CASTELLO DI ALBA FUCENS


 

STORIA DEL CASTELLO DI ALBA FUCENS

 

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X secolo

Nel 926 ascende al potere di conte dei Marsi un certo Berardo il francioso, capitano di ventura presso Ugo di Arles, nuovo re d’Italia. Ugo affida la contea dei Marsi a Berardo di stirpe carolingia e giovane desideroso di affermarsi nella vita sfruttando questa occasione che gli è stata offerta.

Berardo è deciso a resistere in questa zona riformandola per intero per riuscire a renderla sicura e soggetta a lui solo. Berardo capisce fin da subito l’importanza dell’area essendo essa zona di congiunzione fra sud e centro Italia. A questo si aggiunge la vicina presenza dello stato papale, che garantisce lui un già forte stato vicino.

Berardo oltre a ciò intuisce la grave deficienza di un apparato politico che sappia gestire una zona montana così bella, ma complessa con un lago grande come quello del Fucino e allo stesso tempo montagne così alte e complicate nel clima e da gestire.

Berardo a partire già dal 926 e per i successivi anni avvia la costruzione in tutta la Marsica di borghi fortificati, che posti su alture ripide e facili da proteggere, siano allo stesso tempo vicine per comunicare al livello visivo fra loro.

All’interno dei borghi sono costruite piccole torri o castelli, che sono il punto di maggior difesa del borgo e costituiscano i punti di riferimento politici degli abitanti.

Contemporaneamente si procede alla creazione di un esercito locale composto dai giovani provenienti dalla Marsica e dalla Valle Peligna.

Il primo atto di prova del nuovo esercito avviene nel 937 con l’invasione ungara. La Marsica negli 80 anni precedenti ha subito numerose invasioni e distruzioni con tanti morti avuti per razzia di popoli stranieri. La gente chiede a Berardo sicurezza prima che prospettiva di vita e lui gliela da.

Gli Ungari penetrati nella Piana del Cavaliere mettono a ferro e fuoco tutta l’area arrivando a porre in assedio Pereto, che riesce grazie al suo castello a salvare una parte degli abitanti. Poi si spostano verso l’interno arrivando fino a Trasacco che viene invasa e distrutta. Persino la basilica di San Cesidio non viene risparmiata.

Berardo con il suo nuovo esercito si prepara a vendicare il suo territorio presso Forca Caruso. Gli Ungari dopo poco giungono sul posto e qui avviene lo scontro. Avviene qui uno scontro duro dove i giovani marsi si fanno onore e vendicano con atroce crudeltà le malefatte di quella gente al loro territorio. Gli Ungari vengono sterminati e Berardo si conquista il favore dell’esercito e tutto il popolo marso, che ha trovato nel giovane franco il proprio condottiero. Con questa vittoria il popolo marso renderà onore e asservimento a Berardo e a tutta la sua discendenza.

Negli anni successivi tra il 940 e il 980 la Marsica si riempie di questi borghi fortificati con relativi castelli.

 

– L’importanza di Alba Fucens e la nascita del castello

I Berardi capiscono molto bene il valore di Alba Fucens non solo per la sua posizione centrale nella Marsica, ma anche per le possenti mura di cui ancora dispone.

Berardo nel visionare Alba trova già un piccolo villaggio presente sul monte Pettorino e decide  di dotarlo di un forte castello, che sia il fulcro del potere in quella zona.

Alba Fucens torna ad essere piano piano tra  X e XI secolo un importantissimo centro marso, dopo che per secoli ha rappresentato la città romana per eccellenza nell’area marsicana contendendo alla vecchia Marruvium il ruolo di centro dei Marsi.

Il castello non sappiamo come fosse stato costruito, ma immaginiamo abbia avuto una struttura simile al successivo maniero orsino.

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XI secolo

Alba Fucens nel corso dell’ XI secolo continua a rappresentare un grosso centro della contea dei Marsi, ormai totalmente indipendente sotto la dinastia Berardi.

L’area albense nel corso di questo secolo sembra vivere un periodo di tranquillità dopo i tormentati anni delle invasioni saracene.

La presenza poi all’interno di Alba Fucens di un monastero, così come avviene in altri centri marsi, permette una certa ripresa economica. In pratica in questo periodo la sostanziale sicurezza nella quale vive la gente marsicana unita all’operosità dei monaci, che dopo tante disgrazie possono riprendere la loro vocazione sociale in un clima più tranquillo, crea le condizioni ideali per una ripresa economica e sociale.

La maggiore ripresa si concentra nel periodo 970 – 1040 allorquando validi uomini della famiglia Berardi come Rinaldo I sanno essere forti e capaci guide politiche della contea marsicana. Allo stesso tempo la struttura sociale e  politica creata dai primi Berardi riesce a rendere granitica la contea dei Marsi che sopravvive abbastanza felicemente anche sotto Berardo III. Berardo III è un personaggio debole e non sempre all’altezza del suo ruolo, che però giova del forte sistema messo in piedi dai suoi avi che consente ancora di reggere all’urto esterno e alla disgregazione interna.

 

– Il castello di Alba Fucens nella prima metà dell’ XI secolo

Pur non disponendo di notizie dirette riguardanti il castello di Alba Fucens è possibile definire il maniero come ben organizzato e ben strutturato. Questo assunto, forse un po’ facilistico, ci arriva dal contesto locale che vede Alba Fucens primeggiare per importanza su altri borghi, quindi il castello non può che rispecchiare questa situazione.

 

– La Marsica nella seconda metà dell’XI secolo

Senza scendere in dettaglio, rimandando ad altra sede la discussione dei singoli fatti politici, osserviamo che a questo periodo di grande forza e sicurezza ne succede uno nuovo, nel quale la contea dei Marsi si avvia verso la fine.

Nella seconda metà dell’XI secolo l’iniziale forza della dinastia Berardi comincia a venir meno a causa del sopraggiungere d’invidie e gelosie che caratterizzano le grandi famiglie feudali dell’epoca. In pratica le discordie tenute a freno dal sistema politico dei primi Berardi inizia a vacillare e questo porta prima a scontri interni e poi a cercare nel condottiero esterno la forza per affermarsi internamente sugli altri membri familiari.

Ciò è sostanzialmente quanto capita nella Marsica dove membri della famiglia Berardi gelosi del potere centrale, nel tentativo di spodestare il ramo principale, chiedono aiuto ai Normanni, potenti feudatari del Sud Italia, che vengono creando un grande stato centrale e da tempo hanno preso di mira la contea marsa.

I Berardi del ramo principale seppure a fatica riescono ancora a vincere, riducendo al silenzio i parenti insubordinati e riuscendo ancora a porre un freno allo strapotere normanno.

 

– Il castello di Alba Fucens nel secondo XI secolo

In questa fase siamo ancora alle congetture data la grande scarsità di fonti. Ma immaginando un ragionamento possiamo affermare che anche in questa fase il borgo di Alba e il suo castello rimangano forti quanto lo  sono stati finora. Ciò a causa della sostanziale invariabilità della situazione politica, che seppure in fase di evoluzione negativa per la contea dei Marsi, rimane tuttavia ancora inviolata.

In questo quadro di evoluzione negativa è probabile però che diverse fortezze locali, per lo meno quelle dei paesi più importanti siano state rafforzate nelle difese esterne e nella struttura delle cinte murarie in una prospettiva di combattimento. Per cui essendo Alba un centro di grande importanza è piuttosto probabile, che il castello sia stato rafforzato nelle strutture di difesa.

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XII secolo

– Evoluzione della Marsica nella prima metà del XII secolo

Nel corso dei primi decenni del XII secolo i conti marsi riescono a tenere sempre meno a freno lo strapotere normanno, che ormai preme sempre più ai confini della Valle Roveto.

Nel 1135 il vecchio conte Crescenzio muore e gli succedono i figli Berardo V e Rinaldo II, i quali dopo qualche anno di difesa dai Normanni, accettano di sottomettersi al loro in cambio di un loro ruolo guida locale.

I Normanni accettano questo scambio e assorbono senza colpo ferire la contea dei Marsi nel loro territorio nel 1143.

Successivamete i Normanni memori della grande forza locale dei Berardi non osano togliergli la guida della zona, ma li indeboliscono dividendo il territorio marso in tre contee più piccole, ovvero la contea d’Albe, la contea di Celano, e la contea di Carsoli.

Questa divisione con la relativa dicitura appartenente alle tre località prescelte sono in qualche modo rappresentative dell’importanza che le tre città hanno nella Marsica in questo periodo.

Le tre contee sono affidate come accordo ai Berardi, che fondono in questo modo tre rami diversi della dinastia.

La storia successiva vede Carsoli seguire una propria storia che la vedrà per qualche tempo capitale di contea, che cederà poi il posto ad altre località più importanti come Tagliacozzo.

Invece Albe e Celano dopo un’iniziale fase autonoma sono destinate a tornare insieme sotto un unico membro della vecchia dinastia Berardi.

 

– Alba e il castello nella prima metà del XII secolo

Alba fino alla fine della Contea dei Marsi (1143), è un centro economico e politico di primaria importanza.

In questo quadro il castello di Alba è sicuramente molto vitale essendo il cuore politico della cittadina.

 

– Alba e il castello tra il 1143 e il 1150

Nel 1143 la Contea dei Marsi cessa di esistere come stato indipendente, in quanto assorbitA nel più grande Stato normanno.

Il territorio marso viene suddiviso dai Normanni in tre contee, la Contea d’Albe, la Contea di Celano e la Contea di Carsoli.  Tutte e tre le contee sono consegnate alla gestione di membri della famiglia Berardi. I nomi delle contee rispecchiano l’importanza assunta dai suddetti borghi in questa fase. Albe in questa fase è sicuramente tornata ad essere un centro di grande importanza.

Tralasciando le altre contee di Carsoli e Celano, che comunque tornerà in seguito a costituire un blocco unico con Albe, soffermiamoci ora soltanto su quest’ultima.

La contea d’Albe nasce tra il 1143 e il 1150 circa (poichè non è acora chiaro il momento preciso della costituzione delle tre contee) e Albe divenuta ora sede di contea, acquista una maggiore importanza.

Il castello di Alba viene con se che diventa il fulcro del potere politico della contea.

Tra i Berardi colui che prende la gestione della contea d’Albe è Berardo V, ex conte dei Marsi, ora primo conte d’Albe

 

– Berardo V primo conte d’Albe (1143/50 – 1160)

Berardo Berardi primo conte d’Albe gestisce la contea fino al 1160. Berardo è un uomo di azione e non gli piace accontentarsi o sentirsi vassallo di qualcuno, quindi sembra interpretare il nuovo status di Albe, non esattamente conforme agli accordi con i Normanni.

Berardo vuole ingrandire il suo contado e senza avvisare nessuno invade il territorio di San Vincenzo al Volturno nel 1160. I Normanni saputa la cosa s’infuriano con Berardo e prima respingono il suo attacco e poi depongono Berardo da conte d’Albe.

 

– Albe 1160-68

La contea d’Albe passa sotto il Regio Demanio fino al 1166 e poi sotto un certo Ruggero, che abbandona la contea due anni dopo, per divenire conte d’Andria.

A questo punto la contea d’Albe è restituita dallo Stato siciliano ai Berardi nella persona di Pietro, figlio di Berardo V deceduto alcuni anni prima.

 

– Pietro conte d’Albe 1168-89

La contea d’Albe con Pietro recupera la sua autonomia e torna di nuovo ricca e felice.

Durante questo periodo Albe, sia per la sua centralità amministrativa essendo capoluogo di contea, sia per la sua invidiabile posizione geografica, riprende la sua ascesa politica che ne fa uno dei luoghi più importanti d’Abruzzo.

Logicamente anche questo primo castello riveste un ruolo centrale, essendo spesso usato dal conte Pietro per l’attività nel posto.

 

– Pietro conte d’Albe e Celano 1189-1212

Nel 1189 muore Annibale Berardi, conte di Celano e cugino di Pietro. Ad Annibale rimasto senza figli, succede il congiunto maschio più vicino di parentela ovvero il cugino Pietro Berardi, conte d’Albe

Pietro riunisce  così nelle sue mani la contea di Celano e quella di Albe. Questo lo porta a ricostituire il potere storico della contea dei Marsi, seppure manca il pezzo della Marsica occidentale ormai in mano ai De Ponte.

Gli ultimi anni del XII secolo vedono aumentare il potere di Pietro, che ha come fine ultimo il ritorno all’indipendenza dei propri territori.

 

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XIII secolo

Il potere di Pietro Berardi continua a crescere anche all’inizio del XIII secolo, accumulando cariche e onori. Pietro s’inserisce abilmente nelle controversie della politica del tempo riuscendo a diventare intorno al 1210, il più forte feudatario del Sud Italia.

Nel 1212 Pietro Berardi muore e a lui succedono il figlio Tommaso in Albe e Riccardo fratello di Pietro a Celano.

Tra il 1212 e il 1215 le condizioni politiche su cui Pietro aveva costruito le sue fortune cambiano e si eleva l’astro del nuovo imperatore Federico II, coetaneo di Tommaso.

Tommaso Berardi diventa ancora più importante del padre riuscendo a cumulare la carica di Conte del Molise attraverso il matrimonio con Giuditta del Molise, unica erede del grande feudo. Tommaso pur non potendo si firma anche conte di Celano, calando su di se le ire dello zio a cui spettava il solo diritto di portare quel titolo.

Tommaso si rende conto che continuare la politica paterna è impossibile, poichè la presenza dell’imperatore impedisce un’autonomia politica della Marsica, per cui l’unico modo di essere autonomi è raggiungere la completa indipendenza della Marsica.

Tommaso a differenza dello zio non riconosce l’autorità di Federico II e si pone in aperto conflitto con lui. Nel 1221 eredita anche la contea di Celano. Tommaso per la zona che controlla è una vera spina nel fianco dell’imperatore che è costretto a scendere in guerra contro di lui.

La guerra inizia nel 1221 e termina nel 1223. In questo lasso di tempo tutta la Marsica e tutte le rocche sono interessate più o meno dallo scontro fra Federico II e Tommaso conte di Celano e Albe.

Tommaso è un abile capitano e riesce sfuggire all’esercito di Federico II che tra le terre selvagge della Marsica si trova in difficoltà. Addirittura ad un certo punto Tommaso sembra avere la meglio sull’imperatore. Ma le forze imperiali sono enormi e la sola astuzia e forza delle rocche entro cui si muove Tommaso non sono sufficienti a lui per avere la meglio su Federico II. Tommaso si arrende nel 1223 e lascia Celano e gli altri territori abruzzesi, per richiudersi in Molise.

Federico II per vendetta contro quelle terre distrugge alcuni città a cominciare da Celano, i cui abitanti vengono spediti in esilio, mentre i Berardi vengono espropriati delle contee di Celano e Albe

 

– Alba e il castello 1200-1223

Nei primi decenni del XIII secolo il paese di Alba continua a rappresentare un importantissimo centro economico e politico e i conti Pietro e il figlio Tommaso tengono in gran considerazione il territorio soprattutto per la sua posizione geografica.

Da ciò deriviamo, che anche il castello continua a essere importante, soprattutto rimanendo sede del capoluogo della contea d’Albe

Dopo il crollo dei Berardi nel 1223 la contea albense è affidata ad altri feudatari vicini all’imperatore.

 

– La situazione politica 1229-66

Sul piano politico nel 1229 Tommaso ha l’occasione di rivincita contro Federico II, attraverso la sua nomina a comandante dell’esercito papale.

Federico II si scontra per alcune ragioni contro il Papa, il quale per rivincita gli dichiara guerra, nominando tra l’altro Tommaso Berardi comandante del suo esercito.

Tommaso si scontra con l’esercito imperiale ,sempre in Abruzzo intorno al 1230, ma non riesce a vincere e questa volta è costretto a ritirarsi dalla scena politica per sempre.

I feudi sottratti al Berardi, ovvero Celano e Albe continuano ad essere gestiti da estranei, che non si dimostrano dei grandi feudatari.

Nel 1250 muore Federico II e dopo la breve parentesi di Corrado IV, va al potere in Sicilia  Manfredi di Svevia, altro figlio di Federico, il quale per consolidare il suo potere decide di accordarsi con le varie famiglie nobili del regno, tra cui i Berardi, ora rappresentati da Ruggero Berardi, figlio di Tommaso.

Ruggero, succeduto al padre nel 1254, diventa in questo stesso anno anche conte d’Albe e Celano, che gli sono restituiti in cambio di fedeltà alla causa sveva. Ruggero accetta, avendo abbandonato l’idea dell’indipendenza della Marsica.

Nel frattempo il Papa contrario agli svevi nomina re di Sicilia Carlo d’Angiò che poco dopo scende in Italia dalla Francia, per prendere possesso del suo nuovo regno.

I siciliani con in testa Manfredi si organizzano per fronteggiare l’invasore Carlo. Dopo una serie di scontri i due arrivano a fronteggiarsi a viso aperto a Benevento dove Carlo sconfigge Manfredi, che muore poco dopo (1266).

I Berardi in questa circostanza hanno appoggiato Manfredi e quando Carlo diventa re di Sicilia, loro non sono tra i più considerati, però per il momento sono tollerati.

 

– Albe e il castello 1223-1254

Di questo periodo non abbiamo molte notizie

Tra il 1223 e il 1254 la contea d’Albe viene gestita da persone esterne alla famiglia Berardi e in questo arco di tempo Albe mantiene una sua importanza politica ancora molto forte, Ciò fa si che i cittadini di Albe, anche grazie al complesso monastico presente nella cittadina che aiuta la popolazione, e alle ancora poderose mura romane si sentono protetti dagli stranieri.

In questo quadro il castello di Albe rappresenta una sicurezza in più in caso di attacco esterno.

 

– Albe e il castello 1254-66:

Il ritorno dei Berardi a capo della contea d’Albe non muta l’importanza della città nel contesto marsicano o nel contesto dei territori berardiani.

Il castello d’Albe continua anche con i Berardi a rappresentare il cuore politico dell’intera contea d’Albe.

 

– La sitazione politica 1266-68

Dopo la morte di Manfredi, Carlo I ascende pienamente al potere del regno di Sicilia e inizia una politica di tassazione, che si rende invisa alla nobiltà del regno.

Una parte dei baroni siciliani tra il 1266 e il 1268 matura l’idea di appoggiare il giovane figlio di Corrado IV nelle sue rivendicazioni al trono. Così una parte dei nobili siciliani manda segnali di accettazione e appoggio alle rivendicazioni di Corradino, nel caso questi volesse contendersi il trono con l’Angiò.

Corradino in Germania ha provato a farsi riconoscere come sovrano tedesco, ma i nobili tedeschi osteggiano la sua ascesa. Corradino deluso da questa situazione accetta di andare in Italia per reclamare i propri diritti al trono siciliano.

Corradino scende in Italia accolto da molte città ghibelline, poi pare anche con il favore e l’appoggio dei Berardi, egli giunge nella Marsica, dove incontra i suoi sostenitori e da qui muove contro Carlo I.

Carlo I preoccupato del favore che Corradino sta avendo decide di affrontare anche lui e consolidare definitivamente il suo potere.

Egli giunge nella Marsica attestatosi nell’altopiano delle Rocche, presso Rocca di Mezzo e aspettando il momento giusto per attaccare.

Alla fine abbiamo il decisivo scontro presso i Piani Palentini fra Corradino e Carlo I nell’agosto 1268. Carlo I vince la grande battaglia e poco dopo riesce a catturare Corradino che viene poi decapitato a Napoli.

Carlo I dopo la vittoria su Corradino punisce gli oppositori che hanno sostenuto Corradino, fra questi figurano i Berardi, a cui sono confiscate le contee d’Albe, di Celano e del Molise.

Subito dopo Carlo I punisce la popolazione abruzzese, che ha sostenuto il giovane Hahunstaufen. La vendetta di Carlo I si concentra sulla città di Albe che viene distrutta e la popolazione dispersa nei centri vicini.

Dopo la distruzione di Albe è la volta del paese – rocca di Pietraquaria, che viene raso al suolo e con esso anche il castello.

 

 

– Albe e il castello 1266-68

Dopo la presa del potere nel 1266, Carlo I applica una politica fiscale molto dura che genera scontento in una parte dei nobili del sud Italia. Essi decidono poi di appoggiare Corradino così da spodestare Carlo I e avere maggiori favori.

Ruggero Berardi conte d’Albe da quanto inteso dalle fonti, è favorevole a Corradino, allo stesso modo di quanto lo sono i cittadini d’Albe, che sostengono completamente il giovane Hahustaufen.

Successivamente dopo la battaglia dei Piani Palentini nell’agosto 1268 e la vittoria di Carlo su Corradino, il re siciliano si vendica dei nobili che hanno appoggiato il giovane svevo, tra cui i Berardi. A questi sono tolti tutti i feudi e contemporaneamente si vendica dei paesi, maggiormente espostisi per l’aiuto allo svevo, tra questi vi Albe.

Albe viene completamente distrutta e allo stesso modo dil castello, che esce gravemente compromesso dopo il passaggio di Carlo I.

 

– La Situazione politica 1268-73

Ruggero Berardi qualche anno dopo (1273) riesce a recuperare la contea di Celano, dietro un forte riscatto allo Stato.

La contea di Albe invece separatasi ormai da Celano, viene affidata a persone vicine il re francese.

Ma nel 1270 Carlo I affida la contea albense alla gestione di Filippa Berardi, figlia di Ruggero I conte di Celano.

Ella tiene la contea con pugno deciso dal 1270 al 1310 circa quando muore. In questo arco di tempo Albe diventa una contea forte e solida.

Filippa consolida il suo potere, ponendosi contro i monaci di Scurcola, all’epoca religiosi potentissimi, nella difesa e nella conquista conquista di maggiore spazio di pesca nel lago Fucino.

 

– Albe e la contessa Filippa 1270-1300

Al riguardo non abbiamo alcuna fonte sull’operato e sul rapporto di Filippa con Alba Fucens. Ma è logico pensare che Albe nonostante la distruzione del 1268, sia stata in parte ricostruita, anche per volontà della contessa Filippa. Filippa immaginiamo fosse legata a quei luoghi anche per ricordi d’infanzia.

 

 

 

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XIV secolo

Filippa di Celano tiene la contea con mano ferma e si pone in contrasto con i monaci di Scurcola anche all’inizio del secolo XIV.

Filippa muore nel 1310 circa senza eredi. La contea albense a questo punto passa allo Stato, o sottoforma di proprietà demaniale o sotto la giurisdizione di un membro della famiglia reale, che si passa la contea nell’arco di 100 anni.

 

– Terremoto del 1349

Un brutto terremoto colpisce il centro Italia, facendo sentire i suoi effetti pesanti anche nella Marsica, dove molti paesi riportano danni più o meno consistenti.

Albe probabilmente riporta diversi danni per questo sisma, che comunque è sentito distintamente in tutta la Marsica.

 

– Stato demaniale sulla contea di Albe

Lo stato demaniale, alternato a momenti di sottomissione direttamente alla corona, è un fenomeno presente ancora per diversi anni.

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XV secolo

Ciò dura fino al 1423, anno in cui i Colonna ne divengono per la prima volta titolari, quindi passa ai Caldora nel 1436 e infine agli Orsini nel 1441.

Gli Orsini divenuti titolari della contea, seppure con alcune parentesi, lo rimarranno fino al 1497.

 

– La ricostruzioione di Alba del castello di Alba Fucens

In questo arco di tempio gli Orsini ricostruiscono il vecchio borgo sui ruderi del vecchio sito.

Allo stesso tempo viene ricostruito il castello, posto sempre nel luogo della precedente struttura. Il castello è ricostruito con funzione sia militare che di residenza nobiliare, secondo i canoni dell’epoca.

 

 

Nello stesso periodo della ricostruzione di Albe,  abbiamo il definitivo consolidamento di Avezzano come centro amministrativo della contea di Albe.

Avezzano infatti è già da  diverso tempo in fase di ascesa, ma è solo in questo periodo, che si compenetra nel ruolo di capoluogo della contea d’Albe.

Albe quindi viene perdendo tutta la sua importanza, anche in funzione delle nuove vie commerciali della transumanza, che in questo senso la tagliano fuori.

Ma il definitivo declino avviene nel 1497, allorquando in seguito all’ennesimo scontro fra i Colonna e gli Orsini, abbiamo il passaggio di consegne ai Colonna del controllo della contea d’Albe.

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XVI secolo

Con l’assorbimento della contea d’Albe nella contea di Tagliacozzo e la sua successiva elevazione nel 1504 a ducato, si ha l’ascesa di Tagliacozzo, quale nuovo capoluogo amministrativo, che viene conteso in parte anche da Avezzano.

In pratica Albe diventa un semplice villaggio interno, al di sopra di un’altura posta a ridosso della catena del Velino-Sirente.

 

– Il castello di Alba Fucens perde importanza

In questo quadro politico il castello di Alba Fucens viene a perdere d’importanza e man mano viene abbandonato come residenza da parte dei Colonna che preferiscono altre residenza

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XVII secolo

 

Albe diventa definitivamente solo un piccolo villaggio di campagna e montagna, totalmente dimenticato dai Colonna. Il castello in questo sistema si viene riducendo a rudere.

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XVIII secolo

Nel settecento il paese di Alba Fucens, ormai solo un villaggio, è scosso da una serie di terremoti vicini alla Marsica.

Anche se non abbiamo notizie dirette al riguardo, immaginiamo che i terremoti settecenteschi come quello dell’Aquila del 1703, o della Maiella del 1706, abbiano in qualche modo accentuato la decadenza del castello di Alba Fucens.

Tuttavia nonostante i terremoti e l’abbandono il castello di Albe, a fine settecento è ancora una struttura degna di nota e posta in un posto, che può tornare importante in futuro nelle vie di comunicazione.

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XIX secolo

Nello stesso periodo abbiamo l’invasione napoleonica che prima nel 1798 e poi di nuovo nel 1806 viene decretando la fine di una lunga fase politica.

Infatti durante il secondo periodo francese si hanno importanti riforme amministrative come quella del 1806, che vede l’abolizione del feudalesimo e quindi della fine del potere dei Colonna, che però nell’ambito del territorio di Albe, manterranno ancora per diverso tempo importanti proprietà.

Con l’abolizione della feudalità nascono i comuni e molti villaggi divengono frazione.

Questo è quanto accade ad Albe che diventa frazione del più grande paese di Massa inferiore.

Nel 1815 finisce il governo francese e ritornano i Borbone che si chiamano ora re delle Due Sicilie.

Ma a parte il cambio di nome le cose non cambiano e perdura in modo tragico lo stato di grande povertà e d’ignoranza di questa parte di Marsica.

 

Immagine di Edward Lear raffigurante Alba Fucens. (Fonte Wikipedia)

Zoom su Alba Fucens 1843. Nella parte a sinistra abbiamo il riquadro del castello.

Questa è l’unica immagine esistente del castello prima del sisma del 1915. (Fonte Wikipedia)

 

Con il passare del tempo le cose proseguono sempre nello stesso modo e la venuta nel 1843 di Edward Lear, un viaggiatore inglese in viaggio per l’Abruzzo, fotografa perfettamente nei suoi disegni e racconti la triste realtà di Albe e del suo castello

La situazione perdura anche nella successiva prima fase del nuovo regno d’Italia.

In questa situazione di profonda povertà abbiamo il peggioramento del brigantaggio, prima tollerato e temuto, ora apertamente contrastato dalla popolazione locale e dall’esercito nazionale.

Intorno al 1870 lo Stato dichiara vinta la guerra contro lo straniero.