CASTELLO DI BALSORANO


 

 

STORIA DEL CASTELLO DI BALSORANO

 

Balsorano, ora Balsorano Vecchio, è presente nel luogo, dove lo vediamo oggi, da lunghissimo tempo. Probabilmente il paese di Balsorano è stato fondato nell’odierno luogo all’inizio del X secolo dai conti Berardi della Marsica.

I Berardi sono una famiglia comitale, di origine carolingia, che ha governato con alterne vicende la Marsica per più di cinque secoli, precisamente dal 926 al 1463.

In questo lungo arco di tempo i Berardi sono riusciti anche a rendere indipendente il contado dei Marsi, costituendolo in stato cuscinetto fra il papato e il sud Italia

All’inizio del loro regno, sotto i primi conti Berardi, Berardo I e Berardo II, il territorio marsicano viene profondamente riformato, attraverso la costruzione di paesi-rocche posti  su speroni impervi fra i monti della Marsica, in contatto visivo fra essi, di modo da dare l’allarme in caso d’invasione straniera.

Ebbene, seppure alcuna fonte da noi osservata ha citato ciò, siamo portati a credere che la costituzione di Balsorano e quindi della sua rocca, abbia seguito lo stesso criterio di costruzione di tutti gli altri paesi dell’area marsicana.

Ciò soprattutto considerando la posizione di  Balsorano, che
trovandosi all’inizio della Valle Roveto, da sempre zona di passaggio quasi obbligata per gli eserciti che si sono mossi da nord a sud, sia stata oggetto di costruzione all’inizio del X secolo, proprio come vedetta per controllare il passaggio verso la Valle Roveto.

Da ciò ne consegue che il paese sia stato munito di una primitiva rocca o torre di osservazione e che intorno a questa si sia formato o insieme o successivamente, il paese di Balsorano.

A questo punto della storia non avendo informazioni dirette sulla presenza del paese in questo periodo, non possiamo che parlarne per congetture, sulla base della storia della Valle Roveto.

Attestandoci su ciò si può immaginare, che la rocca di Balsorano abbia rappresentato a lungo il confine sud della contea dei Marsi.

Probabilmente Balsorano ha avuto insieme al resto della Marsica un periodo di relativa pace tra X e XI secolo e ciò non solo per la forza granitica dei Berardi nella gestione del proprio contado, ma anche per la presenza della vicina Abbazia di Montecassino che nell’XI e anche XII secolo si trova al massimo della sua fortuna.

I Berardi si sono posti  a lungo non solo come difensori civici del proprio contado, ma anche protettori religiosi sia direttamente attraverso il controllo del territorio, sia indirettamente controllando con propri membri familiari le principali istituzioni religiose del periodo, come la carica di priori di alcuni importanti monasteri, o addirittura della carica di vescovo locale.

La presenza dell’Abbazia di Montecassino ha rappresentato a lungo nella Valle Roveto una sicurezza per le popolazioni, soprattutto in funzione della loro guida nell’insegnamento di alcuni mestieri.

Tornando al primitivo castello siamo portati a credere, che i Berardi, durante la loro lunga gestione,  abbiano rafforzato la rocca, restaurandola e dotandola via via di costruzioni edilizie adeguate al suo ruolo di castello militare.

Tra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII i Normanni sono ormai padroni incontrastati del sud Italia e mirano a nord ad ingrandire il loro stato, puntano cioè verso l’Abruzzo e quindi verso la contea dei Marsi.

I Normanni iniziano ad interessarsi della contea dei Berardi a partire dal 1070 circa, allorquando sfruttando contrasti insiti nella famiglia comitale, provano ad inserirsi cercando di conquistarne il territorio.

I Normanni, pur riuscendo ad infliggere alcune sconfitte ai Berardi, si rendono conto della loro forza e inizialmente preferiscono non scontrarsi con loro.

La conquista della Marsica da parte normanna va avanti per circa 70 anni, creando ora contrasti e piccole battaglie di confine, ora fasi di tregua.

Ciò dura fino al 1143, allorchè gli ultimi conti Marsi, Berardo V e il fratello Rainaldo II, stanchi di questo logoramento decidono autonomamente di arrendersi ai Normanni, e ciò in cambio del mantenimento della loro posizione nei loro territori.

I Normanni dopo il 1143 suddividono la contea marsa in tre tronconi, ovvero le contee di Albe, Celano e Carsoli, affidate a membri della famiglia Berardi.

Nell’ambito di queste contee la Valle Roveto viene ad appartenere alla contea di Albe seguendone per lungo tempo le sorti.

I Berardi insediatisi in queste contee iniziano a muoversi autonomamente, ma intervenendo ogni volta, che un ramo familiare avesse problemi importanti nella propria parte.

Nel 1189 i Berardi riescono a riunire le contee di Albe e Celano sotto unica persona, ovvero Pietro Berardi. Con lui la famiglia marsa riemerge al livello politico, diventando tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, tra le più potenti e influenti famiglie del regno normanno.

Pietro conte di Albe e Celano ha il preciso obbiettivo di rendersi di nuovo indipendente, e per ottenere ciò da quel raffinato politico che è, s’infila nell’ambito della politica nazionale locale parteggiando ora per la casa Sveva, erede di quella normanna, ora per il papato.

Pietro così facendo e sfruttando la minore età del fanciullo erede della Casa Sveva, si pone come arbitro in quel vuoto politico, arrivando a parteggiare per il nuovo imperatore Ottone IV.

Pietro, in cambio di un suo accresciuto potere, concede la forza del suo esercito a Ottone IV per l’ascesa nel regno normanno.

Pietro muore nel 1212 e gli succede il figlio Tommaso, che prosegue con destrezza la politica paterna.

Tommaso aggiunge alle cariche possedute dal padre, anche quella di conte del Molise, che gli deriva dall’aver sposato l’ultima erede del casato molisano.

Ciò lo porta a divenire un feudatario di prima grandezza e quando Ottone IV viene sconfitto nel 1215-18 dall’ormai cresciuto Federico di Svevia, decide di porsi direttamente contro l’imperatore e la sua autorità civile e tentare il tutto per tutto per tornare alla piena indipendenza della Marsica.

In questo contesto il castello di Balsorano ha avuto sicuramente un ruolo di vedetta nell’ambito del controllo dell’accesso alla Valle Roveto.

La guerra fra Tommaso Berardi e Federico II scoppia nel 1221 e va avanti fino al 1223. In questi due anni gli eserciti di Federico II attraversano di continuo la Valle Roveto, mettendo a ferro e fuoco il territorio rovetano e la Marsica.

Sicuramente tra il 1221 e il 1223 Balsorano, e quindi il suo castello, viene  attaccata più volte finendo in diverse occasioni colpita dagli eserciti imperiali.

Tommaso sfruttando la sua approfondita conoscenza del territorio, riesce a dare a lungo filo da torcere al potente imperatore. Alla fine però la potenza di Federico predomina su Tommaso e questi accetta una pace onorevole.

Con la resa di Tommaso, Federico decide di vendicarsi della popolazione locale,che lo ha osteggiato sostenendo Tommaso. Federico II distrugge per vendetta Celano, arrivando perfino ad esiliarne la popolazione, mandandola in Sicilia e Malta.

In questo contesto di crisi anche il primitivo castello di Balsorano riporta danni ingenti e lo stesso imperatore sembra aver chiesto, che questo fosse riparato.

Anni dopo verso il 1252 nella Marsica, ovvero nelle contee di Albe e Celano ritornano i Berardi nella persona di Ruggero, figlio di Tommaso,  a cui è ridata la gestione delle contee di Albe e Celano.

Successivamente Ruggero, nel 1268, torna a perdere i suoi territori, in seguito alla sconfitta subita da Corradino, l’ultimo esponente della Casa Sveva, da parte di Carlo d’Angiò.

Ruggero aveva appoggiato Corradino e questo aveva scatenato le ire di Carlo I, che una volta insediatosi stabilmente sul trono, lo punisce privandolo nuovamente delle contee marsicane, arrivando a distruggerne il centro principale di Albe.

Anni dopo Ruggero riesce, in seguito ad un forte riscatto di denaro, a riavere la contea di Celano, ma non di Albe, che tuttavia viene affidata alla figlia di questi, Filippa Berardi.

Balsorano e il suo castello continuano anche in questa fase a seguire le sorti della contea albense, che in questo momento è tenuta con mano ferma da Filppa di Celano.

Nel 1310 circa avviene la morte della contessa Filippa di Celano e la contea d’Albe viene acquisita dallo Stato, che la mantiene sotto di se con fasi alterne fino al 1420 circa. In questa lunga fase la gestione della contea d’Albe è infatti alternata dallo Stato e da membri della famiglia reale.

In questa così detta fase demaniale, Balsorano, come tutto il centro Italia, vive un brutto  momento nel 1349, con il verificarsi di un grande terremoto nel centro Italia. Il terremoto del 1349 ha effetti disastrosi in tutte le regioni centrali a cominciare dall’Abruzzo e dal Lazio.

A Roma il terremoto si rivela il più distruttivo di sempre, interi palazzi crollano e lo stesso Colosseo riporta il crollo di una sua parte.

Sugli effetti di questo sisma sulla Marsica abbiamo pochi dati, ma dal contesto dei danni provocati a Roma, si può ben dire che nella zona il terremoto si è sentito fortissimo e ciò ha sicuramente provocato danni a caseggiati, oltre che morti.

Su Balsorano non sappiamo se e quanti danni vi siano stati, ma vista la proporzione del terremoto è lecito immaginare che vi siano stati diversi danni al centro abitato. Da ciò è possibile immaginare danni anche al castello, che seppure era diverso da quello attuale, era pur sempre una rocca importante.

Siamo ora all’inizio del quattrocento e la contea d’Albe è passata sotto la guida di Margherita d’Angiò dal 1395 circa.

Margherità d’Angiò è stata dapprima regina di Napoli, poi regina madre e tutrice del figlio Ladislao tra il 1386 e il 1394 e successivamente contessa d’Albe. In questo ruolo si occuperà di alcune faccende locali.

Nel 1404 infatti troviamo Margherita d’Angiò stipulare un accordo con gli Orsini di Tagliacozzo, dove in cambio dell’aiuto militare di questi Orsini, gli viene ceduta una grossa parte del territorio della Valle Roveto. Alla contea di Albe rimane il controllo di Balsorano e Morrea

Nel 1456 abbiamo il tremendo terremoto dell’Irpinia, che provoca danni consistenti in tutto il centro Italia compreso l’Abruzzo. Tuttavia non sappiamo nulla di danni a Balsorano relativi a questo terremoto e non possiamo fare congetture, come quelle fatte per il terremoto del 1349, poichè l’epicentro del terremoto è più lontano rispetto a quello di un secolo prima.

In ambito politico nel 1463 si assiste alla fase finale della decadenza della casata dei Berardi di Celano, sconvolta dai gravi contrasti fra la contessa regnante Jacovella e il giovane figlio Ruggero.

Approfittando del grave conflitto familiare Papa Pio II Piccolomini interviene nella diatriba familiare privando essi della contea di Celano, che viene affidata al nipote Antonio Piccolomini.

Nell’atto di cessione di Celano ad Antonio Piccolomini viene incluso nel territorio celanese, anche la baronia di Balsorano, che comprende essenzialmente i paesi di Balsorano e Morrea.

A questo riguardo bisogna ricordare un fatto avvenuto in quegli anni, ovvero l’occupazione fisica di Balsorano da parte di Ruggero Acclozamora, figlio di Jacovella Berardi.

Ruggero Acclozamora, perso per diversi motivi la proprietà di Celano nel 1463, si rifugia nel castello di Balsorano, da dove inizia una serie d’incursioni contro Antonio Piccolomini, per riprendersi la contea.

La guerra mai dichiarata tra Ruggero e Antonio Piccolomini, va avanti per diversi anni, impedendo di fatto ad Antonio di prendere possesso del suo nuovo territorio.

Ciò perdura fino al 1469 allorquando Ruggero con i suoi uomini abbandona Balsorano e si rifugia in Francia. A questo punto Antonio Piccolomini può affermare la propria autorità anche su Balsorano.

Da subito (1470) egli si adopera per riportare ordine in un territorio gravemente danneggiato dalle vicissitudini del tempo, compresi i vari sismi, che si sono avuti di recente.

Gli interventi attuati da Antonio Piccolomini riguardano sia la ricostruzione dei borghi, che la ricostruzione dei castelli di Balsorano e Morrea, ridotti molto male. Questi vengono ricostruiti o ristrutturati sottoforma di grandi dimore principesche, secondo i gusti rinascimentali, abbandonando così le loro precedenti funzioni militari.

Nel caso del castello di Balsorano si deve parlare più di ricostruzione e non di ristrutturazione, tante sono le parti rifatte per intero.

Il nuovo maniero viene ricostruito nello stesso luogo del precedente edificio, seguendo un criterio, che lo porta a diventare un enorme castello principesco.

Il castello per chi lo guarda oggi ha un aspetto più da fortilizio militare, che da dimora rinascimentale, ma non bisogna trarsi in inganno, in quanto la sua struttura è stata rifatta in funzione di dimora.

 

Il castello di Balsorano oggi. (Immagine personale)

 

La ricostruzione del castello probabilmente è andata avanti anche a inizio cinquecento vista la mole del maniero. Fatto è che a inizio cinquecento il castello è completo e i Piccolomini continuano a governare il castello e la baronia di Balsorano a lungo, determinando così una continuità nella proprietà del feudo.

Nel 1572 la contessa di Celano Costanza Piccolomini, a causa degli enormi debiti contratti dal marito, è costretta a vendere diversi suoi beni, tra cui la baronia di Balsorano.

Questa viene presa da Carlo Silverio Piccolomini, fratello di Inico Piccolomini e padre della contessa Costanza. Ciò consente di far rimanere la proprietà nell’ambito familare, consentendo quindi una sua continuità temporale

I Piccolomini hanno così mantenuto la proprietà di Balsorano fino alla loro estinzione avvenuta nel 1700. Non abbiamo al momento notizie importanti riguardanti le vicende avvenute nel castello e nel paese di Balsoranoin questo periodo, però si possono comunque fare ipotesi importanti.

Il XVII secolo per tutta la Marsica, così come per tutto il sud Italia, è stato un secolo di povertà assoluta sfociata infine in tragedia con l’arrivo della Peste nel 1656. Questa ha prodotto nella sola Marsica, una quantità di morti impressionante, arrivando perfino a dimezzare la popolazione in diversi paesi.

Ora al momento, dalle notizie che abbiamo, sembrerebbe che la Peste a Balsorano non vi sia stata o comunque sia stata molto contenuta. Questo dato lo si estrapola dal numero di persone presenti nel paese prima e dopo la Peste.

Infatti sappiamo che Balsorano conta nel 1648 circa 1030 persone e nel 1669 ne abbiamo 1455.

Ciò se confermato ci direbbe, che la Peste non abbia colpito Balsorano e se fosse così si potrebbe immaginare che l’altezza a cui si trova il paese, unito a una buona ventilazione, non abbia permesso al morbo di attecchire.

All’inizio del XVIII secolo abbiamo due importanti terremoti che avvengono in Abruzzo, producendo molti danni in molte zone della regione e del centro Italia. I sismi sono quelli dell’Aquila del 1703 e della Majella del 1706. Tra i due è sicuramente il terremoto dell’Aquila a creare maggiori problemi nella Marsica.

Qui infatti abbiamo molti danni in occasione di questo sisma. I danni interessano tutte le zone della Marsica, anche se con riflessi diversi rispetto alla zona considerata. Nella Valle Roveto i danni ci sono e sono molti, ma la mancanza di notizie più precise al momento non ci fa dire nulla di più e ci riserviamo di tornarci più avanti.

Sicuramente il sisma del 1703 si è sentito distintamente anche a Balsorano e quindi al castello, che sicuramente ha tremato, ma probabilmente facendo un parallelismo con il sisma del 2009 non vi dovrebbero essere stati danni particolari.

Sul piano politico nel 1700 si estinguono i Piccolomini che sono sostituiti alla guida della baronia di Balsorano dai Testa, una nobile famiglia romana.

Nel corso del XVIII secolo i Testa s’imparentano con ciò che rimane dei vecchi Piccolomini.

Questo porta alla nascita della famiglia Testa-Piccolomini. Questi rimangono alla guida della baronia balsoranese fino al 1806, e come proprietari del castello fino a metà ottocento.

Nel 1806 infatti il nuovo governo francese, che ha sostituito i Borbone alla guida del regno napoletano, introduce importanti riforme di carattere amministrativo, tra cui l’abolizione dei feudalesimo, che vengono a cambiare nel profondo la storia della Marsica e della Valle Roveto.

Ciò infatti significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della Contea di Celano, i due grandi feudi della Marsica. Ciò di riflesso si traduce in un profondo mutamento politico, e ciò è valido anche per i piccoli feudi, che hanno gravitato fino a quel momento intorno a questi due.

Successivamente il ritorno dei Borbone nel 1815, non muta la situazione ne le riforme fatte dal precedente governo francese, che sono in parte confermate.

Per Balsorano significa divenire comune e camminare con le sue gambe con appositi amministratori. Il castello di Balsorano tuttavia rimane alla vecchia famiglia Testa fino al 1850.

Nel 1850 abbiamo infatti la vendita del castello all’industriale francese Carlo Lefebvre, impiantatosi da diverso tempo nella Valle Roveto con alcune iniziative industriali.

Tali iniziative riguardano l’acquisto da parte di Lefebvre delle quote azionarie della Cartiera del Fibreno nel 1822. Egli nel giro di dieci anni acquista macchinari innovativi, arrivando a produrre carta di ottima qualità, rendendo la Cartiera del Fibreno con i suoi 200 operai la più importante dell’Italia di allora. Tale attività gode di grande importanza nel regno napoletano e Ferdinando II riconosce tale impegno e genio, visitando gli stabilimenti della Cartiera nel 1832.

In seguito Lebebvre amplia il proprio stabilimento in funzione dell’aumento dell’attività.

Per tali meriti imprenditoriali, Ferdinando II concede il titolo di conte di Balsorano a Carlo Lefebvre nel 1854.

In seguito i Lebevre dopo la morte di Carlo, hanno continuato con l’attività imprenditoriale costituendo nella prima fase del nuovo regno d’Italia un modello imprenditoriale importante, specialmente in quanto presente nel sud Italia.

Nel corso degli anni 1880-90 a causa di difficoltà finanziarie i Lebevre vendono l’attivita della Cartiera ad altri imprenditori. Essi tuttavia rimangono proprietari del castello di Balsorano.

Nel 1891 muore Ernesto Lefebvre e la proprietà del castello passa al nipote Illan Alvarez de Toledo

 

Il castello di Balsorano a inizio XX secolo.

 Fotogramma dal video Youtube “Terre Marsicane: MARSICA il FUCINO – (foto storiche)”

 

A inizio 900′ il castello di Balsorano è ormai un affermato maniero di grande pregio e di storia importante, tanto che nel 1902 viene nominato monumento nazionale.

In questo periodo Illan Alvarez spende molti soldi per abbellire ancora di più il castello e renderlo piacevole, per chi si trova a contatto con la struttura.

 

Balsorano ai primi del secolo. 

Fotogramma dal video Youtube “Terre Marsicane: MARSICA il FUCINO – (foto storiche)”

 

Balsorano si trova in un momento ancora difficile per via della crisi economica che perdura, nonostante che da poco tempo sia stata servita dalla nuova ferrovia Avezzano-Roccasecca.

Per i balsonaresi non sono quindi tempi facili e molti decidono di espatriare cercando fortuna all’estero.

Siamo al 13 gennaio 1915, avviene il tremendo terremoto di Gioia dei Marsi. Questo colpisce in modo disastroso l’intera Marsica, producendo migliaia di morti e danni materiali incalcolabili sia sotto il profilo edilizio, che storico.

 

Una stampa dell’epoca che riproduce il disastro a Balsorano

Fotogramma dal video Youtube “Terre Marsicane: MARSICA il FUCINO – (foto storiche)”

 

A Balsorano il terremoto fa pochi morti, appena qualche decina, un numero decisamente inferiore rispetto agli altri centri della Marsica. In compenso l’intero paese è distrutto e lo stesso castello seppur maestoso nel complesso, risulta fortemente danneggiato, ma per fortuna in piedi in quasi tutta la struttura.

Nel maniero si registrano molte crepe e il crollo della Torre Mastio.

A seguito del terremoto Illan Alvarez procede al restauro del castello, anche grazie ai generosi contributi del governo, geloso dei propri beni storici.

I lavori di restauro durano diversi anni per terminare alla fine degli anni 30′ del XX secolo.

Nel frattempo Illan Alvarez muore e il castello viene ereditato dalla moglie, Yvonne Giraud, famosa violoncellista.

Yvonne, non desiderando rimanere a vivere a Balsorano, vende il castello nel 1929.

Il nuovo proprietario è l’ingegner Ettore Zannelli, abruzzese di nascita ma residente a Terracina.

Zannelli procede fin da subito nel completamento dell’opera di restauro, facendosi aiutare dal genero, l’avvocato Giovanni Fiastri.

Nel 1939 possiamo dire conclusa ogni operazione di restauro.

Inizia però la seconda guerra mondiale che porta con se lutti e miseria. Il momento di massimo sconvolgimento è sicuramente il 1943-44 dove per dieci mesi si fronteggiano sulla linea Gustav gli eserciti tedesco e alleato. La Valle Roveto che si trova a ridosso della linea in pieno territorio tedesco, subisce una lunga serie di bombardamenti, che segnano un momento duro per tutta la zona che viene percorsa da una grande paura.

I bombardamenti purtroppo generano morte e distruzione in tutta l’area, ma quasi miracolosamente non colpiscono il celebre castello di Balsorano.

Con la successiva fine della guerra, Balsorano e il suo castello ritornano alla vita democratica, iniziando una lunga fase di ricostruzione e di pace.

I Fiastri – Zannelli seppure tra molte difficoltà continuano a gestire il castello e per far fronte alle spese, mettono a disposizione il maniero per renderlo un set cinematografico.

Ciò consente ai proprietari di far fronte alle molte spese e al paese di Balsorano di farsi pubblicità con l’attività cinematografica.

Nel castello vengono girati molti film a partire dal 1964 fino al 1981. Tra questi ricordiamo La cripta e l’incubo, il boia scarlatto, Assassino senza volto, Lady Barbara,  La sanguisuga conduce la danza, Suor Emanuelle ecc.

 

Il castello di Balsorano visto dall’alto

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

Nel corso degli anni 2000 il castello è stato ristrutturato, ed oggi è gestito dalla società i Castelli d’Italia, che lo ha trasformato in un albergo-ristorante.

Ad oggi il castello di Balsorano per la sua imponenenza e bellezza è tra i castelli più ammirati e visitati del centro Italia.

 

 


 

STRUTTURA DEL CASTELLO DI BALSORANO

 

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Pianta

Immagine del castello di Balsorano visto dall’alto.
(Immagine da Google Map)

 

L’impianto del castello ha una forma pentagonale irregolare e ogni angolo è occupato da un potente torrione circolare.

 

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Struttura esterna

 

Il castello di Balsorano (Immagine personale)

 

La struttura esterna è di un rettangolo irrazionale. Il castello poggia sul Monte Cornacchia ed è posizionato su uno sperone di roccia che si affaccia sulla Valle Roveto.

Verso la facciata il rettangolo ha un breve lato, mentre i due lati e la parte dietro disegnano l’aspetto trapezoidale.

Qualsiasi persona, che guarda l’imponente castello, nota che i lati di questo sono divisi alla base da potenti bastioni, le torri, e da una cornice marcapiano.

 

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Le torri, come abbiamo accennato, sono poste agli angoli del castello, ma il maniero possedendo una struttura tripartita dalla parte, che volge verso Balsorano, non da l’idea che in realtà la struttura disponga di ben cinque torri. Tuttavia è da ricordare che prima del terremoto erano sei. Una torre infatti è andata distrutta con il sisma.

 

Le torri del castello di Balsorano.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

Le torri appaiono circolari e slanciate, e ogni torre dispone di finestre doppie che terminano a beccatelli.

Nella zona del castello a strabiombo, ci sono le due torri della facciata e un’altra che è in comuinicazione con il lato sinistro, che non risulta visibile da Balsorano.

La torre più alta è quella quadrata con mensole in pietra ed arcatelle in laterizio. Invece le altre torri circolari si pongono alla stessa altezza del muro di cortina.

Un toro in pietra segna la fine della rastremazione di ciascuna torre.

 

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Le finestre del castello comprendono due tipologie: la prima tipologia riguarda finestre monofore, mentre il secondo tipo è dato da finestre bifore.

Le finestre bifore sono in stile gotico, soggette pensili e sono presenti un po’ ovunque.

 

Lato a strapiombo del castello. Qui è possibile osservare bene le finestre monofore e bifore.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

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La copertura del tetto è formato da tegole classiche e queste sono l’evoluzione del centro che all’origine era un torrione, molto grande che fungeva di vedetta.

 

Il castello visto dall’alto.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

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L’entrata principale del castello la si raggiunge tramite un breve percorso dentro al giardino, seguendo la cinta muraria interna, in parte restaurata, che avvolge il maniero.

 

Camminamento interno al castello dal giardino verso l’entrata principale.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

Superato il giardino si arriva infine davanti ad una porta ad arco, presente nelle mura del castello, la si supera giungendo al vero e proprio portale d’ingresso.

 

Entrata principale del castello con sovrastante loggia.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV “)

 

Il portale d’ingresso si presenta come una struttura semplice ed elegante, ma funzionale al suo ruolo di portale di un castello.

 

La loggia del castello.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

Al di sopra del portale troviamo posto due piani sopra, troviamo la loggia, (un minibalcone con finestra), usato in passato per fare discorsi.

 

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Il giardino introduce al castello, che si attraversa, arrivando infine verso l’entrata principale.

Camminamento interno al giardino verso il portale principale.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

 

Ma il giardino di per se non ha solo una funzione introduttiva al maniero, ma è soprattutto decorativo. In questa veste il giardino, che circonda il castello di Balsorano, seppure non enorme come grandezza, dimostra di essere elegante e funzionale al vecchio maniero.

 

Il giardino del castello di Balsorano (Immagine
personale)

 

Il camminamento interno del giardino risulta molto piacevole, grazie alla cura delle piante, che lo compongono.

 

 

Il giardino del castello di Balsorano (Immagine
personale)

 

Il giardino infatti risulta composto da belle piante, alberi imponenti, diversi vialetti alberati, con alcuni punti di sosta, composti da tavolinetti con sedie.

All’interno del maniero è presente un bellissimo spazio esterno uno sorta di piazzetta dove è presente un pozzo circondata da un portico interno.

 

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La cinta muraria in passato è servita da protezione, oggi viene adibita a belvedere ed è stata attrezzata per passeggiate.

In un certo senso si può dire, che la cinta muraria è una sorta di proseguo del giardino e con la sua presenza da valore all’intero castello.

 

 

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Struttura interna

L’interno appare da subito  monumentale degno di un grande maniero. L’aspetto infatti si mantiene in stile gotico e rinascimentale.

Le sale più piccole sono state destinate a camere d’albergo, invece la sala centrale è stata adibita per le cerimonie.

Questa sala, proprio per la sua funzione di rappresentanza, è la più importante e di conseguenza è stata arricchita negli arredi. La sala infatti si presenta con molti arazzi cinquecenteschi e affreschi con dipinti gli stemmi e i blasoni dei vari proprietari della famiglia Piccolomini. Gli altri arazzi, presenti nella sala, mostrano figure geometriche tipiche del gotico, come pinnacoli e guglie.

Oltre a questa è presente nel castello un’altra grande sala, arricchita da un grande caminetto di pietra con i lati affrescati di giallo, dove sono appese armi da guerra originali.

Degna di nota e da ammirare, è la camera da letto baronale. Questa nel XIV secolo era arredata da pochi mobili, in uno stile essenziale tipico del gotico.

Mentre nel XV secolo, cambiando la funzione del castello da struttura militare a struttura di dimora, abbiamo un arricchimento molto lussuoso negli arredi in puro stile rinascimentale.

Da ammirare sono le pareti della stanza rivestite di seta, il letto baronale sormontato da un baldacchino sostenuto da quattro colonnine, e la coperta del letto, che riproduce lo stemma dei Piccolomini – Todeschini D’Aragona con una croce, cinque mezzelune e dei pali con gigli, segni di cavalleria di parte guelfa.

Oltre a tutto questo abbiamo il cortile interno in stile rinascimentale, dove è presente un pozzo, contornato da un portico interno.

 

Immagine del cortile interno viste dall’alto.

(Fotogramma dal video Youtube “CASTELLO DI BALSORANO DJI PH 3 ADV  “)

 

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Considerazioni finali

Concludendo questa lunga dissertazione sul castello di Balsorano, c’è da notare, che l’assetto architettonico incontrato nel castello, ricorda in molti punti il castello di Celano.

Questo non è un caso strano, visto che entrambi i manieri sono appartenuti alla stessa famiglia. Infatti nell’esame del maniero si riscontra, che il sistema tecnico adoperato dagli operai di Celano è ben presente anche nel castello di Balsorano.

Ma più in generale i Piccolomini possiedono uno stile del tutto personale, che si manifesta nell’elemento decorativo. Infatti i Piccolomini tendono a decorare ciascun castello, che possiedonoo e ciò per rendere meno severo l’aspetto.

 

 


BIBLIOGRAFIA:

 

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25) www.civitellaroveto.org

26) www.civitellaroveto.terremarsicane.it

27) Marco Bianchini – Edilizia storica della Marsica occidentale – Editrice Dedalo di Roma

28) http://www.santemarie.terremarsicane.it/

29) www.albafucens.info,

30) www.mondomedievali.net

31) Testo di Ireneo Bellotta ” I CASTELLI D’ABRUZZO” – Newton Compton Editori

 


TORRI E CASTELLI DELLA MARSICA


BALSORANO