BALSORANO – CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE


STRUTTURE E MONUMENTI DI BALSORANO


 

 

 

 

POSIZIONE DELLA CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE

 

 

 


STORIA DELLA CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE

 

 

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XVII secolo

 

– Presunta fondazione della chiesa della Madonna delle Grazie a metà XVII

La chiesa della Madonna delle Grazie come appariva in passato.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

La piccola chiesa della Madonna delle Grazie si trova ubicata a pochi passi dal vecchio borgo di Balsorano vecchio a ridosso del corso del fiume Liri. Ebbene da alcune fonti sembrerebbe che la chiesa risalirebbe come prima costruzione al XII secolo, ma dalle informazioni raccolte sembrerebbe essere una struttura del XVII secolo.

Per quale motivo s’ipotizza ciò?

Innanzitutto dalla forma, poichè la struttura della chiesa sembrerebbe richiamare uno stile di forma seicentesca e poi cosa più importante il nome della chiesa. Il nome della chiesa della Madonna delle Grazie infatti sembrerebbe non comparire in nessun elenco medievale e tanto meno del XII secolo. Almeno per il momento a parte leggere in qualche sito che la chiesa risalirebbe al XII secolo, non si è riscontrato alcun autentico approfondimento che attesti la costruzione dell’edificio nel periodo medievale.

Premettiamo al riguardo che seppure non sono emerse fonti storiche valide, se ne emergessero in futuro, quanto da noi scritto verrebbe immediatamente corretto.

Al momento da quanto emerso sembrerebbe che la chiesa sia stata eretta intorno al 1650 dall’allora barone di Balsorano Ferdinando Piccolomini nella località dove a metà ‘600 si dice esserci un importante osteria (un piccolo albergo dell’epoca), molto frequentata, che ospita i numerosi viandanti che dalla Marsica vanno verso Napoli e la Campania e viceversa.

Teniamo conto che la strada su cui vi è quest’osteria è l’unica “pare” in questo momento che esista in questo tratto di strada, che collega l’Abruzzo alla Ciociaria e quindi alla Campania. Ebbene il barone Piccolomini, assai legato al re di Spagna Filippo IV, nonchè anche re di Napoli, fa costruire vicino a quest’osteria una piccola chiesa per essere un punto di riferimento religioso per tutti coloro che passano in questa zona.

La chiesa viene dedicata alla Madonna delle Grazie, a cui il barone è assai devoto, ma la funzione della chiesetta non è solo di  accoglienza, ma anche un modo per proteggere il territorio dalle numerose piene del Fiume Liri. Con il tempo poi la vicinanza della chiesa con l’osteria a fianco, ha fatto rinominare la struttura come “Madonna dell’Osteria”.

 

 

– Il sud Italia nel 1650

Europa nel 1648. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel sud Italia ormai da più di un secolo domina la Spagna che tratta il meridione italiano come una semplice colonia. Nel 1647 la grave rivolta popolare scoppiata a Napoli, ma dilagata in tutto il meridione contro il malgoverno spagnolo, dopo un primo successo si risolve a favore degli Spagnoli, che meglio organizzati dei rivoltosi, soffocano la rivolta nel sangue. Tuttavia l’avvenuta rivolta dice tanto sulla grave situazione di arretratezza del meridione d’Italia e solo un’indipendenza della zona favorirebbe un minimo di ripresa economica e sociale.

 

 

– Balsorano nel 1650

Balsorano nel 1650 è un piccolo feudo indipendente sottoposto alla famiglia Piccolomini, che possiede in Abruzzo vari feudi fra cui appunto Balsorano. I Piccolomini governano come meglio possono questo piccolo territorio di confine fra Abruzzo, Lazio papalino e la zona di Sora, porta di accesso alla Ciociaria e quindi alla Campania. Balsorano è da sempre un paese di passaggio costituito su uno sperone roccioso che si pone a guardia della Valle Roveto. La Valle Roveto è da sempre una via di passaggio obbligata fra sud e centro Italia e quindi via di passaggio di molteplici eserciti.

 

Incisione di Balsorano.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

 

Sul piano strutturale il paese si pone come detto su uno sperone roccioso sul quale si erge immenso e forte il fantastico castello Piccolomini che ancora oggi possiamo ammirare. Il paese in se possiede ben quattro porte racchiuse da solide mura che disegnano i contorni di Balsorano e diverse chiese oggi del tutto sparite a cominciare dall’antica chiesa della Santissima Trinità.

Da vari studi si evince che la strada extraurbana che proveniva da Sora si biforcava prima di arrivare al borgo, divenendo via San Sebastiano, che attraversava l’abitato a partire da Porta San Martino. Tale strada risulta parallela all’altra che raggiunge Porta San Giorgio nelle vicinanze della chiesa omonima, a Porta Colombaia, chiamata così in quanto da qui si arriva alla torre colombaia. Un’altra via importante di Balsorano è quella definita Rua Chianeglie che corre lungo le mura difensive che uniscono Porta San Giorgio con Porta S. Pietro.

 

Incisione di Balsorano.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

Balsorano continua a conservare l’aspetto assunto alla fine del XV secolo con i suoi principali monumenti, poichè è nettamente distinguibile l’estensione pomeriale del paese, che si svilupperà successivamente

L’economia di Balsorano è costituita principalmente da poche attività ovvero l’agricoltura, con la coltivazione di cereali, legumi, patate e la frutta soprattutto fichi e viti. Qui il vino è buono e sostanzioso, ma più di tutti è l’olio a primeggiare con la presenza di molti oliveti. Altra attività molto sviluppata è la produzione del baco da seta, praticato qui  da tempo immemorabile. Qui a Balsorano ci sono piantagioni di gelsi presenti ovunque, praticamente il 90% delle famiglie del paese si occupa di quest’attività, segnalandosi come uno dei centri più importanti nell’Italia centro meridionale per quest’attività.

La produzione dei bozzoli costituisce una delle entrate maggiori per il paese. Tuttavia nel paese si difettava per avere locali adatti quindi la popolazione è costretta a grandi sacrifici pur di avere un rapido guadagno. In media vengono messe in incubazione circa 100 once di semi. Questi secondo le annate più o meno favorevoli all’allevamento danno in media tra i 70 e 80 quintali di bozzoli.

 

 

– Terremoto di Sora del 1654. Possibili effetti sulla chiesa della Madonna delle Grazie

Un fortissimo terremoto pari a 6,3 Mw si verifica nella zona di Sora producendo danni ingenti anche nella Marsica soprattutto nelle zone confinanti con Sora come appunto Balsorano.

 

 

– Effetti del terremoto di Sora su Balsorano

Il terremoto di Sora del 1654 produce gravi danni all’abitato di Balsorano. Chiese e case vengono danneggiate dal sisma. Tra le strutture che quasi sicuramente hanno risentito del sisma vi è anche la chiesetta della Madonna delle Grazie.

Questa chiesetta sorgendo su terreno di riporto fluviale ha avuto sicuramente dei danni da un sisma di questa portata e soprattutto in una zona così vicina  all’epicentro. Ma vista la sua struttura barocca è probabile che sia stata fatta riparare presto, soprattutto per il forte significato di fede che possiede.

 

 

– La Peste del 1656 e la nuova funzione della chiesa della Madonna delle Grazie

Nel 1656 vale a dire a pochi anni di distanza dalla costruzione della piccola chiesa campestre eretta anni addietro, esplode profonda la grave peste di metà secolo. Questa esplode a Napoli e poi dilaga in tutta Italia raggiungendo anche la Marsica e quindi anche Balsorano. Nella Marsica a causa di questa Peste vi è una strage di persone. Muoiono circa 4000 persone, interi paesi scompaiono a causa dell’alto numero di vittime.

 

 

– La Peste a Balsorano

Qui a Balsorano sembrerebbe che il morbo non abbia molto attecchito non producendo danni significativi alla popolazione. Da alcune fonti sembra che la popolazione di Balsorano nel 1648 sia di 1030 unità e nel 1669 addirittura di 1455. Da questi dati la popolazione sarebbe aumentata di ben 425 unità.

Mi sembra un tantino troppo, comunque ammettendo che possa essere anche meno sicuramente la forza di questo virus su Balsorano non dovrebbe essere stata troppa. Se fosse così potremmo immaginare che il paese esposto ad una buona ventilazione possa essersi in qualche modo salvato. Rimane tuttavia la forte paura di questo periodo e l’assalto alle chiese locali per pregare e spogliarsi dei propri beni donandoli alla chiesa.

Infatti molte persone a causa della drammaticità di questa peste, e sicuri della propria imminente morte fanno voto alla chiesa di liberarsi dei propri beni terreni per essere liberi nell’animo e salire così più facilmente in paradiso. La piccola chiesa della Madonna delle Grazie forse un po’ nascosta rispetto ad altre strutture religiose viene però assai frequentata, sia dai numerosi viandanti dell’epoca che dalla popolazione del posto che mano a mano si lega sempre più a questa struttura.

 

 

– La chiesetta della Madonna delle Grazie a fine ‘600

La chiesa della Madonna delle Grazie come apparivain passato.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

 

A causa della tragicità della peste ci vogliono molti decenni perchè Balsorano inizi a riprendersi, ma la piccola chiesetta pur nella sua semplicità, offre al visitatore di turno un riparo dal freddo fisico e dal freddo dell’anima che a volte è più tragico e più sentito del primo. Sta di fatto che a questa chiesa la popolazione del luogo è sempre più legata e procede seppure quasi di soppiatto a pregare o frequentarla. 

 

 

– Terremoto del Sannio del 1688

Un forte sisma colpisce la zona di Benevento nel 1688. Il sisma fa sentire i suoi effetti anche qui a Balsorano dove viene gravemente colpito il convento di San Francesco. Riguardo invece alla chiesetta della Madonna delle Grazie siamo portati a credere che non abbia subito danni da questo.

 

 


 

 

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XVIII secolo

 

– Estinzione dei Piccolomini

Nel 1700 muore l’ultimo barone Piccolomini. A questi succede la famiglia Testa che rimarrà responsabile della baronia di Balsorano per tutto il secolo XVIII.

 

 

– I terremoti d’inizio secolo L’Aquila (1703) e Sulmona (1706) e gli effetti su Balsorano

A inizio ‘700 l’Abruzzo viene gravemente colpito da due forti terremoti che hanno epicentro nella regione.

– Il primo è il sisma dell’Aquila che distrugge la città e tutto il suo circondario, producendo diversi danni anche nella Marsica. Qui diversi centri abitati marsi registrano feriti, diversi crolli di case e chiese e anche qualche morto, ma comunque salvo alcune eccezioni il sisma non ha prodotto danni ingenti. A Balsorano per quello che si sa non si registrano danni particolari se non qualche danneggiamento a strutture. Quindi anche la chiesetta della Madonna delle Grazie non dovrebbe aver risentito del sisma.

– Il secondo sisma è il terremoto della Maiella che si verifica nel 1706 con una potenza imponente pari a 6,7 Mw. Questo sisma provoca la distruzione di Sulmona e dei suoi centri limitrofi. Molti centri dell’aquilano risentono del sisma, ma essendo già distrutti dal precedente terremoto non subiscono vittime. Nella Marsica il sisma si fa sentire ovunque, ma non produce che pochi danni. A Balsorano pare che questo sisma non abbia prodotto danni, quindi anche la chiesa della Madonna delle Grazie non ne risente.

 

 

– Rinascita del  regno di Napoli

L’Europa nel 1748. (Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1734 dopo più di due secoli di dominazioni stranieri il sud Italia ritrova la sua indipedenza con la rinascita del regno di Napoli e Sicilia sottoposta alla nuova dinastia dei Borbone nella persona di Carlo IV di Borbone figlio del re spagnolo Filippo V.

 

L’Italia nel 1748. (Immagine da Wikipedia)

Il regno di Napoli nel 1748.

 

Nel 1748 dopo la guerra di successione austriaca e il trattato di Aquisgrana l’Europa e l’Italia trovano un assetto più netto rispetto ai precedenti e si apre un periodo di relativa pace almeno per la penisola. Con questo trattato viene confermata la rinascita del regno di Napoli sotto la nuova dinastia dei Borbone

 

 

– Il nuovo re (1759)

Nel  1759 in seguito alla morte senza eredi di Ferdinando VI, il trono spagnolo passa al fratello re di Napoli. Carlo lascia Napoli per Madrid e a succedergli sul trono napoletano è il figlio Ferdinando.

Ferdinando IV ascende al trono di Napoli inaugurando un lungo regno che si concluderà con la sua morte nel 1825. Il lungo regno di Ferdinando verrà interrotto in due occasioni per alcuni anni a causa dell’invasione
francese.

 

 

– Brigantaggio a Balsorano

Nel corso del XVIII secolo si rafforza nell’area di Balsorano e in tutta la valle Roveto la presenza di bande di briganti che saccheggiano i piccoli centri abitati disseminati lungo la valle seminando terrore. Molti contadini cedono ai briganti per sopravvivere divenendo loro complici anche solo tacendo su certe loro azioni. La polizia del nuovo regno borbonico non riesce a governare il fenomeno che nel corso del secolo si viene intensificando.

 

 

– Balsorano nel 700

Balsorano alla fine del ‘700 in un dipinto dell’epoca.

 

Balsorano nel ‘700 con la sua baronia gestisce un territorio abbastanza vasto dove a troneggiare è il suo immenso castello. Il territorio montuoso e sottoposto alle scorrerie dei Briganti, che si nascondono tra le montagne è difficile gestione per la famiglia Testa-Piccolomini (con il doppio cognome dal 1750).

 

Balsorano in un incisione del 1791 prodotta da Sir Richard Colt Hoare

 

I balsoranesi sono una popolazione dedita principalmente all’agricoltura e all’allevamento degli animali e alla lavorazione del baco da seta. Su questa attività lavorano il 90% delle famiglie

 

 

– Terremoti marsicani nel ‘700

Nel corso del XVIII secolo nella Marsica si avvertono diverse scosse di terremoto concentrate nelle zone di Cerchio e Ortona dei Marsi. Le scosse pur chiaramente avvertibili dalla popolazione, a parte qualche danno superficiale e molto spavento non producono nulla di significativo. Queste scosse sono avvertite anche a Balsorano ma non producono nulla di significativo.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine ‘700

La chiesa della Madonna delle Grazie come appariva in passato.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

La piccola chiesetta della Madonna delle Grazie continua ad essere molto frequentata sia dai viandanti della Valle Roveto che dalla popolazione locale che continua ad essere molto legata alla piccola struttura.

 

 

– L’arrivo dei Francesi.

L’arrivo dei Francesi a Napoli. (Immagine da Wkipedia)

 

Nel 1798 i Francesi invadono il regno di Napoli riuscendo a scalzare il re Ferdinando e la sua corte borbonica che si rifugia in Sicilia sotto scorta degli Inglesi. Il resto del regno è in mano francese che lo governa circa due anni. Ma sono due anni assai movimentati per la forte contrarietà della popolazione che si sente invasa e reagisce con continue rivolte e sommosse che alla fine producono la caduta dei Francesi nel 1800 e il ritorno di re Ferdinando a Napoli

 

 

– I Francesi a Balsorano

Pur in presenza al momento di una scarsissima documentazione al riguardo possiamo comunque affermare che i Francesi fanno sentire il loro arrivo anche nella Marsica balsoranese occupando l’intero territorio. Probabilmente ma questa è una congettura puramente personale, la piccola chiesa della Madonna delle Grazie trovandosi isolata, potrebbe essere stata riparo o anche in parte dimora dei Francesi che notandola potrebbero averla occupata, salvo poi abbandonarla più avanti.

Nel corso dei due anni di occupazione francese sono continue le sommosse popolarI contro di loro che sono visti dalla popolazioni solo come occupanti e non come liberatori. Per cui il popolo vuole la loro decadenza e il ritorno dei Borbone.

 

 

 


 

 

 

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XIX secolo

 

 

– Il ritorno dei Francesi (1806)

Nel 1806 i Francesi occupano nuovamente il regno di Napoli cacciando nuovamente il re Ferdinando, che per la seconda volta si rifugia in Sicilia sotto scorta inglese. I Francesi questa volta non incontrano le resistenze della popolazione come nel primo periodo.

 

 

– Le riforme francesi e le loro conseguenze a Balsorano

I Francesi questa volta mantengono come struttura la monarchia sostituendo quella borbonica con i Bonaparte nella persona di Giuseppe, fratello di Napoleone, che dura fino al 1808, per essere poi sostituito dal cognato Gioacchino Murat. I governi di Giuseppe e soprattutto di Gioacchino, ben visto dalla popolazione, si rivelano ricchi di riforme e cesure temporali rispetto al passato regime.

Tra le riforme più importanti vi è l’abolizione dei diritti feudali (1806) che sancisce la fine delle vecchie strutture amministrative feudali. Questo nella Marsica significa la fine del ducato di Tagliacozzo e della contea di Celano. Tra i feudi più piccoli presenti nella Marsica vi è la baronia di Balsorano che decade automaticamente.

L’ultimo barone Testa – Piccolomini lascia per sempre Balsorano. I Francesi intervengono anche in materia religiosa abolendo gli ordini religiosi (1808) e incamerandone i beni che sostanzialmente riguardano i conventi che vengono chiusi. A Balsorano l’abolizione degli ordini religiosi non pare che porti alla chiusura del convento di San Francesco, molto famoso nella zona e molto considerato dalla popolazione.

Con la fine del vecchio sistema feudale Balsorano viene definito come comune autonomo avente nel suo territorio i paesi di Rendinara, San Giovanni Valle Roveto e Roccavivi

 

 

– Il ritorno dei Borbone

L’Europa dopo Napoleone (1815). Immagine da Wikipedia

 

Nel 1815 collassa il sistema napoleonico in Europa. Napoleone è sconfitto dagli eserciti della coalizione nella famosa battaglia di Waterloo nel 1815. Con la fine di Napoleone in Francia anche tutti i governi napoleonici presenti in Europa decadono uno dopo l’altro. Accade ciò anche nel regno napoletano dove il governo di Gioacchino Murat cade rovinosamente determinando tra l’altro l’arresto e la fucilazione dello stesso re.

 

L’Italia nel 1815. (Immagine da Wikipedia)

 

Il congresso di Vienna ridisegna la struttura politica dell’Europa e dell’Italia. Per il trono di Napoli viene deciso il ritorno dei Borbone con il vecchio re Ferdinando, con la nuova dicitura di Re delle Due Sicilie.

 

 

– Balsorano sotto i Borbone

Balsorano in un incisione d’inizio 800.

 

A inizio ‘800 il ritorno dei Borbone si traduce sul piano amministrativo in un consolidamento della situazione venutasi a creare con i Francesi. Quindi si conferma l’abolizione dei diritti feudali e il consolidamento del nuovo sistema comunale-amministrativo. Balsorano si conferma comune autonomo, ma perde nel giro di pochi anni le frazioni di Rendinara, San Giovanni Valle Roveto e Roccavivi che sono assegnate ad altri comuni.

 

Incisione del 1817 di un attacco di briganti a una carrozza nel meridione italiano. (Immagine da intenet)

 

Nel corso degli anni Balsorano rimane un paese povero con la popolazione sempre principalmente dedita all’agricoltura e all’allevamento del bestiamo, ma questa povertà endemica porta ad un incremento del fenomeno del brigantaggio assai presente nella zona, poichè facilitato dai numerosi nascondigli presenti nelle montagne attorno a Balsorano. Il paese trovandosi circondato da questi monti è oggetto di molte scorribande.

Nel 1830 diventa nuovo re delle Due Sicilie Ferdinando II, il quale si mostra da subito disponibile nel cercare di migliorare la situazione del meridione. Nel 1832 Ferdinando II attraversa la Valle Roveto per andare nella Marsica per verificare di persona la situazione del Lago Fucino. Di ritorno dal viaggio si ferma presso i Ferrante di Civitella d’Antino. Ferdinando II in questo viaggio passa anche per Balsorano.

 

Ma com’è la situazione di Balsorano nel 1830?

 

Balsorano in un incisione d’inizio 800.

 

Per  rispondere a questa domanda citiamo quanto scritto da Alexandre Dumas nel 1835 in un suo viaggio nella Marsica. Riguardo a Balsorano egli scrive

“Il primo paese che si incontra entrando in Abruzzo, per questa via (da Napoli n.d.r.) è Balsorano. Vi vivono, coltivando bachi da seta, circa duemila abitanti, sotto un vecchio castello che, fino ai primi del secolo, era una rovina pittoresca. Balsorano fu feudo della potentissima famiglia dei Piccolomini … Ma da qualche anno la vecchia rocca degli Alessandri è stata acquistata dal signor Lefevre che a furia di fabbricare carta agli ltri, pensò di fabbricare pergamene per se e comprò il feudo per quaranta o cinquantamila ducati, spendendone poi il doppio per cambiare la baronia in contea e sostituire il nome, certamente onorevole, con quello aristocratico di Balsorano. Tuttavia un torto grave, anzi gravissimo l’ebbe e fu quello di aver ritoccato l’antico castello, di avervi costruito su una terrazza una specie di baracca bianca. per di più minita di una fila di persiane verdi. La prima impressione è quell di un pollaio che il vento abbia scaraventato in cima ad una torre, ma non c’è niente da fare: il denaro può comprare feudi, baronie, titoli ma non il buon gusto.”

 

Il castello di Balsorano nel 1830.

 

Negli anni 1830 giunge nella Valle Roveto e nella zona di Sora l’imprenditore francese Carlo Lefebreve che fonda una piccola industria meccanica nella Valle Roveto e nella vicina zona di Fibreno alcune cartiere. Successivamente rileva nel 1840 circa dalla famiglia Testa-Piccolomini la proprietà dell’antico maniero facendolo diventare la sua residenza nella zona.  Carlo Lefebreve per questa sua dinamicità imprenditoriale viene nominato nel 1854 conte dal re Ferdinando II delle Due Sicilie.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie sotto i Borbone

La chiesa della Madonna delle Grazie come appariva in passato.

 (Fermo immagine dal video YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=UNF7_t6EQb8)

 

La Valle Roveto nel corso del primo ‘800 rimane una zona di passaggio fra sud e centro Italia, per cui la piccola chiesa della Madonna delle Grazie che si trova sulla strada principale del Liri continua ad essere frequentata dai viandanti. La chiesa nella sua semplicità appare come un piccolo gioiellino di chiesa campestre.

 

 

– La caduta dei Borbone e la nascita del regno d’Italia

(Immagine da Wikipedia)

 

Nel 1860 Garibaldi prende l’iniziativa per la conquista del regno delle Due Sicilie e partendo da Quarto vicino Genova arriva in modo molto fortunato a Marsala in Sicilia e con l’aiuto di 1000 volontari riesce poco alla volta a convincere la popolazione e la nobiltà siciliana a rivoltarsi contro i Borbone. Il grande genio di Garibaldi ha la meglio sul poderoso esercito borbonico che viene perdendo contro l’esercito garibaldino sempre più numeroso.

 

I Garibaldini entrano a Palermo. (Immagine da Wikipedia)

I Garibaldini prendono Milazzo. (Immagine da Wikipedia)

 

L’esercito garibaldino battaglia dopo battaglia conquista sempre più spazio e terreno contro i Borbone. Dapprima cade la Sicilia e poi via via tutte le altre regioni del regno mano a mano che Garibaldi risale la penisola. All’inizio di settembre Garibaldi arriva in Campania, spingendo così il re Francesco II ad abbandonare Napoli il 6 settembre, permettendo così a Garibaldi di entrare in una Napoli festante il giorno dopo 7 settembre 1860.

 

Francesco II abbandona Napoli il 6 settembre. (Immagine da Wikipedia)

Garibaldi entra a Napoli festante il 7 settembre. (Immagine da Wikipedia)

 

A questo punto Francesco II prova a riorganizzare le sue forze armate e tenta un ultimo assalto ai Garibaldini a fine mese. Così si hanno le decisive battaglie di Garigliano e Volturno che sono vinte dai Garibaldi e dai suoi uomini.

Dall’altra  parte i Piemontesi scendono di corsa nella penisola per completare l’unione politica. I Piemontesi infatti dopo aver assorbito nei mesi precedenti le regioni del centro nord Italia procedono ad occupare le regioni pontificie delle Marche e Umbria e l’Abruzzo ancora in parte borbonica.

 

Battaglia del Volturno vinta dai Garibaldini il 1 ottobre 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Incontro di Teano il 26 ottobre. (Immagine da Wikipedia)

 

Proclamazione del regno d’Italia (17-3-1861). (Immagine da Wikipedia)

 

Vittorio Emanuele II re d’Italia. (Immagine da Wikipedia)

 

Garibaldi incontra poi a Teano Vittorio Emanuele II consegnandogli idealmente il sud Italia. Da qui a qualche mese le ultime resistenze borboniche sono sconfitte e può nascere finalmente il tanto agognato regno d’Italia il 17 marzo 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele II a re d’Italia.

 

 

– La Marsica nel periodo risorgimentale

Il lago Fucino nel 1860. (Immagine da Wikipedia)

 

Durante il periodo risorgimentale diciamo nel 1860-61 la Marsica vive un periodo di profondo cambiamento climatico e strutturale dato dal prosciugamento del Lago Fucino, portato avanti dal Banchiere Torlonia. Torlonia riesce con coraggio e molto denaro a portare avanti una maestosa opera idraulica senza precedenti fino a quel momento, riuscendo nell’arco di 20 anni a prosciugare l’immenso lago Fucino, creando dei canali sotterranei che accompagnandosi a quelli romani permettono all’acqua del lago di defluire verso il fiume Liri. Questo cambiamento porta e porterà conseguenze molto importanti per il territorio.

 

Il lago Fucino nel 1863 circa con i lavori di prosciugamento che vanno avanti

 

A Balsorano gli echi della grande opera idraulica arrivano lontani e distratti non essendo il territorio balsoranese direttamente interessato dall’opera. In questo periodo la vita nel comune marsicano sembra scorrere tranquilla, ma la nascita del regno d’Italia fa sentire i suoi effetti anche qui.

Nella Marsica la popolazione è ancora filo-borbonica e a ciò si aggiunge una possente propaganda messa in piedi dal clero locale che non vede di buon occhio il cambio di regime. Fatto è che la Marsica inizialmente si schiera con Francesco II e la sua idea di ritornare sul trono napoletano. La popolazione rivuole Francesco II a Napoli, e sulla base di ciò Francesco tenta di un accordo con le bande criminali.

Va così che diversi uomini di Francesco si rechino dai capi banda per siglare un accordo che alla fine viene raggiunto, ma viene malvisto un po’ da tutti sia dalla popolazione locale costretta a sorreggere queste bande che dalla stessa monarchia che si sente umiliata.

L’accordo fra le parti prevede per Francesco un suo ritorno sul trono napoletano nel caso di vittoria e per le bande un loro ritorno alla legalità inquadrate nel nuovo esercito regio. L’accordo fra le parti prevede forti rivolte contro il nuovo regime dei Savoia. Il nuovo governo nazionale manda le forze armate nel sud Italia per fermare le ultime sacche di resistenza borbonica e soprattutto la fine del brigantaggio.

Nella Marsica in quasi tutti i paesi la popolazione accetta seppure malvolentieri l’accordo e inizia una ferma opposizione contro il nuovo regime. Qui e nel resto d’Abruzzo e Appennini dove le bande criminali sono più forti lo Stato concentra le sue truppe e ciò è vero soprattutto in Abruzzo e altri luoghi particolarmente difficili come questo.

 

 


 

 

 

– Balsorano nel periodo risorgimentale e la fine del brigantaggio nella Valle Roveto

Rapina da parte dei Briganti a una carrozza nel 1865

 

Balsorano nel periodo risorgimentale 1860-70 vive una fase di generale ansia a causa dell’instabilità presente al livello generale e soprattutto per la forte presenza di bande di briganti nelle montagne circostanti. L’accordo fra Francesco II e le bande regge per qualche tempo almeno fino all’inizio del 1861 permettendo inizialmente qualche grosso smacco al nuovo governo nazionale.

Tuttavia la forte indisposizione delle bande che mal sopportano questa situazione, le riportano a concentrarsi sui loro tradizionali comportamenti, anche molto violenti, contro le popolazioni locali. Ciò induce dapprima un forte malcontento popolare verso queste bande e poi un vero e proprio odio finendo per far accettare alla popolazione lo status quo e i nuovi governanti, purchè i nuovi padroni eliminino queste bande.

 

Scontro a fuoco tra i Briganti e la polizia italiana

 

Ciò avviene anche a Balsorano, dove si assiste alla presenza del colonello borbonico La Grange che per conto di Francesco II, si muove lungo l’Abruzzo e gli Appennini. Ebbene egli è presente a Balsorano il 5 ottobre 1860.

Successivamente nel 1861 i Piemontesi a cavallo giungono a Balsorano, che diventa una delle basi piemontesi nella lotta al brigantaggio. L’occupazione piemontese dura fino al 1868, anno in cui le truppe comandate dal generale Emilio Pallavicini termina di soffocare tutte le bande di briganti presenti lungo la Valle Roveto.

 

 

– Una nuova normalità (1870)

Balsorano dal 1868 non ha più bande di briganti che infestano il territorio e questo migliora la situazione sociale della zona, ma lo scarso lavoro e la situazione  d’isolamento nel quale versa la zona rende il tutto sconfortante. La popolazione fa quel che può per andare avanti ma la situazione è gravemente depressa e molti iniziano ad andare via.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie nel 1870

Al momento non abbiamo informazioni in proposito, ma sappiamo con sicurezza che la chiesa continua ad essere profondamente vissuta dalla popolazione, in quanto legatissima a questa struttura, che presenta sempre il vantaggio di essere su un percorso importante del tempo, mantenendo la sua funzione di accoglienza per chiunque si trovi nella zona.

 

 

– Roma diventa italiana

La breccia di Porta Pia l’indomani della presa di Roma. (Immagine da Wikipedia)

 

Italia nel 1870. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 20 settembre 1870 in seguito al ritiro del contingente francese da Roma, i bersaglieri invadono Roma e la prendono portando la città eterna e la regione Lazio a divenire italiani. Finalmente!!!

 

 

– Terremoto di Balsorano del 1873

Nel 1873 una forte scossa sismica si verifica nell’area balsoranese. Il terremoto porta ad alcuni crolli e lesioni e forse qualche ferito, ma per fortuna nulla più

 

 

– Finiscono i lavori di prosciugamento del Lago Fucino

Il castello Colonna ad Avezzano ad inizio ‘900

 

Il banchiere Torlonia riesce nella storica impresa di prosciugare il Lago Fucino, portando la Marsica a cambiare completamente volto e abitudini. Una vera rivoluzione sociale. Gli ex pescatori divengono agricoltori. La conseguenza forse più pesante di questa grande impresa è il cambiamento del microclima locale che porta alla fine di diverse colture e produzioni locali come la vite o l’olio.

 

Palazzo Torlonia ad inizio ‘900

 

Torlonia per meglio gestire l’enorme carico di lavoro per il prosciugamento del Fucino trasferisce ad Avezzano l’amministrazione principale dei suoi affari ponendola in un enorme palazzo costruito apposta. Così facendo Avezzano si afferma definitivamente come centro della Marsica sul piano amministrativo. Qui dal 1862 è presente anche il tribunale che lavora bene la giustizia locale

 

 

– Morte del re. Viva il re

Re Umberto I. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 9 gennaio 1878 muore re Vittorio Emanuele II. Gli succede il figlio Umberto I.

 

 

– La nomina a principe (1878)

Alessandro Torlonia 1 principe del Fucino. (Immagine da Wikipedia)

 

Il banchiere Torlonia viene nominato nel 1878 principe del Fucino dal re Umberto I per la straordinaria opera idraulica compiuta in Abruzzo.

 

 

– Balsorano: La povertà e l’emigrazione di fine secolo

Balsorano  tra fine 800 e inizio 900

 

Alla fine dell’800 la perdurante povertà della zona inducono molte persone ad emigrare per cercare fortuna altrove. Si genera così nel giro di qualche anno a cominciare dal 1890 un lento ma costante flusso di genti che va via dalla Valle Roveto diretta verso altri continenti soprattutto americano dirigendosi chi a nord in USA e Canada e chi a sud in Argentina e Brasile.

Balsorano è tra i paesi che registrano una certa emigrazione specie tra il 1880 e il 1890. L’andamento della popolazione alla fine del secolo è comunque confortante perchè vede una discreta crescita della popolazione segno anche di una sia pur leggera fase di miglioramento sociale.

Balsorano passa infatti da 2870 unità del 1861 alle 3035 unità del 1871. Successivamente si registra una leggera decrescita nel decennio successivo portando la popolazione di Balsorano centro con le sue frazioni a contare 2906 unità. Poi abbiamo una decisa risalita nell’ultimo decennio registrando nel 1901 un popolazione di 3290 unità, quindi una crescita consistente.

In tutto questo assistiamo alla fine del secolo all’inaugurazione nel 1895 della stazione ferroviaria di Balsorano per la tratta in costruzione che da Roccasecca dovrà infine giungere ad Avezzano capoluogo della provincia marsa.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a fine 800

La chiesa della Madonna delle Grazie a inizio 900 raffigurata in un disegno

 

Notizie precise al riguardo non ne abbiamo, ma per deduzione generale diciamo che la chiesa pur essendo un edificio religioso fuori dal centro abitato rimane ben frequentato proprio per la sua posizione di passaggio sul percorso principale. Molta gente in questa fase d’incertezza proprio nel mentre decidono di partire per l’estero cercano conforto nella preghiera.

 

 

 


 

 

 

 

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XX secolo

 

 

– Morte del re. Viva il re!

Re Vittorio Emanuele III. (Immagine da Wikipedia)

 

Il 29 luglio 1900 viene ucciso in un attentato il re Umberto. Gli succede il figlio Vittorio Emanuele III

 

 

– Balsorano all’inizio del ‘900

Balsorano ai primi del ‘900

 

Balsorano dopo un periodo di leggero calo demografico torna a crescere attestandosi nel 1901 a 3290 abitanti. Il paese e tutte le sue frazioni soffrono la povertà presente, ma fra molti sacrifici si va avanti.

Parte della popolazione seguita a partire in cerca di fortuna. I principali paesi dove si concentra l’emigrazione sono Canada e USA. Nel corso degli anni 1910 la popolazione di Balsorano rimane stabile attestandosi nel 1911 a 3280 unità.

 

Una delle zone storiche di Balsorano ai primi del ‘900

 

Purtroppo però il perenne stato di povertà degli abitanti e diverse vessazioni praticate da alcuni notabili locali verso la popolazione, surriscaldano il clima tra la gente.

Nel dicembre 1910 dopo diverso tempo di sopportazione la popolazione esasperata si rivolta contro alcune persone in vista del paese, scaricando contro questi una forte rabbia repressa. La rivolta popolare porta il paese alla ribalta della cronaca nazionale facendo passare questo episodio come “Rivoluzione di Balsorano”.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie a inizio ‘900

Purtroppo al momento non ho foto di questa bellissima chiesa a inizio 900. Al dire il vero non so se esistono. Comunque sia la struttura religiosa in questa fase è sicuramente ben considerata dalla popolazione locale che spesso la frequenza e la cura.

 

 

– Il terremoto di Gioia dei Marsi (1915) 

Il 13 gennaio 1915 un tremendo terremoto di potenza 7 Mw si verifica nella Marsica, con epicentro nella Piana del Fucino. Il terremoto si ha la mattina presto verso le 8:00 producendo un’immane tragedia a tutti i paesi che si affacciano sulla piana fucense. Tutti questi paesi vengono rasi al suolo con una conta dei morti spaventosa.

 

Il castello Colonna crollato dopo il sisma

L’antica chiesa di San Bartolomeo venuta giù con il terremoto del 1915

Le rovine di Avezzano dopo il sisma

 

Il maggiore disastro riguarda Avezzano che viene rasa al suolo, con una conta dei morti pari a 10000 su 13000 abitanti totali. Muoiono tutti i maggiorati della città. Il terremoto di Gioia dei Marsi per la sua potenza distrugge tutta la Marsica facendo sentire i suoi effetti in tutto il centro Italia. Persino Roma avverte il terremoto in modo violento riportando diversi danni all’interno dell’abitato. 

 

Il terremoto a Cerchio

Il terremoto a Magliano dei Marsi

 

Tornando alla Marsica oltre al Fucino abbiamo la Valle del Giovenco, la Vallelonga,  la Valle Roveto, i Piani Palentini  e l’Altopiano delle Rocche che sono investiti in pieno dall’onda sismica riportando disastri enormi. Invece la zona occidentale riporta danni molto più contenuti e ciò vale sia per Tagliacozzo che per la Piana di Carsoli.

E Balsorano?

 

 

– Effetti del sisma di Gioia dei Marsi su Balsorano (1915)

La tragedia del terremoto a Balsorano in questa rappresentazione

 

Purtroppo il sisma colpisce in modo crudele anche Balsorano distruggendo l’intero paese e arrecando danni importanti anche al possente castello.

 

Il paese di Balsorano visto dall’alto sventrato dal terremoto

Rovine di Balsorano dopo il sisma

(Immagine da http://www.comune.balsorano.aq.it/jsps/135/MenuSinistro/184/La_citta/209/La_Storia.jsp) 

 

Donne di Balsorano scampate al sisma del 1915 vicino ai resti della loro casa

 

Tutte le chiese di Balsorano sono distrutte e rovinate. Anche i morti per il sisma sono molti. Famiglie distrutte, piccoli bambini rimasti orfani di padre e madre. Insomma un disastro.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie dopo il sisma (1915)

La chiesa della Madonna delle Grazie vede crollare il tetto della chiesa, ma miracolosamente le pareti perimetrali rimangono in piedi e così pure il tetto sopra l’altare principale. Si potrebbe riparare ma…

 

 

– La prima ripartenza e l’inizio della lunga prima guerra mondiale (1915)

Dopo l’immane disastro a Balsorano intervengono da subito i militari e molti volontari, che aiutano i sopravvissuti a ritrovarsi e a riprendersi.

Si costruiscono le prime baracche assegnate ad ogni famiglia, e le prime baracche per le strutture pubbliche, si cerca insomma di tornare a una lenta normalità. Ma purtroppo la vita prende percorsi che non immaginiamo e spesso sono veri e propri burroni. Dopo il terremoto, avviene la guerra…

I ragazzi Marsi sopravvissuti al terremoto non vengono dispensati, ma vengono richiamati al fronte per l’imminente ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale…

 

 

– L’Italia nella grande guerra (1915)

Nel 1915 l’Italia sigla il cosidetto Patto di Londra con Francia e Inghilterra, nel quale si parla dei territori che l’Italia acquisirebbe in caso di successo nella guerra contro gli Imperi centrali a cui il paese si è stato legato per molto tempo. Il governo italiano dopo varie riflessioni decide di scendere in guerra a fianco di Francia e Inghilterra. L’Italia dichiara guerra ad Austria e Germania.

Vengono così richiamati al fronte centinaia di migliaia di giovani atti alla guerra. Dalla Marsica partono tutti i giovani maschi sopravvissuti al terremoto di gennaio e atti alla guerra. La tragedia è dietro l’angolo. Di colpo a Balsorano rimangono solo donne, bambini e anziani lasciati soli nell’immane sforzo di farsi forza a vicenda e ricostruire il paese. Gli altri partono.

 

 

– La ricostruzione di Balsorano negli anni 1916-18

Dopo l’inizio della prima guerra mondiale nel 1915 la ricostruzione del paese avviene lenta e faticosa, il vecchio paese viene abbandonato poichè presente distante dalle vie di comunicazione principali. Si decide di spostare tutti in una località vicina. Inizia così la nascita di Balsorano nuovo.

Ma soprattutto per le povere famiglie rimaste diventa assai complicato accettare le conseguenze della guerra a causa dei numerosi lutti che si verificano tra i giovani andati al fronte. Ogni giorno una lettera colpisce una famiglia attestando che il proprio figlio, fidanzato, fratello o marito è morto al fronte. Per le nascenti famiglie con figli piccoli è una tragedia, e per i genitori anziani la fine, alcuni infatti non reggono a tali notizie e muoiono d’infarto.

 

 

– La fine della 1 guerra mondiale e l’arrivo della Spagnola

Siamo nel 1918 e la guerra pur continuando sembra iniziare a spegnersi, perchè spente sono le nazioni dopo  5 anni di orribile conflitto. C’è voglia di pace, ma senza perderci la faccia. Comunque vada la situazione a Balsorano sembra andare un po’ meglio. Dal fronte le notizie sulle morti dei giovani in guerra si attenuano e la costruzione del nuovo paese di Balsorano sembra procedere. Ma una nuova calamità si affaccia nella Marsica e nel mondo la Spagnola !!!

A Balsorano nel 1918 in meno di due mesi l’epidemia di Spagnola uccide molte persone soprattutto tra le giovani donne intorno a 20 anni. Gli scampati all’epidemia decidono di andare via dal nuovo paese e rifugiarsi nelle campagne. Passato del tempo l’epidemia inizia a declinare fino a scomparire lasciando molti lutti dietro le spalle. La tragedia per fortuna finisce così come l’odiosa guerra che si conclude con la sconfitta degli Imperi centrali e la vittoria delle forze dell’Intesa compresa L’Italia

Qui a Balsorano il 4 novembre 1918 viene festeggiata la fine della lunga e rovinosa guerra mondiale. Ciò avviene con il suono delle campane  ed i reduci che vengono accolti trionfalamente dalla popolazione. Tuttavia l’animo delle donne rimaste nel paese è struggente di dolore per la perdita per i propri cari. Senza alcuna fatica possiamo affermare che i 4 anni dal 1915 al 1918 siano stati i più duri e crudeli della lunga storia di Balsorano.

 

 

– Balsorano negli anni ’20 e 30

Balsorano negli anni ’20 è un centro che si viene ricostituendo nel nuovo sito poco distante dal precedente ora completamente distrutto. La nuova Balsorano pur mancante di un centro storico si pone in un punto molto migliore per i collegamenti stradali e ferroviari.

Nel corso degli anni ’20 vengono costruiti il nuovo comune, le scuole e altri edifici pubblici. La popolazione censita nel 1921 è 3270 unità, quindi è sostanzialmente stabile rispetto al 1911.

La ricostruzione della città prosegue anche negli anni ’30 con il regime fascista a comandare le operazioni di ricostruzione. Tra le strutture erette negli anni ’30 figura la chiesa madre della Santissima Trinità eretta nel centro del paese di Balsorano fra il 1934 e il 1937 e benedetta nel 1939. Teniamo conto che questa chiesa rappresenta la 3 chiesa con questo nome presente a Balsorano, in quanto le altre sono andate distrutte con precedenti terremoti. Quindi questo edificio religioso si pone in diretta continuità con i precedenti.

La  ricostruzione del paese favorisce una migliore condizione sociale che si esprime con un miglioramento economico nelle produzioni  tradizionali del paese come l’agricoltura con l’olio, capofila di questa zona e il baco da seta dove buona parte del paese lavora. Nel corso degli anni ’30 nel generale clima fascista e di una ritrovata calma e prosperità viene aumentando in modo consistente la popolazione del paese che raggiunge nel 1931 la cifra record di 3704 unità per salire ancora nel 1936 a 3906 unità.

Negli anni ’30 il regime fascista procede con la costruzione dell’impero italiano attaccando l’Etiopia nel 1935, che verrà poi conquistata nel 1936. Ebbene per la guerra d’Etiopia partono molti volontari al fronte e tra questi figurano anche diversi ragazzi da Balsorano.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie negli anni ’20 e ’30

La chiesa della Madonna delle Grazie ha visto il crollo del tetto dell’edificio religioso nel terremoto del 1915. Con la fine del primo conflitto mondiale e lo spostamento del paese più a valle si è fatta la scelta di ricostruire ex novo un nuovo paese di nome Balsorano e lasciare per ora a se stessi i vecchi fabbricati di Balsorano vecchio venuti giù con il sisma. In questo senso la chiesetta della Madonna delle Grazie è stata abbandonata a se stessa fin dopo la seconda guerra mondiale, a maggior ragione che la struttura religiosa figurava non nel vecchio paese ma lungo la strada principale

 

 

– L’Italia negli anni 20 e 30

L’Italia nel 1919.

 

L’Italia uscita dal 1 conflitto mondiale è un paese vittorioso, ma sprofondato in un enorme crisi sociale e industriale. La crisi dapprima travolge diverse industrie, poi si allarga alle banche che falliscono una dietro l’altra, poi è la volta della gente che vede i propri risparmi andare in fumo. La crisi divenuta sociale travolge infine il sistema politico che collassa nel 1922. Al suo posto emerge il regime fascista con a capo Benito Mussolini, che prende il potere nel 1922 e lo mantiene per 20 anni.

Mussolini sul piano economico e sociale cerca di creare uno stato pienamente indipendente dall’estero applicando perlopiù un ‘economia di stato. Ciò fa risorgere l’Italia che torna dopo diversi anni a una certa tranquillità sociale, ma sprofonda in una dittatura sempre più dura.

 

L’impero coloniale italiano nel 1936 riprodotto su un muro di Aielli Stazione.

 

Sul piano estero l’Italia fascista pur in ritardo rispetto agli altri paesi europei cerca di costruire il suo impero coloniale prima riconquistando il completo controllo della Libia che viene allargata territorialmente (1929-31) e poi conquistando l’Etiopia nel 1936.

Ciò sancisce l’apice del regime fascista e del consenso interno. Ma la presa di distanza di Inghilterra e Francia spinge l’Italia nell’abbraccio mortale tedesco e nel conseguente sfacelo del paese che sacrifica se stesso in virtù di consistenti benefici economici e territoriali.

In realtà l’abbraccio mortale dei fascisti con i Tedeschi porta alla vendita dell’anima italiana con le tragiche e stupide leggi Razziali del 1938. Infine la cecità politica del regime ormai completamente asservito ad Hitler porta Mussolini ad entrare nella seconda guerra mondiale nel 1940. Ci si avvia  insomma ad un nuovo sfacelo.

 

 

 


 

 

– L’Italia nella seconda guerra mondiale 1940-43 – Balsorano

Nel 1940 l’Italia, guidata dal “grande genio Mussolini”, entra in guerra a fianco della Germania pensando di vincere velocemente e mettersi dietro al tavolo dei vincitori per spartirsi i territori ricavati da una guerra veloce. NON E’ COSI’!!!

 

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Esercitazione militare fascista a Carsoli nel 1938

 

A Balsorano come tutti i borghi e città d’Italia l’inizio della guerra significa doversi armare e partire. Da Balsorano così come da altri centri molti giovani sono costretti a partire per il fronte dopo l’arrivo della cartolina di precetto. I giovani che partono separano famiglie giovani e famiglie più anziane. Anziane madri che piangono mariti e figli, le donne giovani sposate con figli piangono i mariti in partenza perchè si rendono conto dei gravi patimenti.

 

Manifestazione fascista a Balsorano nel 1941

 

Il regime fascista locale fa sfoggio di sicurezza e fino al 1942 continuano le adunate e le varie manifestazioni fasciste locali. Questi saranno le manifestazioni tragico comiche di un regime ormai morente.

 

 

– La svolta dolorosa – il 1943

Dopo tre anni di guerra l’Italia perde su tutti i fronti e i balsoranesi partiti per la guerra in gran parte non fanno ritorno alcuni muoiono sul fronte greco-albanese, altri cadono per il freddo intenso mentre affrontano con altre migliaia di giovani la campagna di Russia (operazione Barbarossa, che dovrebbe essere ridefinita “operazione suicidio”). Altri ancora sono fatti prigionieri in Africa. Però qualcuno di loro poi riesce a tornare

Siamo al luglio del 1943 e gli Alleati arrivano anche ad invadere l’Italia partendo dalla Sicilia. Ciò porta al crollo diretto del fascismo e più avanti del regime monarchico con la fuga del re. Contemporaneamente, la Germania invade l’Italia da nord fino al basso Lazio (settembre 1943) dove viene instaurata la Linea Gustav fra l’Italia antifascista e l’Italia tedesca.

Nei successivi mesi, tra l’ottobre del ’43 e il giugno del ’44, Tedeschi e Alleati combattono intorno a questa linea. Precisamente intorno all’abbazia di Montecassino. La Marsica sta li vicino. Qui è vicino Balsorano da cui inizia il confine con la Marsica e via su. I Tedeschi che non sono fessi instaurano il loro quartier generale vicino Alba Fucens, perchè si accorgono che questo luogo è il centro d’Italia e da qui si può arrivare ovunque, ma anche fuggire ovunque.

Precisamente è Massa d’Albe il quartier generale, mentre l’antico castello di Alba torna fortezza. Qui vi sono inserite mitragliatrici per rispondere alla contraerea alleata. Altra sede importante occupata dai Tedeschi è Avezzano dove anche da qui operano il controllo del centro Italia.

 

 

– Balsorano: la situazione nell’ottobre 1943

La situazione di Balsorano è molto pericolosa in quanto il paese si trova vicinissimo al confine di guerra della Linea Gustav.

Qui i Tedeschi sono tremendi con la popolazione, che terrorizzano in vari modi. La popolazione marso-balsoranese viene tenuta sotto stretto controllo dalla polizia tedesca che in alcuni occasioni compie azioni crudeli, contro gli inermi civili. Non solo ma dal novembre 1943 i Tedeschi girano le varie borgate e frazioni di Balsorano per catturare gli uomini validi per i lavori di rafforzamento sia della linea Gustav che delle retrovie.

 

 

– Balsorano: I primi bombardamenti alleati nell’ottobre 1943 e il duro stato di polizia tedesco

Ad un certo punto insieme al duro stato di polizia si sommano i bombardamenti alleati che dal novembre 1943 investono la Marsica con lo scopo di danneggiare i Tedeschi.

Ma facendo così danneggiano anche i contadini marsi che per un po’ cercano di resistere, ma poi passato un po’ di tempo con la polizia tedesca divenuta insopportabile e soprattutto i bombardamenti alleati, si preferisce fuggire via o in montagna o riscoprendo i vecchi borghi distrutti dal terremoto del 1915.

Il periodo è durissimo per tutti. Ma i Marsi pur terrorizzati da tutti non dimenticano la loro gentilezza e decidono pur tra tante privazioni di nascondere coloro che chiedono aiuto, sia che si tratti di stranieri in fuga dal campo di concentramento di Avezzano dove vengono posti in stato di arresto i vari soldati alleati catturati, o fette di popolazione sgradita ai regimi di turno. I mesi di marzo-primi di giugno 1944 sono i peggiori.

Come detto a novembre del 1943 iniziano sul comune di Balsorano i primi bombardamenti che riguardano inizialmente le comunicazioni stradali come il primo bombardamento avvenuto il 15 ottobre 43 alle 2 di notte in contrada Periglio dove viene distrutto un ponte stradale.

Poi a novembre abbiamo dapprima un mitragliamento aereo operato sulla strada nazionale 82 dove vengono distrutti automezzi tedeschi e poi l’11 novembre un vero e proprio bombardamento dove viene colpita la SS 82 arrivando a produrre per solo lievi danni.

 

 

– Balsorano:  I Tedeschi autentici aguzzini e lo stato di stress dei fuggitivi (dicembre 1943)

I Tedeschi nel loro comportamento di controllo e polizia del territorio rovetano e marsicano producono molteplici danni alla popolazione divertendosi a stressare questi, ma soprattutto già all’inizio avendo necessità di viveri, uomini e alloggi, non si fanno scrupoli a sacrificare la popolazione.

Dapprima passano per i paesi per catturare uomini adatti ai lavori, poi procedono ad occupare alcune case per la necessità di alloggi. Insomma lo stress e la paura della popolazione è enorme. A tutto questo si aggiungono i primi bombardamenti alleati. Per certi versi sembra quasi che Tedeschi e Alleati si siano messi d’accordo per fare a pezzi la popolazione.

 

 

– Balsorano in guerra (gennaio-aprile 1944)

Tra gennaio e febbraio 1944 i Tedeschi decidono di allestire una seconda linea difensiva parallela alla Linea Gustav. La nuova linea difesiva si allestisce lungo un tratto che, partendo più su di Case Cipriani, scendeva al fondo valle e risaliva verso Sant’Onofrio e monte Cornacchia. La  nuova linea difensiva viene a passare anche al di sopra di Tre Ponti, in località Ciammorrone, dove viene allestito un nuovo fortilizio centrale che nelle intenzioni tedesche dovrebbe fermare l’avanzata degli alleati verso nord. Il nuovo confine difensivo viene ad includere anche un enorme costone roccioso dal quale si domina la valle Roveto, ma anche la valle del Cimino.

Nelle intenzioni del Comando di guerra germanico questa linea difensiva dovrebbe rappresentare una seconda Cassino, ma lo sbarco di Anzio ad occidente e lo sfondamento di Orsogna ad oriente, da parte degli anglo americani, rendono vano il massiccio baluardo.

Resta comunque il fatto che questo baluardo viene in parte realizzato e il tutto a spese della popolazione maschile di Balsorano, che con una manovra coercitiva viene in parte catturata e messa a lavorare all’opera. Nei mesi in cui ciò avviene abbiamo a poca distanza da Balsorano la grande battaglia di Montecassino che coinvolge seppure per fortuna in modo modesto anche il territorio balsoranese. D’altronde qui era concentrata la retrovia tedesca che ha il suo comando stazionato presso il castello di Balsorano, occupato a forza dai Tedeschi.

Proprio a causa di questa massiccia presenza tedesca a Balsorano abbiamo un aumento dei bombardamenti della zona, che fortunatamente non si sa come non colpisce mai il bellissimo castello di Balsorano, cuore pulsante dell’orgoglio della zona. Questo viene per miracolo risparmiato.

Il cuore delle operazioni tedesche a Balsorano sta nel fortificare al massimo il territorio per ritardare al massimo l’avanzata alleata e dare supporto alle divisioni tedesche presenti a Cassino che si oppongono fortemente all’avanzata alleata combattendo nella famosa  battaglia di Cassino che si dilunga da gennaio a maggio 1944.

Qui a Cassino passa la linea Gustav e qui i Tedeschi hanno concentrato molte divisioni di difesa e rafforzato i territori e  colli retrostanti la linea prima, tra cui appunto Balsorano. In questo modo gli Alleati si trovano davanti un muro portentoso che rallenta la loro marcia di risalita. Gli Alleati tentano in tutti i modi di sfondare questa linea tedesca, ma i Nazisti respingono bene i primi assalti alleati, che hanno gravemente sottovalutato il territorio montuoso italiano e la capacità di resistenza tedesca, trasformando quella che doveva essere una facile vittoria in una guerra di logoramento sotto l’Abbazia di Montecassino.

Proprio l’Abbazia di Montecassino diventa l’emblema di questa battaglia, da un lato ci sono i Tedeschi che pur rispettando l’inviolabilità del luogo ne fanno un punto di osservazione e dall’altro gli Angloamericani che pensano di trovarsi davanti una grande fortezza nemica piena di uomini e mezzi di combattimento. 

E Balsorano?

Balsorano e i balsoranesi sono in preda ad una vera crisi di nervi. Ormai da mesi hanno abbandonato le loro case a Balsorano nuovo e Balsorano Vecchio e si trovano nascosti tra le montagne e le grotte.

Qui la popolazione vive in modo promiscuo sopportando patimenti inenarrabili e il tutto nella speranza che la guerra finisca e gli Alleati li liberino dai truci tedeschi. Allo stesso tempo però gli Alleati si trasformano senza saperlo in aguzzini bombardando in modo massiccio Balsorano e il suo territorio.

In gennaio i bomabardamenti alleati su Balsorano sono continui e tendono a concentrarsi sui collegamenti ferroviari e stradali. Il 2 gennaio avviene il primo bombardamento che colpisce la contrada Cancavano a due passi dal piccolo centro abitato. Il 6 gennaio bombe cadono vicino la stazione ferroviaria di Balsorano i danni sono lievi. Il 9 gennaio bombe cadono in prossimità del ponte ferroviario tra Balsorano e Roccavivi. Il 10 gennaio una areo alleato mitraglia la stazione ferroviaria di Balsorano.

Il 19 gennaio viene bombardata e interrotta la Strada Nazionale 82. Nuovo attacco alleato sul territorio balsoranese il 22 gennaio, viene distrutt un ponte stradale e una casa colonica a Periglio. IL 23 gennaio viene mitragliata la strada nazionale 82 e distrutti automezzi tedeschi. Il 28 gennaio un nuovo bombardamento alleato colpisce la strada nazionale e tre fabbricati del posto.

Infine il 30 gennaio abbiamo un mitragliamento aereo sulla strada nazionale 82 in cui vengono colpiti mezzi nazisti.

In febbraio i bombardamenti sono meno intensi avvenendo solo in due giornate. Il primo il 5 febbraio con il mitragliamento e bombardamento sulla strada nazionale 82. Il secondo avviene il 13 febbraio con mitragliamento e bombardamento sulla strada nazionale 82 dove vengono distrutti automezzi tedeschi.

In marzo e aprile avvengono in modo quasi giornaliero e continuo i mitragliamenti aerei che colpiscono gravemente il centro abitato di Balsorano. Lo scopo è di colpire qualunque cosa si muova a terra in modo indiscriminato. I mitragliamenti per fortuna in molti casi vanno a vuoto, il paese infatti si è svuotato da tempo, mentre i colpi provocano solo danni lievi sulle abitazioni.

La popolazione continuando a vivere di stenti tra le montagne e i boschi in preda al panico non abbandona a costo della propria vita e in modo più che determinato tutti i vari ragazzi stranieri che facendo parte del corpo alleato sono caduti in mano nazista, ma grazie a una buona dose di fortuna sono riusciti a fuggire dai Tedeschi. Ebbene la popolazione locale se li prende e tiene nascosti meglio che può dandogli quel poco che ancora ha.

Purtroppo la fame è tanta e la disperazione pure quindi accade ogni tanto qualche violenta lite di disperazione. Ma la popolazione tenacemente si tiene meglio che può alla larga dai truci barbari.

Siamo ormai alla fine di aprile e  mentre si vive in quell’inferno di disperazione e di morte in molti si chiedono: “Quando finirà? cosa ci riserba il futuro?” Già, il futuro; una realtà certa ma imprevedibile, un dato di fatto sicuro ed oscuro nelle mani del destino, ma manovrato in modo imponderabile dalla mente scellerata dell’uomo. Nonostante questa situazione di grave stress sboccia anche qualche amore ed alcune donne maritate rimangono incinte. Nacque qualche storiella persino tra fanciulle del luogo e giovani militari tedeschi condannati a morire sul fronte di Cassino.

Già Cassino… il fronte di Cassino continua ad essere caldo ed intenso di scontri armati, con le truppe tedesche che manifestano stanchezza e gli Alleati che ci credono di più specie dopo la fine dell’Abbazia vista come una fortezza inespugnabile.

 

L’abbazia di Montecassino prima del bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

 

Inizialmente gli Angloamericani aggirano il luogo sacro dell’abbazia, bombardando massicciamente i luoghi attorno e cercando di sfondare le linee nemiche. Ma alla fine stufi di una situazione stagnante forse anche perchè esasperati, non lo so, bombardano e distruggono la bellissima abbazia (15 febbraio) e poco dopo (15 marzo) la stessa città di Cassino viene distrutta.

 

L’abbazia di Montecassino distrutta dal bombardamento alleato del 15 febbraio 1944

L’abbazia di Montecassino dopo il bombardamento alleato

bombardamento alleato della città di Cassino il 15 marzo 1944

 

E nel resto della Marsica?

Nel resto della Marsica come a Balsorano sono tanti i bombardamenti che i paesi e la popolazione deve subire e come a Balsorano la popolazione abbandona precipitosamente le case nei paesi per trovare riparo o sulle montagne o negli antichi borghi venuti giù con il terremoto del 1915.

 

Bombardamento alleato su Avezzano tra gennaio e maggio 1944

 

Crateri dei bombardamenti ad Avezzano (1944)

Carsoli 1944: resti di strutture bombardate.

 

 

– I fratelli Durante (maggio 1944)

Arriviamo così a maggio e i bombardamenti e mitragliamenti su Balsorano si fanno sempre più intensi. Allo stesso tempo diventa sempre più insopportabile il grave stato di polizia dei truci barbari Nazisti. A questo proposito ricordiamo un grave episodio perpetrato da questi barbari nella zona della Valle Roveto.

Il 1 maggio 1944, i fratelli Mario e Bruno Durante, due giovani partigiani originari di Meta di Civitella Roveto sono arrestati dai Barbari Tedeschi e fatti sparire nel nulla, portati probabilmente a Tagliacozzo e qui rinchiusi

I Barbari Nazisti a Tagliacozzo li torturano per fargli rivelare il nascondiglio di un altro loro fratello, Faustino, anch’esso partigiano e coloro che a Meta aiuta i prigionieri alleati evasi dal campo di concentramento di Avezzano e da altri campi di prigionia abruzzesi. I due fratelli vengono torturati per tutto  il mese, ma si rifiutano categoricamente di parlare. Alla fine i Nazisti li uccidono e fanno sparire i loro corpi.

 

 

– Balsorano alla la fine della 2 guerra mondiale (maggio 1944 – aprile 1945)

Nel frattempo nei giorni di fine maggio Balsorano vede aumentare i bombardamenti… il 21 maggio avvengono massicci bombardamenti alleati sul balsoranese vengono distrutte molte case e molte piantaggioni. Nuovo bombardamento avviene il 22 maggio in contrada Aringo. Sono distrutte  diverse case e danneggiata la strada nazionale 82 in diversi punti.

Il 23 maggio altro bombardamento a Periglio e Rampuccia. Il 24 maggio nuovi bombardamenti colpiscono di nuovo Rampuccia e Scattimpiane. il 25 maggio un mitragliamento aereo e un bombardamento colpisce una cabina elettrica e due case, obbiettivo non centrato era la strada 82. Il 26 maggio viene duramente bombardata Balsorano e le frazioni di Costa, Starze, Valcatorio e Aringo, in questo caso vengono distrutte molte case.

Il 27 maggio nuovi bombardamenti aerei colpiscono fortemente il centro abitato di Balsorano e numerose località e frazioni.

Arriviamo ora alle battute finali di questa lunga guerra di terra e di trincea. Siamo al 29 maggio e gli Alleati stanno dilagando nel territorio dell’Abruzzo e del Lazio dopo aver avuto la meglio sui Tedeschi che sono ora in fuga ma s’inventano di tutto per rallentare gli Alleati. Da parte alleata s’intensificano i bombardamenti per arrestare la fuga tedesca. In questo gioco al massacro è la popolazione civile a rimetterci con morti e feriti.

Massicci bombardamenti si hanno tra il 29 maggio e il 6 giugno, vengono distrutte molte case a Balsorano e frazioni. L’esatto numero d’incursioni di alleati e tedeschi in fuga non si conosce, ma i danni a persone e abitazioni sono numerosi. Quel che si sa con sicurezza è che le località, densamente abitate in questo periodo sono vicino a Ciammarone, luogo fortemente fortificato dai tedeschi che ha rallentato per diversi giorni gli Alleati e che ora è in mano alleata dopo massicci interventi militari.

Sono circa duecento i militari germanici che abbandonano la fortezza di Ciammarone. Prendono la via di San Francesco e vanno a far sosta in un campo tra il Valanese e San Nicola. Svegliano i civili sfollati per chiedere acqua, acqua e soltanto acqua. Hanno tanta sete ma erano anche affamati, stanchi e sfiduciati. Sui loro volti si legge il terrore della morte, la rassegnazione ad un futuro sempre più tragico. I Tedeschi sono dissetati dai Balsoranesi che fino  a pochi giorni prima erano stati loro vittime inermi, riprendono il cammino verso nord.

Negli ultimi giorni di permanenza nella zona, reparti specializzati dell’esercito nazista provvidono, con le mine, a far saltare in aria la stazione ferroviaria di Balsorano, tutti i ponti della strada ferrata e quelli della Statale 82.

Ma se gli abitanti di Balsorano centro soffrono molto, non di meno patiscono quelli delle frazioni Ridotti, Selva e Collepiano. Per essere dediti generalmente alla pastorizia ed all’agricoltura questi abitanti dispongono di maggiori prodotti alimentari che cedono volentieri ad un costo onesto o, addirittura in maniera gratuita a chi ne fa richiesta. Prevalgono, in tal modo, l’altruismo congenito della razza marsa e la generosità innata dei loro temperamenti semplici e franchi.

Dimostrano altresì tanta ospitalità, dando ricovero a molte persone sfollate della valle Roveto e di altri paesi limitrofi. Ma anche in queste frazioni, negli ultimi giorni, la furia devastatrice della guerra provoca molte vittime civili perché il fronte di Ciammorrone è a ridosso delle case e il trinceramento passa, in taluni posti, tra un’abitazione e l’altra. In questo periodo tremendo chiunque si reca, mettendo a rischio la vita, a Ridotti, a Selva e a Collepiano quasi sempre torna indietro con un pezzo di formaggio o con qualche fagottino di legumi o di frumento.

Alla fine della guerra a Balsorano sono contate una ventina di salme di soldati tedeschi, seppelliti alla meglio nei campi. Qualche decennio dopo le salme sono dissotterrate a cura dell’Ambasciata tedesca a Roma e sepolte nell’apposito cimitero di Cassino.

 

Liberazione di Roma da parte alleata il 4 giugno 1944

 

Il 4 giugno 1944 gli Alleati a Balsorano, proprio mentre viene liberata Roma,  decidono di sospendere gli attacchi sul comune abruzzese e ciò dopo aver sentito alcuni locali che l’informano del veloce ritiro tedesco che ormai ha lasciato o sta lasciando la Marsica.

Inizialmente gli Alleati non accettano questi locali credendoli dei nemici travestiti da pacificatori, ma dopo aver accertato le loro identità e vengono sospese le operazioni belliche.

 

Cannone statunitense presente a Balsorano nel 1944,

probabilmente usato nei giorni di giugno 44 per liberare la Marsica dai Nazisti.

 

Nonostante ciò qualcuno verso le 12 del 4 giugno viene cannoneggiata la zona di grotta S. Angelo dove vi sono molti civili che hanno trovato rifugio presso la grotta. Quasi per miracolo le cannonate non producono danni alle persone rifugiate nella grotta (c’era qui mezza Balsorano). Dopo quest’ultimo  incidente??? la popolazione di Balsorano capisce che la situazione è cambiata e piano piano ritorna nei paesi di origine a cominciare dalla distrutta Balsorano.

Il giorno 6 giugno 1944 una armatissima pattuglia di soldati neozelandesi, a bordo di camionette, entra nella piazza centrale di Balsorano, accolta con soddisfazione dalla gente, che capisce in modo definitivo che sono terminati i patimenti.

Nel frattempo il resto della popolazione rifugiata tra le montagne torna in paese. Ai bambini che guardano incuriositi i militari neozelandesi, sono dati da questi  tavolette di cioccolata e agli adulti sono regalate un po’ di sigarette. A Balsorano nel frattempo rientra Giuseppe Bifolchi il quale, qualche giorno dopo, occupa la poltrona di primo cittadino. La Marsica viene completamente liberata dai Tedeschi tra il 7 e 12 giugno. E’ l’inizio della rinascita

Nell’arco  del 1944 e nella prima metà del 1945 la guerra termina con la definitiva sconfitta dei Nazifasciti. L’Italia è liberata il 25 aprile 1945, Mussolini è preso e fucilato e Hitler muore suicida due giorni dopo. In Agosto anche i Giapponesi si arrendono.

 

 


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– La chiesa della  Madonna delle Grazie nel 1945 

La piccola chiesa della Madonna delle Grazie nonostante il crollo del tetto seguito al terremoto del 1915, ha mantenuto dal 1915 una costruzione perimetrale solida che nel tempo della seconda guerra mondiale si è mantenuto. Ora è possibile che nonostante i ruderi, teniamo conto che in tempo di guerra i ruderi sono ovunque, è possibile ma direi altamente probabile, che il luogo sia stato usato da molte persone e ciò vale sia per i tedeschi, che per i locali che anche per gli Alleati in risalita.

Teniamo conto che nonostante la chiesa sia nel 1944-45 un rudere ha comunque mantenuto miracolosamente intatta la zona dell’altare principale e ciò ne fa ancora un luogo di culto e per tale viene trattato. Quindi direi che quasi sicuramente, pur occupato da molti in cerca di un ricovero di fortuna viene comunque tenuto in considerazione da chi si trovi qui e quindi preghiere e raccomandazioni ve ne sono sicuramente tante.

 

 

– Dalla monarchia alla Repubblica in Italia e la ricostruzione di Balsorano

Nel 1944 con la liberazione di Roma, anche se l’Italia non è ancora libera dal Nazi-Fascismo, si procede verso un periodo di transizione  secondo l’idea dei governanti italiani, esponenti dei partiti antifascisti. Il primo passo in questo senso è il passo indietro di Vittorio Emanuele III re di un mondo crollato che non rappresenta più nessuno, che però ancora non riesce a distaccarsi dalla sua vecchia concezione di potere. Il passo indietro di cui parliamo è il suo ritiro a vita privata e la nomina del figlio Umberto a luogotenente generale del Regno d’Italia, che in pratica viste le circostanze è un’abdicazione ma formalmente salva le apparenze mantenendo se stesso come re. Non riconoscere i propri limiti significa non avere coscienza di ciò che ha portato all’Italia con il suo modo di fare.

Vittorio Emanuele III può in questo momento ancora salvare la monarchia, ma preferisce per egoismo farsi da parte solo praticamente ma non formalmente. In questo caso la forma è sostanza, ma ci pensa Umberto a chiarire le cose nella pratica iniziando seppure informalmente il suo ruolo di re d’Italia.

 

Il re-luogotenente d’Italia Umberto II (1944-46)

 

Con l’ascesa di Umberto al potere si avvia anche formalmente il periodo di ricostruzione istituzionale dell’Italia che terminerà due anni dopo con il referendum.

Mentre l’Italia viene via via liberata, le varie zone d’Italia già libere iniziano dapprima la conta dei danni e poi piano piano la ricostruzione. Ciò è vero anche nella Marsica dove si procede da una parte nella ricostruzone e nell’altra nella ripresa della lotta al principe Torlonia per la questione delle terre fucensi.

A Balsorano dove la lotta per le terre del Fucino non interessa non riguardando direttamente il suo territorio si procede nell’immediata ricostruzione, a cominciare dalla rete viaria gravemente danneggiata dai Tedeschi in fuga. Come detto sopra nell’aprile del 1945 l’Italia è libera e Mussolini viene trucidato su ordine del Comitato di Liberazione.

Pochi mesi dopo la guerra termina. Infine s’indice il referendum istituzionale per sciegliere lo status istituzionale fra monarchia e repubblica. In questo senso abbiamo l’ultimo atto di Vittorio Emanuele che abdica in favore del figlio Umberto il 9 maggio 1946. Ora Umberto è re anche di nome

 

Umberto diventa re d’Italia in modo formale il 9 maggio 46

 

La nascita della Repubblica italiana il 2 giugno 1946

Immagini simbolo del passaggio dell’Italia da monarchia a repubblica.

 

Il referendum istituzionale avviene il 2 giugno 1946 tra una grande partecipazione pubblica. I dati del referendum ci mettono diversi giorni per essere accertati, ma infine sono trasmessi e viene sancita la nascita la nascita della Repubblica (12 giugno).

Il 13 giugno Umberto II lascia l’Italia che diventa in automatico repubblica, i cui poteri di rappresentanza sono assunti temporaneamente da De Gasperi.

Nel frattempo il paese viene via via ricostruito e la stessa cosa avviene anche nella Marsica dove si cerca il più velocemente possibile di riparare la rete viaria e ferroviaria. A Balsorano è restaurata la stazione e si procede nella ricostruzione degli edifici più gravemente danneggiati che sono buttati giù e rifatti.

 

 

– Balsorano tra il 1946 e il 1961

Balsorano nel decennio 1946-1955 viene ricostruita nuovamente con nuovi edifici e scuole, riparata la chiesa della Santissima Trinità ecc. Insomma si procede a ripartire. Simbolo del borgo rimane l’antico castello che ora vede proprietari i Fiastri – Zannelli che lo hanno acquistato nel 1929. Questi procedono nel corso degli anni ’30 nella restaurazione dell’antico maniero, ma il sopraggiungere della guerra impedisce un completo restauro. Poi nel 1943 i Tedeschi lo requisiscono ai Fiaschi per farne il loro comando nella zona.

 

Il castello di Bracciano nel 1949

 

I Fiastri più o meno nel 1946 rientrano in possesso del castello e procedono con la risistemazione del maniero dopo l’occupazione tedesca terminando anche il restauro già in gran parte completo prima della guerra. Per fortuna l’antico maniero non ha avuto alcun danno strutturale dagli anni di guerra e questo si è rivelato un vero miracolo, consentendo a questo bene storico di continuare a rappresentare la zona di Balsorano.

Balsorano nel 1951 raggiunge la cifra record di 4517 unità, è un vero record sociale, ma la crisi occupazionale endemica genera malcontento e senso di frustrazione che si vengono a tradurre in un nuovo fenomeno emigratorio.

All’inizio coloro che partono non sono tanti, ma piano piano il fenomeno prende sempre più piede e la popolazione residente viene a scendere. Coloro che partono inizialmente negli anni 1950 vanno soprattutto in Nord Europa (Francia, paesi nordici,  Olanda, Belgio), per andare poi anche nel resto del mondo.

 

Balsorano nel 1960

 

Alla fine degli anni ’50 con il decollo industriale che si avvia nel nord e centro Italia le vie dell’emigrazione cambiano dirigendosi nelle grandi città a cominciare da Roma, che vive un vero e proprio boom economico. Da Balsorano sono molte le persone che vengono a vivere a Roma. Proprio a causa di questo fenomeno emigratorio Balsorano nel 1961 registra un calo di popolazione che si attesta a 4169 unità.

 

 

– L’ex chiesa della Madonna delle Grazie all’inizio degli anni ’50

Dopo la fine della 2 guerra mondiale l’ex chiesa della Madonna delle Grazie è risultata essere ancora nelle condizioni precedenti il conflitto ovvero allo stato di rudere, praticamente come si trovava dopo il terremoto del 1915. Tuttavia pur versando in pessime condizioni con il tetto crollato la struttura della chiesa è rimasta in piedi. Se si fosse affrontata la possibilità di un suo recupero sarebbe potuta tornare ad essere pienamente funzionante, ma così non è stato. Probabilmente la povertà della zona e il nuovo fenomeno dell’emigrazione hanno bloccato qualsiasi iniziativa  di ristrutturazione .

 

 

– Balsorano nel 1961-81

Balsorano nuovo nel 1960

 

Nonostante ciò nel corso degli anni 60′ coloro che rimangono a Balsorano li ritroviamo a lavorare principalmente nell’agricoltura e nell’artigianato, tramite il quale comunque piano piano si vengono formando nuove piccole aziende, alcune delle quali destinate a ingrandirsi nel corso degli anni. 

 

Il castello di Balsorano nel 1964 in un fermo immagine dela film “La Cripta e l’incubo”

 

Balsorano Vecchio nel frattempo inizia a riprendersi seppure molto lentamente, il castello ancora di proprietà dei Fiastri viene adibito da  questi come set cinematografico.

L’affitto del castello durante queste riprese contribuisce in modo importante alla gestione del maniero da parte dei Fiastri, ma soprattutto tramite questi filmetti il castello viene valorizzato in modo nuovo contribuendo con ciò a far crescere l’entusiasmo e la curiosità intorno a questo bellissimo castello. I film girati nel castello sono in parte sul genere Horror o a luci rosse.

Negli anni 60′ e 70′ il castello è molto ricercato e questo comporta un ritorno d’immagine importante che si traduce anche una prima fase di turismo per la zona di Balsorano. Inoltre si avvia dagli anni ’70 una prima timida ripresa architettonica dell’antico borgo divenuto ora una frazione a se del comune di Balsorano nuovo.

 

Balsorano nel 1970

 

Balsorano nuovo nel corso degli anni ’60 e poi ’70 si viene completando come cittadina locale. Nascono nuove case e attività, e la città si completa con nuovi monumenti. Purtroppo lo sviluppo delle nuove piccole aziende non consente in questa fase una regressione della disoccupazione che qui è sempre molto alto. Ciò porta ad un incremento dell’emigrazione che causa un’ulteriore discesa della popolazione di Balsorano che scende nel 1971 a 4084 unità.

 

Balsorano nel 1978

 

Nel corso degli ’70 lo sviluppo del castello di Balsorano come set cinematografico per numerosi film porta ad un primo anelito di turismo, che però risulta ancora insufficiente per creare occupazione locale. In questo modo abbiamo che la popolazione residente continui a scendere attestandosi nel 1981 a 3752 unità.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie alla fine degli anni ’70

Passati ormai diversi decenni dalla fine della guerra, e soprattutto dal terremoto del 1915 non si è proceduto più ad una nuova ristrutturazione della chiesa, continuando ad avere questa sfasciata.

 

 

– Balsorano durante gli anni ’80

Balsorano all’inizio degli anni ’80

 

Nel corso degli anni ’80 Balsorano risente positivamente del boom economico in corso nella Marsica. Seppure questo si concentra soprattutto nella zona del Fucino fa risentire i suoi positivi effetti anche nella Valle Roveto, e quindi anche qui a Balsorano. Pur avendo nel corso degli anni ’80 una migliore condizione economica la zona non decolla, contribuendo a un’ulteriore diminuzione della popolazione residente che scende a 3643 unità nel 1991.

 

I giardini pubblici a Balsorano all’inizio degli anni ’80

 

Sul piano religioso i Balsoranesi hanno mantenuto intatto il loro attaccamento alle figure religiose tradizionali del territorio. Nel corso del tempo le manifestazioni religiose hanno continuato a scandire il tempo dell’anno. Purtroppo questo non è stato ancora sufficiente per recuperare sufficientemente gli antichi borghi e manufatti venuti meno con il terremoto del 1915.

 

Il castello di Balsorano nel 1980

 

Nel 1981 il castello di Balsorano ha smesso di essere il set privilegiato di pellicole horror ed erotiche, mantenendo però inalterato il suo fascino che per tutti gli anni’80 lo ha reso una calamita per un piccolo turismo in questa zona.

 

 

– Terremoto di Pescasseroli (1984)

Il 7 e 11 maggio 1984 due importanti scosse sismiche si verificano a distanza di pochi giorni nell’area di Pescasseroli e del Parco Nazionale d’Abruzzo. La prima scossa la più forte di 5,9 Mw si ha il 7 maggio e percuote sia la zona di Pescasseroli che tutta l’area attorno a Sora, della Valle Roveto, la zona di Isernia che la Marsica.

I danni maggiori si concentrano nella zona dei comuni attorno a Pescasseroli e nella zona d’Isernia. Nel resto della Marsica si ha solo un grosso spavento. A Balsorano a parte il grosso spavento e qualche danno molto lieve a qualche fabbricato non si registrano danni.

Pochi giorni dopo l’11 maggio a pochissima distanza dalla prima scossa si ha la seconda di 5,5 Mw, quindi quasi uguale alla prima. Anche qui i danni maggiori si concentrano nella zona di Pescasseroli e d’Isernia. A Balsorano i danni sono quasi nulli, ma la scossa produce comunque molto spavento tra la popolazione.

 

 

– Balsorano negli anni ’90

Nel corso degli anni ’90 sembra invece innescarsi un percorso di risalita, attraverso una maggiore attenzione alla cultura e alle attività del territorio soprattutto in campo agricolo e turistico. Nuove iniziative in campo turistico riprendono forza e la stessa cosa avviene nel settore agricolo dove attività economiche nate nel corso degli anni 80′ si fortificano nel corso di questo decennio.

Nascono anche diverse nuove attività ricettive. Nello stesso periodo al castello di Balsorano poi si riprende a girare film, apportando anche con questo nuovo slancio alla zona.

 

 

 


8

 

 

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XXI secolo

 

 – Balsorano negli 2000

Immagine da Googlemap di Balsorano

Immagine da Googlemap di Balsorano

 

All’inizio degli anni 2000 forse complice un clima positivo in ambito economico si registra una piccola crescita della popolazione residente che sale a 3705 unità. In generale la situazione di Balsorano sul piano sociale ed economico sembra migliorare in questi anni e ciò anche in rapporto  a quanti se ne erano andati nei decenni passati.

 

Immagine da Googlemap di Balsorano

Immagine da Googlemap di Balsorano

 

Infatti molti di questi tendono a far ritorno più spesso nei paesi della zona, soprattutto nel periodo estivo e alcuni di questi comprano addirittura una seconda casa nel paese, riaffermando comunque una volontà di rimanere a contatto con il borgo. Diverse sono le iniziative messe in campo in questi anni nel comune per migliorare sia l’offerta ricettiva che il turismo in generale.

 

Nuovi fabbricati a Balsorano vecchio. (Immagine personale)

 

A questo proposito segnaliamo una certa ripresa edilizia nella frazione di Balsorano vecchio, dove  nel paese ancora semidistrutto dal terremoto il comune ha iniziato a ricostruire, promuovendo la costruzione di nuovi fabbricati in sostituzione sia delle case distrutte dal sisma, che delle casette asismiche successive al terremoto del 1915. Ciò è un altro segnale della volontà del comune di Balsorano di proiettarsi in modo forte verso il turismo.

 

 

– Il castello di Balsorano

Il castello di Balsorano. (Immagine personale)

 

La famiglia proprietaria del castello affida nel corso degli anni 2000 la gestione del maniero alla società Castelli d’Italia, che trasforma il castello in un albergo-ristorante, che viene usato per eventi locali e nazionali.

 

 

– La Strada Statale 690 (Avezzano – Sora)

Nel corso degli anni 2000 è stata inaugurata la nuova strada di collegamento fra Avezzano e Sora. La nuova Strada Statale 690 ha accorciato di molto i tempi di percorrenza fra Avezzano e i vari comuni della Valle Roveto, rendendo più facile i collegamenti sia a nord con Avezzano che a sud con Sora.

 

 

– L’ex chiesa della Madonna delle Grazie negli anni 2000

Nonostante che Balsorano sembra godere di una certa ripresa economica non si registra alcuna iniziativa volta al recupero di questo bene storico, a cui basterebbe poco per essere recuperato. La struttura necessita di un nuovo tetto, di un restauro delle mura portanti e di un restauro della zona dell’altare principale. Invece in questa fase non si ha ancora nulla.

 

 

– Il terremoto dell’Aquila (2009)

Nell’aprile 2009 un forte sisma di 6,3 Mw si è verificato nella zona dell’Aquila producendo la distruzione del capoluogo abruzzese e dei centri limitrofi a  questo e la morte di 309 persone. Nella Marsica fatta eccezione per i comuni dell’Altopiano delle Rocche (Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo e Ovindoli) e per altri un po’ esposti per vicinanza non si sono registrati danni particolai e quasi tutti concentrati nelle chiese del territorio marsicano.

 

 

– Balsorano negli anni 2010

La piazza principale di Balsorano con la chiesa della Santissima Trinità. (Immagine personale)

 

Negli anni 2010 Balsorano nonostante una forte contrazione economica dovuta alle varie crisi economiche internazionali, procede spedita nel rilancio del territorio comunale sul piano turistico. Nascono nuove realtà ricettive vengono restaurati alcuni edifici, s’incrementano gli eventi di festa nell’arco dell’anno.

Nel 2014 sulla scia di un rinnovato recupero delle tradizioni locali viene aperto il museo della Pastorizia, che viene alloggiato in alcuni locali della stazione ferroviaria. Riguardo alla popolazione residente si nota una stabilizzazione, seppure in leggera flessione, attestandosi nel 2011 a 3655 unità.

 

Balsorano oggi. (Immagine personale)

Balsorano oggi. (Immagine personale)

 

Balsorano è oggi un piccolo centro votato al turismo e questo grazie all’immenso patrimonio ambientale che lo circonda composto da bellissime montagne piene di boschi, atte a percorsi turistici adatti ad ogni esigenza.

A questo si aggiungono la grande devozione religiosa presente nella zona che da sola produce una certo genere di turismo. Basti pensare alla grotta di Sant’Angelo che attira molti turisti pur essendo immersa tra i fitti boschi della catena della Serralunga.

 

Il castello di Balsorano oggi.

 

Chiaramente la punta di diamante del comparto turistico della zona rimane lo splendido castello presente a Balsorano vecchio usato negli ultimi anni per eventi locali.

 

 

– La chiesa della Madonna delle Grazie negli anni 2010

Il rudere della chiesa della Madonna delle grazie oggi

 

Sulla scia di un recupero generalizzato del territorio comunale di Balsorano si è recuperato una certa dose d’interesse anche intorno all’ex chiesa della Madonna delle Grazie.

La chiesa pur risultando dal 1915 allo stato di rudere ha mantenuto per miracolo le importanti strutture murarie perimetrali e soprattutto la zona dell’altare principale che si è mantenuto in perfetto stato di conservazione compreso il soffitto sopra essa.

 

Il rudere della chiesa della Madonna delle grazie oggi

 

La chiesa rupestre della Madonna delle Grazie, ancora oggi è oggetto di venerazione e si celebrano messe ogni luglio, segno evidente dell’attaccamento della popolazione a questo bene storico. Fino ad oggi purtroppo per vari motivi non è stata ancora restaurata e fatta tornare all’antico splendore, tuttavia negli ultimi anni è stato preparato un  piano di recupero del manufatto da parte del comune.

Si prevederebbe infatti il recupero della struttura religiosa che dovrebbe essere riportata all’antico splendore e riprendere in modo degno il suo percorso religioso, dopo un secolo di contrastanti situazioni, che ne hanno minato la stabilità. La struttura comunque pur essendo allo stato di rudere è oggetto di devozione e il luglio di ogni anno vengono celebrate delle messe nell’altare rimasto quasi intatto.

Sperando che quanto scritto possa essere stata cosa gradita e sperando che possa aver dato  un’idea seppure parziale di come questa chiesa sia stata e sia ancora importante per la comunità balsoranese, s’invitano le autorità competenti a provvedere quanto prima al restauro completo di questa bellissima struttura religiosa, in quanto un bene così non può in nessun caso essere fatto morire.

 

 


 

STRUTTURA DELLA CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE

Facciata della chiesa della Madonna delle grazie

 

Come detto nella parte storica la chiesa della Madonna delle Grazie, per fortuna, pur nella sua condizione di struttura diroccata, successiva al terremoto del 1915, è riuscita a mantenere per ben 100 anni la sua struttura portante. Le mura perimetrali infatti sono ancora ben salde nonostante siano quasi completamente ricoperte da vegetazione.

Sul piano strutturale la chiesa risulta formata da due zone, una avanti a navata unica e l’altra dietro composta da una torre cilindrica con funzione di abside.

La chiesa di forma seicentesca, mostra quindi una zona avanti comprendente una larga area a navata unica adibita all’assemblea dei fedeli, e una seconda zona con un impianto a pianta circolare all’esterno e forse ottagona all’interno. Nella zona circolare troviamo ancora l’antico altare e quasi sicuramente qui era posizionato anche l’Ambone. 

 

La chiesa vista dall’alto

 

La parte circolare presenta solo due aperture ovvero quella ovale nella parte alta (cupola) e l’apertura che la collega alla navata. Gli studiosi suggeriscono che queste due aperture siano state inserite al momento di adibire la struttura a luogo di culto.

Della struttura interna sono rimasti miracolosamente intatti vari elementi a cominciare dall’altare principale di fattura barocca, quindi il soffitto sopra di esso, forse anch’esso di fattura barocca e il pavimento.

 

La chiesa appena entrati

 

Il pavimento entrando dentro la chiesa non si nota poichè coperto da uno spesso strato di detriti alluvionali, che se rimossi ridarebbero intatto la pavimentazione originale. Le mura portanti sono invece in pietra calcarea ad opus incerta. Il tetto nella zona della navata non esiste più, in quanto crollato con il terremoto del 1915.

A questo proposito sarebbe sufficiente consolidare i muri esterni, per poi costruire un nuovo tetto in legno e ripristinare così una copertura che salvaguardi questo bene storico e tutta la zona della navata.

 

Il tetto della cupola della chiesa della Madonna delle Grazie

 

La cupola della chiesa della Madonna delle Grazie gravemente danneggiata e molto pericolante

 

Invece la zona circolare dietro con copertura a cupola è ancora al suo posto, ma ha bisogno urgente di restauro in quanto a rischio crollo che porterebbe gravissimi danni anche all’altare principale autentico gioiello del barocco.

 

L’altare principale con la struttura circolare che si è mantenuto intatto

 

Riguardo l’altare, miracolosamente intatto dopo tutte queste vicissitudini, si nota la fattura barocca del bene storico, e poi chiaramente l’affresco, con le splendide immagini della Santissima Trinità e della Madonna delle Grazie, che rendono unico questo posto, solo per l’osservazione dei loro volti.

 

L’affresco dell’altare principale della Santissima Trinità con a fianco l’immagine della Madonna delle Grazie.

 

 

 


CHIESE DELLA MARSICA

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