nel XIV secolo (1300-1349)

La famiglia Orsini promittenti conti di Tagliacozzo. (Immagine da internet)

Gli Orsini nel corso del Trecento dopo la conquista di Tagliacozzo nel 1294, iniziano una penetrazione politica ed economica dell’intero territorio della Marsica occidentale, diventando padroni di molti dei feudi soggetti sia ai De Pontibus, che si vengono pian piano ritirando, che di altre famiglie nobili locali. Mano a mano poi che gli Orsini acquisiscono il controllo del territorio, lo riorganizzano per meglio controllarlo e questo vale sia al livello amministrativo che urbanistico.

 

 

– Il castello di Corcumello a inizio XIV secolo

Il castello dei De Ponte a Corcumello. (Immagine personale)

 

Pietro De Ponte ritirandosi nel 1309 nel castello di Corcumello sancisce in qualche modo questo come nuova residenza ufficiale della sua famiglia. Il castello così come il resto del paese sono soggetti da parte dei De Ponte a una nuova ristrutturazione per meglio renderlo adatto alle proprie esigenze ora che questo diventa il centro del potere famigliare. La ristrutturazione comunque viene solo pensata in quanto quella vera e propria arriva negli anni successivi.

 

 

– La morte di Pietro De Ponte e il potere famigliare

Pietro De Ponte muore nel 1316 a Corcumello. A lui succedono i tre figli Nicola, Giovanfrancesco (detto Cecco) e Andreuccio che si spartiscono il patrimonio famigliare portando questo a essere maggiormente attaccabile dagli Orsini. Giovanfrancesco eredita la signoria di Pereto, mentre Andreuccio e Nicola si spartiscono gli altri feudi marsicani compreso  Corcumello.

 

 

– Giovanfrancesco De Ponte

Giovanfrancesco è signore di Pereto dopo la morte del padre Pietro, tuttavia tale concetto non è esatto, in quanto  egli controlla per possesso si la maggior parte del paese, ma non tutto che resta nella parte minoritaria in quota anche ad altre persone.

Quindi Giovanfrancesco è colui che guida in un certo modo il paese, ma deve comunque interfacciarsi anche con altri. Nel corso della sua esistenza Giovanfrancesco riveste molte cariche all’interno di Pereto che sono elettive con cadenza annuale. Partecipando alla vita politica di Pereto egli guida il paese dal 1316 al 1345 anno della propria morte.

 

 

– Andreuccio e Nicola De Ponte

Andreuccio e Nicola De Ponte sono i fratelli di Giovanfrancesco che nel 1316 alla morte del padre si spartiscono il patrimonio famigliare con il fratello Giovanfrancesco. Avendo Giovanfrancesco ottenuto Pereto gli altri due divengono proprietari dei restanti feudi tra cui Corcumello, Oricola, Marano e altri, che però a parte Corcumello, presto o tardi andranno tutti agli Orsini a causa della loro forte politica espansionistica nella zona.

I due fratelli dirigono quindi le sorti di Corcumello e concentrandoci su questo paese vediamo come vengano avviati da essi i lavori di ristrutturazione del castello che saranno portati avanti dalle generazioni successive.

 

 

– La peste del 1348

La situazione della Marsica e più in generale dell’Europa cambia improvvisamente a causa del sopraggiungere della Peste Nera. Un autentico morbo che si presenta in modo virulento nel 1348 in tutta Europa producendo moltissimi morti e poi a distanza di qualche anno ritorna falcidiando ancora la popolazione. Anche la Marsica viene colpita fortemente dal morbo, causando la scomparsa o semiscomparsa di diversi paesi grazie all’alto indice di morti nella zona.  Al momento non abbiamo elementi precisi circa i decessi nella Marsica. Sicuramente però la zona è stata colpita pesantemente.

 

 

– Il terremoto del 1349

Il terremoto del 1349 è tra i più devastanti mai avvenuto in Appennino negli ultimi1000 anni

 

Nella notte tra il 9 e 10 settembre 1349 una violentissima scossa pari a 7 Mw, si verifica sul Gran Sasso causando enormi danni e morti in tutta la regione e fuori. La conferma dell’epicentro della scossa sul Gran Sasso è avvenuta nel 2021, dopo una lunga fase di ricerca in cui gli esperti hanno ricostruito in modo preciso la sorgente sismica del terremoto individuandola nella faglia del Gran Sasso.

La scossa sismica del 9 settembre 1349 si sente indistintamente in tutto il centro Italia causando gravissimi danni in molte zone del centro Italia, a cominciare dall’Abruzzo e da Roma.

A Roma la scossa è stata talmente violenta da provocare il crollo di una parte del Colosseo. Molte chiese sono o crollate o hanno riportato danni ingenti. Ma è l’Abruzzo la zona più colpita dal sisma a cominciare dall’Aquila che viene distrutta provocando 800 morti. Altra zona severamente colpita è la Marsica, dove sono molti i paesi che riportano danni gravi con diversi morti.

La scossa del 9 settembre è rimasta famosa per essere stata un vero rompicapo geologico, poichè come da cronaca locale sembrebbe non essere stata l’unica, in quanto ve ne è un’altra verificatasi quasi insieme alla precedente, probabilmente anche prima.

L’altra scossa si era verificata presso Venafro il 9 settembre di giorno, producendo danni enormi in tutta la Campania, nella zona di Sora e di nuovo la Marsica . La scossa di Venafro è stata pari a 6.8 Mw, quindi poco inferiore alla successiva che si ha in notturna. Ci vorranno anni per riprendere una vita normale e scordarsi di questo tremendo terremoto.

 

 

Effetti del sisma del 1349 nella Marsica

Nella Marsica le due forti scosse sismiche di Venafro (6,8 Mw) e del Gran Sasso (7 Mw) toccano tutti i paesi della zona, appartenenti alle tre contee di Tagliacozzo, Albe e Celano. I paesi della Marsica vengono duramente colpiti sia sul piano della mortalità che sul piano architettonico. Al livello storiografico le testimonianze dell’orrore sono diverse, ma spesse volte confuse e contrastanti, che non riescono cioè a dare l’esatta cifra dei danni e dei morti.

Sicuramente sappiamo che il paese di Avezzano viene duramente colpito con danni rilevanti a tutti i fabbricati, compresa la prima colleggiata di San Bartolomeo. che viene distrutta. Altri danni significativi si registrano nel monastero di Santa Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana, che viene semidistrutto, dopo essere stato eretto appena 60 anni prima dagli Angioini per celebrare la vittoria sugli Svevi.

Il monastero è divenuto, per volere dei sovrani Carlo I e Carlo II, un vero e proprio feudo monacale all’interno alla Marsica occidentale.

Riguardo alla scossa di Venafro di 6,8 Mw sappiamo che questa è stata fortissima nella Valle Roveto e nelle zone di Pescasseroli e Opi, che sono state semidistrutte causando nel crollo la mort di molte persone. Tanto per citare un esempio grave ad Alvito (un piccolo comune posto al confine fra Lazio e Abruzzo) muore Adenolfo II d’Aquino con tutta la famiglia nel crollo del castello seguito al terremoto di Venafro.

 

 

– Corcumello sotto Andreuccio e Nicola De Ponte

Scorcio di Corcumello  oggi. (Immagine personale)

 

Negli anni 1340 la potenza dei De Ponte è ormai ridotta all’osso concentrandosi su Oricola, Corcumello e quasi sicuramente anche Marano dei Marsi. Questi feudi per quello che si è inteso, sono gestiti da entrambi i fratelli, che negli anni 1340 sono ormai anziani e prossimi alla morte, e pur non conoscendo le date immaginiamo avvenga in questo periodo o nei primi anni del decennio 1350.

 

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

A ereditare sia Corcumello che Oricola abbiamo  Alessandro De Ponte figlio di Andreuccio. Nel corso degli anni di Andreuccio e di Nicola per quel che si è inteso molti piccoli feudi a loro appartenenti, come Scanzano divengono territorio degli Orsini che vengono conquistando molti piccoli centri nella Marsica occidentale.

Per quanto riguarda Corcumello sappiamo che in questi anni diciamo approssimativamente tra il 1350 e il 1360 il paese viene dotato di torrioni rompitratta a U, per essere precisi sarebbero 4, che si andrebbero a ricollegare alle case mura che fungono da recinzione, all’interno del quale troviamo sia il borgo che il castello sulla parte sommitale.

 

 

– Il castello di Corcumello a metà secolo (1350-70)

 

Il castello dei De Ponte a Corcumello. (Immagine personale)

 

Il castello di Corcumello, negli ultimi anni di Andreuccio e Nicola De Ponte, pare venga avviato a ristrutturazione, che sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo durare un po’ di anni. Come accennato in altre circostanze Corcumello è da tempo divenuta il centro degli interessi dei De Ponte, per cui il suo castello deve essere oltre che fortezza anche residenza.

Per tale motivo viene avviata la costruzione di un nuovo palazzo che si posiziona a ridosso del castello originale, ma che è parte integrante del castello e funge secondo le intenzioni dei De Ponte da residenza. All’inizio questo nuovo palazzo comprende la sola ala presente oggi su Via Conte Vetoli e quest’ala sembrerebbe essere costruita nel corso di diversi anni. 

 

 

– La battaglia dei Piani Palentini del 1363

I Piani Palentini. (Immagine personale)

Nell’ambito dello scontro di potere per il regno di Napoli, presente fra le varie componenti della famiglia D’Angiò, troviamo feroci compagnie di ventura angioine e ungheresi che parteggiano per due opposte fazioni che arrivano a scontrarsi proprio nella Marsica.

Per essere più precisi presso i Piani Palentini, laddove un secolo prima si era svolta la battaglia che aveva decretato il successo dei D’Angiò sugli Svevi. Ebbene durante questo scontro una parte delle forze in campo si danno al saccheggio della zona circostante i Piani Palentini.

In pratica i 12000 scorridori della banda milanese di Ambrogino, bastardo di Casa Visconti, al servizio di Francesco Del Balzo saccheggia i paesi di Avezzano, Magliano, Alba Fucens, Antrosano, ecc. 

 

 

– Il ritorno della Peste (1363)

Nel 1363 anno nero fa ritorno la Peste che come un’onda gigante travalica i paesi della Marsica, uccidendo tantissime persone, tanto da lasciare alcuni paesi spopolati per molto tempo.

– L’invasione delle cavallette (1365)

A completare la situazione già gravemente compromessa, ci pensa infine un’invasione di cavallette, che nel 1365 distrugge i raccolti lasciando sull’astrico e alla fame migliaia di famiglie. A causa di ciò sono i bambini a rimetterci di più. Infatti sono proprio questi le principali vittime delle cavallette e di un impoverimento generale.

 

 

– Il castello di Corcumello nel 1370

Il castello dei De Ponte a Corcumello. (Immagine personale)

 

Più o meno a questa data la nuova ala del castello sarebbe stata ultimata e Alessandro De Ponte, attuale capofamiglia dovrebbe aver preso possesso dei nuovi appartamenti.

 

 

– I De Ponte cedono Pereto agli Orsini (1371)

Pereto oggi. (Immagine personale)

Nel 1371 muore Giorgio De Ponte signore di Pereto. Gli succedono i figli Puccia e Antonio che si spartiscono a metà il paese. Ebbene Puccia andata in sposa a Giovanni Orsini porta in dote a lui la metà di Pereto che passa nelle sue mani nel 1373. L’altra metà verrà ceduta anni dopo nel 1404 da Antonio sempre agli Orsini in cambio di un sostazioso pagamento.

 

 

– La carità di Papa Gregorio XI nel 1372

A causa della tragicità della situazione presente nella contea di Tagliacozzo Papa Gregorio XI, dalla sua sede scismatica in Francia ad Avignone, conferma ai paesi Tagliacozzo, Castelvecchio, Scanzano, Celle (Carsoli), Verrecchie e altri della zona la concessione di Giovanna II di Napoli di versare alla Camera Regia solo la metà della colletta consueta.

 

 

– Gli Orsini e la nascita della contea di Tagliacozzo (1380)

 

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella terra di Tagliacozzo e della Marsica occidentale gli Orsini vengono estendendo mano a mano il loro potere su tutta l’area. All’inzio ci sono forti resistenze da parte dalle famiglie nobili locali come i De Ponte e i Da Montagna proprietari di diversi feudi minori, ma alla fine gli Orsini acquisiscono quasi tutti i feudi riunendo sotto di loro l’intero territorio.

I De Ponte in fase declinante lasciano nel corso degli anni i loro feudi in mano agli Orsini. Fino al 1360 è Orso Orsini a comandare e riesce seppure tra  tante sciagure, a mantenere ferma la mano della sua famiglia sull’area marsicana. Nel 1360 Orso Orsini muore e gli succede il figlio Rinaldo, gran cavaliere dalle forti ambizioni, aiutato nella gestione dei feudi dal fratello Giovanni.

Rinaldo Orsini tra il 1360 e il 1380 completa l’acquisto dei vari feudi indipendenti ancora i mano ai De Ponte. Nel 1373 i De Ponte cedono Oricola e Pereto agli Orsini (Rinaldo e il fratello Giovanni).

Allo stesso tempo gli Orsini rinnovano la fedeltà al papa Gregorio XI che nel 1376 riporta la sede papale a Roma dopo 70 anni di assenza. L’assenza del papa a Roma ha prodotto la caduta della città di Roma nelle mani di poche famiglie nobili, ognuna delle quali in contrasto con l’altra. Tra queste ci sono gli Orsini e i Colonna le due più importanti storiche famiglie rivali di Roma che tanto seguito di scontri avranno anche nella Marsica in avvenire.

 

Stemma degli Orsini.

 

Tornando a Rinaldo Orsini, osserviamo come la sua politica filo papale e filogovernativa gli procuri nel 1380 la nomina a conte di Tagliacozzo da parte della regina Giovanna II. Giovanna II anche grazie alla fedeltà orsina conserva il trono di Napoli nel suo scontro con la controparte familiare rappresentata da Carlo D’Angiò che cerca di sfilarle il regno di Napoli. Nello scontro tra le due fazioni è la parte di Giovanna ad avere la meglio e questo è anche merito di Rinaldo Orsini. Come ringraziamento dei servigi resi Giovanna II riconosce il 25 luglio 1380 a Rinaldo il titolo di conte di Tagliacozzo .

Questa nomina è importante in quanto riunisce tutti i paesi marsicani in mano orsina all’interno della struttura della contea di Tagliacozzo. Dapprima si parlava di contea di Tagliacozzo solo in via parziale, ora invece il titolo è ufficiale.

Gli Orsini c’è da notare sono conti di Tagliacozzo dal 1255 e la contea di Tagliacozzo è comunque considerata tale fin dal 1170, tuttavia il titolo è di nomina papale ma non è riconosciuto ufficialmente nel regno di Napoli. La nomina di Rinaldo a conte di Tagliacozzo legalizza ora una situazione già in essere sul piano pratico.

Gli Orsini hanno sostituito i De Ponte nel ruolo di signori del posto già dalla fine del XIII secolo con la presa di Tagliacozzo, ma riescono ad avere il controllo diretto degli altri paesi della Marsica occidentale solo nel corso del XIV secolo, acquisendoli o per via politica come avviene con i De Ponte o con la forza.

Tagliacozzo è da tempo la sede della contea, avendo sostituito Carsioli decaduta in questo ruolo dal 1170, dopo una lunga crisi sociale. Tagliacozzo negli anni tra la fine dell’XI secolo e la metà del XII è notevolmente cresciuta d’importanza rispetto agli altri centri della Marsica occidentale e ciò vale sia al livello sociale che economico. La crescita  di Tagliacozzo è andata di pari passo con l’emersione della famiglia De Ponte, che è emersa prepotentemente nell’arco di poche generazioni.

Tagliacozzo in prima battuta è un centro che si trova diviso come altri piccoli centri dell’epoca fra vari signori fino a quando Bartolomeo II De Ponte non riunisce l’intero centro sotto di se.

Gli Orsini, notata la crescita dei luoghi, mirano a metterci le mani e attraverso un matrimonio di convenienza mettono un piede nella zona. Ebbene dopo un primo periodo di convivenza con gli eredi De Ponte che hanno primeggiato a lungo nella Marsica occidentale, diciamo almeno fino al 1280, hanno poi pian piano preso piede, arrivando infine con Rinaldo a divenire conti di Tagliacozzo.

 

 

– Oricola passa agli Orsini (1381)

 

Oricola oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1381 pare che Alessandro De Ponte venda Oricola gli Orsini, dopo che essi hanno tartassato questo per anni per ottenere il possesso del borgo.

 

 

– L’assassinio di Rinaldo Orsini (1390) e l’ascesa di Giacomo Orsini 

Nel 1390 Rinaldo Orsini viene ucciso all’Aquila nell’ambito di un complotto locale ai danni degli Orsini. Anche il fratello Giovanni Orsini viene ferito, ma si salva. A questo punto diventa nuovo conte di Tagliacozzo Giacomo Orsini figlio di Giovanni e quindi nipote di Rinaldo. Giacomo è un uomo intrapendente che sa far valere i propri interessi e questo lo dimostra riuscendo da fine politico qual’è a muoversi in mille traversie , riuscendo ad ingrandire e potenziare il proprio contado e ad opporsi alla discesa dei Colonna nella zona.

 

 

– Corcumello viene presa dagli Orsini (1390)

Corcumello vista da lontano. (Immagine personale)

 

Dalle informazioni in nostro possesso sembrerebbe che anche Corcumello diventi territorio della contea di Tagliacozzo retta dagli Orsini più o meno nel 1390. Non sappiamo come gli Orsini siano entrati in possesso di Corcumello, ma sappiamo che i De Ponte a Corcumello hanno continuato ad avere un ruolo di primo piano fino alla loro estinzione avvenuta nel 1493 con la morte di Tuzia De Ponte.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

Quindi è possibile immaginare che vi sia stato un accordo fra Orsini e De Ponte per includere il paese di Corcumello nella contea tagliacozzana in cambio di un completo controllo dei De Ponte sul paese.

 

 

– La Valle di Nerfa e il consolidamento della contea di Tagliacozzo

Giacomo Orsini fin da subito dimostra di essere un abile politico mirante a potenziare il suo potere nella Marsica occidentale. Nel 1391 Giacomo consolida il suo potere locale riuscendo ad avere la meglio sulla famiglia Da Montagna che tramite una soluzione concordata mette fine ad una disputa di potere durata 50 anni intorno ai paesi della Valle di Nerfa e altri li attorno.

In pratica la Valle di Nerfa ricadeva ai tempi dei De Ponte nell’ambito del tagliacozzano, ma quando questi iniziano a ritirarsi i Da Montagna iniziano ad occupare i territori dei De Ponte che però ricadono nel circondario di Tagliacozzo soggetto agli Orsini. Iniziano così dispute, depredazioni, incendi, rapine ecc, volte a contrastare il potere orsino su questi territori da parte dei Da Montagna e il tutto più o meno va avanti dal 1340 al 1391.

Con questo concordato gli Orsini sborsano 5000 ducati ai Da Montagna che in cambio cedono alla contea di Tagliacozzo i paesi  di Judano, Spedino, Marano, Poggio S. Biagio, Le Cese, Cappadocia e Petrella, inserendo nel territorio orsino anche tutti i territori attorno ai suddetti paesi quindi anche i pascoli, boschi montagne ecc. Tuttavia ancora per qualche tempo i Da Montagna mantengono la proprietà di una parte del paese di Cappadocia e la totale proprietà di Verrecchie e Castellafiume quindi hanno ancora influenza diretta sulla Valle di Nerfa che si rivela difficile per gli Orsini acquisire.

Però anche qui nulla può la forza di questa famiglia nei confronti di Giacomo Orsini troppo ricco e forte per loro, che alla fine devono cedere a lui nel 1399 anche la proprietà dei restanti paesi. In questo caso il contezioso fra i Da Montagna e gli Orsini si avvita più sui pascoli che sui paesi, essendo questi molto più remunerativi che possedere un unico paese.

 


 

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XV SECOLO

 

– Gli Orsini acquisiscono il feudo di Marano dei Marsi dai De Ponte (1401)

Gli eredi di Andreuccio e Nicola De Ponte controllano a inizio XV secolo ancora alcuni feudi a parte Corcumello e tra questi compare Marano dei Marsi uno degli ultimi rimasti nelle loro mani che però vendono nel 1401 agli Orsini cedendo alle loro forti richieste per un completo controllo territoriale.

 

 

– Il dominio di Giacomo Orsini si allarga

All’inizio del ‘400 il dominio di Tagliacozzo si allarga nuovamente venendo a comprendere dapprima nel 1401 i feudi di Rocca di Cerro e di Marano e poi nel 1404 i paesi della Valle Roveto di Capistrello, Pescocanale, Canistro, Civitella Roveto, Civita d’Antino e Meta. L’acquisto di questi ultimi paesi porta la contea di Tagliacozzo a comprendere anche buona parte della Valle Roveto.

A ciò bisogna aggiungere che la contea  d’Albe che era indipendente da Tagliacozzo non aveva da molto tempo un reale feudatario poichè apparteneva o al Regio Demanio o a membri della famiglia reale. Ebbene questo suo stato d’impotenza fa comodo agli Orsini i quali iniziano già dal 1390 circa una certa penetrazione economica e sociale esercitando una sorta di attrazione di benessere.

Giacomo Orsini continuando a destreggiarsi in modo egregio fra le opposte fazioni politiche comprese quelle presenti a Roma presso la corte ponticia, mantiene fermo il suo controllo sul contado riuscendo ad ottenerne l’ingrandimento territoriale e una sostanziale influenza economica  sulla contea d’Albe.

 

 

– Corcumello all’inizio del XV secolo

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo.

 (Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

All’inizio del secolo Corcumello appare un borgo ben fortificato, ma nonostante questo la scienza della guerra va avanti inventando armi sempre più moderne che  fanno cambiare verso alle guerre. Per cui anche le difese che sembravano invalicabili hanno bisogno di essere aggiornate in caso di attacchi. 

Nella Marsica la notevole presenza di castelli e torri rende arduo per i signori del tempo il mantenimento di tutte le fortezze, per cui si rende necessaria una scrematura che consenta una diminuzione delle spese e un maggiore investimento in quelle ritenute più utili. Questo è il caso del castello di Girifalco una fortezza di controllo territoriale caduta in disuso da tempo e non più considerata a causa della sua posizione e la difficoltà di difesa di questa in caso di attacco esterno.

Corcumello invece trovandosi su un colle a controllo dei Piani Palentini è giudicato un borgo utile in caso di conflitto per cui si decide di investire in questo per renderlo adatto ai tempi in caso di attacco. Su questo saranno ancora i De Ponte a procedere più avanti ad una ristrutturazione del borgo e del castello.

 

 

– Cessione di Pereto agli Orsini (1405)

Pereto oggi. (Immagine personale)

 

Gli Orsini conti di Tagliacozzo dopo aver assorbito la quasi totalità dei feudi della Marsica occidentale acquisiscono ora anche il controllo completo di Pereto grazie alla vendita del feudo da parte di Antonio De Ponte. Antonio De Ponte vende nel 1405 la sua parte di Pereto agli Orsini per la bellezza di 4000 fiorini d’oro, una piccola fortuna per l’epoca.

 

 

– Tagliacozzo nello Stato della Chiesa (1409)

Nonostante la grande abilità politica di Giacomo, l’antipapa Alessandro V non fidandosi di lui decide di controllare meglio il contesto territoriale della contea di Tagliacozzo, chiedendo e ottenendo al re di Napoli che i territori di questa siano uniti allo Stato della Chiesa. Ciò avviene nel 1409 e per un anno fino al 1410 la  suddetta contea appartiene al papa. In ricordo di questo breve periodo ci rimane una moneta fatta fare da Giacomo Orsini, il Bolognino.

Il bolognino riporta su un lato l’effige di Alessandro V insieme al fiordaliso dei D’Angiò e la rosa degli Orsini. La zecca di Tagliacozzo rimane attiva per tutto il XV secolo, arrivando a coniare ben 7 monete.

 

 

– La terribile esperienza di Braccio da Montone, la sconfitta di Giacomo Orsini e l’arrivo dei Colonna ad Albe (1423-25)

Papa Martino V.
(Immagine da https://www.prolocogenazzano.it/index.php/storia/papa-martino-v-oddone-colonna/)

 

Nel 1417 viene eletto Papa Oddone Colonna con il nome di Martino V. Questo papa si preoccupa di riportare Roma e lo Stato Pontificio a condizioni economiche e sociali migliori. Lo stato in cui versa Roma in quel tempo è miserevole la città conta circa 40.000 abitanti ed è divisa al suo interno dal potere di diverse famiglie.

Il papa pur comportandosi in modo nepotista elevando la sua famiglia al grado principesco e macchinando per svilupparla sul piano sociale, si occupa attivamente di Roma, avviando una forte restaurazione della città dopo un lunghissimo periodo di crisi seguita agli anni bui del XIV secolo.

Tuttavia Martino V da valido uomo politico qual’è capisce il grave pericolo che corre lo stato pontificio a causa delle mire indipendentiste di Braccio Fortebraccio da Montone. Egli è un nobile italiano che ha negli anni conquistato grande potere in Umbria e Marche e che ora mira all’Abruzzo, forte della propria nomina a Governatore degli Abruzzi e dell’appoggio del conte di Taglliacozzo. Egli immagina di  esportare nel regno la sua signoria allargandola all’intera area centrale e magari creare un grande feudo indipendente in questa zona. Il suo disegno politico si scontra con i piani di papa Martino V e soprattutto la regina Giovanna II.

Lo scontro è inevitabile. Si crea attorno a lui e al conte di Tagliacozzo una grande coalizione composta dall’esercito papale, l’esercito dei Colonna, l’esercito napoletano, la ribellione della città dell’Aquila, guidata da Antonio Camponeschi, e da una potente cavalleria di capitani di ventura guidata da Jacopo Caldora e dai fratelli  Francesco e Muzio Attendolo Sforza. La grande coalizione sconfigge inevitalmente nel 1424 Braccio da Montone nella piana di Bazzano presso l’Aquila.

Tuttavia l’appoggio di Giacomo Orsini al Montone porta anche alla sconfitta del conte proprio presso i suoi possedimenti abruzzesi di Tagliacozzo. I Mercenari con il loro esercito per indebolire Braccio da Montone prendono di mira i possedimenti del suo valido alleato Orsini, depredando con ferocia la contea di Tagliacozzo nel 1424. Questa viene completamente devastata soprattutto nella zona dei Piani Palentini e presso Tagliacozzo. Scurcola Marsicana in questa circostanza viene distrutta e il suo castello espugnato. Per la prima volta nella Marsica abbiamo il primo scontro fra le truppe orsine e colonnesi.

I Colonna per il loro aiuto dato a Giovanna II chiedono alla regina un compenso di feudi in Abruzzo. La decisione di Giovanna ricade sul feudo di Albe da tempo sprovvisto di una valida signoria. Nel 1425 Antonio Colonna con il beneplacito del fratello Papa Martino V, diventa conte d’Albe. Martino V per fronteggiare le mire degli Orsini procede a una pacificazione con Giacomo Orsini attraverso il matrimonio dell’erede Orsini Giovanni Antonio con Agna Colonna. L’anno prima Martino V riesce nel capolavoro di far sposare il suo giovanissimo nipote Edoardo Colonna con Jacovella Berardi, ultima erede del glorioso casato abruzzese e proprietaria della contea di Celano ereditata nel 1423 dal fratello Pietro IV, che morendo senza eredi  maschi aveva nominato la sorella più giovane sua erede universale.

Gli Orsini si trovano così in casa l’odiata famiglia Colonna con cui per il momento a causa della presenza del papa devono accettarne l’ingrombrante presenza senza reagire.

 

 

– Giacomo e Antonio Caldora conte d’Albe e Tagliacozzo (1436-41)

Nel 1431 muore Papa Martino V e alla sua morte si scioglie come neve al sole il matrimonio fra Jacovella Berardi ed Edoardo Colonna. Jacovella grazie all’aiuto della madre e di poche altre persone fugge da Palazzo Colonna di Roma e ritorna a Celano, accolta felicemente dai suoi sudditi. Jacovella tornata a Celano chiede al papa di annullare le nozze con Edoardo. Il papa poco tempo dopo accorda a Jacovella l’annullamento del matrimonio e lei si sente finalmente libera di poter amministrare il suo contado senza dictat da alcuno. I Colonna risentiti con Jacovella provano a farla tornare sui suoi passi, ma niente da fare.

Successivamente vediamo come Giacomo Caldora conquisti senza colpo ferire la contea di Tagliacozzo e poco dopo fagocita anche la contea d’Albe, lasciando nella disperazione le persone che vi vivono, ma allo stesso tempo i grandi feudatari come i Colonna e gli Orsini rimangono senza. Caldora inoltre per consolidare il suo potere sulla Marsica sposa Jacovella da Celano nel 1439.

Jacovella è ben disposta a sposare Caldora perchè sa che con lui a fianco nessuno oserà rubargli nulla. Purtroppo però il matrimonio dura poco per la morte dopo soli tre mesi di Caldora ormai anziano. Alla sua morte le contee di Albe e Tagliacozzo sono ereditate dal figlio Antonio.

Antonio Caldora è un capitano di ventura come il padre ma non ha le qualità paterne, tuttavia per circa tre anni egli tiene le redini del grande feudo. Nel 1441 Caldora muore senza figli e per evitare che le due contee possano andare vengono ricedute agli Orsini nella persona di Giovanni Antonio Orsini figlio del vecchio conte tagliacozzano Giacomo.

 

 

– Il ritorno degli Orsini (1441-56) e l’unificazione di Albe con Tagliacozzo

Stemma della famiglia Orsini conti di Tagliacozzo. (Immagine da https://www.cognomix.it/stemma-famiglia/orsini)

 

Nel contesto del regno di Napoli è in atto dal 1435, ovvero dalla morte senza eredi di Giovanna II, una guerra di successione fra un altro ramo della famiglia d’Angiò e gli Aragona che si sono messi in testa di conquistare il regno di Napoli. Giovanni Antono si trova a combattere le truppe del re di Napoli Alfonso d’Aragona. Entra nel regno di Napoli con il legato pontificio, il cardinale di Taranto, alla testa di 1000 uomini. Non è compiuta dagli assalitori alcuna cosa di rilievo. Successivamente Giovanni Antonio Orsini si riconcilia con il re di Napoli, che lo perdona e gli restituisce la contea di Tagliacozzo. donandogli però la contea d’Albe, insieme alla baronia di Corbara e Paterno.

La contea di Tagliacozzo allargata con Albe viene a formare uno dei più grandi feudi del regno napoletano con i suoi 3363 fuochi per un totale di 16.000 persone fra le contee di Albe e Tagliacozzo. Negli anni del regno di Alfonso I re di Napoli le tasse erano di molto cresciute sia per sostenere le spese della corte che soprattutto l’esercito. Certo era che per non deprimere troppo lo stato c’era bisogno anche di sostenerlo. Per questo si cercava di sostenere in modo deciso la lavorazione della lana che si rivela essere uno dei maggiori entroiti dello stato.

Alfonso I cerca di rafforzare come può il controllo sulle terre di confine con lo Stato della Chiesa, migliorando il sistema stradale e soprattutto assicurando allo Stato napoletano il controllo dei passi di confine, cercando di sottrarli al controllo baronale. In questo contesto il lavoro di Giovanni Antonio Orsini si rivela efficace in quanto riesce bene ad amministrare questo pezzo di Marsica rendendolo ancora sicuro nei passaggi di merci e uomini.

Negli anni di Alfonso I e più ancora il figlio Ferdinando incentiveranno come meglio possono lo sviluppo delle fiere sia come mercato generale che soprattutto come mercato per la lana. In questo senso vediamo che tra il 1448 e il 1460 si moltiplica lo sviluppo delle Fiere, come per esempio a Tagliacozzo che diventa la maggiore città marsicana per commercio di vari prodotti tra cui la lana

Grazie a ciò a cascata ne viene che in questo periodo comincerà a svilupparsi in modo deciso il fenomeno della Transumanza che prenderà un deciso sviluppo in tutta la Marsica.

 

 

– I De Ponte e il castello di Corcumello

L’ala quattrocentesca del castello. (Immagine personale)

 

I De Ponte rimasti in vita nel 1450 sono pochi e gli eredi diretti sono solo due ovvero Giovanni Battista e la sorella Tuzia. Giovanni Battista ha scelto la carriera ecclesiastica diventando nel tempo vescovo di Bitonto, ma pur in questa veste continua ad interessarsi del suo paese di origine Corcumello.

La sorella Tuzia invece sposa nel 1453 Sante Vetoli noto feudatario della zona alla cui discendenza andrà il castello e il paese di Corcumello e quando questi viene inglobato nel ducato di Tagliacozzo alla fine del ‘400, i Vetoli rimarranno la famiglia guida di Corcumello. Questa premessa è importante perchè serve a capire chi sono coloro che saranno gli artefici del grande cambiamento strutturale del castello e quindi anche del borgo di Corcumello nella seconda metà del ‘400.

Il castello di Corcumello alla metà del XV secolo si presenta ancora nella sua forma trecentesca senza che nessun nuovo intervento strutturale sia stato fatto dall’ultima rivisitazione architettonica.

Il complesso architettonico si presenta con due strutture separate, ovvero il castello primitivo del XII secolo rappresentato da una torre cintata molto alta e l’ala del palazzo nuovo costruito sull’attuale via Conte Vetoli. Ebbene la ristrutturazione quattrocentesca del castello tenderà ad apportare cambiamenti anche nel paese, che andremo a discutere poco più avanti

 

 

– La nuova fonte economica dell’Abruzzo e della Marsica: la lana di pecora (1450)

A metà del XV secolo lo sviluppo della lana come prodotto d’eccellenza consente un salto di qualità anche all’Abruzzo divenendo uno dei più importanti poli di lavorazione della lana e di allevamento di pecore.

Il fenomeno della lana da pecora porta inevitabilmente dei cambiamenti d’abitudine nei vari paesi del territorio, come appunto a Cappadocia, alla Valle di Nerfa Valle di Nerfa e a molti altri centri anche nei Piani Palentini come a Corcumello.

Qui l’allevamento delle pecore è già da molto tempo una realtà però sviluppata solo al livello locale. Ora con l’apertura di fiere come a Tagliacozzo, il settore fa un deciso salto di qualità, così come fa un salto di qualità il fenomeno della Transumanza.

 

 

– Matrimonio di Tuzia De Ponte (1453)

Immagine di un matrimonio nel XV secolo.

(Immagine da http://www.mylifeinthecountryside.it/come-si-svolgevano-le-feste-nuziali-nel-medioevo/)

 

L’ultima erede di casa De Ponte, Tuzia sposa il nobile Santo Vetoli con il quale come già accennato produrrà un grosso cambiamento nella struttura del castello e del borgo in generale.

 

 

– L’Italia della pace di Lodi (1454)

L’Italia dopo la pace di Lodi del 1454

 

Sul piano politico nazionale abbiamo la firma a Lodi di un trattato di pace che pone termine ad una guerra fra i vari staterelli italiani nella lotta alla supremazia sovraregionale nella penisola italiana.

Il trattato di pace sancisce sostanzialmente una parità fra i vari principati e una impedenza da parte di ognuno di riuscire ad assoggettare ulteriormente gli altri. L’accordo di pace firmato a Lodi e raggiunto grazie ai buoni uffici di Cosimo dei Medici signore de facto di Firenze dal 1434. Questo accordo di pace fra i vari staterelli italiani sancirà un’oggettivo equilibrio di potere per 40 anni assicurando all’Italia un lungo periodo di pace e prosperità.

 

 

 – La contea di Tagliacozzo e Albe passa al Demanio (1456-64)

Nel 1456 muore senza eredi il conte di Tagliacozzo e Albe Giovanni Antonio Orsini. Ciò porta inevitabilmente a dei seri  problemi per il rischio che questo importantissimo feudo di confine possa finire in mani ostili. A causa di ciò il re Alfonso assorbe nel Demanio le due contee di Albe e Tagliacozzo. Il periodo successivo vede quindi Albe e Tagliacozzo divenire territori dello stato, con tutte le conseguenze positive e negative della questione. 

Nel 1456 a causa di un violentissimo terremoto esploso in Irpinia si hanno notevoli danni ai centri abitati circostanti il sisma. Purtroppo queste conseguenze importanti vi sono anche nella Marsica dove sono diversi i paesi colpiti in modo tragico dal sisma di cui ci occuperemo a breve.

A parte il forte sisma del 1456 e poi anche quello del 1461 il cosidetto periodo demaniale 1456-64 favorisce di molto l’economia di Tagliacozzo in quanto città demaniale aveva diritti che altre città non avevano. E’ noto infatti che le città regie si ritengono fortunate di dipendere dalla corona e sono guardate con rispetto ed invidia per i privilegi di cui godono, come l’essere affrancati dalle angherie baronali, per la maggiore prosperità economica e per una maggiore libertà di azione dei suoi rappresentanti, forse più presunta che reale, vista la totale dipendenza dall’autorità regia.

Inoltre, laddove in qualche università vicina il dominio feudale fosse divenuto asfissiante, si sarebbe determinato un esodo di perseguitati dall’ira baronale verso la città demaniale, alla  ricerca di protezione verso la città demaniale, alla ricerca di protezione e difesa all’ombra del potere regio.

 

 

– Il terremoto del 1456

Terremoto dell’Irpinia del 1456. (Immagine da internet)

 

Il terremoto del 1456 si sarebbe verificato nella zona dell’Irpinia, manifestandosi con una forza importante, più o meno dovremmo essere sui 6.6-6.7 Mw. L’area più a ridosso del sisma quella campana è stata colpita con grande durezza, ma anche il resto del centro Italia ne ha risentito molto. Sono molte infatti le fonti in proposito che raccontano dei gravi danni arrecati dal sisma a città e borghi anche molto distanti fra di loro

Riguardo la Marsica sappiamo che il sisma si è sentito distintamente e fortemente in tutta l’area provocando in quasi tutti i paesi danni e crolli, per esempio ad Avezzano è crollata la  chiesa di San Bartolomeo, ma anche qui il paese ha comunque retto.

Però in generale fatta eccezione per la Valle di Nerfa e la Piana del Cavaliere e parte dell’area di Tagliacozzo, le altre zone hanno retto abbastanza e ciò viene detto in quanto osservando alcune cronache del tempo non sembrano parlare di morti, ma solo di feriti.

 

La Piana del Cavaliere oggi. (Immagine personale)

 

Come accennato le zone della Marsica più colpite per questo sisma  sono state la Piana del Cavaliere e la Valle di Nerfa. Paesi come Pereto, Oricola, Celle (Carsoli), Morbano (Valle di Nerfa) sono praticamente distrutti e i morti per questo sisma sono diverse centinaia.

 

Pereto oggi. (Immagine personale)

 

I borghi di Oricola e Pereto riportano danni molto ingenti con molti morti, i borghi semidistrutti e i loro castelli crollati. Celle (la futura Carsoli) è completamente distrutta e si contano centinaia di morti, il borgo montano di Morbano, posto tra la Piana del Cavaliere e la Valle di Nerfa, è completamente distrutto e la maggior parte dei suoi abitanti è morto sotto le macerie.

 

 

– Il sisma del 1456 nell’area di Tagliacozzo

Come detto nell’area di Tagliacozzo la scossa è stata bene avvertita provocando molti danni e diversi feriti, basta immaginare che nei pressi di Scurcola, l’Abbazia di Santa Maria della Vittoria risulta semidistrutta. Per cui quasi sicuramante anche Scurcola ha riportato danni importanti.

 

 

– Corcumello nel sisma del 1456

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il borgo di Corcumello, posto su di una collina con affaccio sui Piani Palentini, risulta sicuramente toccato dal sisma del 1456, ma salvo qualche crollo qui gli effetti  sono contenuti, restando saldamente in piedi e questo lo diciamo anche in funzione di altri sismi avvenuti in seguito.

E’ vero che il sisma dell’Irpinia del 1456 è stato fortissimo, (7,1 Mw) e ha avuto effetti catastrofici in diversi parti del sud Italia, ma qui gli effetti sembrerebbero essere molto contenuti, sicuramente niente è avvenuto a paragone di quanto successo nella Piana del Cavaliere. Se chiaramente in seguito avremo informazioni maggiori al riguardo vi torneremo sopra.

 

 

 

– Il terremoto dell’Aquila del 1461

Terremoto dell’Aquila del 1461. (Immagine da internet)

 

Come abbiamo accennato nel 1461 un nuovo forte terremoto interessa la Marsica, seppure meno intensamente rispetto al sisma di 5 anni prima. Parliamo del sisma dell’Aquila del 1461 che si è manifestato con una potenza di 6.5 Mw e ha devastato la città e tutti i paesi a ridosso di questa. Ma il sisma ha colpito violentemente anche Sulmona e i centri limitrofi così come la Valle dell’Aterno e l’Altopiano di Navelli.

E la Marsica?

Rocca di Cambio oggi. (Immagine personale)

 

Anche la Marsica è stata interassata da questo sisma con scuotimenti importanti, tuttavia qui gli effetti sono stati molto minori, registrando solo pochi danni importanti. In generale per questo sisma la zona marsicana  più colpita è stato l’Altopiano delle Rocche, con i paesi di Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli, che hanno registrato diversi crolli, in quanto più vicini al cratere sismico. Comunque tutti questi paesi sono stati poi restaurati e sono andati avanti nella loro storia.

 

 

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– Ristrutturazione del castello di Corcumello (circa 1460-80)

 

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Per quel che si è inteso sembra che negli anni 1460 sia avviata una lunga ristrutturazione dell’antico maniero di Casa De Ponte – Vetoli che durerebbe fino alla fine degli anni 1470.

Sante Vetoli e la moglie Tuzia De Ponte con l’ausilio del fratello Giovanni Battista, ecclesiastico, avviano una decisa ristrutturazione del maniero. Innanzitutto si passa a ristrutturare l’antico castello iniziando dalla torre. L’antica torre viene abbassata in quanto troppo alta e vi viene inserita una bifora ovale.

 

 

– I fratelli Napoleone e Roberto Orsini diventano conti di Tagliacozzo e Albe (1464-80)

Napoleone e Roberto Orsini dipinti nella scena della Natività nel Palazzo Ducale di Tagliacozzo

 

Nel 1464 i fratelli Napoleone e Roberto Orsini, come scritto nel testamento di Giovanni Antonio, sono riconosciuti conti di Tagliacozzo e Albe. Le due contee tornate sotto gli Orsini vengono potenziate nell’aspetto militare diversi castelli sono riparati e molte strade vengono riparate. Tuttavia il potere esercitato dai due fratelli, ma soprattutto da Roberto, visto che era lui che si è occupato maggiormente e in prima persona dell’area marsicana soggetta alla famiglia, si concentra sul lato economico. Roberto, infatti incentiva di concerto con il re, l’industria della lana, portando così alla nascita di alcune importanti industrie locali.

Su questo filone Roberto Orsini cerca di dare il giusto sostegno alla transumanza, migliorando i tratturi e assicurando altri favori per l’allevamento, le carni, il trattamento e il commercio delle pecore e della loro lana. Roberto Orsini ha come area di competenza Napoli e l’Abruzzo (le contee di Albe e Tagliacozzo) e si da fare anche come uomo di cultura promovendo l’arte e il riassestamento dei paesi dopo i terremoti di metà secolo.

 

 

Palazzo Ducale a Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Sicuramente è Tagliacozzo il posto dove Roberto interviene maggiormente sul piano urbanistico a partire dal 1467, essendo questo il capoluogo generale di entrambi i feudi. Albe ormai è ridotto a poca cosa ed è solo un piccolo villaggio molto diverso dalle grandezze del passato. Fatto è comunque che egli si adopera come può per migliorare sia nell’ambito della tassazione che in altri settori l’economia dei due feudi e quindi anche la vita dei suoi cittadini.Nel periodo di governo di Roberto e Napoleone Orsini abbiamo comunque numerose seppure piccole scaramucce con i Colonna che desiderosi di mettere le mani sulla Marsica non esitano dall’interno o dall’esterno a mettere in difficoltà la signoria orsina sulla Marsica.

Negli anni precedenti all’ascesa di Roberto e Napoleone a Tagliacozzo, gli Orsini si sono fatti valere agli occhi del re e del papa in numerose occasioni come nel 1462 anno della defenestrazione degli Acclozamora da Celano e la successiva ascesa l’anno successivo di Alfonso Piccolomini nipote del papa.

Il papa approfittando della guerra intestina fra Jacovella contessa di Celano e il figlio prepotente Ruggero IV riesce con abilità a far cacciare (grazie all’abilità militare di Roberto Orsini) Ruggero IV, che aveva arrestato la madre per prenderne il posto e allo stesso tempo con buona pace della contessa a sottrarle l’amata contea per darla al nipote Alfonso.

 

Monte Velino è la montagna simbolo della Marsica. (Immagine personale)

 

Anche se praticamente è Roberto ad occuparsi della Marsica, sul piano nominale è anche Napoleone responsabile del territorio marsicano. Ne viene con se che qualunque cosa faccia uno l’altro tacendo approva e così accade qui nella Marsica. Tra il 1479 e il 1480 sia Roberto che Napoleone muoiono ed essendo entrambi nominalmente conti di Tagliacozzo il successore naturale è Virginio unico figlio di maschio di Napoleone e riconosciuto da tempo quale erede del casato dallo zio Roberto.

 

 

– Ristrutturazione del castello di Corcumello (1470-77)

L’intero castello visto dall’alto.

Nel corso degli anni 1470 abbiamo la ristrutturazione del corpo più antico del castello quella del XII secolo. La ristrutturazione di questa parte vede la trasformazione del cortile interno del vecchio castello in un giardino sopraelevato, detto anche giardino pensile, con collegamento diretto alla ala quattrocentesca in corso di costruzione. La torre mastio viene ridotta in altezza e dotata di accesso basso con portale architravato e superiori finestre monofore e bifore tardo-gotiche.

 

L’ala quattrocentesca del castello. (Immagine personale)

 

Insieme alla risistemazione della parte antica viene aggiunto al maniero un’altra ala che collega l’ala trecentesca con cui condivide un cortile interno e il vecchio castello appena risistemato. La nuova struttura si allunga e si appoggia sulle mura ovest del recinto murario con cortili interni, una cappella dedicata a Santa Anatolia: sul fronte sono visibili ampie arcature a tutto sesto ed una bella cornice marcapiano.

La ristrutturazione così descritta avviene più o meno tra il 1465 e il 1477 ad opera soprattutto di Giovanni Battista De Pontibus, vescovo di Bitonto. A ricordo di ciò abbiamo una targa del 1477 su cui è citato l’illustre vescovo De Ponte.

 

 

– Ristrutturazione del borgo di Corcumello (1470-80)

Il borgo di Corcumello in una ricostruzione su come doveva apparire all’inizio del XV secolo.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

Insieme alla ristrutturazione del castello di Corcumello viene anche rimeneggiato anche il borgo tramite la costruzione di quattro nuove torri rompitratta. Queste vengono posizionate sul versante sud ovest del paese in Via Torrione e Vicolo fuori le mura. Le torri così poste vengono ad ammodernare il paese nella sua capacità di difesa da attacco esterno. Le torri così poste sostituiscono le quattro vecchie torri trecentesche non più adatte ai nuovi modelli difesa e s’inseriscono pongono nella grande recinzione delle case mura del borgo stesso, che come una grande recinzione vengono ad accerchiare il castello De Ponte, che si trova nel centro del borgo nella sua parte sommitale.

Le nuovi quattro torri costruite nella seconda metà del Quattrocento sono cilindriche con scarpa di base presenti e così fatte come accennato prima rappresentano un perfezionamento delle opere di difesa dei borghi rinascimentali in un periodo in cui l’apparizione delle prime armi da fuoco (“bombarde e “columbrine”) rendeva ormai inservibili le torri quadrate o poligonali.

In una di esse sulla destra di Porta Cancello, è ancora presente il foro circolare dove usciva la canna della colubrina  (piccolo cannone a canna stretta) con sopra il foro a croce per il untamento della stessa. Non è del tutto impossibile che le torri rotonde nascondono nel loro interno le torri ad “U” trecentesche.

 

 

– La nascita della Transumanza dall’Abruzzo allo Stato Pontificio (1470 circa)

 

La Transumanza nel ‘400 dalla Marsica alla campagna romana.

(Immagine da https://zibaldonews.blog/2020/03/03/paliano-e-lantica-pratica-della-transumanza/)

Con gli Orsini, precisamente con Napoleone e Roberto Orsini, proprietari del contado di Tagliacozzo dal 1464 e di feudi laziali in continuità con il feudo abruzzese, nasce la transumanza dall’Abruzzo al Lazio e viceversa. Questa linea di transumanza di ovini ed equini vedrà il maggiore sviluppo con i Colonna che s’insedieranno al posto degli Orsini alla fine del secolo e andrà avanti anche dopo la fine del regime feudale, praticamente fino a metà 900.

La zona dei Monti Simbruini a cui appartiene anche la Valle di Nerfa con i suoi borghi caratteristici sarà dalla metà del ‘400 in avanti il terminale abruzzese della transumanza di pecore, cavalli ecc. che dal Lazio raggiunge le montagne abruzzesi.

Quindi se pur fra vari conflitti di potere tra Orsini e Colonna per la proprietà del contado di Tagliacozzo nel ‘400 di ha l’inizio della mobilità dei braccianti agricoli e dei pastori della Valle di Nerfa , che si specializzeranno nell’allevamento di ovini e equini (cavallari), che emigrano verso la campagna romana e precisamente nei possedimenti degli Orsini e dei Colonna .

Con questa situazione rinasce la vecchia strada romana che passa attraverso Corcumello, Girifalco, Petrella, Cappadocia, Vallepietra e Subiaco, strada che diventa anche meta dei pellegrinaggi alla SS. Trinità. In questo clima di continua espansione della pastorizia verso il Regno di Napoli nella metà del ‘400 i Colonna istituiranno poi nel XVI secolo la Dogana pastorale utilizzando i pascoli estivi dei Monti Simbruini.

 

 

– Virginio Orsini nuovo conte di Tagliacozzo (1480-97)

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

Nel 1480 Virginio Orsini, figlio di Napoleone, diventa nuovo conte di Tagliacozzo e Albe. In questa veste prosegue quanto fatto dallo zio Roberto ovvero continuare sul piano edilizio a migliorare Tagliacozzo, specie il palazzo Ducale, facendone divenire una grande residenza. Allo stesso modo vengono avviati dei lavori di per ristrutturare alcune rocche presenti nel territorio di Albe e Tagliacozzo in quanto giudicate valide come posizione che possono tornare utili in caso di attacco o organizzazione territoriale. Le rocche principali che vengono ristrutturate sono i castelli di Albe, di Scurcola e di Avezzano, più altri castelli minori. Il castello di Albe viene completamente ricostruito essendo da tempo  in completo abbandono da molto tempo.

Il castello di Scurcola Marsicana oggi. (Immagine personale)

Il castello viene però ricostruito seguendo la base precedente, quindi si parla sempre di una rocca rettangolare con 4 torrioni laterali. Altra modifica segue invece il castello di Scurcola che viene completamente stravolto per renderlo più valido sul piano militare. La rocca di Scurcola è pensata infatti più in chiave militare che in chiave residenziale e sulla base di ciò è modificata profondmente. La piccola rocca esistente ad Avezzano viene invece resa più grande e imponente per renderla un degno palazzo principesco in stile rinascimentale. La rocca deve essere sia un castello residenziale che militare.

Quanto al lato economico Virginio prosegue nel rafforzamento complessivo del settore della lana da pecora, continuando a migliorare i tratturi e la sicurezza di questi oltre che altri aspetti pratici. Soprattutto però Virginio dedica gran parte dei primi anni di governo nel consolidarsi nei suoi feudi, in quanto i Colonna si sono rifatti avanti e a causa di situazioni interne al regno napoletano Virginio è divenuto nemico del re e al contrario i Colonna sono divenuti filoregi. Ciò consente loro di recuperare prima Albe nel 1481 e poi anche Tagliacozzo tolta a Virginio dal re in quanto divenuto suo nemico. All’interno poi di un conflitto più grande che riguarda i vari stati italiani, al livello locale le due famiglie rivali degli Orsini e Colonna arrivano a fronteggiarsi a viso aperto prima a Roma mettendola a ferro e fuoco nel 1482 e poi anche nei territori abruzzesi che sono teatro di alcune lotte cruente fra le due famiglie e i loro due capi, Virginio Orsini e Fabrizio Colonna.

I due si guerreggiano in tanti modi sia al livello politico, che militare che privato provando a uccidersi a vicenda coinvolgendo in ciò anche altri  membri delle loro famiglie. Per esempio nel 1482 all’inizio dello scontro fra le due famiglie è l’uccisione di Prospero Colonna da parte dei Riario, amici degli Orsini, a scatenare grossi conflitti in città fra le due fazioni. Ad un certo punto della storia a quanto pare tra il 1482 e il 1484 i Colonna riescono ad avere la contea di Tagliacozzo.

Ma gli Orsini sono pronti a muovere un tremenda guerra ai Colonna purchè riescano a recuperare Tagliacozzo e Albe. La reazione orsina esplode nel maggio 1484 allorquando le truppe di Girolamo Riario, capo delle guardie papali, viene assalito insieme alle truppe dei Colonna, dalla furia di Virginio Orsini.

4000 uomini degli Orsini mettono a ferro e fuoco Roma, uccidendo e saccheggiando la città, arriva ora ndo a catturare Loreno Oddone Colonna. Virginio Orsini oltre ad essere riuscito a mettere sotto chiave il suo rivale ora punta anche ad eliminarlo fisicamente per mandare un messaggjo forte alla sua famiglia.

 

 

– La reazione dei Colonna (1484)

Oddone Lorenzo Colonna viene decapitato nel carcere di Napoli e poco tempo dopo i Colonna devono cedere alle richieste orsine di cessione dei feudi abruzzesi.  Nel frattempo Virginio si preoccupa di consolidare il proprio potere riappacificandosi con il re di Napoli stesso attraverso vari atti compiuti da Orsini in sudditanza al re.

I Colonna però non rinunciano al loro sogno di possedere i due feudi abruzzesi di Albe e Tagliacozzo e si preparano a dare battaglia agli Orsini. Per questo arruolano giovani atti alla guerra trovandoli nelle campagne abruzzesi e li preparano per un ipotetica rivincita. Molti di questi mercenari vengono presi come detto dai luoghi d’origine e fatti diventare guerrieri senza sapere dove andranno.

Nel 1484 il papa ormai prossimo alla fine riconsegna le due contee di Tagliacozzo e Albe agli Orsini mentre il popolo invoca la pace. Poco tempo dopo il papa muore e a Roma ci si prepara ad eleggere il nuovo pontefice, ebbene i Colonna mettono a ferro e fuoco Roma per fare pressione sul conclave affinchè sia eletto il loro canditato. Nello stesso tempo gli Orsini rientrano a Tagliacozzo e ottengono il giuramento del popolo nei loro confronti. Il nuovo pontefice è Innocenzo VIII Cibo e non è nessuno dei canditati proposti, e questo porta malanimo in tutti, in quanto tutti vogliono una parte di potere. Il nuovo pontefice finisce per essere fortemente influenzato da Lorenzo dei Medici, il più importante personaggio politico dell’Italia di allora. Lorenzo ottiene molto da questo papa e lo guida in qualche modo riuscendo ad influenzarlo nelle sue scelte politiche.

Tornando alla situazione politica del tempo abbiamo che re Ferrante sentendosi forte decide di provare a tagliare con una mossa i legami d’influenza che lo stato pontificio ha sul regno di Napoli. Innocenzo non può permettersi questo e spinge per una guerra. La guerra che ne viene fuori e una totale rivolta dei baroni contro il re napoletano.

Nella Marsica il conte Virginio Orsini rinnova la sua fedeltà al re, mentre i Colonna approfittando della situazione sorreggono il papa e provano sotto le insegne papali a conquistare la Marsica togliendola a Virginio. I Colonna inizialmente riescono ad occupare il territorio marsicano, ma la forza militare di Orsini riesce a recuperare il territorio sottratto da loro e a sconfiggere i Colonna e ciò nonostante che Virginio risulta impegnato su più fronti militari.

Infine nel 1485 dopo diversi mesi duri combattimenti la rivolta dei baroni è sconfitta da re Ferrante anche grazie al sostegno militare di Virginio Orsini. Virginio riesce a far pace con il re che gli restituisce le contee di Tagliacozzo e Albe.

 

 

– Il governo di Virginio Orsini

Virginio Orsini conte di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

Dopo la rivolta dei Baroni, Virginio Orsini esce  rinato da questa guerra in quanto vede consolidare il suo potere sui suoi feudi abruzzesi e tutto a discatpito dei Colonna. Ma nonostante ciò Virginio sa bene di non poter stare tranquillo e quindi approfitta di un certo periodo di tranquillità per rafforzare le proprie fortezze nel territorio marsicano e ciò di più rispetto allo zio Roberto.

Ebbene viene ultimata la ricostruzione del castello di Alba Fucens, seppure ormai questo sia considerato un maniero secondario. Tra i castelli ricostruiti, ma comunque molto rimaneggiati vi sono il castello di Avezzano e il castello di Scurcola, che vengono completamente ripensati in funzione miliitare. Ma anche alcuni castelli più piccoli vengono potenziati come il castello di Tagliacozzo che diventa una base di controllo del territorio sottostante.

Oltre ai castelli vi sono anche le torri di Pescina, Venere e Trasacco che sono restaurate e potenziate in chiave difensiva. Purtroppo come vedremo a breve il rafforzamento delle fortezze da parte orsina non servirà a nulla in quanto loro verranno defenestrati definitivamente dalle contee abruzzesi a tutto vantaggio dei Colonna.

 

 

– La caduta degli Orsini e l’ascesa definitiva dei Colonna

Il simbolo dei Colonna. (Immagine da Wikipedia)

Siamo all’inizio del 1494 e re Ferrante muore in gennaio. La sua morte porterà in breve alla deflagrazione del regno napoletano e alla sua sottomissione alle potenze straniere. Ma andiamo con ordine la successione del regno va al figlio primogenito Alfonso II, d’indole crudele, egli risulta odiato dalla popolazione.

Con l’ascesa di Alfonso II, Virginio Orsini si dichiara fedele al re e anche al papa Alessandro VI. Questo frutta ad Orsini la su nomina a Gran Connestabile del regno napoletano. Poco dopo Virginio Orsini fa incontrare il papa Alessandro con Alfonso II nel suo castello di Vicovaro, dove questi stringono un alleanza militare.

Ludovico il Moro a Milano vuole insediarsi come duca, ma deve far fuori o deporre il piccolo Gian Galeazzo. Alfonso II saputo del piano si scontra contro Ludovico, poichè è il suocero del figlio di Giangaleazzo. Poco dopo il reggente Ludovico il Moro fa scendere in Italia Carlo VIII di Francia, il quale vorrebbe riprendersi l’intera penisola e inizia una penetrazione militare diretta verso Napoli. Mentre Carlo VIII scende in Italia riuscendo a non incontrare particolare resistenza. Carlo dopo aver viaggiato per tutta Italia con il suo forte esercito, incontrando poca  resistenza, giunge a Roma dove viene accolto dalla folla festante che per paura di una rappresaglia sulla città si schiera con lui.

Fra coloro che lo accolgono vi è anche Virginio Orsini che con un grande voltafaccia si schiera con Carlo, abbandonando sia il re napoletano che il papa. Tuttavia ciò sarà ricordato a lungo dal papa e costerà caro a Virginio.

Nel frattempo i Colonna con a capo Fabrizio scendono le Alpi e si recano a dare manforte a re Carlo che nella sua discesa verso Napoli di cui rivendica il trono, incontra una forte resistenza nei pressi della Marsica. Qui giunto Fabrizio Colonna che sconfigge le resistenza marse, viene investito sul campo da Carlo VIII delle contee di Albe e Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e Corvaro, in pratica Fabrizio sostituisce Virginio nei suoi territori.

Successivamente una lega di stati italiani caccia Carlo VIII dall’Italia e le contee marse vengono affidate a Fabrizio Colonna nella loro difesa dagli Aragonesi, ma Fabrizio con classico voltafaccia si fa perdonare dal nuovo re napoletano Ferdinando II (succeduto al padre dopo la sua abdicazione), che gli conferma le contee abruzzesi. Virginio Orsini dopo l’epilogo avuto con la perdita delle sue contee, si riassocia al re francese che vuole ritornare in Italia.

Nell’ottobre 1495 le truppe francesi giungono nella Marsica per giungere poi a Napoli. Qui il re priva Fabrizio Colonna dei  feudi marsicani e li affida nuovamente a Virginio Orsini, che nel frattempo ha sconfitto le forze colonnesi e si è ripreso i suoi feudi. A causa però di questi continui passaggi di fronte la Marsica con le sue tre contee è continuamente messa a ferro e fuoco venendo continuamente saccheggiata, con gravissimo disagio per le popolazioni locali.

La situazione di restauro di Virginio Orsini al comando delle contee marsicane è però di corta durata. Papa Alessandro VI memore del tremendo voltafaccia di Virginio nel 1494 lo scomunica il conte Orsini insieme al figlio e al cugino dichiarandoli ribelli della chiesa e confiscando loro ogni bene nello stato pontificio. Inoltre il papa scioglieva da ogni giuramento Tagliacozzo e le altre università dal vincolo di vassallaggio agli Orsini. 

Il re nuovo re di Napoli Federico (succeduto al nipote morto) d’accordo con il papa sconfigge nel giugno 1496 le forze orsine e fa arrestare il conte Virginio imprigionandolo a Castel dell’Ovo. In agosto Federico di Napoli affida a Fabrizio Colonna il compito di riconquistare le contee di Tagliacozzo e Albe e le baronie di Corvaro e Carsoli. Fabrizio Colonna con i suoi uomini mette a ferro e fuoco la Marsica riuscendo a riconquistare in ottobre i territori di Albe e Tagliacozzo e Carsoli. Immediatamente dopo aver ricondotto i suddetti territori sotto la corona di Napoli, re Federico investiva Fabrizio Colonna con la nomina a conte di Tagliacozzo. A Tagliacozzo inoltre viene assegnata la possiilità di emettere soldi tramite l’istituzione di una zecca di stato

Nel gennaio 1497 Virginio Orsini viene avvelenato in carcere morendo poco dopo e qualche mese dopo re Federico in un diploma reale assegna a Fabrizio Colonna la titolarità delle contee di Tagliacozzo e Albe e delle baronie di Corvaro e Carsoli. A questo punto concludiamo che i Colonna ormai consolidatisi nei territori abruzzesi, tranne che per alcuni momenti ed eventi particolari rimarranno stabilmente feudatari della Marsica occidentale.

 

 

– Gli Orsini tornano all’attacco (1498)

Nel 1498 Gian Giordano e Carlo Orsini figli di Virginio tentano un assalto con loro uomini per riprendersi i territori marsicani, ma le milizie di Fabrizio Colonna li sconfiggono gravemente presso Tivoli.

Qui perde la vita anche Carlo Orsini. Pochi mesi dopo Gian Giordano è costretto a firmare una pace con i Colonna riconoscendo indirettamente il loro dominio sui territori abruzzesi. Il riconoscimento di Fabrizio Colonna quale nuovo conte di Tagliacozzo e di Albe è confermato anche dal papa che in accordo con il re Federico I accetta implicitamente la nomina di questo.

 

 

– Il diploma reale del 1499

Nel 1499 un nuovo diploma reale di Federico riconferma i territori abruzzesi a Fabrizio Colonna, nominandolo anche Gran Connestabile del Regno. Inoltre Federico I dona a Fabrizio lo splendido palazzo napoletano di via Mezzocannone che diventerà la residenza dei Colonna a Napoli.

 

 


 

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XVI SECOLO

 

– Il regno di Napoli diventa viceregno di Spagna

Nel 1501 re Federico I di Napoli viene destituito dal papa e il trono di Napoli rimane vacante. I due contendenti principali ovvero Spagna e Francia si lanciano alla conquista del regno napoletano, ognuno accampando diritti sul trono. Alla fine di una sanguinosa lotta è la Spagna ad avere la meglio insieme ai loro sostenitori, fra cui i Colonna che hanno impegnato molte risorse per sostenere le pretese al trono degli Spagnoli.

Fatto è comunque che nuovo re di Napoli diventa Ferdinando V di  Castiglia – Spagna. Il nuovo re non vuole avere una nuova corona, ma semplicemente una colonia e per ottenere questo abbassa il regno di Napoli a Vicereame. Questo fatto arriva alle persone così da farle esplodere di rabbia contro gli Spagnoli, ma loro ormai sono i padroni e sono troppo forti per metterli in discussione.

 

 

– Il nuovo ducato di Tagliacozzo (1504) e il grande condottiero Fabrizio Colonna

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Il re riconosce che la forza dei Colonna è stata importantissima nel conquistare il trono spagnolo. Per questo motivo Ferdinando eleva con un diploma reale, Fabrizio Colonna a I duca di Tagliacozzo (includendo in questa cornice anche la contea di Albe). Oltre a questi territori Fabrizio è confermato barone di Carsoli, Corvaro e della Valle Roveto.

 

 

– Corcumello nel ducato di Tagliacozzo

Corcumello oggi vista da lontano. (Immagine personale)

 

Con la formazione del nuovo ducato di Tagliacozzo sotto la nuova dinastia guida i Colonna, anche Corcumello, che faceva prima parte della contea di Tagliacozzo, entra nella nuova struttura feudataria. Con i Colonna l’intera Marsica occidentale e centrale (vecchia contea d’Albe) acquista una dimensione più stabile e la vita nel nuovo grande stato feudale diventa migliore sul piano amministrativo e organizzativo.

Certo gli alti e bassi ci sono, ma sicuramente sul piano politico c’è migliore stabilità rispetto a prima. Se a ciò aggiugiamo l’essere un territorio di confine fra stato spagnolo e stato pontificio porta l’intera zona ad essere un territorio particolare.

Corcumello come piccolo centro della Marsica rimane sempre un po’ isolato dalle importanti vie di comunicazione, ma comunque rispetto ad altri piccoli centri della Marsica rimane un centro abitato di tutto rispetto con una popolazione media in crescita.

 

 

– Il castello di Corcumello a inizio XVI secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1493 è morta Tuzia De Ponte l’ultima, del suo glorioso casato, e più o meno nello stesso periodo anche Sante Vetoli  (il marito) è deceduto. Ora sono i figli, a cominciare dal primogenito Baldassare Vetoli, a continuare a dirigere il piccolo paese marsicano e il castello lasciato loro in eredità. I Vetoli così come i De Ponte prima, si affermano come nuova famiglia guida, che pur non essendo feudatari di Corcumello, sono comunque la prima famiglia del paese.

Il castello completata la ristrutturazione quattrocentesca, viene diventando palazzo residenziale, a scapito del suo ruolo di fortezza militare avuto nei secoli passati. I Vetoli confermano questo maniero come loro residenza ufficiale e procedono ad una nuova ristrutturazione del castello con la costruzione di una nuova ala, definita palazzo Vetoli.

La nuova ala del castello viene realizzata agli inizi del ‘500 con successive ristrutturazioni settecentesche e consiste di un nuovo corpo residenziale di tre piani con cortile interno affiancato a Palazzo De Pontibus e un nuovo collegamento con la parte antica del castello.

 

 

– Gli anni del duca Fabrizio (1504-20)

Fabrizio Colonna I duca di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

 

Fabrizio Colonna è sicuramente fra tutti i Colonna colui che in qualche modo ha fatto fare un grosso salto sociale alla famiglia da lui rappresentata. Nel contesto di Duca di Tagliacozzo si adopera direttamente e indirettamente nel rafforzare la propria posizione anche nei confronti della popolazione che dopo molti anni di guerre si sente tradita dai propri governanti.

In questo senso la possibilità per Tagliacozzo di emettere soldi avendo una propria zecca si rivela di buon auspicio sotto il piano economico. Nel 1505 Fabrizio per poter avere un controllo totale sul proprio territorio e facendosi forza per il gran numero di privilegi avuti dal re, tra i quali anche il titolo di Gran Connestabile, con un atto di forza assorbe al ducato il feudo dell’Abbazia di Santa Maria della Vittoria.

L’Abbazia di Santa Maria della Vittoria eretta a Scurcola dal re Carlo I D’Angiò l’indomani della vittoria su Corradino era a capo di un piccolo feudo monacale che comprendeva diversi paesi della Marsica tra cui  Scurcola e una parte del territorio lacustre. L’abbazia già in crisi da tempo per l’abbandono dei monaci viene ora cancellata. La stessa sorte tocca sempre nel 1505 all’Abbazia di S. Maria di Luco, che appartiene al monastero di Monteccassino, che tramite questa abbazia controlla una parte di territorio marsicano. Ebbene d’ora in avanti questo territorio facente capo all’abbazia viene assorbito dal ducato di Tagliacozzo.

Fabrizio con l’aquisizione dei due feudi monacali assicura al ducato di Tagliacozzo un completo e uniforme controllo territoriale. Fabrizio volendo poi assicurarsi una definitiva mano libera nei suoi territori abruzzesi ma anche laziali tramite l’aiuto del papa stipula nel 1511 una pace con la famiglia Orsini, che si trova costretta così a riconoscere il suo dominio sui territori marsicani.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Come si comanda a un duca c’è bisogno di un valido palazzo di rappresentanza, che assicuri e faccia emergere la potenza della famiglia ducale. In questo senso Fabrizio procede fin da subito diciamo a partire dal 1507-08 a un generale restauro del palazzo comitale di Tagliacozzo, che viene fin da subito cambiato d’aspetto per renderlo più importante rispetto a prima. Da subito vengono rimossi i simboli della signoria orsina e sostituiti con quelli dei Colonna, ma soprattutto vengono chiamati artisti napoletani importanti per il restauro del palazzo affinchè sia reso più elegante e signorile secondo i canoni dell’epoca.

In generale le condizioni economiche del ducato non sono buone vista la continua presenza di eserciti di passaggio che hanno gravemente ferito il territorio con veri e propri assalti ai poveri feudi della zona. Fabrizio inaugura a partire dall’inizio del ‘500 una consietudine di casa Colonna, ovvero la concessione di affitto a un qualche potentato di sua scelta che deve rappresentarlo in lavori particolari. In questo senso si viene definendo nel corso del tempo la figura del luogotenente in una sorta di governo viceducale.

Nel 1516 abbiamo la morte di re Ferdinando di Spagna e la successione del giovane nipote Carlo d’Asburgo che presto sarebbe diventato anche imperatore del S-R-I. Ebbene Carlo tra i primi atti di governo procede alla conferma, tramite diploma reale, dei beni feudali e patrimoniali a Fabrizio Colonna.

Con Fabrizio fino alla sua morte avvenuta nel 1520 la Marsica gode di un periodo di relativa tranquillità, che serve al territorio per riprendersi dai duri anni di guerra d’inizio secolo. In questa fase si assiste a un miglioramento seppure minimo della situazione economica. Un dato positivo di questa situazione è la crescita della popolazione che andrà avanti con alterne fortune fino alla fine del secolo.

Nella Marsica fra il 1505 e il 1545 anno dei due censimenti voluti dai Colonna si ha un incremento della popolazione di 17.000 unità, facendo passare la popolazione complessiva del ducato di Tagliacozzo dalle 25.931 unità del 1505 ai 42.870 del 1545.

 

Il castello di Avezzano prima del terremoto completato in questa versione dai Colonna nel XVI secolo

 

In generale la crescita si ha sia sotto Fabrizio che sotto il figlio Ascanio, nonostante che questo sarà coinvolto nelle guerre del periodo che coinvolgeranno nuovamente anche i feudi abruzzesi. Negli anni di governo di Fabrizio è la moglie Agnese a curare tutti gli affari del marito a Tagliacozzo e Roma essendo lui spesso occupato in guerra. Lei in qualche modo si rende capace di gestire bene tutti i beni di famiglia, mostrando una certa scioltezza nella cura del restauro del palazzo ducale, ma anche del castello di Avezzano che viene completato in questi anni sia sottoforma di castello militare che come palazzo rinascimentale.

 

 

– Ascesa di Carlo I d’Asburgo

Il giovane Carlo V

L’impero di Carlo V nel 1530

 

Carlo I d’Asburgo nel 1516 eredita dal nonno materno il regno di Spagna e nel 1519 dal nonno paterno la dignità imperiale nonchè l’arciducato d’Austria, territorio enorme all’interno dell’impero. Egli si adopera per rafforzare la sua autorità in ogni angolo dei suoi domini e allo stesso tempo per imporre una certa filosofia di vita.

 

 

– Dispute e litigi tra i paesi

Sotto Fabrizio Colonna i paesi del ducato di Tagliacozzo si sono in parte riassestati dopo i conflitti dell’ultima parte del secolo XV e primi anni del XVI, però con la nuova amministrazione Colonna si vengono creando i presupposti per quelle che chiamo liti condominiali. In altre parole se con Fabrizio la situazione di relativa tranquillità ha sopito tanti malumori e una leggera ripresa economica ha permesso a molti di rialzarsi così non è con Ascanio dove complice una crisi economica, la crescita della popolazione e altri fattori spingono i vari paesi del ducato a litigare fra loro per il possesso delle terre confinanti di pascoli e selve, in quanto questo significa poter dar da mangiare ai propri figli.

La gelosia dei paesi per la terra unita agli affitti dei pascoli per il mercato delle pecore producono diverse frizioni locali, in parte regolamentate da leggi emanate dal governo spagnolo emanate però solo nel 1536 e nel 1540 dal governo di Carlo V.

Di situazioni di disagio di discussioni pubbliche fra paesi confinanti è piena la storia locale e ciò chiaramente avviene anche nella valle di Nerfa. Ma chiaramente ciò che influisce è la situazione generale legata ai rapporti di forza fra stati. Come accennato sopra il duca Colonna segue fedelmente il governo spagnolo che ad un certo punto si lancia con i Lanzichinecchi nel sacrilego sacco di Roma

 

 

– Il sacco di Roma e il ruolo dei Colonna

 

Il sacco di Roma nel
1527. (Immagine da
http://retedisapere.blogspot.com/2018/04/1527-il-sacco-di-roma.html)

 

Il 5 maggio gli invasori arrivano sotto le mura di Roma, difesa da una milizia piuttosto ridotta comandata da Renzo da Ceri (Lorenzo Orsini). A fianco agli Imperiali ci sono I Colonna con Ascanio e il cugino Sciarra e l’esercito colonnese che sferrando l’attacco sulla città pur essendo male armati e non preparati ma profondamente arrabbiati per molte ragioni alla fine hanno la meglio sull’esercito papale ed entrano dentro Roma.

Gli imperiali riescono a penetrare dentro la città dalla sponda nord del Tevere. Sono assalite le mura del Borgo ed entrano a Roma la mattina del 6 maggio 1527 concentrandosi tra il Gianicolo e il Vaticano. Carlo III loro comandante è tra i primi ad attaccare, ma rimane ucciso da una palla d’archibugio. La sua morte accresce l’impeto degli assalitori che a prezzo di gravi perdite entrano in città. La morte del Borbone porta al comando delle truppe di Filiberto di Chalons, principe d’Orange.

 

Il sacco di Roma nel
1527. (Immagine da
http://www.illustratori.it/home/oneArt?artID=11946)

 

Le soldataglie fuori controllo devastano e saccheggiano completamente la città di Roma uccidendo e stuprando la popolazione e distruggendo in generale la città. Durante l’assalto Clemente VII, che non si è arreso al loro arrivo, si ritira in preghiera nella cappella privata. Quando capisce che la città è perduta, si rifugia a Castel S’Angelo insieme ai cardinali, agli altri prelati di Curia e ad alcuni domestici e Sediari, grazie al sacrificio della Guardia Svizzera, che lo protegge a prezzo della vita. Nella medesima occasione si sacrificano superiori e alunni del Collegio Capranica che, da allora, acquisì il titolo di “Almo”.

 

Il sacco di Roma nel 1527.

(Immagine dahttps://www.oggiroma.it/eventi/visite-guidate/il-sacco-di-roma-la-calata-dei-lanzichenecchi-del-1527/58139/)

 

In nove giorni  Roma viene gravemente sfregiata mettendola a ferro e fuoco. Molte parti della città vengono incendiate i cittadini grandi e piccoli, maschi e femmine, vengono stuprati e uccisi. Alla fine di 9 giorni  il saccheggio Roma riduce la città a un cumolo di macerie sia dentro che fuori nelle campagne circostanti.

I Colonna si macchiano in questo frangente di gravi crimini. Il papa è costretto a revocare con la forza la scomunica contro i Colonna che aveva fatto qualche tempo prima.

Questa vicenda è tristemente nota come il “sacco di Roma. Il saccheggio è reso più crudele dall’appartenenza degli assalitori alla religione luterana, tanto che lo stesso imperatore ne rimane addolorato (forse per questo motivo la sua incoronazione, qualche anno dopo, viene celebrata a Bologna (seconda città dello Stato Pontificio) temendo la reazione dei romani).

 

 

– La pace con Carlo V

Carlo invia un’ambasciata presso il papa per fare ammenda dell’episodio. Clemente alla fine, non ritenendolo direttamente responsabile, lo perdona. Dopo questi accordi, il giugno 1529, viene stipulata la Pace di Barcellona, tra Papato e Impero. Secondo gli accordi Carlo V riceve la corona imperiale dalle mani del papa il 24 febbraio 1530 e in cambio l’imperatore restituisce Firenze ai Medici sciogliendo la repubblica fiorentina nel 1532.

 

 

– La vendetta del papa contro i Colonna

Se il sacco di Roma ha prodotto tali danni era anche a causa dei Colonna, che avrebbero dovuto avere nei confronti della loro città maggiore riguardo. Il papa passa a vendicarsi di loro nel 1528 non appena tornato a Roma. Clemente VII aveva già precedentemente scomunicato Ascanio Colonna e la sua famiglia subito dopo il loro coinvolgimento nella vittoria di Carlo V contro la Lega di Cognak (1526) privandoli subito dopo di tutti i loro beni nel Lazio.

Oltre a questo il papa manda contro i Colonna un esercito di 6000 fanti con a capo Renzo Orsini. Questi giunto in Abruzzo devasta i territori marsicani del duca e poi rientra a Roma. Ora però i Colonna sono accusati di aver aiutato in modo importante i Lanzichinecchi e di aver avuto una parte importante nel saccheggio di Roma. Questo il papa non può accettarlo, così subito dopo essere ritornato a Roma conferma la scomunica ad Ascanio e la sua famiglia e conferma la confisca di tutti i beni di casa Colonna. Poi oranizza un esercito e lo spedisce in Abruzzo per colpire il duca Ascanio nelle sue terre marse.

Il papa per completare la sua vendetta richiama in servizio gli Orsini nella persona di Napoleone Orsini e subito dopo gli affida l’esercito papale con il preciso compito di colpire i Colonna in Abruzzo. Napoleone Orsini non se lo fa ripetere, ma desideroso di vendicare la sua famiglia per i danni arrecati procede con l’esercito ad occupare la Marsica. Napoleone passando per la Valle del Salto giunge nei Piani Palentini presso Magliano e qui affronta il nemico, l’esercito colonnese viene duramente sconfitto dagli Orsini, è praticamente una strage.

Tra i morti dei Colonna vi è il card Scipione Colonna che rimane ucciso in battaglia. A questo punto le truppe orsine si danno al saccheggio della zona. Qui le truppe orsine saccheggiano i paesi vicini ai Piani Palentini a cominciare da Magliano e Albe le cui cinte murarie vengono in parte distrutte, ma anche casolari e ville  indifese vengono rase al suolo. Insomma la Marsica viene di nuovo saccheggiata. Dopo il saccheggio dei paesi intorno ai Piani Palentini gli Orsini tornano verso Roma.

Ma lungo la via Valeria le truppe orsine si fermano nella Piana del Cavaliere ritrovandosi vicino Oricola. Qui il paese viene preso di mira, dove viene dapprima distrutta la cinta muraria e poi viene orrendamente saccheggiato. In pratica a Oricola Napoleone con le sue truppe, abbatte le mura del feudo marso e poi fa razzia dentro il paese compiendo una vera strage.

La popolazione cerca rifugio nel castello che però non può far entrare non più di 300 persone. Le altre provano a rifugiarsi in chiesa, ma qui sono raggiunti dalle truppe orsine che fanno strage di tuttti. Gli Orsini pare si riprendano per qualche tempo la Piana del Cavaliere.

 

 

– La Marsica nei primi anni 1530

Alla fine del sacco di Roma tra la peste degli anni 1527-1532 e la distruzione perpetrata dagli Orsini nel 1528 la Marsica si ritrova un’altra volta colpita al cuore con un grave danno economico che ne segue. Nonostante però i gravi danni subiti la Marsica riesce a riprendersi grazie ad alcuni accorgimenti tecnici di Ascanio. Anzi gli anni successivi saranno a differenza del resto del meridione italiano anni di boom economico.

 

 

– La ripresa economica nel ducato di Tagliacozzo

Tagliacozzo nel XVI secolo

 

Ascanio Colonna per motivi pratici si ritrova spesso a soggiornare nelle terre fucensi e quindi ad essere ben presente a Tagliacozzo presso il palazzo ducale. Egli nonostante non fosse un buon amministratore dei suoi beni cerca comunque di rilanciare l’economia del ducato.

Nel 1529 il duca compie un atto rivoluzionario che riesce a rilanciare l’economia del suo ducato. Egli tramite la moglie, provvede a rilanciare la transumanza fra i pascoli romani e quelli abruzzesi, lasciando transitare senza impedimento e pagamento i greggi di pecore dei cittadini aquilani e del ducato di Tagliacozzo nel Passo di Tagliacozzo.

L’iniziativa di Ascanio ha l’indubbio vantaggio di dare forte impulso all’economia locale non solo sul piano delle greggi, ma soprattutto sul piano commerciale e di riflesso sul resto dell’economia locale. Grazie a questa decisione il commercio locale si rianima di colpo soprattutto a Tagliacozzo, che diventa tra il 1530 e il 1547 la principale piazza commerciale del centro Italia e ciò ha il suo cuore nella piazza del mercato.

Il deciso miglioramento economico diventa tanto più forte soprattutto dopo il 1532 ovvero dopo la fine della Peste. A Tagliacozzo infatti nella piazza del Mercato tornano a svilupparsi con un vasto raggio di azione i commerci richiamando numerosi mercanri non solo dai centri della Marsica e dell’Abruzzo, ma anche da Roma, Umbria, Sabina e Ciociaria. Insomma Tagliacozzo diventa in pochissimo tempo la principale città commerciale del centro Italia.

Qui si ha una enorme abbandanza di scambi di capre e castrati, pesce e carne, uova e prosciutti, vino e olio, legumi e zafferano e tanti panni di lana e di canapa. E la maggior parte di questi prodotti sono locali, con grande felicità di tutti gli abitanti sia del ducato di Tagliacozzo, ma anche della contea di Celano.

 

Alba Fucens nel XVI secolo

 

Facendo così Ascanio, malgrado la scomunica pontificia, la perdita dei suoi averi nel Lazio e l’inasprimento fiscale napoletano, si crea qui nel suo ducato, come per magia una grande ricchezza di denaro, che entra nelle sue tasche e in quelle della famiglia Colonna, con il quale riescono a far fronte ai numerosi debiti contratti con i banchieri tedeschi.

Non solo ma questo denaro libera tante famiglie da una crisi endemica e consente a esse di andare avanti senza pensieri. Con la circolazione di questo denaro nascono nuove case per le famiglie che riprendono a crescere e nuove chiese e ciò non solo per esorcizzare la paura della peste, ma anche per tenere viva la fiamma della religione cattolica contro la minaccia luterana.

Siamo in piena controriforma e la chiesa di Roma dopo la crisi di costume dei primi del ‘500 e la crisi luterana cerca di rilanciarsi con nuovi strumenti ecclesiastici. L’Abruzzo in ciò segue in modo fermo la chiesa di Roma. Diciamo quindi che il ducato di Tagliacozzo grazie ad Ascanio riesce meglio a configurarsi nella nuova dinastia Colonna che in questi anni consolida se stessa presso la popolazione locale, specie dopo questi anni di boom economico.

 

Avezzano nel XVI secolo

 

Segno inconfondibile di questa ripresa è anche la crescita della popolazione che si evince chiaramente dal censimento del 1542. Qui infatti emerge una crescita importante della popolazione, sicuramente presente in tutto l’Abruzzo, ma qui acquista un significato maggiore grazie alla dinamica economica presente in questi anni. Tagliacozzo è la città più popolosa con 307 fuochi, seguita da Albe con 252, Pereto 195 e Carsoli, Scurcola e Magliano con 150-170 fuochi. Insomma una crescita vigorosa.

 

Scurcola nel XVI secolo

 

L’esplosione economica di Tagliacozzo e la sua particolare situazione geografica e politica rendono un unicum nel regno napoletano in quanto la rendono quasi slegata sia dal contesto dello stato pontificio che di quello napoletano. Questa condizione si cerca di riportarla a una situazione più tranquilla da parte delle autorità civili spagnole.

Però malgrado gli ufficiali di sua maestà Carlo V  tentino senza esiti di fermare il fenomeno e di far rispettare il divieto di sconfinamento fuori dal regno, gli effetti della decisione di Ascanio Colonna sono sicuramente importanti, se è vero che la  Sommaria di Napoli si affretta a denunciare all’imperatore Carlo V che le pecore che un tempo svernavano in Puglia si sono ridotte di due terzi e che quelle mancanti transitano per Tagliacozzo verso la campagna romana.

Il fenomeno, se da un lato consente un deciso miglioramento dell’economia di frontiera come è  il caso di Tagliacozzo, arreca comunque non poco danno alle casse del viceregno spagnolo per i mancati introiti fiscali. Forse anche per questo Ascanio Colonna comincia ad essere un problema non solo per il papa, ma anche per la corona spagnola. Ora da Napoli si chiedono interventi contro di lui.

 

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– Corcumello a metà secolo

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Come tutti i paesi della Marsica anche Corcumello fa registrare una certa ripresa demografica. L’economia del paese si basa sia sull’agricoltura che sulla pastorizia. Il paese, trovandosi in un luogo vicino ai grandi pascoli della media montagna dei Monti Carseolani dove vengono a svernare d’estate le greggi dei Colonna, partecipa con i suoi uomini a dirigere queste greggi. Ma il paese dimostra di avere anche un suo artigianato con la presenza di diverse tipologie di botteghe. Chiaramente parliamo di piccoli commercianti locali, che però rendono il paese parzialmente autonomo.

 

 

– Il castello di Corcumello a metà secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il castello-palazzo di Corcumello continua ad essere usato dai Vetoli come residenza ufficiale. Da qui la famiglia Vetoli dirige i propri affari che pur essendo locali, permettono a questi una certa agiatezza.

 

 

– I rapporti con tra i papi Colonna

Papa Paolo IV. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1549 muore Papa Paolo III e gli succede Papa Giulio III. Con il nuovo papa i rapporti con Ascanio sono buoni a tal punto da poter recuperare i suoi averi nel Lazio. Successivamente con la morte di Giulio III nel 1555 e l’elezione del nuovo papa Paolo IV i rapporti con la curia diventano di nuovo pesanti e il conflitto diventa incandescente.

 

 

– Il nuovo duca Marco Antonio

Marco Antonio II Colonna 3 duca di Tagliacozzo. (Immagine da Wikipedia)

 

Ascanio Colonna in vita sua si è macchiato di gravi colpe per seguire ed essere fedele a Carlo V, questo gli ha consentito di tenersi e feudi abruzzesi e di consolidarsi in questi nonchè migliorare il suo status sociale nel viceregno napoletano, ma ha perduto i suoi feudi a Roma e soprattutto si è macchiato del sacco di Roma del 1527 dove ha avuto parte attiva.

I papi tutti non glielo hanno mai perdonata e pure con sfumature diverse lo hanno sempre perseguitato. Ora però il duca è stanco e nonostante mostri ancora  un ardimento importante non è più quello di prima. Alla fine nel 1556 viene anche arrestato e condotto a Castelnuovo dove muore il 24 marzo 1557.

A lui succede il figlio Marcontonio II con cui i rapporti non sono mai stati teneri e spesso padre e figlio si sono trovati in conflitto per tante questioni. Ora sta a Marcoantonio riportare le cose nel giusto ordine. Marcantonio ha 20 anni al momento della sua ascesa al comando e ha preciso il desiderio di far tornare la sua famiglia ai vertici di Roma recuperando l’intero patrimonio familiare quindi sia i feudi venduti dal padre per debiti che i feudi laziali confiscati dai papi.

Nel primo caso non è stato facile il nuovo papa Paolo IV è acerrimo nemico dei Colonna e di Carlo V  ed egli appena eletto restaura la scomunica per i Colonna e la confisca dei loro beni. Inoltre viene a tenere prigioniere la madre, le sorelle Gerolama e Agnese e la moglie del giovane duca Felice Orsini.

Nel 1556 con un’azione rocambolesca le donne Colonna riescono a fuggire da Roma e raggiungere il Palazzo Ducale di Tagliacozzo mettendosi in salvo dal papa e qui rimangono per tutto il periodo di contrasto. Il papa ad ogni modo cerca di contrastare il Colonna cercando di creare un suo possedimento famigliare in Abruzzo e da li attaccare il ducato di Tagliacozzo.

Il nuovo re di Spagna Filippo II succeduto al padre nel 1556 si da da fare per impedire la perdita di Tagliacozzo e salvare il proprio fedele alleato Marcoantonio. Viene creato un esercito con a capo Colonna e il duca d’Albe. Questi affronta l’esercito papale presso al ponte del Sanguinario vicino Paliano e qui Colonna infligge una dura sconfitta ai papalini. Il papa a questo punto deve firmare una pace a Cave nel 1558 con l’odiato Colonna.

Successivamente Marcoantonio con la forza delle armi si riprende i feudi venduti abruzzesi venduti dal padre, ovvero Avezzano, il pezzo di Lago Fucino e Atessa. Marcoantonio si rivela per Filippo II un ottimo capitano e ammiraglio nelle varie battaglie che egli si trova a comandare e Filippo per questo lo riempie d’onori, nominandolo Vassallo di Spagna e Gran Connestabile del regno napoletano.

 

Papa Pio IV. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel frattempo morto Papa Paolo IV è eletto papa Pio IV, appartenente alla famiglia Medici e assai conciliante con Marcoantonio Colonna. Infatti Papa Pio IV perdona Marcoantonio per le colpe paterne e gli restituisce nel 1562 tutti i feudi e palazzi tolti alla famiglia dal precedente ponteficie.

Grazie ancora alla crescita dell’astro di Marco Antonio che ad ogni vittoria per il re di Spagna cresceva la sua fortuna sia da parte papale che del re. Da parte papale veniva nominato nel 1568 Nobiluomo Veneziano con l’intento di rappresentare lo stato pontificio presso Venezia. Nel frattempo anche il re di Spagna dava onori a Colonna concendendo la libera tratta di frumento da tutte le terre del regno. Nel 1570 infine Marco Antonio diventa Principe di Paliano ma soprattutto Ammiraglio della nuova flotta pontificia.

 

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo (1557-71)

Tagliacozzo nel 1555

 

Il ducato di Tagliacozzo aveva avuto un forte impulso migliorativo sul piano economico sotto Ascanio grazie alla decisione di tenere gratuiti i passaggi di confine per i greggi di pecore. Questo aveva innescato un processo produttivo nei commerci locali che sono serviti per rendere ricca Tagliacozzo e tutti i paesi facenti parte del ducato. Tuttavia seppure in tono minore il miglioramento economico e la centralità economica di Tagliacozzo prosegue anche nella seconda metà del XVI secolo, grazie alla forte ascesa di Marco Antonio Colonna data dal suo destro militare.

Grazie a questo estro militare il re di Spagna Filippo II ricompensa il duca concendendo la libera tratta di frumento da tutte le terre del regno. Anche questo privilegio insieme ad atri avuti precedentemente fanno veramente ridere. Ma all’epoca si pensava  in un certo modo e si agiva in quel modo. Comunque siano andate le cose è certo che i massicci guadagni avuti da questa situazione si protraggono ancora per un bel po’ di tempo. Il ducato insomma seppure in posizione più defilata continua a macinare utili, che vengono in parte spesi per migliorare il territorio e le varie comunità.

A questo si aggiunge l’accorta politica Marco Antonio che nel decennio 1562 – 1571 riorganizza i suoi feudi attraverso un’intrapendente politica che si giova peraltro dell’enorme retroterra politico che egli è riuscito a conquistare. Per oltre due secoli, fino al 1806, i Colonna garantiscono a Tagliacozzo un periodo di relativa pace e di modesto sviluppo, anche se in un contesto rigidamente feudale e nei termini con cui questo può essere inteso dalla ideologia del tempo come elemento di celebrazione e di prestigio.

 

 

– La vittoria di Lepanto

A Lepanto la flotta della Lega Santa composta dallo Stato Pontificio, Spagna, Venezia, Genova, posta sotto il comando di Don Giovanni d’Austria riporta una schiacciante vittoria contro la flotta dell’impero turco. Nella battaglia di Lepanto muoiono 7000 persone della Lega Santa e 25000 della flotta turca.

Per l’Occidente  cristiano questa vittoria ha il sapore di una crociata che vinta consente di liberare per oltre un secolo l’occidente mediterraneo dalla minaccia ottomana. Tra i comandanti della flotta della Lega Santa vi è anche il duca di Tagliacozzo Marcantonio Colonna in qualità di comandante della flotta pontificia partecipando così attivamente alla vittoria di Lepanto.

 

Vincitori della Battaglia di Lepanto: Giovanni d’Austria – Marcantonio Colonna – Sebastiano Venier

(Fonte Wikipedia)

Battaglia di Lepanto. (Fonte Wikipedia)

Battaglia di Lepanto. (Fonte Wikipedia)

Battaglia di Lepanto (Raffigurazione presente nei Musei Vaticani)

Battaglia di Lepanto (Raffigurazione di artista sconosciuto). (Fonte Wikipedia)

 

 

 

– Il duca della vittoria di Lepanto

Marco Antonio Colonna al suo ritorno a Roma, ma soprattutto al ritorno nei suoi feudi viene festeggiato come un grande eroe epico e tutta la sua celebrità ricade anche sulla famiglia Colonna che si riscatta in questo modo dall’ignobile saccheggio perpetrato su Roma nel 1527.

La vittoria di Lepanto viene grandemente festeggiata in tutti i feudi colonnesi, che magari appaiono meno fastose che a Roma, ma sicuramente più sincere. Le comunità di Paliano e Marino nel Lazio per esempio organizzano per il loro duca un’accoglienza grandiosa con corti trionfali, di cui ancora si conserva il ricordo con rievocazioni nel mese di Ottobre.

 

E a Tagliacozzo?

 

Be certo anche a Tagliacozzo le feste sono grandi e anche per un particolare locale, ovvero tra i soldati andati in guerra compare anche un capitano Argoli di Tagliacozzo, posto come ufficiale delle truppe del Colonna. Ma non solo lui anche altri cavalieri marsi partecipano a questa impresa come Alfredo Naldi di Rocca di Botte, i fratelli Angelo e Antonio Vendetti di Pereto, l’alfiere Giancarlo Carlucci di Magliano. Riguardo i festeggiamenti a Tagliacozzo questi sono grandiosi e fastosi e l’università di Tagliacozzo decide di aderire all’invito di Papa Pio V di fare canti di ringraziamento per la vittoria e nella chiesa di S. Cosma vengono infatti svolti canti di ringraziamento e processioni per Lepanto. In funzione di questa vittoria nasce a Tagliacozzo la confraternita del Rosario, una delle prime nate dopo la Controriforma.

Inoltre Marco Antonio in persona a ricordo di questa vittoria fa erigere fuori dalle mura di Tagliacozzo la chiesa di Santa Maria delle Grazie, che viene affidata alle cure dell’ordine francescano riformato dei Cappuccini. Addirittura ad Avezzano in una delle sale, ora andata perduta, viene dipinto un arazzo nel quale si raffigura il trionfale corteo romano del 1571 che festeggiava il suo campione Marco Antonio Colonna.

La vittoria di Lepanto in tutto il ducato di Tagliacozzo non fa che elevare ancor di più l’attaccamento dei Marsi per questa famiglia che pur non interessandosi sempre direttamente dei feudi abruzzesi e sempre in qualche modo ben presente nell’immaginario collettivo.

 

 

– Il Ducato di Tagliacozzo alla fine del ‘500

Tagliacozzo nel XVI secolo

 

Alla fine del secolo il ducato di Tagliacozzo è uno dei 4 pilastri del cosidetto stato colonnese che va dal Lazio all’Abruzzo in piena continuità territoriale. Il ducato di Tagliacozzo continua  a veder crescere la propria economia anche alla fine del secolo.

Nel censimento del 1595 il ducato di Tagliacozzo vede una popolazione residente di 22.500 persone e seppure la cittadina di Tagliacozzo risulta cresciuta di sole 300 unità al livello urbano è comuque in questo momento il maggiore centro commerciale e ammnistrativo della Marsica, volendo anche più grande di Celano. All’interno del ducato è Avezzano il centro che cresce di più, seguito da Albe, Magliano, Scurcola, Luco e Trasacco. Luco addirittura triplica la propria popolazione e ciò è segno che la maggior parte della popolazione si è spostata nel contesto fucense e dei Piani Palentini dove è più facile praticare l’agricoltura.

A partire dal 1595 però la crescita della popolazione si arresta e l’unica a crescere è Avezzano, mentre gli altri paesi hanno una stagnazione in questo senso. Ciò è anche un segno di profondo cambiamento in senso negativo dovuto a diversi fattori in primis negli anni ’90 del 500 al fattore climatico che diventa freddo estremo che si ripete per diversi anni portando con se anni di carestia per i raccolti andati male che genera a sua volta una forte crisi degli allevamenti.

Ciò porta ad un calo demografico che inizialmente riguarda i paesi dei Piani Palentini (Scurcola e Magliano) e della Piana del Cavaliere (Carsoli, Oricola). Invece si ha un certo incremento demografico nei paesi di montagna come Cappadocia e Rocca di Botte.

 

 

– Corcumello alla fine del ‘500

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Corcumello alla fine del ‘500 vede interrompersi la propria crescita demografica. Il paese sul piano urbanistico mantiene la sua caratteristica di paese fortificato con la propria struttura di case mura che circondano il castello-palazzo Vetoli, posto sulla sommità del colle.

 

 

– Il castello – palazzo Vetoli alla fine del secolo XVI

Il castello di Corcumello oggi.

 

Il castello dei Vetoli sul piano strutturale mantiene inalterata la sua struttura non registrando alcun cambiamento significativo. Alla fine del secolo i Vetoli continuano ad abitare il maniero e condurre da qui tutti i loro affari. La popolazione di Corcumello è molto affezionata alla famiglia baronale che nonostante gli alti e bassi continua a rappresentare degnamente il paese. 

 

 

– Il banditismo nella Marsica

Alla fine del secolo, forse complice una maggiore crisi economica accresciuta dall’enorme imposizione fiscale spagnola che soffoca la crescita delle zone del viceregno napoletano, si ha un certo incremento del banditismo che inizia a creare seri problemi alla gendarmeria napoletana. Tra le alte montagne della Marsica si cominciano a creare piccole bande di malagente che da fastidio ai paesi della zona.

 

 

– Il bandito Marco Sciarra (1584-93)

La banda di Marco Sciarra. (Immagine da https://www.terremarsicane.it/linvasione-di-marco-sciarra-nella-marsica-1592)


Era l’autunno del 1590 e in Roma i cardinali erano riuniti in conclave per eleggere il successore di Urbano VII (1). Da giorni circolava incessante una voce, quella che un gruppo di agguerriti banditi era pronta ad entrare nella città pontificia per ricattare e interferire sugli esiti delle scelte dei cardinali.

In effetti da tempo alle porte di Roma scorrazzavano due formazioni di fuorilegge, protagoniste di saccheggi e tumulti, alla cui testa vi erano i più celebri capi-banditi dell’epoca: Marco Sciarra (2) e Battistello da Fermo. Il primo era abruzzese, “homo, benché di bassa condizione, d’animo e di spirito elevato” come ebbe a dire Tommaso Costo, scrittore napoletano del tempo.

Lo Sciarra si fa brigante nel 1584, e fin da subito, grazie alla sua forte personalità e a un notevole ascendente, si pone a capo di una banda composta da un migliaio di uomini. Riusce a scampare ad ogni tentativo di repressione per lunghi sette anni, nel corso dei quali è protagonista di decine e decine di azioni criminali.

Partendo dall’Abruzzo, l’esercito dello Sciarra entra di frequente nel territorio dello Stato Pontificio, dalle Marche alla campagna romana. Lo storico Rosario Villari ha teso a sottolineare il fatto che quella di Marco Sciarra più che “un accolta di fuorilegge disperati…era una vera e propria formazione di guerriglieri”. Luogotenenti dello Sciarra sono Pacchiarotto, il già citato Battistello da Fermo e il fratello Luca Sciarra. Tutti coloro che vogliono unirsi alla banda, ricevono regolare paga, ma devono pure rispettare le norme di comportamento conformi all’ “ideale sociale” del capo. Si racconta che il famoso brigante abruzzese amava definirsi “Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usurarios et detinentes pecunias otiosas”.

E’ evidente un confuso riferimento ad un ideale sociale che portava lo Sciarra a combattere soprattutto quei rappresentanti del potere parassitario responsabili dei mali del popolo minuto. Del resto dagli stessi documenti dell’epoca traspare questo atteggiamento da Robin Hood dello Sciarra, che ruba ai ricchi per donare ai poveri, operando una redistribuzione della ricchezza a vantaggio delle classi disagiate. Non mancano le azioni della banda orientate contro i soldati e gli ufficiali governativi del Regno di Napoli.

Dopo diversi anni in cui godette dell’appoggio quasi incondizionato delle masse contadine, inizia la fase decadente della famigerata banda, nel corso della quale questa finì per scontrarsi più volte con le stesse popolazioni che un tempo appoggiavano i banditi.

Nell’aprile del 1592, mentre la banda si dirige verso Subiaco, chiede alle autorità di Cerreto Laziale l’autorizzazione a passare pacificamente per il paese. Il permesso non è concesso, e i banditi incendiano alcuni casolari e mettono la zona sotto assedio. I cerretani, con il concorso di altri uomini armati provenienti dai paesi vicini, decidono di finirla con la banda dello Sciarra, e grazie ad uno stratagemma hanno la meglio. Legano un supporto con materiale infiammabile alle zampe posteriori di una gatta (3), trasformandola suo malgrado in “Kamikaze” da gettare all’interno dei fienili dove i banditi, accampati, dormivano. I briganti furono vinti, ma presto l’incendio diviene incontrollabile, e finisce per minacciare l’intero paese.

I cerretani invocano la grazia di Sant’Agata, che si dice avesse già fermato in Sicilia la lava dell’Etna, e miracolosamente l’incendio non si propaga alle case, e il paese si salva. Marco Sciarra nel frattempo, sopravvissuto allo scontro con i cerretani, passa con trecento compagni al servizio della Repubblica di Venezia per combattere gli Uscocchi. Clemente VIII monta su tutte le furie, e ingiunge ai veneziani la consegna del bandito. Questi, dopo alcune resistenze, cedono.

Marco Sciarra, che comprendendo allora di essere stato scaricato dai lagunari, che si accingono, attraverso l’inganno, a consegnarlo alle truppe pontificie, decide di darsiì di nuovo alla clandestinità, tornand nello Stato Pontificio. Sembra invincibile, inafferrabile, ma nel 1593, vicino ad Ascoli, viene ucciso a tradimento dal compagno Battistello da Fermo, che in cambio del servigio reso ottiene la grazia dal governo papale.  

 

 

– Il regno di Spagna nel 1598

 

 

 


 

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XVII secolo

 

– Il ducato di Tagliacozzo 1595-1611

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Tra la fine del ‘500 e fino all’inizio del ‘700 abbiamo un grande cambiamento climatico passato alla storia come Piccola Età Glaciale, ovvero estati piovose e freddo intenso d’inverno. Nella Marsica questo si traduce in raccolti scarsi o nulli. Non solo ma tra il ‘500 e il ‘600 sono diverse le annate che si ricordano con il lago Fucino completamente gelato d’inverno che assicurava un passaggio comodo per slitte e merci.

Il clima rigido porta con se un calo demografico e la concentrazione della popolazione in paesi più facilmente raggiungibili e meno a ridosso della montagna. Per esempio è in questo periodo che si ha il quasi completo abbandono di Albe e la maggiore presenza di persone nei piccoli centri a ridosso del paese albense. Tra questi vediamo un certo incremento demografico ad Avezzano, che per la sua posizione strategica al centro del Fucino e a ridosso del lago ne fanno il luogo ideale dove abitare in quanto comunque la presenza del vicino lago assicura un certo clima mite di più che se si sta in montagna.

 

Tagliacozzo nel XVI secolo

 

Nel periodo 1595-1611 la mancanza di un padrone forte di Casa Colonna porta a un certo decadimento famigliare. Tuttavia nel ducato di Tagliacozzo la forte mano di Giuliano De Leonibus, in qualità di Luogotenente di Casa Colonna, riesce a tenere ben salda la situazione amministrativa del ducato. Egli grazie alla sua perseveranza riesce a far entrare stabilmente nelle casse di Casa Colonna ben 3000 scudi l’anno fino al 1605 anno della sua morte.

Dopo di lui diventano luogotenenti  Marzio Fellio e Gaspare Resta che pone per la prima volta alla ribalta la sua famiglia. La famiglia Resta diventa in breve una delle famiglie più in vista del ducato, scatenando molta invidia nel paese natale. Questa invidia si moltiplica nel corso del tempo portando addirittura all’omicidio di Giuseppe Resta nel 1606, fratello di Gaspare. Negli anni di governo di Giuliano De Leonibus il territorio ducale viene frazionato per meglio avere afflussi di cassa. In pratica nasconoo le baronie di Magliano, Scurcola e Corvaro che si aggiungono a quelli esistenti di Carsoli e della Valle Roveto.

In generale però questo  periodo d’incertezza di guida di Casa Colonna, pur con i fattori climatici di persistente freddo e gli alti e bassi dovuti alla gestione dei vari amministratori di Casa Colonna, non mostra segni di particolare crisi. Il ducato di Tagliacozzo  rispetto ad altri feudi importanti sia laziali che abruzzesi va discretamente. In pratica l’economia del ducato prosegue abbastanza bene, manifestando questa crescita fino al 1640.

 

Il castello di Corcumello oggi.

 

Tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600 emergono nel ducato nuove famiglie baronali sulla scia della politica delle deleghe di incarichi e sotto incarichi che la famiglia Colonna distribuisce per gestire il ducato di Tagliacozzo. Tra le nuove famiglie emergenti nel ducato ricordiamo gli Argoli, i Resta, i Mastroddi, i Mattei, i Gentile, i Blasetti, i Grosso, i Bontempi, i Luzzi, i Maglieri, i Rota, gli Amicucci, gli Ercolini, i Capoccio ecc. Questi figurano secondo i catasti come una gamma di proprietari terrieri. case, botteghe in piazza, selve e prati. Questo nuovo gruppo emerge in due modi da un lato tende ad accaparrarsi tutti i posti di priori e membri nelle cariche elettive delle varie università e cerca di acquisire meriti presso i Colonna

Anche al livello religioso tra fine ‘500 e inizio ‘600 si hanno dei buoni vescovi dei Marsi capaci di amministrare bene la diocesi marsicana assicurando buona convivenza civile e pur tra alti e bassi dovuti alla cruda gestione patrimoniale degli Spagnoli che con le loro tasse soffocano l’economia, la situazione economico-sociale del periodo si rivela accettabile.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I (1611-39)

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Come accennato il nuovo duca Filippo è un uomo d’armi e una persona assai concreta che cerca di persona di controllare tutto e tutti e ciò per evitare fughe in avanti dei suoi vassalli. Filippo dimostra fin da subito di essere capace di gestire il tutto e persegue con determinazione l’obbiettivo di rendere più efficienti i suoi feudi compreso chiaramente anche il ducato di Tagliacozzo. Sotto Filippo il ducato di Tagliacozzo continua ad andare abbastanza bene sul piano economico, nonostante i molteplici segnali di crisi che son o ben presenti e che dipendono da fattori esterni.

Infatti nel periodo di Filippo si accentua un calo generalizzato della popolazione, dovuto anche ai raccolti poco brillanti per il clima notelvolmente più freddo che si ha dalla fine del secolo precedente e persiste in questo secolo. Il problema climatico purtroppo accentua molte situazioni di carattere economico che  portano a cadute in diversi settori come nell’allevamento dove si registrano molte morti di bestiame.

Per Filippo non è facile gestire questi problemi in quanto ben pressato dalle banche per i debiti famigliari accumulati in passato e dalla forte pressione fiscale spagnola che strozza l’economia generale. In questo quadro Filippo dimostra di avere buone capacità di governo e di saper ballare bene nella tempesta del tempo cercando di frenare al massimo le perdite di denaro e di aumentare il capitale famigliare.

Filippo realizza ciò attraverso un controllo molto ferreo sul suo patrimonio, controllando da vicino le spese di entrata e uscita e frenando in più occasioni gli eccessi dei suoi vassalli e delle varie famiglie emergenti, evitando così mancanze grosse di questi nei confronti della popolazione. D’altra parte c’è anche da dire che Filippo una cosa asciutta, ma vera ovvero che il controllo ferreo serviva anche per far andare nelle casse famigliari piuttosto vuote quanti più soldi possibili baipassando gli intermediari, cercando però di sfruttare al massimo la popolazione locale con tasse e altre diavolerie feudali.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Un esempio lampante di ciò riguarda un caso del 1631 dove Filippo dimostra risolutezza sulle spese del ducato di Tagliacozzo. Qui Filippo da istruzioni molto precise al gestore dell’erario di Tagliacozzo Marino Fallaci, fresco di nomina, stilando una lista delle spese di entrata del ducato che il gestore doveva esigere dalla popolazione in merito come imposte. La lista in questo senso è piuttosto lunga riguardando l’elenco di tasse, gabelle e la tassa per mantenere la cavalleria leggera del ducato. Il tutto veniva riscosso in tre rate in prossimità della Pasqua e del Ferragosto e del Natale giusto in tempo per rovinare le feste alla popolazione. Facendo così però nella crisi generale del vice regno napoletano egli riesce ad assicurare ai propri domini un governo stabile e capace rendendo più facile attraversare questi decenni e frenare la caduta economica, che altrimenti sarebbe stata peggiore.

Altra nota importante della politica di Filippo è l’incremento dell’affitto degli uffici pubblici e dei diritti feudali già avviata dal suo predecessore Giuliano De Leonibus. In pratica le nuove famiglie emergenti nella loro ascesa pubblica, una volta raggiunti gli uffici più importanti sia al livello d’incarichi che di nomine feudali, per esempio la baronia di Corvaro o di Civitella Roveto devono sborsare per mantenere quelle cariche diversi quattrini, altrimenti devono dimettersi e cedere il posto ad altri.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Le entrate che Filippo riesce a far arrivare alle casse della famiglia servono a pagare gli alti debiti famigliari che diminuiscono molto con lui, a pagare le alte spese di vita lussuosa che una famiglia così importante deve avere se vuole stare al passo con gli altri e mirare ad altre fortune, sia a pagare le alte spese di miglioria dei palazzi di famiglia dislocati nei suoi feudi.

Filippo quindi anche in conformità con la forte tassazione spagnola, deve tenere sempre aggiornata la situazione dei feudi, per questo vengono redatti dei catasti nel ducato di Tagliacozzo il primo è del 1609 e il secondo è del 1635. Da questi emergono chiaramente le nuove ricche famiglie del territorio ducale. Su questo facciamo un piccolo sunto.

 

 

– Le famiglie emergenti nel ducato di Tagliacozzo sotto Filippo I

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Dal catasto del 1635 emergono diversi dati dalle nuove famiglie aristocratiche di Tagliacozzo. Per esempio sappiamo che i Resta e gli Argoli le due nuovi potenti famiglie di Tagliacozzo nel ‘600 sono di antico lignaggio francese. Di recente nobiltà abbiamo i De Leonibus e i Capoccio, entrambe fedeli amministratici dei Colonna. Quindi ci sono i Rota, i Rosa e gli Spina che sono ormai ben impiantate a Tagliacozzo, ma che provengono dal napoletano. Quindi abbiamo diverse famiglie venute su come notai e dottori come gli Ercolini, i Cocco, i Maglieri, i Campora, i De Franciscis, i Gentile,  i Fallaci, i Ciamei, i Guidarelli, ecc.

Altre famiglie come i Mastroddi, i Fallaci e i Fantozzi sono di recente nomina regia, altre provengono dall’arrichimento nel commercio da alcuni villaggi intorno a Tagliacozzo e cresciute poi nel corso del tempo nel processo di refeudalizzazione della terra come i Grosso di Sante Marie, gli Amicucci da Torre di Tagli e i Bontempi da Scurcola.

Ad Albe troviamo i già citati Capoccio che sono ad inizio ‘600 ben consolidati amministratori dei Colonna. A fianco a questi emergono i Blasetti, provenienti dai villaggi di Massa e Corona che ad inizio ‘600 compaiono con due loro esponenti, Vincenzo dottore in Filosofia e Marco Antonio affarista. Quest’ultimo fa affari con l’incetta, il commercio a grande scala e il contrabbando dello zafferano.

Tutte queste famiglie sono e saranno coloro che nel ducato comanderanno accedendo a tutti gli incarichi presenti nelle università dei paesi e allo stesso tempo accedendo ad alcuni incarichi amministrativi del ducato. Questi figurano nel catasto del 1635 come proprietari beni urbani composti da case in Tagliacozzo o nei centri limitrofi e botteghe di piazza, o di beni rurali come terre, vigne, canapine, selve e prati.

Filippo pur avendo tanti figli, riesce a diminuire il debito famigliare e aumentare il capitale di soldi in suo possesso.

 

 

– Il clima impazzito

La rigidità del clima si manifesta lungo tutto l’arco del secolo, ma alcune annate registrano particolari freddi intensi, specie quelle fra il 1645 e il 1650. In questi anni la rigità del clima porta ad avere vini privi di sapore, la stessa cosa vale per gli alberi da frutto che si rivelano con scarsi e privi di sapore.

 

 

– Corcumello nel 1640

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il periodo della metà del XVII secolo è sicuramente uno dei peggiori di tutta la storia della Marsica e quindi anche di Corcumello a causa del clima rigido che porta a ricadute economiche devastanti con il crollo dell’allevamento e dell’agricoltura e quindi anche del commercio, fortemente calato in questo periodo. In generale per il piccolo paese come per la Marsica la situazione è pessima e ciò ha ricadute anche al livello sanitario. Scarsa in questo momento è la condizione medica, mancano medici e aree dedicate al controllo sanitario.

A metà ‘600 Corcumello continua ad apparire come un borgo medievale con case erette con i sassi, con quella pietra che le montagne circostanti hanno sempre fornito. Sicuramente erano case assai grandi, fino ai primi di questo secolo, infatti la gente di Corcumello ha trascorso la propria esistenza in un grande stanzone, posto al piano superiore di una modesta abitazione, poiché il piano inferiore veniva adibito a stalla, a pollaio e cantina. In quella sala si mangiava, si dormiva, li le donne si radunavano per trascorrere le lunghe giornate invernali, quando il freddo e la neve non permettevano di uscire.

 

Scorcio storico di Corcumello. (Immagine personale)

 

Per secoli in quelle case si sono consumate storie di miseria, ma anche piacevoli intrattenimenti. Non c’è da stupirsi del fatto che tanta gente anche pastori e contadini, conoscessero i grandi poemi del Rinascimento: “l’Orlando furioso”, “La Gerusalemme liberata” “La canzone d’Orlando”, o tutti i racconti biblici. Intorno al fuoco, infatti, la sera quando si poteva godere un po’ di riposo, si radunava l’intera famiglia allora assai numerosa, e il capo famiglia, o chi per lui, leggeva questi racconti. Quella era la televisione di allora, e i bambini chissà quali mondi immaginavano sentendo quelle storie. Poi la recita del S. Rosario e quindi tutti a letto.

Per quella gente, i nomi dei paladini o dei profeti o dei patriarchi erano affascinanti, per questo molti portavano i nomi di quei grandi personaggi. Si tratta di quella situazione propria delle genti povere dell’Italia e dell’Europa fino a quando il progresso non ne ha sconvolto lo stile di vita.

Un pastore di pecore con il suo gregge.

 

Certo è che la situazione della popolazione locale nel ‘600 sia a Corcumello che nel resto dei paesi della Marsica è molto dura e spesso penosa. Ci sono poi categorie che sono molto sfruttate dai cosidetti padroni. Tra queste vi  sono sicuramente i pastori di pecore che non sono quasi mai a casa e spesso sono fuori a lungo e sono in una condizione economica dove appaiono gli ultimi degli ultimi.
 

 

 – Il castello di Corcumello a metà XVI secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il piccolo castello di Corcumello continua ad essere il punto di riferimento dell’intera popolazione poichè in questo vivono i Vetoli, la principale famiglia del paese, da cui ci si aspetta iniziative volte al  miglioramento generale, ma la situazione climatica è pessima e anche gli affari familiari risentono pesantemente di questa. Sul piano strutturale il castello continua ad essere un palazzo residenziale.

 

 

 

 

– Il banditismo politico del 1646

Girolamo Colonna, cardinale e duca di fatto, è coinvolto nelle lotte più o meno sotterranee fra Papato e Corone francese e spagnola. Queste lotte vedono protagonisti sia poveri miserabili asserviti per fame al potere criminale che soprattutto uomini esponenti delle famiglie baronali del posto che per cupidigia si danno al brigantaggio, sicuri di non essere mai presi e poter fare quanto vogliono. Emblematico intal senso è il caso di Giulio  Pezzola, di estrazione nobile locale in quanto proveniente da una famiglia della Valle del Salto. Pezzola per anni compie efferratezze di ogni genere nelle terre di confine e poi viene reclutato dagli Spagnoli per umiliare Papa Urbano VIII Barberini o per sostenere la guerriglia nelle terre papali o usato per riportare l’ordine spagnolo nelle rivolte del 1646-48.

Un esempio lampante di quanto detto si verifica proprio nel 1646 allorquando Pezzola su ordine dello spagnolo Raimondo Zagariga, presidente dell’Udienza Provinciale di Aquila assale una banda di ventisei fuorilegge, comandati da Marco Antonio Sebastiano, il cardinale Gerololamo Colonna da Tagliacozzo si oppone alla richiesta spagnola di sostenere con i suoi uomini l’azione repressiva, dimostrando indirettamente che i banditi erano suoi protetti.

Gli uomini di Pezzola dopo aver appicato un incendio nelle case di Magliano, dove la banda si era nascosta, questi si rifugiano presso la chiesa di Santa Lucia. Qui il Pezzola entra con i suoi e senza  troppo scomporsi uccidono 12 membri della banda fra cui lo stesso Sebastiano, e poco dopo Pezzola uccide altri 6 membri della banda di Sebastiano che aveva arrestato poco prima decapitandoli. Alla fine saccheggia il paese di Magliano ottenendo un bottino di 3000 scudi.

 

 

– La rivolta di Masaniello del 1647-48

La rivolta di Masaniello. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1647 una tremenda rivolta popolare comandata dal popolano Masaniello partendo da Napoli mette in scacco le truppe spagnole occupandole per più di un anno con continue rivolte in tutto il territorio del sud Italia, Marsica e Abruzzo compresi. I motivi di questa rivolta popolare sono la fame e le troppe tasse sia feudali che centrali di Napoli.

Le tasse feudali troppo alte per il popolino lo offendevano con tassazioni ridicole tese solo ad umiliarlo. Le rivolte in tutto il sud Italia si risolvono con scontri armati e omicidi anche di persone altolocate, giudicati dal popolo delle veri serpi. La rivolta però dopo un anno viene duramente sedata dall’esercito spagnolo che intervenuto con durezza in tutto il territorio vicereale riporta la calma della popolazione con la violenza delle armi.

 

 

– La rivolta di Masaniello nella Marsica (1647-48)

 

Scurcola Marsicana tra 500 e 600

 

Nella Marsica come in tutto il territorio napoletano la grande ribellione si accende. Centro di questa rivolta è Celano che con il barone Quinzi dell’Aquila abbatte il potere del conte Peretti di Celano e s’instaura nel castello da dove viene guidata la rivolta.

La rivolta nella Marsica inizia dalla contea di Celano, per estendersi in breve al vicino ducato dei Colonna, riguardando tutti i centri della zona da Scurcola, ad Avezzano fino a Tagliacozzo e altri centri ancora. Il popolo prende di mira le famiglie baronali locali e gli si rivolta contro come capita a Tagliacozzo e questo in quanto spinto dalla miseria e disperazione per il moltiplicarsi delle gabelle e per lo strozzinaggio fiscale che Corona spagnola e Colonna impongono in ambito locale e che vengono perpetrati dai loro luogotenenti come gli Argoli e i Resta.

Tagliacozzo tra 500 e 600

 

Qui a Tagliacozzo i primi tafferugli della rivolta si verificano davanti al forno baronale di Porta da Piedi dove per la carestia il pane è dimezzato di peso. Le poche milizie dei Colonna presenti in paese vengono prese alla sprovvista  e  distrutte dai rivoltosi, quelli che rimangono preferiscono non prendere parte alla rivolta. Successivamente i rivoltosi stanchi dei sorprusi degli Argoli, luogotenenti dei Colonna, li prendono di mira. Gli Argoli presi di mira vengono assaltati e alcuni loro esponenti vengono uccisi. Poco dopo lo stesso palazzo Argoli posto nella piazza centrale del paese viene assalito e saccheggiato duramente.

Poco dopo però intervengono in tutta la Marsica le milizie di Giulio Pezzola, incaricato dal governatore d’Abruzzo Pignatelli di riportare l’ordine. Pezzola al comando di 1500 uomini esegue l’ordine, ma la notizia della fine della rivolta a Napoli, porta molti paesi ad arrendersi spontaneamente.

A Tagliacozzo invece accade un miracolo la popolazione saputo di un gruppo di milizie che stava arrivando nel paese prega S.Antonio affinchè li salvasse e pare che il santo sia intervenuto manifestandosi davanti le milizie e queste vedendolo abbiano fatto retromarcia. Da allora il santo è acclamato protettore di Tagliacozzo e gli sono state affidate le porte della città.

In pochissimo tempo si ha  lo spegnimento della rivolta marsicana. Segno di ciò è la cacciata di Quinzi dal castello di Tagliacozzo e la ripresa di questo da parte del conte Peretti.

 

 

– Terremoto di Cerchio del 1648

Il terremoto di Cerchio del 1648

 

Mentre nella Marsica erano in corso le azioni di Pezzola volte al ristabilimento dell’ordine spagnolo, si verifica il 19 gennaio 1648 un forte terremoto nella zona di Cerchio. Il terremoto colpisce in primo luogo il piccolo paese che viene duramente provato dalla scossa. Ci sono macerie ovunque e nella scossa muoiono 150 persone. La scossa si fa sentire un po’ in tutta la zona fucense, ma al momento non abbiamo informazioni maggiori sugli effetti del sisma negli altri paesi marsi.

 

 

– L’Europa dopo la guerra dei 30 anni (1648)

L’Europa nel 1648 (Immagine da Wikipedia)

 

 

– Terremoto di Sora del 1654.

Il terremoto di Sora del 1654

 

Un forte terremoto pari a 6,3 Mw si verifica nella zona di Sora producendo danni ingenti in tutta la zona di Frosinone – Cassino – Sora. Il sisma vista la vicinanza produce danni ingenti anche nella Marsica concentrati soprattutto nelle zone della Valle Roveto, dell’alto Sangro e della Valle di Nerfa.

 

 

– La Peste del 1656

La Peste del 1656. (Immagine da https://www.darapri.it/immagini/nuove_mie/apprsecoli/peste1656.htm)

 

Nel 1656 una tremenda Peste colpisce Napoli e da qui dilaga in tutto il viceregno raggiungendo in breve tutto il territorio compreso l’Abruzzo dove ci sono focolai ovunque. La Peste dura dal 1656 a buona parte del 1657 poi improvvisamente la pestilenza scompare.

 

La Peste del 1656. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo 1656-57 la Peste uccide moltissime persone, nella Marsica interi paesi praticamente scompaiono o si riducono a minimi termini, mentre altri miracolosamente non ne sono colpiti. Ma al termine di tutto la pestilenza uccide centinaia di migliaia di persone tra Napoli e Milano.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo e la Marsica durante la Peste (1656-57)

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Il ducato di Tagliacozzo così come tutta la Marsica sono colpiti duramente dalla pestilenza che qui uccide 4000 persone. Ma la peste non incide in modo uniforme nella Marsica in quanto ci sono aree più colpite di altre come l’area di dove il paese di Scurcola è colpito duramente passando da 200 a 136 fuochi in pochissimo tempo o come nei villaggi vicini come San Donato, Poggio Filippo e Gallo dove il il 90 % di persone risultano morte nel giro di poco tempo.

Ma ci sono anche paesi meno colpiti come a  la Peste come a Tagliacozzo dove muoiono soltanto 170 persone, che pur essendo un numero alto non è altissimo come in altri centri, qui la maggior parte della popolazione sopravvive. Ci sono purtroppo centri marsi dove la sorte è molto più dura come nella Piana del Cavaliere dove la popolazione è colpita duramente, ma anche qui in modo in modo non uniforme a Rocca di Botte muoiono 370 persone, mentre a Oricola nessuno viene colpito. A Pereto 30 famiglie si estinguono per Peste ecc.

E a Corcumello?

Indagando sul piano locale finora non è emerso nulla di significativo per cui crediamo e speriamo che qui la sorte non si sia accanita in modo forte. Probabilmente anche a Corcumello ci saranno stati casi di peste e forse anche qualche morto, ma nulla di significativo, perlomeno stando al fatto che nelle cronache locali non è emerso nulla sul paese riguardo a ciò.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo sotto Lorenzo Onofrio

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Negli anni di “governo”  di Lorenzo Onofrio Colonna il ducato vive anni difficili e di crisi senza una valida guida. Lorenzo è un uomo libertino che si disinteressa completamente sia del governo di Tagliacozzo che degli altri feudi. A lui piace solo apparire e tende a vivere perlopiù nei suoi feudi laziali. In questa situazione sono le famiglie baronali che spadroneggiano accaparrandosi tutto il potere, mantendosi però al di sotto del duca che se irritato può far loro male come successo al Paolini. Il ducato di Tagliacozzo a causa del clima freddo e della decadenza di popolazione avuta con la peste del 1656, non riesce a risollevarsi economicamente. Lo stesso capita anche alla contea di Celano che con Tagliacozzo condivide il territorio della Marsica, assai ricco in natura, ma mancante di guide forti capaci di riscattarlo.

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Nel caso di Celano i continui passaggi di mano non conentono un governo locale stabile, mentre nel caso di Tagliacozzo la cattiva conduzione di Lorenzo Onofrio comporta vari disastri. Tuttavia grazie ad un’efficace repressione locale del brigantaggio da parte delle autorità spagnole si ha un forte arresto del fenomeno negli anni 1683-87.

Tuttavia forse per uno scatto d’orgoglio o qualcos’altro Lorenzo Onofrio alla fine della sua vita mostra una certa attenzione verso il feudo marsicano, andando a concentrarsi sul ripristino di un’importante struttura presente proprio nella Valle di Nerfa, ovvero il canale Aurunzio, antico acquedotto romano che viene ora ristrutturato dal duca negli anni 1685-89.

 

 

– Il restauro del Canale Aurunzio e la Valle di Nerfa

La Valle di Nerfa fino al 1685 non va bene al livello economico seguendo le sorti in ciò dell’intero ducato di Tagliacozzo. Pur essendo un territorio di confine, ma risultando appartato rispetto agli altri territori si trova in posizione defilata, che ne segna lo sviluppo. Se poi ci si mette il clima rigido si ha anche un brusco calo di popolazione in quanto costretta ad emigrare in posti più caldi e accogliente. I villaggi della zona come Cappadocia si ritrovano semideserti e deserte sono ormai le varie rocche presenti in quanto giudicate ormai inutili e superate.

In tutto ciò troviamo la notizia del restauro del canale romano dell’Aurunzio tra il 1685 e il 1689 avviato dal duca Lorenzo Onofrio. Il restauro del canale serve per dirottare verso i Piani Palentini le acque di una delle sorgenti dell’alta Valle del Liri o Valle di Nerfa assai ricca di sorgenti. Il restauro affidato all’architetto Girolamo Fontana viene ultimato nel 1689 poco tempo prima della morte del duca Lorenzo.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo alla fine del Seicento

 

Palazzo  Ducale a Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Alla fine del secolo il ducato di Tagliacozzo soffre della crisi di stagnazione seguita alla Peste che oltre ad aver ridotto la popolazione ha inferto un duro colpo alla già malandata popolazione duramente provata dalla mancanza di prospettive e dalla continua crescita del banditismo che mina completamente la struttura sociale.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

I Colonna che si sono succeduti negli ultimi 50 anni si sono rivelati incapaci di gestire il grande feudo e spesso sono stati conniventi con il crimine locale. La guerra poi fra le varie famiglie emerse ad inizio secolo porta a continui colpi di coda locali, dove spesso piccole milizie locali si affrontano per arginare il potere delle famiglie rivali.

 

 

– Corcumello a fine secolo

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

A fine secolo Corcumello risente fortemente del periodo depressivo che si vive in questa fase climatica. I raccolti e l’allevamento non hanno sollievo, anzi i raccolti sono pessimi e le bestie continuano a morire per il troppo freddo. Il paese continua ad essere strutturato come nei secoli passati e non interviene alcun nuovo cambiamento sostanziale.

 

 

– Il castello Vetoli a fine secolo

Il castello di Corcumello.

 

I Vetoli, pur continuando ad essere la famiglia più importante del paese, vedono diminuire il volume dei propri affari e ciò proprio a causa del clima. Il castello come il resto del paese non ha subito alcun nuovo cambiamento e la struttura così curata rimane uno dei manieri più grandi di tutta la Marsica.

 

 


 

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XVIII SECOLO

 

 

– Il catasto dei Vetoli

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Nel 1700 i signori Conti Vetoli fanno redigere da Ottavio Fedeli un libro formato 23×33, con decorazioni a inchiostro nero e rosso, di pregievole fattura nel frontespizio, nelle iniziali di parola e nei titoli.

In questo vengono menzionati tutti i possedimenti dei Vetoli nella Marsica ovvero a Corcumello, Cese, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Villa di Tagliacozzo, Sorbo, Poggio Filippo, Rocca de Cerro, Pretella, Cappadocia, Pagliara, Castellafiume, Peschio Canale, Morino, Cappelle, Magliano e Valle Pietra.

I possedimenti sono descritti con i nomi dei relativi assegnatari dei confinanti delle superfici e delle rendite e delle risposte espresse relativamente in are e once.

 

 

– La guerra di Successione Spagnola (1700-14)

Il nuovo secolo si apre con la guerra di Successione Spagnola che porta danni consistenti anche in Italia. Anche nel napoletano si vengono affrontando gli Spagnoli e gli eserciti che vorrebbero disarcionarli a cominciare dalla Francia. In generale la guerra di Successione spagnola vede opporsi due schieramenti quello capeggiato dalla Francia che difende gli interessi di Filippo di Borbone e quello austriaco che difende gli interessi di Carlo d’Asburgo. Alla fine di un decennio di guerre perpetrate da entrambi gli schieramenti, si giunge ad un accordo sancito a Utrect nel 1714.

L’Europa riconosce Filippo di Borbone, quale nuovo re di Spagna. In cambio gli Spagnoli sono costretti a cedere una parte consistente del proprio patrimonio europeo a cominciare dal sud Italia, che viene ceduto all’Austria e ai Savoia che divengono per breve tempo re di Sicilia.

 

– I terremoti d’inizio secolo L’Aquila (1703) e Sulmona (1706) e gli effetti su Balsorano

A inizio ‘700 l’Abruzzo viene gravemente colpito da due forti terremoti che hanno epicentro nella regione.

 

– Sisma dell’Aquila (1703):

Sisma dell’Aquila in una litografia.

(Immagine dahttps://www.ilcapoluogo.it/2021/02/02/laquila-2-febbraio-1703-il-grande-sisma-della-candelora-che-distrusse-la-citta/)

 

Il primo è il sisma dell’Aquila che distrugge la città e tutto il suo circondario, producendo molti danni anche nella Marsica. Qui diversi centri abitati marsi risultano duramente colpiti con feriti e morti,  al livello edilizio si registrano molti crolli e danni a case e chiese. I danni del sisma nella Marsica sono molti, seppure non gravi come quando ci sarà il terremoto del 1915. Allo stato delle cose i danni sono ingenti, ma non gravissimi che comunque come sisma produce un blocco nella crescita della popolazione.

 

– Sisma della Maiella (1706):

Terremoto della Maiella del 1706.

 (Immagine dahttps://www.meteoweb.eu/2016/11/3-novembre-1706-terremoto-della-maiella-sconvolge-appennino-centrale-ricordare-prevenire/778024/)

 

Un secondo sisma molto forte avviene pochi anni dopo nel 1706 sempre in Abruzzo ma con epicentro sulla Maiella. Il terremoto della Maiella  si manifeta con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si sente distintamente ovunque, producendo ancora danni ai paesi. Un effetto collaterale di questo sisma è un discreto calo della popolazione locale, forse dovuto alla paura del futuro.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo a inizio ‘700 (1700-14)

Palazzo Ducale di Tagliacozzo oggi. (Immagine personale) 

 

A inizio ‘700 si apre un periodo di grande incertezza per la Marsica e l’Abruzzo a causa della guerra di successione spagnola in corso che mette in discussione la permanenza di Napoli e della Sicilia sotto la bandiera spagnola. A questo si aggiungono i tremendi terremoti che scuotono d’Abruzzo d’inizio secolo nel 1703 con il terremoto aquilano e nel 1706 con il terremoto della Maiella.

A causa di tutto ciò ma soprattutto dei due sismi si registrano diversi danni e lutti in tutta la Marsica, seppure fortemente attenuati rispetto alle zone epicentrali. Ciò produce di riflesso un certo calo demografico che va in controtendenza con il dato nazionale dell’Italia d’inizio secolo.

 

 

– Corcumello a inizio ‘700

Ricostruzione di Corcumello all’inizio del
XVIII secolo. (Immagine da
http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

All’inizio del ‘700 Corcumello si presenta ancora come un borgo fortificato, esattamente come nei secoli passati, senza che siano intervenuti lavori particolari. La popolazione non si è ancora ripresa dalla crisi del ‘600 e soprattutto dalle scosse sismiche d’inizio secolo.

Per fortuna entrambi i sismi, che sono stati molto forti e si sono sentiti distintamente, a parte molto spavento e qualche danno superficiale non hanno prodotto problemi particolari e il paese può dirsi fortunato, purtroppo non è stata la stessa cosa per altri borghi della Marsica,  dove le scosse specie la prima del 1703 dell’Aquila in molti paesi hanno dato molti danni seppure non significativi al livello generale come invece successo ai paesi aquilani.

 

Scorcio del castello di Corcumello. (Immagine personale)

 

Il dato più significativo di questa stagnazione sta nella popolazione ovvero nel numero di abitanti, rimasto pressochè identico al 600. A questo dato vi è da aggiungere che sul piano climatico non vi è stato cambiamento alcuno e che la rigidezza delle temperature non permette raccolti positivi, ma solo scarsi e questo incide in modo diretto sulla popolazione.

 

 

– Il castello di Corcumello a inizio ‘700

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

I Vetoli continuano a dominare su Corcumello, essi percepiscono rendite di alcuni feudi ancora in loro possesso, che permette loro di vivere nell’agiatezza. Parliamo però di una famiglia di piccola nobiltà e di ricchezza misurata, sempre importante se la paragoniamo a famiglie ricche di ascesa sociale recente. Continuano quindi ad essere il faro sociale della popolazione del borgo, che prova per essi ammirazione e una certa simpatia.

D’altra parte quando si vive in un piccolo centro come questo e quindi gomito a gomito capita a volte come in questo caso che la carica sociale o l’agiatezza pur essendoci vengono smorzate dalla convivialità di vicinato. Il castello è strettamente connesso con il paese trovandosi all’interno del borgo e questo porta ad un sentimento di vicinato molto forte.

 

 

– Il vice regno di Napoli sotto l’Austria (1714-34)

Il vice regno di Napoli divenuto territorio austriaco nel 1714 lo rimane fino al 1734 e in questo periodo si ha una forte ripresa economica dell’intero meridione italiano. Ciò lo si deve a vari fattori al deciso cambio di politica gestionale perpetrata dal governo di Vienna, al netto e migliore cambiamento climatico che favorisce una forte ripresa dei raccolti, ecc.

Conseguenza netta del miglioramento economico registrato in questo periodo è una forte crescita demografica che va pian piano a rimpiazzare i vuoti di popolazione avutisi dopo la Peste del 1656.

 

 

– Crisi generale nel ducato di Tagliacozzo nel 1700-14

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Come già accennato sopra nel ducato di Tagliacozzo a causa dei terremoti d’inizio secolo al contrario di quanto inizia a manifestarsi nel resto del viceregno napoletano, prosegue qui la crisi economica e sociale del Seicento. Abbiamo quasi tutti i paesi del ducato in una fase stagnazione demografica se non addirittura di crisi.

La stessa Tagliacozzo nel 1714 registra un leggero calo della popolazione. E’ pur vero che viene migliorando il clima che porta con questo migliori condizioni ambientali, ponendo così le basi di una ripresa economica.

Anche dal punto di vista della sicurezza non ci siamo per niente a causa di un rafforzamento del brigantaggio che proprio a inizio secolo spadroneggia nella Marsica. Qui infatti spadroneggia incotrastata la banda di De Santis che commette molte atrocità nella zona, tra cui l’omicidio del governatore di Luco e Trasacco Felice Antonio De Angelis. Per questo atto il vescovo dei Marsi Corradini denuncia pubblicamente il bandito, che risponde al vescovo minacciandolo di morte.

 

 

– L’assalto ad Avezzano del bandito De Santis

Avezzano in un dipinto di fine 700.

 

Avezzano medio paese della Marsica a ridosso del Lago Fucino, si trova in una posizione di collegamento molto vantaggiosa per chi viene da fuori o si muove all’interno del territorio ducale. Questo vantaggiosa posizione consente al paese, eretto tra IX e X secolo di crescere nel tempo, divenendo un’importante centro cittadino che arriva a essere a fine XV secolo il borgo più importante della contea d’Albe.

Il suddetto centro cresce ancora sotto i Colonna nel XVI e XVII secolo, che ne sviluppano il castello facendolo divenire un’importante residenza signorile. A inizio ‘700 il piccolo borgo diventato ormai una piccola cittadina continua la sua ascesa seppure acciaccata dai terremoti d’inizio secolo che lo hanno in parte danneggiato.

Avezzano appare agli occhi dei briganti una valida piazza da cui prelevare soldi e rifornimenti. Il bandito Felice Antonio De Santis, che è il più grosso malvivente locale del periodo prende di mira Avezzano decidendo di assaltarla il 9 luglio 1707. Egli forte di 200 uomini assalta la cittadina di Avezzano difesa da una compagnia di Dragoni, la polizia spagnola.

Gli avezzanesi dinnanzi a questo assalto fuggono dalla città e dopo aver saputo che la polizia spagnola si era arresa a De  Santis, sono costretti a sborsare 1500 ducati per evitare il saccheggio della città stessa. Durante questa fase di confusione alcuni cittadini debitori con il comune di Avezzano, spalleggiati dallo stesso De Santis, danno fuoco a gran parte dell’archivio comunale (D’Amore, 1998, 63-64).

 

 

– L’assalto al vescovo nel 1707

Subito dopo De Santis sorretto da soldati austriaci, prova ad uccidere il Vescovo dei Marsi mons. Corradini che però si salva (ADM, B/57/168-173). L’atto non passa inosservato arrivando al culmine di tante atrocità. 

 

 

– Il ritorno degli Spagnoli nel 1707

A questo punto il governo spagnolo si trova costretto ad intervenire in modo fermo e risoluto. Gli Spagnoli tornano a Napoli dove vi sono stati fatti cruenti e la città è sottosopra , anche in virtù della guerra di successione spagnola. Qui gli Spagnoli riprendono in pieno il controllo della città e poi si spostano ad Avezzano.

Qui la polizia spagnola rioccupa il territorio e cerca vendetta per i fatti di Avezzano. La polizia spagnola vuole catturare De Santis e mandarlo a morte, ma De Santis fugge per un periodo a Roma protetto dal cardinale Grimaldi, filo-austriaco.

 

 

– Arrivano gli Austriaci (1714-34)

In base al trattati internazionali di Utrecht e Rastadt (che pongono termine alla guerra di successione spagnola) il sud Italia (e quindi anche l’Abruzzo) passa con l’esclusione della Sicilia, a far parte dello stato austriaco.

 

Europa 1714 (Fonte Wikipedia)

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo diventa austriaco 1714

Porta San Rocco di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

L’episodio del 1707  del bandito De Santis e del suo assalto ad Avezzano è emblematico di un’intera stagione perchè consente di capire come questi banditi non agissero da soli, ma protetti in alto e allo stesso modo fossero in qualche modo spinti a commettere alcune atrocità dalle persone influenti, che poi li avrebbero protetti in caso le cose fossero andate male.

Il tutto ricade nella stagione della guerra di successione spagnola che si combatte in modo sottile, anche in quel della Marsica. Comunque siano andate le cose nel 1714 si ha un rivoluzionario cambio di regime politico. In pratica il regno di Napoli cessa di essere spagnolo dopo due secoli e diventa austriaco, dopo che l’Austria insieme ad altre potenze ha battuto le forze borboniche che volevano sommergere l’Europa. Da ciò ne consegue che anche il ducato di Tagliacozzo cambi regime pur rimanendo saldamente nelle mani della famiglia Colonna.

D’altra parte un cambio di regime feudale locale non conveniva agli Austriaci, i quali avrebbero dovuto interagire in modo fermo anche con lo stato pontificio visto il confine ducale con lo stato del Papa. Quindi il cambio politico non comporta in quasi nessun feudo un cambio feudale.

 

 

– Miglioramento economico sotto il regime austriaco

Con gli Austriaci la situazione generale del vice regno di Napoli inizia a migliorare grazie a un migliore gestione della cosa pubblica. Però ancora per qualche anno fino al 1727 la situazione climatica è ancora difficoltosa con risultati assai scoraggianti sul piano agricolo e dell’allevamento del bestiame. In Abruzzo negli anni 1716 e 1726 si registra una forte moria di bestiame a causa del clima rigido e della scarsezza di cibo.

Dal 1727 finalmente il clima torna mite e i raccolti divengono abbondanti e sia gli allevamenti che le persone tornano a nutrirsi decentemente. A partire da questa data fino al 1734 anno della fine del dominio austriaco, la Marsica torna a crescere anche sul piano demografico riuscendo a superare bene la fase di crisi seguita alla Peste del ‘600.

 

 

– Corcumello negli anni 1730

Ricostruzione di Corcumello all’inizio del XVIII secolo.

(Immagine dahttp://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Con il miglioramento climatico, migliorano significativamente i raccolti e la popolazione finalmente vede migliorare la propriacondizione. Con il miglioramento dei raccolti anche l’allevamento migliora  e le varie piccole attività del borgo vedono una certa ripresa. Poco tempo dopo anche il livello demografico riprende a crescere sia a Corcumello che in molti altri paesi della Marsica.

 

 

– L’ascesa dei Borbone a Napoli (1734)

Re Carlo di Napoli (1734-59). (Immagine da Wikipedia)

 

In Europa è in corso la guerra di successione polacca, che direttamente e indirettamente coinvolge anche l’Italia dove l’estinzione di alcune famiglie regnanti apre dei troni vacanti, magari piccoli stati, ma che vengono usati dalle grandi potenze europee per creare un nuovo equilibrio. Ebbene tralasciando la guerra polacca e gli altri giochi politici vediamo come il nuovo equilibrio europeo che verrà sancito formalment nella pace di Vienna del 1738, vede la riformazione del regno di Napoli in un contesto d’indipendenza dopo 230 anni di sottomissione allo straniero spagnolo e poi austriaco.

In un contesto di nuovi equilibri di potere i Borbone di Spagna ottengono di poter occupare il trono di Napoli mandando su questo Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna. Carlo di Borbone diventa dunque il primo re di Napoli dopo 230 anni di colonialismo estero. Carlo fonda in tal modo una nuova dinastia che tra gli alti e bassi della storia governerà il sud Italia fino al 1860.

 

 

– Le prime riforme di Carlo (1735-42)

La reggia di Caserta oggi. (Immagine d Wikipedia)

 

Tra i primi importanti provvedimenti di Carlo furono quelli volti a riformare l’ordinamento giuridico attraverso la soppressione di organi istituiti nel periodo vicereale, inadatti per uno stato indipendente quale era diventato il Regno di Napoli. Con una prammatica sanzione datata 8 giugno 1735 il Consiglio Collaterale fu abolito, e sostituito nelle sue funzioni dalla Real Camera di Santa Chiara.

A partire dal 1739 furono varati diversi progetti per il riordino del complesso legislativo napoletano, reso caotico dalla coesistenza di undici legislazioni: romana, longobarda, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, austriaca, feudale ed ecclesiastica. Il più ambizioso era quello che prevedeva non solo la consolidazione e la raccolta delle prammatiche, ma la redazione di una vera e propria codificazione, il Codice Carolino, a cui lavorò una giunta composta, tra gli altri, dai giuristi Michele Pasquale Cirillo (che ne fu il principale promotore e artefice) e Giuseppe aurelio di Gennazaro e dal principe di San Nicandro Domenico Cattaneo . L’opera rimase per lungo tempo incompiuta e fu pubblicata per intero solo nel 1789.

 

Corcumello nel XVIII secolo. (Immagine personale

Un’altra importante riforma fu quella del sistema fiscale, attuata attraverso l’istituzione del catasto onciario, col real dispaccio del 4 ottobre 1740 e la prammatica de forma censuali seu de capitatione aut de catastis del 17 marzo 1741. Il catasto, detto onciario perché i beni da tassare erano valutati in once, nelle intenzioni del re avrebbe dovuto rendere più equa la distribuzione del carico fiscale, facendo in modo «che i pesi sieno con eguaglianza ripartiti, che ‘l povero non sia caricato più delle sue deboli forze ed il ricco paghi secondo i suoi averi». Tuttavia, la sua poca efficacia nell’alleviare il peso fiscale gravante sui ceti più umili e gli abusi della sua applicazione furono criticati da alcuni economisti.

Ad ogni modo tutti i vari paesi facenti parte del regno di Napoli hanno l’obbligo di rendere pubblica la propria situazione sia in merito alle famiglie presenti e i loro componenti che sul piano della proprietà.

 

 

– La crescita del ducato di Tagliacozzo sotto Carlo VII (1734-59)

 

Palazzo Ducale di Tagliacozzo. (Immagine personale)

 

Sotto Carlo di Borbone il ducato di Tagliacozzo mostra finalmente una crescita costante che iniziata sotto il governo austriaco, prosegue ora in modo più forte sotto il nuovo governo napoletano. Di questa ritrovata crescita indirettamente e direttamente ne beneficiano tutti sia la popolazione che il regime nobiliare locale che la famiglia Colonna sempre più distante dal ducato di Tagliacozzo. Fabrizio II pur assicurando una certa stabilità continua ad affidare alle famiglie baronali di sua fiducia il vero governo locale. Questo comporta una maggiore capacità di controllo.

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

In generale infatti si nota come sia il governo centrale di Napoli che le famiglie baronali locali cerchino di avvantaggiarsi con vari espedienti di questo momento favorevole. Il governo centrale lo fa con l’imposizione fiscale e la maggior parte della ricchezza e dei benefici derivanti da questa situazione favorevole viene filtrata dalla rete delle famiglie baronali e di un ristretto ceto burocratico e mercantile, abituati entrambi a sperperare più di quanto ottenessero con sfruttamenti da rapina. All’interno di questo quadro anche le istituzioni ecclesiastiche hanno un ruolo non secondario nella polarizzazione del benessere.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo e la riforma del Catasto

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

La riforma del catasto è più o meno degli anni 1737-40 e ogni paese deve rendere pubblica la propria situazione allestendo un proprio catasto e ciò vale per i paesi più grandi come Tagliacozzo che per quelli più piccoli come Cappadocia, Petrella Liri, Verrecchie ecc.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

 

A Tagliacozzo il primo catasto viene pubblicato nel 1748 e questo nella sua formazione non è soltanto un procedimento pubblico finalizzato a misurare e tassare la ricchezza della Comunità, ma anche un momento di confronto sociale, di scontro e di identità collettiva. Gli annunci del banditore, le pubbliche misurazioni, le delazioni, le pressioni sugli agrimensori, le denuncie, le polemiche, le discussioni in consiglio finiscono con un documento ufficiale che bene o male rappresenta la realtà economica del paese rispetto al fisco.

Anche in questo caso emergono bene le varie discordie e gelosie fra le famiglie più in vista del paese, pronte a prendersi questo o quel bene. Una sorta di lupi famelici.

 

 

– La pace di Aquisgrana (1748)

La pace di Aquisgrana firmata nel 1748 sancisce la fine della guerra di successione spagnola e nel caso italiano riconferma l’equilibrio italiano uscito fuori con la pace di Vienna.

 

L’Europa del 1748. (Immagine da Wikipedia)

 

 

– L’Italia e il regno di Napoli dopo la pace di Aquisgrana (1748)

L’Italia e del regno di Napoli nel 1748

 

 


 

 

– Corcumello a metà secolo: il catasto

Catasto di Corcumello del 1753. (Immagine dal Libro “IL TAGLIO NELLA ROCCIA” DI Domenico Colasante)

 

 

Nel 1753 pur con notevole ritardo a quanto chiesto, il nuovo catasto di Corcumello è finalmente pronto per essere pubblicato. In questo catasto riscontriamo interessanti informazioni relative ad antiche unità di misura, che sono contenute in una delle pagine, che compongono il catasto di Corcumello del 1753 (Archivio Storico Comunale di Tagliacozo, cat. V, cl. 6, v.18). Questo è dedicato a Carlo III di Borbone redatto da Filippo Masci di Corcumello e convalidato dal notaio Antonio Martini di Scurcola Marsicana.

 

Catasto di Corcumello del 1753. (Immagine dal Libro “IL TAGLIO NELLA ROCCIA” DI Domenico Colasante)

 

Il castasto presenta un certo pregio artistico, perchè Filippo Masci descrive le pagine con disegni di buona fattura, con sonetti e proverbi relativi alle attività agricole, composti sia nell’italiano dell’epoca sia in latino, e ispirati soprattutto al concerto aristotelico di arte che imita la natura (ars imitatur naturam), denotando senz’altro una cultura assai raffinata per l’epoca in cui vive.

 

Pagina del Catasto di Corcumello del 1753.

(Immagine dal Libro “IL TAGLIO NELLA ROCCIA” DI Domenico Colasante)

 

Le pagine finali riportano la Collettiva  Generale delle once, suddivise in industrie, beni stabili e beni semoventi (animali), attraverso il conteggio delle quali è possibile rilevare un carico fiscale per 43 Capofuochi pertinenti proprio a Corcumello, per 16 a “Villa di Corcumello”; e poi per l’Universitas, per 13 edifici sacri tra Chiese, Monasteri, Cappelle e Luoghi Pii, per 92 “forestieri Laici” e per 19 “forestieri ecclesiastici”.

 

Pagina del Catasto di Corcumello del 1753. (Immagine dal Libro “IL TAGLIO NELLA ROCCIA” DI Domenico Colasante)

 

 

Un curioso disegno – qui pubblicato – rappresenta l’unità di misura del palmo (oscillante, a seconda delle zone, intorno ai 25 cm), sottomultiplo della canna. In particolare, almeno stando a quanto riportato dal Masci, per ottenere la misura equivalente a una Canna di Corcumello – tipologia evidentemente famosa e particolare – occorrevano 10 palmi e mezzo Romani, oppure 9 del Regno (di Napoli).

Al disegno fa seguito un sonetto, che dovrebbe riferirsi all’equivalenza adottata nelle misurazioni agrarie del Regno di Napoli, per cui 9 palmi fanno una canna e cento canne una coppa.

 

A QUELLI CHE VOGLIONO MISURARE

 

Eccovi il palmo che ogni nove ogni ora
forman la Canna al
misurar perfetta,

& sia il terren di
linea obbliqua ò retta,

Cento canne faran la
coppa ancora.

Che in quarti e quinte
ella divisa allora:

Nel conteggiar la prova
averai perfetta

L’uso di questa poi
gran studio merta

Di tutto l’uom col
suo saper ancora.

Prattico sia chi vuol
misurare,

Che ogn’uno puol
errar nel fare il conto,

Se la prova non hà
nel numerare.

Usi sempre la mente,
penna e ponto,

Con esser tanto esperto
in questo affare,

Quanto Archita, e
Archimede sempre pronto.

 


 

 

– Il castello di Corcumello a metà Settecento.

Scorcio del castello di Corcumello.

 

Il castello di Corcumello viene aggiornato dai Vetoli al secolo in corso, apportando alcuni miglioramenti architettonici come l’introduzione di diversi fregi nel castello. Il castello di Corcumello rimane per i Vetoli la residenza ufficiale e questo nonostante loro abbiano altre residenze importanti come per esempio il palazzo a Scurcola Marsicana.

 

 

– Corcumello a metà Settecento.

Corcumello oggi vista da lontano. (Immagine personale)

 

Corcumello a metà Settecento registrerebbe una certa ripresa demografica in linea con diversi altri centri della Marsica. L’economia di Corcumello rimane incentrata sull’agricoltura e la pastorizia e in paese si registra la presenza di diversi artigiani che rendono il borgo semiautonomo.

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

In tutto questo troviamo la famiglia Vetoli che continua ad occuparsi attivamente del paese attraverso varie opere come per esempio il restauro delle chiese del borgo o il miglior amento del borgo stesso. Sicuramente il rapporto fra i Vetoli e Corcumello non ha subito cambiamenti nel corso del tempo e troviamo la suddetta comunità molto attaccata a questa famiglia.

 

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

All’interno di questa situazione troviamo i religiosi presenti nel paese che rappresentano una vera e propria autorità in quanto giudicati saggi e giusti, da una popolazione completamente ignorante, ovvero che non sa ne leggere e scrivere.

 

 

– Il XII duca di Tagliacozzo (1755)

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Muore nel 1755 il duca Fabrizio II dopo circa 40 anni di governo ducale. Gli succede nella gestione dei feudi il figlio Lorenzo che diventa il XII duca di Tagliacozzo. Lorenzo come suo padre delega della gestione del feudo abruzzese le famiglie baronali a lui devote. In questo modo si accentua il distacco dei Colonna dalle terre abruzzesi dove solo qualche volta essi giungono per un brevissimo soggiorno.

 

 

– Arriva Ferdinando (1759)

Ferdinando IV di Napoli nel 1759. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1759 in seguito alla morte senza figli di Ferdinando VI di Spagna, diventa re Carlo di Napoli, che diventa Carlo III re di Spagna. A causa di ciò viene scelto come suo successore a Napoli il giovanissimo secondogenito maschio Ferdinando, che diventa Ferdinando IV re di Napoli a soli 9 anni. Il suo sarà uno dei regni più lunghi di tutta la storia napoletana ed europea, seppure intervallato dalla parentesi napoleonica. Egli infatti dominerà la scena napoletana fino alla morte avvenuta nel 1825.

 

 

– Il ducato di Tagliacozzo nel 1760-80

Tagliacozzo oggi. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante questo periodo prosegue ancora per qualche tempo la crescita economica che ha contraddistinto il governo ducale di Fabrizio II. Tagliacozzo nonostante sia sempre centrale nel contesto marsicano viene perdendo centralità politica a favore di Avezzano che diventa sempre più un borgo importante che si pone in antagonismo con Tagliacozzo.

 

Palazzo Ducale oggi. (Immagine personale)

 

Purtroppo la situazione pur essendo ancora fiorente inizia a declinare a causa dell’esosità degli scambi commerciali imposti da Napoli. Il mercato clandestino sicuramente aggira i vari problemi ma non risulta sufficiente per dare sicurezza economica alla popolazione che si ritrova con molta merce da vendere, ma fatica a farlo per le stupide tasse di frontiera.

Cresce quindi il malcontento che viene aumentando il brigantaggio che diventa sempre più endemico e pericoloso, specie per i piccoli paesi di montagna come appunto sono Petrella Liri, Cappadocia e Verrecchie.

 

 

– Un nuovo Catasto per i Vetoli

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il 16 novembre 1769 I Vetoli (Antonio Vetoli, Filippo Vetoli, Nicolò Vetoli e Giuseppe Vetoli) di Corcumello ordinano un nuovo catasto a Filippo Masci. Questo è un grande volume costituito da 86 fogli riccamente decorati, formato 30×40 con planimetrie catastali acquerellate a colori e con coperta in pergamena di cuoio.

 

 

– Terremoti marsicani nel ‘700

Nel corso del XVIII secolo nella Marsica si avvertono diverse scosse di terremoto concentrate nelle zone di Cerchio  e Ortona dei Marsi. Le scosse pur chiaramente avvertibili dalla popolazione, a parte qualche danno superficiale e molto spavento non producono nulla di significativo. Queste scosse sono avvertite anche a Balsorano, ma non producono nulla di significativo.

Una delle scosse più significative è un terremoto che sarebbe avvenuto come epicentro nella zona di Cerchio nel 1778, provocando dei danni superficiali sia a Cerchio che alla limitrofa Celano. Sembra che a parte un forte spavento e alcuni crolli verificatisi in abitazioni e in chiese non vi siano stati morti e il numero dei feriti per quel che si è intuito non deve essere stato molto alto.

 

 

– Cambiamento climatico a fine ‘700.

Il Lago Fucino nel 1795 in un dipinto dell’epoca

 

Alla fine del ‘700 si assiste ad un nuovo cambiamento climatico generale che porta pioggia e freddo seppure non nelle dimensioni presenti nel ‘600. Il picco di questo nuovo ciclo climatico si raggiungerà nel 1816-17 per poi lentamente scemare nel corso dell’800. Ciò comporta raccolti di minore qualità e abbondanza andando così ad alterare una situazione non facile dove i piccoli villaggi di altura sopravvivono con l’agricoltura e allevamento di sussistenza.

A ciò va aggiunto un deciso innalzamento del livello del lago Fucino che lo porta ogni tre-quattro anni ad avere quantità d’acqua tale che viene ad allagare costantemente i centri rivieraschi innescando danni e lutti. In ciò le popolazioni rivierasche lanciano numerose suppliche al re Ferdinando affichè agisca per mitigare almeno in parte gli effetti del lago.

Il re interviene in modo massiccio prima facendo fare studi sulla dinamica del lago nel corso degli anni ’80 e poi provando a ripulire in profondità gli argini del lago, ottenendo con ciò però solo scarsi risultati, che mitigano poco la situazione generale.

 

 

– La rivoluzione francese nel 1789

Assalto alla Bastiglia da parte del popolo parigino nel 1789. (Immagine da Wikipedia)

 

La grave situazione economica in cui versa la Francia, unito alla disparità sociale, dovuta all’enorme dispendio di soldi della corte e della nobiltà che cerca di occupare tutte le risorse possibili, portano all’esplosione sociale con conseguente innesco della rivoluzione popolare contro il re e il governo.

La Francia in breve diventa una polveriera, che esplode presto travolgendo l’intera struttura sociale interna e poi con Napoleone travolge tutta Europa compreso il regno di Napoli. Napoli viene invasa dai Francesi nel 1798.

 

 

– L’arrivo dei Francesi a Napoli (1798)

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

 

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi.

Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli.

 

 


 

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XIX SECOLO

 

 

 

– Il ritorno dei Borbone a Napoli

Dopo il ritiro dei Francesi dall’Italia meridionale, i Borbone tornano a Napoli dove riprendono il controllo del regno. Ferdinando IV torna grazie al suo popolo, ma nei confronti di questo si mostra freddo non mostrando particolare interesse. La popolazione delusa dal re inizia a chiedersi se si può fidare di lui e quando passati alcuni anni le pretese locali  sono disattese.

 

 

– Il ritorno dei Francesi (1806)

Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.

 

 

– Le riforme francesi, le loro conseguenze a Cappadocia e l’evoluzione della situazione nell’ex ducato di Tagliacozzo (1806-10)

I Francesi questa volta mantengono come struttura la monarchia sostituendo quella borbonica con i Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone, che dura fino al 1808, per essere poi sostituito dal cognato Gioacchino Murat. I governi di Giuseppe e soprattutto di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, si rivelano ricchi di riforme e cesure temporali rispetto al passato regime.

 

Il re di Napoli Giuseppe Bonaparte. (Immagine da Wikipedia)

 

Sotto Giuseppe Bonaparte vengono varate le riforme più importanti del regno napoletano come l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo per la Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano, ovvero una vera rivoluzione di costume.

 

Stemma della famiglia Colonna.

 

L’ultimo duca di Tagliacozzo Filippo III che nella Marsica salvo qualche rara eccezione, non mette quasi mai piede nel territorio abruzzese e ora con la nuova riforma i Colonna perdono tutti i loro diritti continua a   per sempre al suo destino . I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808) e incamerandone i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi.

A Cappadocia per esempio l’abolizione degli ordini religiosi non pare che porti alla chiusura del convento delle Suore Trinitarie, molto famoso nella zona e molto considerato dalla popolazione.

Tralasciando qui l’intero discorso burocratico amministrativo è importante notare come la mancanza del sistema feudale e l’introduzione di nuove regole amministrative da parte del governo francese apra la porta ad una classe borghese, che viene occupando con successo tutti i posti chiave dell’economia e dell’amministrazione cittadina e sarà la stessa classe amministrativa che saputasi adattare al restaurato governo dei Borbone, saprà mantenere per diversi decenni il potere in quei paesi dove si sono affermati.

 

Tagliacozzo oggi. (Immagine personale)

 

Così per esempio si nota come nel comune di Tagliacozzo le cariche e rappresentanze provinciali, distrettuali e circondariali le redini siano assunte dai numerosi membri del solito gruppo di famiglie baronali come i Mancini, i Resta e i Mastroddi, la nuova famiglia emergente di Tagliacozzo d’inizio ‘800.

I Mastroddi si rendono capaci di esprimere un livello di censo, educazione e cultura riservato a pochi e dimostrano di essere capaci di gestire il potere in modo equilibrato. Questi nel comune di Tgliacozzo saranno protagonisti assoluti della vita cittadina per tutto il periodo borbonico. Allo stesso modo emergono altre famiglie in altri comuni come i Coletti a Tufo e Luppa, i Masciarelli a Magliano, i Bontempi a Scurcola, i Vetoli a Corcumello, i Pace a Massa d’Albe, i Domenicis a Carsoli, ecc.

 

Gioacchino Murat re di Napoli (1808-15). (Immagine da Wikipedia)

 

Intanto nel 1808 Giuseppe Bonaparte è promosso nuovo re di Spagna e al suo posto viene chiamato Gioacchino Murat, cognato di Napoleone. Sotto il regime napoleonico di Murat Tagliacozzo perde il ruolo di capoluogo di zona, che passa ad Avezzano giudicata al livello geografico migliore come posizione. Diventa capoluogo di distretto. Questo ci dice che l’asse di potere si sposta verso est nella zona fucense.

 

 

– Corcumello all’inizio del XIX secolo

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Per Corcumello così come per tutta la Marsica e il sud Italia l’arrivo dei Francesi al governo del regno di Napoli significa uno sconvolgimento giuridico senza pari, poichè con l’abolizione del feudalesimo si cancella in un colpo solo secoli di tradizioni e struttura sociale profondamente radicata nella popolazione e si apre una nuova fase. Come spesso accade ogni rivoluzione sociale o amministrativa che sia va calata dall’alto al basso e nel caso di Corcumello cambia la struttura amministrativa in quanto il paese perde la sua indipendenza ammnistrativa divenendo frazione e allo stesso tempo perde apparentemente la sua dipendenza dai Colonna feudatari dell’intero territorio. I Colonna ormai da tempo si disinteressavano della Marsica e nel corso del secolo venderanno ai locali tutte le loro proprietà terriere ancora in loro possesso, ma ciò che conta ora è la rivoluzione amministrativa.

 

Vicolo di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Tralasciando la struttura amministrativa regionale e distrettuale immergiamoci solo nella realtà del piccolo paese che come molti altri paesi della Marsica smette di essere comune per divenire frazione ed essere aggregato ad al comune di Tagliacozzo. Inizialmente i paesi di Poggio Filippo, San Donato, Sorbo, Villa San Sebastiano, Corcumello, Tremonti e Roccacerro cercano di opporsi con risolutezza all’assorbimento a Tagliacozzo in quanto gelosi della propria autonomia, ma inutilmente e alla fine sono tutti costretti a cedere e a farsi assorbire da Tagliacozzo. Per quel che sappiamo comunque l’aggregazzione di Corcumello al comune di Tagliacozzo dura fino agli anni 1850, allorquando Corcumello viene aggregato a Capistrello. A tale proposito aggiungiamo che se dovessimo venire a conoscenza di date diverse correggeremo questo particolare. 

 

Scorcio del castello di Corcumello con vista sulla chiesa di San Nicola. (Immagine personale)

 

Con questa aggregazione Tagliacozzo conta 10000 abitanti e può essere classificato Comune di prima classe, retto da un sindaco assistito da due Aggiunti e dal Consiglio dei Decurioni. I trenta membri di questo consiglio appartengono alle famiglie più importanti al livello locale. I 30 membri venivano selezionati per censo, dovendo essere sorteggiati fra i proprietari in grado di dimostrare una rendita di almeno 24 ducati.

A Corcumello all’inizio dell’800 la maggior parte degli abitanti come tutti i Marsi di allora sono analfabeti e quindi facilmente raggirabili, ma a Corcumello ci sono i Vetoli e altre famiglie in ascesa come i Maripietri e altri. Si insomma Corcumello comunque nella sua piccolezza riusciva a esprimere una piccola classe dirigente decente, al contrario di altri borghi sprovvisti di ciò.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

 

Sul lato economico Corcumello pur trovandosi in posizione defilata rispetto alle principali arterie di comunicazione riesce comunque a mantenere le caratteristiche di borgo medio con più di 1000 abitanti. Le principali fonti economiche rimangono quelle tradizionali dell’agricoltura e dell’allevamento di bovini e di pecore. Di solito parliamo di piccole quantità di animali per stretto uso domestico. Le varie attività commerciali invece presenti nel paese sono piccole e a conduzione famigliare, ma permettono al paese di essere un minimo indipendente.

 

 

– Il castello di Corcumello all’inizio del XIX secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il castello di Corcumello continua ad essere la residenza principale dei Vetoli, ma dal ‘700 questa famiglia viene sempre più spostando i suoi interessi verso Scurcola. Qui i Vetoli possiedono un grande palazzo nel centro del paese che acquistato da un”altra famiglia baronale nel 1700 viene diventando sempre più un grosso punto di riferimento.

 

Il castello di Corcumello. (Immagine principale)

 

Quindi il castello Vetoli pur rimanendo importante viene divenendo una dimora di secondo ordine. Ad onor di cronaca i Vetoli nonostante un deciso spostamento di affari verso Scurcola, rimangono sempre molto legati a Corcumello che contraccambia questo affetto e attaccamento. Sul piano architettonico non si registra in questa fase sul castello nessun nuovo intervento.

 

 

– I Francesi e l’Europa nel 1810

L’Europa napoleonica nel 1810

 

La Francia nel 1810 è all’apice del successo militare e politico dominando tutta Europa come appare dalla cartina. 

 

 

– L’Italia napoleonica nel 1810

L’Italia napoleonica nel 1810

 

Come il resto d’Europa anche l’Italia nel 1810 è strettamente in mano francese, con una grossa fetta di territorio annessa direttamente alla Francia. Roma nel 1810 è francese.

 

 

– Il ritorno dei Borbone nel 1815

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente, determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

Ferdinando I re delle Due Sicilie 1830). (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

 

 

– Il brigantaggio nella Marsica

I Briganti assaltano una diligenza nel 1817.

 

Nella Marsica d’inizio ‘800 del periodo borbonico il brigantaggio prende sempre più piede. I briganti approfittando del territorio montuoso e confinante con lo Stato della Chiesa spadroneggiano per tutto il territorio marsicano, specie della Marsica occidentale. La polizia borbonica non riesce ad esprimere un valido controllo territoriale e spesse volte si chiude un occhio a molte loro scorribande.

La polizia interviene quando questi oltrepassano un certo limite, altrimenti in molti casi li lasciano fare come gli pare. Ciò porta terrore nelle zone colpite dal fenomeno e non consente agli stranieri che attraversano il territorio, specie della Valle Roveto dove avvengono moltissimi furti e ruberie.

 

 

– La Marsica sotto i Borbone (1815-40)

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Sia la Marsica occidentale dell’ex ducato di Tagliacozzo che quella orientale dell’ex contea di Celano sono ormai entrate nell’era borbonica e la vita torna ad essere complicata seppure non uguale a prima a causa del cambiamento profondo avviato dal regimi filo-francesi. Parliamo inoltre di una situazione dove il cambiamento climatico raggiunge il suo picco di freddo e pioggia nelle annate 1816-17 ricordate da tanti come le annate senza estate con i raccolti completamente andati a male.

In questo periodo di gravi ristrettezze la parte del leone la fa il Lago Fucino che a causa delle grandi pioggie cresce di livello arrivando a tracimare in diverse occasioni, raggiungendo livelli spaventosi che non si vedevano a memoria d’uomo. Per esempio il paese di Luco dei Marsi, posto sulle sponde di una montagna ma dislocato fino al lago con un proprio porticciolo, viene completamente allagato anche nelle parti alte, segnale del livello forte che le acque del lago raggiungono.

A questo proposito segnaliamo dopo il 1816-17 le numerose richieste al re da parte della popolazione rivierasca affinchè si provvedesse al problema. Re Ferdinando a questo proposito riprova come aveva già fatto negli anni 1780 a porre rimedio, ma il problema era ed è enorme anche per il re, che comunque provvede a far ripulire gli argini del lago per meglio controllare le acque che in effetti scendono. Già nel 1821 le acque tornano a livelli più accettabili, quindi temporaneamente il problema si è ridimensionato.

 

Tagliacozzo anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Nel periodo immediatamente successivo al ritorno dei Borbone vale a dire nel 1815-20 si procede alla riorganizzazione generale del regno borbonico cercando un compromesso tra le nuove regole che non possono essere toccate, vista la profondità da esse raggiunta, e la necessità da parte borbonica di un ritorno alla precedente situazione.

Tradotto sul piano amministrativo troviamo che il circondario di Tagliacozzo è confermato sia nell’ambito della riorganizzazione che nella divisione amministrativa del regno, conseguente alla legge organica del 1 maggio 1816. Quindi si torna alla vecchi condizione di terra di confine fra regno borbonico e stato pontifici. Secondo la nuova condizione il nuovo Riparto territoriale dello stato pontificio, Tagliacozzo viene a trovarsi a contatto diretto con la Delegazione di Roma e la sua Comarca.

 

Magliano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Sul piano militare vediamo come la ricostituzione dell’esercito vada avanti nel 1816 nella formazione di nuovi reggimenti di fanteria leggera, uno dei quali chiamato Marsi destinato al controllo dei confini. Sul piano militare la provincia aquilana  viene dotata di uno Squadrone di gendarmeria con tre luogotenenzze di stanza ad Avezzano, Sulmona e Cittaducale. 

 

Celano anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Con la restaurazione dei Borbone si ripristina il vecchio ordine dei rapporti fra Stato borbonico e Chiesa. Nel 1818 segue su questo punto un concordato fra Stato del papa e Regno delle Due Sicilie firmato a Terracina re Ferdinando I e Papa Pio VII. Il concordato si rivela un compromesso fra vecchie e nuove esigenze.

In pratica ci si incardina in una sorta di burocrazia fedele al sovrano, potendo rientrare in possesso delle proprietà espropriate, ma invendute, ripristinare gli ordini regolari soppressi, oltrechè assumere importanti compiti nell’istruzione, nella cultura e in parte anche nella vigilanza politica. Non tutti i religiosi aderiscono a questa normalizzazione. Anche a Tagliacozzo alcuni di loro con don Luigi Vacca.

 

Trasacco anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Negli anni 1820 la Marsica vive situazioni di relativa stabilità anche data dall’enorme ignoranza della popolazione che non partecipano per nulla ai fermenti patriottici del periodo e poi l’enorme controllo clericale sulle popolazioni paesane non consentono al popolino di conoscere le novità del periodo. Invece le nuove famiglie emergenti della Marsica seppure tra tante difficoltà riescono comunque a migliorare socialmente consentendo loro di occupare tutti i centri di comando locali dell’epoca sia sul piano civile che religioso.

 

Re Francesco I Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia) 

 

Re Ferdinando ormai molto anziano muore nel 1825, il suo è stato un regno lunghissimo seppure interrotto dalla parentesi francese. A lui succede il figlio Francesco I che dura solo 5 anni e che non viene ricordato per grandi cose fatte, considerando che la sua opera di governo è stata piuttosto reazionaria e non aperta alle novità.

 

Re Ferdinando II Due Sicilie.  (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1830 Francesco I muore e a lui succede il figlio Ferdinando II, più giovane e aperto del padre alle novità e con molta voglia di fare del bene. Purtroppo questa fase di apertura si rilega solo al periodo iniziale del regno di Ferdinando in quanto in età più adulta egli  diventa più chiuso e conservatore, demoralizzato e spaventato dalle tante rivoluzioni presenti in tutta Europa.

Fatto è comunque che anche grazie a Ferdinando II la situazione della Marsica trova una svolta importante. Ferdinando infatti negli anni 1840 s’interessa del lago Fucino e sotto il suo governo viene riaffrontata la questione mettendo ad uno stesso tavolo ingegneri e finanziatori. Gli ingegneri in qualche modo stendono un nuovo progetto di recupero del vecchio canale di scolo romano migliorandolo e poi ci sono i finanziatori che si propongono di sostenere l’opera.

 

Il lago Fucino negli anni 1840 da un incisione di Eduard Lear

 

Dopo diversi anni di discussioni e un avanti e indietro durato un po’ si arriva al banchiere Alessandro Torlonia che studiata l’opera e i ricavi che questa poteva offrire a se stesso e alla sua famiglia decide di buttarvisi e legarsi ad essa per realizzarla. Ora indipendentemente dai meriti di Torlonia, dei suoi ingegneri e degli operai che l’hanno realizzata, sicuramente anche l’operato del re, magari solo indiretto, ha comunque favorito il suo avvio.  

Negli anni 1840 mentre si decide l’operazione più giusta per il Fucino, Tagliacozzo vive la sua discesa finale sul piano centralistico amministrativo a favore di Avezzano che diviene sempre più il capoluogo dell’intera provincia marsa.

 

 

– Corcumello alla fine degli anni 1840

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale) 

 

Verso la fine degli 1840 Corcumello continua ad essere parte del comune di Tagliacozzo e sul piano economico il paese continua a vivere con le sue attività tradizionali. La popolazione negli anni dei Borbone continua ad essere prevalentemente analfabeta e come gli altri paesi della Marsica, vive seguendo i tempi religiosi con le varie feste religiose.

 

 

– Il castello di Corcumello alla fine degli anni 1840

Il castello di Corcumello. (Immagine personale)

 

I Vetoli in questi anni borbonici sono sempre più insediati a Scurcola dove partecipano anche al livello politico alla vita del paese. Ma Corcumello e il suo castello rimangono il loro punto di riferimento. Il castello negli anni borbonici non ha subito cambiamenti ne per quel che si sa è stato in qualche modo oggetto di restauro.

 

 

– I duri anni ’50

Re Ferdinando II Due Sicilie. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel regno delle Due Sicilie non erano in tanti i simpatizzanti verso il processo di unione dell’Italia, ma una certa crisi sociale ed economica finiscono per aumentarne il numero. Se a questo ci si mettono i tanti errori di Ferdinando II dopo i moti del 1848 allora il quadro inizia a preoccupare lo stesso re. Fatto è che dopo i moti del 1848 il re cerca di mettere una pezza a queste perduranti moti imponendo un duro regime di polizia. Il duro regime di polizia viene ulteriormente rafforzato nella zona abruzzese al confine con lo Stato della Chiesa.

Qui oltre che temere una possibile invasione da parte di qualche stato straniero vi è il reale pericolo del brigantaggio che nelle zone di frontiera tende a rafforzarsi vista la possibilità di espatriare, senza essere presi, solo che ora il fenomeno è giunto ad un livello insopportabile. Inoltre come se non bastasse una piccola ma significativa quota di persone benestanti, prova a favorire l’unione con il resto d’Italia surriscaldando gli animi. La polizia prova ad arginare il fenomeno mettendo in carcere nel Palazzo Ducale i maggiori capi del momento come Filippo Mastroddi, o don Luigi Vacca di Pereto.

 

Palazzo Ducale oggi.  (Immagine personale)

 

Fatto è comunque che tra patrioti e briganti la polizia borbonica a un bel da fare nel fronteggiare il fenomeno e si trova sempre più spesso in difficoltà. Dal carcere di Palazzo Ducale che  è sempre ben pieno di gendarmeria riescono a fuggire diverse persone, rendendo in parte vani gli sforzi dei soldati. In più la gendarmeria alla frontiera significa maggiori uomini a Tagliacozzo e Avezzano, i maggiori centri dell’epoca.

 

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il re per provare ad arginare il fenomeno regola con lo Stato della Chiesa i confini tra i due stati, a maggior ragione che il processo di definizione dei confini fra stato pontificio e regno delle Due Sicilie rimaneva vacante dal 1793.

Così nel 1853 vengono definitivamente regolati i confini tra i due stati e per renderli ben osservabili vengono posti dei cippi di confine con sul lato l’immagine del logo pontificio e sull’altro del regno borbonico.

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine personale)

 

Altra grave tegola che si manifesta in questo periodo è un’epidemia di Colera che colpisce la Valle di Nerfa nel 1854. I primi episodi si verificano a Petrella Liri che diventano tanti nel giro di poco tempo. Al momento non abbiamo notizia di episodi del genere anche a Cappadocia e Verrecchie ma immaginando l’intensità della malattia quasi sicuramente vi sono stati anche a Cappadocia e probabilmente anche a Verrecchie.

 

 

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– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia

Da tempo ormai il regno delle Due Sicile vive una fase di decadenza dove Ferdinando II dopo i fatti del 1848 è divenuto via via sempre più reazionario e antidemocratico portando in questo modo indietro nel tempo lo stato delle Due Sicilie. La borghesia dell’epoca prova inizialmente a far emergere delle riforme, ma la determinazione del re di spegnere le proteste, porta ad un collasso politico o meglio ad uno scollamento tra classe dirigente e sovrano, mentre ancora il popolo minuto grazie alla stretta militare rimane fedele al re. Ormai però è solo questione di tempo e anche i Borbone cadono.

 

Francesco II in un ritratto del 1859. (Immagine da Wikipedia)

 

Prima della fine però si consuma un nuovo cambio della guardia al vertice del regno di Napoli. Il re delle Due Sicilie Ferdinando II muore il 22 maggio 1859 e a lui succede il figlio Francesco II.

 

(Immagine da Wikipedia)

 

Il momento giunge nel 1860 allorquando Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.

 

Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini. Dall’altra parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

 

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1  ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.

 

 

– La Marsica nel periodo risorgimentale

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo risorgimentale diciamo nel 1860-61 la Marsica vive un periodo di profondo cambiamento climatico e strutturale dato dal prosciugamento del Lago Fucino, portato avanti dal Banchiere Torlonia. Torlonia riesce con coraggio e molto denaro a portare avanti una maestosa opera idraulica senza precedenti fino a quel momento, riuscendo nell’arco di 20 anni a prosciugare l’immenso lago Fucino, creando dei canali sotterranei che accompagnandosi a quelli romani permettono all’acqua del lago di defluire verso il fiume Liri. Questo cambiamento porta e porterà conseguenze molto importanti per il territorio.

 

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti

 

Nella Valle Roveto e nei posti un po’ più isolati come possono essere Balsorano o Cappadocia gli echi della grande opera idraulica arrivano lontani e distratti non essendo il territorio cappadociano direttamente interessato dall’opera. In questo periodo la vita nel comune marsicano sembra scorrere tranquilla, ma la nascita del regno d’Italia fa sentire i suoi effetti anche qui.

Nella Marsica infatti la popolazione è ancora filo-borbonica e a ciò si aggiunge una possente propaganda messa in piedi dal clero locale che non vede di buon occhio il cambio di regime. Fatto è che la Marsica inizialmente si schiera con Francesco II e la sua idea di ritornare sul trono napoletano.

La  popolazione rivuole Francesco II a Napoli, e sulla base di ciò Francesco tenta un accordo con le bande criminali. Va così che diversi uomini di Francesco si rechino dai capi banda per siglare un accordo che alla fine viene raggiunto, ma viene malvisto un po’ da tutti sia dalla popolazione locale costretta a sorreggere queste bande, che dalla stessa monarchia che si sente umiliata.

L’accordo fra le parti prevede per Francesco un suo ritorno sul trono napoletano nel caso di vittoria e per le bande un loro ritorno alla legalità inquadrate nel nuovo esercito regio. L’accordo fra le parti prevede forti rivolte contro il nuovo regime dei Savoia. Il nuovo governo nazionale manda le forze armate nel sud Italia per fermare le ultime sacche di resistenza borbonica e soprattutto la fine del brigantaggio.

In quasi tutti i paesi della Marsica la popolazione accetta seppure malvolentieri l’accordo e inizia una ferma opposizione contro il nuovo regime. Qui e nel resto d’Abruzzo e Appennini dove le bande criminali sono più forti lo Stato concentra le sue truppe e ciò è vero soprattutto nelle zone di confine come Tagliacozzo o Cappadocia, ovvero nei comuni più esposti.

 

 

– Corcumello nel periodo risorgimentale e la fine del brigantaggio nella Valle Roveto

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

L’Abruzzo e la Marsica negli anni della proclamazione del Regno d’Italia, si trovavano in una situazione politica e sociale difficile e precaria. La cultura è appannaggio di pochi, la maggior parte della popolazione è analfabeta e dedita all’agricoltura e alla pastorizia. Se alcuni hanno riposto delle speranze nel cambiamento seguito alla caduta borbonica, ben presto rimangono delusi, ed i piemontesi invece che liberatori finiscono per essere percepiti come invasori.

Ci sono rivolte e sommosse nei paesi di S.Vincenzo e S.Giovanni nella Valle Roveto, Civitella Roveto, Luco dei Marsi, Tagliacozzo, Petrella, Cappadocia, Villa S.Sebastiano, Avezzano, Celano, Scurcola, Trasacco, Collarmele, Pescina e il Carseolano. In questi difficili anni il brigantaggio di divide in due tronconi, quello delle sommosse organizzate a scopo politico e quelle che avevano come scopo il furto, la rapina, e la restaurazione della dinastia Borbonica.

 

 

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865

 

Corcumello nel periodo risorgimentale 1860-70 vive una fase di generale ansia a causa dell’instabilità presente al livello generale e soprattutto per la forte presenza di bande di briganti nelle montagne locali. L’accordo fra Francesco II e le bande regge per qualche tempo almeno fino all’inizio del 1861 permettendo inizialmente qualche grosso smacco al nuovo governo nazionale.

Tuttavia la forte indisposizione delle bande che mal sopportano questa situazione, le riportano a concentrarsi sui loro tradizionali comportamenti, anche molto violenti, contro le popolazioni locali. Ciò induce dapprima un forte malcontento popolare verso queste bande e poi un vero e proprio odio finendo per far accettare alla popolazione lo status quo e i nuovi governanti, purchè i nuovi padroni eliminino queste bande.

 

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana

 

Ciò avviene  anche nella Marsica, dove si assiste a molti episodi di scontri tra soldati della nuova polizia italiana e i briganti, ma anche con la vecchia polizia borbonica. Anche in questo periodo, come fu per quello dello Sciarra, piuttosto sottile e ben  poco evidente è la linea di demarcazione che distingue il brigante-eroe popolare dal brigante bandito incallito e senza scrupoli. Molto spesso gli eserciti piemontesi si comportano con le popolazioni locali ben peggio di quanto facessero gli stessi briganti, ai quali invece serviva il favore e l’appoggio della gente locale, dell’ambiente nel quale si muovevano e agivano.

 

Scorcio di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Corcumello per fortuna non sembra aver vissuto effetti devastanti da questo fenomeno, ma rimane soggetta a situazioni di pericolo fino a quando il fenomeno non viene soffocato del tutto, specialmente in questa fase di confusione e passaggio politico a cavallo del 1860.

Numerosi sono infatti i briganti che agiscono in questo periodo di confusione fra un  regno decaduto e un altro che sta nascendo. Fra gli episodi che ricordiamo ne citiamo due episodi uno riguarda Cappadocia e un altro un colonello borbonico.

Il caso di Cappadocia ci conferma come in questo territorio di confine la presenza dei briganti sia ricca. In questo caso vengono presi nei dintorni del paese dalla polizia due briganti Antonio Coletti di Cappadocia e Domenico Spacconi di Pietrasecca. Una volta arrestati vengono poi fucilati a Cappadocia dal 1 battaglione di bersaglieri comandati dal luogotenente Staderini il 18 agosto 1861.

L’altro caso riguarda il generale Borjes che è un capo militare borbonico, che per conto dell’ex re Francesco II, si muove lungo l’Abruzzo e gli Appennini come congiuzione fra re e bande di briganti per tentare delle sommosse contro il re savoiardo. Ebbene egli alla fine del 1860 si trova nella Marsica, precisamente a Balsorano il 5 ottobre 1860, in fuga per raggiungere Roma ed inseguito dai militari italiani.

 

Balsorano Vecchio all’inizio del secolo XX.

 

Questo episodio si ricollega alla presenza piemontese nel paese marsicano poichè a Balsorano, paese posto nella parte sud della Valle Roveto, si trovano dalla metà del 1861 i soldati piemontesi che trattano il borgo come una base militare posta negli Appennini nella lotta al brigantaggio.

L’occupazione piemontese dura fino al 1868, anno in cui le truppe comandate dal generale Emilio Pallavicini terminano di soffocare tutte le bande di briganti presenti lungo la Valle Roveto. Tra gli episodi più vivi che ricordiamo di scontro fra ex militari borbonici e truppe italiane vi è la storia di Borjes

 

 

– La storia del generale Borjes nel 1861

Il generale borbonico Borjes in un’illustrazione del 1862. (Immgine da Wikipedia)

 

Il generale Borjes è un grosso militare dell’esercito borbonico e rimasto fedele a Francesco II. Impressionato dall’impresa garibaldina decide di fare la stessa cosa per cercare di riportare a Napoli il suo re, promettendo a chi lo avrebbe aiutato magari di essere inserito nel nuovo esercito borbonico, cambiando per sempre la sua vita misera.

Borjes sbarca tra il 13 e il 14 settembre del 1861 a Brancaleone in Calabria non con 1000 uomini, bensì solo con 20. Il generale si aspetta un’accoglienza festosa che non arriva, restandone deluso. Trova solo una ventina di contadini che si uniscono a lui.

Nonostante questa iniziale delusione il generale arriva all’interno del territorio calabrese; nei pressi di Reggio Calabria si scontra con un plotone della Guardia Nazionale che lo fa fuggire. Agli inizi d’ottobre il generale si unisce con il brigante Mittiga (ex ufficiale dell’esercito borbonico) ed i suoi 120 uomini, ma respinto dal regio esercito italiano a Platì le strade dei due ufficiali si separano.

La permanenza del generale in Calabria si rivela ardua. Egli, dopo tre scontri con l’esercito italiano e le aggressioni inflitte dalle locali popolazioni, lo spingono a scappare in Basilicata. Qui il 22 ottobre incontra un famoso brigante Carmine Crocco: tra i due non corre buon sangue, in quanto sono entrambi uomini carismatici, ma alla fine si crea un sodalizio. I due decidono di marciare verso Potenza (roccaforte tenuta saldamente dall’esercito italiano) con 1200 uomini e attaccano in novembre.

 

Il bandito Carmine Crocco. (Immagine da Wikipedia)

 

Dopo le prime vittore e qualche rappresaglia, le cose si mettono male. La rivolta che doveva esplodere a Potenza non si avvera e questo permette al regio esercito italiano di potersi rafforzare. Cracco stanco dei frequenti scontri  con l’esercito italiano, decide di ritirarsi verso i boschi di Monticchio (Potenza) e dopo una riunione con il suo gruppo decide di abbandonare il generale spagnolo e quindi anche la causa borbonica.

Borjes, deluso dal comportamento di Cracco, se ne va con i suoi 22 uomini cercando di raggiungere Roma per informare Francesco II (ex re di Napoli) di quanto avvenuto in Lucania. Egli marcia come un matto, inseguito dai reparti italiani.

 

Fumetti sulla traversata di Borjes nella Marsica.

(Immagini da https://digilander.libero.it/trombealvento/altriillustrat/gattia.htm

 

Tra novembre e dicembre il generale con i suoi uomini, raggiunge e attraversa la Valle Roveto. L’8 dicembre arriva presso il podere Mastroddi, vicino Tagliacozzo e qui si ferma per riprendere fiato.

Fumetti sulla traversata di Borjes nella Marsica.

(Immagini da https://digilander.libero.it/trombealvento/altriillustrat/gattia.htm

 

Un contadino però lo nota e informa il maggiore Enrico Franchini del regio esercito italiano. A questo punto Franchini giunge con trenta uomini presso il podere Mastroddi, per cercare di arrestare il generale e i suoi uomini.

 

Fumetti sulla traversata di Borjes nella Marsica.

(Immagini da https://digilander.libero.it/trombealvento/altriillustrat/gattia.htm

 

Qui Borjes stanco di essere braccato, si consegna insieme ai suoi uomini, ai gendarmi italiani.

 

Fumetti sulla traversata di Borjes nella Marsica.

(Immagini da https://digilander.libero.it/trombealvento/altriillustrat/gattia.htm

 

Questi li conducono a Tagliacozzo, dove dopo aver chiesto e ottenuto una confessione per se e i suoi uomini sono tutti fucilati. Oggi a ricordo di quell’evento vi è una targa commemorativa a Tagliacozzo.

 

 

– Altri famosi briganti presenti nella Marsica occidentale

Altro famoso capo-brigante è Luigi Alonzi, detto Chiavone, originario del sorano. Compie la maggior parte delle sue azioni nella Valle Roveto; autoproclamatosi Generale delle armate di Francesco II, compie numerose rapine ed angherie, e non vi è notizia certa della sua fine. Il brigante Domenico Cajone di S.Demetrio dei Vestini, ex bersagliere, aderisce invece alla banda Mancini, ed è fucilato in Luco dei Marsi il 6 aprile del 1862, insieme al brigante Luigi Ciavarella di Scurcola Marsicana.

Altro capo molto noto è Domenico Coja, forse originario di Pescina. E’ soldato borbonico e viene arrestato a  Roma in un osteria frequentata da briganti marsicani. Di lui si perdono le tracce.

Ci sono persino parecchi sacerdoti briganti nelle nostre terre, come Don Antonio Cesta, sacerdote di Collelongo, che fa parte della banda di Vincenzo Matteo ed è consigliere e aiutante del capobanda Chiavone. Provoca diversi disordini, e una volta scoperto si rifugia in meditazione presso il convento dei Cappuccini di Luco dei Marsi, ma non sfugge all’arresto.

Altri briganti prelati sono il frate cappuccino De Filippi di Collelongo, Don Corretti Arciprete di Tagliacozzo, il frate Bonaventura di Balsorano, il parroco di Civitella Roveto, e molti altri ancora. E la lista dei briganti che operano nella Marsica continua con Antonio Maccarone, che opera soprattutto dalle parti di Secinaro, ed è particolarmente noto per il suo odio per i baffi alla piemontese. Nel corso delle sue scorrerie, quando incontra qualcuno che osa sfoggiare un bel paio di baffi alla Vittorio Emanuele, non esita a torturarlo, strappandoglieli.

 

 

– Roma diventa italiana

La breccia di Porta Pia l’indomani della presa di Roma. (Immagine da Wikipedia)

 

Italia nel 1870. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 20 settembre 1870 in seguito al ritiro del contingente francese da Roma, i bersaglieri invadono Roma e la prendono portando la città eterna e la regione Lazio a divenire italiani. Finalmente!!!

 

 

 

– La fine dell’eterno confine fra stato pontificio e sud Italia e la rivoluzione nella Marsica occidentale

Con la presa di Roma da parte dei Bersaglieri il 20 settembre 1870 e quindi l’annessione di Roma e del Lazio all’Italia, non viene meno solo lo stato pontificio, ma anche il secolare confine fra Abruzzo e Lazio, ovvero fra lo stato pontificio e i vari regni del sud Italia. Tale confine è stato sicuramente uno dei più duraturi di tutta la storia europea essendo venuto a formarsi nel 871 con la nascita del nascente stato papale all’interno dell’allora impero carolingio.

Con questo confine hanno dovuto fare i conti decine di sovrani e papi e allo stesso tempo molteplici generazioni di persone. Ora il venir meno di questo confine sconvolge nel bene e nel male usanze di di paesi che su di esso ci hanno costruito intere economie locali, portando con ciò una rivoluzione economica e sociale nella Marsica occidentale che fino al 1870 è stato confine fra due stati.

Sicuramente il venir meno del confine porta più vantaggi che svantaggi in quanto al livello economico non ci sono più dogane, tasse da pagare ecc e questo porta solo benefici. Quanto agli svantaggi con il tempo sono superati.

A distanza di qualche anno grazie al venire meno di tale confine viene migliorata la strada carrozzabile che unisce Tagliacozzo a Roma migliorando la qualità del percorso che poi era ormai reso sicuro anche dalla scomparsa del brigantaggio.

In più nell’arco di alcuni anni nasce la nuova ferrovia che collega Roma  con la Marsica portando con ciò un nuovo sviluppo economico e ciò anche in conseguenza con la ben più rivoluzione socio-economica data dalla scomparsa del lago Fucino a causa degli importantissimi lavori di prosciugamento operati dal banchiere Torlonia.

 

 

– Terremoto di Balsorano del 1873

 

Nel 1873 una forte scossa sismica si verifica nell’area balsoranese. Il terremoto porta ad alcuni crolli e lesioni e forse qualche ferito, ma per fortuna nulla più. La scossa comunque si risente in tutta la Marsica, producendo però danni estremamente vivi in diversi paesi.

 

 

Il lavori finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino

 

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900

 

Il banchiere Torlonia riesce nella storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale. Gli ex pescatori divengono agricoltori. La conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

 

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900

 

Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora bene la giustizia locale.

 

 

– E’ morto il re. Viva il re!

Re Umberto I. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 9 gennaio 1878 muore il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I.

 

 

– La nomina a principe

Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino. (Immagineda Wikipedia)

 

Il banchiere Torlonia viene nominato principe del Fucino dal re Umberto I per la straordinaria opera idraulica compiuta in Abruzzo.

 

 

 

– La crisi economica del 1880

Il Fucino oggi . (Immagine personale)

 

Intorno al 1880 una grave crisi economica colpisce la Marsica, attraverso una serie di raccolti che vanno male. In ciò è evidente anche il cambio di microclima seguito al prosciugamento del lago Fucino, che ha lasciato una grande distesa di terra fertilissima, ma ha anche cambiato in modo irreparabile l’agricoltura fucense. Laddove infatti prima si coltivavano viti e olivi, ora invece queste colture non possono essere più praticate e questo porta molte famiglie sull’astrico.

 

Il Fucino oggi . (Immagine personale)

 

Ciò che segue a questi anni di crisi economica è una vera e propria rivoluzione sociale, ovvero l’abbandono di molti giovani dei propri paesi di origine per andare a cercare fortuna all’estero, nei paesi del Sud America, in USA o Canada. Inizia cioè la prima grande emigrazione di massa.

 

 

– Corcumello alla fine del secolo

Corcumello in un immagine d’inizio 900.

Immagine della slide della tesi di Gianluca Amicuzi presa dalla pagina Facebook https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010

 

Corcumello alla fine del XIX secolo è un paese in costante crescita demografica e per quello che si è inteso conterebbe 1500-2000 unità. Sicuramente di più rispetto all’inizio del secolo. Sul piano economico proseguono le attività tradizionali che però non riescono a soddisfare a pieno le esigenze della popolazione.

Sul piano sanitario da tempo il paese si è dotato di una postazione medica, che però a causa delle spese per permettersi delle visite si preferisce curarsi coni metodi tradizionali, fatti di uso di erbe mediche che si trovano in natura o addirittura con passaggi religiosi presso chiese e santuari per chiedere grazie divine. Sul piano sociale la maggior parte della popolazione a fine secolo risulta ancora analfabeta.

 

 

Scorcio di Corcumello. (Immagine pesonale)

 

A causa quindi di una condizione di miseria sociale diversi giovani del paese preferiscono emigrare per cercare fortuna all’estero. Molti di questi giovani vanno in USA o Canada e nei paesi del Sud America ecc. Sul piano dei collegamenti  Corcumello rimane in posizione abbastanza defilata, nonostante che sia stata inaugurata nella seconda metà del secolo la strada di collegamento fra Capistrello e Tagliacozzo, che passa anche per i paesi Villa S. Sebastiano e Corcumello.

 

 

– Il castello Vetoli a fine XIX secolo

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

I Vetoli pur continuando anche a risiedere nell’antico castello di Corcumello si sono spostati a Scurcola, dove partecipano attivamente alla vita sociale e politica del del borgo. Un esponente della famiglia, Angelo Vetoli è divenuto anche sindaco di Scurcola Marsicana, operando anche molto bene nella gestione di questo paese. Riguardo al castello non si registra nulla di nuovo sul piano architettonico.

 

 

 


 

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XX SECOLO

 

– E’ morto il re. Viva il re!

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato il re Umberto. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III

 

 

– La Marsica all’inizio del 900

 

Il castello di Avezzano ad inizio ‘900. (Immagine da WIKIPEDIA)

 

La Marsica grazie ai numerosi investimenti fatti da Torlonia, signore di queste terre, è una zona che viene pian piano decollando economicamente, viene aumentando il giro di affari legato alla vendita degli ortaggi del Fucino, soprattutto della barbietola che viene anche rivenduta allo zuccherificio di Avezzano, nato ai primi del secolo, che non appartiene ai Torlonia, ma ad altre persone e rappresenta nell’area fucense la prima grande industria presente qui.

 

Piazza Obelisco ad inizio 900. (Immagine da internet)

Magliano dei Marsi ad inizio ‘900

 

L’inizio di questo primo decollo industriale si comincia a notare nei grandi centri della zona come Avezzano, Tagliacozzo, Magliano, Scurcola, Celano, che vengono migliorando sia esteticamente che nelle infrastrutture a cui in qualche modo anche Torlonia provvede.

 

 Lo Zuccherificio di Avezzano all’inizio del secolo

 

Insieme a questa prima grande industria dello Zuccherificio di Avezzano si vengono costituendo  imprese famigliari che fanno sia da indotto allo zuccherificio, sia emergenti in nuovi settori della realtà locale. In questo modo notiamo come inizi a crearsi una piccola classe media alle spalle delle grandi famiglie locali – baronali che ancora dominano la scena. Tra le nuove attività che iniziano ad affacciarsi nella Marsica vi è anche il turismo perlopiù concentrato nell’area di Tagliacozzo.

Qui infatti la presenza della ferrovia con Roma inaugurata solo alcuni anni fa consente l’avvio di un primo turismo di elite, composto perlopiù da Romani facoltosi, che tenderanno a tornare negli anni ’30, allorquando la Marsica inizia a rialzarsi dopo l’atroce terremoto del 1915, di cui parleremo poco avanti.

 

Immagini di Tagliacozzo a inizio 900.

 

La fotografia di una situazione in miglioramento non può assolutamente far dimenticare che questi primi aneliti di miglioramento sociale sono apprezzati solo da una piccola minoranza di cittadini facoltosi, il resto della popolazione vive ancora nell’indigenza e nell’analfabetismo più spinto. La popolazione generale grazie anche alle migliori condizioni mediche e ad altri fattori contigenti, viene aumentando in tutti i paesi della Marsica, ma come detto la povertà è assoluta e poco è cambiato rispetto a 100 anni prima, anche se bisogna comunque registrare un forte interessamento del governo contro l’abbandono scolastico.

La stabilizzazione della povertà spinge molti giovani delle varie frazioni marsicane, ad andarsene in cerca di fortuna, indirizzandosi verso l’America del nord con USA e Canada e l’America meridionale con Brasile e Argentina. La Marsica insomma all’inizio del ‘900 a causa di condizioni di vita disaggiate, diventa terra di emigranti e di famiglie che si spezzano. Tuttavia il legame che queste persone mantengono con la loro Italietta saraà sempre fortissimo.

 

 

– Corcumello a inizio 900

Corcumello in un immagine d’inizio 900.  Immagine della slide della tesi di Gianluca Amicuzi
presa dalla pagina Facebook
https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010

 

Corcumello a inizio 900 è un paese in crescita demografica, con condizioni socio economiche in fase di miglioramento. La popolazione infatti sembra raggiunga le 2000 unità, ma nonostante questo il paese rimane un borgo piuttosto povero e in posizione defilata rispetto alla principali vie di collegamento del tempo.

Il paese è però forte nonostante tutto e pur essendo un borgo non ricco riesce comunque ad essere abbastanza indipendente grazie alla presenza di diversi artigiani che sono veri e propri maestri nei loro settori e validi punti di riferimento per la popolazione.

Vicolo di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Sul piano strutturale il paese si rivela altrettanto tosto e questo è evidente dalla scossa del 1904, dove sembrerebbe che i danni derivanti dal terremoto sono quasi nulli.

Le case rispetto a un secolo prima non sono mai state restaurate, e quindi una scossa forte come è stato il terremoto di Rosciolo non sarebbe mai stata superata così velocemente se il paese non fosse costruito sulla roccia viva. Questo lo si capisce benissimo passeggiando per le vie del borgo, che appare come un museo a cielo aperto.

 

Targa apposta in Piazza Centrale che ricorda il contributo determinante. (Immagine personale)

 

Nello stesso periodo come abbiamo in altri paesi della Marsica, si ha un miglioramento delle condizioni socio-sanitarie anche grazie alla nuova conduttura dell’acqua, costruita dalla famiglia Torlonia nel 1909, che ha consentito all’acqua di poter giungere nel paese dando alla popolazione la possibilità di bere acqua salubre.

 

 

– Il castello di Corcumello a inizio 900

Il castello di Corcumello. (Immagine personale) 

 

Il castello di Corcumello all’inizio del XX secolo continua ad essere abitato dalla famiglia Vetoli, che continua a viverlo come una delle sue residenze più important. Di questo periodo non si conoscono restauri particolari del maniero medievale che continua a mantenersi in un ottimo stato di conservazione.

Ciò lo diciamo anche in virtù della scossa sismica avvenuta a Rosciolo nel 1904 d’intensità più o meno di grado 5,5 Mw. La scossa si è sentita bene in tutta la Marsica occidentale, ma qui sembra non aver prodotto danni ne al castello ne all’abitato di Corcumello.

 

 

– Terremoto di Rosciolo

Nel 1904 una forte scossa sismica si è verificata nella frazione di Rosciolo del comune di Magliano dei Marsi. La scossa ha interessato una zona della Marsica occidentale che fino a questo momento non si sapeva essere interessata da particolari sismi locali. La scossa si è risentita in tutta la Marsica ma ha prodotto i danni principali solo ai comuni di Magliano dei Marsi,  di Massa d’Albe e Scurcola Marsicana, gli altri invece sono solo stati interessati di striscio cavandosela con molta paura e qualche cornicione crollato.

 

 

– L’Italia all’inizio del ‘900 

Italia con il suo impero coloniale nel 1911.

 

L’Italia all’inizio del 900 è un paese in forte espansione, ma rispetto ad altre potenze coloniali è l’ultima arrivata. Tuttavia si fa valere e riesce a mettere insieme un piccolo impero coloniale riuscendo a vincere la guerra di Libia contro il malandato impero turco nel 1911.

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915)

Immagine da http://www.6aprile.it/featured/2017/01/13/13-gennaio-1915-terremoto-ad-avezzano-30mila-morti-foto-e-video.html

 

Il 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto senza nessun preavviso di potenza 7 Mw si verifica nella Marsica, con epicentro nella Piana del Fucino. Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense. Tutti questi paesi vengono rasi al suolo con una conta dei morti spaventosa.

 

Il castello Colonna crollato dopo il sisma

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

 

Il maggiore disastro riguarda Avezzano che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città. Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato.

 

Il terremoto a Cerchio

Il terremoto a Magliano dei Marsi

 

Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga,  la Valle Roveto, i Piani Palentini  e l’Altopiano delle  Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.

 

 

– Effetti del terremoto di Gioia dei Marsi su Corcumello

Corcumello in un immagine d’inizio 900.  Immagine della slide della tesi di Gianluca Amicuzi
presa dalla pagina Facebook
https://hu-hu.facebook.com/groups/corcumello/permalink/10159463073462010/?comment_id=10159464469217010

 

Il comune di Capistrello a cui appartiene Corcumello subisce molti danni, ma sono danni a macchia di leopardo. Infatti mentre Capistrello viene devastata dal sisma perdendo i suoi palazzi storici e le chiese antiche, anche l’officina idroelettri ca dei Torlonia viene distrutta, Corcumello invece, forse complice il fatto di essere costruito sulla roccia viva, viene in gran parte risparmiato.

Il castello, la chiesa di San Nicola, la chiesa di San Lorenzo, le case e i torrioni rompitratta pur risultando tutti lesionati si salvano e qui per fortuna la struttura urbana del paese risulta salva e qui dopo i dovuti restauri il paese potrà continuare a vivere.

 

– L’Italia nella grande guerra (1915)

I blocchi degli Imperi centrali contro il blocco della triplice intesa nel 1914. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.

Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Corcumello rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.

 

 

– La prima guerra mondiale per i Cappadociani 1915-18

La 1° guerra mondiale vede molte famiglie dividersi perché i più giovani vengono chiamati alle armi mentre in paese restano i vecchi, le donne e i bambini. Molti ragazzi di Petrella sono inseriti nei battaglioni d’assalto, il loro coraggio è immenso, infatti vengono mandati alla carica supportati soltanto da un fucile a baionetta ed un pugnale, alcuni anziani raccontano che prima della battaglia servivano loro degli alcolici per stordirli e per non fargli rendere conto di ciò che stava accadendo.

 

 

–  La ricostruzione di Cappadocia negli anni 1915-18

Dopo l’inizio della prima guerra mondiale nel 1915 la riparazione dei danni al paese avviene lenta, ma avviene, qui il paese pur risultando danneggiato perdura nella sua struttura storica e questo permette pur lentamente un restauro completo e anche abbastanza veloce se confrontata la situazione del paese rispetto ad altri borghi limitrofi.

La mancanza di forza lavoro si sente e ciò frena da subito il restauro del borgo giudicato fin da subito danneggiato, ma del tutto recuperabile, per cui il sito del paese rimane invariato nella sua zona originaria e ciò porta per fortuna a non dislocare il paese, come invece purtroppo avviene ad altri borghi.

Purtroppo la guerra in corso blocca la maggior parte dei restauri, però si cerca di reagire come si può. Si creano comitati promotori per il restauro del borgo e per la raccolta fondi per i più bisognosi. Insomma si cerca di reagire e ricominciare e ciò pur con la guerra in pieno svolgimento.

Nel corso degli anni la ricostruzione procede lenta, ma si cerca comunque di snellire al massimo la burocrazia, cercando di porre le basi per la futura ripartenza. Nel frattempo il tempo passa e ogni giorno arrivano notizie dal fronte a volte confortanti a volte meno con la tragedia che entra nelle case per dare notizia delle morti dei poveri giovani morti al fronte.

 

 

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– La fine della 1 guerra mondiale

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Cappadocia sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la riparazione del paese di sembra procedere.

 

Il congresso di Versailles nel 1919

 

Alla fine del 1918 arriva infine la fine della guerra. Nel 1919 inizia il congresso di Versailles in Francia che disegna un nuovo assetto mondiale fra le nazioni vincitrici, compresa l’Italia, seppure trattata come vincintrice di 2 rango.

 

La nuova Europa dopo la prima guerra mondiale

L’Europa e le sue colonie nel 1920

 

 

– Arriva l’epidemia della Spagnola!!!

Finisce la guerra e inizia l’epidemia. Una nuova e più tremenda calamità si affaccia nel mondo ovvero l’Epidemia della Spagnola che tra il 1918 e il 1919 provoca la morte di 50 milioni di persone.

Questo tremendo morbo giunge anche nella Marsica dove provoca il decesso di numerose persone.

Passato del tempo, diciamo dopo la metà del 1919, l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando tanti lutti dietro le spalle, soprattutto nei paesi laddove il morbo si è maggiormente concentrato. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia.

A Balsorano per es come in tanti altri luoghi d’Italia il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane  ed i reduci che vengono accolti trionfalmente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati tra i più duri e crudeli della lunga storia di Cappadocia.

 

 

– La Spagnola a Corcumello

Al momento sugli effetti della Spagnola su Corcumello non abbiamo dati utili in merito, per cui rimandiamo questa discussione in attesa di avere notizie certe da qualche fonte.

 

 

– Corcumello negli anni ’20 e ’30

Festeggiamenti patronali nell’agosto del 1932.

 (Immagine ripresa da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2019/06/09/le-feste-corcumellane-negli-anni-30/)

 

Negli anni ’20 e ’30 del XX secolo Corcumello raggiunge il massimo numero di abitanti mai avuto prima. Parliamo di circa 3000 persone residenti e ci sono fonti che indicherebbero anche un numero più elevato. Sicuramente complice di questo numero elevato di abitanti è anche la legge fascista che impedisce o comunque frena i residenti dei vari paesini e piccole città a trasferirsi altrove. Comunque siano andate le cose Corcumello è un momento di forte popolamento e la gente risulta molto attaccata al proprio borgo.

Come avviene nell’Italia fascista la maggior parte dei borghi di campagna sono impiegati nell’agricoltura e nell’allevamento degli animali. A Corcumello oltre a queste due attività esistono diverse botteghe che consentono al paese un minimo di autonomia.

 

Immagine di un artigiano di Corcumello negli anni ’30.

(Immagine da http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf)

 

Negli ’20 e ’30 a Corcumello avvengono tre visite pastorali del vescovo dei Marsi del tempo, Mons. Pio Marcello Bagnoli. In queste tre visite al paese effettuate da  Bagnoli nel 1926, 1932 e 1940, il vescovo esorta il paese a cercare di curare di più le tre chiese di Corcumello, in quanto trovate in condizioni insoddisfacenti.

 

Scorcio di Corcumello oggi . (Immagine personale)

 

Nell’immagine sopra possiamo ammirare le celebrazioni patronali dell’agosto del 1932. Da questa foto si evince chiaramente la grande devozione della popolazione locale verso i propri patroni. Come Corcumello ieri come oggi, tutti i paesi della Marsica sono sempre stati attaccati alle proprie tradizioni e questo è uno dei caratteri più belli e appariscenti del bellissimo carattere della popolazione perchè quando tutti si ritrovano in queste manifestazioni emerge un senso di appartenenza al proprio borgo o territorio che traspare tutto.

 

 

 – Il castello di Corcumello negli anni ’20 e ’30

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il castello di Corcumello uscito miracolosamente quasi indenne dal terremoto del 1915, continua ad essere abitato dai Vetoli anche negli anni ’20 e ’30. Ultimo esponente di Vetoli a vivere il cstello è Luigi Vetoli che oltre ad abitare il maniero con tutta la famiglia, vive in pieno anche il paese di Corcumello condividendo molte situazioni con i propri paesani.

 

Il castello di Corcumello. (Immagine personale)

 

D’altra parte il fatto che il castello sia stato vissuto dagli stessi proprietari per generazioni, è stato ed è uno dei motivi fondamentali per cui esso si sia mantenuto così bene.

 

 

 

– L’Italia negli anni 20 e 30

 L’Italia nel 1919.

 

L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo.

La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni. Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936. Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia  insomma ad un nuovo sfacelo.

 

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1940-43

 

  • L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43 – Corcumello

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

 

A Corcumello come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Corcumello così come da altri centri della Marsica, molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopol’arrivo della cartolina di precetto.

I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

 

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1943

 

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i ragazzi di Cappadocia partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino. La Marsica sta li vicino e i Tedeschi si accorgono che la zona è al centro dell’Italia e a metà dalla costa adriatica e tirrenica e quindi ottima come base.

I Tedeschi infatti instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque. Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

 

 

– I Tedeschi autentici aguzzini (novembre – dicembre 1943)

I Tedeschi nel loro comportamento di controllo e polizia del territorio rovetano e marsicano producono molteplici danni e crimini contro la popolazione inerme divertendosi a stressarla. Poi ad un certo punto avendo necessità  essi stessi di viveri, uomini e alloggi, non si fanno scrupoli a sacrificare la popolazione.

Dapprima passano per i paesi per catturare uomini adatti ai lavori, poi procedono ad occupare alcune case per la necessità di alloggi. Insomma lo stress e la paura della popolazione è enorme. A tutto questo si aggiungono i primi bombardamenti alleati. Per certi versi sembra quasi che Tedeschi e Alleati si siano messi d’accordo per fare a pezzi la popolazione.

 

 

 

– Corcumello:  il duro stato di polizia tedesco (dicembre 43 – giugno 44)

A partire da ottobre abbiamo quindi l’occupazione tedesca dell’Italia fino a Frosinone e l’Abruzzo rientra in questo territorio. Il regime tedesco sui territori occupati è molto duro e ciò avviene anche a Corcumello dove i Tedeschi come in altri borghi instaurano anche qui un regime di paura e sopraffazione.

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia tedesco, iniziano anche i bombardamenti alleati, che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi. Ma facendo così la popolazione si esapsera per le angherie tedesche e soprattutto i bombardamenti alleati, che producono morti e danni a catena. Alla fine la maggior parte della gente preferisce fuggire via o in montagna o rifugiarsi presso i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e solidarietà e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri, soldati di altri paesi catturati dai Tedeschi, in fuga dal campo di concentramento di Avezzano, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

Gli abitanti di Corcumello cercano di difendersi dai Tedeschi murando in casa o in altri luoghi i propri pochi averi per impedire che questi se ne impadroniscano, ma invano i Tedeschi sia per necessità che per sopraffazione riescono a scovare i nascondigli dei poveri contadini prendendosi ciò che loro nascondono.

 

 

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1944

 

– Carcumello in guerra (gennaio-aprile 1944)

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo. Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera.

Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo che ad alcuni km di distanza da Corcumello si combatte la grande battaglia di Montecassino, che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio della Valle Roveto.

A Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando  quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento.

 

 

– L’inferno di Cassino (1944)

Facciamo ora un piccolo salto temporale giungendo alla alla fine di aprile del 1944 e  mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? Cosa ci riserba il futuro?”

Già, il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.

Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.

 

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio) e poco dopo (15 marzo) la stessa città di Cassino viene distrutta.

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

E nel resto della Marsica?

Nel resto della Marsica sono tanti i bombardamenti che i paesi e la popolazione devono subire e come ad Avezzano, la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

 

– I crimini di guerra tedeschi a Capistrello: 20 marzo 44 – la vicenda di Pietro Masci e Giovanni Barbati

Capistrello  come in tutta la sua storia è zona di passaggio obbligato per la Valle Roveto è naturalmente molto presidiato dai tedeschi. Qui i tedeschi compiono alcuni atti barbari contro la popolazione inerme come il fatto perpetrato al giovane Pietro Masci di Capistrello il 20 marzo 1944.

La vicenda è bruttissima e tristissima allo stesso tempo. Ciò che i truci tedeschi hanno compiuto contro l’inerme ragazzo è un vero e proprio crimine di guerra. Il fatto criminoso vede protagonista il giovane Pietro Masci e l’amico Giovanni Barbati. La famiglia Masci si trova costretta dai Tedeschi a dover ospitare in casa sergente tedesco Joseph Breitner.

Questi denuncia i giovani Pietro Masci e Giovanni Barbati di avergli rubato le sigarette in modo continuo. Masci e Barbati una volta accusati dal sergente sono interrogati nel locale comando tedesco alla presenza del tenente Nebgen Haing e del traduttore Enrico D’Armoneco di Bolzano. Masci confessa al contrario dell’amico, tuttavia entrambi sono condannati a morte e condotti davanti al plotone di esecuzione lungo una strada di campagna che conduce alla frazione di Pescocanale.

Giovanni Barbati riusce a fuggire e mettersi in salvo gettandosi in un dirupo e fuggendo tra la fitta vegetazione. Piero Masci invece prima di essere fucilato è seviziato dai tedeschi che giungono in modo barbaro a strappargli i testicoli ed il pene

 

 

– I crimini di guerra tedeschi a Capistrello: 4 giugno 44

Passano alcuni mesi e i Tedeschi si ripropongono come arbari. Siamo ai primi del giugno 1944 gli Alleati sfondano la linea Gustav penetrando nel centro Italia che viene liberato nei giorni successivi

La Marsica è liberata  fra il 7 e il 12 giugno 1944  dai tremendi occupanti, ora in fuga. Questi però prima di andarsene compiono alcune atrocità ai danni della popolazione inerme, in una sorta di rappresaglia. Fra questi atroci episodi vi è quello di Capistrello.

L’episodio in questione  avviene fra il 2 e 7 giugno 1944, probabilmente ciò è ascrivibile al 4 giungo, comunque prima dell’arrivo delle truppe inglesi a Capistrello, i truci Tedeschi in procinto di fuggire decidono di effettuare un ultimo rastrellamento sulle montagne che circondano il paese.

Sul pendio occidentale del gruppo montuoso del Monte Salviano sono fermati 33 pastori ed allevatori di Capistrello e dei comuni confinanti in cerca di un riparo dapossibili ulteriori bombardamenti aerei.

I fermati sono prima  rinchiusi in un deposito merci della ferrovia bombardata e poi brutalmente fucilati, tanto da risultare possibile l’identificazione di sole 25 vittime, degli altri 8 non si è riusciti a dargli un nominativo.

I corpi dei fucilati sono denudati e privati di tutti gli effetti personali e infine sono gettati in una buca causata dal bombardamento alleato del 26 maggio. Le vittime, tra cui tre ragazzi minorenni, sono chiamate “martiri”.

 

– La fine della 2 guerra mondiale nella Marsica e In Italia (maggio 1944 – aprile 1945)

Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti. Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni.

L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari.Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino. 

Dopo accaniti scontri fra Alleati, Antifascisti e Tedeschi vincono i primi che all’inizio di Giugno sfondano la linea Gustav e penetrano nell’interno del entro Italia liberandola dalla morsa tedesca. Gli Alleati raggiungono la Marsica il 4 giugno arrivando a Balsorano. Qui gli Alleati sospendono i bombardamenti e ascoltano alcune persone locali, che l’informano del veloce ritiro tedesco, che ha lasciato o sta lasciando la Marsica. Inizialmente gli Alleati sono restii a credere questo, quindi prendono tempo e si accertano dell’identità delle persone che li hanno informati.

 

Nel frattempo sempre il 4 giugno 1944 gli Alleati raggiungono Roma liberandola definitivamente dai barbari Tedeschi.

 

Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944

 

Nella mattinata del 4 giungo gli Alleati completano l’identificazione di queste persone, che inizialmente pensavano essere dei nemici travestiti da pacificatori, e accertatisi della veridicità di quanto raccontato, viene deciso dal comando alleato l’immediata sospensione di tutte le operazioni belliche.

Nonostante ciò  però qualcuno verso le 12 del 4 giugno cannoneggia la zona di grotta S. Angelo, dove vi sono molti civili che hanno trovato rifugio presso la grotta. Quasi per miracolo le cannonate non producono danni alle persone rifugiate nella grotta (c’era qui mezza Balsorano).

 

Cannone statunitense presente a Balsorano nel 1944,
probabilmente usato nei giorni di giugno 44 per liberare la Marsica dai Nazisti.

 

Dopo quest’ultimo incidente??? la popolazione di Balsorano capisce che la situazione è cambiata e piano piano ritorna nei paesi di origine a cominciare dalla distrutta Balsorano.

Il giorno 6 giugno 1944 una armatissima pattuglia di soldati neozelandesi, a bordo di camionette, entra nella piazza centrale di Balsorano, accolta con soddisfazione dalla gente, che capisce in modo definitivo che sono terminati i patimenti.

Nel frattempo il resto della popolazione rifugiatasi tra le montagne torna in paese. Ai bambini che guardano incuriositi i militari neozelandesi, sono date tavolette di cioccolata e agli adulti sono regalate un po’ di sigarette. A Balsorano nel frattempo rientra Giuseppe Bifolchi il quale, qualche giorno dopo, occupa la poltrona di primo cittadino.

La Marsica viene poi completamente liberata dai Tedeschi tra il 7 e 12 giugno. E’ l’inizio della rinascita.

 

 


 

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– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia e la ricostruzione di Cappadocia

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però è ancora ufficialmente il re.

 

Il vecchio re Vittorio Emanuele III.

(Immagine da https://www.storiologia.it/biografie/vittorioem3.htm)

 

Vittorio Emanuele si ritira a vita privata, non abdicando ufficialmente, e nomina il figlio Umberto  quale luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è più un’abdicazione che altro, ma formalmente rimane re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.

Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente e non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum. Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzone e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Cappadocia dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguardando direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga. Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione. Pochi mesi dopo la guerra termina.

Infine s’indice il referendum per il 2 giugno 46 per scegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica il 9 maggio 46 in favore del figlio Umberto che diventa ufficialmente re Umberto II (9 maggio 46).

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno).

Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica. A questo punto temporaneamente i poteri di capo dello stato sono assunti dal 1 ministro De Gasperi. Nel frattempo Corcumello viene via via ricostruito e la stessa cosa avviene anche nella Marsica dove si cerca il più velocemente possibile di riparare la rete viaria e ferroviaria.

 

 – Corcumello dal 1945 al 1960

Corcumello all’inizio degli anni ’50

 

Corcumello dopo la seconda guerra mondiale è un paese ferito, poichè gli anni di guerra sono stati duri da passare e in particolare i mesi del 1944. Questi mesi infatti hanno segnato profondamente la popolazione. Ma ora si ricomincia e si procede quanto più rapidamente possibile alla ricostruzione di strade, ponti e ferrovie, che sono presenti nel territorio nazionale e nel territorio locale.

Avezzano è una città semidistrutta, con il livello distruzione quasi uguale a quello del terremoto del 1915. Altri borghi anche sono stati colpiti chi molto, chi poco, ma quasi hanno qualcosa da ricostruire.

Corcumello è riuscito seppure con una notevole dose di fortuna a tenersi in piedi. Tutti i principali monumenti del paese sono salvi e questo la popolazione lo sa e anche questo contrubuisce a tenere alto il morale.

Gli anni del dopoguerra sono difficili e anche pericolosi, in quanto si teme di finire nelle mani dei Russi grazie alle elezioni politiche. Il PCI d’altronde è fortissimo e le elezioni del 1948 spaventano molti. Addirittura anche i Vetoli, che sono nel paese da tempo immemore e lo guidano e influenzano in tanti modi, decidono di abbandonare in fretta il maniero e lo stesso Corcumello.

Nel 1948 l’elezioni politiche sono vinte dalla DC che manterrà il governo del paese seppure con alti e bassi per più di 40 anni, mentre il PCI che perde l’elezioni del 1948, seppure con numeri bulgari, andrà all’opposizione e vi rimarrà per tutta la durata della 1 repubblica,  ma  l’Italia  è ancora profondamente scossa, soprattutto dalla mancanza di prospettiva economiche e nonostante ci si impegni nella ricostruzione del paese, questa inizia a perdere le persone a causa del basso reddito. Molte di queste persone preferiscono tornare ad emigrare all’estero, spostandosi dai piccoli borghi di montagna, come quelli presenti nella Marsica.

Tra questi abbiamo Corcumello che proprio a causa della mancanza di lavoro si preferisce andar via, seppure con la morte nel cuore. A Corcumello sono molte le persone preferiscono emigrare, chi si dirige all’estero USA o Canada, chi preferisce andare in altre città italiane ecc. Corcumello dopo i primi anni di ricostruzione molte persone iniziano ad abbandonare il paese a partire dai primi anni ’50.

Sul piano economico Corcumello continua a vivere nei modi e nelle attività tradizionali che sono l’agricoltura, la pastorizia e varie attività di carattere artigianale, che però mano a mano che passano gli anni finiscono per la mancanza di persone.

 

 

 

– il castello di Corcumello dopo la seconda guerra mondiale

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il  castello di Corcumello nel 1945 risulta ancora del tutto integro, riuscendo a superare magnificamente anche la seconda guerra mondiale. Il maniero risulta ancora abitato dalla famiglia del conte Luigi Vetoli che qui hanno ancora la loro residenza principale. Il maniero dopo la guerra proprio per il fatto di essere ancora abitato risulta pienamente funzionante e mantenuto in modo egregio.

 

La parte più antica del castello vista da sotto. (Immagine personale)

 

Nel 1946 abbiamo il referendum isituzionale con il risultato della vittoria della Repubblica sulla Monarchia e con ciò si prefigura una possibile vittoria dei Comunisti nelle successive elezioni. Luigi Vetoli teme i comunisti per se e la sua famiglia.

Fino al 1948 Luigi con tutta la famiglia continuano a risiedere a Corcumello, ma al momento delle elezioni del 1948 la paura prende il sopravvento. Così nel giro di poco i Vetoli spaventati dalla possibile vittoria dei Comunisti decidono di andarsene in fretta dal castello e da Corcumello, per riparare altrove abbandonando per sempre questo magnifico maniero.

 

 

– L’Italia, l’Europa e il mondo diviso in due blocchi (1949)

L’Europa divisa in due blocchi negli anni ’50. (Immagine da Wikipedia)

 

Con la fine della seconda guerra mondiale l’Europa perde il suo ruolo centrico nel mondo per passarlo a URSS (Russia) e USA i veri vincitori nel conflitto mondiale. Gli USA con la loro forza economica e i suoi valori di libertà e uguaglianza riescono in qualche modo ad agganciare tramite la formazione della NATO ad agganciare anche Francia e Inghilterra le altre due nazioni vincitrici, che pur esprimendo una loro dimensione mondiale finiscono per ridursi al ruolo di potenze regionali poste nel campo USA. Invece l’URSS con la sua carica militare e politica riesce a creare un valido controaltare all’occidente e risponde alla NATO creando il Patto di Varsavia, un alleanza militare fra i paesi dell’est Europa soggetti indirettamente a Mosca e Mosca stessa.

In questo contesto l’Italia è nel campo occidentale portata in questo contesto dalla valida guida di Alcide De Gasperi che riesce con sapiente maestria ad assicurare all’Italia un passaggio ordinato dal regime monarchico e a quello repubblicano e poi consolidare questo con l’ancoraggio italiano al campo occidentale. Gli aiuti economici americani, oltre a sancire il passaggio dell’Italia nella sfera USA, gli garantiscono un rinnovato e forte sviluppo economico che si tradurrà nel boom economico degli anni 1958-63.

 

 

  • Corcumello nel 1960-80

Corcumello negli anni ’60.  (Immagine da https://www.facebook.com/photo?fbid=4896436903702726&set=pcb.10159942537132010)

 

 

Corcumello all’inizio degli anni ’60 continua a vivere nei modi e nelle attività tradizionali che sono l’agricoltura, la pastorizia e varie attività di carattere artigianale, che però mano a mano che passano gli anni finiscono per la mancanza di persone.

Anche negli anni ’60 prosegue l’emigrazione forzata dal paese di molti giovani che abbandonano Corcumello per andare a stare nel centro nord Italia, dove approfittando del boom economico si cerca un buon lavoro che permetta di vivere e farsi un futuro.

Chiaramente la situazione emigratoria è vera per Corcumello ed anche per i paesi vicini, dove la scarsità di lavoro si fa sentire in modo pesante e seppure in alcuni centri si stiano avviando attività private o lo Stato stia intervenendo con alcune valide iniziative, si è comunque all’inizio di questo percorso e ciò non permette minimamente di sperare.

A cercare in qualche modo di mitigare questa situazione di disperazione interviene anche il clero locale che si fa portavoce dei bisogni della popolazione cercando come può d’incoraggiarla per il futuro con diverse iniziative.

Questo compito a Corcumello spetta a don Vincenzo, parroco di Corcumello dal dopoguerra che si sforza di tenere unito il paese incoraggiandolo con varie iniziative della parrocchia e ciò vale sia per i bambini che per gli adulti.

 

Don Vincenzo parroco di Corcumello.

 (Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/11/01/don-vincenzo-un-parroco-per-corcumello/)

 

 

Il lavoro del parroco si rivela assai proficuo per il piccolo borgo ed è anche merito suo che questo riesce a non perdersi. Il volitivo parroco organizza diverse iniziative per grandi e piccini e questo porta benessere sociale, consentendo al paese di mitigare la lontananza dei propri cari.

Purtroppo però nonostante l’esemplare lavoro del parroco l’emigrazione va avanti e il paese di Corcumello all’inizio degli anni ’70 risulta semideserto. Coloro che lavorano in Italia tendono nel periodo estivo a tornare per ricongiungersi con le famiglie lasciate al paese. Ciò sicuramente fa bene alle famiglie e anche alle piccole economie locali, ma soprattutto fa bene al morale delle persone che tornano, che ritrovano il loro paese e le loro tradizioni.

 

 

 

– Il castello di Corcumello nel 1960-80

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Dopo l’abbandono del castello da parte dei Vetoli, avvenuto più o meno nel 1948, il maniero è andato parzialmente in abbandono. Tuttavia l’interessamento della popolazione locale verso un bene così prezioso, ha permesso al castello di perdurare in modo egregio, non consentendo al maniero d’indebolirsi e magari crollare in alcune sue strutture.

La popolazione del borgo riconoscendo in esso la propria storia, ha mantenuto limitatamente ai suoi mezzi il maniero, evitando che esso subisse contraccolpi importanti. Questo interessamento si è avuto sempre nel corso degli anni concretizzandosi anche in cose importanti come il rifacimento dei merli della vecchia torre centrale nel corso degli anni ’70.

 

L’antica torre mastio del castello. (Immagine personale)

 

Diciamo che quelle poche persone rimaste a Corcumello, così come gli altri rimasti nella Marsica negli anni ’70, lo hanno fatto per amore e passione verso la propria storia, nella speranza che il lavoro svolto portasse a qualcosa di positivo per il proprio territorio. Magari in un secondo momento se ne sono andate anche loro, ma poi comunque sono tornate nel corso degli anni, perchè il legame con questo territorio è sempre molto forte.

 

 

– La Marsica e Corcumello negli anni ’70

Inaugurazione del tratto autostradale A24 Di Carsoli

 

Nel 1970 sono inaugurate le nuove autostrade A24 e A25 che collegano l’Abruzzo intero e le principali città del centro Italia. Questo porta un grande sviluppo sia al livello sociale che economico. In Abruzzo si vengono affacciando nuovi settori economici come il turismo, che porta molto sviluppo alle zone che lo ospitano.

Arriviamo così al 1971 anno del censimento generale della popolazione italiana. Ciò che viene fuori da questo riguardo ai borghi della Marsica è la conferma di un profondo e continuo spopolamento dei vari paesi della Marsica.

Corcumello che contava circa 3000 persone residenti negli anni ’30, ora ne conta appena 300-400 anime e il declino del paese non accenna ad esaurirsi. Contrariamente ad altri borghi qui non intervengono iniziative culturali particolari che consentano una ripresa economica e quindi anche sociale. Il paese negli anni ’70 è come bloccato e a nulla valgono le iniziative culturali messe in campo dal prete locale don Vincenzo. Il paese continua il suo declino.

In altri borghi della Marsica di solito quelli più importanti, emergono nuove realtà economiche ancora piccole e poco competitive, ma sono comunque un segnale importante della vitalità della Marsica, decisa a riprendersi sul piano economico dopo la gravissima battuta d’arresto causata dai bombardamenti alleati e dal grave terremoto del 1915.

 

 

– Terremoto di Pescasseroli (1984)

Terremoto di Pescasseroli del 1984

 

Il 7 e 11 maggio 1984 due importanti scosse sismiche si verificano a distanza di pochi giorni nell’area di Pescasseroli e del Parco Nazionale d’Abruzzo. La prima scossa la più forte di 5,9 Mw si ha il 7 maggio e percuote sia la zona di Pescasseroli che tutta l’area attorno a Sora, della Valle Roveto, la zona di Isernia che la Marsica.

I danni maggiori si concentrano nella zona dei comuni attorno a Pescasseroli e nella zona d’Isernia. Nel resto della Marsica si ha solo un grosso spavento. A Balsorano a parte il grosso spavento e qualche danno molto lieve a qualche fabbricato non si registrano danni. Pochi giorni dopo l’11 maggio a pochissima distanza dalla prima scossa si ha la seconda di 5,5 Mw, quindi quasi uguale alla prima. Anche qui i danni maggiori si concentrano nella zona di Pescasseroli e d’Isernia.

A Corcumello i danni sono nulli, ma la scossa produce comunque molto spavento tra la popolazione.

 

 

– Corcumello negli anni ’80

Corcumello nel 1986. (Immagine da https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/05/17/la-banda-di-corcumello-del-1986/)

 

Corcumello negli anni ’80 come tutti i paesi della Marsica se pur di riflesso, vive il boom economico presente a metà anni ’80 nella Marsica a cominciare da Avezzano. La Marsica a metà degli anni ’80 vive un boom economico senza precedenti, che permette alla maggior parte del territorio marsicano di raggiungere gli standard di vita dei territori del nord Italia. Non tutti i territori della Marsica vivono in pieno questo boom, che però porta comunque beneficio all’intero territorio.

Tra le zone della Marsica dove è meno accentuato il boom economico vi è anche Corcumello, dove forse la posizione più isolata non consente di raggiungere gli standard delle altre zone come Avezzano o Celano.

 

 

– L’Europa negli anni ’90

 

Il crollo del muro di Berlino nel 1989

 

Alla fine degli anni ’80 abbiamo il crollo di tutti i regimi comunisti nell’est Europa, idealmente accumunati con la caduta del muro di Berlino del 1989. Quest’ultimo fatto porta a sua volta ad un altro evento di portata storica, ovvero la riunificazione della Germania nel 1990. Fatti questi di portata storica che tendono ad accelerare il processo di unificazione d’Europa che va avanti dal 1957 coinvolgendo man mano i vari paesi del nord ed est Europa.

 

Riunificazione della Germania nel 1990

 

Contemporaneamente si riaffacciano i nazionalismi che portano alla disgregazione della Jugoslavia con lo strascico di grandi e dolorose guerre intestine che alla fine coinvolgono l’Europa intera seppure in modo indiretto. Ma cosa ben peggiore abbiamo il crollo dell’URSS nel 1991 con conseguente nascita di nuovi stati anch’essi attratti chi prima chi dopo nella rete della nuova Europa.

 

La nuova Unione Europea. (Immagine da Wikipedia)

 
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Bandiera dell’Unione Europea adottata nel 1992

 

Nel 1992 la firma del trattato di Maastricht sancisce il processo di unificazione economica dell’Europa che passa dall’essere CEE al divenire UE e se non ancora politica come comunità sicuramante avviata a diventarlo sempre più nel tempo.

 

 

– Corcumello negli anni ’90

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Negli anni ’90 a Corcumello prosegue il calo demografico presente nel paese e questo fattore unito ad altri presenti  da l’idea di un paese fermo quasi impaurito, che non sa come comportarsi di fronte alle sfide del futuro. In questa fase troviamo diversi borghi che da tempo hanno preso una strada di rilancio soprattutto nel settore turistico e provano seppure a fatica a migliorare la loro recettività

Corcumello è un paese che ha la fortuna di essere uno dei pochi borghi praticamente intatti, che non ha subito devastazioni di alcun genere ne di carattere sismico, ne umano come per esempio i bombardamenti della seconda guerra mondiale, quindi sotto il profilo turistico ha un potenziale inespresso molto forte, ma va capito e gestito sia dai residenti, che dal comune di appartenenza, in questo caso Capistrello.

In questa fase storica la Marsica vive ancora una fase di crescita economica, una sorta di lunga coda del boom economico avutosi a metà anni ’80, ma probabilmente non tutti i borghi sanno canalizzare queste energie, o forse lo fanno in modo non del tutto attento, producendo a volte strutture che non sempre si rivelano utili.

 

 

– Il castello di Corcumello negli anni ’90 (1990-99)

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

Negli anni ’90 il maniero pur continuando a sussistere come struttura, risulta parzialmente abitato, dopo questo negli anni precedenti è stato in  alcune sue parti frammezzato in un unità abitative più piccole. Questo pur costituendo a mio dire una cosa non giusta in quanto ha spezzato l’unità abitativa unica dell’immensa struttura, ha però permesso di riuscire meglio a conservare il castello.

 

 

 


 

 

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XXI SECOLO

 

– Corcumello negli anni 2000

Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Prosegue in questi anni 2000 la fase di stagnazione del paese, nonostante la grande bellezza in cui è immerso il paese sul piano naturalistico e sul piano storico con un urbanistica rimasta sostanzialmente stabile dal Medioevo ad oggi, che rappresenta  da se una risorsa e un problema se non s’interviene asistemare i collegamenti.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Il paese infatti nel corso degli ultimi 50 anni ha sviluppato una parte bassa nuova che si viene ulteriormente sviluppandosi nel corso di questi anni 2000, ma nell’urbanistica tra queste due parti manca un’azione di risistemazione delle strade tra la parte alta e quella bassa.

Nella parte alta si fa fatica a muoversi con le auto e percorrere il paese senza queste, specialmente per le persone anziane può rivelarsi arduo. Dall’altra parte invece per i visitatori percorrere strade strette e in salita non è un grosso problema specialmente quando poi si aprono alle piazzette che questo borgo possiede.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Certo se poi si estende questo discorso di collegamenti interni si estendono ai collegamenti stradali emergono altri problemi, dovuti alla presenza di una sola strada di accesso al paese che si presenta piuttosto stretta e scomoda per il passaggio fra le auto in entrata e uscita dal paese.

Nel paese negli anni ’80 si era cercato di avviare una qualche nuova progettualità e struttura, ma poi la mancanza d’interesse e probabilmente di fondi hanno prodotto un’opera non finita, divenuta nel tempo il simbolo del decadimento del borgo che ha portato vergogna al paese nel corso degli anni ’90 e parliamo di un paese che vorrebbe rilanciarsi, ma appare stanco e deluso.

 

La zona nuova di Corcumello a sett 2009. (Immagine da Googlemap)

 

Quindi in generale ciò che emerge è una certa stagnazione nella progettualità di sviluppo con una popolazione che tende ad invecchiare e con i giovani poco attratti a rimanere in un borgo privo di molti servizi. Certo c’è anche da riscontrare il forte orgoglio e attaccamento della popolazione al paese, che appare subito agli occhi di un qualsiasi visitatore nel contatto con le persone del posto. D’altro canto parliamo di un borgo, Corcumello che potrebbe tranquillamente primeggiare se bene organizzato con i principali borghi sia della Marsica che dell’Abruzzo in generale. Corcumello è bellissimo da visitare in quanto emana da subito fascino e storia.

 

 

– Il castello di Corcumello negli anni 2000

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il castello di Corcumello di cui ci occuperemo più avanti riguardo alla sfera architettonica, è e rimane il monumento più importante del paese. Monumento che versa in condizioni precarie e che avrebbe urgente bisogno di restauro.

 

 

– Terremoto dell’Aquila (2009)

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Una forte scossa sismica di 6,3 gradi Mw colpisce la città dell’Aquila nell’aprile 2009. La città viene distrutta del sisma che produce anche più di 300 morti.

 

Terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. (Immagine da Wikipedia)

 

Nella Marsica il terremoto pur sentendosi distintamente produce in linea generale meno danni, la maggior parte dei quali concentrati nelle chiese e monumenti. Nonostante ciò ci sono comunque alcuni borghi della Marsica che risentono maggiormente del sisma e che riportano molti danni, come i paesi dell’Altopiano delle Rocche come Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli.

 

 

– La Marsica 2008-2015: Fine della crescita economica e recupero della propria memoria storica

Il centro fucense di Telespazio.

(Immagine da https://www.telespazio.com/it/azienda/centri-spaziali-teleporti/centro-spaziale-fucino)

 

La Marsica tra alti e bassi ha beneficiato per lungo tempo di una crescita economica mai avuta prima nella sua storia, iniziata nel 1985 con il boom economico marsicano è proseguita fino al 2008 anno della crisi economica mondiale.

In questo lungo arco temporale molti paesi della Marsica hanno iniziato un coraggioso lavoro di restauro dei propri borghi con l’intento di lanciarsi nell’ambito turistico. Questo percorso ha consentito soprattutto un recupero benefico della propria memoria storica antecedente il terremoto del 1915, che in qualche modo aveva creato una tale e profonda ferita da determinare un certo vuoto storico, che si è venuto recuperando solo negli ultimi decenni.

 

Avezzano capoluogo della Marsica. (Immagine personale)

 

La crescita economica ha sicuramente favorito e determinato questo percorso storico, ma ora con la fine di ciò, si è temuto che questo grandioso lavoro potesse interrempersi. Invece per fortuna questo non è avvenuto e anzi proprio per cercare di contrastare la crisi economica ci si è maggiormente spesi per completare questo recupero e lanciare meglio al livello turistico il territorio marsicano caratterizzandolo con nuove iniziative culturali che sono iniziate negli anni 2000 e migliorate negli anni 2010.

 

Iniziative ad Avezzano in ricordo del terremoto del 1915 nel 2015.

 

La Marsica quindi pur subendo in pieno la crisi del 2008 a cui si è aggiunta la crisi locale seguita al terremoto dell’Aquila, è comunque riuscita con le proprie forze a cominciare ad emergere facendosi finalmente conoscere all’Abruzzo, che non conosceva granchè questo territorio regionale, di cui qualcuno addirittura ignorava l’esistenza.

 

Celebrazioni nel centro Italia a ricordo del terremoto di Gioia dei Marsi nel 1915.

 

Con le celebrazioni del 2015 relative al centenario del terremoto di Gioia dei Marsi, finalmente questo lungo recupero della storia di questa zona d’Abruzzo si è completato donando nuova linfa nella popolazione locale non avente più quel senso di angoscia seguito al terremoto del 1915, ma al contrario determinazione nell’accrescere le proprie conoscenze sulla zona e cercare nuovi percorsi culturali con cui caratterizzarsi iniziati da alcuni borghi.

 

 

– Terremoto di Amatrice (2016-17)

Terremoti di Amatrice del 2016-17. (Immagine da Wikipedia)

 

Tra l’agosto 2016 e il gennaio 2017 una serie d’importanti scosse sismiche si succedono nel territorio del comune di Amatrice (AQ). Le scosse avvengono in una zona geologicamente distinta dall’area dell’Aquila interessata dal precedente sisma del 2009. La sequenza sismica non avviene in un unica ondata, in quanto dura diversi mesi interessando un settore ampio tra Abruzzo, Umbria, e Marche che viene colpito in più punti.

 

il centro di Amatrice distrutto dal sisma del 24-8-2016. (Immagine da Wikipedia)

 

Ma andiamo con ordine le prima sequenza con le prime scosse avviene il 24 agosto 2016 con un primo terremoto che si manifesta ad Amatrice con magnitudo 6 Mw che distrugge il paese. La seconda segue alcune ore dopo manifestandosi a Norcia con 5,3 Mw, che semidistrugge il paese.

 

Resti della basilica di San Benedetto di Norcia dopo il sisma del 30-10-2016.

 (Immagine da https://www.repubblica.it/topics/news/terremoto_norcia_30_ottobre_2016_-151107559/)

 

La seconda ondata di scosse avvengono a ottobre 2016 manifestandosi le prime due nella provincia di Macerata il 26 ottobre con la prima di magnitudo 5,4 Mw a cui segue la seconda poche ore dopo con 5,9 Mw. La terza e ultima scossa di quest’ondata è la più forte in assoluto manifestandosi con 6,5 Mw nuovamente nella zona di Norcia.

 

Resti dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dopo la valanga azionata dai sismi del 18 gennaio 2017.

(Immagine da https://www.adnkronos.com/rigopiano-5-anni-fa-la-tragedia_4CPr4ZB31zttPPnJijQcxi)

 

La terza e ultima ondata di scosse avvengono il 18 gennaio 2017 manifestandosi con ben 4 scosse susseguenti con ciclicità di una ogni 2-3 ore circa comprese tra 5 e 5,5 Mw interessando l’area di Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno. Tra tutte le tragedie avvenute in seguito a questa terza ondata ricordiamo la tragedia dell’hotel di Rigopiano presso Farindola (Pescara) dove un intero hotel in montagna viene travolto nel pomeriggio del 18 gennaio da una megavalanga azionatasi a distanza di qualche ora per i sismi della mattina del 18 gennaio. Per questa sola tragedia muoiono 29 persone e 11 sono miracolosamente uscite vive.

 

 

– Effetti dei sismi di Amatrice sulla Marsica e Corcumello

Gli effetti dei “sismi di Amatrice” sulla Marsica  a parte i grandi spaventi sulla popolazione sembrano piuttosto pochi, pur manifestandosi con alcune situazioni in più punti del territorio marsicano. A Corcumello invece gli effetti dei vari terremoti di questa ondata sono del tutto nulli.

 

 

– Corcumello 2010-21

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Mentre nel resto della Marsica si celebra il centenario del sisma del 1915 e ci si sprona per chiudere definitivamente questa triste e logorante vicenda. A Corcumello la situazione tende a rimanere cristallizzata in un senso di decadenza, che emerge bene dal passeggio di Via Porta San Pietro.

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Questa strada è stata per secoli la più percorsa di Corcumello fino ai primi anni ’70 del XX secolo. Qui i Corcumelliani lavoratori infaticabili percorrevano la mattina presto questa via che indirizzava alle stalle e ai campi e che veniva ripercorsa in senso inverso la sera alla fine di una giornata di lavoro per tornare alle proprie case. Ora questa via è morta perchè mai sistemata e solo il Catasto ne ricorda l’importanza segnalando la sua larghezza di 10 m.

Ora se è vero quanto detto è pure vero che gli abitanti stanno cercando con l’aiuto del comune di procedere a lavori di restauro del borgo o comunque di rilancio di alcuni progetti. Tra i progetti finalmente partiti e realizzati segnaliamo il rilancio del campo sportivo del paese.

 

Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Scorcio storico di Corcumello. (Immagine personale)

 

Il comune di Capistrello, pur tra alti e bassi, ha proceduto a realizzare un’opera attesa da tempo dalla piccola comunità di Corcumello, ovvero la ristrutturazione del campo sportivo. La ristrutturazione del campo sportivo, opera essenziale per i giovani del paese, è stata fatta nel 2021 e ha visto questa struttura trasformarsi in un centro sportivo polivalente per discipline come calcetto, basket e pallavolo.

 

Campo sportivo di Corcumello. (Immagine personale)

 

Questo primo ma significativo progetto vuole essere un segno bene augurale per il rilancio di uno dei più bei borghi della Marsica, dalle enormi potenzialità turistiche. D’altra parte Corcumello pur contando poco  più di 200 persone residenti, d’estate si popola di un altro migliaio di persone legate a questo paese da un profondo e felice attaccamento. Attaccamento che si esprime in vari modi e che che vive con disagio la cristallizzazione di progettualità per questo borgo.

 

Piazza Centrale di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Nella speranza di avere presto felici notizie circa il rilancio di questo bellissimo borgo della Marsica, completiamo la nostra dissertazione esaminando la situazione del castello negli anni 2010 e poi procedendo con la descrizione strutturale di questo.

 

 

– IL CASTELLO DI CORCUMELLO NEGLI ANNI 2010

Il castello di Corcumello oggi. (Immagine personale)

 

Il castello di Corcumello negli anni 2010 rimane il principale monumento del paese di Corcumello rappresentando in se l’intera storia del paese. A una prima visione appare ancora splendido nella sua struttura medievale perfettamente mantenuta, tuttavia si vede e si nota l’urgenza di un restauro, che appare quanto mai necessario per poterlo conservare e sfruttarlo al meglio sia sul piano turistico che per manifestazioni cittadine.

 

Il mastio del castello nella parte più antica del XII secolo. (Immagine personale) 

 

Qui di seguito completiamo questo lungo percorso sul castello di Corcumello esaminando la sua struttura.

 

 


BIBLIOGRAFIA

1) https://www.terremarsicane.it/i-signori-de-ponte/

2) http://www.corcumello.it/immagini_cultura/Corcumello-linguaggioeframmentidiunanticaculturaEstratto.pdf

3) https://www.terremarsicane.it/patrimonio-storico-artistico-della-valle-roveto-capistrello/

4) https://www.corcumellovillage.it/index.php/2016/03/07/palmo-canna-e-coppa-unita-di-misura-agrarie/

5) https://www.corcumellovillage.it/index.php/2020/11/01/don-vincenzo-un-parroco-per-corcumello/

6) Libro ” IL TAGLIO NELLA ROCCIA – TAGLIACOZZO e il suo territorio dal Medioevo al Novecento. Storia di una comunità dell’Appennino abruzzese. – Autore: Domenico Colasante – Editore: Tinari

 

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA

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CORCUMELLO